il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

IL TEATRO 5 AI DE PAOLIS
lo studio aperto che bruciò
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271357 commenti | 9003 papiri originali | 48237 titoli | 19734 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Verginità (1974)
  • Luogo del film: La villa in Sicilia di Salvatore Cascemi (Salerno), il barone che sposerà la giovane Santa (Vetusto)
  • Luogo reale: Villa Manetti, Km 19 di Viale Tivoli, Palombara Sabina, Roma
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  • Film: La famiglia Brambilla in vacanza (1941)
  • Luogo del film: La casa milanese della famiglia Brambila
  • Luogo reale: , Roma, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Anthonyvm
Divertente corto del Buttgereit pre-Nekromantik, in cui la ridicolaggine (in)volontaria viene rilasciata a piccole dosi con spontanea maestria, dalle smorfie assurde che lo stesso regista (anche attore) esibisce nei primi piani, al parto in dettaglio con un bebé-pupazzo e una vagina posticcia, per poi culminare in un finale gore ultra-trash in stile La casa di Raimi, fra neonati che vomitano schiuma da barba e zombi vendicativi à la Creepshow. Sciocco, fumettistico, ingenuo, ma assolutamente spassoso. Meglio del previsto il make-up del morto vivente e la colonna sonora al pianoforte.
Commento di: Leandrino
Un giornalista di punta che gioca a fare il detective si fa prendere la mano nella questione UFO. Ambientazione romana per questo thriller sci-fi (ambientato in Inghilterra) gemmato dal calderone della casistica ufologica e dell'aneddotica cospirazionista. Un film che fa acqua un po' da tutte le parti e che nonostante il basso budget sfoggia alieni, astronavi ed effetti speciali: fa tutto molta simpatia, ma qualcosa sarebbe stato davvero meglio lasciarlo all'immaginazione.
Commento di: Herrkinski
Il comico Townsend, molto popolare negli Usa (meno da noi), gira e interpreta questa gustosa satira del cinema hollywoodiano e dei cliché associati agli attori afro-americani. Il film ha una storyline principale, quella dell'attore esordiente alla ricerca di un ruolo serio; è però solo un riferimento da cui divagare in sketch che si prendono gioco di critici, franchise famosi, generi cinematografici e pregiudizi sugli attori di colore in un caleidoscopio di sogni ad occhi aperti del protagonista quasi sempre spassosi e ben resi da un Townsend scatenato. Molto buona la fotografia.
Commento di: Kinodrop
Un poliziotto violento e spicciativo e un padre assetato di vendetta, convinti senza prove della colpevolezza di un "mite" professore, si scatenano contro di lui per farlo confessare. Una storia altamente crudele, non solo per le scene che alludono a sofferenze inenarrabili, ma anche per il principio esecrabile di un orrendo concetto di "giustizia" che nessuna velleità ironica (fuori luogo) può alleggerire, neanche in nome di precedenti e ben più valide ascendenze cinematografiche. Nonostante qualche cura formale e la scelta di facce giuste, risulta francamente incondivisibile.
Commento di: Dzekobsc16
Da un fatto di cronaca, la strage del duomo di San Miniato, i Taviani costruiscono un film di grande impatto visivo com'è nel loro stile, con punte drammatiche smorzate bene dalla splendida colonna sonora di Piovani. Nonostante l'imprecisione dell'attribuzione dell'attentato ai tedeschi (la tragedia venne causata da una granata americana mal indirizzata), l'opera è ben realizzata, anche se con qualche patetismo eccessivo in alcune fasi. Bellissime le location delle campagne toscane tra Firenze e San Miniato stessa. Poetico.
Commento di: Daniela
Reduce di guerra, al  ritorno a New Orleans un capitano scopre che il padre è stato falsamente accusato di essere un baro e poi ucciso in duello... Avventuroso di stampo classico piuttosto prevedibile nella trama ma colorito dall'ambientazione tra le insidiose paludi della Louisiana ed i tavoli da gioco dei battelli fluviali. Poco espressivo Robertson, mentre Paget è davvero una bellezza da togliere il respiro anche vestita di stracci ed il  resto del cast conta su qualche bravo caratteristica oltre a McCarthy che veste con disinvoltura i panni azzimati del fetente di turno. 

