il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

CON FANTOZZI ALL'IPPOPOTAMO
(con intervista)
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283320 commenti | 9196 papiri originali | 50733 titoli | 20606 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Stesso mare stessa spiaggia (1983)
  • Luogo del film: Il bar in cui Sandro e alcuni suoi amici si ritrovano per fare merenda
  • Luogo reale: Hotel Valbruna, Via Redipuglia 1 , Gabicce Mare, Pesaro Urbino
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  • Film: Devilman story (1967)
  • Multilocation: Lungotevere Vittorio Gassman
  • Luogo reale: Riva di fronte al gazometro, Roma, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Rocchiola
Nell'Italia del nuovo millennio si intrecciano le storie di sei coppie in crisi. Una commedia di costume confezionata secondo i canoni dell'odierna fiction televisiva che si lascia guardare senza pungere. Se questo è quel che resta della gloriosa commedia all'italiana non siamo messi bene. Per Brizzi l'Italia odierna sembra essere popolata esclusivamente da borghesi ricchi e annoiati che possono permettersi divorzi milionari, lussuosi appartamenti e vacanze da sogno, ma esiste anche un'altra realtà di vita più modesta, se non proprio sofferente.
Commento di: Rufus68
Un uomo e una donna incinta si rifugiano presso una locanda in pieno deserto (la cui insegna è una stella); intanto tre cowboys recano dei doni... La prima opera di Siegel è una amabile rivisitazione della Natività Cristiana e dell'essenza dello spirito natalizio blandamente aggiornata al mito americano della Frontiera. Considerato un classico televisivo delle festività, si fa apprezzare per la forza dell'altruismo disinteressato che lo pervade - un sentimento capace di trasformare anche gli animi più aspri. Un empatico Presepe West.
Commento di: Myvincent
Sicuramente un buon film, non solo per gli amanti del genere horror, anche per i rimandi alla società contemporanea, piena di tic e nuove dipendenze e alle ingiustizie di sempre. Al centro una donna, piena ancora di rancore per il suo passato da "sfigata" a scuola, anche a causa del colore della pelle. "Ma" saprà cuocere a fuoco lento e poi vivo la sua atroce vendetta. Ottima Octavia Spencer, personaggio dark che difficilmente dimenticheremo.
Commento di: Capannelle
A tratti sfolgorante, a tratti con la sensazione di marciarci sopra ma ha il merito di rappresentare bene la desolazione interiore della protagonista, una traumatizzante Morfydd Clark e di contestualizzarla con ambienti e suoni appropriati. Facendo crescere un senso di forte disagio negli spazi angusti di una cameretta ma anche in una vita sociale costellata da punte di dilagante squallore. Il regista pare prenderci la mano, concedendosi anche dei lampi horror che richiamano pellicole più famose e un finale che non lascia indifferenti.
Commento di: Paulaster
L'amicizia tra due amici viene ripercorsa attraverso il tema della sessualità seguendo gli anni che passano: da sporcacciona a lasciva, da matrimoniale a edonista. In qualche frangente il film appare datato (soprattutto al college), anche se alcuni dialoghi risultano diretti nel rapporto uomo/donna. L'ultima parte evidenzia la pochezza dell'uomo dominante e controbilancia tutto il maschilismo precedente. Discreta la scelta particolare di Garfunkel, Nicholson è di grande effetto nei primi piani; gran presenza di Ann-Margret.
Commento di: Reeves
Vicenda sentimentale sfortunata di una cameriera che dalla provincia viene a lavorare a Genova per poi essere schiavizzata da due anziane ricche signore e dal loro nipote. L'esordio di Roldano Lupi è decisamente commovente e ha momenti altissimi di melodramma che fanno intravvedere le grandi qualità del regista Poggioli, purtroppo morto poco tempo dopo ancora giovane. Maria Denis, bellissima e sfortunata, replica l'interpretazione fornita allo stesso Poggioli in Addio, giovinezza!

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Tre doppie puntate (per un totale di un'ora e trequarti ad episodio) per tre casi polizieschi affidati all'intuito del brillante Philo Vance, cui Albertazzi regala una caratterizzazione che rappresenta di gran lunga il punto di forza della serie: appassionato di arte (impressionisti francesi e Cézanne in particolar modo), elegante e misurato, ama stupire gli interlocutori con conclusioni inattese che regolarmente lasciano di sasso il procuratore distrettuale Markham (Rossi), titolare delle indagini e suo grande amico. E' soprattutto nel primo episodio (LA STRANA MORTE DEL SIGNOR...Leggi tutto BENSON, che è anche il primo dei romanzi dedicati da Van Dine a Vance) che Albertazzi ha modo di brillare rubando la scena a tutti e dando un vero motivo di esistere alla serie grazie a un tocco di originalità fondamentale. La sua abilità sta nel non lasciarsi mai ingannare dalla banalità delle conclusioni a cui saltano subito la polizia e l'amico procuratore, ed è questo che ce lo fa ammirare, assieme al tono di voce unico e alla forbitezza dell'eloquio. Una performance, quella di Albertazzi, che si stacca nettamente da quella di comprimari spesso non all'altezza, concause di un forte irrigidimento nella narrazione. Ci si aggiunga che la scelta di inserire musiche dell'epoca (siamo nella New York degli Anni Venti), talvolta invadenti al punto da rendere poco intelligibili certi dialoghi, e scialbe immagini di repertorio non aiuta di certo a rendere attuale e accattivante la serie, penalizzata anche da una regia (di Marco Leto) che non molto fa per rendere coinvolgenti le storie. Se quindi il primo episodio si salva soprattutto per la sorprendente, ottima resa del protagonista da parte di Albertazzi (che lo introduce ampiamente spiegandoci chi è Vance e pure chi era Van Dine), nei successivi il personaggio - il cui carisma resta intatto - perde di smalto e di importanza lasciando che sia soprattutto l'intreccio a catalizzare l'attenzione. Nella "CANARINA ASSASSINATA" si frammenta il tutto in flashback eccessivi e qualche cantatina (di Virna Lisi) di troppo, con nomi e sospetti che si mescolano in un cocktail poco riuscito e artificioso. Si recupera un po' con il terzo (LA FINE DEI GREENE), in cui l'unità di luogo (l'azione si svolge all'interno della casa dei Greene posta al centro della vicenda) permette di raccapezzarsi meglio individuando con chiarezza le figure in gioco. Il tutto continua comunque a scontare una didascalicità che riconduce la serie in ambiti poco simolanti da "giallo da camera", in cui le dinamiche sono povere di fantasia e si procede tra un interrogatorio e una mezza confessione, un colpo di pistola e una sfilata di sospetti che tali devono poter apparire fino all'ultimo. Il finale contiene sempre una trovata ingegnosa ma non al punto da stupire a sufficienza. Da Biagio Proietti, sceneggiatore di qualità autore delle migliori serie Anni Settanta di casa Rai, ci si attendeva di più.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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In Louisiana il giovane candidato democratico al Congresso Cray Fowler (Spader) scopre che c'è del marcio nella procedura di acquisto di alcune concessioni operata molto tempo prima dall'azienda di famiglia, la Oxitech. Suo padre, morto suicida, ne era forse al corrente e qualcosa ne deve sapere sicuramente lo zio Clifford (Robards), ma sono anche altri i problemi che turbano Cray. In particolar modo, dopo aver conosciuto la splendida vietnamita Lee Tran (Lewis) e averla incontrata nuovamente allo Storyville (locale che non si capisce per quale ragione si sia guadagnato il titolo...Leggi tutto del film dal momento che poi scomparirà di scena), viene filmato - mentre se la spupazza in piscina - dal padre di lei, col quale avrà una colluttazione destinata a finir male: per Cray che perderà i sensi ma ancor peggio per l'uomo, cui qualcuno taglierà la gola con un coltello. Le colpe ricadranno per una serie di fatalità proprio su Lee e a questo punto il rampante politico deciderà di tornare alla sua vecchia professione di avvocato per difendere la ragazza in tribunale. Le due storie diverse si fonderanno fatalmente in un intreccio piuttosto caotico di cui è facile perdere il filo. Il regista Mark Frost, che adatta con Lee Reynolds il romanzo "Juryman" di Frank Galbally e Robert Macklin, affronta il film contando sulla propria reputazione acquisita in qualità di co-creatore di TWIN PEAKS, ma le lacune dietro la macchina da presa paiono qui evidenti, tanto che questo rimarrà il suo unico lungometraggio. Pur aiutato dalle ottime musiche di Carter Burwell, che contribuiscono in più di una occasione a dare sostanza alle immagini, il film non decolla mai davvero; segue un po' i dettami del cinema Anni Ottanta a cui sembra ancora appartenere ma manca di tensione preferendo giocare sul singolare fascino di James Spader, icona di certo thriller patinato di quegli anni. La sua caratteristica svagatezza, talvolta sostituita da un'inattesa presa di coscienza che ne mette in luce il carattere deciso, segna più di altre componenti il risultato, per il resto reso vagamente eccitante da innesti di sesso blando e personaggi costruiti con un'artificiale eccentricità che ne delinei contorni il più possibile intriganti (si veda il fotografo "d'arte" che scatta ai confini dell'hard, il travestito che si aggira con quest'ultimo sul luogo del delitto, la stessa ex moglie di Cray, procuratore che prende le parti dell'accusa nel processo al centro della storia attivando un inatteso cortocircuito sentimentale). Le scene in tribunale - molto presenti nella seconda parte - non hanno tuttavia la grinta di quelle analoghe che siamo abituati a vedere nel genere e il difetto si può dire comune al film, al quale partecipa un cast nel complesso poco incisivo, costretto a modellare le interpretazioni intorno a stereotipi di scarso interesse. Le fasi relative alle indagini sulle concessioni s'incastrano inoltre a fatica col resto, con un Michael Warren (chiamato in causa per muovere grandi masse elettorali) la cui figura viene descritta senza la necessaria chiarezza. E così la sparatoria a sorpresa che apre l'ultima parte risulta un'evidente forzatura che diventa estremo tentativo di rivitalizzare un film non scadente, che avrebbe alle spalle anche una buona storia e qualche trovata stuzzicante ma che si rivela più debole del previsto. Spader è comunque un buon protagonista, irridente al punto giusto e ambiguo quanto basta a sfumare il film con tonalità da thriller soffuso di discreta qualità.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Michael (Pierce) è un dolcissimo bimbo autistico che i genitori (separati) decidono di condurre in una speciale scuola per capire se e quanto possa migliorare l'apprendimento nelle mani degli esperti in materia. E' soprattutto il padre (Flanagan) a spingere in questa direzione, mentre la madre (Gilbert) resta titubante. Terry (Duke) tuttavia, l'insegnante alla quale il piccolo è assegnato, sembra sapere il fatto suo e segue un percorso preciso suddiviso in diverse tappe durante il quale è previsto che la madre stia lontana dal figlio per sei mesi. Difficile da sopportare...Leggi tutto per la donna, ma effettivamente si capisce presto quanto il suo arrivo coincida con delle piccole crisi, per Michael. Non è comunque immediato stabilire quanto siano ampi i progressi: a volte sembra si torni indietro, ci si blocchi, ma va detto che il processo di apprendimento viene seguito dal regista senza l'urgenza di accelerare i tempi. La grande differenza, lo stacco netto, si ha quando subentra la scrittura facilitata: attraverso una tastiera collegata allo schermo di un portatile Michael viene spinto a rispondere alle domande che gli si pongono. Terry gli sorregge il braccio e la mano ma è lui a calarla sui tasti per comporre le parole. E qui va detto che prevedibilmente c'è uno scarto tra quello che si legge e quello che si dice nella versione italiana creando non pochi imbarazzi: tradurre a voce i piccoli errori ortografici in una lingua diversa diventa arduo, pur se nel complesso il lavoro operato dal doppiaggio può dirsi buono. Tutto comunque sembra scorrere senza grandi sorprese fino a quando Michael non scrive su schermo qualcosa di inquietante, un'aperta accusa di violenza carnale nei confronti di una delle persone che lo segue più da vicino, Jeff (Spears). E' la svolta che cambia il film, indirizzandolo inaspettatamente in direzione di una fase giudiziaria che occuperà l'intera seconda parte portando nell'aula del tribunale i protagonsiti. Poggiando su una buona sceneggiatura e interpretazioni tutte corrette a cominciare da quella del piccolo Michael, che Bradley Pierce sa rendere straordinariamente credibile come autistico, il film colpisce nei punti giusti e sa commuovere il suo pubblico. Nel ruolo della madre è brava la ex Laura Ingles della CASA NELLA PRATERIA Melissa Gilbert, alle prese con un personaggio meno stereotipato del consueto in cui convivono l'amore per il figlio e le difficoltà nello stabilire se sia stata una scelta buona o meno l'averlo affidato a una scuola speciale, con il momento della lontananza che diventa necessità di trovare un lavoro per distrarsi. E' però Michael il costante centro dell'attenzione, semmai poi la sua insegnante e infine l'avvocatessa (Banes), che difenderà il piccolo al processo preparandoci a un finale che ci terrà per un po' col fiato sospeso. Senza dire niente di nuovo, un film che svolge a dovere il proprio compito e non mancherà di farsi apprezzare da chi sa naturalmente già cosa aspettarsi. Considerato che si tratta di un prodotto girato per la televisione, non si può che apprezzarne il garbo e l'insolita cura dei dialoghi, con più di un momento toccante.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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