LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

L'aggiornamento di C'ERAVAMO TANTO AMATI (palese al punto da doverlo esplicitare con l'omaggio nella scena alla Fontana di Trevi e con i protagonisti chiamati a rivolgersi nei flashback direttamente allo spettatore parlando “in macchina”) comincia il racconto nel 1982, qualche anno dopo la fine dell'originale. Durante una sommossa due adolescenti, Giulio (Centorame) e Paolo (Pittorino), ne soccorrono un terzo, Riccardo (De Buono), sanguinante a terra e salvato per miracolo (si guadagna per questo il soprannome di “sopravvissuto”). I tre diventano inseparabili con l'aggiunta di un elemento destabilizzante,...Leggi tutto Gemma (Noce), innamorata di Paolo e presto parte del gruppo. Almeno fino a quando sua madre non muore costringendola a trasferirsi a Napoli dalla zia. E' la prima frattura, che con uno sbalzo temporale sposta l'azione nel 1990 (e da qui gli attori diventano quelli noti, pur se ringiovaniti dal trucco). I tre sono ancora grandi amici, ma inevitabilmente le loro strade cominciano a separarsi: Paolo (Rossi Stuart) diventa professore inseguendo il sogno di un posto fisso, Riccardo (Santamaria) fatica a trovare lavoro come giornalista e critico, Giulio (Favino) è l'unico che opta con decisione per la carriera diventando avvocato di successo. L'inatteso nuovo incontro, a Roma, tra Paolo e Gemma (Ramazzotti) porta i due a riavvicinarsi e a decidere di cominciare una vita insieme. Ma siamo ancora all'inizio della storia, perché molto ancora accadrà incrociando i destini e le vite dei quattro, mai davvero felici, alle prese con problemi legati ai soldi o alle loro relazioni sentimentali. E' esattamente quello che accadeva nel classico di Scola, al quale Muccino guarda con deferenza ma sapendo di poter disporre di quattro ottimi attori e di un mestiere consumato da sfruttare per rendere fluido il racconto, impostato per una volta linearmente; non cioè con rimpalli tra passato e presente ma in un progressivo avanzare della storia, senza alcun ritorno (escludendo la scena iniziale, che dà il via al lungo flashback). E se va detto che la contestualizzazione storica non si spinge molto al di là di qualche estemporanea rievocazione di celebri avvenimenti riportati di sfuggita (il Mondiale del 90, Tangentopoli, la discesa in campo di Berlusconi, l'11 settembre), che costumi e ricostruzioni d'epoca sono quasi "invisibili" (il trascorrere del tempo si nota soprattutto osservando gli evidenti cambiamenti nell'età dei figli), quanto accade nelle vite dei quattro permette di seguire bene l'evolvere delle loro situazioni, il loro ciclico rincontrarsi. Chi meglio interpreta il ruolo è senz'altro un Favino al solito impeccabile in una parte ricca di sfumature controverse, con la Ramazzotti subito dietro, perfetta in una figura delle sue più tipiche: vivace, genuina, dolce e davvero splendida. Santamaria e Rossi Stuart sembrano stare su un piano diverso anche per via di personaggi più stereotipati, funzionali ed efficaci nel momento in cui s'intersecano con gli altri due, molto meno quando seguono il loro percorso personale (ma è una discreta rivelazione Emma Marrone come moglie di Santamaria). E così, dopo la prima fase adolescenziale in cui le forzature si sprecano e la recitazione sopra le righe dei quattro giovanissimi fatica a integrarsi con le ambizioni della storia generando qualche imbarazzo di troppo, il film riacquista progressivamente vigore e credibilità con l'età adulta e lo sfaccettarsi del personaggio di Favino, poi affiancato dalla bella Romanoff (è Margherita). Profondamente romano per le location, l'insistito uso del dialetto e le musiche, con Baglioni sugli scudi (suo anche l'inedito che dà il titolo al film), GLI ANNI PIU' BELLI segna una discreta tappa nella storia del cinema “generazionale” di casa nostra, che si fa seguire e giustifica (parzialmente) la lunga durata coprendo uno spazio di oltre trent'anni nella vita di quattro individui diversi. Non esente comunque da difetti e divagazioni superflue (la piccionaia), zoppicamenti nel ritratto artificialmente travolgente dell'adolescenza (non solo nei protagonisti ma anche nei loro figli) e una discendenza eccessiva dal modello di Scola.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 15/02/20 DAL BENEMERITO MARKUS POI DAVINOTTATO IL GIORNO 16/02/20
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Markus 15/02/20 11:36 - 3307 commenti

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Vite e vicissitudini di quattro amici (tre uomini e una donna) dal 1982 ai giorni nostri. Attraverso i consueti espedienti sentimentali/sociologici Muccino ripercorre alcuni anni della nostra storia d'Italia. Lo fa in maniera piuttosto raffazzonata, mettendo in scena vicende poco incisive e rese piacevoli solamente dalla professionalità degli attori, che talvolta risultano eccessivamente sopra le righe. La storia a conti fatti non decolla mai appieno: una maggiore cura nella sceneggiatura avrebbe sicuramente giovato.

Sircharles 16/02/20 23:33 - 92 commenti

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Intreccio di amicizie e amori nelle loro evoluzioni - involuzioni dall'adolescenza all'età adulta. Tema classico per un'opera a due velocità: prima parte costellata di troppi momenti banali e poco originali, con l'inutile e finanche fastidioso riferimento a eventi storicamente epocali a fare da timeline alle vicende personali. La seconda parte si scrolla di dosso certe sovrastrutture per offrire una narrazione più intensa, meno stereotipata e non priva di picchi emotivi. Non riuscitissima la ricostruzione di luoghi e situazioni "ottantiane".
MEMORABILE: Favino, ormai avvocato di grido, che porta la figlia viziata a visitare la casa in cui lui viveva in gioventù, per darle una lezione di umiltà.

Hiphop 19/02/20 12:06 - 34 commenti

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Muccino ci riprova. Un vecchio adagio recita che un romanziere scrive sempre lo stesso libro: il concetto sembra perfettamente adattabile a Muccino. Completamente persa la spontaneità degli inizi, il film si ispira (copia?) grandi classici della commedia all'italiana (in particolare C'eravamo tanto amati) con risultati deludenti. Film disarticolato, personaggi mal diretti, lungo e soporifero. Risibili anche i riferimenti storici che scandiscono la storia.

Ryo 21/02/20 02:34 - 2169 commenti

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Una sorta di remake di C'eravamo tanto amati di Scola. Girato in maniera piuttosto lineare, con i personaggi che abbattono la quarta parete e parlano direttamente col pubblico, il film racconta un arco di tempo che copre trent'anni. Buono il lavoro di ringiovanimento/invecchiamento, anche se Favino non appare molto credibile nei panni del ventenne. Ottima la prova del quartetto di giovani attori nelle parti ambientate nell'82. Spicca per credibilità Kim Rossi Stuart, con un personaggio moltro introverso, ma è ottima l'alchimia fra i tre.
MEMORABILE: "Devi pensare in grande"; Il bagno nella fontana di Trevi.

Urraghe 29/02/20 23:48 - 67 commenti

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Quattro ragazzi, gli intrecci della loro vite e i loro errori dagli anni 80 fino ai giorni nostri. Non siamo in presenza di un film sulle generazioni e quindi non affronta i temi di C'eravamo tanto amati o La meglio gioventù. Si parla “solo” di quattro anime. Muccino dirige una pellicola sui sentimenti che raschia nelle nostre paure più buie e nella possibilità, forse, di farcela. Buone le intenzioni ma il film si regge esclusivamente sugli attori, tutti e quattro in parte. Meglio vederlo con dei veri amici.
MEMORABILE: La scena della confessione di Giulio a Paolo; La scena dell’opera o delle scale; L’indispensabile epilogo; Tutti gli abbracci e... "A che si brinda?".

124c 7/04/20 15:55 - 2775 commenti

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Si ripercorrono quarant'anni di storia attraverso gli occhi di quattro ragazzi. Il brutto è che siccome i protagonisti sono tre uomini e una donna, spesso si fanno le corna fra loro, incontrandosi, lasciandosi e rincontrandosi continuamente. Il regista Gabriele Muccino vuole buttarla in amarcord, ringiovanendo e invecchiando gli attori, ma non tutto funziona al meglio. Spicca nel cast il professore di Kim Rossi Stuart, che si stenta a riconoscere quando è ritratto da più giovane. Passabile.

Gabrius79 1/06/20 21:19 - 1197 commenti

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La pellicola pare quasi un omaggio a C'eravamo tanto amati di Scola, ma Muccino confeziona un prodotto che pur con alcuni momenti riusciti stenta talvolta a decollare e il ritmo ne risente. Il cast ovviamente è di quelli buoni, anche se la Ramazzotti recita un ruolo che in ogni film è identico o comunque molto simile. Favino sempre bravo, non gli sono da meno Santamaria e Rossi Stuart.

Caesars 16/07/20 10:37 - 2723 commenti

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Più che "ispirato" da C'eravamo tanto amati, in quanto la pellicola di Muccino riprende non solo molte situazioni ma anche parecchie caratteristiche dei personaggi del capolavoro di Scola. La prima parte della pellicola scorre abbastanza piacevolmente; i problemi maggiori vengono fuori nel secondo tempo, che si dilunga inutilmente in molte situazioni. Una maggior sintesi avrebbe giovato al film che, a suo merito, può comunque vantare le prestazioni dei tre protagonisti maschili (gli interpreti giovani poco efficaci), mentre la Ramazzotti, al solito, ramazzotteggia.

Xamini 23/07/20 20:06 - 1021 commenti

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Una sceneggiatura non particolarmente entusiasmante, anzi lunga e ripetitiva nei concetti, attraversa la vita di 4 amici, affossando l'interesse dello spettatore. Gli attori supportano bene le intenzioni di Muccino (in primis Favino, mentre la Ramazzotti, fresca, leggera e pazza, fa più o meno quel che le riesce meglio), ma non si osservano particolari slanci, succede più o meno quel che ci si aspetta e si finisce per archiviare il tutto come la riedizione non particolarmente ispirata di una buona idea.

Capannelle 30/08/20 01:32 - 3730 commenti

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Bel film che, pur presentando qualche parte più banale, riesce comunque a trasmettere energia e a sfruttare le professionalità messe in campo. Muccino conserva il suo trademark, senza osare ma sempre solido, i quattro attori principali trovano ognuno la sua giusta collocazione e più di una sequenza approfitta di un sonoro e un montaggio ben assortiti. Se il primo tempo si segnala per essere più vibrante, nel prosieguo balzano inevitabilmente toni riflessivi e malinconici che non sempre vanno a segno ma vivono comunque sulla bravura degli interpreti.

Piero68 8/09/20 09:24 - 2768 commenti

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Torna il magnifico trio Favino/Santamaria/Rossi-Stuart. Peccato che a dirigerli non ci sia più Placido ma Muccino. Si picca di voler raccontare quarant'anni di storia italiana ma della storia rimane solo qualche pallido flash e per di più decontestualizzato. Anche la colonna sonora è terribile: una canzone dei Simple Minds e un paio di Baglioni. Troppo poco per inquadrare qualche ricordo. Muccino però riesce nell'impresa di far sembrare persino Favino un attore da fiction e con poche frecce al suo arco. Terribili gli effetti ringiovanenti.

Camibella 9/09/20 00:27 - 142 commenti

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Tutto il cinema di Muccino racchiuso in questo film in cui fanno capolino virtù e difetti. Il suo modo di raccontare delusioni, aspettative mancate, famiglie infelici e figli ribelli è quello tipico, fastidioso, dei suoi lavori precedenti. L'amicizia virile, non intaccata dai tradimenti e dal passare del tempo, è in qualche modo l'unica nota positiva di una società che, vista con i suoi occhi, è al totale sbaraglio.

Nando 19/09/20 01:47 - 3485 commenti

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Muccino in questa pellicola mostra una narrazione decisamente ruffiana, in cui la mancanza di una sceneggiatura degna di menzione viene supportata da un cast di livello che tiene sempre a galla il tutto. Dal 1982 parte un viaggio in cui quattro adolescenti avranno modo di conoscere i vantaggi e gli svantaggi della vita. Ottimo Rossi Stuart, ben coadiuvato da Favino e dalla Ramazzotti, sempre ripetitivo Santamaria. Nel complesso un'occasione mancata ma comunque dignitosa.

Galbo 20/10/20 06:27 - 11417 commenti

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Gabriele Muccino gioca la carta della commedia generazionale di ampio respiro, con la storia di tre amici che si incrocia con quella del nostro paese e non solo. Al netto della prova professionale del cast (ma gli attori di Muccino urlano sempre troppo!), il film fallisce nel rappresentare i personaggi con troppi cliché e una storia che non offre spunti assai coinvolgenti e simile nell’impostazione al suo modello di rifermento. Un film alla fine anche godibile ma che si dimentica in fretta.

Dzekobsc16 21/10/20 19:05 - 20 commenti

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Gabriele Muccino ha una grande dote: sa narrare. La versione modernizzata del C'eravamo tanto amati di Scola è un film riuscito, con una trama che appassiona (salvo qualche fase verso metà pellicola) e un gruppo di attori che si conoscono a menadito; Favino sempre incisivo, Rossi Stuart splendido (e truccato benissimo nella fase giovanile del film), Santamaria teatrale ma bravo, sorprendente la debuttante Emma Marrone, mentre la Ramazzotti e la Romanoff restano forse un filo sotto al resto dei protagonisti. Mezzo voto in più per la colonna sonora di Nicola Piovani e Claudio Baglioni.
MEMORABILE: La scena iniziale; La cena dopo tanti anni.
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