il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

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285732 commenti | 9238 papiri originali | 51300 titoli | 20814 Location

Su NetflixI MIGLIORI

LOCATION ZONE

  • Film: Il Decameron (1971)
  • Luogo del film: Il palazzo dove abita Caterina da Valbona (Genovese)
  • Luogo reale: Palazzo Cocozza di Montanara, Via Parrocchia 2, Piedimonte di Casolla, Caserta, Caserta
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  • Film: Tutto il mio folle amore (2019)
  • Luogo del film: La stazione dove Willy (Santamaria) incontra un amico per organizzare il passaggio attraverso la fro
  • Luogo reale: Capodistria: Stazione di Podgorje, Slovenia, Estero
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Daniela
In ospedale, una donna interamente coperta da benda racconta ad una scettico poliziotto la sua storia: fotografa naturalista, ha dovuto fronteggiare una banda di sadici attaccati alle loro tradizioni... Tra il survival-movie e il torture-porn affidato all'immaginazione, un film da inscrivere al genere "donne tostissime in fuga da maschi violenti ma non molto intelligenti" che non si segnala né per la trama lacunosa né per la definizione dei personaggi piuttosto grossolana ma rischia di restare impresso per la crudeltà inaudita dell'epilogo anche se più raccontata che mostrata.
Commento di: Minitina80
Si potrebbe descrivere come la rappresentazione di un evento tragico alla stregua dei tanti che ogni tanto macchiano le cronache di nero. Un resoconto freddo e asettico nella giornata di un uomo che ha cambiato per sempre la sua vita e in negativo. Essenziale nel cercare le emozioni di colui che sa di aver compromesso la sua esistenza e deve ancora prenderne atto in maniera completa. Non è una passeggiata di piacere e la durata inferiore alla media dà una mano in questo senso perché l’angoscia e l’oppressione che trasmette si sentono tutte sulla pelle.
Commento di: Noodles
Film di rara inutilità. Un cast potenzialmente buono viene sprecato in una commedia a cui manca tutto: ritmo, comicità, personaggi e spunti. Sceneggiatura piatta e dialoghi pessimi, senza una battuta degna di questo nome. E come se non bastasse viene inserito un vago riferimento alle differenze di classe che ci sta come i cavoli a merenda. Giuliano Gemma inadatto, deludente anche Barbara Bach, che ci mette solo la bellezza. Anche il resto dei caratteristi sono tutti male utilizzati. Si salvano Ninetto Davoli e Marisa Merlini, ma non bastano a salvare il film dall'insufficienza.
Commento di: Minitina80
Thriller dozzinale che non lascia una buona impressione a causa di limiti evidenti che non passano inosservati, come il livello davvero basso della scrittura. Basti pensare alla relazione amorosa tra Douglas e la Basinger, che costituisce un esempio lampante di quanto sia poco rifinita e improbabile nei contenuti. La parte migliore riguarda le scene d’azione che possiedono almeno un buon ritmo, consentendo di dimenticare la banalità della trama raccontata. Ne consegue una mancanza di spessore che non gli permettere di essere preso troppo sul serio.
Commento di: Piero68
Visto che Netflix ha prodotto un film su Baggio ci può pure stare che Sky faccia una serie su Totti. Il problema è che la sceneggiatura sa di poco o niente e certe volte non riesce ad andare oltre all'aspetto macchiettistico. Sono gli ultimi anni di carriera del Pupone, ma non vengono certo svelati preziosi retroscena o storie poco conosciute. Ci si limita alla cronaca ufficiale e al rapporto conflittuale con Spalletti. I classici flashback tengono viva la serie quel poco che basta. Ci si aspettava molto di più.
Commento di: Herrkinski
Avvocati, assessori, medici, architetti; più che borghesi annoiati, borghesi arrapati, tanto da stuprare una minorenne in una delle scene più dure di questo dramma che stigmatizza gli abusi di potere e i giochi sporchi delle fasce privilegiate di certa società provinciale settantiana. L'atmosfera viziosa dei ricchi senza scrupoli è ben resa; l'ambigua ninfetta Tamburi è efficace nella parte, Bufi Landi e Capritti eclissano i protagonisti e le riprese cittadine d'epoca sono affascinanti come sempre. Erotismo più che altro suggerito e non particolarmente piacevole, visti i temi cupi.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Leonardo Cortese, che eredita le donne di Sheridan da Anton Giulio Majano, accorcia sensibilmente la durata dell'insieme rispetto al suo predecessore tagliando una puntata e facendo sì che ognuna di esse non superi mai i 55 minuti. Ne consegue uno sceneggiato più snello, purgato dalle troppe divagazioni che avevano contraddistinto la Donna di fiori ma anche meno interessante nella sua storia, che ruota attorno alla scomparsa di alcuni...Leggi tutto diamanti inseriti nel pannello del ritratto della "Donna di quadri", un dipinto sottratto a un museo. Tutto comincia con il ritrovamento dell'immancabile cadavere (nel parco) di un uomo che si scopre presto essere giunto a San Francisco a bordo di uno yacht dall'Europa. Con lui c'erano la principessa Olga Kandinsky (Villi), Jeanne Delacroix (Monelli) che sogna con lei di aprire una casa di moda in America, una figurinista (Della Porta), il capitano Sarre (Tranquilli) e pochi altri. Interrogati da Sheridan sui motivi che avevano spinto la vittima fin lì per incontrarsi con un losco faccendiere del posto (Carraro), i naviganti tacciono o fingono di non sapere nulla. Molto lentamente e faticando il tenente ricostruirà la vicenda, nella quale tuttavia non sembrano poi trovare posto personaggi che inizialmente ci vengono presentati come importanti (Troisi). Fa tutto parte del desiderio di allargare le maglie per permettere l'inserimento di segmenti utili solo a deviare l'attenzione. Questa volta però sono banditi o quasi gli intermezzi da commedia presenti nella Donna di fiori e tutto prende una piega nettamente più seriosa. Il caso però, o almeno l'ossatura che ne costituisce la linea principale, è qui molto semplice e anche la soluzione, per quanto piuttosto ingegnosa, sembra pescare il colpevole a caso dal mazzo costruendogli solo in un secondo tempo intorno un pregresso che gli conferisca la necessaria statura da cattivo di turno. Molti i dettagli fumosi inoltre, a conferma di una sceneggiatura studiata peggio del solito e per nulla chiara in alcuni passaggi. Sorvoliamo poi sull'inettitudine dimostrata da Sheridan nei confronti di una testimone da proteggere assolutamente (quando capita il fattaccio lui è al banchetto del rinfresco) e su una navigata (che porta i nostri fino a Capri!) troppo lunga durante la quale l'occupazione principale di chi sta in barca è quella di cercare i diamanti in ogni dove come in una interminabile caccia al tesoro. Lay è quello di sempre: sigaretta tra le mani, una consumata abilità nel trattare il personaggio, mai trascendentale ma molto solido nella sua conduzione delle indagini, vagamente ironico nei confronti di alcune persone, severo quando è il caso di esserlo. Tra gli altri spiccano un'Olga Villi credibile nel ruolo altero di principessa e un Tino Carraro beffardo e autoritario. Poco "visibili" gli aiutanti di Sheridan, relegato in un ruolo piuttosto anonimo Tranquilli. Divertente il flashback nel locale con musica dal vivo a San Francisco in cui si esibiscono solisti e gruppi che con tutta evidenza cantano rigorosamente in italiano. D'altra parte dell'America non v'è proprio sentore e i primi esterni "autentici" si vedono a Capri.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Ormai pare che quando si affronta l'argomento giovani e giovanissimi non si possa fare a meno di precipitare nel vortice dei social e dei telefonini, che tutto fagocita con i suoi like, le visualizzazioni, i video virali, i follower... come se l'universo mediatico avesse definitivamente annientato ogni spinta dei ragazzi verso l'esterno. E ovviamente i genitori, cresciuti in un mondo in cui internet era ancora agli albori o addirittura non c'era, non possono che fare la parte dei disadattati, di quelli che non comprendono come ci si possa estraniare dal mondo rifugiandosi nell'asettica...Leggi tutto virtualità. Papà Paolo (Volo), professore di filosofia nel liceo di sua figlia Simone (Francesconi), è il prototipo del genitore di cui sopra, umanista che prova invano a sottrarre Simone (da leggersi alla francese) dalla schiavitù del cellulare. Scopre anzi che la ragazzina sogna di fare l'influencer, notizia destinata a creare inevitabili attriti in famiglia (la madre non c'è più da tempo) che i condomini, amici di vecchia data (Frassica, Minaccioni, Cruciani, Vado), cercano di sopire aiutando Paolo durante i brevi incontri di gruppo in cortile. Ma la soluzione sta invece nell'inglobamento del padre nei meccanismi fatali dei social. L'uomo infatti, lanciatosi in una crociata che pensava essere tutta familiare contro i telefonini, finisce vittima di un filmato di Simone, che lo fa girare rendendolo immediatamente virale (quelle cose che nei film accadono con sconcertante faciloneria): hashtag “padretrombone” e addio, comincia l'ascesa di Paolo nell'empireo dei social. Diventato paladino di chi si rivolta alla dittatura della nuova comunicazione si fa anti-influencer e arriva subito ai ferri corti con la rappresentante occasionale di questi ultimi, Ele-O-Nora (De Lellis) attraverso uno scambio di offese reciproche. All'acqua di rose, naturalmente, perché siamo sempre nell'ambito del politically correct massimo, destinato a chiudersi in bellezza con assoluzione plenaria. Il canovaccio, banale come pochi (opera della stessa regista Michela Andreozzi e di Fabio Bonifacci), si sostiene grazie alla buona prova di Volo, che per il ruolo è tagliato, e a ritmi agili che scacciano la noia. Il ricorso all'intero immaginario mediatico nazional popolare (dalla D'Urso alle “Iene”) garantisce una full immersion nel nostro tempo per un film che si articola muovendo i propri personaggi tra accenni di innamoramento e foto hot da condividere, perché il centro catalizzatore di tutto resta sempre il cybermondo vissuto attraverso il telefonino, in cui Paolo diventa presto figura chiave grazie agli offici della figlia che gli fa di fatto da social media manager. Poco brillanti i quattro condomini (escluso Frassica, che qualche memorabile gioco di parole riesce chissà come a infilarcelo sempre), blandamente sfruttati, con una Minaccioni in ombra e piuttosto svogliata. Dovendo risolvere sempre il tutto in un'ora e mezza o poco più, l'ascesa a eroi mediatici dei signori nessuno di turno ha sempre contorni grotteschi, al cinema, con dinamiche ricalcate una sull'altra senza fantasia. Ci si accontenti allora di qualche discreto momento e di una recitazione generalmente più che accettabile, con figure altamente stereotipate (il preside interpretato da Massimilano Bruno) e un gruppo di giovani in cui emerge, grazie almeno a qualche sorpresa nel carattere, il Liverani di Rubet Mulen Porena, preda ambita delle candide liceali.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Dramma bifronte: Nord e Sud Italia a confronto, con i due protagonisti che vengono individuati nel loro ambiente fin da piccoli senza che ci si sposti da Brescia e Agrigento, le città dove cresceranno. Da una parte Filippo, che si muove in un clima di degrado in cui il sesso pretende la sua parte fin dalla più tenera età, con qualcuno che se ne approfitta in cambio di pochi gettoni per la sala giochi. Dall'altra Ludovico, ricco, indisponente, il primo a maltrattare chi vorrebbe solo essergli amico. Tredici anni dopo, la loro situazione in ambito familiare non è cambiata...Leggi tutto di molto: Filippo (Taormina) è ancora poverissimo, lavora da operaio per mantenere una famiglia in cui il padre non riesce a trovare un'occupazione, mentre a Ludovico (Mariottini), al contrario, non manca nulla: bei vestiti, auto, ragazze... Ha mantenuto lo stesso atteggiamento irritante di quando era bambino e non risparmia i suoi genitori, cui riserva un atteggiamento canzonatorio, di sufficienza e nessun rispetto. Per questo viene spedito a vivere da solo a Milano, proprio dove anche Filippo emigra con la famiglia perché suo padre possa finalmente trovare un lavoro grazie a un parente da tempo trasferitosi lì. E un lavoro dovrà trovarlo anche Filippo, a questo punto, il quale però, presentando il curriculum che si può immaginare, troverà solo porte chiuse. E allora ecco affacciarsi di nuovo il sesso come ultima spiaggia, facile guadagno per chi, come i due protagonisti, ha la prestanza fisica e la bellezza dalla sua. Ludovico e Filippo finiranno per incontrarsi, naturalmente, stabilendo un rapporto di complicità cementato dalla comune sofferenza, diversa ma in qualche modo associabile. Nel passato di Ludovico, poi, anche il ricordo di una ex fidanzata scomparsa tragicamente, che rivive in flashback mostrando un talento da disegnatrice che è lo stesso di cui pare in possesso Filippo. Ci sarà spazio anche per un colpo di scena nell'ultima parte che riporterà ancora il sesso (mai vissuto nel film con trasporto o amore) alla ribalta, lasciando che il tema percorra l'opera sottotraccia per esplodere di quando in quando. Il film di Giuseppe Lazzari (scritto da Paola Golferini) ha momenti anche di ottima intensità, evidenzia qualche dialogo ricercato di buon effetto, che però in bocca ad attori ancora chiaramente in fase di rodaggio rischia di apparire artificioso, mai sentito come dovrebbe. Si respira un'aria di quasi amatorialità, stemperato comunque da squarci paesaggistici talvolta azzeccati (i parchi con gli alberi secchi al Nord, il grigio del cielo che contrasta col sole e il mare del Sud); si affonda nel dramma senza arretrare di fronte a scene di una certa scabrosità, si cerca di costruire psicologicamente con attenzione i caratteri dei due protagonisti. La regia però indugia troppo, rallenta i ritmi senza avere i numeri per caricare i silenzi e le attese della giusta tensione emotiva, alterna freneticamente col montaggio sequenze in cui Flippo è dalla psicologa ad altre in cui Filippo ha un duro confronto coi genitori senza che l'idea paia giustificata da nulla. Eppure SENTIRSIDIRE non è un'operazione da bocciare completamente, perché conserva una sua sincerità di fondo, una capacità inattesa di descrivere la grettezza, l'abiezione, la spoglia desolazione di anime perdute. E anche le musiche sono spesso scelte con attenzione. Certo il finale lascia un po' l'amaro in bocca...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE