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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Aggiornamento agli anni 90 di AMORE TOSSICO (non a caso citato nella sequenza d'apertura, coi protagonisti che s'incontrano al pontile di Ostia mangiando un gelato), l'ultimo film di Caligari se ne distacca in realtà poderosamente. Laddove il tentativo semidocumentaristico di raccontare la giornata tipo d'un gruppo di eroinomani romani sposava un approccio volutamente scarno, quasi neorealista, qui la stessa apprezzabile sincerità descrittiva viene messa in scena con attori veri e una regia molto più curata, una fotografia d'alta classe e più in generale una tecnica ampiamente superiore. NON ESSERE CATTIVO è in poche parole molto più film, forse instradato in questo dal successo...Leggi tutto dei Romanzi criminali di Sollima. Emoziona, coinvolge, strazia ma colpisce anche per la sua ricercatezza estetica, ripescando dal cult che fu lo stesso tipo di ambientazione, l'abilità nel riprendere gli scorci meno banali di Ostia, teatro ideale per una storia che questa volta è più di violenza che di droga, con l'eroina che ha lasciato il posto alla cocaina e alle pasticche ma prima ancora a un'esaltazione individuale assolutamente in contrasto con l'idea di vita comunitaria di AMORE TOSSICO. I nuovi Ciopper e Cesare hanno le facce di Luca Marinelli (il nome del protagonista è ancora Cesare, a sottolineare la chiara discendenza dal film dell'83) e Alessandro Borghi, giovani attori di ottime speranze, "truccati" da ribelli senza causa pronti alla rissa e a prevaricare il prossimo minacciando e attaccando. E' soprattutto Marinelli a guadagnarsi meritatamente la scena: è il più incontrollabile, il più intransigente, quello dalla personalità più straripante. Non lavora, la sorella gli è morta per Aids e la di lei figlioletta pare dover fare la stessa fine; pensa a sua madre in lacrime ma vive in strada, intreccia una relazione con la ragazza del suo amico fraterno e sogna di sposarla. A volte appare ingenuo, altre determinate fino al parossismo, gioca con le armi e non trova nessuno che possa arrestarne la discesa verso l'abisso. Finché ancora una volta, inattesa, si affaccia la “robba”, l'eroina. Non più centro di gravità permanente però, solo una delle pericolose distrazioni che annebbiano i pensieri di Cesare, frullata nel vortice di una vita sempre più avviata all'autodistruzione. Un testamento intenso e importante, per Caligari, morto poco dopo la fine delle riprese; con un retrobalzo di vent'anni (siamo nella Ostia del 1995) esattamente com'era capitato per L'ODORE DELLA NOTTE (lì si passava dal '98 al '79), l'unico film frappostosi tra i suoi due racconti di (mala)vita romana.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 9/09/15 DAL BENEMERITO IL DANDI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 20/09/15
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Pumpkh75 20/07/16 17:50 - 1299 commenti

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Il vero shock emotivo, forse, è che non c'è alcuno shock emotivo: che sia l'Ostia dei '90, che sia oggi o la periferia di un passato più lontano, la sensazione di disillusione e degrado sociale rende inerme il tempo e rassegna a un impossibile riscatto, se non aggrappandosi a quella umanità che ci resta. In questo Caligari è bravo, a volte con toni duri a volte quasi surreali e anche se talvolta si perde i contorni evita l’attuale being cool da bande criminali e aiuta i bravissimi Borghi & Marinelli a diventare straordinari. Molto bello.

Matalo! 26/09/15 21:26 - 1368 commenti

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Devo dire che è stato uno dei pochi film dignitosi tra quelli visti alla mostra. Pur non proponendo nulla di nuovo e con almeno un pasolinismo d'accatto (le croci che piovono), Caligari sa perfettamente di cosa sta parlando e lo racconta con indubbia onestà. Forse l'atmosfera anni 90 può essere poco percepita, sono eroi di borgata come sempre, ma per chi ha buona memoria i temi delle droghe del periodo, della crisi di lavoro ci stan tutti. Ottimi i due protagonisti. Caligari ci lascia col suo film migliore.

Lou 20/09/15 01:31 - 943 commenti

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E' un tuffo dolente e commovente nel gorgo della vita disperata di due amici nella Ostia degli anni novanta, quest'ultimo e postumo film di Caligari. La narrazione è coinvolgente e riesce a trasmettere con efficacia quella spirale che impedisce il riscatto a certe vite dannate, tra povertá, violenza, droga. I due protagonisti, interpretati dagli straordinari Luca Marinelli e Alessandro Borghi, non sono delinquenti spietati ma ragazzi deboli e perduti, eredi dei borgatari pasoliniani.

Il Dandi 9/09/15 02:17 - 1747 commenti

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Il testamento di Caligari è un commovente sguardo al (recente) passato che ricostruisce l'anello di congiunzione (anche narrativamente e storicamente) tra l'era dell'esordio e quella attuale. L'amore tossico stavolta è quello tra due amici legati da una storia in comune ma dai destini diversi. Film cinico e pietoso, crudo e ammiccante. Sottofinale inaspettato, interpreti straordinari.
MEMORABILE: - "Non mi fido di questi tossici di merda!" - "E perché, tu che sei?"

Cotola 19/09/15 12:10 - 7459 commenti

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Ragazzi di "vita" e di droga negli anni Novanta: sembra banale ma non lo è. Caligari ci regala infatti uno splendido film in cui mostra di "amare" i suoi personaggi nei confronti dei quali però non è mai nè indulgente nè giustificazionista ma sa anzi alternare durezza e ferocia (senza però mai giudicare) a dolcezza ed umanità. E così non ci si può non emozionare e non rimanere colpiti dall'enorme vitalità dei due personaggi maschili con i quali si finisce perfino con l'empatizzare. Eccezionale la prova dei due protagonisti (un filino meglio Marinelli), ma tutto il cast è in palla. Grazie!

Didda23 20/09/15 12:02 - 2282 commenti

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Lontano dal documentarismo di Amore tossico, Caligari - sorprendentemente- sfoggia una tecnica registica davvero fuori dal comune (aiutato da una potentissima fotografia) per raccontare le vicende di Ostia nel bel mezzo dell'esplosione delle droghe sintetiche. La droga come conseguenza e non causa di una società allo sbando, intrappolata in un sentire comune senza speranza e senza futuro, nella quale l'essere umano è obbligato ad arrendersi. Un'opera disperata, nera come la pece, ma vitale e viva al tempo stesso. Marinelli straordinario.
MEMORABILE: L'autocitazione ad Amore tossico; I vari tentativi per rimettersi in carreggiata.

Myvincent 28/09/15 22:56 - 2526 commenti

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Dal compianto Caligari un film sulla generazione maledetta della borgata romana di sempre, dove sembra non esserci posto per un riscatto sociale (se non a costo di grossi sforzi) e dove pure l'amicizia fraterna è corrosa dal "mal di vita". Il tutto si traduce in un racconto assai amaro dove si ride ma a denti stretti. Qualche volta la recitazione sembra troppo sopra le righe nel caso dei due protagonisti, mentre un grande plauso andrebbe alle due attrici femminili che a loro s'accompagnano. Finale emozionante.

Kinodrop 5/10/15 20:48 - 1466 commenti

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Dire film sembra riduttivo, per questa estrema opera del regista recentemente scomparso. Si tratta di un testamento impietoso e riflessivo sul degrado delle borgate romane post pasoliniane e riafferma anche il valore di un nostro cinema "realtà" contro le solite produzioni futili e sentimentalistiche. Due amici da sempre cercano di uscire dalla spirale spaccio, droghe, usura e violenza col sostegno delle proprie compagne alternando volontà di riscatto a ricadute e condizionamenti sociali. Sceneggiatura stringente e superba la prova dei protagonisti.
MEMORABILE: La spasmodica ricerca della roba; Le allucinazioni di Vittorio; La lotta quasi rituale tra i due amici nella sala giochi; Il trans che si scava la fossa.

Bruce 12/10/15 10:50 - 1002 commenti

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Quanta umanità, quanta verità in questo film. Un pugno allo stomaco che fa male ma riporta alla realtà, quella del tremendo degrado delle nostre periferie urbane, della cronica mancanza di lavoro, della piccola criminalità, dello spaccio e dello sballo per poter sopravvivere. E, in questo girone infernale, l'amicizia e la vita di due ragazzi. Il cinema qui è, evidentemente, il bisogno di esprimere, con forza, quel che si conosce bene. Due protagonisti perfetti. Ottimo lavoro, non privo di poesia, capace di emozionare sul serio.

