il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

ROCKY vs DRAGO vs ROCKY IV
confronto tra le due versioni
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296850 commenti | 9452 papiri originali | 53929 titoli | 21687 Location

Location Zone

  • Film: Un posto tranquillo (2 stagioni) (2003)
  • Multilocation: Convento francescano di Santa Maria Seconda
  • Luogo reale: Via Fra' Carlo da Sezze 40, Morlupo, Roma
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  • Film: Le favolose notti d'oriente (1973)
  • Multilocation: Giardini di Palazzo Corsini (ora Giardino Botanico)
  • Luogo reale: Largo Cristina di Svezia 23 A, Roma, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI VOLTI INSERITITUTTI I VOLTI

  • Jerome Johnson

    Jerome Johnson

  • Flora Cambi

    Flora Cambi

Nella pagina che si apre cliccando qui sono catalogati migliaia di volti di attori legati direttamente o marginalmente al cinema italiano, ognuno con nome e filmografia (davinottica e non). La pagina (e conseguentemente le schede dei film) sono costantemente aggiornate con nuove introduzioni.

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Androv
Un Nico Giraldi ancora moderato rispetto ai film successivi in una pellicola ben realizzata, con un tema musicale trascinante e comprimari in palla. Il film è un poliziottesco "leggero", molto lontano dalle commedie successive, e si lascia guardare piacevolmente. Budget basso ma grande mestiere, una regia ottima condita da uno script non originalissimo, ma con il personaggio di Nico Giraldi che "buca" lo schermo. Uno dei migliori della serie, ritmato e accattivante, lontano dalle lentezze occasionali dei capitoli successivi prima dell'"esplosione" nella commedia.
Commento di: Aco
Keaton, celebre per la sua imperturbabilità espressiva che non conosce né stupore né gioia, in questo film presenta un utilizzo molto raffinato dei trucchi (impressione multipla, sovrimpressione, fermo macchina con sostituzione, scavalcamento dello schermo). Inoltre, mette in scena il rapporto fra cinema, sogno e realtà e demistifica il lieto fine: dubbi sulla bontà dei valori proposti dalla morale dominante e sanciti dal cinema classico hollywoodiano.
Commento di: Androv
Milian entra negli anni '80 con un film moderno rispetto agli altri, dalla trama interessante, un road movie all'amatriciana molto riuscito con un Tomas in grande spolvero. Molto gradevole la presenza, estetica e canora, di Viola Valentino e della sua "Sola" (da non leggere alla romana). Il film è molto piacevole, con un Bombolo trascinante. Stupenda Gabriella Giorgelli, al massimo del suo splendore. Intrigo molto gradevole e scene "action" riuscite e ficcanti. A breve il Maresciallo ci lascerà, ma in questo caso il prodotto è davvero buono.
Commento di: Herrkinski
Adolescente asseconda la fuga di una sua coetanea - di cui si è invaghito - dal manicomio. Dopo un paio di film interlocutori, Du Welz torna a quelle atmosfere sospese tra poesia e violenza che lo hanno reso famoso; una sorta di racconto bradburiano (sarebbe piaciuto al King di Stand by me) tra luci e ombre, natura silenziosa e urla della psiche, in una rappresentazione di un amore incontaminato che va oltre ogni cosa, anche un pericoloso disturbo della personalità. Inquietante la giovane protagonista; peccato per uno dei soliti finali sospesi, per quanto visivamente pittorico.
Commento di: Trivex
“Spaghetti” piuttosto strutturato, ma non complicato da seguire. C’è la “variante” gialla, non dominante sul genere western, perché ci sono pur sempre “buone” sparatorie e il maestro d’armi anche qui avrà avuto il suo discreto da farsi. Realizzato con cura e con buoni mezzi, mette anche in scena qualche piccolo particolarismo tecnico, valorizzando la buona performance dei partecipanti. Garko inquietante nel look, ma non “eccessivo” nel suo complesso, per un film non particolarmente violento, dopo tutto. Ben intonato l’accompagnamento musicale.
Commento di: Pinhead80
Ennesimo remake del film argentino "Corazon de léon" questa volta ambientato in Brasile. La storia è sempre la stessa, per chi ha potuto vedere anche gli altri film, e non ci sono novità di sorta. Non cambia nemmeno la scelta di far interpretare il ruolo del piccolo protagonista ad un uomo alto che viene rimpicciolito dagli effetti speciali. Nonostante questo la storia però funziona sempre e i due protagonisti se la cavano egregiamente e dimostrano di non soffrire la pressione derivata da un possibile confronto con gli altri colleghi internazionali. Più che sufficiente.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

A trent'anni di distanza dal capolavoro che seppe riaprire gli occhi all'America, Oliver Stone ritorna sul tema dell'omicidio Kennedy per raccontare dei passi avanti fatti da allora grazie soprattutto alla desecretazione di importanti documenti dell'epoca e per chiarire quanto non si possa più parlare di semplici teorie cospirative: chi sparò quel 22 novembre 1963 a Dallas non fu un killer solitario (Lee Harvey Oswald) ma chi partecipò a un complotto ordito quasi certamente dalle forze conservatrici...Leggi tutto americane per invertire drasticamente la rotta politica del governo, che "pericolosamente" deviava in direzione della pace, del ritiro del contingente americano dal Vietnam, di un rinnovato dialogo con l'Unione Sovietica e con Castro... Diversamente da JFK non siamo tuttavia di fronte a un'opera di fiction, di drammatizzazione, di ricostruzione attraverso (grandissimi) attori di una vicenda triste e complessa. No, questa volta Stone abbandona i grandiosi orizzonti di un lavoro cinematografico che dimostrò allora potenza evocativa inarrivabile per cimentarsi con la forma più tradizionale del documentario, naturalmente montato ad arte e costruito con grande attenzione nei confronti di chi potrebbe non conoscere affatto tutto ciò che si nasconde dietro all'omicidio Kennedy. Ritorna in scena la famosa "pallottola magica" (quella che dal corpo del Presidente perforò la coscia dell'autista passando per il suo polso), qui ancor più ridicolizzata nelle sue folli traiettorie di quando la incontrammo sulla lavagna di Kevin Costner/Jim Garrison. Ma altre parti importanti riguardano ad esempio il foro d'entrata della stessa, che si volle ad ogni costo far credere fosse d'uscita impedendo in tal modo di credere a un killer che avesse sparato da davanti rispetto all'auto (annullando la possibilità che l'avesse fatto Oswald dall'alto della libreria in Dealey Plaza). Così come colpisce molto la vicenda relativa alle foto scattate al cervello di Kennedy prima e dopo l'autopsia. Particolari inquietanti che fanno chiaramente comprendere quanto fosse necessaria un'ampia copertura dei servizi segreti (la CIA, of course, che riuscì a piazzare uno dei suoi tra i membri della Commissione Warren), per nascondere una teoria che grondava particolari più impossibili che improbabili. Stone insomma porta alla luce ulteriori contraddizioni che gettano facile discredito sull'operato di chi era deputato a indagare sul delitto e si preoccupò invece di insabbiare, arrivando a negare l'evidenza in più occasioni. Interviste, documenti filmati, materiale indubbiamente di enorme interesse storico riportano Stone di nuovo al centro del caso Kennedy, divulgatore massimo in possesso di una tecnica notevole per  gestire e montare al meglio il materiale a disposizione. Eppure, al di là del valore intrinseco dell'opera, è difficile pensare a questo documentario diversamente da un'appendice doverosa a un film che resta su un'altro pianeta, dal punto di vista artistico e del coinvolgimento. JFK REVISITED non è in fondo molto diverso da quanto potrebbe realizzare una qualsiasi altra buona produzione esperta del campo, aggiungendo molto senza poter arrivare a dare risposte definitive. Non può insomma fornirci il "perché" a cui nel film alludeva il "mister X" di Sutherland. Le inchieste analizzano da sempre il "come", ma resta il movente dell'omicidio a insinuare i dubbi più angosciosi e ancora sospesi nel vuoto. Fu davvero un attentato studiato per cambiare il corso della politica estera ancor prima che interna del governo Kennedy? Le decisioni prese in seguito (e conservativamente) dalla presidenza Johnson parrebbero rispondere affermativamente, ma manca la pistola fumante. O il fucile, meglio, il Mannlicher-Carcano che Oswald avrebbe imbracciato per sparare ma che sembra diverso da quello che aveva comprato per corrispondenza. Le colossali menzogne che ancora si nascondono tra le righe della pagina più nera dell'America non permettono ancora di chiuderla e Stone non manca di ricordarcelo con la consueta schiettezza.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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"Puttana galera" è il ritornello della canzone intonata dai detenuti del carcere di Monte Ventoso (in realtà quello borbonico di Stanto Stefano, sull'omonima minuscola isola di fronte a Ventotene), sorta di Alcatraz de noaltri dove però l'atmosfera pare molto più rilassata. C'è un buon rapporto coi secondini e i prigionieri si tuffano a cercare ostriche (con la musica e le riprese subacquee che quasi ricordano i film di squali). Il più in vista tra questi ultimi è colui che tutti chiamano il "Colonnello" (Leroy), ex...Leggi tutto militare di gran carisma, dall'aria serafica e amichevole, mentre il più esuberante Marpione (Arena, doppiato alla Monnezza da Ferruccio Amendola) occupa la scena più di tutti, con Ciro (Citti) che fa invece lo specializzato in immersioni. Al largo dell'isola staziona uno yacht dove un trafficante d'armi, tale Vangelli (Pellegrin), si appresta a concludere un affare. Come si relazionano le due cose? Non ce lo dice nessuno, inizialmente, perché lo scopo è quello di interessare lo spettatore a un piano misterioso che il Colonnello sta studiando da tempo e di cui non si afferrano i contorni. Capiamo che ci sono di mezzo dei soldi, che coinvolgerà un piccolo gruppo di persone, ma ci vuole del tempo prima di realizzare a cosa puntino i nostri. D'altra parte è anche su questa sorpresa che il film basa la sua relativa suspense perdendosi nel frattempo a raccontare un po' di vita carceraria, lontano comunque dalla ruvidezza dei drammatici in tema. L'approccio è infatti più da commedia, pur se non mancano parentesi a loro modo tese (la fuga improvvisa di Ernesto Colli), mentre dalla metà in poi si concretizzerà finalmente il piano, nel quale avranno una parte a sorpresa persino i pescatori di frodo dei dintorni. Sullo yacht intanto (tra gli ospiti anche la bella Dagmar Lassander) le trattative proseguono, alternate alle piccole avventure sull'isola (dove a un certo punto sbarcheranno nuovi detenuti e persino un carico di donne per rendere meno pesante il soggiorno forzato degli allegri prigionieri). Un'ambientazione insolita per un film che recupera certe idee alla PAPILLON (e un'isola alla FARFALLON, che era ambientato nella vicina Procida), con un simpatico protagonista non troppo ingombrante e una leggerezza che connota bene le modeste ambizioni di un film poco memorabile e che sfrutta non esattamente al meglio un'idea discreta (il singolare piano) e un finale a suo modo brillante. Se il soggetto infatti alcune frecce al suo arco le aveva, sceneggiatura e dialoghi lasciano alquanto a desiderare confinando il tutto nell'orbita dei b-movies complessivamente superflui (se non fosse per il titolo epocale) e confezionati in evidente carenza di budget. Peccato perché il cast non era affatto male e l'atmosfera insolitamente scanzonata è a suo modo centrata. Divertente il detenuto-fachiro che sta sempre a testa in giù, di un certo fascino le scogliere sul mare dell'isola di Santo Stefano.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Nel 2307 la Terra è ricoperta dai ghiacci e la temperatura esterna arriva ai -60°: una voce narrante ci spiega che sono ormai trecento anni che è in queste condizioni e, considerando che il film è del 2018, un veloce calcolo fa un po' dubitare dell'acume degli sceneggiatori. Ad ogni modo conta il fatto che gli uomini si sono autoconfinati in rifugi sotterranei dove hanno progettato umanoidi sbiancati e dal sangue nero (chiamati familiarmente “noidi”) in grado di resistere al freddo. E' tuttavia noto che dei replicanti non conviene mai fidarsi troppo,...Leggi tutto e difatti un bel giorno il generale della base decide di farli sterminare. Solo uno di loro, Ash-393 (Coles), che pare abbia strappato la figlia (appena nata) dalle braccia della madre, riesce a fuggire; cinque anni dopo si viene a sapere che ha intenzione di organizzare una sorta di rivoluzione contro gli uomini. Tocca andarlo a stanare (chissà dove poi, c'è un intero pianeta in cui cercare, ma vabbè) e per farlo il generale richiama in servizio al corpo speciale Spartan 7 tale Bishop (Sidhu), il padre della bimba scomparsa che si era ritirato straziato dalla morte della moglie e dal rapimento della figlia. Armi in spalla, insieme a un altro manipolo di valorosi se ne parte in missione protetto da tute speciali che lo preservano dal gelo. L'avventura tra la neve comincia e va detto che scenograficamente le distese ghiacciate, l'aurora boreale, le foreste imbiancate il loro bell'effetto lo fanno. Un punto a favore del film, certo. Uno dei pochissimi però, insieme alla buona colonna sonora d'ambiente di Joachim Horsley. Per il resto ci tocca un'esplorazione tra rifugi dove stanno umani impellicciati dal grilletto facile e perennemente imbufaliti, giovani donne sexy in abiti succinti (Henley) o pronte a svestirsi davanti al fuoco (Hatte). Ma anche tra la spedizione di ricerca le cose non vanno bene, visto che la più dura del gruppo (Holmes) ha portato con sé il "Mein Kampf" e non manca mai di citare Hitler come fonte d'ispirazione... Quando poi c'è da buttare dentro qualche straccio di idea per far progredire la storia le cose vanno peggio che mai, con evidenti buchi in sceneggiatura, incontri insignificanti, corpo a corpo buttati lì tanto per poter mostrare un po' di azione a buon mercato, umanoidi che spuntano a smuovere le acque e un finale che azzarda un colpo di scena in realtà ben poco significativo. E' fantascienza low budget, con tutta evidenza, che i begli scenari e una buona fotografia fanno a prima vista credere sia meglio di quanto poi non si riveli. Perché invece i dialoghi sono esageratamente terra terra e le interpretazioni non riescono proprio a far emergere un personaggio rispetto agli altri, donando al tutto un andamento monotono e soporifero ravvivato qua e là da una piccola trovata ad effetto (il sogno cogli umanoidi abbattuti) o da una ripresa suggestiva sotto la neve. Insomma, nel genere si è sicuramente visto di molto meglio.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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