Che film ci sono stasera in tv in prima serata? Ma non solo questa sera, anche la mattina o il pomeriggio, se capita una giornata di pausa. E i più nottambuli possono trovare anche i film che vanno in onda a tarda notte, i cosiddetti fuori orario. Cliccate sulle frecce per cercare tra i palinsesti passati e futuri oppure controllate direttamente tutta la settimana. Il numero del canale si trova tra parentesi dopo il suo nome. Se non c'è, cercatelo qui: numero canale. Cliccate sull'icona calendario a fianco della scheda per appuntare un promemoria su quel film in agenda. Se siete loggati potete cliccare anche sulla stella per contribuire alle segnalazioni. Come? Scopritelo
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Siska80: Un giovane viene ucciso all'interno di un parcheggio (scena tranciata sul più bello di un girato comunque scadente) e la colpa ricade su una ragazza (ok, è vero che nasconde un segretuccio, ma il pubblico scafato non si fa ingannare dalle false piste). Si segue giusto per la curiosità di sapere chi sia il vero colpevole ma, a fronte di un ritmo discreto e un trio di attori affiatato (che presta il volto alle due sorelle e alla nuova fiamma della maggiore), si tratta comunque di un thriller poco coinvolgente anche nel finale movimentato e che si vede a stento una volta.
MEMORABILE: La mazzata in testa (alla persona sbagliata).
Puppigallo: Mediocre filmetto culinario, che usa la cucina come pretesto per far dare il meglio-peggio di sè al protagonista, esageratamente sopra le righe; e non giustificato dal suo passato di tossicodipendente e alcolizzato (terrorista no?). Il resto, tranne qualche duetto col proprietario del ristorante e col braccio destro (una donna di carattere), è poca cosa. Andrà avanti senza particolari sussulti, compreso il fraintendimento sui critici, non colpendo nemmeno con il finale, che almeno avrebbe potuto dare una piccola scossa, se meglio studiato.
MEMORABILE: Lei rovina il piatto e lui, davanti a tutti, le ordina di chiedere scusa al rombo per aver reso inutile il suo sacrificio.
Magi94: Siamo nel filone del neorealismo "magico", in un mondo popolare da fiaba agrodolce e dal romanticismo spassionato. Ci sono quindi tutti i pregi, i difetti e le facilonerie del genere, tra i belli e belle del popolo spinti da grandi sentimenti e i fascisti spietati e inevitabilmente anche un po' viscidi. Lizzani mostra di saper orchestrare con maestria il suo circo popolare e la storia si segue con interesse. Fra tutti i personaggi, la più interessante è probabilmente la "Signora" interpretata da Capodoglio, subdola madre padrona di tutta la via.
Funesto: Una delle migliori commedie pecorecce del periodo d'oro. Tarantini riesce a costruire qui la sua migliore commedia, con un Banfi strepitoso che regge meravigliosamente la scena sbraitando ogni due secondi. Il rest del cast è meritevole, con una Cassini solo fintamente oca e svampita, in realtà molto dolce e intelligente e con un didietro da cult. Vitali fa il ruolo di sempre e Montanaro è nientepopodimeno che una suor Fulgenzia. Ottima la fotografia e la caratterizzazione degli interpreti. Finale amaro ed eccezionale, perfetto per il film. **!
Galbo: Commedia ambientata in Arabia Saudita, è una buona metafora della solitudine dell’individuo e della “ricostruzione” di una persona capace di ritrovare una ragione di vita e riscoprire il significato dei rapporti umani. Hanks alle prese con una sceneggiatura non esaltante (la storia non è particolarmente ricca di eventi) è autore di un’ottima prova d’attore in un film che riesce a valorizzare una ambientazione di per se già suggestiva. Molto affascinante la coprotagonista femminile, già apprezzata in Homeland.
Reeves: Il film che ha determinato il definitivo passaggio di Monica Vitti alla commedia, visto il grande successo internazionale. Mario Monicelli la dirige con il solito garbo e con mano sicura e il film, nonostante faccia riferimento agli stereotipi dell'Italia meridionale, è comunque significativo per raccontare come a fine anni Sessanta il tema della liberazione della donna iniziasse a diventare importante. Datato ma interessante.
Galbo: Divertente lungometraggio di animazione realizzato dalla Dreamworks (la casa di produzione responsabile di Shrek). Questa volta lo sfondo è costituito dai boschi, dai loro simpatici abitanti e dal complitato rapporto con gli esseri umani delle periferie urbane. La storia è piuttosto semplice ma serve come pretesto per accennare a temi non banali legati all'ecologia e alle manie dell'uomo (ad esempio il culto della guerra e l'esasperato consumismo). Animazione eccellente.
Gugly: Dramma quieto in cui due giovani espressioni di minoranze famigerate negli USA (irlandese e italiana) uniscono i loro destini non senza fatica ma con speranza nel futuro; nella prima parte predomina la storia del personaggio della Ronan, fuggita da una poverissima e odiosa Irlanda di fine anni 50 (viste le condizioni sembra inizio secolo), in seguito assistiamo alla nascita di un amore che si nutre di ostacoli veri, non da storia d'amore classica. Da apprezzare la storia priva di orpelli ma ottimista e da immaginare i protagonisti anni dopo.
MEMORABILE: L'odiosa negoziante che detta legge morale su tutti.
Daniela: A seguito di un invito, sei persone che non si conoscono tra loro si recano presso la villa di un magnate che sorge su di una minuscola isoletta. All'arrivo trovano però solo tre servitori, perché pare che il padrone di casa sia impossibilitato a raggiungerli... Anche recentemente abbiamo avuto prova di come il meccanismo alla "10 piccoli indiani" possa essere riproposto in modo ingegnoso e divertente, ma non è questo il caso: qui la trama è lambiccata, la tensione e il ritmo latitano, gli interpreti sono anonimi. Nel complesso, uno di quei gialli tanto stinti da sembrare incolori.
Gabigol: Pellicola davvero scarsa che sfrutta un nome altisonante per sconfinare in territori paralleli (vedi Fast & furious). Oltre a un Keaton sopra le righe che commenta il De Leon, vanno segnalate le esilaranti incongruenze narrative che seppelliscono l'incauto spettatore sotto una frana di pressapochismo e sciatteria senza precedenti; la presenza di Dino Brewster, l'antagonista meno carismatico nella storia del cinema, aggiunge un altro po' di trash al tutto. Filmetto che ben fotografa la mediocrità di certo intrattenimento hollywoodiano.
MEMORABILE: Il miglior amico (capisci subito l'esito della sua storia); Dino Brewster (ogni scena con lui presente è meritevole di visione).
Homesick: Gustosa commedia tutta giocata sulla vis comica dell'impareggiabile Monica Vitti e sul contrasto tra la chiusa e tradizionalista Sicilia e la moderna e libertina Inghilterra. Funzionano bene anche gli imprescindibili personaggi di contorno, dal donnaiolo Giuffrè all'austero Stanley Baker.
Giùan: Un onesto buon film. Davanti a un tema tanto controverso, delicato e "sporco" quale quello della tossicodipendenza, l'approccio cinematografico di Garcia è il più lineare e "pulito" si possa immaginare. Il film si muove così programmaticamente lungo il filo rosso del ragionevole ottimismo con la narrazione che prosegue se non piatta certo piana, dipanandosi senza fatui colpi di scena, nell'orizzontalità di un risaputo (ma sincero) stationendrama. Si fa leva evidentemente sulle doti recitative e la palpabile alchimia Close/Kunis, unica ragione che ci fa concludere la pigra visione.
Alex75: Due episodi molto diseguali: il primo è una simpatica presa in giro di superstizione e mode del momento (aerobica, telenovelas) con un Banfi quasi pirotecnico, soprattutto quando duetta con lo iettatore Scaccia e quando si scatena in equivoci verbali con la Agren (il cui personaggio è purtroppo stereotipato). L’esperimento di Dorelli mago di borgata riesce solo a metà e si salva grazie ad alcune trovate felici e alle prove di alcuni caratteristi (la Borboni e, in parte, Brega e Montagnani).
MEMORABILE: Tutte le scene con Banfi e Scaccia; "Fatti gli adduttori tuoi!"; L’esibizione di Dorelli alla tv burina; La sboccatissima marchesa Borboni.
Flazich: 16 block permette a un po' tutti di redimersi: dal delinquentello che finisce in galera (non si sa per cosa) e ha l'opportunità, testimoniando contro alcuni poliziotti, di ricominciare una seconda vita, al poliziotto che in passato ha commesso atti poco leciti abusando della propria posizione all'interno del corpo di polizia di New York. Un film buonista, con struttura molto classica (e rodata) che ha il pregio, però, di essere girato bene e di non essere mai stucchevole.
Rambo90: Fra i vari film con la coppia, forse questo è il più debole, soprattutto a causa di una storia davvero troppo esile. Totò e Peppino però sanno regalare alcuni momenti divertenti anche qui, come la telefonata in ufficio o tutto lo sketch del secondo insieme al bravo Mario Riva. Dorelli giovanissimo rallenta tutto con un paio di inutili canzoni, Carosone invece è simpatico e coinvolge. Bravissimo anche Aroldo Tieri, ma il film zoppica.
Pinhead80: La vita di una brava ed avvenente avvocatessa viene messa in pericolo da una serie di delinquenti pronta ad ucciderla. La proteggerà un poliziotto che sta uscendo da una burrascosa storia d'amore. L'azione è tanta e il ritmo è tenuto sempre alto anche se la qualità del film in generale non è eccelsa. Cindy Crawford, oltre ad essere un vero e proprio schianto, dimostra di avere anche delle discrete doti recitative. Selvaggia e allo stesso tempo molto sensuale la scena di sesso ambientata sul vagone del treno. Appena al di sotto della sufficienza ma comunque godibile.
Siska80: La giovane (e ovviamente bella) Maddie vola su un'isola alla ricerca di una misteriosa pietra e trova l'amore. Incredibile ma vero: un film senza trama in cui l'incontro tra i due protagonisti avviene a neanche venti minuti dall'inizio e procede secondo il solito iter scontro, avvicinamento, "sorpresa" quindi lieto fine, (in questo caso senza bacio, capirai che tocco di originalità!). Arduo arrivare alla conclusione, anche se le belle location risultano accattivanti (in special modo di sera); il ritmo è abbastanza regolare, la recitazione poco convincente, i dialoghi puerili.
Lupus73: Magniloquente ricostruzione cinematografica del processo di Norimberga. Una serie tv in due parti per un totale di tre ore. La forma è quella del legal movie, con la prima ora introduttiva (forse un po' pesante e troppo dilatata) e il resto incentrato sul processo; discretamente diretto da Simoneau, e non così asettico e documentale, è sicuramente un lavoro riuscito, anche grazie al cast (ottima prova di Baldwin, ma soprattutto di Cox/Göring). Troviamo anche la messa in scena del periodo natalizio e il finale con le rispettive condanne/esecuzioni degli uomini del Reich.
Siska80: Film salvato in parte unicamente dal cane, che non solo si rivela il migliore attore (senza nulla togliere al buon cast composto da persone) ma dimostra ancora una volta come le bestie abbiano più sentimenti e intelligenza dei cosiddetti "umani" che di umano hanno poco: l'operaio, ad esempio, vende Lassie per denaro alla stregua di una qualsiasi merce di scambio, mentre il povero animale affronta ogni sorta di pericolo per ricongiungersi al padroncino. Finale buonista ed eticamente scorretto.
MEMORABILE: In negativo: l'uccisione del cagnolino.
Cotola: E' una piccola perla questo thriller con spruzzate di avventura (all'inizio) ed azione
(nella parte finale, in cui si eccede un pochino). Crea una bella atmosfera di mistero
e di tensione che riesce a mantenere costante per tutta la sua durata senza eccedere in
buonismi e facilonerie di sorta, ma anzi "armandosi" di un discreto tasso di crudeltà. C'è qualche sfilacciatura nelle maglie del plot ma ci si può passare sopra. Ciliegine sulla torta le magnifiche ambientazioni naturalistiche ed una buona tecnica registica. Il risultato finale è decisamente buono. Gilbey va tenuto d'occhio.
Deepred89: Una delle tante, trascurabili commedie a episodi anni settanta. Il Banfi-Fenech punta, come prevedibile, sul comico-sexy e si salva per il discreto ritmo e per la verve del cast (senza contare una Fenech, pure in un ruolo caricaturale, bella come non mai); si passa poi alla commedia degli equivoci del Placido-Bouchet e nonostante una sceneggiatura forzatissima non ci si annoia troppo; per il Celentano-Moor si punta invece al comico gangsteristico, ma fatta eccezione per l'attore-cantante non vi sono veri motivi d'interesse (e la noia incombe).
Almicione: La sofferenza di una prostituta che vede passare sotto gli occhi la vita sognata si tramuta in uno stratagemma di notevole macchinazione. Sulla falsariga del primo episodio del precedente film premiato – anche qui il soggetto è di De Filippo e i protagonisti Mastroianni e la grandissima Loren –, De Sica ritrae una storia drammatica incorniciata da un contesto a tratti tipico della commedia, analizzando con severo occhio critico la differenza sociale, i sogni e l'ipocrisia del dopoguerra italiano attraverso una lodevole narrazione a flashback.
Pinhead80: Un simpatico bidello deve tirar su da solo il proprio figliolo. Sin da subito si mette in testa che dovrà diventare un grande professore. Un giorno questo avviene, ma il regime lo chiamerà alle armi. La storia è molto semplice e racconta con garbo la scuola e le sue dinamiche in un contesto accennato ma pur sempre presente come quello del Ventennio fascista. La malinconia che pervade l'opera va di pari passo con i toni leggeri di altri momenti. Al "finis" può scendere qualche lacrima.
Pessoa: Oldoini scrive e dirige una commedia en travesti proponendo l'improbabile coppia Banfi-De Sica quasi sempre in abiti femminili. La bravura dei protagonisti non si discute, ma questa volta i due non riescono ad avere la meglio su una sceneggiatura estremamente deficitaria, che ricicla nel peggiore dei modi una vicenda celebre. Mancano ritmo ed idee e a poco servono le performance musicali e le belle location, se la storia si trascina molto stancamente, prevedibile e scontata, senza riuscire nemmeno per un attimo ad essere coinvolgente. Dispiace dirlo, ma proprio non ci siamo...
Galbo: L’orfano Remi gira la Francia in compagnia del musicista Vitalis, esibendosi come cantante di strada. Il classico di Hector Malot rivive in una nuova riproposizione cinematografica (è stata realizzata anche una versione animata di successo), che mantiene lo spirito del romanzo, un misto di avventure, misteri e buoni sentimenti. La pellicola è realizzata con una grande cura per l’ambientazione, le scene e i costumi e una regia che riesce a far leva sui sentimenti dei giovani spettatori a cui il film è destinato. Retorico ma godibile
Caesars: Non particolarmente convincente questa quarta trasposizione su grande schermo della commedia scritta da Jules Romains. Sy è bravo e prova a dare credibilità al suo personaggio, che però rimane un po' troppo sfumato, così come la sceneggiatura risulta incerta sulla direzione da prendere non riuscendo quasi mai a divertire né ad approfondire un tema pur importante come quello del rapporto medico/paziente. Alcuni personaggi di contorno, poi, sembrano più che altro caricature (la proprietaria dell'albergo).
Nando: Filmetto televisivo che vede protagonista Greggio nei panni di un simpatico quanto briccone maresciallo dei carabinieri alle prese con un furto durante la mostra del cinema di Venezia. Situazioni abbastanza scontate in cui si sorride con il contagocce. La Silvstedt recita qui davvero male; meglio la Caprioglio, ma nel complesso Vanzina ha fatto cose migliori.
Maxx g: Non è male come film e fa riflettere. Il problema è che si presenta come qualcosa di divertente, invece si ride poco. Dovrebbe essere profondo e ci riesce solamente a metà. Giallini in un ruolo inedito convince discretamente, mentre la Morante è valida. Quasi inutile Ilaria Spada. Si potrebbe anche parlare di film scontato e invece il finale lo salva. Merita una visione, senza però aspettarsi troppo.
Giùan: Ambizioso ma complessivamente piuttosto anodino. Gray evidentemente non è mosso da fitzcarraldesche ossessioni herzoghiane ma il suo tentativo di filmare l'improrogabile desiderio di scoperta (Z), azione e sacrificio (la guerra) di Fawcett non risulta mai trascinante, oltreché risultar (ma sarebbe il meno) inesplicabile. Piuttosto seccante poi l'ancoraggio familiare (il contrasto "virile" col figlio maggiore subitaneamente trasformato in sodalizio, il "femminismo" della moglie altrettanto aleatorio e subalterno). Notevoli ambientazioni, credibile Hunnam.
Piero68: Perchè puntare il dito sempre contro i Vanzina quando a dirigere certe boiate ci sono anche registi come Risi, Oldoini, Neri Parenti? Evidentemente questo è il trend della commedia italiana degli anni 2000, piaccia o no. Cosa si può dire di un film come questo che non sia già stato detto per i suoi omologhi? Le gag sono sempre le stesse e le sceneggiature pure. Per non parlare poi del cast. Onestamente a questo punto a Boldi-Salvi-Izzo preferisco diecimila volte De Sica-Ghini-De Luigi. Almeno sono più professionali.
Piero68: Filmaccio sci-fi che ripercorre tanti cult di genere. Dagli "Ultracorpi" al Tagliaerbe le citazioni si sprecano. Sarà pure vero che la novità negli sci-fi è un'utopia, ma qui persino la confenzione è davvero terribile. Regia dell'esordiente Pfister a livelli semi-dilettantistici, cast sulla carta valido ma di fatto mai nei personaggi e dialoghi di una pochezza imbarazzante. La Hall è davvero imbarazzante per come (non) recita; Depp non gigiona, meno male, ma è completamente assente. Persino Freeman si perde.
Siska80: Il gatto Vincent e il topo Maurice finiscono a Pietroburgo per scampare a un alluvione: vivranno un'avventura mozzafiato. A livello qualitativo si nota un netto calo a livello di grafica e animazione rispetto al precedente film, e rimane da capire perché il design dei personaggi sia stato stravolto (il micione si è troppo "sgonfiato"); dal punto di vista dell'intreccio e del ritmo, al contrario, le migliorie sono evidenti: la storia è originale (c'è di mezzo persino il quadro della Gioconda) e vira sul sentimentale (per uno dei protagonisti arriva l'amore), il ritmo elevato.
Pigro: Cavernicoli dell’età della pietra contro affaristi dell’età del bronzo in una partita di calcio che decide le sorti della sopravvivenza. Una certa carenza di originalità nel plot, dai primitivi simil-Croods al match contro i cattivi, è ben riequilibrata dalla qualità espressiva e da diverse gustose trovate (a cominciare dall’iniziale esilarante svelamento della nascita preistorica del football). Il film d’animazione di Park è più ordinario rispetto all’inventiva dei precedenti, ma non per questo trascurabile o non godibile. Vincente... ai calci di rigore.
Matalo!: Ciao, caro film che perennemente ti ripresenti nelle ore tarde; mi spiace di una cosa. Edwige si vede poco e sempre vestita. Hai la tua schiera di caratteristi sempre in forma e sempre a gingillarsi con peti, rutti, battute a doppio e triplo senso. Talvolta fan ridere (io rido delle scorregge). Peccato che capiti spesso di incontrare quell'antipatico di Gammino: qui aveva un personaggio che poteva essere ben più divertente. Perché Edwige se ne innamori poi non si sa. Comunque non abbandonarmi. Certe volte si ha bisogno di barzellette come te. Arrivederci.
MEMORABILE: Anche stavolta Vitali reca con sé una notevole terza gamba.
Galbo: Se non ci si aspetta nulla di più di un onesto B-movie si potrà trovare gradevole la visone di questa pellicola interpretata da un tosto ed ombroso Banderas, guardia notturna in un mall preso d’assedio. Il film ha il pregio della sintesi ed entra subito nel vivo dell’azione. La prova dell’attore è credibile senza troppe esagerazioni ed il cast di contorno convincente, compresa la bambina in fuga e Kinglsey sufficientemente paranoico. Niente di originale ma nel complesso non male.
Cotola: Tratto dalla prima avventura letteraria dell'investigatore belga, è un tv-movie che non riesce a restituire appieno le emozioni suscitate dal bellissimo romanzo della Christie (uno dei suoi migliori). In ogni caso proprio grazie all'ottimo materiale di partenza riesce a coinvolgere abbastanza lo spettatore fino ad arrivare alla brillante soluzione dell'enigma fornita da Poirot.
Nando: Uno spaccato proletario Anni 70 e un confronto tra Nord e Sud. Comencini analizza le notevoli differenze regionali con le loro usanze e denuncia la vergognosa situazione degli operai del periodo. Dal tutto nasce il melodramma, figlio di pellicole del passato, ben interpretato da una splendida Sandrelli e un discreto Gemma, menzione per Montinaro, artista di livello. Buona pellicola.
Siska80: Come farsi pubblicità sfruttando un vecchio caso di cronaca (come ce ne sono milioni, purtroppo) per narrare la solita storia del bambino incompreso (con l'aggravante di un finale prevedibile quanto fiabesco): il regista costruisce un meccanismo di sicuro impatto emotivo muovendo a piacimento le leve del sentimentalismo (senza cadere però nel patetismo, ciò gli va riconosciuto). Scordatevi una pellicola in stile Hachiko comunque, perché qui l'animale è solo un furbo pretesto per richiamare l'attenzione di un pubblico più ampio; l'esito è all'insegna della mediocrità (cast compreso).
Saintgifts: Cerusici in Inghilterra e medici in medio oriente nell'undicesimo secolo. Sospeso tra mito e realtà; Rob Cole (Tom Payne) si finge ebreo per poter studiare all'università di Ispanhan, dove insegna il maestro Avicenna e affronta un lungo viaggio dall'Inghilterra alla Persia. Non solo medicina, ma anche conflitti tra religioni e ambizioni di potere (si potrebbe dire tutt'ora attuali) rendono interessante questo lavoro, arricchito da una buona fotografia, con interpretazioni di spessore e un'atmosfera a volte favoleggiante che non guasta.
Galbo: Tratto da un romanzo di John Grisham, autore molto "sfruttato" dal cinema, L'ultimo appello è ambientato nel sud profondamente razzista e retrivo molto caro allo scrittore ma non è tra i migliori esempi di adattamento cinematografico. Sceneggiatura poco avvincente e regia piuttosto impersonale, fanno sì che tra i pochi motivi di visione ci sia l'interpretazione del grande Gene Hackman che da solo (o quasi, c'è anche la Dunaway) riesce a portare in porto il film.
Luchi78: Un film che guadagna parecchi punti grazie alle interpretazioni dei vari protagonisti, non a caso premiati con l'Oscar. La commedia è comunque piacevole, sentimentale ma con la variante originale del personaggio interpretato da Jack Nicholson, che aiuta anche a digerire un finale che più scontato non si può. Lineare e pulito il compitino svolto dal regista James Brooks.
Luchi78: Visto in 2D è francamente evitabile. L'effetto surreale che si è voluto creare negli scenari naturali grazie all'aiuto della CGI lascia ancora a desiderare, ma il tutto verrà poi ripreso e perfezionato in Avatar. Qualche scena è ben riuscita, come quella delle pietre magnetiche, altre sono talmente inverosimili da suscitare perplessità anche nel più sconsiderato dei sognatori "verniani". Sceneggiatura infantile ed interpretazioni di basso livello non aiutano il risultato finale.
Ronax: Parte come uno scalcinato nazi-erotico con dieci anni di ritardo sul filone e procede come un altrettanto teen horror a base di case infestate per giungere a una conclusione che più ritrita non si può. Una delle più tristi stazioni della dolorosa via crucis che ha caratterizzato la parabola finale di Fulci, con una sceneggiatura fra il risibile e lo sconclusionato, recitazione di basso livello e imperdonabili errori di regia. Per dirne una: i protagonisti si trovano in una villa misteriosa in un luogo desolato e sconosciuto, ma sullo sfondo si intravedono delle moderne palazzine.
MEMORABILE: La roulette russa fra uno dei ragazzi e il fantasma del nazista.
Paulaster: Il detective Foley vuole vendicare l'omicidio del suo capo. Proseguimento della serie con l'entrata in regia di Landis, che utilizza il parco divertimenti come attrazione e distrazione (dalla storia risibile dei soldi stampati). Le sparatorie sono eccessive, visto il luogo, e le fasi action sono più per stuntman che per poliziotti. Murphy non gigioneggia anche per la scarsità di fasi comiche e ha un minimo accenno sentimentale.
MEMORABILE: La giostra impazzita; L'attrazione da fine del mondo; I soldi falsificati con la stampante.
Markus: L'esordio registico della Buy scontenta non poco le attese: non tanto per il "personaggio" isterico a lei congeniale che le ha permesso - al netto della sua nota bravura - di rimanere a galla anche nel cosiddetto cinema commerciale, che poi è quello che il pubblico s'aspetta da lei - quanto perché la vicenda costruita sul terrore di volare viene a noia subito e è gestita nel meno utile dei modi. La formula para-televisiva, ricca di prolissità in luoghi claustrofobici, non permette mai allo spettatore di trovare un varco ridanciano nel quale rifugiarsi a mo’ di scappatoia.
Il ferrini: Antal, dopo aver raccontato a suo modo i Metallica, ci narra d'un tizio che ha raggiunto la fama in tutt'altro modo. Attila Ambrus è un ladro un po' speciale, che regalava fiori alle cassiere delle banche e spediva bottiglie di buon vino alla Polizia. Non ha mai ucciso né ferito nessuno. La sua fama divenne enorme (e questo biopic lo dimostra) trasformandolo quasi in un eroe. Il film è divertente, scorre velocissimo, il protagonista ha la faccia giusta, le musiche funzionano. Se siete appassionati di heist movie vi convincerà. Unica pecca un finale sbrigativo e non esaustivo.
Rebis: Posto il monopolio sulla Pulzella d’Orléans, Luc Besson stappa la bottiglia dell'esuberanza e non perita confronti con gli insigni precursori all'impresa. Con l'intento di far emergere la donna e non la santa, collima immaginari eterogenei per dar corpo all'incandescenza emotiva. L'operazione è ardita perché devitalizzato il misticismo si lascia spazio alla demenza, e l'individuazione (freudiana) dei traumanti motori alla foga antibrittanica lascia tiepidi e basiti. La visualizzazione del conflitto coscienziale incuriosisce un poco. La Jovovich ci mette nerbo ma l’età è ancora acerba.
Rambo90: Seagal è a capo di una piccola equipe che deve sgominare un'alleanza tra terroristi e narcotrafficanti. Inizio piuttosto lento e solita regia di routine, ma con una mezz'ora finale davvero esplosiva che ci mostra un Seagal manesco e in forma quasi come ai tempi d'oro. Peccato che la prima parte sia poco interessante, aggravata da una sceneggiatura che ripete alcune cose fino alla noia. Wong è un buon partner, meno interessante il reparto dei cattivi. Solo per fan.
Puppigallo: Questo è ciò che passa il comiconvento nel periodo Natalizio. Sembra che i registi credano di avere il permesso, se il film esce durante le feste, di sbattersene dell'impegno, del tentativo di creare un qualcosa di piacevolmente divertente, puntando tutto sul solito, trito copione. E riecco Pieraccioni con la gnocca di turno, qui sorella adottiva, il Papaleo macchietta (autista bonaccione e vittima del delirio da insolazione...) e altri personaggi da teatrino (il compositore rubamotivi e l'ex di lui). Ovviamente, la sceneggiatura è assolutamente superflua.
Scemenzucola con qualche raro guizzo.
MEMORABILE: Cena con vecchiette sorde; La preghiera-supercazzola (lascia fare ai professionisti di "Amici miei", Leonardo); La Bouchet, killer di mamma (non male)
Paulaster: Ritratto del grande Vittorio attraverso testimonianze familiari e lavorative. Il racconto segue le tappe della sua vita soffermandosi poco sul teatro e più sul cinema. La parte giovanile, che risulta di solito più inedita, anche in questo caso è solo accennata. I momenti migliori si hanno quando i vari colleghi, o i figli, raccontano l’importanza di alcune scene dei film di maggior successo e qualche particolarità. Non viene nascosto il lato oscuro della depressione. Giusto il riproporre i filmati di tutti i riconoscimenti ricevuti a fine carriera.
MEMORABILE: Sordi e Gassman alla premiazione a Venezia; Proietti che lo imita; La volontà di essere imbalsamato.
Panza: In realtà il protagonista è un amico di Mason (Burr oramai era già morto), un baffuto simpaticone che comunque sa prendere posizione con particolare piglio. Forse è uno dei pochi motivi d'interesse di questo film-TV che sotto il profilo della trama non offre nulla, anche se il ribaltone finale funziona. Le parentesi con gli aiutanti sono abbastanza noiose per colpa di scenette action da quattro soldi. Non c'è proprio voglia di praticare il genere, mancano le situazioni che esaltino il piattume generale. Si arriva al finale davvero sfiancati.
Belfagor: La trama del confronto fra la scuola del comandante Lassard e una più qualificata ma anche più subdola è un pretesto per una serie di gag più o meno efficaci. Questo terzo capitolo si affida quasi completaemtne alle capacità degli interpreti, ma il livello comico è basso e mancano decisamente delle nuove idee. Ricompare il bar gay del primo episodio, una delle gag distintive della serie.
Pessoa: Il pube di Gloria Guida in primo piano fin dai titoli di testa fa subito capire l'aria che tirerà in questa commedia di Tarantini. Alla fine, come spesso in questo genere di film, i corpi nudi delle attrici generosamente esposti e i pruriti degli attori sono usati a piè sospinto per coprire la voragini della storia articolata su dialoghi di un vuoto imbarazzante. D'Angelo e Cannavale tentano stoicamente di salvare il salvabile mantre l'unico nudo non imbalsamato è quello della frizzante Angela Doria. Ai limiti del guardabile.
MEMORABILE: La rissa fra D'Angelo e i ragazzi, un riuscito omaggio a Bud Spencer.
Pol: C'è una cosa che mi ha colpito negativamente: la straripante, eccessiva volgarità verbale. Che invece di essere usata in modo "artistico" (Monnezza docet) è messa in bocca ad una galleria di personaggi ricchi ed annoiati che la usano come intercalare, rendendo la maggior parte delle "battute" (spesso parolacce fini a se stesse) irritante. Lionello isterico come al solito, Edwige splendida ma antipatica: non c'è un solo personaggio per cui provare simpatia e la cosa pesa come un macigno.
MEMORABILE: La cafonissima battuta di Giacomo Rizzo, parlando del suo motoscafo: "Ho 100 milioni sull'acqua". Ed ovviamente il guardone Carotenuto.
Simdek: Ansiogeno, esasperante, onirico e allucinogeno. Mine è tutto questo, mescolato con l'Attak; dopo la visione quasi si percepisce il dolore fisico del protagonista e non si comprende pienamente cosa è reale e cosa è immaginazione. Coprotagonista berbero piuttosto fastidioso e ripetitivo. Manicheo tra pace e guerra fino allo stancamento. Un po' di melassa evitabile nelle scene oniriche di infanzia, tipiche di zio Sam.
Caesars: L'horror è genere che "tira" e il "remake" è arma ormai abusata dall'industria cinematografica americana; così non poteva mancare il rifaciemento del celebre Non aprite quella porta di Tobe Hooper. Sulla carta c'è da rimanere quantomeno freddini ma una volta tanto l'operazione si rivela meno becera di quanto ipotizzato e regala agli amanti del genere una buona pellicola che sa tener tesi i nervi. Non bisogna gridare al miracolo ma possiamo tranquillamente accontentarci.
Piero68: In un mondo letteralmente travolto dalla curiosità verso l'arte culinaria, grazie ai tantissimi reality o prodotti televisivi che ci spiattellano chef e cucine in ogni "salsa", persino l'iperbolico Favreau decide di confrontarsi con l'argomento. E il bello è che ci riesce pure. La commedia è infatti gradevole, il cast di ottimo livello e la sceneggiatura riesce a intrecciare vari argomenti di attualissimo interesse. Perché non c'è solo la cucina. Ci sono i social-network, la crisi economica, il rapporto padre-figlio e tanto altro. Consigliato.
Bubobubo: Un'amicizia ambigua e psicotica condotta fino alle sue estreme conseguenze. Bel soggetto, diretto molto bene da Cory Finley, che ne preserva il retrogusto un po' teatrale. Anya Taylor-Joy si riconferma una delle migliori e più versatili attrici della sua generazione, ma è l'alchimia con Olivia Cooke a rivelarsi particolarmente fortunata. Pessimo invece il titolo italiano, che elimina alla radice una serie di riferimenti originali a un importante sottofilone narrativo. Ultima prova per El'cin, prima della prematura e sciagurata scomparsa.
MEMORABILE: Il racconto dell'esecuzione del purosangue.
Rullo: I Looney Toons e il basket. I Looney Toons e il mitico Michael Jordan. Insieme uniti per combattere una minaccia aliena in una partita di basket. Gli effetti sono realizzati bene ma diverse gag non sono divertenti come ci si aspetterebbe, nonostante il finale sia piuttosto interessante. Belli i cameo dei vari campioni NBA.
Giacomovie: Immagino che nel 1980 sia sembrato patinato e provocante, oggi ha perso gran parte della sua trasgressione e l'erotismo lascia indifferenti. Nell’economia del film la parte sentimentale prevale su quella erotica e tampona qualche carenza che lo sviluppo presenta. Il regista, come confermerà in seguito, ha poco senso del ritmo e tende a congelare l’azione, l’indagine sull’omicidio è poco brillante. Il film conserva il pregio di aver rimarcato il vuoto di valori dell’alta società. Le fans di Richard Gere lo troveranno in gran forma atletica. **!
MEMORABILE: “Quello che è legale non sempre è giusto”.
Rambo90: Thrilleraccio indigesto, dalla spunto risaputo e gli sviluppi prevedibili, che sfiora più volte il ridicolo involontario sia per i comportamenti insensati dei personaggi (emblematico il carattere della Milano) sia per una recitazione da soap opera. Wahlberg è acerbo, troppo, per niente all'altezza della parte mentre Petersen digrigna solo i denti; molto meglio la giovane Whiterspoon. Foley se non altro riesce a imprimere un ritmo abbastanza veloce, così che lo strazio finisce presto. Di tensione (o erotismo) neanche a parlarne. Da evitare.
Redeyes: Difficile rendere la complessità dell'eccellente libro. Complesso e per questo apprezzo comunque lo sforzo, pur ammettendo che senza aver letto il romanzo difficilmente se ne rimane affascinati. Bana è bravo, ma la sceneggiatura non riesce a racchiudere il messaggio e finisce per evidenziare la storia d'amore, donandoci quasi unicamente le lacrime senza andare a cercare la magia. La pecca a mio giudizio sta proprio nel non esser stati capaci di donare i sogni che il bestseller, al contrario, regala.
Pol: Anonimo. Aggettivo che applicato ad un film è peggio di un insulto, perché si sa che i film peggiori sono quelli mediocri. Purtroppo non posso salvare questa pellicola che se da un lato esibisce scene d'azione efficaci (ma tuuto sommato già viste), dall'altro propone una sceneggiatura su cui è difficile chiudere un occhio e soprattutto non offre alcuno spunto che permetta di elevarsi dalla massa. Van Damme appare svogliato, tanto nella recitazione quanto nell'azione.
Ciavazzaro: Non molto divertente. Non sono riuscito a trovare convincenti né Manfredi né Pozzetto e nonostante il cast secondario sia interessante, anche questo non convince. La sceneggiatura (almeno a mio avviso) non è troppo curata né innovativa. Evitabile.
Ronax: Indigeribile: 85 atroci minuti di insopportabili scempiaggini ripetute all'infinito, di battute e dialoghi da crisi gastroenterica fulminante e di fronte a cui non ci sono dottoresse che tengano. Fra deprimenti e tristissime location, maschi pessimi e belle donne sprecatissime, Baldanello tira via alla peggio possibile seguendo pedissequamente una pseudo sceneggiatura priva di qualunque cosa assomigli a un'idea e facendoci sospirare la parola fine, che giunge comunque sempre troppo tardi.
Siska80: Davvero brava Shannen Doherty nel ruolo della psicopatica (anni dopo interpreterà invece la vittima ne L'uomo sbagliato) che utilizza (almeno inizialmente) il senso di colpa del protagonista per non farsi lasciare. Il baratro in cui sprofonda progressivamente Lorie (così come la causa dei suoi problemi) è credibile e la vicenda si fa sempre più appassionante andando incontro a un finale inquietante ma tuttavia verosimile.
MEMORABILE: Lo yacht che di Ed (scherzi del destino?) si chiama "Tranquility".
Massenzio: Il film si fa vedere, lo spunto tipico del mezzo di comunicazione con "altri esseri" in questo caso è una mano misteriosa. Non memorabile ma arriva alla fine senza troppi rallentamenti. In alcune scene, il passaggio tra "realtà" e sogni è realizzato con tocchi di cambio prospettiva niente male. La più azzeccata è la scena in camera di Mia con l'ex fidanzato.
Daniela: Il progetto di costruzione di un campeggio di lusso rischia di compromettere il fragile equilibrio con l'ambiente naturale in cui vive una piccola comunità rurale... Film perplimente in quanto il brusco epilogo, enigmatico e aperto a varie interpretazioni, contrasta con quanto lo precede che invece è raccontato con uno stile realistico e un ritmo pacato in armonia con i cicli della natura. La difficoltà di darne una spiegazione univoca può lasciare insoddisfatti ma d'altro canto, con la sua inaspettata ambiguità, rende il film più originale, per cui il giudizio resta sospeso.
Daniela: Assunta la condotta in un paesino della provincia francese, un medico intraprendente riesce in breve tempo a "medicalizzare" tutta la popolazione, convincendo anche i più sani d'essere in realtà affetti dalle più svariate malattie... Il pur simpatico Omar Sy, costretto a confrontarsi con un mostro sacro come Jouvet , non è sorretto da una sceneggiatura in grado di restituire almeno in parte la brillantezza caustica della pièce teatrale né da un cast in parte (Azéma ad esempio è ridicola più che grottesca): ne risulta un film fiacco, poco divertente, con un finale conciliante assai moscio.
Blutarsky: Commedia interessante, soprattutto per l’idea iniziale del protagonista che legge i pensieri femminili, a cui non fa seguito una sceneggiatura di pari livello. Ottima e affiatata la coppia Gibson-Hunt, assolutamente sprecata la Tomei. Non che sia brutto prodotto, il tono da commedia brillante rende piacevole la visione, ma la storia è veramente troppo telefonata e questa mancanza di svolte narrative interessanti mortificano il film e non lo elevano dalla sufficienza. Occasione sprecata.
Samdalmas: In un futuro prossimo, dove sono abolite le guerre e la violenza, l'unica valvola di sfogo è uno sport a metà tra il motociclismo e l'hockey che esalta le masse. Uno dei migliori film di Norman Jewison, abile regista canadese, spesso sottovalutato dalla critica, che realizza spettacolari scene sportive. Perfetto James Caan nel ruolo del campione veterano che si ribella alle regole. Interessante l'uso della musica classica.
MEMORABILE: L'incipit sulle note della "Toccata e fuga" di Bach; La partita col Tokyo.
Pessoa: Il ritratto della provincia lombarda durante il Ventennio non sarà una novità ma è ricostruito molto bene, con gran cura nei dettagli e si avvale di uno script di lusso che non perde il suo fascino letterario nemmeno sullo schermo. Nell'assurdo quotidiano di un paese sempre uguale a se stesso si intravedono le contraddizioni di una dittatura che si faceva più consistente e si riesce anche a riderne, benché amaramente. Il cast è di quelli importanti, con un Maccione ottimo protagonista e la confezione non lascia nulla al caso, per un film che dispensa risate per niente facili. Buono.
Anthonyvm: Thriller on-the-road ben bilanciato fra i suoi alti e bassi: dopo un noioso prologo (una sfilza di video amatoriali), si passa a un eccellente setup alla tavola calda (bel quadretto di squallore umano), cui si accoda un inseguimento d'auto che procede a forza di inverosimiglianze (i personaggi che parlano da soli, il confronto coi rapitori dopo l'omicidio del poliziotto) e di tranche decisamente adrenaliniche (la lotta sul minivan con la villain, la corsa della Volvo nera); finale tesissimo, epilogo fotografico zuccheroso. Non ai livelli del The call di Brad Anderson, ma accettabile.
MEMORABILE: La registrazione vocale del rapimento; La Volvo investe una ragazza e la Berry le salva la vita; La casa white-trashissima dei cattivi; Sotto al molo.
Rufus68: Assai ineguale il valore degli episodi. Trascurabile l'ultimo con un Pozzetto sfiatato, nell'immaginario stracult, pur nella greve mediocrità, l'iniziale con Franco (per merito del mitico "Batacchio"). A sollevare il tutto è ancora una volta Banfi, una vera macchina comica quando ingrana la marcia del vittimismo: afflitto da figlia e moglie obese, cani invadenti e contingenze jellatissime, Lino alterna sbalordimenti, vociferazioni, affanni ed esilaranti travestimenti di fortuna. Godibile anche Santonastaso.
Cotola: Il film racconta la storia di un asinello che viaggia dalla Polonia all'Italia, incontrando una variegata umanità e sperimentando così gioie e dolori prima di andare incontro al suo destino. Impossibile non pensare al film di Bresson, che Skolimowski omaggia ampiamente e di cui la pellicola riecheggia lo spirito. Visivamente bellissimo, il film non ha la stessa forza narrativa delle immagini: alcuni episodi sono di difficile decifrazione forse perché un po' gratuiti. Si capisce di essere comunque dinanzi a un'opera di qualità, girata da un regista che non ha perso il suo smalto.
Siska80: Un giovane viene ucciso all'interno di un parcheggio (scena tranciata sul più bello di un girato comunque scadente) e la colpa ricade su una ragazza (ok, è vero che nasconde un segretuccio, ma il pubblico scafato non si fa ingannare dalle false piste). Si segue giusto per la curiosità di sapere chi sia il vero colpevole ma, a fronte di un ritmo discreto e un trio di attori affiatato (che presta il volto alle due sorelle e alla nuova fiamma della maggiore), si tratta comunque di un thriller poco coinvolgente anche nel finale movimentato e che si vede a stento una volta.
MEMORABILE: La mazzata in testa (alla persona sbagliata).
Tommy3793: Un buon film, che si lascia vedere facilmente senza mai annoiare. Certo, non è l'originalità il punto di forza della pellicola e neanche la regia, piuttosto classica e canonica. Il tutto si regge, in pratica, sulla recitazione e sul dualismo Norton-De Niro, soprattutto nell'ultima parte del film. Buono il colpo di scena finale.
Herrkinski: Evidentemente studiato per i cinema a luci rosse, vista anche la presenza della Hedman protagonista (tutto sommato se la cava) che si prodiga anche in qualche scena hard, così come altre attrici presenti; epurato dei particolari più espliciti, rimane comunque di durata normale e si situa dalle parti delle commedie scollacciate più rozze, a partire dalla povertà generale - con ruderi campagnoli usati come set - per arrivare a un cast mediocre (Garinei compare ben poco) e a una trama di corna e prostituzione "casalinga" non propriamente originale. Discreta la ost.
Homesick: L’unica cosa che funziona sono gli “spot” di Satta Flores contro disguidi e ritardi delle Ferrovie dello Stato, specchio di un’Italia che in trentaquattro anni non è cambiata affatto, mentre i quattro episodi veri e propri si trascinano vuoti, chiassosi, volgari e ripetitivi, giocando con il sesso e la parodia ed irridendo il ménage coniugale e il moralismo. Degli attori abituali delle commedie ad episodi dirette da Sindoni si distinguono la Cortese aristocratica del terzo episodio e il Salce serioso del quarto; il tifoso napoletano di Satta Flores tornerà in Ridendo e scherzando.
MEMORABILE: Le pubblicità di Pejo, Fernet Branca e Punt e mes disseminate qua e là; «Che ambientaccio...! Buonasera.».
Enzus79: Robert De Niro, per interpretare Toro scatenato, ingrassò per essere nella parte, qui Rourke si mostra per quello che è nella realtà, ed è questo che rende bellissimo il film. Mai noioso, ed il buonismo che c'è in alcune scene non infastidisce mai. Poi c'è la Tomei, che più procede negli anni più diventa brava.