Xamini 14/10/15 10:51 - 1000 commenti

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Se i comprimari girano a meraviglia, sono l'interpretazione dei due protagonisti (gli occhi!) e la regia di Caligari a fare la parte del leone. Vicenda cruda di borgatari ambientata a Ostia, pecca qualche volte in senso iperbolico e, se deve mollare qualche volta il colpo, lo fa in direzione di un'apertura poetica e non facile sentimentalismo. Il contrasto ruvido tra i due elementi funziona a meraviglia e persino i denti perfetti di Silvia D'Amico (che pure interpreta alla grande) non possono rovinare il gusto dell'opera.
MEMORABILE: Luca Marinelli con la nipotina o quando dà fuori di matto. Alessandro Borghi in botta

Rebis 1/12/15 13:48 - 2088 commenti

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Punto di convergenza tra gli accattoni pasoliniani, la tossicità postuma ottantina e l’avvento delle sintesi chimiche del nuovo millennio, il film di Caligari fa degli anni '90 il nostro passato prossimo venturo, luogo di elaborazione metabolica che coglie i nodi socioculturali dal basso delle borgate romane. Ma è innanzitutto un cinema di pancia e cuore, anti intellettuale, che fa dell'autenticità - recitativa, descrittiva, emozionale - il motore e il fine ultimo della sua azione. Cast straordinario, con Borghi e Marinelli in trascinante overacting.

Capannelle 24/01/16 00:27 - 3702 commenti

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Buon affresco di borgata, realizzato con efficace ambientazione anni 90 e un cast attoriale ottimamente integrato. Spiccano i due protagonisti, ogni tanto sopra le righe ma comunque genuini e impegnati a risalire la corrente con alterne fortune. Per fortuna mancano scene melodrammatiche e tentazioni di farne il solito scontro tra gangster malavitosi: volando basso risulta più verace.

Manrico 27/12/15 08:03 - 80 commenti

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Pasolini Windows 95 (prima ancora che 2.0), Amore tossico esploso nelle emozioni (Caligari morirà appena terminato il montaggio), questo film è un gioiello che conferma non solo la statura del regista, ma anche quanto si possa ancora dire nel cinema italiano al di fuori del birignao finto autoriale. Immensa interpretazione di Marinelli e Borghi (ma scintillanti anche gli altri), Ostia allucinata e ripresa/fotografata al meglio, sceneggiatura che nella linearità della storia non si inceppa mai, un lavoro duro e indimenticabile.

Ildiavolo 3/01/16 17:40 - 10 commenti

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Grande opera postuma di Caligari, un duro ritratto della periferia romana eseguito senza retorica e con inconsueta grazia, neorealista ed espressionista al contempo. Pregi: personaggi ben caratterizzati e attori in parte, ottima fotografia e buona sceneggiatura e una regia che non affronta mai banalmente anche situazioni già viste altrove. Ottima la scelta del montaggio. Difetti: musiche che nei momenti tragici sono usate davvero male; con scelte diverse forse avremmo parlato di un capolavoro.

Paulaster 14/01/16 12:30 - 2731 commenti

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Ricostruzione approssimata degli anni 90 con qualche richiamo techno e di abbigliamento sdrucito. Le vicende vivono sulla fisicità dello sballo del duo, tanto che quando non sono "fatti" si preferiscono le donne di contorno, cariche di una veracità più dura ed efficace. Rispetto a L’odore della notte è un passo indietro per le scure ambientazioni e per sottotrame (l’ago, il rudere, le slot) che potevano essere disegnate meglio.

Decimamusa 15/01/16 10:21 - 81 commenti

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In un'Ostia paradigma di ogni periferia disfatta disperata, fatta di case fatiscenti, spiagge desolate, locali infimi, si delineano le vicende contigue e parallele di Cesare e Vittorio, balordi perennemente in bilico fra la dimensione allucinatoria e violenta a cui li spinge la droga e quella che può aprire a un irriducibile senso morale e a un approccio sano con la durezza dell'esistenza. Terzo e ultimo film di Claudio Caligari, distribuito dopo la sua morte: non esente da difetti ma viscerale e a suo modo potente.

Schramm 17/01/16 14:18 - 2412 commenti

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Dall’amore intossicato il Dr Caligari approda alla tossicità dell’amore per ragazzi di vita possibile solo laddove corrotta o negata. Ai primi promettenti 20’ affacciantisi su un crinale in odor di effluvi notturni e smottamenti che vanno da Risi a Camarca, segue un assestamento narrativo prevalentemente scandito da flebili scoppiettii ovattati che mostra minacciosamente la lama senza mai affondarla, e che sfalda storia e annessa presa emotiva. Il rigore tecnico-formale dice la sua forte e chiara, cristallizzandosi su attori e fotografia, ma è, spiace dirlo, il canto di un cigno un po’ rauco.

Pinhead80 8/02/16 20:19 - 3898 commenti

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Dove avevamo lasciato Caligari con i suoi amori tossici lo ritroviamo qui, per l'ultima volta, invecchiato decisamente bene. I ragazzi sono alla fine gli stessi; cambiano i tempi, le mode, ma la sofferenza rimane sempre quella anche se espressa in modo diverso. E forse è proprio questo il messaggio che ci vuole lasciare il regista, ovvero di non dimenticare i dimenticati, gli ultimi, quelli che in fondo hanno pochissime possibilità di riscatto sociale. Ma la speranza è sempre lì, come nel vaso di Pandora.

Giùan 26/02/16 21:51 - 2936 commenti

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Colpisce, sorprende e ancor commuove l'astoricità controtendenza di Caligari, il quale conferma la vitale dualità d'un cinema che se da un lato fissa la sua entomologica lente su un mondo pasolinian/cittiano di marginali, fuori fuoco, fuori fase (Ostia, le post borgate, vitelloni traviati, accattoni), d'altro canto lo innerva di sangue, lacrime, sogni di celluloide (le citazioni, struggenti e tanto sincere da sublimar il ridicolo, di Fellini o di Mean streets). Un film strenuamente instabile, disarticolato (Marinelli), a caccia d'una provvisoria normalità (Borghi).

Nancy 17/06/16 02:35 - 774 commenti

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Un film che si incentra tutto sui "ragazzi di vita" tanto cari a Pasolini, nei pieni anni 80 già mostrati da Caligari, ora in grande spolvero di revival. Un film fatto dei suoi protagonisti, i bravissimi e ben diretti Marinelli e Borghi. Della loro vita di episodi "non-sense" drogherecci parla alla fine il film, ben fotografato in toni caldi e con l'uso di location sempre assai azzeccate. Di sicuro un bel colpo per il cinema nostrano, ma da qui a inneggiare al "maestro" ce ne passa. Un film piacevole, ma lontanissimo dal capolavoro.

Puppigallo 6/07/16 08:34 - 4499 commenti

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Una buona regia e attori decisamente in parte fanno di questa pellicola un interessante spaccato di "vita" di sottoprodotti dell'evoluzione umana. E a fare da contrasto con questa feccia sballata, c'è una bambina malata, conseguenza proprio del degrado psicofisico di gente che finisce per danneggiare anche chi nulla può e nulla ha potuto decidere. Eppure, persino da chi sembra dare solo il peggio (i due protagonisti), può nascere qualcosa di buono. Film che merita la visione, nonostante arranchi nella parte centrale, finendo per girare su se stesso, come in effetti fanno i tossicodipendenti.
MEMORABILE: La "cocaina frizzantina..."; "Ciao, brutta!"; Impasticcati in strada.

Hackett 9/07/16 17:53 - 1721 commenti

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In questo che purtroppo sarà il suo ultimo film, Caligari torna a parlare di droga ed emarginazione, abbandonando lo stile documentaristico di Amore tossico a favore di una narrazione più cinematografica. Ancora una volta la sua cinepresa scruta con precisione le vite e le piccole sconfitte quotidiane di personaggi ai margini, né buoni né cattivi, con molti vizi a qualche virtù tarpata da quella droga che ora (negli anni '90) ha solo cambiato pelle. Ben girato e raccontato, rimane a testimonianza di un regista ispirato e sensibile.

Nando 9/07/16 18:14 - 3458 commenti

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Due giovani sottoproletari nel litorale romano a metà degli anni 90. Uno spaccato duro e realistico in cui non c'è spazio per pietismi ed enfatizzazioni da copertina. Caligari regala questa pellicola postuma di ottimo impatto visivo in cui i due protagonisti maschili cavalcano l'onda egregiamente ben coadiuvati dal resto del cast. Appropriate le musiche.

Rufus68 31/07/16 12:19 - 3050 commenti

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Il film riprende la fenomenologia minimale di Amore tossico e si espone ai consueti pericoli: l'angustia della visione che mai ambisce a sollevarsi sino alla tragedia (come in Accattone); la ripetizione ossessiva delle medesime situazioni, senza sviluppo drammaturgico (in sua vece si hanno una serie di bozzetti, alcuni di gusto televisivo); la rappresentazione della desolazione che, non filtrata da una reale poetica, si compiace in se stessa. Una boccata d'aria rispetto alla media attuale, ma l'orbo è re nel regno dei ciechi.

Jandileida 2/08/16 09:43 - 1247 commenti

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Ci mancherai vecchio Claudio: ci mancherai perché anche in una società tutta tesa alla prestazione e al successo tu non ti scordavi degli ultimi, dei diseredati, degli sbalzati dalla vita. Anche questo è in un certo senso un film fuori tempo massimo, come lo era d'altronde l'Amore tossico del 1983. Di quello manca stavolta magari la rudezza del non cinematografico, ma si guadagna in omogeneità della storia. Martinelli e Borghi tra l'altro recitano ma non penso se ne sia accorto nessuno. Qua e là si indulge magari troppo nel melò tragico. Duro.

Galbo 3/08/16 05:52 - 11346 commenti

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L'ultima opera di un regista prematuramente scomparso è dedicata a due personaggi che vivono sul litorale laziale. Cesare e Vittorio vengono ritratti con grande realismo, evitando l'autocompiacimento, ma non nascondendo il degrado ambientale e facendo emergere prepotentemente la sottile malinconia e l'angoscia di fondo di una vita allo sbando che cerca (in parte) di emergere verso un difficile riscatto. Bravissimi i due protagonisti. Da vedere.

Ultimo 27/08/16 13:51 - 1348 commenti

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La vita di due amici di sempre nella periferia romana (siamo sul mare, a Ostia lido), con i problemi relativi alla criminalità, alla droga e chi più ne ha più ne metta. Ottimo film, girato con sapienza dal prematuramente scomparso Caligari, che non lascia nulla al caso. Regia cupa, spesso notturna, intensa ed e attenta a ogni particolare, a cominciare dalla caratterizzazione dei personaggi (bravissimo Marinelli e bravo Borghi). Gira un po' a rilento nella parte centrale, ma resta notevole e merita senza dubbio la visione.
MEMORABILE: La visione del pullman.

Beffardo57 18/03/18 20:21 - 262 commenti

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Legati da un rapporto più vicino alla fratellanza che alla semplice amicizia, due poveri cristi condividono la tremenda vitaccia degli eroinomani di Ostia lido: alla fine uno riesce a uscirne (forse), l'altro no. Caligari torna ai temi di Amore tossico rivelando padronanza del mezzo cinematografico e commossa ispirazione, con più di un riferimento al grande Pasolini di Accattone. E' un film spesso toccante, che a tratti riesce a trasmettere il senso di un dolore esistenziale senza rimedio.
MEMORABILE: L'ubriacatura con il limoncello di uno dei due protagonisti assieme alla ragazza, patetico sballo da coattoni.

Redeyes 24/11/16 07:47 - 2130 commenti

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Una sporca Ostia con i suoi disperati animali della notte. Caligari indugia quanto è necessario sulla deriva dialettale per farci scivolare verso un déjà vu di piccola delinquenza e sballo. La storia, pur velata di un sottofondo di speranza e amore, non appare farlocca e seppur cattivo il buon Cesare riesce a risultare tutto sommato amabile. In un territorio minato come la borgata romana ("colpa" del Romanzo di Sollima, anche) non era facile far un buon film, ma Caligari c'è riuscito! Gagliardo!

Deepred89 8/12/16 11:21 - 3272 commenti

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Ben girato, ben interpretato e ritmato a dovere, un drug-movie che funziona bene quando, nella prima parte, affronta il tema sotto un'ottica ironico-pulp, mentre declina inesorabilmente una volta giunto alle soglie del dramma, con scivoloni in patetiche scene di melodrammore più o meno tossico. La sceneggiatura funziona più nelle singole scene e nel disegno dei suoi personaggi che nella sua struttura complessiva, ma a dare un senso di fluidità ci pensano una regia sobria (e attenta a evitare cadute nell'eccessivo) e un montaggio scattante.

Piero68 26/06/17 09:32 - 2754 commenti

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Amore tossico 12 anni dopo sarebbe stato il giusto sottotitolo del film (la storia si svolge a Ostia nel 1995). E l'autocitazione all'inizio non può sfuggire agli amanti di questo bravo ma sfortunato regista. In realtà Caligari va oltre e regala una pellicola a più ampio respiro. Non solo la tossicodipendenza sotto osservazione ma più in generale l'emarginazione e il disadattamento di chi ha la sfortuna di nascere in borgate o periferie dove il nulla si mischia alla noia e dove l'ignoranza sposa spesso la violenza. Grandissimo Marinelli.
MEMORABILE: Cesare cerca di convincere i "solati": "Però, pure la cocaina frizzantina ha un suo perché"; Le allucinazioni di Vittorio; La sola dei televisori.

Ira72 16/03/18 21:11 - 920 commenti

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Realistico a tal punto da sembrare un docufilm. Merito di una regia asciutta e imparziale, di un narrato disincantato e concreto, di due protagonisti talmente credibili da risucchiare lo spettatore nella loro tragica storia senza mai risultare patetici o fastidiosi. Una storia comune di desolazione, espedienti e anelati riscatti, tra amicizia fraterna e pasoliniani contorni. Talento rarissimo. Una medaglia al valore del cinema italiano. Marinelli è in grado di valorizzare qualunque parte interpreti. Bravo anche Borghi. Chapeau!

Medicinema 10/09/17 17:57 - 89 commenti

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Interessante affresco sulla (mala)vita di borgata, tra noia, solitudine e voglia di cambiare perennemente in contrasto con l'ineluttabile richiamo verso il guadagno illecito e facile. Dialoghi svelti, ambientazioni fosche, atmosfera quasi pasoliniana e due buoni protagonisti, fra cui forse prevale Vittorio, più cupo e meno appariscente, rispetto a Cesare, che talvolta sfiora la macchietta del tossico fuori di testa. Si prova quasi empatia per un mondo di perdenti, ben tracciato, in cui gli ultimi restano davvero ultimi.
MEMORABILE: Le giornate al cantiere, in stile "Le comiche".

Markus 11/12/17 12:17 - 3258 commenti

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Ostia, 1995. Dal buco e il cucchiaino bruciacchiato Anni '80 alle modernissime pasticche sintetiche Anni '90 il passo è breve. Terzo e ultimo film di Caligari, che dopo il noir L'odore della notte ritorna agli albori estendendo la questione dei tossici alla criminalità (quasi a voler unire in un unico concetto le sue due precedenti regie). Il film centra soprattutto il bersaglio con l'eccellente prova attoriale, capace di fornire un'antipatica - benché "necessaria" - empatia con gli squallidi personaggi qui così ben rappresentati.

Jdelarge 7/04/18 17:21 - 851 commenti

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Caligari mostra come si possa essere irrimediabilmente vittime di un luogo e di un tempo. In questo caso la periferia romana degli Anni Novanta. I protagonisti sembrano, fondamentalmente, imprigionati e ogni snodo della trama si risolve in un nulla di fatto, dando vita a un circolo vizioso nel quale le droghe rappresentano l'illusoria via di fuga. Senza via di scampo, purtroppo, sembra essere anche lo stesso film, che mostra e indugia in maniera talmente fredda da non riuscire a coinvolgere.

Mco 13/10/18 15:23 - 2138 commenti

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Neorealismo 2.0 per quest'opera postuma del novarese Caligari. Si segue la curva di vita di due giovani della Ostia più difficile, quella dei palazzi fatiscenti e degli alloggi di fortuna. Si scende sino a sentire le fiamme dell'inferno per poi risalire al piano terra. Ma non per tutti e due le cose si stabilizzeranno, in uno squarcio di (a)normalità fatta di droga, danaro e lavori occasionali. Marinelli è davvero straordinario, Borghi gli sta a ruota, ma anche l'ambiente circostante è al pari di un attore in carne e ossa. Capolavoro.
MEMORABILE: La rissa davanti al bar; Cesare dolcissimo con la nipote.

Bubobubo 11/12/18 13:57 - 1187 commenti

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L'epitaffio registico ed esistenziale di Caligari si transustanzia in un noir circolare e disperato, vibrante ma mai ridondante: una storia contemporanea di vita e malavita consumata fra droga, crimine, mal di vivere e riscatto sociale. Marinelli e Borghi protagonisti perfetti, con doverosa menzione speciale per la prova di Silvia D'Amico. Tre film in trent'anni, tutti necessari: a fine visione non può non spuntare una lacrima, sia essa di gratitudine o commozione.

Magi94 2/07/19 22:50 - 657 commenti

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Tipica storia di borgata in cui la trama non è sempre presente, mentre il film scorre seguendo il solo corso della vita. Caligari ha dalla sua una regia professionale, che riesce a trattare bene anche i momenti più pulp e attori perfettamente in parte che danno l'anima ai loro personaggi. Ha però come difetto la filosofia stessa dell'opera: il lascito pasoliniano ancora una volta riaffrontato in chiave moderna, peraltro già vista in molti altri film, pare abbia ormai non molto da dire, ed è difficile farsi sorprendere dalle scene.

Daniela 6/07/19 09:55 - 9227 commenti

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Amici fraterni, Vittorio e Cesare sono due tossici di periferia che campano di spaccio: quando il primo decide di cambiare vita, cerca di convincere l'altro a fare la stessa scelta, ma sarà dura... Caligari si congeda con un film fortemente pasoliniano in cui quel che conta non è certo la trama, già molto battuta e dagli esiti prevedibilmente tragici, ma il mood: una vitalità disperata, rabbiosa e autodistruttiva, incarnata alla perfezione da Marinelli. Più defilato ma ugualmente in parte Borghi, funzionalmente mimetici gli altri.

Tonios 18/02/20 05:06 - 25 commenti

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Opera ultima di un cineasta tanto virtuoso quanto sfortunato, da cui hanno tratto ispirazione i D’Innocenzo per La terra dell’abbastanza e altri registi per i film “di periferia” girati negli ultimi anni. Una storia difficile senza momenti di tregua, che pare giungere al vertice in ogni istante senza mai lasciare lo spettatore con l’amaro in bocca; due maschere in un certo senso prelevate da Amore tossico e aggiornate al decennio successivo, con tanto di inconsapevole inappagamento. Imperdibile e proverbiale fine di una trilogia.
MEMORABILE: La redenzione di Vittorio dopo la conoscenza di Linda e le allucinazioni; La disperata rapina di Cesare al bar; La truffa dei televisori.

Westonberg 1/04/20 10:18 - 28 commenti

I gusti di Westonberg

La parabola di chi sbanda ma riesce a risollevarsi e chi invece è destinato alla vita da reietto, raccontata ammirevolmente in questo film/testamento di Caligari. Il regista ci presenta una realtà di borgata sordida, dove droga e musica eurodance sono compagne strette di due amici (i superlativi Borghi e Marinelli) e nonostante entrambi si prodighino per cambiare questa condizione, Caligari ci ricorda di come questo non sia possibile per tutti. Un pugno allo stomaco per la verità descritta dal regista e per la crudezza di certe scene. Da vedere.
MEMORABILE: La bravura della attrici Silvia D'Amico e Roberta Mattei; La scena dove Cesare e Viviana ballano sulle note di "Be my Lover".

Faggi 29/05/20 18:42 - 1487 commenti

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Come in Amore tossico la droga scorre nel sangue, esalta i cervelli, consola, produce visioni e destabilizza. Il denaro, agli sbandati, serve non per ostentazione, non per decorare la vita con automobili, abiti e orologi di lusso: è mezzo di sopravvivenza. Il film è una serie di studi preparatori (alcuni riusciti, altri meno) per la tragedia di periferia; ed è triste (non in senso deteriore). Ciò che di pasoliniano fa capolino lo fa con discrezione, senza impadronirsi del terreno di gioco; si manifesta con immagini, non con elucubrazioni.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Il Dandi • 19/06/16 19:00
    Contratto a progetto - 1426 interventi
    Il commento così come è (a prescindere dal fatto che ci sia anche il link ad Amore tossico) di fatto sostiene che il film è ambientato negli anni '80. Cosa non vera, essendo ambientato nel '95.

    Posso azzardare che Nancy sia talmente giovane da confondere l'estetica dei due decenni,... oppure che sia un banale refuso.

    Non so se mi sono spiegato.
  • Discussione Zender • 19/06/16 19:12
    Consigliere - 43414 interventi
    No, allora mi prendo tutte le colpe: è possibile che abbia incasinato io mettendo il link e che fosse scritto 90. Però scusa, la frase comunque dice:

    Un film che si incentra tutto sui "ragazzi di vita" tanto cari a Pasolini, nei pieni anni 80 già mostrati da Caligari, ora in grande spolvero di revival.

    Io interpretavo: i ragazzi di vita che negli Ottanta Caligari aveva già mostrato (con Amore tossico), non so se mi spiego. Altrimenti mi sfugge un po' il senso della frase, se metto 90.
  • Discussione Il Dandi • 19/06/16 22:07
    Contratto a progetto - 1426 interventi
    No tranquillo, il link ci sta e non hai incasinato nulla: casomai diamo la colpa a Boccaccio che ci ha abituati all'idea che la dislocazione a sinistra sia più elegante ("nei pieni anni 80 già mostrati da Caligari" anziché "già mostrati da Caligari nei pieni anni 80").

    Scherzi a parte, io pure penso che Nancy volesse intendere quello che tu hai capito, solo che così non è chiaro: l'ambientazione che è "ora in grande spolvero di revival" è quella anni '80, non certo quella anni '90 che nessuno (ancora) fila.
  • Discussione Zender • 20/06/16 08:32
    Consigliere - 43414 interventi
    Ora la chiamo, vediamo che dice.
  • Discussione Nancy • 1/07/16 02:36
    Fotocopista - 148 interventi
    Scusate vedo solo ora!
    Non ho capito se il problema è che ho usato la parola "revival" in merito agli anni 90, o se mi sono riferita ai ragazzi di vita di Pasolini dei '60 in merito a film che partono dagli anni '80 (quelli di Caligari, appunto). Volendo inserire in questi anche appunto l'odore della notte, li ho pensati un po' in un tutt'uno ideologico con la carriera del regista.
    Ciò che intendevo è in ogni caso, è il riaffondare le orme da parte del regista in una storia ambientata nel passato e che si riferisce a personaggi ancora più "passati". Non che ci sia niente di male, solo rivedere gli stessi caratteri ri-ambientati soltanto 10 anni dopo, in un film che esce adesso che vanno nuovamente in auge certe mode estetiche dei 90 (e qui devo dissentire con te, Dandi, i 90 vanno alla grande soprattutto tra noi giovinetti) non mi ha dato un'ottima impressione, o quantomeno non mi ha colpito particolarmente. Comunque sì, certamente volevo mettere troppi concetti assieme in una piccola frase e credo si possa fraintendere quello che intendo; tutt'ora non sono riuscita a spiegarmi compiutamente. Ci penso meglio, e cercherò di spiegarmi ;)
  • Discussione Il Dandi • 3/07/16 14:34
    Contratto a progetto - 1426 interventi
    Grazie della spiegazione.
  • Curiosità Samuel1979 • 22/10/16 10:05
    Call center Davinotti - 2919 interventi
    L'album Panini collezionato da Tommasino (Orano) è dell'anno 1995/96:

  • Discussione Raremirko • 26/10/18 20:59
    Addetto riparazione hardware - 3450 interventi
    Mi è piaciuto moltissimo; Borghi e Marinelli, questo soprattutto, sempre perfetti (e la loro filmografia fa ormai paura).

    Un tardo neorealismo, vero, con omaggi che van da Pasolini al primo Scorsese, violento ed iperrealista, girato e recitato bene.

    Ancora una volta, un'Italia senza speranze.
  • Discussione Mco • 27/10/18 12:04
    Scrivano - 9659 interventi
    Raremirko ebbe a dire:
    Mi è piaciuto moltissimo; Borghi e Marinelli, questo soprattutto, sempre perfetti (e la loro filmografia fa ormai paura).

    Un tardo neorealismo, vero, con omaggi che van da Pasolini al primo Scorsese, violento ed iperrealista, girato e recitato bene.

    Ancora una volta, un'Italia senza speranze.


    Verissimo, Mirko.
    Caligari aveva un modo di ritrarre gli sbandati unico, feroce e dolce al tempo stesso.
    Gli sguardi che getta sulle vite disgraziate sono tanto compassionevoli come di condanna, senza dar l'idea di voler (pretendere di) giudicare.
  • Discussione Raremirko • 27/10/18 21:07
    Addetto riparazione hardware - 3450 interventi
    Mco ebbe a dire:
    Raremirko ebbe a dire:
    Mi è piaciuto moltissimo; Borghi e Marinelli, questo soprattutto, sempre perfetti (e la loro filmografia fa ormai paura).

    Un tardo neorealismo, vero, con omaggi che van da Pasolini al primo Scorsese, violento ed iperrealista, girato e recitato bene.

    Ancora una volta, un'Italia senza speranze.


    Verissimo, Mirko.
    Caligari aveva un modo di ritrarre gli sbandati unico, feroce e dolce al tempo stesso.
    Gli sguardi che getta sulle vite disgraziate sono tanto compassionevoli come di condanna, senza dar l'idea di voler (pretendere di) giudicare.



    Mi dispiace sia morto, ora sto recuperando i suoi film.

    Ma quindi Mastandrea produsse e basta, non montò?