Blow-up

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Blowup
Anno: 1966
Genere: drammatico (colore)
Note: E non "Blowup" o "Blow up".
Numero commenti presenti: 50
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Tra i più noti film di Michelangelo Antonioni, BLOW-UP ha alcune geniali intuizioni (che Dario Argento in futuro svilupperà prendendo da qui anche il protagonista David Hemmings per PROFONDO ROSSO e che Brian De Palma riproporrà nell’altrettanto riuscito omaggio BLOW-OUT), ma anche troppi momenti di contorno esageratamente diluiti. Il film è noto per aver descritto la vita nella Swinging London, la Londra degli hippy di fine Sessanta, per aver centrato la figura del fotografo di moda, stravagante e imprevedibile; va detto però che sono considerazioni non sempre giustificate: la Londra degli sballati, dei fumati, dell'amore libero,...Leggi tutto è presente solo come sfondo in qualche scena (anche se Antonioni riprende, forse inconsapevolmente, uno show dei leggendari Yardbirds con l'esordiente Jimmy Page alla chitarra ritmica e la star Jeff Beck alla solista), mentre sul personaggio interpretato da David Hemmings (all'epoca quasi sconosciuto come la semi debuttante Vanessa Redgrave) il regista si sofferma soprattutto quando quest'ultimo staziona in silenzio davanti alle foto rivelatrici. La personalità del fotografo si intuisce, ma pare essere secondaria rispetto alle riflessioni più profonde riguardanti la scarsa credibilità dei normali intrecci “gialli” cinematografici: non sempre la verità può emergere, non sempre nella vita di ogni giorno (e anzi quasi mai) ciò che ci accade ha una spiegazione facile e riconducibile a qualcosa di conosciuto. Purtroppo per perseguire un intento lodevole Antonioni ricorre agli espedienti abusati dai cosiddetti autori e cioè silenzi interminabili, lunghe estasi mistiche dei protagonisti e via dicendo, col risultato di distruggere un ritmo già compromesso dopo i primi venti minuti di proiezione.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Dusso 20/02/07 17:40 - 1533 commenti

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Un film davvero molto bello, con una grandissima regia di Antonioni e una fotografia notevole. La sequenza della partita di tennis è straordinaria ma mi ha più colpito l'ultimo primo piano di Hemmings mentre segue con gli occhi la partita (brevi secondi che bucano lo schermo). Per il resto è un film che mi ha davvero soddisfatto sotto ogni aspetto. La sceneggiatura è semplice e ad un certo punto prende un risvolto giallo che crea qualche interesse, ma in fondo tutto questo è un pretesto per un risultato finale visivo di altissimo livello.

Il Gobbo 13/05/07 17:52 - 3011 commenti

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Feticcio del Gobbo, che confessa quindi subito la sua assoluta parzialità, e che a Londra è andato a scovare (all'estrema, squallidissima periferia, sbagliando treno e beccandosi una fraccata di pioggia) il Maryon Park, dove sono state girate le scene clou, e che è ancora identico a com'era nel film! Film capitale e fondativo di un'estetica, riuscita riflessione teorica ma - quel che più conta al cinema - catalogo di immagini indimenticabili, con uno dei più grandi finali di sempre. Prima colonna sonora di Herbie Hancock, eccellente. Altare

Supervigno 8/06/07 19:45 - 229 commenti

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Un colpo di fulmine. Difficile descrivere diversamente l'effetto di questo film. La musica, gli abiti, la trama (giallo concettuale, potrebbe definirsi, e anche metafora della Vita), gli attori (come poter mai dimenticare David Hemmings con quella camicia azzurra e quei pantaloni bianchi?), gli Yardbirds, la città, il parco: tutto contribuisce a fare di questo film un indispensabile compagno di vita, di emozioni, di sensazioni. Imperdibile.
MEMORABILE: La sessione fotografica di David Hemmings con la supermodella Verushka.

B. Legnani 20/08/07 00:19 - 4671 commenti

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M'imbarazza, perché non riesco a capirne la grandezza (ma Morandini, pur con cortesia, avanza più di un dubbio). Apprezzo il grande talento delle inquadrature (il parco è fantastico), la prestazione di Hemmings, la sequenza degli ingrandimenti e della ricostruzione temporale dei fotogrammi. Ma il resto mi pare orchiclastìa pura. Non oscuro il messaggio, ma lento, trascinato, non fatto vivere. Penso a Il grido, che ha ritmi certo non celeri, ma che riesce a far capire, far conoscere, far vivere. Qui no. A parere di chi scrive è un'immane macchina costruita per affettare il brodo.
MEMORABILE: Il parco.

Almayer 7/09/07 07:59 - 169 commenti

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Riprese perfette (ah, il verde del parco e i dolly nello studio fotografico), attori tutti in parte, musiche di Herbie Hancock... Uno di quei film a cui è difficile, almeno a mio avviso, trovare un difetto. Su tutti un Hemmings bravo e cool più che mai, Vanessa Redgrave nevrotica e fragile e anche una piccola parte per una splendida Jane Birkin. Sceneggiatura dello stesso Antonioni assieme a quell'altro geniaccio del Tonino Guerra.

Caesars 5/03/08 09:31 - 2654 commenti

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Visto solo una volta qualche lustro fa e rivisto ieri sera (entrambe le volte in tv). Le impressioni generali non cambiano: film lento, molto intellettuale con qualche pregio ma sostanzialmente freddo e poco intrigante. La trama gialla, che pure darà spunti in futuro a registi del calibro di Argento e De Palma, è solo marginale ad un discorso più ampio sul vivere odierno. Ha i suoi estimatori, alcuni lo considerano uno dei più bei film mai realizzati, ma non posso ritenermi tra questi.

Matalo! 13/07/08 17:26 - 1368 commenti

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Appetitoso come un dolce di bell'aspetto ma il cui retrogusto lascia interdetti. La metafora sull'imprendibilità della visione oggettiva più famosa del cinema è un film sgargiante ed effettistico, con quei silenzi che sono già maniera. Hemmings ottimo nella sua antipatia, bella la scena del concerto degli Yardbirds, Londra attraente come non mai, ma il sospetto del "cazzeggio" d'autore grava in ogni scena. Bellissimo il tema di Hancock che si sente solo pochi secondi, puro blue note sound.
MEMORABILE: Lui: "Ma non eri a Parigi" - Lei: "Sono a Parigi" (Verusckha visibilmente fumata alla festa del pre-finale... a Londra).

Cotola 14/08/08 03:39 - 7402 commenti

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Visivamente affascinante ed accattivante, lo è un po' meno dal punto di vista narrativo pur fondandosi su temi sicuramente molto interessanti come quello dei rapporti tra arte e realtà e tra ciò che si vede e ciò che si comprende (e spesso le due cose non sono coincidenti). Per il resto, come molti film di Antonioni, è invecchiato male (ma meno di molti altri suoi lavori) e spesso la noia fa capolino. Vale comunque la visione.

Pigro 7/11/08 09:25 - 7698 commenti

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Analizzando i suoi scatti un fotografo crede di scoprire un delitto. Nella ruggente ambientazione inglese dei favolosi Anni Sessanta, Antonioni costruisce una favola allucinata, onirica, sensuale e pop, che ci risucchia nel gorgo delle illusioni della società moderna. Bella l'atmosfera, sottile la storia raccontata, saccente l'intellettualismo. Un film ambivalente, insomma, che attrae e respinge. Un classico che rischia, oggi, di essere visto più perché entrato nei libri di storia del cinema che non per la sua reale capacità di convinzione.

Deepred89 19/02/09 14:45 - 3253 commenti

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Film difficilmente giudicabile, nel quale i molti elementi di altissimo livello non riescono a far dimenticare la tremenda lentezza di fondo. La regia è straordinaria e modernissima, la fotografia impeccabile, David Hemmings memorabile, l'ambientazione nella "Swinging London" e le scenografie degli interni gustosissime. Purtroppo però la sceneggiatura, nonostante alcuni spunti di grande interesse, tende a perdersi in vari dettagli inutili e non sempre necessari. Nonostante la sua prolissità, da vedere.

Undying 16/04/09 19:09 - 3841 commenti

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Un pezzo, un brandello, uno spaccato di realtà, visto attraverso l'obiettivo d'una macchina fotografica. Londra è immersa nel clima del '68, con giovani praticanti nuove ritualità (dalla droga ai nuovi temi musicali, senza trascurare la moda sinonimo d'eccentricità e modernismo). Tocca a Thomas (David Hemmings), cercare di decifrare - partento da piccoli dettagli, via via di enorme singolarità grazie all'uso dell'ingrandimento - indizi nascosti (e al tempo stesso raccolti) dall'occhio indiscreto di un macchina fotosensibile. Antonioni punta alla fallibilità dell'immagine e del suo replicarsi.

Galbo 21/04/09 07:32 - 11307 commenti

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Profonda riflessione sul potere dell'immagine in uno dei film più riusciti del complesso percorso artistico di Michelangelo Antonioni. Il film vale anche come testimonianza del periodo in cui si svolge (1968) e soprattutto dell'ambiente (Londra) splendidamente e realisticamente fotografato, tanto che l'estetica delle immagini supera il potere concettuale dell'opera. Il film si segnala anche per la colonna sonora, assolutamente funzionale alle riprese.

Barbapapà 13/05/09 17:44 - 33 commenti

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Da un regista noiosissimo (perdonatemi, critici!) l'unico film FIGO della sua carriera; colori fantastici, bellissima Londra degli Anni Sessanta. Anche i soliti silenzi e le inquadrature fisse su porte e prati creano abbastanza tensione. La storia è di grande spiritualità. Forse uno dei dieci film più belli della storia.

Il koreano 7/03/10 12:22 - 44 commenti

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È al termine di un decennio psichedelico che Antonioni cerca di classicizzare il fantastico mondo del pret-a-porter fotografico con un tocco particolarmente british e cromatico. Seppur la storia si basi in principal modo sugli usi di uno stereotipato del mestiere (David Hemmings), "Blow-Up" è un thriller che di thriller ha veramente poco, sicuramente più interessato a descrivere gli iter lavorativi del protagonista, per l'appunto e affezionato com'è alla corrente di pensiero cinematografica seguita ai tempi anche da Fellini.
MEMORABILE: La sequenza in cui Hemmings cerca "il" dettaglio fra le varie fotografie del parco.

Gugly 25/01/10 23:53 - 1010 commenti

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Un fotografo vede gente e fa cose nella Swinging London finché... il film procede bene nella prima parte seppure parco di parole: il lavoro di Thomas, le modelle, il parco, lo sviluppo delle foto, tutto concorre a guidare lo sguardo; a mio avviso il ritmo cala paurosamente dopo l'incontro con le due ragazze, come se Antonioni non sapesse concludere (i mimi!!!). Resta il documento di un'epoca e uno sguardo attraverso la fotografia originale e un David Hemming giovane e bello che ricorda Alex.
MEMORABILE: Lo sviluppo delle foto con gli ingrandimenti sempre più sgranati del particolare decisivo (?)

Enzus79 10/03/10 11:07 - 1733 commenti

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Film tutt'altro che brutto. Immagini e colori di Londra fanno da sottofondo a questa storia. I silenzi e i suoni la fanno da padrone sui dialoghi e dico la verità, non mi hanno mai realmente annoiato. Perchè vedere i parchi verdi vuoti, i mimi che giocano a tennis nel silenzio assoluto, oppure Hemmings che gira con l'auto in una città vuota mi hanno fatto effetto più di certi dialoghi inutili, che pur ci sono nel film.

Rickblaine 11/03/10 15:42 - 635 commenti

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Film a ritmo lento. Verrebbe da dire a tempo di realtà. Ogni istante, ogni sequenza girata, assume il suo significato dando occasione a riflessioni su piccolezze e frammenti riferiti ad un determinato evento. L’oggetto del discorso è: quanto di vero può fuoriuscirne dall’arte? Ci si può ingannare o essere ingannati, ma l’arte non è una cosa ferma e in quel movimento lento che assume nei 106’ degna il miglior osservatore della sua attenzione. Può dar noia, ma la maestria con cui è girata l’opera smuove l’inutile tedio.
MEMORABILE: La sequenza nel parco.

Kanon 19/05/10 20:49 - 596 commenti

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Di grande impatto visivo e figlio della psichedelia beat dell'epoca non è scevro da una certa dose di intellettualismo lento e a tratti noioso. Pieno di scene di culto (fra i quali gli Yardbirds con Page e Beck!) è una grande metafora sulla vita, sulla realtà e la sua percezione che sfoga benissimo nella Londra di quegli anni. Ammaliante Hemmings. Una goduria estetica, riflessiva ma può risultare letale per chi da un film pretende del ritmo. Sia quel che sia, la gloria che ha se la merita tutta.

Fauno 1/10/10 10:55 - 1897 commenti

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Il film che ho visto più volte in assoluto. Oggi sono cambiati i miei occhi e la mia mente, ma l'ermeticità di questo film rimane, ed è davvero unica. Da ogni frase e ogni parola ne potrebbe derivare un'enciclopedia di interpretazioni diverse. Per apprezzarlo bisogna compenetrarlo. Il messaggio inequivocabile sta nell'impossibilità di soffocare i sentimenti nascondendosi dietro una vita frenetica e in effetti ogni personaggio è già nel baratro prima ancora di entrare in scena. Nessuno è escluso.

Capannelle 13/10/10 15:29 - 3688 commenti

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Film un po' sopravvalutato, con dialoghi altalenanti e non immune da simbolismi da orticaria ma anche con una sua buona personalità registica e un certo alone di fascino. Se infatti soprassediamo su alcuni passaggi troppo insistiti (vedi lo shoot fotografico) possiamo godercene altri notevoli come le foto rubate nel parco o la spensierata ammucchiata con le due giovani. Sullo sfondo della "storia" il mix londra/musica/hippies all'epoca ancora spendibile senza apparire un banale riempitivo.

Macguffin 13/01/11 20:48 - 124 commenti

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La Londra di Antonioni è ricca di fermenti giovanili su cui il regista opera per contrasto (la periferia semivuota, l'ospizio, l'antiquario). Lo spunto thriller serve solo per meglio articolare le sue riflessioni su immagine-arte-realtà-finzione-incomunicabilità, rese lavorando sui tempi morti e senza nessuna concessione a ritmi da intrattenimento. Stilisticamente impeccabile, Blow-up è un film di grande spessore ma un po' freddo in quanto molto (troppo?) cerebrale.
MEMORABILE: Lo sviluppo delle foto con l'ingrandimento del particolare; la partita dei mimi.

Supercruel 23/01/11 20:46 - 498 commenti

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Bella riflessione di Antonioni sull'immagine come testimonianza, come prova, come indice di presunta verità. Tecnicamente il film è superbo e la regia dell'autore tratteggia magnificamente una Londra pop e pruriginosa. Narrativamente, invece, c'è qualche problema e il film si inceppa in più parti nel suo dispiegarsi. Certo, affrontare Antonioni con l'obbiettivo di divertirsi non ha molto senso, quindi, prendere o lasciare. In questo caso, pur con un po' di sana pazienza, io prendo.

Giacomovie 29/07/11 18:01 - 1338 commenti

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Antonioni si muove con bravura in un'ambientazione di classe, fa un cinema che punta sull'espressività dell'immagine, gli dà la giusta cura di cui ha bisogno, ma questo non sempre basta ad assicurare i migliori esiti. Il film risulta astratto, strano ed anomalo. Tratta delle realtà nascoste dietro le cose visibili e tale astrazione lo porta ad offrire poco, in concreto, allo spettatore. Per quasi un'ora manca di una vera trama e sembra procedere per forza d'inerzia. Adatto a chi si accontenta di un cinema altamente figurativo.

Corinne 14/08/11 13:18 - 400 commenti

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Abituata ad un certo genere di cinema in cui le palline da tennis rotolano giù per le scale e non sono soltanto immaginate e probabilmente anche per la presenza di David Hemmings alle prese con un particolare rivelatore, mi immaginavo tutt'altro finale. Invece questo è un film indefinibile e imprevedibile, da interpretare, con una chiusa quasi lynchiana. Se fosse uscito una manciata di anni dopo, avrei pensato che il mio stesso scambiarlo per un giallo classico fosse parte del messaggio.
MEMORABILE: Hemmings che scruta gli ingrandimenti.

Ducaspezzi 4/09/11 19:52 - 222 commenti

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Pare che sull'onda di questo film si diffuse per un certo tempo una voga fotografica, da molti seguita per vezzo intellettualistico, sulle sfuggenti orme del protagonista. Lo strumento che cattura immagini tende, invero, a riportarci spesso una verità aumentata o traslitterata, che l'occhio nudo ignora o non focalizza. Scordatevi il concetto di trama (e di giallo) e via alle suggestioni iconografiche di un'epoca-luogo simbolici (London sixties), alla ricerca di un senso trasognante di tutto. E forse qualche... "flash" ce lo faremo anche noi!

Pennylane 26/10/11 20:46 - 6 commenti

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Film di Antonioni del 1966. Nonostante la bellezza della fotografia, la bravura di David Hemmings e l'ambientazione londinese, ho trovato questo film forse un po' lento e in certi punti anche un tantino noioso. Molto bella la scena degli ingrandimenti alle fotografie.

Nancy 26/10/11 18:59 - 771 commenti

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Un'idea di base niente male che però Antonioni sviluppa con poca investigazione a favore di una bellissima e curatissima cornice, la Londra degli anni 60 vista attraverso gli occhi di un fotografo di moda interpretato da un bravo e intrigante Hemmings. Il film non si propone di scavare a fondo, ma di far vedere, di incantarci più con le singole sequenze che con la trama intera; e infatti anche noi come il protagonista guardiamo estasiati le immagini scattate al parco, ma come lui non cogliamo la vera identità della realtà che osserviamo.
MEMORABILE: La sequenza del protagonista che sviluppa le foto che ha scattato al parco; L'amplesso artistico iniziale.

Luchi78 26/06/12 16:43 - 1521 commenti

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Osannato dal pubblico americano e non solo, mi aspettavo qualcosa di più coinvolgente. È un'opera prima per quel che riguarda il messaggio contenuto nelle inquadrature, lo studio di alcune scene (l'orgia/rissa con le due intraprendenti ragazze è un diversivo geniale) e l'ottima introspettiva del protagonista, ma il deviante finale ci fa aprire gli occhi su un film che è stata una sorta di lenta riflessione sull'inganno, senza creare suspense o tensione di alcun genere. Troppe porte lasciate aperte alla libera interpretazione.

Roger 19/09/12 18:07 - 143 commenti

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Il giallo sulla scoperta casuale di un delitto è un pretesto per indagare sul significato di "reale", "vero": all'inizio il protagonista crede di possedere la realtà e di poterla catturare con i suoi scatti fotografici compulsivi, per scoprire alla fine quanto essa sia sfuggente non solo ai sensi, ma anche all'arte che la vorrebbe rappresentare. Il tutto in una Swinging London che pare più intenta a sfuggire alla realtà che non a cercarla. Grande eleganza registica, anche se qualche passaggio narrativo francamente sconcerta.

Jdelarge 22/05/13 13:29 - 842 commenti

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Grande esempio di regia da parte di Antonioni, che realizza un film ricco di inquadrature mozzafiato contornate da una fotografia eccellente. Lo spettatore viene messo in condizione di vedere e vivere il tutto attraverso gli occhi e la mente del protagonista, un talentuoso fotografo (interpretato da un fantastico David Hemmings) che vive la vita al secondo. Ciò che resta di questo film è uno spiacevole senso di perdizione, che ha il suo culmine in una scena finale incredibile.
MEMORABILE: Thomas: "Un disastro è quello che ci vuole per vedere chiaro nelle cose".

Mickes2 18/06/13 23:47 - 1667 commenti

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A una soporifera prima parte in cui l’introduzione del contesto e dei personaggi appare kitsch (datata la carnevalesca rappresentazione degli studenti), ridondante e banale (il lavoro, la Swinging London), ne subentra un’altra che focalizza l’attenzione sull’ossessione della scoperta di una verità attraverso un fotogramma; realtà sfuocata (sfumata) impressa su celluloide in cui la riflessione su ciò “che si vede” e ciò “che si crede di vedere” assume connotazioni esistenziali discrete ma tuttavia superate, finanche vacue e irrisolte.

Vito 6/02/14 17:02 - 636 commenti

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In Blow-up emerge prepotente il tema dell'assurdo e dell'irreale di Antonioni. Dall'ambientazione psichedelica della swinging London al parco come soglia verso un mondo straordinario e inoltre la scena dei mimi e dei barboni che si incrociano casualmente, ma non nello stesso luogo (e forse momento). E naturalmente l'indagine attraverso l'ingrandimento delle foto su un delitto forse mai commesso e solo immaginato nella testa del protagonista. Echi di questo grande film si sentono chiari nel cinema di De Palma, Coppola e naturalmente Argento.

Paulaster 28/08/14 11:12 - 2671 commenti

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Rappresentazione di diversi stili dove forse manca il filo conduttore che leghi la vicenda alla realtà (il finale ne è la prova). Una forma d'avanguardia che prima schematizza gli anni '60, poi li fa a pezzi (il concerto col pubblico immobile) e li critica per l'eccesso fatuo del libertinismo. Inquadrature nello studio fotografico sublimi, negli scatti e negli sguardi pieni di incomprensione. I momenti thriller fanno un po' acqua, come un'insufficiente introspezione, ma regala più di una perla e stimoli per film a venire.

Digital 11/01/15 10:26 - 1113 commenti

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Ok: lento non vuol dire necessariamente noioso, però serve quantomeno una storia sufficientemente coinvolgente per rendere un film degno di questo nome. Il problema di Blow-up è che per quasi la totalità gira a vuoto, non concedendo la benché minima possibilità di stimolare l'interesse (tranne, forse, nella parte "investigativa") e tediando mortalmente fin dai primi minuti. Certo, la confezione è lussuosa, il che lo rende maggiormente sopportabile, ma comunque ben lungi dall'esser degno di sperticati apprezzamenti.

Saintgifts 19/02/15 19:06 - 4098 commenti

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C'è una grande energia iniziale rappresentata bene da un Hemmings in piena fase creativa, fase che non l'abbandona nemmeno nei momenti di quotidianità. Il mondo sembra essere suo, niente e nessuno lo può fermare. Energia che va lentamente spegnendosi progressivamente per lasciare spazio a riflessioni che alla fine avranno il sopravvento, creando incertezze e rimettendo tutto in discussione. Film che si poteva girare solo a Londra, ma in quella Londra dove le case popolari sono trasformate o abbattute. Colto bene il momento di transizione.

Homesick 6/04/15 18:44 - 5737 commenti

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Titolo epocale, sia in quanto emblema cinematografico della Swinging London - gli artisti che coabitano in periferie degradate, i giovani contestatori, i complessi beat, le modelle - sia come sintesi dell'universo cinematografico di Antonioni: le tesi sull'incomunicabilità sono condotte agli eccessi con la scissione tra realtà oggettiva e percezione illusoria e la solitudine dell'uomo che ne è corollario, mentre l'erotismo è aggraziato e gentilmente penetrante come sempre sarà. Hemmings scorrazza frenetico, tirannico e stordito in armonia con una sceneggiatura eccentrica e a tratti surreale.
MEMORABILE: La giocosa "lotta" con le due giovani modelle; il negozio d'antiquariato; la partita a tennis; la solitudine del parco.

Victorvega 10/06/15 21:30 - 289 commenti

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Lento (e non dico una novità), ma terribilmente affascinante come fotografia, istantanea di un periodo e di un luogo: la swinging London, la Londra anni '60, fermento di tutto un movimento, un modo di vivere. Certo, il tempo ne fa aumentare il valore, ma forse è un merito più che una colpa. Ci si accorge però a metà film che non è ancora successo nulla, poi di colpo sembra viri sul giallo... Sembra solo, non lo fa ma finirà anche a influenzare quel genere. Grande fotografia, scene di culto.
MEMORABILE: Il concerto degli Yardbirds con Page e Beck (chicca per rockettari); La partita di tennis dei mimi.

Ultimo 17/06/15 22:35 - 1336 commenti

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Un film del quale si potrebbero scrivere migliaia di cose, positive e negative. Certo è stilisticamente ben fatto e in grado di rappresentare al meglio la Londra degli anni sessanta; ma al contempo non convince la sceneggiatura, praticamente inesistente e ancorata alla mera visione/immagine "scattata" dal protagonista David Hemmings. Insomma, un film aperto a diverse interpretazioni, che dice molto, artisticamente parlando, ma odora di incompiuto...
MEMORABILE: Il parco.

Pinhead80 18/07/15 13:24 - 3820 commenti

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Un fotografo stanco di moda e di modelle cerca la propria ispirazione in scatti che vorrebbero documentare fatti di una certa rilevanza. Immortalerà qualcosa destinato a tormentarlo a lungo. Particolarissimo film nel film di Antonioni che può essere interpretato anche come una grande illusione. Una realtà fatta di apparenze e di estetica (come il mondo della moda) che si trasforma in ossessione per il particolare, o forse per il nulla.
MEMORABILE: Hemmings che simula un rapporto sessuale durante un servizio fotografico; La partita a tennis senza pallina.

Alex75 1/09/15 09:13 - 661 commenti

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Originale riflessione sulla fallacia dell’immagine e sulla labilità del confine tra illusione e realtà, che Antonioni conduce trasportando lo spettatore nell’atmosfera effervescente e fredda della “Swinging London” in un viaggio che lascia storditi e interdetti come il fotografo Thomas. Nel turbine visivo i dialoghi sono quasi irrilevanti (anche se Hemmings, la Redgrave e Veruschka sono presenze pregevoli). Notevoli le musiche di Herbie Hancock, che contamina il jazz con il beat dell’epoca.
MEMORABILE: Veruschka; Thomas esamina le foto; Il concerto degli Yardbirds; La partita di tennis.

Liv 22/09/15 17:58 - 237 commenti

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Lo vidi la prima volta alla sua uscita, quand'ero un musicista ye-ye di provincia. L'ambientazione mi incantò, come gli inarrivabili personaggi e le loro inarrivabili vite, ma il film non mi disse nulla, anche per il mio rifiuto degli intellettualismi, i simbolismi, i «messaggi», la critica alla vita contemporanea. Ora che appoggio tutte le più feroci critiche alla nostra vita occidentale, più nessuno lo fa. Chissa perché. Antonioni vedeva molto più lontano di me, che ero un giovane entusiasta del mio mondo.
MEMORABILE: La partita a tennis senza pallina, un'idea geniale sotto molti punti di vista.

Minitina80 8/01/17 09:20 - 2264 commenti

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Curioso come Antonioni utilizzi l’espediente delle foto per esprimere qualcosa di completamente diverso e sfuggevole dalla ricerca dell’assassino. La sintesi del suo percorso potrebbe racchiudersi nel finale in cui i mimi fingono di giocare a tennis ponendosi come allegoria di una realtà non sempre circoscrivibile e al quale ognuno potrà dare la propria interpretazione. I dialoghi assumono un ruolo secondario e la comunicazione è affidata ai silenzi e alle immagini e a una Londra a cui è stata letteralmente catturata l’anima.

Magi94 22/03/18 19:36 - 648 commenti

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Paradossalmente della famosa trilogia in lingua inglese di Antonioni apprezzo veramente solo il film più bistrattato da pubblico e critica, cioè Zabriskie Point. Preferisco insomma l'Antonioni estremo a quello puramente autoriale come in questo caso. Qui, seppure si apprezzino l'intento artistico e certi tocchi da maestro, si avverte una pesantezza di fondo insormontabile dettata da un atteggiamento registico ambiguo, mirato a far passare chiare idee autoriali tramite un linguaggio cinematografico lentissimo e complicato. Comunque bravissimo Hemmings.
MEMORABILE: Le scene con le modelle e quella nel parco.

Fedeerra 30/12/17 03:23 - 401 commenti

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Antonioni usa la cinepresa come se fosse l'occhio dei suoi spettatori, si intrufola dappertutto, spia, fissa e osserva persone e personaggi, immortala una Londra mai tanto bella e riesce a rappresentare l'iconografia, le icone e l'avvenenza/decadenza degli anni 60 in maniera criptica e affascinante. Androgina Vanessa Redgrave e sempre bravissimo David Hemmings.

Bubobubo 28/09/18 12:40 - 1143 commenti

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Lo si può vedere come una grande allegoria sull'indistinguibilità di reale e immaginario e sulla fallacia della percezione umana (con l'obiettivo della camera a fare da ideale mediazione artistica), ma la verità, più probabilmente, è che non succeda e non si parli di nulla perché nulla succede e non c'è nulla di cui parlare. Certo influente e omaggiatissimo, ma di un tedio smisurato, mortale. Rimane solo - come spesso succede per Antonioni - un'ingombrante tensostruttura formale che nemmeno la cura estetica riesce a rendere interessante.
MEMORABILE: Il finale, rivelatore del senso dell'intera opera.

Il ferrini 30/09/18 01:43 - 1645 commenti

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Il racconto breve da cui è tratto è solo un pretesto; Blow-up non è un giallo, anzi, è la destrutturazione di un giallo. Se scompaiono le foto e il cadavere, c'è da chiedersi che fine abbiano fatto oppure se sia mai avvenuto il delitto? Su quest'ambiguità, sulla fragile differenza fra realtà e sua percezione Antonioni realizza un'opera straordinaria, della quale più si ingrandiscono i particolari e più questi si dissolvono, così come accade al protagonista. Psichedelìa su celluloide.
MEMORABILE: Il photo shooting alla Redgrave; La partita a tennis.

Didda23 8/04/20 16:51 - 2280 commenti

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L'ambientazione nella Swinging London, la straordinaria cura nei dettagli della scenografia (lo studio fotografico è un capolavoro assoluto), la maestosa regia di Antonioni che influenzerà il maestro Argento sono elementi dall'indubbio valore artistico ed estetico. Ciò che non permette di raggiungere vette sublimi è una sceneggiatura che punta più sulla forza evocativa di certe scene (i dettagli nelle fotografie, il finale) a discapito di un tappeto narrativo che incespica in alcune inutili lungaggini. Un'opera autoriale e d'atmosfera che ha un fascino raro.
MEMORABILE: Il Maryon Park; Vanessa Redgrave che trova Hemmings per farsi restituire le fotografie; L'ingombrante oggetto d'antiquariato.

Aco 19/04/20 13:11 - 41 commenti

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Rappresentazione a tutto tondo della Swinging London degli anni 60, ma anche delle idee di Antonioni riguardo a temi a lui caro quello dell'incomunicabilità, dell’inaridirsi delle relazioni interpersonali e del malessere esistenziale come indifferenza ed estraneità rispetto al mondo circostante. Opera interessante per le tecniche utilizzate campi lunghi e lunghissimi per le riprese in esterno e i totali per le riprese in interno; profondità di campo, disponendo persone e oggetti su vari livelli e il decadrage.

Siska80 27/05/20 18:07 - 412 commenti

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Colorato, visionario film che descrive perfettamente la Londra anni Sessanta, divisa tra giovani viveur e senzatetto girovaghi. In mezzo la figura di Thomas (un acerbo ma convincente Hemmings), insofferente fotografo alle prese con un inquietante mistero da svelare. Sospeso tra sogno e realtà, il film ha una durata eccessiva per la scarsa consistenza della trama. Sopravvalutato.
MEMORABILE: L'analisi degli scatti fotografici.

Daniela 1/06/20 11:54 - 9079 commenti

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Controllando le istantanee scattate in un parco londinese, un fotografo di moda scopre di aver ripreso un omicidio... o forse no. Primo film di Antonioni in lingua inglese, baciato allora dal successo internazionale per la capacità di captare gli umori e le tendenze del tempo. Come accade per altre opere del regista, una volta svaporato il sapore di novità della forma stilosa a cui molto contribuisce l'apporto di Di Palma, resta la (poca) sostanza di una opera che oggi risulta assai datata, oltre che piuttosto noiosa, più importante per la storia del costume che per meriti intrinseci.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Musiche Roger • 22/09/12 20:25
    Call center Davinotti - 2819 interventi
    The Yardbirds eseguono "Stroll on".
    Ultima modifica: 24/07/18 14:37 da Zender
  • Curiosità Zender • 12/05/13 19:00
    Consigliere - 43791 interventi
    Dalla collezione "Sorprese d'epoca Zender" il flano del film, con cronaca delle vicissitudini censorie compresa:
  • Musiche Samuel1979 • 22/09/13 23:39
    Call center Davinotti - 2954 interventi
    Il cui riff iniziale è identico a "The train kept a Rollin', cover che loro eseguivano spesso dal vivo. Anche Page con i Led Zeppelin.
  • Musiche Roger • 23/09/13 04:52
    Call center Davinotti - 2819 interventi
    Samuel1979 ebbe a dire: Il cui riff iniziale è identico a "The train kept a Rollin', cover che loro eseguivano spesso dal vivo. Anche Page con i Led Zeppelin. è vero: praticamente la base musicale è la stessa...! https://www.youtube.com/watch?v=PaG4CV5zeac
  • Homevideo Buiomega71 • 23/12/14 10:58
    Pianificazione e progetti - 21644 interventi
    In dvd per la Golem, disponibile dal 11/02/2015 http://www.amazon.it/Blow-Up-Veruschka/dp/B00QZF5CDE/ref=sr_1_265?s=dvd&ie=UTF8&qid=1419328651&sr=1-265
  • Musiche Orsobalzo • 16/04/15 12:16
    Magazziniere - 1068 interventi
    Beh, i Led Zeppelin sono nati dalle ceneri degli Yardbirds. All'inizio i Led si chiamavano New Yardbirds, con un giovanissimo Jimmy Page che dopo essere passato dal basso, aveva già preso il posto di Clapton e per ultimo dell'altro grande chitarrista Jeff Beck.
  • Musiche Alex75 • 9/02/16 17:44
    Call center Davinotti - 593 interventi
    Il CD della colonna sonora, ripubblicato nel 1996 dalla Turner Entertainment, comprende anche due brani dei Tomorrow eseguiti per il film e poi scartati. Tra i membri della band i più famosi sono sicuramente il chitarrista Howe (che ha militato negli Yes) e il batterista "Twink" Alder (che suonò nell'ultimo, disastroso, concerto di Syd Barrett). "Am I Glad To See You" https://www.youtube.com/watch?v=mAF1Uz-UwNw "Blow Up" https://www.youtube.com/watch?v=TtIRmhiF7lQ
  • Discussione Tarabas • 3/10/17 14:16
    Formatore stagisti - 2051 interventi
    Visto ieri sera al cinema dopo molti anni (sempre sia lodata la Cineteca di Bologna e i suoi restauri), mi è parso molto invecchiato per alcuni versi, mentre il substrato concettuale è vivo e vegeto e colpisce come la prima volta, con la riflessione sul senso dell'immagine e del suo rapporto con la realtà effettuale e tangibile, l'impossibilità o forse inutilità di distinguere tra realtà e finzione (la partita a tennis senza racchette e palline, che fa lo stesso "rumore" di una partita vera e può essere guardata da fuori, vi si può persino prendere parte come "raccattapalle" improvvisati). Era il 1966, veramente un film avanti ai suoi tempi. Girellando in rete, ho trovato un bell'articolo sul film. https://quinlan.it/2017/05/25/blow-up/
  • Curiosità Roger • 20/07/18 11:21
    Call center Davinotti - 2819 interventi
    L'auto che il protagonista guida in molte scene è una Rolls Royce Silver Cloud del 1966:
  • Musiche Roger • 24/07/18 08:57
    Call center Davinotti - 2819 interventi
    Come è noto, il complesso che si esibisce al Ricky Tick è quello degli Yardbirds. Due dei componenti in particolare avranno una lunga carriera davanti: Jeff Beck, il chitarrista che nel film, contrariato dal malfunzionamento di un amplificatore, lo colpisce con la chitarra Jimmy Page, futuro chitarrista dei Led Zeppelin
    Ultima modifica: 24/07/18 14:37 da Zender