Che film ci sono stasera in tv in prima serata? Ma non solo questa sera, anche la mattina o il pomeriggio, se capita una giornata di pausa. E i più nottambuli possono trovare anche i film che vanno in onda a tarda notte, i cosiddetti fuori orario. Cliccate sulle frecce per cercare tra i palinsesti passati e futuri oppure controllate direttamente tutta la settimana. Il numero del canale si trova tra parentesi dopo il suo nome. Se non c'è, cercatelo qui: numero canale. Cliccate sull'icona calendario a fianco della scheda per appuntare un promemoria su quel film in agenda. Se siete loggati potete cliccare anche sulla stella per contribuire alle segnalazioni. Come? Scopritelo
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Paulaster: Moglie con poche attenzioni cerca di ravvivare il rapporto col marito appassionato di cavalli. Il balletto degli stimoli è gestito bene nei tempi da una Vitti che si impegna, tanto da fare anche da spalla per le varie battute. Leroy ha solo l'accento francese che lo salva e Abatantuono sciorina sempre qualche trovata verbale che fa sorridere. Regìa di Steno sottotono (specie nel finale), ripescando dal passato idee già usate (la lettera dettata, il balletto dei protagonisti, il biglietto conclusivo).
MEMORABILE: "Tra prosciutto e guanciale"; "Giulio Verme"; "Don Lurido".
Zio bacco: Buona commedia di Dino Risi, con un Pozzetto in forma e ben calato nel ruolo. La descrizione della provincia, l'ambizione di un giovanotto ingenuo, nonché il viaggio alla volta di Cinecittà sono perfettamente descritti. Il resto, forse, ruota troppo attorno alla figura del protagonista, col risultato di certe scene memorabili (il book su tutte), mentre altre passano in sordina. Ottimo Maccione, egregio nei panni dell'avvocato maneggione. Simpatici e incisivi i camei, sicuramente più di una Fenech bella e basta. Finale agrodolce. Buon prodotto.
Pigro: Il principe non cerca moglie, ma tanto sappiamo già come va a finire, considerando che in viaggio in America troverà una bella ragazza con cui dover lavorare. Scordatevi toni da commedia o comicità o appunti sociali: siamo in pieno film natalizio, che risponde ad altri canoni, narrativi ed estetici. Che tuttavia qui sprofondano nella melassa e nell’incosistenza: non c’è uno spunto originale o quantomeno stuzzicante, ma solo il noioso procedere verso le tappe prevedibili e previste dello script natalizio.
Nicola81: Ispirandosi a un fatto di cronaca, Damiani torna ad attaccare l'omertà e l'arretratezza culturale della Sicilia attraverso il dramma di due giovani molto più simili di quanto sembri e proprio per questo impossibilitati ad amarsi. La lotta tra mafia e forze dell'ordine rimane più sullo sfondo, ma la denuncia filtra comunque e la trappola del facile sentimentalismo viene opportunamente evitata. Al suo esordio, la Muti mostra una spontaneità che in seguito faticherà a ritrovare, ma Orano, Cimarosa e Aprà (il tenente dei CC) non sono da meno.
MEMORABILE: Le ridondanti musiche di Morricone; Il dialogo iniziale tra il capitano e il tenente dei carabinieri; L'incendio del granaio; Il finale.
Giufox: Difficile darne un giudizio complessivo, seppur qualche anno e opera di distanza. Ci si divide tra bellissimi quadri notturni che ospitano levigate deambulazioni esistenziali alternate a banali cartoline romane tenute insieme da una retorica insopportabile. I punti di riferimento principali sono pesanti (Celine, Fellini e Scola) e il confine tra citazionismo e parodia è piu fragile di quanto sembri; come risulta difficile capire se alcune sequenze siano volutamente (solo) abbozzate o inconcludenti per mancanza di un vero messaggio di fondo. Onirico, generoso e pretenzioso.
MEMORABILE: La sequenza delle iniezioni di botox; Servillo che appare nella festa iniziale; Le musiche.
Faggi: Dei cinque episodi - tutti scarsi - i migliori, o meglio quelli che si lasciano guardare con qualche curiosità, sono due: quello con Totò, che si prodiga per salvare una storiella dal blando umorismo nero (si ammira sempre con piacere l'arte del Principe) e che contiene una frecciata a La noia di Damiani; e quello con Franchi e Ingrassia che riescono a dare corpo al nulla. Per il resto niente di cui andar fieri. Forse qualcosa di potenzialmente interessate poteva manifestarsi in "Il telefono consolatore" ma, purtroppo, gli esiti deludono.
Galbo: Tra le opere migliori del cinema italiano degli anni '70, L'albero degli zoccoli è un imponente affresco dell'Italia contadina del nord italia, ben conosciuta dal regista. Il film è impregnato di religiosità derivante dalla vicina osservazione dei riti della civiltà delle campagna, fatte di lavoro, sacrifici ed onestà di fondo non intaccata (o quasi e forse è questo uno dei limiti del film) da sentimenti e caratterizzazioni negative. Olmi dimostra come si possa fare un grande film adoperando l'umiltà del quotidiano.
Giùan: Ineccepibilmente un buon film, con Synger che si muove con bella circospezione registica nel sempre minato territorio dei war movie con annessa ricostruzione storica. Particolarmente efficace il lento incedere della prima parte con la presentazione dei personaggi e del complotto che, invece di scoprirsi soporifera, si rivela propedeutica a un'accelerazione della tensione drammaturgica cui contribuisce la quinta colonna rappresentata dallo script di McQuarrie. Decisivo il contributo di veridicità fornito dall'intero cast (da Wilkinson a Stamp), guidato da un concentrato Cruise.
MEMORABILE: Le telefonate per decidere l'inizio dell'operazione.
Mtine: Se un film fosse basato esclusivamente sulla sua componente tecnica, Dunkirk meriterebbe il massimo dei voti. Peccato che l'ultimo lavoro del sopravvalutato Nolan non abbia praticamente trama: esplosioni, voli mozzafiato in aereo, sparatorie... ma poi? I personaggi sono evanescenti, nonostante l'ottimo cast, i colpi di scena assenti e la fa da padrone un malcelato nazionalismo da quattro soldi, che dona ulteriore piattezza al film. Peccato, perché il montaggio è geniale e tutto sommato il film è coinvolgente; ma cosa resta dopo la visione?
Ciavazzaro: Orrendo marchettone per Bova e la Snellenburg, che si impegna molto di più in Casa Vianello. Bova cerca di contare solo sulla sua prestanza fisica (da antologia del brutto la scena in cui esce dall'acqua, al mare). La storia... ma secondo voi c'è una sorta di storia in questo abominio? Orrore, viene da dire a visione ultimata.
Rambo90: Versione meno seriosa e più divertente di Wall Street, retta dall'ottima interpretazione di DeVito, irresistibile in più di un'occasione e supportato da vecchie glorie come Peck e Jones (in un ruolo da traditore, in cui raramente lo si è visto). Le battaglie fra DeVito e la Miller sono simpatiche, il finale è un po' insapore ma è una pellicola che si vede con piacere.
Il Gobbo: Da un romanzo di Elmore Leonard (uscito in Italia nella benemerita collana western di Longanesi). Grande Burt Lancaster nei panni di Valdez, vice-sceriffo apparentemente non sveglissimo, costretto a uccidere un nero ingiustamente accusato di omicidio. Quando va a chiedere al possidente che l'ha spinto a farlo dei soldi per aiutare la vedova viene picchiato e torturato. Errore. Il titolo italico fa perdere il senso di minaccia del messaggio "Arriva Valdez" che scandirà nel film l'inesorabile vendetta. Coinvolgente, grandi locations, da vedere.
