il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

DELIRIO CINE-VIDEOLUDICO
film & videogiochi
ENTRA
270904 commenti | 8994 papiri originali | 48132 titoli | 19712 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Djurado (1966)
  • Luogo del film: Pianoro di Camposecco
  • Luogo reale: , Camerata Nuova, Roma
VEDI
  • Film: L'inferno addosso (1959)
  • Luogo del film: La casa di Marco (Luporini)
  • Luogo reale: Via San Galdino 11, Milano, Milano
VEDI
  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Gabigol
Normalissimo ragazzo accetta di girare un mini-documentario domestico per un malato terminale, poco prima che muoia. Fin dall'inizio vige un silenzioso affastellarsi di dettagli "storti" e comportamenti non facilmente inquadrabilii. Il found-footage, sottogenere del mockumentary, amplifica il senso di minaccia perché la situazione descritta, oltre a essere potenzialmente credibile, viene filtrata con una prospettiva dicotomica di straniamento e commiserazione che rende vulnerabili. Qualche forzatura di regia, compreso un finale improbabile, rientra nel pacchetto. Duplass bravissimo.
Commento di: Bubobubo
Chi custodirà i custodi? Carnefice e vittima sono forse due facce della stessa medaglia? E se di un fantomatico numero 1 non si conoscono né nome né tantomeno fattezze, forse questo numero 1 è tutti e nessuno? Basta un battito d'ali nel posto sbagliato al momento sbagliato per terminare una vecchia vita e generarne una nuova: una lotta impari con i fantasmi propri e altrui, conclusa su un ring illuminato in un palazzetto vuoto. Affascinante decostruzione suzukiana dello yakuza movie, sospesa fra trovate grottesche e lampi onirici. Film impegnativo, ma unico nel suo non-genere.
Commento di: Nicola81
Pur narrando le origini del più celebre nemico di Batman, il film non ha niente di fumettistico: Gotham City è una metropoli estremamente realistica nel suo degrado, il protagonista l'ennesimo psicotico traumatizzato da un'infanzia dolorosa, e c'è spazio anche per attaccare il cinismo di certa TV spettacolo. Forse leggermente sopravvalutato, ma uno spettacolo godibile che beneficia di una confezione ineccepibile, di alcune sequenze efficacemente violente e di una grande, anche se inevitabilmente sopra le righe, interpretazione di Phoenix (ma anche De Niro ha ritrovato smalto).
Commento di: Zoltan
La storia risulta un po' troppo arzigogolata senza essere granché curata, ma Franco e Ciccio sono in buona forma e nonostante alcune fasi infelici dovute alle pecche del soggetto, i due protagonisti riescono a rendere piacevole la visione e ad azzeccare un numero adeguato di gag e situazioni da far raggiungere la sufficienza alla pellicola. Non un film in grado di sfruttare al meglio la potenzialità della coppia siciliana, ma comunque discretamente divertente.
Commento di: Rufus68
Due ragazzotti e due ragazzotte se ne vanno al lago: qui le loro vite subiranno una svolta inaspettata... Per circa quaranta minuti (su settantacinque) nulla accade. Poi la svolta "torture" ricca di chiodi nei polsi e sbudellamenti assortiti: lo spettatore non si aspetti, però, troppo neanche da questo. Dopo tale scarto nella trama e un po' di hide and seek, il film si chiude. Ecco qua. L'idea della famiglia disfunzionale non era male, tuttavia. Graziose le due protagoniste adulte.
Commento di: Il Dandi
Dopo La ragazza dalla pelle di luna ritroviamo Zeudi Araya nella cornice più contrastante possibile, cioè quella della provincia emiliana (Ferrara, per giunta fotografata in un'elegante ambientazione invernale) animata da una borghesia cinica e ipocrita: il paese, a dispetto dell'opulenza, è piccolo e la gente mormora divertendosi a sabotare il proprio simile che "ha sposato una negra", che al massimo resta desiderabile solo come trofeo esotico. Regìa elegante, peccato per i banalissimi dialoghi che non aiutano la legnosità degli interpreti.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

La cupa storia del reverendo Jones (un caso che l'attore che ne interpreta il personaggio “parallelo” si chiami davvero Gene... Jones?) e della sua setta continuano ad affascinare, a distanza di anni; a colpire, per l'illuminante sintesi che focalizza il limite a cui può arrivare un essere umano quando si mette nelle mani di chi ha il potere di condizionare le menti più deboli. Inevitabile quindi che il cinema ciclicamente torni sul punto rievocando, con l'introduzione di figure carismatiche, quei cupi giorni di fine Settanta. In questo caso Ti West, sotto...Leggi tutto l'ala di Eli Roth, dirige un film che a una storia dichiaratamente ispirata al massacro della Guyana aggiunge l'idea del falso reportage seguendo la moda che permette di velocizzare l'azione - almeno in apparenza - attraverso le riprese "a mano". A portare con sé la telecamera di rito si ritrovano un paio di giornalisti della rivista "Vice" contattati da un fotografo la cui sorella si è autoconfinata in una comunità assai misteriosa nel verde. Il ragazzo (Audley) riesce a convincerli che in quello strano mondo c'è qualcosa di molto singolare su cui vale la pena indagare e i due accettano di accompagnarlo fin lì, atterrando in una radura con l'elicottero come nei vecchi cannibal di casa nostra e facendosi dare dal pilota un appuntamento preciso per risalire a bordo e tornare. La comunità, chiamata Eden Parish, è sorvegliata da uomini con fucili così e già questo lascerebbe da pensare; una volta dentro, tuttavia, pare davvero di entrare nel Paradiso promesso, dove ci si ama e non c'è spazio per l'arrivismo, l'ingordigia, la cupidigia e i troppi peccati dell'era moderna. I tre visitatori si ambientano facilmente e chiedono quanto prima un'intervista al gran capo che tutti chiamano Padre (Jones), il quale la sera accetta di buon grado presentandosi come uomo assolutamente assennato e di grande comprensione, anche se qualche piccola crepa nei suoi discorsi il giornalista che conduce l'intervista comincia a notarla. Vuoi vedere che non è tutto oro quel che luccica? West giostra bene le riprese concitate fregandosene delle regole che imporrebbero di riprendere solo dal punto di vista dei protagonisti: è evidente come la trovata della camera a mano sia solo un espediente per movimentare l'azione, penalizzata da una sceneggiatura che poco offre a livello di dialoghi o di invenzioni, poco inclini a fornire variazioni stimolanti a sviluppi risaputi. Ciononostante la recitazione complessiva riesce a rendere sufficientemente credibile la situazione ed è indubbio che Jones possegga il carisma necessario a interpretare quello che è il ruolo cardine. Già, perché i due giornalisti col fotografo diventano maschere necessariamente anonime, testimoni appartenenti a un mondo che deve rappresentare il massimo della normalità per solcare il distacco; con gli ospiti di Eden Parish trasformati in una voluminosa massa amorfa, poco più che robot pronti a sorridere e ripetere concetti elementari ispirati dal loro burattinaio. E poi, come in un imbuto che raccoglie tutto per travasarlo in un altrove imprevisto, la svolta. Che cambia marcia ma nemmeno troppo, lasciando irrompere il sangue ma continuando a seguire una narrazione piuttosto piatta, in cui si avverte la mancanza di una vera idea registica che sorregga la pochezza di una storia cui difettano i personaggi, condotta come un'indagine fin troppo esterna i cui protagonisti riprendono e poco altro fanno. Ad ogni modo l'atmosfera inquietante è ben resa e non ci si annoia; e in film così, in cui il rischio di ripetersi è sempre ben presente, non è qualità da sottovalutare.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Traffico di corpi, giovani bellezze americane catturate sulla strada e internate in uno scantinato in attesa di venir esibite sugli schermi di un'asta online per essere acquistate da riccastri senza scrupoli affiliati alla mafia o al narcotraffico internazionale. E' in questo abisso di crudeltà che precipita la "magnetica" Carly (Tennant), figlia adolescente di una bella avvocatessa (Rose) appena promossa a giudice. Il tempo di festeggiare il nuovo incarico, di aprire una discussione con la figlia chiusa in camera che quest'ultima, poco dopo, è già chiusa...Leggi tutto in un bagagliaio pronta a raggiungere altre ragazze come lei, tutte messe in riga da un'aguzzina che le tratta come semplice merce. E l'organizzatore del traffico chi è? Proprio il belloccio (Cupo) che al ricevimento riempiva di complimenti la fresca giudice e che subito si offre di aiutarla per rintracciare la figlia in modo da seguire così lo stato delle indagini. Indagini che peraltro procedono a rilento: tra la donna - che ben poco può fare e passa il tempo ad attaccare manifesti di "Missing" in giro per la città (la solita Vancouver, comune in cento di questi thriller tv) - e la polizia, che dovrebbe darle una mano ma che - nella figura di un suo ex ancora innamorato - continua a ripertere che il caso è top secret e che lei non può esserne informata, il film per farsi interessante si appende all'ambigua figura del laido organizzatore del tutto. Che in apparenza gestisce una comunità di recupero per ragazzi "difficili" ma che lì a due passi tiene segregate le ragazze pronte alla vendita. Bizzarro? Non quanto i tanti particolari altamente implausibili, le assurdità e le ingenuità disseminate per l'intera durata. Eppure, a dispetto di evidenti difetti che coinvolgono anche una sceneggiatura non certo virtuosistica, il film si lascia vedere, si presenta come un tv-movie non dei peggiori che la regia di Farhad Mann (da sempre votato alla televisione e talvolta con risultati rimarchevoli) riesce a mantenere vivo senza mai incappare in fastidiose pause. La storia procede spedita anche quando ha poco o niente da dire; il desiderio di capire come mamma Annalise scoprirà dove è tenuta rinchiusa Carly (che naturalmente è la più bella del lotto: vergine, affascinante, il pezzo forte della collezione) incuriosisce e pazienza se il finale non è all'altezza e il ricorso a schematismi ampiamente prevedibili fa spesso precipitare il film nella banalità. Emily Rose, al di là delle lacrime obbligatorie e del coraggio mostrato nel tentativo di scoprire qualcosa, è meno lagnosa del previsto e riesce a essere credibile persino quando in ufficio respinge la segretaria che vorrebbe continuamente fissarle appuntamenti di lavoro almeno nella misura minima: "Mia figlia è più importante, rimandi tutto". Poi gli appelli ai tg, le pressanti, instancabili rischieste al detective della polizia che ripete sempre e solo: "Devi calmarti Annalise, questo non posso dirtelo"... Un thrillerino standard che intrattiene l'appassionato, ben conscio dei limiti di prodotti simili.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
Flebili agganci alla saga, dalla quale si riprendono la "base" sperduta in mezzo all'oceano (qui più con le caratteristiche d'un villaggio di pescatori) e gli squali geneticamente modificati (topos del genere ormai difficile da ricondurre a un unico film). Un'isoletta con qualche capanna sulla quale vivono Emma (Raymonde) e i suoi collaboratori, che studiano i cambiamenti climatici in una sorta di Paradiso per squali bianchi e altre numerosissime specie ittiche. Le prime splendide riprese subacquee ci accompagnano in un mondo colorato e suggestivo, nel quale la quiete...Leggi tutto e la perfetta armonia non sono disturbati che da trascurabili inconvenienti. Quelli seri provengono dall'esterno e in particolar modo da tale Richard Lowell (Buzolic) - un ex compagno d'università di Emma che lavora per le grandi compagnie di ricerca farmaceutica - e dai suoi uomini, colossi senza scrupoli che raggiungono l'isola con la loro barca. Hanno perso il controllo di ben tre squali toro di grosse dimensioni e, quel che è peggio, intelligentissimi. Nel solito delirio fantamedico si scopre che sui cervelli degli stessi erano in corso esperimenti finalizzati a curare l'Alzheimer che ne hanno aumentato a dismisura le capacità intellettive. A dire il vero tutta questa intelligenza nei tre pescecani non si vede poi troppo: fanno esattamente ciò che fanno i loro colleghi più scemi... al massimo non attaccano se qualcuno punta un'arma contro il terzo di loro che è stato catturato e issato sulla barca. Scelta come set unico l'isoletta artificiale, tutto sta a muovervi all'interno i soliti personaggi sbozzati rozzamente, con l'eroina di turno pronta a qualsiasi azione impavida mentre sfoggia il fisico invidiabile e il suo gruppo pronto ad assecondarla e a fronteggiare i tre ingombranti visitatori, che dal canto loro si propongono come tre perfetti bastardoni: non dicono subito tutto ciò che sanno e pensano solo a risolvere il loro problema usando qualsiasi mezzo a disposizione. Inevitabilmente si svilupperà presto una lotta intestina, a cui si aggiungerà il pericolo rappresentato dai tre squali che infestano le acque dell'isola, decisissimi a non allontanarsene. Tecnicamente un po' meglio della bassa media del genere, con un fotografia scintillante e riprese subacquee di ottima fattura (grazie anche agli splendidi colori dei fondali sudafricani), il film non ha comunque minimamente la forza di avvicinare le discrete ambizioni del prototipo (già largamente abbandonate nel fiacchissimo sequel). Resta un film di squali come mille altri, uno di quelli che alla fine si ricordano giusto se gli attacchi offrono qualcosa di inedito. In questo caso si contano una decapitazione di slancio, un sorprendente salto fuori dall'acqua per abbrancare al volo il poveretto che si stava tuffando dalla barca e praticamente null'altro, se si esclude il buon finale in cui finalmente si riscontra persino qualche traccia di suspense. Il resto è la solita sbobba, condita da un lungo corpo a corpo tra palestrati che c'entra come i cavoli a merenda e discese sott'acqua con le trasmittenti in attesa che gli squali si facciano vedere. Gli effetti speciali, tutti in computergrafica (ma d'altra parte il numero 1 aprì la strada, in questo senso), sono appena accettabili mentre un po' di sangue in più sarebbe stato gradito, vista la pochezza del resto. S'è visto sicuramente di peggio nel genere ma siamo in pieno anonimato, con dialoghi elementari, cast modesto e tensione pressoché assente...
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi

Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE