il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

L'ISPETTORE DERRICK
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287063 commenti | 9260 papiri originali | 51599 titoli | 20932 Location

Su Sky/NowI MIGLIORI

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  • Film: Polvere di Napoli (1998)
  • Multilocation: Palazzo Pandola
  • Luogo reale: Piazza del Gesù Nuovo, Napoli, Napoli
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  • Film: La porta delle 7 stelle (2005)
  • Luogo del film: Il centro multimediale dove l'amichetto indiano si reca dopo essere scappato
  • Luogo reale: Belgrado: Belgrade Youth Center, Makedonska 22, Serbia, Estero
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Il ferrini
Sorprendente opera prima di quello che diventerà uno dei cineasti più influenti di sempre. Nonostante la scarsità di mezzi Cronenberg riesce infatti a mettere in scena le sue prime, iconiche, sequenze splatter e nel farlo non trascura di costruire un solido impianto narrativo attorno ai temi che lo renderanno famoso. Gli effetti speciali, pur semplici, sono d'impatto, soprattutto quelli "sotto pelle" e abbondano i nudi femminili. Finale inquietante,
Commento di: Noodles
Tremendo cappa e spada italiano anni '60, privo completamente di qualsiasi interesse e che stanca dopo pochi minuti nelle sue infinite cavalcate, nei suoi dialoghi finti e nella mancanza di momenti che velocizzino l'azione e la vicenda. Invece la lentezza trionfa. Cast pessimo. Una recitazione quasi amatoriale che altrove sarebbe potuta essere interessante ma non qui, in tanta pomposità. Per non parlare dell'ennesima raffigurazione "di parte" degli Arabi. Edward Said guardando questa pellicola si rivolterebbe nella tomba. E si annoierebbe tanto. Brutto.
Commento di: Reeves
Da un testo teatrale di Angelo Longoni un film che immagina quattro persone (una prostituta, una pensionata, un panettiere e un extracomunitario) tenuti in ostaggio da un industriale in crisi improvvisatosi rapinatore. Nella forzata convivenza emergeranno i loro caratteri. L'impostazione teatrale è evidente, ma l'ottima recitazione riesce a dare al film quella spinta e quella suspense che lo fanno seguire fino alla fine, colpi di scena compresi. Peccato per Haber, il cui personaggio è davvero solo una macchietta.
Commento di: Gestarsh99
Melodramma noir al limitar del fosco, che senza mai inarcarsi convintamente nel thriller è però inquietato da due mostri sacri di mascolinità e femminilità: Widmark, suadenza e autocontrollo signorilmente confricanti; e la divina Marilyn, négligé e cheloidi ai polsi, "liscia come seta, ruvida come carta vetrata", in un ruolo pienamente centrale rispetto a quelli rivestiti nella filmografia personale sin lì maturata, vera madrina in bianco e nero di tutte le crazy-sitter senza valide referenze inavvedutamente assunte al cinema dalle coppiette in dolce attesa o in libera uscita serale.
Commento di: Lupus73
La terra si sposta di poco dal suo asse e che succede? Apocalisse zombi, vissuta dal paesotto locale con cast d'eccezione capitanato da Bill Murray; metacinematografico, saturo di citazioni (Romero su tutti), metaforico, con molta ironia tanto che potremmo parlare di conmedia macabra, piena di humor noir (efficace?), zombi che oltre al cannibalismo cercano le vecchie abitudini mortali (dolcettti caffè). Ok tutto molto riuscito, ma il risultato generale? La parola purtroppo è soporifero. Virare su qualche lavoro di De La Iglesia, perché Jarmusch è bravo in altro.
Commento di: Giufox
Registicamente essenziale, brilla per una ricostruzione libera da enfasi neorealiste e per un'interessante messa in scena frammentaria che ben si sposa con la confusione degli elementi narrati (in particolare nel caratterizzare nazisti e scene d'azione). Ha inoltre il merito di essere tra i primi a mettere in primo piano i sacrifici della Resistenza (il film venne finanziato da una partecipazione collettiva da parte di un gruppo di operai liguri) e non relegarla a sfondo del tessuto filmico come altri contemporanei. Piccolo documento storico, privo di demagogie e speculazioni.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Nella splendida cornice di San Sebastian (Spagna), nuova tappa di un percorso alleniano che trova sempre più spesso nella location un protagonista della scena, il film si svolge durante i giorni d’un festival cinematografico, al quale Sue (Gershon), in qualità di addetta stampa, è chiamata a partecipare per seguire un nuovo promettente regista (Louis Garrel). Giunta lì insieme a suo marito Rifkin (Shawn), ex critico cinematografico di un certo nome, Sue fin da subito dimostra una particolare intesa col regista, della quale è impossibile non accorgersi. Rifkin...Leggi tutto tuttavia, il vero protagonista, molto più anziano della moglie, sembra non prendersela troppo, ossessionato semmai da incubi in bianco e nero durante i quali si ritrova - spesso anche con lei - al centro di celeberrime scene di classici immortali. Di QUARTO POTERE ad esempio, anche se poi ci si sposta da Fellini alla Nouvelle Vague fino a Bergman e Buñuel omaggiando con reverenza i grandi maestri del cinema europeo. Inevitabile nel frattempo prendere atto per Rifkin della crescente attrazione della donna per un autore che lui al contrario giudica solo mediocre. Preda ormai di una certa malinconia, incontra tuttavia in uno studio medico l’affascinante dottoressa Jo Rojas (Anaja), che condivide con lui la stessa passione per il cinema e rivela seri problemi con il marito pittore, artista decisamente naif. Rifkin insommma, nostro unico punto di vista (d’altra parte la storia è raccontata in flashback da lui al suo analista) subisce l’umiliante disinteresse della moglie ma si rifà con l’amicizia della bella dottoressa. Svolgendo il tema lungo questo doppio binario, e ponendo Shawn come suo ennesimo alter ego, Allen carica il buffo personaggio (che certo non può dirsi attraente) della caratteristica ironia senza tuttavia riuscire quasi mai ad azzeccare la battuta fulminante, rivisitando filosofeggiamenti tipici che raramente colpiscono nel segno. E’ come se mancasse al film l'energia necessaria a sostenere la storia, adagiato su schemi frusti cui nemmeno la regia pare più in grado di porre rimedio, affidati peraltro a un attore meno brillante di quanto ci si aspetterebbe (per quanto corretto nell'interpretazione). Se poi gli incubi-tributo sono messi in scena impeccabilmente, fotografati in modo eccellente dal nostro Vittorio Storaro, non oltrepassano quasi mai l’operazione fine a se stessa, modesto contentino per cacciatori di facili citazioni, il più delle volte sterile pure dal punto di vista dei dialoghi. Perché a funzionare male purtroppo è in questa occasione soprattutto la sceneggiatura, incapace di individuare spunti sufficientemente spiritosi negli intrecci amorosi ma banale anche nelle aperture filosofiche, nelle citazioni dotte (la tragedia di Sisifo chiusa da un finale spiazzante sarebbe l’esempio di come invece ancora potrebbe pungere Allen se non avesse alle spalle troppi film che non possono non aver inaridito una vena comica per forze di cose non inesauribile). Antipatico come da copione Garrell, facile obiettivo del sarcasmo di Rifkin, ben dirette le due attrici. Si apprezza la misura del protagonista, che non si lascia troppo abbattere da una situazione inizialmente miserevole, ma procedendo lo schema diventa ripetitivo (colpa anche degli stucchevoli cine-sogni in bianco e nero), scolorisce e si avvia a un finale debole almeno quanto ciò che lo precede. Delicato, raffinato, contenuto ma anche decisamente inconsistente e fiacco.  
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Liberamente (ma nemmeno troppo) ispirato alla vicenda dell'affondamento della nave da carico "Lucona" (che vediamo esplodere nell'incipit prima di retrocedere di un anno per capire da cosa nacque tutto), il film di Jack Gold ci accompagna nella Vienna del 1977, dove un bizzarro uomo d'affari consigliere dei potenti, Rudi Waltz (Suchet, senza i baffi di Poirot), fa il bello e il cattivo tempo in città grazie a ricatti, amicizie e intrighi. E chi sembra voler far luce su tanto potere, come il giornalista Hans Strasser (Prochnow), finisce presto minacciato o, alternativamente,...Leggi tutto blandito con inviti a serate orgiastiche di ogni tipo. Quello che però Waltz ha in mente (e che nel film per un bel po' non si delinea con sufficiente chiarezza) è una colossale truffa ai danni dell'assicurazione stipulata per un carico di uranio da inviare a Hong Kong partendo da Venezia. Il cargo, tuttavia, più che l'uranio trasformato promesso trasporta una bomba a orologeria programmata per esplodere al passaggio nei pressi dell'isola di Minicoy, a sud est dell'India. Sappiamo che la cosa avverrà (anche perché è la scena che si vede nell'incipit), ma sei membri dell'equipaggio riusciranno contro ogni previsione a salvarsi raccontando di aver capito della bomba e bloccando quindi almeno fino a indagine conclusa il pagamento da parte del'assicurazione. Basato in buona parte sul contrasto tra un Suchet ghignante, costantemente sopra le righe, perfido e spietato, e un Prochnow che si fa fin da subito l'incarnazione dell'onestà e del coraggio (costantemente con la sigaretta in bocca), il film inciampa spesso nell'esposizione dei fatti dando l'impressione che manchino dei passaggi (durante la costruzione della centrale "nucleare" da cui far partire l'uranio trasformato con tutto ciò che la cosa comporterebbe, ad esempio) o che alcune decisioni vengano prese con frettolosità scarsamente comprensibile (la scelta di Strasser di scrivere un libro sul caso...). Si tenta di dare grandiosità al progetto spostandosi dall'Austria a Hong Kong fino a Venezia, patria del losco trafficante d'armi interpretato da Franco Nero, ma l'impressione è al contrario quella di un prodotto raffazzonato, che talvolta rasenta la farsa o l'involontaria ridicolaggine, da tanta è la faciloneria in cui incorre. La vicenda è comunque piuttosto interessante e sufficientemente ramificata, quindi la voglia di scoprire come si concluderà è ciò che mantiene discretamente alta l'attenzione, nonostante qualche lungaggine evitabile e una lentezza di fondo che inchioda un po' troppo il film. Discrete le performance del cast, professionale quanto basta, ma assai modeste la fotografia e la ricostruzione storica del periodo. Gold insiste sulla gigioneria alla "Joker" del personaggio di Suchet, che nella seconda parte finisce pure col deformarsi il volto come se dovesse per forza assumere tragicomiche sembianze da antieroe romantico disperato. Delineate sommariamente ma in modo accettabile le figure di secondo piano, a cominciare dal corollario di onorevoli e ministri asserviti (fin troppo supinamente) ai voleri di Wolff, piuttosto sprecata Dominique Sanda come suo braccio destro. Monolitico Prochnow, Nero (ma si vede poco) impersona l'italiano più tipico, per quanto molto contenuto. Un po' di tensione in aumento nel finale, ma è poca cosa...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Action ordinario fin dal titolo che va a pescare dalla penna di Tom Clancy il più classico degli intrecci tra spionaggio e guerriglia, con il nuovo eroe John Kelly (l'ex figlio di Apollo Creed, Michael B. Jordan) subito al centro dell'azione ad Aleppo, in Siria. Dopo meno di trenta secondi il primo proiettile seguito da un concitato scontro a fuoco, giusto per chiarire immediatamente l'indirizzo del film. Le vittime, che avrebbero dovuto essere siriane, sono invece russe, la qual cosa porta a piani di ritorsione...Leggi tutto destinati a concretizzarsi non appena ci si sposta in America. I componenti della missione ad Aleppo vengono decimati impietosamente, ma poi si arriva a John Kelly e le cose cambiano, perché lui è un osso duro. Una notte a casa gli fan fuori la moglie incinta però, e tanto basta a farlo naturalmente imbestialire mettendogli in testa un obiettivo preciso: ritrovare e uccidere l'unico sopravvissuto al sanguinoso agguato domestico durante il quale Kelly ne ha fatti fuori tre. E' un russo, e per questo Kelly vuole vederci chiaro con la CIA, che conosce le identità dei tre killer ma non del quarto, che tuttavia lui ha visto bene in faccia. La missione sucessiva avrà come punto d'arrivo Murmansk, in Russia, dove si aprirà la consueta caccia contrappuntata da sparatorie d'ordinanza, sotterfugi, ambiguità e doppi giochi attraverso i quali si cercherà di dissimulare la trama elementare soffiando un po' di fumo negli occhi. Ma è tutto un riciclare incroci risaputi che la comprovata abilità di Sollima nel dirigere cerca di fortificare irrorando il film con massicce d'azione. L'ottima fotografia, qualche buona intuizione registica e una recitazione negli standard permettono di salvare il salvabile sollazzando in qualche modo i patiti del genere, ma il coinvolgimento è basso, i personaggi per nulla interessanti (al di là del fatto che in scena Jordan c'è sempre e gli altri gli ruotano intorno come timidi satelliti mai in grado di rifulgere di luce propria). Non una sola idea nuova nemmeno nella messa in scena degli scontri a fuoco, che si risolvono senza gloria tra balzi, proiettili che saettano spesso immersi come il resto in una luce scura a base verde che diventa presto caratterizzante. Si sperava di poter elogiare almeno il finale, che sulle prime pareva costruito in modo insolito, ma anche lì poi ci si adagia nell'ovvio confermando la bassa creatività di base. Lo svolgimento è piatto quanto il copione, la colonna sonora non lascia il segno e ci si trascina per un'ora e cinquanta in attesa di scoprire il famoso segreto di Pulcinella: chi si cela dietro al losco piano ordito per sterminare tra gli altri la famiglia di Kelly, che tanto era felice per l'arrivo della primogenita? Poco sangue e violenza contenuta, rispetto alla media del genere. Sollima svolge il compitino americano convincendoci che probabilmente se è uscito modesto non è colpa sua. Di sicuro da noi aveva fatto di meglio. Trascurabilissimo.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE