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Il Gobbo 18/10/07 08:51 - 3011 commenti

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Straordinario puzzle metafisico di Rosi da uno dei testi più controversi, astratti e affilati di Leonardo Sciascia. Allegorico fin dal nome del commissario (Rogas, cioè "interroga", "indaga"), costruito con solido senso dello spettacolo (anche se la trama, essendo tutta intessuta di allusioni e non detti, non si presta a grandi scene d'azione), e non reticente rispetto al libro nel dipanare la sua tesi compreso il finale che fece imbufalire il partito comunista italiano, innescando la clamorosa rottura di Sciascia. Da vedere

Lovejoy 1/01/08 14:48 - 1824 commenti

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Da un romanzo di Sciascia Rosi trae un bellissimo film drammatico. Appassionante, senza cedere mai al didascalismo o peggio, supportato da un ottima sceneggiatura e da un ritmo notevole, con alcune scene memorabili (su tutti l'agghiacciante finale). Cast d'attori di prim'ordine con un Ventura perfettamente a suo agio nel ruolo del Commissario Rogas. Ottimi anche Pistilli e Max Von Sydow. Cult.

Mark 13/05/08 13:50 - 264 commenti

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Un bel film, interamente storico sia per l'importanza che assume, colta col senno di poi, nel nostro presente, sia per il coraggio mostrato verso la società coeva in cui fu girato; tuttavia, trattandosi di Rosi, il palato diventa più esigente, il titolo stesso del resto evoca intrighi dichiarati con maggiore radicalità di intenti e quindi maggiori aspettative. Pur scegliendo la forma della denuncia netta tuttavia, talvolta Rosi si limita ad alludere, a dichiarare sì ma velatamente, a sussurrare nell'orecchio dello spettatore verità che rasentano l'ovvietà.

B. Legnani 29/07/08 23:51 - 4672 commenti

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Il problema non è che è “fazioso”, ma che è “forzoso” (indipendentemente dal testo d’origine). Rosi va alla grande nella prima parte, sfoderando la grande capacità nel far parere VERO tutto quello che riprende, poi entra nel tunnel della fantapolitica, dalla quale poche volte si esce vincitori: lui non fa eccezione. Ultimo film di Carlo Tamberlani, zio di Carla Mancini. Cast italo-francese che più italo-francese non si può. Tina Aumont parla col suo vocione e cogli occhioni; nel cast pure Claudio Nicastro e Ernesto Colli. Discreto e nulla più.

Matalo! 2/08/08 13:05 - 1368 commenti

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La scena iniziale, con la visita alla grotta dei morti, è splendida. Poi il film si assesta su un registro piano e gelato a cui poco può l'azzeccato, sempre adorabile Ventura. Un film all'apparenza solido ma un bel passo indietro per Rosi per quanto riguarda la capacità di avvincere.

Tarabas 21/11/08 13:55 - 1681 commenti

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Tratto da uno dei libri (per me) meno convincenti di Sciascia, il film è un poliziesco metafisico a tesi (per verità piuttosto qualunquistica: tutti colpevoli). Allusioni ai movimenti anni '70 e critica degli intellettuali organici (vedi la scena della cena in piedi), così come del potere tradizionalmente inteso (vedi il pistolotto del giudice sulla democrazia) sono di pura maniera. Regia lentissima che vorrebbe dire tutto con insistiti silenzi, senza riuscirvi. Intenso Lino Ventura, sempre bravo.
MEMORABILE: "La verità non è sempre rivoluzionaria".

Cif 16/04/09 23:55 - 272 commenti

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Tutta l'opera risente di una prevalenza dell'intreccio politico che letteralmente "schiaccia" i personaggi e le loro vicende umane, utilizzandoli come "pupi" (per dirla con il Pirandello de Il berretto a sonagli), o più prosaicamente come omini del Subbuteo. La storia comunque merita, tratteggiando un tema complesso come quello del terrore (all'epoca realmente avvertito) di un colpo di Stato fatto dallo Stato, ovvero da suoi settori deviati. Ritmo piatto e montaggio "vecchio". Due cose stonano: la ricostruzione poco verosimile della Sicilia e i dialoghi del magistrato Von Sidow, che parla come uno schizzato esaltato.Tre pallini.

