LE LOCATIONLE LOCATION

L'IMPRESSIONE DI MMJ

Il fascino capace di esercitare l'incontro con alieni inquadrati come entità assolutamente misteriose, dalle mosse incomprensibili, inesplicabili e spiazzanti, fu Spielberg a trasferirlo per primo su grande schermo. Ciclicamente la fantascienza vi ritorna e quando è un grande regista ad avvicinarvisi (il Villeneuve di ARRIVAL, ad esempio) il magnetismo del tema colpisce e lascia capire quanto il cinema conservi ancora il potere di stupire e attrarre. Perché il lavoro sul sonoro oggi raddoppia l'immersività e tutta la seconda parte di NOPE, che abbandona ogni lettura metatestuale...Leggi tutto per concentrarsi sulla "scontro", invita a seguire suoni e immagini stupefatti, soprattutto se vissuti in un cinema di qualità. Ma Peele non poteva limitarsi a questo e non lo fa, costruendo nella prima fase una storia (con tanto di flashback che rimanda all'agghiacciante strage di una scimmia nel backstage di una trasmissione televisiva) che procede a salti, interrotta bruscamente da scene che s'interrompono andando a nero, capitoli che portano nomi di cavalli, personaggi la cui importanza nella vicenda è tutta da scoprire e naturalmente molteplici chiavi di lettura che aprono al consueto diluvio di interpretazioni. Accantonando tuttavia ciò che ognuno è libero di sviscerare a proprio piacimento, non si può non rilevare l'ottimo lavoro registico di un Peele che pare avvicinarsi al tema extraterrestri seguendo parzialmente il percorso che aveva portato Shyamalan a girare SIGNS: la vita aliena come approdo ultimo e inevitabile di una ricerca volta allo scandaglio dell'insondabile alla sua massima potenza, alla quintessenza di ciò che per sua natura non è possibile pretendere di conoscere, un buco nero in cui tuffarsi senza che chi lo racconta debba sottostare ad alcuna regola. Il prezzo da pagare per accedere allo spettacolo è una faticosa progressione che ci porta nella prima ora a condividere le esperienze lavorative di fratello (Kaluuya, il Chris di SCAPPA - GET OUT) e sorella (Palmer) trovatisi soli nel loro ranch alla morte del padre. La necessità di continuare nella fornitura di cavalli addestrati a Hollywood, l'incontro con l'orientale (Yeun) unico sopravvissuto alla strage della scimmia cui si assiste nell'incipit (sequenza che non è certo immediato capire perché sia presente nel film), lo show con disco volante allestito nella vallata che fa da unico ampio set per il film, l'incontro col commesso del negozio (Perea) che ai due fratelli vende le telecamere per riprendere gli intrusi dallo spazio... Spunti diversi che si trascinano a rimorchio scene spesso diluite inutilmente che non favoriscono l'immediato calarsi nella giusta atmosfera. Certo, c'è il tempo per sbrogliare la matassa metafilmica, per individuare critiche e rilievi mossi alla società attuale, ma poi è nel confronto diretto con il disco di forma mutevole in veloce movimento tra le nuvole che Peele gioca efficacemente con la sua non comune padronanza dei mezzi. E senza che NOPE sia troppo originale vi si respira l'aria fresca che regalano i registi in grado di proporre uno stile proprio, in questo caso quello di chi si diverte a spezzare il racconto, a farcirlo di riferimenti nascosti, a inserirvi trovate deliranti (le bandierine...). Magari spocchioso, futilmente ambizioso o quel che si vuole, Peele gira il suo film evolvendo rispetto ai lavori precedenti e insieme semplicizzando la proposta, facilmente riducibile nella sua trama a un incontro ravvicinato con alieni non esattamente amichevoli. Eccellente il lavoro sul sonoro, funzionale la fotografia, azzeccato nella sua solo apparente passività Kaluuya, meno l'esuberante Palmer, con Perea brillante comprimario e molte simpatiche invenzioni figurative (i pupazzi gonfiabili, la telecamera analogica a manovella per filmare anche durante i cali di elettricità...).
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 11/08/22 DAL BENEMERITO ANTHONYVM POI DAVINOTTATO IL GIORNO 5/09/22
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Anthonyvm 11/08/22 00:45 - 4163 commenti

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Peele non devia dai sentieri dell'horror "intelligente" e stratificato, giocando a fare spettacolo mentre satireggia sullo spettacolo stesso. Il suo approccio a un modus narrandi para-spielberghiano assume forme impreviste e originali, inquietanti nel loro sfuggevole concatenamento: fra incontri ravvicinati e squali metafilmici, si delinea un'intrigante demonizzazione-glorificazione del monstrum-cinema, dallo showbiz coi suoi sfruttati ai folli sacrifici degli "auteur", fino alla fame di sensazionalismo del pubblico. La definizione del tratto non è sempre nitida, ma l'insieme attrae.
MEMORABILE: I nitriti agghiaccianti; La nuvola che non si muove; Il compleanno di Gordy; Incidente al parco western; Sangue sulle finestre; Il d.o.p.-pescatore.

