Cattedrale gotica, eretta su fossa comune di vittime dei Cavalieri Teutonici, si fa maledetta per chi vi accede secoli dopo (compresa la reincarnazione di Asia Argento). Tomas Arana bibliotecario lo intuisce e Soavi ne approfitta sganciandosi d'improvviso dalla trama per liberare tra le volte effetti, sangue e mostruosità, mescolati senza troppo criterio sfoggiando sprazzi di talento; disorganizzato però, e chi vede ne risente. Caproni e croci affondate si fanno orrori che dal medioevo riaffiorano in un oggi senza tempo, consumati tuttavia all'ombra di quel grigiore mitteleuropeo che ossidava negli ottanta l'Argento di seconda mano. Il soggetto infatti (tutto di Dario, che...Leggi tutto doveva chiamare il film DEMONI 3 e farlo girare a Lamberto Bava prima che questi rinunciasse per improvvisi impegni con Canale 5), è scarno e confuso, trasformato da Soavi (che ci ha messo poi le mani) in una ghost-story ambiziosa. Già però Keith Emerson e i Goblin, solitamente eccellenti compositori horror, si ritrovano uniti incredibilmente per produrre musiche non brutta, per carità, ma poco incisive e troppo spesso utilizzate in maniera sbagliata. Soavi comunque non ha fortunatamente ancora raggiunto i controproducenti effetti di LA SETTA e dimostra di conoscere il mestiere; solo pretende troppo puntando tutto sul vecchio teorema secondo il quale la paura vera scaturisce dall’ignoto; mostra così meno sangue di quanto ci si potrebbe aspettare (i momenti splatter sono un paio) preferendogli mostri e pupazzi. Gioca bene con la fotografia, sfrutta in pieno alcuni meccanismi argentiani (ma le soggettive da dietro gli elmi dei Cavalieri Teutonici sono un’evidente forzatura), si concede spazi da vero autore ma ancora sembra non saper gestire bene il ritmo e a volte si perde in inutili divagazioni. La coppia d'attori Tomas Arana/Barbara Cupisti dice poco o nulla, mentre spicca tra i personaggi secondari la giovanissima e promettente figlia di Dario, Asia Argento, dai lineamenti dolcissimi. Abbastanza inspiegabile il divieto ai minori di 18 anni.
Secondo me il film dà il suo meglio nel prologo iniziale ambientato nel medioevo. Se fosse continuato così sarebbe stato un capolavoro, invece finito quello si va progressivamente peggiorando. Nonostante l'ambientazione tetra e gotica della chiesa che crea una bella atmosfera, il film perde di interesse, con delle trovate piuttosto discutibili e scontate. Peccato. Occasione mancata.
Molte le similitudini con Inferno, e considerato che soggetto e sceneggiatura portano la firma di Argento (qua produttore), c'è da supporre che il tutto non sia certo casuale.
In Inferno il custode del segreto della struttura dell'edificio maledetto era l'architetto Varelli: qui, in questo nuovo "antro per l'inferno" che è rappresentato dalla Cattedrale, lo stesso interprete (Feodor Chaliapin) è il titolare della sapienza nascosta che è celata nei sotterranei della Chiesa. Grande regia di Soavi, influenzata dai dipinti di Hieronymus Bosch.
MEMORABILE: Piano sequenza con M.d.P. all'indietro, all'interno della Chiesa: a seguire Giovanni Lombardo Radice mentre si appresta a celebrare un matrimonio.
Notevole anche se non completamente dispiegato nelle sue potenzialità, il figlio illegittimo di Demoni è uno degli ultimi horror della felice stagione eighties italiana, con molte idee (seppure a volte confuse), un discreto ritmo, una regia all'altezza. Splendida la parte iniziale, notevoli squarci visionari, qualche gustoso momento cartoonistico (la campana... ). La palla al piede è quella tipica del periodo e che diventerà la maledizione del nume tutelare Argento: i veri mostri sono gli attori.
