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TITOLO INSERITO IL GIORNO 4/05/08 DAL BENEMERITO HOMESICK
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Homesick 4/05/08 17:15 - 5737 commenti

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Fellini prosegue il cammino intrapreso con I vitelloni e La strada: dal primo trae i toni iniziali da commedia e le bighellonate dei tre protagonisti, dal secondo la desolazione e la violenza che esplodono nel tragico epilogo. Crawford ritrae mirabilmente un uomo di mezza età pencolante tra i richiami all'onestà e all'amore paterno e le irresistibili tentazioni truffaldine, ma condannato al fallimento esistenziale. La lunga sequenza della festa anticipa la vena estetizzante dei futuri capolavori del regista.
MEMORABILE: Il primo incontro tra padre e figlia. L'incontro con la paralitica.

Deepred89 4/11/08 20:04 - 3283 commenti

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Notevolissima pellicola ingiustamente sottovalutata. L'inizio è da commedia nera, con ritmo sostenuto e divertimento amaro, poi i toni diventano sempre più malinconici e introspettivi fino ad arrivare ad un finale sorprendentemente crudele. Ottima la regia che regala diverse sequenze memorabili (su tutte quella finale) e valorizza al massimo le ambientazioni (soprattutto nelle parti in campagna). Perfettamente caratterizzati i personaggi, in particolare quello interpretato da Broderick Crawford (che offre un'interpretazione magistrale).

Saintgifts 9/05/09 09:53 - 4098 commenti

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C'è il Fellini di 8 e mezzo e c'è il Fellini de Il bidone. Preferisco quest'ultimo senza togliere niente al primo, quello più osannato. Sarà perché in questo film rivedo un'Italia che non c'è più, nostalgia inutile, o perché i personaggi sono così ficcanti, tutti fino alla più umile comparsa, ma a me questo sembra un ottimo film. Uomini in giacca e cravatta che sembrano commendatori, o vestiti da prete che sembrano preti buoni che fregano senza scrupoli i veri buoni. La sequenza con la piccola paralitica è angosciante. Ottima la sceneggiatura.
MEMORABILE: Broderick Crawford nel finale (ma anche in tutto il film) è bravissimo.

Pigro 13/07/09 09:52 - 7789 commenti

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Truffatore di mezza età e di mezza tacca rifila bidoni a contadini e poveracci. Un'opera disperata e da brividi per il racconto di una guerra tra poveri in cui non c'è spazio per la pietà, ma solo per un dolente senso di impotenza nei confronti della vita che il protagonista (un ispirato Crawford) incarna nel continuo ondeggiamento tra senso etico e prassi truffaldina. La bellezza del film sta nella tortuosa miscela tra commedia, dramma e gangster movie fino alla tragedia finale che getta una luce sinistra nell'imminenza del boom economico.

Puppigallo 25/08/09 19:20 - 4509 commenti

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Fellini ci racconta una storia di imbroglioni, ognuno col suo diverso modo di vedere la vita; alcuni umiliati pubblicamente, altri che si devono confrontare con i familiari e non ne escono certo bene. La narrazione è piuttosto fluida, anche se, qua e là (l'interminabile festa di capodanno) arranca un po'. Per fortuna, le varie truffe (il "monsignore", la distribuzione delle case popolari, il cappotto "costoso") rivitalizzano subito la pellicola; e il finale, decisamente spietato (i compari avvoltoi e le pene del protagonista) rende il tutto più sporco e vero. Riuscito e meritevole di visione.
MEMORABILE: "Ah sei fuori...chi te l'ha portata stavolta la pagnotta con la lima?"; Sempre un amico, che li vede spendere e offrire: "Chi avete fatto piagne?".

Renato 16/06/10 11:24 - 1557 commenti

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Una piccola storia di truffatori nell'Italia del dopoguerra, scritta e diretta in modo magistrale. C'è un retrogusto amarissimo, che emerge sia quando il gruppo riesce a portare a compimento i suoi bidoni a danno della povera gente, sia quando spunta l'altro lato della medaglia, e cioè la vita randagia e spesso obiettivamente umiliante che devono fare questi malandrini di poco conto.

B. Legnani 30/01/11 00:36 - 4722 commenti

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Fa bene vedere, ogni tanto, film così splendidamente recitati. Crawford (doppiato alla pefezione da Foà) è grandissimo e gli altri notevolissimi. Dramma della solitudine con l'età che avanza: la vicenda è racchiusa in una scena laterale, col protagonista che, attraversando da solo Piazza del Popolo a Capodanno, è più solo delle due prostitute che tentano di abbordarlo. La sequenza con la paralitica è angosciante e indimenticabile. Il furto di Fabrizi verrà ripreso da Lizzani e l'assolato finale da Fulci.
MEMORABILE: Oltre alla scena citata, il litigio fra Basehart e la Masina.

Nando 20/04/11 10:28 - 3476 commenti

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Un gruppo di truffatori di infimo cabotaggio nella Roma degli anni 50 che tra improbabili e meschini travestimenti si prendono amaramente gioco di poveri diavoli. Una lucida ed efficace narrazione che mostra il lato deluso del boom economico fatto di malvagità e di momentanei ravvedimenti del tormentato protagonista. Finale amaramente neorealista.

Mdmaster 8/05/11 22:19 - 802 commenti

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Davvero poco interessante e piuttosto sghimbescio questo Bidone; in grado di narrare una storia sì interessante ma perdendosene per strada le regole di base: personaggi presentati a metà (e di cui, quindi, poco ce ne cale), una storia senza gran morale o messaggio e lunghe scene estenuanti. Peccato perché, ovviamente, Fellini azzecca un paio di sequenze memorabili tra cui le truffe e il tragico finale, ma che alla fine potevano servire per un mediometraggio ben riuscito. Il film, invece, riuscito non mi è sembrato.
MEMORABILE: La disperata salita sulle rocce citata da Fulci; le varie truffe dello scrigno.

Cotola 15/08/11 23:32 - 7525 commenti

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All’apparenza, specie nella prima parte, un film leggero e divertente. Passano i minuti e si capisce che i temi trattati sono quelli che troveremo in altri (capo)lavori del maestro: la solitudine, la vecchiaia, l’infelicità ed anche la religione che è spesso presente in Fellini. Il finale è tra i più duri ed amari del regista ed anche tra i più belli. Magistrale la regia che conta su diverse perle: la scena del veglione è magnifica, oltre che l’agghiacciante e già citato finale. Ottimo cast. Non molto celebre ma in realtà più che meritevole.

Il Gobbo 9/04/13 09:35 - 3011 commenti

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Fellini tetro e mortuario malgrado la scorza ridanciana della prima parte - ma dalla scena madre del veglione già si intuisce che prima o poi i nodi verranno al pettine. Costretto ad accorciare, vuoi per le pressioni in vista di Venezia (dove fu contestatissimo) vuoi per i dubbi di Serandrei, che affiancò Vari al montaggio, si perde qualcosa per strada. Finale quasi western. L'anfitrione del party è doppiato da Nino Manfredi, grandi Foà e Salerno voci dei due americani.

Maxx g 5/11/13 19:46 - 492 commenti

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Ingiustamente bollato come minore e trascurato quando si parla del maestro riminese, in realtà è un piccolo gioiello; non tanto per la storia quanto per l'interpretazione degli attori. Tre truffatori vanno in giro per la città a ordire inganni contro la povera gente. Uno dei tre poi si separa e agisce per conto proprio, ma male gliene incoglierà... c'è la tristezza dei Vitelloni e un bel po' di amarezza, ma rimane un'opera memorabile, pur rimanendo nella propria nicchia. Da vedere.

Ryo 12/11/13 21:48 - 2169 commenti

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Uno dei primi film incentrati sulle truffe, genere che lascia molto spazio alla creatività e alla fantasia degli sceneggiatori. In un'epoca come gli anni 50 le truffe fanno leva sull'ignoranza di poveracci devastati dal dopoguerra, truffe che oggigiorno non avrebbero effetto ma che hanno un che di suggestivo. Molto accattivante la storia: mostrando inizialmente questo ambiente molto goliardico, man mano che si va avanti le "attività" verranno sempre viste con tristezza e cinismo. Quasi come una condanna, più che un espediente per far soldi facili.
MEMORABILE: La truffa del prete e del morto sepolto; Il furto del porta sigarette; Il finale.

Mickes2 8/04/14 14:07 - 1668 commenti

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In braccio alla perdizione, un’opera inesorabile quando i fili del proprio destino, ciò che ci si è costruiti sbattendovi la testa, incatenano a mo’ di ragnatela. Parte come un Vitelloni in chiave criminale per poi scivolare dentro un vortice di amare verità sbattute in faccia, feroce amoralità (la religione come diversivo per la truffa!), sensi di colpa e promesse alle quali è impossibile non pensare. Tutte le fragilità dell’uomo e le conseguenze delle proprie scelte per un Fellini a cavallo tra il neorealismo e la vena poetico-allegorica.
MEMORABILE: La sequenza della festa di capodanno; Il finale.

Graf 13/02/15 01:21 - 698 commenti

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Fellini usa la pellicola come tavoletta di morbida cera nella quale incidere il racconto usando uno stiletto più acuminato di un pugnale. Grafia di personaggi ripugnanti, tracce di fatti crudeli nascosti dalla morbida fodera di una truffa, segni di anime umane sull'orlo della disperazione, orme nere di una società che ha l’inferno dentro. Film impressionista dal fondale torbido, cupo, spezzato sul piano del racconto tra noir, commedia costume e tragedia, fratturato nella cifra stilista tra approccio realistico e accensioni visionarie. Comunque notevole.
MEMORABILE: Ottima la prova del cast ma il Premio Oscar Broderick Crawford è due spanne sopra gli altri; La scena della festa emana bagliori torvi e minacciosi.

Rocchiola 20/01/20 10:13 - 864 commenti

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Considerata ingiustamente un’opera minore, è uno di quei titoli che piacerà anche a chi non ama particolarmente Fellini. Le sue tematiche preferite come la solitudine, la critica della religione, l’impossibilità di cambiare vita e il contrasto d'ambiente tra ricchezza urbana e povertà rurale, sono qui calate in un contesto più realistico e meno visionario dalle atmosfere quasi noir. E' come se i Vitelloni fossero invecchiati dandosi alla truffa. Sicuramente da rivalutare per le tante sequenze memorabili e la sua visione disincantata della vita.
MEMORABILE: La truffa ai contadini; L’incontro con la paralitica; Il capodanno dal bidonista arricchito; L’arresto di fronte alla figlia; La fine di Augusto.

Rufus68 15/04/17 17:08 - 3087 commenti

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Dietro i panni del realismo Fellini inscena una straordinaria rappresentazione sacra: il protagonista, come Cabiria, è alle soglie della Grazia ma, a differenza della prostituta romana, benché sia di fronte alla santità (la ragazza paralizzata), egli la rifiuta scegliendo gli istinti terreni e, quindi, la perdizione (e infatti tutto perde: anima e soldi e vita) e subendo il giusto contrappasso e il silenzio di Dio alle sue grida. Bravissimi Crawford e tutti gli attori di contorno. Geniale la conduzione delle scene di gruppo (il Capodanno).

Rambo90 5/05/17 16:39 - 6347 commenti

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Storia di imbroglioni, a metà tra la commedia e il dramma, con Fellini ancora nella prima parte della sua carriera (che preferisco), lontano dalle bizzarrie future. Crawford è davvero ispirato e la sua performance degna di nota, così come la parabola discendente del suo personaggio ben descritta dalla sceneggiatura. Leggermente datato nel ritmo ma ben costruito, con alcune sequenze degne di nota e un finale amarissimo. Buono.

Kinodrop 4/05/17 18:58 - 1502 commenti

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Se gli antefatti sono I vitelloni e La strada, qui siamo di fronte alla premonizione de La dolce vita, in una sintesi di generi diversi, dalla commedia con residui di neorealismo al noir di stampo americano; il tutto centrifugato dalla fantasia e abilità del grande Fellini. Si toccano le varie corde dei sentimenti e della passione, dalla solitudine all'ingenuità, dalla povertà alla corruzione e alla prevaricazione, con l'ausilio di grandi attori internazionali e di un doppiaggio di primo livello. Il finale è amaro, ma con un filo di speranza.
MEMORABILE: La musica di Nino Rota; La virtuosistica scena della notte di Capodanno; La sfrontatezza di Roberto; La genuinità di Iris.

Minitina80 5/10/17 14:52 - 2336 commenti

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I protagonisti di una delle opere più nere di Fellini sono truffatori spietati e senza un barlume di umanità che raggirano poveri analfabeti incapaci di difendersi. Realismo o no, è difficile provare un minimo di empatia per qualcuno o trovare una morale accomodante perché il messaggio che traspare ci dice che il debole può soltanto essere sbranato dal più forte. Forse l’intento di Fellini era proprio questo, sbattere in faccia allo spettatore la mendacità dell’animo umano senza lasciare spazio a ravvedimenti o redenzioni di alcun tipo.
MEMORABILE: L’incontro tra il finto monsignore e la giovane paralitica.

Daniela 22/10/17 16:45 - 9401 commenti

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Tre truffatori girano le campagne estorcendo denaro ad ingenui contadini... All'inizio, quando li vediamo vestiti da preti, viene da pensare ad una commedia simile ad altre aventi per protagonisti truffatori, ma ben presto i toni leggeri lasciano il posto ad un crescendo di amarezza e disperazione, fino all'epilogo di grande potenza drammatica, uno dei più belli del cinema felliniano. Sorprendente la facilità con cui gli anglosassoni Crawford e Basehart si calano nei rispettivi ruoli integrandosi perfettamente col resto del cast. Grande film, sottovalutato all'uscita nelle sale, da rivalutare.

Paulaster 16/11/17 10:55 - 2783 commenti

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Trio di piccoli truffatori vivono di espedienti ai danni della povera gente. Inizio che ha i crismi della commedia tra chi recita un inganno e chi lo subisce (la contadina che scava a mani nude); poi man mano il film si concentra sulla figura da mentecatto di Crawford. Fellini passa dalla fluidità di ripresa (aiutata dalle musiche) a una staticità silente di condanna fino alla desolazione umana. Amara la scena con la paralitica e la scoperta dell’ultimo imbroglio.
MEMORABILE: Il furto scoperto del portasigarette; La paralitica che bacia l’anello; La mezzanotte al veglione.

Magi94 19/08/18 14:40 - 679 commenti

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Accolto con freddezza da pubblico e critica del periodo, è invece un bellissimo film del Fellini primo periodo. Uno dei più tristi e laceranti, nonostante inizi con toni allegri da commedia all'italiana. Vero è che la narrazione, soprattutto nella parte centrale, è un po' sfilacciata, ma tutto quel ruota intorno alla figura di Augusto è sublime: dal veglione di Capodanno che anticipa La Dolce Vita fino al rapporto della figlia. Straziante la scena del colloquio con la paralitica, terribile il finale.

Giacomovie 31/10/18 19:19 - 1348 commenti

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Il film è una sorta di "poveri ma furbi" in cui un trio di amici guadagna e si diverte imbrogliando la gente. Fellini è bravo nel creare situazioni caotiche senza confondere lo spettatore, che viene condotto alla dura amarezza morale del finale dopo che il maestro riminese ha esposto con più leggerezza la tendenza umana al poco rispetto per il prossimo. Un Fellini "minore" solo in apparenza, non un capolavoro ma neppure un "bidone".

Noodles 2/04/20 18:01 - 848 commenti

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Non tra i titoli più celebrati di Federico Fellini eppure uno dei migliori e sorprendenti. Non era ancora il tempo delle atmosfere oniriche e chiassose per il regista riminese, quindi spazio alla realtà dei giovani (e meno giovani) degli anni '50. I toni da commedia, con qualche momento anche divertente, fanno presto spazio a un dramma raro nel cinema di Fellini. È una perla imperdibile, per scoprire un lato felliniano poco noto. Bravissimi tutti gli attori, commovente Lorella De Luca.

