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BREVE GUIDA AL CINEMA SPLATTER ITALIANO
martedì 22 giugno 2010
ImageIl prolifico cinema splatter italiano è nato in risposta a un’esigenza che si era manifestata la prima volta nel cult Blood Feast (1964) di Herschell Gordon Lewis e poi universalmente esplosa in La notte dei morti viventi (1968) di George A. Romero. I due film diventeranno pietre miliari nel percorso horror mondiale anche per via del loro elevato contenuto di sangue (soprattutto il primo, visto che il secondo può contare anche su altri importanti contenuti).
Col successo internazionale del film di Romero anche il cinema dell’orrore italiano subisce una metamorfosi: non più alla ricerca della sola atmosfera come nei gotici che fino ad allora erano andati per la maggiore, quanto invece di un orrore diretto, viscerale, che improvvisamente esplode in scene ricche di copiosi spargimenti di sangue.

ImageESORDI SPLATTER, PRIMI SETTANTA
Uno dei primi splatter della storia del cinema made in Italy è Reazione a catena (1971) di Mario Bava, film che, per inciso, è il primo slasher al mondo e rappresenta una svolta sia nella carriera di Bava (il quale fino ad allora aveva girato, con poche eccezioni, quasi solo raffinati gotici, pur se va detto in qualche caso già pregni di scene “forti”), sia nel giallo all’italiana: volti maciullati a colpi di roncola, pali che trapassano toraci, decapitazioni, pugnalate a volontà... Il giallo all’italiana fino ad allora non aveva mai osato tanto in campo gore, tanto che gli spaghetti thriller fino ad allora girati (non pochi) avevano fatto uso di una violenza più suggerita che mostrata (esclusi alcuni esempi come il violentissimo Sei donne per l’assassino, sempre di Bava), a causa anche delle forbici poco clementi della censura.

Dapprima lo splatter cercò di legarsi con il giallo all’italiana, dato che ai tempi in Italia era quello il genere più gradito in campo horror; per cui, all’interno di un filone già piuttosto codificato, da Reazione a catena in poi tali film diventeranno ben più disturbanti. Occorre segnalare, a tal proposito, vari gialli del periodo distintisi per il gore: l’eccellente Mio caro assassino (1971) di cui si ricorda la memorabile aggressione con la motosega circolare ai danni di ImagePatty Shepard, I corpi presentano tracce di violenza carnale (1973, altro slasher italiano destinato a diventare seminale per parecchi film stranieri), il riuscito La polizia chiede aiuto (1974) del compianto Massimo Dallamano (che in questo caso tenta un azzeccato crossover col poliziesco) e Profondo Rosso (1975), considerato da molti come il capolavoro di Dario Argento e sicuramente uno dei thriller nostrani più sanguinosi mai girati, del quale troppe sono le scene splatter entrate nella storia (dalle mannaiate alla sensitiva all’uccisione finale di Carlo).
L’evolversi della “moda” splatter in Italia portò a richiedere ai tecnici degli effetti speciali una maggiore preparazione nel campo. Non è un caso che proprio in questo periodo conobbero fama a livelli internazionali molti effettisti italiani che si distinsero per le loro creazioni: primo fra tutti Carlo Rambaldi naturalmente (premiato poi con due Oscar negli USA per King Kong del 1976 e Alien del 1979), ma anche Giannetto De Rossi e Sergio Stivaletti.

ImageMETA’ SETTANTA: LO SPLATTER COME GENERE O QUASI
Verso la metà degli anni ’70, parallelamente ai tanti gialli che ormai si divertivano nel ricercare l’effetto più sanguinoso, lo splatter in Italia cominciò a riscuotere un tale successo da diventare genere a sé. E’ in questo periodo che nacque il cosiddetto “cannibal”, un genere tutto italiano che si sviluppò ulteriormente negli anni ‘80 ma che nacque ufficialmente nel 1972 con Il paese del sesso selvaggio (di Umberto Lenzi) e proseguì con altri lavori più o meno riusciti (per i quali si rimanda all'approfondimento di Zender) come Ultimo mondo cannibale di Ruggero Deodato (1977), Emmanuelle e gli ultimi cannibali (1977), La montagna del Dio cannibale (1978) e (qui senza la sua variante avventurosa) Il profumo della signora in nero (1974). ImageSiamo verso la fine degli anni ’70 e lo splatter sta conquistando il pubblico: è proprio in questo periodo che vengono dati alla luce veri e propri cult del gore come Suspiria (1977) e Buio omega (1980). Buio omega, in particolare, si presentò come uno degli esempi più alti di cinema splatter italiano. Un film malato, perverso, più che sanguinoso ripugnante: era ciò che veniva mostrato a disgustare, più della quantità si sangue stessa (ben poca, a ben vedere). C’erano amputazioni (riprese però senza indugiare troppo sul sangue e sui moncherini), autopsie riprese con dovizia di particolari, unghie strappate e chi più ne ha più ne metta. Fu il film che consacrò il regista Aristide Massaccesi (che già aveva girato il thriller La morte ha sorriso all’assassino nel 1973 indugiando parecchio sui particolari splatter) nell’Olimpo dei registi horror italiani e che diede il via a un decennio in cui il cinema splatter conobbe un periodo di sviluppo e di diffusione in tutto il mondo eccezionali: gli anni ’80.

ImageANNI OTTANTA: ESPLOSIONE DEL FENOMENO
Purtroppo va detto che la continua produzione di splatter movies ha incentivato anche (ahinoi!) lo svilupparsi della moda “produci velocemente, in successione e senza troppa cura, l’importante è produrre tanto”; ma ciò era inevitabile, in un paese in cui i budget elevati sono da sempre appannaggio solo di un certo tipo di cinema o quasi.
Fu l’abbassarsi della qualità data dall’iperproduttività a portare il cinema splatter italiano a un inesorabile abbassamento della qualità media dei prodotti. Si finì col lambire i confini del trash e di conseguenza, verso la fine del decennio, questo prese spesso il sopravvento culminando nella produzione di quelli che sono da molti considerati gli horror peggiori mai girati in Italia, splatter e non (Il Bosco 1 del 1988, Hansel e Gretel del 1989, Luna di sangue, La dolce casa degli orrori ecc.). Spesso tali film erano prodotti televisivi, intesi in cicli da trasmettersi in tarda serata ad un pubblico, in fin dei conti, casalingo. Ed è proprio a causa di ciò, beffa estrema, che in gran parte non vennero all’epoca nemmeno mai trasmessi: ci si rese conto che la quantità di sangue presente era eccessiva, per il pubblico televisivo, per cui o si passò a censurarli o addirittura si dovette attendere il recente recupero per vederli (vedi l’approfondimento fatto da Undying in merito). In alcuni casi (vedi il ciclo “Lucio Fulci presenta”) i film vennero distribuiti nelle videoteche, in vhs.
Tornando a parlare degli inizi del decennio, le correnti dello splatter di questo periodo sono molteplici: essenzialmente zombi movies, cannibal movies (sulla scia di quelli dei Settanta, non a caso i registi saranno gli stessi) e tardi spaghetti thriller. I maggiori esponenti del periodo furono Umberto Lenzi, Aristide Massaccesi, Bruno Mattei (che collaborava spessissimo con Claudio Fragasso), Dario Argento, Ruggero Deodato, Lamberto Bava e ultimo, ma non certo per importanza, Lucio Fulci.


GLI ALFIERI DEL (SOTTO)GENERE:

ImageLUCIO FULCI
Impossibile citare tutti gli splatter italiani di questo decennio. Fulci, che già aveva dimostrato grande maestria nell’utilizzare il sangue in due scene di Non si sevizia un Paperino (1972), elaborò (anzi, perfezionò) uno stile del tutto personale, studiando inquadrature particolari come zoomate improvvise sugli occhi sbarrati degli attori, sviluppando un gusto morboso nel riprendere lo splatter con sadica dovizia di particolari e accanendosi spesso sui bulbi oculari. ImageSi fa maggiormente ricordare per i suoi lavori nel campo dello zombi-movie (Zombi 2, con una scena di deorbitazione oculare famosissima ai danni di Olga Karlatos, L’Aldilà – E tu vivrai nel terrore!, Zombi 3, che conta delle aggiunte impreviste di Mattei e Fragasso e maltrattato dalla critica), ma seppe uscirne con eleganza creando un filone personale (Paura nella città dei morti viventi, Quella villa accanto al cimitero). Erano tutti film nati conseguentemente al successo di Zombi (1978) di Romero che, grazie alle memorabili scene splatter curate dal bravissimo De Rossi, avevano raggiunto uno status di culto assoluto. Molti altri sono stati comunque gli splatter prodotti da Fulci in questa decade. Ricordiamo Lo squartatore di New York (1982), un thriller misogino e sanguinosissimo o anche il mafia movie Luca il contrabbandiere (1980), che a quanto pare è l’unico mafia movie propriamente splatter, in cui trovano posto scene memorabili come quella in cui si assiste all’ustione del volto mediante fiamma ossidrica.
ImageVerso la fine degli anni ’80 Fulci ha conosciuto un’incredibile parabola discendente: si è abbassato a dirigere vere e proprie nefandezze televisive in cui l’unica opera che spicca è l’interessante La casa nel tempo (1989), parte della serie “Case Maledette”, (quattro film girati da Fulci e Lenzi). Gli ultimi lavori del regista (come quelli della serie “Maestri del Thriller”) sono poco gore rispetto ai lavori pecedenti (eccettuati Quando Alice ruppe lo specchio, Demonia, Un gatto nel cervello e, appunto, La casa nel tempo), per cui per la gran parte sono finiti nel dimenticatoio.

ImageRUGGERO DEODATO
Deodato negli Ottanta ha diretto pochissimi film appartenenti al genere splatter: tra questi non vanno comunque tralasciati Inferno in diretta (1985), il derivativo (l'origine è da rintracciare nella serie americana di Venerdì 13) Camping del terrore e naturalmente il seminale e controverso Cannibal holocaust (1980), un agghiacciante parabola sui cannibali che lancerà la moda degli horror da videocamera alla Blair witch project.

ImageUMBERTO LENZI
Anche Lenzi in questa decade si affermò come regista di cannibal (e anche di qualche zombie movie), ma senza troppo inseguire l’idea di Cannibal holocaust tenne a mantenere lo stile de Il paese del sesso selvaggio, il cannibal movie che aveva diretto negli anni ’70. Diresse quindi Mangiati Vivi! (1980) e Cannibal Ferox (1981), due film dalla tecnica modesta ma che goderono di un discreto successo.
Come già accennato, Lenzi girerà  anche due horror sugli zombi, ossia Demoni 3 (1991) e Incubo sulla città contaminata (1980), entrambi piuttosto dimenticabili. Collaborerà con Fulci al ciclo “Case maledette” firmando la regia di due dei capitoli della tetralogia, uno dei quali mediocre ma discretamente interessante dal punto di vista splatter: La casa delle anime erranti (1989).
Per la cronaca, sulla scia degli zombi/cannibal movies, Marino Girolami e Andrea Bianchi produrranno rispettivamente Zombi Holocaust (1980) e Le notti del terrore (1981).

ImageARISTIDE MASSACCESI

Aristide Massaccesi, dopo Buio omega, produsse nel 1980 un altro splatter diventato negli anni un vero cult: Antropophagus. Un film in cui il sangue è più palesato rispetto al precedente. L’attore nel ruolo del pazzo cannibale è Luigi Montefiori, il quale riprenderà in qualche modo il personaggio in un altro splatter creato da Massaccesi, ossia lo slasher Rosso Sangue (1981), film che, pur essendo una sorta di sequel di Antropophagus, presenta invece molti punti in comune con Halloween – La notte delle streghe (1978). Meno conosciuto del suo predecessore, anche Rosso Sangue contiene comunque un gran bel numero di scene splatter (sovente censurate nelle diverse edizioni homevideo) che confermano Massaccesi (qui si firma Peter Newton, uno dei suoi mille pseudonimi) ai vertici del genere.

ImageDARIO ARGENTO
Argento, negli anni ’80, è  stato forse l’unico regista che ha creato film splatter senza seguire la moda degli zombi e dei cannibal movies: in questa decade i suoi gialli all’italiana e i suoi horror diventano più feroci e cinici, potendo quindi facilmente essere associati al genere splatter. Arriva così Tenebre (1982), thriller feroce, misogino e sanguinoso, di cui è diventata memorabile la scena dell’amputazione della mano di Veronica Lario con un’accetta (scena quasi sempre censurata al momento del passaggio in tv del film). ImageA questo film seguirà il feroce Phenomena (1985), ad oggi, insieme a La terza madre (2007), il film di Dario Argento più sanguinoso in assoluto: sangue a gavettoni, necrofilia, amputazioni, carni putrescenti… il tutto creato sapientemente da Sergio Stivaletti.
L’ultimo splatter della decade firmato Argento sarà Opera (1987), un giallo brutale in cui esiste un paradossale parallelismo fra la macelleria (il killer è dotato di una violenza barbara davvero sorprendente) e l’atmosfera barocca, poetica e musicale in cui è immersa la pellicola.

ImageBRUNO MATTEI
Discorso a parte merita Bruno Mattei, che vanta una nutrita filmografia composta quasi esclusivamente di titoli dai più giudicati scadenti. Se è vero che spesso ha avuto a disposizione un budget miserrimo, per molti lo è altrettanto il fatto che, pur essendosi cimentato in vari generi che vanno dall’horror all’erotico al fantascientifico (con la curiosa eccezione del giallo all’italiana… troppo impegnativo?) non ha azzeccato un film in più di trentacinque anni di “carriera”, creando anzi opere che sono diventate talvolta dei veri e propri trash cult. Spesso si è fatto aiutare dal giovane Claudio Fragasso, sempre con esiti mediocri. Negli anni ’80 produsse gli splatter Rats – Notte di terrore (1983) e Virus (1980, a tema zombi).

ImageLAMBERTO BAVA
Lamberto Bava, figlio di Mario, è stato uno dei registi horror più attivi nel corso degli anni ’80. Operando sempre rischiose gimcane tra il giallo all’italiana a tinte forti (girò La casa con la scala nel buio nel 1983, un film mediocre ma godibilissimo e davvero sanguinoso), l’horror e i film tv, ha saputo ottenere comunque un buon successo di pubblico. Non si può, a tal proposito, non citare il grande successo dei due suoi splatter più famosi, prodotti da Argento: Demoni (1985) e Demoni 2 (1988). Film rivalutati al giorno d’oggi e diventati veri cult grazie anche agli ottimi effetti speciali creati da Stivaletti, che qui ha modo di sbizzarrirsi con creazioni al limite del cronenberghiano. Curiosa anche la sua incursione nel cinema degli "animali assassini" con Shark, rosso nell'oceano, il cui riferimento allo squalo del titolo è fuorviante ma che propone diverse decapitazioni sanguinose come richiedevano i tempi...


ImageGLI ANNI NOVANTA
Negli anni ’90 il cinema splatter dello Stivale conosce un periodo di crisi produttiva. Vuoi per la parabola discendente di Dario Argento, vuoi per la morte del povero Lucio Fulci nel 1996, vuoi per il blocco registico di Lenzi e Deodato, l’evoluzione di questo curioso sottogenere nei Novanta è riassumibile in poche righe. I film italiani di maggior rilievo nel campo sono il sanguinosissimo Demonia, il metafilmico Un gatto nel cervello (coevo, entrambi tra gli ultimi lavori di Fulci) e il visionario Dellamorte Dellamore (1993) di Michele Soavi, che vede la partecipazione di Anna Falchi.

ImageLO SPLATTER OGGI
Negli ultimi dieci anni lo splatter italiano e l’horror italico in generale hanno toccato davvero il fondo. Se si esclude qualche sanguinoso ritorno al giallo all’italiana come il parecchio splatter Nonhosonno (del 2001, di Dario Argento), i film sfornati sono quasi tutti a bassissimo budget, nonostante si possa sulla carta oggi osare molto di più in campo gore grazie anche all’effettistica che ha fatto davvero dei passi da gigante. Vanno ricordati (per molti in negativo) film come La terza madre di Dario Argento, da noi generalmente malaccolto e che chiude la trilogia delle Matres (da salvare gli SFX splatter di Sergio Stivaletti, davvero prodigiosi) e Il bosco fuori, horror paratelevisivo del 2006 che costituisce una sorta di remake in salsa romanesca di Non aprite quella porta (1974).


APPROFONDIMENTO INSERITO DAL BENEMERITO FUNESTO
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