"I RACCONTI DEL BRIVIDO" EPISODIO PER EPISODIO

18 gennaio 2016

LA PAGINA DEGLI ESPERTI

In questa pagina sono raccolti i commenti pervenuti sui singoli episodi di "I racconti del brivido". Chi volesse contribuire commentando un unico e preciso episodio non ha che da CLICCARE QUI e farlo, scrivendo nel forum il proprio commento e facendolo anticipare dal titolo dell'episodio e dal relativo pallinaggio (cercando di stare più o meno, a occhio, nei caratteri di un commento standard). Il commento verrà prelevato “automaticamente” (per via umana, cioè da me) dal forum e trasferito in questa pagina nel punto esatto.


01. L'ORA DELLE STREGHE (in dvd: L'ORA DELLA STREGA) (Witching Time)
** Un compositore di colonne sonore (Jon Finch) è sposato con un'attricetta (Prunella Gee) che lo cornifica con il loro psichiatra (Ian McCulloch). E' nervoso, sospetta che quando lei è via per lavoro se la faccia con qualcun altro (sbaglia obiettivo però... non è il regista). Una sera che è da solo in casa si ritrova nella stalla Lucinda Jessop (Patricia Quinn), una donna vestita di nero che dice di essere una strega che abitava lì 300 anni prima. Da non crederci, ma quella compare e scompare a piacimento e lo fa quasi impazzire. Sua moglie, al ritorno, lo prende per visionario e così fa lo psichiatra, ma intanto la strega (che gira spesso tette al vento) ne approfitta e se lo porta a letto, graffiandogli la schiena. Spunto minimale, personaggi stereotipati di scarso interesse, situazione che non si sblocca. Si azzarda una detection che porta a scoprire chi fosse la fantomatica strega nel passato, ma ci si concentra più che altro a mostrare come da sola la donna possa portare a far esorcizzare la casa da un prete che parla di fenomeni poltergeist (da lui definiti "spiriti birichini"). Al di là della solita confezione professionale e di una buona fotografia ben poco da ricordare, perché anche il cast dice poco o niente. (Zender)

*! La serie inizia con un mezzo passo falso. La storia della possessione da parte del succubo (demone femminile) è solo narrativa (e leggerina) mai suscitando davvero un'atmosfera fantastica. Anche l'anamnesi della maledizione (un classico della letteratura britannica del sovrannaturale) rimane nell'ambito del didascalico. Finale frettoloso. Discrete, invece, le interpretazioni. La Quinn è, ovviamente, la Magenta del Rocky Horror. (Rufus68)


02. LA TREDICESIMA RIUNIONE (The Thirteenth Reunion)
*** Mandata dalla caporedattrice a indagare sui metodi che sembrano rivoluzionari di un nuovo metodo di dimagrimento chiamato "Penso magro" (!), la giornalista Ruth Cairns (Julia Foster) conosce alla prima seduta di gruppo un uomo col quale uscirà a cena. Pare possa nascere una bella relazione, ma poco dopo questi ha un incidente d'auto mortale in seguito a forti allucinazioni. Quando un ragazzo che lavora alle pompe funebri le dice che l'uomo è stato messo in bara seguendo una procedura non standard (alla quale lui non aveva potuto partecipare), lei accetta di aiutarlo per capire cosa stia succedendo. Anche perché non è la prima volta che si verifica una cosa del genere, alla clinica. Entrati nottetempo alle pompe funebri, i due scoprono che nella bara c'è uno scheletro di ferro coperto dalle bende. Perché? Che fine ha fatto il vero cadavere? Una splendida atmosfera di mistero aleggia in questo buon episodio diretto da Peter Sasdy, in cui la recitazione tra lo stralunato e lo sbarazzino della Foster si rivela perfetta. Divertente la prima "lezione" di dimagrimento e ottima anche la performance di Gerard Kelly nel ruolo dell'altro "detective" improvvisato. L'orrore per una volta non ha nulla di soprannaturale e offre una soluzione gustosissima, con la "riunione" del titolo svolta amabilmente prima dell'inevitabile (per la serie) chiusura drammatica. Eccellenti performance da tutto il cast, regia competente e, quel che più conta, forse, una storia intrigante e curiosa. (Zender)

** Discreta impennata macabra ispirata da un reale evento (il famigerato disastro aereo delle Ande). Benché lo svolgimento sia prevedibile, soprattutto nell'ultima mezz'ora, la storia tiene per merito dell'aria sottilmente malsana che vi si respira (la cospirazione, l'indagine solitaria). Apprezzabile l'allusività nel finale (ciò che lo spettatore si aspetta di vedere è solo intuito). Il taglio televisivo, purtroppo, derubrica parte di tale sforzo a una certa piattezza nell'andamento. (Rufus68)


03. UN BRUSCO RISVEGLIO (in dvd: BRUSCO RISVEGLIO) (Rude Awakening)
** Un agente immobiliare (Denholm Elliott) si trova a dover vendere per conto di un esecutore testamentario una vecchia casa di campagna. Quando però vi arriva, da un montacarichi esce il cadavere di sua moglie e strane voci lo perseguitano. Fortunatamente pare solo un sogno, perché si risveglia nel letto accanto a sua moglie (Pat Heywood) e in ufficio la sua bella segretaria (Lucy Gutteridge) si dimostra affettuosa come sempre. Tornato per rivedere la villa, non la ritroverà più, in un continuo rimando tra sogno e realtà che pare proseguire oltre il lecito. E infatti la logica va a farsi un po' benedire, a lungo andare, e il regista accatasta scene misteriose o tra loro slegate una dopo l'altra senza seguire un filo narrativo coerente. Alcune anche di un certo effetto (il condominio demolito con il protagonista dentro), ma il più delle volte assai ripetitive (soprattutto nei risvegli accanto alla moglie e nei dialoghi in ufficio con la segretaria, vestita in modo sempre diverso). Elliott è bravo a interpretare l'uomo fuori fase e stranito, perso in un groviglio inestricabile di eventi tra loro in contraddizione, ma tutto - finale compreso - sembra costruito con troppa faciloneria, puntando sull'effetto psicologico e basta. (Zender)

** Un gustoso sistema di incastri, non nuovo nel soprannaturale inglese. Il gioco, tuttavia, appare, alla lunga, superficiale e portato avanti solo per stupire lo spettatore mancando una logica davvero stringente degli avvenimenti. Lo spaesamento del protagonista (un bravo Denholm Elliott) tra false anticipazioni del futuro e cadute nel passato vanta, tuttavia, una certa divertita anarchia. (Rufus68)


04. IL FIGLIO ADOTTATO (in dvd: I DOLORI DELLA CRESCITA) (Growing Pains)
**! Una coppia che ha appena perso il figlio in circostanze tragiche (muore in giardino dopo aver avuto delle visioni) decide di adottarne un altro. Il nuovo"figlio", James (Matthew Blakstad), non è però del tutto a posto: si porta dietro un coniglio di peluche, sembra quasi non provare emozioni, dà risposte che spiazzano. Inizialmente padre (Gary Bond) e madre (Barbara Kellerman) lo assecondano, ma la situazione si fa ora dopo ora sempre più insostenibile. Papà, che passa tutto il tempo in laboratorio a cibare i propri conigli con una proteina rivoluzionaria di sua invenzione, non si occupa molto della cosa, mamma fatica a capire i comportamenti di James. Intanto il primo a impazzire ufficialmente è il cane, che quasi si divora il braccio del padrone di casa proprio mentre in visita ci sono uno studioso e un messo della FAO. Il regista Francis Megahy comincia discretamente, costruisce un buon clima di tensione e - benché precipiti nel finale in una chiusa che si barcamena pericolosamente tra il surreale e il trash - mantiene l'episodio su livelli dignitosi, soprattutto giocando sulla difficile decifrazione dei pensieri che passano nella mente del giovane James. Ci si chiede sempre perché si comporti in un quel modo, cosa sa e cosa nasconda. Più standard l'interpretazione della bella Kellerman, un po' troppo insistite le fasi coi conigli. (Zender)

* Episodio piattissimo che risente fortemente della destinazione televisiva. Il bruciante inizio lascia ben sperare, ma il prosieguo annaspa progressivamente tra reincarnazione e vendetta senza mai bucare la superficie del prevedibile. La storiella è parecchio esangue (e un po' sciocca: gli esperimenti del ricercatore) e non solletica nemmeno la curiosità dello spettatore quando delinea la misteriosa figura del bambino adottato. Il finale, sbrigativo e ridicolo, cala la decisiva mannaia. Trascurabile il cast. (Rufus68)


05. LA CASA DISSANGUATA (in dvd: LA CASA CHE SANGUINO' A MORTE) (The House that Bled to Death)
**! "Amityville horror" condensato in 50 minuti, ma con un colpo di scena finale che se non altro giustifica un po' l'operazione distaccandosi dal modello in modo intelligente. Ci sono il prologo con l'omicidio nella casa maledetta (un vecchietto che fa a pezzi la moglie), l'arrivo della famigliola che compra l'appartamento senza saper nulla del delitto ma che comincia a subire apparizioni misteriose e naturalmente l'omaggio massimo: il sangue che cola dalle pareti e (lo si vedrà poi) pure da altri punti (con tanto di simpatico bagno generale alla "Carrie"). I vicini che conoscevano i precedenti proprietari capiscono che tutto sta per ripetersi e finiscono col riferire del triste passato della casa ai nuovi sfortunati proprietari (Nicholas Ball e Rachel Davies) e alla loro figlioletta Sophia (Emma Ridley). Come sempre in questi casi non tutto fila come dovrebbe, ma la sceneggiatura gioca furbescamente con una formula già ampiamente sperimentata. Azzeccate le figure dei due vicini, con la presenza misteriosa dell'agente immobiliare che torna più volte. Il formato televisivo (origine anche di una fotografia colpevolemente scialba) attenua l'impatto horror della vicenda e si naviga un po' troppo a lungo nel già visto (il prologo al contrario un suo fascino ce l'aveva). Ad ogni modo la sorpresa finale, ben chiarita e a cui viene dato il giusto spazio, risolleva il tutto e fa riconsiderare positivamente l'episodio. (Zender)

** Inizia faticosamente nel solco della casa maledetta dall'orrore pregresso, poi si mette in moto discretamente. La scena madre (l'esplosione sanguinosa) precede il colpo di scena del pre-finale e quello, prevedibile, ma apprezzabile per crudeltà, del finale vero e proprio. La confezione è sempre abbastanza piatta e televisiva; la recitazione, purtroppo, vi si adatta. (Rufus68)


06. IL FETICCIO (in dvd: CHARLIE BOY) (Charlie Boy)
*! Due fratelli ereditano una fortuna dallo zio e per Graham (Leigh Lawson), il più povero dei due, pare si schiudano finalmente le porte del benessere; ma intanto il suo primo progetto, cioè una società col fratello e con un amico regista, naufraga per il rifiuto del fratello, che si tira indietro. Basta questo per far sfogare Graham contro Charlie Boy (tragicamente tradotto con "Carletto" in italiano), un feticcio della collezione dello zio: lo infilza con un coltello pensando al fratello e quello muore cadendo da cavallo. Dopo di lui ci resta pure l'amico regista, colpito ridicolmente da una balestra sul set! Non è difficile pensare che esista una relazione tra le morti accidentali e il mefitico "Carletto"... Un episodio piuttosto insulso, scritto malamente e male amalgamato (basti pensare alla figura dello "sfregiato" protagonista di un patetico inseguimento alla Duel e primissima vittima del feticcio), recitato svogliatamente e debolissimo anche nel finale. Molto spazio per la fidanzata di Graham (Angela Bruce) senza che il personaggio lo meriti, regia anonima di Robert Young (in futuro dirigerà i parapythoneschi "Duca si nasce!" e "Creature selvagge"). (Zender)

* La maledizione del feticcio (un'idea già sfruttata) è ulteriormente annacquata da un andamento non certo brillante. La sequenza delle morti si sussegue con scadenza burocratica (e un po' ridicola: vedi la balestra assassina) e nemmeno il finale, debole e frettoloso, riesce a ravvivare un'atmosfera priva d'ogni tensione sovrannaturale. Attori del tutto anonimi. La traduzione di "Charlie Boy" (il feticcio) con "Carletto" ("Dov'è Carletto?", "Voglio trovare Carletto!") non sembra proprio il massimo per una entità avida di sangue. (Rufus68)


07. L'URLO MUTO (in dvd: UN GRIDO SILENZIOSO) (The Silent Scream)
*** Appena uscito dal carcere, Chuck (Brian Cox) va in un negozio di animali a ringraziare Blueck (Peter Cushing), il proprietario, per i soldi lasciatigli nei giorni bui. Questi lo invita a lavorare per lui in sua assenza: dovrà dar da mangiare alle bestie attraverso un sistema elettrizzato di distribuzione del cibo. Chuck accetta, ma appena rimasto da solo cerca di scassinare la cassaforte del negozio. Mal gliene incoglie: sotto di lui si apre una botola che lo farà cadere nella sua cella elettrificata privata. L'obiettivo di Blueck è usarlo come tester per un futuristico progetto di cella senza sbarre. Un soggetto originale, studiato con un bel numero di trovate che ne movimentano la seconda parte (la prima ci mette un po' prima di ingranare) e curato anche a livello psicologico (Blueck ha un cupo passato in un campo di concentramento). Un finale sadico al punto giusto, una ferocia non comune (il cane fulminato) e una sceneggiatura in cui anche la moglie (Elaine Donnelly) di Chuck si ricava uno spazio importante, non banale. Indubbiamente riuscito. (Zender)

**!
Forse è solo una questione di attori. I tre protagonisti si amalgamano con mestiere in una storia poco credibile, ma ricca di spunti sociologici interessanti (la mansuefazione degli animali in vista di quella umana). Cushing è, ovviamente, il migliore simulando un controllato sadismo sotto la scorza della bonomia. E quando il tutto pare concludersi con un classico contrappasso, l'episodio si rilancia con un beffardo colpo di reni. Apprezzabile. (Rufus68)


08. I FIGLI DELLA LUNA PIENA (in dvd: I BAMBINI DELLA LUNA PIENA) (Children of the Full Moon)
*! Una coppia (Christopher Cazenove e Celia Gregory) perde il controllo dell'auto e si ferma in un bosco dove, a pochi metri, trova una casa. Ci vive una signora dall'aria melliflua e gentile (Diana Dors) assieme ai suoi figli ("circa otto", parole sue!). Offre il proprio telefono ai due, quindi li sfama e li ospita per la notte. Una notte molto particolare, in cui un lupo mannaro fa capolino da dietro una finestra e altri strani animali sembrano aggirarsi nel bosco. Altrettanto strani si rivelano i figli e la stessa signora, ungherese, cortese senza dubbio ma le cui risposte spesso spiazzano. Il giorno dopo lui si risveglia in un letto e lei gli dice che è stato solo un sogno. Sarà vero? E allora perché lei comincia a comportarsi in modo decisamente insolito? E' in cinta di due mesi, dice... Ancora un episodio che gioca sul doppio piano, onirico e reale, confondendo chi segue ma fino a un certo punto. Poco da scoprire, a dire il vero, e per quanto il regista Tom Clegg (una carriera quasi esclusivamente televisiva) centri ogni tanto una discreta atmosfera e non ci si annoi troppo, l'episodio dice poco e si sviluppa prevedibilmente seguendo fino all'epilogo modelli alti senza certo uguagliarli. Sufficientemente ambigua e malefica Diana Dors, scialbi i due protagonisti. (Zender)

** Episodio certamente mediocre, ma almeno condotto con sicurezza nei porti del racconto classico di licantropi. Pur senza veri brividi, il regista riesce a ricreare un'atmosfera torbida che sfocia logicamente nel finale senza happy ending. Apprezzabile la maniera elusiva e discreta con cui viene resa la trasformazione. Brava la Dors in una parte melliflua e inquietante. (Rufus68)


09. L'AQUILA DEI CARPAZI (Carpathian Eagle)
*** Un commissario (Anthony Valentine) si ritrova a indagare su alcuni delitti partiicolarmente efferati, compiuti pare da una donna che dopo aver accompagnato le sue vittime in casa loro, ne espianta il cuore con una roncola o un rostro. La sorpresa del commissario è grande quando scopre che i particolari delitti sono raccontati in un libro la cui autrice (Suzanne Danielle) è una splendida donna che si era messa in contatto con l'ultima discendente della contessa assassina, crudele protagonista del libro. All'origine uno squartamento compiuto con l'entrata in scena di un'aquila. Il killer l'abbiamo visto in azione fin da subito ed è la scrittirice stessa (non v'è mistero su questo), che si traveste di volta in volta e come una mantide seduce le sue vittime per ucciderle. Se ci aggiungiamo che il commissario è proprio di lei che s'innamora (il fascino della Danielle è indiscutibile, il fisico statuario) capiremo quanto la storia sia un buon thriller solo parzialmente danneggiato dalla confezione televisiva e da una regia modesta (di Francis Megahy). La protagonista è magnetica, il commissario credibile nelle sue indagini e il tutto si lascia vedere grazie anche a un tocco morboso piuttosto insolito, per la serie. Curioso il personaggio del fratello artista in stile Vizietto. Peccato per una lunga chiusa finale superflua: si poteva concludere con la bella, perfida mascherata sul letto. Anche se a dire il vero l'ultimo travestimento è da infarto. (Zender)

*! Si continua a volare basso. Purtroppo la regia, ancora una volta, è tirata via e senza la minima inventiva; la sceneggiatura, del pari, sembra dissanguata da una totale mancanza di creatività. La trama gialla si rivela inesistente (sappiamo da subito chi uccide) e i tentativi di suggestionare lo spettatore con riferimenti a figure diaboliche del passato (la contessa) falliscono per colpa della troppa linearità. La Danielle, se non altro, è una sventola. (Rufus68)


10. IL GUARDIANO DEGLI ABISSI (Guardian of the Abyss)
** L'episodio si apre su una setta che cerca di entrare in contatto con Corason, un demone che si manifesta attraverso uno specchio. Allison (Rosalyn Landor), la ragazza necessaria alla riuscita del contatto, fugge però lasciando il gruppo con un palmo di naso. Un altro "specchio vivente" viene intanto venduto a un'asta e ne entra in possesso un antiquario (Ray Lonnen), che presto riceverà la visita di Allison. Il Maestro di Cerimonie muoverà allora un paio di pupazzi voodoo per fare in modo che la giovane faccia fuori l'antiquario (il quale così capisce che qualcosa non va, nell'affascinante donzella). Storia di occultismo che si mescola alle ricerche molto sommarie di chi pare aver a cuore la sanità mentale della bella Allison e che scoprirà come a tentare di richiamare in vita il demone Corason vi fu tra gli altri anche il celebre Aleister Crowley. Che ci riesca il poco credibile (per colpe non sue ma di sceneggiatura) John Carson pare difficile... Poco sangue come sempre, una regia (di Don Sharp, nientemeno!) che aggiunge poco, ipnotizzamenti prêt-à-porter con imbambolamenti improvvisi e un finale con sovrapposizioni fotografiche stile "Maschera del demonio". Non c'è molto da ricordare, nell'episodio (guardabile e niente più): horror di riporto privo di slanci. (Zender)

**! L'aver ripescato, all'interno di una sceneggiatura piuttosto accurata, individui misteriosi come John Dee o Aleister Crowley, spiriti come Choronzon e altre chicche espoteriche, fa sì che si abbia l'impressione di assistere a qualcosa di più del solito pastrocchio demoniaco da quattro soldi. Gli attori giusti (nei limiti del possibile), un'atmosfera morbosa che si concretizzerà nel sorprendente finale in chiesa e uno "specchio vivente" la cui natura pare davvero affascinante. La regia di Don Sharp, ad esser sinceri, non è niente di che, la matrice inglese dell'episodio è evidente, il montaggio sembra perdersi qualcosa per strada e comunque, sia chiaro, siamo molto lontani dagli horror lugubri, cupi, colmi di suspence che rappresentano la maggior parte della produzione di genere. Questo è un horror solare, a solide basi esoteriche che si scoprono via via, "impettito" e poco spettacolare. Può piacere ma anche lasciare piuttosto indifferenti per il suo scorrere troppo lineare e piatto come capita spesso di vedere in televisione. Sangue zero, effetti nemmeno a parlarne, ma una Rosalyn Landor (è Allison) bella e pure sexy, in lingerie bianca. Si è visto di molto peggio, soprattutto in tv. (Marcel MJ Davinotti jr.)

** Discreto episodio. A convincere non è tanto la trama, ma l'anamnesi storica contenuta nella storia (John Dee, Kelly, Aleister Crowley) che rende qualche spessore al tono sovrannaturale del tutto. Purtroppo la regia è tirata via e il parco degli attori non rifulge certo per la finezza della recitazione. Un gruppo di abili mestieranti al servizio di un'onesta oretta di evasione. (Rufus68)


11. UNA VISITA DALL'OLTRETOMBA (in dvd: UN VISITATORE DALLA TOMBA) (Visitor From The Grave)
*! La ricca e bella Penny (Kathryn Leigh Scott) vive assieme a Harry (Simon MacCorkindale) ma è uscita da poco da una clinica: soffriva di seri disturbi mentali che vengono riacutizzati da un tentato stupro ad opera di un losco individuo (Stanley Lebor) a cui Harry deve dei soldi. Lei gli spara in faccia col fucile, lo ammazza e insieme ad Harry decide di seppellirlo e di non dire niente alla polizia; ma l'uomo sembra perseguitare Penny dall'aldilà, ricomparendole davanti a sorpresa e portandola sempre più verso la pazzia. Un canovaccio consunto recitato senza la giusta convinzione e chiuso con un colpo di scena che non può proprio sorprendere nessuno. In pratica un lungo ripetersi della medesima situazione con lei che si lamenta con lui, lui che tenta di tranquillizzare lei, loro che riesumano il corpo del cadavere per esser certi che sia davvero morto e via dicendo, con l'aggiunta di una fattucchiera incontrata a una festa e altre amenità. Insignificante e aggravato da un epilogo talmente buttato lì che non ci si crede... (Zender)

* Appartiene al filone evemerista dove il sovrannaturale ha spiegazioni molto materiali (a parte il guizzo finale). Purtroppo la costruzione dell'episodio è assai pedestre e ha la colpa di inoltrarsi nel ridicolo (il medium indiano). Roba cucinata mille volte e, stavolta, pure scotta. (Rufus68)


12. LE DUE FACCE DEL MALE (Two Faces Of Evil)
** Famigliola in viaggio verso le vacanze (moglie, marito e figlio ciciottello) dà un passaggio sotto la pioggia a un automobilista in impermeabile giallo. Questi sale a bordo e un minuto dopo cerca già di scannare l'uomo alla guida. L'auto cappotta. Stacco. In ospedale. Si son salvati tutti tranne l'autostoppista ma il padre è messo parecchio male, tutto rabberciato in volto. La moglie (Anna Calder-Marshall) è preoccupata: lui quasi non parla, si comporta stranamente e gli è cresciuta sulla mano la stessa unghiaccia che aveva l'autostoppista. Perché? E l'uomo defunto in obitorio è davvero l'autostoppista ritrovato? Comincia bene l'episodio, con una bella tensione on the road e una gustosa figura di autostoppista in impermeabile giallo sotto la pioggia che anticipa l'ultimo segmento di Creepshow 2. Poi però, a incidente avvenuto, ci si arena nelle sabbie mobili di una storia che non procede. Sarà anche colpa del mediocre regista Alan Gibson (una lunghissima carriera ma praticamente solo televisiva), di una Calder-Marshall lagnosa e di un'idea che sembra tanto preludere all'ennesima variante sul tema degli ultracorpi siegeliani, ma la noia in attesa di assistere a un qualche degno sviluppo non svanisce nemmeno in presenza del brutto colpo di scena (e di un finale scontato). (Zender)

**! L'unico episodio della serie in cui si respiri a pieni polmoni la paranoia e la minaccia, veri motori del disagio che instilla l'orrore. La vicenda, purtroppo, è derivativa (siamo alle solite) e non presenta guizzi particolari di regia, però il tutto si lascia guardare con piacere, soprattutto se si è ammiratori del genere. Buono il cast (con l'eccezione del moccioso biondo) fra cui spicca la Marshall, abile ad alternare sentimenti di sollievo e paura. (Rufus68)


13. IL SEGNO DI SATANA (in dvd: IL MARCHIO DI SATANA) (The Mark Of Satan)
** Si apre in sala operatoria: un uomo che si è praticato un foro nella tempia con un trapano non riesce ad essere salvato e muore sul lettino davanti ai chirurghi. All'obitorio un nuovo assunto, Edwyn (Peter McEnery), comincia a farsi notare per qualche disattenzione e lo seguiamo per accorgerci che soffre di una grave forma di paranoia: è ossessionato dal numero 9, vive con la madre che lo disprezza e con un'inquilina che sta da loro assieme al proprio figlioletto neonato. Non si dà pace e sviluppa una serie di paure inspiegabili mentre continua a guardare verso la punta di un tetto dove sta una rosa dei venti. Ben presto comincerà ad avere visioni sataniche e a perdere definitivamente il lume della ragione. Un viaggio nella paranoia assistiti da una regia che fa di tutto per confondere il piano reale e quello immaginario, provando ad immergerci nello stesso caos mentale del protagonista. In realtà tutto è costruito in funzione del finale, effettivamente spiazzante e che dà a suo modo una spiegazione (o si limita a suggerirne, una). Per il resto non è che accada poi molto e più che osservare l'espressione perennemente spaesata di McEnery e notare qualche somiglianza col "Rosemary's baby" poco si può fare. (Zender)

**! Apprezzabile colpo di coda. Senza inventare nulla di particolarmente nuovo, il regista, con una bella economia di mezzi, ci immerge in un'atmosfera cupa dove i piani della realtà e del delirio psicopatico si intrecciano sullo schermo. Dietro la paranoia del protagonista si nasconde la verità o solo una farneticazione folle? Sospeso anche il finale (una storia circolare?). Non male McEnery. (Rufus68)

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