Suspiria - Film (2018)

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Suspiria
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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Così lontano così vicino. Come dovrebbe essere buona regola per un remake, dopotutto. Prendi la storia ed è quella: Suzy che arriva alla scuola di danza tedesca, ragazze che scompaiono, complicità e severità, la figura incombente di Helena Markos all'interno di una comunità segreta di streghe che han fatto dell'accademia il loro nido, i passi nella notte... Le aggiunte a livello di soggetto si fanno davvero sostanziali solo nell'ultima parte. Ma è l'impianto stilistico a divergere completamente; una spaccatura che traccia il solco proprio laddove si riconosceva il massimo fulgore dell'arte argentiana. Guadagnino, sapendo di perdere...Leggi tutto quasi certamente il confronto sul piano figurativo, si rifugia intelligentemente agli antipodi: alle scenografie barocche, agli interni genialmente decorati che esplodevano di meravigliosi contrasti cromatici baviani, il remake oppone una quintessenzialità rigida che al confronto sconfina quasi nel poveristico, sottolineata da una fotografia cupa e stinta. Una differenza gigantesca che si riflette nell'idea stessa alla base del film: se l'originale era una favola ricca di magia sospesa tra orrori ingenui che la protagonista viveva nello stupore, il remake propone al contrario una consapevolezza e una modernità nell'approccio che stravolgono completamente le basi argentiane surclassando in ambizione la semplicità del modello, sul piano psicologico innanzitutto. Se lì la colonna sonora dei Goblin era parte integrante di quegli orrori, accrescendoli e distorcendo i suoni, scalando vette di originalità ineguagliate, qui le musiche si fanno più delicate, cariche di un misticismo inatteso; di rado protagoniste, pur sottolineando con gusto più di un momento. Non sempre Guadagnino arriva a staccarsi prepotentemente da quel cinema medio che dimostra di voler rifuggire appena possibile, ma quando ci riesce SUSPIRIA mostra la sua faccia migliore. Addio percorsi iniziatici tra corridoi popolati di ombre e colori cangianti: l'accademia berlinese (in realtà a Varese) è un'austera colata di grigio cemento; le ombre minacciose, i drappi e gli iris alle pareti svaniscono mentre dall'esterno filtrano voci e notizie utili a una collocazione temporale abbozzata che al contrario Argento rifuggiva di proposito per decontestualizzare al massimo la sua macabra fiaba. Le lezioni di danza acquisiscono importanza, si inserisce la figura di uno psichiatra (Swinton) che aveva in cura la prima vittima e che tenta di avvisare le di lei amiche del pericolo che starebbero correndo, si ridisegna Suzy passando dal volto sperduto e innocente della Harper (presente in un cameo come moglie proprio dello psichiatra) a quello più smaliziato e risoluto della Johnson, si indugia nello splatter più come omaggio che per reale esigenza, si diluiscono le scene senza un perché arrivando a raggiungere l'irrazionale durata di due ore e mezza. Nel suo affrancarsi visivamente in ogni modo da Argento, Guadagnino tenta la via della rilettura matura intercettando un freddo realismo che può divertirsi poi a frantumare riagganciandosi ciclicamente alle idee primarie del prototipo, ancora una volta vicino e lontano insieme. Un'operazione di fondo intelligente, priva della potenza visiva di Argento recuperata solo a sprazzi attraverso il montaggio (si veda il lungo saggio di danza), recitato degnamente (la Swinton interpreta ben tre ruoli) ma penalizzato dall'incapacità di contenere i tempi e da continui inciampi in un'effettistica che Guadagnino dimostra nell'ultima parte di non maneggiare con la necessaria perizia (le luci “ectoplasmiche” sono terribili), dopo aver dato un vero saggio di orrore nella terrificante morte in parallelo durante la danza. Osa coraggiosamente consapevole di rischiare ripetute cadute, affronta a viso aperto le prevedibili accuse di giocare troppo spregiudicatamente col grottesco e l'eccesso caricando volutamente: impossibile non immaginasse a cosa sarebbe andato incontro conciando la Markos come un pupazzo da primo Peter Jackson e facendole addirittura indossare improbabili occhiali da sole! Ma fa parte del gioco, di un gioco condotto colpendo in alto e in basso nell'affannosa ricerca di individuare una via propria, di non passare inosservati. Mezz'ora in meno avrebbe tuttavia giovato a quell'efficacia e a quella ficcante concisione che qui drammaticamente latitano, assieme a una tensione vera che non si respira mai.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 2/09/18 DAL BENEMERITO TAXIUS POI DAVINOTTATO IL GIORNO 6/01/19
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Taxius 2/09/18 12:34 - 1654 commenti

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Il film di Guadagnino non è un remake, ma una vera e propria rivisitazione del cult di Argento in quanto, se si escludono pochi particolari, la trama è completamente differente. Il nuovo Suspiria è un film molto scuro, dai colori spenti e ambientato in una grigia Berlino divisa dal muro e tormentata dal terrorismo della RAF. Colpiscono subito la bellissima fotografia e la colonna sonora di Yorke nonché la psicologia delle streghe, donne moderne che escono a divertirsi, leggono giornali e guardano Tg. Film d'autore e non commerciale. Notevole!
MEMORABILE: Le contorsioni; Trova Tilda Swinton nei suoi molteplici ruoli; Il balletto.

Deepred89 11/11/18 01:17 - 3566 commenti

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Grosse ambizioni e modesti risultati per un interminabile sotto-Starry eyes in salsa autoriale spacciato per remake del film di Argento (con cui condivide i nomi dei personaggi e la presenza di streghe e scuole di danza). Si salvano cast, un paio di bei momenti e la fredda e cupa fotografia, ma coinvolgimento e tensione giocano il ruolo dei grandi assenti e il film arranca tra bolse indagini e flash bizzarri fino a un tremendo prefinale ultrakitsch. Pretestuosi rimandi storici, musiche fiacchissime: quasi quasi si rimpiange La terza madre.
MEMORABILE: La prima scena di morte.

Siregon 3/01/19 12:20 - 353 commenti

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Probabilmente il più grande horror d'autore mai realizzato. Guadagnino, in un ambizioso progetto raccontato in sei atti e un epilogo nella Berlino scossa dal terrorismo e dal cinema d'autore tedesco di fine anni Settanta, stravolge l'originale pellicola argentiana contestualizzandola in un quadro politico, fatto di ricordi dilanianti e colpe generazionali. Il regista siciliano chiede qui un confronto diretto allo spettatore, spaccando, come insegna una meravigliosa Swinton, i canoni della bellezza. Un saggio superlativo di capacità tecnica. Capolavoro.

Belfagor 17/01/19 13:31 - 2663 commenti

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Sarebbe bastato concentrarsi sulle attrici (la Swinton, in particolare, sorprende con una triplice prova) e le avvolgenti musiche di Yorke per conferire fascino e dignità a questa rilettura dai toni spenti del capolavoro argentiano. Invece Guadagnino rifiuta di fare economia, disperde la tensione con sottotrame inutili e appesantisce la ricerca dell'orrore con pretestuosi riferimenti storico-politici che non approdano a nulla. La scuola, fulcro della storia, ne risulta svilita e il finale è così stridente da cadere nel ridicolo.
MEMORABILE: La tortura nella sala degli specchi; L'uncino alzato (l'unica immagine davvero argentiana).

Lucius 2/01/19 05:03 - 2990 commenti

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Il cast indovinato, le atmosfere uggiose e il taglio alla Antichrist sono le frecce all'arco di Guadagnino che omaggia Argento (e la Nicolodi) consapevole della rilevanza del terzo film del trittico delle madri. L'elemento nazista è marcato, la ost essenziale (sibili e carillon), l'atmosfera malsana: in questa palus di morte tornano a seminare malefici le streghe. L'ignoto e il mitologico, le forze del male e il candore della purezza in un connubio ancestrale agghiacciante e allucinato che vede la danza come strumento di morte. Ipnotico.
MEMORABILE: Il saggio finale; Jessica Harper e Tilda Swinton; Le stanze segrete; Helena Markos.

Bubobubo 4/01/19 01:06 - 1834 commenti

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La maternità del male. Passi di danza su filo spinato e bombe rosse. Il corpo è suo e lo gestisco io. Prima di Dio e del demonio, l'Elemento. Altro che remake: lo script argentiano è pura traccia minimale su cui innestare un'opera tematicamente assai ambiziosa, fra cross-cut storico-politici, conflitti di psiche e genere, lacerti di razionalità annegati nel sangue dell'irrazionale. Non tutto, anche esteticamente, piace (esagerato e un filo ammiccante il prefinale splatter), ma l'operazione è degna di fiducia: parola di (ex?) detrattore.
MEMORABILE: L'omicidio a distanza di Olga; La terribile illusione del dottor Klemperer.

Metuant 9/01/19 08:33 - 455 commenti

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Non è un remake e nemmeno un reboot, come da più parti è stato definito; è semplicemente un film a sé stante che in comune con l'originale ha giusto il titolo e ben poco altro. Certo, il mestiere Guadagnino lo conosce e il film è ben lungi dall'essere girato male, ma non si può nemmeno chiamare horror in senso stretto. Buone le prove attoriali e le musiche, ma sarebbe stato molto meglio concepirlo come un progetto "ispirato a", senza scomodare archetipi argentiani.
MEMORABILE: La prova di ballo con morta parallela di una delle ragazze.

Digital 4/01/19 10:28 - 1194 commenti

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Luca Guadagnino si mette in cabina di regia per un remake di un film che ha fatto storia. Il risultato che ne vien fuori non è propriamente negativo, ma nemmeno positivo. I pregi si hanno in alcune sequenze particolarmente disturbanti (ma anche foriere di sghignazzamenti involontari), in una bella fotografia (ma quella dell'originale è inarrivabile) e in un cast di valore. Premesso ciò, la lentezza che permea l'intera pellicola è a tratti insostenibile, con troppe parti che sarebbe stato opportuno bypassare e che finiscono invece per tediare a più riprese.

Victorvega 6/01/19 17:11 - 471 commenti

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Opera destinata a dividere: il confronto con l'originale di cui porta il nome è duro già in partenza e il confronto nel giudizio diventa inevitabile. L'opera argentiana era semplice e diretta mentre questa è volutamente colta, complessa, lunga e articolata. Proprio questo è il difetto del film e spesso la complessità va a scapito della diretta comprensione. L'horror è solo d'atmosfera e diventa un compendio di generi. Bella la fotografia, con un omaggio nel prefinale alle tonalità rosse accese del primo. Ottima la colonna sonora.

Markus 6/01/19 18:03 - 3578 commenti

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Replicare e rimettere quindi in discussione Suspiria di Dario Argento non era certo cosa facile; se poi ci aggiungiamo la sfacciataggine di usare lo stesso titolo c'era il rischio boomerang in testa. Luca Guadagnino ha compiuto una rispettosa e personale interpretazione con l'accortezza, almeno per tre quarti di film, di usare la stesso schema narrativo del maestro romano. Là dove il regista sbaglia, al di là dell'eccessiva durata, è l'inserimento di parti che nulla aggiungono all'opera (l'ultima mezz'ora, spiace dirlo, andava tagliata).

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Cotola 6/01/19 23:23 - 8571 commenti

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Lungi dal (foto)copiare, Guadagnigno rielabora e reinterpreta il film argentiano e ben gliene incoglie. La storia è quella, ma tutto il resto è diverso: c'è una regia solida e visibile che fa un gran lavoro sulle immagini e sui colori che spesso colgono nel segno, ma anche sul sonoro e sulle musiche che pure fanno la loro bella figura. Buono anche il comparto attoriale, con la Swinton mattatrice (e chissà che spasso in originale). I riferimenti storici e femministi non possono essere gratuiti vista l'insistenza e spingono ad un'altra visione. Peccato per il calo finale e qualche lungaggine.
MEMORABILE: Il primo omicidio.

Rocchiola 7/01/19 08:25 - 937 commenti

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Difficile definirlo un remake. Guadagnino si ispira solo marginalmente all’opera di Argento dimostrando che i due hanno un’idea di cinema piuttosto incompatibile. Più complesso e articolato dell’originale, ha però il grave difetto di non essere un horror. La metafora tra l’orrore psicologico (le streghe) e reale (il terrorismo e l’olocausto) è interessante, ma il finale splatter in stile De La Iglesias è ridicolo. E dove sono finiti i magnifici colori di Tovoli? La triplice performance della Swindon è resa irriconoscibile dal trucco digitale.
MEMORABILE: La sequenza della prova di Susie alternata alla punizione fisica di Olga ridotta a un ammasso di carne e ossa degno di Cronenberg.

Didda23 7/01/19 16:40 - 2384 commenti

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Riebolazione in chiave autoriale di uno dei capolavori del Maestro. Se da un lato va premiato il coraggio, soprattutto per quanto riguarda le scelte fotografiche (ma Tovoli rimane di un altro universo) e lo sforzo produttivo, dall'altro non si può che rimanere perplessi dinnanzi a un'opera che fallisce nel coinvolgimento, non riuscendo mai a incutere la benché minima paura o angoscia. Probabilmente un ritmo meno dilatato e qualche consistente taglio avrebbero giovato. Sostanzialmente un film sul balletto, un mix fra il Cigno nero e l'originale argentiano.
MEMORABILE: In negativo la parte finale, una caduta di tono simile a quella di Hereditary; Il suicidio; Le scene di danza.

Herrkinski 7/01/19 23:32 - 7237 commenti

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Premesso che l'originale è uno dei miei film preferiti in assoluto, non si può dire che il film di Guadagnino non sia un remake; il primo tempo segue il modello argentiano abbastanza fedelmente, pur dando da subito un taglio personale, risultando un grande esempio di cinema; nel secondo invece si cerca di rimescolare le carte fino a un twist finale che non mi convince troppo. Ben scelto il cast, fotografia cupa (in opposizione al prototipo) efficace, scenografie tedesche d'epoca ben ricreate; la ost di Yorke non si addice troppo.
MEMORABILE: La morte di Olga.

Thedude94 8/01/19 02:58 - 948 commenti

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Strepitosa rivisitazione del capolavoro di Argento, questo remake ha tutto del cinema di Guadagnino: una regia sinuosa, fotografia perfetta, colonna sonora azzeccata e idee del tutto inaspettate e gradevoli allo stato puro. Un viaggio mentale e carnale, femminile e virtuoso, ricco di tensione e sangue, con tre scene almeno di paura pura. La Swinton è superba, la Johnson e la Goth perfette. Insomma, di meglio non poteva esserci, per un film che rimarrà nella storia per come è raccontato e per la notevole qualità visiva. Chapeau.
MEMORABILE: Tutto il 5° atto.

Samdalmas 10/01/19 19:36 - 302 commenti

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Confuso e velleitario remake di Suspiria che ha poco a che vedere con il capolavoro argentiano. Guadagnino mette troppa carne al fuoco: la danza, i terroristi della RAF e pure il nazismo. Le connotazioni politiche sono interessanti ma alla fine pretestuose. Non è un film horror se non per il sabba e alcune scene forti. Mancano soprattutto le luci sgargianti di Tovoli. Cameo per Jessica Harper, l'indimenticata Susy originale.

Puppigallo 17/01/19 13:09 - 5008 commenti

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C’è un certo talento nelle inquadrature, nel creare un’atmosfera piuttosto opprimente; e alcune scene non sono davvero male (la danza parallela, con esiti molto differenti, per quanto un po’ esasperata, è di sicuro effetto). Se invece ci si sofferma sulla prova degli attori, pur essendo più che dignitosa, si ha la sensazione, che non riesca comunque ad aggiungere quel tocco in più alla narrazione, che risulta eccessivamente tirata (l’indagine parallela, oltre ad allungare, spezza anche l’atmosfera). Sorge così il dubbio: era proprio necessaria questa rivisitazione a più ampio raggio?
MEMORABILE: L'accademia definita "Un covo di cagne rabbiose"; Il recupero con uncini; Il rapporto tra le streghe.

Matalo! 11/01/19 17:51 - 1377 commenti

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Per certi versi risibile come This must be the place; velleità a iosa, scomodamento dei Massimi Sistemi, sottomissione alla Forma e sprezzo del ridicolo. Non ho pensato all'originale se non in termini nostalgici. Purtroppo in questo film regna la pretenziosità ma ancor peggio l'amore per la complicazione. Non abbiamo picchi (nemmeno nel momento dello svelamento della Mater) e anche il racconto parallelo del'analista pare tirato per i capelli. Non finisce mai e non ha sostanza. Musiche di Yorke lagnosissime.
MEMORABILE: Le banalità newagiste della pseudo Pina Bausch m. me Viva.

Ryo 15/01/19 01:58 - 2169 commenti

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Va un po' a rilento all’inizio e in alcuni punti, ma la profondità di quest'opera d’arte è innegabile. Non un semplice horror nello stile degli horrorpanettoni americani, ma un film che impressiona, inquieta, intimorisce e lo fa sfoggiando una fotografia magistrale e una regia di raffinata bellezza che coreografa scene dalla grande potenza visiva. Tilda Swinton da Oscar: tre ruoli, irriconoscibile. Trasformazione dei truccatori ai massimi livelli. Reinterpretazione totale del film di Argento.
MEMORABILE: La morte di Olga; L'orgia di sangue finale; Il saggio.

Cinecologo 17/01/19 21:49 - 51 commenti

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Il mappazzone con velleità autoriali di Guadagnino, buono tutt'al più per una copertina di Vogue, parte sgonfio e sgonfio resta. Patinato oltre il limite di tolleranza. Suspense non pervenuta, in compenso abbondano gli sbadigli. Consiglio spassionato: sostituirne la visione con Il grande sogno di Maya, vecchio cartone animato anni '80 che, a ben giudicare, risulta indubbiamente più disturbante. Stucchevole.
MEMORABILE: Domanda a ballerina dopo mirabile prova di danza: "Cos'hai provato dentro di te?". Risposta: "E' stato come scopare"... Mon Dieu.

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Capannelle 21/01/19 22:41 - 4193 commenti

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Fa bene Guadagnino a smarcarsi dall'originale ma il suo ambizioso tentativo sceglie strade talmente sconnesse che anche immaginandolo sforbiciato non colpirebbe. Dimostra fascino, curiosità ma non riesce a tradurli in atti convincenti. Bella la fotografia, discrete le due protagoniste e l'atmosfera ambigua della scuola. Potente la scena del commiato di Olga ma sarà l'unica. E terroristi e Olocausto che c'entrano? Troppo spazio per i traumi del professore e una parte insipida per la Grace Moretz. Anche l'epilogo affossa più che esaltare.

