il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

BIG MAN
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289238 commenti | 9305 papiri originali | 52089 titoli | 21102 Location

Su Disney +I MIGLIORI

LOCATION ZONE

  • Film: Il sole scotta a Cipro (1965)
  • Luogo del film: L'aeroporto di Cipro dove il maggiore McGuire (Bogarde) deve sincerarsi che Jane Kozani (Strasberg)
  • Luogo reale: Aeroporto di Amendola "Tenente pilota Luigi Rovelli", km 22 della Strada Statale 89 "Garganica", Vi, Foggia, Foggia
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  • Film: Ultras (2020)
  • Luogo del film: La scogliera dove gli Ultras fanno il bagno e cantano "Caruso" di Dalla
  • Luogo reale: Via Ortenzio, Bacoli, Napoli
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Trivex
Film d’azione di puro intrattenimento, con importanti effetti speciali, attori discreti e caratterizzato da un buon ritmo e da qualche spunto dai preziosi valori. La saga del videogioco “inclusivo” si muove nel tempo e diviene con questo “compatibile” per tecnologia e sceneggiatura. Forse mancherà il piccolo mito dell’esordio e qualche tratto poco riuscito si fa vedere ogni tanto, ma si tratta comunque di un prodotto ben fruibile per tutta la famiglia, magari appostata sul divano il sabato sera e con gli immancabili popcorn a portata di mano.
Commento di: Richard
Tra gli episodi peggiori, per nulla coinvolgente ed emozionante. La trama, che si svolge sempre nello stesso luogo, è quasi surreale, procede a sequenze con scarsa concatenazione senza creare suspense. La comparsa e l'agire dell'automa hanno del ridicolo. Colombo più che investigare con acume si limita a cercare tracce. La conclusione non poteva che essere alquanto deludente.
Commento di: Gottardi
Alla vigilia della fuga da Parigi i nazisti pensano di radere al suolo la città per vendetta e in un inutile tentativo di rallentare l’avanzata degli Alleati. Il console svedese si reca dal generale nazista che regge la città per dissuaderlo e lo affronta in un drammatico duello verbale. Formalmente ineccepibile e con attori adeguati, risente però di dialoghi a tratti scolastici e qualche convenzionalità, ribadita, nonostante la durata di 84’, in eccessive ripetizioni. Non è mai facile reggere la tensione in un film da camera, ma l’impressione è che si potesse far meglio.
Commento di: Il ferrini
Commedia splatter che satirizza sui luoghi comuni dell'horror, non limitandosi alla parodia come in Scary movie ma raccontando una sua storia originale. La mano posseduta è un chiaro omaggio alla Casa 2 di Raimi, gli amici zombi rimandano al Lupo mannaro londinese e così via, in un giocoso citazionismo che rende ancora più assurde le gag che si succedono a ritmo frenetico. Gli attori si divertono, compresa una Jessica Alba tanto bella quanto rimbambita di fronte a situazioni paradossali. Non un capolavoro di comicità ma simpatico.
Commento di: Ira72
Ormai dal talentuosissimo Oriol Paulo ci si aspetta sempre un colpo di scena perché non c'è mai nulla di scontato nei suoi lavori. Ma. In questa miniserie saranno innumerevoli. Varie storie parallele, in cui i personaggi giocano a nascondino, a volte toccandosi, incrociandosi, sfiorandosi o schiantandosi tra loro. Intrecci complicati, ma raccontati in modo originale e scorrevole grazie a una sapiente sceneggiatura. Lodevole anche il cast, tra cui spicca l'onnipresente (meritatamente) Mario Casas. Fotografia perfetta, ad esaltare atmosfere cupe e azioni efferate. Imperdibile.
Commento di: Nicola81
Celeberrimo e pluripremiato melodrammone nonché compendio dei pregi e dei difetti della vecchia Hollywood. Smisuratamente lungo, storicamente fazioso e ideologicamente retrivo, ma epico nella narrazione, sontuoso nella messa in scena e nel cast (per Leigh e Gable furono i ruoli della vita), con una protagonista per l'epoca decisamente anticonformista e per nulla simpatica. E poi, se la colonna sonora e alcune battute sono entrate di diritto nell'immaginario collettivo un motivo dovrà pur esserci. Per i cinefili la visione è obbligatoria, ma possibilmente dilazionata.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

L'ambito, tanto per cambiare, è quello degli stalker, tema principe per i thriller televisivi, ma declinato in modo sufficientemente originale (si fa per dire) da rendere se non altro moderatamente intrigante la visione. Siamo dalle parti di THE FAN, con la (co)protagonista, Sarah Miles (Paxton-Beesley), che in questo caso non è una sportiva ma si diletta a scrivere poesie. Ha pubblicato un libro, non la si può certo definire nota ma ha un suo piccolo gruppo di appassionati. Soprattutto online, dove ha aperto un...Leggi tutto blog nel quale scrive le sue poesie; tra i lettori entusiasti anche Lee Maxson (Scerbo), una libraia apparentemente mite e assennata che vive con la madre diabetica; con quest'ultima ha però ha un pessimo rapporto e, quando una sera la vede rantolare sul pavimento implorando zucchero, decide di lasciarla morire lì. Qualcosa di simile aveva fatto con il padre, uccidendolo e inscenandone il suicidio. Non una mente troppo sana, insomma; quando infatti si mette in testa di avvicinare in qualche modo Sarah, l'autrice delle poesie che adora, non è difficile immaginare come finirà. Sulle prime si mostra gentilissima, cortese, ma una sera la spia dalla finestra e si accorge che il marito (Teravainen) la maltratta: la tradisce, con tutta evidenza, e quando Sarah minaccia di lasciarlo lui ribatte che in quel caso portertà con sé la loro unica figlia, accompagnando il poco simpatico pensiero con uno schiaffo in faccia. Lee capisce che è il momento di agire: presa a casa una pistola segue l'uomo e, una volta a tu per tu con lui in un garage, spara! Sarah, all'oscuro dell'omicidio, viene presto contattata dalla detective della polizia (Carsley) perché è inutile girarci attorno: chi aveva principalmente interesse a uccidere la vittima, ereditandone pure i beni, è lei. Le accuse della polizia contribuiscono a dare un po' di smalto alla storia, che pone Sarah nella doppia condizione di doversi discolpare e nello stesso tempo di cercare a capire, grazie all'aiuto di amici (il suo editore) o magari di un detective privato, chi possa aver ucciso suo marito. Tra gli amici c'è anche Lee, naturalmente, che giorno dopo giorno si fa più invadente assumendo il caratteristico atteggiamento che porta questi personaggi disturbati a passare da una gentilezza financo eccessiva all'inevitabile contrasto scaturito dal confronto con una persona "normale". Al centro stanno insomma le due donne, che nel complesso il loro lo fanno: specialmente la Paxton-Beesley, che sa rendere credibile la sua figura di poeta dall'animo sensibile dividendosi tra l'amore per la figlia, la riconoscenza provata nei confronti della sua nuova "amica" e la voglia di uscire da una situazione difficile. Alla Scerbo spetta il ruolo da Jekyll & Hyde di turno e lo ricopre diligentemente, senza strafare e permettendo al film di mantenere un certo aplomb, cui contribuisce a dire il vero l'intero cast. Un thriller strutturato decentemente, che segue una sua logica e che pur mancando di vera suspense (difetto comune a quasi tutti i prodotti televisivi coevi, generalmente piatti) si lascia seguire senza troppi rimpianti. Peccato manchi al solito qualche guizzo in grado di farlo emergere rispetto ai tanti girati allo stesso modo, e dal momento che i dialoghi sono poveri, anonimi, il risultato è quello di navigare nella mediocrità tipica di questi tv-movie che intrattengono, fanno quel che devono ma niente di più.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Chi tutto e chi niente: è il destino dei gemelli al cinema. Crescono insieme, di solito in un orfanotrofio come in questo caso, fino a quando uno dei due viene adottato. A quello la vita sorride (lavoro, casa, famiglia), all'altro no e medita vendetta. E' quanto capita a Kendra e Amber, con la prima che cresce negli agi e si sposa (bimbo in arrivo) e la seconda che si arrabatta come può rubando e sopravvivendo ai margini della legge. Quando Amber (Hartley), ormai cresciuta, riconosce in un giornale la sorella - premiata come miglior insegnante della sua scuola, perché...Leggi tutto la controparte buona dev'essere sempre bella, brava e intelligente - scopre con una certa facilità dove vive grazie ai registri dell'orfanotrofio (tornando lì ne approfitta per far fuori la direttrice, ancora la stessa di trent'anni prima, anche fisicamente!) e architetta un piano per sostituirla in tutto e per tutto. Un piano bislacco e approssimativo a dire il vero, poco conciliabile con qualsiasi mente criminale, che dovrebbe suggerire di agire in modo meno sciocco. Qui però la colpa è della sceneggiatura di Jenna Brister, ricca di incongruenze e ingenuità che rendono ben poco credibile la vicenda. E così, a dare sostanza all'ennesimo thriller televisivo raffazzonato e privo di fantasia, tocca alla star Lindsay Hartley (nel campo una delle migliori), che per una volta si concede pure una fugace scena di sesso in intimo nero che mette in risalto le splendide forme del suo corpo. Si sdoppia con buona vena, anche se si capisce come il suo ruolo ideale sia quello positivo, che le permette di lavorare maggiormente sull'umanità del personaggio e di interagire con l'unica figura maschile di rilievo della storia, il marito Dane (Cermak). Quella che proprio non funziona è la storia: l'espediente dei gemelli è da sempre uno dei più praticati dal "mystery" e solitamente mette alla prova la creatività degli autori; basti vedere come anche in un analogo prodotto televisivo italiano come GEMELLE venga utilizzato per spiazzare e promuovere interessanti colpi di scena. Qui no, tutto è prevedibile in ogni sua parte e non esistono sorprese in grado di smuovere le acque quel minimo che consentirebbe di sconfiggere la noia. Il tutto si risolve in azioni di stalkeraggio della gemella cattiva (inizialmente riconoscibile dal capello pettinato in modo diverso, poi nemmeno da quello), in un paio di omicidi cacciati dentro a forza e in qualche indagine a corollario, con il detective Mahoney (Flemming) che sciattamente butta lì qualche conclusione e la Hartley che alterna costantemente i registri: da impaurita e assennata a fredda e spietata. Si procede senza uscire un solo secondo dai binari del prevedibile cercando di far montare per quanto possibile un po' di tensione, ma non ce la si fa granché e soprattutto non si capisce perché né il detective né in banca, dopo aver visto un video rivelatore, non dicano chiaramente a Kendra come la donna che prende il suo posto è assolutamente identica a lei. Uno dei tanti buchi, per l'appunto. Seattle con la sua immancabile torre fa da anonimo sfondo.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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A prima vista il documentario dell'austriaco Hannes Michael Schalle (che a un anno di distanza dal successo mondiale del RUSH di Ron Howard ne sfrutta l'onda lunga concentrando l'attenzione sul campione di casa) sembrerebbe occuparsi del periodo che intercorre tra il pauroso incidente al Nürburgring del 1976 e il rientro in pista al Gran Premio d'Italia dopo un mese e poco più (33 DAYS, recita non a caso il titolo originale). In realtà poi il discorso si allarga alle battaglie per la sicurezza in F1 attraverso...Leggi tutto una lunga intervista a Jackie Stewart, che in tema si attivò moltissimo, e lasciando che a intervenire siano gli allora due piloti della Mercedes, Lewis Hamilton e Nico Rosberg, assieme a un buon numero di altri piloti perlopiù inglesi (il Regno Unito coproduce) e tedeschi. La parte più interessante, da un punto di vista documentaristico, è la prima, che mostra rari filmati dell'incidente già sui titoli di testa (si inquadra Lauda appena estratto dall'abitacolo fino al momento in cui viene caricato sull'ambulanza) e ricostruisce piuttosto bene quanto avvenne in ospedale nei giorni immediatamente successivi, quando ancora non si sapeva se il pilota sarebbe riuscito a salvarsi (più per via dei fumi respirati che per le ustioni). Accompagnate dalle caustiche, ironiche interviste d'epoca e attuali a Lauda, ascoltiamo le testimonianze di medici, manager Ferrari (Audetto), colleghi e giornalisti in attesa di capire come abbia potuto verificarsi un ritorno tanto veloce e inatteso alla guida. I retroscena tuttavia non vengono poi troppo approfonditi e ci si attiene agli aspetti più superficiali della vicenda, senza che si riesca a comunicare appieno la straordinarietà del recupero. I risultati sportivi sono riassunti a margine, come fossero secondari, mentre ci si sofferma maggiormente sulla pericolosità (e l'unicità) del vecchio Nürburgring, sui primi passi delle gare automobilistiche fondendo il tutto in un cocktail che non sempre pare sposarsi nel migliore dei modi alla traccia che dovrebbe essere principale e cioè il 1976 di Lauda. Ad ogni modo la rarità di foto e filmati di quei 33 giorni permettono di giustificare l'impostazione focalizzata sul campione, la sua vita e soprattutto il suo modo di pensare, che traspare più qui che nei tanti altri documentari a lui dedicati. C'è spazio per raccontarne la passione per gli aerei (e la conseguente nascita della Lauda air), fugacemente il rapporto con la moglie; meno invece quello con gli altri piloti del circus, intervistati sì ma senza che se ne traggano grandi interviste (se si esclude quella a Stewart, centrata però sul tema sicurezza). Si illustrano la pericolosità e il costante rischio corso da chi guidava in Formula 1 fino ai primi Ottanta mescolando un po' tutto e dando l'impressione che si sia voluto gonfiare in eccesso il materiale di partenza uscendo dal seminato. Un documentario impostato tradizionalmente, montato senza gran fantasia e dalle idee leggermente confuse. In definitiva, e al netto di alcune riprese e foto d'epoca indubbiamente interessanti che ne costuiscono il valore aggiunto, una delle tante produzioni che associando Lauda al tema della sicurezza ripercorrono tappe note senza lasciare granché il segno.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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