LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Ancora l'imbarazzo di due giovani gay che devono annunciare il loro matrimonio ai genitori. Abitano a Berlino e lì si son conosciuti, ma quando Antonio (Caccamo) chiede a Paolo (Esposito) di sposarlo, quest'ultimo esige dal partner di portarlo con sé in Italia per poter annunciare la cosa ai genitori di lui. Peccato che Antonio non abbia nemmeno detto di essere gay, ai suoi (come d'altronde impone la tradizione della commedia italiana in tema), e che quindi, una volta arrivati a Civita di Bagnoregio - il paese "cadente" di cui il padre di Antonio è sindaco - la situazione si faccia tesa fin da subito. I promessi sposi si trovano in una situazione decisamente scomoda e con loro ci sono pure Benedetta (Del Bufalo), la coinquilina dei due a...Leggi tutto Berlino, e Donato (Abbrescia), che ha chiesto di stabilirsi coi tre nella stessa casa tedesca, guidatore d'autobus reduce da un tentativo di suicidio e che non poteva esser lasciato in Germania da solo. Al fatidico annuncio, a tavola, la madre (Guerritore) freddamente accetta, il padre (Abatantuono) proprio no: per quanto di idee libertarie e progressiste, non riesce a farsene una ragione, creando forti contrasti in famiglia. Un canovaccio assai prevedibile, svolto piuttosto banalmente con tanto di entrata in scena di una ex (Arnera) di Antonio: incapace di accettare che il suo amato stia con qualcun altro, lo ricatta facendo leva su un rapporto fugace avuto con lui un anno prima. A vivacizzare una storia che per il resto sembra ricalcare situazioni scontate, ci pensano i personaggi. Il Donato di Abbrescia in primis, vero motore comico del film: lasciato dalla moglie che l'ha beccato in abiti da donna per via della sua tendenza al travestitismo, trova nella sceneggiatura le battute più felici, alle quali aggiunge una verve degna dei suoi momenti migliori. L'unico che gli può tenere testa è ovviamente Abatantuono, il quale però deve metterci molto del proprio repertorio per sganciare il suo sindaco da un ruolo più bonariamente drammatico che divertente. Riesce ottimamente negli scambi con una valida spalla come Antonio Catania (il frate che parla con le pecore) o con i colleghi in municipio; discretamente con la Guerritore, con cui gioca sul sottile filo della sfida psicologica; senza entusiasmare quando è alle prese col figlio e il suo partner, entrambi validi ma cui spettano i ruoli più seriosi, legati all'aspetto puramente sentimentale della vicenda (ripetuti baci compresi). La Del Bufalo canticchia appena può e rende con disinvoltura l'aria da svampita che le è richiesta, ben assortita con lo spaesamento preoccupato di Abbrescia. Civita offre buone inquadrature paesaggistiche (soprattutto dal basso, con il celebre ponte che conduce fin lassù), Napoli appena un paio di scene quando si cerca di convincere la madre di Paolo a partecipare al megamatrimonio organizzato dallo specialista Enzo Miccio (nella parte di se stesso). Se però dal film si eliminasse Abbrescia rimarrebbe una commedia convenzionale, con qualche pausa soprattutto nel secondo tempo (la lunga tirata pro-gay di Catania) e un paio di intuizioni del miglior Abatantuono. Ad ogni modo la regia di Genovesi si fa apprezzare e nonostante non manchino i passi falsi (la ex di Antonio si fa ogni tanto troppo ingombrante, l'ultimo sabotaggio del sindaco sconfina nel patetico) e un finale tirato via giusto per chiudere con la danza di gruppo sulle note di "Don't Leave Me This Way" in pieno stile musical (ormai quasi un must, in Italia), le risate non mancano. Si vorrebbe far passare anche l'ovvio messaggio positivo (“se c'è l'amore c'è tutto"), ma tutto ciò che riguarda l'intreccio di base non sembra certo irresistibile. Meglio il contorno, che purtroppo nella seconda parte si fa più insipido.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 3/03/18 DAL DAVINOTTI
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Domino86 24/03/18 07:17 - 562 commenti

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Tema della pellicola è l’amore omosessuale e la mancata accettazione di esso da parte delle famiglie degli innamorati di turno. Trattando certi argomenti è facile cadere nella banalità o comunque nel già visto, ma il film viene sviluppato bene: in maniera leggera, ma senza dubbio lasciando lo spazio per diverse riflessioni. Danno un tocco in più i due personaggi scelti per accompagnare la coppia.

Gabrius79 7/03/18 21:42 - 1229 commenti

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Una commedia gradevole che tutto sommato cerca di dare a modo suo un segnale tra il serio e il faceto in merito agli amori gay. La coppia Esposito-Caccamo svolge il compitino assegnato; fortunatamente le note migliori arrivano dal resto del cast, con un Abatantuono in forma ma a freno, un Abbrescia debordante, una Del Bufalo simpatica e una Guerritore professionale. Buona l'ambientazione. Finale un po' buttato lì. Osare di più non sarebbe costato nulla.

Markus 3/03/18 10:02 - 3377 commenti

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Due gay italiani che vivono in Germania (Caccamo/Esposito) decidono di sposarsi in Italia ("E' facile fare i froci a Berlino..."), datosi che casualmente il papà di uno dei due (un Abatantuono in formissima) è un sindaco progressista... a parole. Un vicenda basica che gioca sul classico incontro/scontro di mentalità che, con gran senso del ritmo, Genovesi saggiamente inguaina in forma comica/leggera gestita perlopiù da un ottimo Abbrescia. Una pellicola che pur affrontando un tema abusato riesce nell'intento di risultare molto gradevole.

Rambo90 7/03/18 01:25 - 6592 commenti

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Idea di partenza promettente, con una regia abbastanza buona e un avvio scoppiettante. Poi il film si perde in una serie di macchiette fini a se stesse, con situazioni apparentemente buttate in mezzo a caso (la Del Bufalo e il suo personaggio sono una grossa incognita, così come la terribile svolta musical) che finiscono per annoiare e mal disporre lo spettatore. Il cast riesce in parte a tenere in piedi la baracca, con un ottimo Abatantuono, la brava Guerritore, la coppia Caccamo-Esposito e qualche gag di Abbrescia. Mediocre, nell'insieme.

Galbo 30/07/18 02:58 - 11541 commenti

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Una commedia italiana che “cavalca” l’attualità affrontando il tema dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. Da Berlino ad un piccolo paese italiano, la vicenda viene raccontata da una sceneggiatura intelligente che mette in mostra le contraddizioni e la falsa tolleranza dei benpensanti senza scadere nel cattivo gusto, benché non sempre l’ironia centri il bersaglio e alcuni personaggi sembrino fuori luogo. Buona la prova degli attori, Esposito e Abatantuono in primis.

Nando 10/01/19 16:39 - 3511 commenti

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Commedia semplice che affronta vicende del nostro tempo come il matrimonio tra persone dello stesso sesso. La narrazione è scorrevole e si avvale del solito simpatico Abatantuono, ben coadiuvato da Abbrescia ed Esposito. Irritanti la Arnera e la Del Bufalo, convincente la Guerritore. Nel complesso dignitoso, nonostante un finale buonista e musicalmente scontato.

Paulaster 8/02/19 10:06 - 2989 commenti

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Un sindaco progressista dovrà sposare il figlio gay. Commedia che punta tutto sul messaggio d'accettazione tra i sessi e non cerca la battuta facile. Purtroppo si vengono a creare poche situazioni e ci sono troppe ripetizioni (la ex-fidanzata pedante, le tensioni tra moglie e marito). Guerritore oscura Abatantuono, poco spazio per Abbrescia (ci si aspettavano diverse gag col travestimento, invece niente). Conclusione al limite del trash che serve solo a chiudere. Discreta location.
MEMORABILE: Abbrescia che racconta del travestitismo; Le domande alla capra.

Daniela 11/02/19 09:12 - 9957 commenti

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Quando fa coming-out annunciando l'intenzione di sposare il suo compagno, la madre dà il benestare a condizione che le nozze vengano celebrate dal padre, sindaco del paese, progressista in politica ma ancorato alla tradizione nella vita privata... Il tentativo di affrontare un tema tanto attuale senza cadere nella volgarità c'è ma la commedia zoppica fra macchiette irritanti, scontati pistolotti political-correct, strizzate d'occhio televisive, visioni idilliache del borgo, per sfociare in un epilogo ammosciante. Sottotono Abatantuono, sacrificati i pur simpatici Abbrescia e Catania.

Jandileida 21/02/19 10:25 - 1289 commenti

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Modesta commedia nostrana sul tema del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Per quanto ci vengano risparmiate da un lato volgarità assortite e dall'altro un eccessivo uso anestetizzante dell'onnipresente politically correct, la pellicola risulta essere abbastanza superficiale e con situazioni un po'tirate via. La parte più ridanciana funziona soprattutto grazie ad Abbrescia mentre il vecchio Diego sembra a un passo dal completare la sua trasformazione nell'ultimo Welles. Il resto sa di già visto, fino a un finale sinceramente imbarazzante.

Deepred89 30/06/19 11:37 - 3341 commenti

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Con alla base una mole impressionante di politicamente corretto (Abatantuono fa una specie di Mimmo Lucano con accento nordico) e una morale di fondo che è la stessa dai tempi di La patata bollente, un film dal soggetto pure potenzialmente accattivante ma sceneggiato senza grinta e totalmente privo di trovate realmente divertenti, peraltro senza un solo personaggio femminile che risulti vagamente tollerabile. Eppure regia (dinamica, con molta camera a mano), ambientazioni e interpretazioni funzionano, trainate da un montaggio ben ritmato.

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Zoltan 23/07/20 11:38 - 201 commenti

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Per quanto il tema portante sia assolutamente apprezzabile, viene portato avanti in modo troppo meccanico, poco naturale per essere convincente. I momenti migliori del film sono dovuti alla bravura dei singoli attori, vedi Abbrescia che riesce a far ridere usando l'abusatissimo (e spesso triste) mezzo del travestitismo, così come Catania e Abatantuono riescono a ergersi in un paio di scene. Il flm non è male, si fa guardare senza annoiare, ma è portato avanti in modo troppo plastificato e canonico, senza essere realmente sentito, e paga un finale bruttino.
MEMORABILE: Catania che parla con la pecora e insieme ad Abatantuono la interroga chiedendogli le capitali europee.

Anthonyvm 17/08/20 18:43 - 2396 commenti

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Dispiace vedere premesse più che discrete venir rovinate da una seconda parte ben al di sotto delle aspettative. Dopo una buona presentazione dei personaggi, caricaturali ma ben delineati, ci si perde in mezzo a gag superflue (le domande rivolte alla capra) e si arriva a un finale sbrigativo (con svolta musical fuori luogo) in cui, sì, il percorso di trasformazione dei protagonisti si compie e la lezione viene imparata, ma non si capisce né come né perché. Cast bravo e simpatico, regia corretta (anche se spesso palesemente piegata a finalità turistiche), ma resa complessiva mediocre.
MEMORABILE: Le uscite della svampita Del Bufalo; L'arrivo di Enzo Miccio nel ruolo di se stesso; Abbrescia vestito da donna; L'incendio doloso della chiesa.

Victorvega 1/01/21 15:29 - 350 commenti

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Discreta commediola, caratterizzata dal tema molto attuale, che le permette di distinguersi. La storia è gradevole e simpatica, grazie al burbero Abatantuono e agli inserti comici, quasi totalmente riservati ad Abbrescia il cui personaggio è quello che costituisce il divertente del film. Bravi gli attori e belle le ambientazioni, con Civita a ritagliarsi uno spazio notevole. Nel complesso un film vedibile, buonista. Punto negativo il finale, che appare "buttato lì" per concludere in qualche modo.

Il ferrini 25/01/21 20:40 - 1781 commenti

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Nel mare calmo del consueto affiorano alcune trovate coraggiose, non certo per il tema delle nozze gay ormai abusato; ma la scena surreale in cui Catania pone domande alla pecora è piuttosto sorprendente, così come il finale musical (evocato più volte come genere avversato da Abatantuono). Abbrescia diverte, merito anche di un personaggio assurdo, e in generale il cast è ben assortito. Funziona meglio la prima parte - di Enzo Miccio se ne poteva fare a meno - ma tutto sommato intrattiene.
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