Soavi non sfrutta male la possibilità che gli viene offerta e dirige in maniera diligente un film che sarebbe potuto essere di Argento, cercando di farlo come il suo maestro avrebbe fatto e riuscendoci in parte. Anche se a tratti manca la visionarietà di Dario, la storia è abbastanza ben scritta e il fascino della cattedrale gotica è tale da rappresentare un interprete aggiunto del film. Anche Asia Argento, ancora acerba, regala (stranamente) una prova dignitosa e alcune scene sono decisamente suggestive.
L'idea di partenza era interessante, l'ambientazione affascinante e piuttosto originale. Peccato che a queste ottime premesse siano seguiti risultati un po' deludenti. Questo perché, a mio avviso, sarebbe potuto essere un grandissimo film ed invece ne è venuta fuori una pellicola appena discreta. Il meglio sono le belle invenzioni visionarie, il peggio la sceneggiatura firmata da Ferrini e Argento (la scrittura non fa proprio per il regista romano). In ogni caso un film gradevole e a tratti gustosamente splatter.
Avrebbe dovuto essere il terzo episodio della saga di Demoni e sicuramente il peggiore della serie. La colpa è soprattutto di una sceneggiatura che compendia in maniera esemplare i peggiori difetti di Dario Argento: dialoghi tremendi che servono unicamente a collegare una scena con un'altra; trama confusionaria piena di buchi e "salti"; momenti di ridicolo involontario; personaggi che appaiono e svaniscono senza motivo; mancanza di qualunque spessore nei personaggi. La suspance è inesistente e Soavi alterna momenti di ottima inventiva ad altri di mediocre banalità registica.
Delusione. Meglio Deliria, per nerbo, sceneggiatura e compattezza narrativa, qui assolutamente latitante. Quadri umoristici degni del peggior Argento (a parte la "testa" di Karlsen). Il film raggiunge la sufficienza (ma non va oltre) in virtù delle capacità registica e visionaria. Su tutto troneggiano Bosch e il Lang di Metropolis, pesantemente (ahinoi) contaminati da Indiana Jones e Il nome della rosa. Personaggi che entrano e spariscono: Asia è fra gli attori migliori, il che la dice lunga sugli altri.
MEMORABILE: Gli occhiali messi sul naso appena in tempo per vedere.
Visivamente è piuttosto appagante, a conferma del talento visivo di Michele Soavi. Il regista riesce a creare ottime atmosfere, dimostrando di saper essere fantasioso, evocativo e abile nel saper sfruttare a dovere il fascino dell'ambientazione (una cattedrale gotica). A latitare è la storia - peraltro firmata da Dario Argento - confusionaria e frammentaria, pur se sostenuta da un ritmo discreto. Vedibilissimo ma altalenante.
In un clima di grande libertà espressiva, Soavi realizza con inaspettate qualità registiche e autentico spirito creativo, un gran bel horror, gotico, progressive, misterioso ed inquietante, tra Angeli e Demoni, Il Nome della Rosa e il Codice da Vinci. Visivamente curatissimo ed affascinante ma non solo, anche ricco di magia e di suggestive citazioni, dai Cavalieri teutonici all'alchimia di Fulcanelli e del suo Mistero delle Cattedrali, dai dipinti di Bosch alle sonorità di Philippe Glass. Sorprendente!
Mi aspettavo di più da questo horror, dato che alla sceneggiatura c'era un certo Dario Argento. La storia lascia spazio a molta suspence e la regia di Soavi è discreta, però purtroppo gli attori non sono alla "portata" del film. I Goblin hanno fatto di meglio...
Horror che non delude, dato che sa coinvolgere. Una trama ben studiata dal regista Michele Soavi e da Dario Argento (che qui lo presenta facendogli una diretta pubblicità). A tratti sembra un po' banale, ma dopotutto è un'opera che non addormenta. Iniziando dal medioevo fino ai giorni nostri. Non c'è un vero protagonista e non c'è un diretto antagonista. Buona storia.
MEMORABILE: La colomba che esce dalla chiesa, mentre il portone si chiude.
Film più che deludente. C'è poco da dire. Dispiace perché dalla testa di Dario Argento era uscita una grandissima idea, che praticamente è risultata nulla. Michele Soavi non è il sopracitato e lo si intuisce fin dalla prima scena. I Goblin sono l'unica nota d'interesse...
A detta di chi lo ha realizzato, il risultato finale del film è molto diverso delle aspettative; non so quali fossero le aspettative ma il film è un buon gotico ambientato nei meandri di una cattedrale bellissima, che già da sola contribuisce a dare fascino alla pellicola. Alcune incertezze degli attori e in particolare la prova della Vitale, molto più brava in altre occasioni che qui, probabilmente ledono in parte le ottime premesse. Brava la Argento.
Gioiellino dell'horror italiano e soddisfacente per gli appassionati del genere. Michele Soavi, con questo film calustrofobico e labirintico, conferma di avere una certa padronanza degli effetti visivi e di possedere un vero talento registico (almeno in questo genere) da non invidiare l'Argento a cui si ispira. Asia Argento è alle sue "prime armi" e già convince nei panni di una bella ragazzina comune degli anni '80.
Al secondo lungometraggio, Soavi tenta di rimodernizzare il genere gotico nostrano, con qualche spunto d'interesse generale e un buon cast di supporto (inclusa Asia Argento, che stavolta riesce a non farsi detestare). Tuttavia, ciò che rende il regista anonimo è la similitudine di linguaggio che lo lega, senza ombra di dubbio, a veterani come Dario Argento e Lamberto Bava, con i quali ha in comune non solo la passione per l'horror, bensì una regia televisiva che, addirittura, vieta al pubblico l'immedesimanzione nell'intreccio.
Ancor più che nel successivo La setta, Soavi dimostra in questo film di aver ben appreso la lezione di Argento nel creare atmosfere morbose e macabre, e di possedere un linguaggio cinematografico di tutto rispetto. "La chiesa" ha una sceneggiatura lineare, un ritmo serrato, il classico tema dell'assedio: tutti elementi ben risolti attraverso la facilità di ripresa del regista. Uno dei migliori horror italiani per classicità d'impianto e soluzioni visive.
Segreto, templare e diabolico mistero. Il demone è immaginato e mostrato in una dimensione più complessa del solito: è poco moderna, solo moderatamente violenta, ma di elevato fascino. Chiaramente protagonista, l'edificio si impone inghiottendone i suoi abitanti, quasi per divertimento. Non fosse per la maledizione, si potrebbe anche parlare di un gioco, una sorta di labirinto (o di cubo antico) chiuso, non difficile da scoprire ma impossibile da sopportare. La direzione è scaltra, capace di sopperire con le immagini a qualche lacuna nella sceneggiatura.
Dopo qualche battuta ci si accorge che la pellicola è quasi totalmente priva di storia. Le scene si susseguono in maniera estemporanea senza un filo logico. E non è solo colpa di un montaggio scadente ma soprattutto di una sceneggiatura ridotta all'osso e di una regia che non ha le idee chiare ed avanza a tentoni. Realtà e fantasia si accavallano fino a confondere lo spettatore, rendendo inutile cercare di capire il chi, come o perché. Ennesima pellicola (pseudo) horror tirata su alla men peggio, in cui Argento fa lo specchietto per le allodole.
Quando la Argento è l'attrice meno peggio del film, c'è qualcosa di sbagliato. La Chiesa è un susseguirsi di deliri pseudosatanisti, scene tra il grottesco e il surreale e una pletora di attori ignobili. Peccato perché l'idea di partenza non era da buttare, ma tra un montaggio infame e la regia del discretamente incapace Soavi, risulta a malapena interessante. Impossibile da prendere sul serio e probabilmente il film stesso non ha intenzione di esserlo. D'altronde in origine era Demoni 3... Lasciamo stare il "doppiaggio", meglio ascoltare i Goblin.
MEMORABILE: "Iooooo sono la chieeesaaaaa!"; il prete di colore vero eroe, neanche fosse un film di Romero; Din don dan!
Tra alti e bassi un film che si ispira ai capolavori più visionari dell'horror italiano come Inferno e L'aldilà, dove la logica della trama viene meno per dare spazio all'orrore. Ci sono dei momenti molto riusciti, ispirati alla pittura nordica medievale e rinascimentale. Purtroppo il pezzo più debole comincia appena si chiudono le porte della chiesa, con i bambini e scene montate sembra a caso. Si risale nel finale. Feodor Chaliapin interpreta un pesonaggio molto simile a quello visto in un successo di quegli anni, Il nome della rosa. Ottime musiche.
MEMORABILE: Il sabba col diavolo intento in un amplesso.
Tra gli ultimi esempi di horror italiano della "vecchia guardia" c'è questo secondo film di Soavi, prodotto e sceneggiato (in parte) da Argento. L'influenza di Dario si sente: se da un lato le soggettive e i movimenti all'avanguardia della mdp sono innegabilmente ereditati da lui, così purtroppo lo sono anche la confusionaria sceneggiatura e la scarsa direzione del cast (a parte una giovanissima Asia, comunque doppiata). C'è del buon materiale, qualche scena funziona e nel complesso il film si lascia vedere, ma non può dirsi riuscito. Peccato!
Interessante film che unisce diversi spunti: storico, gotico, horror, erotico. Forse un po' troppa carne al fuoco, ed in effetti la trama, pur avvincente e non priva di suspance, a volte sembra perdere il suo filo logico. Spiccano il decrepito sacerdote che già conosceva tutta la storia della cattedrale tramandata su antica pergamena e una giovanissima Asia Argento. Gli altri attori non paiono all'altezza. Colonna sonora non sempre azzeccata, ma bellissimi i brani minimali di Philip Glass.
MEMORABILE: Le varie raffigurazioni animalesche del demonio e la trasformazione di alcuni personaggi da "normali" a "satanici".
Incongruo e franante. Il pupillo di Argento dorme sugli allori e indossa la lorica della ridondanza stilistica per parare invano i fendenti di una sceneggiatura sconnessa e poco ispirata che raccatta tutto l’armamentario medievale teutonico e demoniaco, oltre a scampoli di Inferno e Demoni; l’atmosfera difetta di opportune suggestioni arcane e il finale, come da regola Reteitalia, svela la struttura ciclica del film. Ingannevoli primi attori, Arana e la Cupisti sono dichiarati presto latitanti e nel flashback si rivede John Richardson, interprete feticcio del nostro cinema anni Settanta.
MEMORABILE: Il passaggio della metropolitana; il sabba.
Horror che esaurisce le sue qualità nella buona messa in scena e nei virtuosismi della macchina da presa, perché la storia è piena di idee confuse che, dopo un prologo incoraggiante, si esaurisce nel solito clichè del demone che infetta tutti. Eppure alla storia ha collaborato Argento, evidentemente già in crisi creativa. Nel cast si distinguono solo Arana e la giovanissima Asia Argento, davvero a suo agio nella parte. Effetti ben curati, qualche scena di tensione notevole ma un generale senso di incompiutezza. Peccato.
Soavi non sarà stato il salvatore dell’horror nostrano, ma senza dubbio si è rivelato regista tecnicamente competente e appassionato. Nel caso specifico ci troviamo di fronte ad un’evoluzione del baviano Demoni il cui sfondo è questa volta costituito da un’antica cattedrale gotica. La partenza è più che promettente (buone atmosfere), il proseguo diviene presto ripetitivo e confusionario. Nel cast spicca il tenebroso Chaliapin Jr. Da segnalare anche una citazione assai esplicita di Rosemary's baby.
Piccola gemma e ultimi bagliori del nostro horror più viscerale. Soavi sopperisce alla farriginosità dello script con sequenze visive potenti e devastanti. Facce spatasciate, mostruosi dei Pan in accoppiamenti dal sapore blasfemo, l'incipt medievale con massacro alla Soldato blu, bocche lavate con il sapone, sacrifici, tendenze pedofile, argani e meccanismi barkeriani. Soavi si dimostra regista eccelso e personalissimo, cita Inferno e si abbandona a schegge arcaiche e apocalittiche. Superlativi sfx di mastro Stivaletti. Fascinoso e tetragono.
MEMORABILE: Gli "ospiti" intrappolati carpenterianamente nella chiesa, con reminiscenze al Signore del male, è jeux de massacre; Tomas Arana che vuole "aprire" il pancino di Lotte/Asia Argento.
Sopra l'enorme croce posta a sigillo d'una strage templare, Soavi edifica la sua cattedrale gotica di orrori e meraviglie; rimestando tra le larghe maglie d'una storia sconclusionata plasma l'idea di un cinema tecnicamente alto e dirige il suo personale Inferno (con tanto di citazione a Varelli/Fulcanelli e al suo "Mistero delle Cattedrali") promuovendo a Beatrice tascabile la dolcissima figlia del Maestro. Non abbaglia quanto l'esuberante modello ma a tratti seduce, per la sua anima argentiana e l'insolita, maestosa location.
MEMORABILE: L'incalzante, cupissima "Floe" di Philip Glass rivista da Martin Goldray.
L'ho sempre trovato affascinante, di classe, con un finale memorabile, tuttavia non nascondo la confusa messa in scena di alcune situazioni, forse figlia della fretta e della poca lucidità dello staff competente. Soavi è un talentuoso, ma non ha mai saputo tirare fuori il capolavoro, tant'è che ritengo la sua migliore incursione nel cinema il suo ruolo in La casa con la scala nel buio.
Derivato da Demoni per trama e intreccio, il film gode comunque di grandi ambientazioni. Fantastica l'idea dei cavalieri teutonici, della cattedrale gotica, del maligno e della strega. Con tutto questo "ben di Dio" (e l'appoggio di Argento) Soavi avrebbe potuto sicuramente fare meglio invece che trasportare le vicende del primo Demoni dal cinema all'interno della chiesa gotica. Peccato, un'opportunità mancata.
Da un soggetto di Dario Argento un film che non lo scimmiotta ma che, fra fantasy e horror, cerca una sua strada personale, in gran parte riuscendoci pure. La trama è volutamente sfilacciata e non segue i canoni classici (e questo ne aumenta la claustrofobia), mentre gli interpreti, poco incisivi per la verità, se la cavano sufficientemente. Elementi comici qua e là lo rendono orridamente paradossale e singolare.
La prima parte del film prometteva bene, con le belle sequenze del massacro a opera dei cavalieri teutonici; poi però il film si perde in un'enfasi eccessiva del demonio e della sua rappresentazione (la scena dell'amplesso ne è un esempio quasi comico), mentre l'interpretazione è affidata a un cast piuttosto scarso. Peccato perché la cattedrale gotica che fa da sfondo alla vicenda era proprio azzeccata, così come alcune inquadrature suggestive del regista.
Alterna scene lente ad altre molto splatter. Il difetto maggiore è che è molto dispersivo: ci vengono raccontati troppi personaggi, di cui molti si riveleranno superflui, mentre altri più importanti restano troppo vaghi; per finire, il livello di recitazione è molto basso. I punti forti sono invece l'ambientazione, la colonna sonora e gli effetti speciali, semplicemente fantastici; Soavi riesce a creare un'atmosfera cupa e inquietante proprio grazie alla chiesa gotica. Da non perdere.
Quello che doveva essere il terzo capitolo della saga di Dèmoni diventa un film diviso in tre, in cui le storie degli interpreti principali finiscono per accavallarsi con quelle di alcuni personaggi aggiunti a caso. Questo l'unico difetto riscontrabile. Realizzato, a mio parere, meglio dei precedenti grazie a una regia allo stesso tempo originale e canonica. Infine da segnalare anche che i primi due non li ricorda nemmeno: qui, infatti, i dèmoni appaiono in veste di fantasmi oppure come visioni di chi si fa "investire" dal male.
Nel prologo, un gruppo di cavalieri teutonici stermina tutti i membri di una piccola comunità, ritenendoli appestati e servi del demonio. Segue un salto da vari secoli che ci porta all'interno di una grande cattedrale gotica dell'Europa dell'est, eretta là deve avvenne la strage... Premesse suggestive per un film deludente dove l'impianto visivo, che pur contiene sequenze e idee anche pregevoli, risulta mortificato da una sceneggiatura sconclusionata, oltretutto mal servita dalla prova dilettantesca degli attori che ricoprono i ruoli principali. Peccato, il soggetto meritava di meglio.
Soavi firma un horror affascinante che sfrutta ottimamente alcuni archetipi dell’immaginario horror. Meandri di una vecchia chiesa, cripte oscure e maledizioni creano un discreto livello di suggestione e un buon impatto visivo, nonostante il supporto degli attori non sia sempre adeguato e la trama si possa scrivere su un fazzoletto. Manca anche un vero e proprio protagonista, mentre una colonna sonora più incisiva e riconoscibile avrebbe altresì giovato. Un buon esempio di horror italico che difficilmente avrà emuli o tanto meno epigoni.
MEMORABILE: L’anziana che suona la campana con la testa del marito.
Sacchetti/Argento alla sceneggiatura fanno qui più danni della grandine: soggetto tipicamente argentiano, ma affidato a un regista trentenne emerso dalla scuola di Massacesi come Michele Soavi. Il film di per sé, come detto, gode di un buon soggetto di partenza, ottimamente supportato dalla location atipica; poi, purtroppo, subentrano gli attori e la sceneggiatura a far da contraltare e il tutto si riduce a una bolla di sapone. Il fascino visionario emerge solo a intermittenza, sorretto da una raffinatezza visiva da parte della regia.
MEMORABILE: L'ottimo incipit; Le scene allo specchio; La sequenza, con la mdp in corsa, degli occhiali; L'amplesso demoniaco.
La partenza promette bene, prima con la strage medioevale del villaggio di streghe e poi con il ritrovamente di un'antica pergamena nei sotterranei della cattedrale che apre uno squarcio su innominabili segreti. Poi il tutto si affloscia penosamente su una sceneggiatura farraginosa e sconclusionata, partorita da un Argento ormai in fase calante e che Soavi cerca vanamente di nobilitare con inutili preziosismi visivi. Qualche colpo va a segno qua e là, ma non salva il film da un sostanziale naufragio.
MEMORABILE: Il demonio, sotto forma di una specie di lucertolone, che possiede la Cupisti.
Un gotico visionario e coraggioso, scritto su un soggetto classico, ma sviluppato in senso moderno. I problemi sono la gestione degli attori e la scrittura che, pur partendo benissimo nella prima parte, nella seconda si perde e corre verso un finale scontato, per quanto non privo di sorprese. Il film conserva comunque un grande fascino, grazie all'estetica, agli ottimi effetti speciali e alle varie citazioni artistiche e letterarie che ne rendono molto gradevole la visione. Avercene oggi.
MEMORABILE: Il piano-sequenza iniziale che esce dal cappuccio della statua; La croce che cade nell'abisso (rif. The Keep); Il cavaliere invisibile (rif. MR James)
Soavi possiede indubbio talento, ma tale qualità, purtroppo, milita al servizio di una trama risaputa e caracollante, fitta di manierismi e grossolanità: il perturbante viene spiattellato sul desco dello spettatore con troppa evidenza tanto che "l'orrore" rimane un'intenzione più che una realtà. E poi "il" difetto: gli attori mai incidono veramente limitandosi a una stanca e anonima manovalanza (pur se questo è uno dei migliori film di Asia). Gli effetti speciali aggiungono poco o nulla al brodo.
Argento avrebbe fatto prima anche a dirigerlo, visto che lo ha scritto, sceneggiato e prodotto e che, comunque, Soavi lo emula alla perfezione nei movimenti della mdp. Un film splendido, elegantemente gotico, visionario e con una stupenda soundtrack (Emerson sovrasta i Goblin) che fa da collante alle scene cariche di suspense. La trama spiega (e in parte giustifica) le radici del male che attanaglia quel luogo "sacro". Buono il cast, immancabile il sottile humor cui ci ha abituati il Maestro.
MEMORABILE: I visitatori intrappolati in chiesa (una trovata delirante).
Ancora grande regia di Soavi e bella ambientazione gotica, ma il film è inferiore al precedente perché qui la sceneggiatura non si lascia proprio perdonare. Male del cinema di genere nostrano, che in questo caso lascia grosse falle soprattutto nei dialoghi e nelle scene a casaccio (un esempio: il delirio nietzchiano tra i due bambini), che purtroppo danneggiano un impianto narrativo stereotipato (Il nome della rosa spunta spesso) ma funzionale al racconto. Accostabile a Inferno, sia per la trama che per l'andamento delirante.
La staff tecnico degli orrori argentiani in campo al completo (lo stesso Dario, Ferrini, Stivaletti, i Goblin) e il fido Soavi in regia. Questi ha molto imparato dal Maestro dell'horror italiano e ha un proprio stile, meno feroce, più trattenuto. Ottima atmosfera, con alcuni momenti riusciti, creature prese dall'immaginario medievale ispirate a Bosch, svariate sciocchezze. Ferocemente anticlericale. Bene Arana, inquietante Chaliapin che ripropone pari pari il suo Jorge del Nome della rosa. Ottima colonna sonora. Ricorda Dèmoni ma è più riuscito.
MEMORABILE: Il massacro iniziale dei Cavalieri Teutonici; Lo stupro del caprone demoniaco; La tipa investita dal metrò; La tortura del costruttore della chiesa.
Il prologo è interessante e in generale tutta la parte iniziale, seppure un po' lenta, funziona ed è coerente. Molto presto però il film si perde completamente. Alla noia si aggiungono una sceneggiatura caotica, location e atmosfere che non riescono mai a lasciare alcuna sensazione. Se ci aggiungiamo che il basso livello della recitazione otteniamo un'altra produzione argentiana che lascia molto delusi. Il tocco di Dario non c'è, se non nella costante presenza della figlia. Film inutile.
Gioiellino gotico in cui il soggetto è proprio una cattedrale gotica da sempre intreccio di misteri; antefatto medievale, cavalieri teutonici, eretici, streghe, inquisizione, esoterismo, alchimia, segreti costruttivi celati dall'architetto e dall'architettura. Sceneggiatura in delirio (quasi alla Inferno), con sfuriate demoniache, possessioni, gore, accoppiamenti espliciti col capro (Rosemary?), visioni blasfeme, richiami al Nome della Rosa (c'è anche Chaliapin). Ottima fotografia dei particolari. Suggestivo affresco gotico tra profano e sacro da antologia dell'horror.
MEMORABILE: Il meccanismo della cattedrale e il segreto rivelato; L'antefatto medievale; La piccola Asia (forse nella sua interpretazione più genuina).
Argento co-scrive e produce l'opera seconda di Soavi; la trama è più ricca e prende di petto la sempiterna lotta al demonio - con tanto di (bel) prologo in costumi medievali - nei luoghi e con le figure della tradizione: la chiesa, il caprone. Un'operazione horror di stampo piuttosto classico, che pone diverse perplessità dal punto di vista della scrittura e con un cast non particolarmente ispirato, che può tuttavia contare su ottime musiche e alcuni elementi visionari di forte impatto. Nel complesso Soavi conferma quanto di buono c'era nell'esordio, senza andare troppo oltre.
MEMORABILE: La croce che dal pavimento cade nell'oceano; Il protagonista con corpo e ali nere; La copula col caprone.
Il film di Soavi è forse uno degli ultimi veri gotici italiani, sia visionario che narrativo, è immerso in un luogo cupo, notturno e terrifico. Ma prima ancora che nelle dimore scenografiche, l’elemento orrorifico si palesa nei reconditi spazi della mente, nei romitaggi della fede e nel virtuosismo registico, il cui scopo sembra quello di conciliare l’ambiguità dei personaggi con le trepidazioni dello splatter. Avvolgenti le musiche di Glass, Emerson e Goblin. Allucinato.
Con “La chiesa” Soavi inscena la riscoperta della soggettività narrativa, rivendicando l’importanza non tanto di un genere quanto di un mito, che è ridondante, rimpinzato, lontano anche da se stesso. Ultimo barlume gotico del cinema italiano, attraversato da un orrore atavico e paranoide e da un senso di assoluto melodramma religioso. Scenografie e sound design da pelle d’oca.
Solidissimo film di Soavi. Bello l'incipit, ottima l'atmosfera gotica. Quanto a recitazione bravi i tre uomini di chiesa (su tutti Lombardo Radice) e la Argento, piuttosto male il protagonista. La pellicola però prende dal primo all'ultimo minuto, gli effetti sono poch, ma buonissimi. Il senso di inquietudine c'è. Bello e da riscoprire. Angosciante ed azzeccato il finale. Un film che dà di che pensare anche a fine visone.
Rivedendo ogni tanto il film, l'impressione è sempre la stessa: non si riesce a seguirlo davvero con attenzione perché diventerebbe pesante. Eppure la storia permea quasi per osmosi accompagnata dalla colonna sonora che è un tutt'uno di musiche, battute (sembrano aforismi) e rumori naturali di tuoni o acqua che scorre. Le immagini sono belle e rimangono così impresse che sono difficili da cucire insieme in un unicum. Ci sono momenti, episodi a se' stanti che convivono all'interno di una storia piuttosto semplice ma intrigante. Lo stile di Soavi emerge nelle inquadrature anni 90.
MEMORABILE: Asia Argento scappa per andare in discoteca; La Cupisti spaventata in casa e poi nel rito; Il piano sequenza iniziale in cu si risale dal sotterraneo.
Praticamente un Dèmoni che privilegia l'atmosfera alla pura violenza (ci sono morti cruente ma in numero relativamente contenuto) e si avvale di confezione e regia di stampo decisamente argentiano, con vaghi richiami a Mann e Polanski (e Jorge da Burgos di passaggio). Alla bontà estetica non corrispondono però adeguate sceneggiatura, recitazione e doppiaggio, col risultato che diverse sequenze sanno di goffo guazzabuglio nel quale la componente orrorifica emerge solo raramente come dovrebbe. OST apprezzabile ma ripetitiva. Discontinuo e riuscito solo a tratti, pur con un suo perché.
MEMORABILE: Metropolitana; La copula col demone/caprone.
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HomevideoZender • 28/07/17 15:47 Capo scrivano - 48949 interventi
Ho preso il bluray della Chiesa della Shamless, dotato di audio italiano e sottotitoli removibili, quindi è di fatto come fosse un bluray uscito da noi. La cover è double face (ho subito messo quella più "italiana" delle due, come si vede, colla locandina nostrana). La qualità è buona (forse solo i neri non sono troppo profondi). Definizione buona, poca grana, un bell'acquisto.
Odiosissimi però i trailer in apertura di bluray, tipici della casa, che tocca ogni volta skippare per arrivare al film!
Segnalo un errore nel commento di Ronax
"Esordio per una giovanissima Asia Argento."
Asia Argento fa il suo esordio nella serie tv "Sogni e Bisogni" nel 1985
https://www.imdb.com/title/tt0090040/?ref_=nm_flmg_act_62 Mentre il suo esordio al cinema è dell'anno successivo
nel film "Demoni 2"
DiscussioneRonax • 13/02/19 22:19 Call center Davinotti - 18 interventi
Grazie della segnalazione. Tra l'altro Demoni 2 l'ho visto di recente ma non ricordavo più la presenza di Asia.
DiscussioneZender • 14/02/19 07:23 Capo scrivano - 48949 interventi
Sì, in questo casi sempre bene fare un salto su Imdb prima di parlare di esordi.
DiscussioneRonax • 14/02/19 17:13 Call center Davinotti - 18 interventi
Grazie Zender tengo presente il suggerimento per la prossima volta
Il design per la creatura lucertola-demone-gargoyle è tratto da una famigerata scultura in legno del 1600 raffigurante un uomo che vende la sua anima al diavolo.
Il regista Michele Soavi fa una breve apparizione come poliziotto. Fonte: https://www.horroritalia24.it/la-chiesa-10-curiosita-sul-cult-di-michele-soavi/