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Uscito lo stesso anno del più celebre, quasi omonimo horror di Neil Marshall, ne condivide giusto l'idea della discesa nelle viscere della Terra, qui dovuta però a qualcosa di ben più necessario di una semplice spedizione “speleologica”. Già dalle prime scene, infatti, abbiamo la misura del disastro incombente: una pittoresca cascata si tramuta d'improvviso in una colata di lava che mette immediatamente in allarme il professor Jake Rollins (Perry). Il tempo di far trascorrere...Leggi tutto qualche minuto e cominciano i tipici disastri digitali cui il genere ci ha abituato, soprattutto in televisione: asfalto che si crepa aprendo voragini, palazzi e ponti che crollano, geyser infuocati e un po' l'intero catalogo classico del B-movie catastrofico da quattro soldi. Convocato nientemeno che grazie all'intervento del Presidente degli Stati Uniti, Rollins si ritrova a lavorare sul misterioso progetto “D.E.E.P.” insieme a Jen (Brown), una sua vecchia fiamma alla quale spiega subito i danni che il loro lavoro sta geologicamente provocando: occhio all'anello di fuoco, una catena di vulcani estesa dal Sudamerica all'Australia pronta a esplodere, con gas che s'infiltrano tra le falde tettoniche liberando la lava e portando a continue eruzioni. Cosa diavolo stava finanziando il governo? L'individuo (parzialmente) losco è questa volta tale dr. Palmer (Roberts), ex collaboratore di Rollins che ha come al solito armeggiato malamente col materiale a disposizione creando danni inimmaginabili. Per risolverli Rollins, Jen e Palmer s'imbarcano assieme ad altri due anonimi soldatini sulla “talpa”, un tozzo mezzo scavagallerie con grossa trivella sulla parte anteriore che dovrà condurli a chissà quanti metri sottoterra per piazzare bombe nucleari (40 volte più potenti di quella di Hiroshima!), da far esplodere al momento opportuno fermando così l'incombente apocalisse naturale. Scientificamente parlando “qualche” dubbio sussiste, sulla soluzione scelta, ma è meglio non porsi troppe domande e seguire l'avventura sotterranea dei nostri eroi, che quando arrivano al punto stabilito si ritrovano in una grotta di pavimento levigato con stalattiti e stalagmiti che fa rivalutare tutti i baracconeschi viaggi al centro della Terra degli anni d'oro. Avendo esaurito gli effetti speciali nel primo quarto d'ora quel che resta è un po' di tensione scaturita da prevedibili inconvenienti (compresi quelli di comunicazione con la superficie). Luke Perry, decisamente poco credibile come gran genio della scienza, è comunque più convincente di chi lo circonda e se non altro un po' di umanità al suo dottore la regala. Ci si aspettava qualche colpo di scena, invece tutto scorre piatto e con le riprese che passano dalla cabina della talpa alla sala comandi del progetto “D.E.E.P.” c'è poco da star allegri: anche scenograficamente non c'è nulla di interessante. Si salva appena la regia di Terry Cunningham, che riesce a mantenere vivo un briciolo di interesse per la vicenda, e pure Natalie Brown, in fondo, è una partner meno scipita di quanto ci si aspetti in prodotti simili. Ma se l'unico elemento che si aggiunge alla povera avventura sotterranea è qualche bisticcio governativo dovuto alla necessità di coprire le responsabilità dei disastri, poco c'è da rallegrarsi... Inevitabili sacrifici umani, problemi coi detonatori, inconvenienti meccanici e pure il lento riavvicinamento dei piccioncini: il campionario classico insomma, senza sorprese.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Nell'incipit una giovane coppia si stringe la mano su di un ponte, s'incatena a un blocco di cemento e un attimo dopo scompare di scena, lasciando una sciarpa rossa appesa a un parapetto. Sotto scorre il fiume... Si ritorna a sei mesi prima e ritroviamo la stessa sciarpa: è il dono che Gary (Goodacre) fa a Emily (Kwiatkowski). I due sembrano una coppia felice e Jill (Hartley), la madre di lei, appena sa che la figlia ha un ragazzo lo è ancor di più; perché Emily soffre di depressione, è una sociopatica, è cresciuta senza il padre e anche se il fidanzato...Leggi tutto (Payne) di mamma è un brav'uomo non basta. Quando la diciottenne presenta Gary in famiglia si capisce subito che il tipetto non è troppo per la quale: pensa solo ai soldi, è un montato, arrogante, presuntuoso. Ma che ci si vuol fare... Se Jill mostra subito qualche riserva, il suo uomo la tranquillizza. Hai voglia: quando le famiglie dei due giovani s'incontrano (Gary vive con la madre e il fratello poliziotto dominandoli entrambi) sono presto scintille. Passa poco e Gary per una futile lite in auto accoppa un coetaneo. Processo veloce, condanna a 15 anni e la decisione di farla finita trascinando con sé la povera, indifesa Emily. Torniamo così alla scena dell'incipit: la telecamera di sorveglianza montata nei pressi del ponte non ha ripreso il tuffo ma le circostanze lasciano proprio pensare a un doppio suicidio. Jill tuttavia è convinta che qualcosa non torni e contatta un amico detective (Brazeau) per indagare sul caso. E qui comincia tutta un'altra storia, in cui al dramma di una madre si sostituiscono le indagini atte a scoprire cosa sia davvero successo, su quel ponte. Il film è retto discretamente da Lindsay Hartley, ex diva di soap come PASSIONI o LA VALLE DEI PINI riciclatasi in prodotti televisivi spesso a base thriller: l'interpretazione è sentita, il ruolo di madre risoluta le si addice (pure quando ci dà dentro, come vedremo l'anno dopo in ATTRAZIONE MORTALE) e tanto basta a dare vigore al tutto; in tv movie simili è già un passo avanti. Molto più smorti la figlia e il fidanzato, anche se nel caso della prima è il personaggio a richiederlo. Tradizionalmente inquadrata la figura del giovane maledetto di Jedidiah Goodacre, che si spinge spesso “oltre” con risposte spiazzanti per poi ritornare mansueto in modo da nascondere parzialmente la propria vera natura. Però la regia è svelta e riesce a cavarsela anche nel finale puramente thrilling senza troppo ricordarci i difetti del genere applicati al media televisivo e al suo pubblico. E in fondo anche i diversi momenti in cui si articola la storia sono studiati in modo da farla procedere senza pause inserendo un buon numero di particolari che permettano di non soffermarsi a lungo sul modesto valore della sceneggiatura. Intrattenimento dozzinale ma meno abulico della media cui questo genere di titoli ci ha abituati, con figure marginali (vedi il detective doppiato da Locuratolo) descritte credibilmente.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Superflua revisione Hammer del classico di Hitchcock, ne riprende in pieno l'impianto cercando di puntare ancor di più sulla brillantezza dei dialoghi aggiornando il rapporto tra i due protagonisti e aggiungendovi qualche piccantezza ovviamente impensabile ai tempi dell'originale. Purtroppo Anthony Page non è Hitchcock e in questo potrebbe esaurirsi il paragone. Invece va sottolineato che soprattutto Elliott Gould (altrove autore di prove ironiche riuscite) non ha il fascino che nell'originale era proprio di...Leggi tutto Michael Redgrave. E Cybill Shepherd, che fa di tutto per apparire spigliata, divertente e molto in gamba, finisce con l'ottenere l'effetto opposto cadendo in eccessi irritanti. Insomma, una coppia poco simpatica cui s'aggiunge una Angela Lansbury (la signora scomparsa, per l'appunto) a sua volta lontana dalla buffa interpretazione di May Whitty. Si ritrovano tutti e tre su un treno che nel 1939, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, dovrà portarli dalla Baviera alla Svizzera. Robert (Gould), fotografo americano della rivista "Life" e Amanda (Shepherd), nota eriditiera specializzata in matrimoni e divorzi a soli trent'anni, si erano però già conosciuti la sera prima nell'albergo che li ospitava, dove lei si era sentita male dopo un'improbabile imitazione di Hitler in pubblico. Si ritrovano casualmente in treno ma non subito, perché inizialmente a fare amicizia sono Amanda e miss Froy (Lansbury), una bambinaia inglese maestra di musica piuttosto invadente che condivide con la donna una cena al vagone ristorante e che siede davanti a lei nello scompartimento. Il tempo di addormentarsi che al risveglio Amanda non la ritrova più; ma quel che è peggio, ed è più singolare, è che chi l'ha vista insiste nel ripetere che quella signora non è mai esistita, lasciando intendere alla bella ereditiera di avere le traveggole. Pure un medico che si aggira per i vagoni (Lom) non pare prendere troppo sul serio la donna e lo stesso Robert, che presto finisce per rivederla, sembra assecondarla più per l'avvenenza che non per la reale convinzione che stia dicendo la verità. Eppure chi guarda ha l'ovvia sensazione che qualcosa non stia andando per il verso giusto, in quello che poi era un tipico meccanismo hitchcockiano all'epoca mirabilmente messo in scena per uno dei migliori e più compiuti film del periodo inglese del Maestro. Il remake svela l'inconsistenza di fondo del plot e manca del virtuosismo registico di Hitchcock, che aveva fatto del film un terreno su cui sperimentare tecniche d'effetto all'interno di un vagone ricostruito interamente in studio. Debole l'ultima parte in cui subentra l'azione e ancor di più il finale con cantata. Del gruppo il migliore pare Herbert Lom, una volta di più impeccabile in un ruolo insieme candido e ambiguo. Il cast è comunque di tutto rispetto e la storia resta buona, pur se qui eccessivamente seppellita da dosi massicce di ironia forzata e sorrisini complici...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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