il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

POLIZIOTTI VIOLENTI
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342851 commenti | 64967 titoli | 25730 Location | 12951 Volti

Streaming: pagine dedicate

Location Zone

  • Film: Ferragosto OK (serie tv) (1986)
  • Luogo del film: L'istituto bancario dove Giusto (Ciardo) e Severo (Di Francesco) vanno per discutere del prestito co
  • Luogo reale: Banca Popolare di Puglia e Basilicata, Via Asiago 118, San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno
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  • Film: Adagio (2023)
  • Multilocation: Palazzo Spada
  • Luogo reale: Piazza Capo di Ferro 12, Roma, Roma
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ULTIMI VOLTI INSERITITUTTI I VOLTI

  • Dario Silvagni

    Dario Silvagni

  • Giovanna Ribotta

    Giovanna Ribotta

Nella pagina che si apre cliccando qui sono catalogati migliaia di volti di attori legati direttamente o marginalmente al cinema italiano, ognuno con nome e filmografia (davinottica e non). La pagina (e conseguentemente le schede dei film) sono costantemente aggiornate con nuove introduzioni.

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Schramm
Come in uno shockumentary dove la morte si prende le più strette e sfacciate confidenze con chi la testimonia, il pubblico è chiamato a una intensiva necroscopia di 80‘ e scopre che l’estetica non è più sinonimo di terzietà, un sicuro riparo e una garanzia di distacco ma smarrimento senza catarsi. Allo choc di 80‘ di disvelamento di una fossa comune si contrappone però la siderale misercordia del totenfier comunitario, assai più virulenta del trauma. Una tanato-installazione desmodromica dalla doppia sala di comando: Mahler e un Castellucci che non fa differenza tra orrore e grazia.
Commento di: Sebazara
Sorvolando su alcune ingenuità e situazioni improbabili, il film rimane uno dei migliori bellici della storia del cinema. Sturges realizza una pellicola che racconta la Seconda Guerra Mondiale in chiave più divertente e avventurosa, anche se alterna momenti di comicità a situazioni decisamente drammatiche. Un'opera riuscitissima sicuramente grazie a un cast memorabile come se ne sono visti pochi e grazie alla solidissima regia di Sturges. 
Commento di: Myvincent
Una ragazzina viene riportata improvvisamente dai genitori naturali, dopo aver vissuto agiatamente in un’altra famiglia e senza che le venga data alcuna spiegazione. Ma saprà scoprire soprattutto dentro di se aspetti che neanche immaginava. Un film di rara bellezza, ricco di una poetica sensibile e della bravura di tutto il cast, specie della protagonista con la sua recitazione spontanea e intensa. Finale toccante ad alto tasso emozionale. Non lasciatevelo scappare.
Commento di: Noodles
Mediocre film a episodi, come spesso capita in questo genere. Si salva ben poco. Il primo episodio è inutile, il secondo è pure fastidioso, visto che il personaggio di Claudia Cardinale risulta insopportabile. Il terzo, quello di Bolognini, stilisticamente è senz'altro il migliore ma è inconcludente. Vagamente divertente e tutto sommato accettabile quello con Alberto Sordi, l'unico forse che ha veramente qualcosa da dire. La donna non esce bene da questo film, ma erano ancora gli anni '60. Film peraltro troppo lungo e si arriva alla fine con un sospiro di sollievo. Evitabile.
Commento di: Herrkinski
Curiosa risposta messicana al cinema sulla violenza urbana anglofono degli 80s; se l'ambientazione polverosa e quasi tutta fuori dalle città, però, ricorda più il primo Mad Max, così come gli assurdi costumi della gang di punk, il resto è una specie di poliziesco che tra inseguimenti, lotte e momenti di assoluta puerilità si trascina senza grande verve. La maggior parte delle scene clou sono tutte da ridere, così come i due brani portanti della ost, di cui uno rubato palesemente agli Aerosmith; non si abbonda nemmeno con sangue e sesso, per essere un exploitation messicano.
Commento di: Daidae
Tremendo thriller, dalla trama incomprensibile (la motivazione delle uccisioni?), con alcuni personaggi che escono di scena a metà film (i ragazzi poveri che si scontrano con quelli ricchi) e che mostra davvero pochi elementi di interesse. Girato nel 1990 ma con un'aria molto più vicina ai cosiddetti slasher degli anni 80. Prova del cast tutto sommato buona, ma il film è abbondantemente evitabile.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Dramma "all black" scritto e diretto da Tyler Perry, che rielabora un canovaccio non certo nuovo cercando di metterci un po' di personalità. E per quanto sia difficile trovare delle vere eccellenze all'interno o momenti memorabili, la storia gira e si lascia vedere, riuscendo a interessare quanto necessario perché si voglia arrivare a scoprire come si conclude.

Si ruota intorno a un divorzio naturalmente, scaturito dopo un teso funerale durante il quale il prete (Lawson) non riesce a evitare di rimproverare il defunto, figlio di una famiglia di criminali che...Leggi tutto col tempo ha rovinato la vita tranquilla della loro cittadina. La madre non ci vede più: offesa dalle parole dell'uomo ordina agli altri suoi figli di tirar fuori il fratello dalla bara e di portarlo via dalla chiesa, mentre scopriamo che Ava (Good), la figlia del prete, è la moglie proprio di uno dei fratelli, Dallas (Hardrict). Tra le due famiglie, come prevedibile, non corre buon sangue e Dallas, senza un vero buon motivo e spinto dai parenti, decide di divorziare da Ava, che invece ancora lo ama.

37 anni, una bellezza non comune all'attivo, Ava è sempre stata solo con il marito: l'ha rispettato, sopportato nei suoi sbalzi d'umore, seguito... e non capisce come possa volersi separare. Pur tuttavia i genitori di lei - nonché la sua migliore amica, Rona (Williams) - non possono che accogliere felicemente la notizia, dal momento che ben conoscono chi la poveretta s'era messa in casa. La consolano fino a quando nella sua vita subentra Benji (Lee Anderson), antico pretendente (da giovani) di Ava che non l'ha mai dimenticata. Ex wrestler, di buon cuore e maturo al punto giusto, sembra il partner ideale a rimpiazzare quel poco di buono di Dallas, e Ava, ormai preso coscienza di voler cambiar vita, firma le carte del divorzio senza nemmeno nominare un avvocato.

Tutto bene? Ovviamente no, perché appena Dallas viene a sapere che lei vede un uomo... sbrocca e comincia un altro film, quello vero, in cui qualche smanceria di troppo lascia il posto a un'azione più decisa e a un confronto che aggrava una situazione di giorno in giorno più tesa. Non è un confronto a due, quello tra i due ex coniugi, perché vi rientrano di diritto Rona, il marito di quest'ultima che è anche storico amico di Dallas e, prevedibilmente, le famiglie degli ex coniugi. Di nuovo non si può dire che il film evolva in direzione di una storia originale, ma il regista riesce a dare buona credibilità ai personaggi grazie alla discreta interpretazione del cast. Prova a spiazzare con qualche improvvisa drammatizzazione, a dare umanità ai suoi personaggi lavorando sui caratteri (delle due madri in special modo) e ciò che ne esce è un’accettabile esercitazione su temi e rapporti ben noti capaci ancora di dimostrarsi, in mano a chi li sappia articolare con una certa sapienza, moderni e in qualche misura coinvolgenti.

Ben descritta l'amicizia tra le due donne ma anche quella - meno scontata da rendere - tra i maschi. Nonostante quindi si navighi in territori ampiamente esplorati non mancano scene efficaci e confronti aspri che mai si capisce fino a che punto possano trascendere. Con una buona colonna sonora a supporto, un ritmo che sorregge senza troppi problemi le due ore di durata, DIVORCE IN BLACK può rappresentare una sufficiente alternativa alla Hollywood "bianca" per chi vuole concedersi un po' di onesta routine...

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Incubo forse è una parola grossa, ma è vero che esiste un potenziale killer – pur penalizzato da proprie gravi incapacità - sulla strada di Sophie (Sirvaitis), bella studentessa bullizzata da compagni di scuola chiaramente invidiosi. Sua madre, Grace (Fenning), insegna nello stesso istituto ed è particolarmente fiera della figlia, ancor più quando scopre che ha vinto il prestigioso premio Wilson consistente in una borsa di studio di ben 250.000 dollari. Seconda arriva Carolyn (Swanbeck), che ci resta malissimo – solo 5000 dollari per lei - e si convince...Leggi tutto che se Sophie ha vinto lo deve solo al fatto che sua madre insegna lì e conosce tutti, pur non se non aveva (com'è logico) diritto di voto.

Con l'amato padre sempre via per lavoro e una madre che non riesce a stimare, Carolyn sfoga la rabbia su di un sito a iscrizioni limitate legato alla scuola e del tutto anonimo sul quale si attaccano apertamente gli studenti che lei odia. Sophie è presa di mira come nessuno e con lei pure la sua migliore amica, Emma (Phelps), visto che ha appena soffiato il ragazzo a Carolyn. Intanto qualcuno, durante le prove a teatro in cui lavorano Sophie ed Emma in una pantomima a due, taglia i cavi di uno dei riflettori, che centra in pieno quest'ultima spedendola dritta in ospedale. Serpeggia il malumore, in casa di Sophie, e pure da Carolyn i rapporti sono tesi.

Il film prosegue così, senza che il killer in potenza riesca ad andare oltre a un sabotaggio con piccolo scoppio chimico in classe durante un travaso di liquidi infiammabili o a seguire Sophie per strada cercando di investirla con l'auto. Le idee sono poche e già il solito prologo di trenta secondi in cui si era vista la protagonista legata come un salame in terra e la sagoma del suo carceriere apparire sulla porta non lasciava presagire nulla di buono, Il soggetto è striminzito, la sceneggiatura non certo virtuosistica e tutto il peso della riuscita grava sulle spalle del regista Jose Montesinos, che fa quel che può cercando almeno di tenere il film in linea di galleggiamento con un ritmo accettabile. La recitazione resta nella media, con Aria Sirvaitis nel ruolo della "terrorized teen" del titolo originale, inquadrata spesso in primi piani che ne esaltano la raffinatezza del profilo. Anche la sua antagonista Alexandra Swanbeck non è un volto qualsiasi e insieme rappresentano discretamente i due campi avversi. Sophie è sempre misurata nelle reazioni, sa come farsi valere e, se anche finisce preda di inevitabili crisi di depressione, mostra una solidità interiore che ne fa un bel personaggio positivo.

Si cerca di mettere un po' di pepe con il compagno di scuola che la corteggia beccandosi ripetutamente il due di picche senza mai desistere altezzosamente, si descrive la fragilità dell'amica che per la prima volta ha una storia vera con un ragazzo, ma ci si dimentica di dare consistenza all'uomo nero di turno, il killer fallito che diventa una figura di secondo piano, a dispetto di un film che vorrebbe essere un thriller (almeno nella sua seconda parte) a base whodunit. Difficile però concentrarsi sulla gesta di quest'ultimo, perché a rubare la scena sono soprattutto Sophie e sua madre, professoressa che a scuola gira sempre con una tazza dove si legge sopra "Sono diventata un'insegnante per la fama e il denaro" e che, dopo la morte tempo addietro del marito, si lascia corteggiare da un collega con la passione per la cucina...

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Senza voler qui giudicare il processo, gli atti, le idee che ognuna delle opposte fazioni (colpevolista o innocentista rispetto all'unico imputato, Bossetti) si è fatta ragionando spesso senza poter troppo approfondire, bisogna dare atto alla serie di essere costruita tecnicamente molto bene. Al di là del solito caos temporale ingenerato dall'artificioso spostamento degli accadimenti, che alterna le ricerche della povera Yara Gambirasio al periodo post-arresto di Bossetti mostrando un calendario che di volta in volta si muove avanti e indietro negli anni, la ricostruzione...Leggi tutto dei fatti è qualitativamente ben realizzata: interventi notevoli sulle immagini per illuminare e spegnere le strade a piacimento, sapienti innesti di notevoli filmati d'archivio in grande quantità, interviste a molti dei protagonisti del caso...

Ne emerge una narrazione coinvolgente, puramente documentaria, che non introduce attori chiamati a reintepretare figure reali e che soprattutto negli sviluppi legati alla scoperta di "Ignoto 1" grazie al DNA ritrovato sugli slip e i leggins di Yara porta alla luce un autentico giallo che ha dell'incredibile, se si pensa a come si è arrivati a individuare Massimo Bossetti. Ci si trova al cospetto di un'indagine che - visto il clamore mediatico avuto fin da subito - assomma ramificazioni impreviste a interrogativi ritenuti ininfluenti e che hanno lasciato un unico imputato sul banco dei colpevoli. Naturalmente il gioco (chi guarda giudicherà quanto corretto) è passare dai chiari indizi di colpevolezza a un progressivo (e parziale) smontamento degli stessi, operazione che funge da colpo di scena conservato per l'ultima puntata, la quinta, in cui si riconsidera molto dell'impianto accusatorio anche attraverso le parole di un volto televisivo noto come quello di Luca Telese.

C'è insomma modo di poter valutare entrambi i punti di vista considerando quelle che sono le carte in mano agli inquirenti e pur notando come l'impostazione guardi più alla difesa. Tante le riprese intorno alla palestra di Brembate di Sopra (BG), uscendo (o no?) dalla quale, la sera del 26 novembre 2010 Yara Gambirasio è svanita nel nulla e altrettante quelle dal carcere in cui viene intervistato Bossetti. Fondamentali le parole della moglie di quest'ultimo, dell'avvocato della difesa, più affidate a materiali di repertorio quelle dell'accusa, ma di certo è notevole il poter rivedere il momento dell'arresto al cantiere, le fasi della ricerca, poter ripercorrere passo dopo passo tutto quello che ad esempio il film precedente non aveva potuto mostrare per ovvie ragioni di tempo.

Piace quindi l'impostazione narrativa che, se anche inficiata dal citato rimescolamento dei tempi, riesce a far seguire ugualmente la vicenda senza perdere nulla per strada e mantenendo sempre una inaspettata, lodevole chiarezza espositiva. Ottimo insomma il lavoro in sede di regia da parte di Gianluca Neri, il quale orchestra il tutto dosando al meglio le diverse componenti che, unite, contribuiscono a restituire davvero bene - almeno a livello di godibilità per lo spettatore medio – le tante fasi dell'indagine. Emergono comunque anche la dolcezza, il sorriso di Yara, la disperazione composta dei genitori, quella più estroversa di Bossetti... Un compendio da vedere per conoscere (pur se in modo parziale, è evidente) una vicenda controversa e per certi versi unica, nel panorama nazionale, che ta le altre cose mette in luce ancora una volta le storture dovute all'intromissione dei media, che possono portare infine alla distorsione della percezione delle notizie (in entrambi i versi). Una serie che per forza di cose farà discutere a lungo...

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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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