Volti del cinema italiano nel cast VOLTI ITALIANI NEL CAST Volti del cinema italiano nel cast

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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Uno degli ultimissimi spaghetti-western, girato da uno dei maestri del genere (Enzo G. Castellari) nonché interpretato da uno dei suoi uomini simbolo: Franco Nero. Con tali credenziali KEOMA sarebbe dovuto essere uno dei migliori western di casa nostra (vista anche l'esperienza acquisita dopo anni e anni di affinamento a lavorare su sceneggiature tra loro spesso quasi uguali), e invece è solo un film discreto, che punta tutto sulla spettacolarità trascurando di proporre anche una sola idea nuova, riducendo la sceneggiatura a poche righe e la figura del mezzosangue Keoma (Franco Nero) all'ennesimo Django semimuto dal grilletto facile. Il modello di Castellari, è noto, si chiama Peckinpah, e il continuo ricorso...Leggi tutto a immagini rallentate, flashback e cruente sparatorie sta lì a dimostrarlo. Comunque chi sa imitare bene, aggiungendo magari una vaga impronta personale, non è certo da condannare e Castellari il suo mestiere lo conosce; però questa volta esagera con le battaglie e l'intero lungo finale (in tre contro diecimila) non è che un noioso, ripetitivo susseguirsi di voli dalle finestre, occhi che mirano, grida di dolore, corpi che si accasciano senza vita… Il tutto però girato senza la giusta convinzione. Non c'è feeling e sembra di assistere a uno dei qualsiasi, anonimi spaghetti-western che imperversarono per un decennio nelle nostre sale: cattivi da una parte (i tre fratelli Bianchi di Keoma e la loro teppaglia), i buoni dall'altra (Keoma, suo padre, l’impestata Olga Karlatos e un nero col mandolino). Soggetto (di Luigi Montefiori/George Eastman) ridotto all'osso, giusto per permettere a Castellari di mostrare più massacri possibile e a Nero di prodursi nell'interpretazione dell'ennesimo eroe-fotocopia. Musiche dei De Angelis quasi tutte cantate (da donne). Belle.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Caesars 8/02/07 16:29 - 3477 commenti

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Siamo al crepuscolo dello spaghetti western e si vede. Castellari crea un'atmosfera particolarmente cupa ma non riesce a risollevare le sorti di un genere che sta morendo. La trama è semplice e di scarso rilievo, Franco Nero mezzo indiano (con gli occhi azzurri?) è abbastanza ridicolo e il resto del cast non eccelle. Castellari è un buon mestierante e nel suo curriculum ci sono opere migliori di questa.

B. Legnani 9/02/07 00:05 - 5319 commenti

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Estremo western italico, di culto per non pochi, con un protagonista stanco di tutto. Sarebbe pure interessante se la vicenda avesse più credibilità. Purtroppo la simbologìa stramba (credo che Gabriella Giacobbe, col suo carretto, simboleggi la morte: ma pure Bergman, nel portarla sullo schermo, è più chiaro) e una storia che talora pare improvvisata tirano verso il basso. Presenza di culto per Woody Strode. Stupendi i larghi panorami sugli adorabili e lontani pianori di Campo Imperatore e di Camposecco.

Keoma 20/03/07 18:49 - 34 commenti

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Siamo nel western definitivo, uno dei migliori spaghetti western di sempre. Castellari gira benissimo tra rallenty e un'idea di tempo non indegna di Bergman. Un western complesso dove il dialogo con la Morte è costante, dove l'eroe non è più imbattibile, ma vive e soffre una passione quasi cristologica per rinascer di nuovo. Non un film, un monumento al genere, con un Franco Nero mai così bravo e calato nella parte. Divino.

Il Gobbo 5/04/07 13:05 - 3013 commenti

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Capolavoro. Castellari punta sul simbolismo metafisico/religioso, a costo di sfiorare (e in qualche caso di attingere) il ridicolo, ma più che le allegorie conta lo spettacolo, e lì il buon Enzo ha pochi rivali. Il migliore dei crepuscolari, che di per sè avrebbe esaurito da subito il filone: insomma, un fondamentale. John Woo è uno che l'ha visto attentamente...

Homesick 9/05/07 08:29 - 5737 commenti

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Terreo e sopra le righe. Simbologie metafisiche e riferimenti messianici personalizzano una disordinata sintesi dei luoghi comuni più crudi e gratuiti di un genere ormai ben oltre il crepuscolo, che Castellari ripropone tecnicamente abusando dei suoi noti marchi di fabbrica: il ralenti e gli spari roboanti di derivazione Peckinpah - Strode peraltro è abile arciere come ne I professionisti - e la resa dei conti conclusiva nell'immancabile luogo chiuso. Efficace il particolare utilizzo del feedback, tronfie le musiche dei De Angelis. Molto intensa la Karlatos, che recita tutta con lo sguardo.
MEMORABILE: Il salvataggio della Karlatos, che ricorda quello della Nusciak in Django; la "crocifissione".

Stubby 18/08/07 10:34 - 1147 commenti

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Siamo nel 1976: lo spaghetti western si sta preparando al trapasso definitivo, ma forse il genere era ormai morto anni prima... Castellari lo riesuma ancora una volta, con un film bellissimo e affascinante, dalle atmosfere cupe e con un protagonista (Nero) perfetto nella parte. Il cast è ottimo (peccato però che O.M.Guerrini non sia sfruttato a dovere) e l'idea, seppur non originale, è buona e convince soprattutto grazie all'uso di flashback, "ralenti" e scene altamente moderne. Ottime le musiche dei De Angelis. Da vedere e rivedere.

Lercio 22/08/07 20:16 - 232 commenti

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Il western è alla fine e Castellari compie una visione dall'alto filtrata da una presenza di dettagli quasi eccessiva che segna una sorta di saturazione dei canoni già visti. Keoma attraversa la sua valle di lacrime in un'iconografia sacra che lo erge ad una sorta di Gesù, temuto dalla stessa morte che lo accompagna durante il suo viaggio-destino. Fotografia eccelsa, musiche splendide e personaggi perfettamente incastonati che rendono il film un capolavoro del cinema di genere italiano. Grandioso.

Ianrufus 19/08/08 15:57 - 139 commenti

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I titoli di testa mi bastano per reputarlo uno dei migliori western spaghetti nel mio cuore; le musiche di Guido e Maurizio De Angelis valgono metà film (coi testi collegati alle scene). Il look di Keoma è splendido o risibile (a seconda dei gusti) ma è innegabile qualche attinenza col Tomas Milian de I quattro dell'apocalisse. Insieme a Django, Franco Nero può vantare di aver aperto e chiuso il western spaghetti, se non a livello cronologico, sicuramente per il carisma dei suoi personaggi.
MEMORABILE: La fucilata a Massimo Vanni; la rissa nel fango con i tre fratelli; la morte del padre e la corsa disperata di Keoma.

Deepred89 15/10/08 18:36 - 3544 commenti

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Un western insolito e affascinante, fuori tempo massimo per quanto riguarda il periodo, ma decisamente di alto livello. I toni, crepuscolari e a tratti piuttosto allucinati, sono resi alla perfezione da una regia eccellente. Molto interessante anche dal punto di vista dei contenuti, in quanto si discosta dai canonici western per prendere vie più difficili, sfruttando bene una dei personaggi anticonvenzionali e spesso metaforici. Colonna sonora perfettamente azzeccata e grande cast.

Harrys 6/05/09 13:11 - 686 commenti

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Spaghetti-western crepuscolare, con un Franco Nero "relegato" al ruolo di mezzosangue, in cerca di vendetta e... di un pistolero che sia più veloce di lui. Ottima la regia di Castellari, quasi onirica, con frequenti ralenti e (troppo, forse) frequenti flash-back. Il difetto del film sta proprio in una sceneggiatura non propriamente soddisfacente: spesso finisce nel sottintendere tutto, senza approfondire le dinamiche che spingono Keoma e gli altri protagonisti ad agire. Molto bella la colonna sonora dei fratelli De Angelis. ***

Enzo G. Castellari HA DIRETTO ANCHE...