Ira72 29/01/19 14:05 - 1236 commenti

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Un omaggio al Maestro che, come dice lo stesso Argento, ha stile raffinato ed elegante ma carente di ferocia e di grinta, forse anche per le eccessive lungaggini. Da apprezzare sicuramente il coraggio di Guadagnino che, spinto dalla passione per l'originale, ha saputo fare proprio un capolavoro, mantenendo la storia ma stravolgendola (malvagità e poesia ben si alternano). Ambientazione perfetta, colonna sonora centrata, cast all'altezza (si fatica a immaginare una miss Blanc diversa dalla Swinton e un volto più anonimo e quindi plasmabile della Johnson).
MEMORABILE: "Il delirio, Sara, è una bugia che dice la verità" (Dr. Klemperer).

Rebis 26/01/19 20:35 - 2234 commenti

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Da anni non si vedeva nel cinema horror italiano tanta visceralità nell'elaborare gli stilemi del genere: a mano a mano, però, che prende corpo la cifra autoriale, e l'accademia di danza si rivela un luogo metafisico in cui vengono incubati i principi fondativi di una nuova era, la visione si intellettualizza, passa dalla pancia al cervello, si carica di complessità concettuali che slabbrano forma e durata di una messa in scena altrimenti perfetta. Raggelanti le musiche di York. Cast di livello. Remake solo nominale e nessuna lesa maestà. Icastico.
MEMORABILE: L'omicidio nella sala degli specchi.

Salma 2/03/19 23:35 - 12 commenti

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Questo nuovo Suspiria ovviamente non può essere paragonato a quello di Dario Argento, ma ha comunque una bella e ricca sceneggiatura che, per certi versi, quello originale non era riuscito a darci. Certo di tempo questo film ne ha avuto, per manifestarsi in tutte le sue forme, e forse 120 minuti di film sarebbero stati più digeribili e veloci! Però colpisce e va promosso.

Hackett 4/03/19 18:30 - 1846 commenti

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Guadagnino prende un bel rischio ma supera la prova in maniera convincente. Partendo dalla stessa storia argentiana ne prende le distanze creando un'opera dall'identità propria e forte. Stilisticamente ben girato, con un gusto per la messa in scena impeccabile e una ricostruzione storica sopraffina, questo lavoro si insinua nello spettatore (destabilizzanti certi zoom e movimenti di macchina) come solo un buon horror sa fare. Peccato per un finale in parte eccessivo nel suo voler essere esplosivo e catartico. Da vedere e rivedere.

Caesars 20/03/19 10:48 - 3536 commenti

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Sensazioni contrastanti. Da un lato si può apprezzare il coraggio di Guadagnino di fare un horror (se così si può chiamare) fuori dagli schemi e per certi versi innovativo; dall'altro la lunghezza eccessiva, il sabba del prefinale davvero esagerato e il fatto di scomodare (senza un vero motivo) l'opera dì Argento penalizzano fortemente il risultato. Più che Suspiria, il film potrebbe intitolarsi Guadagniria: il regista si distacca infatti notevolmente dall'originale mantenendo praticamente solo i nomi e l'ambiente della scuola di danza.

Paulaster 3/04/19 09:54 - 3923 commenti

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Una ballerina americana arriverà in una scuola di danza a Berlino. In un clima da Le vite degli altri è discutibile la scelta stilistica di incupire la fotografia. I mancati cromatismi (a parte il prefinale) affossano una tensione che già latita. Anche il nonnino investigatore e le streghe (che sembrano una congrega di casalinghe) non aiutano a risollevare l’attenzione; meglio le parti ballate. Guadagnino si preoccupa di fare le inquadrature giuste ed evita di scioccare. Le musiche eteree sono scarse. Discreta la Swinton. Durata eccessiva.
MEMORABILE: La ballerina con le ossa rotte; I ganci.

Alf62 16/04/19 01:20 - 64 commenti

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Inutile cercare il confronto con l'originale: questo film è tanto delicato quanto feroce era quello di Argento. Il senso si basa su altri presupposti e lo si capisce dal pamphlet storico che mette in scena. Vengono citati tutti i riferimenti politici della Berlino fine anni 70: il muro, i riferimenti al periodo nazista, la lotta armata, i detenuti "suicidati" in carcere. Le streghe richiamano i movimenti femministi in lotta contro lo stato maschilista e il sabba finale ne rappresenta la simbologia.

Von Leppe 16/04/19 12:28 - 1173 commenti

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Riuscite l'ambientazione in una Berlino malinconica e l'aspetto della maggior parte delle protagoniste, che conferiscono al film una buona resa visiva. Male per quello che riguarda il resto: i dialoghi hanno poca presa sullo spettatore, manca la suspense (sarà una scelta voluta, ma non funziona) ed elementi come il nazismo sembrano inseriti solo perché l'ambientazione è tedesca; il tutto all'interno di una trama pessima e confusa. Mancano persino i sospiri notturni di Helena Markos, che erano il cardine del titolo.

Mtine 19/04/19 13:39 - 224 commenti

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Vuoi fare un remake di un capolavoro dell'horror partendo dai punti cardine del predecessore per andare da tutt'altra parte, seguendo una via autoriale? Bene, perfetto, non abbiamo bisogno di remake fotocopia. E allora dov'è che Guadagnino fallisce? Forse nell'insopportabile presunzione di voler fare un minestrone di spiritismo, femminismo e Olocausto, senza adeguati approfondimenti? Forse in un finale kitsch con plot twist gratuito? Fatto sta che il nuovo Suspiria stanca presto e sembra solo un'operazione commerciale ben filmata.
MEMORABILE: Il sogno; La morte parallela alla danza.

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Giùan 27/04/19 08:22 - 3989 commenti

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Tiriamo un profondo suspirio e proviamo a dir la nostra: ciò che è rimarchevole nell'operazione di Guadagnino, che la rende "filologicamente" consistente e sincera, è la ri-costruzione (su altre fondamenta ovvio) dello stesso mood esoterico/mesmerico del capolavoro argentiano. Così pure tutte le artificiosità narrative (alcune anche imperdonabili, come il sabba da videoclip) son succedanee alla creazione di un contesto visivo che sollecita subliminalità pur soffocando, alla lunga pesantemente, la libido cinefila. Paradossalmente propedeutico all'originale.

Myvincent 16/05/19 07:28 - 3424 commenti

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Se non ci fosse stato Dario Argento, il film di Guadagnino sarebbe passato inosservato, per la confusione stilistica e gli intenti complessivi: ma di cosa si tratta? Di un'opera drammatica, di un horror? Sta di fatto che la noia dura troppo e si prolunga oltre il limite della sopportazione, mentre la paura non fa neanche lontanamente capolino. Non si capisce la necessità di rifare un'opera irripetibile, un po' come un quadro di Van Gogh. Unica nota positiva la presenza sinistra di Tilda Swinton. Da evitare accuratamente.

Trivex 21/06/19 08:23 - 1666 commenti

I gusti di Trivex

Streghe quasi in b/n che dispensano messaggi sociali, oltre che riti diabolici. Poi ci sarà spazio per il colore e per il sangue, ma solo dopo una lunga vicenda in chiaroscuro. Storia "vera" e fiaba nera viaggiano insieme, una scelta originale e coraggiosa ma alquanto pericolosa. Un horror dispensa paura ma è anche intrattenimento, mentre il dramma (e che dramma) è tutt'altro. C'è una buona tecnica e ci sono buoni attori, oltre a una ricostruzione materiale e psicologica efficiente di quell'epoca difficile; ma il film risulta pretenzioso e incompiuto.
MEMORABILE: Il ballo "devastante".

Pumpkh75 5/08/19 14:03 - 1587 commenti

I gusti di Pumpkh75

Delusione, perché la voglia di stroncarlo senza pietà era epidermicamente irresistibile. Invece è una fregatura: queste streghe non incutono poi così paura (e nel sabba si rischia l’opposto) eppure i polsi tremano e i nervi si tendono di fronte a una rilettura pesta, gelida, che preferisce la storia alla fiaba, che femmina si spoglia e di fragilità si veste. L’andatura è mozza e voluttuosa, Tilda Swinton è magia nera, la regia di Guadagnino lascia sorpresi per quanto curata. Argento resta il Sole, ma qui rimiriamo suadenti bagliori di luna.

Schramm 26/09/19 12:28 - 3116 commenti

I gusti di Schramm

A voi la psicoide kundalini storica: paranoia e delirio sono ideologia che diventa religione che diventa politica che diventa magia che diventa orgiastica palta corrosiva, e rewind vale doppio. Guadagnino avanza per mutagenesi monitorando il pianeta Argento col telescopio di Zulawski, fa di nappe e fimbrie angusti corsetti o cinture di castità, è barocco nei tem(p)i ma gradualista e trigonometrico nei modi, declassa la ost da primattrice a (s)comparsa, e la passa in (voluta?) cavalleria proprio quando dovrebbe strangolarci con le fila tirate, in un sabba sabba hey più Troma che trauma. Nì.
MEMORABILE: "Il delirio è una bugia che dice la verità"

Daniela 5/10/19 01:23 - 11949 commenti

I gusti di Daniela

Nessun reato di lesa argentianità, anzi da lodare l'impegno del regista nel voler rileggere la fiaba originale in una chiave diversa, contestualizzando la vicenda fra passato e presente, dando spazio alla danza, velando d'ambiguità la figura della protagonista. Però, dopo una un inizio intrigante, la tensione cala ed il film si avvita su se stesso in un'eleganza formale che non regala emozioni né tanto meno riesce ad appassionare, trascinando lo spettatore verso un epilogo orrifico tanto sanguinoso quanto poco ispirato. Film ambizioso non indegno ma irrisolto e di durata estenuante.
MEMORABILE: La bellezza aliena del personaggio interpretato da Tilda Swinton; La danza in parallelo con il corpo della seconda ballerina che si disarticola

Rufus68 15/03/20 22:35 - 3644 commenti

I gusti di Rufus68

Pastrocchio di insopportabile presunzione. Ancora una volta la veste formale, apparentemente impeccabile (in realtà puro kitsch da rotocalco), cela inadeguatezza ideologica e intellettuale. Le diverse suggestioni (il terrorismo, l'antisemitismo, il femminismo, Maria De Filippi) sono artificiosamente assemblate in un film leccato che, peraltro, sfrutta furbescamente le ultime trovatine del nuovo horror (improvvisi tonfi, disarticolazioni). Si salvano la Swinton e qualche (inutile) sequenza qua e là.

Maurizio98 22/08/20 23:46 - 30 commenti

I gusti di Maurizio98

Lo odi o lo ami, con incondizionata intensità. Un film irrazionale ma in grado di invadere le inquietudini. E un film di donne, esclusivo. Streghe o fate perdute che siano. Gli uomini sono marginali, non contano. Una storia d'amore, irresistibile e maledetta, tra Blanc/Tilda e Suzy/Dakota, entrambe eccellenti e possedute dalla loro maschera. Colori grigi, cupi, tristi come la pioggia che sembra sporcare un mondo avvolto nel caos. La danza finale, con le ballerine nude che, da marionette pazze, si tramutano in inconsapevoli bimbe in un girotondo, lascia uno spiraglio al domani.
MEMORABILE: Quando (ri)appare Jessica Harper; Angela Winkler, straordinaria nella recitazione senza parole, nella scena in cui percepisce che Blanc ancora "c'è".

Minitina80 27/09/20 21:51 - 2766 commenti

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Va considerata come un’opera a sé stante, avendo gli unici punti di contatto con l’originale nel soggetto e poco più. Ciò nonostante riesce a stare in piedi da solo, godendo di un’ottima messa in scena e di una fotografia in grado di catturare bene gli scenari. Manca, invece, quel pizzico di audacia che inevitabilmente ci si aspettava e che avrebbe permesso di ammorbidire il minutaggio un po’ eccessivo e ingiustificato. Per buona parte del tempo non si ha l’impressione di assistere a un film dell’orrore. Un rifacimento a suo modo particolare.
MEMORABILE: Il delirio è una bugia che dice la verità.

Lupus73 29/11/20 14:32 - 1342 commenti

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Monumentale tributo all'opera di Argento: sette atti e quasi un'ora in più. Prende il soggetto dell'originale e alcuni punti fermi, ma poi sviluppa una sceneggiatura che brilla di luce propria. L'impegno è notevole, vengono sviluppate tematiche e particolari che si ramificano dal tema principale; l'horror rimane solo una parte di un'opera che va oltre i generi e che viene confezionata con grande cura, riproponendo in maniera più storica l'ambientazione della "Secession" (liberty in Italia) e creando ottime coreografie. Scivola sul sabba finale, che risulta un pasticcio confusionario.

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Faggi 21/01/21 15:12 - 1535 commenti

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A fine visione, ovvero dopo che l'interesse inesorabilmente langue, si pensa, chissà perché, alle forbici. Un sussulto si avvertì nel prefinale, ma solo per notare il kitsch. È probabile che la diabolica brama autoriale abbia esistenza propria: insinuandosi dove vuole defenestra il potenziale autore di film ulteriori - artefice a cui, però, urge rivolgersi a un vasto pubblico. L'arte è senza sforzo; incurante dei contenuti fa danzare la forma: qui, purtroppo, traspare l'ostinazione da segnale stradale. Il tarlo del dubbio ha vita facile? No. Si prega di non insistere, grazie.

Enzus79 11/07/21 19:58 - 2514 commenti

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Film esteticamente ineccepibile, impatto visivamente eccelso. Per il resto si supera di poco il discreto. Pur non trattandosi certo di "blasfemia" da parte di Guadagnino nei confronti di Argento, il film convince poco sotto il profilo della suspense (latita). Durata monstre (due ore e mezza!) che non si fa sentire più di tanto. Discutibile la colonna sonora di Yorke.

Fedeerra 28/09/21 20:02 - 787 commenti

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Il “Suspiria” di Guadagnino è un poema estatico, memoir in continua metamorfosi, lontano dal suo paradigma e forte della sua mancanza d’identità. L’orrore mefistofelico infatti si mescola a quello politico, il femminismo si trasfigura e attinge significati dal profondo pozzo del passato e il tema stregonesco - che si dipana e si aggroviglia su se stesso - si esibisce in un trionfo di scene madri incredibili. Lo sfavillante harem capitanato dall’iconica Tilda Swinton vede però le sue migliori munizioni nel volto etereo e incantato di Mia Goth. Toccante lo score di Thom Yorke.

Buiomega71 5/03/22 03:02 - 2732 commenti

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La cupezza, il grigiore, l'opressione di una Berlino gelida e inospitale (l'unico eden sembra proprio il grembo materno della scuola). Opera potente, affascinante, ipnotica e seducente, pervasa dal matriarcato (l'uomo ne è umiliato, così come il suo piccolo pene preso in giro) e dal potere della danza. Guadagnino, poi, ne guadagna in disarticolazioni con fratture e fuoriuscite di urina, ossa che si spezzano e un sabba yuzniano/sadiano/barkeriano dalle parti della Terza madre, con una ripugnante Elena Markos, ammasso di tumori e piaghe, che sta tra Jabba e un osceno cenobita.
MEMORABILE: La pipì nel contenitore; Patricia ridotta come Linda Blair; Strisciando con i piedi e le mani amputate; L'eviscerazione di Sara; La crisi epilettica.

Teddy 23/02/22 21:58 - 457 commenti

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Più che un remake un souvenir estatico e visionario. Nel plumbeo gineceo sovrastato dai conflitti politici e dal grigiore del cemento, Guadagnino racchiude il fascino decadente della Germania divisa e dà il via a un nuovo archetipo femminile; quello educativo di Tilda Swinton, quello tenace di Dakota Johnson, quello trasognato di Mia Goth. Didascalico, ma potentissimo.

B. Legnani 7/05/22 18:39 - 5366 commenti

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Tanto rumore (e tanti minuti) per nulla e inevitabile flop mondiale.Tedioso in modo insostenibile, non fa accadere nulla per gran tempo, con riferimenti cronachistici (la RAF) di nessuna utilità e poi affastella eventi in contesti che scadono nel ridicolo (l'apparizione della Harper, il micidiale sabba finale). Quasi non bastasse, allo scadere si tirano fuori i nazisti (ci stanno sempre bene). Film sbagliato in senso lato, recitato non bene (Swinton esclusa, ma inutilmente impegnata pure in un ruolo maschile). Fastidioso esercizio di stile prima, grandguignol non sentito nel finale.
MEMORABILE: Se la prima morte, in montaggio alternato, vi è parsa ridicola, attendete di vedere il sabba finale, con la Markos.

MAOraNza 18/05/22 00:22 - 225 commenti

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Fermi tutti! Questo remake è clamoroso! Il contrasto più evidente che salta subito all'occhio è il colore desaturato (fortemente DDR), che nella pellicola originale era chiaramente il punto di forza di una regia onirica e visionaria. Ed è un grande film grazie a un cast incredibile, una Dakota Johnson pazzesca che tiene testa alla solita, algida, eterea e aliena, Tilda Swinton. Le streghe sono "normalizzate" ma trasudano una malvagità più umana che sovrannaturale. Thom Yorke non è Claudio Simonetti ma anche la colonna sonora vive di qualche momento gagliardo. Ottimo e inaspettato!
MEMORABILE: Il sabba delle streghe come non si era mai visto.

Magerehein 19/06/22 12:08 - 579 commenti

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Serve tanto coraggio per rifare un cult in modo del tutto opposto. Molto spazio alla danza, ambienti ricercati ma decadenti e tetri (così come la fotografia), colonna sonora minimale e non permeante. L'esperimento, che dal prologo pareva interessante, non risulta riuscito; la storia è davvero troppo lunga (diverse cose avrebbero potuto essere tagliate) e produce più noia che paura o tensione. Svelare subito la vera natura delle insegnanti non aiuta, le sequenze finali sono grottesche. Non stupisce che sia stato un flop. Restano la notevole cura formale e una Swinton impressionante.
MEMORABILE: L'incipit; Suicidio a sorpresa; La Swinton versione uomo.

Occhiandre 3/08/22 15:37 - 109 commenti

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Algido, ferino e suadente come l'ipnotica voce di Helena Markos, qui interpretata dalla Swinton (che auto-omaggiandosi indossa il doppio e opposto ruolo del vecchio psicanalista), il Suspiria di Guadagnino ci coccola con le sue atmosfere confortanti e piovose della vecchia Berlino pre-caduta-muro. Ci cullano le streghe, ammaliandoci con la storia di una timida americana (Johnson ancora nel ruolo del "pesce in barile"). Poi, certo, di notte può capitarti di svegliarti in preda a visioni oniriche e suoni laceranti (vedi The ring) o di ritrovarti sconocchiata, ma quel sabba finale? Mah!
MEMORABILE: La ragazza fracassata; Il suicidio di un'insegnante; L'incontro con la Harper; Le scene di ballo senza musica molto "corporee"; Il vecchio albergo.

Orson 14/11/22 14:15 - 115 commenti

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Guadagnino fa un affresco horror d'autore di oltre due ore. Non una fotocopia ma un film nuovo e moderno, immerso in un'atmosfera grigia e decadente. L'atmosfera da fiaba tipica è negata dal momento che irrompe la Storia con la S maiuscola, come se l'orrore che si cela nella scuola di danza sia un mero riflesso delle atrocità che si scatenano nel mondo reale. Complesso e affascinante, con una superba Tilda Swinton e un finale coraggioso. Quasi un capolavoro.
MEMORABILE: La musica di Thom Yorke; La sequenza di danza con le ossa spezzate; Il finale dove si svela chi è veramente la Mater Suspiriorum.

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Valcanna 30/12/22 19:00 - 27 commenti

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Sensuale, perverso, intelligente. Il tutto reso ancora più bello dai costumi e dalla fotografia che rendono il film di Guadagnino un gioiello da guardare ed apprezzare. Bombe di sangue riempiono gli spazi impastando capelli, ossa e denti spezzati. La madre esaudisce, consola e danza. Danza e perdona.  Gran bel film.

Reeves 3/01/23 09:13 - 1351 commenti

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E' ovviamente (ma c'era da aspettarselo) molto diverso dal film di Dario Argento. Non ci sono mai situazioni di paura e in compenso c'è un retroterra politica che Argento non aveva invece previsto in modo così esplicito. Guadagnino sa girare e lo fa bene, ma il film rimane sempre un'operazione un po' cerebrale, anche se realizzata benissimo e con una straordinaria Tilda Swinton.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Zender • 18/05/19 17:36
    Pianificazione e progetti - 46712 interventi
    Qui nessuno obietta il voto, Lucius, ed è ovvio che qui ognuno commenta come crede e può anche mettere 5 pallini a Giallo; semplicemente si chiede che il voto corrisponda al commento, che è un'altra cosa. Ed effettivamente qui non si capiva cosa portasse a due il voto. Perché il "per la carriera di Guadagnino" non l'ho proprio capita.
  • Discussione Lucius • 18/05/19 17:41
    Scrivano - 9090 interventi
    Io questo lo avevo capito, ma che c'entra col dire: "Lui ha citato solo lei..", quando io rispondevo a Caesars..
    Ultima modifica: 18/05/19 17:46 da Lucius
  • Discussione Zender • 18/05/19 18:26
    Pianificazione e progetti - 46712 interventi
    Che citare solo lei come unica nota positiva per dare 2 palle al film, scrivendo poi che la noia si prolunga oltre il limite della sopportazione, che non fa paura e che è "da evitare accuratamente" stona.
  • Discussione B. Legnani • 18/05/19 18:29
    Consigliere - 14824 interventi
    Lucius ebbe a dire:
    Io questo lo avevo capito, ma che c'entra col dire: "Lui ha citato solo lei..", quando io rispondevo a Caesars..

    Perché Caesars commentava quanto scritto da Myvincent, per cui la tua risposta a Caesars, che rispondeva a Myvincent, è legata a quanto detto da quest'ultimo.
    Pertanto, pur non mettendo in dubbio che ci possano essere altre ottime prove attoriali nel film, l'indicazione di altre buone prove attoriali nella tua risposta a Caesars, che rispondeva a Myvincent, pertanto legata a quanto detto da quest'ultimo, pareva un supporto all'aumento del voto. Per questo motivo mi son permesso di ricordare che Myvincent indicava solo Tilda.
    Tutto qui. Se sono risultato sgradevole, mi dispiace. Di certo non era la mia intenzione.
  • Discussione Lucius • 18/05/19 19:27
    Scrivano - 9090 interventi
    Ok, nessun problema.
  • Discussione Galbo • 19/05/19 15:14
    Consigliere massimo - 3954 interventi
    Segnalo che il film è disponibile in streaming su Amazon prime video
  • Curiosità Mauro • 29/02/20 13:32
    Disoccupato - 11281 interventi
    Oltre al triplo ruolo di Tilda Swinton c'è anche la doppia interpretazione dell'attrice e modella polacca Malgorzata Bela: veste sia il ruolo dell'anziana e morente madre di Susie, sia quello della Morte che compare nelle scene del sabba, dopo essere stata invocata dalla stessa Susie (quindi qui si spiega perchè si sia scelto di utilizzare la medesima attrice)
  • Discussione Raremirko • 6/09/20 00:18
    Addetto riparazione hardware - 3844 interventi
    Buono e scorrevole, ambizioso e d'atmosfera, per certi versi prosegue il discorso di Argento, per altri se ne discosta, donando al tutto più contorno storico e d'ambiente.

    Buon cast, belle scene, un pò di manierismo.

    L'originale gli è superiore almeno visivamente, ma non è facile intrattenere così per quasi 150 minuti; non male.
  • Discussione Buiomega71 • 5/03/22 14:42
    Pianificazione e progetti - 24636 interventi
    Due ore e mezza di un ipnotismo quasi stregonesco (proprio io, che non amo la danza, resto rapito dal balletto "tribale" messo in scena sul palcoscenico della Tanz, che Climax sembra una puntata di Amici), di una potenza visiva stordente, di un fascino e di una seduzione da lasciare a bocca aperta (stimola l'encefalo, appaga gli occhi, soddisfa i sensi, avvolge con la sua malia-malsana o arcaica che sia-).

    Opera in un certo senso devastante (quando sonda nei territori di puro horror non ce n'è per nessuno: l'uccisione a colpi di danza ai danni di Olga che si disarticola, si spezza, si frattura, come una marionetta rotta, tra fuoriuscite d'urina e sangue nella stanza degli specchi, in una agonia che sembra non avere fine, per poi venire raccolta con degli uncini che le peforano le carni, come se fosse un quarto di bue, Sara che viene fagogitata dai solchi che si aprono sul pavimento, la gamba che si rompe, l'osso che spunta fuori dalla carne, le impressionanti urla di dolore, mentre, di sopra, sul palco, la danza ipnotica-e tribale- è al suo apice, Patty in via di putrefazione ma perfettamente cosciente-omaggio alla Linda Blair dell'Esorcista nel make up che le sfigura i lineamenti-, strisciare senza piedi e mani come in un incubo miikiano, sculture umane disarticolate tenute come soprammobili, fino ad un prefinale di sabba orgiastico di puro delirio splatter come non ne vedevo da anni, sorta di Terza madre che si innesta ai sapori boschiani/barkeriani/yuzniani/sadiani, tra semi decapitazioni e geyser di sangue, l'evisceramento di Sara, una Helena Markos putrida e oscena, repellente e schifosa, ammasso di tumori in metastati, piaghe, ulcere e dio sà cos'altro, che sembra un incrocio repulsivo tra Jabba the Hutt e un suppliziante barkeriano.)

    Immerso in una Berlino inospitale, gelida, plumbea, grigia e squallida (se non piove ininterrottamente, nevica) dove le continue notizie di attentati terroristici (radio, televisione) ne amplificano il disagio e l'angoscia e dove la Tanz sembra essere, per paradosso, l'unico luogo "sicuro" e accogliente, vero e proprio ventre materno, Eden gineceo che "protegge" le sue allieve dalle brutture del mondo (a patto di non tentare la fuga, di non ribellarsi e evitare di chiamarle un "branco di streghe".).

    Un universo uterino, dove vige l'assoluto matriarcato (un pò come succedeva nel remake di The wicker man) e dove gli uomini non solo non servono a nulla, ma vengono umiliati, sotterrati dalle risa di scherno (deridendo il loro sesso, così piccolo, così indifeso, così "micio micio") in un microcosmo femminile tra i più intensi e viscerali mai apparsi sullo schermo.

    Rielaborazione di un opera d'arte (quella di Argento) dove Guadagnino ne riprende il fil rouge (è un remake, eccome se lo è) dai passi contati che portano alla stanza di Elena Markos, da Patty della Axen (Moretz), dalla Sara della Casini (Goth), all'arrivo di Susie a Berlino (assolutamente geniale il titolo SUSPIRIA che appare, nascosto, sui cartelloni degli arrivi alla stazione), al giaciglio della Markos, tirando in ballo le tre madri, ma che , poi, si nutre di una sua personalità ben distinta, camminando (o meglio danzando) con le proprie gambe, mettendoci dentro parecchi temi (forse troppi) come il terrorismo, la danza, l'olocausto, i flashback d'infanzia (in Ohio) tra l'altro dolorosissimi, con un madre fanatica religiosa che muore tra l'agonia e i s(u)ospiri,  le fazioni, le guerre intestine tra streghe (quelle di Argento facevano il male puro e solamente quello, quelle di Guadagnino sono più "umane", dotate di slanci compassionevoli, per questo più vicine ad una possibile realtà, che giocano più sottilmente manipolando le menti (e i corpi).

    E se il Suspiria d'Argento era completamente asessuato, Gauadagnino non cade nella trappola (il materiale era assai fertile per pruriginosità lesbo), ma crea una tensione erotica saffica tanto sottile quanto palpabile (soprattutto tra la madame Blanc della Swinton e la Susie della Johnson, nella bellissima sequenza al tavolo del locale, dove la congrega stregonesca si abbandona a baci e carezze reciproche e le due si fissano, entrambe a capotavola) che alleggia per tutto il film.

    La pipì che scroscia nel contenitore, la crisi d'epilessia, il suicidio, improvviso, violento, splatter e destabilizzante, della strega più debole e taciturna, gli incubi notturni indotti da Madame Blanc, che stanno tra Lynch e le pagine di Vogue, Sara che ritorna a danzare freneticamente, ridotta ad uno zombi, sotto incantesimo, il torace aperto come se fosse una vagina sanguinolenta, il professore afferrato, di notte, sotto la neve, dalle streghe, davanti alla Tanz con l'illusione di una moglie ritrovata che sembrava essere perduta nel tempo, le ragazze, nel letto, che perdono sangue al posto della pioggia di vermi dell' originale, tutti tasselli di un opera quasi perfetta, degna erede di un monumento fatto di suoni, musica, e colori che ha rivoluzionato il genere (e non solo horror), essendo il film più citato in assoluto dopo Psycho.

    L'impresa era ardua, ma Guadagnino ha centrato il bersaglio (merito del suo perfezionismo maniacale, quasi kubrickiano, la perfetta ricostruzione storica della Berlino del 1977, dalla fedeltà dei costumi e delle acconciature e dalla completezza delle architetture) facendo di un remake un film con una sua forte personalità (durante la visione, non mi veniva nemmeno di fare il paragone, tanto che il nuovo Suspiria prendeva vie assai differenti).

    Al di là della lunga durata (che non è pesata), alcune stecche visive e narrative (le brutte scelte di rallentare, a scatti, i salienti momenti del sabba, così come la discesa di Sara nell'antro oscuro della Markos, la lucetta/guida in CG, il demone nero artigliato, figura ancestrale evocata da Mater sospiriorum-meglio non fare spoiler sulla sua vera identità-,che da il via al massacro, un pò troppo convenzionale, non dissimile da quello che appariva in Annabelle, e le parentesi del vecchio professore che si reca nella casetta di Berlino est per ravvivare il ricordo della moglie, che spezzavano il ritmo) che stonano con quello che è un opus di un vigore viscerale e ammaliante.

    Tra le streghe si ritrova (in spendida forma) la Renée Soutendijk di verhoeviana memoria, in questa congrega che un pò mi ha ricordato "le narratrici" del Salò pasoliniano.

    E se le streghe possono banchettare con il tuo corpo divorandoti la f**a, con lo stesso potere possono cancellare i dolori dalla memoria.

    Argento ha creato una fiaba nera di rara suggestione e alchimia, Guadagnino (rendendole personale tributo) un caliginoso  racconto femmineo di formazione denso come il sangue mestruale.

    Ad un passo dal capolavoro ( che oltre ad essere un signor remake e anche uno dei film sulle streghe tra i migliori mai girati) come gli anfratti bui e barocchi della stanza della nuova (e repellente) Elena Markos.
    Ultima modifica: 8/03/22 23:18 da Buiomega71
  • Discussione Poppo • 13/03/22 10:59
    Galoppino - 450 interventi
    A leggere il mini saggio di Buiomega71 mi è presa di nuovo paura.... Mi sono ripromesso di guardare il film la seconda volta ma non ho mai avuto il coraggio. Dal numero di scene che mi sono rimaste impresse nella memoria (son tre anni dalla prima visione cinematografica) direi che il film regge pienamente il confronto con l'originale. Averne di remake così...

    Il granfinale è comunque splatter, o per lo meno me lo ricordo tale. E non sono mai riuscito a inquadrarlo criticamente.