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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Vincitore a Cannes, fenomeno di costume in Italia e nel mondo. Con LA DOLCE VITA Federico Fellini lascia un altro segno nella storia del nostro cinema ma il film, va detto, ha più un valore di icona che di grandiosa opera d'arte. È vero, ci sono aperture visionarie spettacolari, squarci indimenticabili di una Roma ormai scomparsa, ma sono momenti, perle sperdute in un mare di verbosità e di raffinatezze stucchevoli. Il clima è costruito come una serie di episodi che vedono protagonista Marcello (Mastroianni), giornalista ambizioso e stanco, dongiovanni indeciso e confuso in cui come sempre Fellini si specchia. Sono storie di vita quotidiana nella città degli artisti e degli attori, non sempre vissute (come...Leggi tutto alcuni credono) nella suggestiva cornice notturna di via Veneto. Marcello ci passa, si siede nei bar, parla con gli amici paparazzi costantemente lanciati alla ricerca dello scoop, ma di giorno vive altrove: segue la storia di due bambini che in periferia dicono di aver visto la Madonna, passa ore nella casa di un amico, frequenta feste mondane proponendosi sempre col suo basso profilo, senza mai esagerare. Fellini, al solito, si disinteressa di seguire una trama precisa, si perde nei contorni, si lascia conquistare dagli sfondi e dai personaggi finendo per rendere il film tremendamente pesante. Sono quasi tre ore e si sentono tutte, nonostante la bellezza degli scenari e la classe indubbia di Mastroianni. Troppo insistite le scene di festa, i giochi e i balli. Adriano Celentano si esibisce per un paio di minuti davanti alla Ekberg e altri in uno show improvvisato, cantando a modo suo.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Caesars 5/02/07 16:31 - 2769 commenti

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Premetto che di film di Fellini ne ho visto pochi e che solitamente non mi piacciono (ad eccezione di Amarcord). Questo non sfugge alla regola, anche se, obbiettivamente, un brutto film non è. Questo girovagare di Mastroianni per la città in varie situazioni che non portano a nulla non mi ha entusiasmato. Ovviamente il film va inserito nell'ottica dei tempi in cui fu girato ed in effetti è comprensibile che abbia suscitato scalpore. Se dovessi dargli un voto, gli darei la sufficienza, non di più.

B. Legnani 5/02/07 17:10 - 4788 commenti

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Forse il suo successo mi è parso incomprensibile per il fatto di averlo visto alcuni decenni dopo la sua realizzazione, ma mi restano grosse perplessità. Probabilmente appartiene a quei film la cui "vedibilità" (non, ovviamente, nel senso di "reperibilità"), sparisce col fatale andare del tempo. Ma, pur dicendomi tutto questo, continua a non convincermi. E so d'essere in ottima e numerosa compagnia...

Renato 13/08/07 23:17 - 1595 commenti

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Diamo a Cesare quel che è di Cesare, e a "La Dolce Vita" il posto che gli spetta nell'olimpo dei grandi film che resteranno... Per quanto io preferisca il successivo Otto e mezzo, questo film di Fellini mi è sempre piaciuto molto. Certo la durata e l'assenza di picchi narrativi particolari forse lo penalizzano, ma credo che il film si difenda più che bene, anche a quasi cinquant'anni dalla realizzazione. Nota negativa: dopo la visione, troppi cineasti da quattro soldi pensarono che un cinema del tutto anarrativo potesse funzionare facilmente... Si sbagliavano.

Homesick 2/01/08 17:39 - 5737 commenti

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Grandioso affresco di una Roma barocca, decadente, nottambula, promiscua, inebriante, orgiastica, in piena caduta verso la vacuità e il disorientamento: in essa si muove il protagonista Mastroianni, metaforicamente «uomo nudo in mezzo al mare», secondo l'appropriata definizione data da Fellini stesso. Sequenze sensuali ed emozionanti che si fissano indelebilmente nella memoria, sceneggiate e dirette con una magica autorialità che sembra trasformare le immagini in pagine letterarie e in brani musicali: la Ekberg, Ninchi, la Ciangottini, Polidor, la Gray... Puro Cinema.
MEMORABILE: La Ekberg, splendida come non mai. La caccia ai fantasmi. Il festino con lo strip-tease della Gray.

