il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

UN GATTO NEL CERVELLO
il (ri)ciclo dell'orrore
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271271 commenti | 9001 papiri originali | 48206 titoli | 19728 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Amore e guai... (1958)
  • Luogo del film: Stazione di Bologna Centrale
  • Luogo reale: Piazza delle Medaglie d?Oro 2, Bologna, Bologna
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  • Film: La famiglia Brambilla in vacanza (1941)
  • Luogo del film: La spiaggia di Viareggio dove va in vacanza la famiglia Brambilla (spiaggia)
  • Luogo reale: Stabilimento Plinus, Lungomare Duilio 4, Lido di Ostia , Roma, Roma
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Keyser3
Ultima opera di Tony Scott, ispirata a un fatto di cronaca, risulta abbastanza avvincente soprattutto nella fase centrale, mentre l'epilogo risente di un'eccessiva spettacolarizzazione che ne mina un po' la credibilità. Il ritmo è serrato e il montaggio frenetico, mentre le riprese sono ovviamente spettacolari. Prova dignitosa anche dei due protagonisti, il cui rapporto evolve nel più classico dei modi (dalla diffidenza alla collaborazione) e per i quali il blocco del treno diventa una sorta di sfida contro tutti, tesa al riscatto personale.
The endless film (2018) di Leandro Listorti con (n.d.)
Commento di: Bubobubo
L'operazione metacinematografica di Listorti assomiglia parecchio a un negativo del meraviglioso Decasia di Bill Morrison. Se lì singole immagini decontestualizzate da film perduti nel tempo venivano mostrate nel loro processo di inevitabile disfacimento, qui sono spezzoni di pellicole argentine mai completate (per volontà o contingenza) che vengono riassemblate in una Gestalt capace di raccontare una storia nuova, imprevedibile, anche se non sempre interessata dalla coerenza interna. Riflessione stimolante nei presupposti, non sempre soddisfacente nella sua realizzazione pratica.
Commento di: Siska80
L'iter dell'intreccio è di quelli che lasciano il segno: commedia, tragedia, elogio della follia in un'Italia violenta che (come abbiamo già visto nei vari polizieschi dell'epoca con Maurizio Merli) si accanisce contro i deboli. La trama si ispira apertamente a quella de Il giustiziere della notte ma, caso raro, supera il prototipo: meno gore, più dramma e allo spettatore incredulo giunge un'aria impregnata di morte che gela le ossa. All'espressione spietato di Bronson, lo straordinario Sordi risponde con uno sguardo carico di odio e un sorriso sadico, mentre assapora la vendetta.
Commento di: Anthonyvm
Se in Torment ci si ispirava a Gacy, qui Cristopharo pensa a Dahmer. Il risultato è un grottesco, esplicito (non mancano scorci pornografici) e malsano horror necrofiliaco, con palesi rimandi a Buttgereit (Nekromantik ma anche Schramm) e pure a Blood feast (i riti egizi, con una mummificazione in dettaglio). Dispiace che il potenziale disturbante non venga raggiunto del tutto a causa dell'eccessiva artigianalità di alcuni SFX (fra occhi posticci e risibili mostriciattoli di lattice). Il terzo atto, con necrosi delle parti intime, è comunque tosto. Ottima come sempre la fotografia.
Commento di: Camibella
Uno dei migliori horror degli ultimi vent'anni. Paura e claustrofobia si mescolano in maniera eccelsa e sono proprio gli anfratti stretti e bui delle grotte ad essere la carta vincente del film. Il regista Neil Marshall sapientemente arriva al terrore gradatamente e, dopo un inizio violento che fa da spiegazione a quello che accadrà in seguito, scende anche metaforicamente nell'incubo di sei speleologhe attaccate da terrificanti ominidi. Il finale astruso è però una pecca imperdonabile. Sequel da dimenticare.
Commento di: Anthonyvm
Con Buio omega e Mosquito, la punta di diamante del cinema shock necrofiliaco. Buttgereit accosta l'horror arty al trash grottesco, l’insalubre perturbante (i feticci cadaverici in barattolo, il montaggio alternato fra l'autopsia e il coniglio ucciso) alla splatterata demenziale (la decapitazione con pala), in modo quasi mai armonioso (ci pensa anche la colonna sonora, divisa fra dolci sinfonie pianistiche e pastrocchi cacofonici) ma bizzarramente coinvolgente. Le ristrettezze economiche si riflettono soprattutto sulla resa degli SFX, ma il valore iconico del film è inappuntabile.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Superflua revisione Hammer del classico di Hitchcock, ne riprende in pieno l'impianto cercando di puntare ancor di più sulla brillantezza dei dialoghi aggiornando il rapporto tra i due protagonisti e aggiungendovi qualche piccantezza ovviamente impensabile ai tempi dell'originale. Purtroppo Anthony Page non è Hitchcock e in questo potrebbe esaurirsi il paragone. Invece va sottolineato che soprattutto Elliott Gould (altrove autore di prove ironiche riuscite) non ha il fascino che nell'originale era proprio di...Leggi tutto Michael Redgrave. E Cybill Shepherd, che fa di tutto per apparire spigliata, divertente e molto in gamba, finisce con l'ottenere l'effetto opposto cadendo in eccessi irritanti. Insomma, una coppia poco simpatica cui s'aggiunge una Angela Lansbury (la signora scomparsa, per l'appunto) a sua volta lontana dalla buffa interpretazione di May Whitty. Si ritrovano tutti e tre su un treno che nel 1939, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, dovrà portarli dalla Baviera alla Svizzera. Robert (Gould), fotografo americano della rivista "Life" e Amanda (Shepherd), nota eriditiera specializzata in matrimoni e divorzi a soli trent'anni, si erano però già conosciuti la sera prima nell'albergo che li ospitava, dove lei si era sentita male dopo un'improbabile imitazione di Hitler in pubblico. Si ritrovano casualmente in treno ma non subito, perché inizialmente a fare amicizia sono Amanda e miss Froy (Lansbury), una bambinaia inglese maestra di musica piuttosto invadente che condivide con la donna una cena al vagone ristorante e che siede davanti a lei nello scompartimento. Il tempo di addormentarsi che al risveglio Amanda non la ritrova più; ma quel che è peggio, ed è più singolare, è che chi l'ha vista insiste nel ripetere che quella signora non è mai esistita, lasciando intendere alla bella ereditiera di avere le traveggole. Pure un medico che si aggira per i vagoni (Lom) non pare prendere troppo sul serio la donna e lo stesso Robert, che presto finisce per rivederla, sembra assecondarla più per l'avvenenza che non per la reale convinzione che stia dicendo la verità. Eppure chi guarda ha l'ovvia sensazione che qualcosa non stia andando per il verso giusto, in quello che poi era un tipico meccanismo hitchcockiano all'epoca mirabilmente messo in scena per uno dei migliori e più compiuti film del periodo inglese del Maestro. Il remake svela l'inconsistenza di fondo del plot e manca del virtuosismo registico di Hitchcock, che aveva fatto del film un terreno su cui sperimentare tecniche d'effetto all'interno di un vagone ricostruito interamente in studio. Debole l'ultima parte in cui subentra l'azione e ancor di più il finale con cantata. Del gruppo il migliore pare Herbert Lom, una volta di più impeccabile in un ruolo insieme candido e ambiguo. Il cast è comunque di tutto rispetto e la storia resta buona, pur se qui eccessivamente seppellita da dosi massicce di ironia forzata e sorrisini complici...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Antonioni dopo L'AVVENTURA continua il suo singolare percorso cinematografico estremizzando ancor di più i temi che nel film precedente sembravano emergere soprattutto nella seconda parte e che in L'ECLISSE troveranno in Monica Vitti (presenza comune dell'intera trilogia) l'interprete somma dell'incomunicabile e intraducibile disagio esistenziale che si fa stile. Stile che nella prima parte è ravvisabile ancora una volta nella straordinaria sensibilità...Leggi tutto con cui Antonioni riprende scorci suggestivi di Milano e di una Sesto San Giovanni che assume coordinate quasi magiche nella passeggiata solitaria di Lidia (Moreau): durante lo svolgimento d'una presentazione di un libro del marito Giovanni (Mastroianni), la donna infatti esce senza avvertire nessuno e vaga per la città prima di prendere un taxi e ritrovarsi in periferia. E' solo l'avvisaglia di un rapporto che si sta logorando; più per il sentimento di inadeguatezza e lontananza di lei che non di lui: ritrovatisi la sera a casa, i due raggiungono un locale notturno dove seguono le danze e i contorsionismi di una coppia di colore e poi, sempre su richiesta di Lidia, la festa in una grande villa con giardino dove si svolgerà la seconda parte del film. Qui la lontananza tra la coppia si fa progressivamente anche fisica: Giovanni e Lidia si mescolano agli invitati (mentre un'orchestrina non smette di suonare) e si fermano a parlare (più spesso ad ascoltare) i pensieri di altri. Giovanni in particolare si intrattiene con la figlia (Vitti) del padrone di casa, ambigua figura a sua volta oppressa da una una spaesatezza che la associa immediatamente ai due protagonisti; Lidia invece a lungo si muove da sola tra le terrazze vuote e l'ampio parco, intercettata solo saltuariamente da personaggi con cui intrattiene chiacchiere futili incapace di reagire a una spossatezza che la prostra. Si vive la situazione rimanendo sospesi in un clima rarefatto che è da sempre la cifra stilistica del regista; meglio centrato nella prima parte, in cui le architetture silenziose della città (in contrapposizione netta con le scene di poco precedenti in cui il rumoroso traffico del centro e il chiacchiericco alla presentazione del libro si intuiscono fondamentali per tracciare più a fondo il solco) e le sparute costruzioni in periferia danno la misura di un cinema orgogliosamente personale e unico, ammirato in tutto il mondo. Mastroianni e la Moreau, nella loro ricercata monoespressività, si fanno interpreti ideali del messaggio diventando strumenti di una comunicazione ambigua, indecisa, volutamente irrisolta. Fin dal primo incontro, nella clinica dov'è ricoverato un loro amico in fin di vita e dove una malata psiologicamente instabile li avvicina vaneggiando. Un cinema diverso, che si prende coraggiosamente i rischi di una narrazione lenta ed estatica, incappa in fasi interlocutorie che sanno di superfluo, affronta discorsi ambiziosi senza forse nemmeno saper bene come condurli, ma che rivendica un'impronta forte in futuro ripresa e sviluppata da intere correnti cinematografiche (la Nouvelle Vague). A tratti vacuo ma mai banale.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Noir piuttosto canonico che comincia in quel di Miami, dove Tony Costa (Webber) assiste nascosto in auto all'esecuzione del suo amico da parte della polizia. Qualcuno ha tradito, già da qui, e una volta individuato il responsabile Tony non perdona: mitragliata in pancia e addio. Perché Tony non è un sanguinario, tutt'altro, ma non sopporta gli “informatori”, specie se le loro soffiate portano a epiloghi così tragici. Il prologo serve in fondo solo a farci capire questo, perché subito dopo l'azione si sposta a Marsiglia dove il protagonista...Leggi tutto si riunisce alla classica banda pronta al colpo che prevede lo scassinamento di un'enorme cassaforte. E' il campo di Tony, che per riuscire ad aprirla da solo, visto che il suo socio di sempre è morto, ha bisogno di almeno quattro ore. Gli altri, ognuno col proprio compito, si preparano a spianargli la strada; compreso il suo amico Jean (Servais), sposato con una donna più giovane dall'aria poco socievole (Berti). Mentre preparano il colpo Tony ne approfitta per farsi qualche giro in città e conosce Laureen (Martinelli), con la quale tenterà di far partire una di quelle relazioni in cui lei continua a non capire perché lui scompaia d'improvviso e non sveli mai nulla del suo mestiere. Ma c'è l'amore e allora... Del film restano impressi soprattutto i tanti scorci della città francese e la presenza ingombrante della Citroën nei suoi modelli più noti. O magari un paio di singolari flashback che sembrano c'entrare poco o nulla col resto e che si staccano per ricercatezza fotografica, forse figli del contributo in sceneggiatura di Dario Argento (che coi flashback va a nozze da sempre). La prima parte, in cui si pensa soprattutto a descrivere i personaggi, mostra una discreta attenzione al copione che la regia di Prosperi segue senza troppo brillare. Il film sembra soffrire della stessa pesantezza che affliggeva molti polar d'oltralpe, evidentemente presi a modello e replicati senza gran fantasia. Qualche leggero tocco ironico nel rapporto tra Tony e Laureen (lui prende a pretesto un leggero morso del cane di lei per rivederla), un finale a sorpresa che rappresenta il maggior punto di forza della vicenda ma anche una lunga fase riservata alla rapina in cui manca del tutto la tensione ed è seguita da una fuga piuttosto incolore. Deludenti gli scontri a fuoco, di qualità invece la colonna sonora di Piero Piccioni (che si firma Piero Morgan); affogate in un pesantissimo trucco agli occhi le due primedonne, ma usava così... Poco da ricordare in sostanza, anche se la regia non demerita. Scarsamente carismatico Webber, meglio chi gli sta intorno. Qualche simpatica trovata qua e là però: la Berti ad esempio alza il volume del giradischi proprio mentre gli altri stanno discutendo del carico di diamanti in arrivo che dovrà essere trasferito nella famosa cassaforte come a farci capire che non siamo in un vero heist movie: la realizzazione del colpo è secondaria; contano di più i personaggi, appunto, ma di memorabili non ce n'è nemmeno uno.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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