il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

DER TODESKING
in viva morte morta vita vivo
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312968 commenti | 9730 papiri originali | 57638 titoli | 22943 Location

Location Zone

  • Film: 7 minuti (2016)
  • Luogo del film: La scuola frequentata dalla figlia di Marianna (Placido), una delle operaie dell'azienda
  • Luogo reale: Scuola Elementare Oddino Montiani, Piazza Dante 1, Latina, Latina
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  • Film: Prima di lunedì (2016)
  • Luogo del film: L'incrocio dove Carlito (Salemme) gira a sinistra a tutta velocità per portare Penelope (Stella) in
  • Luogo reale: Via Roma, Fossano, Cuneo
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI VOLTI INSERITITUTTI I VOLTI

  • Ennio Majani

    Ennio Majani

  • Valeria Frallicciardi

    Valeria Frallicciardi

Nella pagina che si apre cliccando qui sono catalogati migliaia di volti di attori legati direttamente o marginalmente al cinema italiano, ognuno con nome e filmografia (davinottica e non). La pagina (e conseguentemente le schede dei film) sono costantemente aggiornate con nuove introduzioni.

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Magerehein
Praticamente il videoclip di "Intergalactic" dei Beastie Boys, ma molto più lungo e realizzato con un'enormità di fondi in più; si annoverano un'idea (la connessione mentale uomo/belva aliena) presa da Jeunet (c'è pure Ron Perlman in un ruolo simile) e Idris Elba in un ruolo che ben gli si addice. Qualche segno peculiare di Del Toro è possibile intravederlo (i ricordi della Kikuchi e soprattutto il portale interdimensionale, elemento a lui caro), ma in fin dei conti il film (seppur non malvagio) non è che un imponente giocattolo picchiaduro da guardare senza pensare troppo.
Commento di: Jandileida
Bresson fa Bresson, ed è subito grandeur in mineur. Atmosfere gelate e taglio documentaristico, attori pescati dalla strada, un sotteso che qui richiama direttamente il vecchio Fëdor, regia scarna ma al tempo stesso tutta incentrata sul dettaglio (le mani). Sono ancora lontani i tempi in cui i borseggiatori diventeranno divertenti hipsters con i risvolti; qui si battagliava con l'eticità, l'amore risanatore, la morale comune e quella del genio che la supera infrangendola, il tutto rivoltandosi tra ippodromi, camere senza mobili e giacche troppo larghe. Difficile ma gratificante.
Commento di: Reeves
Un film assai poco d'azione, con effetti speciali ormai ridicoli ma una trama talmente folle da risultare suggestiva. Il dottor Mabuse si impossessa di uno scienziato e fa uccidere persone da altre persone che non se ne rendono conto; gli dà la caccia un poliziotto con madre saccente. Niente a che vedere con le atmosfere di Fritz Lang, ma interessante come documento d'epoca.
Commento di: Daniela
Nour ha dieci anni, viene dalla Siria ed è approdata a Lampedura dopo una traversata in cui molti hanno perso la vita. Il medico responsabile dell'ospedale in cui vengono prestate le prime cure prende a cuore il suo caso e cerca di scoprire se la madre è ancora viva... La storia è raccontata in modo semplice, con un taglio di tipo televisivo ima in questo caso la forma è secondaria: di fronte a un dramma senza fine a cui purtroppo rischiamo di fare l'abitudine, ben vengano film come questo, magari non "belli" ma sinceramente partecipati e capaci di commuovere.
Commento di: Reeves
Grande impegno di Pupi Avati per rendere popolare la poesia dantesca; impresa non certo facile ma che gli riesce grazie alla sincerità con la quale l'affronta. Sergio Castellitto è bravissimo nel ruolo di Boccaccio, e tra i giovani Carlotta Gamba è molto bella e interessante. Il grande sforzo è nel rendere fluidi i dialoghi e Avati vi riesce, come sempre in carriera.
Commento di: Herrkinski
Co-produzione europea girata tra i boschi e le paludi della Lituania, location che offre atmosfere dark e surreali adatte al clima distopico di questo sci-fi "ecologico"; il focus è infatti sul futuro della botanica, necessaria alla produzione di cibo e alla sopravvivenza umana, in un ambiente ostile dove vige la legge della sopravvivenza. Nessun estremismo grafico o momento particolarmente action, nonostante i richiami al transumanesimo e alla biomeccanica cari a Cronenberg; la tensione è controllata e molti elementi sono spesso lasciati solo intuire, a dispetto della lunga durata.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

La bella Sean Young (un viso perfetto, quasi da dipinto d'altri tempi) è la protagonista di un thriller piuttosto canonico, tipicamente all'americana, in cui interpreta Gwen McGerrall, una poliziotta specializzata in disegni d'identikit. Spedita dal suo capo in uno sperduto paesino del Minnesota per risolvere il caso del sequestro di una bimba, scopre che proprio in quei paraggi aveva vissuto da molto piccola, prima di venire adottata in seguito alla morte di sua madre e del suo patrigno in un incidente d'auto. Tornata sul posto raggiunge subito il fratellino della scomparsa...Leggi tutto per portare su carta le fattezze del rapitore, ma nel mentre ecco entrare in casa proprio la piccola Bria (Hertford), riuscita miracolosamente a fuggire dalla casa dov'era tenuta segregata. A quel punto, ovviamente, l'identikit spetta a lei, ma il risultato è un uomo che somiglia in tutto e per tutto - o almeno così dice Gwen - al suo patrigno morto trent'anni prima. Evidentemente si è lasciata trasportare dai ricordi, modellandovi a proprio piacimento le istruzioni datele dalla bimba. Si confida con Tom Sawyer (Moses), il poliziotto locale, e lo avvisa che l'identikit è inevitabilmente sballato. Nel frattempo arriva sul posto anche la tipica coppia di agenti federali lui/lei, col primo (Guzaldo) modellato disgustosamente sul più antipatico, irritante, invadente degli stereotipi FBI. Le mani su di un sospettato i nostri riescono a metterle, ma sarà davvero lui il colpevole? La risposta è elementare, così come lo sono un po' tutti gli snodi della vicenda, ampiamente prevedibili fino ai titoli di coda, con un'ultima parte più thriller che si vorrebbe tesa e angosciante ma che invece smaschera la forte banalizzazione della vicenda. Si era invece cominciato discretamente, perché Sean Young risulta abbastanza credibile nel ruolo della poliziotta turbata dai propri ricordi d'infanzia e, nel suo rapporto con la piccola liberatasi dalle grinfie del maniaco pedofilo, sa mostrarsi sinceramente affettuosa e convincente. Meno centrata la sceneggiatura (di Rob Fresco come la regia), che incorre in una serie di ingenuità a volte non facilmente accettabili (perché ad esempio, per verificare l'attendibilità dell'identikit realizzato insieme a Bria, Gwen non lo mostra anche al fratellino, che il maniaco l'aveva ben visto in faccia?), testimonianza di uno script piuttosto sommario e tirato via. Pur tuttavia la storia si segue senza gran rimpianti, e anzi l'apparenza è quella del thriller congegnato con gusto e diretto seguendo senza problemi gli schemi classici mantenendo una lodevole dignità. Magari il cast non è dei più sensazionali, ma il suo dovere lo fa. Poi subentra qualche scena inserita chiaramente per allungare il brodo (l'agguato in casa del maniaco) quando ormai ci si avvia alla conclusione e il rischio è che - visto il finale - il tutto lasci l'amaro in bocca; nell'insieme comunque - se si valuta il film all'interno del suo genere - si può essere piuttosto indulgenti: qualcosa di buono lo si trova.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Un mistero che è poco tale, una trama che si potrebbe scrivere su di un fazzoletto, la durata di un'ora e mezza che pare raddoppiare minuto dopo minuto. L'isolatissima campagna irlandese ospita un thriller che del thriller non ha molto, se si escludono un paio di scene indubbiamente ben girate che sfruttano i colori scurissimi di cui si tinge in più parti il film e che sembrano immergere nell'inchiostro tutti coloro che finiscono nelle acque del lago. La qualità delle riprese è in alcuni casi evidente, ma la storia sembra non procedere mai. Protagonista ne...Leggi tutto è Tom (Boon), un ragazzo che parla pochissimo e vive con la madre (Murphy) in un casolare lontano da tutto tranne che dal lago del titolo, nel quale un giorno ritrova lo scheletro d'un bimbo appena nato che conserverà gelosamente in una scatola. Quando casualmente sua madre conosce Holly (Mackey), una bella giovane che pare solitaria nell'intimo quanto Tom, tra i due nasce una sincera amicizia, anche se al solito le parole scarseggiano. Per lungo tempo non succede praticamente nulla, mentre acquisiscono lentamente importanza la figura del padre di Holly e della madre di Tom. Altri personaggi quasi non ne esistono e si continua sfruttando i suggestivi paesaggi ai quali una fotografia insolitamente fredda sottrae i colori del caratteristico verde dell'erba irlandese. La progressione della componente più mystery - considerato non tanto il titolo italiano (in fondo "abusivo" rispetto a quello originale, decisamente più neutro) quanto le atmosfere rarefatte, gravide di rivelazioni che dovranno riguardare magari lo scheletrino ritrovato nel lago - non mancherà (togliete anche quella e non resta nulla), ma il tutto avrà in fondo una spiegazione elementare. Si rientra insomma più nel campo del dramma a tinte forti, con una lenta discesa verso l'abisso metaforicamente desunta da quella fisica nel lago che ci viene mostrata già in apertura. Non è tuttavia difficile intuire quel paio di idee su cui la trama si sostiene e risulta evidente che al regista Phil Sheerin interessi maggiormente soffermarsi sul ritratto psicologico della coppia protagonista, contrapponendo il carattere introverso e quasi assente di Tom a quello più socievole e vivace (ma nemmeno poi troppo) di Holly. Del passato del primo qualcosa ci viene nascosto; forse si tratta di qualcosa legato alla madre, la quale farà presto luce sulle proprie debolezze; ma non sono molti gli elementi forniti per scoprire la chiave di un comportamento tanto dissociato mentre ci si accorge che, come detto, i tempi si allungano senza un perché, senza che li si riesca a caricare di quella gravità che giustifichi le attese; troppi i momenti in cui il nulla si condensa occupando ogni pausa. Esteticamente il lavoro presenta più di un'attrattiva, ma fallisce nell'appassionare se non superficialmente, grazie alla singolarità dei due protagonisti.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Onesto quanto piuttoasto anonimo thriller americano d'impronta televisiva che recupera Jennie Garth, una delle protagoniste di BEVERLY HILLS 90210 (292 episodi al suo attivo nel ruolo di Kelly Taylor) per proporla come madre e moglie al centro di una losca vicenda di banchieri truffaldini. A rimetterci presto le penne è suo marito (Carroll), irreprensibile avvocato che aveva messo le mani sulla pericolosissima amministratrice delegata (Bridges) d'una banca con più di uno scheletro nell'armadio. L'acutissimo...Leggi tutto detective della polizia (Bianchi) lo giudica immediatamente un suicidio, anche per via della lettera d'addio firmata dall'uomo, ma Kathy proprio non lo crede possibile. Amava lei, adorava sua figlia April (Bella)... com'è possibile che prima di morire abbia scritto quelle parole? Eppure, dice il detective, non c'è dubbio: tutto coincide. E invece poco dopo le magagne saltan fuori, a cominciare da un supposto amico (Server) del defunto che pare saperne molto; così come lo zio (Reed), appena rientrato da Dubai e che spiega come stanno le cose. E vuoi vedere che anche il fidanzatino (Gridley) di April non è così innocente come sembra? Insomma, in un simile guazzabuglio ci entrano un po' tutti, e non è facile per il regista districarsi tra le maglie di una sceneggiatura da seguirsi con una certa attenzione. Per fortuna, se si esclude il solito inutile “sei giorni prima”, che apre il film con una scena di apparente home invasion, si apprezza una certa linearità nella narrazione. Jennie Garth è sufficientemente credibile mentre elabora il lutto cercando di portare avanti le indagini non aiutata dalla polizia, Angelica Bridges (frequenti i primi piani sui suoi occhi di ghiaccio) è al contrario talmente perfida da rasentare la macchietta, soprattutto quando è a colloquio coll'immancabile sicario (Cole) tanto spietato quanto pasticcione. I due giovani piccioncini si rendono per fortuna meno insopportabili del previsto. Si segnalano qualche spunto da giallo con idee (la lettera d'addio “cifrata”, la registrazione), poca azione e un finale corale che non è proprio un granché. Pur tuttavia il film intrattiene quanto ci si aspetta dalle produzioni in linea e si lascia seguire senza troppi rimpianti. Tutto va come ci si attende, insomma, compreso un epilogo con hamburger in giardino che è quanto di più inutile ci si possa immaginare. Poco altro da segnalare, se non un discreto numero di esterni che se non altro danno un po' di movimento al tutto.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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