Supervigno 1/01/08 01:31 - 229 commenti

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Film epocale, che racconta in modo impareggiabile la follia, l'allegria, ma soprattutto il vuoto esistenziale di un certo mondo e di una certa epoca. Il bianco e nero sontuoso, le donne meravigliose, la bella faccia sorniona e amara di Mastroianni, la musica indimenticabile, i personaggi bizzarri e tuttavia reali che Fellini è riuscito ad inserire perfettamente in questo lungo, affascinante viaggio, rendono necessaria più di una visione, per assimilarlo completamente. In fondo, la storica scena della fontana di Trevi non è che un dettaglio.
MEMORABILE: La scena finale sulla spiaggia.

Il Gobbo 1/01/08 01:46 - 3011 commenti

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Che meraviglia si rinnova a ogni visione di questa fantasmagoria atroce e poetica, disperata e fatua, cinica e religiosa, implacabile e comprensiva, solcata da presenze magiche (la Aimée, Nico... )! E, naturalmente, che capacità d'invenzione, di visione, che maestria nel filmare il vero e il falso più vero, la Fontana di Trevi e la cartapesta; e che esattezza di lettura, in certi episodi (il "miracolo"... ); e quanta nostalgia, pur senza esserci stati... Presenza fissa e indiscutibile nella trimurti personale. Il Cinema.
MEMORABILE: Troppe.

Pigro 18/10/08 10:15 - 7917 commenti

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Dire che sia un capolavoro del cinema è cosa ovvia. Nel suo caotico film dalla durata epica e dall'argomento ben poco epico, Fellini trasfigura Roma e l'Italia attraverso il personaggio di un giornalista che vive le notti di una capitale tentacolare e insidiosa. Ma attraverso questa storia si intravede il disgusto e insieme l'attrazione per un mondo moderno in cui l'eroe si immerge con la netta consapevolezza dell'inadeguatezza e dell'inutilità. Roma fantasiosa sentina di vizi e immaginifico specchio delle nostre ipocrisie. Geniale.

Galbo 20/10/08 05:45 - 11452 commenti

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Oltre che un film (decisamente il più simbolico insieme ad Amarcord tra quelli realizzati da Fellini), la pellicola rappresenta un grande affresco della Roma (e dell'Italia) nel periodo nel quale venne realizzato. Lo sguardo del regista interpreta criticamente il periodo storico (e la figura del cosidetto "paparazzo" acquista forte valore simbolico), attraverso quadri narrativi talora di grande suggestione visiva (la celeberrima scena della fontana), sottolineati dalla splendida colonna sonora e dalla grande interpretazione di Mastroianni.

Matalo! 7/05/09 18:49 - 1368 commenti

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Kolossal di costume, film immenso proprio nel senso della grandezza fisica; epocale ritratto di una decadenza che somiglia (in grande) a quella odierna. Fondatore di neologismi, di luoghi comuni. Ritratto di un provinciale indolente che osserva la zozza capitale pagana scivolare nella perdizione. Con questo film Fellini apre la strada al suo periodo maggiore e più personale per una pellicola che ha suscitato amore e disprezzo, attrazione morbosa, riflessione. Quando il nostro cinema era Maggiore e sfornava visioni grandiose come questa. Giustamente lungo.
MEMORABILE: Oltre alle solite stracitate scene aggiungo l'incontro col padre, dove Marcello scopre che oltre che genitore è anche... uomo, attratto dalla dolce vita.

Capannelle 20/06/09 15:50 - 3745 commenti

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Recensione nr. 1000 per un film icona, sicuramente rivoluzionario nel 1960 ma di resa dissonante a vederlo oggi. Perchè 2h47 sono tante e appesantite da inutili cia cia cia e dialoghi stucchevoli. La prima ora è spettacolare, tra Cristi volanti e sorrisi della Ekberg, poi arriva la solita processione e una parte centrale assai tediosa. Nell'ultima mezzora, il crollo delle certezze e il trionfo del cattivo gusto ridanno smalto al film che ebbe il pregio di far irretire più di una gerarchia ma che reputo inferiore a .

Cangaceiro 1/11/09 14:16 - 982 commenti

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Massimo rispetto per il maestro riminese e per un film che ha segnato un'epoca ma che rivisto oggi con occhi ventiduenni risulta di rara pesantezza. Episodico e interminabile: arrivare alla fine è dura. La vita dissoluta dei vip di Roma (i "very important pigs" direbbe Gianni Clerici) è presentata con grande classe ma per circa 3 ore si vede quasi sempre la stessa scena. Insostenibili i siparietti musical/danzanti eccetto i 2 minuti celentaneschi. Mastroianni più che il protagonista sembra uno spettatore interno, un rassegnato Mattia Pascal felliniano.
MEMORABILE: L'episodio col padre di Marcello, che ad un passo dal cedere al vizio dell' Urbe torna al suo paese.

Jandileida 21/02/10 00:18 - 1277 commenti

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La visione di un film che ha donato il proprio nome ad un'epoca intimorisce un po': si ha come l'impressione di avvicinarsi a qualcosa di sacro e prezioso. I 50 anni passati dalla realizzazione si fanno a volte sentire, ma allo stesso tempo la storia raccontata è attuale come non mai nel suo affrontare la vacuità di un mondo che vive nutrendosi di se stesso ma che, ancora ai giorni nostri, non smette di ricrearsi. Fantastico Mastroianni, non il mio preferito, che riesce a donare una malinconia leggera al suo personaggio.

Sabryna 8/03/10 19:39 - 225 commenti

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Se c'è un merito da dare a Fellini per questo film, sicuramente risiede nel fatto di aver ritratto intelligentemente e con ironia la società dei '60 a livello più o meno globale. Dai vip alle classi agiate ai medio borghesi, non manca proprio nessuno in questo spaccato di vita che di dolce ha solo l'apparenza. Sotto la patina di una belle epoque, ciascuno dei personaggi vive la propria solitudine esistenziale in un'aridità psicologica difficile da mascherare. Marcello Rubini è l'emblema sornione di questo dissidio interiore. Da vedere.

Mdmaster 1/10/10 19:56 - 802 commenti

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Personale e innegabilmente immortale visione di Fellini e di un periodo (sotto) culturale vissuto e, presto, dimenticato dall'Italia e da Roma. Un indimenticabile Mastroianni vaga quasi sperduto per Roma, cercando qualcosa che spesso non riesce a identificare: fallisce nei rapporti, fa conquiste, perde, si umilia ed è costantemente dubbioso. È circondato da personaggi altrettanto fallati e falliti, ritratti che il regista romagnolo traccia con splendida precisione e lucidità. Non efficace come ora, ma un'opera da vedere ancora con attenzione.

Belfagor 28/12/10 19:52 - 2627 commenti

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Non solo il punto di svolta del neorealismo, ma anche una critica senza mezzi termini della vita dell'Urbe, dove di giorno si trasporta la statua del Cristo in elicottero e di notte si organizzano deliri orgiastici degni di Tiberio. Fellini raggiunge uno dei suoi massimi in quanto a stile onirico e visione della decadenza. Il suo fascino provocatorio, seppur diminuito, è tuttora valido. Tutto ciò, unito all'eccellenza del cast (Mastroianni, la Ekberg e la Aimée sono ormai diventati delle icone) lo rende un'opera fondamentale.
MEMORABILE: La Ekberg che balla nella fontana (sarò banale, ma è splendida); il finale sulla spiaggia.

Luchi78 9/08/11 15:46 - 1521 commenti

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Ritratto di un'epoca passata, che mantiene ancora una sua modernità (d'altronde in Italia tra scandali sessuali, paparazzi e religione non potrebbe essere altrimenti). Fellini si diverte coi dettagli, mette in bocca a ciascun personaggio parole mai banali, movimenti ben studiati che compongono un perfetto mosaico. Forse ai più risulterà pesante questo fasto di particolari, di espressioni visive cangianti dalla malinconia all'euforia e tutte le interpretazioni ideologiche affibiate ad ogni scena del film, ma proprio questa è l'arte di Fellini.

Harrys 29/03/12 19:15 - 682 commenti

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Capolavoro, in quanto sostanzialmente irripetibile (lo stesso Fellini non sfiorerà mai più vette "del" genere "sul" genere). Summa della poetica autoriale e fondamentale cardine nell'essenza della stessa. Le parole chiave assurgeranno ad immaginario collettivo e a baluardo di un'intera esistenza. La feroce ed estremamente arguta critica al boom economico si dimostrerà premonitrice: la decandeza dei costumi, la minaccia al tradizionale modus operandi, la perdita totale degli storici e caratterizzanti Valori, l'omologazione, il vuoto... L'apolodia. *****

Mickes2 7/05/12 15:20 - 1668 commenti

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Maestoso, disilluso e sofferto ritratto di una società cinica e indolente, vacua e viziosa, in cui il protagonista - un Mastroianni perso nel vuoto, incapace nei rapporti, diventato simbolo di eleganza - si muove spaesato, attratto e respinto. Viaggio agli inferi di sublime eleganza all'interno di uno spaccato di vita composto da personaggi bizzarri, compassionevoli, antipatici, ma soprattutto sempre reali, dove è palpabile il senso di degrado di un Roma corrotta dal boom economico, spietata, legata alla proprie radici ma priva di scopi o mete precise.
MEMORABILE: L'incontro col padre; La moglie di Steiner assalita dai paparazzi; Anouk Aimèe; Nico.

Graf 9/05/12 21:53 - 700 commenti

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Fellini, portato a dissipare il suo eccezionale talento artistico, ha anche indovinato dei capolavori, nella sua carriera. Questo è uno di quelli, una vera “Umana Commedia” organizzata in sequenze irregolari e instabili ma continuamente alimentate da un’invenzione onirica e fantastica che riemerge straripante e pullulante dalla sua psiche più profonda e abissale. Un’opera misteriosa di eterna modernità che sembra riaffiorata dalle sfere più segrete dell’oltretomba. Un film inafferrabile, misterioso che abita lontano e che muore all'alba come un sogno.
MEMORABILE: Il grande enigma visivo del pesce mostruoso sulla spiaggia.

Cloack 77 4/10/12 16:47 - 547 commenti

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Mi limito al finale, con la festa che di gioioso non ha più nulla, preludio alla fine del tutto e che invece è salvezza nel mondo felliniano, dove questi personaggi vestiti in modo stravagante si ritrovano in spiaggia ad ammirare il "mostro" appena pescato o a non vivere un'esperienza forse fantasticata, per decisione del mare. Piccolezze in un'opera d'arte.

Almicione 28/12/12 01:10 - 765 commenti

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Un susseguirsi di episodi della dolce vita romana (spesso "forestiera") legati dalla figura di Marcello, giornalista romano interpretato dall'insuperabile Mastroianni – sempre un poco inquieto, scontento e cogitabondo – rappresenta la trama di questo must. Nonostante la presenza di alcune scene non troppo avvincenti, la maestria di Fellini riesce a rendere pregevole l'opera, anche attraverso l'introduzione di elementi che diverrano poi peculiari di alcuni suoi capolavori. Aimée lodevole.
MEMORABILE: La grottesca festa finale.

Giùan 17/01/13 22:39 - 3052 commenti

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Capolavoro dall’intatto impatto visivo e concettuale. Fellini si inoltra, attraverso la malinconica maschera di Marcello in un devastante viaggio al termine della civiltà cristiana e dentro l’ansia borghese, che compendia inserti quasi documentaristici a impennate di virtuosistica visionarietà. Ne deriva un'opera di esemplare plasticità che è pure un modo nuovo di far cinema, di guidare la mdp come uno psicanalista il flusso di coscienza di un paziente. Radente come un bisturi eppure disincantato, così profondamente profano da incarnare la trascendenza.
MEMORABILE: Tra le troppe cose indimenticabili, mi piace rammentare la prova d’attore meravigliosa di Pisu e tutta la scena del night.

Saintgifts 23/05/13 01:03 - 4098 commenti

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Nel film Fellini riversa non solo tutta la fascinazione che Roma ha su di lui, ma anche tutto ciò che fa parte del suo bagaglio, già proposto in lavori precedenti. L'icona della Ekberg nella fontana di Trevi non è rappresentativa del film; il film è molto di più e, oltre alla scena finale, sono il litigio tra Marcello ed Emma, la loro riappacificazione e il malore del padre, a dare spessore. Notevole comunque l'excursus, con Marcello filo conduttore, che passa da castelli a quartieri degradati, con personaggi e sentimenti variegati.

Liv 13/06/13 16:19 - 237 commenti

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Non sono un fellinomane e trovo noioso e autoindulgente Fellini quando diventa veramente felliniamo, ma La dolce vita per me è cinema puro, non da cinefilo ma da ingenuo spettatore che si meraviglia delle ombre sul telone, degli inarrivabili personaggi della scena romana (dalla quale io, provinciale, sono lontano sotto tutti gli aspetti) attraverso il cammino sonnambulo di Marcello, che sciupa tutto perché tutto sembra sempre a portata di mano; non capisco se è tutta finzione, come nei miei sogni, ma mi incanto a vedere le ombre sul telone.
MEMORABILE: L'imbambolato Marcè con la bambola nordica che si fa incantare da Roma e sembra voler comprare il Colosseo; Il mito di Via Vittorio Veneto.

Ducaspezzi 21/08/13 00:41 - 222 commenti

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Una vita, invero, agrodolce e/o dolce-amara, quella che Fellini incarna nelle fattezze, nelle incompiutezze e nella fatuità non priva di sincero dolore del vivere del personaggio di Mastroianni che, certo, è un alter-ego del regista ma anche un'emanazione simbolica di tutto quell'ambiente ricco e mediamente annoiato, frustrato, vacuamente sofisticato, finto-intellettualizzato, che sublima buchi esistenziali foraggiando il mito di quelle notti romane, da cui il magistero cine-onirico di Fellini ha distillato una vis nostalgica che mi ha pervaso.
MEMORABILE: Il tenero volto della giovanissima Ciangottini, che contrappunta il vizio generale; Le notturne ambientazioni interno/esterno di una Roma realeterea.

Enzus79 15/11/13 17:01 - 1847 commenti

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Grande esempio di cinema. Inimitabile. Sorta di parabola nella Roma di quei tempi dove la dolce vita occupava ogni posto. Scritto benissimo e, seppur con fasi abbastanza "pesanti", risulta un film che non si può non apprezzare. Grandissimo Marcello Mastroianni.

Ryo 21/12/13 01:10 - 2169 commenti

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Lo si può considerare come un capolavoro di Fellini che segna il passaggio fra lo stile neorealista e quello onirico che diventerà lo stile "felliniano", essendo questa pellicola un'opera di transizione fra l'uno e l'altro genere. Ricca di contenuti che toccano numerosi argomenti, riesce a catturare per tutta la durata di tre ore. Emblematico.
MEMORABILE: Anita Ekberg in ogni inquadratura: opera d'arte mobile.

Paulaster 23/05/14 15:59 - 2869 commenti

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Disegnare lo specchio del tempo dal lato oscuro della sua prevedibile fine: gli scostamenti tra classi sociali, valori, credo, come a formare un insieme di crepe dove chi non ha morale vive e sopravvive. Sceneggiatura solida che tocca il pudore e la morte, ma lascia il retrogusto di una noiosa allegria. Mastroianni statuario nella sua vacuità e circondato da donne bellissime regge senza sforzo la sarabanda di situazioni passando dalla bellezza di Roma a mostri marini simbolo di presagio.

Lucius 25/08/14 00:28 - 2819 commenti

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Un incipit altamente suggestivo e una scena pazzesca entrata nell'immaginario internazionale. Il protagonista si barcamena tra ambienti altolocati e bassi, intrigato da una certa dissolutezza, specchio dei tempi, in una dolce vita in realtà mai esistita. Un contrasto ricercato, anche stilisticamente (sullo sfondo la città eterna, scatola dorata atta a controbilanciare il vuoto interiore) con l'intento di analizzare il lato oscuro della borghesia romana. Surrealista, forse troppo lungo e troppo sopravvalutato, ma da non perdere.

Fauno 22/02/15 16:08 - 1936 commenti

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E sarebbe la dolce vita? Più amara di così... Da salvare l'ottima mezz'ora della Ekberg in quanto lei è l'unica vera anarchica e finirà col prendere due schiaffoni; quanto a tutti gli altri sketch sono di una lungaggine tremenda, con gente fallita dentro anche se piena di quattrini; in Mastroianni ci sono tutte le frustrazioni e le contraddizioni di chi non si conosce, mentre gli altri fanno a gara a chi la spara più grossa (compresi Ninchi, la Aimèe e la Betti). Cuny fa un discorso valido, anche se non lo condivido, ma altri registi minori battono Fellini 100-1!
MEMORABILE: La poetessa con lo spirito di patata Bacco-Tabacco-Venere; Il comportamento di Marcello che dopo lo sfogo torna a letto con la moglie: penoso.

Pinhead80 23/07/15 00:21 - 4005 commenti

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Film pluripremiato e osannato da critica e pubblico, è una fotografia in bianco e nero della Roma notturna, che vive tra scatti fissi e immagini in movimento. La Roma del cinema, della moda e dei paparazzi che vivono storie così intense e così effimere da somigliare a quelle dei personaggi dei film. Eppure questo film al sottoscritto non è piaciuto e amo ricordare Fellini per altri capolavori, come I vitelloni e Amarcord. Forse in controtendenza mi limito a giudicare l'opera al di sotto della sufficienza.
MEMORABILE: La celebre scena della Ekberg nella fontana di Trevi.

Vitgar 29/08/15 10:27 - 586 commenti

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Già alla prima visione, tanti anni fa, non mi convinse e trovai ingiustificato il successo che ebbe; rivederlo di recente mi ha fatto capire che è uno di quei film che non si giova delle successive visioni. Anche tante scene rimaste nell'immaginario collettivo palesano una certa inconsistenza. Mastroianni è grande, la Ekberg solo tanta.

Victorvega 29/08/15 15:38 - 312 commenti

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Film leggendario, con la scena forse più famosa della storia del cinema. Bisogna dare atto all'importanza capitale del film nei costumi, nel linguaggio e quanto ha influenzato tutti questi ambiti. Efficace istantanea di un periodo, di una stagione. Alla fin fine però non si può negare il fatto che a una sua visione il film possa annoiare e presentare uno sviluppo lento e senza sbocchi.
MEMORABILE: Ovviamente il bagno della Ekberg nella fontana; Il simbolico finale (la creatura pescata, la ragazzina che cerca di comunicare con Marcello).

Il Dandi 3/01/17 15:08 - 1852 commenti

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Film difficile da (ri)vedere e ancor più da valutare: non già per il suo statuto di pietra miliare, quanto per la sua struttura non-lineare e la trama aneddotica, che lo rende (come del resto accade a qualsiasi film a episodi) alquanto diseguale. Come la Roma lo circonda, vi sono dentro cose eterne e altre di cui si intuisce solo concettualmente il perché che devono aver avuto a suo tempo. La parte finale varrebbe da sola i 4 pallini, comunque meritati anche in tanti altri momenti.
MEMORABILE: La lite tra Marcello e Emma fermi in macchina, in cui lui proclama la rivendicazione di una libertà che resta sfogo e gli sarà impossibile seguire.

Lythops 27/01/16 11:27 - 975 commenti

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Personalmente tutta la poesia tanto decantata che apparterrebbe al film non sono riuscito a trovarla, anche se è indubbiamente un grande documento di anni in cui i personaggi descritti con tanta passione esistevano sul serio, così come la mentalità e tutto il resto. Che Fellini, da me non amato salvo in Amarcord, abbia riversato tutto se stesso in quest'opera è indubbio, ma francamente le tre ore di proiezione sono intollerabili e costringono a entrare nella mente di personaggi che, alla fine, non fanno altro che perdere il loro tempo.

Rufus68 25/03/18 11:32 - 3153 commenti

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Questo non è un film bensì un Aleph simbolico sul trapasso fra un'Italia antica, sconfitta e un nuovo ordine sociale e morale. Il clero cristiano e l'aristocrazia, il passato e l'arte, la famiglia e la canizie sono ormai residuati bellici; avanza il nuovo, spesso nei panni del colonizzatore incapace di comprendere (Ekberg) e tutto muta silenziosamente gettando nella crisi e nell'incomunicabilità popoli (la scena iniziale col povero Cristo appeso) e individui (la scena finale con Mastroianni e la ragazza). Capolavoro di abissale profondità.

Faggi 13/09/16 14:57 - 1509 commenti

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Più lo rivedo e più mi convinco che questo film sia una manifestazione luciferina di qualche innominabile e oscura verità destinata a decantare, irriducibile, nelle labirintiche cantine della mente. La forma, sperimentale e audace, ha il suo quid in una specie di esaltazione/torpore da sostanze oppiacee, nel sogno lucido e nello sberleffo arlecchinesco strafottente e impietoso, nello splendore dello smalto dato alla superficie per se stessa, nella lucida amplificazione del vuoto.

Minitina80 11/06/17 13:58 - 2400 commenti

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Film con cui bisogna sforzarsi di entrare in sintonia per evitare di restare troppo delusi. Se l’intento era di mettere in luce la vacuità dei bagordi romani allora Fellini coglie nel segno perché la rappresentazione della classe media, annoiata e persa in inutili e presunti divertimenti, si può definire riuscita, al punto da apparire in alcuni frangenti persino irritante. Resta il fatto che tre ore sono decisamente troppe per un’opera del genere, soprattutto perché Fellini si perde in tediosi e oltremodo superflui balletti e stacchi musicali.

Didda23 7/08/17 14:35 - 2298 commenti

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Non c'è niente da fare, Fellini proprio non riesco a farmelo piacere (con eccezione del film meno amato dai felliniani ovvero Amarcord). La visione è stata una tortura, non tanto per l'assoluta mancanza di ritmo (con la noia onnipresente) quanto per il guazzabuglio di situazioni scollate fra loro perpetuate per tre ore. Qua e là ci si risveglia dal torpore per qualche dialogo azzeccato, ma a livello di regia non ci ho trovato nulla di veramente memorabile. Il messaggio che si voleva dare è percepito, ma poteva essere sviluppato più brillantemente.

Magi94 11/09/17 13:57 - 704 commenti

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Forse il modo migliore di godersi "La dolce vita" è di vederlo spezzato non in due, ma in cinque o sei parti (e chissà Fellini come si rivolterà nella tomba per questa continua interruzione di emozione!). In blocco unico è quasi indigesto e questo è forse anche il suo limite, ma i singoli spezzoni sono meravigliosi nella descrizione di una Roma altoborghese decadente, priva di scopo (la festa finale con Mastroianni che nuota nella futilità), di morale (il padre meschino e penoso) e di senso (il suicidio incomprensibile).

Ildiavolo 26/02/18 07:38 - 10 commenti

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Una delle vette della settima arte. Fellini confeziona una storia dall'alto contenuto simbolico narrando con vena flaubertiana l'odissea morale del protagonista Marcello Rubini, giornalista con aspirazioni da letterato, mentre oscilla tra amore casto e libertinaggio, attorniato da personaggi delle estrazioni sociali più varie afflitti dai medesimi problemi. Chi si salva? Fellini dà una risposta, celandola nell'enigma. Incredibili regia fotografia e musiche; interpretazioni degli attori eccellenti. Da apprezzare al meglio con più e più visioni.

Rambo90 18/04/18 17:08 - 6441 commenti

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Uno di quei film la cui importanza è ormai data da quello che ha rappresentato per il nostro cinema, piuttosto che per il suo valore in sé. Oggi appare infatti datato, di una lunghezza esorbitante che spesso trascina nella noia. Alcuni singoli episodi valgono la visione, mentre l'insieme appare sì raffinato ma anche troppo verboso. La prima parte è la migliore, mentre nella seconda i tempi dilatati cominciano a pesare. Bravo Mastroianni, belle le musiche, i luoghi, la fotografia. Un capolavoro più nel ricordo che nella pratica.

Rocchiola 14/01/20 09:11 - 879 commenti

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Ambizioso e smisurato affresco sociale basilare nell’evoluzione del cinema moderno per stile e linguaggio. La Roma dei paparazzi e di Via Veneto come moderna Babilonia, un accostamento all’epoca scandaloso ma sostanzialmente veritiero e ancora attuale. La struttura episodica su di una lunghezza di quasi tre ore richiede un certo impegno ma il film dispensa numerosi momenti da antologia. Sorrentino ne ha girato una sorta di remake con un tono intellettuale che conserva ben poco dello spirito epico e popolare con cui Fellini sa raccontare il quotidiano vivere.
MEMORABILE: La tragedia di Steiner; Il rock’n’roll di Celentano; La visita del Padre; Il bagno nella fontana di Trevi; La statua del Cristo in volo sulla città.

Thedude94 31/03/20 20:59 - 616 commenti

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Gemma del cinema italiano, conosciuta in tutto il mondo, portata alla ribalta da uno strepitoso Mastroianni; è l'icona del cinema di Fellini. Il regista con grazia e stile unico realizza un'opera che mette in luce tutti i difetti di un'aristocrazia votata allo sfarzo, alla bella vita, mostrando i lati peggiori di un uomo alle prese con la sua interiorità complessa. Tutti i personaggi, comparse comprese, sono entrati nella storia del cinema assieme alla stessa città di Roma, fotografata stupendamente. Colonna sonora epocale.

Zampanò 7/09/20 20:03 - 193 commenti

I gusti di Zampanò

Il segreto dell'imperitura "dolcezza" del film è forse nell'aver fatto risuonare la moderata infelicità che abita tutti, in tanti e diversi climi: il jet set, la plebe pagana, le aristocrazie. Il cronista Mastroianni nella sua brillante mediocritas attrae con empatia da acrobata e la regia di Fellini senza un perché narrativo contribuisce a togliere finzione, a svelare. Proprio lui, il gran bugiardo. Non i festini né la disperazione di una casta di annoiati centrano l'opera quanto i "tutto sommato" di Marcello, che diradati dai fumi di morte ci placano in un piacere rassegnato.
MEMORABILE: Il temporale durante il "miracolo"; La notte in casa della prostituta Ninnì; La fretta del papà di andar via.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Curiosità Fedemelis • 31/05/16 11:53
    Fotocopista - 1793 interventi
    Nella sala Fellini all'interno di Cinecittà è presente il vestito originale utilizzato da Anita Ekberg durante il film:

  • Discussione Il Dandi • 2/01/17 00:35
    Contratto a progetto - 1471 interventi
    Non sarebbe "drammatico" il genere corretto?
  • Discussione Zender • 2/01/17 07:58
    Consigliere - 43740 interventi
    Mah, né l'uno né l'altro forse... Però vedo che anche Imdb dà "commedia" come prima scelta...
  • Discussione Tarabas • 2/01/17 15:00
    Formatore stagisti - 2065 interventi
    Mancando "esistenzialista", opterei per "drammatico".

    "Commedia" è l'ultima cosa che mi viene in mente pensando al film.
  • Discussione B. Legnani • 2/01/17 15:23
    Consigliere - 14000 interventi
    Mi pare molto più dramm. che comm.
    MORANDINI. dramm.
    FARINOTTI. comm.
    MEREGHETTI ???
  • Discussione B. Legnani • 2/01/17 15:30
    Consigliere - 14000 interventi
    Zender ebbe a dire:
    Mah, né l'uno né l'altro forse... Però vedo che anche Imdb dà "commedia" come prima scelta...

    I generi IMDb li dà in ordine alfabetico. Per questo motivo Comedy viene prima. Non è una scelta. JESUS CHRIST viene indicato, infatti, così: Drama | History | Musical
    Ultima modifica: 2/01/17 15:31 da B. Legnani
  • Discussione Zender • 2/01/17 17:23
    Consigliere - 43740 interventi
    Ah questo non lo sapevo Buono... Quindi non è che il primo è il più indicato, come verrebbe da pensare... In ogni caso ci sono momenti leggeri nel film, da commedia. Mi pare abbastanza incatalogabile... Evidentemente quando lo inserii al tempo guardai come lo indicavano in giro e optai per commedia. Per i generi segnalate gli errori quando sono CHIARAMENTE sbagliati, altrimenti lasciamo quelli che ci sono. Ad ogni modo siccome lo inserii io e non m'interessa nulla mettiamo pure drammatico. Per me sono giusti e sbagliati entrambi.
    Ultima modifica: 2/01/17 17:29 da Zender
  • Discussione B. Legnani • 2/01/17 17:32
    Consigliere - 14000 interventi
    Zender ebbe a dire:
    Ah questo non lo sapevo Buono... Quindi non è che il primo è il più indicato, come verrebbe da pensare...

    Sono lieto di esserti stato fonte di conoscenza.

    Mi pare abbastanza incatalogabile...

    Concordo. Non ascrivibile a nessun genere ma, dovendo scegliere, dramm. mi pare la meno errata.
  • Curiosità Roger • 1/06/17 07:57
    Call center Davinotti - 2826 interventi
    L'auto che Marcello (Mastroianni) guida nel film è una Triumph Tr3 del 1958 e oggi, dopo essere stata restaurata, appartiene a un collezionista d'auto d'epoca. Quando l'acquistò non sapeva del passato "cinematografico" di questa auto, finché nei documenti non notò che era stata originariamente acquistata dalla casa di produzione Riama Film di Angelo Rizzoli che ha prodotto la Dolce Vita. Dall'estratto cronologico emerge che la prima targa è "Roma 324229" e che è stata immatricolata il 15 luglio del 1958: è quindi la Triumph usata nel celebre film



    Ecco qui sotto l targa comprovante e in questa foto la macchina oggi.

  • Homevideo Rocchiola • 14/01/20 09:13
    Call center Davinotti - 1157 interventi
    La versione restaurata dal Laboratorio L’immagine Ritrovata su iniziativa della Cineteca di Bologna, World Cinema Foundation, Cinema Forever e la Cineteca nazionale è davvero spettacolare. Il bluray Mustang del 2014 propone questa versione in tutto il suo splendore. Il video panoramico 2.35 pulito a dovere da spuntinature e graffi è brillantissimo ed esalta il luminoso bianco-nero originale, i neri sono profondi e c’è un ottimo contrasto. La definizione è al top e permette di catturare molti particolari in più rispetto alle precedenti versioni in DVD. L’audio italiano DTS 5.1 adeguatamente rimasterizzato ha la giusta potenza anche nei dialoghi chiari e privi di rumori di fondo. Insomma è questa la versione definitiva per l'home-video di questo classico immortale. Peccato solo per la confezione povera (almeno un libretto lo si poteva allegare) e gli extra limitati.