Galbo: La figura del protagonista, egregiamente interpretato da Robert Mitchum, è ispirata al personaggio di Wyatt Earp, vera e propria icona della mitologia western. Il film racconta il suo rapporto con un giovane assassino, ed è una pellicola corretta formalmente, ma che cade troppo nelle convenzioni del genere, riuscendo a coinvolgere ed emozionare solo a tratti. Il limite è forse in una regia troppo statica. Buona la prova di tutto il cast.
Magerehein: Questo film, con la sua struttura che intreccia numerose sottotrame slegate fra loro, è praticamente un lunghissimo minestrone a base di attori del cinema comico italiano e, come spesso accade in piatti così sovrabbondanti, il rischio di un'indigestione è dietro l'angolo. Non tutti gli sketch sono infatti riusciti e, anzi, più d'uno risulta evitabile (il vagare della Lear ipovedente...). Alle volte c'è l'impressione che ci si voglia affidare più a tormentoni ricorrenti dei vari attori (Montesano a parte) che non a un copione vero e proprio. Quantomeno simpatici Pozzetto e Boldi.
MEMORABILE: Pozzetto: "Scusi signora eh, io il cane non ho mica paura che mi in***i, ho paura che mi morda!"
Daniela: Alla vigilia dello scoppio della guerra civile, un sudista appena giunto in paese vince al tavolo la gioco la proprietà di un saloon, suscitando il malumore dei nordisti locali... Apparentemente cinico, Stack è in realtà un romantico avventuriero come dimostra l'epilogo malinconico di questo discreto western dalla trama più complessa del consueto anche se la durata limitata non ne consente uno sviluppo adeguato. Eccellente il resto del cast con le brave Mayo e Roman entrambe innamorate del protagonista e Burr efficace in uno dei suoi abituali ruoli da villain pre-Perry Mason.
Modo: Commedia parecchio zuccherina che come da titolo si presta a una visione natalizia accanto all'albero di Natale. Sicuramente aspettarsi qualcosa di elevato da questo film nato per la televisione è utopia, ma la bella e delicata presenza di Danielle Panabaker ne alza per quanto possibile la qualità. Non particolarmente brillante invece l'interpretazione del qui imbalsamato protagonista maschile.
Reeves: Tra i mitologici diretti da Tanio Boccia questo è il più "kolossal", giungendo a esibire in certe scene anche una cinquantina di comparse! Per il resto si trovano molti degli elementi comuni al suo cinema: dialoghi assurdi, ricostruzioni poverissime (il terremoto finale, che unisce scene di repertorio ed effetti miseri ne è un esempio) e interpretazioni da urlo, come quella del buon Kirk Morris. Proprio per questo, affascinante.
Pessoa: Troisi riesce nell'opera seconda a ordinare i mille rivoli della sua prorompente vis comica in un'opera che sa più di cinema e meno di cabaret. L'arte del grande attore napoletano, che non scopro io, rimane intatta e concede senza soluzione di continuità risatine, risatone e risatacce. Arena accompagna con mestiere e amicizia, gli altri si sforzano un po' (salverei solo la Di Maio). Una prova decisamente matura con una maggiore attenzione al lavoro sui personaggi. Resta il rimpianto per un artista che il destino ha fermato troppo presto.
MEMORABILE: La scena del bacio rifiutato da Troisi a Arena; La scena della radiolina mentre la De Sio rimprovera Troisi per la sua mancanza di sensibilità.
Parsifal68: Commedia noir vecchia maniera tratta da una rappresentazione teatrale di qualche anno prima e di gran successo. Il regista Frank Capra è un genio e il film non ha momenti di cedimento, supportato da un Cary Grant in forma smagliante e uno stuolo di attori bravi a tenergli dietro. Qualche momento comico è addirittura irresistibile. Cult da vedere.
Ciavazzaro: Episodio lungo della serie, quando essa era già conclusa. Nonostante i limiti che la durata prolungata (1h25' circa) può imporre, la storia regge ed è sorretta dall'ottima interpretazione della Lansbury. Buone musiche, soprattutto nel finale. I fan della serie apprezzerano senza dubbio.
Lou: Dopo gli "spaghetti western" di Leone, Eastwood si misura con un western più classico, che pone al centro la contrastata applicazione della legge in un mondo ancora selvaggio, dominato dalla violenza e dal pregiudizio. Diventato sceriffo dopo essere stato salvato in extremis da un'ingiusta impiccagione, il nostro eroe fa la parte del giusto faticando a reprimere il desiderio di vendetta. Niente di straordinario, meccanismi narrativi elementari in linea con il genere, ma comunque un film ancora guardabile a distanza di tanti anni.
Samuel1979: Tre individui che fanno il possibile per poter guadagnarsi da vivere, vengono raggirati da un fasullo parente e indottrinati nell’arte del furto. Divertente film che ha il privilegio di riunire i tre attori più adatti per una commedia del genere. Del trio Banfi-Boldi-Villaggio, il primo sembra avere un qualcosa in più ed è sempre fonte di gag esilaranti. Ottimo Enrico Maria Salerno nella parte del perfido zio.
MEMORABILE: ...E' che ci deve essere stato un gran figlio di puttana che ha fatto la spia...
Jandileida: Solita commediola corale senza infamia e senza lode; anzi, decisamente più fornita della prima che della seconda. Nessuno chiede ai Vanzina di rifondare la commedia all'italiana ma quantomeno un po' più di attenzione in regia (sembra una fiction) e una sceneggiatura meno banale di quella qui proposta. Le scappatelle, le repulsioni, le attrazioni... tutto è messo lì come ci si aspetterebbe. Qua e là qualche sorriso (risata è troppo) spunta sulle labbra, soprattutto grazie a Salemme, ma per il resto siamo giusto un dito sopra la linea di galleggiamento.
Roger: Eccellente film di Scola e punto massimo della commedia all'italiana, oltre il quale essa non sarà più la stessa. Perfetto parallelismo tra la storia di tre amici partigiani che la vita porta su differenti percorsi e la storia dell'Italia stessa, che degli ideali e speranze partigiane ha poco rispetto e memoria. Cast perfetto e anche il personaggio di Gassmann, il consueto arricchito cinico e disilluso, appare più sfaccettato e approfondito. Completa il tutto un meraviglioso, struggente tema musicale di Trovajoli.
MEMORABILE: L'inquadratura del pittore di strada che dal B/N si colora, a intendere il passare del tempo e di un'epoca.
Mascherato: Un raffreddore ci seppellirà. Già letto e visto troppe volte, ma Marshall non si scoraggia. Anzi da uno spunto così poco originale prende il via l'opera n.3 che sul dejà vu, spacciato per citazionismo postmodernamente "triviale", si regge. La protagonista, durante le operazioni, ha una benda nera(Jena Plissken?)a coprire l'orbita da cui estrae un occhio-telecamera (La morte in diretta). In una Scozia separat(ist)a dal resto della Gran Bretagna, fa strage di guerrieri che sono più di Castellari che di Hill. E c'è il tempo per un clone di Foxy Brown ed un po' di Timeline. Lecito aspettarsi di più.
Deepred89: Cult tutto sommato meritato del poliziesco ottantiano, con un duo di sbirri piuttosto memorabile. Se il soggetto aveva un ottimo asso nella manica (la macchina da guerra dalle tendenze suicide) non si può dire che la sceneggiatura, con le sue scariche di adrenalina a intermittenza, gli renda servizio nel migliore nei modi, ma il film si avvale di una regia sicura e di due interpreti principali eccellenti, in grado di rendere spassosi anche i momenti più convenzionali. Le buone dosi di azione, violenza e ironia arricchiscono il piatto.
Pigro: Un ragazzino di ricca famiglia è solo e scontento, ma arriva una nuova donna di servizio, giamaicana e anticonvenzionale, che scardinerà molti comportamenti sclerotizzati e pregiudizi. Film di buoni sentimenti, politicamente corretto e buonista, dal prevedibile lieto fine. Eppure ha un suo spirito frizzante e una sua sia pur edulcorata 'verità' grazie all'ottima performance della solita Whoopi Goldberg. Qualche sketch grazioso rende per lo meno accettabile un film stucchevolmente edificante.
Saintgifts: I tre principali protagonisti nei ruoli a loro più congeniali, anche se per Edward G. Robinson, attore bravo in tutte le occasioni, non c'è un ruolo preminente. Al solito, propietario terriero avido vuole tutte le terre a lui confinanti e per ottenerle non va tanto per il sottile. Storia nota ma qui arricchita da situazioni particolari che rendono il lavoro interessante, specie in una prima parte che indugia ad arte nel far prendere il via all'azione più violenta, che porterà inevitabilmente a un finale tanto prevedibile quanto veloce.
Mutaforme: Film toccante nel quale si tenta, con successo, di raccontare i campi di concentramento con gli occhi ingenui di un bambino, l'unico che sembra immune dal delirio collettivo. Finale veramente intenso e commovente, di quelli che lasciano il segno.
Almicione: 50 milioni come budget e zero idee interessanti: si è dovuto "ripescare" un tesoro pirata per dare una base a una pellicola che ha poco più che il vuoto attorno. Gli avvenimenti iniziali potrebbero anche essere credibili, ma gli sviluppi sono esageratamente intrecciati, mal rappresentati e spesso non propriamente chiari. Il gruppo è formato dall'insopportabile Caan, il duro e innamorato Walker, l'attraente ma non brava Alba; e formano un manipolo di stupidotti accomunati da una brutta caratterizzazione. Si sperava almeno in un finale amaro.
Alex1988: Opera di commiato per Francesco Rosi, che da qui fino alla sua scomparsa (2015) non riuscirà più a realizzare altri film. Caso strano, è stato l'ultimo film anche per Pasqualino De Santis (direttore della fotografia) e Ruggero Mastroianni (montatore), collaboratori abituali di Rosi. Tratto dall'omonimo libro di Pietro Levi, ne vien fuori un'opera introspettiva e allo stesso tempo epica, ma non certo spettacolare. Con un buon John Turturro, contornato da un variegato cast, tra cui Ghini e Bisio.
Jurgen77: Parata di stars hollywoodiane per questo elogio del patriottismo americano. Spicca l'americano per eccellenza John Wayne nella parte del condottiero patriottico. Dispendio di mezzi, uomini e cavalli incredibile. Film datato ma sempre d'effetto. Forse un po' prolisso prima del finale tragico ed epico. Pietra miliare per gli amanti del genere e i nostalgici. Preistorico per i giovani d'oggi.
Raremirko: Di sicuro un documentario interessante e ben fatto, riguardante un altro ottimo film diretto da Spielberg. Chiama in causa tutti i membri principali di cast e crew e, almeno in una cosa, sconcerta davvero: il terminal aeroportuale, salvo qualche ripresa reale avvenuta in veri aeroporti, è stato totalmente ricostruito in studio (bozze architettuali incluse)! Ben fatto, non noioso, stimolante, vale la visione (perlomeno per non perdere i retroscena legati a un film davvero speciale).
Il ferrini: Film retto integralmente da Halle Berry (il resto del cast è accessorio) e girato in larga parte all'interno dell'abitacolo di un'auto. Siamo lontanissimi da Locke: qui le parole sono poche ed è l'azione l'elemento principale. Come da titolo si tratta del lungo e faticoso inseguimento di una coppia di rapitori da parte di una madre, ma se lei è un personaggio interessante lo stesso non si può dire dei due malviventi, piuttosto sciocchi e maldestri. La tensione c'è, almeno fin quando la nostra non scende dall'auto, poi tutto diventa prevedibile.
Nando: Action movie fracassone con tendenze soprannaturali e fenomeni da baraccone sparsi qua e là. Il plot narrativo manca di originalità ed appare in alcuni frangenti lievemente confuso. Cage recita col pilota automatico. Da segnalare in positivo la lunga scena dell'inseguimento tra il camper e la Dodge nera che rende meno amara la disfatta.
Liv: La storia è banale e è sorretta dalla nonscialante (nel senso che non sciala: relax & enjoy) recitazione erotica della Sandrelli e dal non malvagio documentario sul carnevale d'Ivrea (anche se montato a caso) ad alleggerire la noia delle sessioni amorose. Con qualche idea in più poteva anche funzionare. Il femminismo dell'epoca, assecondato dalla Sandrelli, è solo una banalità aggiunta per tentare di dare uno spessore a una storiella della quale ci importa poco o nulla.
Daniela: Squalo della finanza vuol papparsi una obsoleta fabbrica di fili e cavi con l'intento di chiuderla dopo averci lucrato il massimo. Una graziosa avvocatessa, figlia del titolare della fabbrica, cerca di mettergli i bastoni fra le ruote... Commedia finanziario/sentimentale, che funziona abbastanza sotto il primo aspetto - grazie alla travolgente antipatia del personaggio interpretato del simpatico De Vito - molto meno sotto il secondo, per la scarsa verve di Miller e l'assenza di gags davvero divertenti. Peck autorevole ma in ombra.
MEMORABILE: "Amo tre cose: le ciambelle, i cani ed i soldi... ma i soldi non fanno ingrassare e non fanno la pipì sul pavimento"
Skinner: Discreta ma non memorabile crime-story con qualche virata nel noir. Film abbastanza classico sul solco di tanti celebri predecessori (Patto di sangue, Stato di grazia, Quei bravi ragazzi...), ingabbiato dalla convenzionalità dei tre protagonisti, uno (Marsden) eccessivamente pulito e candido, un altro (Renfro) eccessivamente... scemo, un terzo (Ribisi, comunque il migliore del terno) eccessivamente sopra le righe. Salvi fa il boss siciliano benino, ma con l'accento non ci siamo. Dennehy sugli scudi. Hopper e Kilmer appaiono per pochi minuti.
Pinhead80: Per questo film Alvaro Vitali si sdoppia e veste i panni sia di un idraulico pasticcione che di Roberto Cotechino, centravanti della squadra di serie a di calcio del Napoli. Rispetto ad altri film del genere è un'opera alquanto fiacca che vive su qualche fiammata di Vitali e sui balletti della seducente Carmen Russo. Per il resto poca roba.
MEMORABILE: Cotechino apre la doccia e invece dell'acqua esce...
Siska80: "L'altro" in questione sarebbe Dio (il quale tenta di impedire la relazione tra una novizia e un giornalista) ma, si sa, l'amore supera ogni ostacolo... Spunto simpatico per nulla sfruttato in questo film che ricalca abbastanza chiaramente Vacanze romane (l'ambientazione, la professione del protagonista, il giro turistico sul motorino), seppur con un finale più scanzonato e irriverente. Svolgimento della trama scontato nei suoi continui tira e molla; bravo il cast straniero, sufficiente quello italiano (che si doppia piuttosto male). Nel complesso superfluo.
MEMORABILE: Le interferenze onnipotenti durante il ballo; L'arresto del giovane che puntato "troppo in alto".
Rambo90: Thriller solido, dalla trama interessante anche per la scelta del protagonista di non proferire parola, aggiungendo al tutto un piccolo tocco di originalità. Florentine come sempre dirige bene ritmo e azione, con combattimenti ben coreografati e sapientemente sparsi lungo la trama. L'identità del killer è discretamente sorprendente, un po' meno la motivazione. Convincente Banderas, cast di supporto altisonante ma non tutti sono sfruttati a dovere. Buono.
Deepred89: Ottimamente confezionato, un curioso dramma erotico con Agostina Belli casta e pura che, in fuga dai doveri coniugali, rischierà di passare dalla padella alla brace. Il finale chiude bene il cerchio, ma ciò che sta in mezzo non riesce a elevarsi dalla banalità e cade sovente nella ripetitività. Convenzionale la descrizione della gioventù borghese e drogata, più stuzzicante la messa in scena dei balzi nel profano di chi ha sempre vissuto nel sacro. I godibili coretti di Morricone sanno di déjà-entendu.
Galbo: Spassosa commedia realizzata dal geniale Frank Capra a partire da un'opera teatrale; il film mantiene un impianto decisamente da palcoscenico e la regia coglie perfettamente i tempi dello spettacolo, dotando il film di un ritmo praticamente perfetto, con momenti di irresistibile comicità di stampo noir. Ottimo il cast, con un eccellente Cary Grant, affiancato da ottimi caratteristi, come nella migliore tradizione della commedia americana di grande livello.
Lythops: Il film è imperniato attorno a un manipolo di personaggi che vivono all'interno di un istituto religioso subendo una clausura indotta dal potere ecclesiale, dal quale sono decaduti, rappresentato in parte da suoi Geraldine, interpretato da una splendida Glenda Jackson. L'arrivo quasi casuale di un laico sconvolgerà tutti gli equilibri solo per il tempo necessario per un'apparente risoluzione interiore. Eccezionali la scenografia e le musiche, per non parlare del modo in cui il tema è stato affrontato.
MEMORABILE: Le fotografie nascoste nell'LP, con l'occhio della "sorella" di Lavia.
Galbo: La storia di un uomo che lavora per un boss della camorra immigrato in Belgio. Stefano Mordini dirige un noir italiano in cui l'oscuro lavoro del protagonista è parallelo alle plumbee atmosfere belghe e francesi tra le quali il film è ambientato. In questo contesto il personaggio principale, in maniera tortuosa e non priva di contraddizioni, tenta un percorso di redenzione affrancandosi dalla violenta realtà di cui è intrisa la sua vita. Film pregevole per stile di narrazione e ambientazione e segnato dall'efficace prova di Riccardo Scamarcio.
Modo: Bel film, tra i primi a essere girato completamente nel mondo contadino. Spaccato ben raccontato dell'Italia alla fine della Seconda guerra mondiale, sofferente ma piena di speranza. Si riprendono le caratteristiche del cinema neorealista partendo anche dalla moltitudine di attori non professionisti. La fotografia è di pregevole fattura rendendo ai nostri occhi immagini veritiere e non patinate di un'epoca che fu.
Marcolino1: L'opera ha anticipato Sogno proibito del 1988 per il parallelismo, qui in chiave efficacemente sarcastica, tra la pagina scritta e la celluloide. Ma vengono anche accennate le tematiche di Nymphomaniac volume 1 e 2 di Lars von Trier, nel contrasto tra la promiscuità della protagonista e l'integerrimità del suo spasimante. L'ironia alternata alla tragicomicità dipinge un ritratto dell'universo maschile sconsolante e, in fondo, vero, nel rapporto simbiotico con l'eros virtuale degli uomini disastrosamente paurosi quando si passa ai fatti.
MEMORABILE: Il militare sedotto nel bagno del cinema; L'omaggio a [f=7175]Ecco l'impero dei sensi[/f] di Oshima; La Wilson col marito voyeur come in [f=10414]Pensione amore[/f].
Kanon: Se Pieraccioni portò la Spagna in Toscana, la Francisca va direttamente in terra iberica. Ribaltate i ruoli e il film è tutto qua: il ciclone 2, (quasi) vent'anni dopo. Favoletta ovvia, prevedibile e scontata epperò condotta con regìa spigliata, con più d'una battuta a buon fine, grazie soprattutto al frizzante cast ispanico in grado di rendere alcuni personaggi meno macchiette del solito. Poco stupido per la tv, poco sofisticato per i cultori del genere. Il titolo vorrebbe essere brillante e pseudo-surrealista, invece è gratuitamente sciocco.
MEMORABILE: La bimbetta che parla in inglese; Il Generale di Hector Alterio.