il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

SOLAMENTE NERO
le location esatte
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277412 commenti | 9102 papiri originali | 49415 titoli | 20120 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Lezioni di cioccolato (2007)
  • Luogo del film: La strada dove Kamal (Shapi) fornisce a Mattia (Argentero) abiti da extracomunitario per passare da
  • Luogo reale: Via Fratelli Cairoli, Terni, Terni
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  • Film: Squadra antimafia - Palermo oggi (8 stagioni) (2009)
  • Luogo del film: Micromegas Studios
  • Luogo reale: Via Bolognola 29/31, Roma, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Gestarsh99
Si torna ai tempi di Leviathan e Creatura degli abissi con quest'horror sottomarino derivativo ma talassofobico e assemblato con perizia. Dopo l'isolamento spaziale e i cerebralismi intellettualistici (più o meno sopportabili) dei primi due fanta-indie, Eubank blockbusterizza le ambizioni epifaniche del proprio cinema e scende negli sprofondi abissali dell'oceano, specillando le mostruosità adopelagiche annidate nella Fossa delle Marianne. Immancabili i temi registici dell'enucleazione fisico-mentale dalla realtà immanente e delle "alienanti" insidie trascendentali del (e dal) cosmo.
Commento di: Enzus79
Fantascienza pura. Un astronauta è incaricato di ritrovare il padre scomparso molti anni prima durante una missione spaziale. Pellicola che ricorda un po' Apocalypse now. Esteticamente perfetta, con una definizione di altissimo livello. Ci si aspettava qualcosa di meglio per quanto concerne i ritmi: troppo bassi e riflessivi. Discreta l'interpretazione di Brad Pitt.
Commento di: Lupus73
Una donna col marito e la bambina piccola torna a casa della madre ormai alla fine per badarvi assieme alla sorella. Pellicola che gioca a carte scoperte, mette in chiaro subito che la vecchia madre è una strega, quindi nessun eclatante colpo di scena e (se si conosce un po' il genere) si capisce già a metà film dove la fattucchiera moribonda andrà a parare; questo non impedisce di godere dell'ottima atmosfera creata dal film (Balagueró docet) con pregevole fotografia, ambientazione molto suggestiva e dettagliata, e senza esagerare con pacchiani SFX in CGI.
Commento di: Lou
La storia del talentuoso pianista australiano David Helfgott, oppresso da un padre crudele, possessivo e autoritario che lo condizionerà fino alla follia. Una narrazione con ricorre a molti eccessi melodrammatici, che risulta commuovente e coinvolgente grazie anche alla potente musica di Rachmaninov. Buona prova del cast, anche se l'Oscar a Geoffrey Rush appare eccessivo.
Commento di: Jena
Indescrivibile, bisogna vederlo per crederci. Rape & revenge in cui Cage affronta una Manson Family e una triade di motociclistici satanici schizzati che sembrano i cenobiti di Hellraiser. Cosmatos presenta il tutto con una visionarietà allucinatorio-psichedelica che ha pochi uguali nel cinema odierno (l'ultimo Lynch?). Nella seconda parte l'orgia di sangue con Cage che si fabbrica un'ascia d'acciaio, i biker con falli d'acciaio e teste stritolate a mani nude sotto un cielo viola lascia senza fiato. Affascinante la Riseborough, ottima la colonna sonora. Innumerevoli i film citati.
Commento di: Galbo
Talento smisurato e anima fragile, Janis Joplin viene raccontata da un documentario che si avvale di testimonianze di amici e familiari, ma sopratutto di lettere originali dell’artista (lette dalla Nannini) dalle quali emerge il suo essere tormentato. Bellissime immagini e spezzoni di repertorio, oltre ad un pregevole lavoro di montaggio, rendono la testimonianza informativa e spettacolare al tempo stesso, utile a conoscere una grande artista rock blues un complesso essere umano.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Coproduzione tra Italia, Belgio e India, risente soprattutto dell'influenza di quest'ultima. Non solo per la chiara provenienza del protagonista Dhanush e per la prima parte ambientata tra i vicoli di Mumbai, ma anche per un paio di performance canore con danze allegate che, per il nostro modo d'intendere il cinema, in un film così sembrerebbero completamente fuori luogo. Invece Bollywood è dietro l'angolo e il messaggio positivo, a tratti ingenuo, di speranza, porta a sentire l'opera più vicina alla cultura indiana che a quella europea. L'Italia presenzia...Leggi tutto con scorci di Roma (da Trevi al Campidoglio non ci vengono risparmiate le location più scontate) ripresi attraverso una fotografia coloratissima che contribuisce ad accrescere l'impressione di avventura sognante, di favola edificante che porta il nostro "fachiro" a peregrinare per l'Europa prima di tornarsene a Mumbai, da dove lo vediamo raccontare la sua storia a tre ragazzini condannati a quattro anni di carcere minorile. Di fatto costituito quasi per intero da un lungo flashback saltuariamente interrotto, il film ci spiega come Aja (Dhanush), da bimbo povero senza un padre, sia cresciuto con l'obiettivo di guadagnare senza troppo preoccuparsi di restare nel lecito, trasformarndosi in fachiro e illusionista per dedicarsi a piccole truffe e ruberie. Ma al di là delle apparenze Aja ha un grande cuore, tanto che appena raggiunge Parigi si innamora della dolce Marie (Moriarty). Nascostosi qui di notte nell'armadio di un gigantesco negozio di mobili (non ha i soldi per pagarsi un albergo), verrà caricato su di un camion assieme ad immigrati africani che proprio non riescono a credergli quando dice loro di essere semplicemente un turista. Da Parigi finirà in Inghilterra e quindi a Roma, dove verrà ospitato dalla bella Nelly (Bejo): un lungo viaggio tra imprevisti e fughe; talvolta maltrattato, magari insultato, Aja oppone sempre la spontanea positività tipica del suo popolo, non perdendosi d'animo se non quando si sofferma a ragionare sulla propria condizione: vorrebbe rivedere Marie, le telefona (lei pensa che Aja non si sia presentato per scelta, all'appuntamento che avevano sotto la Tour Eiffel), fa di tutto per tornare a Parigi e intanto prosegue a raccontare delle sue peripezie per cielo (in mongolfiera!), per terra e per mare ai tre ragazzini, sempre molto interessati alle sue parole. Nulla di nuovo nella storia, ma resta invece piuttosto insolito l'approccio per via della mescolanza di stili tipica di certe coproduzioni con paesi dalla tradizione cinematografica così forte. Che però si traduce in una certa inconcludenza di fondo, in una scarsa capacità di coinvolgere o di far sorridere, come se al film mancasse una vera spina dorsale che possa smuoverlo da un manierismo poco stimolante e una certa puerilità che per l'appunto lo iscrive negli ambiti della favola leggera, da seguire distrattamente godendosi qualche buon esterno e una struttura avventurosa che un po' di curiosità la mette. Ma tutto resta molto in superficie, nonostante i vaghi tentativi di dare un minimo di spessore al protagonista. Superfluo.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Dopo il grande successo di ANIMAL HOUSE il National Lampoon - com'è ovvio che fosse - ci riprova col cinema, ma gli dice male. Lontanissimo dai fasti del predecessore (e pure da Hollywood o da un qualsiasi discorso sul cinema, nonostante il titolo), MOVIE MADNESS si articola in tre episodi non legati da nulla in particolare se non un vago senso parodistico che si esplicita soprattutto nel terzo (e nettamente migliore) segmento. Il primo, GROWING YOURSELF, riprende dal classico di Landis...Leggi tutto il giovane Peter Riegert e gli assegna il ruolo di Jason, che in apertura, senza apparente motivo, rompe il matrimonio suggerendo alla moglie di dedicarsi a... crescere. La felicità apparente non è tutto, bisogna evolvere, e chi se ne importa se ci sono quattro figli di mezzo. Lei accetta e se ne va lasciandoli tutti a Jason, che comincia a frequentare altre donne (tra cui una splendida Diane Lane) senza badar troppo a come i piccoli crescano. L'approccio è quasi surreale, con una serie di dialoghi che sfiorano (e in alcuni casi oltrepassano) il nonsense, un Riegert particolarmente lunatico che sembra lasciarsi scivolare tutto addosso e che quando rivede la moglie – felicissima di aver intrapreso una nuova strada – non sa bene cosa dire. Una chiara presa in giro dei film in cui la famiglia pur di restare unita affronta ogni genere di avversità, con figli non più da educare con amore e insegnamenti che li instradino sulla retta via ma lasciati crescere come capita; tutto è preso alla leggera, dai protagonisti come dagli autori della sceneggiatura e tanta sana distruzione delle istituzioni americane porta effettivamente a sorridere, anche in presenza di un episodio non certo trascendentale. Contano più le idee della realizzazione. Nel secondo segmento, SUCCESS WANTERS, si ironizza sul rampantismo di una donna disposta a tutto pur di vendicarsi e... perché no, di realizzarsi. Un bizzaro "rape & revenge" in cui la protagonista Dominique Corsaire (Dusenberry), dotata di una carrozzeria da sballo, dopo esser stata violentata col burro da un gruppo di ricchi satiri in un locale per soli uomini (gestito da un laidissimo Joe Spinell) decide di vendicarsi a modo suo. Comincia con un lavoretto sotto il tavolo d'ufficio al proprietario (Culp) di una importante azienda di margarine arrivando presto ad affiancarlo e infine a sbarazzarsene ereditandone ogni bene. La Dusenberry (quasi sempre vestita in stile coniglietta, anche nei frangenti meno indicati) è brava a mescolare, a una naturale ingenuità, la spietata perfidia di chi non si ferma davanti a nulla seducendo e tradendo, sfruttando la propria avvenenza senza vergogna per arrivare ai posti di comando più importanti. Ovviamente anche qui l'impianto è farsesco, lontano da ogni verosimiglianza e la scelta della margarina come mezzo per raggiungere il potere muove già al sorriso. Dominique incontrerà il ricco figlio del re del burro, poi uno sguaiato imprenditore greco (Vandis) e a tutti riserverà trattamento simile e irridente. L'idea era simpatica, ma anche qui poco funziona e il tutto si fa presto ripetitivo e mai davvero interessante. Il terzo episodio, MUNICIPALIANS, è il più dichiaratamente comico e ha come protagonista una classica coppia di poliziotti: la fresca recluta (Benson) e il più navigato e cinico collega (Widmark), sulle tracce di un serial killer (Loyd) che sulle sue vittime lascia sempre una fotocopia della propria patente (!). Lo spunto è quello, non certo nuovo, delle forze dell'ordine che se ne fregano di tutto ciò che capita loro intorno senza badare a “nulla che non s'intrometta tra me e il mio hamburger”: il ragazzino resta sconvolto da tanto disprezzo nei confronti del lavoro, ma il divertimento sta proprio nel registrare la totale passività della polizia in presenza di crimini di ogni genere. Un po' per la bravura di Widmark, un po' per un bel carico di politically uncorrect, tutto sommato non ci si può troppo lamentare. Sono gli altri due episodi a lasciare interdetti e freddi, benché contengano qualche traccia indelebile della sana follia del Lampoon.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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E' la parodia di quella che già era una sorta di parodia di James Bond ovvero IL NOSTRO AGENTE FLINT, in cui James Coburn mostrava un attitudine alla ricerca investigativa nettamente superiore a quella del più noto collega britannico. Inutile dire che nella variante italiana tale abilità viene centuplicata e, laddove il film americano ancora si limitava, qui Vianello - l'agente Flit, per l'appunto - diventa un fenomeno imbattibile in ogni campo. Curioso come in questo caso si parta riprendendo rigorosamente...Leggi tutto il modello: dapprima con la sala di Washington dove i gran capi riflettono sul da farsi terrorizzati dalla minaccia mondiale (in questo caso una forza superiore e invisibile ipnotizza importanti personalità che d'improvviso perdono la ragione e si producono in gesti e azioni riprovevoli), poi con Flit raggiunto a casa per essere ingaggiato dal governativo Hayes (Marchetti). Qui il nostro (o vostro?) eroe si cimenta in arti marziali, scacchi e scherma ma... contemporaneamente! Anche altre scene verranno in seguito riprodotte (il travestimento col turbante in bagno), ma a dire il vero l'ambito è per il resto più una sorta di farsa autonoma a tratti surreale che ci presenta i “galassiani” (si chiamava Galaxy anche l'organizzazione dell'originale) come autentici alieni, discesi per occupare la Terra ma contrari alla violenza e giocoforza costretti ad attendere che noi ci si elimini a vicenda. Terrorizzati dai pesci, che Flit userà quindi come arma impropria portandosi sempre dietro in un sacchetto Gianfilippo, il suo pesciolino rosso, i galassiani mandano in avanscoperta la procace Aura (Carrà), scambiata da Flit per un uomo a causa d'una parrucca un po' equivoca: seguirà il suo obiettivo fino (poteva non avvenire?) a innamorarsene. Gli elementi utilizzati in chiave umoristica sono quelli di ogni 007 movie che si conosca, lo spirito quello giusto e Raimondo Vianello un agente speciale insolito, rispetto agli standard nostrani. Allampanato, di eleganza innata perfino quando gli fanno indossare una terrificante giacca a quadrettoni, si produce con bel gusto demenziale in gag non sempre all'altezza ma talvolta geniali (se così si può dire). Rispetto al Flint americano, insomma, la nostra è una parodia nettamente più spinta verso il comico, ricca di trovate buffe e qualche gag slapstick che non stona. Nell'insieme ciò che forse meno convince è la regia dell'esordiente Laurenti, poco vivace né granché adeguata al genere: tratta con ritmi più vicini alla commedia quella che invece meritava di essere girata come una scatenata follia. Anche l'innesto del buon Fernando Sancho poco può per migliorare le cose, ma l'approccio originale di Vianello e la buona vena degli sceneggiatori permette comunque al film di essere archiviato come esperimento simpatico e ricco di uno spirito ingenuo quanto in più occasioni azzeccato. Decisamente poco influente la partecipazione della Carrà, che non riesce proprio a lasciare il segno.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE