Gangster story

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Bonnie and Clyde
Anno: 1967
Genere: gangster/noir (colore)
Note: Aka "Bonnie e Clyde", "Bonnie & Clyde".
Numero commenti presenti: 23
Papiro: elettronico

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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Fai più rinomati gangster-movie di sempre, BONNIE AND CLYDE (assurdi i distributori italiani che lo intitolano allo stesso modo del GANGSTER STORY di e con Walter Matthau) è prima di tutto un viaggio colorato e affascinante nelle campagne del Sud degli Stati Uniti (non per niente l'Oscar andò alla splendida fotografia di Burnett Guffey), in cui la banda di Bonnie e Clyde scorrazza rapinando banche e uccidendo senza troppi problemi. A bordo di macchine pittoresche (non per l'epoca, ovviamente) si consuma un road-movie mascherato da noir nel quale comunque gli scontri a fuoco e la violenza occupano una parte significativa. Montati vorticosamente, ripresi benissimo, conservano ancora...Leggi tutto una forza emotiva notevole e imprevedibilmente si amalgamano senza troppe fratture nella struttura insolita del film, che alterna episodi altamente drammatici ad altri molto più rilassati, sovente accompagnati da musiche a base di banjo. Un cast in gran forma aggiunge poi il necessario vigore alla narrazione: Warren Beatty è un Clyde Barrow da antologia, Faye Dunaway (mai più così bella e seducente) è una Bonnie Parker genuina e conturbante al tempo stesso. Al loro fianco due eccellenti attori come Gene Hackman ed Estelle Parsons (premiata con l'Oscar) nonché un ottimo comprimario come Michael J. Pollard. Gene Wilder esordisce su grande schermo con una parte di dieci minuti. La regia spigliata di Arthur Penn (che accettò la sceneggiatura di David Newman e Robert Benton a differenza dei prescelti Godard e Truffaut) dà a BONNIE AND CLYDE un ritmo all'americana che si sposa alla perfezione con l’andamento - a tratti quasi scanzonato - del film, segnandolo con uno stile senza fronzoli apprezzabile. Qualche lungaggine qua e là, ma nel complesso un noir solare atipico e convincente.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Deepred89 25/06/07 00:43 - 3309 commenti

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Celeberrimo film che alterna momenti quasi da commedia a violente sparatorie. La storia procede con qualche lentezza (soprattutto nella parte centrale) ma la descrizione dei personaggi è notevole; inoltre la regia è decisamente efficace, l'ambientazione è ottima e la fotografia bellissima. Poco memorabili le musichette country in colonna sonora, anche se servono a dare un tono da commedia al film.

Cotola 16/08/08 04:01 - 7618 commenti

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Eccezionale noir di Penn che firma il suo capolavoro assoluto ispirandosi, seppure vagamente, alla celebre coppia di criminali. Quel che ne viene fuori è un film straordinario pieno di stile e di tecnica (si veda su tutto il prodigioso finale) ed incredibilmente emozionante e coinvolgente. Il merito è anche di un cast stellare di attori tutti in stato di grazia. A tratti molto violento ma mai in maniera gratuita. Indispensabile non solo per chi ama il genere ma anche per chi ama il cinema e la sua storia. Capolavoro.
MEMORABILE: Il finale che è uno dei più incredibili e memorabili del genere e della storia del cinema.

Galbo 22/08/08 08:31 - 11448 commenti

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Bel film noir (e gangster movie per eccellenza), Gangster story e' una delle migliori regie di Arthur Penn. Elemento di spicco dell'opera (nella quale vengono sapientemente alternati toni da commedia con spunti altamente drammatici) e' l'ottima caratterizzazione psicologica dei personaggi che appaiono davvero ben scritti ed interpretati da attori eccellenti sia nei ruoli principali che in quelli di contorno.

Capannelle 17/09/08 12:17 - 3742 commenti

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Quello che colpisce del film è l'atmosfera scanzonata in cui navigano i protagonisti. Penn rifugge da qualsiasi tentazione romantica o epica e conduce con intelligenza e distacco un buon pacchetto di attori, dove la Dunaway spicca per personalità. Altamente godibile e di notevole fattura.
MEMORABILE: I dialoghi in macchina con i due innamoratini

Tomslick 2/01/09 16:11 - 205 commenti

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Notevole per la splendida resa dell'ambientazione del tempo (primi anni '30) e per le belle ambientazioni naturali, ma non per molto di più. La storia si svolge in modo troppo svelto e le caratterizzazioni dei personaggi subiscono le conseguenze maggiori di ciò, in un susseguirsi di episodi troppo improvvisi e poco legati fra loro (se non altro come "filosofia" nel racconto). La regia di Penn, ma ancor di più il montaggio, a volte non aiutano, sebbene qualche buona trovata, qua e là, ci sia. Come i protagonisti del film: immaturo.