Bruce 30/04/09 16:11 - 1000 commenti

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Film metafisico di denuncia politica-sociale al potere corrotto, tratto da un libro di Sciascia. Paga un eccesso di presunzione da parte del regista che, dopo la splendida sequenza iniziale nella cripta dei Cappuccini a Palermo, si assesta su di un ritmo narrativo lentissimo, ove accenna soltanto, presume e non sviluppa il tema, rimanendo in superficie. Cast eccellente, ma sprecato, con lo stesso Ventura che sembra attraversare poco convinto le varie situazioni, con la stessa nostra perplessità. Pretenzioso e poco coinvolgente.

Cotola 4/05/09 00:16 - 7402 commenti

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Ispirandosi ad un testo poco conosciuto (ma di valore) di Sciascia, Rosi continua a scandagliare il mondo dei poteri forti riuscendo, come sempre nei suoi film, ad amalgamare piuttosto bene impegno, denuncia ed intrattenimento. Peccato che rispetto ad altre sue opere risulti un troppo fumoso e criptico e sia meno incisivo, graffiante, coinvolgente ed in definitiva convincente. In ogni caso molto interessante.

Enricottta 11/08/09 15:38 - 507 commenti

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Prendi un saltatore con l'asta di valore mondiale, fàllo diventare saltatore in alto. Risultato: fallimento totale. Perché l'astista porta l'attrezzo oltre l'ostacolo, mentre il saltatore in alto deve oltrepassare la barra senza l'auisilio di aiuto. Mi spiego: Rosi è un grande regista, ma in questo film fa l'errore di usare uno stile di lettura sbagliato, inficiando il risultato finale. Un racconto di Sciascia, proprio perché sembra scritto per essere descritto, è di difficile esecuzione e Rosi casca nella più banale delle trappole: non coinvolge.

Enzus79 9/06/10 17:11 - 1734 commenti

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Uno dei migliori film-denuncia che ho visto prodotto dal cinema italiano. Se poi alla regia c'è un Rosi ed alla sceneggiatura un Tonino Guerra, allora il gioco è fatto. Fra gli attori citerei i sempre bravi Pistilli e Salvatori. Certo è fantapolitca, ma dalla realtà non è poi così lontana...

Daidae 19/06/10 18:58 - 2719 commenti

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A dispetto del cast magistrale (tra i migliori nomi francesi e italiani) il film è noioso, intricato e poco convincente. Chi non ha mai seguito il cinema politico rischia il sonno pesante, gli altri resteranno delusi (nella mia modesta opinione, ovviamente).

Losciamano 30/06/10 15:58 - 112 commenti

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Cadaveri eccellenti, parabola assai schietta (tanto da creare scompiglio nella politica italiana), è l'ennesima parabola sul malaffare, che confuta non solo la politica ma anche la magistratura. Come sempre è energica la regia e la sceneggiatura è freddissima; non più però dell'ottimo romanzo di Sciascia, da cui il film prende spunto.

Rickblaine 30/06/10 15:56 - 635 commenti

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Un film liberamente ispirato alla parodia di Leonardo Sciascia. Una trama coinvolgemente e angosciante allo stesso tempo. Rosi riesce a mescolare il proprio pensiero polemico alla già provocatoria opera dello scrittore siciliano. Il cast è buono e, anche se il ritmo sembra lento, ogni minuto è pieno di sostanza.

Pessoa 13/02/17 21:21 - 1089 commenti

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Rosi cerca di portare al cinema quello che forse è il romanzo più criptico di Sciascia, in cui la plausibilità cede il passo a una trama gialla troppo arzigogolata. Il risultato è un film girato con una grande mano dal regista napoletano (Rosi regista non si discute) che però tende a perdersi quando deve tirare le fila dell'ennesimo complotto. Grande cast in cui spiccano Ventura, Bozzuffi e Bonacelli mentre nell'enfasi narrativa si perdono i preziosismi letterari nascosti fra le righe del romanzo. Bello, ma Rosi ha fatto di meglio.

Daniela 4/09/10 23:34 - 9091 commenti

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Indagando su una serie di omicidi le cui vittime sono alti magistrati, un ispettore di polizia si imbatte in un complotto a livello nazionale. Macchinoso e non del tutto riuscito (scarsa compatibilià Rosi/Sciascia?), ma comunque intrigante, il film funziona più sul versante giallo/metafisico, ambientato in una Sicilia barocca, polverosa e fatiscente, che su quello fanta/politico, decisamente invecchiato, anche se certi accenni sono sempre attuali (ad es. la monnezza come arma di pressione). Fastoso il cast italo/francese con innesti di pregio (von Sydow, Rey), belle scenografie.
MEMORABILE: All'inizio, il funerale del procuratore generale - il sangue che cola sulle mani nel lavandino.

Markvale 10/09/11 11:29 - 143 commenti

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Anomala prova di Rosi che, attraverso una storia quasi surreale ed astratta, racconta gli anni del "Compromesso storico" e della "Strategia della tensione". Comincia come un "mafia movie" di Damiani ma si sviluppa in maniera labirintica e kafkiana, lasciando inevase molte risposte. In fondo il popolo italiano rimane fuori dai sordidi giochi del palazzo. Il regista non governa totalmente la complicata materia, ma la organizza in maniera coerente e lucida. Da segnalare la presenza di un cast internazionale che fa il suo dovere diligentemente.

Homesick 14/11/11 18:06 - 5737 commenti

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Il rigore della denuncia civile (piani eversivi e mistificazioni alle alte sfere, opportunismo dei partiti) non sovrasta il valore prettamente cinematografico, raggiunto con la padronanza del senso dello spettacolo che scaturisce da un’angosciosa indagine poliziesca e omicidi commessi da un’entità astratta e infallibile, e dalle scenografie quasi surreali dei sotterranei gotici visitati da Vanel e dei sontuosi interni dei palazzi. Monumentali gli attori: tenace Ventura, reazionario e delirante Von Sydow, viscido e arrogante Carraro, ieratico Vanel. I cadaveri ci sono; l’eccellenza pure.
MEMORABILE: Cuny che si lava le mani dopo la stretta di mano a Ventura; la teoria dell’ “errore giudiziario”enunciata da Von Sydow; il farmacista senza volto.

Monzaparco 29/04/12 19:54 - 41 commenti

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Ho visto per caso questo film non sapendo nulla di regista e attore rimanendone quindi sorpreso (in positivo) in maniera genuina e senza pregiudizi. La trama è un po' contorta, ma le atmosfere e la crudezza della situazioni ne fanno un ottimo film di denuncia contro le istituzioni in pieni anni di piombo. Coraggioso (vi è una frase forte sulla DC) e intellettuale, mi ha spinto ad approfondire la storia del regista.
MEMORABILE: La frase forte di denuncia contro la Democrazia Cristiana.

Fauno 3/05/12 12:15 - 1899 commenti

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Rosi inforna bene l'impasto con tutti gli ingredienti raffinati, ma cuoce il manicaretto troppo poco, cosicchè il sapore è buono, ma la lievitazione si fa nell'intestino di chi lo mangia... In altre parole è la risposta finale che manca: il film c'è, ma non si può lasciare a piedi lo spettatore a 1 km non dico dalla soluzione, ma da una triforcazione interpretativa. Alla fine restano solo degli omicidi inspiegabili e un'opera incompleta. Pazzo criminale che si vendica? Rami secchi che potrebbero vuotare il sacco per ottenere le chiavi del Paradiso? Boh!

Addison 22/06/12 20:10 - 90 commenti

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Benchè girato molto bene e scritto con indubbia intelligenza, il film risulta oggi molto invecchiato; soprattutto quando, dopo un'intrigante partenza da thriller, prende presto la strada della metafora (fanta)politica e si perde nelle sue troppe ambizioni. Va comunque visto, in quanto interessante documento d'epoca (piacque sia a critica che pubblico). Nel cast, ricco di nomi importanti, spiccano Lino Ventura e Tino Carraro, sempre perfetto in ruoli di questo tipo. Disturbante l'avvelenamento (temo vero) di un gatto, ma allora si usava così.

Giùan 5/11/12 22:29 - 2873 commenti

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Clamoroso esempio di opera figlia del proprio tempo, Cadaveri eccellenti oltre ad esser l'ultimo vero capolavoro di Rosi, è forse l'unico film italiano in grado di rifletter con autonomia (immergendovisi corpo e immagine) sul magmatico contesto (per citar il libro di Sciascia che lo ispira) dei '70. E lo fa senza rinunciar, in nome del richiamo etico o della profezia politica, a nulla del suo carattere artistico-cinematografico, suggellato anzi dalla gestione dei tempi azione-riflessione, dalla resa musicale, dall'ambientazion ebarocca, dall'impegno del cast.
MEMORABILE: Vanel nella cripta dei Cappuccini; Ventura mani dietro la schiena; Tina Aumont in commissariato; Nocio (Alfonso Gatto) che insulta la moglie al party.

Saintjust 9/10/13 14:08 - 111 commenti

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L’ho visto con un pregiudizio di partenza (quello che ho sul cinema italiano), ma mi ha avvinto col suo passo sapientemente cadenzato, con l’abilità nell’insinuare i sotterranei rapporti tra potenti e non. E’ sorprendente constatare quanto motivazioni politiche e desideri borghesi funzionino oggi, esattamente come allora. Gli omicidi dei magistrati, la misurata interpretazione di Ventura e il finale, sono tutti pregi supplementari. Certi punti nebulosi e la spiegazione che mai giungerà lasciano spazio alle riflessioni dello spettatore.
MEMORABILE: Alcuni magnifici scorci del sud Italia; Il finale al museo.

Lythops 20/11/15 08:28 - 972 commenti

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Una seria riflessione sui poteri occulti, presentati (quasi) sempre con la macchina da presa accanto a Lino Ventura che, dopo Glauco Onorato e Emilio Cigoli, doppia se stesso con il suo lieve accento francese. Il film, perfetto nella prima parte, risente della politica degli anni '70 e può dare l'impressione di essere di parte. Letto oggi, alla luce delle verità emerse nei recenti processi di mafia e alle inchieste sui casi più spinosi della nostra storia, lo si può considerare "profetico", enigmatico come la realtà che propone.
MEMORABILE: L'eccessiva, impossibile durata del 45 giri col tango.

Maik271 17/02/16 08:26 - 436 commenti

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Rosi gira con maestria una pellicola di denuncia sociale e politica contaminata con i tratti caratteristici del giallo all'italiana. Bellissimo l'incipit nelle catacombe palermitane e ottimo il cast, con il bravo Ventura nei panni dell'ispettore e con molti dei più quotati caratteristi dei settanta mentre il cast femminile risulta poco sfruttato anche a causa di un soggetto poco adatto.

Lucius 15/12/16 01:02 - 2819 commenti

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Se non fosse per l'ultima inquadratura, che sigilla la pellicola con un finale maledettamente politico, il film di Rosi si sarebbe rivelato un autentico capolavoro per ricostruzioni sceniche, trovate di regia e ambientazioni. Il tessuto narrativo è pregno di intrighi e colpi di scena. Girato con maestria e perizia tecnica da un grande cineasta al servizio di una delle produzioni nostrane che onora, con tale opera, il cinema italiano. Ammantato da una rarefatta fotografia, degna di nota. Immancabile in ogni cineteca "di livello".
MEMORABILE: "La verità non è sempre rivoluzionaria": un epilogo discutibile...

Nicola81 15/05/16 14:51 - 1905 commenti

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Dal libro più controverso di Sciascia, il film più scomodo di Rosi, anche sceneggiatore insieme a Tonino Guerra e all'ex senatore socialista Lino Jannuzzi. Una requisitoria lucida e spietata che non risparmia nessuno: se la DC è corrotta, il PCI non vuole assumersi la responsabilità di governare; se la magistratura è tutt'altro che irreprensibile, la polizia lo è ancora meno. Perfetto Lina Ventura, ottimo cast internazionale a supporto, eccellente comparto tecnico. Unico difetto, anche se non di poco conto, una lentezza a tratti eccessiva.
MEMORABILE: "La verità non è sempre rivoluzionaria".

Alex75 24/05/16 09:31 - 661 commenti

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Trasposizione irrisolta di un altrettanto irrisolto romanzo di Sciascia. La denuncia dell’intoccabilità e dell’opportunismo di certe caste, unita alla cura dell’ambientazione e ad alcune suggestioni allegoriche ha un certo vigore, diluito da un’eccessiva lentezza e da un’asetticità che spengono la tensione e il coinvolgimento proprio nei momenti decisivi. Il cast è di buon livello e adeguato ma poco incisivo, con l’eccezione di Von Sydow, che riveste di un’aura inquietante il suo personaggio.
MEMORABILE: La cripta; “Un giudice ammazzato è roba da poliziotti, quattro sono un affare politico”; La teoria sull’errore giudiziario; Il farmacista senza volto.

Azione70 18/09/16 09:12 - 140 commenti

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Si parte dalla Sicilia inseguendo un "pazzo criminale" e si finisce a Roma a indagare su un ipotetico golpe, in modo parecchio confuso. Questa iperbole investigativa è condotta dal commissario Rogas, un Lino Ventura troppo dimesso per convincere del tutto. Mancano ritmo, azione e pathos: per fare un parallelo, Io ho paura di Damiani tratta temi simili con uno stile molto più appassionante. Belle comunque le location "allegoriche". Commento musicale al contrario, non pervenuto.

Il Dandi 13/03/18 23:38 - 1731 commenti

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Tra giallo d'impegno civile à la Damiani (con soggetto tratto da Sciascia) e apologo visionario à la Petri (di cui si condividono le alienanti location metafisiche) è soprattutto questo secondo aspetto a garantire magnetismo alla pellicola, tanto che l'impianto pittorico (il sangue, le mani nel lavandino, le foto ritagliate) fa pensare anche al primo (e miglior) Argento. Cast corale delle grandi occasioni, in cui tutti (Bonacelli, Salvatori, Gaipa, von Sydow, Bozzuffi, Proclemer) ci dimostrano che per grandi attori non esistono "ruoli minori".
MEMORABILE: La potenza visionaria della cornice: le mummie del convento dei Cappuccini all'inizio, la folla di bandiere rosse alla fine.

Rambo90 22/01/18 16:42 - 6274 commenti

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Partenza da giallo, ma intelaiatura e sviluppi da film politico, lento ma avvolgente e affascinante. Rosi sa gestire bene i temi dando una luce sinistra (ma realistica) degli anni di piombo e del clima politico italiano degli Anni 70. Gli intrighi di potere si sostituiscono presto al movente dell'assassino e il film cambia rotta senza però mai risultare eccessivo. Magnifico Ventura e calzante tutto lo straordinario cast secondario: Von Sydow, Rey, Salvatori, Bonacelli, Pistilli... piccole parti che aggiungono importanti tasselli.

Rufus68 15/09/18 23:37 - 3012 commenti

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Nonostante il cast solidissimo (bravo Ventura, ottimo van Sydow), rimane fragile la costruzione fantapolitica. Non si respira mai aria di mistero né la glaciale atmosfera di complotto che riesce a donare, a esempio, un Damiani d'annata. Il gusto per il cinema civile è intatto, ma la denuncia si derubrica a una generica accusa contro la classe politica e magistratuale, tanto enorme quanto improbabile (e, perciò, inservibile). Suggestivo l'inizio nella cripta, metafora perfetta della putrescenza del potere.

Zampanò 12/06/20 12:59 - 97 commenti

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Una mano, o forse una manina, ammazza i giudici. Rosi mise Lino Ventura a indagare e come in ogni film del cineasta napoletano il protagonista non recita soltanto, pare emotivamente coinvolto dagli sconci politici denunciati. Riprende il filone anti-istituzionale di Confessione di Damiani, però con una spinta squadratura metaforica. Oltre alla raffinata regia (da urlo la scena iniziale con le mummie palermitane) a premiare è la qualità della sceneggiatura (Tonino Guerra), stavolta debitrice dell'apodittico libro di Sciascia. Oltre Venturi, solenne prova di Max Von Sydow. 
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Curiosità Mauro • 15/01/16 17:29
    Disoccupato - 9504 interventi
    Alla scenografia collaborarono due celebrità del mondo dell'arte, Renato Guttuso e Mario Schifano, autori delle decorazioni interne dell'appartamento dell'armatore Pattos (Mnouchkine)
  • Discussione Nicola81 • 16/05/16 10:15
    Formatore stagisti - 522 interventi
    Nel cast si potrebbe inserire anche Florestano Vancini. Non è accreditato e compare soltanto nell'ultima scena, però la battuta che conclude il film, che è anche quella più significativa, la pronuncia lui...
  • Discussione Zender • 16/05/16 14:37
    Consigliere - 43802 interventi
    D'accordo, inserito.
  • Curiosità Samuel1979 • 21/11/19 23:14
    Call center Davinotti - 2957 interventi
    Nella sede del Partito Comunista é presente il dipinto "I funerali di Togliatti" di Renato Guttuso del 1972: