il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

267433 commenti | 8930 papiri originali | 47335 titoli | 19537 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Il professor Cenerentolo (2015)
  • Luogo del film: La casa della la signora Mammolotti (De Falco), in cui Arnaldo (Marotta) fa atterrare il drone
  • Luogo reale: Via Porto Romano, Ventotene, Latina
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  • Film: Faccia da schiaffi (1969)
  • Luogo del film: La stazione ferroviaria dove lavora Nino (Morandi) (ingresso)
  • Luogo reale: Piazza 12 Ottobre 1942, Roma, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Samuel1979
Meno pubblicizzato di Woodstock ma di certo non inferiore musicalmente, questo raduno viene indubbiamente ricordato per la partecipazione di alcune icone del mondo del rock oramai in declino: quella di Hendrix che da lì a poco sarebbe deceduto o quella di un barbuto e appesantito Jim Morrison che, nonostante tutto, ci regala una prestazione dignitosa (senza però eccedere). Folgoranti le esibizioni del giovanissimo chitarrista irlandese Rory Gallagher e dei Ten Years After con il funambolico Alvin Lee.
Commento di: Keyser3
Capolavoro senza età, patrimonio del cinema e, in senso allargato, della cultura italiana. Risi fonde abilmente la grande storia (il referendum del 2 giugno, l'attentato a Togliatti) con la vicenda privata di Silvio Magnozzi, giornalista e idealista, sullo sfondo dell'Italia contraddittoria del dopoguerra e della ricostruzione. Sordi è immenso nel tratteggiare un personaggio dalle tante sfaccettature, la Massari al ruolo della vita. Da amare e da guardare con una punta di tristezza, perché oggi film del genere non se ne fanno più.
Commento di: Daniela
Durante le fasi concitate di un arresto, un tenente di polizia uccide involontariamente la moglie del ricercato, un bancario complice in un rapina. Prima di finire in carcere, l'uomo giura vendetta... Specializzato in western, Boetticher si dimostra abile anche con questo stringato thriller a basso costo i cui pochi difetti sono ampiamente compensati dall'ottima prova di Corey: il suo assassino dall'aria dimessa ed inoffensiva sa essere davvero inquietante nella sua opacità. Efficace come sempre Cotten, meno Fleming per colpa del ruolo ingrato di moglie lagnosa dal comportamento sventato.
Commento di: Camibella
Commedia spensierata e furbetta che deve la sua riuscita quasi esclusivamente alla performance recitativa della grande Diane Keaton, un'attrice che dopo quasi vent'anni di carriera può permettersi di affrontare brillantemente qualsiasi ruolo le venga affidato. E così anche questa donna in carriera, che perso il lavoro a causa dell'arrivo improvviso di una bambina datale in affido, riesce a reinventarsi e a trovare pure l'amore. Parabola tutta americana sul successo e la caparbietà.
Commento di: Caesars
Divertente comica in cui i nostri eroi s'imbattono in una capretta che sarà (ovviamente) causa di molti guai. Pur non essendo tra i lavori migliori della coppia, il corto presenta gag divertenti che assicurano uno spettacolo simpatico. Nel finale le classiche torte in faccia sono sostituite da secchiate d'acqua, ma l'effetto "a valanga" è del tutto comparabile. Ottimi (neanche a dirlo) sono i due protagonisti, che gareggiano in bravura.
Commento di: Camibella
Segretaria caparbia indaga per conto di un piccolo studio legale contro una compagnia idrica che ha inquinato le falde acquifere provocando gravissime malattie ai residenti. Steven Soderbergh dirige una maestosa e sensualissima Julia Roberts, meritatamente vincitrice sia dell'Oscar che del Golden Globe, in un film di denuncia basato su fatti realmente accaduti con lucida precisione e con un ritmo narrativo senza pause né cadute di stile.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Padre di un ragazzino con del talento, lo sciamannato Patrick (Poelvoorde) incontra a una riunione di classe Agathe (Huppert), tipica esponente dell'alta borghesia francese il cui figlio è al contrario molto meno dotato di quello di Patrick (suo amico). Degli adolescenti tuttavia il film si disinteressa quasi completamente, accessori utili quasi esclusivamente per favorire la conoscenza e lo scontro tra due mondi opposti. Patrick irrompe con tutta la sua genuina rozzezza nella vita di Agathe e del maturo compagno (Dussolier): lei annichilita dalla sua volgarità esibita senza... Leggi tuttofreni, lui imbarazzato ma in fondo anche divertito e parzialmente complice. Una delle idee più sfruttate dalla commedia di ogni tempo genera in questo caso scintille fin dal primo imprevedibile incrocio a scuola e viene intelligentemente piegata alle esigenze di un film che vorrebbe anche riflettere sulle diverse qualità dei due diversi tipi di approcci alla vita, cosa che purtroppo affievolisce il divertimento nella seconda parte. La prima è invece un susseguirsi di gag talvolta davvero azzeccate e che coinvolgono come quarta "incomoda" la donna (Efira) a cui Patrick si rivolge per cercare di capire come evitare che i servizi sociali gli sottraggano la custodia del figlio. Se Poelvoorde è un torrente in piena che conferma le sue già note potenzialità comiche, la Huppert offre una eccellente performance nei panni della gallerista gelida, altezzosa e ovviamente disgustata dalla totale mancanza di savoir faire di Patrick. Ma come ampiamente prevedibile il fascino dell'uomo "animale" finirà col fare breccia persino nella fredda Agathe, il cui compagno da vent'anni si lascerà invece travolgere dalla bionda amica di Patrick stesso in uno scambio di coppie mai scatenato e condotto anzi con stile a suo modo sobrio dalla regista Anne Fontaine, che lascia comunque intuire una bella predisposizione alla commedia. I personaggi che animano la vicenda sono quindi solo quattro, con gli altri che restano ampiamente ai margini e danno modo ai protagonisti di farsi valere dal punto di vista attoriale grazie a una sceneggiatura ben studiata, che solo col tempo perde smalto andando a lambire quasi il lacrimevole in una seconda parte in cui tuttavia il tempo per farsi qualche sana risata non manca. Alla Huppert il compito di impersonare la figura più sfaccettata, a Poelvoorde quello di seguirla lasciando trasparire anche nel suo Patrick un animo nobile che sappia guardare al di là della battutaccia più o meno consapevole. Se poi la Efira incide poco o nulla nel ruolo della giovane entusiasta amante della natura e dello sport, più interessante è quello di Dussolier, per quanto in assoluto il più ovvio dei quattro: stimolato da Patrick, ammette la rigidità del suo rapporto con Agathe aprendosi alla nuova avventura fino a condurci verso una conclusione meno scontata del previsto. Una commedia incisiva, forte di quattro o cinque momenti davvero spassosi e di altri comunque centrati, va annoverata tra le più riuscite del periodo, cui la Huppert soprattutto regala un'aura di autenticità non comune pur dovendo impersonare un personaggio caricaturale.


Marcel M.J. Davinotti jr.
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Ci risiamo coll'evaso: soprattutto in tv è tema che funziona da sempre e qui, già dalle prime immagini di fuga nel bosco, sembra svolgersi seguendo il più tradizionale degli schemi. Luois (Olejnik) se n'è scappato di prigione con altri due: uno l'han fatto fuori e l'altro catturato. La polizia contatta subito Diana (Booth), la donna a causa della cui testimonianza l'uomo venne condannato: il processo stabilì che Louis le uccise il padre e il fidanzato nel garage della lussuosa villa dove lei ancora abita e dove lui lavorava come giardiniere. Fu la testimone chiave perché lo trovò a fianco... Leggi tuttodei due cadaveri con le mani ancora sporche di sangue. L'uomo è evaso a centinaia di miglia da lì e la polizia sostiene che quello sarebbe proprio l'ultimo posto in cui andrebbe ma... indovinate un po'? La sera stessa Louis s'introduce in casa della donna e a pistola spianata la lega alla sedia! Tuttavia, e qui sta la relativa novità, si proclama da subito innocente, relativamente al doppio omicidio di cui sopra. Pretende di vedere i filmati della telecamere di sorveglianza che lei in tanti anni non aveva degnato di uno sgurardo, di tornare sul luogo del delitto... Ci si chiede quindi se sia davvero lui il vero assassino o se la giustizia abbia preso una di quei colossali granchi che nella fiction sono la regola. Attorno a questo interrogativo gira il film, inizialmente davvero inconsistente nonostante una recitazione accettabile da parte dell'intero cast. La suspense è inoculata a forza, l'evaso non ha affatto l'aria minacciosa ma solo due occhi che fin dalla prima immagine al telegiornale sembrano uscirgli dalle orbite e il rapporto tra i due protagonisti è meno convenzionale del previsto. Quanto agli altri personaggi (il fratello di lei con relativa moglie, l'avvocato e qualche poliziotto in funzione di comparsa o poco più) riempiono un po' la trafila dei possibili sospetti giusto per farci capire che non siamo in un dramma ma in un thriller che potrebbe riservare qualche sorpresa. Che in effetti, volendo chiudere gli occhi sulle incongruenze e l'implausibilità di molte circostanze, arriva. Diciamo che il tutto si basa su un paio di simpatiche idee riguardo alla soluzione (il cellulare...) e che il resto è stato costruito senza fantasia per supportarle. Per questo la fase migliore è sicuramente l'ultima, in cui la tensione a suo modo monta e si assiste allo sperato colpo di scena. Il risultato, insomma, questo EYEWITNESS (premio al titolo meno originale dell'anno) lo porta a casa, senza che d'altro canto ci si possa felicitare granché... Craig Olejnik, noto per la serie THE LISTENER, è un carcerato meno invadente o brutale del previsto e in questo caso all'orecchio predilige l'occhio.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Con l'inseparabile cappotto marrone in pelle (che sostituisce solo nell'ultima parte con un giubbotto nero, sempre in pelle), Shaft si fa in un attimo icona, cogliendo un enorme successo e lanciando un intero genere che di lì a poco fiorirà per tutti i Settanta, la cosiddetta “blaxploitation”, i cui eroi sono immancabilmente di colore. In SHAFT, che ruota attorno al rapimento della figlia del gangsteraccio Bumpy (Gunn) da parte della mafia di Manhattan, Harlem diventa il centro di gravità dell'azione; John Shaft (Roundtree), detective privato dal fare sprezzante, amato dalle donne che cambia... Leggi tuttosenza pensarci, è un duro dalla battuta pronta che s'appoggia a un tenente (Cioffi) col quale coltiva un rapporto bifronte. Ricevuto da Bumpy un consistente anticipo, comincia le ricerche contattando un gruppo di amici della ragazza che, a detta del padre, potrebbero sapere dove si trova. Quel che segue è un action convenzionale, puntato alla resa più autentica possibile del clima d'inizio Settanta nella parte “nera” della Grande Mela, sostenuto dalla colonna sonora di Isaac Hayes che, main theme vincitore dell'Oscar a parte, si fa parte integrante e altamente caratterizzante del film. Musiche sincopate, percussioni, fiati... la tensione prima ancora che dalle immagini nasce da qui, si fa stile e permette di sorvolare sulle non esaltanti qualità di una pellicola che prosegue puntando quasi esclusivamente sul carisma del protagonista e le facce giuste dei comprimari (a cominciare da quella del tenente, perfetto sparring partner da giocarsi qua e là). Ingenuo e semplice nella costruzione, SHAFT cresce e si lascia vedere proporzionalmente alla qualità dei diversi brani in colonna sonora e di qualche sporadica battuta azzeccata, con un'ultima parte in cui si nota quanto in assenza di valide riprese della città (in esterni e interni) o di dialoghi brillanti l'azione lasci a desiderare. Roundtree ha comunque il giusto carisma e la regia di Parks sa come da lui dipenda l'efficacia del film, basato - come ben chiarisce il titolo - sulla sua figura, cui dare ampio spazio lasciando il resto in secondo piano. Non ci si attenda quindi troppo coinvolgimento per una storia uguale a mille altre e sviluppata convenzionalmente attraversando tutti i passaggi obbligati del caso.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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