ALFRED HITCHCOCK PRESENTA EPISODIO PER EPISODIO

20 maggio 2012

LA PAGINA DEGLI ESPERTI

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Non tutti gli episodi della serie sono stati tradotti in italiano. Quelli che vedete preceduti dal segno "" sono per l'appunto quelli rimasti inediti in Italia.

 
SERIE CLASSICA (1955/1962) 268 EPISODI
 
STAGIONE 1(1955/1956)

1. VENDETTA (Revenge) di Alfred Hitchcock
**! Hitchcock introduce a suo modo il primo episodio della serie (che dirige subito di persona), impostando così una formula destinata a fare epoca: breve introduzione divertita (spiega chi è, come si chiama la serie...), 20 minuti di storia e ritorno dopo la chiusura per un ultimo commento sarcastico (che qui ci dice come si conclude la storia raccontata). Anche l'episodio è a suo modo paradigmatico: un'unica idea (legata al colpo di scena finale) attorno alla quale si sviluppa la storia, in questo caso non troppo interessante. Lei è la Vera Miles di Psyco, e interpreta una ballerina esaurita in vacanza col marito al campeggio. Durante l'assenza di lui qualcuno entra nella roulette e... Finale oggi prevedibile, al tempo invece dovette colpire non poco. Dialoghi un po' fiacchi, ma confezione di qualità. (Zender)

2. PRESENTIMENTO (Premonition)
***
Hitchcock quando ancora introduceva parlando solo ed esclusivamente dell'episodio che sarebbe incominciato di lì a poco... Spiega cosa si intenda per presentimento, dice il nome del protagonista e sfida i telespettatori a indovinare di che tipo di presentimento si tratti. L'episodio vede Kim Stanger (John Forsythe) tornare a casa dopo un periodo di quattro anni trascorsi a insegnare musica alla Sorbona. Torna senza un vero motivo, solo perché ha avvertito un presentimento; e in effetti quando arriva nella città natale scopre che suo padre (col quale aveva un pesimo rapporto) è morto. Da quattro anni, senza che nessuno gli abbia detto niente, mentre l'eredità è andata tutta al fratello! Naturale che Kim cominci a indagare, aprendo un vero e proprio giallo destinato a concludersi con una sorpresa che all'epoca dovette stupire parecchio. Diretto da Robert Stevens senza troppo brillare, è però un episodio scritto saggiamente, capace di coinvolgere non poco in attesa di capire cosa sia davvero successo, alla morte dell'uomo. Qualche indizio sparso nel corso degli eventi, ma niente che faccia troppo intuire il finale. Piacevole, gustoso, ti lascia con la giusta soddisfazione. (Zender)

3. GRILLETTI AL GUINZAGLIO (Triggers in Leash)
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Hitchcock è alle prese con una pistola, e introduce l'episodio dicendo che ne vedremo due (di pistole) e anticipandoci qualcosa: che siamo in ambito western, ad esempio, e che non ci saranno i cavalli (costavano troppo). L'episodio è infatti completamente ambientato in una locanda di cui vediamo solo la piccola sala d'entrata, con un paio di tavoli e una ucina. E' gestita da una donna dall'aria furba, che lì accoglie un pistolero evidentemente turbato (Gene Berry, che anni più tardi sarà l'antagonista, nella parte d'uno psichiatra, dell'esordio di Colombo, "Prescrizione assassinio"). Presto capiremo il perché: entra infatti poco dopo in locanda un altro pistolero, deciso a ucciderlo per via di una partita a poker finita male. La donna cercherà di convincerli a non sfidarsi in duello, e per farlo dovrà escogitare qualcosa. Il titolo è perfetto e aderentissimo. Un piccolo mezzogiorno di fuoco coi due pistoleri che si fronteggiano sempre pronti a spararsi non appena l'altro estrarrà la pistola. Tensione palpabilissima, esemplarmente hitchcockiana, tenuta alta fino al divertente epilogo (con sorpresa, ovvio). Gene Berry splendido nel comunicare la suspence, tesissimo! Hitchcock ritorna per comunicarci un ulteriore (improbabile) finale. (Zender)

4. NON TORNARE VIVA (Don't Come Back Alive)
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Hitchcock, sia all'inizio che alla fine, è concentrato sull'episodio e interroga i "gentleman" all'ascolto: per quanto tempo sareste disposti  a non vedere vostra moglie? E di questo l'episodio parla: il protagonista infatti (Sidney Blackmer), che vive con la moglie (Virginia Gregg) all'ombra di debiti e bollette non pagate, decide insieme a lei di truffare l'assicurazione sulla vita: basterà che la donna sparisca per sette anni e la legge dovrà dichiararla legalmente morta. Passato il periodo tornerà e la coppia si ricongiungerà. Ovviamente ciò comporta sette anni di lontananza, che per una coppia di una certa età non sono esattamente pochi. Specie per il marito, costantemente assillato dal detective dell'assicurazione, convinto che lui abbia ucciso la donna per intascare il premio. E il tempo passa... Ottimo episodio: ingenera molta curiosità per il finale (che tutto sommato non deluderà) ed è interpretato molto bene dai tre protagonisti (lui, lei e il detective). Riuscire ad abbracciare un periodo tanto ampio in venti minuti non era facile, ma il regista è stato bravo nel cogliere i momenti salienti e le espressioni provate sul volto di Blackmer. Appassiona. (Zender)

5. NELL'ARIA RAREFATTA (Into Thin Air)
****
Hitchcock presenta l'episodio entrando nello specifico, anticipandoci che si parlerà di una persona scomparsa, tema già più volte utilizzato al cinema, anche dal celebre... Alfred Hitchcock in "La signora scompare"! Un'autocitazione che ci introduce a un episodio in cui la protagonista è proprio Pat(ricia) Hitchcock, nientemeno che la figlia del Maestro (il quale chiuderà suggerendo "Davvero brava la protagonista, non trovate?"). Non è però lei a scomparire quanto invece la madre, giunta con la ragazza a Parigi dall'India nei giorni della grande Esposizione. Alloggeranno in albergo, ma la madre si sentirà subito male. La figlia viene mandata dal medico a prendere delle adeguate medicine, ma al suo ritorno, in albergo, nessuno pare più riconoscerla, e la madre (che nessuno dice di aver visto) ovviamente risulta di fatto scomparsa! Una situazione paradossale condotta benissimo e diretta con bella cura da Don Medford, che sa rendere al meglio la condizione terribile in cui si ritrova la povera Diana Winthrop, scambiata per una pazza vittima di allucinazioni. Il finale (nerissimo, a suo modo geniale e inatteso) spiega in modo eccellente il tutto. Esemplare, e adeguata la figlia di Hitchcock. (Zender)

6. SALVAGE (Salvataggio)
**!
Hitchcock è seduto sulla sedia del regista davanti alla sua troupe, dandoci le spalle. Dice di volerci spiegare come si lavora nei suoi telefilm... Divertente la sedia con bersaglio disegnato sopra regalatagli dai suoi collaboratori nel finale. L'episodio racconta la storia di Lois (Nancy Gates), una ragazza il cui ex ganzo, Dan (Gene Barry), sta uscendo di prigione con pessimi propositi, considerando che tutti sanno come sia stata lei a provocare la morte del fratello di lui, a cui questi era affezionatissimo. Lois chiederà aiuto ai tanti amici di Dan, ma nessuno pare disposto a darle una mano, e la rassegnazione è a un passo. L'incontro con Dan pare fatale, ma lui a sorpresa, vedendola derelitta e pronta a farsi uccidere senza problemi, decide di farle aprire un negozio e farla rinascere a nuova vita. L'episodio è ben diretto, correttamente interpretato dai due protagonisti, ma è evidente come sia costruito in funzione di un finale telefonatissimo, a cui tutto tende. Ciò non toglie per fortuna che sia comunque una storia piacevole da seguire e organizzata in modo eccellente. (Zender)

7. CROLLO NERVOSO (Breakdown) di Alfred Hitchcock
**** Hitchcock è assorto nella lettura di un giallo tascabile (che dice essere meno utile di quelli "seri" perché non può essere usato come fermaporte) e ci spiega che l'intento della serie è quello di proporre piccoli racconti con una morale su cui riflettere. Il protagonista di quest'episodio (Joseph Cotten) è un uomo d'affari senza scrupoli, che dopo aver licenziato un dipendente che lo supplicava in lacrime di non farlo, si scaglia contro l'inutilità del pianto. Tornando a New York in auto, però, incappa in un incidente che gli regala una posizione di morte apparente, col volante incastrato sotto il mento: è cosciente, pensa (i suoi pensieri sono la voce "fuori campo") ma tutti lo ritengono morto (nessuno che si avvicini per sentirgli il cuore o il polso). Un soggetto semplice, un'unica idea portante eppure uno dei più celebri episodi della serie (non a caso diretto dallo stesso Hitchcock). I primi piani sul volto di Cotten impietrito sono realmente angoscianti, e la sua sensazione di impotenza viene trasmessa allo spettatore: per quanto si sforzi non riesce a far capire di essere ancora vivo! Finale beffardo, in linea con la morale a cui faceva riferimento Hitchcock in apertura. Un episodio che regala una inedita sensazione di straniamento che la regia rende mirabilmente. (Zender)

8. LA NOSTRA CUOCA E' UN TESORO (Our Cook's a Treasure)
** Hitchcock in versione sommelier è seduto a un tavolo per assaggiare tre diversi vini: un suo amico gli ha detto che uno di essi è stato alterato e lui dovrà capire quale. E' quello del terzo bicchiere, che contiene... arsenico! E proprio di arsenico parla l'episodio, in cui un uomo d'affari (Everett Sloane) che vive con la moglie ha appena assunto una nuova governante. Dai giornali viene a sapere che a piede libero c'è una signora che uccide gli uomini con l'arsenico e si chiede (dopo aver avuto un'indigestione) se la donna ricercata dalla polizia possa essere la nuova governante! Episodio che guarda allo stesso spunto su cui si basava 14 anni prima l'hitchcockiano "Il sospetto", anche se ovviamente la concisione del telefilm richiede uno sviluppo ben più immediato. A ben vedere ancora un caso in cui tutto si basa sul colpo di scena finale, tolto il quale resta poco o niente, al di là dei terrori (in parte giustificati) del protagonista. Deliziosa Janet Ward nei panni della moglie, burbera e ambigua Beluah Bondi in quelli della governante (non solo cuoca come indica il titolo). (Zender)

9. SCOMMESSA AZZARDATA (The Long Shot)
**** Hitchcock è di spalle mentre gioca con una slot machine (pare però vincere solo arance...). Siamo in tema, questa volta, come ci anticipa lui stesso, perché l'episodio parla proprio di uno scommettitore (ai cavalli), che per non pagare un debito decide di rispondere a un annuncio sul giornale nel quale si chiede un compagno di viaggio londinese per andare in auto da New York (dove si trovano) fino a San Francisco. Un coast to coast con un gentiluomo inglese che non fa altro che parlare della sua città, ma che pare avere con sè un bel mucchio di soldi e un documento importante... Strutturato benissimo, un "on the road" in miniatura che appassiona e intriga fino alla conclusione, in cui interverrà un doppio colpo di scena geniale a suggellare uno splendido esempio di come si riesca a fare un bel giallo (ma l'impostazione è da noir, con tanto di voce fuori campo del protagonista) anche senza troppi mezzi. (Zender)

10. IL CASO DEL SIGNOR PELHAM (The Strange Case of Mr Pelham) di Alfred Hitchcock
**! Hitchcock parla di strani scherzi e di una storia inquietante, ovvero quella che andremo a vedere. Il protagonista (Tom Ewell) racconta la sua strana vicenda a uno psichiatra che frequenta il suo stesso club: il giorno prima è stato scambiato per un altro, ma la cosa si è ripetuta fino a che l'uomo si è convinto che doveva esistere in giro un suo sosia. La cosa si fa più grave quando pare che anche il suo domestico e chi a lui più vicino gli parla come se lui fosse stato dove non ricorda affatto di essere stato. Dove sta la verità? La scopriremo (non con tutte le certezze del caso) nel finale, prima di ritrovare un divertente Hitchcock strillante nei saluti finali, bloccato dagli infermieri mentre grida "Sono io il vero Hitchcock"! La storia è condotta con abilità, va detto, anche perché è uno degli episodi diretti da Hitchcock in persona, ma nonostante la buona performance del protagonista assoluto il finale lascia l'amaro in bocca ed è impossibile non notare una certa ripetitività, nello sviluppo degli eventi. Pecccato, perché le basi sembravano promettere davvero bene! (Zender)

11. IL TESTIMONE COLPEVOLE (Guilty Witness)
** Hitchcock è interrotto mentre sta sistemando quella che definisce una... "composizione artistica" per il suo salotto: una corda da impiccato! L'episodio racconta di due coniugi che hanno frequenti litigi e dei loro vicini di casa, che ascoltano abitualmente gli alterchi e che una volta credono di capire che, in seguito ad uno di essi, la moglie muoia. Ma siccome la moglie il giorno dopo si ripresenta, i due ritengono che a quel punto sia stato lui a morire, visto che non lo si vede più in giro. Arriva nel condominio la omicidi... Visto che tutto pare abbastanza lineare, riesce difficile capire dove possa annidarsi il colpo di scena finale, che invece arriva e puntualmente... sorprende! Buono il personaggio studiato per il protagonista (Joe Mantell): per far andar bene il negozio di sua proprietà è costretto ad avere sempre buoni rapporti con tutto il vicinato, per cui non asseconda i timori della moglie, convinta che al piano di sopra sia successo qualcosa di brutto. Piuttosto anonima la sceneggiatura (per non dire della regia). Trascurabile. (Zender)

12. BABBO NATALE E IL RAGAZZO DELLA DECIMA STRADA (Santa Claus and the Tenth Avenue Kid)
*! Esilarante Hitchcock ripreso mentre sta murando il camino di casa per impedire la discesa di Babbo Natale (nei saluti vedremo che il povero Babbo cadrà nel tranello); anche l'episodio è naturalmente a tema natalizio, con un un uomo (Barry Fitzgerald) che appena uscito per la quinta volta di prigione viene spedito a lavorare ai Grandi Magazzini, dove messi barba e baffi finti dovrà trasformarsi da Babbo Natale per distribuire regali ai bambini. Il suo carattere ruvido non è dei più adatti al ruolo, ma farà buon viso a cattivo gioco ritrovando nel ragazzino del titolo una persona disillusa quanto lui, che sogna solo di poter portare a casa il modellino di un aereo evidentemente troppo costoso. Fitzgerald, con quel grugno alla Popeye, è particolarmente indicato per questa sorta di antesignano del recente "Babbo bastardo", ma certo la sceneggiatura non va molto oltre alle smorfie con cui l'uomo è costretto ad eseguire il suo lavoro (è in libertà vigilata oltretutto). Un po' di spazio anche alla donna che lo sorveglia e che gli ha trovato il posto, ma la vicenda è solo una storiellina natalizia con finale ovviamente buonista che dal punto di vista della suspence offre meno di zero e che di giallo non ha proprio nulla... (Zender)

13. IL VASO DI CHENEY (The Cheney Vase)
***!
Hitchcock apre con un pupazzetto bianco in mano, che punta stile voodoo affermando di preferire la vecchia comunicazione alla nuova. L'episodio invece racconta di Lyle Endicott (Darren McGavin), un uomo senza scrupoli che viene licenziato dal museo in cui lavora e si fa assumere dall'anziana vedova Cheney (Patricia Collinge), la quale in casa custodisce il preziosissimo vaso che fu proprietà del marito archeologo. Lyle la vezzeggia, ma di fatto la allontana da tutto e da tutti per poter mettere prima o poi le mani sul vaso. Un nero in piena regola, con la povera vecchina circuita dal cinico e spietato protagonista. Eppure lei a volte pare esser conscia di ciò che l'uomo le sta facendo, e ne soffre. Non trascurabile neanche la relazione tra Lyle e la segretaria del museo, che pare avere un po' più scrupoli e non apprezza affatto ciò che l'uomo sta architettando. Non troppe sorprese, ma un clima soffocante ben orchestrato, un'ottima recitazione (a tratti ambigua) della Collinge e un finale beffardo (con suspence) che non delude. (Zender)

14. UNA PALLOTTOLA PER BALDWIN (A Bullet for Baldwin)
*** Hitchcock presenta un nuovo rimedio per l'insonnia: capsule un po' particolari, da assumersi tranquillamente per via orale... Un attimo e capiamo: pallottole! Da spararsi con una pistola in bocca! E in effetti l'episodio qualcosa c'entra, una volta tanto. Mr. Stepp (John Qualen) è un timido impiegato non esattamente efficiente, e il Baldwin del titolo ha deciso di licenziarlo. Glielo comunica e Stepp torna nel suo ufficio per spararsi; ma poi ci ripensa: prende la pistola e cambia obiettivo, uccidendo il suo principale. Se ne torna a casa in attesa della polizia, ma l'indomani a chiamarlo è la segretaria di Baldwin: cosa sta facendo ancora a casa? Baldwin l'ha già chiamato tre volte. Com'è possibile? Ha sognato tutto come gli voglion far credere una volta in ufficio? Ottimo Qualen, perfetto nella sua aria da travet afflitto da mille problemi, e piuttosto intrigante la vicenda, anche se naturalmente vista oggi un po' prevedibile. I diversi stati d'animo di Stepp appaiono divertenti soprattutto alla luce della decisa ironia di fondo (almeno nella prima parte), e la regia di Jus Addiss segue bene la vicenda. Piacevole. (Zender)

15. SCAMBIO (The Big Switch)
***! Hitchcock ha una trappola per topi in mano: per tre volte l'ha fatta funzionare e tre volte se l'è presa sulle dita; meglio presentare l'episodio, che come lui stesso annuncia è scritto da Cornell Wollrich. E si vede, perché il finale è davvero geniale e per una volta imprevedibile! E' la storia di Sam (George Mathews), un gangster appena tornato da Miami, dove ha lasciato dietro sè due funerali. Gli arriva a casa un ispettore per comunicargli che sa perché è tornato a Chicago, e cioè per uccidere la sua ex, che mentre lui era a Miami s'è messa con un altro. E infatti l'obiettivo di Sam è andare da lei e farla fuori. Deve procurarsi un alibi però, e così si rivolge a un vecchio amico... Al di là del finale, come detto notevole, l'episodio è comunque costruito bene: segue le regole del noir, in linea di massima, ma è la vicenda legata all'alibi che appassiona, e anche la missione puntiva di Sam, che conterrà un'altra sorpresa. Ben disegnate pure la figure dell'amico del bar (George E. Stone) e dell'ispettore cocciuto (Joe Downing). (Zender)

16. BISOGNA AVERE FORTUNA (You Got to Have Luck)
*! Hitchcock è seduto davanti a una grossa clessidra, che si dice convinto non potrà mai sostituire la meridiana (non nel suo giardino, almeno). Parla un po' del tempo che trascorre, di quanto sia importante in televisione, ma l'episodio racconta di tutt'altro, e cioè di un evaso, Sam Cobbett (John Cassavetes), che si rifugia nella casa di una giovane (Marisa Pavan) il cui marito è da poco uscito. Sam è braccato della polizia, ha tre ergastoli sulle spalle e fa capire alla donna che uno in più non gli cambierebbe assolutamente nulla, e quindi di stare attenta. Suonerà il telefono, lei griderà... succederanno insomma le solite cose che accadono in situazioni di questo genere, decisamente straviste. E purtroppo nemmeno la presenza di un ottimo attore come Cassavetes può far molto per migliorare un plot decisamente poco interessante, che prosegue sviluppandosi come ci si può immaginare. Si è in attesa del finale quindi, e va detto che in questo caso non delude, dimostrando tuttavia che si trattava solo di uno spunto da sivilupparsi volendo anche in due minuti... (Zender)

17. LA SORELLA MAGGIORE (The Older Sister)
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Hitchcock si presenta in scena con un'ascia in mano e va a introdurre spiegando bene che l'episodio immagina il seguito di un fatto realmente accaduto e ben noto: si tratta del caso Lizzie Borden, una donna che nel 1892 fu accusata di aver ucciso suo padre e la sua matrigna nella casa di Fall River, Massachussets, dove abitava. La vicenda dell'episodio si svolge qualche tempo dopo, quando una reporter (Polly Rowles) arriva nella casa per interrogare Lizzie (Carmen Mathews) e scrivere un pezzo. Ad aprirle la porta è però la sorella di Lizzie,  Emma (Joan Lorring): dice che Lizzie è fuori e pare terrorizzata. L'eco degli eventi non si è ancora spento, c'è il processo in corso e non è ancora stata trovata l'arma del delitto, l'ascia. La reporter approfitta della poca resistenza di Emma e la subissa di domande, finché dalle scale scende Lizzie in persona... Un bell'episodio cupo, decisamente drammatico e supportato dalla bella performance della Lorring, costantemente atterrita e sperduta, incalzata dalla spigliatezza della giornalista. L'idea di dare una nuova chiave di lettura al caso è interessante e il finale colpisce (anche se chi conosce un po' i meccanismi della serie...). (Zender)

18. LA MORTE IN VENDITA (Shopping for Death)
*! Hitchcock è ripreso mentre apre silenziosamente una porta, la richiude e ne olia i cardini. A operazione effettuata la riapre e la porta, finalmente, cigola come richiesto in ogni thriller che si rispetti. Invenzione geniale, l'olio cigolante! Da applicare anche su scarpe vecchie, ante delle finestre... L'episodio porta in scena due vecchietti (Michael Ross e Robert Harris) che osservano delle morti apparentemente non volute: un incidente stradale, un uomo che cade dalla cima di una casa, un palazzo incendiato... Studiano statistica e prendono di mira una donna che sembra invasata (Jo Van Fleet): grida in continuazione, attacca chiunque le si avvicini, se la prende col macellaio... Le entrano in casa e le fanno notare come nelle condizioni in cui vive la morte sia a lei più vicina di quanto non creda: basta guardare la lampadina attaccata sopra la vasca da bagno ad esempio... Scritto nientemeno che da Ray Bradbury a partire da un suo racconto, l'episodio dice poco o nulla: non si capisce bene a cosa porti lo studio operato dai due vecchietti (né lo chiarifica troppo nemmeno Hitch ai saluti, spiegando che in tv non si deve esigere che ci venga spiegato tutto) e per l'intera durata o quasi assistiamo alle grida della Van Fleet (brava, va detto), che impreca contro tutti e ovviamente insulta pure i due vecchietti, entratigli in casa senza un vero motivo. I due provano a contenerne a fatica l'impeto spiegando le loro ardite teorie statistiche, ma a poco serve. Certo, il finale dà un minimo di senso al tutto, ma è decisamente troppo poco. (Zender)

19. I DERELITTI (The Derelicts)
***
Hitchcock, seduto davanti a una colazione, abbozza quattro parole sull'episodio e si mangia un panino che ha preso da dentro un cilindro. Gusto? Al coniglio, naturalmente. La storia racconta dell'ennesimo marito (Robertt Newton) messo economicamente alle strette dalle spese pazze della moglie (Peggy Knudsen), che ai suoi rimproveri risponde con un... "E lavora di più, no"? Così quello, una notte al parco, decide di far fuori un socio (nascosto) in affari per prendersi qualche soldo in più. Purtroppo per lui un barbone lo vede e raccoglie un portasigarette con dentro l'unico indizio che potrebbe collegare l'uomo alla vittima. E indovinate un po'? Comincia a ricattarlo, piazzandoglisi in casa con un amico. La moglie trasecola, non capisce, ma intanto le tocca tenersi in casa i due barboni... Ben diretto da Robert Stevenson e soprattutto ottimamente interpretato da Robert Newton, un episodio che coinvolge sufficientemente e diverte per l'invadenza del testimone oculare e del suo amico. Ottima anche la Knudsen, dall'aria perfida, e soddisfacente il colpo di scena finale. (Zender)

20. E COSI' MORI' RIABOUCHINSKA (And So Died Riabouchinska)
**** Giocando con la sfocatura dell'immagine, Hitchcock si definisce un ectoplasma di se stesso, e annuncia l'episodio precisando che l'assassino è... il maggiordomo! L'episodio vede al centro della storia un ventriloquo (Claude Rains) che sembra avere un rapporto particolare col suo pupazzo, modellato con le belle forme di una dama russa. In un teatro viene ucciso un giocoliere, e sulle prime ad essere incolpato è proprio il ventriloquo, interrogato assieme a sua moglie. Il detective che svolge le indagini (Charles Bronson, senza baffi) capisce subito che qualcosa non va nelle parole dell'uomo e decide di andare a fondo. Scritto nientemeno che da Ray Bradbury, un episodio molto ben condotto, impreziosito dalla sofferta performance di Claude Rains e dal cinico realismo di Bronson, entrambi perfetti nelle parti. Per quanto breve come sempre, la storia è davvero articolata e porta in luce una cupa vicenda risalente a molti anni prima. La curiosità di capire come si concluderà il tutto trova nell'epilogo un colpo di coda non sorprendente ma geniale, che aggiunge ulteriore valore al tutto. Tra i migliori - e più originali - della serie. (Zender)

21. SALVACONDOTTO (Safe Conduct)
**! Hitchcock con banda sull'occhio è davanti a un tavolo da biliardo, che non è a forma di fagiolo come si aspettava (!). Presenta l'episodio ma non ne ricorda il titolo... gli verrà consegnato in una stecca apribile da uno strano individuo di passaggio. Siamo in tema spionaggio, e l'avventura è quella di una giornalista americana (Claire Trevor) che su un treno sta tornando da una visita in un paese comunista, ospite dal presidente. Sul treno conosce Jan Gubak (Jacques Bergerac), capitano della nazionale di calcio di quel paese, che le si avvicina e molto gentilmente le chiede di portare oltrecortina un prezioso orologio: una volta a Monaco lui lo venderà per pagare le spese ospedaliere della sorella malata, visto che non si possono portare soldi oltrefrontiera. Ma non andrà tutto come previsto... Completamente ambientato all'interno del treno, un episodio in cui la matura protagonista viene coinvolta in loschi doppiogiochi che troveranno la soluzione solo nel finale, senza troppi colpi di scena (spiazzano di più quelli precedenti). Un bel clima cupo, una sceneggiatura complessa ma scritta con estrema chiarezza. Un po' statico e teatrale, Jus Addiss dirige correttamente originando un episodio tutto sommato piacevole, dedicato soprattutto a chi ama gli intrighi spionistici. (Zender)

22. IL POSTO DELLE OMBRE (Place of Shadows)
*!
Hitchcock ci spiega che è stata inventata la tv a due sensi: non solo gli spettatori possono vedere gli attori ma anche il contrario e... perbacco, chi sta commettendo un omicidio lì in casa? L'episodio ci mostra un uomo (Mark Damon, futuro attore baviano, cormaniano e di qualche spaghetti western) che raggiunge un monastero in cerca di tale Dave Rocco, colpevole di avergli rubato un bel po' di soldi. Ad accoglierlo al monastero trova Padre Vincente (Everett Solane), che cerca di dissuadere l'uomo dai suoi propositi omicidi e gli consegna una busta con i 13.000 dollari che Rocco (attualmente non disturbabile) ha detto di volergli restituire. Ma l'uomo vuole assolutamente vedere Rocco, per colpa del quale ha perso il lavoro, la fidanzata e pure il padre (morto d'infarto). Episodio ben poco significativo, deludente dall'inizio alla fine (per quanto Hitchcock, poi, parli di "bel colpo di scena"). Damon è al solito inespressivo e Sloane fa il frate senza brillare. La sceneggiatura non sa bene cosa inventarsi per far procedere la storia e la regia di Stevens non aiuta. Non era male l'ambientazione, ma siamo lontanissimi dai migliori episodi della serie. dimenticabilissimo. (Zender)

23. CI RIVEDREMO A NATALE (Back for Christmas) di Alfred Hitchcock
***! Hitchcock si presenta in scena con una piccola testa imbalsamata: fa parte della sua collezione, dice, e precisa che l'introduzione niente ha a che vedere con l'episodio. Esso infatti racconta di una coppia inglese di una certa età in cui la moglie pare oltremodo invadente nei confronti del marito: gli organizza ogni cosa, e naturalmente le valigie per il viaggio progettato in California le ha fatte lei... Lui (John Williams), esasperato, decide di ammazzarla e seppellirla in cantina, senza rinunciare al viaggio. Diretto in prima persona da Alfred Hitchcock, l'episodio non è troppo complesso, ma dà la dimostrazione dell'abilità del Maestro nella gestione dei tempi, del modo in cui cura con attenzione la componente più ironica. Williams nel ruolo è perfetto, e per quanto il colpo di scena finale possa apparire oggi un po' risaputo, è comunque ben studiato. Purtroppo la brevità della formula non ci permette di gustare tutto ciò che avremmo voluto vedere... Il tocco personale del regista si vede nel momento in cui il protagonista visita New York: la sua sovrimpressione in movimento sugli sfondi della città potrà non piacere ma è senza dubbio insolita! Divertente la chiusura hitchcockiana: scoprirà da dove vengono le teste che colleziona... (Zender)

*** Che simpatico John Williams, quando ad un tratto gli leggi in faccia che vorrebbe ammazzare la moglie. Esasperato, non ce la fa più. Compiuto il fattaccio, non sembra neanche avere problemi di coscienza. Mma tanti anni di gialli, in tv e nei romanzi ci hanno insegnato che non esiste il delitto perfetto. Finale simpatico e imprevedibile, che lascia di stucco. L'episodio è abbastanza semplice ma efficace, a testimonianza di come questa bellissima serie era in grado di usare piccole idee in modo perfetto. (Fabbiu)

24. IL DELITTO PERFETTO (The Perfect Murder)
**!
Hitchcock è in scena con un coltello piantato nella schiena, ma parla con noncuranza e spiega cosa sia il delitto perfetto. L'episodio comincia con la lettura di un testamento: lo zio lascia la sua intera proprietà alla moglie (Mildred Natwick) e, quando ella morrà, tutto passerà ai due nipoti. I due, che non vivono nell'oro, pensano ai giorni in cui erediteranno, ma la zia ha una salute di ferro. Paul (Hurd Hatfield), il fratello più smaliziato, decide di andare a vivere dalla donna per risolvere così i suoi problemi di denaro, ma è chiaro che il suo obiettivo è ucciderla. Differentemente dai normali casi di "delitto perfetto" qui non c'è grande ingegno nell'elaborare il piano omicida, e anzi la storia verte soprattutto sulla convivenza tra Paul e sua zia, con il nipote che la vezzeggia in ogni modo per acquisirne la stima e agire meglio. La Natwick è brava perché la sua diffidenza è sempre evidente, e l'episodio risulta piuttosto piacevole. Purtroppo, senza grande preparazione, un delitto perfetto perde di consistenza e qualsiasi altro titolo poteva calzare meglio. Finale oltretutto largamente prevedibile. (Zender)

25. C'ERA UNA VOLTA UNA VECCHIA (There Was an Old Woman)
*** Hitchcock apre le danze confrontando, nel campo televisivo, l'austero bianconero col colore e introducendo quella che lui definisce una "favoletta". In effetti l'episodio in questione sembra davvero una semplice storiella, simpatica e un po' pazza, che con la tensione ha ben poco a che fare. E' però importante perché nel ruolo del malvivente che entra nella casa di una vecchina fanatica dei funerali e decisamente toccata troviamo un giovanissimo e quasi irriconoscibile Charles Bronson. Lui e la sua compagna, dopo aver sentito che la vecchina in casa custodisce un bel gruzzoletto, decidono infatti di farle visita coll'intento di ribaltare la mobilia e trovare i soldi. Sorprendentemente però la donna, che parla con ospiti invisibili seduti nel suo salotto, tiene loro testa con fermezza spiazzandoli fino al colpo di scena, immancabile. Più una commedia che un thriller, con una solida sceneggiatura e una Estelle Winwood matterella all'inglese decisamente spassosa. Senza dimenticare la curiosità di vedere all'opera (in una parte di rilievo) un Charles Bronson frastornato dalle risposte nonsense dell'adorabile vecchietta. (Zender)

26. CHI E' STATO (Whodunit)
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Hitchcock apre parlando di necromania e specificando che non ha niente a che fare col sesso, poi ci spiega il significato di tre parole magiche, legate a mille gialli nella storia del genere: Who done it, abbreviato comunemente in "Whodunit", ovvero "chi è stato" (a commettere l'omicidio, si sottintende). Il protagonista (John Williams) coerentemente è un morto, che si presenta in Paradiso davanti all'arcangelo (Alan Napier) per le faccende burocratiche. Scriveva gialli ed è stato ucciso, ma non sa da chi; la cosa, considerata la sua professione, lo rende infelice, e l'arcangelo gli concede di rivivere parte della sua ultima giornata fino a 5 minuti prima dell'omicidio per capire, appunto... whodunit! Un episodio insolito e decisamente spassoso, che non a caso ha come protagonista l'inglese John Williams, da sempre scelto nella serie per interpretare le storie più basate sull'ironia. I duetti in Paradiso tra lui e Napier sono notevolissimi, e giustamente si protraggono più del previsto. La storia che ruota attorno all'omicidio è meno interessante, ma anche qui l'espressività di Williams salva tutto. A tratti più hitchcockiano degli episodi diretti dal Maestro stesso! A suo modo imperdibile. (Zender)

