il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

POLIZIOTTI VIOLENTI
le location esatte
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282968 commenti | 9190 papiri originali | 50638 titoli | 20570 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: La cento chilometri (1959)
  • Luogo del film: La fermata della corriera dove Elena (Monlaur) prende il mezzo che la porta al conservatorio
  • Luogo reale: Viale Vittorio Veneto, Frascati, Roma
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  • Film: Marrakech express (1989)
  • Luogo del film: Il set cinematografico dove i protagonisti finiscono casualmente dopo essere rimasti senza benzina
  • Luogo reale: Fort Bravo, deserto di Tabernas, Almeria, Spagna, Estero
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Lucius
Stavolta gli "spunti ispirativi" sono in primis Lo squalo 2, ma anche Lo squalo 3, ampiamente saccheggiati. Una regia artigianale che arriva a clonare le sequenze più terrificanti dei film citati, quelle in mare, per intenderci, un po' alla Psycho di Gus Van Sant, ma senza le premesse di Gus, di omaggiare chicchessia. Nonostante tutto, grazie anche ad alcune immagini di repertorio, la pellicola si rivela godibile, come sarebbe stato un dipinto di un allievo di Giotto ispirato al quadro del maestro. Per gli amanti dello shark movie, un passabile prodotto fotocopia.
Commento di: Pigro
Al confine d’Europa c’è Israele: paradossale ma illuminante considerando la provenienza dei suoi abitanti. E al suo confine ci sono i kibbutz, chiusi da recinzioni nel deserto: un altro mondo e al tempo stesso l’incarnazione ultima di un’utopia europea, sionista e socialista, devota a un comunismo basico e radicale. E così il viaggio della ragazza in fuga da Tel Aviv diventa una vera piccola indagine, tra fascinazione e disagio, di una realtà anomala in un territorio anomalo, che invita lo spettatore a riconsiderare il senso dei valori e dei confini.
Commento di: Lucius
Una partita a scacchi dall'inimmaginabile finale. Nel lontano 1987, una scommessa vinta (per gli effetti speciali dell'epoca) tra due interpreti ispirati, che danno vita a un gioco al massacro fatto di colpi di spada attoriali e inaspettati risvolti dello script. L'ambientazione: un cottage, abitato da una signora, al quale un giorno qualunque bussa uno sconosciuto che afferma di essere rimasto in panne con l'auto. I dialoghi tra i due assumono caratteri inquisitori, mentre l'ignoto è dietro la porta. All'apparenza un dramma psicologico, ma solo all'apparenza...
Commento di: Daraen4
Thriller d'azione di sequestro aereo col classico generale cattivone dell'est, missione segreta per dirottare il mezzo che lo trasporta e derivante coinvolgimento del buono-eroe di turno con annessi amici, traditori e comic-relief a seguire; il tutto avvolto in un'inutile e accennata cornice natalizia, utile solo a dare quel tocco di fuori luogo in più; pellicola dall'alto tasso d'azione e dalla bassissima dose di credibilità, che vuol far passare un supereroe per un qualunque uomo addestrato alla lotta e spinto dall'amore; funziona meglio dell'episodio precedente, sì... nulla più.
Commento di: Caesars
Peccato, perché le premesse per qualcosa di meglio c'erano. Un ottimo cast attoriale (davvero spassosa la coppia Lemmon/Falk), la voglia di tributare i grandi Laurel & Hardy (a loro il film è dedicato) e i cartoon: molte idee divertenti. Però l'eccessiva lunghezza danneggia pesantemente il risultato finale. Tutta la parte relativa al complotto nel "principato" poteva essere evitata, o quantomeno accorciata drasticamente, con effetti positivi. La sequenza "torte in faccia" pare essere la più lunga (e quindi la più noiosa) mai realizzata in tale categoria.
Commento di: Pigro
La cantante amante del politico viene uccisa: quasi un plot classico, che qui va in secondo piano rispetto alla notevole rappresentazione dell’ambiente, non solo quello della polizia corrotta ma soprattutto quello del Cairo, nei giorni che precedono uno dei suoi momenti storici, la rivoluzione contro Mubarak. Romanzo esemplare di una città tentacolare e multiforme, quasi allegoria di una mutazione destinata a sancire l’immobilità. Un film incalzante e amaro, senza luce e speranza, che ci trascina in una cinica disillusione.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Con la levità e la soavità francesi che Rohmer ha forse saputo cogliere meglio di qualunque altro regista della sua terra, l'ultimo racconto delle stagioni comincia durante il periodo di vendemmia nella campagna dell'Ardèche. La viticultrice Magali (Romand), vedova, dopo la morte del marito non ha più cercato alcun uomo. Vive col figlio Leo e si trova al centro del doppio tentativo incrociato di accasarla da parte di due donne che le vogliono bene. Rosine (Portal), l'incantevole fidanzata di suo figlio, ormai disinteressata a proseguire la relazione col proprio...Leggi tutto professore di filosofia (Sandre), cerca di spingere quest'ultimo a credere che potrebbe aprire una relazione con Magali, mentre Isabelle (Rivière), libraia di città, la vorrebbe convincere a tentare la via degli annunci matrimoniali. Poiché Magali non pare interessata a nessuna delle due proposte, Isabelle decide di prendere l'iniziativa in autonomia, segretamente: scrive l'annuncio e s'incontra con Gérald (Libolt) con lo scopo di capire se questi possa essere l'uomo giusto per l'amica, inizialmente coprendogli la verità. Il matrimonio della figlia di Isabelle sarà il redde rationem: Rosine e la stessa Isabelle (ognuna all'insaputa dell'altra) porteranno il proprio pretendente facendo in modo che incontri Magali per capire se il rapporto può funzionare. Una trama ingegnosa che ha il grande pregio di apparire sempre naturale e autentica, senza palesare mai la volontà di stupire o colpire. Ogni dialogo (ovviamente opera dal regista) diventa un felice scambio di frasi, di botta e risposta scritti benissimo pur nella loro semplicità, portati in scena da un gruppo di attori diretti splendidamente, chi contando sulla propria deliziosa avvenenza (Portal), chi coadiuvato al meglio da qualità acquisite con l'esperienza. A rapire più di tutti è tuttavia forse il Gérald di Libolt: pacato, arguto, mai banale, sa infondere al suo personaggio una gentilezza nei modi e una capacità di reagire nella massima correttezza che coinvolge, incuriosendoci nei confronti delle sue mosse successive. Straordinari gli incontri con la Rivière, giocati sulla stuzzicante complicità dello spettatore: sappiamo bene che non è lei la donna dell'annuncio, eppure è lei la prima a giocare sull'equivoco, a nascondere a lungo la propria vera natura. Senza alcuna musica d'accompagnamento come d'abitudine, i dialoghi devono avere una propria forza non indifferente per reggere così a lungo in un film che non ha l'ambizione di colpire per la ricercatezza della messa in scena o la ricerca stilistica. E' un modo di fare cinema diverso dalla norma, che conserva una sua fortissima identità e che si sposa al meglio con la natura bucolica delle location, attraendo per la spontaneità della recitazione fusa al meglio con la capacità di ricoprire l'intreccio, piuttosto ricercato, d'un manto di felice gradevolezza: mai una volta si alzano i toni, le scene fluiscono regalando l'impressione di una perfetta omogeneità, prevalgono i sorrisi persino nel personaggio più burbero (quello della Romand) e il finale chiude senza clamore lasciando persino qualcosa d'inespresso.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il celebre romanzo di Moravia aggiornato ai giorni nostri, con una famiglia senza un padre in cui la madre Maria Grazia (Bruni Tedeschi) cerca di farvi regnare un'impossibile armonia senza accorgersi delle tensioni che la lacerano, dovute principalmente all'indole non esattamente da buon samaritano di Leo (Pesce), l'uomo con cui sta insieme. In pessimi rapporti col figlio Michele (Crea), attratto dalla figlia diciottenne Carla (Grannò) che guadagna qualcosa come streamer (gioca online pagata da chi la segue), Leo guarda prima di tutto - sempre - ai propri interessi, conscio di...Leggi tutto quanto Maria Grazia sia ormai sempre meno a contatto con la realtà. Un personaggio, quest'ultimo, a cui Valeria Bruni Tedeschi dona il consueto appeal lunare che la porta costantemente a travisare quanto le accade intorno, a non vedere quello che tutti hanno già abbondantemente capito. Ad esempio come la sua amica Lisa (Mezzogiorno) - peraltro ex di Leo - se la faccia con Michele in un cortocircuito erotico che si chiude con le ripetute avance dell'uomo alla fresca maggiorenne Carla, la quale pare subirle passivamente. Non è però quello che accade in scena a contare - in fondo è davvero poco - quanto l'atteggiamento dei protagonisti, il loro muoversi spesso abulico, schiavi economicamente di un uomo che Maria Grazia ama ma non riesce a far accettare al figlio. Non c'è nessun altro in scena, tutto si gioca nei rapporti tra i cinque protagonisti, con la Mezzogiorno più defilata ma presenza comunque indispensabile a bilanciare i precari equilibri familiari e tra ambienti interni per buona parte appartenenti al lussuoso appartamento degli Ardengo. Roma per il resto fa da silente spettatrice, ripresa perlopiù dall'alto o attraverso le ampie vetrate di casa. La recitazione diventa quindi - soprattutto in presenza di una sceneggiatura non certo virtuosistica - fondamentale: fortunatamente può contare sulla solida interpretazione di un Pesce come da copione sottilmente sgradevole e di una Bruni Tedeschi che s'impone su tutti caratterizzando il film con la svampitezza deresponsabilizzata di una donna incapace di leggere correttamente il mondo in cui vive, compatita più che amata, tarda al punto da non far nemmeno caso alla triste confessione della figlia, o forse decisa a non ascoltarla per non privarsi di quegli ultimi scampoli di felicità che una situazione triste e dal futuro oscuro le concede. Il regista e cosceneggiatore Leonardo Guerra Seràgnoli riprende concedendosi rari guizzi senza quasi mai far sentire la propria mano, lasciando che siano le tensioni latenti e costanti a guidare il racconto, gli sguardi carichi di apprensione della Tedeschi che si traducono nella sua certezza di non saper dominare la situazione, preoccupata di comporre (vanamente) i contrasti tra Leo e il figlio, di salvaguardare un'immagine pubblica ormai svanita. La storia scorre però incolore come l'acqua, senza lasciare segni tangibili del suo passaggio, come spiccioli di banalità cui non si è riusciti a dare forma e sostanza, lasciati a svilupparsi futilmente senza mai affondare il colpo come si poteva; forse proprio per comunicare quel senso di indifferenza suggerito dal titolo, come se tutto contribuisse a sottolineare una normalità che si fa strada anche nell'eccentricità.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Gioco di carte diventato negli ultimi anni frequente passatempo (soprattutto) per donne in età non più verde, il burraco finisce al centro di un film in cui tuttavia il focus vero punta alla più classica delle storie d'amore. Nella suggestiva cornice laziale di Anzio, quattro amiche si ritrovano con regolarità nella casa di Miranda (Guzanti), la più giovane - che vive con la suocera (Goggi) - per dedicarsi al loro passatempo preferito. Le altre tre sono Eugenia (Finocchiaro), lunare e pasticciona, Rina (Minaccioni), notaio, cleptomane e bugiarda e infine Irma...Leggi tutto (Gerini), musicista il cui rapporto col marito che la tradisce sembra giunto a un punto di non sopportazione. Tanto è vero che quando un bel pescatore marocchino (Zouaoui) la soccorre dopo una caduta al porto, la scintilla tra i due scatta con immediatezza imbarazzante. Il più tipico dei colpi di fulmine, che ridarà vita a Irma portandola al settimo cielo (anche fisicamente grazie al jet privato di lui, che si scopre essere in realtà ricchissimo). Solo che all'orizzonte c'è il torneo nazionale di burraco, per il quale le amiche della fuggitiva sanno di avere le... carte giuste per arrivare a piazzarsi bene. Tocca riportare Irma alla realtà, con tatto. A non averne è semmai il marito di lei, che si fa filmare mentre amoreggia poco pudicamente con l'amante. Posta la Gerini come protagonista, unica a ritagliarsi uno spazio al di fuori del gruppo, gli autori scelgono alcune tra le attrici più spiritose che il panorama nazionale possa offrire per una commedia tutta al femminile, diretta dalla veterana Giuliana Gamba (che sceneggia assieme a Francesco Ranieri Martinotti). Un certo spasso dovrebbe essere garantito, con Loretta Goggi a chiudere il cerchio chiamata al ruolo della suocera pettegola ma a suo modo brillante e i maschi relegati ad anonime spalle (compreso il bel marocchino, funzionale a un ruolo che non va oltre quello del principe azzurro pronto a traghettare Irma nel mondo dei sogni). Purtroppo il copione non serve il cast a dovere e il (modesto) divertimento sembra più da attribuirsi alla verve delle attrici, con la Gerini che si conferma ottima interprete a tutto tondo, la Minaccioni e la Guzzanti smaliziate che ci mettono del loro per dare grinta a dialoghi non esattamente memorabili e la sola Finocchiaro, un po' spaesata col suo spirito da simpatica svampita, a faticare nel trovare i tempi giusti e l'inserimento corretto nel gruppo. Il pregio maggiore resta una regia spigliata che riesce a mantenere un buon ritmo nonostante la precarietà della sceneggiatura (annaspando solo nelle parti in Marocco, imposte evidentemente dalla coproduzione e che ci restituiscono immagini dell'Africa più turistica e stereotipata, tra sabbie e cammelli); alle prese con un soggetto striminzito, il film infila un paio di buone battute in tutto, poi naviga a vista sfruttando la coralità di situazioni in cui viene sviluppata la solidarietà di gruppo condita dalle blande, vicendevoli accuse tra le quattro, le cui coordinate psicologiche fornite nelle prime descrizioni vengono presto abbandonate e mai più riprese. Delle partite a carte s'intravedono un paio di giocate che ci fan capire quanto il burraco venga usato come futile pretesto per riunire le quattro amiche dando loro la possibilità di trascorrere il tempo insieme.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE