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TITOLO INSERITO IL GIORNO 25/01/10 DAL BENEMERITO BRAINIAC
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Manowar79 23/11/10 11:34 - 309 commenti

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Primi minuti al cardiopalma, ma ci si abitua presto all'angusto e originale ambiente cui il protagonista è costretto. Regista e sceneggiatore stravincono la sfida, mantenendo vive tensione e attenzione nello spettatore per tutti i novanta minuti; dal canto suo, Reynolds offre una prestazione altamente professionale nonostante qualche slancio autoironico poco credibile. A proposito di inverosimiglianza: nella realtà, nessuno sarebbe sopravvissuto per più di 2 minuti, specie con uno zippo costantemente acceso dentro ad un involucro di... legno.
MEMORABILE: Il beffardo finale.

Giapo 1/11/10 16:27 - 238 commenti

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L'idea di base è accattivante, ma la sceneggiatura è piena di ridicolaggini, a partire da quell'accendino continuamente acceso che avrebbe dovuto far terminare il film dopo 10 minuti per asfissia degli attori principali (uno). A parte questo i messaggi antimilitaristi/capitalistici sono maldestri e l'impostazione teatrale con un monologo recitato da una bara (anche se in realtà si tratta di una serie di dialoghi telefonici) alla lunga stanca e assuefa alla scenografia, facendo perdere ben presto la sensazione claustrofobica.

Brainiac 15/10/10 23:35 - 1083 commenti

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Vorrei fare quattro chiacchiere coi tipi dell'ufficio stampa che ha montato il battage di Buried. Sì, perchè i marpioni hanno sbraitato ai quattro venti il presunto "finale sconvolgente". Notiziaccia: non c'è nessun finale-bomba, almeno per chi è abituato ai vari Sesto senso, Open Water, Soliti sospetti. La buona novella, invece, c'è per gli amanti dell'assedio tout-court: il film si lascia seguire fino alla fine senza (o con?) particolari affanni. Un punto in più per la feroce critica sociale alle istituzioni, alle majors, alla guerra in generale.

Puppigallo 16/10/10 01:15 - 4631 commenti

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Il buon Tarantino ci aveva già dato un assaggio del sepolto vivo (in quel caso, una sepolta), ma di certo era difficile aspettarsi tutta una pellicola girata in una bara, con il poveretto a farsi il mazzo telefonando a destra e a manca, sopportando varia umanità, in linea di massima inutile, o blaterante, fronteggiando problemi di movimento e dolorose contorsioni. Detto questo, il regista e l'attore offrono una buona prova (direttiva e recitativa), ma purtroppo, il cervello si abitua presto alla situazione e viene a mancare proprio l'indispensabile sensazione claustrofobica. Comunque, non male.
MEMORABILE: Il responsabile dell'esercito: "La prego, non faccia video; la situazione deve essere contenuta". E lui: "Più contenuta di così! Sono in una bara!".

Capannelle 26/10/10 11:37 - 3884 commenti

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Ci sono film ambientati in un monolocale e con due attori: Cortes riesce a far di meglio tenendo fede alle promesse del trailer, mantenendo la tensione alta e senza lesinare sulla macabra ironia (tipo il colloquio col dirigente del personale). Certo la monoambientazione è anche un limite del racconto e non tutto risulta credibile, ma il regista va sicuramente promosso per quanto ha osato e realizzato.
MEMORABILE: "Quando lei è stato sepolto tecnicamente non era più nostro dipendente".

Cotola 31/10/10 13:56 - 7954 commenti

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Intrigante ed audace l'idea di partenza e non male la realizzazione. Il regista, per una volta, mantiene le promesse pubblicitarie ma, paradossalmente, è penalizzato proprio dai limiti di spazio che, per forza di cose, vanno ad incidere su creatività (non si può inventare troppo e variare se l'unico spazio a disposizione è una bara) e tensione che non sempre è ai massimi livelli. Discreto ma soprattutto onesto (alleluja) il finale. Riusciti i tocchi di ironia. Non male, a patto di non pretendere troppo.

Ghirlanda 20/11/10 10:54 - 58 commenti

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La miccia ci mette un po' a bruciare, ma quando arriva in fondo la tensione (anche se ad intermittenza) riesce a crescere facendo riuscire questo esperimento. Insomma la monolocation non poteva promettere grandi cose ma Cortés riesce ad inventarsi ottimi spunti creativi visivi (i giochi di luce sono gradevoli) e narrativi. La mia claustrofobia ha di sicuro giocato il suo ruolo, ma l'immedesimazione con lo sfortunato trasportatore riesce grazie all'onestà di una sceneggiatura che non strafà ed un finale per niente scontato.

Greymouser 6/12/10 00:43 - 1458 commenti

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Sicuramente apprezzabile l'operazione per il coefficiente di difficoltà dato da una location tanto circoscritta e da un attore unico. La monotonia fa ogni tanto capolino, ma tutto sommato il film scorre, e riesce anche ad accendersi nell'ultima parte, quando invece ci si aspetterebbe una certa stanchezza. Detto questo, una domanda: ma perchè mai dei ribelli dovrebbero collocare un ostaggio in una bara, seppellirlo, e comunicare con lui con un cellulare?

Nando 3/01/11 02:20 - 3565 commenti

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Esasperatamente claustrofobico, nonostante il coraggio nel realizzare un film del genere. Si evidenziano i buchi del sistema americano compreso il delirante licenziamento telefonico. Nel finale si cerca il colpo ad effetto emotivo, ma il risultato è poco apprezzabile. Narrazione comunque inverosimile.

Galbo 30/12/10 07:17 - 11646 commenti

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La sfida tecnicamente intrigante del regista Rodrigo Cortés (girare un film con un personaggio unico chiuso in uno spazio ristretto), può dirsi sostanzialmente vinta. Il regista riesce a mantenere un buon ritmo per quasi tutta la durata del film grazie sopratutto al suo espressivo protagonista. Di certo c'è qualche incongruenza nella sceneggiatura, ma sostanzialmente lo spettacolo è garantito.

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Macguffin 12/02/11 19:35 - 124 commenti

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Degna di nota l'idea di base e lodevoli sia la realizzazione tecnica che la creatività della sceneggiatura, per cui l'obiettivo di mantenere una certa tensione (nonostante gli evidenti vincoli) viene raggiunto. D'altro canto la verosimiglianza non è ai massimi livelli e c'è una certa ripetitività del meccanismo narrativo. Inoltre l'effetto claustrofobico iniziale svanisce piano piano perché ci si abitua. Originale, ma poco più di un esercizio di stile.

Redeyes 17/02/11 00:06 - 2265 commenti

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Ansiogeno lo è di certo, ma un po' di delusione balugina, dopo circa un'ora e qualcosa di niente. D'accordo, audace il tentativo di costruire un film su un unico personaggio in una bara e sicuramente non troppo costoso, immagino. Non mi ha convinto la sceneggiatura, ma proprio per niente. Ho trovato senza senso, se non come modo per accrescere l'ansia, il serpente e lo stesso dicasi per la scena del taglio. Finale sensazionale? Mah. Certo siamo dinanzi a faine e comunque, mi sbaglierò, ma mi è sembrato tutto tranne un capolavoro.

Daniela 24/02/11 20:47 - 10497 commenti

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Chiuso in un bara, con 2 ore d'ossigeno ed un telefono cellulare. Davvero non male, anche se l'eccessivo battage pubblicitario, se ne avrà garantito un buon ritorno commerciale, espone ad una certa delusione, nel senso che il promesso coup de teatre finale non c'è proprio... Buona la prova di Reynolds inscatolato, coinvolgenti i suoi disperati tentativi di trovare qualcuno disposto ad aiutarlo,mentre convincono meno certi espedienti "serpeggianti" per movimentare la situazione oppure le incongrue battute di spirito pronunciare dal sepolto vivo.
MEMORABILE: La telefonata del Direttore che gli comunica l'avvenuto licenziamento: bastardo!

Deepred89 7/03/11 22:39 - 3392 commenti

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Interessante low budget che sfrutta con intelligenza un'idea non originalissima ma di sicuro impatto claustrofobico. La strada intrapresa dal regista è lontana anni luce dalle atmosfere gotiche dei classici "sepolti vivi": qui si punta rischiosamente sulla politica contemporanea (il che permette al film, tra cellulari e terroristi, di arrivare all'ora e mezza). Qualche passaggio evitabile (la telefonata alla madre ad esempio) non compromette un lavoro magari non entusiasmante ma onesto, intrigante ed efficace. Promosso abbondantemente.

Lupoprezzo 5/03/11 23:53 - 635 commenti

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Opera singolare di Rodrigo Cortés che, malgrado i limiti di messa in scena e sceneggiatura, riesce a divincolarsi discretamente (nonostante gli spazi angusti) evitando in gran parte i problemi che un'operazione del genere comporta. Il film funziona grazie alla buona atmosfera opprimente e alla convincente prova di Ryan Reynolds, in un ruolo per niente facile e che lo vede protagonista assoluto. Inverosimile, ma coraggioso e da promuovere.

Tyus23 5/05/11 23:13 - 220 commenti

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Ambientare un film di un'ora e mezza totalmente in una bara e far sì che non risulti di una noia mortale è già un'impresa non indifferente. Certamente però, al di là di una certa presa emotiva che inesorabilmente cresce col passare dei minuti, questo Buried ha ben poco da offrire, a cominciare da un finale tanto strombazzato ma, per quanto efficace, non così sorpendente. Ad ogni modo piuttosto interessante; il che, viste le premesse, può considerarsi un successo.

Ishiwara 10/05/11 21:01 - 214 commenti

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Un unico attore, uno spazio ridottissimo, nessun flashback o altro espediente per portare l'azione altrove. Con questi ingredienti il risultato dovrebbe essere noioso, quasi peggio di Open Water, invece - sorpresa - il film ha un ritmo incalzante e non si perde per strada. Finale onesto ed una buona prova attoriale. Cosa volere di più? Non si possono pretendere grandi riflessioni filosofiche o polemiche politico sociali. Un film piacevole realizzato con maestria. Bei giochi di luce. Meritevole.
MEMORABILE: L'inizio nel buio totale; la telefonata del direttore del personale; il finale.

Hackett 23/10/11 08:41 - 1803 commenti

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Come nel precedente Phone booth, la sfida di girare un film in assenza di location (o invero con location unica ma parecchio strettina) è stata accettata e vinta. Il film scorre e regala, grazie all'angusta locazione, un senso crescente di disagio a chi guarda. Il merito dell'impresa è da attribuirsi ai buoni dialoghi scritti e all'interpretazione di Reynolds che li ha sostenuti. Finale onesto.

Jcvd 5/06/11 19:40 - 258 commenti

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Un film spiazzante, sorprendente, asfissiante e senza dubbio originalissimo. Nonostante qualche piccolissima pecca nella sceneggiatura ti cattura e non ti molla più fino al finale, ahimè non roseo per il povero sepolto vivo. Pregevoli gli attimi di profonda disperazione e la telefonata finale alla moglie. Da vedere assolutamente.
MEMORABILE: Il taglio del dito, il serpente.

Funesto 2/07/11 02:20 - 525 commenti

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Film che nel cinema odierno, dove si fa di tutto per trovare idee sempre più audaci (cioè assurde) per le nuove opere (quando non sono le idee a mancare ma la gente capace, purtroppo), non è passato inosservato. Cortés si presenta all'ufficio brevetti con uno spunto coraggioso: un film tutto in una bara. Eccheccevò: un attore e una cassa. Prevedevamo noia, ma regia e sceneggiatura fortunatamente sanno come dar ritmo e senso alla vicenda, oltre che la consueta claustrofobia. Finale che lascia... due amari in bocca. Morale: c'è sempre chi sta peggio!
MEMORABILE: Il finale.

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Undying 16/08/11 17:26 - 3826 commenti

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L'idea era valida, quella di tentare un film à la Hitchcock per quanto impossibile. Ed impossibile è non tanto la plausibilità della sceneggiatura - verosimile e ancòrata al piano della triste realtà odierna - quanto l'audacia, la razionalità, il sangue freddo mantenuto dal (bravissimo) protagonista; in grado di utilizzare un cellulare, un accendino, una torcia e persino una bevanda alcolica come se si trovasse in un ambiente tutt'altro che limitato nello spazio. Ma c'è di peggio: la sensazione d'assuefazione che assale dopo 20 minuti di visione.
MEMORABILE: L'intrusione del serpente.

Herrkinski 26/08/11 01:57 - 5882 commenti

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La paura di esser sepolti vivi è stata sfruttata varie volte nel cinema (uno su tutti: The vanishing); tuttavia l'idea di ambientare l'intero film nella bara, con un solo protagonista e una serie di interlocutori al cellulare, è tutto sommato innovativa e coraggiosa. Da premiare è la capacità del regista di creare una certa atmosfera, dialoghi buoni e un finale anti-hollywoodiano; è altresì vero che dopo un'oretta la visione comincia a diventare un po' noiosa e i colpi di scena non sono poi tanto entusiasmanti. Comunque niente male, dopotutto.

Mickes2 15/12/11 11:06 - 1668 commenti

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Claustrofobico quanto basta e molto buono per verve narrativa ed emotività trasmessa. L'atmosfera che ne deriva è di quelle giuste e calzanti; opprime lo spettatore con espedienti non sempre azzeccatissimi (e magari alle volte forzati), ma con la spinta del sottotesto politico-amministrativo-burocratico USA e un'ottima interpretazione del one-man-show Reynolds, il coinvolgimento sul piano emotivo è quasi assicurato. Non nego di aver avuto gli occhi lucidi in un paio di passaggi. ***

Nancy 24/12/11 02:58 - 774 commenti

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Più che un buon film una buona sfida, quella di girare un lungometraggio in un ambiente unico e stretto, che sembra però ingigantirsi grazie all'ottima interpretazione di Reynolds e lancia un messaggio che va ben al di là delle quattro anguste lastre di legno in cui egli è rinchiuso. Non sempre la tensione rende giustizia alle pretese claustrofobiche del regista, ma l'aggiunta ironicamente malvagia di episodi come quello della telefonata del datore di lavoro risveglia gli animi e si prende, giustamente, l'attenzione. Buono.
MEMORABILE: Il finale.

Gestarsh99 4/01/12 23:05 - 1391 commenti

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Era un'incognita traballante prendere il momento più opprimente, tafofobico e dispneico di Paura nella città dei morti viventi e Kill Bill 2 e dilatarlo temporalmente ad unico campo d'azione di un intero lungometraggio, sfrondandolo da ogni cascame horror/fumettoso. L'ispanico Cortes in parte vince la sua sfida, non tanto per la furbizia con cui vivacizza la statica reclusione catacombale del P(o)erituro Reynolds quanto per ciò che sbugiarda all'esterno, descrivendo come ogni empatia solidale all'ascolto venga immoralmente schiacciata dall'utilitarismo più egoista e pilatesco.
MEMORABILE: Il serpentello che striscia fuori dalle braghe dell'"incassato" Reynolds...

Ryo 28/05/12 11:16 - 2169 commenti

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Girato con un budget alquanto ristretto, è ambientato tutto all'interno di una cassa in cui il protagonista (Ryan Reynolds, dalla recitazione convincente e coinvolgente) è rinchiuso. Tutt'altro che noioso e monotono come potrebbe sembrare; anzi, presenta una buona varietà di situazioni gestite con il mondo esterno tramite un cellulare. Sequenze mozzafiato si alternano a dialoghi commoventi sino a giungere al beffardo finale.
MEMORABILE: La telefonata alla mamma malata di Alzheimer; Il serpente; Il triste finale.

Enzus79 1/12/12 10:34 - 2051 commenti

I gusti di Enzus79

Buon film. Claustrofobico, scontato dirlo. Storia intelligente e cinica con un finale che lascia abbastanza sorpresi. Applauso comunque agli sceneggiatori e a Rodrigo Cortes, che si conferma un buon regista. Avrei evitato la musichetta dei titoli di coda.

Rebis 22/04/13 19:20 - 2136 commenti

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Tour de force registico e attoriale nello spazio minimo di una cassa da morto per 90 minuti buoni di pellicola. Condurre il racconto verso la verosimiglianza, per gli sceneggiatori, dev'essere stata una fatica di Sisifo: in effetti, date le condizioni di drastica limitazione motoria, il protagonista riesce a fare fin troppe cose (le più eclatanti: combattere un serpente con fuoco e fiamme, pubblicare un video su Youtube, farsi licenziare dalla ditta...). Le stoccate di sadismo cercano di conferire una dignità morale ad un congegno-cinema senz'anima. Bravo Reynolds, ma l'angoscia è evanescente.

Buiomega71 26/04/13 01:19 - 2429 commenti

I gusti di Buiomega71

91 minuti senza respiro in cui l'angoscia e la tensione salgono come la sabbia che entra nella bara del povero Reynolds. Continue telefonate (toccante quella fatta alla madre malata di Alzheimer, cinica e senza pietà quella del datore di lavoro), cromatismi argentiani in spazi ristretissimi, serpenti, schegge di snuff e torture porn sottopelle (il taglio del dito ripreso dal cell). Cortès destabilizza, toglie il fiato, regala virtuosismi quasi depalmiani in spazi angusti e mortiferi. Reynolds si presta ottimamente al gioco della crudeltà. Finale spiazzante.
MEMORABILE: Il rapitore arabo a Reynolds: "Tu sei terrorizzato, quindi io terrorista"; L'esecuzione violenta e fulminante via cellulare; L'ossessivo vibrare del cell.

Giùan 29/06/13 07:09 - 3361 commenti

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Confesso la mia refrattarietà al fascino che dovrebbero emanare questi tour de force tecnico – visivi. Superato l’effetto barocco (nel senso del gusto per il bizzarro e il “maraviglioso”) infatti, la sostanza che resta negli occhi e nella mente rischia di esser ben poca cosa. Va poi detto, a onor del vero (sob?), che Cortes gioca bene le carte del manierismo cinematografico riuscendo a tener desta l’attenzione dello spettatore e che Reynolds dà buona prova di sé. Siamo tuttavia nel territorio del contingente, della velleitaria gimkana. Sabbioso.
MEMORABILE: Il licenziamento in diretta telefonica; Il finale.

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Luchi78 4/03/14 16:50 - 1521 commenti

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Bisogna ammettere che impegnare 90 minuti in una location di un metro cubo scarso con un solo attore era impresa ardua per qualsiasi regista. Peccato la sceneggiatura cada in piccoli errori facilmente evitabili, enfatizzati da un doppiaggio italiano insufficiente (ma a chi è venuto in mente di doppiare il terrorista iracheno come un ambulante inviperito?) e da qualche forzatura "necessaria" ad allungare il brodo (un serpente nella bara?). Complessivamente merita la visione, claustrofobia garantita.

Myvincent 11/08/14 09:58 - 2880 commenti

I gusti di Myvincent

Debitore di Edgard Allan Poe, il film si trasforma ben presto in un manifesto politico post-11 Settembre, rivelando tutte le scuciture di una società a cui poco importano le sorti di un uomo "qualunque". Tante assurdità nella sceneggiatura si assommano a una certa rappresentatività fissa che, se da un lato contribuisce alla claustrofobia in tutti i lati del teleschermo, dall'altro annoia non poco.

Almicione 1/08/15 13:52 - 765 commenti

I gusti di Almicione

L'idea è interessante e originale sebbene molto audace: solo i grandi (Hitchcock, Lumet) sono riusciti a eccellere girando in un solo set, comunque molto più ampio di questo. Anzitutto, i dialoghi – ovviamente qui di fondamentale importanza – non sono stati costruiti accuratamente, spesso per sostenere luoghi comuni consolidati. Numerose sono inoltre le incomprensioni: lo Zippo perennemente acceso; il fuocherello in una bara di legno per mandar via il serpente. Sprecata una buona idea che avrebbe potuto dar vita a un ottimo film.

Mutaforme 26/08/15 14:08 - 398 commenti

I gusti di Mutaforme

Sebbene il titolo faccia pensare a un horror gotico, siamo di fronte a un lavoro di tutt'altro genere, un'opera moderna ambientata nell'attuale Iraq. Un film claustrofobico, con praticamente un unico attore e un'unica scena (se si esclude il video dal cellulare). Originale e godibile, ma con qualche caduta (il serpente, l'accendino).

Anthonyvm 3/06/18 21:54 - 2872 commenti

I gusti di Anthonyvm

L'orrore minimalista nella sua forma più estrema: una sola location di pochi metri quadrati, un solo attore, novanta minuti per sopravvivere. La claustrofobia ai suoi massimi livelli e una confezione pressoché impeccabile, anche se a lungo andare la lentezza del ritmo (seppur necessaria) tende a esasperare e quel paio di scene inserite per rivitalizzarlo (il serpente a esempio) risultano piuttosto fuori luogo. La suspense quando si sente è davvero forte, ma il meglio arriva nel finale, con un colpo di scena che non si dimentica. Bello.
MEMORABILE: L'inizio perfettamente dosato e costruito e il finale che lascia a bocca aperta.

Paulaster 13/05/19 11:58 - 3212 commenti

I gusti di Paulaster

Camionista in Iraq verrà sepolto in una bara per chiedere un riscatto. Film sui “cattivi” terroristi che colpiscono i civili per i loro fini guerriglieri: Reynolds è l’agnello sacrificale che sconta anche la burocrazia governativa e l’essere scaricato dalla sua azienda. Interpretazione accorata dovuta anche ai limiti di spazio in cui il gioco delle inquadrature serve a dare variazioni (come in 127 ore). Il diversivo del serpente è decisamente esagerato. Finale non banale, politicamente corretto in modo da dare un motivo per continuare la guerra.
MEMORABILE: Il video da mandare all’esterno; Il numero di cellulare trovato prima del governo; Lo spaesamento iniziale; Ogni americano è un soldato.

Alex1988 8/03/21 18:07 - 725 commenti

I gusti di Alex1988

La paura ancestrale di essere sepolti vivi. Paura di cui soffriva lo scrittore Edgar Allan Poe. Ecco il soggetto di questo originale film di co-produzione ispano-americana. Un tizio si ritrova improvvisamente sepolto vivo in una bara di legno, in Iraq. Non assistiamo a nessun flashback; lo si capisce man mano come si è ritrovato lì dentro. Nonostante le inverosimiglianze di sceneggiatura (il telefono sempre funzionante, l'accendino) si segue per tutta l'ora e mezza di durata, fino alla sorpresa finale. Non male.
MEMORABILE: Il serpente che entra nella bara.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Rebis • 18/08/11 10:54
    Contatti col mondo - 4317 interventi
    Ben tornato fra noi Undying :) Ci sei mancato!
  • Discussione Pigro • 18/08/11 12:04
    Consigliere avanzato - 1525 interventi
    Bentornato Undying!!!! Sentivamo la tua mancanza!
  • Discussione Buiomega71 • 25/04/13 11:38
    Pianificazione e progetti - 22892 interventi
    Felice di sapere che lo hai appena visto, Rebis.

    Da un pò che lo avevo in programma e stasera me lo vedo.

    Questa e telepatia!

    Seguiranno impressioni scritte...
  • Discussione Rebis • 25/04/13 13:07
    Contatti col mondo - 4317 interventi
    Buiomega71 ebbe a dire:
    Felice di sapere che lo hai appena visto, Rebis.

    Da un pò che lo avevo in programma e stasera me lo vedo.

    Questa e telepatia!

    Seguiranno impressioni scritte...


    Ma dài! Allora buona visione :) Come avrai letto per me è stata una mezza delusione ...
  • Discussione Buiomega71 • 25/04/13 13:34
    Pianificazione e progetti - 22892 interventi
    Rebis ebbe a dire:
    Buiomega71 ebbe a dire:
    Felice di sapere che lo hai appena visto, Rebis.

    Da un pò che lo avevo in programma e stasera me lo vedo.

    Questa e telepatia!

    Seguiranno impressioni scritte...


    Ma dài! Allora buona visione :) Come avrai letto per me è stata una mezza delusione ...


    Sì, infatti. Sinceramente non mi aspetto chissàchè...

    Poi ne discutiamo ;)
  • Discussione Buiomega71 • 26/04/13 10:36
    Pianificazione e progetti - 22892 interventi
    Per il sottoscritto la scommessa del giovane Còrtes (qui al suo secondo film) e stata vinta in pieno!

    Già sui bellissimi titoli di testa alla Saul Bass, con lo score di Victor Reyes che regala sonorità donaggiane e herrmanniane.

    Buio, respiri affanati e poi la fiamma dello zippo che si illumina...I restanti '90 minuti sono angoscia e claustrofobia pura.

    Reynolds (che fù l'unica cosa buona nello sciapo remake di Amityville Horror) si presta al gioco crudele innestato da Còrtes e dallo sceneggiatore Chris Sparling, che rinchiuso in una cassa di legno, si ritrova un cellullare con le scritte in arabo, una matita, una fiaschetta di liquore, due tubi di luce e una pila che fà le bizze.

    Si contorce, impreca, chiama a destra e a manca con il telefonino, mentre il suo rapitore iraqueno (una specie di Jingsaw) lo esorta dapprima a fare un video per il riscatto, poi a tagliarsi un dito!

    Da antologia, poi, i dialoghi tra Reynolds e il suo rapitore iraqueno, soprattutto quando Reynolds accusa il rapitore di essere un terrorista, e per tutta risposta l'iraqueno ribatte: "Tu terrorizzato, quindi io terrorista"!

    Ci sono reminiscenze della saga di Saw, flebili agganci al "torture porn" e velati richiami alla moda della Strega di Blair, e trovate (nonchè situazioni) alla The Descent.


    La sequenza craveniana del serpentello e sicuramente la più debole e quella più forzata, per il resto il film "cassamortaro" viaggia sugli alti binari della tensione alle stelle.

    Delle chiamate frenetiche effettuate da Reynolds restano impresse quella che fa alla madre malata di alzheimer (davvero toccante), e quella del suo cinico e crudele datore di lavoro che arriva come un pugno allo stomaco.

    Schegge violente da snuff film (l'esecuzione feroce e fulminea della ragazza via cell), l'ossessivo vibrare del telefonino (da far saltare i nervi), il canto della preghiera in lontanza , la sabbia che inesorabilmente entra nella bara, come una clessidra spietata e inarrestabile.

    Còrtes, nonostante gli spazi angusti, regala movimenti di macchina depalmiani non indifferenti e dona cromatismi argentiani nella fotografia di Eduard Grau (le luci rosse della pila intermittente, il blu elettrico dei tubi di luce)

    Il finale arriva come una mazzata e spiazza per la sua beffarda crudeltà e gli americani non ci fanno una bella figura.

    Bellissimo, poi, il momento del testamento filmato. E di culto la canzoncina stile country sui titoli di coda (scritta dallo stesso Còrtes e Victor Reyes).

    Se un regista e riuscito a coinvolgermi per ben '91 minuti con un solo attore in orizzontale dentro una marcia cassa da morto da peones che parla di continuo ad un cellulare, allora si può tranquillamente dire che Còrtes (per quanto mi riguarda) ha vinto la sua sfida.
    Ultima modifica: 26/04/13 13:31 da Buiomega71
  • Curiosità Buiomega71 • 26/04/13 10:47
    Pianificazione e progetti - 22892 interventi
    Per non tradire l'angoscia del personaggio sepolto vivo, il film non porta mai lo spettatore alla superficie ed è ispirato ad alcuni film di Hitchcock come Prigionieri dell'oceano e Nodo alla gola. A seconda delle diverse necessità imposte dalle riprese, sono state costruite sette casse di varie misure. La pellicola è diventata un vero e proprio caso cinematografico all'ultimo Sundance Film Festival.

    Fonte: Scheda di Ciak del film.
  • Discussione Rebis • 26/04/13 12:10
    Contatti col mondo - 4317 interventi
    Buiomega71 ebbe a dire:
    CURIOSITà:

    Per non tradire l'angoscia del personaggio sepolto vivo, il film non porta mai lo spettatore alla superficie ed è ispirato ad alcuni film di Hitchcock come Prigionieri dell'oceano e Nodo alla gola. A seconda delle diverse necessità imposte dalle riprese, sono state costruite sette casse di varie misure. La pellicola è diventata un vero e proprio caso cinematografico all'ultimo Sundance Film Festival.
    Fonte: Scheda di Ciak del film.


    In effetti siamo dalle parti dei film meccanismo alla Hitchcock. Ma lì c'era una sfida tecnica e registica che giocava con un pubblico che non era preparato a simili azzardi (come avverrà anche in Psyco, Il delitto perfetto, La finestra sul cortile...) e quindi la portata era quasi rivoluzionaria; inoltre c'era una notevole ricerca di verosimiglianza, raffinatezza di scrittura e ironia. Il film di Cortés cerca continuamente di giustificare con espedienti la sua ragion d'essere: ma narrativamente per me è improbabile, e le pretese morali/politiche non riescono a mascherare la sua pretestuosità.
  • Discussione Buiomega71 • 26/04/13 12:19
    Pianificazione e progetti - 22892 interventi
    Non essendo un "cacciatore di plausibilità" nei film a me ha tenuto parecchio teso.

    Poi certo, 90 minuti in una cassa e in orizzontale non erano facili da gestire senza qualche momento "improbabile".

    A parte la trovata forzata e inutile del serpente, promosso a pieni voti.
    Ultima modifica: 26/04/13 12:21 da Buiomega71
  • Discussione Rebis • 26/04/13 12:45
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    Buiomega71 ebbe a dire:


    A parte la trovata forzata e inutile del serpente, promosso a pieni voti.


    Sì, quella proprio inutile perché non porta a nulla nell'economia del racconto, serve solo ad aumentare il minutaggio. Pensavo che grazie al serpente il protagonista avrebbe intuito una via di fuga, e invece...