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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Il film che ha fatto brillare la stella di Oliver Stone, ex combattente in Vietnam (dirigerà altri film sull'argomento, senza tuttavia mai affrontare la guerra altrettanto centralmente) e per questo profondamente coinvolto nell'operazione (ci mise dieci anni a scriverne la sceneggiatura). Un'opera fondamentale nella visualizzazione della “Sporca Guerra”, un modello a cui in troppi si ispireranno di lì a pochissimo. Psicologicamente elementare ma indubbiamente efficace e soprattutto realistico, PLATOON rappresenta un ottimo sforzo corale da parte di un cast giovane affiatato e correttamente diretto. Su tutte svettano le figure dei sergenti Elias (Willem Dafoe) e Barnes (Tom Berenger), caratteri...Leggi tutto contrapposti destinati inevitabilmente a scontrarsi. Charlie Sheen, voce narrante e filtro attraverso il quale seguiamo l'azione (facile l’identificazione con Stone) incide meno, proprio perché ancora indeciso sul modo in cui affrontare la battaglia. La particolarità di PLATOON, quella che in pratica ha tracciato il solco con il cinema di guerra “vecchio stile”, è una disinvolta volgarità nel linguaggio, una crudezza complessiva che non comprende solo i dialoghi ma si estende all'azione, alla violenza ricca di dettagli sanguinosi. Un'esasperazione che non sarà più possibile eliminare dai progetti simili anche quando opera di autori di rango (vedi il Kubrick di FULL METAL JACKET o il Malik di LA SOTTILE LINEA ROSSA). Risiede qui il vero valore aggiunto di PLATOON, che per il resto non va molto oltre, senza voli particolari di fantasia nella storia o nella messa in scena. Sicuramente la regia dinamica di Stone e il montaggio di Claire Simpson (entrambi premiati con l'Oscar) danno ritmo e grinta al film, che in questo modo arriva alle due ore senza stancare lo spettatore.

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LEX 20/01/07 02:08 - 49 commenti

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Visivamente è senza ombra di dubbio un grande film di guerra: ricco di splendide immagini, sconvolgenti scontri nel buio della giungla, drammatiche sequenze di morte e distruzione. Trasmette l'umido del Vietnam e il disorientamento dei giovani soldati. In particolare, però, quello che il film mi ha lasciato è la cruda descrizione dello scontro personale dell'uomo con se stesso, la ferocia con cui la guerra lo svuota, la negazione della pietà verso chiunque. Rimangono solo morte e sconfitta.

B. Legnani 16/02/07 14:33 - 5561 commenti

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Tragedia militare tragicamente ultra-manichea e, pertanto, tremendamente non credibile, neppure dal punto di vista della metàfora. Oliver Stone gonfia, come sempre, ciò che fa, con presunzione che si tramuta in goffaggine, dando l'impressione ch'egli sia convinto che Dio gli abbia chiesto se, per favore, può spiegare il Vangelo agli Apostoli. Il film perde netto da Il Cacciatore, quasi totalmente di fronte a Full Metal Jacket e letteralmente di fronte ad Apocalypse now.

Red Dragon 22/03/07 00:28 - 125 commenti

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Ritorno di Stone in Vietnam, stavolta dietro la cinepresa. Ne esce un classico, film crudo, "gridato" come piace al regista, ma asciutto (al contrario di alcune sue opere successive). Il manicheismo traboccante dal conflitto tra Barnes ed Elias fa da contraltare alla disperazione interdetta di Taylor, che non si ritrova più in un conflitto che non vedrà vincitori o vinti, ma solo sconfitti o morti. Il cuore del film è tutto qui, ma è fin troppo se è vero che la storia ripete sempre sé stessa.

Galbo 12/08/07 07:01 - 12440 commenti

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Vera pietra miliare del genere bellico moderno (in particolare del ricco filone che ha come sfondo la guerra del Vietnam), Platoon si segnala in particolare per il suo grande realismo. Dal linguaggio alle scene di battaglia, tutto appare assolutamente reale e verosimile e segna un netto distacco con il cinema dell'elegia bellica dove tutto è trasfigurato e nobilitato. Da questo punto di vista assolutamente memorabili (e splendidamente interpretati) appaiono i caratteri dei due leader militari contrapposti, Dafoe e Berenger.

Pinhead80 6/11/15 15:56 - 4871 commenti

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Bastano davvero le prime inquadrature e la colonna sonora per capire dentro a quale inferno stiamo per addentrarci. I nostri occhi sono quelli di Charlie Sheen, che decide di dare una svolta alla propria vita andando volontario in Vietnam. Non c'è un singolo fotogramma che non faccia pensare all'inutilità della guerra. La trasformazione dell'essere umano in bestia assassina e spietata è la prova evidente di come le guerre portino a comportamenti aberranti e assurdi. Ci si può solo aggrappare alla speranza.
MEMORABILE: Il rapporto tra lo sfregiato Berenger e Dafoe.

Il Gobbo 4/09/07 10:13 - 3015 commenti

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Gran successone ben inserito nel processo di bidet alla coscienza americana praticato da Hollywood a uso e consumo dell'Europa ansiosa di berne l'acqua. A noi vecchi falchi fedeli perinde ac cadaver ai Berretti verdi in fin dei conti garbicchia un'innegabile, ruvida efficacia spettacolare, anche se dinanzi all'aspirazione a fare la Grande Parabola Antibellica l'invito a lasciar perdere e a guardarsi i classici sorge spontaneo. Essendo italiani non diremo invece nulla, per carità di Patria, sul reducismo.

Capannelle 7/02/08 14:43 - 4439 commenti

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Un film da vedere e con una sua precisa collocazione anche se leggermente sopravvalutato. Fotografia e musiche sicuramente oltre la media (memorabile l'assolo di archi che accompagna la fine del sgt Elias) e attori in forma, specie i contrapposti Dafoe e Berenger (con il consueto formarsi di amicizie e rivalità nel gruppo). La trama ha degli alti e bassi e ricalca la consueta denuncia sul senso della guerra e sull'imbarbarimento umano che essa comporta, senza risparmiare scene di forte impatto. Mi è parso meno coinvolgente alla seconda visione.

Cangaceiro 8/10/08 12:22 - 982 commenti

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Quello che è giusto dire è che questo film è stato fin troppo celebrato, ben oltre i suoi reali pregi. Troviamo scene molto dure, impressionanti e ben confezionate, ma in generale il lavoro è ipertrofico, lento e spesso goffo. Charlie Sheen narratore interno, funge da coscienza di Stone, che la sporca guerra l'ha combattuta davvero, ma si dimostra poco adatto a ruoli drammatici. Anche tutti gli altri attori caratterizzano alla meno peggio i loro personaggi. In definitiva la sua visione non mi ha trasmesso nulla a confronto di altri mitici film sul Vietnam.
MEMORABILE: La distruzione del villaggio.

Tarabas 30/01/09 13:34 - 1880 commenti

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Premesso che Stone in Vietnam ci ha combattuto davvero e che rispetto la sua visione, il film tratto da quella drammatica esperienza è ideologicamente schierato (va bene) ma intellettualmente disonesto nel sottolineare con le immagini più crude viste fin lì in un film di guerra le colpe degli americani in guerra, presentando solo una faccia della medaglia e finendo per privare d'efficacia la denuncia antimilitarista. Resta un film visivamente efficace e una buona direzione d'attori. Per un film contro la guerra (tutta) vedi alla voce Full Metal Jacket.

Pigro 29/01/09 11:43 - 9761 commenti

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La sporca guerra in Vietnam vista da un soldato americano. Classico filmone di guerra basato su una altrettanto classica ispirazione contro la guerra che ha avuto esiti migliori in altri film. Infatti Stone si ferma a una generica denuncia contro l'inferno della violenza in sé, scordando il contesto sociale, politico, culturale, economico, e quindi causando nello spettatore forte commozione senza una vera critica e una vera analisi. Un film fintamente antimilitarista, comunque ben costruito e realizzato.

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Paruzzo 16/08/10 11:50 - 140 commenti

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Film che mostra la durezza della guerra, diretto da uno che il Vietnam lo ha visto per davvero. Ben rappresentate le scene belliche, che lasciano nello spettatore un leggero senso di orrore e il disorientamento iniziale dei soldati catapultati nella realtà vietnamita fa riflettere. Il film però non va oltre nella sua critica, quello che invece riescono a fare Full Metal Jacket o Apocalypse Now. Buono, ma c'erano le potenzialità per fare anche meglio.

Piero68 27/01/11 11:50 - 2961 commenti

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Prima pellicola di una personale trilogia sul Vietnam. A tutt'oggi la reputo la migliore sul conflitto asiatico essendoci tutti gli elementi peculiari che l'hanno caratterizzata. Merito di una sceneggiatura e di una regia davvero superlative. Anche il cast è ottimo: Sheen, Dafoe, Berenger e poi Depp, Dillon jr. Stone non si fa mancare davvero nulla, effetti speciali e bellissima colonna sonora compresi. I detrattori contestano il fatto che per quasi tutta la pellicola il nemico non si vede. Ma questa era la realtà e il dramma del conflitto...

Belfagor 7/02/11 09:14 - 2691 commenti

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Dopo Il cacciatore e Apocalypse Now, realizzare un film sulla guerra in Vietnam richiede un impegno considerevole. Stone, che pure è stato in guerra, fa tuttavia involvere il filone con questa pellicola manichea e schematica, che in pieno stile americano glissa sulle considerazioni sociali, storiche ed economiche coprendole con una buona manciata di sensazionalismo che finisce con lo svilire il messaggio antimilitarista. Musiche coinvolgenti, fotografia curata, cast di prima scelta, ma alla fine di concreto rimane ben poco.

Greymouser 18/05/11 10:10 - 1458 commenti

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Stone firma, ad inizio carriera, questo film di forte denuncia anti-militarista sul conflitto vietnamita. Peccato che la meritoria indignazione civile per certi comportamenti dei soldati americani non si traduca mai in una contestualizzazione storica intellettualmente onesta (magari non avrebbe fatto male evidenziare qualche motivo che non sembri essere puro sadismo), e soprattutto non produca mai una vera materia filmica, in cui il messaggio non deve mai passare travolgendo ogni valore estetico e narrativo.

Saintgifts 5/06/11 18:45 - 4098 commenti

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C'è qualcosa di troppo nell'astio che i sottufficiali (sergenti duri e che, loro si che la sanno fare la guerra) provano verso i loro superiori ufficiali, descritti come imbelli e pure codardi. E qualcosa di troppo anche nella caratterizzazione, appunto, di questi superuomini. La guerra gli americani se la fanno tra loro, è questo che viene detto. E' probabile che Stone abbia maturato questa impressione, nella sua esperienza in Vietnam. Ben fatte le scene di battaglia, che coinvolgono nel loro realismo. Finale con parole che non lasciano il segno.

Mickes2 19/07/11 16:22 - 1670 commenti

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Il Vietnam di Stone è composto da due modi diversi di vedere la guerra: l'impulsivo e spietato sergente Barnes, il riflessivo e cauto sergente Elias. Poco a che spartire con la profondità d'animo, il respiro denso dei lavori di Cimino, Coppola e Kubrick, ma la sua regia è esteticamente avvolgente e riesce a calarti, tramite gli occhi del giovane Chris, in quello che è uno scontro prima di tutto interno: l'America in conflitto con se stessa, la disperazione nel vedere solo morte e desolazione. Sospetti di retorica ed alcuni sensazionalismi lo declassano.
MEMORABILE: Il finale che è poco incisivo e non lascia il segno. Barnes che uccide a sangue freddo la donna nel villaggio.

Almicione 26/12/12 21:20 - 764 commenti

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Tra i più noti (nonché i più crudi) sulla guerra del Vietnam, un film che nel complesso tradisce le alte aspettative. Interessanti la narrazione a mo' di diario e l'analisi dei rapporti fra i membri dell'esercito americano (basati su abusi, nonnismo, però anche cameratismo e fratellanza), ma il resto è pressappoco un disastro; durante le lunghe e tediose scene di guerra ci si chiede come questa pellicola possa aver ottenuto quattro premi Oscar (tra i quali miglior film e miglior regia, assolutamente discutibili). In breve, deludente.
MEMORABILE: Il rastrellamento del villaggio dei nordvietnamiti.

Fauno 17/03/13 15:16 - 2219 commenti

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Se Full metal jacket ne è la parodia più spinosa, Platoon è la cronaca minuto per minuto di una guerra contro un nemico invisibile. Sì, perchè già gli asiatici come velocità sono imbattibili, se poi ci si aggiunge Caino contro Abele in chiave moderna, ecco che il nemico non lo si vede più del tutto! Ciò che invece traspare più nitido che mai è come in certe guerre saltino tutti gli schemi e convenzioni, pertanto, come dicono, sia quasi meglio morire all'inizio piuttosto che sopravvivere e soffrire a tal punto da raggiungere una follia senza ritorno...
MEMORABILE: "Le scuse sono come i buchi di c...! Tutti ne abbiamo almeno uno".

Vitgar 5/03/15 12:07 - 586 commenti

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Un grido contro la guerra e le sue inutili atrocità. Parzialmente autobiografico, è un film denso che si insinua nello spettatore creando momenti di vera tensione emotiva. Costruito su una sceneggiatura ben calibrata, si avvale di fotografia di grande livello e ambientazioni scelte ottimamente. Dafoe e Berenger interpretano molto bene i rispettivi ruoli. Colonna sonora con varie perle dell'epoca e il bellissimo adagio di Samuel Barber. Sicuramente da vedere e da meditare.
MEMORABILE: L'atmosfera terribile di tensione dei soldati con il piccolo vietnamita che sembra che rida e invece è solo handicappato. Da brividi.

Bizzu 4/04/15 13:56 - 217 commenti

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Buon film sulla guerra in Vietnam, sicuramente riuscito per quanto riguarda il realismo e la bella interpretazione dei due "antagonisti", non rientra però nell'olimpo dei mostri sacri del genere perchè non convince per niente per quanto riguarda la morale spicciola del buono contro cattivo. Come già detto lo consiglierei soprattutto per l'interpretazione di Dafoe e la ghignaccia di Berenger, per il resto forse deluderebbe anche gli amanti del cinema di guerra per la scarsità di scene in cui si combatte.

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Zender 3/08/15 11:24 - 316 commenti

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Dentro la giungla, nei villaggi, nei bunker; nel napalm. E al campo base per la rigenerazione, ma i pensieri del soldato Chris restano lì nel verde dove i due sergenti (superbi Berenger e Dafoe) si scontrano in una guerra di nervi imbevuta di delirio. Meno azione del previsto ma personaggi scolpiti con l'autenticità di chi in Vietnam c'è stato davvero e l'intensa volontà di spiazzare anche quando farlo significa piantare un paletto nel cuore dell'America. Se la chiamavano la “sporca guerra” i motivi c'erano, e qui si comprendono più che altrove.
MEMORABILE: “White Rabbit” alla radio e l'infantile ferocia di Bunny (Dillon); Lo sguardo glaciale di Barnes contrapposto alla calda umanità di Elias.

Paulaster 23/10/15 18:16 - 4500 commenti

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Per raccontare il Vietnam stavolta vengono usate diverse sfumature come a farne un racconto di presa di coscienza. Prima si propone il patriottismo con una punta di ingenuità per chi è stato volontario, poi ci si sposta sull’unione del gruppo per sopportare l’orrore, infine sul si salvi chi può per tornare a casa. Stone mostra anche lui la perdita dell’innocenza americana ma resta didascalico e il divario con Kubrick e Coppola è evidente. Berenger una spanna sopra tutti e anche Dillon non dispiace.

Rocchiola 14/06/16 11:55 - 980 commenti

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Un solido film di guerra populista e retorico che segna una regressione rispetto a capolavori complessi e grandiosi come Il cacciatore, Apocalypse now e Full Metal Jacket. Stone assume un tono neutro e superficiale che non va oltre una semplicistica divisione tra buoni e cattivi in seno all'esercito americano. Certo ci mostra le sofferenze e le assurdità della guerra, ma senza prendere posizione. La narrazione non è sempre coinvolgente e il protagonista è piuttosto inespressivo. Forse proprio per questi motivi ha vinto quattro Oscar!
MEMORABILE: L'uccisione del Sergente Elias; La battaglia finale.

Parsifal68 1/02/16 13:45 - 607 commenti

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Con Platoon il cinema Usa mette la parola fine a qualsiasi tipo di sciovinismo in una guerra troppo lunga, dolorosa e inutile. Oliver Stone è (giustamente) crudo nel dirigere un ottimo cast di attori che ci mostrano un Vietnam tanto umido nelle sue fitte boscaglie quanto arido di sentimenti e di umanità. Qui non emerge tanto il conflitto tra marines e vietcong, quanto quello tra il sergente buono (Dafoe) e quello cattivo (Berenger), che sono i veri cardini della storia e con i quali cresce e matura il giovane Sheen. Adagio di Barber da brividi.

Vito 19/05/16 16:53 - 695 commenti

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Stone realizza un grande affresco sulla Guerra del Vietnam basato sulle sue esperienze personali del conflitto in Asia. Una pellicola che fa letteralmente sprofondare lo spettatore nelle foreste e nelle paludi della guerra tra sangue, fango e morte. Bravo Sheen e superlativi Dafoe e Berenger. La battaglia finale con l'assalto dei Vietcong è altamente realistica, violenta e drammatica. Il regista si ritaglia un cameo nei panni di un ufficiale. Bellissima e commovente la colonna sonora.

Thedude94 3/12/16 23:37 - 1110 commenti

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Nonostante non ami il genere, questo film rappresenta al meglio ciò che si prova quando si combatte sul campo. Ti lascia il tempo di riflettere sul significato della guerra e sui motivi che spingono i vari soldati a battagliare e a scontrarsi tra di loro. Ottimo il dualismo tra Dafoe e Berenger: fa sì che i loro personaggi siano più realistici che mai; buona anche la prova di Sheen.

Minitina80 26/05/19 08:50 - 2994 commenti

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Stone concepisce la guerra come una lenta discesa all’inferno in cui lo smarrimento dell’essere umano è il vero dramma. Violenze di ogni sorta, perdita della ragione e psicopatie dilaganti prendono il sopravvento lasciandosi alle spalle dolore e morte. Non c’è spazio per nessuna analisi o critica storica del conflitto, limitandosi alla drammatizzazione della guerra come tragedia e negazione dell’uomo. L’abilità di rendere credibile un simile scenario è veramente notevole ed è la garanzia di riuscita della pellicola.
MEMORABILE: Il massacro al villaggio vietnamita.

Noodles 9/03/20 17:31 - 2296 commenti

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C'è qualche incongruenza e soprattutto c'è una divisione tra bene e male troppo evidente per non essere quasi fastidiosa. Ma ci sono anche un mare di scene che ti entrano dentro come una pallottola, un realismo crudissimo (che non sempre però viene rispettato), una sorta di poesia amara di fondo e tanta, tanta azione. Indimenticabili Elias e Barnes e il loro scontro morale, col cattivo forse ancora meglio del rivale. A guardarlo ci si sente il fango e gli insetti addosso. Grandissimo film.

Daniela 11/03/20 10:15 - 12733 commenti

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Ragazzo di buona famiglia si arruola volontario e si ritrova in mezzo a due poli: il sergente cattivo e sfregiato ed il sergente buono e fumato... Considerato uno dei capisaldi sulla cinematografia dedicata alla "sporca guerra", un film girato con grinta ma anche tagliato con l'accetta, retorico e troppo genericamente antimilitarista. Nel cast, bene Berenger e Dafoe, a cui ha giovato scambiarsi i ruoli rispetto a quelli fino ad allora abituali, mentre Sheen risulta piuttosto anonimo, ma forse era era quello che richiedeva il suo personaggio. Film significativo ma nel complesso sopravvalutato.

MAOraNza 12/09/20 00:04 - 249 commenti

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Cruda messa in scena di una guerra inutile ed evitabile. Stone riesce a realizzare il suo sogno nel cassetto da dieci anni, nato da un'esperienza autobiografica: una sceneggiatura senza fronzoli, immagini di una dinamicità impressionante, montaggio furibondo (concedendosi anche un cameo di pochi secondi). Non il più memorabile dei peplum militari dell'epoca ma senza ombra di dubbio un film che ha contribuito a rimettere l'America davanti allo specchio e a interrogarsi sulle proprie azioni. Berenger e Dafoe superlativi, Sheen un po' meno. Quattro Oscar meritatissimi.
MEMORABILE: L’America le ha suonate a tanta di quella gente che secondo me è arrivato il momento che ce le suonino. Tutto qui.

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Areknames 25/09/20 15:19 - 47 commenti

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Stone rilancia il Vietnam movie realistico - dopo le parentesi più sensazionalistiche di Rambo II e Missing in action - con un film che rielabora la sua personale esperienza. Dafoe e Berenger interpretano traslazioni di due soldati che Stone conobbe realmente e, chiaramente, Charlie Sheen è lo specchio dello stesso regista. Il film è duro, ma molto predicatorio, come ben si vede dal finale. Resta un'opera qua e là potente ma molto meno memorabile di titoli del genere che l'hanno preceduta (Il cacciatore, Apocalypse now) o seguita (Full metal jacket).

Lupus73 22/06/22 19:58 - 1513 commenti

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Dopo la fine della guerra in Vietnam per un decennio si è battuto il ferro caldo anche al cinema, e dopo la prova più artistica dell'apocalisse di Coppola con Martin Sheen, vediamo sette anni dopo il figlio Charlie sulle orme del padre nella visione più cruda e caustica di Oliver Stone (che anticipa quella più personale di Kubrick). I nemici non sono solo i vietcong, ma anche una natura ostile fatta di insetti e serpenti, e soprattutto i compagni, divisi tra i più guerrafondai e spietati e i più umani (Sheen e Dafoe). Stone crea un crudo documento/fiction di un pezzo di storia amara.
MEMORABILE: La scena con Dafoe sul campo, poi finita in locandina; Lo speech-on finale esplicativo di Sheen.

Jena 5/02/24 18:16 - 1571 commenti

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Molto sopravalutato all'epoca, perde il confronto con gli gli altri must del cinema bellico non avendo la ferocia spietata di Full Metal Jacket né la spettacolarità filosofica di Apocalypse Now. Rappresenta però con efficacia e realismo l'esperienza, vissuta dal regista stesso, di ragazzi normali gettati nella fornace bellica con il cameratismo, le amicizie, la violenza, la crudeltà, la morte. Notevole Berenger come lato oscuro dell'America (mentre Dafoe si fa le canne e è buono) Sheen invece è di una immobile fissità. Enfatiche la soundtrack e le declamazioni della voce narrante.
MEMORABILE: Il massacro nel villaggio stile My Lay; La morte quasi cristica di Dafoe; L'assurda trasformazione finale di Sheen in una specie di Rambo.

Giùan 3/03/24 09:39 - 4613 commenti

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Ha il suo oggettivo interesse e limite nell'aver ridetto qualcosa sul (la guerra in) Vietnam, esplicitando con forse basica ma certo trascinante retorica cinematografica quanto altrove (prima e dopo) restituito in maniera più compiutamente metaforica. Al di là delle semplificazioni polarizzanti (il soldatino idealista, il torvo cicatrizzato Barnes e Elias canna e moschetto marine perfetto) non si può negare tuttavia a Stone di muoversi nella brulicante giungla fisica e mentale di una generazione mandata allo sbando con una compattezza stordente e la tigna di chi al fronte ci è stato.
MEMORABILE: Tutta la sequenza del villaggio di contadini.
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  • Homevideo Galbo • 3/06/11 05:49
    Consigliere massimo - 3994 interventi
    Esce in Blu Ray il 22/6 in edizione speciale per il 25° anniversario.
  • Discussione Columbo • 7/08/11 08:48
    Pulizia ai piani - 1098 interventi
    (ANSA) - ROMA, 6 AGO- E' morto oggi a Los Angeles stroncato da un infarto, l'attore Francesco Quinn, terzo figlio del premio Oscar Anthony Quinn. Lo hanno comunicato all'ANSA amici della famiglia. ''Francesco stava giocando insieme al figlio di 10 anni nella sua casa a Malibu' in California quando e' stato colto da un forte attacco cardiaco - hanno riferito - i medici sono arrivati subito a casa sua ma non sono riusciti a rianimarlo e lui e' morto''. Era nato a Roma nel 1962 e aveva lavorato nel film Platoon (e poco altro).
  • Discussione Zender • 7/08/11 09:11
    Capo scrivano - 48007 interventi
    Era nato a Roma, vedo. Comunque su Imdb la sua lista di film come attore (voci comprese, come quella di Dino nel recentissimo Transformers 3) arriva fino a 70. Non poco...
  • Discussione Columbo • 7/08/11 10:08
    Pulizia ai piani - 1098 interventi
    Si, ma molte sono serie TV e altri filmetti.
  • Discussione Zender • 7/08/11 10:12
    Capo scrivano - 48007 interventi
    vero, però per lavorare aveva lavorato eccome :)
  • Homevideo Gestarsh99 • 8/09/11 11:53
    Vice capo scrivano - 21546 interventi
    Disponibile in edizione Blu-Ray Disc "25° Anniversario" per 20th Century Fox:



    DATI TECNICI

    * Formato video 1,85:1 Anamorfico 1080p
    * Formato audio 4.0 Dolby Digital: Inglese
    5.1 Dolby Digital: Portoghese Spagnolo
    5.1 DTS: Italiano Francese Spagnolo Tedesco Giapponese Russo
    5.1 DTS HD: Inglese
    * Sottotitoli Italiano Inglese NU Spagnolo Francese Olandese Portoghese Tedesco Finlandese Svedese Giapponese Norvegese Russo Mandarino Ceco Danese Greco Ungherese Polacco Coreano Tailandese Turco
    * Extra 2 commenti audio
    Scene tagliate ed estese
    Documentari
    Trailer
  • Curiosità Buiomega71 • 27/10/14 17:11
    Consigliere - 26193 interventi
    Direttamente dall'archivio privato di Buiomega71, il flanetto di Tv Sorrisi e Canzoni della Prima Visione Tv (martedì 28 marzo 1989, come da ricerche di Zender) di Platoon:

  • Discussione Piero68 • 11/03/20 12:38
    Contratto a progetto - 243 interventi
    Jandileida ebbe a dire:
    Secondo me si potrebbero posizionare i film di guerra su di una linea retta ponendo ai due estremi da una parte La sottile linea rossa,che parte dalla guerra ma finisce per scandagliare l'animo umano, e dall'altra il ridicolo Berretti verdi.
    In mezzo si potrebbe metter tutto il resto: ad esempio il dittico di Eastwood si avvicina più alla linea rossa mentre Platoon andrebbe più spostato a ridosso del secondo, ma comunque a buona distanza perchè è si la guerra a farla da protagonista ma c'è spazio anche per la riflessione(forse un po'scontata e inquadrata nella contrapposizione bene/male,bianco/nero). Tra Platoon e Berretti verdi ci sarebbero ad esempio The big red one o Rambo (il primo).
    Apocalypse now secondo me è dunque sicuramente un film sul Vietnam perchè li è ambientato e non avrebbe senso in qualsiasi altro scenario ma ad esempio tutto il finale con la guerra ha poco a che fare ed è più una riflessione sull'uomo,sul potere,sulla follia:ecco io lo metterei proprio a ridosso della sottile linea.
    Il cacciatore per me invece non è proprio un film di guerra.


    Analisi che condivido in assoluto al 100%
    Il cacciatore non è un film di guerra inteso in senso stretto. E' un film che prova ad indagare sull'amicizia e su alcuni rapporti umani.
    Apocalypse now (film che io ritengo un capolavoro assoluto e che nella mia personalissima categoria è tra i migliori 5 mai girati) è un film "mistico", filosofico nonchè permeato dalla simbologia (per qualcuno è addirittura un film politico). Anche perchè non bisogna dimenticare che è una reinterpretazione di Cuore di tenebra di Conrad.

    Per me i film catalogabili come film di guerra (parlo di produzioni relativamente recenti) sono "Save the private Ryan" ad esempio; Black Hawk Down per farne un altro; oppure Il nemico alle porte e via dicendo.

    La sottile linea rossa invece, non a caso di Mallick, è un film introspettivo e anti-militarista. Anche questo poco ha a che vedere con la guerra intesa come azione volta alla sopraffazione di un nemico.
  • Discussione Daniela • 11/03/20 14:11
    Gran Burattinaio - 5931 interventi
    Piero68 ebbe a dire:

    La sottile linea rossa invece, non a caso di Mallick, è un film introspettivo e anti-militarista. Anche questo poco ha a che vedere con la guerra intesa come azione volta alla sopraffazione di un nemico.


    Trovo che, nel far rientrare un film nel filone "guerra" bisognerebbe adottare un criterio il più possibile neutro basato sul peso dell'argomento dal punto di vista narrativo, a prescindere dal contenuto più o meno antimilitarista, la cui misura dipende in molti casi dalla percezione e dalla sensibilità individuali.
    Ad esempio, mentre su Platoon si potrebbe discutere se sia antimilitarista o meno, mi pare indubbio che Orizzonti di gloria o Per il re e per la patria siano film di chiara impronta antimilitarista, e sono anche film introspettivi in cui la definizione dei caratteri in campo ha un peso preponderante rispetto all'azione bellica vera e propria. Per questi motivi non si devono definire film di "guerra", quando è proprio la guerra con annessi e connessi il loro tema?
    Nel caso de Il Cacciatore invece la parte relativa alla guerra del Vietnam è importante ma si inserisce in un quadro più ampio, che è insieme ritratto di una comunità e racconto di amicizie virili. Per questo, mi pare più congruo parlare di film "drammatico" più che di film di "guerra".

    Comunque ritengo che non si debba dare troppa importanza a questioni relative alla catalogazione in questo o quel genere di un determinato film: a meno che non sia palesemente frutto di un errore, a mio parere è "buona la prima", ossia va bene quella scelta da chi ha inserito la scheda.
    Ultima modifica: 11/03/20 14:13 da Daniela
  • Discussione Zender • 11/03/20 14:24
    Capo scrivano - 48007 interventi
    Ma infatti, non possiamo stare a sindacare sul fatto che sia antimilitarista o meno, cosa conti e cosa no. L'ambiente è quello. Il genere qui sul sito ha dei limiti essendo uno solo, quindi si sceglie e a meno che non ci sia qualche forte motivo contrario si tiene: Platoon è un film di guerra. Poi ognuno può non considerarlo come tale e va benissimo, naturalmente.