Nick franc 12/08/22 14:17 - 371 commenti

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Per il suo terzo film Peele conferma i non pochi difetti del suo cinema: voglia di dire qualcosa di importante sul sociale a tutti i costi (con spunti interessanti che rimangono irrisolti) e sceneggiatura artificiosa (130' sono troppi). Dopo la morte iniziale per un'ora la pesantezza regna sovrana, con momenti imbarazzanti, dialoghi pessimi e personaggi per i quali è impossibile provare empatia; nella seconda le cose migliorano e alcune sequenze sono quanto di meglio fatto dal regista, anche se arrivano un po' tardi. Finale con un twist degno di uno Shyamalan minore poco plausibile.
MEMORABILE: L'assalto alla casa sotto la pioggia battente; Lo scimpanzé; Il parco western. In negativo: i dialoghi col commesso Perea.

Rambo90 17/08/22 01:51 - 7175 commenti

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Divertente fantahorror che Peele confeziona bene, strizzando un occhio a certo cinema di Spielberg eppure continuando ad esibire uno stile personalissimo. Il film, pur con qualche momento di stanca, attrae e sa variare regalando qualche momento esplicitamente horror ma anche tanta ironia. Ben delineati i personaggi, acuta certa satira su Hollywood e quasi giallo il progressivo disvelamento del nemico. Notevole.

Rebis 17/08/22 17:44 - 2202 commenti

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Il bianco è "la sintesi additiva di tutti i colori dello spettro visibile". Il bianco inghiotte le forme, le annienta. Il bianco fa paura e ci attrae inesorabile, come Moby Dick, la Cosa, la Bestia da domare e catturare. Come lo schermo cinematografico, che ci osserva imperscrutabile prima della proiezione, pronto a fagocitarci. Imponente horror metatestuale, ben radicato nell'epica spielberghiana, nel sincretismo carpenteriano e politico dei generi. Peele genera un origami-cinema, dischiude immagini inaudite, complessità a rendere, senza mai cedere alla mera allegoria. Filmone.
MEMORABILE: La casa che gronda(va) sangue; La mantide religiosa; Gordy dá di matto.

Trivex 22/08/22 10:53 - 1645 commenti

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Un buon cast e location più che discrete, in questo caso, non bastano a fare un grande film. La sceneggiatura tenta di rendere complicata una vicenda apparentemente molto semplice con una serie di elementi accessori, non sempre facilmente interpretabili. L'elemento ostile ha una natura anche originale, ma poi lo svolgimento della storia si banalizza alquanto, in particolare nella parte "action". Divertente la parte iniziale con la presentazione del magnifico "Lucky" destinato a fare l'attore, mentre il finale torna un poco appena sopra alla mediocrità.
MEMORABILE: Gli oggetti che cadono dal cielo; La "bomba" di sangue sopra la casa.

Herrkinski 26/08/22 04:37 - 6942 commenti

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Peele continua la sua esplorazione del cinema sci-fi con questo lavoro che include riferimenti anche ad altri generi, in una rivisitazione di vari elementi del cinema classico; banalmente si potrebbe riassumere come un film di Ufo, ma la messinscena è comunque discretamente originale e la cura di location, fotografia e dettagli di alto livello. Purtroppo il ritmo latita per tutta la prima parte, non aiutato da una durata spropositata e tutto sommato immotivata, a fronte di uno script che a tratti pare girare a vuoto. Un peccato, ma la confezione sontuosa non giustifica la noia.

Bubobubo 26/08/22 16:54 - 1750 commenti

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Metaincontri a metà. Weirdbuster inspielberghito. La genesis di un tramonto. Eccetera eccetera. Peele riscopre l'arte di fare Gestalt per le masse con una sceneggiatura così arditamente scombiccherata che i pezzi, anziché inabissarsi in un orizzonte di senso altro, continuano a moltiplicarsi senza combaciare, creando un effetto di dissonanza cognitiva che perdura anche molto dopo la fine della visione. Film-palinsesto, mosaico escheriano di intenti per chi ancora ne ricerca, ma per il momento il risultato è di una disomogeneità estetica così marcata che è difficile essere clementi.
MEMORABILE: In positivo: il sanguinoso attacco d'ira di Gordy; In negativo: tragicomica preparazione della trappola per Jean Jacket.

Il ferrini 1/09/22 13:58 - 1988 commenti

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Peele si conferma regista di talento, capace di creare grande tensione già dai primi inquietanti minuti. Ma "Nope" più che un film "di" paura è un film "sulla" paura, quella dell'Uomo che improvvisamente diventa preda, di uno scimpanzè o di qualcosa di molto più grande. Bravi i due attori protagonisti, fratelli dai caratteri speculari che però assieme si compensano e riescono a far fronte alla minaccia. C'è un po' di Signs ma anche di Tremors, senza dimenticare ovviamente gli incontri spielberghiani. Gran film.

Daniela 2/09/22 10:18 - 11775 commenti

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Allevatore di cavalli scopre l'esistenza nel cielo sopra il suo ranch di una "cosa" che sembra una nuvola ma non si comporta come tale e decide di sfruttarla per far soldi... La meraviglia spielberghiana di fronte all'ignoto trasformata in attrazione da monetizzare è al centro del terzo film di Peele, originale come i precedenti ma meno convincente: gli effetti speciali sono belli, l'ambientazione nella prateria suggestiva e non mancano sequenze d'impatto notevole sia dal punto di vista visivo che sonoro, ma l'insieme lascia perplessi per carenza di coinvolgimento ed emozione.
MEMORABILE: L'aggressione della scimmia durante le riprese dello spettacolo; La pioggia di sangue sopra la casa.

Lupus73 11/09/22 05:17 - 1284 commenti

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Fenomeni extraterrestri, disco volante-predatore ma in fin dei conti "filmare lo straordinario" è il soggetto implicito e da metacinema in questa pellicola fortemente intrisa di suggestioni spielberghiane digerite e riproposte in maniera personale e ibrida: incontro con UFO che sembra un enorme predatore non acquatico ma aereo (e il finale è tutto un dire a riguardo), fino al tributo conclusivo spaghetti western leoniano ben sottolineato dalla OST. Cattura l'essenza del cinema, cattura chi lo guarda strabiliato, come fa il predatore volante. Manca la via d'uscita alle citazioni.

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Leandrino 13/09/22 13:08 - 430 commenti

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Nel progetto più ambizioso di Peele, fratello e sorella fronteggiano una minaccia aliena che sembra aver preso di mira il ranch di famiglia. Interessante l'interpretazione dell'autore dei principali tropi del genere, messi al servizio di un'opera divertente e di spessore, dallo spirito cinefilo e dunque aperto ad analisi più suggestive. La durata forse eccessiva permette una storia di più ampio respiro - Jupiter e il suo mondo - ma diluisce il ritmo, che in alcuni tratti della seconda parte cala in modo vertiginoso. Comunque un buon film, originale e visionario.
MEMORABILE: Gordy e le riprese interrotte dello show.

Capannelle 24/09/22 14:36 - 4105 commenti

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Parte bene, tra flashback sanguinolenti e una coppia di protagonisti complementari (lei elettrica, lui in catalessi) che dobbiamo capire cosa vogliano esattamente dalla vita. Poi entra in scena il cappello volante, accompagnato da un sound che richiama precedenti arrivi. Se da un punto di vista visivo Peele propone soluzioni un po' pacchiane ma comunque intriganti, dal punto di vista narrativo dobbiamo accettare passaggi e spiegazioni parecchio eccentriche. E' un film particolare come nelle corde del regista ma non particolarmente riuscito né coerente.

Schramm 25/09/22 15:26 - 3029 commenti

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Al principio era 2001. E ante-simiae, un film-uomo chiamato campa cavallo che l'eyerba voglio cresce. Starà al monolite-cappello da cowboy mangiarsi-rigurgitare la conquista del West, facendo i conti con la sindrome di Zapruder. La cosa è da un altro mondo-movie, l'occhio selvaggio sarà occhio-selvaggina. Speeleberg sperpera la quasi totalità del suo talento nel torpore dallo spazio superficiale, per darci dei bulimici di immagini votati allo scoopio dissolvi, e noi si spreca crono a strafogarci del suo j'accuse. Decodificandolo, magari. La vera minaccia aliena è sopravvalutarlo.
MEMORABILE: Gondry; La casa che grondava sangue.

Ogre Oggi 14:16 - 6 commenti

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Peele si allontana dai suoi lavori precedenti spiazzando lo spettatore e avvicinandosi pericolosamente a uno dei più grandi registi viventi: Steven Spielberg. Questo "Nope" è pazzesco, diverte e intrattiene ma sa essere anche cattivo come deve ogni buon sci-fi horror. Sembra poco ma non era facile scrivere una nuova storia di alieni senza risultare scontati. Uno di quei film retroattivi, che più ci pensi e più li apprezzi.
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