Gli albi di Dylan Dog e i loro mille omaggi al cinema
3 Luglio 2008

Dylan Dog, il fumetto di maggior successo degli ultimi vent’anni, non fa eccezione. A questo proposito basti pensare al fatto che la casa dell’indagatore dell’incubo è sita al numero 7 di Craven Road: il nome della via non è casuale ma un chiaro omaggio toponomastico al regista Wes Craven, creatore della celeberrima serie di Nightmare e del personaggio di Freddy Krueger, che verranno entrambi più volte richiamati all’interno dei vari albi.
Bisogna poi segnalare che alcuni dei personaggi più famosi della serie si ispirano palesemente, chi più e chi meno, ad attori famosi: per dare le fattezze all’indagatore dell’incubo, infatti, il suo creatore Tiziano Sclavi si è ispirato a Rupert Everett, mentre l’assistente Groucho è un chiaro "clone" del più famoso e geniale dei fratelli Marx. Anche l’ispettore Bloch, grande amico di Dylan, si ispira ad un famoso attore del passato dal nome Robert Morley, così come pure il professor Wells altri non è che David Niven. Oltre ai personaggi che fanno parte della serie in pianta stabile vi sono poi quelli protagonisti dei singoli albi: anche in questo caso vi sono numerosi omaggi al cinema. Fra i tanti se ne citano alcuni in particolare:


Si parte già con l’ormai mitico numero 1 della serie, “L’alba dei morti viventi”, che vuole essere, sin dal titolo (che riecheggia il primo capolavoro del regista), un omaggio al grande Romero, uno degli autori più citati ed omaggiati negli albi di Dylan Dog, e alle sue “orribili” creature zombesche. In particolare nell’albo in questione c’è una citazione dal film Zombi oltre che una dal riuscito e divertente Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis (che verrà poi omaggiato anche in “L’ultimo plenilunio” e non solo per le ambientazioni londinesi). Piccola citazione ed omaggio anche alla colonna sonora del film Ghostbusters di Reitman.



Quelli sopra riportati sono casi in cui il rapporto tra cinema e fumetto è abbastanza sfumato. Ben diversamente invece stanno le cose per albi che si “ispirano” in maniera palese e prepotente a film, spesso molto celebri, del passato. Uno dei primi casi è quello dell’albo dal titolo “La zona del crepuscolo”, chiaramente derivato dal film di Gary Sherman Morti e sepolti. Poi ancora “Killer”, ispirato al film di James Cameron Terminator da cui riprende parecchie idee: in particolare l’assunto di base nonché il personaggio principale, nemico di Dylan Dog, che ha le fattezze di Arnold Schwarzenegger. Cosa dire poi di “Fra la vita e la morte”, che si rifà palesemente a Coma profondo di Michael Cricton (a suo volta ridotto da un famoso libro di Robin Cook dal titolo omonimo, libro che campeggia in bella vista in una delle pagine dell’albo in questione)? Semplici coincidenze? Difficile crederlo.
L’albo “Dal profondo” ha più di una somiglianza con il film Blob e contiene numerose ed evidenti citazioni dell’hitchckockiano Psycho (uno dei film più omaggiati dalla serie), tanto che il motel in cui si svolgono le vicende si chiama Bates. Altro omaggio toponomastico a Norman Bates lo ritroviamo in “Cagliostro”, all’interno del quale Dylan soggiorna all’hotel Bates. L’albo in questione cita anche il magnifico Taxi Driver di Scorsese e vede come comparse Cary Grant e Charles “giustiziere della notte” Bronson.


Ne “I conigli rosa uccidono” la fonte di ispirazione è un cartone animato ovvero il dolce e simpatico protagonista del film di Zemeckis Chi ha incastrato Roger Rabbit, che nell’albo in questione però si trasforma in un truce serial-killer destinato poi successivamente a tornare in un’altra avventura di Dylan Dog dal titolo “Il paese delle ombre colorate”.
“Dopo mezzanotte” ha più di una somiglianza con lo scorsesiano Fuori orario. Come il protagonista del film, infatti, anche Dylan Dog allo scoccare della mezzanotte diventerà protagonista di una sorta di incubo in cui gliene capiteranno di tutti i colori.
In “Ti ho visto morire” un uomo uscito dal coma scopre di avere un potere particolare: prevedere il futuro. La somiglianza con il film di Cronenberg La zona morta e il libro di King da cui la pellicola è tratta, è piuttosto evidente.


Come non segnalare poi “Horror paradise” che è un vero e proprio paradiso, di nome e di fatto, per gli amanti del cinema horror visto che al suo interno si omaggiano, sin dalla splendida copertina, icone del cinema horror come la mummia (film a cui è dedicato anche un intero albo della serie dal titolo “La mummia” e che verrà omaggiato pure ne “Il seme della follia”, in cui si celebra anche il fu protagonista Boris Karloff), l’uomo lupo, ma soprattutto il mostro della laguna nera, Alien e il celebre Pinhead protagonista del grandioso Hellraiser di Barker.


All’Alan Parker di Angel Heart si ispira invece “L’ultimo uomo della terra”, unico albo dylandoghiano diviso in due storie. Nella seconda si racconta di un uomo che ha fatto un patto col diavolo ma ne ha perso la memoria. Sarà Dylan Dog, proprio come accade nel film, ad indagare e scoprire l’orribile segreto e a rivelarlo al malcapitato. Nella prima invece, in cui si parla di un virus che ha decimato la popolazione terrestre, si cita e omaggia “Io sono leggenda” di Matheson (nonché “L’ombra dello scorpione” che all’opera di Matheson si ispira non poco) da cui sono stati tratti due film: l’ affascinante L’ultimo uomo della terra del nostro Ragona e il più recente ma scialbo remake dal titolo omonimo. Un virus devastante è anche il protagonista di “La peste”, che a tratti ricorda il discreto film di Boyle 28 giorni dopo.

In “I demoni” il fatto che Dylan Dog debba risolvere il mistero su cui indaga in appena due giorni poiché altrimenti morirà a causa di un veleno che gli è stato somministrato, sembra essere “preso di peso” dal noir di Rudoplh Mathè Due ore ancora di cui poi è stato fatto un fiacco remake intitolato D.O.A. Cadavere in arrivo.


“Ananga” e “L’urlo del giaguaro” ricordano per più di un verso lo splendido Il bacio della pantera di Jacques Tourneur, mentre “Scanner” è un vero e proprio profluvio di citazioni a partire dal titolo (che ricorda l’omonimo film cronenberghiano) passando per i depalmiani Carrie e Fury e terminando poi con Species. Altro albo molto citazionista è “Verso un mondo lontano”, che omaggia pellicole molto diverse tra loro: L’ultima eclissi (tratto manco a dirlo ancora una volta da King), Don Juan de Marcos e infine il mediocre A letto con il nemico.
Ne “Il cane infernale” va in primo luogo segnalato l’omaggio al grande maestro del brivido Alfred Hitchcock che compare come maggiordomo. Vi sono poi due citazioni filmiche: Forrest Gump di Zemeckis e Il Corvo di Proyas. “Ghost hotel” cita invece il fantascientifico L’uomo che visse nel futuro di George Pal che si rifà al racconto di Wells “La macchina del tempo”. Il film di Truffaut Fahreneith 451 viene invece giustamente omaggiato ne “L’alieno”.

“La strada verso il nulla” è invece una vera e propria ammucchiata di citazioni: Incontri ravvicinati del terzo tipo di Spielberg, Agente Lemmy Caution: missione Alphaville di Godard ed infine un omaggio televisivo alla serie fantascientifica Ai confini della realtà. Inoltre in una vignetta compare anche un altro, oltre a Groucho ovviamente, dei fratelli Marx, e cioè Chico.
“Il battito del tempo” si rifà invece al Peter Pan cartaceo, rivisitato in salsa decisamente grandguignolesca, ed ovviamente alla pellicola d’animazione targata Disney oltre che allo spilberghiano Hook. In esso inoltre si rifà il verso a Leonardo Di Caprio e alla sempre bella Nicole Kidman. Altro omaggio di stampo disneyano è quello contenuto ne “Lo specchio dell’anima”, all’interno del quale si sente la canzone “Cam caminin, cam caminin spazzacamin” tratta dallo zuccheroso Mary Poppins.

Riverberi polanskiani e del suo L’inquilino del terzo piano sembrano permeare “Lo specchio dell’anima” dove Dylan va in un castello a fare l’esecutore testamentario ma gradualmente inizia ad assumere l’identità del defunto. Chiaramente debitore dello stesso film è anche è l’albo dal titolo omonimo (Albo Gigante n°2) in cui il povero signor Kaminski (guarda caso un nome tipicamente polacco) vive al terzo piano di uno strano condominio abitato da bizzarri ed inquietanti vicini. Sprofonderà lentamente nella pazzia. Chi conosce il film può capire che film e fumetto hanno più di una somiglianza.


La fantascienza cinematografica sembra essere la protagonista, nonostante il titolo, dell’albo “Possessione diabolica” che cita La moglie dell’astronauta e il mitico Alien di Ridley Scott. Echi fantascientifici si ritrovano anche ne “Il progetto”, in cui viene reso omaggio a una leccornia del genere: L’invasione degli ultracorpi di Don Siegel.
Il popolo di Jason festeggi poiché “Il discepolo” cita la famosa serie di cui è protagonista il celeberrimo killer mascherato. Tanti altri nell’albo gli omaggi e le citazioni: in particolare l’hitchckockiano Psyco (di cui si vede un poster) ed il romanzo “American Psycho” da cui è stato tratto anche un film. A proposito di killer seriali, l’albo “La terza faccia della medaglia” vede come protagonista un personaggio che si diverte a copiare gli omicidi degli altri, proprio come accade nel film di Amiel Copycat: omicidi in serie.
In mezzo a tanto sangue, follia e decomposizione c’è anche spazio per l’amore e per un classicissimo immortale del cinema come Via col vento, citato nell’albo “Phobya”. Altra storia d’amore è quella di Pretty Woman, che viene citata da Bloch in “Oltre la morte”. Molto bello, anche se con l’horror non ha nulla a che a fare, l’omaggio a Frank Capra ed al suo splendido film La vita è meravigliosa. Fuori dai campi dell’horror è anche la piccolissima citazione per un grande del western come John Wayne, che trova spazio in una vignetta de “L’eterna illusione”. Sempre John Wayne ed il suo film Il grinta (per il quale vinse l’Oscar) è protagonista dell’omaggio contenuto in “Morte a domicilio”.

Un citazionismo così sfrenato poteva forse tralasciare uno dei thriller più famosi degli ultimi anni? E così anche Il sesto senso ha la sua versione cartacea grazie all’albo “Uno strano cliente”, in cui un bambino si affida alla indagini di Dylan Dog per ritrovare il padre scomparso. Come andrà a finire? Diciamo che il finale ricorda molto quello del film.

“Il compagno di scuola” è invece una festa per gli amanti dell’horror: il protagonista, infatti, è un vecchio compagno di scuola di Dylan che ama molto il genere come attestato dalla sua videoteca, la quale fa registrare la presenza del “nebuloso” The fog di Carpenter e, sempre dello stesso regista, anche La cosa, oltre che svariati capitoli della serie di “Nightmare” e di “Venerdì 13”.
Ridley Scott ed il suo Il gladiatore sono i protagonisti assoluti de “La bestia”. Il personaggio dell’attore hollywoodiano Rick Samson è, infatti, dichiaratamente ispirato all'attore Russell Crowe, mentre il regista viene omaggiato grazie ad un gustoso cambio di consonante, Ripley Scott, che rimanda anche al mitico personaggio di Alien. Anche la canzone “The son of gladiator” è una citazione esplicita del film girato in Italia. Lo stesso albo omaggia anche l’attore Leonardo Di Caprio (il cui nome è storpiato in Leo De Carlo) oltre che i film Nightmare e Ghostbusters. Di Scott viene omaggiato anche il capolavoro assoluto, Blade Runner, nell’albo “Anima nera”.
Il coltissimo “Necropolis”, oltre a rifarsi esplicitamente ad un racconto di King (“Quitters Inc” della raccolta “A volte ritornano”) prende spunto anche dall’angosciante e stupendo romanzo orwelliano “1984”, da cui è stato tratto un film non malvagio ma imparagonabile all’opera cartacea. Fonte di ispirazione è stato anche il gioiellino fantascientifico di Vincenzo Natali dal titolo The cube, mentre il cognome della belva di Dorincourt, Dufresne, si rifà al film Le ali della libertà che a sua volta era tratto da un racconto del solito King. Infine, ma non meno importante, va segnalato l’omaggio ad una splendida serie televisiva anni ’60: Il prigioniero.

Hitchcock ed il suo Psycho sono di nuovo abbondantemente citati in “L’assassino è tra noi”, che già dalla copertina si rifà al capolavoro del maestro del brivido. In essa infatti, è raffigurato Dylan Dog sotto la doccia mente dietro le tendine si vede la silhouette di qualcuno che sta per accoltellarlo. Per il resto basti dire che l’indagatore dell’incubo per fare le sue ricerche si ferma a dormire in un motel con un nome che è tutto un programma: Bates motel.
In “Horror cult movie” vengono ripresi copiosamente gli stereotipi del cinema horror. Per questo motivo non meraviglia che la fonte di riferimento sia il film di Craven Scream, che viene omaggiato sin dalla copertina dove campeggia la maschera indossata dall’assassino nella pellicola. Sempre in copertina è possibile vedere il “bel” faccione di Nosferatu preso pari pari dai film di Murnau Nosferatu il vampiro e da quello di Herzog Nosferatu il principe della notte [Tale icona del cinema horror è stata omaggiata anche in “La casa degli uomini perduti” (speciale n°5) che poi altro non è che un gustosissimo omaggio a “Casa d’inferno” di Matheson da cui sono stati tratti diversi film tra cui l’ottimo Dopo la vita di Hough ed il brutto Presenze di Jan de Bont].

“Piovuto dal cielo” omaggia uno dei migliori film spielberghiani di sempre ovvero E.T., a cui si rifà palesemente l’alieno protagonista dell’albo in questione il cui creatore, Carlo Rambaldi, viene invece omaggiato in “Metamorfosi”. Una piccola ma gustosa citazione di Dune di Lynch è invece presente nell’albo “Gente che scompare”.
In “Marionette” (Albo gigante n°3) si omaggia invece un altro fumetto famoso, “Il corvo” da cui è stato il film di Proyas dal titolo omonimo, interpretato da Brandon Lee (a cui si ispira il cantante vagabondo che si vede nell’albo).
“Angoscia” si rifà a diversi film: in primo luogo c’è un omaggio al bel thriller di Cukor Angoscia con lo splendido duo di attori Cotten e Bergman. Ma l’intreccio tra sogno e realtà durante la proiezione di un film ricorda anche il film dello spagnolo Bigas Luna che si intitola sempre Angoscia.
“Lo scavatombe” riprende invece un film olandese, Il mistero della donna scomparsa, e il relativo remake americano The vanishing: come l’assassino delle due pellicole, infatti, anche nel fumetto il killer ha un modo tutto suo di uccidere le persone: seppellirle vive.
Altro piccolo omaggio a Woody Allen, dopo quello di natura fisionomica del numero 7: ne “Il sorriso dell’oscura signora” si cita, infatti, uno dei suoi film più celebri, Io e Annie.
Anche il sempre bravo Sidney Lumet riceve una piccola e meritata citazione in uno dei primi albi della serie: “Canale 666”.
“Maledizione nera” è l’ennesimo omaggio a King visto che si ispira al romanzo “L’occhio del male” da cui è stato tratto anche un film omonimo ad opera di Tom Holland.
Ed eccoci giunti alle ultime “cartucce”: ne “I cavalieri del tempo” vengono citati due personaggi cinematografici ormai mitici: uno horrorifico, Freddy Krueger, e l’altro amatissimo dagli appassionati di spy-story: James Bond. Michael Cimino ed il suo splendido Il cacciatore compaiono nell’albo “Vite in gioco”, come si può vedere già dalla copertina dove Dylan è impegnato in un pericoloso passatempo: la roulette russa.

