il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

MARTIN vs WAMPYR
le due diverse versioni
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289074 commenti | 9302 papiri originali | 52050 titoli | 21089 Location

Su Disney +I MIGLIORI

LOCATION ZONE

  • Film: A ciascuno il suo (1967)
  • Multilocation: Duomo di Cefalù
  • Luogo reale: Piazza del Duomo, Cefalù, Palermo
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  • Film: Ultras (2020)
  • Luogo del film: Il Bar American sede degli Ultras dove Angelo (Nacca) va a cercare Sandro (Arena)
  • Luogo reale: Via Forcella, Napoli, Napoli
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Buiomega71
Horroretto poveristico a un passo dall'amatorialità che però presenta derive morbose e malsane (il redneck necrofilo che sevizia le ragazze e lecca la poltiglia sanguinolenta che esce dalla bocca di un cadavere femminile), qualche stoccata di efferata cudeltà (il capezzolo reciso lentamente, la bionda sbattuta contro la tazza del WC) e splatterate con SFX nemmeno malaccio (la decapitazione stile primo Venerdì 13, l'eye violence fulciano). Di mezzo zombesse selvagge (e nude) pre The woman e un delirio finale in cui tutti massacrano tutti. Miserello, ma ad alto tasso di cattiveria.
Commento di: Herrkinski
Appartenente al primo periodo "grindhouse" di Demme, è un road-movie che segue le gesta di un'improbabile compagine di rapinatori nell'America degli anni '50, resa attraverso belle auto d'epoca e hit musicali del periodo; tra azione, momenti da commedia, inseguimenti in macchina e qualche slancio più violento lo spettatore viene intrattenuto senza troppi problemi, nonostante una certa ripetitività. Buon cast, con anche qualche nuova stella agli esordi, confezione dignitosa; nel genere nei 70s ci sono stati esempi migliori ma resta un lavoro tutto sommato abbastanza godibile.
Commento di: Rebis
Cambia la regia ma il franchise resta coerente nell'estetica e nella continuità narrativa: Chaves confeziona un prodotto impersonale, ma coinvolgente e assesta pure qualche spaghetto, pur senza azzardi. Omaggio plateale a L'esorcista in incipit perseguito anche nello spirito laico, indisposto ad abbandonare il senso critico verso l'istituzione cattolica - che infatti non ne esce del tutto pulita. La detection e il retroscena processuale apportano atmosfere thriller e moduli della serialità tv. Qualche perdonabile banalizzazione: tra i coniugi Wareen, Amor omnia vincit.
Commento di: Pumpkh75
Se si vuol visitare il parco di Bomarzo, si prenda la A1 e si arrivi fino a Viterbo. Se si vuol vedere la Fenn come mamma l’ha fatta, meglio Congiunzione di due lune. Decadono perciò automaticamente le minime attrazioni: un mattone fantastico (di sangue, nonostante ci sia la Full Moon di mezzo, solo un paio di gocce) impalato, impomatato, monocolore, che ci lascia un unico dubbio: sono più pesanti dialoghi e azione o le nostre palpebre? Qualche voto amato (Fernando Cerulli, Mohamed “Banana Joe”  Badrsalem) gli valgono il mezzo pallino. Ma che sia solo mezzo.
Commento di: Silvestro
Un grande film che conta su una regia superba (con Martin Scorsese come potrebbe essere diversamente?), un cast di eccellenza (Jack Nicholson su tutti!), una sceneggiatura efficace e tanto altro ancora (tra cui un accompagnamento musicale davvero notevole). Forse è eccessivo gridare al capolavoro, ma senza dubbio ci troviamo di fronte a un'opera strordinaria!
