il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

FRANCO E CICCIO
i registi, gli attori, le curiosità...
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306412 commenti | 9615 papiri originali | 56112 titoli | 22463 Location

Location Zone

  • Film: France (2021)
  • Luogo del film: Il viale dove France (Seydoux) urta con l'auto il ragazzo marocchino (Zammar), diventando così bersa
  • Luogo reale: Parigi: Rue François 1er, Francia, Estero
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  • Film: Delizia (1987)
  • Multilocation: Caffè Rendez-Vous
  • Luogo reale: Piazza San Francesco, Terni, Terni
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI VOLTI INSERITITUTTI I VOLTI

  • Michela Belmonte

    Michela Belmonte

  • Chiara Russo

    Chiara Russo

Nella pagina che si apre cliccando qui sono catalogati migliaia di volti di attori legati direttamente o marginalmente al cinema italiano, ognuno con nome e filmografia (davinottica e non). La pagina (e conseguentemente le schede dei film) sono costantemente aggiornate con nuove introduzioni.

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Myvincent
Da un romanzo di James Hadley Chase, un film per la tv con una trama abbastanza accattivante, ma affondato senza speranze a causa di attori così così, in primis dal protagonista con la sua recitazione a dir poco sonnolenta. Trattasi di un giallo “assicurativo” in cui una coppia di amanti decide di far fuori il marito di lei con una falsa polizza sulla vita. Alcune assurdità narrative ne peggiorano ulteriormente le quotazioni, col risultato di renderlo un prodotto da guardare solo come innocuo scacciapensieri.
Commento di: Siska80
Tre guerriglieri inseguiti dalla polizia si rifugiano in una banca prendendo in ostaggio venticinque persone. Per rendere l'intreccio più appassionante - dal momento che la vicenda entra nel vivo già a pochi minuti dall'inizio - vengono inseriti conflitti tra i combattenti, dagli esiti tragici; ma occorre dire che, nonostante nel complesso la pellicola offra un ritmo sostenuto, a non convincere sono soprattutto alcuni personaggi stereotipati (l'impiegata dall'invidiabile sangue freddo, la cliente che tiene testa a tutti con spavalderia) e i dialoghi esagitati in stile americano.
Commento di: B. Legnani
Max va nella casa di famiglia, per riposarsi (notare che va veramente a Saint-Lubés, in Nuova Aquitania, luogo natale dell'attore, e che interagisce con i suoi veri parenti!), ma non sarà un obiettivo facile da raggiungere. Comica di una decina di minuti, che ha come punto di forza il comportamento attoriale di un cavallo dispettoso e di un cane generoso: colpisce che a inizio Novecento riuscissero già ad ottenere dai quadrupedi queste cose. Il resto, nonostante la simpatìa di Max, non è indimenticabile.
Commento di: Galbo
Action piuttosto classico e di discreta fattura interpretato da un Liam Neeson che, nonostante l'età non più verdissima, rimane abbastanza credibile in ruoli nei quali prevale la fisicità. Il valore aggiunto di questo film è rappresentato dal contesto ambientale glaciale e dalla Ice Road del titolo. Ovviamente la trama non mostra una grande originalità, ma il ritmo è buono e la visione gradevole, all'insegna della pura evasione.
Commento di: Metakosmos
L'inizio del declino di Dario Argento, Nonostante ciò rimane un film guardabile e decisamente interessante. Ammirevole il fatto che Argento abbia provato a rinnovarsi applicando i suoi tradizionali stilemi oltreoceano (uniti abilmente ai postumi di un decennio di slasher) dando quasi l'impressione di un tentativo di inserirsi nel mainstream più internazionale. Non ci sarebbe nulla di male se la sceneggiatura non racchiudesse in maniera poco ispirata tutti i tratti tipici del regista in palese autocitazionismo in versione soft quando non in quella trash (le teste parlanti su tutto).
Commento di: Rambo90
Aberrante film a episodi, non tanto per il frequente uso di volgarità ma per la totale mancanze di idee che popola ogni singolo segmento. Fin dalla cornice con Dennis Quaid si avverte un'aria quasi da scherzo più che di vero film, con i registi che si alternano senza troppo brillare e uno stuolo di star divertite come unica vera curiosità per arrivare alla fine. Gli episodi migliori sono forse quello con la coppia Pratt-Faris e quello con Winslet-Jackman, in cui almeno le volgarità danno vita a grasse risate. Sul resto è meglio stendere un velo pietoso.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Straziante classico di Josef von Sternberg che fece guadagnare il primo Oscar della storia come miglior attore allo straordinario Emil Jannings: nel ruolo del generale russo Sergius Alexander, lo svizzero Jannings offre un servizio straordinario al film, dominato dall'inizio alla fine dal suo sguardo intenso che davvero fa capire quanto all'epoca del muto il lavoro sulle espressioni fosse tutto, nel mestiere. Siamo nella Hollywood del 1928, con il regista russo Leo Andreiev (Powell) alle prese con la scelta del cast per il suo nuovo film. Nello scorrere le schede degli attori incrocia quella...Leggi tutto di Sergius Alexander, un ex generale zarista che aveva conosciuto in circostanze tragiche in Russia. Decide di ingaggiarlo per la parte facendocelo conoscere meglio: ormai debilitato nel fisico, preda di un fastidioso tic che lo porta a muovere ritmicamente la testa, Sergius viene preso in giro dalle comparse e, mentre si trucca, la sua mente torna indietro di dieci anni, quando alla vigilia della rivoluzione guidava le truppe dello zar con tracotanza e grande piglio. Conosciuta Natascia (Brent), una fascinosa attrice, se ne innamora senza accorgersi di quanto lei non brami che di ucciderlo. Finirà invece col salvarlo permettendogli di rifarsi una vita in America. Il ritorno alla dura realtà di Hollywood lo riporta a una dimensione completamente diversa, in cui gli ordini li deve prendere non dallo zar ma da un semplice regista. Un cambio di prospettiva che porta a riflettere lui e noi, che osserviamo nel frattempo le piccole vendette di Andreiev memore del trattamento riservatogli al tempo dal generale. Il melodramma vissuto nel lungo flashback “russo” svanisce, ma le riprese sul set  riusciranno a far rivivere a Sergius quei giorni, a fargli brandire la bandiera russa in trincea, a farlo gridare per la patria come si trovasse ancora in battaglia celebrando in questo modo la potenza evocativa della ricostruzione cinematografica. E' ancora oggi notevole la modernità dell'opera, con scene di massa dirette magnificamente e una padronanza tecnica rimarchevole. Si pensi alla sequenza in cui Sergius fa la coda dal sarto degli studios per procurarsi il costume da generale: le inquadrature dall'interno della struttura sottolineano magnificamente la calca delle comparse che col biglietto in mano esigono ognuna il proprio abito; pare di sentirne il rumore, le urla... così come durante l'assalto dei rivoluzionari al treno. L'enorme statura morale del generale si impone in ogni frangente, anche in quelli più romantici nei quali fa eccellente mostra di sé pure la Brent, che varia espressione con splendida disinvoltura: da amante annoiata a sanguigna rivoluzionaria. Un film che riesce a trasmettere ancora oggi grandi emozioni e assolutamente maturo per il modo con cui descrive la sfera hollywoodiana nella sua routine; più tradizionale e canonico nel flashback russo ma comunque intenso e piacevole, con un finale degnissimo e struggente in cui  gli occhi carichi di orgoglio nazionalista del generale trasudano delirio e follia portando alla commozione. Esemplare nella costruzione, classico nella regia, magistrale nelle interpretazioni.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Ci vuole un po' prima di “entrare” nel film, perché l'impatto lascia abbastanza di stucco: immagini di New York in notturna, fotografia dai colori accesissimi (e notevoli), giovani punk che si muovono in un mondo reso quasi alieno dai contrasti cromatici, una colonna che sembra suonata a un dito sulla tastiera creando effetti industrial... Margaret e Jimmy si fronteggiano all'interno di un appartamento: sono la stessa persona! L'androgina, fascinosa Anne Carlisle in doppio ruolo contribuisce subito ad accrescere le suggestioni “altre” di un film sulle...Leggi tutto prime tuttavia respingente. Solo a patto di accettarne l'approccio molto singolare, magari puerile ma insieme autenticamente ansioso di rompere gli schemi, si può pensare di raggiungere in questo modo le quasi due ore di durata (accorciate nella versione italiana). E intanto gli alieni atterrano davvero: un piccolo disco poco più grande di un piatto da cucina si posiziona sul tetto della casa di Margaret, dove la giovane abita con la coinquilina Adrian (Sheppard). Invisibili, minuscoli, dapprima avidi ricercatori di eroina, gli extraterrestri scoprono che una molecola altrettanto potente viene sviluppata dall'uomo durante l'orgasmo. Non si sa bene come ma, in pieno coito di terzi, riescono ad assumerla (mentre le immagini si fanno “grafica” con filtri potenti tipicamente Anni Ottanta) provocando la morte di colui a cui viene sottratta. Ci vuole tuttavia un po' prima di avere la prima vittima. Nel mentre uno scienziato tedesco (Johann), unico a conoscere la verità su questi curiosi visitatori, si piazza nell'appartamento di fronte e spia Margaret... La trama è in sé minimale, quello che conta è la descrizione dell'ambiente (nemmeno troppo degradato come ci si aspetterebbe) dei punk eroinomani che gravitano attorno alla protagonista, una di quelle che se deve far sesso non ci pensa due volte (ma si salva, perché lei l'orgasmo non lo prova mai). Non esiste una vera logica nelle scelte della regista russa Slava Tsukerman se non quella dettata dal desiderio di riunire cinema e arti figurative in un mélange dall'impatto warholiano in cui le parole hanno un'importanza del tutto secondaria, perlopiù inutile chiacchiericcio marginale anche rispetto alle musiche. Si conserva qualche traccia di ironia ai confini del demenziale soprattutto nella figura del professore tedesco, il quale contatta un collega cui spiega chi sono questi singolari alieni prima di far coppia fissa con la signora che ospiterà lui e il suo cannocchiale nella casa di fronte a quella di Margaret. Si respira un'aria da “free cinema” che a molti potrà risultare indigesta ma che trova la sua dignità in una messa in scena ricca e negli occhi magnetici della protagonista, in una delle sequenze più riuscite dipinta progressivamente da diversi colori nel buio facendone apparire il volto. Sforbiciabile, perfettibile, spesso insopportabile eppure forte di quella malia che conservano le opere più singolari e strambe, non a caso giudicata da più parti un cult (e non è difficile capirne i motivi). Non per tutti, ça va sans dire...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Ci sono film in cui la colonna sonora riesce a tal punto a immergere il film nel clima ricercato dall'autore, da assumere un significato che trascende il mero accompagnamento per ergersi a protagonista. In questo caso lo si capisce fin dai titoli di testa, quanto le musiche di Mimì Uva siano eccellenti e singolari; e quando anche il fortino napoleonico di Ancona si rivela teatro perfetto per una torbida avventura al mare fuori stagione, capiamo che qualcosa di indubbiamente efficace nel film esiste. Nello Rossati cala quindi il suo erotico spinto in una cornice ideale, presentandoci...Leggi tutto fin dall'inizio una Marina Frajese in veste saffica alle prese con la cameriera (Borghi). Proprietaria di un residence sul mare, decide di tenerlo aperto nei mesi non estivi per ospitarvi uno scrittore inglese (Materassi) e la sua giovane moglie (Cassinelli), lì in vacanza e forse per far tornare l'ispirazione a lui, che non stampa un libro da tre anni. Intorno a loro, in spiaggia, bazzica un gruppo di malati di mente che le suore mantengono in una struttura nei pressi e che la cameriera provoca sessualmente con le sue capatine sexy tra le dune. Un ambiente insolito, che presto a MacLaglen offre lo spunto per un nuovo libro: consultandosi con il medico (Spada) che ha lì in cura i “subnormali” (termine che quest'ultimo aborrisce), decide di inventarsi una storia su quanto sta vivendo, ma nel frattempo la moglie viene avvicinata dalla proprietaria e lui tentato dalla cameriera. In una situazione che giorno dopo giorno si fa più instabile, in cui le turbe mentali colpiscono non solo i malati della clinica vicina ma anche i protagonisti, Rossati cuce un film con qualche buon passaggio ma che non trova nei suoi personaggi principali sufficiente assistenza per dare forma a un film perlomeno accattivante. Adagiati in comportamenti prevedibili, rallentati nell'azione da ovvie concessioni all'erotismo, colpiscono solo nell'interazione con il gruppo di malati mentali della spiaggia (dai deliri decisamente accentuati), che si fanno presto parte di un mondo che sconfina nell'onirismo d'autore grazie anche alle azzeccate musiche di Uva. E quando si stuzzica chi non può ragionare come tutti, si sa, le controindicazioni possono portare a pericolosi scompensi. Come se esistesse una legge naturale che impedisse ai due mondi di avvicinarsi. E' in questo confronto che il film trova i suoi momenti migliori, molto meno nelle lunghe parti dedicate ai tradizionali amplessi da mariti insoddisfatti o cameriere in fregola. Qui nemmeno l'atmosfera sospesa garantita da colonna sonora e colori autunnali può nulla per evitare di ricadere nei cliché più triti, accettabili solo nei loro rari flash di violenza, in qualche sguardo, sommariamente per l'inserimento in un quadro generale di livello apparentemente superiore alla media. L'impressione è però che una blanda accusa al “sistema” funga da semplice pretesto e ambiziosa cornice per mettere in scena una storia minimale a base di sesso e tradimenti chiusa da un inatteso epilogo quasi degno di un horror.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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