Leoni al sole

LE LOCATION

I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/08/07 DAL BENEMERITO B. LEGNANI
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B. Legnani 9/08/07 15:06 - 4778 commenti

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Impossibile non citare I vitelloni: se poi si pensa che uno, nel finale, lascia Positano per andare al Nord a lavorare...… Meglio il primo tempo che il secondo. Ben descritti i mosconi nullafacenti che ruotano attorno alle turiste e si divertono a giocherellare. Cala col rientro in Italia di Leroy. La Valeri, prima di ciò, fa sorridere ad ogni battuta. Enzo Cannavale (non accreditato) fa il commissario di polizia. Niente male la regìa di Caprioli, anche qui attore adorabile. Discreto.

Il Gobbo 14/02/08 23:18 - 3011 commenti

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Vitelloni in salsa napoletana ("noi siamo borbonici!") raccontati da Caprioli, che si concede anche qualche svolazzo (la soggettiva della mosca); sceneggia Duddù La Capria, costeggiando i sentieri del suo bellissimo "Ferito a morte" (da cui preleva e trapianta il personaggio di Mimì/Leroy), ma su un registro più scanzonato. L'impagabile Franca Valeri prova invano a portare un tocco di pragmatica Europa nel medio oriente di Positano, fra paesaggi meravigliosi, cazzeggio, tardo gallismo e joie de vivre perdendo tempo. Niente male.

Enricottta 2/07/09 19:42 - 507 commenti

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Che nolstagia, in napoletano si dice: malincunìa. Il sole, il mare li senti sulla tua pelle. Amarcord, avrebbe detto il grande Fellini. Caprioli come regista è una sorpresa, Leroy credibilissimo come "napolitain", gli attori di contorno macchiette efficaci, la Valeri veramente misurata. Un film godibilissimo.
MEMORABILE: La sequenza del volo della mosca è spiazzante, vagheggia qualcosa che non ho mai capito. Fuor di metafora, ho pensato ad un inizio di insolazione.

Homesick 17/07/09 09:34 - 5737 commenti

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Traduzione balneare e partenopea de I vitelloni felliniani. Disordinato, aritmico e inconcludente, possiede tuttavia un suo fascino peculiare, che lo rende imparagonabile alle basse e vuote commedie sotto il solleone dei vari Girolami e affini. La nordica Valeri e l'aitante casanova Leroy tengono banco entro un folto gruppo di caratteristi celebri ma qui poco impegnati, mentre la bellezza della Vergano e di una giovanissima Gilli - la ragazzina maliziosa e snob - valgono l'intero film.

Cotola 13/08/09 19:28 - 7603 commenti

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Ispirandosi allo splendido libro "Ferito a morte" di La Capria (che sceneggia assieme al regista), Caprioli (anche attore) gira un simpatico e gradevole film in cui si raccontano le vacanze di alcuni vitelloni partenopei. Il tono è scanzonato, ma qualche riflessione non manca. Ben diretto il cast, che fornisce una bella prova. Azzeccato il finale, amarognolo e malinconico.

Rambo90 29/09/14 18:48 - 6426 commenti

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Commedia balneare, all'apparenza scanzonata e ridanciana ma in realtà molto meno stupida della media del periodo. Tra una battuta e l'altra infatti fanno capolino malinconia e riflessioni sulla vecchiaia. Vista oggi funziona molto bene anche come documento di un'epoca, per la sua ottima aderenza a un certo tipo di realtà estiva. Buono il cast, con Caprioli che anche in sede di regia si dimostra competente.

Roger 7/11/15 06:18 - 143 commenti

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Un buon film che si potrebbe considerare una sorta di Vitelloni in salsa partenopea. Cambia l'ambientazione, decisamente più solare e cambia lo sfondo sociale e culturale in cui i "leoni al sole" sembrano perfettamente integrati e rappresentativi. Il tono è impostato più sulla commedia, anche se nel finale vira verso il malinconico, con il tempo che passa e le cose che cambiano nonostante l'apparente immobilismo dei protagonisti.

Giùan 17/12/15 22:45 - 3045 commenti

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Emblematico della personalità artistica di Caprioli, che fin dall'esordio in regia si propone con un idea di cinema la cui apparente leggerezza cela una malinconia struggente, in cui sorriso e pudore si elidono e sfumano. Leoni al sole è un film con un impronta ben più "antica" e "mitica" de I vitelloni: i suoi eroi non sono (come pur si definiscono) borbonici, ma proiezioni epicuree dominate (eccezion fatta per il "libidinoso" personaggio di Leroy) da un'atarassia che trova indolente appagamento nella chiacchiera e nell'atto di assistere alla vita.
MEMORABILE: La defaillance di Dudù con Serena; Scisciò e il cagnone; "Tutto s'accomoda, pacatamente".

Neapolis 3/11/15 11:27 - 175 commenti

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Quando un film riesce a prenderti e proiettarti, nonostante il tempo trascorso, nelle atmosfere dei 60 vuol dire che è ben fatto. Non siamo davanti a una commedia di genere, come si potrebbe supporre, ma a un film tardo realista che rappresenta in maniera aderente gli anni del disincanto e del disimpegno come se, passata la guerra, il peggio fosse tutto alle spalle. La “malincunia” dei personaggi che sembrano scanzonati la avvertiin ognuno di loro e con esso un vago senso di disagio legato alla gioventù che passa. Attori tutti bravi e credibili.

Vitgar 6/03/17 15:56 - 586 commenti

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Le avventure di un gruppo di improbabili play-boy partenopei nella bellissima Positano. Immaturi nonostante non siano più ragazzini, nullafacenti e cronicamente a secco di denaro. Alla fine non mancano considerazioni amare sulla vita che scorre. Il contesto viene ben rappresentato da Caprioli e dagli altri del cast che interpretano ognuno uno stereotipo. Aitante Leroy, come sempre gradevole la Valeri. Onestamente non lo trovo un granché.

Rufus68 23/07/18 11:01 - 3147 commenti

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Un branco di leoni di mare neghittosi e in attesa di nulla, sciupafemmine e sciupatempo senza passione. Positano è la location perfetta e simbolica di tale andirivieni esistenziale che gira in tondo, senza vero futuro, come attorno alla spiaggia di un'isola. La cupa nostalgia felliniana, col suo trapasso all'età adulta, è lontana, ma Caprioli sa come organizzare le vacue scorrerie dei suoi vitelloni infondendo note languide e sarcastiche. Bravi i protagonisti.

Buiomega71 15/08/20 01:07 - 2296 commenti

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Balnear movie con ambizioni registiche per Caprioli (la soggettiva della mosca, tanto inutile quanto surreale), con stuolo di bellezze femminili da infarto (la Gilli vale da sola la visione), qualche scelta narrativa non banale (i piedi zozzi e callosi che anticipano quelli di Sergio Citti in Casotto) e almeno il ragazzino che tira i sassi alla Valeri per vederle il seno. Ma Caprioli guarda troppo al gruppo di vitelloni (non sempre simpatici, come Leroy) lasciando parentesi aperte (le storielle d'amore) che non chiude e finisce presto per annoiare per la troppa teatralità logorroica.
MEMORABILE: La bellona che arriva in spiaggia e lancia via gli zoccoletti; La Valeri al pescatore: "Ci sono gli squali?", e lui; "Cosa sono?"; L'accusa di furto.

Zampanò 17/10/20 16:55 - 189 commenti

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Ideale messa in scena di "Ferito a morte" della combo La Capria-Caprioli ma più edonista, salvo la penombra finale. Ben diverso da un film balneare perché il paesaggio non resta inerte: è la stessa costa d'Amalfi a far da motore caricando i villeggianti come bambolotti farfalloni. A mare spento infatti i balocchi non si muovono più. Opera senza trama riconoscibile ma percorsa da venuzze seminarrative. La Valeri e Leroy smaglianti. Grazie al colore, è il film anni 60 più acquatico: l'azzurro positanese inumidisce la pellicola, nessuna Rapallo c'era riuscita prima.
MEMORABILE: Mimì e Giulia sull'isolotto Li Galli.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Homevideo Buiomega71 • 1/12/19 14:07
    Pianificazione e progetti - 22093 interventi
    In dvd per Mustang Entertainment, disponibile dal 18/12/2019
  • Discussione Buiomega71 • 15/08/20 10:27
    Pianificazione e progetti - 22093 interventi
    Rassegna estiva: Italian Graffiti d'agosto 

    Lo sfondo di Positano ha sempre il suo fascino, lo stuolo di bellezze femminili che Caprioli fa sfilare sono da infarto (Luciana Gilli varrebbe da sola la visione del film, la bellona che si reca alla spiaggia, lancia via, dai piedini, i suoi zoccoletti, e si sdraia al sole, le mammine con i pargoletti come pretesto per sedurre, le straniere che continuano a ridere come delle ochette non capendo una mazza di quello che le viene detto), una sottile vena lolitesca (Caprioli al venditore di collane elenca le provocazioni delle sedicenni che passano di continuo fuori dal negozio (all'apparenza timide ma sotto sotto, delle "Messaline"), le due ragazze straniere appellate dai vitelloni partenopei (dopo averci passato la notte) come delle "schifose", la Gilli che si concede un pò a tutti.

    Al di là di queste premesse, dove Caprioli mostra una narrazione abbastanza ardimentosa per i tempi, arriva anche la classica (e immancabile) festa serale dove si pomicia e si cornifica sulle note della canzone di Mina (scritta da Caprioli stesso).

    Uno stile registico nemmeno banale (vedi la terrificante panoramica sui piedi zozzi e callosi dei gagà partenopei, che anticipa il Sergio Citti di Casotto, o la "sfida" simil western in piazzetta, quando uno dei playboy c'ha affianco la Gilli che fa la gattina maliziosetta e vengono fissati dal gruppo di vitelloni stagionati con Caprioli in testa), parentesi inusuali (il bambinetto che tira i sassi alla Valeri che stà sullo scoglio come una sirenetta, che smette solo se lei le fa vedere le tette, la defaiance di Caprioli con Serena, che mi ha fatto venire alla mente una situazione analoga del mio cultissimo Storie di fantasmi, con tanto di ricatto di dirlo a tutti) e inaspettati virtuosisimi registici, tanto inutili quanto surreali (la soggettiva della mosca con ronzio, che dalla spiaggia si infila nella cucina).

    Peccato, però, che Caprioli abbandoni le schermagliette amorose estive che si instaurano tra i personaggi, per concentrarsi sul bighellonare dei chiassosi seduttori della "domenica" e i loro problemi (l'emigrare al nord-o in america-per lavoro, la maliarda che accusa di furto Sciosciò, i crucci di cosa fare da grandi, a pranzo da mammà) francamente poco interessanti, che sfociano benpresto nella noia, con una teatralità logorroica francamente sfiancante.

    Caprioli apre parentesi eppoi non le chiude (la coppia del dandi inglese e della fidanzata napoletana che si cornifica a vicenda-lei con un bellimbusto del luogo, lui con la Gilli che pare la dia via come il pane, è lasciata lì senza proseguio, così come il tormentato rapporto tra Serena e lo sposato Giuffrè e non ci è dato sapere cosa succede sullo yatch tra Leroy e la ricca maliarda brasiliana, se non nei racconti di lui).

    Il gruppo di vitelloni alla "cosa mi hai portato a fare sopra Positano se non mi vuoi più bene" non brilla, poi, di simpatia (il personaggio di Leroy è irritante se non addirittura fastidioso, ci si perde nei nomignoli-ad un certo punto facevo confusione su chi era Mimì, Coccò, Scioscio o Risciò) e il tutto rischia di scadere nella macchietta.

    L'unico personaggio davvero azzeccato, contro tutte le mie previsioni, visto che non sopporto Franca Valeri, è proprio quello della Valeri, zitellona mesta, riservata e innamorata inutilmente, contenuta nel suo amore sofferto per lo sbruffoncello di Leroy, che regala un personaggio malinconico e pieno di sfaccettaure, dalla scorza della milanese snob ma di una sensibilità che lascia il segno (sua , poi, è la battuta migliore del film, quando chiede al pescatore che le lancia la corda a mare se ci sono squali, e lui le risponde cosa sono), dove Caprioli (ben conoscendola) ne tira fuori il suo lato più romantico di donna sola e presa in giro negli affetti.

    Finale viscontiano/felliniano non propriamente riuscito (anche perchè, almeno per quanto mi concerne, proprio non si ha nessuna empatia con il gruppo di questi poco simpatici perdigiorno), e una volta tolta la meravigliosa mercanzia femminile, la bravura della Valeri, le location (ma Caprioli gioca in casa) e qualche felice intuizione, resta davvero ben poco, che poco ha da spartire con le avventure balnerar/amorose di un Risi o di un Girolami.

    Suggestiva la fotografia di Carlo Di Palma che dona colori accesi e calorosi (notevole l'alba fuori dalla terrazza della camera della Valeri).

    In presupposti per un cult movie progenitore di Sapore di mare c'erano tutti, peccato che Caprioli getti via un ottima occasione per concentrarsi sul gruppo di amici con eccessiva enfasi un pò troppo radicata nella commedia partenopea, lasciando fuori quello che, in questo genere di film, conta davvero : le avventurette amorose intrise di cinismo, e gelosia, sotto il solleone.

    La bella Serena (Serena Vergano) dimentica i suoi zoccoletti alla cava e ricatta Giugiù (Caprioli), causa il suo fiasco da prestazione, perchè vada a prenderli. Lascia stare, caro Vittorio, che gli zoccoletti a Serena vado a recuperarli io :)

    Ultima modifica: 15/08/20 14:18 da Buiomega71
  • Homevideo Buiomega71 • 15/08/20 10:51
    Pianificazione e progetti - 22093 interventi
    Buono il dvd edito dalla Mustang

    Formato: 1.85:1

    Audio: italiano

    Sottotitoli: italiano per non udenti

    Come extra: I vitelloni di Vittorio Caprioli, il critico cinematografico Gianni Canova analizza il film (10 minuti).

    Durata effettiva: 1h, 41m e 52s

    Immagine al minuto: 00.47.26. Il branco di "leoni al sole" dietro alla "magnifica preda".

    [img size=424]https://www.davinotti.com/images/fbfiles/images53/PDVD-146.jpg[/img]
    Ultima modifica: 15/08/20 11:04 da Zender