il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

SAXOFONE
le location esatte
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293589 commenti | 9390 papiri originali | 53144 titoli | 21412 Location

Location Zone

  • Film: Non più di uno (1990)
  • Luogo del film: La villetta al mare di Piero (Pozzetto)
  • Luogo reale: Via Silvi Marina 247, Fregene, Fiumicino, Roma
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  • Film: Notti magiche (2018)
  • Multilocation: Carcere di San Michele
  • Luogo reale: Porto di Ripa Grande, Roma, Roma
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ULTIMI VOLTI INSERITITUTTI I VOLTI

  • Mariolina Bovo

    Mariolina Bovo

  • Rocco Barbaro

    Rocco Barbaro

Nella pagina che si apre cliccando qui sono catalogati migliaia di volti di attori legati direttamente o marginalmente al cinema italiano, ognuno con nome e filmografia (davinottica e non). La pagina (e conseguentemente le schede dei film) sono costantemente aggiornate con nuove introduzioni.

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Rigoletto
Fiera dei buoni sentimenti in un film vuoto di contenuti (e non propriamente educativo) e mediocre nella sostanza. Bocciate tutte linterpretazioni ad eccezione di quella di White, unico motivo per una visione. Peccato però che il White esordiente regista non vada di pari passo con l'attore e ci metta del suo nel dare al film un indirizzo ondivago. Evitabile.
Commento di: Gabigol
Sopravvalutato, con merito. Se la classe borghese dei nostri tempi vive solo di apparenza e scheletri nell'armadio, il telefono non può che fare da cassa di risonanza di questa ipocrisia (ma non è il colpevole). Il film vive di una performance corale riuscita - Giallini, Mastandrea e Battiston i più in parte - e indovina qualche sfumatura; purtroppo non si sconfina nella cattiveria insita in un meccanismo diabolico come quello proposto nella storia, e si perde qualche occasione qui e là, cedendo il passo a un parossismo che solo la chiusa finale in parte argina.
Commento di: Daniela
Nonostante la contrarierà del Vaticano, di fronte all'aumentare delle possessioni in terra USA, un arcivescovo con la faccia inquietante di Jack Lang affianca un prete novellino al migliore sulla piazza perché diamo la caccia a diavoli irosi che parlano come Darth Vader... Salvo rare eccezioni, i film esorcistici si somigliano tutti e non basta certo l'accoppiata in stile Training Day per rendere questo più originale né il telefonato colpo di scena nell'epilogo. Pearce svogliato, Derbez anonimo, effetti speciali brutti, routine che si assesta sotto la mediocrità.
Commento di: Herrkinski
Uno scambio di persona è la scintilla che dà il via alla storia, in questo tipico action alla filippina diretto dallo specialista Page; si ricalcano senza remore i cliché del genere dal cinema americano, ovviamente con molti meno mezzi e con le ambientazioni locali, tuttavia il regista dimostra di avere la capacità di adattarsi al budget e il film risulta abbastanza godibile. Siamo chiaramente in piena zona B-movie e il cast - con alcune facce note - è quel che è, però le sequenze più concitate sono girate con un certo mestiere e la durata esigua aiuta a non annoiarsi troppo.
Commento di: Nick franc
Commedia sexy girata quando il genere aveva già iniziato il suo declino. Girolami riesce a dare un discreto ritmo ma il cast non è ben amalgamato: la Siani e la De Ponti sembrano spaesate, Vitali e Ciardo come coppia comica non sono ben assortiti e anche le scene con i militari lasciano il tempo che trovano. Per fortuna ci sono Montagnani (che, anche se va col pilota automatico, risolleva un po' il livello del film con le sue battute) e una Mell bella e altera. La canzoncina dei titoli di testa e coda cantata da Ciardo e Vitali entra di diritto negli annali del trash.
Commento di: Herrkinski
