Il gran Gabbo

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Titolo originale: The Great Gabbo
Anno: 1929
Genere: drammatico (bianco e nero)
Note: E non "Il grande Gabbo".
Numero commenti presenti: 5

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I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 5/05/13 DAL BENEMERITO BELFAGOR
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Belfagor 7/05/13 15:09 - 2623 commenti

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Gabbo, ventriloquo tanto celebre quanto intrattabile, entra in crisi quando si innamora della giovane assistente che ha sempre maltrattato. Non traggano in inganno i numeri musicali e le scene di varietà, peraltro coreografate in modo squisito: nella tradizione di Stroheim è un melodramma malsano e grottesco, spietato come sempre nel descrivere gli effetti distruttivi del mondo dello spettacolo. Non sempre costante nel ritmo, ma psicologicamente intrigante.
MEMORABILE: Il numero della mosca nella tela del ragno.

B. Legnani 10/05/13 01:03 - 4724 commenti

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Già il soggetto è intrigante: von Stroheim ventriloquo, vestito in nero, con mantello e cilindro... E la realizzazione mantiene, con momenti quasi spettrali, durante i formidabili dialoghi fra Gabbo e il fantoccio Otto. Mi riferisco non a quelli davanti al pubblico, ma a quelli che essi intrecciano nel loro camerino, senza esigenza scenica, "veri" pertanto. Momento di grande cinema, in cui il carisma di von Stroheim si rivela nella sua potenza. Notevole pure la cena al ristorante, col fantoccio (la cui stridula voce, fornitagli da George Grandee, è perfetta) che siede a tavola e viene servito.

Cotola 6/11/13 00:14 - 7530 commenti

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Von Stroheim è eccezionale come al solito e fornisce una prestazione attoriale che a tratti mette i brividi così come il rapporto col pupazzo che è ben tratteggiato e risulta morboso ed inquietante. Peccato però che il ritmo e la tensione emotiva siano in parte vanificati da troppi numeri musicali, certamente non avulsi dal contesto narrativo ma che indubbiamente sono dispensati in numero eccessivo. Buon film.

Giùan 10/01/17 10:06 - 2993 commenti

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Ha ancora senso d'essere e di resistere cinematograficamente grazie all'interpretazione perfettamente "misurata" di Stroheim, il quale con il suo controllato istrionismo e la sua magnifica presenza rende a pieno la dissociazione del suo personaggio, borderline sempre a un passo dal debordare. Dal punto di vista registico invece il film risente in maniera evidente del passaggio muto/sonoro, che Cruze gestisce con uno stile impacciato ammantando peraltro il film d'una sua originale atmosfera "slow". Curioso il rapporto "materno" tra la Compson e Otto.

Daniela 22/05/18 23:42 - 9411 commenti

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Valente ventriloquo ma anche uomo egocentrico e prepotente, Gabbo spinge la sua assistente/amante a lasciarlo dopo l'ennesimo litigio. Due anni dopo, divenuto una star a Broadway, quando ritrova la ragazza si accorge di quanto gli è mancata la sua dolce presenza... Cult a metà: von Stroheim è presenza imperiosa ed i suoi colloqui solitari con il pupazzo Otto, che ne rappresenta l'anima buona e bisognosa d'affetto, sono notevoli, ma quanto non sono presenti il protagonista ed il suo alter ego l'interesse cala a picco a causa dell'invadenza di numeri musicali assai modesti.
MEMORABILE: Gabbo ed Otto al ristorante, con i camerieri che offrono prima le pietanze al pupazzo
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