A chiusura degli omaggi cinematografici contenuti all’interno dei Dylan Dog non poteva però mancare un apposito spazio sui, pochi purtroppo, omaggi al cinema della paura di casa nostra: si parte dal più omaggiato Dario Argento (che compare già ne “Gli uccisori” dove c’è un personaggio che gli somiglia parecchio) il cui Inferno è chiaramente citato nell’albo dal titolo “Per un pugno di sterline”, dove si omaggia anche il capolavoro del regista romano, Profondo Rosso, visto che il carcere di massima sicurezza si chiama appunto, all’inglese, Deep Red.
Chiarissima citazione ed omaggio è poi quella di "Macchie solari" che sin dal titolo riprende il film di Armando Crispino di cui viene ripreso anche lo splendido e delirante inizio in cui si assiste, come nell’albo in questione, ad una catena di suicidi causati, a quanto pare, proprio dalle macchie solari.
Infine il breve excursus nei territori del nostro cinema orrorifico termina con un omaggio ad un film amatissimo dai davinottiani, l’avatiano-padano La casa dalle finestre che ridono, che viene omaggiato ne “L’incubo dipinto”.

Non solo grande schermo ma anche la televisione e le sue serie vengono omaggiate dagli autori del fumetto bonelliano. “La famiglia Milford” richiama, infatti, una delle famiglie più spassosamente orrorifiche del tubo catodico: sto parlando ovviamente degli Addams. Nello stesso albo si omaggiano anche il meno famoso Mostri mentre ne “Il picco della strega” si cita la mitica e splendida serie Ai confini della realtà creata da Rod Serling.
Infine chiudo la carrellata con un omaggio che i creatori di Dylan Dog hanno voluto fare ad una delle serie televisive più belle e famose di sempre, Twin Peaks; lo hanno fatto attraverso una storia divisa in due albi, “I segreti di Ramblyn” e “La belva delle caverne”, che riprendono situazioni e personaggi della serie linchiana. Su tutti si pensi al personaggio di Katinka che è una vera e propria copia di Laura Palmer. Al loro interno omaggi anche a Romero (per l’ennesima volta) ed al lucasiano Il ritorno dello Jedi.
Dinanzi a questa sterminata serie di citazioni (e mi scuso se ne ho omesso qualcuna ma ormai i numeri da ricordare e da tenere sotto mano sono così tanti che qualche dimenticanza è fisiologica) non si può non chiudere dicendo che sicuramente Dylan Dog è uno dei fumetti più cinematografici che ci siano attualmente, e che fa del suo rapporto col cinema uno dei suoi punti di forza.
ALTRE CITAZIONI RILEVATE DA UTENTI (in coda l'autore di ogni segnalazione):
• "Il ritorno del mostro" (n. 8): L'incipit della storia è preso dal film Terrore cieco (1971): in entrambi i casi la protagonista (cieca) si sveglia e vaga per la casa senza accorgersi dei cadaveri sparsi per le stanze. Altre somiglianze si riscontrano nelle medesime abitazioni in campagna e nel dato che le protagoniste hanno a che fare con l'ambiente dei maneggi/cavalli: nel film, la Farrow è un’istruttrice di cavalli mentre nel fumetto la donna svela la sua relazione con il garzone dello stalliere. (Kanon)

• "Il tunnel dell'orrore" (n. 22): Dog si ritrova a scoprire la storia di un ex scienziato nazista (compare pure Hitler) e bambini clonati. Certo non uguale, ma innegabile lo spunto da I ragazzi venuti dal Brasile (1978). Alla base c'è un racconto di Ira Levin, scrittore da cui il cinema ha molto attinto.
• "Ti ho visto morire" (n. 27) il protagonista del caso su cui si indaga in quel numero è un uomo che al risveglio dal coma scopre di avere poteri di preveggenza come Christopher Walken in La zona morta di Cronenberg (tratto da Stephen King)... Nelle pagine finali il protagonista ne cita un intero monologo ed è lo stesso Dylan che rivela il trucco rispondendogli: "Francamente mi sembra una gigantesca citazione da La zona morta, libro e film, li conoscete?". Il protagonista risponde di no, ma sta mentendo e alla fine rivela di aver davvero usato il film come suo "alibi". (Il Dandi)
• "Lama di rasoio" (n. 28): La vicenda si svolge a Stepford e narra di androidi, fra le quali anche donne perfette ricostruite in laboratorio per servire il marito. Rimandi palesi al film La fabbrica delle mogli (1975 [rifatto poi nel 2004]), a sua volta tratto di nuovo da un racconto omonimo di Ira Levin. Notare che in lingua originale il titolo sia appunto "The Stepford wives". Vago accenno a Blade Runner (1982) quando Dylan e la ragazza (con cui ha una breve relazione) se ne vanno via in auto e lui s'interroga se essa sia umana o un androide. (Kanon)
• "Il buio" (n. 34): Il personaggio di Mana Cerace ha espliciti riferimenti a Freddy Kruger, dalla fisionomia del volto sino ad un sequenza dove dei bambini saltano la corda e recitano una filastrocca. (Kanon)

• "Il sogno della tigre" (n. 37): Il gran felino che scorrazza per la città è un chiaro spunto dal film Tigre in agguato (1964). Nella pellicola c'è un ragazzo indiano che si chiama Ram Singh, mentre qui abbiamo un adulto indiano di nome Shing, direttore di un ostello dove alloggia una giovane ragazza tedesca che crede di trasformarsi in tigre (comprensibile l'accenno a Il bacio della pantera [1982]). (Kanon)
• "Riflessi di morte" (n. 44): Parlando di personaggi simili ad attori, la ragazza di Dog è la copia di Marilyn Monroe: lei stessa dice di essersi messa un falso neo per assomigliarle ancora di più; è inoltre presentata come una tipa un po' svampita (una credenza attribuita alla Monroe stessa). (Kanon)
• "Goblin" (n. 45): La scimmia assassina richiama i film Link (1986) e Monkey shines (1988 – da una novella di Michael Stewart). Essa scappa da un laboratorio di vivisezione (dove hanno ucciso, per esperimento, la sua compagna) e ritorna poi ad uccidere i medici coinvolti nell’omicidio. Un po’ alla Orca assassina (1977). (Kanon)
• "Il male" (n. 51): Manifesta è la totale uguaglianza al film L'alieno (1987). Stesso inizio con tanto di fuga su auto e musica in sottofondo (non heavy metal bensì Talking Heads). Da sottolineare che l'uomo in questione si chiama Sholder (come il regista del film) ed è molto simile ad un personaggio di scena (per la precisione all'attore William Boyett). Inoltre c'è un investigatore privato americano che si chiama Kyle (scontato riferimento al MacLachlan protagonista) che è sulle tracce del cittadino modello improvvisamente impazzito e conosce il perché di tutto ciò accade. Inoltre come nel film un poliziotto ed un cane vengono contaminati dall'entità malvagia ed un dialogo fra agenti recita "Ma che c'era luna piena stanotte?", proprio come dice Michael Nouri nella pellicola. Dimenticavo: Dylan e la sua ragazza vanno al cinema; a vedere cosa? The Hidden, ovviamente! (Kanon)
• "La regina delle tenebre" (n. 53): Una ragazzina ha comportamenti violenti, linguaggio delirante e viene esaminata (pure la tac le fanno) così come Linda Blair ne L'esorcista (1973 – tratto dall’omonimo romanzo di William Peter Blatty). Le insistenze nei riferimenti alla Regina Madre "Che il suo nome è Morte" sono un chiaro riferimento a Inferno (1980), mentre ci si rifà a Rosemary's baby (1968 – da un romanzo omonimo di Ira Levin) sia per il nome (Castevet) che per il simile patto occulto fatto tra la madre della figlia e la morte. Vago riferimento a Scanners (1980) quando si parla di farmaci dati a neonati che come effetto dannoso procuravano turbe psichiche. (Kanon)
• "La clessidra di pietra" (n. 53): Come viene detto dagli stessi protagonisti, ci sono palesi riferimenti a Stati di allucinazione (1980): si parla di vasche sensoriali, allucinazioni e ricerca dell'Io primordiale. Notare che il dottore si chiama Russell, come il regista... (Kanon)
• "Terrore dall’infinito" (n. 61): Il tema del rapimento alieno ha varie analogie con il film Communion (1989 – dall’omonimo racconto di Whitley Strieber). Prima di tutto il protagonista si chiama Whitley e lavora in una casa editrice specializzata in ufologia; inoltre è tormentato da sogni e apparizioni in cui vede degli esseri simili a quelli della pellicola. In più vive in una casa di campagna (nel film la casa di campagna è usata per i week end) e come Christopher Walken viene sottoposto all’ipnosi per far sì che la sua mente possa aprirsi e raccontare quello che è successo realmente. (Kanon)
• "I vampiri" (n. 62): L'incipit copia il ben noto Zombi (1978): la swat che tiene circondato un palazzo. Si evidenziano molte analogie: la presenza del poliziotto baffuto fanatico, il nome del capo dei trafficanti che è sempre Martinez, un altro poliziotto che ripete le frasi del suo superiore. Lo sviluppo della faccenda ricorda invece Essi vivono (1988 – tratto dalla breve storia “Eight o'clock in the morning” di Ray Nelson): la facoltà di poter vedere i, diciamo, congiuratori, nel film è data da un paio di occhiali, nell’albo da un siero da iniettare in vena. (Kanon)
• "I delitti della mantide" (n. 71): Il nostro eroe segue il caso di un serial killer che miete vittime dopo amplessi occasionali. le influenze dal film Seduzione pericolosa, con Al Pacino, sono molte: Come Al Pacino nel film, anche Dylan finisce per frequentare la principale sopsettata, ovvero la donna che si scopre essere uscita per ultima con le vittime. La donna in questione per l'appunto si chiama addirittura Ellen! Oltretutto anche questa Ellen, come quella del film, è commessa in un negozio elegante, è divorziata e ha una bambina piccola sulle spalle! Nella storia anche un mini-mini- riferimento a Ghostbusters, con la figura del vicino di casa petulante e impiccione ricalcato sulle fattezze di Rick Moranis. (Il Dandi)

• "Zed" (n. 84): La zona che Dog ed altri personaggi vogliono raggiungere è vigilata dai militari ed inoltre, una volta dentro, una tassativa regola è quella di seguire sempre i passi della guida senza abbandonare il sentiero. Stavolta alla memoria torna Stalker (1979 – dal racconto “Picnic sul ciglio della strada” dei fratelli Strugackij). (Kanon)
• "I cavalieri del tempo" (n. 89): Un albo che ha molto di medievale. Riferimenti a La chiesa (1989) quando Groucho apre la porta con indosso un elmo uguale ai cavalieri teutonici del film ed anche nella scena in cui vagano per la città massacrando le persone (nel film, un villaggio). Il loro capo ha una certa somiglianza con Clancy Brown/Kurgan di Highlander (1986). Dylan e la ragazza vengono processati nel villaggio da un inquisitore dal volto uguale a quello di F. Murray Abraham ne Il nome della rosa (1986 – dall’omonimo romanzo di Umberto Eco). Altra chicca: una scena nel villaggio di Rockland svela un patibolo uguale a quello di Robin Hood – principe dei ladri (1991). (Kanon)
Per l'elenco di tutti gli albi sinora usciti (con numero, soggettista, sceneggiatore, disegnatore...) si rimanda alla utilissima voce di Wikipedia (cliccate qui).
ARTICOLO INSERITO DAL BENEMERITO COTOLA (con inserimenti successivi di IL DANDI e KANON )
26 Agosto 2010 23:14
- In Sette anime dannate il nome del castello è Xanador, un chiaro riferimento a Xanadu di Quarto potere.
- Nell'albo Il Male, il misterioso ricercatore si cela sotto lo pseudonimo di Kyle MacLachlan.
16 Aprile 2012 11:53
12 Giugno 2012 18:05
16 Settembre 2014 14:49
21 Agosto 2017 22:03
15 Agosto 2021 19:59
In una intervista che avevo letto un mucchio di anni fa, Sclavi affermava che un suggerimento comunissimo nella comunicazione tra gli sceneggiatori che scrivono le vignette, e i disegnatori che le devono proprio realizzare materialmente, era fare riferimento entrambi a film che avessero visto entrambi, e/o ad attori e attrici ben conosciuti.
Verrebbe quasi da chiedersi, se forse TUTTI gli albi di Dylan Dog siano ispirati almeno a un film, senza nessuna eccezione.
posso fare una domanda? Una volta avevo letto un albo di DD in cui un cavaliere composto da vetri di un mosaico ecclesiastico scendeva dal rosone di una chiesa e uccideva qualcuno, come nel film Piramide di Paura, ma quale albo potrebbe essere? C'era un gruppo di adolescenti che faceva uso di allucinogeni...