27. CERCASI AIUTANTE (Help Wanted)
**!
Hitchcock cerca lavoro: finge di esser stufo del suo e consulta gli annunci sul giornale, fino a che trova una richiesta per un posto da presentatore... simpatico... di bell'aspetto... per una trasmissione tv, che è poi... Alfred Hitchcock presenta! L'episodio vede come protagonista mr. Crabtree (John Qualen), che da un anno cerca lavoro in seguito al licenziamento. Dopo aver messo un annuncio sul giornale (proprio come Hitch nell'introduzione) viene contattato da un uomo che gli vuole offrire un nuovo posto: dovrà fare un lavoro oscuro in una stanza vuota di un grattacielo, ma presto capirà il vero motivo per cui è stato chiamato: dovrà uccidere un uomo e gli verrà pagato un anno di lavoro anticipato. La moglie di Crabtree è malata, ha bisogno di quei soldi, e l'uomo ci pensa... Un bel ritratto di disgraziato contattato per un lavoro sporco (tema largamente abusato, in campo thriller e giallo), cui Qualen conferisce la giusta maschera di disperazione. In realtà chiunque bazzichi il genere ha già capito il finale almeno cinque minuti prima, ma ciò non toglie che l'episodio sia godibile e con una bella figura di uomo misterioso sullo sfondo (Lorne Greene). Il protagonista suscita tenerezza, comprensione, e persino Hitchcock, nei saluti, lo definisce un bel copione. Magari esagerando, ma nella serie s'è visto sicuramente di peggio. (Zender)

28. RITRATTO DI JOCELYN (Portrait of Jocelyn)
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Hitchcock sta dipingendo: mette avanti il pollice per studiare le proporzioni... e ammette di essersi dovuto spostare dall'autostrada, dove tutti lo scambiavano per un autostoppista! L'episodio racconta di un uomo (Philip Abbott) che viene in possesso di un quadro che sembra ritrarre la sua ex moglie, scomparsa da cinque anni nel nulla. Capito che l'autore del ritratto è un pittore che vive a Shell Island (John Baragrey), decide di andarlo a trovare assieme alla sua nuova compagna per capire come sia possibile che abbia ritratto una donna che pare proprio Jocelyn, di cui appunto si erano perse le tracce. Tutto condotto sul filo del mistero, alla ricerca di una donna che qualcuno dice sia scappata a Saint-Moritz, l'episodio è discretamente diretto (il solito Robert Stevens) e riesce a intrigare e convincere fino all'ultimo, quando sopraggiunge l'inevitabile finale a sorpresa. Un po' debole l'interpretazione di Abbott, ma la sceneggiatura fortunatamente copre molti difetti. (Zender)

29. IL MONDO ORDINATO DI MR. APPLEBY (The Orderly World of Mr. Appleby)
**!
Hitchcock mette in guardia le mogli: vostro marito si comporta in modo strano? Forse è meglio che ve ne torniate da vostra madre... Il protagonista dell'episodio in effetti non è esattamente uno stinco di santo: ha un negozio di antiquariato fallimentare, è costantemente in debito col fornitore turco e deve pagare. Come risolve la situazione? Tira via il tappeto sotto i piedi della moglie che gli stava portando dell'acqua; quella crepa e l'assicurazione gli paga un bel po' di soldi, non immaginando si tratti di omicidio ma di semplice incidente domestico. Ma anche quei soldi finiranno, e allora la nuova idea è sposare una ricca vedova... Un episodio discreto, non troppo fantasioso che si regge molto sulle spalle del luciferino Robert H. Harris, maniaco dell'ordine come da titolo. Divertente l'assassinio della moglie, con lui che tira via il tappeto e nemmeno si vede che succeda in controcampo. La trama è tuttavia esile, e va rimpinzata con scene poco utili allo sviluppo della vicenda. Ad ogni modo regia corretta, sceneggiatura decente e un episodio che si lascia vedere senza rimpianti... Spassoso Hitchcock che nel finale ritiene di aver fatto col telefilm una bella pubblicità alle... moquette! (Zender)

30. MAI PIU' (Never Again)
***
Hitchcock appare imbavagliato e legato a una sedia. Lentamente si libera e introduce l'episodio, senza proprio dilungarsi. L'episodio racconta di Karen (Phyllis Thaxter), che una mattina si sveglia in un letto con il braccio fasciato reduce da una tremenda sbornia. Ma com'è possibile, dal momento che aveva appena tagliato drasticamente con l'alcool (il "mai più" del titolo si riferisce proprio alla sua decisione di smettere)? Cercando di riordinare la memoria, noi riviviamo con lei ciò che accadde il giorno prima, quando il suo fidanzato (Warren Stevens), contento che lei si fosse lasciata alle spalle un passato da alcolista, decide di portarla a un party di lavoro. Karen si sente inadeguata e presto finisce col gettare un Martini in faccia a quella che crede essere una sua rivale in amore. Tornerà a casa, si riprenderà e deciderà di tornare col fidanzato al medesimo party per scusarsi, ma... Tratto da una storia di Adela Rogers St. Johns, come precisa Hitchcock nel finale, è più un dramma senza tinte gialle, nonostante un finale che comunque  il suo colpo di scena ce lo piazza. Phyllis Thaxter è molto brava nell'interpretare una donna assalita dai dubbi, i rimorsi, le paure di chi sa di avere problemi molto seri. Varia espressione, si tormenta, cerca sempre di resistere a chi al party le offre da bere... mentre Stevens la spalleggia bene, comprensivo fino all'ultimo. Un dramma intenso che Robert Stevens dirige con classe e senza deludere, benché si sia un po' al di fuori dei canoni della serie. Hitchcock comunque ce lo spiega: è un dramma, che deve servire da monito. (Zender)

31. IL GENTILUOMO AMERICANO (The Gentleman from America)
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Per girare i film, ma anche le serie tv, c'è bisogno di silenzio. E' per questo che Hitchcock si è trasferito in una casa molto silenziosa (si vede solo una porta con il cartello "Quiet" appeso), se si eccettua qualche strillo di terrore che proviene da un'altra stanza... L'episodio, ambientato nella Londra del 1940, vede al centro della storia una scommessa: il gentiluomo americano del titolo (Biff McGuire) ha appena accettato la sfida di un inglese che abita in un castello. Questi afferma che l'uomo non riuscirà mai a trascorrere un'intera notte in quella che è notoriamente una camera infestata da un fantasma. Naturalmente la notte stessa nella stanza qualcosa accadrà, ma è davvero tutto così come sembra? Una scommessa classica (vista infinite volte anche al cinema), un plot senza troppi sussulti che riserva un colpo di scena finale forzato e ben poco credibile. Ma in fondo lo stesso grado di scarsa plausibilità avvolge l'intero episodio, piuttosto risibile anche come effetti; così non resta che consolarsi con la corretta regia di Stevens e uno svolgimento in definitiva sufficientemente avvincente. (Zender)

32. • The Baby Sitter
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Hitchcock in scena con una carrozzella al parco (su una panchina in studio, in pratica) per introdurre la storia di questa baby sitter in età avanzata (Thelma Ritter), interrogata in apertura da un sergente della polizia che tenta di far luce sull'omicidio della madre del piccolo che la baby sitter accudiva. Non sono affatto chiari i contorni della vicenda, piuttosto oscura anche perché l'attenzione è focalizzata sulla baby sitter, che soffre di "overacting" e si sente al centro dell'attenzione dopo che i giornali riportano il suo nome sulle prime pagine. Sembra sappia qualcosa in più di quel che dice, a giudicare da come parla a un'amica e alla figlia. Emerge anzi un malcelato amore per il marito della vittima, costretto a sopportare i maltrattamenti di una moglie che non gli era certo fedele... Un episodio in cui la star assoluta è la Ritter, in scena dall'inizio alla fine, indubbiamente convincente nel tratteggiare la figura di una donna sola che si sdilinquisce per i complimenti che le fa il compassato marito della vittima. Qualche breve flashback, un segreto inconfessabile che capiremo solo nel buon colpo di scena finale, immancabile. Intreccio quasi inesistente, solo un buon ritratto femminile. (Zender)

33. IL CAMPANILE (The Belfry)
** Hitchcock è di fronte a una sua foto segnaletica piazzata su un classico manifesto "Wanted". Dice che l'ha affisso sua moglie per cercarlo e spiega che le foto usate sono quelle del suo passaporto: di fronte per l'andata, di nuca per il ritorno... L'episodio raconta di Clint (Jack Mullaney), un ragazzo innamorato di una maestrina di paese (Pat Hitchcock, la figlia del Maestro). Quando questa rifiuta di sposarlo spiegandogli che il suo matrimonio è già previsto ma con un altro, Clint prende una scure e appena il "terzo incomodo" si presenta in scena l'ammazza. Invece di lasciare il paese, tuttavia, decide di rifugiarsi in cima al campanile della scuola, con tutti i problemi che ciò comporta (prima di tutto la maledetta campana...), ma sembra che la cosa funzioni. Dopo una prima fase di presentazione si capisce che tutto l'episodio verte attorno alla ricerca dell'assassino e alla sua capacità di resistere sul campanile. La tensione c'è, ma tutto sommato ciò che si vuol sapere è come verrà scoperto (e se, verrà scoperto), per cui è chiaro che si aspetta tutti il finale; e siccome il finale arriva deludendo non poco, purtroppo, la cosa fa riflettere sul resto della storia, a questo punto deludente... (Zender)

34. • The Hidden Thing
**
Hitchcock sta svuotando un suo baule senza nemmeno ricordare cosa sta cercando. Ci tira fuori pure il suo classico cappio, poi una pistola... Cosa ci sarà nascosto dentro? L'episodio racconta di un giovane (Biff McGuire) il quale perde l'amatissima fidanzata che avrebbe dovuto sposare due giorni dopo. I due stanno andandosene a mangiare un hamburger, ma riattraversando la strada per prendersi il beauty lasciato in macchina, la ragazza viene investita da un auto. Lui la soccorre, ma dell'auto dell'assassino che fugge via non riesce a vedere nulla. Forse la targa, ma è stato tutto troppo veloce... Al poliziotto che si occupa delle indagini (Theodore Newton) non riesce a dir nulla. Tutto pare tragicamente archiviato quando in casa del giovane si presenta uno strano tipo (Robert H. Harris) che dice di aver perso il proprio figlio in modo identico e di volergli far tornare la memoria: è certo che con una sorta di ipnosi il ragazzo si ricorderà della targa dell'auto. L'episodio è centrato soprattutto sulle improvvisate sedute di ipnosi, e si capisce che il colpo di scena riguarderà o l'identità dell'assassino o quella dello strano tipo; ma la conclusione è davvero deludente, e il dramma vissuto nell'incipit sfuma presto facendo svanire la tensione. Certo, se il finale avesse mantenuto ciò che sembrava promettere sarebbe stato tutto diverso, perché in fondo il cast recita discretamente e la regia del solito Robert Stevens c'è. (Zender)

35. L'EREDITA' (The Legacy)
**!
Hitchcock è imprigionato in una gigantesca ragnatela, dalla quale sembra non poter scappare. Vi riuscirà solo prima dei saluti finali. L'episodio è ambientato nell'esclusivissima Palm Beach, in Florida (di cui vediamo giusto qualche immagine di repertorio dall'alto), dove un noto scrittore annuncia agli amici che il soggetto del suo nuovo libro sarà un principe, incallito playboy che farà a breve la sua comparsa lì. E infatti, abbronzatissimo, il principe Burhan (Jacques Bergerac) arriva e si siede al tavolo con loro, dove sembra attratto da una donna dall'aria piuttosto insignificante (Leora Dana), sposata un uomo che se la spassa lì con un'attricetta di poco conto. Cosa ci trova il principe nella donna? Eppure non la molla un attimo, la corteggia insistentemente... Episodio dal sottofondo romantico che trova il suo perché solo nel (poco credibile) epilogo. Fin lì grandi promesse d'amore, dialoghi tra gli amici abbastanza stupiti e lo scrittore a fare da narratore alla vicenda, ambientata in un jetset virtuale a tratti piuttosto divertente. Niente di memorabile e poca attinenza coi temi classici della serie, comunque. (Zender)

36. • Mink
***
Hitchcock presenta l'episodio da dietro le sbarre, cianciando di diete un po' ridicole... L'episodio vede in scena una donna (Ruth Hussey) che entra in un negozio per farsi valutare una pelliccia di visone (mink, per l'appunto). L'uomo la riconosce come quella rubata a sua cliente e avverte la polizia. La donna dice di averla prima avuta da suo marito per poi confessare di averla invece comprata "usata" per 400 dollari da una ragazza conosciuta dal parrucchiere. Insieme alla polizia i due (più un'altra assistente) raggiungono così la misteriosa ragazza, ma questa nega di aver mai visto la donna e pure la pelliccia! Qualcuno non dice la verità... Una bella indagine che recupera un'idea abbastanza comune nella serie (si veda il bel "Nell'aria rarefatta", per esempio), con la "vittima" che viene presa regolarmente per visionaria o, peggio, per una semplice mentitrice "interessata". Ottimo lo sviluppo, sostenuto al meglio da una Ruth Hussey in parte e convincente, disperata al punto giusto. Più di un colpo di scena prima del finale, e bella anche la figura del commissario, molto umano e comprensivo. Piacevole. (Zender)

37. • Decoy
** Hitchcock compare dietro un enorme lente d'ingrandimento dicendoci che sta scrutando i pollici del nostro televisore. Si diverte a giocare col termine ambiguo di pollici e spiega che il suo televisore ha anche il colore: basta riempire gli spazi col puntino... L'episodio racconta di una coppia, Gil (Robert Horton) e Mona (Cara Williams), che si esibisce in un numero musicale: lui tuttavia ama segretamente lei, che è sposata a un noto agente teatrale, e quando scopre che quest'ultimo la maltratta decide di andare a parlargli. Una volta nell'ufficio dell'agente però, qualcuno appare dietro Gil e spara all'agente, dando poi un colpo in testa al poveruomo e mettendogli in mano la pistola dell'omicidio. Al risveglio Gil cerca di capire cosa sia successo, partendo dal nome che ha sentito pronunciare dalla vittima al momento in cui il killer era comparso alle sue spalle: "Ritchie". Tipico episodio in cui colui che nel titolo originale viene definito "esca" deve discolparsi di qualcosa che non ha commesso. Niente di nuovo e di rimarchevole però, e il finale lascia insoddisfatti forse anche perché un po' troppo prevedibile. Horton è piuttosto anonimo, così come la Williams, e le indagini vengono condotte stancamente dando l'impressione di essere un riempitivo in attesa del colpo di scena conclusivo. (Zender)

38. • The Creeper
***
Hitchcock lo si intravede attraverso il buco di una serratura: sta esibendo una tabella ottica, in cui l'ultima riga (quasi invisibile) dice essere stata presa da una vecchio contratto di assicurazione... L'episodio racconta di Ellen (Constance Ford), una giovane donna terrorizzata come molte sue vicine dall'assassino che si aggira nei paraggi (il "Creeper", per l'appunto). L'uomo pare uccida donne sole e bionde come lei, e dal momento che il marito fa sempre i turni di notte, lei gli chiede di farsi spostare al turno diurno, per un paio di settimane. Ma il marito è nervosissimo (dev'essere il caldo, quanto pare), non accetta e la molla a casa da sola, in balia delle sue paure, con vicini di casa dall'aria strana e un fabbro che non vuole decidersi ad arrivare per montare alla porta una serratura più "seria". Tutto giocato sull'angoscia della situazione, l'episodio si regge sulla sentita interpretazione della Ford e su una regia (di Herschel Daugherty) che sa come far montare la tensione. Intreccio ai minimi termini, ma un finale che colpisce a dovere e spiazza. (Zender)

39. REAZIONE A CATENA (Momentum
)
**!
Un giovane in miseria promette alla moglie di farsi restituire una forte somma da un ricco d'uomo d'affari ma tutto va per il verso storto.. Episodio dall'esordio stiloso con l'immagine del protagonista riflessa delle vetrine dei negozi, ma uno sviluppo degli eventi piuttosto scontato, all'insegna del fato beffardo, in cui si sente lo zampino pessimista di Cornell Woolrich. Il ruolo della moglie è ricoperto da Joanne Woodward, allora ad inizio carriera. (Daniela)

**! Hitchcock entra in scena parlando di chi spia, e dietro sè ha un grosso occhio a simboleggiare il Grande Fratello. Poi impugna una pistola e ci introduce a ciò che sta per accadere. L'episodio narra di un giovane oppresso da debiti a cui non sa come far fronte: decide di farsi pagare gli arretrati dal suo datore di lavoro insolvente, ma quando è lì, non sicuro del fatto che questi paghi, decide di fare da sè: entra in casa e ruba insomma, ma quando sulla porta compare il padrone di casa con una pistola, c'è una colluttazione e l'uomo ha la peggio. Il giovane scappa e comincerà la sua fuga disperata con l'obiettivo di raggiungere la sua donna alla stazione dove insieme dovrebbero partire per San Diego. Niente di eccezionale, ma la tensione non manca e gli attori sono in parte. La storia si sviluppa bene, con un buon numero di esterni e di accadimenti, pur tuttavia non è troppo avvincente per la povertà della sceneggiatura (tratta da un racconto di Cornell Woolrich). Si riscatta nel finale, con un buon colpo di scena. (Zender)
 

STAGIONE 2 (1956/1957)

40. UN SABATO DI PIOGGIA (Wet Saturday) di Alfred Hitchcock
**! Hitchcock compare disteso all'interno di uno scaffale mentre sorseggia del te, e l'episodio comincia non a caso mentre una famiglia è riunita in salotto a fare la stessa cosa. La giovane figlia (Tita Purdom), tuttavia, è in presa a una crisi di nervi: ha appena ucciso in garage, con una mazza da croquet, un professorino della sua scuola di cui era innamorata e che le aveva annunciato di volersi sposare con un'altra. Il padre (Cedric Hardwicke), persona in vista e terrorizzato dall'idea di vedere la famiglia impelagata in un simile scandalo, non perde la calma e approfitta ell'inattesa visita di un vicino di casa (John Williams) per ordire un diabolico piano con cui scagionare la figlia. Episodio strutturato impeccabilmente (non a caso la regia è dello stesso Hitchcock), che si avvale dell'ottima performance dell'imperturbabile Hardwicke. Eccellente come sempre anche il fido John Williams (autentica icona della serie), mentre davvero insopportabile la Purdom, isterica e sopra le righe in modo decisamente eccessivo (Hitch avrebbe dovuto limitarla). A deludere è invece il finale, per l'ascolto del quale (si sarebbe evidentemente sforato coi tempi) ci si deve affidare a Hitchcock in persona, che riassume ciò che accadrà e che nell'episodio non si vede. Al solito non manca una bella dose d'ironia ad impreziosire il tutto. (Zender)

**! A dir poco delizioso e intriso di umorismo nero, questo episodio calato nel clima di una particolare riunione familiare. Simpatico e interessante narrativamente, ma deludente purtroppo nel finale spiegato da Hitchcock. (Fabbiu)

41. • Fog closing in
***
Mogliettina rimasta sola in casa riceve la visita di un pazzo fuggito dal manicomio; le sorprese saranno molte. La bravissima Phyllis Thaxter interpreta un personaggio molto interessante dal punto di vista psicologico; menzione d'onore anche per il pazzo Grizzard. L'episodio si conclude con un notevole colpo di scena, nel perfetto stile della serie. Episodio psicotico! (Ciavazzaro)

42. De Mortuis
*** Per la serie quando gli amici dovrebbero imparare a farsi gli affaracci propri. La visita di due amici a un terzo prende una piega inaspettata quando i due cominciano a sospettare che l'amico abbia ucciso la moglie infedele. Ottimo cast, a partire da Henry Jones; abbiamo poi nei panni del marito l'habituè Robert Emhardt (molto bella la di lui moglie Cara Williams). Il finale non sarà una grandissima sorpresa, per chi conosce bene la serie, ma risulta delizioso. (Ciavazzaro)

43. Kill with Kindness
*** Delizioso episodio della serie delle commedie nere. Due anziani fratello e sorella decidono, per riscuotere un assicurazione, di uccidere uno sconosciuto preso dalla strada per sostituirlo al fratello, ma le cose non andranno come previsto. Come già detto una deliziosa black comedy, con i bravissimi Hume Cronyn e Carmen Mathews nei panni dei due protagonisti, che danno vita a interessanti siparietti. Simpatico. (Ciavazzaro)

44. None Are So Blind
***
Ed ecco che Hurd "Dorian Gray" Hartfield ritorna nella serie interpretando un assassino cinico e odioso, che escogita un delitto perfetto per ereditare i soldi della zia. Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi... Hartfield veramente ottimo nel suo detestabile personaggio, bravissima pure la sua vittima Mildred Dunnock. Molto bella la costruzione dell'omicidio e veramente notevole il colpo di scena finale. (Ciavazzaro)

45. Toby
***
Siamo nel classico dramma: la gioia del timido e solitario Albert sembra essere infinita quando il suo antico amore Edwina si trasferisce da lui per cominciare una vita insieme. Ma la donna nasconde dei segreti. Più dramma che thriller, come detto, l'episodio presenta una recitazione eccellente, con la grande coppia Jessica Tandy (futura protagonista degli Uccelli) e Robert H. Harris (già visto molte volte nella serie). Di buona fattura. (Ciavazzaro)

46. Alibi Me
***
Piccolo criminale uccide un suo collega tentando disperatamente di trovare un alibi, ma gli sarà molto difficile. Ennesimo episodio nato in funzione del divertente colpo di scena finale. Non un capolavoro, ma risulta gustoso vedere come tutti i tentativi del protagonista di farsi un alibi crollino miseramente, con una sfortuna che neanche Fantozzi. (Ciavazzaro)

47. Conversation Over a Corpse
****
Delizioso episodio, che ha anche avuto un remake nella serie degli anni ottanta. Due anziane sorelle decidono di uccidere il padrone di casa che, avendole truffate, vuole sfrattarle. Ma il delitto non sarà cosa semplice. Altra eccellente black comedy, ricca di colpi di scena a non finire. Ottima la prova del cast e notevole anche il suo remake. (Ciavazzaro)

48. Crack of Doom
***
Episodio morale, con protagonista un ex giocatore d'azzardo che incontrando in treno un suo amico gli racconta perché ha smesso. Come dice lo stesso Hitch (scusandosi con gli spettatori) nel finale, nessun omicidio in questo episodio. Nonostante ciò il tutto è molto gradevole, anche grazie all'ottima interpretazione del grande Robert Horton. Promosso. (Ciavazzaro)

49. Jonathan
*****
Capolavoro assoluto, uno dei migliori episodi della serie. Cupissimo e morboso, con protagonista un figlio che torna a casa dopo l'improvvisa morte del padre accusando la poco amata matrigna di averlo ucciso. Sottofondi quasi da incesto nell'ambiguo rapporto padre-figlio, che colpisce per la crudezza (curioso all'epoca non abbia subito censure). Georgann Johnson è una notevolissima dark lady, perfetto anche il giovane Corey Allen. Finale crudele, veramente notevole (pur con rassicurazione sulla punizione da parte di Hitch). Una perla. (Ciavazzaro)

50. The Better Bargain
***
Per chi fosse stato arrestato per eccesso di velocità causato dalla necessità di arrivare in tempo per lo show Hitchcock dice di non poter far nulla, ma intanto testa un mitragliatore, visto che l'episodio riguarderà dei gangster. E infatti il protagonista è un boss (Robert Middleton) sposato a una bellissima ragazza di 25 anni. Le ha piazzato un detective (Don Hamner) alle costole per vedere se lo tradisce e la risposta pare essere positiva. Per questo l'uomo chiama un amico sicario (Henry Silva!) e lo prepara alla missione: uccidere la moglie e il suo amante, che pare essere un poeta. Totalmente girato all'interno dell'ufficio del boss, l'episodio vive soprattutto delle performance degli attori: simpaticissimo Don Hamner come investigatore dall'aria insignificante (un vantaggio, nel suo caso), preciso nello stendere rapporti assai dettagliati. Il boss lo prega regolarmente di arrivare al dunque, ma lui legge sempre con scrupolo tutto quel che ha annotato sul suo quadernetto! Perfetto Henry Silva come sicario (ça va sans dire...): i suoi duetti con Middleton sono valorizzati dall'aria vissuta e trasognata di un Silva davvero in palla, a tratti esilarante (in senso british). In pratica Middleton fa da spalla ai due in sketch alternati e interrotti dalle brevi entrate in scena della moglie (Kathleen Hughes), tutta vestiti e cappellini. Il finale è ampiamente prevedibile (nonché scarsamente credibile) ma poco conta. (Zender)

51. The Rose Garden
***
Ed ecco di nuovo il caro John Williams, editore di libri gialli, che durante la visita a un aspirante scrittrice scoprirà misteri e omicidi ben reali. Ottimo episodio con un bel cast: a parte il solito bravissimo Williams abbiamo Patricia Collinge, protagonista di uno dei migliori episodi della serie (Oltre la soglia). Da citare anche Evelyn Varden, una delle protagoniste del "Giglio Nero". (Ciavazzaro)

52. IL SEGRETO DEL SIGNOR BLANCHARD (Mr. Blanchard's Secret) di Alfred Hitchcock
** Hitchcock si sta riparando con un ombrello e domanda agli spettatori di riparare la vasca dei pesci rossi evidentemente posizionata sul televisore, quindi presenta (con tanto di titolo) l'episodio che andrà a cominciare. Scrittrice di gialli (Mary Scott) si lascia suggestionare dai comportamenti del nuovo vicino di casa e si domanda che fine abbia fatto la di lui moglie, che non ha mai più incontrato dopo averla vista arrivare con lui qualche settimana prima. Cerca di coinvolgere il proprio marito nel mistero, ma questi se ne disinteressa totalmente, trattando lei come una povera invasata da assecondare compassionevolmente. Nel frattempo la vicina di casa bussa alla porta, ma le indagini proseguiranno... Hitchcock dirige uno dei suoi episodi peggiori, con una protagonista antipatica e insopportabilmente logorroica la cui voce narrante, invadente, ci fa comprendere le reazioni infastidite di suo marito (alla cui figura Hitch dedica gli unici veri sforzi ironici). È una rilettura canzonatoria della Finestra sul cortile, senza però lo stesso gusto o la stessa suspense. Registicamente poco incisivo, un episodio da dimenticare senza troppi rimpianti, nonostante i continui "colpi di scena", se così vogliamo chiamarli. Consociuto anche col titolo di "Il mistero del signor Blanchard". (Zender)

53. John Brown's Body
**! Coppia di amanti diabolici decide di far impazzire il di lei marito allo scopo di prendere il controllo dell'azienda. Ma si sa, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. Il caratterista Russell Collins, una delle presenze più assidue della serie, interpreta il povero marito e offre una buona interpretazione. Più che sufficienti i due amanti Leora Dana e Hugh Marlowe. L'episodio ha una bella chiusa beffarda, ma alla fin fine non è nulla di eclatante. Buono, ma senza stupire. (Ciavazzaro)

54. Crackpot
***
Coppietta in viaggio di nozze aiuta un automobilista con l'auto rotta, ma quando il marito macchia per sbaglio il vestito dell'uomo, i due si accorgeranno di quanto può diventare pericoloso aiutare il prossimo, dato che l'uomo si rivela un pazzo pericoloso. Ma i guai cominceranno più tardi, non appena scopriranno che questi alloggia nel loro hotel! L'episodio ha un buon cast: Biff Mc Guire (già visto in molti altri episodi) e Mary Scott la coppietta, l'ottimo Robert Emhardt, protagonista di un episodio cult della serie ("Divieto di sorpasso"). Il colpo di scena finale cambia completamente le carte in tavola risultando impossibile da indovinare prima e l'episodio ha un bel ritmo. Ottimo. (Ciavazzaro)

55. Nightmare in 4-D
***
L'amante delle riviste pulp/poliziesche Harry si ritrova coinvolto in un omicidio compiuto nel suo palazzo, ma si tratta di un sogno oppure è realtà? Episodio che comincia con i toni ironici tipici di molti altri della serie, ma che nella seconda parte cambia totalmente registro diventando nerissimo. Una virata che lo rende davvero particolare. Bravo Henry Jones, già visto molte volte nella serie, ma abbiamo pure il mitico Norman Lloyd e Virginia Gregg (voce della madre nella versione originale di Psyco, protagonista dell'inquietante The masks in Ai confini della realtà e segretaria nell'episodio pilota di Colombo. (Ciavazzaro)

56. My Brother, Richard
*** Episodio con uno dei villain migliori della serie, bastardo e diabolico a limiti estremi. Lo sfortunato candidato a ricoprire il posto di procuratore distrettuale Martin Ross si trova la strada spianata dal fratello, che ha ucciso l'altro candidato; non pago, ha pure incastrato un innocente pretendendo che lo stesso fratello lo faccia condannare a morte e poi giustiziare. Ma dal momento che l'uomo non ha intenzione di accettare la cosa, la situazione precipiterà. Royal Dano vittima del diabolico intrigo è ottimo, ma il leone è Harry Townes, diabolico e crudele all'inverosimile. La deliziosa e sfortunata Inger Stevens è la moglie di Dano. Il finale concede una grande soddisfazione allo spettatore, che godrà anche di un articolato piano criminale. Notevole tensione per tutta la durata dell'episodio. (Ciavazzaro)
 
57. The Manacled
**! Un detenuto, tradotto in treno verso San Quintino, cerca di prima di corrompere il poliziotto che lo accompagna, quindi lo uccide. L'imprevedibile, però, si nasconde fra le pieghe del destino... Più che sul finale, pur di cinica arguzia, l'episodio vive sul confronto psicologico tra la moralità indefessa del laconico carceriere e la melliflua e avvolgente suasione del prigioniero cui la solida maschera di Merrill e quella, ambigua, del bravo Redfield rendono un bel servigio. (Rufus68)

58. A Bottle of Wine
**! Un giudice, lasciato dalla moglie per un compagno più giovane, ha un confronto col nuovo spasimante: l'esito sarà tragico. Un bravo Marshall conduce le danze in un gioco al massacro psicologico a mezzo fra "Gli insospettabili" e un pizzico di Edgar Allan Poe (la decisiva bottiglia di vino è un Amontillado...). Notevole la perizia dei dialoghi: una lenta e avvolgente ragnatela che conduce dapprima alla tragedia e, quindi, al colpo di scena. (Rufus68)

59. Malice Domestic
*! Un uomo ha feroci dolori allo stomaco. Veleno? Non sarà che la mogliettina... Un episodio di discreta fattura e, al tempo stesso, trascurabile poiché incentrato esclusivamente sulla rivelazione finale (il famigerato gimmick). Una tecnica che, forse, lì per lì, dona un gradevole pepe al tutto, ma a lungo termine condanna all'irrilevanza. Simpatico il cane. (Rufus68)

60. Number Twenty-Two
**! Un giovane viene arrestato dopo una rapina. Un episodio che nasce con preoccupazioni civiche (la coda sottolinea il fenomeno della delinquenza giovanile), privo di gimmick e sorprese. Si snoda con fare asciutto rivelando al pubblico, con forza teatrale (l'interrogatorio serrato sul palco delle identificazioni), come un crimine apparentemente banale sia stato, invece, un atto ben più grave. Al di là delle preoccupazioni moralistiche, va notata la sobria drammaticità dei venti minuti esaltati dalla registrazione della fredda burocrazia carceraria. (Rufus68)

61.
The End of Indian Summer
*** Agente delle assicurazioni indaga su una possibile vedova nera, l'anziana Marguerite Gillespie, vedova ben due volte. La troverà in procinto di sposarsi nuovamente; la donna rimarrà ancora vedova o l'uomo riuscirà a fermarla? Episodio che insiste sul versante commedia nera, con un'ottima Gladys Cooper che i fan dei Confini della realtà ricorderanno bene come protagonista dell'episodio con Retford e del cupo Night Call nei panni della vedova nera. Il finale dell'episodio, con la solita beffa e un discreto colpo di scena, risulta gustoso. Ottimo. (Ciavazzaro)
 
62. One for the Road
**! Un uomo tradisce la moglie la quale reagisce cercando di avvelenare l'amante: la vendetta, però, è un dardo che va a ogni vento... Due semplicissimi fondamenti: una trama basica, senza sbavature e inutili contorcimenti, perfetta per adattarsi velocemente ai cambi di direzione del destino; una regia asciutta e, stavolta, un pizzico hitchcockiana (in luogo del latte de "Il sospetto" abbiamo un po' di zucchero). Risultato: un bell'episodio. Il vecchio Alfred appare alla gogna, sarcastico come sempre. (Rufus68)

63. The Cream of the Jest
** Charles Gresham, attore in disarmo, ricatta un autore teatrale per avere soldi e la parte in un suo lavoro. Otterrà entrambi, a caro prezzo. Un buon sarcasmo attraversa l'episodio (al guitto sarà fatale la migliore interpretazione), anche se la narrazione appare un po' statica e il finale troppo forzato in vista dell'inevitabile sorpresa. Rains, esagerando, maramaldeggia da par suo in un ruolo di grande vecchio della scena in declino irreversibile. (Rufus68)

64/65/66. I Killed The Count, Part I/II/III
** L'odiatissimo conte Victor Mattoni è trovato morto. Nei paraggi i sospetti si trovano in abbondanza... Dall'omonimo classico teatrale di Alec Coppel (1937), il primo tentativo della serie di evadere dalla prigione dei trenta minuti scarsi. La trama gialla importa meno delle caratterizzazioni in cui giganteggia John Williams, la quintessenza di Scotland Yard e dell'aplomb inglese, cui fa da contraltare Davis, meno sussiegoso e più incline all'efficienza americana. Finalino beffardo (grazie a un cavillo legale, nientemeno) e, invero, un po' debole. (Rufus68)

67. ANCORA UN MIGLIO (One More Mile to Go) di Alfred Hitchcock
*** Hithcock apre cianciando di Anna Bolena e della sua testa recisa, ma quando l'inquadratura si allarga vediamo che in mano ha un calco della sua, di testa... Un doppio Hithcock? Beh, in questo caso sì, visto che si tratta di uno dei non molti episodi diretti dal Maestro in persona. Tipica storia di suspence, con un uxoricida che porta il corpo della moglie appena uccisa bel bagagliaio dell'auto con l'obiettivo di gettarlo in mare. Naturalmente si avvicinerà un poliziotto in moto che farà notare come il fanalino dietro dell'auto sia spento. L'uomo verrà costretto ad andare a cambiarlo in una vicina stazione di servizio, ma non finirà lì... Hithcock mostra subito in apertura una delle sue classiche invenzioni registiche: il battibecco che sfocerà nell'omicidio viene seguito da fuori la finestra senza che si senta nulla! Purtroppo, fors'anche perché ormai l'idea dell'assassino col morto nel bagagliaio s'è vista decine di volte, l'episodio non può funzionare oggi come allora, e si resta un po' delusi dalle troppe fasi di silenzio in cui nulla accade. Ad ogni modo un episodio importante e indubbiamente ben diretto, con un finale simpatico e inatteso. (Zender)

68. Vicious Circle
** Un giovane sicario è messo a dura prova dal proprio boss che lo costringe a uccidere la ragazza. L'azione lo farà salire ai vertici, ma la ruota della considerazione gira... Un imberbe Dick York regge a malapena la prova; l'episodio fa leva soprattutto su un ambiguo Macready, manovratore di uomini dietro le quinte, il cui personaggio è caratterizzato con bella perizia (gli occhiali scuri, le medicazioni agli occhi). La storia, abbastanza prevedibile, si lascia guardare, ma non raggiunge mai livelli drammatici di rilievo. (Rufus68)

69. The Three Dreams of Mr. Findlater
** Un maturo banchiere sogna di sbarazzarsi della moglie: progetta il crimine assieme alla donna immaginata nei suoi sogni esotici, Lalage. Una sorta di allucinazione a sfondo omicida condotta con garbo e leggeri tocchi brillanti. Williams adeguato al ruolo. Il finale, da accogliersi con un sorriso, conferma, allo stesso tempo, l'aereo tono sarcastico e, a sfavore, la mancanza di una reale e profonda arguzia. Il meglio lo dà Hitchcock sul lettino dello psicanalista. (Rufus68)

70.
The Night The World Ended
***! Uno degli episodi stile "EC Comics" della serie. Il buon Russell Collins (forse l'attore con più presenze nella serie, ben 10 episodi) è lo sfortunato uomo al quale un odioso "allegrone" fa un brutto scherzo convincendolo che il mondo finirà entro poche ore, alle 23:45. Il poveretto, cercando di vivere le ultime ore al meglio, finirà nei guai. Il protagonista è ottimo e lo spettatore simpatizza con lui subito. Fortunatamente il finale dà ampia soddisfazione. Notevole. (Ciavazzaro)

71. The Hands of Mr. Ottermole
** Uno spietato strangolatore si aggira fra le brume di Londra. Scotland Yard pare impotente... Atmosfere classiche, topoi di vaga natura espressionista (le mani quali terminali di una follia dirompente e ineliminabile), ma la conduzione dell'episodio è assai mediocre e senza guizzi. Non bastano le nebbie da Jack the Ripper per volare alti. Anche qui si conferma, comunque, l'abilità del mestiere dei creatori del serial che riescono a rendere godibile una materia già ampiamente sfruttata. (Rufus68)

72. A Man Greatly Beloved
*! Una mocciosetta fa amicizia con un vecchio giudice misantropo. Davvero poco sugo in questo episodio che si ricorda soprattutto per la prova invasiva della piccola Evelyn Rudie, biondina, sdentata e un po' troppo ciarliera (di quella fastidiosa logorrea propria di certe baby star americane). Interessante, invece, il cast di contorno, da Cedric Hardwicke a Robert Culp. (Rufus68)

73. Martha Mason, Movie Star
** Una moglie di mezza età, stanca del proprio menage, sogna d'essere la star Martha Mason. E di liberarsi del consorte. Segmento che fa leva sulla bravura della Evelyn, fatua e svenevole (a mimare le pose più trite delle dive) e su alcune punzecchiature brillanti (le scene con Hayworth). Scioglimento gradevole con giusta punizione (la misoginia di Hitch?). Il regista, con casco da astronauta, regala, come sovente accade, una fulminea cornice, forse migliore del quadro. (Rufus68)

74. The West Warlock Time Capsule
** Un mite tassidermista vede il proprio tran tran sconvolto dall'arrivo dell'invadente cognato: correrà ai ripari. Leggero e gradevole segmento nero. Il signor Tiffany che progetta con discrezione la restaurazione del felice menage familiare ha tutta la nostra simpatia. E la chiusa leggermente irridente aumenta il nostro apprezzamento. Certo, il peso specifico del'insieme non è molto alto. (Rufus68)

75. Father and Son 2-Giu-57
**! Il figlio scioperato di un anziano negoziante chiede continuamente soldi al padre: per ottenerli finirà per denunciarlo. Non c'è una vera trama gialla in tale piccolo quadretto sull'abiezione umana (il giovane ha bisogno di danaro solo per compiacere una ballerina) e nemmeno una sorpresa finale: l'ultima battuta del genitore, però, fa venire ugualmente la pelle d'oca. Tutto giocato sulla lealtà dei sentimenti fra i due protagonisti, ha in Gwenn un eccellente interprete. Esilarante la cornice con Hitchcock-Guglielmo Tell che non si perita di colpire solo la mela. (Rufus68)

76. The Indestructible Mr. Weems
** Una loggia di uomini d'affari cerca di lucrare su un cimitero: per "lanciarlo" necessita, però, di un primo defunto da seppellire. Quale miglior prescelto del vecchio Mr. Weems, già con un piede nella fossa? Nulla di che: un episodio dal gusto brillante (del genere: "Chi la fa l'aspetti") che si lascia vedere. Un Collins dapprima in fin di vita e poi sempre più florido e scattante (si fidanza pure...) contro il manipolo di businessmen sempre più convinti di aver fatto un pessimo affare costituisce il simpatico torso della mini-commediola. Gustose certe reiterazioni (i quattro piani di scale da fare per accertarsi delle condizioni del presunto moribondo) come il pur prevedibile finale. (Rufus68)

77. A Little Sleep 16-Giu-57
** La volubile Barbie abbandona, per capriccio, il proprio ragazzo sulla strada: incapperà in una coppia poco raccomandabile. Ancora una storia di donna punita per la disinvoltura negli atteggiamenti (la ricca protagonista gioca con gli spasimanti); poco interessante al pari dello sviluppo finale, assai prevedibile per chi frequenta questi lidi. L'episodio si ricorda soprattutto per la presenza di Barbara Cook, giovane diva di Broadway del tempo. Fulminante battuta di Hitchcock nella sequenza introduttiva (vale mezza palla in più); accoglie un San Bernardo con vistosa fiaschetta al collo con: "Ecco il miglior amico dell'uomo. E c'è anche un cane". (Rufus68)

78. The Dangerous People
**! Un maniaco omicida si aggira nei paraggi d'una stazioncina. Nella sala d'aspetto d'una stazioncina un uomo comincia a sospettare dell'unico altro presente: almeno finché questi non comincia a sospettare di lui. Un bell'apologo sulla paranoia come generatrice di violenza insensata, con adeguati protagonisti e una conduzione semplice ed efficace della vis drammaturgica. La frase finale dell'alienato: "Sono tutti pazzi e pericolosi. Portatemi in un luogo più sicuro", pur troppo didascalica, rafforza l'assunto portante dell'episodio. (Rufus68)
 
STAGIONE 3 (1957/1958)

79. • The Glass Eye
*** Una donna solitaria s'innamora follemente del ventriloquo Max Collodi: un segreto, però, si nasconde nella vita dell'artista. Notevole esempio di fantastico grottesco la cui atmosfera nera è vieppiù rafforzata dalla narrazione in flashback. Se la fattura formale è classica, le tematiche (il Doppio, l'inversione di ruolo) sono tipiche dell'Ottocento perturbante e pre-espressionista. Bravissima la Tandy a tratteggiare un personaggio reso cieco dalla solitudine prima del memorabile finale. Di rilievo l'omaggio al nostro creatore di burattini. In tale brodo Hitchcock sguazza alla grande. (Rufus68)

80. IL FALSO INDOVINO (Mail Order Prophet)
***
Hitchcock è alla finestra d'un grattacielo e guarda giù: ha detto al suo socio che la ditta dove lavorano è fallita e quello s'è buttato. Naturalmente non era vero che la ditta era fallita... L'episodio racconta del classico impiegato d'ufficio, Ronald Grimes (E.G. Marshall), frustrato da una vita poco gratificante. Quando un giorno gli arriva una lettera di tale Christiani si incuriosisce: Christiani dice di predire il futuro e gli suggerisce di notare che l'elezione per il sindaco la vincerà colui che, si scoprirà pochi giorni dopo, effettivamente vince. La stessa cosa avverr per un match di pugilato. Grimes, che aveva preso tutto per uno scherzo, a quel punto comincia davvero a pensare che Chrstiani possieda delle doti nascoste, nonostante un collega cerchi di fargli credere solo a coincidenze. Alla terza predizione, che riguarda delle azioni, Grimes decide di seguire le indicazioni di Christiani. Come andrà a finire? E' davvero possibile predire il futuro? Uno di quegli episodi vecchio stile, che ci riservano per il finale l'ingegnosa soluzione. Non imprevedibile, ma ingegnosa resta! Ben recitato, diretto senza guizzi da James Neilson, punta tutto sull'attesa di sapere cosa si nasconda dietro a tanto mistero. Con una piccola sequenza di suspence quando c'è da capire se il gioco in borsa ha funzionato o meno (con tanto di pillole di veleno per un eventuale suicidio). (Zender)

81. DELITTO PERFETTO (The Perfect Crime) di Alfred Hitchcock
***! Hitchcock seduto in poltrona con cappello e pipa (che spara fuori bolle di sapone) saluta idealmente il dott. Watson e introduce The perfect crime (da non confondere con The perfect murder della stagione 1, tradotto in italiano allo stesso modo). Vincent Price è qui Charles Courtney, raffinato detective noto per aver risolto ogni caso a lui presentato, teorizzatore dell'impossibilità o quasi del delitto perfetto. Un giorno riceve a casa la visita di un amico avvocato (James Gregory), che gli riporta alla mente un vecchio caso, da Courtney risolto con la condanna dell'indiziato alla sedia elettrica. Riviviamo in brevi flashback la storia, sempre accompagnata dalla voce off di Price, e scopriamo che sotto a quel caso si nasconde qualcosa di inquietante. Episodio di chiara impostazione teatrale che non a caso vede come protagonista l'ottimo Vincent Price, tra gli attori più vicni al teatro che esistano. Ben raccontato, diretto dallo stesso Hitchcock senza troppo ricercare il tocco personale (anche se quando Price accoglie l'avvocato sulla porta di casa con la mdp che inquadra solo la porta semiaperta si capisce che in regia non c'è uno qualunque), è un episodio gustoso e piacevole, non straordinario ma sempre interessante, dal'inizio alla fine. Il colpo di scena non è dei più imprevedibili, ma la chiusura vera la dà (come spesso capita) Hitchcock nei saluti finali, spiegando il vero epilogo della storia. (Zender)

82. • Heart of Gold
**! Un giovane rapinatore, scarcerato sulla parola, è accolto dalla famiglia del compagno di cella. Un episodio che sembra procedere a tentoni e però si arricchisce pian piano di nuove rivelazioni sino a quella finale (che, forse, non ci coglie di sorpresa, ma va bene così). Un piccolo esempio di come l'homo homini lupus renda lupi gli agnelli (specie quando si muovono in branchi i lupi travestiti da agnelli). Bravo Persoff nelle vesti di ruvido e manesco ubriacone. Hitchcock al meglio come esperto di bricolage con sega circolare. (Rufus68)

83. • Silent Witness
*! Un professore di mezza età, sposato, uccide la giovane studentessa con cui ha una relazione e che lo ricatta. Il delitto ha, però, un testimone: la neonata d'una vicina. Il pentimento che lentamente rode la coscienza sino a sfinire le resistenze; la piccola protagonista diviene, perciò, solo un pretesto per scatenare il latente senso di colpa. Piuttosto semplice come svolgimento con un Taylor poco a suo agio nella parte del villain (all'inizio non a caso legge il Riccardo III). Una curiosità. Molto bella la Hart, ben spigliata Pat Hitchcock, spiccicata al suo più famoso paparino. (Rufus68)

84. IL PORTAFOGLI (Reward to Finder)
**! Davanti a un albero ai cui rami sono appese banconote, Hitchocock si compiace di come l'ha annaffiato e cresciuto lamentandosi però dell'anno precedente, quando ci fu un'invasione di cavallette! L'episodio è tutto ambientato in una casa definita un porcile dalla stessa donna che la abita (Jo Van Fleet). Suo marito (Oscar Homolka) è quasi un barbone e si veste di conseguenza, ma un giorno trova in terra un portafogli contenente 5200 dollari! Lo mostra alla moglie che dice di consegnarlo alla polizia sperando in una ricompensa, ma non essendoci alcun indirizzo all'interno suo marito ha ben altri pensieri... Centrato sul difficile rapporto tra i due coniugi, l'episodio vive delle lunghe, invadenti tirate di lei e dell'insofferenza di lui: un rapporto teso che i due attori sanno interpretare con buon realismo. Tenera lei quando ripete di volersi fare la manicure perché le unghie sono la cosa più bella che ha. Poi però, coi soldi a disposizione, si concederà anche altro, esagerando. Finale telefonato appiccicato malamente per dare un minimo di thriller a una storia che offre invece tutt'altro tipo di spettacolo. Piacevole, ad ogni modo. (Zender)

85. CORDA PER DUE (Enough Rope for Two)
*** Hitchcock appare in scena con una corda in mano; "Ma non equivocate", dice... E in effetti si tratta di una semplice corda in attesa di fachiro che la risalga (e che puntualmente appare). L'episodio racconta di una coppia di malviventi (Jean Hagen e Steve Brodie) che attendono l'imminente arrivo in casa del loro ex complice, Joe (Steven Hill), ex fidanzato di lei e appena uscito dal carcere dopo dieci anni galera. Il bottino della loro rapina non era mai stato trovato e Joe sa dov'è, così i tre partono in jeep per il deserto, dove l'uomo dice di averlo seppellito. La prima parte è decisamente interlocutoria ed è di pura preparazione al lungo finale, dove i colpi di scena si susseguono fino a quello conclusivo, del tutto soddisfacente. Paul Henreid dirige bene una sceneggiatura tratta da un racconto di Clark Howard per un episodio che lascia il segno (non a caso ne verrà girato un ottimo remake nel 1986). (Zender)

86. • The Last Request
** Un condannato a morte che si professa innocente manifesta l'estremo desiderio desiderio: una macchina da scrivere e un po' di carta... Episodio del genere "destino cinico e baro" con finale inaspettato e beffardo. Apprezzabile la struttura drammaturgica tutta in flashback anche se i caratteri, un po' stereotipati, son lì solo ad aspettare il colpo di scena degli ultimi secondi. (Rufus68)

87. • The Young One
**
Una ragazzetta è oppressa dalla zia. Troverà il modo di evadere da tale prigione, a qualsiasi costo. L'ossessione della libertà che maschera la malattia mentale, i sotterfugi, la lucidità dello psicopatico: l'episodio funziona, ma non ha nulla di nuovo sotto il sole da mostrare. La brevità dei venti minuti non permette, poi, di approfondire i dettagli dei personaggi e, anche in tal caso, si rischia di cadere nel già visto. Brava la Linley, comunque. Dirige Altman. (Rufus68)

88. UNA PASSEGGIATA IN MESSICO (The Diplomatic Corpse)
***
Hitchcock con sombrero è seduto a fianco di un enorme libro che lo divide da un altro tizio con sombrero. Siamo in tema, perché l'episodio è ambientato in Messico. Ci va in visita con l'auto una coppia (un giovanissimo George Peppard non ancora all'A-Team e Mary Scott) assieme all'anziana zia di lei, ma poco dopo la frontiera i due si accorgono che la donna, che credevano dormisse, è morta! In aggiunta, mentre sono al ristorante per decidere cosa fare, qualcuno ruba loro l'auto col cadavere dentro. E ora? Contattano Salgado (Peter Lorre), un investigatore privato locale, dicendogli che non vogliono avvertire la polizia per evitare troppe pratiche burocratiche, ma quando l'auto verrà trovata (dalla polizia!) il cadavere non c'è. Urge ricontattare Salgado, il quale ogni volta vuole una parcella, che va sempre a salire... Una serie di equivoci che sanno più di black comedy che di giallo, ma Lorre è talmente bravo e simpatico da trasformare l'episodio in uno tra i più spassosi di sempre. C'è regolarmente qualcosa che non va, nei suoi "ritrovamenti", e i due coniugi non sono sull'orlo di una crisi di nervi, mentre la tensione sale. Il finale è quasi surreale e ci regala un'ultima risata (prima che Hitchcock ci spieghi more solito com'è andata). (Zender)

89. • The Deadly
*! Un idraulico, con la scusa delle riparazioni, si introduce nelle case di alcune donne ricattandole, poi, con una falsa accusa di adulterio. Le signore, però, passeranno al contrattacco... Un episodio assai leggero (come il peso della vendetta) e privo di particolari retrogusti. Philips discreto quale piacente e viscido blackmailer. Il migliore è Hitchcock che illustra la tortura della goccia. (Rufus68)

90. MISS PAISLEY E IL GATTO (Miss Paisley's Cat
)
**! Hitchcock sta macellando della carne su di un tavolo: si tratta di hamburger di topo, appositamente preparati per Stanley, il gatto del titolo, che a quanto pare ha pretese alimentari da vera star... Protagonista dell'episodio è però Emma Paisley (Dorothy Stickney), una elegante vecchina che vive da sola e accoglie in casa per l'appunto Stanley, un gatto vagabondo che le entra dalla finestra. Stanley, particolarmente indipendente, ama infilarsi nella casa di un vicino ricco e odioso, che subito minaccia di ucciderlo se lo farà ancora. La povera Emma è disgustata dalle parole dell'uomo, e quando dalle minacce l'uomo passerà ai fatti... Episodio tutto centrato sulla bella performance della Stickney, può contare comunque su una seconda parte che non ci si aspetta, in cui il colpevole dell'immancabile delitto (naturalmente il vicino, responsabile del gatticidio) pare trovarsi con eccessiva facilità. Ma ci saranno sorprese, e anche se l'ultima è meno accattivante di quanto si sperava ci si può comunque accontentare. (Zender)

91. LA NOTTE DELL'ESECUZIONE (Night of the Execution)
***! Hitchcock apre con una granata in mano, ma dice che è un carillon: basta tirare la cordicella e... attenzione, la musica non parte! Vuoi vedere che... L'episodio vede protagonista un avvocato, Warren Selvy (Pat Hingle), la cui carriera - e il buon rapporto con la bella moglie (Georgann Johnson) - dipende in buona parte dall'esito del processo in corso, in cui sta sostenendo la tesi dell'accusa. Riconosciuto colpevole dalla giuria, l'imputato viene condannato alla sedia elettrica, con gran festeggiamenti in casa Selvy soprattutto con la moglie, entusiasta e pronta a sognare per il marito la carriera politica. Sul più bello, però, un uomo suona alla porta di Warren per autoaccusarsi dell'omicidio: chi a breve dovrà finire sulla sedia elettrica, dice, è innocente, fornendo forti indizi a sostegno della sua tesi. E adesso? Episodio molto parlato, come tutti quelli a tema giudiziario, è però costruito davvero bene a partire da una storia di Henry Slesar. Soprattutto il finale, molto teso e diverso da come ci si aspetterebbe, proprone un colpo di scena interessante che chiude al meglio. Le implicazioni etiche affrontate son quelle immaginabili, con la moglie che spinge per una soluzione egoistica e l'avvocato roso dai dubbi. Recitato correttamente, è diretto con buon senso della tensione da Justus Addiss. (Zender)

92. • The Percentage
*! Un ex sergente, divenuto ricco, cerca di sdebitarsi con un commilitone che l'ha salvato da un'accusa di codardia in Corea. Il primo, però, s'innamorerà della moglie del secondo... Una storiella che affonda, inevitabilmente, sotto il peso dell'improbabilità; già difettosa nel meccanismo psicologico (l'insistenza nel saldare il debito morale pare assai campata in aria), essa si risolve con un coup de théâtre fiacco e parecchio forzato oltre che drammaturgicamente poco perspicuo. Impagabile Hitchcock che regola in diretta il segnale televisivo dei telespettatori. Si nota la Talbot: ricorda un poco la Kathleen Turner dei bei tempi. (Rufus68)

93. IN TRAPPOLA (Together)
***
Hitchcock davanti a un tavolo con bibite e salatini si prepara al tipico party da ufficio, con i direttori che alla fine dovranno esser dati in pasto ai leoni (e un leone comparirà davvero, nel finale!). L'episodio comincia allo stesso modo, con un party, ma la ragazza al telefono (Christine White) è l'amante di tale Tony Gould (Joseph Cotten) e continua a pressarlo chiedendogli se lascerà sua moglie come le ha promesso. Lui dice di averglielo detto eccetera, ma quando lei dall'ufficio in cui si trovano la chiama per sapere se è vero, lui la pugnala a morte col tagliacarte! Peccato che si accorga di esser rimasto chiuso nella stanza (ha rotto la chiave nella serratura) e le finestre abbiano le sbarre! Una vera trappola, dalla quale prova ad uscire chiamando un amico (che si rivela ubriaco) e la dirimpettaia... Diretto nientemeno che da Robert Altman, un episodio tipicamente hitchcockiano (anche per il suo protagonista), che si sviluppa con una buona tensione, sfiora il beffardo in più di un'occasione e punta sicuro a un finale simpatico che lo valorizza. Divertente l'amico ubriaco che sottovaluta le richieste d'aiuto di Tony, inquietante la figura della dirimpettaia. (Zender)

94. • Sylvia
**! Un padre teme che la figlia si suicidi per l'infelice matrimonio; le cose, però, stanno assai diversamente... L'episodio si basa totalmente sulla nostra (errata) percezione delle relazioni psicologiche fra i tre protagonisti in campo: la soluzione finale, quindi, ci sorprende, pur vantando una propria logica interna. Molto brava la Todd che, nonostante sia quasi coetanea di McIntyre, gioca molto bene le sue carte d'attrice interpretando una figura filiale apparentemente serena, ma in realtà rosa da un demone di lunga data. Gradevole. (Rufus68)

95. • The Motive
*** Un uomo sostiene che la mancanza di motivazioni rende un omicidio insolubile per la giustizia: per dimostrare la teoria un amico lo spinge, perciò, sulla via di un delitto casuale... Hitchcockiano e superiore alla media. La teoria dell'act gratuit messa al servizio di un giallo con (inevitabile) sorpresa finale. Ad alzare l'asticella le interpretazioni di Homeier, glaciale e inappuntabile, e di Redfield che qui già anticipa certi tratti scivolosi del futuro personaggio di "Qualcuno volò sul nido del cuculo". Consigliato. (Rufus68)

96. IL BAGNO DI MEZZANOTTE (Miss Bracegirdle Does Her Duty)
** Dal rumore si capisce che nella sala vicino a Hitchcock qualcuno sta usando una ghigliottina! Il maestro dice che è stata messa in una sala da cinema e intanto richiama con tale strumento di morte la Francia. Giusto, perché siamo nella Parigi del 1907, dove un'anziana signora inglese, Millicent Bracegirdle (Mildred Natwick), è in vacanza da sola senza nemmeno conoscere la lingua. Un azzardo, per certe sue amiche, ma lei si sente sicura. Peccato che la prima notte, in albergo, di ritorno dal bagno al piano, invece di entrare nella sua camera accede per errore in quella vicina, dove mentre sta richiudendo la porta le resta la maniglia in mano. Intrappolata in una camera non sua, con un uomo che pare dormire placidamente nel proprio letto, non sa come comportarsi. Buona parte dell'episodio è ambientato nella stanza dove la donna si ritrova chiusa, con lei a riflettere tra sé e sé chiedendosi come uscire dalla scomoda situazione. C'è una discreta tensione, la scoperta che l'uomo è un cadavere aggiunge qualcosa, ma il finale è davvero deludente e lascia l'impressione di un'idea minimale tirata inutilmente per le lunghe. La situazione è quella già vista in molti altri episodi e poco si aggiunge in termini d'inventiva. (Zender)

97. • The Equalizer
**! Un aitante dongiovanni provoca una crisi coniugale in casa di Eldon Marsh: quest'ultimo sfiderà ripetutamente a duello il rivale. Un bravo Martin Balsam è l'anima di questo episodio che, d'altra parte, a causa della brevità, come spesso accade, risulta carente sul versante dell'introspezione psicologica in grado di render verosimili personaggi e situazioni. La caparbietà ammirevole del protagonista (di una caparbietà incrollabile simile a quella dei grandi caratteri che anelano giustizia: Mickail Kohlhaas, a esempio) e il colpo di scena finale risollevano decisamente le sorti del segmento. (Rufus68)

98. L'ULTIMA SCOMMESSA (On the Nose
)
**! Hitchcock in scena ridicolmente vestito da fantino. Dice di esserlo, e deve presentare infatti una storia che con le corse ai cavalli c'entra molto, anche se non si vedono mai né le corse né i cavalli... L'episodio riguarda infatti una scommettitrice incallita (Jan Sterling), il cui marito minaccia di lasciare se la vedrà ancora puntare denaro alle corse. Così, quando arriva l'amica per portarla al'ippodromo, lei rinuncia. Il problema è che le telefona un tipo al quale lei deve 25 dollari per una scommessa persa, e se non lo pagherà questi minaccia di arrivarle in casa spiegando del debito di gioco proprio davanti al marito. Come trovare in fretta 25 dollari? Non è facile, e non tutti gli espedienti funzioneranno. Un episodio divertente, senza alcun cadavere o intrigo da svelare, retto dalla Sterling "doll-face" che effettivamente sembra tagliata per il ruolo. La sorpresa finale è debole e di poco conto, nell'insieme, ma la regia di James Neilson è svelta e l'episodio si fa seguire con interesse. Semplice, diretto, senza alcuna pretesa. L'espressione americana "on the nose" si riferisce a un importo esatto da pagare. (Zender)

99. • Guest for Breakfast
**! Un assassino sequestra nella propria casa una coppia in crisi: entrerà in un gioco psicologico più grande di lui. La vicenda dell'aguzzino stritolato fra gli opposti rinfacci di marito e moglie che, apparentemente, si odiano e cercano di spingersi l'un l'altra nelle braccia del killer, muove la nostra simpatia. Si fa notare soprattutto l'interpretazione di McKay, elegante e canzonatoria. Lascia freddi, invece, il finale consolatorio che non ha forse l'ardire di tirare le somme di un cinismo dapprima profuso a piene mani. (Rufus68)

100. • The Return of the Hero
** Un veterano della guerra franco-algerina torna dal fronte. Lo aspetta un matrimonio di ricca nobiltà... Episodio inconsueto per l'ambientazione europea, risulta assai statico nello svolgimento (si svolge interamente presso un bistrot). La rivelazione finale, invero un po' telefonata, prepara allo scioglimento romantico, anch'esso assai insolito visto il tono medio della serie. Di rilievo il cast a latere, fra cui spicca Dalio, più anonimi i protagonisti. (Rufus68)

101. LA CASA IDEALE (The Right Kind of House)
***
Hitchcock apre proponendoci l'acquisto di una serie di appartamenti... sulla Luna (!), magnificandone le qualità ma anche i limiti... Sempre di alloggi parla l'episodio: si racconta di un tizio (Robert Emhardt) che, arrivato a Ivy Corners, s'innamora di una vecchia casa in vendita. Chiede all'agenzia quanto costi ma il prezzo pare proibitivo, addirittura folle! L'uomo decide così di parlare direttamente con la proprietaria (Jeanette Nolan), la quale sul prezzo pare non voler transigere e spiega perché. Ricorda (in flashback) di quando venne a trovarla lì suo figlio con una strana valigia... Una storia particolarmente ricercata e sorprendente nel finale, ottimamente interpretata da un Emhardt laidissimo e da un'anziana signora che ricorda certe protagoniste di black comedy inglesi. Un confronto a due fatto di sotterfugi e cose non dette che fa luce su un passato da riportare alla luce per un motivo ben preciso. Buona la regia di Don Taylor, episodio indubbiamente azzeccato. (Zender)

102. FOSCHIA (The Foghorn)
**!
Hitchcock a bordo di una canoa sioux ne spiega il funzionamento (essendo un veicolo americano si pagaia a sinistra) e introduce un episodio che mescola dramma e mistero fin dalla prima scena, con una donna (Barbara Bel Geddes) che si dibatte nel letto ricordando una nebbia. Parte subito il primo flashback in cui la vediamo a bordo di una nave flirtare con un collega (Michael Rennie) del marito in piena luna di miele! C'è la nebbia... La stessa nebbia che ritroveremo in un secondo flashback, in cui la donna va a cena con il medesimo uomo lasciando intendere che tra loro ci potrebbe essere una splendida intesa (nonostante siano entrambi sposati). Altri ricordi - sempre dominati dalla nebbia - seguiranno, fino a svelare la tragica verità. Melodramma credibile e ben interpretato dalla Bel Geddes che vive sul colpo di scena conclusivo e si articola in diversi flashback d'impronta melodrammatica. Si percepisce però l'aura di mistero data dalla costante presenza della nebbia per un episodio semplice ma piacevole, ben diretto da Robert Stevens. (Zender)

103. VOLO VERSO EST (Flight to the East)
*!
Hitchcock in volo su tappeto volante magnifica le doti di quello che ritiene sarà il mezzo del futuro (specie nella sua versione matrimoniale). Sempre in volo siamo anche nell'episodio, ambientato su un aereo che parte da Nairobi nel 1958. A bordo un giornalista (Gary Merrill) conosce una bella governante (Pattricia Cutts) alla quale comincia a raccontare la storia che lo ha visto protagonista in Kenya, presente al processo del criminale chiamato "Sasha il terribile" (Anthony George). Attraverso una fitta serie di flashback si dipana una vicenda tediosissima zeppa di nomi e cose da ricordare, da riempirci un film intero. Di tanto in tanto si torna sull'aereo per scoprire come - prevedibilmente - più d'uno si rivelerà essere... qualcun altro. Sarà la scialba ambientazione tra i mercatini e le aule di tribunale keniote, i vari tentativi di corruzione, le facce poco convinte del cast (Merrill a parte) ma il film (esattamente come l'aereo ricostruito in studio) non decolla mai, e il colpo di scena finale ha davvero del ridicolo... (Zender)

104. UN TORO TRA LE PORCELLANE (Bull in a China Shop)
** Hitchcock con berrettino da torero introduce "Bull In a china Shop", ma l'episodio non si può dire proprio in tema: la frase viene semplicemente usata come metafora e per tutta la durata o quasi restiamo all'interno di un appartamento dove vivono quattro vecchiette innamorate del loro vicino (Dennis Morgan) che lavora alla Sezione Omicidi. Lo chiamano in casa per mostrargli come una quinta vecchina sia defunta e grande è la sorpresa per lui quando le analisi diranno che è stata avvelenata con l'arsenico. Possibile? L'untuosa cortesia con cui le vecchine, e in particolar modo Hilfy-Lou (Estelle Winwood), mostrano di guardare solo al bel quarantacinquenne disinteressandosi del tutto della defunta, inizialmente fa sorridere. Capito che tutto l'episodio procederà allo stesso modo resta solo da scoprire l'assassino (si fa per dire), perché il continuo sdilinquirsi delle quattro dopo un po' non si sopporta più. Bravo Morgan nel mantenere comunque un apprezzabile self-control, simpatico il finale. (Zender)

105. MORTE PRESUNTA (Disappearing Trick)
**! Hitchcock con racchetta da tennis in mano spiega che lui allo sport preferisce le coppe, da sottrarre agli atleti veri. Ed è un tennista (per quanto non professionista) anche il protagonista dell'episodio, Walter Richmond (Roobert Horton). Lavora in un'agenzia di scommesse ed è convocato dal direttore, che gli chiede di capire dove sia finito un loro grosso cliente che non si fa più sentire da qualche mese. Walter parte in caccia e raggiunge La Jolla, località di ricca villeggiatura vicino a san Diego, dove conosce la sexy moglie dello scomparso, Laura (Betsy von Furstenberg). La donna gli dice che il marito è morto affogato, per quanto non sia mai stato ritrovato. Tra la vedova e Walter scatta l'idillio, anche perché lei pare assai bendisposta fin da subito, sfoggiando abitini aderenti e sguardi maliziosi. C'è spazio anche per un po' di giallo prima di un finale piuttosto deludente, ma è chiaro che l'episodio si basa sul gioco di seduzione tra i due, che Arthur Hiller ben dirige come sa. Brava soprattutto la Furstenberg, prefettamente a suo agio nel ruolo, ma anche Horton sa stare ottimamente al gioco. Colpo di scena piuttosto pretestuoso... (Zender)

106. COME SERVIRE UN AGNELLO (Lamb to the slaughter)
di Alfred Hitchcock
**! Un omicidio, una strana arma, la polizia che arriva per indagare. Come nascondere il corpo del reato? L'episodio non è un granchè a livello di tensione e coinvolgimento, ma è parzialmente riscattato da un finale beffardo che risulta abbastanza riuscito. Ciò fa salire il voto di un mezzo pallino. (Cotola)

**! Hitchcock apre mogio mogio a fianco di un poliziotto in un supermarket: è appena stato multato per aver ostruito una corsia, attratto da un prodotto a sua detta eccezionale (calorie a basso contenuto calorico!). L'episodio comincia nel modo più rude possibile; una dolce sposina in dolce attesa (Barbara Bel Geddes) accoglie in casa il marito di ritorno dal lavoro, ma questi la gela spietatamente: ha deciso di mollarla e andarsene a vivere con un'altra! Lei è sconvolta, e per impedirgli l'abbandono del tetto coniugale gli spacca la testa con un cosciotto d'agnello surgelato. La polizia arriva e subito capisce che l'arma del delitto è qualcosa di insolito: smussata, grossa, per nulla affilata... La mogliettina fresca vedova viene interrogata ma il caso appare di difficile soluzione. Un giallo in piena regola, strutturato nel modo più classico. A dirigere è Alfred Hitchcock in persona ma, al di là delle simpatiche espressioni della Bel Geddes, da ricordare c'è solo il "succoso" finale, come se Hitchcock si fosse divertito a distruggere una delle basi del giallo stesso: la centralità dell'arma del delitto. Per il resto ben poco da ricordare, anche se va detto che se non altro non ci si annoia... (Zender)

107. • Fatal Figures
**! Un uomo di mezza età soffre per la routine della vita: come distinguersi? Un furto? Una rapina? Meglio un omicidio... Episodio che indulge a un piacevole grottesco. L'escalation criminale del placido mister Goames (dopo 13 anni di irreprensibile e anonima esistenza), che uccide pur di comparire nelle statistiche, vanta un bell'umor nero. Interessante il personaggio di McGiver, sorta di "Rain man" ossessionato dai numeri, che, coerentemente con i propri intenti, non esiterà a mettersi in gioco nel finale. Un brioso cinismo tutto hitchcockiano. (Rufus68)

108. • Death Sentence
*! L'insicuro Norman è ricattato dal vecchio compagno Al. Quando Al ne insidierà la vita privata Norman troverà la più giusta soluzione. Ancora un episodio che si basa più sulla sorpresa che sulla solidità dei ruoli psicologici. Il finale, infatti, coglie impreparati, ma è troppo forzato per convincere affatto. Bravo Steve Brodie quale antagonista capace di condensare nella gesticolazione molto "italiana" un carattere infido e tracotante. (Rufus68)

109. VIGILIA DI NATALE (The Festive Season)
**! Charlie crede che la sorella Celia abbia ucciso sua moglie. L'amico John tenterà di riappacificarli nella casa in cui entrambi vivono, alla vigilia del Natale... Ritratto di famiglia dall'interno, senza vero sviluppo narrativo, ma abile a resocontare rivalse e vendette psicologiche che si nutrono continuamente di sé stesse. L'ultima battuta è rivelatrice di tale "cul de sac" in cui lo spettatore, alla fine, non sa per chi parteggiare essendogli nebulosi sia i moventi che le colpe. A suo modo inquietante, come le ombre della casa. (Rufus68)

110. • Listen, Listen.....!
** Un anziano signore si reca alla polizia, quindi alla carta stampata e, quindi, presso un religioso: ha una precisa teoria su di un triplice delitto che coinvolge giovani ragazze. Nessuno, però, gli dà retta... Episodio in tono minore, ripetitivo nel suo schema (il protagonista da una parte, gli increduli dall'altra) e senza nessun guizzo nel finalino a sorpresa. Di buon mestiere, al solito, gli interpreti, vero asso nella manica di una serie altalenante. Il migliore è Hitch che, per la raucedine, si fa doppiare da un disco che s'incanta sempre. (Rufus68)

111. BIGLIETTO VINCENTE (Post Mortem
)
*** Hitchcock apre in una serra (ricostruita in studio) parlando di piante oziose e di esperimenti privati che potrebbero far nascere banane da una betulla... L'episodio è assai meno bizzarro, per quanto dominato da una figura femminile molto pimpante. Lei è la moglie risposata di un uomo defunto per infarto che in eredità le ha lasciato il biglietto vincente di una lotteria (133.000 dollari). La donna però non lo sapeva, e col nuovo marito dovrà mettersi a cercare per casa il fantomatico biglietto che alcuni gionalisti le giurano fosse di proprietà dell'ex marito. Un piccolo giallo in piena regola, costruito in modo intelligente e pronto a liberare i suoi classici colpi di scena nel finale, durante un'ultima parte che effettivamente lascia il segno. Brillante, simpatico, diretto con spigliatezza dal bravo Arthur Hiller. (Zender)

112. • The Crocodile Case
** Jack Lyons uccide il marito dell'irrequieta e amata Phyllis. Infine la sposa. Phillys, però, non riesce a darsi pace per una borsa di coccodrillo perduta la notte dell'omicidio... Un gialletto classico con gimmick finale. Il problema sta proprio nella "trovata" che smaschera il delitto: l'episodio, infatti, vive esclusivamente in funzione d'essa. Nonostante questo si apprezza l'interpretazione di Elliott e della Heald, brava a dare vita a un personaggio fatuo e infantile che provoca il disastro con l'inutile sua testardaggine. (Rufus68)

113. CONCORSO A BORDO aka UN SALTO NEL VUOTO (A dip in the Pool)
di Alfred Hitchcock
*** Un Hitchcock particolarmente autoreferenziale ci accoglie dal ponte di una nave (il solito studio): il salvagente dice S.S. Hitchcock e il libro che tiene in mano è naturalmente di Hitchcock. Aggiungiamoci che l'episodio è pure diretto, da lui, e avremo il quadro completo. Siamo anche qui su una nave, dove un uomo (Keenan Wynn) in vacanza con la moglie pare ben poco interessato agli itinerari turistici (italiani) che la donna le propone. La sua attenzione è tutta per uno strano gioco organizzato dal capitano: vince chi si avvicina di più al numero dei chilometri percorsi dalla nave nella giornata in corso. L'uomo, siccome piove e vede la nave rallentare, decide di puntare sul numero più basso, che comprende anche qualsiasi numero inferiore al minimo. La vittoria diventa un'ossessione. Episodio molto ben diretto da Hitchcock e tratto da una storia di Roald Dahl, con un protagonista convincente e una buona dose d'ironia come si conviene (soprattutto nella descrizione del rapporto tra i due coniugi). il finale, per quanto prevedibile, resta anch'esso esemplare nella sua efficace stringatezza. Piacevole dall'inizio alla fine, e non è certo poco! Episodio conosciuto anche col titolo di "Un tuffo nel vuoto". (Zender)

114. UN INVESTIMENTO SICURO (The Safe Place)
** In piedi di fronte alla classica scatola magica dell'illusionista, Hitchcock spiega come oggi le operazioni chirurgiche si possano trasmettere anche in tv arrivando al grande pubblico. La donna nella scatola, si capisce, finirà divisa in due. L'episodio ha come protagonista tale George Piper (Robert H. Harris), bancario che ha bisogno di più soldi per agevolare la propria passione per le donne (ci prova con la collega ma gli va male). Per questo organizza un piano ai danni di un suo correntista che pare piuttosto scaltro... Episodio molto verboso, con un Richard Harris comunque ottimo in un ruolo laido. Poco interessanti le divagazioni che di fatto servon solo ad allungare il brodo di un soggetto striminzito che dalla sua, comunque, ha un buon colpo di scena finale. Tutto si gioca insomma negli ultimissimi minuti col precipitare degli eventi. Superfluo. (Zender)

115. • The Canary Sedan
**! La sensitiva Laura Bowlby arriva a Hong Kong per incontrare il marito, uomo d'affari. Noleggia una berlina, una volta giallo canarino, in cui può avvertire strane risonanze... Molto prima di "A spasso con Daisy", ecco la Tandy a spasso con l'autista. Stavolta, però, è il passato a fare da protagonista sino alla scioccante rivelazione. Nonostante che s'intuisca il finale, l'episodio è ben vivo grazie alla timida e delicata interpretazione dell'attrice inglese. E le ultime inquadrature, con la recitazione dei versi di John Donne, vantano una bella drammaticità: non solo per la sorpresa che sottintendono, ma per il disinganno che erompe dopo una vita di bugie. Hitchcock, invece, con placida prosaicità, è alle prese con il genio della lampada (sempre Hitch) che egli stesso evoca spolverando uno specchio. (Rufus68)

116. • The Impromptu Murder
** Un avvocato uccide una vecchia signora che richiede indietro un capitale investito anni prima. Il destino, però, è in agguato. Episodio ordinario. Un giallo con sorpresina finale che solo l'interpretazione di Cronyn (fronteggiato da un bravo Douglas), assassino improvvisato, riesce a reggere adeguatamente. Posticcia, ma gradevole l'ambientazione inglese che aggiunge una certa patina gustosa. Anche stavolta si punta troppo sull'effetto scioglimento trascurando la costruzione dei personaggi. (Rufus68)

117. UN INVITO A CENA (Little White Frock
)
**! In scena il fratello di Hitchcock (inutile dire che si tratta di un facile travestimeno del nostro), che si appresta a gettare una cassa in fiume e dice di dover presentare lui al posto del fratello indisposto... L'episodio racconta di uno sceneggiatore teatrale (Tom Helmore) che dopo le audizioni per una sua commedia si accorge che manca un attore in grado di interpretarla. Gli si presenta in un locale un vecchio attore da tempo ai margini della scena (Herbert Marshall), che invita a cena lui e sua moglie con l'intento di chiedergli la parte; la cena però si trasforma in una drammatica rievocazione (anche via flashback) di un tragico evento a cui l'attore dice di aver preso parte in un lontano passato. Finale un po' prevedibile ma piacevole e realizzato con gusto, conseguenza di un episodio che ha nella recitazione intensa di Marshall il suo punto di forza. E' lui a reggere completamente sulle sue spalle il tutto, anche se la regia di Herschel Daugherty lo assiste piuttosto bene. Gradevole; senza troppo stupire dimostra come possano funzionare anche episodi in cui la trama gialla praticamente non esiste e i cadaveri sono solo un fragile pretesto. (Zender)

 
STAGIONE 4 (1958/1959)

118. VELENO aka UN PESO SULLO STOMACO (Poison) di Alfred Hitchcock
***! Hitchcock, davanti alla panchina di un (finto) parco, ci presenta il suo sistema anti-borsaioli: un serpente a sonagli da nascondere in tasca, pronto a mordere lo sventurato ladro... E di serpenti si tratta anche nell'episodio, visto che uno velenosissimo si è depositato sullo stomaco del protagonista (Wendell Corey) mentre è disteso a letto. Questi appena vede un amico entrare dalla porta lo avverte di muoversi lentissimo e parlare piano: il serpente non si vede ma c'è, gli assicura. L'amico dapprima non ci crede, ma anche quando decide di crederci e chiama il medico per capire come agire, fa tutto con molta flemma: i due non sono molto amici, è evidente... Tipico esempio di episodio hitchcockiano fino in fondo, non a caso diretto dal Maestro in persona: tutto giocato sulla suspence che si protrae per l'intera durata, sfrutta bene un'idea di Roald Dahl (sì, proprio quello di Willy Wonka) ma è prima di ogni cosa un grande esempio di splendida regia: senza muoversi praticamente mai dalla stanza, Hitchcock trova in Wendell Corey un perfetto interprete dal terrore dipinto sul volto e non molla la presa per un secondo. Poco importa che il finale sia assai prevedibile, perché già quanto visto fin lì ci lascia ampiamente soddisfatti. Notevole anche le tecnica inventata dal medico per risolvere la situazione. (Zender)

119. Don't Interrupt
** Un alienato mentale fugge dal manicomio durante una tempesta di neve. Quello sul treno, accanto a una felice famigliola, è proprio lui? I trenta minuti vivono dell'incompiutezza. Non sappiamo, alla fine, chi è chi e l'inderminatezza, assai insolita in un genere che esige colpevoli e innocenti, può generare delusione in qualche spettatore. E tuttavia proprio tale punto debole (di chi sono quelle mani fuori del finestrino? Chi è Mr. Kilmer?) rimane il miglior pregio di un episodio altrimenti sottotono. (Rufus68)

120.
The Jokester
****
Episodio in perfetto stile E.C. Comics. Il giornalista di cronaca nera Bradley, fanatico degli scherzi, rende la vita impossibile non solo ai colleghi ma anche al povero addetto alla camera mortuaria della polizia. Ma chi la fa l'aspetti, e il nostro giornalista, dopo una collutazione in un bar causata dai suoi soliti scherzi, finirà per essere creduto morto quando in realtà è ancora vivo; sarà questo il suo ultimo scherzo, o potrà salvarsi? Albert Salmi è l'ottimo protagonista di questo episodio, nei panni dell'odioso giornalista che con i suoi scherzi rende la vita impossibile a chiunque. Ottimo anche Roscoe Ates nel ruolo della sua vittima e da segnalare nel cast pure James Coburn. Il finale darà molta soddisfazione allo spettatore. Un ottimo episodio. (Ciavazzaro)

121. ECCESSO DI VELOCITA' (The Crooked Road)
**
Hitchcock è in scena circondato dalle guardie e scortato in una cabina, dove risponderà a domande sulla... camera a gas! L'episodio ci mostra due turisti sulle strade di Robertsville: sorpassano un auto della polizia superando leggermente i limiti e vengono subito fermati. L'agente è un tipo piuttosto antipatico (Walter Matthau!), che fa di tutto per farli irritare e comminargli sanzioni di ogni tipo. Ha chiaramente torto marcio su tutto, ma le cose non migliorano quando la povera coppia viene portata addirittura davanti al giudice! Un episodio che è un po' tutto uguale: certo, le angherie dei presunti "tutori della legge" aumentano esponenzialmente, ma a ben vedere è tutto assai prevedibile. Tranne il colpo di scena, se vogliamo, che però arriva troppo tardi e non risolleva certo le sorti dell'episodio. Matthau sa essere odioso con classe, ma nonostante la buona interpretazione il suo personaggio non è certo tra i più memorabili... Divertente il come-back del Maestro, condotto nella... cabina a gas dove però la pena è commutata: dovrà sorbirsi un intero film di... Hitchcock! Risultato? Un comico svenimento! (Zender)

122. UNA PARCELLA DI DUE MILIONI DI DOLLARI (The $2,000,000 Defense)
***
Il sempre ottimo Leslie Nielsen è il protagonista di questo episodio giudiziario nei panni di un imputato che spererà nella bravura del suo avvocato per essere assolto dall'accusa di omicidio, dimostrando come una pistola abbia sparato accidentalmente, nonostante avesse la sicura. Suo degno compagno nei panni dell'avvocato è il grande caratterista Barry Sullivan. Un buon episodio a carattere giudiziario, in cui la parte centrale, pur senza guizzi incredibili, viene mantenuta in piedi dalla bravura degli attori coinvolti. L'episodio si concluderà con un simpatico colpo di scena finale. Niente male. (Ciavazzaro)

123. Design for Loving
**! Un uomo, frustrato dal ménage familiare si fa sostituire da un androide. Il mondo del doppio, però, riserva svolte inaspettate. Un gradevole divertimento, ambientato in un futuro simile al presente che, pur non puntando alto, riserva una certa inquietudine. Non tutto è come appare e l'umano si confonde inestricabilmente con l'inorganico tanto da venirne surrogato con estrema facilità. Nell'intro un minuscolo Hitchcock ci parla dalla cuccia del cane. (Rufus68)

124. Man with a Problem
**! Lasciato dalla moglie, un uomo minaccia di gettarsi nel vuoto. Un piccolo classico del gimmick, della trovata finale, che non deluderà l'appassionato. Negli ultimi minuti, con i due uomini lungo il bordo del grattacielo, si raggiunge, poi, un'autentica suspense. L'unico punto debole dell'episodio (e delle "trovate" in generale, pur brillanti) è che non permettono una rilettura poiché esauriscono in un sol colpo le loro potenzialità, il che porta al mezzo pallino in meno. (Rufus68)

125. UN TESTIMONIO DA SALVARE (Safety for the Witness)
**! Uno degli intro più divertenti (verrà in seguito ripreso più di una volta), con Hitchcock che affronta un duello partendo spalla a spalla e sparando a tradimento dopo appena un passo: meglio scusarsi che morire... Nell'episodio (ambientato in "una grande città" nel 1927) a morire quasi subito è un importante testimone che la polizia dovrebbe sorvegliare. Come supponeva un integerrimo armaiolo (Art Carney) che lo stava seguendo casualmente per strada, la legge garantisce poco o nulla in questi casi, e anzi, i due killer sparano pure a lui, dal momento che li riconosce in volto. Chissà come l'armaiolo però si salva e dopo venti giorni di ospedale arriva il momento di capire come farla franca: sa bene che i killer ritenteranno di farlo fuori, lui testimone dell'uccisione di un testimone. Sceglierà un'opzione bizzarra, ma è ancor più divertente quel che accadrà dopo: non una novità per la serie (è la più tipica delle questioni di coscienza, come ribadisce l'uomo), ma gestita con buona ironia fino alla sua conclusione, che arriva senza particolari coilpi di scena. Molto bravo Carney nel ruolo del testimone di rigidi principi e risoluto, benché un po' in balia degli eventi. Ottima anche la chiusa di Hitchcock. (Zender)

126. IL DELITTO DI DORA EVANS (Murder Me Twice)
** Hitchcock apre sul lettino dell'analista. Una voce gli fa dire "Buonasera, signore e signori...", ma siamo già nell'ambito giusto, perché la protagonista dell'episodio, Lucy Pryor (Phyllis Thaxter), a una festa in casa sua si presta a farsi ipnotizzare da un medico lì presente (Tom Helmore). La reazione è sconvolgente: la donna dice di essere Dora Evans, vissuta a metà Ottocento, e durante il racconto si alza dalla sostiene il medico... Episodio modesto, con una paio di discrete idee (il colpo di scena finale in primis) e lunghe sedute ipnotiche di scarso interesse. La Thaxter sbarra i begli occhi, Helmore fa l'ipnotista dall'aplomb molto british. Zero azione, ritmi rallentati, recitazione che per sostenere un copione simile necessitava di grandi attori, per riuscire. (Zender)

127. Tea Time 14-Dic-58
**! Quando Blanche chiede a Margaret di divorziare da suo marito, con cui ha una storia, quest'ultima rifiuta. Purtroppo anch'essa ha uno scheletro romantico nell'armadio. Buon episodio giocato sullo scontro d'intelligenze fra la Hunt e la Leighton. Qualche piccola finezza (lo sparo coperto dal martello pneumatico) e una chiusa sarcastica e davvero inaspettata. Hitchcock si dilunga sulle proprietà dell'hula hoop. (Rufus68)

128. And the Desert Shall Blossom
** Una vecchia coppia di cercatori d'oro in disarmo sta per essere sfrattata dal terreno in cui vive. A meno che non dimostri di coltivare qualcosa. Un killer capitato per caso gli fornirà la soluzione. Episodio basato esclusivamente sulla simpatia dei testardi vecchietti che si dimostrano ben più duri del gangster di città. L'ultima inquadratura, a rivelare la trovata che sostanzia i trenta minuti, è purtroppo già presagita dallo spettatore più smaliziato. (Rufus68)

129. L'EREDITA' DELLO ZIO BILL (Mrs. Herman and Mrs. Fenimore)
** Hitchock sta subendo un veloce lancio di coltelli quando gli si avvicina qualcuno per consegnarli un bigliettino e finire mortalmente accoltellato alle spalle. Un divertente intro per un episodio che lo è molto meno, nonostante la regia nientemeno che di Arthur Hiller. Protagoniste una vecchina (Doro Merande) che vive in casa con lo zio Bill del titolo italiano (Russell Collins) e Mrs. Fenimore (Mary Astor), un'ex diva che ha appena affittato lì una camera. Mrs. Herman stava aspettando di ospitare la persona giusta, dice, e le spiega che lo zio è ricco ma un bel po' rompiscatole. Mrs. Fenimore capisce che, vista l'eredità in ballo, Mrs. Herman ha idee chiare in proposito, e intanto blandisce l'uomo leggendogli le storie a letto... Episodio tutto giocato sul colpo di scena finale che per il resto è condotto con stile puramente british tra una tazza di the e una serata a fare l'uncinetto. Si vorrebbe sottolineare la malizia delle due donne, il loro cinismo messi a confronto con la burbera ingenuità dello zio, ma i dialoghi non sono eccezionali e l'impianto teatrale del tutto dopo un po' stanca. Non dispiace comunque ritrovare in scena l'ex femme fatale dei Quaranta Mary Astor. (Zender)

130. Six People, No Music
*** Il becchino d'un piccolo paese è incaricato d'organizzare il fastoso funerale d'un magnate locale. Purtroppo il morto si risveglia temporaneamente esigendo, invece, il cerimoniale più economico... Il filone sarcastico ben s'attaglia all'umor nero di Hitchcock e McGiver si riconferma ottimo interprete. La dizione impastata, il volto pacioso dalle labbra carnose atteggiato al disgusto o al candore che prelude all'infamia lo rendono perfetto per tali incursioni nel grottesco. Una sorta di Zero Mostel che rende l'episodio, altrimenti di medio livello, un vero spasso. Nella cornice, intanto, Alfred sfida la forza di gravità. (Rufus68)

131. The Morning After
***** Ancora un capolavoro, una perla assoluta. Giovane ragazza finisce nelle grinfie di un ricco uomo sposato, che la illude. La madre preoccupata non è d'accordo e tenta di far chiudere la relazione, ma le sue azioni avranno esiti sinistri. Due mostri sacri come Jeanott Nolan, qui nei panni della madre della protagonista che cerca di salvare la figlia (e i fatti le daranno ragione) dalle grinfie del solito uomo sposato, e Fay "King Kong" Wray nel ruolo della moglie dell'uomo in questo favoloso episodio. Preparatevi a un grande finale ad altissima tensione, con un colpo di scena cinico e crudele assolutamente delizioso. Stupendo. (Ciavazzaro)

132. A Personal Matter
*! In una miniera messicana isolata dal mondo due ingegneri si fronteggiano: uno è il killer di un passato datore di lavoro. Tutto si regge sulla rivelazione finale quando le motivazioni e le identità reali dei protagonisti vengono alla luce. Ciò che precede quei pochi secondi interessa poco e niente essendo, peraltro, mal sfruttato il tema dell'amicizia virile che si instaura fra i due al cospetto dei pericoli negli scavi. Non male Morris, anonimi gli altri. (Rufus68)

133. LA VENDETTA (Out There – Darkness)
**!
Hitchcock è incastrato nell'ascensore, tra un piano e l'altro, e con la flemma di sempre ci spiega che la cosa nulla c'entra con ciò che si racconterà e che comunque è un rischio da non sottovalutare... L'episodio racconta di un'anziana signora (Bette Davis, nientemeno!) che vive con Vanessa, il suo barboncino. Il ragazzo che le porta fuori il cane sembra  serio, impettito e rigido come uno stoccafisso, ma nasconde un problema: la sua fidanzata è malata di tubercolosi e per pagarle le cure ha bisogno di soldi. Crede di poterli chiedere alla signora, la quale però, per quanto cortesemente, glieli rifiuta. Poco dopo la donna subirà un furto... Un episodio quasi completamente basato sulla presenza di Bette Davis: è chiaramente lei che si guadagna tutta la scena: parla amorevolmente con la barboncina, sa essere ambigua quanto basta quando si tratta di parlar di soldi, fa guizzare il celebre sguardo... Il ragazzo è solo uno sparring partner, freddo come richiesto dal copione. Sceneggiatura piatta che non si riscatta nemmeno nel fiacco finale e di conseguenza episodio abbastanza incolore. Senza la Davis sarebbe tra i peggiori. (Zender)

**! Bravissima Bette Davis a interpretare una vecchia signora benestante, zitella e troppo sicura di sé; vive con la viziata barboncina Vanessa e pensa di essere un punto di riferimento per qualsiasi altra persona. Ma arriverà presto il momento degli sbagli su cui riflettere.  L'episodio è concentrato per lo piu sugli stati d'animo: quello di dover sostenere un'accusa con facilità e quello di sapersi fare perdonare un danno morale. Da questo punto di vista, un po' per la bravura dell'attrice e per la ottima rappresentazione tecnica degli eventi, l'episodio è molto riuscito. Purtroppo però è assente quel colpo di coda che caratterizza tutta la serie, o comunque quel gelo che in un certo senso ci si aspettava. (Fabbiu)

134. Total Loss 1-Feb-59
** Jan Manning guida con poca fortuna un negozio d'abbigliamento. Alle strette con la banca si vede proporre un incendio risolutore con risarcimento incorporato... Nonostante la buona prova del canagliesco Meeker e della candida Olson, la storia di assicurazioni e diavoli tentatori non convince a pieno. Il finale beffardo suona assai telefonato. Ancora una volta il migliore è Hitchcock che nella cornice si concede un po' di sauna. (Rufus68)

135. The Last Dark Step
**! Un bellimbusto vuole sposare la rispettabile (e ricca) Janice; allo scopo si acconcia a far fuori l'ex fiamma, la brillante scrittrice Leslie. Un giallo, sicuramente, con un finale che soddisferà gli amanti della "sorpresona". Gli smaliziati a quel punto avranno ovviamente capito o intuito tutto. I punti deboli del gimmick sono due: gli spettatori se lo aspettano di sicuro e quindi sono portati a operare i dovuti calcoli depotenziandone la forza; rende inutile un'ulteriore visione poiché essa risulta già appagata dalla prima rivelazione (il che non avviene con gialli che puntano, invece, più sulla tensione e sullo scavo psicologico e che si possono riguardare con intatto piacere). Rimane comunque un piccolo classico della serie. Adeguato Horton. (Rufus68)

136.
The Morning Bride
***
Episodio psicologico per la grande Barbara Bell Geddes. La bella Helen, innamorata del giovane Phillip, attende il suo ritorno dalla guerra per poterlo sposare. Ma l'ombra dell'ingombrante madre, che il ragazzo non le fa conoscere adducendo mille scuse, incombe sulla felicità della coppia. Potrà l'incontro tra le due portare buoni risultati? Va detto subito che, nonostante il colpo di scena finale sia abbastanza scontato per lo smaliziato spettatore di thriller, l'episodio - grazie ad un'ottima e "psicologica" interpretazione della Geddes e a un bel finale crudele tipico della serie - risulta molto godibile. Particina per la figlia di Hitch. (Ciavazzaro)

137. TRADIZIONE DI FAMIGLIA (The Diamond Necklace)
***
Hitchcock passeggia davanti ad alcuni quadri in esposizione, soffermandosi davanti a una cornice vuota, il cui titolo dice "Nudo con collana". Annuncia che una collana effettivamente c'entra, con l'episodio, e ha ragione: il protagonista è un vecchio gioielliere (Claude Rains) che sta per essere mandato forzatamente in pensione dal suo principale, intenzionato a rinnovare il negozio (dipendenti compresi, evidentemente). Ha solo cinque giorni per prendere le sue cose e andarsene, ma proprio in quel momento entra in gioielleria una bella dama (Betsy von Furstenberg) che chiede di acquistare la collana più preziosa in esposizione. L'uomo segue la donna in tutte le sue richieste, ma... Fondamentalmente basato sulla grande, sofferta interpretazione di Claude Rains, l'episodio riserva più di una sorpresa e si chiude in modo simpatico, con un bel colpo di coda. Solida sceneggiatura, un'ultima parte interessante e ben diluita e una regia (di Herschel Daugherty) che sa tenere alto l'interesse. Buono. (Zender)

138. Relative Value
** A John piacciono le scommesse. L'unico modo di rientrare dai debiti è quello di accedere alle cospicue sostanze del cugino Felix, di cui è erede. La fretta, però, è mal consigliera... Appartiene alla sezione "destino beffardo" su cui si basano numerosi episodi della serie. Anche qui il segmento vive per la sorpresa finale poiché i vari caratteri sono più pedine di una veloce sceneggiatura a effetto che personaggi veri e propri (anche i poliziotti sono rappresentati nella loro algida e prevedibile funzione). Aristocratico e adeguato Elliott, interessante il caratterista Burke. (Rufus68)

139. UN UOMO D'AFFARI (The Right Price)
***
Hitchcock sta lavorando alacremente a un progetto aeronautico (i cui risultati non paiono così confortanti, dal momento che si sente lo schianto di un aereo), e ci annuncia che chi volesse trovare un collegamento tra introduzione ed episodio... beh, farebbe meglio a non provarci. Quest'ultimo è infatti tutto girato all'interno di una casa, in cui vivono marito (Allyn Joslyn) e moglie (Jane Dulo) non certo in armonia. Sono anche soci in affari e la stima reciproca non è ai massimi livelli... Una notte ricevono in casa la visita di un ladro (Eddie Foy Jr.) il quale, dopo aver blandamente minacciato lui (lei è di sopra che dorme), decide di concordare con l'uomo un affare, visto che la coppia è assicurata contro i furti. Episodio altamente ironico, con un ottimo e prolungato duetto Joslyn/Foy jr. Quello tra loro non è il normale rapporto ladro/derubato e, considerato ciò, si può anche soprassedere sull'alta prevedibilità del colpo di scena finale, davvero poco interessante per chi conosce i meccanismi della serie. L'unità di luogo non penalizza troppo un episodio che basa la sua riuscita esclusivamente sulla forte ironia della buona sceneggiatura (ben resa dai protagonisti) e sul mestiere del regista, l'habitué Arthur Hiller. (Zender)

140. I'll Take Care of You
*** Un venditore d'auto usate si sbarazza della costosa moglie. L'anziano complice vuole solo che in cambio si occupi di lui, in vecchiaia... Probabilmente uno dei migliori episodi della serie. La struttura gialla è perfetta risultando dall'incastro di più d'una situazione di cui lo spettatore, peraltro, potrà determinare le connessioni solo strada facendo. La sorpresa finale è gustosa quanto inaspettata e crudele; il cast ben azzeccato e ricco contribuisce alla riuscita del tutto: bravo, al solito, Meeker, vittima e aguzzino allo stesso tempo. (Rufus68)

141. The Avon Emeralds
** Lady Avon vuole portare fuori d'Inghilterra una preziosa collana onde rivenderla lucrosamente. L'ispettore Benson si mette sulle sue tracce... Alla base dell'episodio è solo un debole e prevedibilissimo inghippo. L'ambientazione europea, peraltro, è vagamente posticcia e non aggiunge alcunché. Per fortuna a rivitalizzare la formula interviene un Roger Moore in gran forma: le sue espressioni aristocraticamente guascone valgono il prezzo del biglietto. (Rufus68)

142. The Kind Waitress
**! La cameriera Thelma è sempre stata gentile con l'anziana signora Mannerheim. Quando quest'ultima la nominerà sua erede universale, Thelma deciderà di affrettare la data del testamento. La lenta costruzione della trama è, ovviamente, volta in cenere dalla beffa finale, un meccanismo abbondantemente sfruttato nella serie che qui attinge a nuova vitalità per merito di Olive Deering capace di dare carne, grazie allo sguardo, a un personaggio tradito e disilluso in cerca disperata d'un riscatto. (Rufus68)

143. UN MARITO AVARO (Cheap Is Cheap)
**!
Introduzione (coerentemente al tema trattato) in economia: la metà inferiore dello schermo appare nera e Hitch, che spunta sopra, spiega il nuovo corso della serie (che non verrà naturalmente mai intrapreso). L'episodio racconta di un uomo (Dennis Day) decisamente tirchio, la cui moglie ha deciso di rompere gli argini: basta con questa vita da pitocchi! Ha trovato cinque libretti bancari e ha capito che il marito stava mettendo via un mucchio di soldi. Vuole il divorzio, e l'uomo già ha i sudori freddi per quello che la cosa gli costerà. Decide così di risolvere il problema con un delitto, e contatta l'anonima omicidi. Ma ahinoi, costa troppo pure quella... Episodio divertente, in cui la taccagneria del protagonista è naturalmente al centro dell'attenzione. Svelta la regia di Bretaigne Windust, buona l'interpretazione di Day (ma la cinica moglie non gli è da meno). Dispiace che il finale, dopo una preparazione così attenta, si risolva in modo deludente, quando ormai ci si aspettava qualcosa di ben più capovolgente. Deve infatti intervenire Hitchcock a spiegare come finirà davvero la storia... Simpatica l'autocitazione: quando il tipo dell'anonima omicidi suggerisce al protagonista come uccidere la moglie le dice: "Questa l'ho vista alla tv, fatta da una donna... ed era anche carina: ruppe la testa al marito con un cosciotto d'agnello". Il riferimento chiaro è all'episodio "Come servire un agnello", diretto dallo stesso Hitchcock. (Zender)

144. The Waxwork
**! Per ripagare un debito di gioco uno scrittore accetta di trascorrere una notte nella sala degli assassini al museo delle cere. E La mattina dopo... Intelligente prima parte in cui il personaggio di Sloane, proprietario del museo, si dilunga sulla propria ossessione per la verosimiglianza: egli è tanto suadente nell'illustrarla che, quando vediamo avanzare caracollando una statua, la equivochiamo, solo per un attimo, quale personaggio reale. La seconda parte, così preparata, si mostra in tutta la sua sottile evidenza orrorifica e grottesca. Un buon episodio che esula felice dall'intreccio giallo seppur sfruttando un luogo assai comune del genere horror. (Rufus68)

145. The Impossible Dream
**! Un attore in disarmo, solamente venerato dalla segretaria, Miss Hall, è ricattato da una donna per una questione sentimentale. A corto di soldi deciderà di sbarazzarsene... A piacere non è tanto il guizzo finale dell'episodio, di cui possiamo intuire l'epilogo, ma l'intepretazione della coppia protagonista. Se la voce suadente e leggermente melliflua di Tone riesce a disegnare un carattere da stella cadente, è l'apparizione di Mary Astor, invecchiata e luciferina, a rendere manifesta "nella realtà" cosa significhi la decadenza per una star. In tal senso il segmento diviene un involontario reportage tra finzione e verità sul "Chi era chi" di Hollywood. Il sadico Hitchcock, dal canto suo, presenta, invitando lo spettatore a guardare l'uccellino, una macchina fotografica munita di fucile. (Rufus68)

146. L'OSPITE D'ONORE (Banquo's Chair)
di Alfred Hitchcock
** Hitchcock in piena tenuta da safari azzarda una metafora con lo zoo di Hollywood, precisando però che la storia è ambientata nello smog di Londra. L'episodio infatti torna indietro nel 1903 della capitale inglese, dove un ispettore di Scotland Yard in pensione (il solito John Williams, autentico feticcio hitchcockiano) è nella casa in cui molti anni prima è stato commesso un delitto: la vittima, una ricca signora inglese, venne strangolata, ma il principale indiziato, ovvero il nipote (che ereditò) fu scagionato per via di un alibi che parve solido. Il nipote è stato puntualmente invitato dall'ispettore, per la sera, e per lui è stata architettata una messinscena con lo scopo di farlo confessare: quando le luci caleranno, il fantasma della defunta, impersonato da un'attrice convocata per l'occasione, dovrà apparire sulla soglia spaventandolo a morte. Hitchcock è sempre bravo ad allestire la scena, a dirigere il buon cast che è senza dubbio in parte, ma manca nell'instillare quell'ironia che qui sarebbe stata molto funzionale. La storia procede piacevolmente, ma c'è poco da indovinare e la rappresentazione non propone niente di così affascinante. Una eccentrica cena tra vecchi amici, poco di più; e pure il finale lascia piuttosto con l'amaro in bocca, quasi uno scherzo malriuscito... (Zender)

147. LA COSCIENZA (A Night with the Boys)
***
Hitchcock apre vestito da presunto figlio della gioventù bruciata (pizzetto e basco), e ciancia dei vantaggi di chi può permettersi tutto perché ribelle per natura. Troppo comodo, ci fa capire: da ora farà così anche lui... Nell'episodio troviamo invece un giovane (John Smith), non certo benestante, che perde la paga settimanale a una partita di poker col suo principale. E' distrutto, e una volta in strada decide di fingere un'aggressione per giustificare alla moglie la perdita dei soldi. D'altra parte è una zona molto mal frequentata quella... Si straccia i vestiti, si procura una ferita e torna a casa. La moglie lo convince a telefonare alla polizia per denunciare l'accaduto e lui accetta. La cosa incredibile è che la polizia poco dopo lo richiama: l'aggressore è stato preso! Lui, sconvolto, va in centrale per il riconoscimento... Com'è possibile? La soluzione ce la offrirà ovviamente il finale, molto ben congegnato. A dire il vero è l'intero episodio ad essere studiato e sceneggiato con attenzione. Peccato per la scarsa incisività del protagonista, perché ogni scena ha un suo perché e sa incuriosire minuto dopo minuto, fino al colpo di scena conclusivo, che chiarisce con esemplare coerenza il tutto. Lodevole. (Zender)

*** Un giovane perde tutto il suo stipendio giocando a carte con il capo; per giustificare la perdita alla moglie simulerà di aver subito una aggressione. Dovrà fare quindi i conti con la coscienza. Le situazioni sembrano precipitare in uno stato d'ansia ben relizzato; e quando la persona farà la scelta giusta, avrà persino il suo "premio" in una chiusura del tutto inaspettata e simpatica. (Fabbiu)

148. Your Witness
**! L'infedele e spietato avvocato Shawn scredita in tribunale il testimone d'un incidente d'auto. Le conseguenze, che coinvolgono la moglie tradita, saranno fatali... Al di là del guizzo finale, inevitabile, a convincere è soprattutto l'interpretazione di Brian Keith, assai diverso dal mitico zio Bill che ognuno conosce. La sovrapposizione tra il ménage matrimoniale della coppia in crisi (reso attraverso un flashback) e la distruzione sistematica del testimone oculare durante il processo è ben congegnato ed efficace preparando drammaturgicamente il terreno alla beffarda scena in coda. (Rufus68)

149. Human Interest Story
** Un giornalista raccoglie la testimonianza d'un uomo che afferma d'essere un marziano in fuga dal pianeta morente. Le confidenze sono, però, mal riposte... Diciamo la verità: la scena che davvero interessa riposa nel primo minuto. Nella redazione del giornale, infatti, un ciarliero Steve McQuenn recita, senza interagirvi, con un giovane Clint Eastwood il quale, dal canto suo, non proferisce parola. A parte la coincidenza cult, tutto l'episodio ha la propria ragione nella rivelazione finale, se non altro inaspettata, che rigira la frittata in tavola. McQueen, pessimo giocatore di flipper, è assai spigliato. (Rufus68)

150. IL CASSETTO NASCOSTO (The Dusty Drawer)
***
Hitchcock ci saluta da dietro lo sportello di una banca e ci introduce correttamente a un episodio che in buona parte in una banca è ambientato. E' la storia di Norman Logan (Dick York), un giovane dall'aria sveglia che dice di essere stato truffato di 200 dollari da un cassiere nel momento in cui era andato per depositare dei soldi in banca. I due vivono nella stessa pensione, ma il cassiere nega ovviamente ogni addebito. Ecco allora che il giovane decide in qualche modo di organizzare un piano per riavere i suoi soldi: va in banca con una pistola giocattolo, minaccia il cassiere e nasconde poi (non visto) l'arma nel cassetto del titolo. All'arrivo del direttore l'arma non si trova e il cassiere viene ritenuto un mezzo matto. Lo scherzo si ripeterà... Un bell'episodio vispo, con simpatiche notazioni ironiche (i telegrammi che Norman spedisce al suo nemico chiedendogli di restituire i soldi e facendolo impazzire), scritto con attenzione e congegnato al meglio. Forse un po' ripetitivo, ma la storia fila e può contare su una di quelle trame che è piacevole seguire fino in fondo. (Zender)

****! Un'altra storia di vendetta. Si sa che deve essere servita fredda, ma questa volta è studiata in modo da "freddare" la controparte. Il nostro protagonista - bravissimo Normal Logan - sembra essere fin troppo sicuro di sé, in un piano che si regge quasi solo ed esclusivamente sulla sua capacità di poter ricevere consensi dalla gente attorno, ma unito alla complicità di un cassetto di scrivania un po' nascosto, e che nessuno sembra conoscere. Episodio dotato di gran senso del ritmo, e anche dell'umorismo, nonostante la buona dose di cattiveria che condisce l'insieme. (Fabbiu)

151. A True Account
*** Mrs. Cannon si presenta presso lo studio d'un avvocato. Ella sospetta che il suo attuale marito abbia avvelenato la prima moglie, di cui la stessa Mrs. Cannon era infermiera... Se fosse stato sviluppato su una durata canonica avrebbe rischiato lo status di Hitchcock doc. Nonostante il limite di mezz'ora, l'episodio vanta comunque una complessa struttura, drammatica e psicologica, che solo il finale rivela nella sua diabolica semplicità. Flashback, registrazioni audio e azione presente si compenetrano nel delineare false e vere accuse, vittime reali o dolosamente supposte. Adeguato il cast, in cui spicca valorosamente Jane Greer. (Rufus68)

152. Touché
*! Bill Fleming è ripetutamente cornificato dalla moglie. Fra gli spasimanti della consorte odia in particolare l'ex amico Baxter: perché non sfidarlo a duello e farlo fuori, come gli consigliano? La legge californiana sarebbe clemente... Tutto vive nella sorpresina in coda che ognuno può agevolmente prevedere. Per il resto c'è poco da segnalare, a parte un alto tasso di improbabilità. Si prova bonomia, in ogni caso, per il personaggio di Douglas, ex pugile in balia degli eventi e della propria credulità. (Rufus68)

153. Invitation to an Accident 21-Giu-59
** Una fatua mogliettina rischia di perdere la vita in un incidente casalingo. Un suo amico sospetta del marito geloso mentre quest'ultimo ... Finale di serie abbastanza fiacco. Lo schema è sempre quello, la preparazione ai fuochi d'artificio finali che, stavolta, hanno polveri non proprio asciutte. Merril, tuttavia, è bravo nell'impersonare un carattere stravolto dall'ansia del possesso che pianifica una quieta vendetta. (Rufus68)

 
STAGIONE 5 (1959/1960)

154. ARTHUR (Arthur) di Alfred Hitchcock
***! Hitchcock ci accoglie in un pollaio, dove sta tentando di lanciare una nuova serie di uova dal design innovativo, in forma di poliedro. I soci sono tutti d'accordo, il difficile sarà convincere le galline (esilarante nel pollaio un cartello motivatore con su scritto "Think square")... E sempre in un pollaio siamo anche nell'episodio, ambientato (si fa per dire) in Nuova Zelanda. Il proprietario (Laurence Harvey) parla direttamente in macchina e ci racconta in flashback una storia che vede al centro lui e la sua fidanzata (Hazel Court), pronta a lasciarlo per sposare un ricco uomo d'affari. Lui prende la cosa con filosofia, ma un anno dopo la donna gli torna in casa con la coda tra le gambe... Con un cast straordinario (c'è anche Patrick McNee nel ruolo dell'ispettore di polizia) Hitchcock ha buon gioco a dirigere un episodio carico di ironia, in cui Laurence Harvey, teatrale come sempre, sembra uno di quei personaggi di Poe fin tropo sicuri di se stessi. I suoi botta e risposta prima con la Court, poi con mcNee, sono deliziosi, e il tocco di Hitchcock si sente forte anche nel finale, prevedibile ma descritto con sublime senso della misura, senza una sola parola di troppo. Soggetto semplice, come spesso capita negli episodi diretti dal Maestro, che ha così campo libero per imporre il suo inimitabile stile. (Zender)

155. LA BARA DI GHIACCIO (The Crystal Trench) di Alfred Hitchcock
**! Hitchcock è inquadrato in piena montagna (ricostruzione da studio, ma molto ben fatta) mentre taglia la corda a cui è appeso evidentemente qualcuno (si sentono un grido e un tonfo). Non solo è la presentazione dell'episodio, ma la stessa identica roccia innevata, facilmente riconoscibile, è quella in cui si consuma la tragedia all'origine della vicenda: nell'identico punto infatti (prima di precipitare nel ghiacciaio sottostante) vi muore un giovane, che la moglie (Patricia Owens) sta aspettando invano in albergo. Sarà un inglese come lei ad avere il compito di avvisarla della tragedia (James Donald). La donna reagisce male: resta come imbambolata e deciderà in qualche modo che l'amore per il marito morto non finirà. Va ad informarsi da uno specialista sugli spostamenti dei ghiacciai e... La direzione dell'episodio è nientemeno che di Alfred Hitchcock in persona, ma va detto che di tensione non ce n'è molta e che la storia si trascina stancamente lasciandoci in attesa di capire cosa averrà nel finale (in cui il colpo di scena beffardo, ovvio, non mancherà). Piace però l'idea che la singolare love-story tra la donna e l'inglese prosegua così a lungo nel tempo, e naturalmente anche il fatto che gli attori siano indubbiamente ben diretti. Nessun tocco particolare del Maestro però, che farà pure una brutta fine nell'epilogo: gli taglieranno la corda durante l'arrampicata, facendolo precipitere sul solito ghiacciaio... (Zender)

156. Appointment at Eleven
**! Un ragazzo se ne va in giro per locali ripetendo continuamente che alle 11 accadrà qualcosa di grosso. Un episodio anomalo (scritto dall'Evan Hunter de "Gli uccelli") e, perciò, rifiutato dalla maggior parte degli ammiratori della serie. In verità l'idea di fondo è molto buona e ciò che spiace ai più rimane probabilmente quel girovagare notturno del protagonista che infrange la linearità dell'andamento a favore di un'arietta da Nouvelle Vague. E lo shock finale per una volta assume i tratti della rivelazione psicologica e non della mera circostanza meccanica. Bravi tutti gli attori, con l'eccezione, purtroppo, di quello centrale, costantemente sopra le righe. (Rufus68)

157. LA LUNA DEL COYOTE (Coyote Moon
)
**!
Hitchcock ci accoglie seduto su di una luna di cartapesta sospesa, precisando che lui all'episodio avrebbe messo un altro titolo. E lo si può capire, visto che di luna non si parla e che il coyote si vede solo all'inizio, quando un bravuomo lo salva dalla strada e lo porta in una stazione di servizio per curarlo. In realtà la storia comincia solo poco dopo, quando l'uomo fa salire sul suo furgoncino una bella ragazza che chiede un passaggio e che costringe l'uomo a far montare anche suo padre, appostato lì nei pressi. Che i due non siano esattamente i migliori passeggeri possibili lo si capisce subito, e procedendo le cose si aggraveranno. Non l'unico racconto ispirato ai pericoli dell'autostop, è se non altro recitato gradevolmente e propone un ingegnoso finale in linea con la serie, che regala una certa soddisfazione. Per il resto non si può che essere solidali col bravuomo che si trova in auto i due malandrini. Facile sviluppo della tensione per un episodio piuttosto elementare ma non disprezzabile. (Zender)

158. SENZA SOFFRIRE (No Pain)
**! Hitchock in scena a presentare un incontro di boxe valevole per il titolo di... capofamiglia! Moglie e marito agli angoli. L'episodio ci mostra subito un uomo chiuso in un polmone d'acciaio e la sexissima moglie in short vertiginosi che zampetta intorno parlando di un amico col quale sta uscendo. La situazione è insomma chiara fin da subito: lei non accetta di vivere con uno la cui condizione è quella "di un chicco di caffè sottovuoto spinto"; lui sa che lei ha intenzione di ucciderlo e pare abbastanza rassegnato a subire il suo destino. Compare in scena l'amico... Il valore di certi episodi sta anche nel saper creare situazioni inusuali, cariche di un'ironia e una tensione latenti come in questo caso. Completamente girato in un unico ambiente (il salotto di una villa sul mare) tranne per un breve quanto inutile flashback in spiaggia, un episodio da scoprire per capire quale sarà il finale (un po' prevedibile, per chi conosce la serie). In chiusura Hitchcock ci racconterà l'epilogo della vicenda e darà il risultato del suo match... familiare. (Zender)

***! Brian Keith interpreta il ruolo di un uomo ricco e anche affascinante colpito da paralisi a seguito di un incidente, con conseguente necessità di utilizzare un polmone d'acciaio per respirare. La moglie, una bionda vistosa ed egoista, lo accudisce con palese insofferenza e non nasconde l'attrazione verso un aitante giovanotto che le ronza attorno... Ancora una volta, a rendere intrigante l'episodio non è tanto la sua evoluzione - il colpo di scena finale è assai prevedibile - ma la tensione che riesce a creare con pochissimi mezzi, grazie soprattutto alla prova convincente di Keith: pur dovendo recitare quasi immobile, l'attore riesce infatti a trasmettere una empatica sensazione di soffocamento. (Daniela)


159. BUON ANNIVERSARIO (Anniversary gift)
***! Un rapporto coniugale in crisi, un anniversario in vista, un regalo molto particolare. Gran bell’episodio che possiede un discreto ritmo e che unisce una buona e riuscita dose di umorismo nero con un finale che sovverte le aspettative dello spettatore e che risulta convincente e tra i più beffardi della serie. Se poi anche a voi i serpenti mettono fifa... (Cotola)

*** Introdotto da un Hitchcock alle prese con una pianta carnivora (che nulla ha a che vedere con la storia che si andrà a raccontare) un episodio ironico e spassoso, con un marito succubo (parole del suo vicino di casa, Jackie Coogan alias Zio Fester) ossessionato dalla moglie che lo manda in giro a comprare il cibo per i tanti animali che i due tengono in casa. Per sbarazzarsi dell'ingombrante e ricca moglie, l'uomo decide di ricorrere a un serpente... Non facilmente prevedibile (e molto ben articolato) il colpo di scena finale; bei dialoghi (anche quelli col vicino), simpatico l'oppresso protagonista (si sfoga sputando addosso ai volatili in gabbia). Ne verrà girato un remake nella nuova serie di Hitchcock presenta. (Zender)

***! Marito sottomesso a moglie ricca e tirchia amante degli animali pensa di conquistare l'agognata vedovanza grazie ad un bel regalo d'anniversario: un serpente corallo dal morso letale... Episodio assai ironico e piacevole, dal finale certo non imprevedibile nell'esito ma con un risvolto inaspettato. Nel cast, oltre al simpatico Harry Morgan, caratterista dalla foltissima filmografia, e Barbara Baxley, apparsa in vari episodi della serie, si rivede con piacere il "monello" Jackie Coogan, nei panni di un vedovo inconsolabile che ha trovato consolazione. Piccolo ruolo per Pollard, futuro compagno del motociclista Redford ne "Lo Spavaldo". (Daniela)

160. L'ESAME (Dry run)
*** Il capo di un’organizzazione criminale sceglie i suoi scagnozzi con un esame molto particolare. Come se la caverà il “malcapitato” di turno? L’episodio è riuscito nonostante lo svolgimento non sia imprevedibile così come il finale, che lo spettatore più smaliziato non tarderà a capire. Nel cast spicca la presenza dell’ "esaminatore" Walter Matthau. (Cotola)

** Hitchcock appare in trench e cappello, in perfetta tenuta noir, e si lancia in una divertita invettiva contro l'abuso del jazz nelle colonne sonore poliziesche. Un vero e proprio (ironico) attacco che proseguirà anche in coda. L'episodio intanto ci mostra un giovane Robert Vaughn assunto da un boss che alleva piranha: dovrà andare da un misterioso individuo (Walter Matthau), consegnargli un bel malloppo per poi riprenderselo e sparargli. Il luogo d'incontro è una cantina deserta, dove il rendez-vous tra i due avverrà all'insegna dell'ambiguità, tra un bicchiere di vino e una proposta decisamente allettante. Presentati correttamente come protagonisti assoluti nei titoli, Vaughn e Matthau si fronteggiano con bravura, ma la sceneggiatura è povera di spunti e destinata a risolversi senza stupire più di tanto. La dimostrazione che non bastano due ottimi attori se poi ciò che s'ha da dire è poco o nulla... (Zender)

161. IL METODO BLESSINGTON (The Blessington Method)
**!
Come sbarazzarsi dell’odiata suocera? Sicuri che una volta successo il fattaccio, tutto filerebbe liscio? Scritto da Stanley Ellin (aficionados della serie) e interpretato da Dick York, ricorda sotto certi aspetti l’hitchcockinao Delitto per delitto. Non ai livelli del film ma sottilmente inquietante. (Cotola)

**! Hitchcock si presenta in scena in sedia a rotelle col gesso, parlando di incidenti domestici e morti inattese. L'episodio, non a caso, è ambientato in una società avanzata in cui si vive fino a 120 anni e in cui un padre di famiglia è vessato dall'odiosa suocera. Quando gli si presenta in ufficio il rappresentante di una strana società proponendogli, in poche parole, di fargli fuori la suocera (il metodo "drastico" cui fa riferimento il titolo, che si conclude con il lancio in acqua della vittima di turno, come vediamo in apertura) l'uomo lo caccia, ma dopo l'ennesimo litigio in casa ecco il veloce ripensamento... Stranamente privo di un vero colpo di scena finale (lasciato più che altro all'immaginazione) è comunque un episodio piacevole, caratterizzato dal cinismo sfrontato del rappresentante che illustra la sua proposta. Simpatica comunque anche la trafila che questi è costretto a fare prima di esser ricevuto, con la segretaria che risponde attraverso un magnetofono con frasi preregistrate per evitare ipotetici contagi di bacilli... (Zender)

162. TUTTO A POSTO (Dead Weight)
**! Hitchcock appare in scena sepolto dai cartelli stradali e comincia a spiegare come vengono "seminati". Aggiunge poi che l'episodio avrà qualcosa a che fare con una macchina... ed è vero: l'apertura è su una coppia che in macchina, di notte, si bacia. Vengono interrotti da un malvivente (Don Gordon) che punta loro contro una pistola minacciandoli. La coppia scende dall'auto e ci sarà una colluttazione, durante la quale l'arma passerà in mano dal rapinatore alla vittima (Joseph Cotten), che scopriamo essere in una situazione spinosa già in partenza (la donna che è con lui non è la moglie ma l'amante). Adesso a minacciare è lui, e il malvivente viene costretto a chiudersi nel cofano. L'auto parte: come bisogna comportarsi, si chiedono i due piccioncini? Diretto da Stuart Rosenberg, un episodio non troppo teso, nonostante ciò che accade. E al di là della prima sorpresa col cambio del... punto di vista, toccherà aspettare il finale (beffardo come di consueto, e stavolta davvero azzeccato) per poter dare un vero senso al tutto. Cotten (e con lui anche la regia) appare un po' tanto ingessato e, per quanto non si possa considerarlo un brutto episodio (la confezione è comunque di qualità), non riesce a coinvolgere come dovrebbe. Memorabile lo sfondo fintissimo che si vede quando il poliziotto ferma l'auto di Cotten... (Zender)

**! Insolito ribaltamento di ruolo tra rapinatore (e forse violentatore?) e vittime. La regia sobria e convenzionale di Rosemberg (parecchi anni più tardi regista di Amityville Horror!) non spicca per originalità e le interpretazioni appaiono piuttosto svogliate. Simpatica la presentazione di Hitchcock, perso tra segnali stradali e, come sempre, efficace il twist end. (Undying)

163. A PROPRIE SPESE (Special Delivery)
** Da un racconto del celebre Ray Bradbury un episodio che non a caso sembra appartenere più alla serie di "Ai confini della realtà" che non a quella di Hitchcock. Vi si narra infatti di persone scomparse e di funghi recapitati ai ragazzi di un intero quartiere. C'è relazione tra le due cose? Con un occhio alle invasioni degli ultracorpi e l'altro all'orologio (il tempo è tiranno, come sempre) l'episodio si conclude senza un vero colpo di scena: un mini-concentrato di fantascienza d'altri tempi, ma davvero troppo ridotto per convincere. (Zender)

164. DIVIETO DI SORPASSO (Road Hog)
***! Dopo un Hitchcock in giardino alle prese col suo barbecue spartano, comincia un episodio forse tra i più noti, il cui titolo originale (Road hog, colui che occupa la strada) meglio identifica l'abitudine del piazzista di articoli pruriginosi al centro della storia. Di ritorno da un locale dove ben poco ha venduto, si ritrova sulla strettissima strada di campagna a precedere il camioncino di una famigliola ben poco allegra: uno dei tre figli è stato incornato da un toro e i quattro (con loro è anche il padre) stan tentando di raggiungere un ospedale per impedire che il giovane muioia dissanguato. Il piazzista non dà loro strada ostacolandoli e credendo si tratti solo di sbruffoni che non vedono l'ora di sorpassare, provocando in pratica la morte del ferito causa mancati soccorsi. La famiglia medita vendetta... Un'ottima sceneggiatura per una storia beffarda, che gli attori interpretano bene (particolarmente laido il piazzista) nonostante la credibilità del tutto non sia ai massimi livelli. Una buona tensione e dialoghi piuttosto brillanti. Molto piacevole. (Zender)

165. LA SPECIALITA' DELLA CASA (Specialty of the house)
****! Un club culinario molto speciale, un piatto sopraffino a base di "agnello", l'onore di entrare in cucina e... Di sicuro uno degli episodi più noti di tutta la serie. Non c'è tensione nel senso classico del termine, ma il tono beffardo del finale è decisamente impagabile, consegnando agli annali della serie questa piccola chiccha. (Cotola)

*** Fa una strana sensazione vedere un pic-nic ricreato in studio, ma Hitchcock apre proprio così, prima di essere assalito dalle formiche giganti nel finale... L'episodio racconta di un imprenditore (Robert Morley) e di un suo assistente (Kenneth Haig) che frequentano un ristorante esclusivo, un vero e proprio club per eletti, chiamato Spirro (dal nome della proprietaria, interpretata da una brava Madame Spivy). Si mangia benissimo, naturalmente, ma solo ciò che decide lo chef, e il sogno di tutti è arrivare lì una delle rare sere in cui viene servita la specialità della casa, un pregiatissimo agnello dell'Uganda. La storia è molto semplice, il finale telefonatissimo (almeno per chi vede il corto oggi), ma è ricreato al meglio l'ambiente esclusivo del ristorante, e va detto che Morley è molto bravo ad interpretare il ruolo del "socio" intimorito dalla sacralità del luogo. Più disinvolto Haig. Sceneggiatura adeguata e ottima Spivy come matrona inflessibile, quasi anticipatrice della Kathy Bates di Misery. (Zender)

**** Un socio di uno strano club porta un amico e suo dipendente a conoscere il misterioso ambiente, coinvolgendolo in un clima tetro di cucina e segreti. Lo stesso spettatore vuole capire bene cosa stia succedendo, e quale sia il segreto di questo piatto che sconvolge tutto il gruppo. Un bell'episodio che con un imprevisto finale ad effetto riesce a racchiudere in sé tutti gli elementi della serie, compreso quella essenziale e giusta dose di humor nero. (Fabbiu)

166. FIUME AMARO (An occurrence at Owl Creek Bridge)
**** Un soldato condannato a morte riesce a scamparla, inizia la fuga ma una sorpresa è dietro l’angolo. Ambientazione ottocentesca per un episodio tratto dal celeberrimo racconto di Ambrose Bierce. Chiaramente chi conosce le pagine dello scrittore americano non si meraviglierà di certo per il colpo di scena finale, beffardo e ben più amaro di quanto lasci presagire il titolo. Tuttavia l’episodio scorre via veloce e si rivela molto professionale ed elegante. In una piccola particina compare anche James Coburn. (Cotola)

***! Hitchcock appare dentro un cannone, pronto ad esser sparato in aria. Si vede un gran fumo e... comincia l'episodio, uno dei più noti della serie, tratto dal celeberrimo racconto omonimo di Ambrose Bierce, infinite volte citato e spesso copiato (più o meno velatamente). Siamo nel 1862, in piena Guerra di Secessione: il protagonista (Ronald Howard) è un sudista lasciato a casa dopo aver riportato un grave incidente in battaglia. Gli è morta la moglie e si sente perduto. In un sussulto di orgoglio decide di andare a mettere una bomba sul ponte di Owl creek per fermare l'avanzata nordista, ma sul più bello viene fermato e impiccato seduta stante al ponte. La corda però evidentemente si spezza, perché l'uomo finisce in acqua e comincia una fuga in cui però si ha l'impressione che qualcosa non vada per il verso giusto... Il colpo di scena finale è uno dei più famosi di sempre, ma a dire il vero l'episodio (diretto da Robert Stevenson) non appare per il resto troppo memorabile. Soprattutto nella prima parte, in cui si perde troppo tempo in un flashback che poteva essere riassunto meglio (anche se abbiamo in esso la possibiltà di vedere un giovane James Coburn in un ruolo da doppiogiochista). La seconda parte è invece condotta meglio e ottiene lo scopo che si prefigge. Hitchcock torna in scena a fianco di un mucchio palle di cannone: falso allarme, quindi. Partenza rinviata. Curioso che lo stesso racconto darà vita 5 anni dopo a un omonimo episodio di "Ai confini della realtà". (Zender)

167. ANNO NUOVO, VITA NUOVA (Graduating Class)
*! Un’insegnante prende molto a cuore la sorte di una sua allieva che pare condurre una doppia vita. Cosa c’è sotto? L’episodio scorre via tra un po’ di indifferenza e qualche sbadiglio fino ad arrivare a un finale cattivo e abbastanza inaspettato ma francamente anche abbastanza gratuito. Tra i meno memorabili della serie. (Cotola)

* Intro brevissima: Hitchcock sugli spalti di una invisibile arena tifa per la sua squadra... i leoni! L'episodio apre con la nuova insegnante di un collegio alle prese con l'inserimento in una città che non conosce. Le avance del collega attempato, l'alunna di belle speranze... Le cose sembrano andare per il meglio, ma a un certo punto l'allieva prediletta comincia a comportarsi in modo strano... Regia terribilmente datata, sceneggiatura povera e storia che si vorrebbe presto capire dove vuole andare a parare. La soluzione sta come sempre nelle ultime scene, ma stavolta è semi-incomprensibile e sembra non corrispondere a ciò che si è visto. Ulteriori dubbi per uno degli episodi più insignificanti dell'intera serie. Chissà se è un caso che Hitchcock, dopo l'introduzione minimale, nemmeno si ripresenti per il consueto siparietto conclusivo... (Zender)

168. L'UOMO DEL SUD (Man fron the south)
***** Un uomo bizzarro, un accendino infallibile, una scommessa particolare ed una posta in palio altissima per ambo le parti. Serve altro? Vi sembra di averlo già sentito? Esatto! E’ uno degli episodi più celebri della serie non solo per la sua bellezza, per il ritmo e la suspence che raggiungono alti livelli (nonostante si basi su una semplice idea), così come la sua realizzazione, ma anche perché è stato rifatto (male ed in modo farsesco da Tarantino in Four rooms) e poiché annovera nel cast due attori del calibro di Peter Lorre e di Steve McQueen. Ci credereste? L'ha scritto Roald Dhal, sì proprio quello di Willy Wonka e dei libri per ragazzi. Una perla imperdibile che dovete subito correre a procurarvi per vederla il prima possibile. (Cotola)

***** Hitchcock fermo davanti a uno sportello delle corse di cavalli ci introduce all'episodio forse più noto dell'intera serie, un capolavoro di suspence diventato col tempo leggenda (rifatto sia nelle serie nuova degli Ottanta che da Tarantino in Four rooms). La scommessa tra Steve McQueen, belloccio spiantato che non sembra aver niente da puntare, e il viscido Peter Lorre, che mette in palio la sua bella auto, è entrata direttamente nella storia, ma l'interpretazione magnifica del cast non può passare in secondo piano. Soprattutto Lorre è formidabile: per i toni pacatissimi con cui si esprime pur proponendo qualcosa di fuori da ogni schema, per il perfetto aplombe da scommettitore tipo. Las Vegas (inquadrata in esterni solo per un attimo) è la cornice ideale, la stanza di un hotel di lusso l'ambiente deputato ad ospitare la sfida. Ospiti d'onore la bella ragazza (Neile Adams) che si accompagna a McQueen e un quarto incomodo, scelto come arbitro a garantire il corretto svolgimento del tutto. Indimenticabile e con un colpo di scena finale che incornicia al meglio l'episodio. Splendido. (Zender)

**** Curiosamente scritto da Roald Dahl, un episodio storico con 2 splendidi attori a confronto: Steve McQueen freddo, impavido scommettitore, Peter Lorre maligno e viscido psicopatico. In palio c'è un dito della mano. L'atmosfera da lenta e accogliente diventa man mano sempre piu ansiosa, nell'attesa di sapere come va a finire, poi un colpo di scena che chiude il tutto con grande simpatia. (Fabbiu)

169. L'ICONA DI ELIA (The Ikon of Elijah)
*** Un imbroglione di mezza tacca tenta di gabbare alcuni monaci che lo scoprono ma da bravi cristiani lo perdonano. E… Un discreto episodio con un riuscito finale, beffardo al punto giusto. Ben recitato e ottimamente confezionato con una gran bella fotografia ed un’ambientazione intrigante ed affascinante. (Cotola)

*** Hitchcock apre dall'interno di presunte catacombe, suggerendo di rinchiudervi magari i propri avversari. L'episodio racconta invece di Carpius (Oscar Homolka), un antiquario di Nicosia a cui un cliente dice di poter pagare cifre altissime per un'icona originale del profeta Elia. Poprio poco dopo un monaco entra in negozio e gli offre una copia di un'icona per l'appunto di Elia, dicendogli che quella originale è custodita nel suo monastero. Per Carpius, che ha appena comprato la copia, è un attimo pensare di rubare l'originale e sostituirlo con la sua copia. Si reca così al monastero... L'insolita location cipriota ovviamente si concretizza nell'inquadratura di una montagna e del monastero, ma permette comunque, almeno immaginariamente, di staccarsi dai luoghi consueti. Homolka è laido quanto basta, teatrale e a suo modo divertente, mentre sceneggiatura e regia assistono bene una storia che ha ancora una volta nel finale il suo bel colpo di scena (relativo, in questo caso). Coinvolgente, ben recitato, e con qualche momento di tensione non indifferente. (Zender)

***! Un antiquario disonesto si reca in un monastero cipriota con l'intenzione di sottrarre una preziosa icona sacra, sostituendola con una copia in suo possesso, ma... I pregi dell'episodio non risiedono tanto nello svolgimento dall'epilogo beffardo ma tutt'altro che imprevedibile, quanto nell'interpretazione di Oscar Homolka, ancora una volta impegnato in un ruolo untuoso e sgradevole reso alla perfezione. Ben figura come monaco, saggio ma anche sottilmente sadico, lo ieratico Sam Jaffe, indimenticabile Doc di "Giungla d'asfalto". (Daniela)

170. LA CURA (The Cure)
*! Hitchcock apre parlando di sacrifici umani... Nell'episodio infatti sembra si parta subito da un omicidio e invece l'assassina viene fermata dal servitore della vittima, che salva quindi il suo padrone. Siamo in una capanna presumibilmente africana e l'ambientazione insolita dà l'impressione di essere un punto di forza. In realtà il tutto è molto teatrale e ben poco ci si sposta dalla capanna (giusto una capatina lungo il fiume), con il protagonista, febbricitante, che non sa più che fare con la moglie, fuori di testa e in preda a crisi omicide. Gli viene in soccorso un amico, che gli dice di far fuori lei senza troppi problemi, ma la situazione è piuttosto ingarbugliata e l'uomo ama troppo sua moglie (dal passato sporcaccione) per ucciderla. Verboso, piuttosto inconcludente e dal finale intriso di black humour. S'è visto di molto meglio, nella serie. (Zender)

171. REGRESSIONE (Backward, Turn Backward)
*! Hitchcock è alle prese con un blocco di marmo: vuole imparare a scolpire e come prima cosa ha deciso di regalare a un carissimo amico una lapide! L'amico non la prenderà bene... L'episodio porta in scena una morbosa storia di amore e sangue, con un uomo ucciso e il presunto colpevole (Tom Tully) che è odiato dal'intero vicinato perché, a 59 anni suonati, si è innamorato - corrisposto - della figlia diciannovenne della vittima. Ad investigare sul delitto è lo sceriffo (Alan Baxter), che pare l'unico a non essere affatto convinto che il colpevole sia davvero quello che tutti indicano. Stuart Rosenberg dirige una storia insolita per il rapporto "innaturale" che esiste tra i due amanti (con tanto di "scandaloso" bacio), e sembra più interessato a raccontare questo che non l'intreccio giallo (risolto infatti con un maldestro colpo di scena finale piuttosto ridicolo). L'interpretazione corrucciata di Baxter non convince, i dialoghi lasciano a desiderare e si salva solo la professionalità della regia. Troppo poco. Noioso e piuttosto insignificante, nonostante l'ardita liaison. (Zender)

**! Malata storia d'amore tra attempato signore, sospettato di omicidio e una graziosa (e assai strana) ragazza. Episodio convenzionale, con twist end tutto sommato piacevole. Iperbolica (e anche retorica) la tolleranza dimostrata in sceneggiatura nei confronti dell'insolito rapporto. Regia statica e sviluppo televisivo, per una storia gialla comunque coraggiosa. (Undying)

172. UN TIPO TRANQUILLO (Not the Running Type)
**!
Hitchcock presenta l'episodio affiancato da un traduttore simultaneo. Dopo essersi però accorto che questi gli impedisce di parlare, sovrapponendosi, gli spara a bruciapelo, con la freddezza abituale! L'episodio racconta invece del tipo tranquillo del titolo (Paul Hartman), un anonimo travet che un bel giorno scompare nel nulla e con lui 200.000 dollari appartenenti all'azienda. La cosa incredibile è che poco dopo, a ricerche iniziate, l'uomo si costituisce, rifiutandosi tuttavia di dire che fine abbia fatto il denaro e accettando i 15 anni di prigione. La vicenda è raccontata in flashback, perchè l'azione si svolge per l'appunto quindici anni dopo... La forza dell'episodio è il suo protagonista, flemmatico come non mai e dalle idee ben precise. Solo che queste idee non le conosceremo se non nel finale, nel quale potremo finalmente apprezzare la diabolicità del piano. Nel frattempo ci siamo gustati un bel po' di persone normali alle prese con un tipo tranquillo sì, ma ben strano... Un divertissement simpatico, senza che si gridi naturalmente al miracolo... (Zender)

173. IL GIORNO DEL DESTINO (The Day of the Bullet)
*! Hitchcock si ritrova in una sorta di concessionario di automobili (ovviamente ricostruito in studio, come d'abitudine), nel quale ammetterà di non aver mai preso la patente. Un'introduzione un po' confusa, che fa partire un episodio piuttosto insignificante. Si parte da un uomo che legge sul giornale della morte di un suo vecchio amico e ricorda in un unico lungo flashback il giorno in cui il destino "premette il grilletto" per una pallottola che sarebbe arrivata a segno solo trent'anni dopo. I due bazzicavano nella zona di un gangster locale, e avendo assistito a un cruento pestaggio avevano deciso di denunciare l'accaduto alla polizia, nonostante la vittima avesse detto loro di non voler prevedibilmente tra i piedi la legge... Ispirato dagli insegnamenti del padre, era soprattutto Iggy (il cadavere del giornale) a voler raccontare della cosa alla polizia, ma come si può immaginare non tutto era andato per il verso giusto. Quel giorno la sua vita era cambiata, e da lì... A prender per protagonisti due bambini è difficile fare un buon episodio (a meno non siano dei mostri di bravura), e le peripezie dei due non riescono infatti a convincere granché. Persino il finale, che per regola dovrebbe essere spiazzante, qui non lo è affatto, e anzi è come se tutto finisse nel modo più logico, con un ritorno al presente persino superfluo. Meglio ascoltare cos'ha da dire ancora Hitchcock nel suo parcheggio improvvisato... (Zender)

174. AUTOSTOP (Hitch Hike)
** Un integerrimo uomo politico e la sua deliziosa nipotina (una dolcissima Suzanne Pleshette) fanno salire sull'auto in cui viaggiano un giovinastro che si scopre presto essere da poco uscito da una colonia penale. Il rapporto tra i due uomini si fa presto molto teso, ma il giovane non viene fatto smontare e comincia a mettere in dubbio tutte le sicurezze del politico. Questi escogiterà un sistema per farsi seguire dalla polizia, ma il finale è come sempre a sorpresa. Un episodio di buona tensione, pur se privo di veri slanci che riescano a farlo uscire da una certa ripetitività. Il finale comunque lascia relativamente soddisfatti. (Zender)

175. OLTRE LA SOGLIA (Across the Threshold)
** Una madre, spinta in modo infido dal marito, non vede l’ora di ricongiungersi col marito morto. Ma l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Lo svolgimento dell’episodio è abbastanza prevedibile, così come pure il finale, che non è certo una pura sorpresa. Non malvagio ma abbastanza mediocre. (Cotola)

** Hitchcock si presenta dietro a un grosso televisore pronto a comunicare con lo spirito di Bell (visto che con quello di Marconi c'erano state delle interferenze), e proprio di medium parla l'episodio; protagonista una ricca vecchina (Patricia Collinge) la cui assenza del marito morto si fa troppo sentire. Il figlio (George Grizzard), sfaccendato che punta all'eredità, decide di far recitare alla fidanzata attrice la parte della medium, assecondando il desiderio della vecchina di "oltrepassare la soglia" tramite autoavvelenamento. La beffa però è come sempre dietro l'angolo, anche se in questo caso risulta ampiamente prevedibile. Episodio moscio, vivacizzato solo in parte dalla mania per l'ordine della vecchina, che innervosisce il figlio ansioso di assistere alla morte della madre così da ereditare. Scadente la performance di Grizzard, trascurabile anche quella di Barbara Baxley nel ruolo della medium. Si attende la fine per scoprire come avverrà ciò che già si intuisce. (Zender)

*** L'anziana signora non si è ancora ripresa del tutto per la scomparsa del marito; Il figlio viziato, che non la sopporta, scopre il suo punto debole (la sua ossessione per i medium) ed escogita un piano per trarne un beneficio, fino a quando nel finale le cose non precipiteranno del tutto. Niente di troppo geniale, ma ben interpretato, rappresentato con un buon senso del ritmo e una sana ironia. (Fabbiu)

176. IL TESTAMENTO (Craig's Will)
** Un testamento più che bizzarro: il destinatario di un’immensa fortuna è infatti un cane. Ovvio che gli altri parenti provino a fargli la pelle. Uno di quegli episodi della serie più “ironici” che avvincenti. Si seguono i vari tentativi di accoppare il simpatico quadrupede finchè…Il finale vorrebbe essere beffardo, ma è scontato e in parte goffo. (Cotola)

* Hitchcock è in scena assieme a tre cagnolini ammaestrati in piedi su tre sgabelli, prende la sedia e li... doma. Una buona introduzione per un episodio in cui si racconta di un'eredità imponente finita nelle zampe di un... cane! L'unico parente in vita (Dick Van Dike) del defunto, alla lettura del testamento ci rimane a dir poco male, così come la sua fidanzata (Stella Stevens), che già sognava per loro una bella vita agiata. Il testamento dice che i soldi arriveranno al parente alla morte del cane, e quindi va da sè che soprattutto lei pensi a qualche idea per accoppare il quadrupede. Cosa abbia a che fare questa mini-commediola in salsa quasi disneyana (un caso che Van Dyke quattro anni dopo si trasformi nello spazzacamino di Mary Poppins?) con Hitchcock non è dato sapere. D'accordo, c'è l'idea di un "omicidio", ma poi? Nemmeno si sorride, nonostante l'aria guascona di Van Dyke. Da dimenticare. (Zender)

177. MADAME MYSTERY (Madame Mystery)
** Hitchcock ci presenta una sua nuova carta di credito appena stampata: ha la forma di una banconota da 20 dollari... e infatti è, una banconota da 20 dollari! L'episodio è completamente ambientato in una casetta sulla spiaggia, a pochi chilometri da Hollywoood, dove uno scrittore un po' in disgrazia (Harp McGuire) accoglie un giovane rampante (Joby Baker) che gli propone un affare: scrivere un pezzo promozionale sulla fresca morte di un'attrice (la Madame Mystery del titolo) il cui film deve trovare, grazie alla scomparsa della sua protagonista, più compratori possibili. Naturalmente ci sarà una bela sorpresa, riguardante la donna, ma non basta a far sì che l'episodio si riscatti a sufficienza: troppe parole, la regia statica di Brahm, la recitazione sovreccitata di Baker (molto meglio McGuire)... Alla fin fine quel che si dice non è molto, e Robert Bloch conferma di scrivere un sacco di copioni mediocri, nonostante il nome. Anche il sorpresone finale si rivela ininfluente e forzato. (Zender)

178. GLI ANGELI CUSTODI (The Little Man Who Was There)
*
Hitchcock al centralino: sta deviando le chiamate per convincere la gente a cambiare canale e seguire i suoi telefilm attraverso un finto messaggio preregistrato (è in realtà sempre lui che parla, in diretta). Divertente. L'episodio purtroppo è invece uno dei peggiori della serie: i primi cinque minuti sono occupati da inutili scenette di vita western al saloon, quando finalmente entra in scena uno strano ometto conciato come un becchino (Norman Lloyd), che fa strane domande al barista. Questi peraltro gli fa conoscere i due tizi forzuti che sembran governare il paese con le buone maniere e gli insegnamenti della Bibbia. L'ometto con sfrontatezza li sfida, e pare avere strani poteri soprannaturali. Chi è? Davvero un episodio noioso e insignificante, che poco pare avere a che fare con la serie e che propone un colpo di scena finale insulso come tutto il resto. Il western poco si addice alla serie... Tanto che Hitchcock si sente in dovere di aggiungere un lungo epilogo non richiesto alla storia, come se si fosse accorto che era proprio povera... (Zender)

179. IL PLAGIO (Mother, May I Go Out to Swim?)
**!
Hitchcock apre in cima a un trampolino dicendo di dover fare un tuffo per gli sponsor. Solo che a guardar giù ci si accorge che il trampolino è in cima a un grattacielo... L'episodio si apre invece in un tribunale, dove un giovane (William Shatner, futuro capitano Kirk) attende una sentenza: è accusato di omicidio, e ci fa rivivere la sua storia in flashback. Vive ancora con la madre (Jessie Royce Landis), alla quale è molto attaccato, e conosce in vacanza Lotte (Gia Scala), una bella ragazza di origini tedesche. Lei vorrebbe sposarlo, ma appena conosce la madre capisce che non sarà facile staccare il figlio dalla donna. Una situazione tesa, che si protrae per l'intero episodio, lasciandoci da scoprire chi è la vittima dell'omicidio di cui il giovane è accusato. Shatner ha la faccia giusta del bamboccione con le idee poco chiare, Gia Scala quella della donna altera e risoluta. La Landis completa il trio con un'interpretazione più classica, ma a dire il vero l'episodio non è esaltante, per quanto si lasci seguire senza troppi problemi. L'ambientazione artificiosissima alle cascate dipinge il luogo chiave con uno scadente fotomontaggio. (Zender)

** Sorta di Norman Bates (interpretato da William Shatner) perde la testa per una bella ragazza, ma la presenza ingombrante della madre non lo abbandona nemmeno un istante. La storia si svolge in flashback con il protagonista in un aula di tribunale. Piuttosto scontato come episodio e talvolta involontariamente comico anche se appare molto ben girato e avvalorato da dialoghi molto curati. (Undying)

180. L'OROLOGIO A CUCU' (The Cuckoo Clock)
***! Sceneggia Bloch e si vede: la storia è ben scritta e può contare su un buon ritmo, un clima claustrofobico ed una discreta suspence. Il finale non è certo inimmaginabile ma è anche vero che ciò dipende in buona parte dal fatto che in questi casi ci si aspetta sempre il contrario di quel che si vede e si sente sul piccolo schermo. Un piccolo gioiellino tra i meno conosciuti e celebrati della serie. (Cotola)

*! Hitchcock è alle prese con barattoli contenenti dei... suoni! Dice di odiare quelli che racchiudono le risate, e quando ne prende uno dallo scaffale dietro di lui e lo apre si sentirà... un urlo! L'episodio racconta la storia di una donna (Beatrice Straight) che deve passare la notte in una casa perduta nel bosco, proprio quando dal vicino manicomio è scappato un matto. Inutile dire che qualcuno quella notte nella casa passerà, anche se è semplicemente una ragazza impaurita (Fay Spain), e pure lei non sembra essere un tipo tanto a posto; anzi, la giovane si rivela parecchio instabile e terrorizzata. In gran parte ambientato all'interno di un'unica stanza (quella col suo bel cucù appeso al muro), è un episodio che porta in scena una Fay Spain decisamente sopra le righe, piuttosto insopportabile, assecondata da una Straight più cauta ma a sua volta costretta ad interpretare la donna spaventata dalla situazione. Fino alla conclusione a sorpresa, naturalmente, che in verità più telefonata non si potrebbe, destinata a chiudersi in un epilogo ridicolo e tirato via. Una sceneggiatura verbosa fin dalle prime scene al negozio, firmata nientemeno che da un Robert Bloch evidentemente fuori forma, priva di spunti interessanti e diretta in modo anonimo dall'habitué John Brahm. Dimenticabile. (Zender)

181. LA VOLTA BUONA (Forty Detectives Later)
**!
Hitchcock è fermo di fronte a un'enorme cerchio di pietra: la prima ruota! E guardandola bene, sul fianco, compare anche il primo rattoppo... Nel finale tuttavia la ruota girerà mostrando che non è una ruota ma un disco di musica gigantesco! E la musica c'entra nell'episodio, che racconta di un uomo (George Mitchell) alla ricerca dell'assassino di sua moglie. Dopo aver fallito con 40 detective (da cui il titolo originale) trova nel quarantunesimo (un giovanissimo James Franciscus, noto da noi come il Giordani del "Gatto a nove code") quello giusto: non per trovare l'assassino, dal momento che l'uomo alla fine se l'è trovato da solo, ma per combinare tra i due un incontro e preparare la vendetta. Così il nostro detective va a conoscere il presunto killer, tale Otto (Jack Weston) e se lo fa amico, condividendo con lui l'amore per la musica jazz... L'impianto è da noir classico, con Franciscus che funge anche da narratore, e la figura del committente alla ricerca del killer è ben tratteggiata. Ma è più simpatico il bizzarro Otto, fanatico della stereofonia che costringe il detective ad ascoltare i dischi al centro dei due altoparlanti come da regola mentre la sua fidanzata suona il bongo sullo sfondo! Rendez-vous finale con tipico colpo di scena, che tuttavia appare un po' forzato e non aggiunge chissà cosa alla storia, comunque correttamente organizzata. Non memorabile ma piacevole. (Zender)

*** Dopo molti anni di ricerca infruttuosa, il suo cliente ritiene di aver rintracciato l'assassino di sua moglie ma, in assenza di prove certe, prima di consegnarlo alla polizia vuole avere un faccia a faccia con lui. Per poterlo avvicinare senza destare sospetti, incarica un detective privato di organizzare con un pretesto un incontro. Il detective esegue l'incarico, ma teme che il suo cliente possa tentare di far giustizia da sé e quindi... Bell'episodio dal taglio chandleriano, compresa la voce off narrante del detective, interpretato da Franciscus allora alle prime armi. Ma a dominare la scena è il personaggio esuberante, rozzo ma a suo modo simpatico, del presunto assassino interpretato da Jack Weston, bravo caratterista in grado di passare con disinvoltura dal registro comico/brillante a quello drammatico. (Daniela)

182. L'EROE (The Hero)
**! Hitchcock azzarda un po' troppo e ci presenta la classica nave in bottiglia come l'antenata del tubo catodico ("uno spettacolo un po' limitato", tiene ad osservare)... L'episodio tuttavia è proprio ambientato in una nave da crociera, dove un lord inglese (Richard Musgrave) riconosce tra gli ospiti un suo vecchio socio in affari (Oscar Homolka) col quale non si era più visto. Questi però nega di esserlo e continua a ripetere che si tratta di semplice somiglianza. Sarà vero? Il problema è che colui che si sente perseguitato non riesca a darsi pace, perché all'origine pare esserci un misterioso furto di 75 sterline... L'ambientazione insolita giova all'episodio, che riesce infatti a far montare una certa tensione e a mantenerla fin quasi alla conclusione. Peccato che sia proprio questa a non soddisfare, confusa, forzata e mal chiarita. Ed è un peccato, perché se fosse stata studiata meglio avrebbe potuto chiudere degnamente un ottimo episodio. Homolka ad ogni modo è molto bravo nell'ammantare il suo personaggio della necessaria ambiguità. (Zender)

183. INSONNIA (Insomnia)
**
Un uomo soffre d'insonnia, pare a causa di un increscioso fatto avvenuto in passato. Qual è la verità? Come evolverà la situazione? La situazione di partenza è interessante e la storia sembra, all'inizio, dipanarsi bene ed in maniera coinvolgente (specie per scoprire come mai il protagonista soffre di insonnia). Peccato però che ad un certo punto si blocchi e arrivi ad un punto morto imboccando un vicolo cieco. Così anche il finale, beffardo come da copione, arriva senza creare particolari sussulti o sorprese. (Cotola)
*! Bizzarra introduzione hitchcockiana, con il Nostro rimpicciolito e inserito in un cestino con la scritta IN posto su di un'enorme scrivania: l'effetto è straniante... L'episodio vede invece Dennis Weaver (futuro protagonista del classico spielberghiano Duel) non riuscire a dormire da lungo tempo: un'insonnia terribile lo tormenta, a causa della quale ha già perso tre lavori. Deciderà di rivolgersi a uno psichiatra al quale racconterà di com'è morta sua moglie (in un incendio) e di come il di lei fratello lo perseguiti ritenendolo responsabile di omesso soccorso. Lo psichiatra ha gioco facile e capisce bene da cosa dipende l'insonnia... Regia fiacchissima, idee poche anche per il finale, che fa giusto sorridere. Weaver è a dire il vero un credibile insonne e la sua interpretazione è di certo l'unica cosa rimarchevole dell'episodio, goffo anche quando è il momento di dare vita a un imprevisto corpo a corpo. Lento, monotono, insulso... (Zender)

184. PICCOLO DANDY (I Can Take Care of Myself)
**
Hitchcok, che dietro sè ha un manichino in tenuta da sub, annuncia di volersi dare alla pesca subacquea. L'episodio nulla c'entra, dal momento che parla di una coppia che si esibisce in un locale: Georgia (Linda Lawson) canta, Bert (Myron McCormick) l'accompagna al piano. Il successo è grande, ma ad interrompere l'idillio arriva un mafiosetto di mezza tacca, Piccolo Dandy (soprannome mantenuto dall'originale), che pretende le attenzioni di Georgia Si arriverà allo scontro in pubblico, e si capisce fin da subito che offendere pubblicamente un tipo così significa rischiare moltissimo. Lei dice di saper badare a se stessa (da cui il titolo originale dell'episodio), ma come prevedibile... Episodio molto statico, interamente girato all'interno del locale, il cui unico valore risiede nella buona recitazione di McCormick, divertente quando si irrita per il cucchiaino che il barista gli lascia costantemente nel bicchiere del suo whisky doppio. Ci sarà una svolta nell'ultima parte, che conduce a un finale imprevedibile solo perché assolutamente insignificante. Non deplorevole, ma la storia è proprio di quelle trite e ritrite... (Zender)

185. UN COLPO DI FORTUNA (One Grave Too Many)
** Episodio così così: procede un po’ piatto ma presenta anche un paio di scossoni, non troppo forti: il colpo di scena riguardante il morto e il finale beffardo. Per il resto nulla di particolare da segnalare. Mediocre ma accettabile. (Cotola)

** Cavalli sul campo da golf: Hitchcock, dal momento che gli han detto che sul green son vietati i veicoli a motore, ha risolto così il problema! L'episodio racconta dell'ennesima giovane coppia in difficoltà economiche (un vero luogo comune della serie): lui (Jeremy Slate) va sì all'ufficio collocamento ma non sembra così ansioso di lavorare, lei non ne può più. La fortuna vuole che però una sera, quando è in giro a bighellonare, il nostro assista alla morte in diretta di un uomo, che gli stramazza davanti non visto da nessuno. Guardandogli in tasca il giovane trova un portafoglio zeppo di dollari (275 per l'esattezza) e naturalmente se li tiene. Alla moglie dice di aver incontrato un vecchio amico che gli ha restituito un antico prestito e tutto sembra andare per il meglio, senonché nel portafoglio c'è anche un altro foglio: "Non sono morto, ma vittima di attacchi di catalessi"... Notevole l'idea, anche se poi la regia di Arthur Hiller è piuttosto anonima e non riesce mai a creare la necessaria tensione. Ordinaria la descrizione della difficile condizione della coppia, quindi non resta che attendere il finale, che arriva con un colpo di scena anche in questo caso piuttosto tipico della serie. Attori non eccezionale, script piuttosto svogliato. Per fortuna le idee ci sono e non ci si annoia troppo. (Zender)

186. DUPLEX (Party line)
** C'erano una volta i duplex, quando se avevi un'urgenza e dovevi telefonare, erano "fatti" amari. Ne sa qualcosa il protagonista di questo episodio e non solo lui. Il risultato non è di quelli scintillanti e stavolta nemmeno il finale serve a migliorare le cose. Non è nè beffardo nè sorprendente ma semplicemente in tema con l'argomento del "racconto": telefonato. Per la serie "al lupo al lupo". (Cotola)

** Hitchcock apre davanti a un grosso marchingegno, che scopriamo essere nientemeno che una... macchina del tempo! La setterà sul 1975, ma dopo aver scoperto che deve pagare 15 anni di tasse tornerà al 1960... L'episodio si occupa invece di telefoni: quando esistevano i famosi "duplex", linee telefoniche in condivisione, i vicini di casa potevano ascoltare ciò che diceva il secondo proprietario della linea. La zitella protagonista (Judy Canova), infatti, passa il tempo ad ascoltare ciò che non deve, e lo fa da anni e anni. Si è resa anche corresponsabile di un doppio decesso, per non aver lasciato la linea chi ne aveva assoluta urgenza, e il sopravvissuto ora pare che la stia cercando per ucciderla... Episodio piuttosto noioso e ripetitivo, vivacizzato solo in parte dalla buona interpretazione della Canova. In realtà si capisce molto bene dove si voglia andare a parare, e per questo tutto il finale pare inutilmente stiracchiato. Curiosi solo i fotomontaggi al momento delle telefonate a tre, con gli interlocutori tutti in scena in una sorta di ricercato split screen. Hitchcock non riappare... (Zender)

****! Bellissimo episodio, strutturato davvero bene. Prima conosciamo la zitella Judy Canova e in poco tempo sappiamo tutto il suo stile di vita: chiacchierona e tipica donna di scarse vedute; iniziamo ad odiarla sempre più, al pari del suo "antagonista" che quasi la vorrebbe uccidere (e fa bene); alla prima telefonata c'è da ridere, alla seconda c'è da innervosirsi... Quando scatta l'ora della vendetta uno strato di paranoia assale la zitellaccia, che viene colta da spasmi e irrequietezze varie in una interpretazione sorprendente e una realizzazione tecnica dello "stato di panico" che ha del perfetto. Quasi sembra un atto naturale di punizione dell'egoismo. Un bell'episodio quindi, annunciato e chiuso da sir Alfred alle prese con una macchina del tempo. (Fabbiu)

187. CELLA 227 (Cell 227)
**! Il braccio della morte, un secondino odiato da tutti per la sua presunta “ipocrisia” e doppiezza. Ma è vero o è solo un’impressione? Episodio dai ritmi non elevatissimi (c’è un po’ di interesse per sapere se arriverà la grazia ma è chiaro che non è quello che conta principalmente) e senza troppi guizzi ma che si lascia guardare fino al finale beffardo e abbastanza riuscito. (Cotola)

**! Tutti in prigione, compreso Hitchcock che da dietro una grata carceraria introduce ironicamente un episodio interamente girato nel braccio della morte di un'imprecisata prigione americana. Lì tutti vivono nella speranza del rinvio, di poter in qualche modo allungare l'agonia. Tutti tranne uno: nella cella 227 chi ci sta non ha paura, e l'unico suo desiderio pare sia quello di morire da uomo e non da pecora, senza farsi lisciare dal buon Lafferty, il secondino più amato del braccio. L'ultimo giorno arriverà anche per lui e... Episodio a base filosofica (non a caso viene citato pure Socrate, dall'avvocato difensore) nel complesso piacevole, anche se naturalmente gli manca quella costruzione da giallo tipica dei più caratteristici episodi della serie. L'immancabile colpo di scena finale giunge piuttosto inatteso e beffardo, a conferma della bontà del racconto originale. Un po' tanto verboso, ma ben interpretato e quindi più che passabile. (Zender)

188. IL METODO SCHARTZ (The Schartz-Metterklume method)
** Insolito episodio della serie, su una governante molto bizzarra, che si può ascrivere più al genere della commedia che a quello della suspence. Stilisticamente parlando tutto è inappuntabile come al solito, ma a non convincere è una storia che non avvince e non diverte in modo particolare. Nemmeno il “colpo di scena” finale riesce a risollevare un risultato piuttosto deludente. (Cotola)

*! Hitchcock è in scena con un cappello da asino davanti a una lavagna. Parla del suo professore (pare non amarlo molto), a cui lancia una mela che... esplode! L'episodio parla di uno strano metodo d'insegnamento scelto da una nuova governante (Hermione Gingold) in una ricca villa di campagna. E' il metodo del titolo, che non si sa bene cosa preveda. Di certo si sa che la donna è a dir poco eccentrica e che sembra disporre della casa come meglio crede, ignorando i consigli dei proprietari. Un divertissement di poco conto, recitato con brio dalla Gingold ma che al di là dell'interesse nello scoprire in cosa consista il "metodo" (ma viene svelato senza troppa suspence) offre giusto qualche simpatica battuta da parte della protagonista (notevole quando spiega i motivi che l'hanno allontanata dalla famiglia precedente). Sorpresa finale abbastanza in linea col resto e prevedibile. ben poco da ricordare... (Zender)

*! In genere, gli episodi di questa serie lasciano di stucco nel finale, in grado di ribaltare la situazione o di chiudere con qualche paradosso o colpo di coda particolare. Qui si resta increduli per aver visto un episodio della serie senza nemmeno un crimine o un delitto messo in scena. I toni sono da commedia, di stampo teatrale, con un'attrice protagonista simpatica e ben caratterizzata, ma il soggetto è uno spunto troppo semplice e breve; si tratta solo di capire in che consiste il leggendario metodo di insegnamento che questa domestica vuole adoperare con i ragazzi della nuova famiglia in cui si trova a lavorare, ma viene spiegato subito e non solo l'attesa non viene riscattata, bensì non c'è molto da ridere, in generale. (Fabbiu)

189. LETTERA DI CREDITO (Letter of Credit)
**
Hitchcock apre dal palco di una conferenza circondato da microfoni, ennesimo esempio di introduzione slegata dal contesto. L'episodio riguarda infatti un uomo (Robert Bray) che giunge in un piccolo paese e si dirige verso una banca. Qui incontra il direttore (Bob Sweeney), al quale fa tornare alla mente un vecchio caso di furto nella medesima banca. Colui che la legge ritenne responsabile è stato appena ucciso durante un tentativo di fuga dal carcere, e qualcuno (il protagonista, per l'appunto) sta cercando di capire come andarono davvero i fatti. Quasi completamente girato all'interno di un ufficio, l'episodio fa parte di quelli più verbosi e faticosi. Congegnato in modo da spiegare in pochi minuti un caso piuttosto complesso, richiede inevitabilmente molta attenzione, che non sembra tuttavia essere giustificata da una conclusione tesa verso un colpo di scena inaspettato, legato non esattamente alla ricostruzione della vicenda. Un paio di flashback, recitazione diligente, ma niente che valga la pena di essere troppo ricordato. (Zender)

190. FUGA DA SONOITA (Escape to Sonoita)
**!
Un rapimento, un deserto, tanta sete, l’acqua che non c’è: una situazione difficile da dirimere. Episodio diretto da Stuart Rosenberg ed interpretato da Burt Reynolds che pur non irresistibile si mantiene godibile per la sua durata fino ad arrivare ad un finale assolutamente beffardo e “crudele” come il copione richiede. (Cotola)

*! Hitchcock è davanti a una cartina dell'America e insieme a una bella ragazza con l'ombrello si dedica alle previsioni del tempo (con sorpresa finale, come si vedrà poi). L'episodio vede due camionisti (quello giovane è Burt Reynolds) fermare la loro autocisterna in panne lungo una strada deserta. Pochi minuti e proprio vicino a loro esce di strada un'auto dalla quale scendono due tipi (Murray Hamilton e Harry Dean Stanton!) che nel sedile dietro tengono imbavagliata una donna: l'hanno sequestrata e hanno con sé i soldi del riscatto, ma sono nei guai tanto quanto gli altri due. Come uscire dalla scomoda situazione? Diretto da Stuart Rosenberg, un terzetto di attori di chiara fama (non ancora acquisita, Reynolds e Stanton son giovanissimi) si trova alle prese con una sceneggiatura povera che condensa in pochi minuti un survivor-plot con pistola (la impugna Hamilton, che detta legge agli altri). Evoluzioni insulse nell'intreccio e un finale che ti fa alzare le spalle: "Ok, è allora?". Sonoita è una cittadina dell'Arizona vicino all'azione che mette in crisi i titolisti italiani: la fuga è verso Sonoita, non da... (Zender)

191. PRESO ALL'AMO (Hooked)
**! Dopo un'introduzione in cui Hitchcock lancia un'invettiva (in forma ironica) contro i film western, che seminano violenza e andrebbero eliminati a suo parere dai palinsesti televisivi, comincia uno di quegli episodi in cui l'essenza sta tutta nel colpo di scena finale. Si racconta di Ray (Robert Horton), un uomo sposato a una vecchia per soldi e che s'innamora (dategli torto...) di una splendida commessa (Anne Francis) del negozio che affitta barche sul lago. La ragazza sembra stare al gioco, o forse no, ma la loro unione è comunque irta d'insidie, perché la vecchia tiene il marito all'amo e sa che senza di lei non andrebbe da nessuna parte. I due giovani organizzano allora un piano... Quasi completamente girato in riva al lago davanti al quale sta il negozio della Francis (con fondali chiaramente posticci durante la gita in barca), l'episodio si regge sulla strana ambiguità della ragazza - convincente nel ruolo di bambola meno stupida di quanto appaia - e sul cinismo con cui la vecchia si fa beffe del marito piacione; ma è chiaro che è tutta una preparazione per il gran finale... Piacevole, niente di più. (Zender)

 
STAGIONE 6 (1960/1961)

192. LA SIGNORA BIXBY E LA PELLICCIA DEL COLONNELLO (Mrs. Bixby and the Colonel's Coat) di Alfred Hitchcock
*** Hitchcock apre come nei primi tempi, senza nessun ammennicolo intorno, e parte una lunga tirata sugli sponsor, glorificati al punto che sopra la testa di Hitch prende forma un'autentica aureola! L'episodio comincia invece dal dentista, ma la protagonista è la di lui moglie (Audrey Meadows), che come ogni mese lo lascia da solo un paio di giorni per raggiungere una vecchia zia malata. Ma attenzione, si scopre che la zia non esiste e che la donna va invece a trovare un amante che frequenta da otto anni. Questi, deciso tuttavia a lasciarla, le fa un ultimo regalo: una splendida e costosissima pelliccia di visone selvaggio del Labrador! Come portarla a casa senza insospettire il marito? Scatta un piano che prevede la consegna al monte dei pegni... Fatica un po' a ingranare la storia, ma quando lo fa la tensione sale e la curiosità di vedere cosa accadrà è tanta, soprattutto per via degli inattesi intoppi. Hitchcock si conferma gran regista, capace di dare un vero senso a una storia in realtà non così interessante come sembra. Finale eccellente e svolto alla perfezione. Manca un po' l'ironia, ma vi si supplisce con la diabolica interpretazione della Meadows e quella più candida ma ugualmente buona di Les Tremayne (il marito dentista). (Zender)

193. The Doubtful Doctor

194. UN FURTO A FIN DI BENE (Very Moral Theft
)
*! Un furto a fin di bene, avrà dei risvolti imprevisti e... La storiellina è prevedibile, non presenta particolari sorprese e non viene riscattata da alcun finale particolare. Tutto va come deve, quindi non meraviglia che i risultati siano ben lontani dall’essere entusiasmanti o anche solo buoni. Altro episodio in cui compare Walther Matthau. (Cotola)

** Hitchcock si presenta vestito da Robin Hood, con tanto di arco e frecce. Dice di essere nella foresta di Nottingham, ma scompare velocemente lasciando spazio all'episodio, che vede come protagonista nientemeno che Walter Matthau nel ruolo di un malinconico imprenditore. Una zitella ne è innamorata, anche se l'uomo non pare trattarla nel migliore dei modi, e quando lui le annuncia di essere costretto a chiudere per debiti, lei decide di aiutarlo sfruttando il proprio lavoro e un passaggio di denaro prestandogli 8000 dollari. Che fine faranno i soldi? Un episodio che poco ha a che fare coi temi classici della serie, ripresi un po' forzatamente forse solo nel finale. Conta invece la buona interpretazione di Matthau, le cui qualità interpretative sono evidenti. Se non fosse per lui ci sarebbe davvero poco da ricordare, qui; invece la strana ambiguità del suo personaggio permette all'episodio di lasciarsi guardare. (Zender)

195. The Contest for Aaron Gold

196. IL TRENO DELLE 17:48 (The Five-Forty-Eight
)
*! Uno storia di vendetta, ma perché? E soprattutto, come finirà? Uno di quegli episodi facilmente dimenticabili per colpa di una vicenda che stenta a decollare: ti aspetti sempre il guizzo, la sorpresa, ma non arriva mai. Non si riprende nemmeno nel finale, né a sorpresa né beffardo come accade spesso. Si salva dal monopallino per la solita professionalità con cui tutti gli episodi della serie venivano girati. (Cotola)

* Hitchcock ci parla dall'interno di una cabina di comando in una stazione ferroviaria e ci introduce all'episodio, centrato tutto sulla vendetta di una donna (Phyllis Taxter) che segue un uomo (Zachary Scott) fin sul treno per affiancarlo e minacciarlo con una pistola nascosta. Perché? Cosa le ha fatto? Parte il lungo flashback chiarificatore... Una storia priva di ogni interesse, che non avrebbe potuto salvarsi nemmeno con un colpo di scena finale clamoroso. Considerato che pure questo di fatto non esiste... Peggio di così è difficile pensare di fare, in un episodio di questa serie. Regia (del solito Brahm) del tutto anonima, ritmo inesistente. La Taxter sarebbe anche una discreta psicopatica, ma se non si le si mette in bocca bniente di sensato... (Zender)

197. AMORE PER POSTA (Pen Pal)
**!
Gli amori per corrispondenza possono riservare amare sorprese, specie se si scrive ai galeotti. Non male, nonostante non brilli per originalità (almeno col senno di poi) compreso nell’epilogo. Eppure si mantiene abbastanza godibile e scorrevole. Molto bravi anche gli attori, specie la “vecchietta” Gloria Ellis. (Cotola)

** Hitchcock spende l'introduzione per spiegare (a suo modo, quindi travisandone volutamente le regole) il gioco del baseball. Un po' tirato per le lunghe, come scherzo... L'episodio vede un poliziotto bussare alla porta di una vecchina: sta cercando la di lei nipote in quel momento assente, perché pare che sia evaso il galeotto col quale questa scambiava appassionate lettere d'amore. Galeotto (Clu Gulagher) che presto le si presenterà in casa, anche lui alla ricerca della nipotina dalla dolce penna. Il colpo di scena finale è azzeccato, e suggerito graziosamente da una bell'indizio "allo specchio", ma si può dire che l'episodio viva solo su quello, perché per il resto non è esattamene il massimo; vedere un giovane minacciare una vecchietta o questa che risponde alle domande della polizia... Si risolleva Hitchcock nel finale, dove arriverà a mangiarsi... una pallina da baseball! (Zender)

198. Outlaw in Town

199. ULTIMO OSTACOLO (O Youth and Beauty!
)
*! Hitchcock apre dalla cima del podio, con due atleti stremati sui gradini più bassi. L'importante non è partecipare ma vincere, con qualsiasi mezzo... dice. E l'alloro dovrebbe essere utilizzato di più, si rammarica, è scomparso pure dalle pietanze... L'episodio è in tema, visto che al centro della storia c'è un atleta (Gary Merrill), ex corridore a ostacoli, che viene canzonato un po' da tutti e alle feste accetta di piazzare sedie e divani in sala per improvvisare gare in cui lui è l'unico corridore. Una vera e propria malattia, che la povera moglie (Patricia Breslin) non sa più come prendere. Anche a casa salta dappertutto, inclina i divani e parte. La storia in fondo è tutta qui, e nonostante Merrill sia credibile come atleta incapace di accettare la vecchiaia (da cui il titolo originale), la vicenda si fa presto ripetitiva, con un finale oltre che prevedibile assai ridicolo. Sentita anche l'interpretazione della Breslin, che "avverte" il dramma avvicinarsi, e divertente l'allestimento degli ostacoli casalinghi... (Zender)

**! Atleta ormai in balia della crisi d'età avanzata è malato di nostalgia e di voglia di ricordare a tutti chi era e cosa è stato. Gli "amici" sempre pronti a scommettere in "corse domestiche", il proiettore sempre acceso a trasmettere e ricordare i grandi momenti. L'unica che sembra avvertire il degenerarsi della situazione sembra la moglie... L'episodio è ben costruito nella descrizione dei personaggi, ma il finale non riscatta l'attesa e non coglie troppo di sorpresa. (Fabbiu)

200. The Money

201. SIBILLA (Sybilla
)
**** Un rapporto di coppia che inizialmente va a gonfie vele, fino a quando la signora sembra diventare troppo ingombrante ed il marito cerca un rimedio. Tra i meno conosciuti della serie, eppure un episodio sopraffino, scritto magnificamente. Riesce, infatti, a rendere appieno il clima ossessivo e paranoico in cui precipita il protagonista, mettendo in scena un “gioco” molto interessante e coinvolgente. Il finale è degno di tutto il resto. Diretto dalla regista attrice Ida Lupino. (Cotola)

***! Hitchcock ha dietro di sè l'indicazione per la rupe degli innamorati, e sullo sfondo si vede passare una coppia abbracciata che si dirige al burrone per lanciarsi nel vuoto. O no? Eh no... la ragazza poco dopo torna da sola e va a baciare l'amante! E l'episodio di amore parla, visto che racconta la storia di un uomo (Alexander Scourby) che sposa una donna (Barbara Bel Geddes) che più servizievole non si potrebbe: lo ama, lo aiuta, accetta tutto quel che lui vuole senza mai protestare. Risultato? L'uomo finisce coll'impazzire e col cominciare a pensare di eliminarla... Se non fosse che lei un giorno gli dice di aver letto un giallo in cui la vittima sapeva chi sarebbe potuto essere il suo assassino e aveva consegnato un foglio/prova al suo avvocato, da leggersi in caso di morte. Si respira un'atmosfera degna di Edgar Allan Poe (fin dal nome della protagonista), un melodramma in piena regola con un finale struggente, che lo stesso Hitchcock dice di aver trovato commovente! Ida Lupino (celebre attrice con un buon numero di film da regista) dirige molto bene, con raffinatezza e stile, e per quanto sembri non accadere troppo, sono il clima e l'ambigua, ottima performance dalla Bel Geddes a tenere in piedi l'episodio. Nessun vero colpo di scena, ma una chiusura ideale. (Zender)

202. The Man with Two Faces

203. ANGELO TRISTE (The Baby-Blue Expression
)
*** La moglie ha una tresca, c’è un progetto per uccidere il marito e farla franca ma più che un angelo triste, c’è una “gallina”, di mezzo. Discreto episodio, ravvivato da un buon ritmo che interessa ed avvince lo spettatore. Riuscito il finale, che risulta più beffardo del solito. (Cotola)

*! Hitchcock è in scena davanti a un pianoforte per spiegarci cosa sono le sinfonie, ma quando lo suona si accorge che nella "coda" è nascosto un cadavere. Molto meglio l'introduzione che non l'episodio: come protagonista abbiamo la più classica delle "oche" (Sarah Marshall). La signora Barrett ha sposato l'anziano marito per soldi e adesso che se ne va ha progettato, assieme al suo amante, di ucciderlo. Presumibilmente ha fatto tutti lui, visto che lei sembra incapace di pensarne una giusta. E infatti, quando si tratta di spedire al marito in viaggio una lettera d'amore che in parte avrebbe la funzione di scagionarla, finisce col mettere nella stessa busta anche il telegramma dell'amante con le istruzioni su come comportarsi ad omicidio avvenuto... La donna se ne accorge, ma la busta è già stata spedita. C'è da recuperarla in tempo. L'idea parrebbe discreta, ma si esaurisce molto presto e in attesa del finale (peraltro ben poco geniale) c'è da sorbirsi i preparativi di un cocktail party, il viaggio alle poste e niente che abbia dsavvero a che fare con un giallo, Simpatico l'atteggiamento da oca giuliva della Marshall, ma a dire il vero c'è ben di meglio, nella serie... (Zender)

*** Sarah Marshall interpreta molto bene la parte della bionda con la testa tra le nuvole, superficiale, distratta e viziata dalla suo stesso benestare. La cosa più sbagliata che le si posssa chiedere è la sua complicità in un tentativo di delitto, ma in sostanza è quello che succede. Di tutto l'episodio, la cosa meglio rappresentata è senza dubbio lo stato di ansia che pian piano affligge la donna, fino al finale senza happy end. (Fabbiu)

204. IL PIACERE DELL'ONESTA' (The Man Who Found the Money)
**
Hitchcock apre vestito da marinaio al timone, su una barca vela improvvisata in studio per una presentazione a suo modo spettacolare. L'episodio al contrario è più canonico, con il protagonista (Arthrur Hill) che trova 92.000 dollari in un parcheggio fuori da uno dei tanti casinò di Las Vegas e si chiede cosa farne. Alla fine deciderà di restituirli: prima va nella sede d'un giornale, quindi alla polizia, non dopo aver messo il denaro al sicuro in una cassetta di sicurezza bancaria. Inutile dire che pur facendo un'azione stimabilissima troverà ostacoli non da poco; fino al prevedibile finale, che chiude ingloriosamente. Bravo solo Arthur Hill, che nel ruolo di un professore di paleontologia ha davvero la faccia dell'uomo onesto. La trafila di ciò che gli accade è costruita anche discretamente, un po' di tensione si respira, ma... Sarà che forse di storie così ne abbiamo viste fin troppe, in televisione... Meglio concentrarsi su Hitchcock, che torna con la sua barca e nel finale appende all'albero maestro un suo presunto socio d'affari! (Zender)

**! L'onestà paga sempre... a parte la classica eccezione che fa regola, sembra ricordarci Hitchcock. Ci si appassiona al breve, ma intenso, attimo di smarrimento che coglie "il fortunato" - dagli irreprimibili sensi morali - protagonista. Bel pugno allo stomaco quel cattivo finale! (Undying)

205. The Changing Heart
***!
Agghiacciante (in senso di brividi di terrore) episodio sceneggiato dal mito Robert Bloch. Incontro fatale per un giovane che porta a riparare l'orologio da un misterioso orologiaio il quale non solo è un maestro nella sua arte, ma ha anche una bellissima nipote. Purtropppo l'amore tra i due giovani viene subito ostacolato dall'uomo. Il finale sarà nerissimo. Inquietante episodio, uno dei più glaciali. Ottimo cast, ma soprattutto un finale che ghiaccerà anche il più smaliziato dei telespettatori. Menzione d'onore per Abraham Sofaer nei panni del vecchio orologiaio, angelica Anne Helm, professionale il giovane innamorato Nicholas Pryor. Finale davvero da incorniciare. (Ciavazzaro)

206. Summer Shade
207.
A Crime for Mothers

208. ULTIMA FUGA (Final Escape
)
***! 
Delizioso episodio stile E.C. Comics con un finale azzeccato. Illusionista di fama, decide di creare il più grande numero della sua carriera per riuscire dove Houdini aveva fallito, facendosi legare in un baule affondato in un lago. Ma la maltrattata moglie decide di approfittare dell'occasione per liberarsi del marito. Kennan Wynn è un ottima scelta per interpretare il borioso e manesco illusionista e Jan Sterling non è da meno nei panni della dark lady di turno. I personaggi son ben delineati nella loro psicologia e il "momento forte" al lago ben realizzato. Delizioso il nerissimo finale, che come già detto ricorda gli amatissimi fumetti E.C. (Ciavazzaro)

209. UN MOSTRO DEL PASSATO aka "Il più grande mostro di tutti i tempi" (The Greatest Monster of Them All)
**! Hitchcock è seduto in un harem tra quelle che lui definisce le sue "domestiche", acquisite comprando loro profumi e altro... L'episodio è invece girato in uno studio hollywoodiano, dove il prooduttore sta cercando di spingere il suo sceneggiatore a scrivere un film di insetti assassini. Deciderà poi invece di ingaggiare una vecchia star del cinema horror che fu (Richard Hale) per piazzarlo in un clima da teenager al cimitero! La star accetta di buon grado, convinto di poter rilanciare la sua carriera: si traveste da vampiro e le riprese cominciano... Ottima la descrizione sintetizzata della nascita di un film con sceneggiatore, regista e produttore che interagiscono con il cast, e suggestiva l'ambientazione funerea ricostruita negli studios. Purtroppo a un'ottima prima parte (che denota una notevole conoscenza dell'ambiente) e una seconda che sorprende, fa seguito un finale deludente. Ottimo Hale nel ruolo del Karloff (o Lugosi, se preferite) di turno. Agli amanti della vecchia Hollywood dovrebbe piacere... (Zender)

210. The Landlady
211.
The Throwback

212. BACIO D'ADDIO (The Kiss-Off
)
** Una rapina, una ladro apparentemente molto sbadato che ha in serbo un piano molto ben congegnato. Piccolo episodio noir a base di vendetta (come si sa si serve fredda). Il merito consiste nel costruire una micro-storia investigativa coinvolgente e dal buon ritmo. La tensione è buona soprattutto poiché non si capisce fino in fondo il piano del criminale (perché quella chiave?). Peccato che il finale non diradi le nebbie narrative ma anzi vanifichi il risultato fino ad allora raggiunto. Stavolta manca infatti la zampata beffarda che ribalta il tutto o stupisce lo spettatore. In ogni caso non male. (Cotola)

** Hitchcock si trova davanti a una cabina elettorale, a considerare quanto sia piccola: non c'è posto nemmeno per la coscienza, che infatti dovrà esser lasciata fuori. In realtà, scopriremo poi, quella non è una cabina ma una... doccia! L'episodio racconta di un ex galeotto (Rip Torn) che appena fuori di galera rapina un ufficio postale. Da una chiave d'albergo che pare aver lasciato lì sul posto la polizia va a prenderlo in stanza, ma l'atteggiamento dell'uomo lascia molti dubbi. Sembra tutto troppo facile, e molti dettagli richiamano proprio il delitto per cui era stato precedentemente condannato. Un gioco d'astuzia prolungato, diretto e scritto con intelligenza. Peccato che il tutto conduca a un finale altamente deludente, che spreca l'ottima preparazione. Con un finale diverso sarebbe stato un episodio davvero ottimo, anche perché la curiosità di capire il piano del protagonista era tanta... (Zender)

213. IL CAVALIERE VINCENTE aka IL CAVALLO VINCENTE (The Horseplayer) di Alfred Hitchcock
***! Hitchcock in scena davanti a un uomo vestito da cavallo. Nelle intenzioni degli autori Hitch dovrebbe fare il posteriore, del cavallo, ma lui nicchia... Un modo simpatico per introdurre un episodio che coi cavalli c'entra eccome (anche se non se ne vedono, in realtà). Il protagonista è il parroco (Claude Rains) di una chiesetta il cui tetto è in pessime condizioni. I soldi son pochi, e quando compare uno strano uomo (Ed Gardner) che dona denari in quantità durante la questua, padre Amion cerca di capire chi sia. E' presto detto: l'uomo ha scoperto che pregando per i cavalli su cui scommette, questi vincono quasi regolarmente! Così si sente in debito e dona alla chiesa. Quando padre Amion viene a sapere della cosa si stupisce e la prende molto filosoficamente, anche se non può accettare che la chiesa venga utilizzata come strumento per vincere nel gioco d'azzardo. Ora tutto sta a non cadere in tentazione... Hitchcock è alla regia e si vede: l'episodio fila che è una bellezza, sostenuto anche dalla bravura del soito impeccabile Claud Rains. Notevoli i dialoghi e l'ironia, che con Hitchcock non manca quasi mai. Qualche risatina scappa: l'atteggiamento sincero e ingenuo con cui lo scommettitore si pone nei confronti della chiesa diverte. L'ultima parte è il colpo di genio che non ci si aspetta, e l'epilogo riserva un'ulteriore sorpresa. Ottimo. (Zender)

214. INCIDENTE IN UNA PICCOLA PRIGIONE (Incident in a Small Jail)
***
Uno dei primi episodi a essere rifatti negli anni ottanta. La giornata comincia male per un commesso viaggiatore finito nelle grinfie di un inflessibile poliziotto di una cittadina di periferia che poco intelligentemente cerca pure di corrompere. Ma quando un killer viene portato nella prigione, le cose si complicheranno. John Fielder, grandissimo caratterista (il dottore che in Progetto per un delitto cerca di far smettere di fumare Colombo) ha finalmente un ruolo da protagonista e non delude assolutamente. Altro episodio inquietante, soprattutto i due minuti finali (anche se Hitch nel finalino rassicura che giustizia è stata fatta). Bella l'ambientazione nella piccola prigione di contea. Ottimo anche il resto del cast con molti caratteristi come Myron Healey e Craham Denton. Gradevole e inquietante. (Ciavazzaro)

215. A Woman's Help

216. PEZZO DA MUSEO (Museum Piece
)
**! Hitchcock apre dall'interno di un museo (il solito studio, in realtà), dove davanti a una mummia egizia comincia a parlare di come un tempo c'era chi si faceva seppellire con le proprie mogli... Anche l'episodio apre in un museo, dove un uomo (Larry Gates) sta illustrando un po' di reperti (compreso uno scheletro umano). Quando il museo chiude, questi si recherà con un conoscente (Myron McCormick) nella stanza dove abitava suo figlio, la cui storia (che è quella di un omicidio involontario partito da una caccia alla volpe) ci verrà raccontata in flashback. Episodio piuttosto interessante e complesso, se non fosse proprio per il tedioso flashback. La sorpresa finale aggiunge quel sale che fin lì un po' mancava, e la buona recitazione degli attori permette di godersi l'ironia caratteristica dei migliori episodi. Non eccezionale, ma se non altro simpatico. (Zender)

**! Interessante episodio per i diversi elementi messi insieme, come l'analisi degli interessi politici nel sistema giudiziario raccontata attraverso un contesto sull'antropologia e i sentimenti. Non male nemmeno l'idea del finale, quando si scopre in realtà chi è questo esperto di "psichiatria preistorica" che va a visitare un collezionista di reperti storici, il quale gli racconta la storia del figlio finito nei guai per colpa di una volpe. Certo, anche solo a raccontarlo c'è da esserne curiosi... Oltre che ben interpretato è anche ben diretto, eppure non del tutto omogeneo, non troppo coerente e a tratti dispersivo; insomma, non convince fino in fondo. (Fabbiu)

217. Coming, Mama
218.
Deathmate

219. GRATITUDINE (Gratitude
)
*! Un biscazziere ha più di un problema da risolvere. Ci penserà il suo fedelissimo maggiordomo a togliergli le castagne dal fuoco. Davvero bruttino questo episodio: ha poco mordente, non coinvolge e stavolta manca pure un finale degno di nota. Per la gioia di Mastro Zender, il protagonista è Peter Falk ma è l’unica nota positiva: meglio la breve introduzione del maestro che l’episodio in sè. (Cotola)

**
Introduzione ed epilogo più lunghi del solito, con Hitchcock immerso in un set western, seduto al tavolo di un saloon. Si diverte a interrompere l'azione e mettere "in pausa" la scena, per riavviarla mostrando le classiche risse. Ma l'episodio col western non c'entra nulla. E' invece ambientato nell'America dei gangster, con Meyer Fine (uno splendido Peter Falk) boss alle prese con un'insolita paura della morte. Gestisce un piccolo casinò frequentato da alte personalità, ma è invischiato in un brutto caso di omicidio e non sa bene come comportarsi, assistito da vicino dal fedele maggiordomo, che non lo abbandona un solo momento. Per quanto ben recitato (al punto che a volte sembra di vedere più un film che un telefilm), l'episodio non riesce a convincere. Non ha niente a che vedere col giallo: ha le caratteristiche del noir e anche il finale, per nulla stravolgente, è di conseguenza molto debole, in linea con una sceneggiatura interessata soprattutto a descrivere la figura di questo strano boss timoroso cui Falk conferisce straordinaria umanità. Poco in linea con la serie, per quanto ben confezionato. (Zender)

220. The Pearl Necklace

221.
You Can't Trust a Man
***
Polly Bergen dark lady, in questo episodio. Ex ragazza dal passato poco pulito, ora sposata con un riccastro, vede il suo futuro e patrimonio svanire quando ritorna dal suo buio passato l'ex amante appena rilasciato di prigione dopo aver scontato una ingiusta pena per un furto da lei commesso. L'uomo vuole ricattarla? La donna deciderà di prendere misure drastiche, per salvare il proprio futuro.  La Bergen è veramente bravissima nei panni di una fredda e calcolatrice dark lady che non esiterà ad agire in un determnato modo, per salvare il suo dorato mondo (indicativo il titolo: non puoi fidarti di un uomo). Ma come al solito il colpo di scena finale darà molta gioia allo spettatore. Bravo anche Joe Maross nei panni dell'ex amante. (Ciavazzaro)

222. BUGIA (The Gloating Place)
223. Self Defense
224.
A Secret Life
225.
Servant Problem

226. VENTI ANNI DOPO (Coming Home)

** Hitchcock in puro black-humor nell'apertura: ci presenta un bell'armadio studiato apposta per farci scomparire dentro un cadavere, con facile processo di cementificazione! L'episodio racconta di Harry (Crahan Denton), che esce di prigione dopo aver scontato vent'anni per omicidio nei quali, lavorando come operaio, è riuscito a mettersi via la bella somma di 1600 dollari. La prima cosa che fa, una volta fuori, è ritirare il denaro in banca e, poco intelligentemente, uscirsene con i 1600 dollari in tasca. La prima tappa è un bar dove bere qualcosa, ma già qui Harry casca male: il barista e una bella ragazza che ronza lì intorno si accorgono che l'uomo ha un sacco di soldi nel portafoglio e... Un episodio in cui la componente drammatica è soverchia: Crahan Denton ha una bella faccia vissuta e attraverso le rughe esprime bene i diversi stati d'animo che si susseguono. Una breve storia di vita con un colpo di scena finale che in realtà poco aggiunge se non una sorpresa un po' forzata tutto sommato quasi fuori luogo, visto che qui l'attenzione non è rivolta ad alcun tipo di intreccio giallo. Discreto, ma in definitiva piuttosto superfluo. (Zender)

227. Final Arrangements

228. CANZONE GALEOTTA (Make My Death Bed
)
*!
Hitchcock scherza proponendo un gioco psicologico: materializzate dietro di me, nello spazio vuoto, quel che volete. Quel che vediamo è una donna che accenna uno strip! L'episodio racconta di uno strimpellatore che a una festa flirta con una bella bionda. Peccato sia sposato con una bruttona la quale pare accorgersi della cosa senza troppo curarsene. Anche la bionda oltretutto ha il marito lì presente... Si capisce che l'intrigo è destinato a finir male. Colpo di scena conclusivo ben presto prevedibile, aggravato da una recitazione lagnosa e una regia debole che rende l'insieme del tutto dimenticabile. Hitchcock chiude entrando nel merito dell'episodio, cosa che non capita spesso. (Zender)

*! Episodio notevolmente debole rispetto agli standard della serie. Viene consumato un delitto d'amore. I modi sono ignoti, si scopriranno nel finale, ma tutto quello che c'è in mezzo viene presentato con fare un po' lagnoso e lento. (Fabbiu)

** Solito intrigo tra amanti (entrambi coniugati), ben recitato e diretto ma molto prevedibile e senza brillanti colpi di scena. Finale piuttosto prevedibile, ma la visione dell'episodo è senz'altro scorrevole e, al solito, appagante. (Undying)

229. Ambition
 
STAGIONE 7 (1961/1962)

230. LA CAPPELLIERA (The Hatbox)
*** Una cappelliera vuota induce due studenti ad accusare il loro professore di aver assassinato la moglie. Seguono indagini e… Delizioso episodio che ho trovato profondamente hitchcockiano. Interessante l’andamento narrativo e discreti i ritmi. Il whodunit si scioglie solo nel finale, intriso di un sano e riuscito umorismo macabro. Da recuperare. (Cotola)

**! Hitchcok apre dicendo di preferire le scuole serali a quelle diurne e abbozzando una mini-lezione di anatomia, e proprio in una classe comincia l'episodio. Qui un giovane che copia il compito viene beccato dal professore (Paul Ford), che invece di redarguirlo personalmente decide di spedire una lettera al padre, convinto che questi sappia punirlo meglio. Ed evidentemente ha ragione, perché il ragazzo è terrorizzato all'idea che il padre gli tagli i "fondi" e decide di tentare di parlare al prof la sera stessa. Una volta lì però, lui e l'amico scorgono di lontano l'uomo gettare nell'immondizia una cappelliera con dentro un cappello nuovo della moglie, scomparsa da qualche settimana. I due sospettano che il prof l'abbia fatta fuori e avvisano la polizia, ma il tenente ci crede poco... Più che la conclusione, altamente prevedibile e deludente, è lo sviluppo della storia a coinvolgere, con un bel faccia a faccia tra il tenente (che risponde sempre nel migliore dei modi) e il professore, che tende a prenderlo in giro per le sue macabre insinuazioni. La curiosità di sapere cosa sia avvenuto è tanta e non è solo dei due giovani che aspettano il tenente in macchina. Ben scritto, dispiace sia carente proprio nel mmento in cui più ci si aspettava stupisse. (Zender)

*** Simpatico e coinvolgente racconto di due studenti che sospettano di un omicidio compiuto dal loro professore. Scritto con bravura; ogni personaggio è ben caratterizzato, ma lo sviluppo è talvolta inverosimile e il finale pecca di mordente. Comunque degno di nota anche per la tocco di black-humor tipico dello spirito di Hitchcock. (Fabbiu)

231. MANI IN ALTO (Bang! You're Dead!) di Alfred Hitchcock
*** Hitchcock ci saluta da dentro un botteghino del cinema, ci anticipa qualcosa dell'episodio e fa uscire la più classiche delle bandierine "Bang" da una pistola. Ben più tesa la storia, diretta dallo stesso Hitchcock, in cui un bambino che ama giocare alla guerra s'impossessa della pistola di suo zio e, senza rendersi conto di cos'abbia in mano, se ne esce di casa puntandola un po' contro chiunque. Nessuno lo prende sul serio, ovviamente, e siamo solo noi spettatori a sapere del rischio che corre chi finisce sotto la mira del piccolo. Tipico esempio di suspence prolungata: idea semplice, solo regia, con Hitchcock che in questi casi sale in cattedra. Peccato per il finale, che ci lascia con l'amaro in bocca (meglio quello del remake a colori), ma l'episodio è godibile e insolito. Se ne accorge anche Hitchcock, che nel finale ne rimarca l'estraneità dalla serie, solitamente più "truce". (Zender)

232. Maria

233. UN GIORNO DA POLIZIOTTO (Cop for a Day
)
**** Una rapina va storta, ma ad un certo punto tutto sembra mettersi per il meglio finché… Ottimo episodio che riesce a creare una bella tensione ed un buon grado di coinvolgimento. Un micro noir efficace, impreziosito dal solito finale cattivo e beffardo e dall’interpretazione di Walter Matthau. (Cotola)

***! Hitchcock è seduto a un tavolino davanti al te secondo un rito inglese che dice di aver mantenuto anche in America. Peccato che in terra sia stramazzato un amico, avvelenatosi bevendo da una tazzina che era destinata al produttore della serie! L'episodio vede due rapinatori (Walter Matthau e Glenn Cannon) rifigiarsi in uno scantinato dopo aver ammazzato per strada un portavalori al quale avevano appena sottratto la valigia coi soldi. Una donna li ha visti, e i due non han coraggio di uscire per paura di essere riconosciuti. Il più giovane dei due (Cannon), che è poi l'assassino, è decisamente inquieto, grida e strepita. L'altro decide di uscire in ricognizione. Un episodio per buona parte claustrofobico, che Paul Henreid dirige con bel senso della tensione anche grazie a un ottimo Walter Matthau, che ha il compito di sbollire l'amico con la sua proverbiale flemma. E' lui, decisamente al suo meglio, il vero punto di forza del film, che prima del colpo di scena finale ne aveva piazzato un altro decisamente non male! Ottima sceneggiatura, godibile in tutte la sua lunghezza (o brevità che dir si voglia). (Zender)

234. PER UN PO' DI COMPAGNIA (Keep Me Company)
*! A volte la solitudine può essere talmente forte che ci si inventa le cose. O forse no? Episodio un po’ blando e noiosetto, riscattato solo da un finale al solito beffardo. In ogni caso bruttino. Davvero difficile in questi casi, arrivare alle 250 battute d’ordinanza. (Cotola)

*! Hitchcock apre in balia di un rapinatore, che lo deruba e se ne scappa... L'episodio è centrato sulla figura di Julia (Anne Francis), una giovane moglie costretta a subire gli impegni di un marito che la sera è quasi sempre fuori casa per lavoro assieme ai suoi due fratelli. Una sera l'uomo gli promette che tornerà entro le otto, per stare insieme a lei, ma naturalmente arrivano le otto e la sera diventa una delle tante, con la poveretta che non sa più che fare per far passare il tempo... Legge svogliatamente una rivista, si lima le unghie, tenta con la televisione ma è rotta... infine decide di chiamare la polizia perché è sicura di aver sentito un ladro sul terrazzo. Uno di quegli episodi che basano quasi tutto sul colpo di scena finale, che regolarmente arriva muovendo finalmene un po' le acque. Per il resto, pur apprezzando il grazioso broncio della Francis, anima in pena che fa di tutto pur di non rimaner sola, c'è poco da godere di una storia inevitabilmente ripetitiva riassumibile facilmente in un "cosa fare quando il marito è fuori casa". La storia del rapinatore dà un minimo di sendo al tutto, ma è davvero troppo poco... (Zender)

*** Il soggetto è semplicissimo: una donna è sola, la solitudine le gioca brutti scherzi e la soluzione che prende in buona fede per ovviare a questa situazione mette nei guai lei e il suo amato. Tutto è costruito in funzione del finale, che funziona bene. Insomma uno di quegli episodi dove è proprio la semplicità dell'insieme a dar risalto al tutto. (Fabbiu)

235. Beta Delta Gamma

236. You Can't Be a Little Girl All Your Life
*** Dick York in uno dei suoi pochi episodi "seri" di tutta la serie. Giovane sposa aggredita da un maniaco operante nella sua zona finisce sotto la grande pressione della polizia e della procura per identificare il suo aggressore. Identificherà quello giusto? Una buona aria malsana si respira durante l'episodio. York in versione seria è efficace, ottima anche la protagonista Carolyn Kearney. Non male il colpo di scena finale, con chiusa rassicurante (ma come sempre ironica) di Hitch. (Ciavazzaro)

