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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

La sprezzante definizione data dall'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga (che non era nuovo a infastidirsi quando si toccavano inchieste che scavavano a suo dire con superficialità nelle ramificazioni economiche della mafia) a Rosario Livatino restò per sempre associata allo sfortunato giudice; giovane - è vero - ma fiero e risoluto come non troppi purtroppo hanno saputo esserlo in una terra in cui il crimine organizzato detta legge da tempo immemorabile. La storia di Livatino è la storia di un uomo onesto, integerrimo, che sapeva di mettere a rischio la propria vita eppure ha continuato a procedere nella retta direzione. Il film di De Robilant non ne focalizza benissimo le indagini, a dire il...Leggi tutto vero, e la materia delle stesse si fa spesso inafferrabile, fuggevole. L'attenzione si rivolge soprattutto alla ricreazione di un ambiente preciso, all'ottima caratterizzazione di personaggi cui contribuisce senz'ombra di dubbio un cast perfetto; a cominciare da Giulio Scarpati naturalmente, che bene interpreta le ansie, l'irrefrenabile desiderio di portare avanti ogni inchiesta scoperchiando una rete di connivenze per cercare di sconfiggere l'omertà che la protegge. Trovare per lui qualcuno che ne condivida le medesima sete di giustizia è difficilissimo e i pochi amici sono spesso destinati a fini atroci. L'atteggiamento comune (non estraneo nemmeno alla sua famiglia) è quello di chi preferisce tacere e occuparsi degli affari propri, guardando anzi con malcelato disprezzo allo zelo del collega. Emergono nei suoi confronti il chiaro menefreghismo, la superficialità, la voglia di dedicarsi ad altro (la caccia, per esempio, come nel caso del suo superiore) di un mondo che bene lascia capire perché sconfiggere una piaga come la mafia fosse allora e resti ancora un'impresa. Oggi gli esempi di cinema e televisione che hanno seguito il modo di raccontare freddo, per certi versi distaccato e antispettacolare, del film di De Robilant sono quasi la norma, al tempo invece va riconosciuto come fosse scelta piuttosto inusuale, lontana dall'epica tipicamente magniloquente con cui il cinema affrontava il fenomeno. Ci si avvicina qui molto alla realtà, lasciando che poi i sentimenti più profondi e tradizionalmente legati a quelle terre si facciano strada nelle eccellenti prove offerte da chi sa calarsi strordinariamente nel ruolo, come Leopoldo Trieste (il padre di Rosario). Più banale la figura dell'avvocato "fimmina" adffidato a una giovane Sabrina Ferilli, cui spetterà di avvicinarsi e consolare il protagonista. La regia centra l'atmosfera e il clima irrespirabile entro cui il giudice si dibatte, ma fatica a coinvolgere davvero nel lavoro di ogni giorno in ufficio e non sembra rappresentare un punto di forza del film, se non quando deve organizzare le singole scene sottolineando i giochi di sguardi e le mezze parole.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 18/10/07 DAL BENEMERITO RENATO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 22/09/20
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Nicola81 19/03/14 21:31 - 1981 commenti

I gusti di Nicola81

Uno dei migliori film italiani sulla mafia, benché molto più sobrio rispetto alle pellicole di denuncia dei decenni precedenti. La sceneggiatura (di Ugo Pirro, Andrea Purgatori e del regista) non concede nulla alla retorica, agli stereotipi e alla spettacolarizzazione, raccontando, attraverso gli occhi di un uomo schivo e integerrimo, non tanto i grandi intrecci di potere quanto piuttosto quella mafia che avvelena la quotidianità di chiunque. Tutti gli attori si esprimono al meglio in un film da vedere, ma che mette una tristezza infinita.
MEMORABILE: Il finale, anche se logicamente atteso, è un pugno allo stomaco.

Renato 18/10/07 13:09 - 1582 commenti

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La storia del giudice Rosario Livatino, giovane magistrato che pestò i piedi alla mafia e venne assassinato prima di aver compiuto 38 anni. La struttura del film è piuttosto classica: si vuole raccontare la parabola di un uomo giusto che pagò in prima persona per mancanze altrui (il giudice era senza scorta quando venne trucidato)... Un prodotto onesto, senza guizzi né cadute particolari. Rimane impresso il ruolo del padre di Livatino, interpretato dal grande L. Trieste in uno dei suoi ultimi ruoli per il cinema.

Gugly 13/03/08 21:44 - 1016 commenti

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Film ben recitato (anche se la Ferilli zoppica nel ruolo di una siciliana) che si avvale di una sceneggiatura fedele alla storia del giovane magistrato, legato a precisi valori e ad un contesto familiare che potrebbero sembrare esagerati per l'uso filmico. Ottimi Leopoldo Trieste e Regina Bianchi per una storia che non è gradevole da alcun lato in cui la si osservi.
MEMORABILE: La madre del magistrato quando apprende la professione della fidanzata del figlio: "Un avvocato fimmina..."

Cotola 13/10/09 19:30 - 7564 commenti

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Bello e riuscito questo film sulla figura del giudice Livatino assassinato in giovane età (di qui il soprannome di "ragazzino") dalla mafia. Il merito è della regia e soprattutto della sceneggiatura che scelgono di raccontare il personaggio in punta di piedi rispecchiando così in pieno la sua personalità coraggiosa ed incurante di minacce ed intimidazioni ma allo stesso tempo schiva e riservata. Ne esce una pellicola sobria ma allo stesso modo abbastanza intensa. Molto meglio di tanti altri film più celebrati sull’argomento.

Nando 24/06/10 13:57 - 3486 commenti

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Garbata ed intensa ricostruzione della vita del giudice Rosario Livatino barbaramente assassinato dalla mafia. Un misurato Scarpati interpreta bena la parte assegnatagli e grazie anche alla valida sceneggiatura genera un personaggio coraggioso e volitivo.

Galbo 26/06/10 23:25 - 11424 commenti

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Tra i film più riusciti realizzati sulla mafia negli ultimi anni, Il giudice ragazzino è la storia di un giovane magistrato assassinato in Sicilia, dopo essere stato isolato per le sue inchieste. Il film ricostruisce molto bene il clima omertoso e il contesto socio politico, grazie ad una buona caratterizzazione ambientale. Buona la prova del cast con un grande Leopoldo Trieste.

Paulaster 29/08/13 09:57 - 2831 commenti

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Esempio di cinema civile che affronta il tema mafia senza enfasi ma raccontando i fatti dell’omicidio del giudice Livatino come sono accaduti, specialmente all’interno delle procure. Buone prove di Scarpati, Trieste e di una timida Ferilli in erba. Una confezione poco appariscente, ma sufficiente a rendere onore a uno dei giovani soldati della giustizia che affrontarono una guerra a fine anni 80 decisamente impari.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Gugly • 14/03/08 15:00
    Segretario - 4677 interventi
    Come ho già accennato nel commento, il libro a cui il film si rifà è stato ripreso abbastanza fedelmente; per esigenze cinematografiche è stato ampliato il personaggio della protagonista, ma tutto il resto è più o meno riportato.
    Il libro è " Il giudice ragazzino " di Nando Dalla Chiesa Edizioni Einaudi.
    Ultima modifica: 21/03/08 03:56 da Gugly
  • Discussione Gugly • 17/03/10 10:53
    Segretario - 4677 interventi
    L'altra sera sono andata a sentire nella mia città un intervento di Don Luigi Ciotti, animatore della rete di associazioni "Libera" contro le mafie: tra le altre cose, ha raccontato che, senza farlo sapere a nessuno, quando si profilarono le inchieste di mafia a Caltanissetta, Livatino andò dal procuratore capo e chiese che venissero affidate a lui tali inchieste.

    Motivo: lui era solo, gli altri colleghi erano tutti sposati con figli.
  • Curiosità Samuel1979 • 15/01/16 18:18
    Call center Davinotti - 2954 interventi
    In una scena (min. 21) Livatino (Scarpati) assiste, con i suoi genitori, allo sceneggiato televisivo Odissea del 1968. Ecco l'attore Bekim Fehmiu nei panni di Ulisse: