The neon demon - Film (2016)

The neon demon

LE LOCATIONLE LOCATION

L'IMPRESSIONE DI MMJ

"La bellezza non è tutto; la bellezza è l'unica cosa", fa dire Refn ad uno dei personaggi meno rappresentativi ma più veri di questa storia non-storia, di questa sognante metafora lunga un film, di questo manifesto programmatico che si specchia riflettendo solo se stesso. In un mondo in cui l'estetica rappresenta l'unico valore tangibile perché stupirsi se per metterlo in scena si sceglie il medesimo metro? Refn dilata i tempi, le risposte, i pensieri, finanche i movimenti per piegare tutto al verbo dello stile, della maniera, dell'immagine patinata, raffinata e ricercata che tutto sovrasta ergendosi a unico parametro di giudizio possibile. In un continuo gioco di costanti interconnessioni tra cinema...Leggi tutto e rappresentazione idealizzata della vita di modelle iperbolicamente rappresentate come decerebralizzate Refn individua un esile filo narrativo da seguire per non perdersi totalmente nel mare fatuo dell'arte che tutto si può concedere senza dare risposte ad alcun interrogativo. Jesse (Fanning) è la Star 80 post duemila: ingenua, autentica, solare quanto lo fu la Dorothy di Mariel Hemingway nel capolavoro di Bob Fosse, sembra seguirne le orme in un mondo dove tuttavia i personaggi sono drasticamente ridotti a poche impalpabili silfidi o a truccatrici non molto più consistenti. I maschi (trascurati, brutti o rozzi prevaricatori) fungono da unico aggancio alla realtà più terrena: con la sola eccezione del fotografo, sposato allo stesso ambiente etereo che Refn dipinge con scenografie futuriste illuminate dall'incredibile fotografia di Natasha Braier (da scoprire in alta definizione per coglierne appieno la portata e la forza di contorni taglienti come lame), scavano l'abisso tra due universi opposti; ci sono il gretto gestore del motel interpretato da Keanu Reeves, il giovane semplice e ingenuo che accompagna Jesse a una conquista di New York che pare già segnata, il creatore e produttore di intimo, eccentrico quanto prosaico. Sull'altro versante Refn fa emergere la solitudine di chi ha obiettivi indefiniti o irraggiungibili contrapponendo loro la forza dell'immediatezza. Jesse è il sole: quando passa tutti si voltano; attrae senza aver bisogno dei ritocchi chirurgici delle colleghe, si muove come sospesa in una bolla inattaccabile. Invidiata, amata, sperduta. Sovente la meraviglia di inquadrature composte come quadri abbaglia, lo studio di luci e ombre offre sprazzi di un talento visivo cristallino che necessitava di figure che vi si muovessero inserendovi senza intaccarli, accennando futili discorsi destinati a confondersi tra le note della colonna sonora, talvolta fiabesca nel commentare scene dal sapore favolistico. Siamo lontani dal cinema tradizionalmente inteso ed è normale che il poderoso impatto audiovisivo non possa supplire alle manchevolezze di soggetto e sceneggiatura. Se si accetta la provocatoria, metaforica futilità del lavoro di Refn, compresa di echi necrofili e antropofaghi d'interpretazione sin troppo facile, il viaggio potrà forse essere colto nella sua fragile essenzialità perdonandogli i continui rallentamenti in cui incespica maldestramente infinite volte.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/06/16 DAL BENEMERITO REBIS POI DAVINOTTATO IL GIORNO 16/10/17
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Deepred89 14/06/16 00:33 - 3566 commenti

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Classico esempio di film sfuggito al controllo del proprio autore, che guardando (tra i tanti) a Suspiria e Miriam si sveglia a mezzanotte regala momenti di autentica suggestione visionaria (cromatismi argentiani + sperimentale + musica elettronica) e atmosferica (bellissimi quei crepuscoli), salvo poi tentennare tra dialoghi spesso deboli, personaggi di contorno (Reeves) da thrillerino di serie Z e momenti imbarazzanti (la consolazione Nacho Cerda style), fino a dieci minuti finali assolutamente vergognosi, di risibile e volgare non-sense.
MEMORABILE: Il dialogo al ristorante.

Rebis 9/06/16 09:15 - 2234 commenti

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Prometti cose inenarrabili, monta l'hype come chiara d'uovo, sdogana chic e shock, sobilla con dichiarazioni provocanti. Poi gira un film che disattende ogni aspettativa: chi non gradirà è chi non capirà, e chi gradirà, comunque non capirà, ma potrà sentirsi cool. Si è ridotto a questo il cinema di Refn: spazzatura massmediatica spacciata per arte videoinstallativa-metaperformativa, con lo svantaggio di venire dopo Starry Eyes che almeno aveva una storia da raccontare. Quanto a vuoto pneumatico siamo in zona Somewhere: l'abisso sbrana l'abisso e lo sbadiglio sommerge la boria dell'intero film.

Cotola 18/06/16 00:07 - 8571 commenti

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Horror? Forse sì, ma vacui. O forse quello del vuoto pneumatico di chi non ha più nulla da dire (i dialoghi sono tra i più brutti, banali, ridicoli ed "osceni" degli ultimi anni) e da raccontare (la storia non c'è) e si diletta a prenderci un po' per i fondelli lucidando oltre ogni limite un guscio d'uovo privo sia di tuorlo che di albume. Per carità, Refn non è certo un cane: ma siamo poi così sicuri che il film, col suo stile da video installazione, sia bello almeno da un punto vista visivo? Un pallino alla spocchia e all'estenuante pochezza.

Jdelarge 29/06/16 13:27 - 1000 commenti

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Essere condannati alla bellezza, con tutte le conseguenze che possono derivarne, è la vera e propria ossessione che permea il film, tanto da renderlo un horror vero e proprio. Il tema principale si sposa perfettamente con la concezione cinematografica ed estetica di Refn, che sprigiona il suo talento visionario creando una sorta di mondo altro in cui i protagonisti sembrano bambole e manichini intrappolati e senza via di scampo. Fiabesco, psichedelico e allucinato, il film rimanda per forza di cose all'argentiano Suspiria. Musiche fantastiche.

Herrkinski 6/09/16 06:04 - 7237 commenti

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Il next level di Refn: se Solo Dio perdona affascinava più per la forma che per il contenuto, qui l'estetica si erge a protagonista, in un tripudio di cromatismi e una pulizia d'immagine e scenografie abbagliante; la virginale Fanning e l'asettico mondo della moda completano un quadro dove il vuoto pneumatico della società dell'immagine fagocita ogni emozione e sentimento e dove l'orrore passa inosservato. Due ore che ipnotizzano e non possono che dividere l'audience, dove Refn osa e colma un ideale gap tra Mann, Lynch e Noé. Palla al centro.
MEMORABILE: Necrofilia; Il finale.

Azel 7/09/16 11:20 - 28 commenti

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Belle immagini, scene visionarie, musiche d'atmosfera e luci abbaglianti, ma la storia è abbastanza semplice, banale e carente di dialoghi, distinguendosi solo per degli sviluppi cruenti. Curiosamente il film sembra realizzare una corrispondenza fra la sua trama (un mondo della moda teso alla bellezza come unica qualità, ma in realtà vuoto, meschino e feroce) e la sua forma, ossia un film che pensa principalmente a essere bello da vedere. Che sia ironico? Nel dubbio, non era meglio Zoolander?

Capannelle 13/09/16 11:41 - 4193 commenti

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E' una storia dai piedi d'argilla ma prendendolo in un certo modo si possono apprezzare la figura della Fanning e il connubio visivo-sonoro che Refn e Martinez hanno composto. Anche le figure secondarie offrono uno spaccato efficace nel descrivere la vacuità del mondo fashion. Però il regista si disinteressa di dare sostanza al tutto e si rifugia troppo in espedienti shocking, sia di tipo estetico che horrorifico/cannibal/necrofilo. Con esiti deludenti e un che di pretestuoso che reclama a gran voce il recupero del Refn originale.

Daniela 24/10/16 23:04 - 11948 commenti

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Alice nel paese dell'alta moda, ovvero una ingenua provinciale in cerca di gloria sulle passerelle che, dopo essere stata inglobata nella grande città, vestita, spogliata, pinta e ridipinta, diventa preda di tre streghe gelose della sua giovinezza. Il tutto raccontato in modo molto cool, fashion, trendy, luci fluo, effetti strobo da disco, insomma una noia abissale... Fosse diretta un regista qualsiasi, pazienza, ma Refn è quello di Pusher, Bleeder, Bronson, Valhalla Rising, film sporchi e cattivi, belli di una bellezza viscerale che quest'opera di patinata noia non può non far rimpiangere.

Skinner 28/10/16 00:13 - 592 commenti

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il film sostanzialmente non è nient'altro che una compilation di belle immagini e di sequenze suggestive, con Refn che conferma i segnali già visibili in Solo Dio perdona e in parte in Valhalla rising, vale a dire interesse unico per l'immagine a discapito della trama. Resta qualche suggestione lynchiana e qualche idea azzeccata qua e là, ma il passo indietro rispetto a Drive e ai Pusher è evidente. Ritmi da catalessi, costruzione dei personaggi inesistente, metafore risapute e autoricicli ne fanno il peggior film di Refn sino a oggi.

Puppigallo 5/11/16 11:21 - 5008 commenti

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Audio, immagini (luci, colori e forme) e una leggera spruzzata d'attrice con contorno di figure quasi evanescenti, se non fosse per la loro nefasta influenza. Potrebbe anche sembrare un cocktail interessante. Ma purtroppo, quando si inizia ad assaporarlo, ci si accorge che non è abbastanza, che svanisce negli occhi e nella mente con la stessa rapidità di un flash. Non basta cercare di colpire lo spettatore con scene necrofile, disturbate; è una via troppo facile per un regista considerato innovatore, o semplicemente originale. Il tedio la fa da padrone, seppur con sentore di talento.
MEMORABILE: "Sei più cibo o sesso?"; Il finale, simile a una maionese già destinata a impazzire.

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Fabbiu 12/11/16 20:39 - 2088 commenti

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Il virtuosismo visivo è di fortissimo impatto, la protagonista (Fanning) brava e demonicamente bella, eppure in mezzo a tanta delizia di belle luci e buona musica (Cliff Martinez), tutti quei ralenti e i vari silenzi spesso sembrano far parte di un incessante autocompiacimento che talvolta stona sgraziatamente. Anche se osa, e in un modo innegabilmente artistico, nel complesso annoia, perché la trama, esaurito l'interessante concetto del Neon Demon, ha ben poco da mostrare; i dialoghi sono minimali e quasi tutti i personaggi sono di contorno.

Fauno 14/11/16 12:21 - 2119 commenti

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Fila a meraviglia e analizza con pochissime parole tutto quanto concerne l'ossessione per la bellezza e tutti i pericoli che ciò comporta (in primis lo spazio sempre più sottile fra prima pubertà ed età oltre la quale si è fuori dal gioco). Inoltre inserisce con l'effetto di una mannaia questa sorta di sacralità, che qualcuno potrebbe considerare l'ingestione di un'ostia, ma che io considero cannibalismo allo stato puro: l'ossessione estrema di voler essere "bella senza artifici" potrebbe traslare nel reale anche la follia più assurda. Un vero must.
MEMORABILE: "Chi vuole carne scaduta se può avere carne fresca?"; "La bellezza non è tutto, è l'unica cosa"; "Loro vogliono essere me".

Corinne 18/11/16 21:42 - 414 commenti

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"La bellezza non è tutto, è l'unica cosa": il concetto si applica anche al film... visivamente impeccabile, non c'è che dire, onirico e surreale, un po' Lynch e un po' (tanto) l'Argento di Suspiria (pellicola richiamata non solo nei cromatismi). Ma la storia, la trama, il messaggio? Davvero poca roba, par più un (riuscito) esperimento da scuola di cinema, uno spunto semplice dilatato in due ore di virtuosismi estetici e nefandezze che vogliono più scioccare che raccontare.

Tomastich 22/11/16 14:11 - 1250 commenti

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Alice nel paese delle meraviglie? O Il Demone Sotto e Dentro La Pelle? Elle Fanning è il demone della bellezza, è l'angelo della morte nella Los Angeles al Neon, nella Santa Monica imbellettata e nel motel puzzolente (con tanto di fiera in camera). Tra 50 anni forse sarà studiato come pezzo di storia sociologica degli anni '10 del XXI secolo, per adesso ce lo godiamo noi.

Paulaster 24/11/16 11:27 - 3923 commenti

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Cappuccetto rosso nel mondo della moda di certo farà una brutta fine e le "freaks" rifatte di Los Angeles coglieranno l'attimo. Inserimento della verginella Fanning con buone inquadrature aiutate dai set fotografici, ma dalla prima leccata di sangue il film si scoagula e diventa bolo alimentare (non solo figurato). Refn forse cerca di mostrare gli attributi e di dare scandalo, ma di certo si preferisce quando la violenza è solo percepita. Musiche dai suoni che si adattano bene al mondo patinato.
MEMORABILE: Il set fotografico dal pannello bianco enorme.

Undying 19/12/16 02:26 - 3812 commenti

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Strano oggetto filmico questo The neon demon, facilmente accostato a Suspiria per via della fotografica ipercromatica e per la sceneggiatura con adolescenti problematiche. Polemico nei confronti del falso mito della bellezza (imposta sempre al ribasso d'età) tanto che una ragazza di 21 anni già è "fuori", Refn finisce invece per restare invischiato in quello che denuncia, facendosene portavoce silente: il vuoto di contenuti, resi ancor più vacui dall'assenza di dialoghi significativi. Per metàfora, un bel vestito collocato su un manichino...
MEMORABILE: Ruby (Jena Malone) rinnegata da Jesse (Elle Fanning) trova conforto tra le fredde braccia del corpo femminile adagiato all'obitorio...

Gippal 19/12/16 21:14 - 89 commenti

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Il mondo della moda tratteggiato in The Neon Demon è popolato da anime vane, futili, inconsistenti. In un'allegorica rappresentazione animalesca, tra urli strazianti, solo il più spietato può sopravvivere. C'è chi viene divorato perché troppo giovane e senza esperienza. C'è chi, dopo aver divorato, sorprendentemente, sente i sensi di colpa appropriarsi del proprio essere e l'esigenza di sputare fuori tutto il divorato diventa impellente. C'è infine chi è disposto a tutto, anche a mangiare i resti prima divorati e poi sputati fuori da altri.

Faggi 13/01/17 18:19 - 1535 commenti

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Visionario congegno simbolico. Il valore della superficie per se stessa è elevato al quadrato; il linguaggio da spot pubblicitario di lusso è utilizzato come un virus riconfiguratore. Tutto si tiene: i tempi sospesi, l'astrazione dei luoghi, dei fatti e dei personaggi, il minimalismo verbale, l'espressività cromatica, il contrappunto sonoro. Per i complici di Platone la bellezza è lo splendore del vero, quindi del bene; il Demonio (despota di un regno orrido e falso) ne è geloso e nostalgico.

Pumpkh75 17/01/17 14:11 - 1587 commenti

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Refn fa il vegano che lavora al McDonald’s, il Marchese del Grillo (io so' io e voi non siete un...) a spasso con il concetto di estetica. Ne ha tutti i diritti, si può obiettare, davanti alla qualità di favolose e magnificenti immagini, luci, dettagli; peccato si scordi i doveri, perché il corredo è un vuoto totale laddove il concetto stesso richiederebbe dei limiti di spazio che si fan fatica a definire. Una copertina di Vogue senza rivista dentro, con un finale eretto ad acuminato spillone delle nostre gonfissime pazienze. No grazie.

Giùan 14/03/17 09:55 - 3988 commenti

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Né la sputazzosa schicchera da tanti sentenziata ma nemmeno l'ombra del capolavoro da taluni adontata. Neon demon mi è parso più semplicemente un film ostinato nel portare alle estreme conseguenze quello che evidentemente era il progetto mentale del suo autore. Winding Refn, che sul piano della farneticazione estetizzante ha dato prove ben peggiori in Valhalla o Bronson, costruisce un'abbacinata fiaba post contemporanea, la cui qualità più grande è un certo ipnotismo e il cui indelebile difetto è un'orizzontalità che non perturba quanto vorrebbe.
MEMORABILE: Il colloquio al bar tra la truccatrice e le due modelle, nel quale si profila la "minaccia" rappresentata da Jesse.

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Minitina80 14/06/17 19:20 - 2766 commenti

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Maligna rappresentazione della feroce competizione per la sopravvivenza che riconduce tutto alla cinica e spietata legge naturale in cui il più debole e sprovveduto è destinato a soccombere senza alcuna pietas. Poco altro resta da aggiungere perché Refn sceglie di far parlare le immagini, tra assordanti silenzi alternati a roboanti melodie immerse in folgoranti luci al neon. Le figure femminili sono moderne Medusa, inumane vestali la cui cupidigia fagocita ogni barlume di bene. Impalpabili le figure maschili, nettamente in secondo piano.
MEMORABILE: Il finale.

Hackett 9/07/17 16:30 - 1846 commenti

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Forse l'attesa per questa pellicola prima ancora che uscisse non ha giovato. Senza avere aspettative, invece, il film può piacere. Con la sua non velata critica a un certo mondo e ai suoi dogmi, con l'utilizzo di una fotografia che da subito incornicia la freddezza delle anime che racconta, il regista realizza una pellicola estetica, impietosa e dolorosa. Rifacendosi anche all'ultimo Cronenberg, ci racconta con stile compiaciuto ciò che già sappiamo, ma lo fa bene. Si tratta di un autore sopravvalutato? Forse sì, ma già dai film precedenti.

Marione 26/08/17 02:24 - 103 commenti

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Tecnicamente notevole: non una singola inquadratura banale, ogni effetto audio legato a una precisa immagine, colonna sonora calzante, facce e corpi sfruttati al massimo, nessuno scialbo effetto in CGI. Ma è tutto troppo diluito: se nei primi minuti il film incuriosisce, poi si rischiano sbadigli e noia, salvo in poche scene. Buono comunque il contrasto tra mondo patinato e necrofilia, lesbismo, cannibalismo e un'accennata visionarietà alla Jodorowsky. Keanu Reeves poco più di una comparsa.
MEMORABILE: La lesbo-necrofilia, con tanto di sputo in bocca...; L'allucinata techno-sfilata; I dialoghi sui limiti di anzianità per le modelle (21 anni!).

Disorder 8/11/17 16:55 - 1414 commenti

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Che Refn avesse abilità e tecnica da vendere lo si era già capito nei film precedenti (in particolare nel bellissimo Drive): non c'era bisogno di ribadirlo con queste quasi due ore di inquadrature cool e bombardamenti sonori al limite della sopportazione. Tante le scene interessanti (il primo shooting, l'approccio/attacco lesbo, la pantera in camera) buttate purtroppo alla rinfusa e direi quasi a casaccio in un mare di inutili lentezze e vacuità. Peccato perché con una corretta messa a fuoco poteva essere un capolavoro. Solo sufficiente.

Piero68 23/10/17 11:07 - 2907 commenti

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Un po' Lynch (per alcune scene visionarie) e molto Argento (per i colori e le scenografie) Refn, ormai narcisista all'ennesima potenza ed estremamente innamorato della sua stessa arte, tocca il punto più basso della sua carriera. E non tanto per le "copiature" o per l'insulsaggine della sceneggiatura e dei dialoghi, ma per quella scena di lesbo-necrofilia che non solo non c'entra nulla né con l'horror né con il film, ma letteralmente disgusta. Per il resto un bravo solo alla Fanning: ipnotica come richiesto dal contesto
MEMORABILE: In negativo: La truccatrice all'obitorio con le sue deviazioni.

Taxius 2/12/17 20:19 - 1654 commenti

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Jesse è una giovane modella appena arrivata a Los Angeles, una città deserta popolata solo da mostri e squali e l'unico modo per sopravvivere è non essere la preda ma il predatore: toccherà alla protagonista scegliere chi dei due essere. Refn gira un bellissimo film ma, assolutamente, non il suo capolavoro; la fotografia è straordinaria, così come la colonna sonora e il ritmo lento. Con l'aiuto delle luci al neon viola e blu ipnotizza lo spettatore in quella che è solo all'apparenza una trama semplice. Sicuramente non un film leggero.

Pinhead80 27/12/17 16:01 - 4405 commenti

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Tra i film di Refn forse il più controverso per critica e pubblico. La ricerca della perfezione estetica, qui rappresentata dalla verginale e incontaminata Elle Fanning, trasforma l'essere umano in una belva assetata di sangue, pronta a ogni cosa pur di appagare il proprio ego. La lentissima virata finale nell'horror finisce per mescolare eros e thanatos in un tripudio di necrofilia orgiastica. Bellissima la fotografia.

Thedude94 31/12/17 19:31 - 947 commenti

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Refn è fenomenale in questa sua opera surreale e allo stesso tempo iper-realista nella sua capacità di riuscire a far dividere su tutto: in primis sui giudizi (o lo si ama o lo si odia), poi sul concetto di bellezza e divinità che governa il film e ci induce a rimanere dinanzi allo schermo nonostante il continuo chiedersi per quale motivo lo si stia facendo. Eccellenti le giovani attrici, in particolare la Fanning e la Malone; favolose le scenografie e i colori che variano tra il rosso del sangue e il blu scuro del male.

Belfagor 3/07/18 16:18 - 2663 commenti

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Finché si rimane sulla fragilità acqua e sapone della Fanning si può ancora sperare in una novella Alice. Poi però arrivano gratuiti cromatismi argentiani, splatter alla rinfusa, attori usati poco e/o male, inquadrature catatoniche e, per compiacere il professor Riccardelli, qualche scena saffico-necrofila che fa tanto eros e thanatos d'accatto: il demone del titolo ha divorato il film. Frigido, ipocrita e derivativo, è uno dei tanti cimeli di quel cinema che "se non ti piace, non l'hai capito" (anche se non c'è nulla da capire).

Lucius 24/07/18 20:17 - 2990 commenti

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Kubrick semina, Refn raccoglie. Un raccolto prelibato fatto di visionarietà, pillole di cinema rielaborate ma fatte proprie, atmosfere che passano dall'asettico al malsano, una fotografia istantanea, di rara intensità e una ost di quelle che ti martellano dentro, che siglano l'opera come un marchio sulla coscia di un cavallo di razza. E' l'epifania di un capolavoro, quello che sarà in perpeetuum il cavallo di battaglia di Refn e una pietra miliare del cinema internazionale. Una potenza visiva ineguagliabile che vi guiderà oltre il delirio onirico.

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Tarabas 23/07/18 09:46 - 1869 commenti

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Avevo detto mai più Refn; ho sbagliato, ma ho pagato caro. Un'ambientazione che fa rimpiangere Sotto il vestito niente (al confronto, praticamente un Hitchcock), dialoghi ridicoli almeno quanto impostati, un'atmosfera che vorrebbe produrre angoscia incombente e invece narcotizza a morte. Impossibile giudicare il cast, visto che non recita (penso che la fissità sia stata una scelta: obiettivo centrato). Servirebbe il pallino vuoto, aka "lo zero".

Johnncrein 31/07/18 18:31 - 5 commenti

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La vacuità del mondo della moda è rappresentata con un linguaggio filmico volutamente patinato. Chi non si fermerà alle apparenze e saprà leggere dietro le quinte si troverà dinanzi a un capolavoro ai livelli di Wim Wenders. Il demone del male veste paillets, ama i riflettori e si ciba di superficialità. L'ego delle modelle è il suo pasto preferito. Refn è un autore raffinato e questo suo nuovo film lascia abbagliati in tutto e per tutto. Vederlo equivale a un'esperienza extrasensoriale. Lo vedi, lo vivi, non lo dimenticherai mai. Capolavoro.

Schramm 24/09/18 16:08 - 3116 commenti

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È nata una stella, si chiama Eva, viene dagli 80’s, bacia come una pantera con occhioni fissi su Bambolandia: è Mater Medusorum, da bell’anatroccolo a cigno nero per intercessioni da Crowley a Jodorowsky, da Baudrillard all’eco di Narciso via Atkinson’s. Al picco dell'autorefnerenzialità e del tutto egosintonico rispetto alla propria patologia, l’autore forsenna il soggettibile, sceneggia una strofa dei Ladytron, fa dell’immaginifico un pendolo di Chevreul, dell’illuminotecnica magnetismo animale, dell’effimero e della sagomatura un'apologia, della shock-value mero glittering, del wow un bah.
MEMORABILE: La musica, sola carne attrice e regista del film: la seconda palla è per lei.

Bubobubo 27/09/18 16:49 - 1834 commenti

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Refn espone al sole un'altra faccia della sua prismatica personalità e appone la firma a quello che può essere tranquillamente ritenuto l'horror contemporaneo per eccellenza: una storiellina di riscatto e vendetta dalle filiazioni evidenti (i Settanta italiani su tutto) e della maniacale confezione estetica, il cui lusso stordisce, appannando i sensi. Peccato tuttavia che, gusto edonistico a parte, non vi sia molto altro su cui disquisire: il fiato della narrazione e della provocazione è corto già alla mezz'ora. Pessimo e telefonato il finale.
MEMORABILE: Jesse bombardata dalle luci stroboscopiche.

Ira72 8/04/19 17:13 - 1235 commenti

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Sotto alla pellicola, niente. Non basta infilare quattro modelle, un’atmosfera patinata anni 80, un po’ di necrofilia, qualche litro di sangue e un paio di forbici per ricreare pellicole ormai cult, o per farci passare per horror questo polpettone. Manieristico oltremisura, parrebbe più un lungometraggio (infinito, a dire il vero) commissionato da qualche rivista leziosa. Due ore di silenzio, intervallate da qualche dialogo banale e da scene tra il visionario e l’onirico. Nel genere, come filone classico, meglio La contessa e per l’avanguardia Suspiria.

Ryo 24/08/19 00:23 - 2169 commenti

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L'impressione che trasmette questo film è che il regista abbia voluto girare un film alla Lynch, ma senza riuscirci. Rimangono senz'altro impressi la pulizia delle scene, scenografie minimali, quasi vuote e alcune scelte registiche che hanno un qualcosa di psichedelico. Ma l'eccessiva durata, straziante, di quasi tutte le sequenze che non si capisce se vogliano essere oniriche o semplicemente prolisse, la musica spesso martellante che mette a dura prova le orecchie e un risvolto di trama che non colpisce, abbassano notevolmente il valore della pellicola.
MEMORABILE: Keanu Reeves nel ruolo dell'albergatore cattivo.

Greymouser 6/01/20 17:45 - 1458 commenti

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Sicuramente non è il miglior Refn. E' un film di grande forma, dalle scene pittoriche, dai colori freddi e lividi, dagli angoscianti sfondi bianco-nulla. Grandissima forma, ma il contenuto? Un po' di metafore troppo facili, dialoghi piuttosto banali, una trama glamour-horror così così. Tutto il resto è videoclip. Onestamente è un passo falso, nella luminosa filmografia di Refn.

Gestarsh99 18/03/20 16:36 - 1394 commenti

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Much hedonism about nothing. Giunto alla sua decima fatica registica, il fluorescente Winding Refn fallisce glamourousamente: il suo colorimetrico body-horror sull'Apollìneo sbranato dal Dionisìaco è un catarifrangente in pieno giorno. La preziosistica, griffatissima oreficeria fotocromatica in sovraesposizione riempie e ricopre come glassa inerte la nuda piattezza dell'inconsistente prolusione sottotraccia, daltonizzando ogni possibile sguardo indagatorio o argomentazione interpretativa sul mondo-cannibale dello show business. Un bombastico cancan di carni al sangue che abbaglia ma non morde.
MEMORABILE: La sanguinosa scena nella piscina.

Mickes2 14/04/20 00:41 - 1670 commenti

I gusti di Mickes2

Ripartendo – con stili e modi - esattamente da dove si era fermato, Refn ricompone qui un mosaico virtuoso estatico e rarefatto, ribaltando però totalmente le carte dal punto di vista tematico. Sorprende e affascina, ma insieme tradisce ove si era obbligati soprattutto a spingere sull’acceleratore: la deriva dell’angelo innocente inglobato, suo malgrado, nella setta demoniaca “triangolare” attecchisce fino a un certo punto; e le scene a effetto sembrano inserite apposta per ricordarcelo. Rimangono la smagliante confezione e lo score musicale.

Urraghe 20/06/20 21:25 - 76 commenti

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Ibrido conturbante e patinato in cui la bellezza delle interpreti e la grafica ineccepibile la fanno da padrona. Personaggi femminili nella parte, film ben girato ma dalla trama assai esile. Pellicola splendente e furba con una seconda parte meno incisiva. La pecca è che non si colloca in un genere ben definito deludendo un po' tutti. Si ha l'impressione che sia lo spettatore a dare un significato alle immagini ed alle scene. Peccato.
MEMORABILE: La scena della scelta delle modelle che debbono camminare in biancheria intima.

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Fedeerra 20/05/21 03:55 - 787 commenti

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Vittima di assurdi pregiudizi e alte aspettative, “The neon Demon” non è né un capolavoro, né un brutto film. Refn è sicuramente un regista afflitto da un ego spropositato (e di certo non lo ha dimostrato solo in questa occasione), ma quando gioca - perché solo di un gioco si tratta - con suoni e luci ci sa davvero fare. Non è un cinema che ci vuole raccontare una storia, ma una storia che si vuole palesare attraverso le immagini. La Fanning se la cava ma è ben lontana dall’essere un’icona, sempre eccellente invece la Malone. Bello il finale.

Enzus79 1/07/21 18:37 - 2513 commenti

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Film visivamente potente, quasi un pugno allo stomaco. Trascinante e coinvolgente, nonostante la storia in sé non sia niente di eccezionale né tantomeno originale. Pertanto, riesce anche a trasmettere concetti sottintesi. Se per il regista danese intrattenimento è anche sinonimo di provocazione, il film riesce a dimostrarlo alla grande. Ottima la fotografia.

Magerehein 23/01/22 11:26 - 579 commenti

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O lo si ama o lo si odia. Il demone al neon, ovvero l'improvvisa acquisita consapevolezza di avere tutti ai propri piedi. Nello spietato mondo della moda, vortice di bugie, rancori e opportunismi, riuscirà la timida Jesse (Fanning) a restare sé stessa, o ne verrà schiacciata? Opera strana, onirica, artificiale, patinata e curatissima nell'aspetto, proprio come il contesto che mostra e velatamente critica. Dilatatissimo nella prima parte, il film muta radicalmente nella seconda, impennandosi in un epilogo grandguignolesco decisamente disturbante. Merita almeno una visione.
MEMORABILE: L'incontro di Jesse col "demone", vera svolta del film; Ciò che accade dalla caduta nella piscina in poi.

Buiomega71 26/11/22 01:35 - 2731 commenti

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Pura essenza refniana, che prende, durante la narrazione, gli sperimentalismi coppoliani e beineixiani sembrando che racconti del nulla. Ma quando Jesse entra nella dimora viscontiana e decadente di Ruby tutto viene spazzato via e Jean Rollin si mischia vischiosamente al mito di Erzsèbet Bàthory tra sensuali e raccapriccianti rapporti lesbo/necrofili, docce al sangue, corpi che si spezzano, auto eviscerazioni (questa volta Refn esce e non entra) in un ferocissimo delirio visceral/femmineo che non ha eguali nel panorama del cinema horror (e non solo). A un passo dal capolavoro.
MEMORABILE: Il puma nella camera; L'incubo craveniano di Jesse; L'occhio vomitato; Il rilascio vaginale del fiume di sangue; L'approccio lesbo sul letto.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Giùan • 26/01/21 10:07
    Comunicazione esterna - 234 interventi
    Hola Gest! Innanzitutto grazie per la citazione: è sempre un sincero privilegio, tanto più se viene da utenti di cui si ha stima e oserei dire, per quanto può valere in un contesto mediato come quello di un sito,
    affetto. Evidentemente concordo in riferimento all'impudente scatenamento passionale e sintattico del film di Winding Refn: si tratta certamente di un opera(zione) non perfettamente riuscita (per fortuna come sempre capita in sti casi) ma che proprio in virtù della sua ambigua natura ricettiva fa pensare (non saprei come altro esprimermi) alla possibilità di parlare e scrivere di Cinema (e di vita?).
    Un caro saluto a te e a tutta la nostra immarcescibile, indimenticabile Bari nord
  • Discussione Schramm • 26/01/21 13:42
    Scrivano - 7484 interventi
    Gestarsh99 ebbe a dire:

    * "un finale eretto ad acuminato spillone delle nostre gonfissime pazienze" (Pumpkh75)


    Quella di Pumpkh75


    apicale, di quel commento, "una copertina di Vogue senza rivista dentro", la miglior sintesi mai letta su questo film, non solo sul davinotti ma su planetaria scala recensiva telematica come cartacea, senza nulla togliere a molte altre davanti alle quali levarsi rispettosamente il cappello. pumpkh up the volume!

  • Discussione Pumpkh75 • 26/01/21 15:36
    Addetto riparazione hardware - 422 interventi
    Ringrazio entrambi per i complimenti  perchè, vista la stima e l'apprezzamento massimo per i vostri eccezionali commenti, vedermi citato da voi vuol dire che questa recensione l'ho proprio "imbroccata"!!!!

    Ha ragione, comunque, Gestarsh: il merito non va a me, quanto al film per quanto ha stimolato la mia perfidia! Il punto esclamativo accanto al pallino se l'è proprio meritato!


  • Discussione Gestarsh99 • 26/01/21 20:47
    Vice capo scrivano - 21549 interventi
    Giùan ebbe a dire:
    Hola Gest! Innanzitutto grazie per la citazione: è sempre un sincero privilegio, tanto più se viene da utenti di cui si ha stima e oserei dire, per quanto può valere in un contesto mediato come quello di un sito,
    affetto.

    Stima e affetto ricambiati!
    Speriamo che il prossimo Refn sia altrettanto "scippatore di emozioni" (cit.)...

  • Discussione Gestarsh99 • 26/01/21 20:57
    Vice capo scrivano - 21549 interventi
    Pumpkh75 ebbe a dire:
    Ringrazio entrambi per i complimenti  perchè, vista la stima e l'apprezzamento massimo per i vostri eccezionali commenti, vedermi citato da voi vuol dire che questa recensione l'ho proprio "imbroccata"!!!!

    Ha ragione, comunque, Gestarsh: il merito non va a me, quanto al film per quanto ha stimolato la mia perfidia! Il punto esclamativo accanto al pallino se l'è proprio meritato!



    A quanto pare la perfidia (purché elegante) è un'ottima vena ispiratrice :)

  • Discussione Daniela • 27/01/21 09:50
    Gran Burattinaio - 5863 interventi
    Pumpkh75 ebbe a dire:
    Ha ragione, comunque, Gestarsh: il merito non va a me, quanto al film per quanto ha stimolato la mia perfidia! Il punto esclamativo accanto al pallino se l'è proprio meritato!
    Caro Pum, mi unisco al coro di quanti sono andati in sollucchero per il tuo commento: a distanza di mesi, è uno dei pochi buoni ricordi che associo questo film :o)
  • Discussione Pumpkh75 • 28/01/21 14:58
    Addetto riparazione hardware - 422 interventi
    Daniela ebbe a dire:
    Pumpkh75 ebbe a dire:
    Ha ragione, comunque, Gestarsh: il merito non va a me, quanto al film per quanto ha stimolato la mia perfidia! Il punto esclamativo accanto al pallino se l'è proprio meritato!
    Caro Pum, mi unisco al coro di quanti sono andati in sollucchero per il tuo commento: a distanza di mesi, è uno dei pochi buoni ricordi che associo questo film :o)

    Grazie anche a te, riverisco! Sempre applausi per la tua scelta dell'accenno di trama ad ogni commento, spesso è utilissimo!!!!
  • Discussione Buiomega71 • 26/11/22 10:29
    Pianificazione e progetti - 24633 interventi
    Per chi scrive Refn non ha mai fatto il vero colpaccio, almeno dei suoi film visionati (i tre Pusher, Fear X e Solo Dio perdona), ma sui titoli di coda di The neon demon ho esclamato, colmo di un adrenalina che non provavo da tempo e che ha spezzato le reni del sonno e della stanchezza post-lavorativa, ma "cosa ho appena visto?".

    Sono fermamente convnto che da quando Jesse ( più una novella " bambina di Macon" che nemmeno Alice nel paese delle Photoshop meraviglie)  entra della villa decadente e viscontiana di Ruby il tempo si fermi e tutto quello che succede prima venga spazzato via e che non abbia eguali nel panorama del cinema horror (e non solo) degli ultimi anni.

    Un tripudio ferocissimo di carnale visceralità femminea che mi ha letteralmente fulminato, dove Jean Rollin si mischia vischiosamente al mito di Erzsèbet Bathory tra docce di sangue, corpi che si spezzano, rituali dove vagine rilasciano fiumi di sangue, un momento di pura e squisitamente repulsiva necrofilia saffica che sta tra il ripugnante e il sensuale (con montaggio alternato di sublime bellezza dove Jesse si lascia andare al piacere solitario),  un'esplosione di brutalità muilebre da lasciare a bocca aperta, stimolando coronarie, encefalo e stati emotivi di allucinazione , occhi vomitati, Refn che questa volta, nell' impressionante auto eviscerazione , esce invece di entrare (come nel finale di Solo Dio perdona) e quella emblematica chiusa nel deserto (dopo un servizio fotografico ai bordi di una piscina dal sentor jessfranchiano bombardato di steroidi) che è ciliegina sulla torta di un'opera che sconquassa e travolge in egual misura.

    Inutile rimarcare lo stile di Refn (quì all'apoteosi), tra simbolismi criptici (i tre triangoli capovolti), le stanze suspiriane e i cromatismi argentiani (ma cosa non è Natasha Braier), la penetrante musica elettronica di Cliff Martinez e una narrazione (prima che deflagri, inaspettato e violentissimo, l'inferno muliebre, che porta l'ultimo Refn a livelli spietatamente estasiatici e vero e proprio punto di non ritorno) sospesa, che ti domandi dove l'autore di Drive voglia andare a parare, dove si tirano in ballo sperimentalismi simil coppoliani alla Un sogno lungo un giorno (Jesse e Dean che partono in macchina all'imbrunire per arrivare sulle collinette con il panorama di Los Angeles) e del Beinex di Lo specchio del desiderio (Dan accompagna nel residence Jesse , gestito da uno straordinario e cafonissimo Keanu Reeves in odor di stupratore, sotto una luna abbagliante, quasi irreale), in mezzo a provini spietati, sfilate che assumono i tratti di un trip allucinogeno da fantascienza anni 70, discorsi sulla purezza della bellezza e fotografi tanto geniali quanto inquietanti con la fissa per Goldfinger

    Refn dissemina momenti di notevole carica visionaria (il puma nella stanza, chiaro, e bellissimo, omaggio al Bacio della pantera schraderiano), getta segnali disturbanti (la rabbia e la delusione di Sarah per essere stata scartata al provino, lo specchio del bagno infranto, l'avidità vampirica con cui succhia la ferita della mano di Jesse, la ragazza , molto probabilmente, stuprata da Reeves, nella stanza accanto e l'incubo craveniano del coltello infilato nella bocca "Più in fondo", come succedeva a Sharon Stone, col ragno, in Benedizione mortale, il morboso approccio lesbo di Ruby verso la verginea Jesse: "Voglio essere la prima").

    Poi il ground zero di quello che succede dopo, con tre demoni dalla pelle di donna che mettono davvero paura (le tre sorelle, le tre muse, le tre grazie, le tre parche, le tre furie, le tre madri), e dove si realizza che la Fanning è solo un mezzo, un pasto notturno, di tre ferine e carnali miriam che si svegliano a mezzanotte con un'ossessione carnale tra le più dirompenti e sanguigne (in tutti i sensi) mai apparse sullo schermo.

    Immenso Refn a un passo dal capolavoro e probabilissima Palma D'Oro buiesca di quest'anno, che scalza via, sempre probabilmente, il quasi sicuro Noi di Peele (ma non si è mai sicuri di niente finchè il dardo non è tratto) e che sicuro non lo è più.

    E da quando Jesse  entra nella dimora scottiana di Ruby c'è dentro tutto il cinema che amo visceralmente, senza compromessi, trucchi o inganni, che procura orgasmi cinematografici puri vicino all'erezione.E se queste non sono emozioni irrefrenabili e puramente "di pancia", allora non saprei cos'altro debba trasmettere il cinema (con la C maiuscola).
    E da ora in poi vedrò le modelle con occhio diverso.

    La piscina vuota, " Io sono pericolosa"

    E sotto il vestito...Refn.


    Ultima modifica: 28/11/22 19:37 da Buiomega71
  • Discussione Raremirko • 28/11/22 22:34
    Addetto riparazione hardware - 3844 interventi
    Quoto Buio su tutto, al cinema il film fu estasi; paradossalmente questo suo dare emozioni però ha spaccato a metà sia critica che pubblico.
  • Discussione Buiomega71 • 21/12/22 19:26
    Pianificazione e progetti - 24633 interventi
    Palma d'oro "buiesca" per il miglior film visto nel 2022

    E Refn si porta a casa l'ambito premio di un anno di visioni

    Autore che non ingranava per far scoccare il colpo di fulmine (caruccio Fear X, non pienamente riuscito Solo Dio perdona, anche se impreziosito da momenti indimenticabili, buono il terzo Pusher, così così gli altri due), poi arriva The neon demon e spazza via, come un tornado, tutti i dubbi.

    Inizio che pare racconti del nulla e che giri a vuoto (ma con attimi che preannunciano il capolavoro che diventerrà : l'omaggio a Un sogno lungo un giorno con Jesse e Dean nel cielo sopra Los Angeles, al Bacio della pantera schraderiano: il puma che ruggisce in camera, guarda caso due film che amo molto, lo specchio rotto e Sarah che assapora il sangue di Jesse, la ragazza stuprata da un losco e brutale Keanu Reeves, le sue urla sono strazianti), ma che da quando Jesse entra nella sinistra dimora scottiana e esplode il ferocissimo e sanguinario delirio femmineo, tutto ciò che è stato (o che è) non ha eguali nel panorama del cinema horror (e non solo), tanto da essere trascinato dalla follia uterina e non capire più nulla di quello che mi stava intorno (a quel punto poteva venir giù la casa che non me ne sarei accorto), talmente ero risucchiato dentro come poche volte mi è capitato sullo schermo.

    Caso unico (per ora) nelle Palme d'oro di una vittoria in zona "cesarini", scalzando (non con qualche rammarico) il quasi certo Noi di Peele.

    E le modelle, per il sottoscritto, non saranno più le stesse.


    Ultima modifica: 21/12/22 19:43 da Buiomega71