Action filippino che parte con un incipit da 'namsploitation per poi spostare la storia a 15 anni dopo; in sostanza vediamo il buon Norton come agente speciale incaricato di fermare la vendetta di un gruppo di killer vietnamiti tra ninja, un po' di arti marziali, scontri di ogni genere incluso il confronto finale col villain principale in una tipica fabbrica abbandonata. Certo, tutto è inserito un tanto al chilo e la qualità è ampiamente discutibile; anche Norton non brilla e le coreografie di lotta sono abbastanza elementari, tuttavia nel complesso vagamente meglio di altri epigoni.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Denis Villeneuve riprende in mano il romanzo di Frank Herbert e, non spaventato dalla travagliatissima odissea che afflisse la prima trasposizione cinematografica (passata nelle mani di molti registi prima di incontrare David Lynch), s'imbarca in un'avventura che già in partenza sa di dover dividere in due diversi film. Ciò con cui abbiamo a che fare quindi - è bene specificarlo - è solo la prima parte di due, inevitabilmente destinata a deludere chi sperava di poter vedere conclusa - dopo due ore e mezza - la storia di Paul Atreides e dei suoi. La trama non...Leggi tutto può naturalmente essere diversa da quella portata in scena da Lynch, ma a differire profondamente è lo spessore - ben maggiore - che Villeneuve riesce a dare al film, intriso dello stile evocativo del regista, ricco di una magniloquenza ottenuta non tanto grazie alla grandiosità degli effetti speciali quanto alla potente mistica che sottintende a buona parte delle scene, così lontana dall'allegro baraccone lynchiano e invece sospesa, rimbombante di un sonoro potentissimo e totalizzante assistito dalla calzante colonna sonora di Hans Zimmer. Il pianeta Arrakis, con le sue dune e la minaccia sempre latente dei vermoni da sabbia, diventa un nuovo scenario futuristico avvolto dalla patina nebbiosa e inafferrabile dello stile di Villeneuve, vicino all'ambiziosa imponenza di Nolan senza dover pagar dazio a sceneggiature scritte in autonomia che ne smorzano l'impatto. Non che qui il copione sia dei migliori, sia chiaro, perché tra astrusi nomi di popoli e personaggi c'è da confondersi facilmente, all'interno di un filo conduttore che sarebbe in sé piuttosto elementare da seguire, se esposto correttamente. In fondo ciò che abbiamo di fronte è una lotta tra due casati interstellari, quello degli Atreides e quello degli Harkonnen, con questi ultimi pronti a vendicarsi dei primi che li hanno sostituiti (per volere dell'imperatore galattico) nella gestione di Arrakis, l'unico pianeta conosciuto dove si possa trovare la preziosissima "spezia", indispensabile coadiuavante per il volo interstellare. Il resto è la solita avventura paramessianica dell'eletto di turno, cresciuto per diventare guida riconosciuta di interi popoli in rivolta e in questo caso impersonato da Timothée Chalamet (il MacLaghlan di Lynch pareva più carismatico, a dire il vero). La forza del film tuttavia sta nella preziosa messa in scena di Villeneuve, che gioca molto sull'attesa, sulla contemplazione, sull'opprimente enormità delle astronavi cui si sposa una ieraticità parzialmente ravvisabile anche nei personaggi. Poca vera azione e una maestosità che talvolta sembra fare davvero a pugni colla rozzezza di certi passaggi narrativi. Le cadute di gusto nelle caratterizzazioni sono imputabili in parte alla matrice letteraria ma anche alla difficoltà di far convivere l'anima alta del cinema di Villeneuve con i tratti spesso fumettistici della storia, già causa dell'impatto modesto della prima trasposizione lynchiana. Molti gli spunti mal spiegati o lasciati cadere nel nulla, e anche se le qualità del film sono evidenti (legate principalmente alla padronanza superiore dei mezzi e al talento riconosciuto del regista), era auspicabile qualche compromesso in più con l'azione, senza voler puntare tutto su estasi e contemplazione. Scarsamente incisive Lady Jessica (Ferguson) e le fasi in cui compare, nonostante anche gli interni siano scenograficamente studiatissimi, minimali ma d'impatto. Non sono comunque gli effetti visivi la forza del film quanto piuttosto l'involucro sonoro, che abbinato a eccellenti scelte d'inquadratura ci immerge in un sogno rimbombante fuso nelle straordinarie musiche di Zimmer.