il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

DIEGO 100%
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273890 commenti | 9041 papiri originali | 48639 titoli | 19893 Location

AL CINEMA

LOCATION ZONE

  • Film: Comprarsi la vita (1990)
  • Luogo del film: Palazzo del Ragno
  • Luogo reale: Piazza Mincio, Roma, Roma
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  • Film: Si può fare l'amore vestiti? (2012)
  • Luogo del film: Il negozio di Isabella (Rocco), che Aurora (Guaccero), tornata al paese natio, conoscerà
  • Luogo reale: Piazza Vittorio Emanuele, Polignano a Mare, Bari
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  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Von Leppe
Walt Disney racconta la storia vera di Bobby, il famoso cagnolino che rimase a fare la guardia sulla tomba del suo padrone fino alla fine dei suoi giorni, e cioè per ben quattordici anni, nello storico cimitero di Greyfriars a Edimburgo. Buona la ricostruzione ottocentesca della capitale scozzese: rispetto ad altre pellicole dell'epoca si avverte che la produzione Disney è più cospicua (Le iene di Edimburgo è dell'anno prima). Il film non insiste troppo sul lato lacrimevole della vicenda e risulta divertente, tuttavia certe situazioni e la trama non convincono appieno.
Commento di: Caesars
Pellicola curiosa che mischia allegramente commedia nera con toni più orrorifici e che vede il suo punto di forza nell'interpretazione di Victor Buono. Per il resto non presenta grandi spunti d'interesse e talvolta il rischio noia è avvicinato in modo davvero pericoloso. Comunque il lavoro ha una sua dignità e, pur senza essere un obbligo, una visione si può anche concedergliela.  Divertente la didascalia finale.
Commento di: Pumpkh75
Modesto, davvero modesto. Passi per la storia ciancicata e disabitata da menti creative, passi pure per la CGI da amatori squattrinati, ma da una commedia horror ci si aspetta quantomeno di sorridere e qui labbra e mascella sono pietrificate. Responsabilità anche del cast: antipatico, grossolano, fuori giri e a occhio neanche troppo divertito. Siamo ad Amsterdam ma scordatevi di canali, donnine e coffee shop: tutto è impersonale e industriale; fosse stata Bolzano o Canicattì non ce ne saremo accorti. Risparmiate tempo e denaro.
Commento di: Minitina80
Un dramma nero come la pece che risalta ancora di più nell’innevato paesaggio argentino, freddo e silenzioso. A livello di scrittura non ha molto da invidiare a nessuno, non emanando un solo briciolo di positività e mettendo in scena una tragedia familiare che lascia senza fiato. Procede a un ritmo tutt’altro che frenetico e proprio la lentezza narrativa può essere un'arma a doppio taglio perché a qualcuno potrebbe non piacere. Lo stile asciutto e privo di qualsiasi artifizio cinematografico deflagra in una seconda parte tutta da vedere.
Commento di: Max73
Mastrocinque confeziona un simpatico filmetto, piacevolmente "libertino" e disimpegnato, in fondo non troppo dissimile dal successivo Come imparai ad amare le donne di Luciano Salce, potendo contare su un gineceo di attrici altrettanto ricco e intrigante. Se vi capita di trovarlo da qualche parte dateci senz'altro un'occhiata perché assolutamente lo merita.
Commento di: Nando
Una narrazione introspettiva che vede protagonista una donna di ritorno a Napoli dopo anni per vendere la casa di famiglia. Un doloroso tuffo nel passato adolescenziale, per riaprire tremende ferite rimosse e alla fine stilare un bilancio della propria vita. All'inizio la narrazione parte in sordina mentre nella seconda parte acquista un bel ritmo che culmina in un emozionante finale. In parte la Mezzogiorno, ben coadiuvata dal misterioso Amato, buone le ricostruzioni dell'epoca.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Un Pupi Avati quintessenziale inserisce nel film gran parte degli elementi che ne caratterizzano da sempre lo stile. A partire dall'ambientazione retrodatata che ci riporta agli Anni Venti, quando sull'Appenino umbro un procacciatore fallito (Cavina), dopo aver provato ogni sorta di lavoro si occupa di convincere i contadini del luogo a convergere per il primo sabato d'estate alla balera sul fiume di suo fratello Loris, dove uomini in cerca di moglie incontreranno donne si presume disponibili allo stesso scopo. Il film tende da subito verso il finale, in cui sappiamo come l'evento...Leggi tutto riunirà i diversi personaggi che la storia ci farà conoscere. A partire da Ines (Cervi), dattilografa innamorata del figlio (De Rienzo) del suo datore di lavoro bolognese. Tornata dalla madre per le vacanze, aiuterà la sorella (Muti) di una ricca signora dal passato chiacchierato (Miglio) a trascrivere un romanzo in cui la prima ha intenzione di spiattellare nomi e cognomi dei cento amanti della seconda. Al gruppo di aspiranti ballerini in viaggio (guidati dal "fratello di Loris", di cui nessuno pare conoscere il nome) si unisce intanto anche un medico dal carattere solitario e schivo (Delle Piane), cui è stato detto che alla balera dovrebbe recarsi anche una sua vecchia fiamma della quale ha da tempo perso le tracce. Pretesti per raccontare le vite di personaggi spesso strampalati, figure bizzarre (si pensi al fotografo che commenta ogni suo scatto con un "E' venuta benissimo!" accompagnato da un sorriso smagliante) o semplicemente ben descritte, con quella cura e attenzione che da sempre Avati dedica ai suoi protagonisti. E' ancora una volta un film di luoghi e volti, di attori diretti al meglio che riescono a trasportarci miracolosamente in un mondo lontanissimo dal nostro, fatto di abitudini e costumi scomparsi, di rituali che oggi non possono che far sorridere e dei quali non a caso una sceneggiatura arguta (scritta da Pupi assieme al fratello Antonio) sa cogliere spesso il lato comico, con frasi e dialoghi ricchi di ironia, espressioni che s'accompaganno mirabilmente a scambi imprevedibili. E se Cavina meglio di tutti incarna lo spirito del film, nulla si può eccepire sulla solita eccellente prova di Delle Piane, che anche alle prese con un personaggio meno centrato del consueto non manca di emozionare. Alla Cervi il ruolo più legato a sentimenti universali che facilmente troverebbero spazio - senza originare grandi differenze - in un qualsiasi film rosa. Ampio utilizzo di esterni nel verde, casolari e ville scelti oculatamente, interni rustici ricreati con eccellente gusto e la fotografia del fido Cesare Bastelli che illumina al meglio gli spazi, solare e di gran pregio (meno incisive invece le musiche di Ortolani). Senza dire nulla di nuovo, ricorrendo a una messa in scena e un mestiere che Avati ha saputo trasformare in stile, LA VIA DEGLI ANGELI è un delicato ritratto di un'epoca passata ma colta in una quotidianità solitamente assente al cinema, piacevole e rilassante da riscoprire col sorriso e qualche lacrima, più ficcante e adorabile quando si concentra, scherzandoci sopra, sull'avventura del "fratello di Loris". Riconoscibilissimo il sorriso di una giovane Ramazzotti ai suoi esordi su grande schermo (durante la festa in balera).
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Blake Edwards scrive e dirige una commedia senza alcuna pretesa che non sia quella ricavabile da quanto il titolo (che riprende correttamente quello originale) promette: toni altamente farseschi e personaggi privi di spessore seguono una traccia creata col semplice scopo di incrociare diverse storie che mettano protagonisti e antagonisti in contrapposizione; il tutto verrà condito con mafiosi da operetta, belle donne, una vagonata di musica eighties da classifica (Los Lobos, Mr. Mister, Christine McVie, Smokey Robinson...), inseguimenti di corsa o in auto, un accenno di sesso e un Ted Danson...Leggi tutto sciupafemmine che dovrebbe fungere da mattatore. La ricetta funziona? Sì e no. E' indubbio che qualche buona gag verbale (più di quelle slapstick) funzioni, che la regia di Edwards confermi di saper manovrare questo tipo di cinema con grande competenza, ma a lungo andare l'estrema superficialità emerge assieme al numero piuttosto scarso di battute centrate. Si inizia con un attore da strapazzo, Spence Holden (Danson), che per caso ascolta il discorso tra due tirapiedi d'un mafioso: il cavallo di una corsa verrà pesantemente dopato e vincerà sicuro. Contattato l'amico Dennis (Mandel), che lavora in un fast food, si fa prestare i suoi risparmi e li punta all'ippodromo vincendo 10.000 dollari. Tutto bene? No, perché i due tirapiedi, accortisi che Spence li ha spiati, inseguono lui e Dennis spietatamente fino a un'asta dove i nostri, alzando per errore un braccio, si aggiudicano una pianola da... 10.000 dollari. Fortunatamente per loro un'assistente delle casa d'aste (Edwards), che si scoprirà avere un debole per Dennis, trova poco dopo un aquirente per la pianola: si tratta di Claudia Pazzo (Alonso), moglie del boss (Sorvino) che ha fatto drogare il cavallo. Capito il giro? Tutto si incrocia, tutto si muove al servizio di una girandola di colpi di scena che si susseguono e vengono travolti un minuto dopo da una nuova scena d'azione, con tanto di fast motion a testimoniare una chiara discendenza di certe sequenze dalle comiche d'un tempo. Un'operazione vecchio stile quindi, riverniciata alla luce delle nuove tecniche di ripresa, da musiche ben presenti che tengono il ritmo (i sintetizzatori dominano, visto l'anno) e da una recitazione sovreccitata che si placa giusto nelle parentesi sexy (quindi in presenza di Danson, soprattutto). La polizia fa da corollario con pedinamenti e interrogatori di routine talvolta spassosi; eppure, nonostante l'esperienza di Edwards in regia, i passaggi stanchi non mancano e spesso anche quelli veloci hanno il sapore di una comicità difficilmente digeribile che punta troppo sulla simpatia invero non irresistibile della coppia protagonista. Sovente massacrato dalla critica oltre i suoi demeriti, ha comunque alcune sapide frecce al proprio arco. Saggiamente dura un'ora e mezza e non un minuto di più...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Le paradisiache immagini delle Florida Keys sulle quali si apre sono già quanto di meglio si possa ottenere dal film di Jared Cohn, che finché riprende meravigliose panoramiche di mari dai colori incredibili, spiagge bianche, isole e scogli predispone al meglio l'appassionato. L'ambientazione c'è. Manca tutto il resto, purtroppo... Produzione Asylum tra le meno fantasiose di sempre in tema, si limita a piazzare tre ragazzi in kayak in balia degli squali: Jason (Pearson), ex fidanzato della protagonista Sarah (McGarvin), sta accompagnando lei e una giovane make-up...Leggi tutto artist in ascesa, Meghan (DeStefano), verso una nuova isola da poco emersa grazie a un uragano. L'idea è quella di realizzare un bel servizio fotografico (Jason lavora nel campo) in un Eden tutto da scoprire. Già alla prima tappa su uno scoglio in mare aperto, tuttavia, il gruppo si ritrova a che fare con gli squali. Rimasti sullo scoglio, capiscono che non ce ne sarà per molto: la marea è destinata a sommergere tutto e allora... Solo il telefonino di Sarah, a corto di batteria, prende; ma può essere utilizzato per un'unica chiamata. La ragazza decide di contattare il padre (Meghan l'aveva inutilmente supplicata di comporre il 911): lavorando per la Civil Air Patrol, quest'ultimo (Madsen) si mette immediatamente a studiare come aiutare la figlia. Lo fa via computer a dire il vero, perché Madsen dalla sua stanzetta (anzi, dalla sua sedia) non si muove praticamente mai per tutto il film, limitandosi a fingere preoccupazione e terrore, a lanciare messaggi telefonici alla segreteria del cellulare della figlia, a sgranare gli occhi senza perdere la bussola. Non che diriga grandi operazioni... Giusto qualche chiamata alla Guardia Costiera o ai suoi uomini, il minimo indispensabile per farci capire che qualcosa sta facendo. Ma ovviamente il film è altrove, in mare, dove in kayak tocca combattere contro le immancabili orde di squali digitali e sperare di pagaiare fino alla vicina isola (che è poi quella alla quale il gruppo puntava inizialmente). Attacchi contenutissimi e ben poco spettacolari, lunghe riprese subacquee dei pescecani alternate ad altre dall'alto che mostrano le sagome muoversi intorno ai protagonisti o altre ancora (un paio di una certa suggestione) che inquadrano le minacciose pinne in avvicinamento. Il problema è che non c'è niente da dire: esaurite quelle quattro parole riguardanti i ricordi di Sarah circa la madre morta di cancro o il suo periodo con Jason, si raschia il fondo del barile troppo a lungo rifugiandosi per forza di cose, appena possibile, sulle espressioni di terrore dipinte sui volti. Con una sceneggiatura tanto misera, incapace di rendere minimamente coinvolgenti pure le ricerche di papà Madsen dalla sua stanzetta in legno (non che lui si sprechi, sa bene in che film è finito e non è certo la prima volta), si rimpiangono le riprese documentaristiche iniziali, in cui almeno qualcosa di più di qualche canoa in mare aperto si vedeva. Inutile soffermarsi sulla sfida finale, ovviamente lontana da ogni credibilità e risolta sbrigativamente nel peggiore dei modi. Recitato decentemente (soprattutto dalla McGarvin), impacchettato in una piacevole fotografia dai colori sparatissimi, con effetti speciali che nel 2020 cominciano a farsi quasi accettabili anche quando non ci sono i soldi, è purtroppo debole in troppi reparti nonché superfluo nella migliore delle ipotesi: tensione inesistente, inquadrature sempre uguali e un Madsen in versione mummia che ripete instancabilmente alla figlia via telefonino (in diretta e via segreteria): “Ti  voglio bene, I love you, ghe pensi mi”.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

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