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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Il rugby come punto di contatto di un’unità nazionale appena acquisita dopo gli anni bui dell’apartheid. E la squadra che dell’apartheid fu in qualche modo il simbolo, i bianchissimi Springbocks, come arma segreta scelta da Mandela per sconfiggere l’odio tra le razze e riunire tutti sotto un’unica bandiera, vincente come in una favola a lieto fine. Morgan Freeman (che propose a Eastwood il progetto) è un eccellente Nelson Mandela, Matt Damon è pure bravo a dividersi tra espressioni attonite e lo sguardo della tigre del capitano degli Springbocks, alleato segreto e strumento quasi inconsapevole utilizzato dal presidente per arrivare a un traguardo fondamentale, la vittoria ai campionati...Leggi tutto del mondo di rugby del 1995, disputati proprio lì, in casa loro, sotto gli occhi di 43 milioni di sudafricani che si scoprono tutt’un tratto vicini alla loro squadra, trascinati da un tifo che coinvolge la nazione intera. Eastwood non trova i mezzi per spettacolarizzare troppo le azioni sul campo da gioco (salvo qualche buona trovata durante l’ultimo match), mentre riesce meglio quando c’è da mettere in scena l’umanità, la sensatezza e la lungimiranza del protagonista. Nel rapporto di Mandela con il suo popolo, con i suoi collaboratori e naturalmente col capitano degli Springbocks si ritrova ancora il miglior Eastwood, mentre si scivola talvolta nell’ingenuo, nel maldestro quando si tratta di descrivere l’attenzione del presidente nei confronti del rugby. Le frasi ironiche della segretaria, i break durante le riunioni con alti esponenti politici sono parte di una visione molto meno matura degli eventi di quanto invece appaia in altri momenti del film. Sembra non esserci equilibrio nella scelta tra il descrivere con profondità e accuratezza una situazione politicamente e psicologicamente importante e il lasciarsi trascinare dai punti di forza del genere “sportivo” che indugiano spesso in atteggiamenti superficiali, occhiatine complici nel momento della vittoria, falsi imbarazzi... Se il nome del regista non fosse quello di chi ultimamente s’è conquistato la patente irrevocabile di Grande Maestro del cinema non sarebbero così scontati il successo dell’operazione e le lodi tanto positive raggiunte. Perché della sontuosità vista in GRAN TORINO, della perfezione formale di CHANGELING, della profondità di sentimenti sprigionata in MILLION DOLLAR BABY è rimasta solo l’onesta, corretta messa in scena di un buon film “sportivo” nel quale la ripetitività delle azioni di Mandela finisce per nuocere e dare un senso di poca fantasia in sede di sceneggiatura che in un film di Eastwood (che compare in un veloce cameo durante un match) non ci si aspetterebbe di trovare. Certo è il film di chi il mezzo lo conosce, di chi sa come cogliere le corde giuste nei propri personaggi, ma il vero, ultimo Eastwood era anche molto di più.

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 26/02/10 DAL BENEMERITO COTOLA POI DAVINOTTATO IL GIORNO 7/03/10
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Nando 6/05/10 00:39 - 3802 commenti

I gusti di Nando

La grande conquista del grande Mandela paragonata ad una vittoria rugbystica di una Coppa del Mondo. In effetti il grande presidente e comunicatore, dopo decenni di prigionia, valutava la valenza di poter unire lo slegato popolo sudafricano sotto un'unica bandiera. Nella narrazione emerge la regia asciutta e attenta del valente Eastwood che, con pochi fronzoli, regala un memorabile Mandela e delle, ahimè migliorabili, riprese di gioco maschio.

Capannelle 1/07/10 11:21 - 4389 commenti

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Eastwood si concede una pausa e gira un film che racconta molto ma emoziona poco. Conserva il merito di preferire la sobrietà alla spettacolarizzazione ma in definitiva c'è poca originalità e troppo spazio per un Mandela/Freeman cui tutto riesce bene, cui nessuno sbarra il passo. Troppo estese anche le scene di rugby peraltro girate con sufficiente precisione, cosa non scontata per uno yankee. La cosa migliore del film la fraternizzazione delle guardie della scorta (più espressive degli attori principali). **

Sibenik 17/04/10 16:46 - 90 commenti

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In opere di questo genere si rischia sempre la scivolata nella retorica o, ancora peggio, nella retorica ruffiana. Eastwood riesce a restarne abbastanza fuori: se è vero che Mandela (ottimo come sempre Freeman) ha utilizzato il mondiale in casa per cementare la nazione (e l'Italietta dovrebbe comprenderlo visto che si narra ancora, 60 anni dopo, del Bartali vincitore del Tour dopo l'attentato a Togliatti), è altrettanto vero che è esagerato un po' il macchiettismo di talune figure. Interpretato bene da Matt Damon il ruolo del capitano sudafricano.
MEMORABILE: La nazionale che insegna rugby ai ragazzi dei villaggi: un film così, visto a 30 anni, viene vivisezionato, ma se ne avessi 14 lo troverei fantastico.

Lebowski 14/03/10 17:29 - 81 commenti

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Il cocktail di sport e film di impegno politico poteva risultare micidiale, ma per fortuna il vecchio Clint ha abbastanza esperienza per evitare le trappole della retorica. Vero è, comunque, che alla luce di altre sue opere recenti che hanno trattato temi analoghi con migliori esiti (Million dollar baby, Gran Torino) questo Invictus risulta convenzionale e parzialmente deludente. Questo non deve sminuirne la validità, comunque: è un film solido, sobrio e a momenti anche emozionante, all'altezza del personaggio di cui celebra la grandezza.
MEMORABILE: La visita dei campioni nella bidonville: momento di riflessione cinematografica semplice ed efficace.

Cotola 26/02/10 23:04 - 8977 commenti

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A metà tra il film biografico e quello sportivo, il film rappresenta un passo indietro rispetto alle ultime opere di uno dei maggiori registi viventi. D'altronde in opere del genere è difficile non cadere nell'agiografia (e sotto questo punti di vista Clint ne esce abbastanza bene) e nella retorica (cosa che invece non può mancare in un film di questo tipo). Il tono è comunque abbastanza sobrio e lo stile, classico come lo sapeva essere il cinema di una volta, è quello che lo ha reso celebre. Magistrali le scene delle partita. Bella la poesia

Belfagor 1/03/10 12:39 - 2686 commenti

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L'ennesima dimostrazione che Eastwood sa perfettamente come muoversi nell'ambiente del cinema classico. Freeman porta sullo schermo il ritratto austero e benevolo di uno dei leader più famosi del secolo in un film lungo ma coinvolgente, strutturato ma allo stesso tempo diretto, onesto e, in certi punti, persino poetico. Bravo anche Damon nel ruolo del capitano della squadra. Ottimi i momenti sul campo.

Pinhead80 3/03/10 01:35 - 4707 commenti

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Non era sicuramente facile girare un film sul mondo del rugby e quale regista poteva riuscirci se non il grande Clint? A parte la regia il film si avvale di ottimi attori (Freeman su tutti) e di una sceneggiatura che da sola vale la pellicola. Riesce a far riflettere ed ad emozionare senza troppi patetismi. Una storia vera, un film vero come solo Eastwood sa girare.

Rambo90 4/03/10 01:09 - 7632 commenti

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Buona ricostruzione del mondiale di rugby del 1995. Bellissimi i momenti in cui Mandela/Freeman sfodera il suo carisma e la sua volontà di avere una nazione unita, un po' più noiosi quelli in campo durante le varie partite. Eastwood continua a sorprendere.

Puppigallo 6/03/10 00:57 - 5239 commenti

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Clint confeziona un buon film, con un credibile protagonista, che interpreta un ruolo non facile con la giusta naturalezza e spontaneità. Certo, qui sembra che Mandela desse più importanza allo sport, utilizzato come collante per una nazione divisa, che a tutti gli altri, innumerevoli problemi. Ma bisogna anche sottolineare che per il regista era obbligatorio pompare al massimo l'evento sportivo, attorno al quale ruota tutta la pellicola, con sporadiche deviazioni nell'instabile mondo reale, dove il Sud Africa tenta a fatica di farsi strada. Da Eastwood ci si aspetta comunque di più.
MEMORABILE: Clint che esulta tra gli spettatori; La visita al carcere.

Galbo 7/03/10 10:25 - 12368 commenti

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Film di ampio respiro, dallo stampo classico diretto come sempre con grande abilità da Clint Eastwood. Pur non raggiungendo i livelli artistici delle sue ultime prove (si pensi a Million Dollar Baby e Gran Torino), Eastwood si dimostra ancora una volta un regista che usa bene gli spazi e gli attori, con una grande prova di Freeman che supera di una spanna tutti gli altri (Damon compreso). Belle le sequenze sportive.

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Greymouser 18/03/10 19:06 - 1458 commenti

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A me - suo grande estimatore - sembra un Eastwood in tono minore. Million dollar baby e Gran Torino, solo per citare i più recenti, sono di molte spanne superiori. Qui il nostro Clint si fa prendere un po' la mano da una certa enfasi retorica e scivola sulla buccia di banana, da lui sempre evitata, del "politically correct" a tutti i costi. Troppe volte superato il limite fra biografia e agiografia. Poi, per carità, il film è godibile, il mestiere registico solido, gli attori bravi.

Harrys 19/03/10 13:45 - 687 commenti

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Una fetta di quella gustosa torta che fu il cinema hollywoodiano classico, retorico quanto si vuole, ma tecnicamente ineccepibile. Clint Eastwood ne rappresenta probabilmente l'ultimo, storico, baluardo. Il film è pregno di buoni sentimenti, messaggi alla "volemose bene", riscatti sociali e "rivincite dei nerds". Insomma, tutto quello che, sulla carta, andrebbe detestato ed evitato come il peggior Moccia. Eppure, il giovane anziano stupisce ancora, per consapevolezza del solenne e del ritmo, sfiorando come lui solo sa fare le corde più soavi.

Kint 24/03/10 13:23 - 39 commenti

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Ennesimo impeccabile lavoro del vecchio Clint questo Invictus: un film lento, da assaporare in tutta la sua durata, che poi esplode nell'enfatica ed attesa partita finale. Ottimo come al solito Freeman, che dona spessore ad uno dei personaggi più importanti della storia moderna.

Rebis 1/04/10 13:39 - 2323 commenti

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Commutare la vis ludica in coscienza civile e redimere una nazione dall'odio razziale e dalla vergogna dell'apartheid... Con il rischio di agiografia e retorica che scorre sottopelle, Eastwood si fa dimesso, elementare, persino schematico: rasenta, a tratti, un semplicismo storiografico che nemmeno il buon Freeman riesce del tutto a riscattare. S'impone però una conduzione del racconto fluviale, estremamente lucida nella gestione dei tempi, che sfocia in un finale (al ralenti) di prorompente forza emotiva. L'accurata resa atmosferica, poi, si fa scusare certi abbozzi psicologici. Onesto.

Tuxtucis 18/05/10 09:38 - 34 commenti

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Di gran lunga il peggior film di Eastwood dai tempi di Gunny. Certo, gli attori sono bravi, la regia è sicura, ma non poteva essere altrimenti. Quello che proprio non va è la sceneggiatura: piatta, priva del benché minimo chiaroscuro, con una notevole tendenza alla retorica. Enfatiche e banali le scene sportive. Eastwood si conferma molto più efficace quando racconta storie private (Mystic River, Million Dollar Baby, Gran Torino) di quando cerca di affrontare la grande Storia (Flags of our fathers, Lettere da Iwo Jima, Invictus).

Enricottta 13/06/10 15:31 - 506 commenti

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Vediamo un film condizionati dal regista? Allora non ci divertiamo, non rinnoviamo la magia, l'incanto del cinema. L'invincibile è un bel film sugli ideali sportivi, politici di una Nazione, il Sud Africa, che per noi che abbiamo vissuto la caduta del muro di Berlino, rappresentava una incognita, negli anni 8o. Il razzismo di una minoranza che dominava una popolazione vasta, che si riscatta attraverso il suo uomo simbolo: Nelson Mandela. Si toccano i sentimenti, le corde giuste, l'armonia regna tranquilla e il film agguiunge fascino ad una storia che è già leggenda.