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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In uno stabile di Roma si incrociano (ma nemmeno troppo) le storie di tre diverse famiglie con i loro problemi, aperti simbolicamente dall'incidente d'auto iniziale nel quale un ragazzo ubriaco investe di notte, uccidendola, una povera donna che attraversava la strada. I genitori (Moretti e Buy) del giovane sono divisi tra il consolarlo (lei) e il rimproverarlo (lui), mentre senza nemmeno troppo accorgersene scavano sempre di più il baratro che li separa da un figlio che nella vita di cose buone pare averne combinate poche. Più apparentemente serena è la famiglia di...Leggi tutto Lucio (Scamarcio) e Sara (Lietti), che quando escono lasciano spesso la figlioletta dai vicini di casa, una coppia anziana con lui ormai avviato verso la demenza senile. Infine c'è Monica (Rohrwacher), fresca madre di una dolce bambina costretta a crescerla in assenza del marito (Giannini), costantemente via per impegni lavorativi. Tre storie che non hanno alcuna pretesa di apparire straordinarie e anzi puntano a ricostruire un quotidiano all'interno del quale ci si possa in qualche modo riconoscere. Per questo stonano - segnatamente nel segmento con Scamarcio - alcuni eccessi d'ira un po' eccessivi che avrebbero avuto bisogno d'incubare più gradatamente, prima di esplodere in tutta la loro virulenza. L'odio di Lucio nei confronti del vicino è chiaramente il sintomo di un equilibrio interno instabile destinato a trovare immediato contrappasso nella nipote del poveretto, Charlotte (Tantucci), fin da subito smaccatamente (anche qui con sfumature un po' goffe nella malizia di lei) attratta da Lucio. E' forse l'episodio che più ha da dire, a livello emozionale, e più mostra una varietà che sa farsi interessante. E' invece molto più ripetitivo e stanco quello in cui la Rohrwacher interpreta una donna tenera e svagata, rapita dalle attenzioni richieste dalla figlia ma conscia della lontananza del partner che la porta a rinchiudersi ancor più in se stessa, covando turbe destinate a non poter essere contenute oltre un certo limite. La terza storia (inizialmente quasi marginale), quella dei due coniugi costretti a fare i conti con un figlio che sembra voler rimandare le proprie colpe all'educazione sbagliata con cui è stato cresciuto, è quella che più poggia sulle spalle degli attori: sia Moretti nel ruolo difficile del giudice posto di fronte alla chiara colpevolezza del figlio che soprattutto la Buy, una volta di più davvero straordinaria nel trasmettere un'umanità e una naturalezza che in poche saprebbero restituire allo stesso modo, conferiscono all'episodio una credibilità in grado di trasformarsi nel vero valore aggiunto. Se qui non molto si ha da dire in termini di sviluppo (almeno fino a quando il personaggio della Buy non sale in cattedra diventandone l'unica autentica protagonista), le emozioni sono lasciate soprattutto alle interpretazioni. Un Moretti misurato s'impadronisce facilmente della figura del padre glaciale, indulgente solo come prima ovvia reazione ma pronto a desistere subito di fronte all'ostinata opposizione del figlio. Mentre Scamarcio, inizialmente un po' impacciato, acquisisce poi confidenza col personaggio offrendo un'interpretazione matura e solida. Le implicazioni etiche di ogni azione diventano facili spunti di riflessione, danno profondità a un'opera che però, al di là di un'accurata indagine pscologica, fatica a coinvolgere come dovrebbe, talvolta evanescente quanto la fotografia sbiancata che ne svilisce l'impatto visivo quasi a scarnificarla per ridurla all'essenziale. Una semplicità che si riflette nell'utilizzo di tecniche registiche elementari, in un ritorno al cinema costruito per veicolare prima di ogni cosa i sentimenti ma che non sempre riesce a sganciarsi da una banalità che avrebbe trovato giustificazione solo se supportata più efficacemente dalla sceneggiatura. Così invece i tanti momenti poco significativi ristagnano indebolendo l'insieme, assestato sulle coordinate del dramma in cui non c'è più posto per l'ironia del Moretti inimitabile d'un tempo.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Sei ore e oltre per addentrarsi nell'indagine su di un omicidio che per tutta la prima puntata o quasi ancora non avviene. Perché la serie gioca molto sull'attesa, sull'incedere lento che permetta alla mattatrice assoluta Kate Winslet di far pesare la propria indubbia bravura (scontato l'Emmy award): ogni parola è ponderata, ogni sguardo un messaggio da interpretare rivolto allo spettatore. E' lei la Mare che fin dal titolo (originale) si impone su tutto e tutti lasciando che ogni nuovo passo in avanti ruoti intorno a lei, rubando la scena per contratto in una...Leggi tutto Easttown che fa da microcosmo-paese in cui gli abitanti si conoscono, si salutano, si frequentano... Mare Sheehan è divorziata e vive con la madre (Smart), la figlia Siobhan (Rice) e il piccolo Drew (King), il nipotino avuto dal figlio suicida e dalla sua ex fidanzata tossicodipendente che ora vorrebbe riprenderselo. Lavora in polizia come detective e ha le sue belle gatte da pelare, compresa una signora che da anni pretende che si ritrovi sua figlia, scomparsa ormai da tempo. Ma l'atmosfera inizialmente è ancora quella di una cittadina sonnacchiosa, con il suo quotidiano di piccoli litigi (anche in centrale), di casi da niente, di semplici contrasti tra ragazzi, ed è utile a farci familiarizzare con i tanti personaggi che troveranno tutti il proprio spazio (creando una certa confusione con i nomi, se non si sta molto attenti). L'omicidio irrompe inatteso: a morire è la giovane ragazza madre Erin (Spaeny), trovata riversa nuda una mattina ai bordi del fiume. Il sospettato principe è naturalmente l'ex fidanzato (Mulhern), col quale non andava più d'accordo. Da qui la storia prende finalmente il via mantenendo un approccio mai stravolto dal montaggio esasperato di oggi e puntando invece ad approfondire la psicologia dei protagonisti. In primis quella di Mare, naturalmente: dal suo rapporto con la madre (l'unico in cui si ravvisi qualche timido tocco ironico in un clima altrimenti drammatico o malinconico) a quello con la psicologa dalla quale è in cura perché non riesce a dimenticare il suicidio del figlio (se ne sente responsabile); da quello con l'ex marito (Denman) fino a quelli con la figlia, con il collega gentile (Peters) forse innamorato di lei, con lo scrittore di successo (Pearce) che la invita a cena, con l'unica vera amica Lori (Nicholson), con la madre di suo nipote e con molte altre figure secondarie con le quali Mare entra in contatto creando quel reticolo di relazioni su cui la serie si fonda dando vita a un intreccio particolarmente intricato. Al punto che a tratti sembra quasi di risvegliarsi nella morbosità lynchiana di TWIN PEAKS: qui il soprannaturale è bandito, ma i punti di contatto sono evidenti. Il caso in sé non sarebbe peraltro così complesso, è la struttura della serie, semmai, ad esserlo; per come fa interagire tra loro decine di personaggi senza che necessariamente tutti rientrino nella linea principale delle indagini, ad esempio. Se quindi si accettano i ritmi bassi necessari a focalizzare l'attenzione sui drammi interiori di Mare, che moltiplicheranno a dismisura minuto dopo minuto (il totale si aggira sulle sette ore), si potrà facilmente empatizzare con lei. La cura nella realizzazione della serie è evidente, la direzione del cast impeccabile, la fotografia di qualità e se anche nulla fa pensare a qualcosa di imperdibile o di epocale, il gusto degli autori nella messa in scena, un'ultima parte assolutamente all'altezza (e pensare che alla fine della penultima puntata si direbbe che tutto sia già concluso) e una Kate Winslet formidabile (ecco, magari quella sigaretta elettronica è un po' invadente...) marchiano a fuoco una serie comunque di alta qualità. Qualche inevitabile strizzata d'cchi alle minoranze non solo etniche (Siobhan è omosessuale, la figlia di Lori è affetta dalla sindrome di Down) e più di una divagazione superflua (lo scrittore...) non intaccano una credibilità generale che accresce la piacevolezza dell'insieme.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE