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TITOLO INSERITO IL GIORNO 6/02/08 DAL BENEMERITO GUGLY
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Gugly 6/02/08 23:19 - 1015 commenti

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Film grottesco e confuso, antecedente logico del successivo Todo Modo; Tognazzi eredita qui la parte riveduta e corretta che sarebbe stata di Volontè (se questi non avesse litigato con Petri) e la differenza si nota. In ogni caso rimane nella memoria (di fatto completamente avulso dal contesto) uno straordinario elogio funebre recitato da Proietti, un unico piano sequenza in cui sulla falsariga di un monologo shakespiriano si elogia il mestiere del ladro.

Homesick 8/11/08 18:19 - 5737 commenti

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Espropriante e pletorico. Nuovo attacco petriano alla società capitalista, indirizzato stavolta ai suoi fondamenti più concreti: la proprietà privata e il feticismo delle merci. I toni allucinati e i consueti rimbalzi tra serio e faceto cari al regista sono ben visibili in Bucci, accecato dal delirio marxista, e in Tognazzi, che sventola in rude romanesco il vessillo corrotto e corruttore della pecunia; Proietti declama un’apologia del ladro al funerale di Scaccia. Luci ombrosamente calde di Kuveiller e sibilanti musiche di Morricone.

Rickblaine 6/10/09 10:08 - 635 commenti

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Un'opera che rientra nella trilogia della nevrosi, dopo Indagine e la classe operaia. Qui il danaro sporco la fa da padrona e rende i protagonisti più assilanti alla tentazione della dea di carta valore. Filosofeggiante, tanto da rendere confusionante la teoria della proprietà. Ugo Tognazzi, anche se denota la sua non perfettibilità con il romanesco, risulta fra i migliori se non il migliore, Proietti e Randone (immancabile) anche se con piccole parti, riempiono gli spazi egregiamente. Non è fra i migliori, ma Petri è originale a tutti gli effetti.
MEMORABILE: ..Eessere o avere...

Enzus79 6/10/09 10:32 - 1763 commenti

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Film grottesco, dove uno spietato antimaterialista, Bucci, marxista (mandrakista) fa il ladro ai danni di uno spietato capitalista, Tognazzi (bravissimo), a suo modo "ladro" nel commercio. La proprietà è messa in gioco, dai gioielli al cappello, da un auto fino alla moglie (Nicolodi). Film cupo e pessimista. Bellissimo il discorso finale di Proietti al funerale di un ladro.

Giuliam 6/10/09 10:36 - 178 commenti

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Filmone di un Autore cui di sicuro non mancano né il talento né le "palle". La storia gioca tutto sul contrasto dei due personaggi principali, interpretati magnificamente da Ugo Tognazzi e Flavio Bucci. Nella nostra società egoista, si vuol far capire, è sempre il più forte che vince, ovvero chi sa meglio rubare. Vi è una sorta di onirico e bellezza nelle scene, che non fa altro che risaltare il sapore dolce-amaro del film.

Daidae 4/04/10 15:29 - 2733 commenti

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Non merita certamente la fama immeritata di capolavoro. E' però comunque apprezzabile; al posto di Tognazzi avrei visto meglio Volontè, ma il mitico attore cremonese certamente non sfigura.. Buona la prova di Bucci, ridicola invece la Nicolodi che mi ha ricordato per certi versi l'orrida figlia (anche se la scarsezza di quest'ultima nella recitazione è difficile da raggiungere...). Non male, alla fine.
MEMORABILE: La rapina.

Fauno 16/11/11 10:00 - 1909 commenti

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La maestria incommensurabile di Petri sta nell'aver lasciato esplicitare in quattro distinti monologhi rabbie, frustrazioni, incertezze, soddisfazioni effimere ai protagonisti, fino a ottenere di sfornare un monolita di quella filosofia pratica a me così cara... Questo è l'Everest, il punto più alto, ma l'altezza media è da Himalaya ed è più che plausibile e attuale, perché qui si parla poco di miseria o di lotta di classe ma di vero e proprio odio per una singola persona, che secondo il suo carnefice concentra su di sè tutto il peggior male possibile...

Giùan 2/01/12 17:30 - 2939 commenti

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Petri (col contributo fondamentale di Pirro allo script) continua la sua indagine su potere e nevrosi alzando ancor di più il mirino per tentar di smascherare (come lo definiva una vecchia rubrica di Cuore) l'ultimo tabù: il denaro. L'impresa si dimostra alquanto temeraria: troppo pervasivo l'argomento e deboli le tipizzazioni scelte per centrarlo e stigmatizzarlo. Risultato: degli slegati pezzi di bravura. Tra gli artifici "brechtiani" utilizzati, il più calzante è il romanesco di Tognazzi; Bucci troppo fisico per un ruolo così teorico; Scaccia magister.
MEMORABILE: Il numero teatrale di Scaccia, col monologo sui sinonimi del membro virile; Il pesante trucco della Nicolodi; W il marxismo mandrakismo; Randone in paltò.

Pigro 29/03/12 10:27 - 7737 commenti

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Livido apologo grottesco sulla società del furto, più o meno legalizzato. Petri plana genialmente da Proudhon a Mandrake, mettendo a confronto un allucinato vendicatore utopista che ruba al ricco e un volgare macellaio maneggione che ruba a tutti. Un’escalation amara verso la resa totale alla legge del più forte. Un incubo attraversato da caricature che sembrano uscite dalla satira protosovietica e che risplendono a sbalzo nei personaggi da post-commedia all’italiana, un po’ Ferreri e un po’ Buñuel, interpretati da attori efficacemente sopra le righe.

Jandileida 4/09/12 21:33 - 1247 commenti

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Petriano fino al midollo, lontano da una eventuale rivoluzionaria catarsi: certamente non il suo capolavoro ma un'amarissima riflessione sulla forza metafisica del denaro, sulla sua santificazione e sulla conseguente mercificazione di ogni cosa si muova o meno su questa nostra terra. Notevole fino alla metà del secondo tempo, si perde un po' verso la fine, quando l'eccesso di surrealismo grottesco tende ad appesantire il racconto. Buono Tognazzi, Bucci a tratti eccessivo. Della coscienza critica di Petri avremmo un gran bisogno ancora oggi.
MEMORABILE: "E chi è quello che paga meno de tasse?"

Motorship 6/09/12 17:03 - 567 commenti

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Chi meglio di Elio Petri sapeva descrivere la società italiana in tutti i suoi vizi, le sue manie e le proprie frustazioni, oltre che alle contraddizioni? Pochi o nessuno, ed è per questo che anche stavolta fa centro. Ebbene sì, questo è un ottimo film grottesco con due interpreti straordinari: un magistrale Ugo Tognazzi e un altrettanto magnifico Flavio Bucci. La storia è a tratti eccessiva, ma la scenggiatura è perfetta. Ottimo anche Scaccia, così come Gigi Proietti e Salvo Randone (anche se le parti di questi ultimi sono brevi).

Undying 20/12/12 00:22 - 3841 commenti

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Facce da ruolo (Bucci, Scaccia, Tognazzi) in effettiva parte: un banchiere invidioso e marxista per opportuna convenienza; un ladro che compie furti (quasi) onestamente per commissione; un ricco maccellaio che sulla pelle degli animali (e con qualche trucco finanziario) ha fatto cassa. Tra queste dissimili valenze umane si muovono (e parlano in camera direttamente) anche Daria Nicolodi, fidanzata del possidente quindi amante del nullatenente e Gigi Proietti autore di un delirante elogio funebre. Pomposo - a tratti inestricabile - spaccato di carenze politiche: non a caso narra di ladri e furti!

Caesars 19/03/13 09:51 - 2674 commenti

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Sicuramente non c'è molta sintonia tra Elio Petri e lo scrivente. Pur restando apprezzabile la critica del regista verso un certo tipo di società che vive solo in funzione del denaro, lo stile che egli sceglie per esplicitarla risulta totalmente indigesto (per il sottoscritto, ovviamente). Ne esce fuori una pellicola noiosa, salvata parzialmente solo da buoni interpreti (anche se decisamente sopra le righe) tra i quali Daria Nicolodi risulta l'unica non adeguata. *!

Minitina80 21/01/16 08:51 - 2304 commenti

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Una eccezionale e sottile critica del capitalismo che annulla le differenze tra il ladro comune e il ricco possidente che si arricchisce dietro un perbenismo di facciata. Petri prende di mira i vizi e le contraddizioni della classe borghese che attraverso la mercificazione della carne riduce l’essenza di essere umano a puro oggetto di consumo. È vero che i personaggi principali sono caricati, ma si tratta pur sempre di cinema.
MEMORABILE: La allergia al denaro del ragioner Total; Il padre al ragionier Total: "Non sei ladro, non sei onesto, ma che sei!?"; Il monologo finale di Proietti/Paco.

Alex1988 9/04/17 18:54 - 638 commenti

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E' proprio da questo film che inizia a svilupparsi il pessimismo che caratterizzerà le ultime due opere del regista: Todo modo e Buone notizie. Questa volta l'occhio criticato è puntato verso il denaro, inteso come strumento di potere. Forse meno dinamico rispetto ai film precedenti di Petri, ma non per questo inguardabile. Tognazzi con l'accento romano, però, è inascoltabile!

Panza 9/06/17 17:39 - 1488 commenti

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Ci sono grandissimi momenti (la visita al convegno, l'apertura della banca, il monologo della Nicolodi rivolto allo spettatore...) e Petri con la sua arte ammalia lo spettatore accompagnato dalla fotografia di Kuveiller e dalle stranianti musiche di Morricone, ma manca quel quid che lo elevi a capolavoro, come altri film del regista. Ne è causa una certa ripetizione dello stesso messaggio e qualche cedimento in tutta la parte con Scaccia. Tognazzi incarna un Mazzarò volgare e cinico, ma un bravissimo Bocci gli ruba la scena.

Il Dandi 18/06/17 00:17 - 1747 commenti

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Non eguaglia la compattezza drammatica di Indagine, ma è invecchiato assai meglio de La classe operaia grazie a una verve più surreale in cui il consueto registro grottesco trova inaspettati sbocchi nel black humor. La potenza visionaria di Petri, che rinuncia a virtuosismi della mdp, si riconferma soprattutto nell'uso (al solito straniante) delle location. Audace per l'epoca (la Nicolodi donna-oggetto è di una bellezza incredibile), mentre proprio l'unica scena fruibile al pubblico "normale" (il monologo di Proietti) mi è parsa forzata.
MEMORABILE: Il "Marxismo-Mandrakismo"; "Mio figlio è stato come un padre per me".

Alex75 16/08/17 09:50 - 667 commenti

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L’ossessione per il denaro e per il possesso di beni materiali è indubbiamente un ottimo argomento per un apologo sferzante, ed effettivamente sul tema Petri imbastisce alcuni ottimi momenti, aiutato da un cast di ottimo livello (con alcuni giganti come Tognazzi, Proietti, Scaccia e Randone). Tuttavia sembra mancare una visione d’insieme che rende la narrazione frammentaria e come incompiuta, oltre che poco lineare; nel complesso, un'occasione che avrebbe potuto essere sfruttata molto meglio.
MEMORABILE: L’allergia al denaro di Bucci; I numeri di Scaccia e di Proietti; Gli hot-pants della Nicolodi; “Mio figlio è stato come un padre per me”.

Thedude94 11/08/17 19:08 - 543 commenti

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Un magistrale Flavio Bucci nei panni di un ragioniere smanioso e nevrotico, ossessionato da un ricco macellaio (ottimamente interpretato da Tognazzi), viene diretto in maniera eccelsa da Petri, che realizza un altro capitolo della trilogia della nevrosi incentrato questa volta sul denaro. Il messaggio, oltre a essere socialmente forte, tocca anche parti dell'animo del protagonista che è in continua lotta con sé stesso e con le sue manie. Gli attori sono tutti fantastici, compresa una seducente Nicolodi, vista qui come donna-proprietà.

Matalo! 17/08/17 19:47 - 1368 commenti

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Che strano rapporto ho con questo film: l' ho visto tre volte e ho sempre pensato che, nonostante i paradigmi sin troppo espliciti e l'alibi del grottesco, sia a suo modo un unicum. Plumbeo e livido come gli anni 70. Le case, la banca, le strade sono fosche e sporche; prevalenza di nero e acciaio. Un clima sofferto e schizofrenico. Per cui lo salvo. Anche per gli spaventosi dipinti dei titoli e perché la Nicolodi qui è bellissima e volgare. Sarà stato in principio di depressione entropica Petri, ma il suo manierismo ha un suo zozzissimo perché.

Rufus68 28/08/17 20:24 - 3050 commenti

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Qual è il lascito di tale opera per l'oggi in cui non esistono più banche da rapinare, il denaro è liquido e impalpabile e sono quasi scomparsi pure i macellai? Sicuramente il tono straniato e grottesco (che si allenta, tuttavia, per la durata e certi facili accenni più politici) e i volti che a tale aura contribuiscono meritoriamente: a parte Tognazzi, un po' a disagio con la cinica calata romanesca, è impossibile non lodare il nevrotismo di Bucci o il profilo grifagno di Scaccia. Datato, ma ancora vigoroso in qualche affondo.

Magi94 22/04/18 18:39 - 659 commenti

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Un po' come accadrà in Todo modo, Petri si lascia prendere la mano dalla vena artistica satirico-grottesca e lancia il film lungo una sceneggiatura delirante e ostica da seguire. A differenza che nella successiva trasposizione di Sciascia, però, qui manca un mordente efficace, un obbiettivo potente che possa giustificare la pesantezza della visione (come lo sarà invece la descrizione della DC). Sebbene il personaggio di Tognazzi sia magnifico e rispecchi un animale sociale ben identificabile, tutto il discorso sul furto appare fumoso ed esasperato.
MEMORABILE: Tutte le caratterizzazioni dei personaggi principali.

Daniela 18/09/18 21:23 - 9237 commenti

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Impiegato di banca allergico col denaro mette in atto una vendetta ideologica contro un ricco macellaio, squallido esponente del capitalismo predatorio... Con questo apologo grottesco più rabbioso che arrabbiato, Petri conclude in calando la sua trilogia della nevrosi ma, se la ciambella è venuta senza buco per eccesso di livore non ben gestito a livello di sceneggiatura, lo spettacolo merita la visione per la galleria di straordinari personaggi: l'allucinato Bucci, il protervo Tognazzi, il bancario in pensione Randone, il ladro poeta Scaccia. Film forse sbagliato/sballato, ma da recuperare.
MEMORABILE: L'elogio dei ladri pronunciato da Proietti al funerale

Ronax 25/05/19 17:30 - 900 commenti

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Potente e sanguigno, come lo sono in genere i film di Petri, il film non è tanto una precisa denuncia del ruolo e del potere del denaro nella società capitalistica, quanto un fumoso apologo atemporale sull'avidità umana, permeato da quel crescente pessimismo apocalittico che si dispiegherà im modo ancora più evidente nelle due opere successive. Se l'assunto convince solo in parte, a colpire sono invece la sapienza figurativa delle immagini e la magistrale direzione degli attori, a partire da un magnifico Tognazzi involgarito oltre ogni misura.
MEMORABILE: La rapina in banca; L'esposizione dei dispositivi di sicurezza; Il discorso funebre di Proietti.

Bubobubo 26/05/19 15:38 - 1187 commenti

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Livido, furioso, a tratti disperato nel suo grottesco nichilismo, sicuramente in perenne e precario equilibrio. Per fragore della vis polemica può ricordare Faccia di spia, altra pellicola dell'epoca più curiosa (e bellicosa) che riuscita. Qui straordinari sono gli attori, maschere abbruttite e soggiogate dai propri vizi, che regalano dei monologhi teatrali su sfondo scuro di grande spessore (Bucci e Nicolodi su tutti). Il soggetto, perpetuamente metaforico e allusivo, è però a tratti pasticciato, come nel finale non granché incisivo.
MEMORABILE: "L'egoismo è il sentimento fondamentale della religione della proprietà".

Nergal 7/06/19 01:59 - 6 commenti

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Ingiustamente considerato il capitolo più debole della cosiddetta trilogia della nevrosi, "La proprietà" è forse il film più estremo, complesso e tematicamente stratificato della carriera di Petri. Attraverso la vicenda del ragionier Total, ex cassiere di banca convertito al marxismo-mandrakismo e della sua crociata personale contro un macellaio plutocrate, il regista romano ci sbatte in faccia le contraddizioni di una società alienata e alienante. Fotografia espressionista, messa in scena a metà tra Brecht e la commedia all'italiana.
MEMORABILE: Dialogo tra Randone e Bucci: "Io abbo, io aggio, lui ave, egli ave, noi aggiamo, noi avemo" "Eh no, per la madonna! Noi non avemo una cippa!".

Beffardo57 7/12/19 08:34 - 262 commenti

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Il terz'ultimo lungometraggio di Petri manifesta il logoramento di una formula che aveva funzionato bene con i precedenti La classe operaia e Indagine su un cittadino. Il grottesco spinto all'estremo non graffia più e il film gira a vuoto, mancando il bersaglio. Infelice la scelta di far recitare Tognazzi in romanesco, invece grande come al solito Mario Scaccia; Bucci fa la solita parte dello stralunato mentre Proietti è confinato in un inutile cameo (il comizio funebre), Randone e Orlando al minimo sindacale. Anche Morricone non si nota.

Cineitalia 26/04/20 08:13 - 1 commenti

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Elio Petri e Ugo Pirro (sceneggiatore) utilizzano la loro lucida follia per mostrarci la follia indotta dal Dio denaro nell'Italia anni 70, vittima nel periodo di lotte di classe e terrorismo. Grande la recitazione di Flavio Bucci alle primissime armi e di Ugo Tognazzi già affermato mattatore del cinema italico; inquadrature e primi piani spinti con la macchina da presa a deformare e irrigidire i volti degli artisti, luci e le ombre sono magistralmente utilizzate. La colonna sonora Di Morricone amalgama le immagini alla perfezione.
MEMORABILE: L'uso dei colloqui con lo spettatore, espediente già usato da altre pellicole, rende grazie alla bravura degli attori il film più coinvolgente.

Paulaster 8/07/20 09:54 - 2731 commenti

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Impiegato di banca in bolletta si vendica su un macellaio simbolo di ingordigia. I temi del denaro che governa (male) il mondo e della proprietà vista come malattia sociale sono rappresentati in una sceneggiatura grottesca e sfilacciata. Petri si focalizza bene sui personaggi che hanno in comune il ladrocinio: Bucci è adatto per i tratti somatici dello psicotico, Tognazzi è a suo agio tra il filetto e il sesso; bene anche i ruoli secondari. Meno visionario - come stile - rispetto a Ferreri, è più chiaro nei ragionamenti (la morale conclusiva di Tognazzi e al funerale).
MEMORABILE: I modelli delle casseforti; Tognazzi alla pesa; L’aiuto ai ladri; Essere o avere; L’elogio funebre di Proietti a ringraziamento dell’essere ladri.

Oblomoff 17/07/20 02:27 - 41 commenti

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Il santino di Marx da un lato, il disegno di Mandrake dall’altro: con questo pantheon, il ragionier Total (Bucci, straordinario) si dà al furto, non per arricchire ma per sottrarre tutto, compresa la concubina (Daria Nicolodi, bravissima), a un becero macellaio imbroglione e arrivista (il solito grande Tognazzi, penalizzato da una calata romanesca che non gli appartiene). Livido ed espressionista, un apologo petriano che non lascia spiragli di luce: la società è congelata in un primordiale stato di natura; la giustizia è irraggiungibile e i suoi esecutori inutili e sadici.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Kanon • 1/07/11 10:37
    Fotocopista - 813 interventi
    Gugly ebbe a dire:
    Ma voi cosa avete capito di questo film? Ogni volta che lo approccio rimango parecchio perplessa nonostante apprezzi attori e regista... anche la ripresa sembra sporca, confusa, con punte di volgarità che non comprendo, salvo saltare alla bellissima scena dell'elogio funebre.

    Personalmente il monologo di Proietti è forse l'unica cosa che ho veramente apprezzato nel film. Attori ottimi ma m'è sembrato tutto molto confuso ed ho avuto l'impressione che Petri si sia dilungato troppo senza riuscire a centrare l'obbiettivo.
  • Discussione Gugly • 2/07/11 12:32
    Segretario - 4678 interventi
    Mi sa che siamo d'accordo.
  • Discussione Fauno • 13/11/11 18:45
    Contratto a progetto - 2528 interventi
    L'ho appena visto. A me sembra anche troppo chiaro. Per commentarlo voglio rivedere i punti salienti perchè son tanti e il film dura quasi due ore. Una piccola anticipazione la posso fare...non ho potuto fare a meno di pensare all'ex primo ministro appena dimessosi a proposito della disquisizione di Tognazzi sul fatto che è impossibile per lui dare tutto a Total, diversamente bisognerebbe fare una rivoluzione tale da scardinare la società dalle fondamenta. Sarà una coincidenza che io abbia rivisto il film nè prima nè dopo la data odierna. Petri va a fasi alterne...questo film è più che buono, Indagine su un cittadino è il non plus ultra, Todo Modo appena sufficiente, mentre Un tranquillo posto di campagna, di cui ho già il commento pronto, è una discreta offesa al tempo dello spettatore...Chiaramente tutto secondo il mio punto di vista. A presto. FAUNO.
  • Curiosità Samuel1979 • 2/03/13 06:57
    Call center Davinotti - 2915 interventi
    In una scena Mario Scaccia recita "Er Padre de li Santi" Di Giuseppe Gioachino Belli
  • Homevideo Edo • 30/12/13 22:10
    Galoppino - 680 interventi
    Uscito in dvd nel 2013 (finalmente)



    Produttore: 01 Home Entertainment
    Distributore: Rai Cinema
    Formato video: 1,85:1 Anamorfico
    Formato audio: 2.0 Stereo Dolby Digital: Italiano
    Ultima modifica: 30/12/13 22:11 da Edo
  • Curiosità Panza • 20/06/17 20:28
    Contratto a progetto - 4940 interventi
    Mentre il macellaio (Tognazzi) si dirige verso la casa di Total (Bucci), fa capolino la locandina di Crepa padrone, tutto va bene (1972), uscito in Italia il 30 novembre 1972:

  • Discussione Alex75 • 23/11/17 16:11
    Call center Davinotti - 605 interventi
    Kanon ebbe a dire:
    Gugly ebbe a dire:
    Ma voi cosa avete capito di questo film? Ogni volta che lo approccio rimango parecchio perplessa nonostante apprezzi attori e regista... anche la ripresa sembra sporca, confusa, con punte di volgarità che non comprendo, salvo saltare alla bellissima scena dell'elogio funebre.

    Personalmente il monologo di Proietti è forse l'unica cosa che ho veramente apprezzato nel film. Attori ottimi ma m'è sembrato tutto molto confuso ed ho avuto l'impressione che Petri si sia dilungato troppo senza riuscire a centrare l'obbiettivo.


    Tra i film che ho visto finora di Petri, questo è stato l'unico che mi abbia deluso, per quanto ci siano alcuni momenti che, presi singolarmente, sono ottimi.
  • Curiosità Zender • 15/05/18 17:42
    Consigliere - 43390 interventi
    Dalla collezione "Sorprese d'epoca Zender" il flano del film:

  • Homevideo Nergal • 7/06/19 02:08
    Galoppino - 12 interventi
    Consigliatissima l'edizione Arrow (con un po' di fortuna si trova a prezzi onesti). Il restauro a opera della Cineteca di Bologna rende piena giustizia alla fotografia crepuscolare di Kuveiller.
    Ultima modifica: 7/06/19 02:08 da Nergal