Magnetti 22/06/10 10:17 - 1103 commenti

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Le regie di Eastwood propongno riflessioni pesanti sulla natura umana e, dopo la visione, la digestione delle emozioni diventa amara. E qui? C'è un inaspettato cambio di rotta. Tolte le musiche e l'ottimo personaggio di Matt Damon (il vero spirito di un capitano) eastwoodiano d.o.c., la mano del regista è irriconoscibile. Un film dalla conduzione molto hollywoodiana da chi non lo è mai stato. Non che questo sia un difetto in sè, ma non può non colpire. Molto bravo Freeman che aiuterà a ricordare un personaggio chiave della storia dell'umanità. A fasi alterne le riprese di gioco del rugby.
MEMORABILE: I momenti di sconforto di Mandela per la distanza dalla sua famiglia.

Matalo! 1/08/10 21:15 - 1378 commenti

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Riesce a metà l'intento di Clint di raccontare questa storia "vera" che in parte resta nelle sue solite corde. Indubbia la maestria nel dirigere degli attori convincenti e intatto lo stile "trasparente" in cui quel che si vede sembra essere quello che è. E così il racconto di una strategia politica vincente perché basata sul coraggio dei valori alti cade quando si utilizzano artifici retorici troppo scoperti per cascarci. Una grande lezione di storia ma leziosità di troppo e troppo rugby alla fine. Vedibile.
MEMORABILE: Le canzoni durante il film sono un po' insopportabili

Qed 10/08/10 00:15 - 54 commenti

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Nei film storico-biografici un errore grave è quello di appoggiarsi fiaccamente al valore e alla forza (qui indiscussi) di fatti e personaggi, limitandosi a ricercare un'apprezzabile resa cinematografica. Ora, che cosa ho visto? Certo, qualche bel dialogo e gran mestiere registico, ma anche tante leziosaggini, troppo rugby e una vicenda più volte scritta e letta: credo basti a dire che quell'errore è stato commesso. Così la dignità è elevata, ma il merito scarso. Freeman bravo come sempre. Alcuni discorsi e la poesia fanno il loro effetto.
MEMORABILE: Il commentatore sportivo e le sue sparate.

Ilcassiere 14/09/10 11:58 - 284 commenti

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Insomma, mi aspettavo qualcosa di meglio, forse perché Clint Eastwood ultimamente ci ha abituati a veri e propri capolavori. Il film non è male ma sembra sempre che gli manchi qualcosa e che debba decollare da un momento all'altro. La storia di Mandela è emozionante e la sua capacità di guardare al futuro dimenticando il passato è un grande insegnamento, forse unico nella storia, ma sia il suo personaggio che quello del capitano della nazionale di rugby sono leggermente retorici... e poi a me Matt Damon proprio non mi piace!

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Homesick 30/01/11 16:53 - 5737 commenti

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La toccante vena intimista che impregnava gli ultimi lavori di Eastwood si arresta per un tributo a Nelson Mandela basato sul libro “Ama il tuo nemico” di John Carlin e una celebrazione dello sport di squadra come instrumentum regni per disacerbare gli odi razziali. Pur di stampo classico ed essenziale, la regia sa infondere un respiro epico nelle riprese del match decisivo e insieme all’amabile e infaticabile Mandela incarnato entusiasticamente da Freeman – indubbio centro di gravità del film – argina il semplicismo con cui si ricostruiscono le dinamiche psicologiche e sociali. Riconciliante.
MEMORABILE: «Io sono il padrone del mio destino. Io sono il capitano della mia anima»; rivalità e fraternizzazione tra le guardie del corpo di Mandela.

Luchi78 16/02/11 19:55 - 1521 commenti

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Eastwood rischia di bruciarsi con questo film, viste le tematiche politiche e sociali di quegli anni in Sudafrica. Eppure riesce a mantenere una sobrietà rara per i registi americani, soprattutto se si parla di eventi sportivi durante passaggi cruciali per un'intera nazione. Detto questo, manca forse un approfondimento migliore sullo scontro nella società sudafricana post-apartheid. Matt Damon risulta un eroe sportivo senza eccessi, Freeman è un Mandela molto veriterio. Buona prova.

Jcvd 12/05/11 19:13 - 258 commenti

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Un bel film. Trama abbastanza ridotta all'osso e incentrata quasi esclusivamente sui tentativi di Mandela di ricucire il paese e sui Mondiali di Rugby. Bravi gli attori, anche Damon, commoventi alcuni frangenti. Da vedere almeno una volta.
MEMORABILE: Il bimbo di colore e i poliziotti.

Lupoprezzo 20/06/11 18:11 - 635 commenti

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La vita di Nelson Mandela raccontata dal lato più popolare e sportivo, relegando sullo sfondo la politica. Lo sport come valore universale in grado di riappacificare i popoli. Da molti definita più un'agiografia che una biografia, ha il pregio del messaggio di fondo; ma si ha più volte la sensazione durante la visione di assistere ad una puntata del programma televisivo "Sfide". Bravi gli interpreti, ma poco caratterizzati. Alla fin fine un film discreto.

Didda23 22/09/11 16:02 - 2419 commenti

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Film sull'importanza strategica dello sport come centro di aggregazione e di integrazione. Eastwood gira con profonda maestria soprattutto le scene extra-sportive, perché quelle sul campo di gioco sono troppe artificiose e poco veritiere. Memorabile la prova sontuosa di Morgan Freeman, meno quella di Damon nel ruolo di Francois Pienaar. La sceneggiatura solida ed impeccabile garantisce alla pellicolà la giusta fluidità. Un buon prodotto, non c'è dubbio, anche se lontano dalle vette raggiunte dal regista. ***

Pigro 25/01/12 11:24 - 9605 commenti

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Gran bel film che riesce a raccontare i primi momenti della presidenza di Mandela e la sua strategia per la rinascita del Sudafrica, nel segno della riconciliazione, attraverso i Mondiali di rugby del ’95. I due eccellenti protagonisti (Freeman e Damon), una sceneggiatura adamantina e una regia capace di gestire ugualmente la grande spettacolarità (nelle sequenze sportive) e i momenti più intimi e dialettici sono gli ingredienti per un film che coglie nel segno: una grande narrazione popolare, che sa emozionare e far riflettere.

Caesars 22/11/12 11:13 - 3764 commenti

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Eastwood continua a proporre un cinema di stampo "classico", ottenendo sicuramente un prodotto valido e di ottima confezione; però il risultato è questa volta inferiore al precedente Gran Torino, in quanto viene portata sullo schermo una storia vera (l'impegno di Mandela verso l'integrazione razziale nel suo paese e il conseguente sostegno verso gli Spingbocks) ma nel farlo ci si concentra troppo solo sulla squadra di rugby ignorando totalmente tutti gli altri (enormi) problemi che affliggevano il paese. Ottimo Freeman, non deludente Damon. ***

Simdek 19/02/14 12:55 - 122 commenti

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Ottima regia di Eastwood per una pellicola in apparenza facile ma che poteva nascondere mille insidie a causa dei temi che tocca. L'obiettivo di puntare tutto sul lato sportivo come catarsi dalle ingiustizie di un popolo si è rivelato ottimale. Freeman superlativo (ancora oggi, tanti pensano a Mandela con il suo viso) e un bravo Damon danno vita a un plot in cui ogni spettatore del film diventa tifoso e ogni abbraccio diventa emozione. In dolby surround, le scene sportive sono da brivido e con l'uso della mdp sembra di essere davvero in campo.
MEMORABILE: La vittoria in finale e i corpo a corpo in surround durante tutte le partite.

Stelio 17/06/14 14:03 - 384 commenti

I gusti di Stelio

Decisa caduta d'ispirazione di Eastwood dopo gli eccellenti Changeling e Gran Torino. Il soggetto è di grande interesse e valore, ma la sceneggiatura e i dialoghi sono piuttosto scarni. Mandela al centro della vicenda viene delineato in modo approssimativo, mentre i suoi comprimari sono virtualmente inesistenti. Il ritmo narrativo non sempre è accettabile (nella seconda parte diviene addirittura inconcepibile per un prodotto di Hollywood). Peccato.
MEMORABILE: "Credo voglia che vinciamo la coppa del mondo".

Ultimo 22/11/14 14:31 - 1648 commenti

I gusti di Ultimo

Clint Eastwood realizza un film che mescola il genere biografico a quello sportivo, ove la vita del leader Sudafricano Nelson Mandela è qui solo la cornice per una più attenta analisi del mondo dello sport (il rugby, nel caso di specie) e dell'influenza che ha nei confronti della popolazione di un paese. Basato sul campionato del mondo di rugby svoltosi in Sudafrica nel 1995, pochi anni dopo l'elezione di Mandela quale capo di Stato e guida del movimento Anti-Apartheid. Elegante e perfetto Freeman, convincente Damon. Notevole.

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Furetto60 11/01/15 10:37 - 1184 commenti

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Il perdono come arma, lo sport lo strumento attraverso cui ricucire un Paese spaccato. Eastwood riesce a rendere la forza di pensiero e personalità di uno degli uomini politici che più hanno caratterizzato lo scorso secolo e proprio nelle parti inerenti il capo di stato, un Freeman molto in parte, risiede la parte migliore del film. Alla fase sportiva è lasciato il finale con ricostruzione di ambienti e giocate ben realizzate e spettacolari, ma il "core" del film è il messaggio trasmesso dall'uomo e in questo il regista non ha tradito.
MEMORABILE: La poesia di Mandela; Il bambino cencioso che segue la telecronaca insieme agli agenti di Polizia.

Zio bacco 17/01/15 00:45 - 240 commenti

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Il mondiale sudafricano di rugby 1995 quale pretesto per ripercorrere la riappacificazione sociale del post apartheid da parte di Mandela. Eccellente la prova di Freeman, molto ben calato nel ruolo del grande presidente africano. Buona pure la prova di Damon, a suo agio nel ruolo del capitano degli Springboks. La regia è nel complesso convincente e altrettanto buone le scene sportive. Certamente il film è ben realizzato e ha dalla sua una buona sceneggiatura, tttavia la sensazione è che Eastwood artisticamente abbia raggiunto picchi più alti.

Rigoletto 30/04/15 18:08 - 1785 commenti

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Luci e ombre in questo film su Mandela e sulla descrizione del personaggio (molte cose che ne offuscherebbero l'immagine sono rimaste fuori: scelta legittima ma non condivisibile), però l'interpretazione passionale di Morgan Freeman è di quelle da incorniciare. La regia di Eastwood si regge su un mestiere consolidato e inattaccabile per chiunque, ma Clint ha raggiunto risultati di ben altra caratura (Million dollar baby, Mystic river). Grande il contenitore, molto meno il contenuto.

Bruce 18/04/16 10:49 - 1007 commenti

I gusti di Bruce

Eastwood col suo consueto stile schematico e asciutto descrive la capacità di integrazione del popolo sudafricano da parte del neoeletto Presidente Nelson Mandela, dalla sua liberazione dal carcere sino alla vittoria ai mondiali del 1995 attraverso le vicende sportive della squadra nazionale di rugby. Morgan Freeman è assolutamente straordinario, quasi indistinguibile dal vero Mandela, Damon il valoroso capitano degli Springbocks. Non esiste arma più forte del perdono. Educativo.

Lou 16/05/16 18:06 - 1118 commenti

I gusti di Lou

Un buon film, di impostazione molto didascalica, quasi scolastica, per celebrare la figura del grande Mandela e in particolare il suo encomiabile sforzo di unire il Sudafrica a maggioranza nera nel sostegno alla squadra nazionale di rugby, i bianchi Springboks, durante i mondiali del 2005. Una storia vera, edificante e ai limiti dell'incredibile, come del resto è incredibile tutta la storia dell'uomo diventato presidente dopo 27 anni di carcere e capace di perdonare. Freeman perfettamente credibile nella parte.
MEMORABILE: "I am the master of my fate, I am the captain of my soul".

Piero68 3/01/19 13:21 - 2951 commenti

I gusti di Piero68

E' un Eastwood singolarmente atipico quello di questo film che racconta, attraverso un momento di sport, il cambio di politica interna del Sudafrica a seguito dell'elezione di Mandela come presidente. Se da un lato la presenza di Matt Damon è praticamente superflua dall'altro, quella di Morgan Freeman, è la vera chiave di lettura del prodotto visto che l'impianto artistico poggia tutto sulla sua recitazione. Buoni i dialoghi e ottimi gli spunti di riflessione, nonostante l'approccio soft che Eastwood propone nei confronti dell'apartheid.

Disorder 29/03/20 18:57 - 1416 commenti

I gusti di Disorder

Film sportivo piuttosto prevedibile nella trama, ma nobilitato dalla solidissima mano registica di Eastwood e da due protagonisti di livello assoluto quali Damon (qui davvero intenso e carismatico) e Freeman. Non siamo ai livelli del miglior Clint, ma la pellicola scorre benissimo e si arriva alla fine in un lampo. Pregevoli le scene di rugby giocato, ben inserite e mai troppo lunghe da stancare lo spettatore. Nel complesso davvero un buon film.

Paulaster 10/01/20 10:07 - 4349 commenti

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Mandela utilizza gli Springbocks come modello di aggregazione sociale. Film dai connotati politici che si stemperano nell'azione sportiva: i contenuti divengono perlopiù retorici, specie nelle parole del capitano Pienaar. Eastwood stecca nelle fasi di gioco (che hanno comunque discreti movimenti) e si preferisce quando l'ambiente esterno è più a contatto con la cultura africana. Bravi Freeman nonostante certe movenze incerte e Damon (che almeno assomiglia a un rugbista).
MEMORABILE: Con il bus nei quartieri dei neri; Mandela con il cappellino e maglia in campo; L'aereo che sorvola lo stadio.

Enzus79 31/01/20 18:12 - 2846 commenti

I gusti di Enzus79

Il film ripercorre gli eventi che ebbero luogo in occasione della Coppa del Mondo di rugby del 1995, che si tenne in Sudafrica poco tempo dopo l'insediamento di Nelson Mandela a presidente della nazione. Clint Eastwood (da cui comunque ci si aspetta di più) affronta in modo leggero un tema serio, senza mai stancare, grazie anche alle scene spettacolari delle partite di rugby. Morgan Freeman in perfetta forma.

Hackett 9/02/20 09:42 - 1865 commenti

I gusti di Hackett

Eastwood narra con la solita mano sicura un'emozionante e commovente storia di sport e libertà spiegando quale sia stato l'apporto del neoeletto Mandela nel convogliare l'unità nazionale mediante la coppa del mondo di rugby. Il regista è molto bravo anche a gestire il fattore sportivo, non così scontato in un film che mostra il non molto fotogenico - e per nulla americano - mondo della palla ovale.

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Giùan 18/08/20 09:24 - 4508 commenti

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Corretto, ordinato col rischio di diventar ordinario, se non fosse che Eastwood è probabilmente l'unico autore hollywoodiano paradossalmente credibile per raccontare un tempo così vicino, un episodio tanto emblematico, una storia che deve scender dal piedistallo e f(ilm)arsi al contempo mitica e rappresentativa. Così il micidiale (cinematograficamente parlando) connubio film sportivo e biografico scorre tra inevitabili orizzontalità (caratteri, personaggi, situazioni) e momenti topici (i match, la visita alla bidonville e alla prigione). Epico e callido il faccione di Madiba/Freeman.
MEMORABILE: Il rapporto tra le guardie nere e la security bianca, molto eastwoodiano; Brenda, L'ombra politica di Mandela, interpretata da Adjoa Andoh.

Pessoa 19/04/22 21:37 - 2476 commenti

I gusti di Pessoa

Eastwood e Freeman portano al cinema una storia vera che ebbe un impatto politico e sociale di proporzioni storiche, ben oltre la vicenda sportiva in sé. L'operazione è realizzata con estremo rigore ed il regista deve solo assecondare un motivato e scatenatissimo Freeman in uno dei suoi ruoli migliori. Grande sforzo produttivo che rende assai efficaci le scene sportive, girate molto bene. Forse qualche eccessiva caduta buonista ne limita un po' le ambizioni facendogli perdere il treno per il capolavoro ma si tratta di un film più che valido, la cui visione è consigliata a tutti.

Silvestro 11/05/22 11:32 - 354 commenti

I gusti di Silvestro

Eastwood si conferma ancora una volta regista di grande spessore realizzando un film "forte" in tutti i sensi. Rimanendo fedele al proprio stile classico, Clint utilizza lo sport come metafora/occasione per presentare un quadro su Nelson Mandela. Ottima la prova del cast (Morgan Freeman può contare sia sul suo talento che su una somiglianza fisica impressionante), belle le musiche.

Modo 4/02/23 17:12 - 947 commenti

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Quando lo sport diventa veicolo di inclusione sociale, così la pensava Mandala e così lo stesso Mandela è riuscito a portare a termine un'impresa storica: vincere il campionato del mondo di rugby col suo Sud Africa diviso da lotte razziali. Eastwood porta dietro lo schermo questa storia ad ampio respiro con due ottimi attori come Morgan Freeman e Matt Demon. Il risultato è sicuramente degno di nota, nonostante il film soffra di alcuni momenti di noia.
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  • Discussione Ciuvildo • 18/03/10 19:20
    Disoccupato - 20 interventi
    Nonostante l'enfasi, la finale della Coppa del Mondo di Rugby del 1995, fu decisa da episodi. La devastante forza della Nuova Zelanda e del suo condottiero Jona Lomu fu minata da un'improvvisa diarrea che non trovò spiegazioni se non dal cibo propinatogli inconsapevolmente. Il SudAfrica doveva vincere, quindi ogni mezzo era lecito. Ciò non toglie nulla alla bella pellicola di Eastwood!
  • Discussione Zender • 19/03/10 10:22
    Capo scrivano - 47623 interventi
    Sì, ho sentito anch'io una storia simile. Quelle vittorie un po' pilotate, secondo alcuni, e senza dubbio quando la posta in gioco è così alta non è come dire lo stesso che una combine per scommesse.
  • Discussione Ciuvildo • 20/03/10 11:33
    Disoccupato - 20 interventi
    Doveva vincere il Sudafrica, vista la nuova elezione di Mandela. Non ci fu combine ma solo un sano avvelenamento lecito degli atleti neozelandesi. In quella Coppa del Mondo di rugby la Nuova Zelanda era la squadra più forte ma doveva perdere. Spiace che la pellicola del grande Eastwood giganteggi su questo fatto, dovevano vincere ed hanno vinto, le elucubrazioni di Mandela-Freeman lasciano il tempo che trovano!
  • Homevideo Homesick • 27/04/10 13:29
    Scrivano - 1364 interventi
    Dal 23 giugno in dvd e blu-ray per Warner Home Video.
  • Musiche Enricottta • 13/06/10 15:33
    Magazziniere - 81 interventi
    La colonna sonora con un motivetto che ricorda inesorabilmente l'inizio de 'O sole mio.
  • Discussione Capannelle • 1/07/10 11:56
    Scrivano - 3449 interventi
    Vedendo il film mi sono chiesto anch'io come potesse il Sudafrica limitare la forza fisica di Lomu e compagni, che viaggiavano alla media di 5-6 mete per ogni match disputato. E che nella finale non riuscirono a segnarne nemmeno una.
    Accolgo quindi quanto dice Ciuvildo e mi turo il naso di fronte alla ragion di stato.
    A favore del Sudafrica c'è da dire che non sarà una meteora e, nonostante stagioni altalenanti, tornerà a vincere il mondiale di rugby nel 2007.
  • Discussione Zender • 1/07/10 12:39
    Capo scrivano - 47623 interventi
    Infatti, un po' diverso dal Sudafrica versione calcio, che non avrebbe mai potuto vincere neanche nella più truccata delle edizioni del Mondiale! Gli Springbocks erano e sono una grande squadra di rugby, che aveva le possibiità di vincerlo, il mondiale.
  • Discussione Qed • 10/08/10 22:36
    Galoppino - 166 interventi
    Le informazioni di Ciuvildo mi lasciano abbastanza interdetto, anche se devo dire che mi era parsa un po' strana la vittoria anche nel film (ho dovuto ricredermi cercando su Wikipedia...).
    Ad ogni modo, leggendo ora il commento di Sibenik, mi accorgo di concordare con lui sul giudizio di fasce d'età (pre)adolescenziali: effettivamente credo che molti quattordicenni con un minimo di cervello possano apprezzare davvero molto questo film. Sì, lo si può giudicare almeno edificante e certamente a costoro consigliabile; a patto di non dimenticare i manuali di storia contemporanea.
  • Curiosità Raremirko • 7/10/13 23:52
    Call center Davinotti - 3862 interventi
    Per prepararsi alla parte, prima delle riprese Matt Damon percorse in bici 105 chilometri per una durata totale (compresi imprevisti) di sette ore. A fianco a lui era presente il reale giocatore di rugby a cui il film si ispira.

    Fonte: extra del dvd