CHI E' RICCARDO GARRONE

9 settembre 2007

Il cinema italiano, in passato, poteva contare su attori di grande spessore. Professionisti dell’interpretazione, in grado di passare con competenza dal registro comico a quello drammatico con un’immedesimazione nel personaggio che possedeva uno stile inconfondibile e - spesso – con grande umiltà. Certi attori ci fanno capire come fu che, negli anni ‘70, il nostro cinema raggiunse picchi di qualità tale da venire esportato (con successo) in tutto il mondo.
Perché la “macchina cinematografica” funzioni occorre che, oltre a validi sceneggiatori, fotografi, scenografi e -ovviamente- registi, siano della partita anche attori efficaci e versatili.

 

Tutto questo preambolo per presentare (ma le parole non saranno mai abbastanza) un attore italiano che ha preso parte a qualcosa come 157 pellicole (tra film e sceneggiati tv) dirigendone 2.
Il suo nome è Riccardo Garrone, celebre (potenza della TV) per lo spot della Lavazza (nei panni di San Pietro), forse meno noto per avere prestato il suo volto in pellicole di alta qualità, tipo Signori si Nasce (1960) al fianco di Totò, o ne La Dolce Vita (diretto da Fellini nel 1960). Ne è da scordare la simpatica parte de L’Audace Colpo dei Soliti Ignoti (1960). Oltre che nelle commedie Garrone profonde il suo talento anche in drammi (Ponzio Pilato ‘62, Il Successo ‘63), horror (5 Tombe per un Medium ‘65, Il Medaglione Insanguinato ‘75), western  (Bang Bang Kid ‘67, Una Lunga Fila di Croci ‘69).

 

Sulle scene ininterrottamente dal 1949 (diretto da Mario Mattoli in Adamo ed Eva) Garrone tenta anche la strada della regia dirigendo due pellicole pertinenti al suo carattere gioviale e spensierato (La Mafia mi fa un Baffo ‘74, La Commessa ‘75). Con il progressivo decadimento (qualitativo e quantitativo) della cinematografia di genere -sul finire degli anni ‘80- Garrone presta la sua (bella) voce come doppiatore per tornare, comunque, sulle scene sottratto al cinema dalle serie televisive, alle quali presta comunque un valore aggiunto, dato dalla sua innata capacità di intrattenere.

Ci piace ricordarlo nei ruoli più popolari e, anche per questo, più sinceri (a riprova del suo modesto carattere) in pellicole entrate, di diritto, nella storia della commedia cinematografica italiana:

 

- Il messer Gerbino del Decameroticus (1972), ovvero il mercante toscano stralunato che incontra un collega col quale, ingenuamente, svelando segreti sulla moglie, diviene un abitante di “corneto”;
- Il Robertuzzo di Giovannona Coscialunga (1973), ovvero il magnaccia di Cocò (la Fenech), nel quale imprime, grazie ad un doppiaggio esemplare (nobilitato dagli effetti speciali, tipo lo scricchiolio delle suole) un taglio surreale e spassoso al film;
- Il Notaio Potenza ne L’Eredità dello Zio Buonanima (1974);
- Il povero Natali del poliziesco Il Cinico, L’infame, il Violento (1977);
- Il grottesco e ambizioso geometra Calboni in Fantozzi Subisce Ancora (4 °episodio della serie con Villaggio, 1983);
- L’annoiato padre di Christian De Sica in Vacanze di Natale (“E anche questo Natale se lo semo levato dalle palle”) (1982)

 

Concludendo si può considerare Riccardo Garrone come uno dei pochi attori nostrani completi, che ha saputo spaziare sugli schermi prestando la sua professionalità con garbo, simpatia e talento a produzioni alte come a commedie “basse“, senza mai fare differenza tra serie A e serie B. Un attore da Cinema… niente di meno, niente di più.

 

APPROFONDIMENTO INSERITO DAL BENEMERITO UNDYING

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