Ho scelto l'amore!

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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Strano ruolo per Rascel, che nei panni del timido funzionario russo Boris Popovic Popov (sa bene l'italiano perché fu prigioniero nel nostro paese durante la guerra) si trova assieme ad altri membri del Partito in viaggio da Varsavia a Roma: a un convegno nella Capitale dovrà portare la colomba simbolo della Pace. Sceso dal treno durante una fermata lungo la strada per recuperare il cappello volatogli via, resta appiedato e si fa condurre in auto a Venezia, dove si stabilisce cercando di contattare in una sede del Partito qualcuno che lo possa aiutare (e sempre portandosi dietro la colomba in una cesta di vimini). Un incipit piuttosto confuso che serve solo, in definitiva, per prepararci a un Rascel in versione “russa” che si confronterà...Leggi tutto con le libertà del mondo occidentale nella suggestiva cornice veneziana. L'umorismo è molto contenuto per la congenita ritrosia del personaggio, destinato a scontrarsi con l'emotività e la giovialità dei veneziani. Il primo contatto vero è con Maria (Pavan), la bella fioraia che arriva con lui in città e ha un negozio ai piedi del ponte di Rialto: un rapporto dolce ma assolutamente platonico, anche se poi il titolo già suggerisce sviluppi diversi... Perso in una Venezia labirintica che non conosce e non capisce (“Accidenti, qui è tutto allagato”, dice alla vista del canale di fronte a Piazzale Roma), Boris viene coinvolto in una serie di piccole disavventure prima di trovare finalmente la sede del partito comunista dove poter spiegare la sua situazione. Ma è un continuo rincorrersi di equivoci e qui pro quo, di fraintendimenti, con i compagni del Partito che prima si lasciano intimorire dalla provenienza moscovita di Boris per poi capire che l'omino è in sostanza una nullità. La sensazione è però che la regia di Zampi non sappia che pesci pigliare e come il film finisca sballottata da una scena all'altra senza riuscire a raccontare quasi nulla d'interessante. Già pedante nella lunga sequenza introduttiva sul treno, HO SCELTO L'AMORE si arena qua e là in tediosi dialoghi sulla collettività e sui valori dello sciopero e la protesta, portando il nostro a sfogarsi gridando liberamente “Abbasso il governo” a uno sfiancante pranzo di nozze celebrato in un cortile veneziano (dove si esibirà in canti e balli “russi” dopo interminabili discussioni sui vantaggi della nostra società). D'altra parte è chiaro fin dal titolo l'aggancio al celebre “Ho scelto la libertà”, il libro di memorie di Viktor Andrijovyč Kravčenko pubblicato in Italia cinque anni prima in cui il diplomatico faceva luce sulle ingiustizie del regime sovietico. Allo stesso modo qui Boris, spaventato da quanto aveva letto sui pericoli dell'Occidente, si ritrova in un mondo che invece pare offrire molto più di quanto s'immaginava. Scherzosa propaganda, in poche parole, condotta con ironia sottile solo per brevi tratti perché molto più spesso si cerca la comicità di grana grossa con scarsi risultati. Tre o quattro intermezzi musicali di difficoltosa digeribilità e un incubo dal barbiere nel finale dove molti dei nodi legati agli ideali comunisti vengono al pettine confermano il dubbio valore dell'opera, curiosa nelle intenzioni, qua e là sorprendente ma che rimane realizzata in modo confuso senza mai trovare il ritmo giusto. Rascel poi, immaginato come un turista stupefatto di fronte a un mondo opposto al suo, viene regolarmente sopraffatto dai comprimari lasciando che a fare il film siano soprattutto loro, con esiti nel complesso deludenti.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 27/06/18 DAL DAVINOTTI

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