Matalo! 4/06/09 11:14 - 1372 commenti

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Una recente casuale visione mi porta a rivedere positivamente questo western "ultimo": persino ciò che di fastidioso potevo trovarci (le canzoni, la Morte con carretto) in fondo sono pertinenti nell'insieme epico e idealistico, così vicino allo spirito di certi fumetti adulti. Belle scenografie, ottimi panorami; un film personale in cui si nota la volontà di Castellari di fare qualcosa di speciale, di sentito, digerita con professionismo la lezione di Leone e Peckinpah. Nero "una tantum" convincente. Omaggio a I professionisti nel personaggio di Strode.
MEMORABILE: I flashback in tempo reale. Quattro cents per quattro pallottole. I panorami abruzzesi, molto suggestivi e credibili.

Renato 24/05/09 20:06 - 1648 commenti

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Discreto spaghetti di Castellari, girato con tecnica ineccepibile ma con uno sviluppo della storia che mi ha lasciato un po' così. Sarà che non amo il genere, boh. Comunque ci sono molti momenti di grande livello, quasi tutti molto cupi e senza quell'ironia da quattro soldi che nel western all'italiana era stata innestata in dosi massicce già da almeno un lustro: è questo è un altro pregio della pellicola. Ovviamente cascatori in grande spolvero, ma Keoma è anche qualcos'altro, per fortuna.

Barbapapà 3/06/09 09:22 - 33 commenti

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Alla fin fine il miglior western di Castellari; e anche le cose a prima vista obbrobriose (la vecchia col carretto, le canzoni), nell'insieme, risultano pertinenti; il tono sopra le righe è digeribile in quanto siamo nell'epica del fumetto drammatico (non è riduttivo). Castellari supera certi suoi limiti narrativi e il film, anche per ampi panorami e belle scenografie, funziona. Pekhinpah viene ripreso diligentemente nel montaggio dei duelli. Per tempi e scenari, è il C'era una volta il west del regista.

Cangaceiro 14/06/09 12:02 - 982 commenti

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È un episodio del tutto particolare nella galassia dello spaghetti western. Non tanto per la trama, che mostra parallelismi con altre pelllicole, quanto per la lugubre atmosfera da grande peste manzoniana, che dà il là alla riflessione di Castellari: un messaggio di vita e speranza spiegato attraverso la morte e la violenza. In tal senso Keoma è un moderno Gesù Cristo con tanto di cavallo e pistola. Tanti gli espedienti riusciti: i funzionali flashback, gli azzeccati ralenti, i bellissimi campi lunghi e il connubio suono/immagini in molte delle scene.
MEMORABILE: L'uccisione del padre di Keoma, la sparatoria finale con in sottofondo le urla della partoriente.

Herrkinski 23/11/09 16:13 - 7058 commenti

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Uno dei rari esempi di western "crepuscolare", questo Keoma si distingue per una narrazione non comune, che inserisce flashback in tempo reale, ambizioni metafisiche, metafore a sfondo religioso, riflessioni sul razzismo e sulla morte. Molta carne al fuoco quindi, che non sempre riesce a convincere, nonostante alcune sequenze siano eccezionali, anche a livello stilistico (merito del bravo Castellari). Nero in uno dei suoi ruoli migliori, buono il resto del cast. Non ho gradito le parti cantate della colonna sonora: vanificano l'atmosfera. ***

Nando 3/07/10 01:33 - 3687 commenti

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Western crepuscolare animato da sana violenza e sceneggiatura adeguata. Castellari si mostra maestro di regia realizzando un film che comunque nella trama ne ricorda altri. Ralenti e incalzante colonna sonora accompagnano la narrazione. Nero, che sembra un Cristo cowboy (vedi la scena della ruota del carro) è adatto.

Silenzio 22/08/10 04:02 - 59 commenti

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Disastroso (e assai ambizioso) tentativo di spaghetti-western crepuscolare, soffocato alla nascita da un plot terrificante, tutto simbolismi d'accatto e dialoghi tra il tronfio e il patetico. La qualità della messinscena e l'efficacia delle sequenze d'azione (magistralmente montate da Gianfranco Amicucci) in ogni caso non si discutono. Fotografia di Aiace Parolin e musiche (insistenti) di Guido & Maurizio De Angelis. Sconclusionato.
MEMORABILE: Keoma abbandona un neonato (condannandolo di fatto a morte certa) poiché "un uomo libero non ha bisogno di nessuno".

Vukmir 13/08/10 12:30 - 2 commenti

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L'ultimo grandissimo western italiano. Nero, in quello che è il suo personaggio più azzeccato dopo Django, è stranamente misurato mentre Castellari si sbizzarrisce tra virtuosismi pazzeschi e ralenti alla Peckinpah in una delle sue vette massime. C'è un alone mistico su tutto con grandissime trovate (Keoma che rivive con la sua presenza i flashback sarà ripreso anche nello Spider di Cronenberg), ma rimane il rimpianto di immaginarlo nella violentissima sceneggiatura originale di Montefiori.
MEMORABILE: L'inquadratura della mano di Keoma che copre con le dita i suoi prossimi "bersagli".

Enricottta 30/09/10 10:20 - 507 commenti

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Il Genere meritava un epitaffio più bello. Non la stanchezza o la scarsità di idee, ma la rappresentazione della morte, il carretto del vecchio barbuto, sintesi geniale della fine di uno momento magico del nostro cinema glorioso. La putrefazione dei corpi afflitti dalla peste si impadronisce di tutto un mondo fatto di maestranze, di attrezzisti, di attori, di sceneggiatori, di musicisti, che avevano inventato il selvaggio west "de noantri". I dialoghi intrisi di "lapidaria" tristezza riecheggiano nell'aria come sibilo di Colt. R.I.P. Spaghetti!

Cotola 15/11/10 22:57 - 8497 commenti

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Notevole western italico in cui non colpisce tanto la trama, comprendente situazioni e sviluppi visti tante altre volte, quanto piuttosto le atmosfere cupe e disperate e certi simbolismi (mortuari e cristologici). Più curato del solito, ha il suo fiore all'occhiello nelle scene d'azione girate magnificamente (d'altronde Castellari aveva già dimostrato di saperci fare nei poliziotteschi). Diverte ed intrattiene per tutta la sua durata. Ideale per amanti del genere ma anche per gli altri.

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Kanon 1/02/11 22:55 - 604 commenti

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Nonostante lo status di culto che ha per molti, io l'ho trovato noioso, stereotipato, lento e con certi momenti che girano letteralmente a vuoto. L'unica idea degna di nota è la vecchia col carretto appresso; il resto è tutto già visto e fatto in maniera migliore. A tratti pare un remake di Django (ed anche quello non mi ha mai molto impressionato). Chissà come sarebbe stato con la sceneggiatura di Montefiori, invece di stravolgerlo ed improvvisarlo ex novo mentre lo filmavano.

Enzus79 6/07/11 15:43 - 2437 commenti

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Bello questo western firmato Enzo G. Castellari con il suo attore feticcio Franco Nero. Questi interpreta un ottimo personaggio, anche se non è ai livelli di Django. I ralenti che il regista usa nei film polizieschi qui sembrano molto azzeccati e i flashback non annoiano quasi mai. Notevole la colonna sonora.

John trent 9/07/11 22:18 - 326 commenti

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Crepuscolare, decadente, tragico. La premiata coppia Nero/Castellari decide di scrivere l’ultima grande pagina del western all'italiana. La storia è infarcita di rimandi tragici Shakesperiani, ammiccamenti a Bergman (l’idea della Morte che dialoga continuamente con il protagonista), riferimenti alla figura di Gesù (Nero ha le fattezze iconografiche del Cristo e viene crocifisso ad una ruota di un carro), scene d’azione e frequentissimi, lunghi e quasi estenuanti ralenty alla Peckinpah. Un castellari scatenato a 360°! Epica colonna sonora.
MEMORABILE: Lo scontro fratricida con il rumore dei colpi di pistola sostituito dai lamenti e dalle urla di dolore della partoriente Olga Karlatos...

Capannelle 29/08/11 10:00 - 4126 commenti

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Imbarazzante nel primo tempo con Keoma/Cristo/Fornaciari che infonde paura a chiunque incontri solo con lo sguardo, il film prende poi delle pieghe interessanti, anche metafisiche e regala qualche ottimo momento. Certo, cast e dialoghi potevano essere più curati. Controverso il giudizio sulle musiche (orecchiabili ma un po' troppo yè-yè) e sul ralenti che a volte ci sta bene (come quando Keoma salta su Coldwell) ma di cui Castellari abusa (come anche abusa dei salti carpiati di chi muore, ma è un suo vizio storico). 2 e mezzo.
MEMORABILE: Le 4 dita; Strode che non ne vuol sapere di morire; Le urla della partoriente.

Hackett 3/11/12 09:54 - 1840 commenti

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Tardo spaghetti western girato da un maestro dell'action italico con protagonista un'icona del genere come Franco Nero. Con questi presupposti dovremmo aspettarci un piccolo gioiello, ma non è così. Troppo innamorato del suo personaggio, Castellari trascura tutto il resto confezionando un film piatto e senz'anima. La tediosa canzone, tema principale del film, sovrasta quasi ogni scena regalando a momenti cruciali una veste da videoclip. Sopravvalutato e deludente.

Pinhead80 9/01/13 19:02 - 4370 commenti

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Tardo spaghetti western di Castellari che più sconclusionato non si potrebbe. Il regista cerca un'ambiziosa e difficile commistione di elementi cari ad autori ben più quotati. Franco Nero è veramente trash nella caratterizzazione del suo personaggio e il continuo uso del ralenti alla fine stufa. Pure le buone musiche, dei bravi fratelli De Angelis, risultano ripetute allo sfinimento. Anche la trama sembra francamente pasticciata. Brutto.

Rambo90 22/05/13 20:51 - 7229 commenti

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L'ultimo western italiano ad aver avuto un certo seguito, è un film affascinante, dove l'epopea del classico eroe infallibile (qui un mezzosangue) si contamina con momenti surreali (c'è pure la morte) quando non addirittura dal sapore religioso (Keoma viene appeso in maniera simile a una crocifissione). Non sempre il ritmo è scorrevole ma non manca una bella dose d'azione, soprattutto grazie alla lunga sparatoria centrale. Belle musiche dei De Angelis; Nero troppo monoespressivo, meglio il cast di contorno.

Jdelarge 6/06/13 12:24 - 1000 commenti

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Uno degli ultimissimi western all'italiana. Il protagonista è un ottimo Franco Nero nei panni di Keoma (personaggio che gli si veste perfettamente addosso), abile pistolero ma molto più umano rispetto ai protagonisti classici degli spaghetti western. Il ritmo è piuttosto lento e la sceneggiatura mediocre, però l'atmosfera tenebrosa e cupa creata da Castellari riesce a conferire al film un certo fascino. La fotografia è di qualità e l'utilizzo dell'effetto ralenti riuscito, per quanto ogni tanto eccessivo. Grande Berger. Buon film.
MEMORABILE: Keoma che corre e si lancia (con effetto ralenti) contro Coldwell.

Buiomega71 2/08/13 00:29 - 2693 commenti

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Castellariano fino al midollo (e non solo per il ralenti), impregnato in una soffocante atmosfera putrida e fangosa, tra peste e tristi mietitrici che ravanano nei rifuti e scavano nella terra a mani nude come la maciara di Non si sevizia un paperino. Pieno di simbolismi, pervaso da una ferocia che non risparmia nessuno, magnificamente girato e musicato (da pelle d'oca le canzoni composte dai De Angelis), con il grande Castellari che non rinuncia ai suoi clichè (le sparatorie in fetidi interni, Nero trascinato nel fango). Script minimale, ma si odora grande cinema.
MEMORABILE: Il lancinante urlo di dolore di Woody Stroode prima di morire; La morte che si para, bavianamente, davanti a Keoma; La miniera con gli appestati.

Minitina80 16/02/15 09:46 - 2758 commenti

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Western tardivo uscito quando il genere in Italia aveva già detto la sua, ma comunque di pregevole fattura e coinvolgente. Sebbene la sceneggiatura non apporti nulla di nuovo e sia simile a quella di altre pellicole, Castellari cura il film nei dettagli e lo gira con la tecnica che gli appartiene, soprattutto nelle scene d'azione. E' meritevole di visione nonostante alcuni atteggiamenti troppo esasperati e le sparatorie dove i pochi escono indenni da scontri a fuoco con i tanti. Forse un po' troppo onnipresenti le musiche dei De Angelis.

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Nicola81 20/04/16 22:13 - 2522 commenti

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Spaghetti-western ambizioso e ricco di simbolismi, considerato dallo stesso Castellari il suo film migliore. In effetti la qualità della regia è indiscutibile, con alcune scelte stilistiche davvero innovative e la capacità di creare un'atmosfera davvero particolare, valorizzata adeguatamente dalla fotografia di Aiace Parolin. Bravi Franco Nero e tutti i comprimari (Berger e la Karlatos in testa). A non convincere fino in fondo è la sceneggiatura, con una conclusione che desta qualche perplessità. Bella colonna sonora dei fratelli De Angelis.
MEMORABILE: La miniera degli appestati; Le sparatorie; La personificazione della Morte.

Rufus68 26/05/16 22:58 - 3605 commenti

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Uno dei migliori spaghetti-western e, allo stesso tempo, anche il tradimento del genere. Castellari fa decisa rotta verso territori crepuscolari e, almeno nelle atmosfere, è fedele più a certo Altman (I compari) che a Peckinpah. In più arricchisce i consunti schemi drammaturgici con simbolismi inusitati (Keoma/Cristo, la Morte), affascinanti quanto ingenui nella loro evidenza. Bene la regia, come sempre e notevoli le musiche dei fratelli De Angelis. Solido il cast ove spicca un bravo Woody Strode.

Didda23 7/12/16 10:12 - 2372 commenti

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La sequenza iniziale, girata maestosamente, introduce perfettamente il personaggio principale donandogli un senso di epicità davvero ragguardevole. La sceneggiatura - singhiozzante - alterna momenti più ficcanti ad altri nei quali è palese l'assenza di idee. A rendere l'opera notevole è la magistrale regia di Castellari, che confeziona scene action che mandano in estasi. Ottimo il caledoscopio di volti da Nero a Orso Maria Guerrini. Ripetitivo ma vincente il main theme dei fratelli De Angelis. Seppur fuori tempo, uno degli spaghetti più riusciti.
MEMORABILE: La mdp che si muove nella città e all'orizzonte spunta Keoma; Il rapporto con il padre e con il "negro".

Schramm 3/12/18 16:08 - 3040 commenti

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Il vento perenne che tutto accarezza e spariglia, sabbia e polvere (da sparo e non) a imbrillantinare vita (la Karlatos) e morte (la Giacobbe), il fango, la peste, il Getsmani-Golgotha-Calvario (un Nero rilucente che non avrebbe sfigurato sulla croce zeffirelliana), il flashback che diventa flashnow di una faida fratricida, la solitudine dell’eroe, la libertà fonte d’angoscia e disciplina: Castellari canta il vespro del western con un ultimo capodanno cinese del genere, tra sponde bergmaniane e epos à la Peckinpah. Per lo spettatore dal cuor di Leone è un cine-giubileo a tutta palpitazione.

Giùan 27/12/18 07:35 - 3898 commenti

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Diseguale, polverulento, eccentrico, pervaso da un nichilismo tra lo schietto e il sussiegoso ("il mondo è marcio"), simpatico per la sua stessa ipertrofica stranezza e diversità. Il piglio sanguigno di Castellari mette ordine (inciampando talora inevitabilmente) in uno script confusionario che fa ribollir nel calderone lirismi peckinpaiani, Djanghismi corbucciani, citazioni bergmaniane, mitografia popolare (il gruppo dei diseredati), grida libertarie ormai incongrue (il finale). La chioma nazarena di Nero ci estirpa un crepuscolare sorriso. Menzione per Berger.
MEMORABILE: Le geniali musiche e canzoni dei fratelli De Angelis; La crocifissione alla ruota del carro.

Victorvega 26/01/20 00:37 - 470 commenti

I gusti di Victorvega

Tardo western realizzato con un grande cast e una regia solida: Castellari mette nel progetto le caratteristiche già in lui conosciute e il risultato è un film ad alto tasso di spettacolarità, ricco di azione (e con grande uso del rallentatore, come da marchio di fabbrica). Crepuscolare, carico di simbolismo e misticismo; tra i suoi punti di forza le musiche (anche se la canzone è forse troppo ripetuta) e le inquadrature che evidenziano la ben sfruttate location. Complimenti alla squadra di "cascatori": per loro molto lavoro.
MEMORABILE: Nero "crocifisso" sulla ruota.

Trivex 2/04/21 22:45 - 1654 commenti

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Profluvio di emozioni, dall'inizio alla fine. La parte tecnica è ottima, ma è il meno. Qui c'è qualcosa che va oltre il raziocinio del giudizio. Colpisce e lascia il segno. E oltre le immagini c'è una colonna sonora che non stacca mai e che si vorrebbe riascoltare in eterno. Un insieme ininterrotto di situazioni che andrebbero sottolineate, ma sono quasi l'intero film. Simboli e valori, sono collocati perfettamente e anche se possono essere giudicati semplici, divengono molto significativi. Merito del regista e di tutti i magnifici partecipanti. Emotivamente, un capolavoro.

Magi94 2/10/21 11:38 - 857 commenti

I gusti di Magi94

Non dozzinale ma sconclusionato, fumoso, pieno di difettacci. Certo non aiuta che il personaggio principale, un Franco Nero abbigliato con dubbio gusto a creare una specie di Rambo del Far West, sia quello meno riuscito: sottilissimo, dai rovelli interiori goffi e confusi, che si riempie la bocca di frasi fatte banali e ampiamente oltre il limite del ridicolo involontario (toccando l'apice, ahinoi, nell'atroce finale). Poi una storia difficile da digerire, con mille svolte o incredibili o troppo facili. Rimane, per concedere la sufficienza, un'atmosfera malata piuttosto azzeccata.
MEMORABILE: Le fulminee ma non disdegnose apparizioni della Signora Morte; La sparatoria tra i gridi di agonia.

Pessoa 10/01/22 20:52 - 2444 commenti

I gusti di Pessoa

Castellari cerca Corbucci e trova Leone; la mano però non è la stessa e i pur apprezzabili tentativi di lirismo restano solo dei conati, soprattutto a causa di una sceneggiatura che spesso non sta dietro alla forza delle immagini. Castellari però col western si è fatto le ossa e mette a buon profitto l'esperienza del poliziottesco confezionando egregie scene d'azione che da sole valgono il prezzo del biglietto. Impreziosiscono il prodotto attori con talento cristallino e esperienza da vendere come Nero, Berger e Strode, che sanno fare la differenza. Non un capolavoro ma valido.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Buiomega71 • 11/08/13 18:38
    Pianificazione e progetti - 24402 interventi
    Ah, bellissimo il flano "zenderiano", dove viene immortalato l'inizio del film...E che film!
  • Homevideo John trent • 13/08/13 11:46
    Custode notturno - 523 interventi
    L'edizione Cinekult è comunque preferibile:
    il formato video è quello corretto 2,35:1 e il master è anamorfico, a differenza del dvd Fabbri (uscito anche con la Gazzetta dello sport).
    Durata 1h 32' 56''.
    Extra:
    - Trailer
    - Featurette "Faccia a faccia" con interviste a Franco Nero e Enzo Castellari (durata 29' 45'')
    - Featurette "La leggenda di Keoma" con interviste a Enzo Castellari, Luigi Montefiori, Wolfango Soldati, Massimo Vanni e Orso Maria Guerrini (durata 37' 29'')
  • Discussione Buiomega71 • 1/09/13 18:16
    Pianificazione e progetti - 24402 interventi
    Vincitore dell'Edolino D'Oro per la rassegna estiva Westernalia
  • Musiche Schramm • 3/12/18 15:25
    Scrivano - 7364 interventi
    Il primo montato aveva una ost interamente costituita da brani già editi di Leonard Cohen e Bob Dylan; non potendoli adoperare, Nero chiese ai De Angelis di ispirarsi alle loro sonorità.

    (Fonte: Faccia a faccia, intervista a Castellari e Nero, extra dvd CG)
  • Curiosità Schramm • 3/12/18 15:56
    Scrivano - 7364 interventi
    * Inizialmente Nero propose William Holden per il ruolo del padre.

    * La sparatoria finale venne girata il primo giorno di riprese e tenuta buona come conclusione di un film che ancora non c'era e che venne praticamente girato a braccio, con dei brainstorming quotidiani dove Nero e un Castellari insoddisfatto dello screenplay di Roli e Ducci distillato dalla prima sceneggiatura di Montefiori (estremamente diversa nei toni e negli snodi) decidevano oggi per domani che scansione avrebbe avuto la storia. Castellari era certo che quello showdown finale si sarebbe attagliato alla perfezione a qualsiasi storia formatasi via via.

    * Il trattamento iniziale di Montefiori era molto più fiabesco, fantastico, feroce e crudele: consapevole che il genere era ormai stato spremuto fino allo spappolamento della scorza, Montefiori era maggiormente interessato a rinvigorirlo con derapate di sapore quasi jodorowskiano che ne scavalcassero i più consolidati parametri. Purtroppo tutte le parti più simbolicamente e narrativamente interessanti vennero scartate o alleggerite in fase di realizzazione e riadattamento della sceneggiatura perché ritenute troppo eccessive. Tra queste, un incipit con la nascita di Keoma che già venendo al mondo si vendica di chi ha ucciso il vero padre (il suo primo pianto da neonato fa imbizzarrire un cavallo sopra il quale sta l'assassino del vero padre, provocandone l'impiccaggione) e Keoma che sul palmo della mano si traccia con una lama la linea della fortuna, dopo aver appreso di non averla.

    (Fonte: interviste a Nero, Castellari e Montefiori su Faccia a Faccia e La leggenda di Keoma, extras del dvd CG)

    Berger è rispettivamente più vecchio di 13, 15, 18 e 25 anni rispetto a ciascuno degli attori che interpretano i suoi figli

    (Fonte: Imdb)
  • Discussione B. Legnani • 3/12/18 16:01
    Consigliere - 14724 interventi
    Schramm ebbe a dire:
    KEORIOSITA'


    Contrariamente a quanto sempre detto/creduto, keoma è un lemma che significa lontano e non libertà


    A me risulta che fosse un nome proprio di persona, che dava il nome ad un libro. Fonte: Giusti, pagina 255.
  • Discussione Schramm • 3/12/18 16:06
    Scrivano - 7364 interventi
    B. Legnani ebbe a dire:
    Schramm ebbe a dire:
    KEORIOSITA'


    Contrariamente a quanto sempre detto/creduto, keoma è un lemma che significa lontano e non libertà


    A me risulta che fosse un nome proprio di persona, che dava il nome ad un libro. Fonte: Giusti, pagina 255.


    si viene detto un po' da tutti anche nei due documentari sopra appuntati. il libro cui ti riferisci venne portato a castellari e montefiori da bolognini. il contraddittorio di imdb andrebbe effettivamente approfondito ed ero incerto se insertarlo tra le curiosità. ma se c'è una qualche radice ce l'ha, non credo sia stato schiaffato là alla bona de dio.
    Ultima modifica: 3/12/18 16:07 da Schramm
  • Discussione Zender • 4/12/18 17:59
    Pianificazione e progetti - 46410 interventi
    Sì, ma meglio evitare se non si è certi, soprattutto se si dà carattere di certezza alla cosa. Si approfondirà.
  • Homevideo Rocchiola • 26/06/19 15:08
    Call center Davinotti - 1224 interventi
    Ad aprile è uscito il bluray della Arrow che è stato recensito molto bene soprattutto a livello di qualità video. L'audio italiano è presente ma il disco è un regione A americano, per cui ci va il lettore multizona !!!!
    Ultima modifica: 26/06/19 16:50 da Zender
  • Homevideo Zender • 26/06/19 16:52
    Pianificazione e progetti - 46410 interventi
    Immagino lo faranno anche in regione nostra. La Arrow mi pareva inglese.