Dogman

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MMJ Davinotti jr
Anno: 2018
Genere: drammatico
Note: Liberamente ispirato alla nota vicenda di Pietro De Negri, il "canaro della Magliana".
Numero commenti presenti: 49
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Trasferita tra i lugubri casermoni sul mare di Castel Volturno, la cupa vicenda del "canaro" della Magliana viene ripresa senza calcare per una volta la mano sulle atrocità per cui è celebre. I punti di contatto sono molti e il finale "con gabbia" basterebbe da solo ad agganciare la cronaca smascherando il chiaro riferimento; ma non è questo che interessa a Garrone, che alla figura del canaro s'ispira principalmente per dare una caratterizzazione singolare al suo protagonista, Marcello (Fonte), proprietario del negozio per cani che dà il titolo al film. Debole tra i deboli, vessato da un "amico", Simone (Pesce), che è il terrore del quartiere e che molti vorrebbero togliere di torno organizzando un omicidio su commissione. Simone, approfittando... Leggi tuttodella sua posizione di predominanza, fa quel che vuole soprattutto con Marcello, il quale arrotonda spacciando e si consola con l'amore della figlia, accompagnata ad immergersi con papà nel mare su cui affaccia quello spicchio di Campania che rappresenta tutto il mondo del film. Da lì non si esce praticamente mai, ma il paesaggio è talmente suggestivo e ben ripreso da non richiederlo. Marcello alza e abbassa la saracinesca, una routine che la cura per i diversi cani, la preparazione per le esibizioni, l'amore sconfinato per loro (torna nella casa dove due compari avevano appena fatto una rapina dopo averli sentiti dire che avevano chiuso un cane nel frigorifero) arricchisce almeno sentimentalmente. Marcello sorride, nonostante tutto, non sembrerebbe affatto deluso dalla vita se non fosse per Simone, presenza incombente da cui pare impossibile liberarsi e che da lui arriva a pretendere le chiavi del negozio per rapinare quello accanto nottetempo. Può significare finire nei guai seri, ma come si fa a dire no se chi ti sta di fronte per discutere usa solo la violenza? E' indubbio che l'abilità di Garrone nel dipingere un personaggio triste e sconfitto sappia toccare le corde giuste, aiutata da una fotografia splendida che immerge la desolazione sconfortante del paesaggio nei colori di albe e notti dalle quali emerge un profondo sentimento di solitudine. Non c'è molto altro da raccontare e forse sta nella semplicità scarna dell'insieme uno dei limiti del film, adagiato nell'ennesimo ritratto di piccola criminalità rassegnata a una vita ai margini, dove i volti e le espressioni comunicano un grande vuoto interiore, dove la dolcezza degli sguardi di Marcello, che chiederebbe solo di vivere in pace, fa a pugni (e non solo metaforicamente) con la cieca e selvaggia determinazione di Simone. Rimesta in un cinema che conosce bene, Garrone, e che la nostra tradizione ha fatto suo da sempre, senza aggiungere molto a quello che finora si è visto ma aggiungendovi un tassello sincero, personale e virtuosisticamente concepito, che nell'ultima, disperata scena sovrappone idealmente l'uomo ansimante a quel cane che il titolo non a caso unisce. Senza sbavature nella direzione del cast, con qualche pausa eccessiva a un passo dall'autoreferenzialità e l'inevitabile scia di sangue pronta a scorrere nel momento che fece del canaro lo spietato mostro delle cronache di fine Ottanta. Con la sua vocina stridula, l'espressione tenera di chi vorrebbe solo amare ed essere corrisposto, il minuto Fonte giganteggia e si fa interprete ideale. Che sia cinema di qualità è indubbio, che possa lasciare davvero il segno già meno. Ma intanto fa bene al cuore ritrovare in Italia la mano sapiente di chi l'arte settima conosce e magnificamente domina.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 18/05/18 DAL BENEMERITO SCHRAMM POI DAVINOTTATO IL GIORNO 19/05/18
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Paulaster 3/10/18 10:04 - 2617 commenti

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Toelettatore per cani viene incastrato in un furto. Usi e costumi della malavita di strada in un’ambientazione periferica (stavolta quasi indefinita) senza nemmeno la consolazione di risolvere il problema principale (l’accettazione da parte del gruppo). Ottima scelta dei due protagonisti e fotografia alla Ciprì (un filo meno tetra). Parte conclusiva che richiama il “borghese” di Sordi con il piano però che sembra organizzato frettolosamente. Aiuto dalle varie presenze di cani e dai brevi momenti con la figlia.
MEMORABILE: Il cane nel freezer; Il sangue sulla maschera; L’ingresso in carcere; Il latrato iniziale.

Digital 18/05/18 18:32 - 1112 commenti

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Da convinto Catman devo dire di aver apprezzato molto Dogman. Battute a parte, la nuova fatica di Garrone è un eccellente film che riesce a suscitare interesse dal primo all'ultimo minuto. Il merito va equamente spartito tra la chirurgica regia e un cast assolutamente azzeccato, nei rispettivi ruoli, con menzione d’onore per Marcello Fonte nel ruolo chiave del Canaro e di Edoardo Pesce in quello di spietato bullo di periferia. Un senso di laido e sporcizia permea la pellicola, con un finale cupamente straniante di antonioniana memoria. Ottimo!

Markus 19/05/18 11:26 - 3193 commenti

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Vita e malavita di un misero gestore di un negozio di toeletta per cani, nello squallore di una periferia indefinita. Prendendo spunto dal fattaccio del "canaro" (1988), Garrone riprende un personaggio un po' squallido, ma fondamentalmente buono, che in parte si era visto in Reality per imbastirci una vicenda umana fatta di violenza e ignoranza alla Gomorra. Un felice impasto di ottima fotografia e una recitazione essenziale che, adattata alla contemporaneità, rende a suo modo ancora una volta omaggio al nostro neorealismo.

Schramm 18/05/18 12:08 - 2411 commenti

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Garrone fa della cronistoria scogliera da cui far precipitare la tenerezza in un fondale di brutalità. L’effetto che fa e che tutti assieme esperiremo nel ripercorrere la parzialmente adulterata tragedia del canaro è quello di un secondo regno-rogna concepito da De Chirico (location e oppiacea fotografia come opere a sé), di Cronaca Vera riscritto da Perrault (vale anche l’inverso) dove alla Fonte dell’amicizia si è trattati a Pesce in faccia. Come sempre resta dentro a metà, e quella mancante determina il calice mezzo pieno, come anche viceversa. Guai scambiarlo per quel difetto che sembra.
MEMORABILE: L' "antifurto" in freezer; Il quarto d'ora finale.

Puppigallo 19/05/18 00:33 - 4467 commenti

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Pellicola senza fronzoli, asciutta, amara, sporca, che dice quello che deve dire, visto il materiale umano della vicenda (lo spunto è preso da un fatto realmente accaduto). Il protagonista è naturale e davvero perfetto per la parte, come anche il suo “amico” Simone. E l’ambientazione è quanto di più squallido si potesse trovare; l’unica dove questo tipo di umanità poteva muoversi in maniera convincente, amalgamandosi col paesaggio. Nota di merito per la figlia, che fa tenerezza, riuscendo, fin che può, grazie anche al padre, a volteggiare al di sopra di questo piccolo inferno di periferia.
MEMORABILE: "Sei mio amico?". E intanto lo sbatte contro la porta come un tappeto; Un povero Cristo vaga con la sua croce umana sulle spalle.

Mtine 19/05/18 10:36 - 224 commenti

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(Ri)elaborazione di una vicenda tanto semplice quanto ambigua, Dogman si fa notare soprattutto per la cura nella sua realizzazione, a partire da una splendida fotografia e una location da western contemporaneo, per arrivare a un casting perfetto (Fonte e la sua voce lasciano il segno). Peccato che chi era rimasto colpito dalla poetica dei primi film di Garrone sarà forse deluso dalla basilarità dell'operazione che, al di là di qualche spunto accennato, si mantiene sui binari di una narrazione quasi didascalica. Più Suburra che L'imbalsamatore.
MEMORABILE: "Bravo... bravo".

Kinodrop 20/05/18 17:46 - 1385 commenti

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Garrone si è tenuto ben distante dalle insidie di una ricostruzione di un fatto di cronaca di altri tempi concentrandosi invece sulle psicologie, contorte al limite della patologia, dei due protagonisti. Questo "restringimento" di prospettiva segna però il limite del dramma, rischiando di tipizzare buono e cattivo un po' in chiave western. Si tratta comunque di un solido e indimenticabile racconto, che trasuda di disvalori e di meschinità a ogni fotogramma, esaltato da una fotografia, quasi un alter ego dei personaggi. Fonte/canaro, una rivelazione.
MEMORABILE: L'inconfondibile voce di Marcello; Il cagnolino nel freezer; La rapina al compro oro; Simone in gabbia; La scena finale.

Galbo 21/05/18 05:45 - 11269 commenti

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Dopo la poco felice parentesi con il genere fantasy, Matteo Garrone ritorna al cinema che lo ha consacrato, un genere che si richiama direttamente al neorealismo e che racconta il degrado fisico e morale di personaggi che rappresentano il lato oscuro dell’animo umano, privo di possibilità di redenzione. Due attori straordinari si fronteggiano in un film senza respiro, con una fotografia livida da premio che illumina un ambiente disperato come i personaggi che lo abitano.

Bruce 21/05/18 11:48 - 998 commenti

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Garrone prende spunto dal famoso e terribile delitto del "canaro", sceglie di non mostrarne le atrocità e costruisce un'opera d'arte tratteggiando con cura la figura dell'omicida e del contesto di miseria umana e di degrado urbano nel quale vive. Grazie a una fotografia splendida, sotto un cielo perennemente plumbeo, il litorale di Castel Volturno diventa protagonista del film tanto quanto il suo bravissimo interprete, una maschera unica di uomo debole e vessato, tenero e, solo all'ultimo, carnefice. Noir amaro e crudele. Eppure poetico.

Gabrius79 22/05/18 22:11 - 1171 commenti

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Questo film colpisce come un pugno allo stomaco grazie alla regia di Garrone asciutta e ai limiti della perfezione, ma il merito va dato senza ombra di dubbio anche alle due coinvolgenti interpretazioni di Fonte (meritata vittoria al Festival di Cannes) e Pesce. Una storia cupa e noir che si fa seguire da cima a fondo in una cornice paesaggistica che dà il senso di abbandono a se stessa.

Thedude94 24/05/18 11:30 - 503 commenti

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Garrone ritorna ai massimi livelli con questa opera dalla fattura emozionante, che mette in evidenza la sua bravura nel dirigere un ottimo cast (in particolare i due protagonisti, gli eccezionali Fonte e Pesce). La storia di questo "Dogman" di periferia colpisce per intensità emotiva e coinvolgimento, non tanto per le vicende di microcriminalità quanto per i rapporti interpersonali tra padre e figlia e le amicizie di quartiere. La regia e la fotografia sono molto buone; un film che potrà rimanere nella storia del cinema italiano per anni.

Deepred89 25/05/18 15:21 - 3239 commenti

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Ennesimo film italiano malato di (falso) neorealismo, che punta tutto sulla descrizione dello squallore di una manciata di vite allo sbando e sul tratteggio di una periferia da quarto mondo senza lavorare adeguatamente su un soggetto assai risicato, storia di angherie e vendetta come a decine se ne trovano sia nella realtà che nella finzione cinematografica. Eppure il film appare piuttosto ben girato e fotografato, con un'ultima mezz'ora che risolleva l'interesse dopo una prima parte piuttosto anonima. Azzeccato il volto del protagonista.

Myvincent 25/05/18 15:46 - 2472 commenti

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Garrone si tiene lontano con sapienza dalle derive cronachistiche sensazionali raccontando la storia umana di un personaggio mite, vittima della periferia degradata e di se stesso. Lo stile asciutto e realistico è un lavoro di sottrazione a tentazioni di truculenze malavitose e stereotipi poliziotteschi. Ciò grazie anche alla faccia giusta di Marcello Fonte e alla rivisitazione globale del celebre caso del "canaro". Il ritratto di un uomo fragile doppiamente sconfitto dalla vita.

Gugly 26/05/18 23:46 - 1006 commenti

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Garrone trasfigura un truce fatto di cronaca con al centro due archetipi: da una parte la Bestia (Pesce, una garanzia), solo istinto e violenza, dall'altra l'Ometto, debole ma dalle risorse inaspettate (l'amore per gli animali e la figlia); il ritmo è un po' lento e alcuni dialoghi sono farfugliati, ma Marcello Fonte è straordinario, la faccia dei fratelli Citti e il candore di un Ninetto Davoli leale sino alla rovina. Ambientazione napoletana, ma lo slang è romano.
MEMORABILE: "Amoooree!"; La cagnetta salvata dal freddo...

Lou 29/05/18 17:36 - 928 commenti

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Garrone si ispira al noto caso di cronaca degli anni 80 per rappresentare un odierno quadro di degrado e vessazione nel nostro meridione, dove il mite e sprovveduto "canaro" subisce le prepotenze di un ex-pugile che imperversa nel quartiere, fino alla resa dei conti finale. Non viene dato tropo spazio a esplicite efferatezze, anche se la tensione resta sempre alta. Molto efficace l'ambientazione in una terra di nessuno, ritratta con una fotografia di grande effetto. Fenomenale il protagonista Marcello Fonte, giustamente premiato a Cannes.

Rebis 28/05/18 21:29 - 2087 commenti

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Madre e figlia appartengono ad un altrove, un mondo edenico e ideale che collima con questo luogo di frontiera, limite dell'umanità in cui imperversa il giustizialismo: un far west all'italiana inzaccherato di sangue e pestilenziale orrore. Stato di grazia attoriale, dei cani in primis - potente espressione dell'istinto liberato dal fardello psicologico. Garrone rimane l'unico regista italiano capace di trascinare il reale dentro i generi per liberarne l'universale, di centrare la contemporaneità nella ricchezza simbolica dell'immaginario, di chiudere la narrazione dove comincia la cronaca.

Cotola 27/05/18 23:41 - 7329 commenti

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Nell'ispirarsi alla triste ed agghiacciante vicenda del canaro, Garrone si conferma maestro nel mettere in scena lo squallore urbano (perfetta a tal proposito la location di Castel Volturno) ed umano nonché la follia che monta pian piano nella mente di una persona "normale". E rende credibilissimo il rapporto tra i due personaggi che assomiglia a quello cane-padrone e che troverà nel cruento e desolante finale, il suo completo ribaltamento. Bravissimi Pesce e Fonte. Notevolissima la fotografia dai toni lividi e desaturati.

Belfagor 29/05/18 21:16 - 2617 commenti

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Nel trasporre sullo schermo la vicenda del Canaro, Garrone ne dà una lettura tragica e prende le distanze da quella narrativa che fa del crimine uno spettacolo con la scusa della denuncia. Ne risulta un film oppresso da una cappa di degrado morale e sociale (le ambientazioni di Pinetamare dominano nel loro disfacimento) ma non per questo privo di compassione né di una pur tenue speranza. Il duo protagonista dà vita a un sadico rapporto cane/padrone di cruda efficacia che ribalta la dialettica de L'imbalsamatore e la supera nel finale. Ottimo.
MEMORABILE: L'antifurto nel freezer; I cani muti testimoni di tutto ciò che avviene nel negozio; Le immersioni.

Tarabas 1/06/18 14:40 - 1674 commenti

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Garrone gira un film dallo stile molto riconoscibile, che ambisce a raccontare una vita ai margini di tutto, in una normalità che a noi sembra (giustamente) degradata oltre ogni limite, ma che al protagonista regala un ruolo sociale, rapporti umani, piccole-grandi soddisfazioni. Girato in luoghi senza nome ma chiaramente identificabili, Dogman è altrettanto arduo da catalogare eppure emotivamente efficace. La lotta per la difesa di un proprio posto (per quanto modesto) in un mondo brutale ha un valore che va oltre la cronaca. Notevole.

Nancy 31/05/18 12:06 - 771 commenti

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Garrone rientra nel “suo” genere, il grottesco con ambientazioni neorealiste, dopo l’incursione nei paesaggi fatati del Racconto; qui siamo in un luogo senza nome, fatato per la surreale ambientazione, con personaggi archetipici. Pesce è il male, l’ignoranza, Fonte è il bene, l’ingenuità: in questo senso la trama è molto lineare, ma l’asciuttezza della messa in scena di Garrone e l’essenzialita dei caratteri (incredibile Fonte, un Davoli meno “puro”) rendono questo un film di assoluti, ottimamente fotografato, un piacere visivo senza obiezioni.

Josephtura 7/06/18 16:31 - 148 commenti

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Garrone rappresenta una storia cupa e disperata in cui le figure maschili hanno tratti lombrosiani e nessuno è innocente. Le donne e i bambini, forse, sembrano opporsi a questo contagio sociale. Anche l'ambiente è lombrosiano. Una realtà che probabilmente esiste realmente e che, se la regola è ancora valida, supera la fantasia. C'è da rabbrividire. Un neo-realismo che esaspera un dramma sociale, speriamo solo insolito e non semplicemete ignorato. Alla fine molto ben fatto.
MEMORABILE: Il poliziotto che sa tutto ma non interviene; Il manifesto di uno stato assente.

Taxius 11/06/18 16:38 - 1634 commenti

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In un'indefinita località italiana dove il Sole non splende mai e degrado, povertà e delinquenza regnano incontrastate, vive un acconciatore per cani che si renderà poi colpevole di un feroce omicidio. Garrone è bravo a raccontare il lento scivolare nella follia di un tranquillo ometto la cui unica colpa è quella di essersi ridotto allo stesso livello dei cani che accudiva, ovvero ubbidiente e scodinzolante nei confronti di un padrone che lo maltrattava. Tremendo e bellissimo, con un finale che è un pugno nello stomaco.
MEMORABILE: L'interpretazione di Marcello Fonte; Ammoreee; Il salvataggio del cagnetto nel freezer; Il recupero della cocaina sul pavimento; Le unghie all'alano.

Ryo 19/06/18 00:17 - 2156 commenti

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Da brividi per quanto è realizzato in modo realistico. Chi non è a conoscenza dei fatti reali raccontati nel film può godere appieno del film. Edoardo Pesce, già visto all'opera in Fortunata, si conferma un mostro di bravura nella parte del delinquente. Marcello Fonte non sembra nemmeno recitare: è così addentro al personaggio che si stenta a credere possa avere un carattere diverso. L'atmosfera malsana, sporca, carica di pericolo e di disagio, lascia con un senso di oppressione fortissimo.

Xamini 19/06/18 23:42 - 972 commenti

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Garrone trova la quadra, partendo da un episodio di cronaca, posizionandosi in un set naturale che rivaleggia con Scampia, ma vive di poesia propria e bilanciando il crudo del proprio racconto con l'umanità schiacciata e dolce di questo toelettatore per cani. Un uomo piccolo innamorato della propria figlia e dei cani, per un'interpretazione enorme, che fa il paio con quella del villain della vicenda, un delinquente locale che usa le mani al posto delle parole. Inquadrature, colori, contrasto, musica, niente sbavature.
MEMORABILE: I momenti felici accompagnati da musica surreale, quasi un altrove di sogno, inesistente.

Matalo! 20/06/18 12:26 - 1368 commenti

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Che Garrone sappia descrivere l'Italia dei margini lo sapevamo. "Dogman" è un film che sa certamente colpire lo spettatore, soprattutto quello non avvezzo ai lavori precedenti. Ma nell'interpretare un fatto di cronaca il regista sembra cristallizzare il suo linguaggio e il suo pensiero; forse anche a causa di una vicenda troppo conclusa in se stessa che lascia meno margini alle derive improvvisate di film come L'imbalsamatore o Gomorra. E poi il titolo anglofono sa più di fico che di reale necessità.

Capannelle 27/09/18 22:26 - 3667 commenti

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Indubbiamente bravo a scegliere e a dirigere l'intero cast, a calare la storia in un ambiente plumbeo e desolato, sospeso tra fiaba e realismo, Garrone manca forse nel completare una vicenda fino a quel momento ottimamente inquadrata. Non che fosse necessario indugiare sui particolari truculenti della storia originale, ma rimane la curiosità di vedere come Pesce avrebbe reso nei panni dell'aguzzino che sfoga le frustrazioni di una vita.

Salbaccaro 3/02/19 20:56 - 2 commenti

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Aka "A Pinetamare nessuno può sentirti urlare". Contemporaneamente un film cristiano e sulla cristianità (emblematica la scena del "Canaro" che porta la sua croce in spalla nel finale, emblematico persino il titolo che riporta la parola "Dogma" - la convinzione del protagonista di poter comunicare con un animale (Simone) - e un film sullo scontro tra due alieni (di cui uno soltanto parassita) ambientato nella spaziale Pinetamare (poetica più della Magliana, di Ostia o di qualsiasi location romana sfatta).

Bubobubo 31/08/18 11:19 - 1108 commenti

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Film di una bellezza plumbea, abrasiva: un catalogo degli sconfitti che vagano per una terra dimenticata da tutto e tutti. Poco o nulla conta che le vicende siano ispirate a una storia vera: la parabola umana del canaro, la sua fedeltà canina al più forte, il moto d'orgoglio che ne anima la violenta reazione e la totale irredimibilità delle sue azioni seguono uno schema universale, in cui ognuno può trovare un po' di sé stesso. Potente, poetico, fosco, lacerante: Garrone è senza alcun dubbio il miglior regista italiano del momento.

Lythops 5/10/18 15:18 - 972 commenti

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Il film sembra nascere dalle ceneri (mai spente) de L'imbalsamatore, di cui ripropone, pur se con varianti, la fotografia e concettualmente lo stile. Anche qui basato su un fatto di cronaca, studiato dal regista per anni prima di girare. Il risultato è un'opera cruda, che non fa nessuno sconto alla realtà, alla cronaca di avvenimenti infami, degradati e degradanti. Canera invasiva e obiettiva, coinvolgente, con riprese e montaggio strutturati per coinvolgere il più possibile nella miseria e nelle reazioni di chi la storia l'ha vissuta davvero.
MEMORABILE: I cani, testimoni immobili.

Didda23 26/10/18 10:10 - 2268 commenti

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Nella mediocrità della filmografia del regista romano, quest'ultima fatica emerge (seppur senza esaltare) soprattutto per la scelta della location: un nonluogo di abbacinante pregnanza simbolica. La scelta di Fonte poi è vincente, soprattutto per l'innato physique du rôle. Peccato che la piattezza della sceneggiatura (sempre un grosso limite del regista) non offra spunti davvero interessanti, anche se - per fortuna - non ci sono cadute di tono. Eccessivamente lodato, considerato l'effettivo valore. Si poteva osare di più in termini di violenza.
MEMORABILE: I pranzi con i vicini di attività; Il ritorno nel luogo del furto; Lo stratagemma.

Pierob91 13/11/18 14:31 - 1 commenti

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L'esistenza del "canaro" di Garrone è intrisa di una efficace universalità e può essere sintetizzata dalla ormai più che illustre poesia di Quasimodo sulla solitudine e la precarietà della vita. Marcello, uomo fragile e solo, sta al centro del suo piccolo e desolante mondo, una periferia romana dimenticata da tutti. Ha la forza e la capacità di essere felice grazie agli esili, timidi ma sentimentalmente potenti raggi di sole, i suoi cani e la sua Alida; ma le tenebre incombono minacciose. Ed è subito sera.
MEMORABILE: Nonostante il realismo, non si rinuncia a inquadrature suggestive dal forte impatto estetico (la maschera insanguinata, i giochi di luce del mare).

Giùan 17/11/18 14:46 - 2818 commenti

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Garrone testimonia per l'ennesima volta la propria statura spessore e profondità autoriale con un film "tridimensionale", di cui è possibile apprezzare la sensibilità visiva e "fotografica", l'iperrealismo narrativo e l'apologo da cogliere in filigrana. Quella del Candido (ma non incolpevole) Canaro di Fonte è la antica (e dunque quantomai contemporanea) parabola di una comunità in disgregazione, il cui vincolo di solidarietà è soffiato via da antitesi fragili eppur risolutive. Un'opera che guarda il suo protagonista e il mondo con spietato disincanto.

Il Dandi 19/12/18 03:29 - 1722 commenti

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Come un cane Marcello è solo e socievole, escluso e fedele, remissivo ma insospettabilmente pericoloso. Garrone toglie al "canaro" i contorni storici e geografici sospendendolo in non luogo dove si confondono romanesco e napoletano, anni '80 e presente, inventando una meta-periferia universale. Rifugge inoltre dalle più banali aspettative sulla storia di una vendetta, senza tuttavia temerne una messa in scena breve ma efficace. Film inevitabilmente sgradevole ma magnetico, con un Pesce forse addirittura più bravo del freak Fonte.
MEMORABILE: Marcello esce all'alba, quasi di nascosto, con i suoi cani dalla saracinesca.

Jandileida 17/02/19 10:01 - 1220 commenti

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Nello sprofondo esistenziale che già Cipri e Maresco seppero mirabilmente cogliere in tempi ormai remoti, Garrone innesta il suo revenge movie d'autore, recuperando il se stesso dell'Imbalsamatore. Liberamente ispirato alla truce storia del canaro della Magliana. Le peripezie tragiche del tolettatore Marcello trasmettono un forte senso di inquietudine amplificato dalla secchezza della regia, dalla fotografia "peciosa" e dalla siderale distanza emotiva dalla quale il regista ci parla. Pre-finale alla Freaks, che tutti vorremmo in fondo essere "one of us".

Redeyes 25/02/19 07:34 - 2122 commenti

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Garrone ci strega fin da subito con la bellezza di una desolante ma non desolata periferia ricordando il Caligari che fu. In questo affresco di disperazione il canaro si muove circospetto sotto la "mano nera" del pugile Simone, scheggia impazzita del quartiere. Pellicola quasi nettata nei dialoghi, senza troppi orpelli, che crudamente, come già nella periferia napoletana, ci abbandona in un'Italia così vicina ma così lontana dai nostri giorni quotidiani.

Anthonyvm 29/06/19 21:40 - 1586 commenti

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Brutale, freddo, violento: un'indimenticabile, inesorabile immersione nella quotidianità di un uomo che vive ai margini, inetto, solo, bistrattato. Lo stile verista di Garrone accompagna la crudezza della storia in una perfetta, agghiacciante armonia. Tecnicamente impeccabile, con un'interpretazione straordinaria da parte di Fonte, di una naturalezza spaventosa. Grande suspense nonostante la lentezza (spezzata forse solo dalla scena del locale notturno, un po' di troppo). Una delle migliori storie di vendetta portate sul grande schermo. Ottimo.
MEMORABILE: Il cagnolino congelato e rianimato; Simone ferito per strada; Marcello picchiato e umiliato pubblicamente; La stupenda rivincita; Il finale glaciale.

Muttl19741 11/07/19 22:44 - 95 commenti

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In un non luogo scarno, macilento, arido, spettrale, che ricorda nella desolazione il lontano west, in cui nessuno è senza peccato, a cui nessuno è interessato, su cui nessuno vigila, si aggirano delle solitudini, ripiegate su se stesse e sui propri interessi. La legge della giungla la fa da padrone: si schiaccia oppure si viene schiacciati. Il vuoto del luogo e dei fantasmi che lo popolano è esasperato da riprese grandangolari di grande effetto e da una fotografia cianotica, obitoriale, oppressivo, soffocante. Pluripremiato lo splendido protagonista, comprimari di grande supporto.

Gabigol 11/10/19 12:16 - 407 commenti

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L'Italia, nella sua storia cinematografica, ha padroneggiato con consapevolezza il racconto criminale in contesto suburbano. Garrone racconta il consumarsi di vite miserabili in periferia senza che i pochissimi sprazzi di umanità - la figlia, l'amore verso i cani - possano redimere i coinvolti nel dramma. Se il cast è diretto con maestria (Fonte e Pesce superlativi per presenza scenica, oltre che capacità attoriale), la fotografia della frazione di Castel Volturno vale l'intero film. Ottimo tassello da aggiungere al nostro cinema.
MEMORABILE: Il pranzo tra dirimpettai della via; Il cane congelato; Lo stratagemma per vendicarsi.

Pinhead80 24/12/19 23:37 - 3782 commenti

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Matteo Garrone riesce a conferire alle storie qualcosa di particolare che le rende eccelse. A partire dalla scelta degli interpreti fino ad arrivare alle atmosfere cupe e senza speranza di luoghi che sembrano essere in balia di se stessi. Nessun personaggio è assolutamente buono e nessuna azione può essere giustificata in sé. Rimane impressa l'interpretazione straordinaria di Marcello Fonte in uno dei protagonisti più indecifrabili della storia del cinema moderno. Giustamente acclamato e premiato.

Jurgen77 13/01/20 10:57 - 628 commenti

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Il film, più che approfondire le tematiche "sadiche" sull'omicidio del ras del quartiere, ripercorre la psicologia e gli avvenimenti pre-sequestro e omicidio. Ambientazioni quasi da film postatomico in una periferia dove tutto è lontano, dilatato e degradato. Ottimo il protagonista nei panni della vittima/carneficie canaro. Garrone centra l'obiettivo e non cade nel revenge movie in chiave sadica o splatter, anche se il "laboratorio" dove lavora il canaro lascia presagire un film da "mad doctor" o magari un torture porn...

Il ferrini 30/03/20 01:01 - 1623 commenti

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Ispirato da fatti realmente accaduti, Garrone consegna alla storia un altro personaggio memorabile: il canaro. Uomo piccolo (così come l'imbalsamatore) e apparentemente mite, ma capace di un'evoluzione tesa e coinvolgente. Fonte è perfetto, grazie anche alla sua voce molto particolare, ma quello che colpisce maggiormente sono la decadenza dei luoghi, la descrizione di quella violenza quotidiana che genera mostri, impietosamente fotografata in ogni angolo buio, in ogni crepa d'intonaco nei muri fatiscenti. Grande cinema.
MEMORABILE: Il cane surgelato; Il finale con Simone nella gabbia.

Hackett 12/01/20 11:02 - 1717 commenti

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Garrone parte da una nota vicenda di cronaca ma rapidamente si concentra su ciò che più lo interessa. Non tanta attenzione infatti alla crudele morbosità del fatto reale e spazio invece alla desolazione sociale attorno alla quale ruotano i suoi disperati personaggi, maschere tragiche di quel teatro crudele che è la realtà suburbana. Fantastica la fotografia, grandi gli interpreti. Quasi un western della solitudine. Da vedere.

Herrkinski 12/01/20 00:08 - 4895 commenti

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Quasi un crossover tra L'imbalsamatore e Gomorra, sia nella ricostruzione di un personaggio discusso (il canaro della Magliana) sia nel rapporto tra vittima e carnefice sia nella rappresentazione di periferie squallide e degradate, magnificamente messe in scena e fotografate da un Garrone perfettamente a proprio agio. Lo script però latita; se la prima metà si può considerare introduttiva, dopo si sarebbe dovuto fare di più per mantenere l'attenzione, specialmente nel finale - a metà tra fiction e fatti di cronaca - che poteva essere più feroce.

Enzus79 12/01/20 12:42 - 1723 commenti

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Film che si ispira liberamente al cosiddetto delitto del Canaro. Dopo la discreta prova del Racconto dei racconti Matteo Garrone ritorna al genere a lui più congeniale: il drammatico. Come narra lui le nefandezze e le criticità (anche individuali) delle periferie italiane nessuno lo sa fare. Marcello Fonte davvero in parte. Bella anche la fotografia.

Caesars 13/01/20 10:48 - 2632 commenti

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Garrone dirige egregiamente due ottimi interpreti (davvero notevole Fonte nei panni del protagonista) in un film chiaramente ispirato alle vicende del "canaro", ma che di esse non vuole essere una pedissequa riproposizione. Buona la ricostruzione di un'umanità fortemente degradata (solo la presenza della figlia di Marcello rappresenta uno sprazzo di luce) ben resa da una fotografia debitamente tetra. Non un capolavoro, ma opera da vedere.

Nando 5/03/20 08:28 - 3441 commenti

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La nota vicenda del "canaro" in una pellicola plumbea in cui la violenza unilaterale regna sovrana, contrapposta alla meschina innocenza del protagonista, un bravissimo Fonte ben coadiuvato da uno straordinario Pesce. L'evento cronachistico viene lievemente alterato, viste anche le ambientazioni, ma quel senso di angoscia pervade la narrazione conducendoci a un triste finale.

Rocchiola 5/03/20 08:39 - 836 commenti

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Ispirandosi con molta libertà al delitto del Canaro, Garrone firma la sua opera meno grottesca e astratta. All’uscita fu accostato a Cane di paglia, ma il regista dovrebbe guardare il film di Peckinpah per capire come si caratterizzano personaggi attendibili e come si crea la giusta tensione. Invece sembra rimanere più interessato all’ambientazione che alla narrazione. Così la storia scorre senza mordente, salvata giusto dalla faccia almodovariana di Marcello, moderno Calimero di periferia. La fotografia plumbea è ormai un cliché evitabile.
MEMORABILE: La toelettatura del mastino; L’umiliante pestaggio di Marcello di fronte agli abitanti del quartiere; Marcello con il corpo di Simone in spalla.

Pigro 10/03/20 11:02 - 7666 commenti

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Dall’imbalsamatore al toelettatore: è il ‘canaro’, omino piccolo piccolo, che naviga a vista tra droga e furti nello squallido sottobosco delinquenziale di periferie dimenticate. Storia trucida e carnale di vigliaccherie e rivalse, da trafiletto in cronaca nera, raccontata con potente efficacia grazie alla straordinaria empatia del protagonista, un solitario perdente, incastonato in quadri visivi di grande impatto. Più poema maledetto che film sociale, con un iperrealismo che diventa quasi trasfigurazione grottesca. Ottima fotografia.

Faggi 31/05/20 16:36 - 1461 commenti

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La prova del fuoco dell'attore - si parla del protagonista - è superata; non resta che complimentarsi. Il film è triste, di quella tristezza che imperversa (e mai demorde) nelle periferie, nelle pagine di cronaca nera e in ogni singolo anfratto dello squallore ovunque si trovi - tristezza che è agli antipodi della malinconia (solo quest'ultima può essere dolce). Si direbbe che riesca facile assestare colpi mortali alla descrizione e accarezzare l'espressione, fornirla di monili ansiogeni come in un horror caustico, ambientato nel degrado.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Galbo • 1/07/18 18:00
    Gran Burattinaio - 3735 interventi
    Schramm ebbe a dire: il film si è aggiudicato ben 8 nastri d'argento a taormina: miglior film, regia, migliori attori (premiati entrambi i protagonisti), produzione, scenografia, montaggio e sonoro. curiosità: Inizialmente il regista aveva pensato a Benigni come protagonista, scelta decaduta via via che la sceneggiatura ha subito numerosi rimaneggiamenti (fonte: Il resto del Carlino 1/07/2018) Ottima scelta quella di premiare i due protagonisti, entrambi notevoli
  • Discussione Schramm • 1/07/18 19:31
    Risorse umane - 6694 interventi
    Zender ebbe a dire: Maiuscoli Schramm, per le curiosità. Perché anche i premi vanno in curiosità. ogghei gabo. i premi li avevo sistemati per la DG in realtà. ora maiuscolizzo.
  • Discussione Zender • 1/07/18 20:23
    Consigliere - 43719 interventi
    Sarebbe stato anche peggio: se mi scrivi metà post per la discussione generale e metà per le curiosità io come avrei fatto a spezzarlo lasciandone metà qui e portandone metà di là? I am not a prestigiator.
  • Discussione Raremirko • 1/07/18 21:15
    Call center Davinotti - 3439 interventi
    Che roba Benigni al posto di Fonte; sarebbe venuto fuori qualcosa di diverso, magari, e sarebbe stato interessante veder Roberto alle prese con temi serissimi e poco spazio per far ridere. Ma comunque Fonte è magistrale.
  • Discussione Galbo • 1/07/18 22:41
    Gran Burattinaio - 3735 interventi
    Raremirko ebbe a dire: Che roba Benigni al posto di Fonte; sarebbe venuto fuori qualcosa di diverso, magari, e sarebbe stato interessante veder Roberto alle prese con temi serissimi e poco spazio per far ridere. Ma comunque Fonte è magistrale. Benigni non ce lo vedo proprio
  • Curiosità Redeyes • 29/03/19 08:38
    Contratto a progetto - 836 interventi
    Le 9 statuette vinte dal Film ai David di Donatello 2019: 1) Miglior film 2) Miglior regia Matteo Garrone 3) Miglior sceneggiatura originale Matteo Garrone, Massimo Gaudioso, Ugo Chiti 4) Miglior attore non protagonista Edoardo Pesce 5) Miglior autore della fotografia Nicolaj Brüel 6) Migliore scenografo Dimitri Ccapuani 7) Miglior truccatore Dalia Colli, Lorenzo Tamburini 8) Miglior montatore Marco Spoletini 9) Miglior suono
  • Discussione Herrkinski • 12/01/20 00:10
    Scrivano - 2279 interventi
    Qualcuno sa se l'osteria mostrata in alcune scene del film esiste o è stata ricostruita? La zona in generale in cui è ambientato ha ancora negozi e attività o è dismessa? Ho notato che stranamente nessuno si è interessato alle location.
  • Discussione Capannelle • 14/01/20 19:42
    Scrivano - 2464 interventi
    Daniela ebbe a dire: Non resta altro che confrontare i due risultati... E tu che aspetti Dani? 44 voti (e uno score invidiabile) manca solo il tuo ;-)
    Ultima modifica: 14/01/20 19:43 da Capannelle
  • Discussione Daniela • 14/01/20 21:28
    Consigliere massimo - 4944 interventi
    Hai ragione Capannelle, mi ero riproposta di vederlo tempo fa e poi, per una ragione o l'altra, ho perso il treno. Rimedierò in settimana. Grazie per esserti prestato al compito di post-it umano :o)
  • Discussione Caveman • 25/03/20 14:53
    Galoppino - 278 interventi
    Un film che senza dubbio resta in mente. Visto al cinema ormai tempo fa, non mi ero documentato (volutamente) e non sapevo cosa aspettarmi. Di sicuro non ha deluso nella sua ottima realizzazione, certo non un film da vedere e rivedere. Comunque almeno una volta andrebbe visto, se non altro per dimostrare (anche a noi stessi?) che il cinema italiano quando vuole, sforna ottime prove.