il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

COZZILLA vs. GODZILLA
differenze tra le due versioni
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AL CINEMA

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  • Film: Quo vadis (1913)
  • Multilocation: Villa Borghese Pinciana
  • Luogo reale: Piazzale Scipione Borghese 5, Roma, Roma
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  • Film: Le massaggiatrici (1962)
  • Multilocation: Via dell'Industria
  • Luogo reale: Via dell'Industria, Roma, Roma
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ULTIMI COMMENTI

Commento di: Reeves
La damigella vive di ricordi per la sua relazione con Costantino Nigra e perché un amministratore infedele le ha portato via quasi tutto il patrimonio, eppure riesce a consigliare bene una coppia di giovani. Melodramma in costume che Mattoli trae da un romanzo di Salvator Gotta che sembra scritto apposta per Emma Gramatica, capace come al solito di una grande interpretazione. La Torino sabauda (si balla anche la gavotta, il ballo montanaro che a un certo punto diventò il divertimento principale dei Savoia) mai è stata rappresentata con tanta precisione.
Commento di: Pigro
Potente ritratto di un’adolescente lappone durante gli anni 30 della discriminazione etnica, che introietta il razzismo rifiutando la sua origine per diventare svedese con ostinata determinazione. Bellissimo affondo psicologico nel tormento, nel coraggio e nelle ambiguità della ragazza sami che vuole emanciparsi (attrice perfetta), ma anche in una pagina sconosciuta della storia e nelle tante forme del razzismo. Le algide riprese sono come la protagonista: una dura scorza per la sopravvivenza che nasconde sconvolgenti emozioni.
Commento di: Silvestro
Spigliata commedia nella quale emerge il talento recitativo di Castellitto in tutta la sua forza. Mutuando in parte lo schema di Smetto quando voglio (da notare che l'attore protagonista di questa pellicola  ha una piccola parte nel film di Sibilla), Attanasio porta in scena una commedia gradevole e a tratti frizzante, in cui non mancano le denunce sociali soprattutto verso l'endemico nepotismo del sistema italiano. Un ritmo che nel complesso si mantiene sempre buono e un finale che evita la trappola del buonismo e rimane  in linea con il resto del film.
Commento di: Victorvega
Scarso, affidato molto al mestiere per condurre in porto una storia buttata giù senza alcuna pretesa. Se nello sviluppo si ride ben poco e si trovano stilemi che hanno negli anni precedenti contribuito a definire un genere ma ormai logori, occorre rilevare come uniche note positive le presenze di Montagnani in uno tanti dei ruoli per cui è stato sprecato e della Cassini (giudizio esclusivamente estetico). Il resto ha ben poco senso e il punto più basso è rappresentato dal ricorso a battute scatologiche.
Commento di: Il ferrini
Film non privo di un suo innegabile fascino, che incuriosisce e intrattiene fino alla fine, sebbene alcuni passaggi della sceneggiatura siano (volutamente?) poco chiari. Notevoli alcune soluzioni visive tipo la stanza del piacere, mentre sul piano narrativo la parte più interessante è senza dubbio il rapporto padre/figlia. Fin troppo criptica invece - quasi irritante - l'ossessione della dottoressa per indurre una maternità, dato il totale e irreversibile isolamento dell'astronave. Il giardino ricorda quello di Passengers, la disperata solitudine Moon.
Commento di: Rambo90
Sequel simpatico, che ripropone la stessa formula del primo senza inventarsi chissà cosa ma con una sceneggiatura che sa ancora come usare i suoi personaggi, spaziando agilmente tra situazioni comiche e altre più tenere e zuccherose. Steve Martin conferma la sua buona verve nei panni del protagonista, mentre a Martin Short viene concesso più spazio soprattutto nel concitato finale, in cui le risate la fanno da padrone. Godibile e leggero.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Dedicato soprattutto agli amanti di certo cinema americano che affonda il coltello nella rustica crudeltà dei gangster Anni Trenta, nello specifico quelli che giravano su grosse auto nere e vivevano nei campi del Missouri. E' qui che ha infatti piantato le sue radici la famiglia Grissom, governata da una vecchia, scorbutica signora che apparenta imediatamente il film al Corman del CLAN DEI BARKER. Irene Dailey non è Shelley Winters e non ne possiede lo stesso magnetismo, ma sa farsi valere ugualmente. I suoi ragazzi...Leggi tutto se ne tornano una sera dopo aver assaltato una casa in cui altri gangster tenevano provvisoriamente in ostaggio una ricca ragazza rapita poco prima, Barbara Blandish (Darby), che passa così dalle mani di una gang all'altra senza quasi rendersene conto, sconvolta dal sangue e dagli orrori che la circondano (lo scontro tra le due band non è certo incruento). I Grissom sparano  senza pietà e il più tardo di loro, Slim (Wilson), è proprio colui che alla sola vista della ragazza se ne innamora perdutamente, perdendo la testa (o il poco che ne è rimasto) e proteggendola dagli altri; in particolar modo da Eddie (Musante), che parrebbe avere più sale in zucca degli altri e idee piuttosto chiare sul da farsi. Chiesto un riscatto di un milione di dollari (al tempo “una cifra che fa impressione anche solo a leggerla", come fa notare il detective incaricato dal padre di Barbara di consegnarla ai sequestratori), i Grissom lo incassano ma non sembrano avere alcuna intenzione di restituire la ragazza. Eddie e gli altri perché pensano di eliminarla una volta ottenuto il riscatto, Slim perché ha mire ben diverse: la vezzeggia in ogni modo, cerca di farsi amare nonostante l'ovvia ritrosia di lei, le prepara i Martini con l'oliva e le parla, irritandosi con se stesso quando viene rifiutato. E' il rapporto tra i due quello centrale nel film, molto di più di quello che lega gli altri componenti della gang, descritti con tratti tradizionali (quando se ne vanno a eliminare chi credono abbia spifferato la loro responsabilità nel sequestro) e rappresentati al meglio da un Eddie reso interessante soprattutto dal grande carisma di Musante. Non risiede nel copione la forza del film, piuttosto nella capacità di Aldrich di inquadrare la cinica ferocia dei suoi personaggi contrapposta all'incostante atteggiamento tenuto dalla rapita, che realmente dà l'impressione di non saper come reagire nelle diverse situazioni: annichilita dagli improvvisi scatti d'ira di chi le sta davanti, prova a reagire con veemenza, sempre protetta dall'unico vero alleato su cui poter contare e senza il quale sarebbe già cadavere da tempo. Incessantemente coperti da gocce di sudore che si fanno caratteristica identificativa del film ponendo l'accento sulla calura che opprime, i tipici antieroi di Aldrich non fanno nulla per evitare di mostrarsi selvaggi, laidi, incolti e spietati, ma mai ne riesce qui a ricavare scene davvero memorabili. Anzi, in maggior numero sono quelle che si potevano facilmente accorciare per non appesantire la visione, con una Kim Darby non sempre così convincente nel ruolo di sequestrata ostaggio della possessività e delle attenzioni non volute del suo carceriere principe. Tracce di delirante follia negli arredamenti del nido d'amore studiato apposta per la coppia, con colori fortissimi a dipingere scenografie pre-suspiriane e un water in oro che lascia spazio a qualche notazione divertita. Particolarmente azzeccata la figura del detective (Lansing) incaricato di individuare il nascondiglio di Barbara, più stereotipate le altre a conferma di un'opera professionalmente curata e qualitativamente valida ma forse non del tutto digeribile, per i meno avvezzi al genere.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Valido giallo in tre puntate (una cinquantina di minuti ciascuna) scritto con acume dalla collaudata coppia Biagio Proietti/Diana Crispo, i quali come in DOV'E' ANNA concentrano inizialmente tutte le attenzioni sugli ultimi spostamenti di una donna svanita nel nulla, Claudia Fiore. A raggiungerla a Genova, dove viveva (e forse ancora vive) è Franco Riva (Amato), il fidanzato geologo, che rientrando dall'Africa dove ha lavorato per lungo tempo la raggiunge a casa senza trovarla. Chiede alla sorella di lei, Laura...Leggi tutto (Steffan), e viene a sapere che nemmeno quella ne sa niente. A lasciare di sasso Franco è soprattutto la portiera dello stabile in cui viveva: sostiene che Claudia, prima di andarsene, si fosse sposata (!). Che le cose con lei non fossero più come una volta Franco l'aveva capito, ma fare un passo simile senza dire nulla né a lui né alla sorella... Così i due denunciano la scomparsa alla polizia e il commissario Rovelli (Cataneo) si dà da fare per cercare di capire chi la conosca e chi l'abbia vista, nelle ultime settimane. Saltan fuori una coppia non esattamente felice con moglie (Kozlovic) poco amata e marito (Bellei) arzillo e spregiudicato nonché un concessionario d'auto (Marano) il cui nome è presente sull'agenda della dileguata. Qualche sospetto nel frattempo serpeggia anche tra le figure principali; compreso tale Pinardi (Pistilli), un investigatore privato che per seguire mariti fedifraghi aveva finito per scoprire qualcosa di davvero interessante. La storia è molto ben congegnata, sa far ruotare in modo intelligente i personaggi intorno alla misteriosa figura (mai visibile, nemmeno in flashback) di Claudia. Che potrebbe essere ancora viva, certo, ma perché si dice sia andata a Stoccolma? E perché a Stoccolma sono legati anche il concessionario d'auto, la sua segretaria e non solo? E chi era l'uomo con cui pareva vivesse in una suggestiva "villa" scavata nella roccia a picco sul mare? Il regista Flaminio Bollini (quello della Donna velata) gestisce uno sceneggiato che non ha più il fascino di allora, riportato sulla terra da una fotografia a colori scialba e nessuna figura che possa sfoggiare la magnetica malia della Nicolodi. D'altro canto qui il soggetto è ben più solido e ancorato ai canoni del giallo e del poliziesco; il mistero - inteso come aggancio al soprannaturale - non è di casa e si coglie forse solo in qualche sguardo perso nel vuoto di Amato (fratello di Michele Placido, al quale a tratti è davvero somigliantissimo). Deficitaria la direzione del cast, con Pistilli, Cataneo e Bellei che se la cavano e gli altri talvolta in evidente difficoltà (segnatamente la Steffen e lo stesso Amato). Cataneo convince negli interrogatori e in qualche buon innesto ironico, Pistilli è un ottimo attore la cui caratura superiore è subito evidente, Bellei impersona il personaggio più bizzarro, fragile e insolito azzeccando la caratterizzazione. Finale che non si butta via e "Oxygene" di Jean Michel Jarre che riempie tutti i vuoti con i suoni sintetizzati di un album a suo modo epocale. Qualche pista poco chiara (il matrimonio di Claudia in primis) lascia intuire che non tutto torna, ma quel che si riesce a seguire è sufficiente a poter giudicare buono il risultato. La regia mostra qualche zoppicamento, tuttavia ha gioco facile nel dar vita a una sceneggiatura perfettamente calibrata che mette in scena un caso assai ramificato e con qualche colpo di scena davvero ben assestato.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Dai tempi del rivoluzionario THE RING ne è passata di acqua sotto i ponti (soprattutto in campo tecnologico) e parlare oggi di una vhs killer sarebbe ridicolo. Superata anche l'epoca delle telefonate minacciose lanciate nelle varie derivazioni orientali ancora datate si approda quindi allo sviluppo attualmente più logico, quello della diffusione del Male via app. Un aggiornamento senza fantasia però: si vivacchia su un'unica idea che, esaurita la sorpresa iniziale, viene trascinata per un'ora e mezza risultando inevitabilmente...Leggi tutto stucchevole. L'idea riguarda appunto la app: una volta installata sul telefonino (a tradimento, da parte di chi è costretto a farlo per allungarsi la vita) dopo un po' suona, s'accende e trasforma lo schermo in un visore che inquadra come fosse pronto a scattare una foto. Le foto però non le scatta, e quando tu osservi - attraverso quello - quanto ti circonda, vedi presenze fantasmatiche che nella realtà non esistono. Nel contempo parte il tradizionale conto alla rovescia, come da tradizione: hai 24 ore per scaricare l'app (che si chiama "You Die") sul cellulare di qualcun altro e guadagnare in questo modo altre 24 ore di vita. Se non lo fai, allo scadere del tempo crepi abbrancato da presenze che si fanno a quel punto decisamente palpabili. Insomma, un virus che annienti provvisoriamente solo se lo piazzi nel cellulare di qualcun altro seguendo un po' l'effetto a catena di film come IT FOLLOWS (titolo presente non a caso tra i bluray dei protagonisti). L'orrore dovrebbe scaturire dall'apparire, tra i corridoi di casa e le strade, di fantasmi armati di cattive intenzioni, con spaventi improvvisi e un crepitio sonoro che sale nei momenti chiave a livelli fastidiosissimi. Ma la tensione non riesce mai a concretizzarsi e il tutto si risolve in semplici apparizioni di bambine, vecchietti, signore rigide... un nugolo di personaggi bislacchi e tumefatti che dopo un po' non se ne può più. La vittima principe è Asia (Landolfi), la quale al supermarket si fa installare "You Die" da un povero disgraziato che le chiede il telefonino fingendo di dover chiamare i genitori. A casa con l'amica Viola (Piano) e l'amico fraterno Leo (Marazzita) comincerà a scoprire l'inquietante potere dell'app, arrivando a saperne qualcosa di più solo grazie all'amico nerd, che scandaglia il dark web portando alla luce le letali esperienze di chi l'ha provata. Come rispolverata moderna di THE RING poteva anche funzionare, ma certo necessitava di una storia che non ricalcasse tanto banalmente dinamiche ormai in massima parte prevedibili. Il cast - rispetto a prodotti analoghi, chiaramente girati in economia - non è nemmeno così male e un buon apporto viene dalla fotografia che, specialmente al buio, trova qualche insperato cromatismo d'effetto. Però si resta nell'ambito della replica meschina, del ricalco cui manca ovviamente la potenza dell'originale, con una regia che non si fa sentire e una ripetitività di fondo che andava combattuta con maggiore inventiva negli effetti (miseri) o nella ricerca della verità (in questo senso il THE RING americano non si batte). Di conseguenza, per quanto confezionato dignitosamente sotto certi aspetti, il film delude nella sua resa finale, con trovate maldestre (il "link" inciso sul braccio) e un evidente impaccio nel gestire gli sviluppi della storia legati all'interazione tra i tre personaggi principali, cui si aggiungono il fratello di Asia (con relativa fidanzata) e un altro paio di giovani condannati dall'app nelle prime fasi. Qualche discreta location torinese di sfondo, ma non sarà facile salvare il film dall'oblio.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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