Il gioco di Ripley

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Ripley's game
Anno: 2002
Genere: thriller (colore)
Note: Tratto dallo stesso romanzo di Patricia Highsmith da cui ha origine "L'amico americano" di Wenders.
Numero commenti presenti: 13
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Per il suo ritorno al cinema dopo dieci anni di lontananza, Liliana Cavani sceglie di ritrasporre per il grande schermo il romanzo di Patricia Highsmith dal quale Wim Wenders aveva tratto il suo primo grande successo, L’AMICO AMERICANO. Medesima storia quindi, ma svolta con uno stile che perde il confronto col celebre regista tedesco e un cast che (soprattutto per la parte del corniciaio, che fu di Bruno Ganz) non è all'altezza del precedente. Con l’esclusione naturalmente di John Malkovich, il quale, a ben vedere, pare rappresentare l'unica vera ragion d'essere del film. Con la sua perenne...Leggi tutto imperturbabilità, lo sguardo magnetico e l'inconfondibile carisma, cattura l'attenzione e oscura il resto del cast. Sono le sue frasi sibilline, la sua visione cinica distaccata della vita, l'eccentricità del personaggio a dare una forma al film (che non per niente sposta l'attenzione su di lui già dal titolo). Tutti gli altri soccombono alla sua forza interpretativa, mostrandosi inadeguati nei momenti in cui sono in scena senza di lui. Ma perché girare il remake di un'opera già tanto celebrata? Spostare l’azione dalla Germania al Veneto (Ripley vive in una villa  palladiana circondato da colonnati imponenti e magnifici affreschi) non apporta sostanziali cambiamenti e il soggetto ancora meno. La regia della Cavani non è statica come quella di Wenders, ma certo nemmeno ne possiede la profondità; così RIPLEY’S GAME resta complessivamente un'operazione inutile, cui la modesta colonna sonora di Ennio Morricone (coinvolgente solo in un paio di temi) non aggiunge nulla. Ancora troppo lento.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Galbo 26/08/08 14:45 - 11452 commenti

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Tratto da un libro di Patricia Highsmith, il film riprende il personaggio di Ripley, già portato sullo schermo da Matt Damon in un film di Minghella.L'affarista americano è stavolta interpretato da John Malkovich particolarmente a suo agio nei panni di un personaggio che fa dell'ambiguità il suo tratto principale. Il film è un noir di discreta fattura, ben realizzato ma senza grandi picchi qualitativi se non per l'interpretazione dell'attore principale.

Cotola 21/12/08 12:11 - 7630 commenti

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Mediocre remake del superbo L'amico americano di Wenders che non raggiunge minimamente i risultati dell'originale e la cosa non meraviglia, visto che a dirigere c'è una regista molto sopravvalutata come Liliana Cavani la quale, come al solito, gira un film piuttosto spento ed abulico che non presenta particolari motivi di interesse e che, com'è ovvio, dà una lettura molto più semplice e banale del romanzo della Highsmith. Confezione inutilmente elegante ma comunque professionale. Passabile ma non per chi ha amato il film di Wenders.

B. Legnani 20/03/09 00:58 - 4788 commenti

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Stonato. Ibrido l'incontro fra la Highsmith e la Cavani, infelice l'ambientazione nel Veneto (con tocchi pure fastidiosi), in perenne discesa il film, dalla toilette del treno in poi. Malcovich è molto interessante, ma il suo continuo tono, disinvolto in modo compiaciuto, finisce col renderlo piuttosto artificiale, al punto che, vista la resa mediocre degli altri (diretti da chi non possiede le corde del noir, verrebbe da dire), l'attore domina il film, non solo nel bene ma pure nel male. Improponibile il confronto col film di Wenders. Peccato.
MEMORABILE: Malcovich va dal corniciaio con stampe che rappresentano insetti.

Nando 16/05/10 01:33 - 3496 commenti

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Ambientazione veneta per questo thriller lievemente americanizzato (d'altronde l'ispirazione proviene da lì) girato stancamente dalla Cavani. L'azione non manca e si somma alla violenza spesso gratuita ma il quid narrativo latita. Malkovich interpreta egregiamente la parte e il suo ghigno ironicamente perverso pervade la prevedibile trama. La Caselli poteva fare solo la clavicembalista innamorata.

Enricottta 29/05/10 11:36 - 507 commenti

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A ben guardare sono poche le cose che si salvano in questo film, ma la regia merita una trattazione a parte. La Cavani non convince, sembra a volte fuori tema, a volte svolge il "compituccio" senza slancio, banalizzando dove probabilmente cercava di "nobilitare", incartando definitivamente un film che manca di"grip". John Malkovich è come un robustissimo vino piemontese che domina, predomina e annulla tutti gli altri sapori.

Pigro 27/01/11 09:32 - 7917 commenti

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Curioso approdo della regista al thriller, alle cui regole filmiche si affida ciecamente, creando un buon prodotto, ma rinunciando alla propria storia. Solo apparentemente, perché il film è in realtà una raffinata interpretazione del romanzo di Highsmith, già ripreso da Wenders, di cui seziona il torbido groviglio distillandone una limpidezza palladiana: il male contorto dietro la purezza delle ville venete o del clavicembalo, così come la leucemia divora chi fa cornici. Il volto stesso del grande Malkovich è misura inquietante del machiavellismo. Un minuetto macabro.

Lythops 13/04/11 10:31 - 975 commenti

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Sono due i misteri del cinema che non ho ancora risolto: il primo è come mai certi film con voci perfette vengano ridoppiati e il secondo è perché capolavori del passato vadano rivisti attraverso remake che non reggono assolutamente il confronto. La Cavani rivisita così Wim Wenders - anche se in realtà il lavoro è della Highsmith - e lo sconforto è notevole. Regia svogliata tranne qualche raro guizzo, un grande Malkovich contrapposto a una Chiara Caselli per nulla convincente (neppure al cembalo) e un Morricone che non pare convinto più di tanto. Mah.

Il Dandi 3/07/11 23:21 - 1852 commenti

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Difficile pensarlo della Cavani, questo film che ha soprattutto il merito di abbracciare con decisione una via di genere riducendo al minimo i guizzi barocchi, ma alla fine risulta pure un po' anonimo e fiacco. Peccato: la storia è nota ma sempre piacevole, ad assicurare un quid in più c'è il glaciale Malkovich alle prese con un personaggio ormai mitico. Nient'altro però. Certe scene d'azione sono degne di una fiction carabinieresca e troppi elementi fastidiosi (fotografia patinata, cast complessivamente mediocre) deprezzano il risultato finale
MEMORABILE: Non preoccuparti di cose che non puoi controllare: è la prima regola del gioco!

Tarabas 23/07/12 20:58 - 1720 commenti

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Pazienza l'assunto della trama, per cui criminali professionisti incaricano uno sprovveduto di compiere omicidi con coefficiente di difficoltà 10. Il problema è che la trama finisce qui. Non si capisce che senso abbia la storia, perché si dovrebbe raccontare o, peggio, seguire. Il co-protagonista Scott è modestissimo, Malkovich malkoveggia svogliato con aria pseudoluciferina (con mezza resipiscenza finale), facendo rimpiangere il modesto Ripley di Damon. Inutile, come il film, il fastoso decor italiano. Da evitare.

Lucius 22/04/13 19:51 - 2819 commenti

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Una regia non lineare ma permeata di contraddittorio fascino grazie anche alla presenza di alcune suggestive location e una tra le più interessanti colonne sonore del maestro Morricone. Pellicola contaminata dal thrilling; anche se non tutto appare logicamente plausibile, si resta colpiti per alcune audaci scelte registiche e per la fulgida fotografia.

Caesars 13/05/13 10:39 - 2768 commenti

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Anche cercando d'ignorare l'esistenza de L'amico americano (strasuperiore in tutto: regia, interpretazioni, colonna sonora e fotografia) siamo comunque di fronte a una pellicola solo parzialmente riuscita, che vive praticemente solo sull'interpretazione di Malcovich, buona sì ma non convincente al 100%. L'operazione remake molto raramente ha motivo di esistere che non sia puramente economico, ma in questo caso si tocca uno dei vertci d'inutilità (per non dire di dannosità) più clamorosi. Allontanando impietosi paragoni, il film può valere **!

Myvincent 12/06/15 22:53 - 2604 commenti

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Un giovane qualunque (per di più gravemente ammalato) per caso diventa un killer capace, giocando con tutto l'azzardo tipico dei principianti. La Cavani si conferma regista talentuosa raccontando un noir internazionale con stile inequivocabilmente italiano. Tra affreschi e interni palladiani si aggira, felino e a suo agio, un John Malkovich al solito accattivante. Un "ibrido" rappresentativo di una certa classe.

Saintgifts 24/12/15 10:44 - 4098 commenti

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Portato più volte sullo schermo con, com'è ovvio che sia, diverse sceneggiature e diverse direzioni. La Cavani punta molto sulle scenografie delle splendide ville venete che smentiscono l'ostentata freddezza del protagonista, un John Malkovich che ha l'unico difetto di mettere in ombra il resto del cast maschile (quello femminile ha una sua propria indipendenza). Forse non c'è troppo approfondimento in generale, come se inconsciamente si desse per scontata la conoscenza, visti i precedenti, del soggetto. Rozzo, ma comunque interessante.
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  • Discussione Pigro • 27/01/11 09:33
    Consigliere avanzato - 1493 interventi
    Toglierei dalle note "remake de 'L'amico americano'". Può anche andare bene lasciare la R prima del titolo, ma questa indicazione nelle note secondo me è proprio sbagliata. La Cavani non ha fatto il remake del film di Wenders, ma ha semplicemente portato al cinema un romanzo di Patricia Highsmith, concedendosi tutte le licenze del caso (come aveva fatto Wenders), e lasciando il titolo originale del libro (che Wenders non aveva fatto). Insomma, non è un remake: si tratta di due film che partono entrambi dallo stesso libro. Poi, ripeto, va bene lasciare la R perché uno è arrivato prima e l'altro dopo, e può essere utile ricordarlo, ma non c'è nessun rapporto.

    E poi cambierei anche il genere, che non è drammatico, ma decisamente thriller.
  • Discussione Zender • 27/01/11 11:04
    Consigliere - 43741 interventi
    Sì, hai ragione, va scritto che è tratto dallo stesso libro ma non è un remake come si intende normalmente. Infatti nella legenda dovremmo aggiungere prima o poi che la R non necessariamente sta per remake ma per film tratto dalla medesima fonte.