Commento di: Noodles
Charlie Chaplin arriva ad una delle sue numerose vette e crea un autentico capolavoro. Basterebbe elencare le numerose scene pluricitate e notare come qui sia particolarmente evidente quanto molti comici nei decenni successivi abbiano preso dal personaggio di Charlot. Il film è come sempre tanto divertente quanto amaro e si riflette sulla piega che il mondo andava prendendo e che sarebbe peggiorata. Film da scuola del cinema, con numerose trovate geniali. Ultima sequenza da Oscar, semplice ma indimenticabile. Altro capolavoro per Chaplin.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Fin dalle prime scene abbiamo ben chiaro chi sia la persona da cui difendersi: è Blake (Tingley), una ventenne che dimostra qualche anno di meno ma il cui stato mentale appare decisamente disturbato. Ottenuta dall'immancabile hacker la password usata da una donna all'interno di un sito per... casalinghe, paga il giovane 500 dollari per il servizio ma un attimo dopo lo pugnala alla schiena. Meglio non lasciare tracce. Saputo che Stella (Hartley), l'obiettivo del suo accanito stalkeraggio, sta cercando una baby-sitter per i due figli, la contatta e riesce a farsi assumere piazzandosi...Leggi tutto in casa di una delle più tipiche famiglie felici americane. Quale sia il suo scopo ultimo lo scopriremo, ma intanto assistiamo al caratteristico rapporto che s'instaura nei thiller paratelevisivi tra la vittima e il suo vendicativo persecutore. Blake è semplicemente la tata perfetta: cucina, sa farsi amare dai bambini, è premurosa, gentile, si occupa di tutto mostrando sempre la faccia migliore di sé, al punto che Stella e suo marito Tanner (Hulktzer), chirurgo, non possono che dichiararsi stracontenti della scelta fatta. Tutto sembra andare per il verso giusto fino a quando la figlia (Green) di un caro amico di famiglia (Sharp), che Stella tratta fin da quando è nata come fosse figlia sua, comincia a capire che Blake la guarda di traverso, incapace di dominare strani sensi di gelosia. Perché? Siamo solo all'inzio di una serie di crescenti situazioni d'imbarazzo in cui il carattere ambiguo della perfida tata lentamente emerge. Sviluppi altamente prevedibili, naturalmente, e non è certo dalla sceneggiatura che ci si possano attendere grandi cose, impostata com'è per sollecitare momenti di tensione che conferiscano al film l'aspetto da thriller. Lasciati quindi al confronto tra la Hartley e la Tingley gli spunti che costituiscano l'ossatura della storia, ci si può forse accontentare del fatto che entrambe le attrici, attraenti ma di una bellezza diversa (sofisticata quella della Hartley, più acqua e sapone quella della Tingley), reggano discretamente la scena. Con il marito lasciato sullo sfondo, perlopiù estraneo ai problemi veri causati dalle reazioni scomposte della tata "sbagliata" indicata dal titolo originale, si può se non altro godere per un attimo della spudoratezza con cui Blake ricatta l'amica snob di Stella che si rifiuta di organizzare l'evento del circolo in casa di quest'ultima, ritenuta una sede indeguata. Poi si ricade nelle ovvie avvisaglie che indicano minuto dopo minuto la tata per quello che in fondo è (una pazza scatenata!) e assistiamo alle giustificazioni di chi poi si prepara a svelare il colpo di scena che il titolo italiano aveva già ben pensato di suggerire in anticipo (non che ci volesse un genio a intuirlo, peraltro). Non c'è insomma un briciolo di idea nuova, nel film, solo una corretta messa in scena che permette di seguirlo senza annoiarsi fino all'ultimo. La Hartley (che thriller così di solito li bazzica dalla parte dei cattivi) sa il fatto suo, la Tingley ricopre con naturalezza il ruolo da "lucida" psicopatica. C'è di peggio, in definitiva.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Nuova ripresa da parte di Salvatores della pièce di Trevor Griffiths, alla quale già si era liberamente ispirato ai tempi lontani di KAMIKAZEN. Un gruppo di aspiranti cabarettisti è pronto a concretizzare in una sera gli insegnamenti ricevuti al corso di Eddie Barni (Balasso), che ha loro insegnato il significato ultimo della comicità coltivandone lo spirito meno scontato e più libero. Non è però questo che il pubblico vuole, spiega chiaramente Bernardo Celli (De Sica) dall'alto...Leggi tutto della sua posizione di star televisiva e di agente pronto a ingaggiare chi tra loro dimostrerà di meritarlo. Chi dovrà applaudire nel locale dove dovranno esibirsi di lì a pochi minuti ha voglia di disimpegno, di svago, e quindi chi ha in mente di proporre uno show rivoluzionario sarà bene ci ripensi. I "comedians" riflettono: è giusto cambiare all'ultimo momento l'impostazione precedentemente scelta per compiacere chi però è anche colui che promette di dare uno sbocco ai tuoi sogni? L'ingresso in aula (dove si tengono le "lezioni") di De Sica, che avviene solo in un secondo momento, ha lo stesso potere deflagrante dell'entrata in scena di Alec Baldwin in AMERICANI, di colui cioè che con la sicumera di chi il mondo vero (dello spettacolo, in questo caso) conosce, sale sopra i consigli più paternalistici dell'insegnante ribaltando le carte in tavola. Anche in virtù di una recitazione superba, una spanna sopra gli altri, De Sica accentra d'improvviso su di sé ogni attenzione riducendo gli spazi degli altri “comedians”. Siede in cattedra e spiega, dispensa concretezza. E così il cast, che fin lì aveva mostrato forte autonomia e capacità di emergere, si mette al servizio del vero capocomico mentre mutano le coordinate del racconto, che accantona momentaneamente la dimensione privata dei protagonisti per farli riflettere sulle nuove direttive. Tutti, compreso Balasso, che pure è assolutamente in parte (e che pare sempre più vicino a Beppe Grillo, anche negli improvvisi scatti d'ira), si scoprono attori più votati al cabaret che alla commedia, privi della medesima profondità interpretativa di chi il cinema bazzica da decenni con successo. Ciononostante, proprio grazie alla bella verve di Balasso ma anche alla buona caratterizzazione del giovane Giulio Pranno, costretto a ricoprire il ruolo del ragazzo antipatico ed egocentrico, convinto di essere l'unico in possesso della verità ultima, il film attraversa anche ottimi momenti puntando a porre in risalto l'umanità dei personaggi. E' invece assai meno centrato sul versante comico: le battute fluiscono senza alcuna spontaneità, meccanicamente, riciclando vetuste barzellette o modesti giochi di parole, azzardando infilate di calembour e freddure che recitate in un contesto tanto asettico rischiano di provocare frequente imbarazzo. L'approccio "professionale" alla gag sortisce effetti non voluti e allora magari sì, l'altezzoso distacco di Zappa (Pranno), il più giovane del gruppo, diventa il più logico da privilegiare, trasformando l'anticonformista per eccellenza nel personaggio chiave, al di là di un copione che per lui non pare scritto bene quanto meriterebbe: l'ambizione di aprire non solo a una comicità ma anche a un comportamento diverso e originale si materializzano in Zappa in reazioni scomposte, ingiustificate, sterili quanto la sua esibizione al night (l'unica a non finire centrifugata nel minestrone cabarettistico piuttosto desolante in cui le performance dei suoi colleghi, sul palco prima di lui, finiscono frammentate tra battute convenzionali e ampio riciclaggio). Il confronto finale tra Zappa e Barni dovrebbe sintetizzare il senso del film, ma dice poco. Così come non incide granché la presenza degli altri (pur bravi) comprimari. Il divertimento insomma latita, complice anche la grigia cornice dell'aula compresa di bidella stereotipata (Callegari) e banchi disposti ai lati della classe. L'origine teatrale è evidente, ma solo saltuariamente i discorsi sulla comicità colgono nel segno. E così nell'insieme riesce difficile giudicare COMEDIANS un film riuscito. Pare invece più velleitario, con qualche buon picco qua e là, recitato correttamente (con De Sica, Balasso e Pranno che svettano decisamente) ma nel complesso molto più debole di quanto non voglia apparire.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Quanto accadde il 2 ottobre 2018 all'interno dell'ambasciata saudita di Istanbul ha dell'incredibile, e se non si avessero le prove che le cose si svolsero esattamente come viene qui ben spiegato, non ci si crederebbe: il giornalista arabo del Washington Post Jamal Khashoggi entra nell'edificio da solo per ritirare i documenti necessari al suo matrimonio con Hatice Cengiz e viene lì ucciso in un agguato, quindi letteralmente smembrato seduta stante per esser poi fatto sparire senza lasciare tracce. Hatice, che lo aspettava fuori dall'ambasciata, non lo vede uscire e resta...Leggi tutto lì fino a notte inoltrata inutilmente, capendo infine come da lì Jamal non sarebbe uscito più. Khashoggi, fuggito dal suo paese a causa di chiari indizi che portavano in direzione di un suo arresto (nella migliore delle ipotesi), aveva scelto di vivere negli Stati Uniti e di continuare da dissidente la sua battaglia contro la monarchia di Mohammad Bin Salman, a suo giudizio responsabile della situazione di arretratezza culturale del Paese nonché delle evidenti limitazioni riguardanti la libertà di pensiero e di stampa. Un nemico dello Stato, di fatto, dallo Stato brutalmente eliminato con chiara premeditazione: dimostrato che il team selezionato per ucciderlo convenne lì con ordini precisi e voli governativi, è sufficiente ascoltare le agghiaccianti, grottesche registrazioni audio "in diretta" di quanto avvenuto, trascritte in pagine che grondano sangue e testimoniano di uno smembramento selvaggio degno di NON APRITE QUELLA PORTA, per capire quanto accadde. Di fronte a prove tanto evidenti (che in America il solo Trump ha avuto l'ardire di confutare per non compromettere le buone relazioni economiche con l'Arabia Saudita) non si è riusciti comunque a fare pressoché nulla, e questo è quanto il documentario di Bryan Fogel sembra voler sottolineare primariamente. Dell'attività giornalistica di Khasshoggi il film se ne occupa solo molto marginalmente, dando per assodato che i suoi fossero articoli decisamente "scomodi" per il Principe saudita e i suoi accoliti. Si racconta invece il modo con cui l'Arabia intervenne hackerando i dispositivi dei dissidenti e negando recisamente ogni coinvolgimento nel delitto senza portare nessuna prova a discolpa a fronte di elementi lampanti che dimostravano fin da subito il contrario. Permettendosi anzi, 19 giorni dopo l'omicidio, di precisare che Khasshoggi era morto all'interno dell'ambasciata in seguito a una rissa (!). Forse due ore sono troppe per ripetere concetti tutto sommato facilmente sintetizzabili, le interviste non sono sempre interessanti e lo è solo parzialmente la testimonianza del dissidente di Montreal che funge da “narratore indiretto”. Ciononostante va lodata la chiarezza espositiva e definita necessaria l'operazione in sé, tesa a non permettere che si dimentichi un delitto "di stato" emblematico nella sua realizzazione e nella condanna in Arabia dei colpevoli (un processo condotto non si sa come producendo arresti di non si sa bene chi, con i chiarissimi responsabili graziati). Ci fa bella figura Erdogan, l'unico a detta di Hatice Cenzig ad averla sostenuta mostrando di aver voluto ricostruire fin da principio con precisione l'accaduto. Se si esclude l'intervista più lunga, “dinamica” e articolata con l'amico di Jamal, che da Montreal lottava a distanza come lui contro Bin Saman, il resto sono testimonianze della moglie, di chi Jamal conosceva o filmati di repertorio con lui stesso a spiegare il proprio punto di vista. Un uomo solo a combattere in prima linea, morto sul campo nel modo più assurdo immaginabile. Nessuna ricostruzione particolare, solo testimonianze video (anche del 2 ottobre, naturalmente) e una buona capacità di illustrare il piano dei killer e le reazioni internazionali (blande), con l'imbarazzo di chi non sa (neanche alle Nazioni Unite) come affrontare una situazione tanto paradossale. Semplice, immediato, un po' prolisso, qua e là acuto, ottimo compendio di un momento altamente significativo nella storia contemporanea. Come associare il termine civiltà a quanto ci viene mostrato, non solo sul versante arabo?
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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