Zampanò 27/07/20 18:54 - 143 commenti

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Dopo La strada, l'inquieto Fellini vuol tornare alla coralità scodellando una banda di malfattori né detestabili né simpatici. L'azzardo di presentare canaglie a corto di empatia forse disturbò il pubblico, decretando via via l'oblio del film. Eppure Flaiano e Pinelli scavano bene nelle ambasce almeno di Augusto (Crawford, inappuntabile), un truffatore alla fine bidonato dalla vita e da un insolente senso del sacro. La pianta dell'opera oscilla; un disorientamento che la rende apprezzabile più oggi che nel '55.
MEMORABILE: L'incontro tra Augusto, finto monsignore, e la ragazza zoppa.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Lodger • 22/03/15 11:53
    Magazziniere - 1456 interventi
    * CURIOSITA' *

    da "Stampa Sera" del 5/6 Maggio 1955 (pag.7) [link]:

    DURANTE LE RIPRESE DEL FILM "IL BIDONE
    Grave incidente nel "rotor" all'attore Franco Fabrizi


    Roma, giovedì sera.

    Un Impressionante incidente ohe per poco non è costato la vita dell'attore Franco Fabrizi ha turbato nel tardo pomeriggio di ieri le riprese dell'ultimo film di Federico Fellini, «Il bidone», riprese che da alcuni giorni vengono effettuate nella piazza centrale di Marino. Da martedì infatti la piazza della cittadina dei Castelli Romani era stata trasformata in un grande e movimentato Luna Park per la ripresa di alcune, scene. Ieri sera si stava girando nell'interno del «rotor», un giuoco moderno da qualche anno introdotto nel parchi di divertimento e che mai prima d'ora aveva dato luogo ad incidenti. Come è noto, il « rotor « si compone di due pozzi l'uno chiuso nell'altro. Il cilindro interno si mette in movimento acquistando altissime velocità tanto che le persone che vi si trovano in virtù della forza centrifuga sono immobilizzate a mezz'aria. Due operatori cinematografici erano stati legati all'asta centrale del secondo pozzo per riprendere la scena nel corso della rotazione del cilindro. Prendevano parte alla scena alcune comparse e gli attori Richard Basehart, marito dell'attrice italiana Valentina Cortese, e Franco Fabrizi. Improvvisamente e inspiegabilmente la porta di accesso al pozzo interno alla quale in virtù della forza centrifuga era rimasto attaccato il Fabrizi, si apriva per fortuna proprio in coincidenza dell'apertura del pozzo esterno. Se ciò fosse accaduto un attimo prima il povero attore sarebbe rimasto orribilmente schiacciato. Viceversa il Fabrizi e stato scagliato violentemente all'esterno urtando un meccanico che stava lavorando fuori del «rotor». Mentre quest'ultimo ha riportato la frattura della spalla sinistra, il Fabrizi ha riportato la frattura del setto nasale e varie ferite al Capo ed alle gambe per cui è stato ricoverato in osservazione all'ospedale di Marino. Il panico ed il turbamento che si impadroniva del presenti è stato cosi forte che per vari minuti ancora il « rotor » ha continuato a funzionare. I due operatori che si trovavano legati nell'interno hanno ripreso tutta la drammatica scena. E' da rilevarsi che il Fabrizi per tutta la giornata di ieri quasi presago di quanto doveva succedergli, aveva dichiarato di non sentirsi disposto a ripetere molte volte quella scena ed aveva anche chiesto ad un medico una iniezione per calmare uno spasmo nervoso ohe lo aveva colto.

    (non firmato)
    Ultima modifica: 23/03/15 14:26 da Lodger
  • Discussione Lodger • 22/03/15 11:53
    Magazziniere - 1456 interventi
    da "Stampa Sera" del 16/17 luglio 1955 (pag.4) [link]:

    Fellini racconta le sue esperienze di regista
    Quello che può succedere mentre si gira un film


    Le ire di uno spazzino - Broderick Crawford alle prese con due giovani sposi - Durante una ripresa di «Il bidone», autentici "bidonisti" fanno sparire le lenzuola - Anche gli ubriachi possono far da comparse - Giulietta Masina e Richard Basehart corrono un brutto rischio a Trastevere


    Fellini, durante una pausa della lavorazione del film, fa alcuni giri in giostra

    Roma, luglio.
    Una delle trascorse mattine, ad ora prestissima, dall'alto di alcuni balconi improvvisamente incominciarono a precipitare giù per via del Corso piatti vasi bottiglie d'ogni genere, terraglie e damigiane. Il finimondo. Sistemata all'angolo d'una via adiacente, una capace autobotte lasciava partire lontano un violento getto di acqua che nel trambusto doveva avere la funzione della pioggia. Una pioggia torrenziale. Pochi i passanti: due suore che prese dal terrore correvano da un marciapiedi all'altro in cerca di un rifugio, una guardia notturna che, deposta la bicicletta, aveva già cavata dal fodero la pistola, e uno spazzino. Più che meravigliato di ciò che stava accadendo, il poveretto era fuori della gratta di Dio. « Farabutti » — incominciò a gridare. Più che gridare urlava, quasi che gli avessero uccisa la moglie. « Miserabili. Vi farò vedere io. Spacco tutto, quanto è vero che mi chiamo Parisc ». Forse voleva dire Paris, e le suo minacce rivolte a un gruppo di persone che da lontano, alla scena, se la ridevano, non avrebbero avuto alcuna importanza se lo spazzino non veniva brandendo minaccioso e deciso la pesante ramazza con la quale, giusto dieci minuti prima, aveva fatta "pulita uno specchio" la strada. «E se un paio di elettricisti non gli fossero andati incontro per fermarlo, e la macchina da presa e qualcuna delle nostro teste sarebbero finite certamente a pezzi». Questo mi raccontavo l'altra sera Federico Fellini ed altri divertentissimi aneddoti che egli è venuto raccogliendo nel corso della lavorazione del « Bidone» e tutti ha in mente di raccogliere in un film. «E sai com'è poi finita?». E' finita che lo spazzino s'è improvvisato abile generico e nel giro d'un paio di pose s'è guadagnato e quella e molte altre giornate aurora. Cose che capitano. Cose che appartengono al film, a questo di Fellini come ad altri. Ne fanno parte quanto gli attori e i macchinari e spesse volte ne modificano il corso, la conclusione. Solo che Fellini, osservatore attento qual è, le registra e le ricorda. Ci sarebbe da scrivere, se tutti facessero come lui, un grosso e divertentissimo volume. Lo stesso Fellini, e sempre a Roma, girava a Piazza del Popolo alcune scene del « Bidone ». Una di queste scene era stata ripetuta almeno una ventina di volte e sempre non era andata. Lampade supplementari erano state fatte venire d'urgenza, schermi speciali, un paio di altri gruppi elettrogeni, insomma quanto occorreva per sospendere il lavoro un'oretta buona. Era di scena una bambina, la quale nel frattempo si era seduta sull'orlo della fontana e aveva incominciato a « divorare » la colazione che la mamma le aveva preparata. Quando tutto fu nuovamente pronto per girare, e dato il « ciak », un urlo dell'operatore e un « alt » allarmato di Fellini fecero tornare il tutto al punto di un'ora prima. Era accaduto che standosene al sole, la bimba s'era leggermente abbronzata e la luce non era più sufficiente ad illuminare ti suo volto. Altre lampade, altri schermi. L'aneddoto più divertente, però, riguarda Broderik Crawford. Il violento « tiranno » di « Nata ieri » (a proposito: l'incontro con Judy Holliday, giorni fa a Fregene, è stato indimenticabile) doveva girare una scena in cui, colpito a morte, doveva abbandonare la vita con nel volto stampata la disperazione di essere solo, miserabile, peggio che bestia. Tutto ciò nel film avviene in prossimità di un casolare dove i tre principali « bidonisti » della vicenda s'erano recati per condurre a termine una delle tante imprese delittuose. Ma il casolare era abitato naturalmente, da una coppia di giovani sposi. A Marino, dove il vino è molto buono e le trattorie accoglienti, la gente va a letto molto sul tardi. Così che gli sposi avevano ancora qualcosa da dirsi, incredibile! Il loro sussurrare giungeva all'orecchio di Crawford come la punta di un acuminato coltello. « Impossibile. Se quelli non la smettono — s'interruppe d'un tratto — io non continuo. Non posso, é impossibile concentrarmi ». Cosi, alle tre di notte fu dovuto bussare alla porta del casolare, far scendere gli sposi e costringerli ad assistere alla ripresa della scena che non fu più possibile portare a termine, che Broderik Crawford ormai si era innervosito a tal punto ohe solo tentare sarebbe stato inutile. Due giorni avanti, a Viterbo questa volta, era prevista una scena all'aperto nel pomeriggio d'un giorno ch'era caduta molta neve. Importante era che lo sfondo, almeno, ne fosse ricoperto. Furono perciò acquistate centinaia di lenzuola bianchissime e distese, uno accanto all'altro, a qualche chilometro distante dalla macchina da presa. Accadeva questo: Moraldo Rossi, aiuto di Fellini, e due meccanici le sistemavano. Con la mano Fellini faceva, loro segno ohe tutto andava bene e i tre se ne tornavano. Quando raggiungevano la troupe e si rigiravano, le lenzuola non c'erano più. Sparite. E cosi due volte. furono organizzate delle vere e proprie « battute », con l'aiuto di tre carabinieri. Ma dei « bidonisti » autentici nessuna traccia. Naturalmente, nemmeno delle lenzuola. Un tempo, pur di vedere la propria immagine apparire sugli schermi, c'era gente non soltanto disposta a collaborare con il regista d'un film, ma a pagare addirittura. Il costume è ora mutato. La parola cinema è troppo legata alla fiumana dei milioni che corrono da una « divetta » all'altra. L'uomo della strada più non si presta e pretende fior di denari, magari solo per scostarsi al passaggio di una automobile. Così, giusto domenica scorsa, a Trastevere, Giulietta Masina e Richard Basehart han corso il serio rischio di essere malmenati appunto per una questione di pagamento. La scena che doveva essere girata prevedeva che i due entrassero ed uscissero da una trattoria «alla moda» che, a sera, è affollata da ricchi stranieri e, artisti e scrittori, di giorno e sino al pomeriggio da gente del quartiere. Non è gente cattiva, questo no. Ma a Trastevere la « mosca sul naso » non se lascia posare nessuno. Fellini diceva ai presenti: « Voi fate finta di niente. Non guardate la macchina da presa ». E quelli nemmeno par idea distoglievano lo sguardo dall'obiettivo. « Vi prego. Che vi costa! » replicava il regista. Niente. Volevano essere pagati — e lo sono poi stati difatti — capite! — per non guardare. Ma prima che un accordo intervenisse c'è voluto l'intervento d'un « er più » — modo romanesco di definire qualcosa come un mafioso — amico di un tale che Fellini aveva fatto lavorare ne « I vitelloni ». Un'altra volta, seduto davanti a un bar era un uomo sulla settantina. Quel giorno aveva « evidentemente » alzato troppo il gomito. Non chiedeva nulla, assolutamente nulla. Voleva solo essere lasciato sonnecchiare in pace. « Però — colorisce Fellini — aveva tale un modo stupendo di prendere di petto quanti lo disturbavano, che decisi subito di fargli posto nel film ». Per venti volte di seguito gli fu mandato un finto cameriere a chiedergli se « il signore desidera qualcosa ». E per venti volte il vecchio ha ripetuto la stessa scena, con gli stessi gesti, la stessa aria, gli occhi socchiusi alla stessa distanza. Perché la cosa sia stata possibile fu inventata una scena che si svolgeva nel tavolo accanto, cosicché né il vecchio né altri si sono accorti di nulla. E i risultati sono stati due: 11 vecchio non ha preteso di essere pagato e tutto s'è svolto come Fellini desiderava.

    Giuseppe Bocconettì
    Ultima modifica: 23/03/15 14:27 da Lodger
  • Homevideo Rocchiola • 7/04/16 09:28
    Call center Davinotti - 1134 interventi
    Io andrei senza esitazioni sull'edizione inglese della Eureka della serie "Masters of Cinema" in dual format Bluray+DVD. Il film ottimamente restaurato è presentato nel corretto formato originario 1.37. Le immagini sono pulite e dettagliate. Ovviamente c'è l'audio italiano con i sottotitoli escludibili di buon livello. Il DVD italiano anche nella versione restaurata è decisamente inferiore, anche solo per il corretto formato video anamorfico presente nell'edizione Eureka, come anche spiegato nel bel libretto allegato.
    Ultima modifica: 19/01/20 18:36 da Rocchiola