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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Ennesimo dramma calato nella Roma periferica, si guarda bene dal mostrare la faccia solare della capitale per sprofondarla in una cupezza opprimente sottolineata da una fotografia poco definita e sporca, che privilegia i toni scuri per sposarla al meglio con le sfumature tetre della vicenda.

Ivano De Matteo mette in scena ciò che appare sulle prime il normale quotidiano di una famiglia fondamentalmente legata e affiatata. Un padre (Leo) che lavora come infermiere al 118, una madre (Mancini) comprensiva e positiva e poi Mia (Gasbarri), quindicenne come tante, dolce e un po' introversa, legatissima all'amica Anna (Faraoni) con la quale si apre al mondo che sboccia intorno a lei,...Leggi tutto fatto di feste, scuola, pallavolo, amici e Marco (Mandolini), un ventenne dal quale Mia è attratta. Un duro, in apparenza poco socievole, che la pretende tutta per sé; e quando lei comincia a frequentarlo, l'universo a cui faceva riferimento cambia: non più semplici giochi e innocenti evasioni ma qualcosa di più. Suo padre lo capisce, la madre anche ma non ha il coraggio di affrontare il problema per paura di provocare nella figlia reazioni scomposte.

E' però il rapporto tra padre e figlia, prima ancora che quello di Mia con la sua cerchia di conoscenze, a farsi centrale; anche perché tra tutti è sicuramente quello di Leo il personaggio più sfaccettato e interessante, attraverso il quale leggere i silenzi e l'assenza perdurante di Mia, che a casa pare rifiutare – pur se con relativa placidità - il dialogo con i genitori ("Sei sciatta!", le urla papà in un impeto di rabbia). Come affrontare la situazione? Nessuno sa quale possa essere la chiave giusta per reimpadronirsi di una figlia con tutta evidenza preda dell'amore sbagliato e si procede di conseguenza a tentoni. Centrando il film sul padre, De Matteo opera la scelta migliore, inquadrandone tutte le insicurezze, l'inadeguatezza, il rischio di perenne fallimento, in ultima analisi le fragilità che da tutto ciò derivano. Il confronto con la moglie langue, quello con la figlia incontra un prevedibile sbarramento, quello con Marco nemmeno a parlarne...

De Matteo riprende bene Roma che si fa tuttavia sfondo anonimo, teatro ininfluente di un dramma che non si sa quando (e in quale misura) esploderà. Un occhio alle figure marginali da cui ricavare qualche battuta sdrammatizzante (la guarda giurata amica del padre), una predisposizione comunque innata alla battuta per Leo che porta inevitabilmente a ricavare qualche sorriso anche da situazioni nelle quali mai sembrerebbe lecito concederlo. Merito dell'atteggiamento tutto romano che riesce bene a bilanciare registri opposti generando un'alchimia ormai ben nota a chi frequenta il cinema italiano di oggi. Con una Gasbarri (esordiente su grande schermo) davvero splendida, aggraziata, dal sorriso dolce che conquista: è il prototipo della ragazzina brava e indifesa finita tra le mani di uno dei figuri più spregevoli che si possano immaginare, disgustosamente cinico e arrogante.

L'ultima parte, in cui Leo acquisisce ulteriore spessore e importanza nell'economia della storia, affonda il coltello nelle pieghe del dramma, sfiora quasi la psicopatologia (i filmati riguardati in loop) soffocandoci e incespicando talora in lungaggini evitabili. Il sesso con le sue ovvie implicazioni si staglia deciso anche quando si fa maturo negli imbarazzi dei genitori, la denuncia di una società per troppi versi in crisi d'identità, dominata dalla comunicazione via cellulare e dalla facilità estrema con cui viene disintegrata ogni integrità morale, urla il suo disperato richiamo all'attenzione con l'ennesimo film verità. Per nulla originale, di tanto in tanto fuori fuoco, divagante ma potente. Marchioni in “amichevole partecipazione” appare nel finale livido, in cui una sola azione racchiude tutto il senso del messaggio.

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 8/04/23 DAL DAVINOTTI
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Markus 8/04/23 09:53 - 3705 commenti

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Sembra un dramma d'oggi ma l'opera di De Matteo affonda a guardar bene le radici molto lontano; in effetti, il bullismo amoroso che genera il dramma di cui il film è permeato oggi è fatto a mezzo informatico, ma da sempre esiste sotto altre forme. Nella pellicola aleggia un'aria da Borghese piccolo che genera se non altro una visione attanagliante per via dell'alta drammaticità proposta nella seconda parte. Gasbarri/Leo - comunque convincenti - si assestano a proporre se stessi; più ficcanti Mancini e Mandolini (quest'ultimo in un ruolo non facile ma ottimamente interpretato).

Reeves 9/04/23 20:27 - 2391 commenti

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Una ragazza di quindici anni, una famiglia simpatica e tranquilla: tutto va in fumo a causa di un ragazzo violento e ossessivo, che commette la più vigliacca delle vendette. Un film forte, teso, capace di far riflettere. La ragazza è bravissima, Edoardo Leo sa incurvarsi e appesantirsi da buon papà, Milena Mancini è sofferente ed efficace. Una bella sorpresa, anche perché è uno dei pochi film di giovani che ha un linguaggio davvero credibile.

Xamini 10/04/23 12:07 - 1263 commenti

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Dramma italiano che parte descrittivo, calmo, sorridente, disseminando qua e là indizi sulla sua evoluzione ma che acquisisce via via forza, lavorando sulla difficoltà da parte di una coppia di genitori a vivere una fase (quella adolescenziale) della crescita della figlia; fase che da normale si fa eccezionale, a causa di un personaggio fuori dalle righe. A dispetto di una fotografia smorta, De Matteo riesce, grazie a un cast che lavora benissimo (Leo in primis, capace anche del registro ironico) a far montare la tensione sino a renderla insopportabile, togliendo fiato allo spettatore.
MEMORABILE: La scrittura dei dialoghi tra ragazzini: davvero credibili; L'acme del dramma e relative reazioni; Il finale.

Corinne 7/08/23 15:58 - 421 commenti

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Difficile non intuire dove il film voglia andare a parare. Non una storia originale ma di forte impatto emotivo, anche per la tematica tristemente attuale. Al centro, una famiglia come tante e il dramma che irrompe travolgendo tutto, a partire dal rapporto padre-figlia. Leo ci restituisce la figura di un padre non monocorde tra scatti d'ira, amore, dolore e disperazione affiancato da un'efficace Mancini; funzionano anche i giovani, che parlano da giovani senza risultare macchiettistici.

Galbo 2/11/23 09:41 - 12456 commenti

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Il pregio del film di Ivano De Matteo è quello di raccontare una vicenda credibile e di mostrare con la giusta tensione drammatica le insicurezze che minano progressivamente un nucleo familiare apparentemente solido. Ciò avviene grazie a una sceneggiatura ben scritta che rifugge dai momenti eclatanti e che “lavora” per accumulo di situazioni verso l’escalation finale, forse un po’ troppo prevedibile. Buono il lavoro degli attori, specie quello dei due giovani protagonisti che interpretano ruoli non facili, il ragazzo in particolare.

Pinhead80 8/11/23 18:31 - 4922 commenti

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La vita di una tranquilla famiglia romana viene stravolta da un amore sbagliato della figlia per un ventenne possessivo e manipolatore. Le conseguenze saranno devastanti. Il film di Ivano De Matteo ha il pregio di affrontare senza mezzi termini una tematica molto importante attraverso una storia altamente drammatica che lavora di accumulo per circa un'ora, per poi esplodere nel finale. Difficile non riuscire a immedesimarsi nei genitori che hanno sempre meno strumenti per stare al passo con i loro figli. Ottima anche la prova dei giovani attori, che tengono il passo degli adulti.

Capannelle 20/06/24 17:29 - 4446 commenti

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Un dramma classico (quello del ragazzo geloso e possessivo, ma anche del rapporto genitore figlia adolescente) che De Matteo gestisce con efficacia grazie agli interpreti e alla sua esperienza nel disegnare questi drammi moderni all'interno di famiglie apparentemente tranquille. Poteva modulare diversamente la parte finale? Forse sì, ma ha il merito di mantenere la presa con una storia comunque lineare e contenendo le derive nazionalpopolari. Da notare anche il cameo di Marchioni, un habitué delle storie ad alto tasso di romanità.

Deepred89 23/06/24 13:07 - 3742 commenti

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Pellicola che ben sintetizza i pregi e i difetti tipici del regista: un'idea semplice ma potente (praticamente la stessa dell'islandese The Oath) che sin da subito riesce ad accattivarsi l'interesse dello spettatore, sviluppata però senza finezza (troppi compiacimenti, tra foto nostalgiche e gratuite svolte tristi) e quasi vanificata da un finale tanto convulso quanto poco soddisfacente. Manicheo a tutti i livelli (interpretazioni, caricate ma credibili, comprese), ma in un modo "kerseyamamente" funzionale al coinvolgimento. Visione quindi intrigante ma a posteriori non appagante.

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