Patrick78 15/01/09 13:30 - 357 commenti

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Molto ma molto sopravvautato. Nettamente inferiore a lavori come Dillinger di Milius, il fim di Arthur Penn punta tutto su toni da commedia con qualche sparatoria messa lì per caso. C'è chi dice che abbia ispirato la violenza del Mucchio selvaggio di Peckinpah, ma a guardare bene forse più che ispiratrice la pellicola si pùò definire ispirata dai film gangster con James Cagney che andavano per la maggiore negli anni 30/40'. Poche qualità per un film "vecchio" e abbastanza noiosetto, nonostante un ottimo cast che fa il suo. I capolavori sono ben altri.

Saintgifts 3/07/10 22:37 - 4098 commenti

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E mentre i fogli del giornale se ne volano per la campagna, portandosi dietro la loro storia, gli innamorati Bonnie e Clyde fanno all'amore per la prima volta. Tanto sangue e violenza e migliaia di proiettili; ciò nonostante il film fa pensare ad altro. All'America di quel periodo, alla povertà dei lavoratori alle ingiustizie sociali che si acuiscono durante le depressioni, alle auto cariche di masserizie e di bambini dal naso sporco. I due protagonisti, figli del loro tempo, si inseriscono in tutto ciò a loro modo. Film ben fatto. Cult.

Belfagor 31/01/11 13:27 - 2627 commenti

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Inquieto proprio come i due giovani protagonisti e ottimo dal punto di vista tecnico, rappresenta un autentico punto di svolta per il cinema americano. Con il giusto distacco, Penn racconta una storia di crimine e violenza, coinvolgente ed affascinante, senza mai cadere nell'agiografia gratuita. Il cast eccellente, con Beatty e la Dunaway pressoché perfetti e l'alternarsi di aspetti drammatici e toni da commedia lo rendono un film unico nel suo genere, dal ritmo peculiare e dall'importanza tuttora evidente.
MEMORABILE: Il finale crudo e realistico.

Mickes2 29/03/11 10:01 - 1668 commenti

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In bilico tra dramma e ironia, tra suspence e commedia, Penn dirige con grande maestrìa questa storia che ricalca la tragica vicenda della coppia di amanti Clyde Barrow e Bonnie Parker. Gran lavoro sui personaggi ed il loro tratteggio: su tutti la nevrotica e psicotica Bonnie Parker interpretata dalla bellissima Faye Dunaway. Forse Penn non scava a fondo nella loro psicologia, ma ci regala un grande spaccato di quei giorni con un gioco di coppia continuo, che culminerà poi nell’immensa sequenza finale: da antologia.
MEMORABILE: La sequenza finale con quei giochi di montaggio, ralenti, inquadrature e sguardi, che comunicano in pochi secondi più di mille parole.

Tarabas 15/08/11 20:45 - 1717 commenti

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Forse ha ragione R. Ebert: dopo aver visto tanti epigoni è difficile capire la dirompente novità rappresentata da questo film. Ma la storia di Bonnie&Clyde girata in stile nouvelle vague, per quanto visivamente splendida come la Dunaway (un po' troppo elegante come cameriera della provincia texana), non mi ha colpito come, ad esempio, il più "sporco" America 1929. Resta un gran gruppo di attori in un film girato benissimo, ma con un'alternanza di toni che mi ha lasciato una sensazione di distanza dalla materia trattata. Dovrò rivederlo.
MEMORABILE: L'incontro della banda con la madre di Bonnie.

Markvale 13/09/11 11:18 - 143 commenti

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Non è solo e semplicemente il capostipite di un filone di pellicole svelte e intrise di sparatorie e brutalità sui gangster degli anni Trenta, è soprattutto uno dei capofila della nuova ultraviolenza cinematografica della quale Penn, insieme a Peckinpah, si impone come indiscutibile pioniere. Insieme ironica ed estremamente violenta si presenta anche come una singolare storia d'amore: il connubio fra violenza, ribellione e sessualità è particolarmente stretto. L'accoppiata Beatty-Dunaway è magnetica e grintosa. La scena finale? Grande cinema!

Giùan 22/06/12 22:11 - 3045 commenti

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Ciò che sorprende e non si dimentica guardandolo, è la sensazione già epidermica, emergente fin dal meraviglioso incipit (Faye Dunaway alle prese col trucco), di assistere a un classico moderno, a un sempreverde cinematografico. Penn, regista sensibile e appassionato, riesce nell'impresa di integrare gli stilemi della nouvelle vague nel tessuto mitico-leggendario americano, evitando cortocircuiti autoreferenziali ed anzi dandogli respiro. Tutto è perfetto, dolce e sconvolgente. Film-bambino, (sub)cosciente però già della sua finitezza. Di tragica tenerezza.
MEMORABILE: La fotografia di Guffey; Il cast tutto; Gene Wilder sbattuto fuori dall'auto alla "rivelazione" di essere un impresario di pompe funebri; Il finale.

Luchi78 18/09/12 15:24 - 1521 commenti

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Superato in seguito da altri film che evocheranno la stessa carica di violenza ma anche di complicità tra i protagonisti; bisogna però riconoscerne il primato temporale perché ancora oggi non sembra affatto un film del lontano 1967. Sospesa tra scenari da western (e le musiche lo sono altrettanto) e sparatorie spietate, nasce la storia d'amore che oggi per antonomasia si definisce "alla Bonnie & Clyde". Non ho trovato così esaltante la fotografia di Burnett Guffey, come suggerito dal premio Oscar; ottima invece la regia di Penn.

Giacomovie 13/12/13 16:35 - 1355 commenti

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Cult del cinema gangster che viene subito identificato sia col titolo italiano che con quello originale, dato che "Bonnie and Clyde" sono ormai sinonimo della coppia criminale in fuga. Ben diretto e con scene esterne di notevole qualità e bellezza, è un film movimentato, con diverse sequenze d'azione girate in modo realistico. La trama ha qualche incongruenza iniziale che viene poi recuperata strada facendo. Faye Dunaway e Warren Beatty formano una coppia ben affiatata. ***!

Homesick 2/12/14 16:27 - 5737 commenti

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Denota tutte le caratteristiche del buon film: una trama solida, riassuntiva della storia della famosa coppia di gangsters; l'ambientazione sociologica, che infrange il sogno americano di felicità ed uguaglianza; la psicologia, che accompagna ogni singolo personaggio e i suoi rapporti con gli altri; l'azione, che detta il ritmo al racconto e non si risparmia in sparatorie e in scene talora cruente, enfatizzate dall'uso del ralenti. Gli attori - ottimi - non sgarrano mai, anche laddove si tratti di passare dal registro da commedia a quello drammatico. Fotografia calda e profonda.
MEMORABILE: La foto con il capitano; L'incontro con la vecchia madre di Bonnie, avvolto in una malinconica fotografia flou.

Nicola81 1/11/15 20:15 - 2004 commenti

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Sebbene l'epilogo sia noto in partenza, è forse l'unico film in cui ho parteggiato per i criminali di turno. Il registro scanzonato e quello drammatico fanno una gran fatica ad amalgamarsi e qualche sequenza di troppo c'è, ma la ricostruzione dell'America rurale dilaniata dalla crisi economica è ineccepibile (sull'aderenza alla realtà storica non mi pronuncio) e il ritmo piuttosto buono, grazie a numerose sparatorie dirette con il piglio giusto. Ottimi Beatty e la Dunaway; l'Oscar alla Parsons mi è sembrato eccessivo.
MEMORABILE: Il tragico finale.

Ultimo 29/12/15 10:33 - 1384 commenti

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Ispirandosi alle vicende di Bonnie e Clyde, coppia criminale degli anni 30, Arthur Penn dirige e realizza un gangster movie coi fiocchi. Tutto il cast è in piena forma e vanta interpretazioni magistrali di Beatty e della Dunaway, ai quali seguono un convincente Gene Hackman e una strepitosa Estelle Parson (vinse l'Oscar come miglior attrice non protagonista). Altro da aggiungere? Sì, una grande fotografia che colleziona bellissimi paesaggi e anche ottime sparatorie. Capolavoro.

Liv 29/02/16 09:53 - 237 commenti

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Una storia ben raccontata, basata liberamente su un mito criminale e romantico. Tutto funziona bene. Finalmente un "noir" a colori, con più esterni che interni, con episodi di commedia più importanti, che sollevano l'animo di chi assiste alla storia e che contrastano con la tragedia che incombe sui protagonisti. Farà scuola (vedi Chinatowm). La sceneggiatura e la fotografia sono superbe, la recitazione smagliante. Solo gli americani hanno i mezzi e la cultura pratica da mettere in campo per realizzare una pellicola così impegnativa.
MEMORABILE: Bonnie, che si rende conto del pericolo e vuole salutare la madre; Lei che infine vorrebbe vivere come una moglie qualunque con il suo Clyde.

Daniela 25/04/16 19:03 - 9637 commenti

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Sono giovani, belli, a loro modo innocenti e e puri, o almeno così vengono rappresentati da Penn in questa ballata romantica sulla più nota coppia criminale degli anni Trenta che ne narra le imprese con qualche licenza poetica, passando dai toni picareschi a quelli drammatici. Per questo motivo, è impossibile non sentire un palpito al momento dell'epilogo, pure atteso, quando la cronaca reclama i suoi diritti e, prima della pioggia di piombo, resta solo il tempo per un ultimo sguardo. Col passare degli anni, il suo impatto si è appannato, ma resta film importante, con un cast memorabile.

Magi94 12/07/17 20:22 - 702 commenti

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Uno dei grandi apripista della New Hollywood e si vede. Bonnie e Clyde partono spensierati, fanno rapine quasi per gioco, con un intento nascosto e allo stesso tempo sbandierato di ribellione che si sposa con i loro 20 anni. La musiche sono ugualmente spensierate, quasi da commedia, eppure andando avanti appaiono sempre più momenti drammatici (si pensi al mutamento di tono durante il rapimento di Gene Wilder), fino ad arrivare al finale crudele e veloce, definitivo. Un film notevole e doveva esserlo ancora di più nel '67.

Schramm 21/07/17 18:37 - 2452 commenti

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Assassini nati era, per più di una costellazione, già sotto la volta celeste di Penn, casello dove ci si lascia indietro il cinismo del criminale e si inforca l’autostrada verso il romanticismo del fuorilegge, e cinema per il quale si può scomodare in tutta tranquillità la percezione aptica. Basterebbero una Dunaway mai più così straordinariamente aurorale e un raduno-addio familiare raccontato come se il cinema fosse la distilleria del dormiveglia a renderlo imprescindibile nell’ABC del cinefilo. Che in questo road-crimeopic impanato con resina e pece avrà di che bearsi di moltissimo altro.

Rocchiola 10/03/20 09:55 - 878 commenti

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Con Il mucchio selvaggio è l’opera che maggiormente ha sdoganato il cinema americano dai vecchi codici di autocensura grazie alla rappresentazione iperrealista della violenza fisica. Penn, come farà poi Peckinpah in Billy Kid, ritrae Bonnie & Clyde come due giovani disadattati e immaturi, le cui gesta criminali rappresentano soprattutto una trasfigurazione antieroica del ribellismo giovanile sessantottesco. Ricostruzione d’epoca sobria ed essenziale. Narrazione ritmata dalle cadenze ludicamente ironiche. Il miglior gangster-movie di sempre.
MEMORABILE: L’iniziale incontro tra Bonnie e Clyde; Il reclutamento di Clarence Moss; La barzelletta sulla vacca; La morte di Buck; Il finale al rallentatore.

Daraen4 19/10/20 11:49 - 52 commenti

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Film della Nuova Hollywood che utilizza un sistema di recitazione basato sulla reazione straniante e che sperimenta nel montaggio, stravolgendo il reale per l'onirico in alcuni momenti e producendo ellissi temporali che tendono a creare alienazione nello spettatore. Il principio di insensatezza aleggia costantemente, provocato anche dal clima semplicistico e tendente all'idiozia in cui i protagonisti si muovono e riescono a portare a casa le rapine. Interessanti i sottotesti e la drammaticità inattesa.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Curiosità Ciavazzaro • 20/10/09 09:38
    Scrivano - 5610 interventi
    Jane Fonda rifiutò il ruolo di Bonnie.

    Fonte:Imdb
  • Discussione R.f.e. • 30/09/10 11:22
    Call center Davinotti - 854 interventi
    E' morto il grande Arthur Penn. Aveva 88 anni. R.I.P.
    Ultima modifica: 30/09/10 11:23 da R.f.e.
  • Discussione Zender • 30/09/10 11:25
    Consigliere - 43731 interventi
    E che è in sti giorni? Un'ecatombe... Un nome importantissimo, per Hollywood.
  • Discussione R.f.e. • 1/10/10 09:17
    Call center Davinotti - 854 interventi
    E' appena scomparso anche Tony Curtis, lo sapevi?
    Ultima modifica: 1/10/10 09:18 da R.f.e.
  • Discussione Zender • 1/10/10 09:26
    Consigliere - 43731 interventi
    Sì, anche per questo l'ho detto, l'avevan segnalato in A QUALCUNO PIACE CALDO.
  • Curiosità Maxspur • 11/03/12 11:26
    Galoppino - 207 interventi
    Jane Fonda rifiutò la parte perchè in quel periodo viveva in Francia e non aveva voglia di trasferirsi in America.

    fonte: "Ciak".
  • Discussione Caesars • 20/11/13 16:31
    Scrivano - 11295 interventi
    Sarà proiettato al Torino Film Festival:
    23 Novembre ore 22
    24 Novembre ore 14.15
    25 Novembre ore 11.15
    Cinema Reposi
  • Musiche Lucius • 31/08/14 16:05
    Scrivano - 8308 interventi
    Direttamente dalla prestigiosa collezione Lucius, il 45 giri originale francese:

    Ultima modifica: 31/08/14 17:47 da Zender
  • Curiosità Buiomega71 • 11/10/16 22:29
    Pianificazione e progetti - 22100 interventi
    * Gli sceneggiatori Robert Benton e David Newman scrissero la sceneggiatura di Gangster Story sull'onda dell'entusiasmo della "novelle vague", soprattutto dopo aver visto Jules e Jim e Tirate sul pianista, partendo già dal presupposto che il film che stavano scrivendo sarebbe stato diretto da Truffaut stesso.

    * I due sceneggiatori, tramite Helen Scott (che aveva già aiutato Truffaut per il suo incontro/intervista con Hitchcock) fanno recapitare al regista francese, a Parigi, la prima stesura della sceneggiatura. A Truffaut lo script piace molto, ma l'idea di girare in America lo spaventa un po' (soprattutto per una grande major come la Warner), eppoi conosce poco l'inglese. In più si è innamorato del romanzo di Ray Bradbury, Fahrenheit 451, che vuole ardentemente trasformare in film. Truffaut, però, mette nel cassetto lo script di Gangster Story. Vola a New York, incontra i due sceneggiatori, vorrebbe Jane Fonda nella parte di Bonnie (pensava a lei mentre leggeva il personaggio nella sceneggiatura), ma poi rinuncia. Convinto comunque che la sceneggiatura sia una delle più belle che abbia mai letto, la propone a Jean-Luc Godard. Godard risponde a Truffaut che si è innamorato all'istante di quei due fuorilegge, ma per un problema di stagioni (gli americani sanno pensare solo alla metereologia e se ne fregano dei film, ebbe a dire in seguito) anche Godard si tira indietro.

    * A ritirare fuori la sceneggiatura è Leslie Caron. L'attrice incontra Truffaut per un ruolo in Fahrenheit 451 (poi saltato) e questi le parla della sceneggiatura di Gangster Story. La Caron, grande amica di Warren Beatty, ne parla con l'attore. Beatty incontra i due sceneggiatori e vuole alla regia Arthur Penn, che lo diresse in Mickey One. Penn legge la sceneggiatura e se ne innamora subito.

    * Penn sceglie, per il ruolo di Bonnie, Faye Dunaway, dopo averla vista recitare in teatro nella messa in scena off Broadway di Hogan's Goat.

    * La Warner non credeva assolutamente nel film, giudicandolo inadatto per il grande pubblico, ma solo per una ristretta cerchia di spettatori.

    * La cruenta scena finale Penn decide di girarla al ralenti per dare una dimensione mitica e perché la violenza della morte risultasse in un certo senso meno violenta e più onirica. Tutto è pronto per girare una delle scene più complesse di tutto il film. Penn è nervosissimo e teso. Al suo ciak tutto sembra perfetto: gli spari, i colpi in arrivo, le quattro macchine da presa per il ralenti, la Dunaway che interpreta perfettamente, mentre Beatty resta come uno stoccafisso a guardare la scena con la "peretta" spruzza sangue in mano, dimenticandosi di recitare osservando Penn dirigere tutta la sequenza. Il regista grida lo stop e tutta la furia di Penn si abbattè sul povero Beatty.

    Fonte: Gangster story. Cult movie, Ciak, giugno 1997
  • Homevideo Rocchiola • 10/03/20 10:04
    Call center Davinotti - 1152 interventi
    Nello stesso anno è uscito anche in bluray sempre marchiato Warner. Video 1.85 pulito e ottimamente definito dall'aspetto lievemente granuloso del tutto naturale per un restauro fatto come si deve. Audio italiano monofonico d'epoca discretamente potente e chiaro. L'unico problema è che l'edizione Warner è fuori catalogo e soprattutto in BD inizia a costare parecchio, ma c'è anche l'edizione francese che ha l'audio italiano reperibile on-line a prezzi medi. In alternativa c'è pure il DVD A&R tuttora in commercio con immagine rimasterizzata in alta definizione probabilmente ricavata dal master del BD Warner.