237. The Old Pro

238. LA SPIA (I Spy
)
***! Non un episodio di quelli thriller, ma direi comico-umoristico, eppure estremamente godibile e riuscito. Stavolta non solo il finale ma tutto l’andamento è gustosamente beffardo. Difficile non ridere sotto i baffi per quanto succede sul piccolo schermo. Inoltre è molto ben interpretato, decisamente più della media degli altri episodi. A mio avviso, un divertimento impagabile. (Cotola)

** Hitchcock in scena vestito da cameriere con tanto di grembiule e vassoio che, una volta messo in verticale, ci rivela come piatti e bicchieri siano incollati per non cadere... E in effetti siamo in tema, perché la donna (Kay Welsh) scappata dal proprio marito che questi ha deciso di far cercare a un investigatore (Eric Barker) lavora ora in un ristorante, dove fa appunto la cameriera. L'investigatore si fa assumere a sua volta per entrare nelle grazie della donna e capire se ha un amante (e così confermare i sospetti del marito), mettendo in luce una situazione un po' particolare. L'idea che sta alla base della (prevedibilissima) conclusione non è male, ma la realizzazione è lontana anni luce da ogni vago sentore thriller e poco offre al di là di qualche simpatico dialogo tra i due protagonisti. La Welsh trova toni piuttosto insoliti e divertiti per una caratterizzazione pregevole, ma è troppo poco per dar un vero senso al tutto, e dal momento che il finale ha valore relativo, si rischia di restare con un palmo di naso... (Zender)

239. Services Rendered

240. IL FARMACO ADATTO (The Right Kind of Medicine)
** Hitchcock in scena con un cavallo. Gli sta sistemando gli zoccoli e dice si tratti di un lavoro ottenuto grazie a un'inserzione sul giornale. Un'introduzione "incoerente", a suo dire, di ambientazione bucolica in contrasto con quella cittadina dell'episodio. E infatti siamo subito in strada, dove c'è il cadavere di un poliziotto. Ad averlo ucciso è un giovane malvivente, che ci accorgiamo subito essere... Robert Redford! E' lui il protagonista, già riconoscibile per quanto dall'aria un po' più rozza e qualsiasi di quella che conosciamo. Si rifugia da un amico medico per farsi curare; subito dopo si lancia in farmacia per ottenere la medicina prescrittagli. Una caccia all'uomo ben poco serrata, giusto leggibile sul volto teso di Redford, e un finale per nulla entusiasmante, che arriva quando ci si aspetterebbe che quello fosse un semplice pre-finale. Poca fantasia nella sceneggiatura, ancor meno nel disegno dei personaggi. Un briciolo di tensione quando il farmacista fa attendere il killer in fuga, ma è davvero poca cosa. Ad ogni modo Redford già mostra di saper recitare e se non altro non ci si annoia. (Zender)

241. UN GRUPPO DI AMICI (A Jury of Her Peers)
** Hitchcock appare in piedi dietro a un lettino d'ospedale: dice che sta programmando una nuova fiction ospedaliera, visto che van così bene. Lui sarà il direttore di una clinica per animali... L'episodio racconta invece tutt'altro, e cioè la vicenda legata alla morte di un uomo che viveva in una casa isolata (presumibilmente) in montagna. La moglie, che ha condiviso con lui una lunga vita matrimoniale, sembra completamente rintronata, e non si capisce se possa davvero esser stata lei ad ucciderlo come potrebbe anche sembrar. In casa però arrivano poi due amiche della sospettata, e trovano lì un canarino morto, nascosto. Che potrà significare? Tratto da un lavoro teatrale di Susan Glaspell, un episodio che centra molto della sua (relativa) efficacia sulle attrici. Un'opera tutta al femminile, in cui gli uomini sembran farci la figura dei fessi o poco più. Son le donne a decidere, e l'impostazione è indubbiamente interessante. Purtroppo, ridotta a 20 minuti, la storia ben poco può approfondire i personaggi così che il tutto si trasforma in uno sterile esercizio di stile, con un finale aperto che oltretutto non dà soddisfazione in chiave "gialla". (Zender)

*! Arsenico, vecchi merletti e chiacchiere femminili post-menopausali. La vicenda si snoda attorno ad un poco disvelato (e presunto) omicidio di un vegliardo che a quanto pare l'ha combinata grossa uccidendo... un canarino. Ottimo il cast e bella la location con tanto di neve, ma la storia stavolta proprio non regge... noiosetto. (Undying)

242. The Silk Petticoat
*** Episodio d'epoca, ambientato nel 1817. Protagonista una giovane futura sposa che comincia a dubitare del neo-marito che forse ha qualche torbido segreto legato alla prima (e ora defunta ) moglie; la verità sarà molto inquietante. Michael Rennie protagonista come al solito a suo agio nei panni del cattivo di turno, notevole Antoinette Bower sua futura sposa, brava anche Doris Lloyd nei panni della governante. Un episodio perverso che, grazie ad efficaci descrizioni a parole e pur senza mostrare, presenta il sadismo giusto per l'occasione. Non male anche il colpo di scena finale. (Ciavazzaro)

243. Bad Actor
244. The Door Without a Key

245. The Case of M.J.H.
*** Episodio amaro. La segretaria Maude finisce nelle maglie del giovane Jimmy, un truffatore che, approfittando del fatto che la donna è segretaria di uno psichiatra, la manipola per poter ottenere i file dell'archivio e poter così ricattare uno dei suoi pazienti. La bravissima caratterista Barbara Baxley, che vanta partecipazioni in tutte le serie storiche ("Perry Mason", "La signora in giallo", "Ai confini della realtà" entrambe le due serie, originale e remake moderno) ma anche varie incursioni nel genere horror (suo ultimo film "L'esorcista 3") appare nella serie per la sesta e ultima volta e offre un personaggio complesso e per il quale lo spettatore riesce a provare pietà. Robert Loggia è lo scapestrato manipolatore e dall'alto della sua bravura compie un ottimo lavoro. Episodio interessante, soprattutto dal punto di vista psicologico, che si chiude in modo nerissimo e drammatico. Bello. (Ciavazzaro)

246. The Faith of Aaron Menefee

247. The Woman Who Wanted to Live
*** Da questo episodio verrà poi tratto quello della serie anni Ottanta con David Carradine. Testimone di un omicidio durante una rapina, la giovane protagonista rapita dall'assassino farà di tutto (come appunto dice il titolo) per soppravvivere; al solito però un colpo di scena finale attende lo spettatore. Buon episodio, che risulta claustrofobico pur essendo ambientato per metà in strada e in auto. Charles Bronson è il protagonista, assai efficace come duro e assassino; menzione per Lola Albright (reduce dal fantascientifico "La meteora infernale" e futura vittima in Colombo) nei notevoli panni della "donna che voleva vivere". Ottima suspense e finale che dà soddisfazione, nonostante la chiusa di Hitch. (Ciavazzaro)

248. Strange Miracle
*** Dopo un incidente sul lavoro in un cantiere messicano, un uomo decide di fingere una paralisi alle gambe per poter riscuotere un forte premio assicurativo per poi fingere un miracolo, ma come ben sappiamo in questa serie il diavolo fa solo le pentole... Interessante episodio con un divertente finale soppranaturale, come al solito assai beffardo per il diabolico protagonista. Bravo il protagonista David Opatoshu che qualche anno dopo lavorerà con Hitch nel "Sipario strappato". (Ciavazzaro)

249. LA PROVA (The Test)
250. A PROVA DI LADRO (Burglar Proof)

251. The Big Score
*** Gruppo di giovinastri, grazie alla complicità della donna del gruppo fattasi assumere come babysitter di un facoltoso vedovo, rapinano l'uomo, ma la testa calda del gruppo lo uccide e i cari amici devono nascondersi. Ma la punizione, nella solita crudele maniera alla Hitch, è dietro l'angolo. Un cast di giovani caratteristi televisivi, senza grandi nomi o star, si impegna lodevolmente e riesce a dar vita ad un gruppo di personaggi detestabili, che lo spettatore aspetta di vedere puniti. Come al solito il beffardo finale non deluderà. (Ciavazzaro)

252. Profit-Sharing Plan

253. ERRORE DI PERSONA (Apex
)
***
Hitchcock è davanti a Buckingham Palace (in studio si vede giusto la cancellata e la garitta), lì con un amico a vedere il cambio della guardia. L'amico poco saggio tenterà di far ridere la guardia restandoci secco! L'episodio propone l'ennesimo triangolo amoroso: un uomo (Mark Miller) è sposato a una moglie vecchia e ricca, e per stare con l'amante sa che deve ucciderla. Gli manca il coraggio però, quindi c'è da trovare una soluzione alternativa. Ancora un episodio che gioca tutto sulla sorpresa finale, che arriva comunque davvero inattesa e beffarda. Per il resto recitazione corretta e una scenneggiatura diligente quanto giusto "di servizio". Considerato che buona parte di questi episodi vive del colpo di scena conclusivo questo può dirsi riuscito, pur senza entusiasmare. (Zender)

254. The Last Remains
*** Proprietario di un'impresa di pompe funebri in crisi vede un grande colpo di fortuna quando scopre che il suo ultimo cliente è stato ucciso e non è morto di cause naturali come il suo socio vorrebbe far credere. Ricatta l'uomo e sembra svoltare, ma l'avido omicida non paga. Come fare ora che il cadavere è stato cremato? O un modo c'è? Il bravissimo caratterista John Fielder (dottore in Colombo - "Progetto per un delitto" - e voce originale di Pimpi nella versione americana di "Winnie The Pooh", tra i tantissimi ruoli) è protagonista di un episodio divertente, uno di quelli pregni di dark humor. Non male il colpo di scena finale che anticipa in parte quello del colombico "Scandali a Hollywood". (Ciavazzaro)

255. LA TIGRE DEL RING (Ten O'Clock Tiger
)
***
Hitchcock introduce l'episodio in doppia parte, mostrando sè e il suo gemello, che gli sta in piedi sulle spalle in una strana posizione circense... ma l'episodio è ambientato nel mondo della boxe e delle scommesse, con una vecchia gloria del ring recuperata a nuova fama grazie a una misteriosa droga offerta da un bookmaker al suo manager. Questi, abbagliato dai facili guadagni, la inietta all'ignaro pugile che sul ring si scatena; e quando una dose non basta più, ecco che si pensa ad esagerare... Costruito in funzione del sorprendente colpo di scena finale, un episodio comunque recitato con gusto e molto sentito. Rimarchevole anche la prova del pugile drogato, perfetto nella sua astrazione dalla realtà dopo l'iniezione. Un episodio scorrevole che si lascia seguire con piacere, pur senza rendersi memorabile. (Zender)

256. Act of Faith

257. The Kerry Blue
*** Uomo ossessionato dalla sua cagnolina, tanto da trascurare persino la moglie, quando di ritorno da un viaggio d'affari viene avvisato dalla consorte che il cane è morto, crolla; e nella sua follia escogita un piano per vendicarsi atrocemente della moglie (convinto che il cane sia stato sepolto vivo). Ma come sempre nella serie il diavolo fa solo le pentole... Interessante episodio con protagonista un vero psicopatico, l'ottimo Gene Evans: una psicologia malata davvero affascinante. Non gli è da meno la brava Carmen Matthews, sua moglie; in aggiunta abbiamo l'ultra-prolifico caratterista John Zaremba (visto anche nel l'episodio di Colombo "L'omicidio del professore") nei panni del veterinario. Molto bello il finale beffardo. (Ciavazzaro)

258. LA PERLA NERA (The Matched Pearl)
**! Hitchcock subito in tema, seminascosto da un'enorme perla che finirà per utilizzare come sfera di cristallo... L'episodio comincia in gioielleria, dove un vecchietto (Ernest Truex), per festeggiare l'anniversario con la moglie, chiede al proprietario (Émile Genest) qualcosa di molto prezioso da regalare. Questi, dopo alcune scelte scartate, finisce per proporgli una rara perla nera, che finalmente convince l'anziano cliente (nonostante i 5000 dollari di prezzo). La giovane moglie capricciosa tuttavia mostrerà di non apprezzare fino in fondo pretendendone una uguale per farne orecchini, costringendo così il gioielliere a tornare dal marinaio da cui aveva comprato la prima per acquistarne una seconda. Bernard Girard dirige bene questa breve storia scritta da Henry Slesar, il cui significato sta tutto nelle ultime scene, come da copione. L'idea di base l'abbiam vista infinite volte, la soluzione pure (altissimo l'indice di prevedibilità), ma l'episodio è scorrevole e gustoso nelle caratterizzazioni (pur semplici) dei personaggi. Azzeccata la figura del marinaio che tira sul prezzo. (Zender)

259. VIGILATO SPECIALE (What Frightened You, Fred?)

260. COMPAGNO DI SCUOLA (Most Likely to Succeed
)
**! Poco attinente l'intro hitchcockiana col Maestro alle prese con la pulizia dell'auto del fratello (imbavagliato nel bagagliaio, a sorpresa). L'episodio racconta di un ricco signore alla cui porta bussa un ex compagno di scuola: ai tempi era stato il primo della classe e ora è ridotto quasi sul lastrico, al punto da chiedere al vecchio amico un lavoro. Questi lo assume alle sue dipendenze xcome maggiordomo o poco più, ma l'uomo, che pare aver conservata intatta la sua intelligenza, sembra custodire un segreto (che ovviamente scopriremo nel finale). Un episodio ben condotto nonostante sia al solito costruito per stupire col colpo di coda. Buoni gli attori e soprattutto il compagno di scuola del titolo, dall'aria cortese ma ambigua. (Zender)

*** Uomo d'affari riceve la visita di un compagno di scuola impoverito e ridotto al fallimento; diventerà il suo maggiordomo, ma sembra nascondere un segreto. Tutto l'episodio è costruito alimentando il mistero: chi è veramente questo ex compagno di scuola? Perchè è ridotto in quello stato? Bravi gli attori e buon ritmo per un episodio dai toni e lo sviluppo un po' più "soft" della media, ma comunque piacevole per la rappresentazione lineare e pulita. (Fabbiu)

261. Victim Four
*** Un marito rimasto parzialmente invalido dopo un incidente accaduto durante la luna di miele con la moglie, riceve la poco gradevole visita di uno spasimante della donna, per niente rassegnatosi. Nel mentre però un serial-killer in città sta mietendo vittime e, visto che la donna non è ancora tornata dal lavoro, i due vanno a cercarla. Sarà lei la quarta vittima dell'assassino? Nonostante il colpo di scena finale sia facilmente intuibile, per lo smaliziato spettatore della serie, è un episodio assai efficace, grazie a un atmosfera malsana e inquietante di sottofondo veramente notevole, ampliata anche dall'ambientazione (prima uno squallido appartamento e poi la strada di una grande città completamente vuota, con sporadici passanti assai poco cordiali). Ottimo il protagonista, il bravissimo caratterista Paul Comi, bravi anche gli altri due protagonisti Peggy Ann Garner e John Lupton. Bella atmosfera. (Ciavazzaro)

262. The Opportunity
***! Il bravissimo Richard Long interpreta un personaggio detestabile in questo ottimo episodio. Direttore di un centro commerciale, trovandosi davanti a una cleptomane l'uomo ricatta la donna costringendola a venirlo a trovare a casa sua per quello che la donna pensa essere un rapporto carnale. Ma il luciferino protagonista ha in mente un piano molto più diabolico...
Long è un fantastico personaggio negativo, veramente spregevole dalla prima all'ultima inquadratura. Ottimo anche il reparto femminile: Coleen Gray vittima e Rebecca Sand moglie di Long. Oltre all'interpretazione di Long, l'episodio si ricorda per un piano intricato e un bel finale che darà allo spettatore una grande soddisfazione (il finale vale comunque mezzo pallino in più). (Ciavazzaro)

263. ORGANIZZAZIONE PERFETTA (The Twelve Hour Caper
)
*** Hitchcock in apertura è alle prese con un complesso marchingegno, il cui scopo sarebbe unicamente quello di produrre stelle filanti per le feste di capodanno. Idea fallimentare, a quanto pare... L'episodio è ambientato nell'open space di un'azienda a cui stanno per arrivare un bel po' di obbligazioni al portatore. Wiggam, uno degli impiegati (Dick York), al quale hanno appena negato una promozione, decide di far sue le obbligazioni con la complicità di due delinquenti a cui spetterà una parte dei soldi. L'organizzazione perfetta riguarda il piano messo a punto da Wiggam, che questi spiega ai complici al parco su di una scacchiera (pedoni e regine simboleggiano i lavoranti in azienda), ed è divertente da seguire così come lo era stato un altro piano messo a punto dal bravo Dick York in banca (la puntata era "Il cassetto nascosto"). Condotto con piglio hitchcockiano (gli imprevisti sono all'ordine del giorno) da John Newland, l'episodio è piacevole e ben condotto fino all'epilogo, che non delude le aspettative di chi si attende l'immancabile colpo di scena. (Zender)

264. The Children of Alda Nuova

265. UNA PROPOSTA VANTAGGIOSA (First Class Honeymoon
)
*** Hitchcock ci presenta una sua bella iniziativa: con 25 dollari vi fa viaggiare sulla sua linea di transatlantici (il ponte della nave è ovviamente ricostruito in studio), mentre l'episodio, per stessa ammissione del Maestro, c'entra "come i cavoli a merenda". Si parla infatti di un uomo fresco divorziato (Robert Webber), che felice saltella per la casa. L'unica cosa che lo cruccia è il dover pagare 2000 dollari al mese alla sua ex moglie; ma forse colui che suona al suo appartamento (Jeremy Slate) può risolvergli il problema, visto che dice di volerla sposare lui, la donna... Un simpatico episodio animato dall'arzillo Webber, diretto con bel ritmo e insinuante al punto giusto. Il rapporto tra i due (bravo anche Slate) nasconde chiaramente qualcosa, ma cosa? Divertente in apertura il duetto con la domestica fanatica di football (Marjorie Bennett), così come vivace è lo scambio di battute con il gallerista che pretende di piazzargli un ritratto dell'ex moglie da lei commissionato. Chiusura a sorpresa che non delude. (Zender)

266. The Big Kick
267.
Where Beauty Lies
268.
The Sorcerer's Apprentice

 
NUOVA SERIE (1985/1989) 76 EPISODI
 
STAGIONE 1 (1985/1986)

269. PILOT (4 episodi della prima serie rigirati per la nuova):

269a. INCIDENTE IN UNA PICCOLA PRIGIONE (Incident in a Small Jail)
**!
Hitchcock è seduto sulla sedia del regista, di spalle, a dare ordini alla troupe per mostrarci come si registrano le puntate della serie (introduzione prelevata da "Salvataggio"). Poi si alza, viene verso di noi e ci spiega che tanto per cambiare l'introduzione niente ha a che vedere con l'episodio... Episodio che è poi un remake dalla prima serie (era uno di quelli mai arrivati in Italia) e che si apre su un cadavere nei boschi, dal quale un uomo fugge via senza farci capire se sia davvero lui o meno il colpevole. Lo vediamo salire sull'auto di un uomo (Ned Beatty) che gentilmente gli offre un passaggio. Notando che l'ospite è sporco di sangue, il guidatore cerca di rallentare in ogni modo per fargli cambiare auto ad ogni sosta, ma chi finirà per primo in cella per accertamenti è invece lui, per non aver rispettato uno stop. Nella piccola prigione del titolo capiterà un po' di tutto... Episodio dal ritmo convulso, sottolineato da musiche molto invadenti, che convince nella prima parte ma delude nel finale, un po' troppo telefonato e privo d'inventiva. Beatty ad ogni modo recita bene la parte, con misura, e subisce i tragici contrattempi con una certa stimabile nonchalance. Discreto. (Zender)

269b. L'UOMO DEL SUD (Man from the South)
****
Hitchcock è seduto di spalle davanti alla sua troupe e dice di volerci spiegare come vengono girati i telelfilm della serie. Poi ci ripensa, si alza e dall'alto gli cade un riflettore quasi in testa. Un'introduzione (presa da "Salvataggio", come in "Incidente in una piccola prigione", che fa parte dello stesso pilot) diversa da quella che appariva prima dell'originale "Uomo del sud", ovvero forse l'episodio più noto e celebrato dell'intera serie. Qui a Steve McQueen si sostituisce Steven Bauer, a Peter Lorre John Huston e a Neile Adams la più provocante Melanie Griffith. La storia è identica, con Huston che sfida il giovane Bauer ad accendere per dieci volte consecutive il suo accendino per vincere un'auto di lusso. Se non vi riuscirà, perderà il dito mignolo. Stessi partecipanti, guesta star ancora più di lusso e puramente hitchcockiane: Tippi Hedren è la cameriera al bar, Kim Novak la moglie di Huston. Il risultato è molto simile a quello dell'originale, con una tensione che si taglia con il coltello (o con la mannaia, se preferite), negli ultimi cinque minuti. Resta da chiedersi quanto sia utile un'operazione del genere, visto che nessuna variazione è contemplata, rispetto al precedente... (Zender)

269c. BANG! SEI MORTO (Bang! You're Dead)
*** Hitchcock, dall'interno d'uno sportello di un cinema, ci avverte: non saremo rimborsati, visto che siamo in tv. Ma non ce n'è bisogno, perché l'episodio è ben congegnato, essendo un remake di un piccolo classico della serie precedente, e punta tutto sulla tensione costante di vedere una bambina che senza esser ben conscia della cosa si ritrova tra le mani la pistola carica sottratta dalla borsa dello zio. Immagina sia una sorta di giocattolo come quello che hanno tutti i suoi amici (che non le avevano permesso di giocare con loro perché la sua arma precedente era un "ferrovecchio"), e la punta in giro un po' verso chiunque senza permetterci di capire come e se verrà usata per uccidere. Prevedibile ma molto ben girato il finale (meglio di quello originale) per un episodio che sfrutta al meglio la breve durata mantenendo sempre alta la suspense. Ottimo anche il doppiaggio. (Zender)

269d. LA FINESTRA SOCCHIUSA (An Unlocked Window)
** Hitchcock parla in un microfono spiegando le differenze tra radio e televisione, mostrando come in radio si imitino i rumori: basta una carta da appallottolare per simulare un incendio. Ma allora da dove viene il fumo che sta invadendo lo studio? L'episodio ne riprende uno della serie "L'ora di Alfred Hitchcock" questa volta, di cui è il remake "breve". E' la storia di due infermiere che si occupano di un malato terminale; nei pressi si aggira da tempo un killer specializzato nello strangolamento di infermiere, e le due hanno comprensibilmente paura. Anche perché cominciano nella casa, dove c'è anche una coppia di domestici, strani accadimenti: voci, rumori... Costruito come un puro thriller, l'episodio è girato tutto di notte, mentre fuori c'è il temporale, in condizioni quindi che più classiche non si può, e si chiude utilizzando un escamotage altrettanto classico, che gli affezionati di Hitchcock non si stupiranno a ritrovare anche qui. Colpo di scena finale a parte, poco da segnalare... (Zender)

*! Tralasciando le sempre simpatiche introduzioni di Hitchcock, questo episodio è guardabile solo come buona lezione per la messa in scena di una situazione di panico. Ci sono gli ingredienti giusti per la rappresentazione di un qualsiasi contesto thriller elementare, anche se per l'ambientazione non sìè avuta una grande fantasia (il solito edificio sperduto chissà dove, in una notte tempestosa). Quanto alla sceneggiatura però siamo sul minimale, e c'è da restare un po' passivi per tutto il tempo. (Fabbiu)

270. VENDETTA (Revenge)
*!
Superfluo remake del primo episodio di tutti gli Hitchcock presenta. Hitchcock è seduto sulla poltrona e osserva se stesso in bianco e nero che parla dal televisore. L'Hitchcock in poltrona attacca il suo doppio in tv definendolo insopportabile, e in qualche modo anche questa introduzione è un simpatico omaggio a quella dell'episodio numero 1. La storia è la stessa di quel primo storico "Revenge", con una giovane donna che viene violentata e il marito che decide di farsi giustizia da sè. Se lì la violenza avveniva un tempo in un campeggio, qui siamo in un città, e la ragazza ha appena concluso la sua lezione di danza (al ritmo di "Sussudio", di Phil Collins). Nessuna variazione significativa, e di nuovo tutto è centrato sull'indovinato colpo di scena finale. Se non altro quando Hitchcock torna non è per raccontare la conclusione della storia ma per... far esplodere il televisore che contiene il "vecchio" Hitchcock in bianco e nero... (Zender)

271. L'INFERMIERA DI NOTTE (Night Fever)
**! Hitchcock si presenta in scena come vittima di un lanciatore di coltelli, con tanto di microsorpresa all'apparire di un secondo uomo sul set... L'episodio racconta invece di un rapinatore dotato di un certo savoir-faire con le donne: dopo aver sedotto una commessa le ruba l'incasso, ma all'uscita trova la polizia. Segue breve sparatoria: uno dei poliziotti rimane ucciso, lui si salva, ma in ospedale i colleghi dlla vittima lo braccano. Trova invece a difenderlo un'esile infermierina, che si lascia attrarre dai suoi bei modi dongiovanneschi. L'episodio si regge tutto sul colpo di scena finale (come spesso capita), che tuttavia questa volta appare altamente scorretto nei confronti dello spettatore. Ciò sottolineato, non si può dire che l'episodio sia sceneggiato male, e anzi il regista Jeff Kanew (quello della "Rivincita dei nerds") lo conduce con una certa grazia. In fin dei conti piacevole, pur se modesto. (Zender)

272. SVEGLIAMI QUANDO SARO' MORTA (Wake Me When I'm Dead)
*** Hitchcock è sdraiato sul lettino di uno psicanalista, il quale parla da fuori campo e gli dice di presentare l'episodio (divertente il rituale "buonasera" pronunciato in piena ipnosi). La storia è quella di una bella donna (Barbara Hershey) che durante un'improvvisata seduta psicanalitica, ad una festa, viene fatta ritornare coi ricordi a quand'era piccola e poi prima, ancora prima, fino a raggiungere un'altra vita, quella di una donna francese ell'Ottocento! E' nei panni di questa che la protagonista, in pieno transfer, pugnalerà il marito che le sta davanti credendo di uccidere il marito francese, fedifrago! Un episodio molto ben congegnato, con un bel finale a sorpresa e una sceneggiatura piacevole e intelligente, che sfrutta la breve durata per infilarci anche un po' di court-movie, con una fase processuale interessante. Brava la Hershey, piuttosto convincente anche il resto del cast. Un bell'esempio di telefilm conciso ed efficace! (Zender)

273. ULTIMA FUGA (Final Escape)
*** Introduzione presa da "Canzone galeotta": Hitchcock propone agli spettatori di materializzare dietro di lui quel che si vuole. Quel che vediamo è una donna che comincia a spogliarsi... L'episodio racconta di una donna dal carattere molto forte (Season Hubley) che, finita in prigione per aver ucciso il marito (anche se si proclama innocente), dimostra subito di avere una gran voglia di evadere e di attaccar briga con chi le capita a tiro, compresa la "boss" del posto (Patrice Donnelly). L'unica amicizia che coltiva è quella con Doc (Davis Roberts), il "becchino" del posto, deputato a portar fuori dal carcere in bara le detenute defunte. Chiaro che l'idea sorga spontanea... Piuttosto ben costruito, l'episodio si avvale della buona interpretazione della Hubley, piuttosto credibile come donna irrequieta e sbarazzina, decisamente sfacciata e pronta a qualsiasi bassezza pur di ottenere ciò che vuole. Ma naturalmente quello che alza la qualità dell'episodio è il colpo di scena finale che, per quanto un po' prevedibile, non è affatto male ed è davvero agghiacciante come si vorrebbe sempre fosse. Per il resto uno dei tanto episodi "carcerari" della serie, anche se per una volta al femminile. (Zender)

***! Cupissimo episodio, remake di uno degli anni sessanta che non si dimentica. Condannata a passare il resto della sua vita in una prigione di massima sicurezza, una donna altezzosa mangiatrice di uomini cerca la fuga dal carcere attraverso un metodo ingegnoso e apparentemente perfetto. Molto brava la protagonista e l'episodio, completamente ambientato in carcere, risulta molto cupo e pesante (nel senso positivo del termine). Il tutto poi presenta un finale davvero agghiacciante che rimarrà sicuramente impresso nella memoria dello spettatore. (Ciavazzaro)

274. OCCHIO NEL BUIO (Night Caller)
*!
Hitchcock è in nave e, mentre ripete per ben tre volte il classico "Buonasera", cala lentamente in mare con una fune un palombaro, presentatoci come il suo produttore. L'episodio vede al centro assoluto della storia una giovane molto affascinante (Linda Fiorentino) che vive da sola in un condominio dalle grandi finestrate da dove tutti possono spiare tutti. E' lì da poco, non ha ancora comprato le tende e, ovviamente, ecco che suona il telefono: dall'altro capo il solito maniaco, che la riempie di complimenti e le annuncia che la seguirà per molto. Lei chiama la polizia, arriva un detective che va a parlare con il supposto perseguitatore e se ne va con un: "Hai voluto vivere da sola come un uomo? E allora sappi che queste sono le conseguenze. Comprati una pistola e arrangiati". Lei si arrangia ed entra presto in paranoia, col telefono che continua a squillare. Se non fosse per la bellezza della protagonista non ci sarebbe proprio nulla da ricordare, di questo episodio, variante qualsiasi di uno dei mille film sul tema, con la giovane seducente che piangiucchia e non risponde, o risponde e lascia scivolare via la cornetta sgranando gli occhi. Una vera lagna, che si conclude oltretutto con un finale che più... telefonato non si potrebbe. (Zender)

275. L'ULTIMA PARTE (Method actor)
*** Bizzarra introduzione di Hitchcock, che ci mostra alcuni provinanti intenti ad imitare alberi ed elefanti. "Method actor" è un buon episodio, con un ottimo Martin Sheen nella parte di un celebre attore (Paul Dano) sul punto di trovare un ruolo in grado di rilanciargli la carriera. E' in lotta con un giovane collega, e indovinate chi verrà ingaggiato? L'idea è una delle più sfruttate a Hollywood (non a caso in regia c'è un vecchio marpione come Burt Reynolds), ma uno Sheen ottimamente in parte sa utilizzarla con gusto, mentre il soggetto gli offre anche l'idea di una divertita citazione (quando Paul Dano aziona il giradischi parte Wagner con la sua "Cavalcata delle Valchirie", omaggio al film forse più celebre interpretato da Sheen). Buoni spunti di humour nero, ottima recitazione complessiva ma un cedimento nel finale: il colpo di scena caratteristico della serie non può considerarsi tale, tanto che i titoli di coda appaiono quando ancora non li aspettiamo... (Zender)

276. GLI INVASORI (The Human Interest Story)
*
Hitchcock è in scena davanti a una serie di apparecchi ad alta fedeltà ammucchiati alla rinfusa sul tavolo. Dice però di preferirgli il caro vecchio grammofono accanto, per far funzionare il quale servono solo due cose: una manovella e... olio di gomito! L'episodio, che nulla c'entra, è questa volta di matrice fantascientifica (non a caso è tratto da un racconto dello specialista Fredric Brown), e vede un uomo (John Shea) apparire su tutti gli schermi televisivi interrompendo una partita di football: "Vengo da Alpha Centauri per avvertirvi: gli alieni stanno per invadervi, fate attenzione!" Il caso diventa nazionale e una giornalista televisiva, tale Maggie Verona (Barbara Williams), decide di intervistare l'uomo, che le compare in auto e le dice di seguirlo. Come potrà mai dimostrare di essere davvero un alieno in un corpo di umano? Al di là del colpo di scena finale, anche divertente se vogliamo, l'episodio è piatto come pochi. Diretto svogliatamente, interpretato peggio, non offre davvero nulla di interessante, non potendo nemmeno contare su una sceneggiatura o dialoghi decenti. Fredric Brown aveva scritto decisamente di meglio, in ambito fantascientifico; si è scelto proprio male... (Zender)

277. MORTE APPARENTE (Breakdown)
***
Remake di "Breakadown", uno dei più celebri episodi della prima serie (da noi "Crollo nervoso"), si apre con la stessa presentazione di allora, naturalmente, con Hitchcock che dice di preferire i gialli tascabili a quelli più voluminosi nonostante funzionino pochino come fermaporte. Rispetto all'originale la prima parte è più ampia, e prevede l'arrivo del protagonista (John Heard, cui tocca il confronto con Joseph Cotten) in Sudamerica, dove gestisce un traffico di cocaina. Il suo uomo sul posto è Alex (un giovane Andy Garcia, purtroppo molto defilato), cui spetta di risolvere una questione "governativa" (brutte riforme in arrivo). Finirà in galera, col nostro che se ne riparte in auto per casa e incappa nell'incidente che lo blocca rigido, praticamente morto, nell'auto rivesciata. Da qui in avanti (se si esclude il finale, più lungo e con sorpresa) l'episodio ricalca in pieno quello della prima serie, con tanto di dito e lacrima, perdendo inevitabilmente il confronto (in Italia anche per colpa di un doppiaggio insostenibile)...  Se è buono è solo per lo script di partenza. (Zender)

278. PRIGIONIERI (Prisoners)
** Hitchcock apre davanti a una clessidra grossa e a un'altra... tascabile, parlando dell'importanza del tempo. Un'introduzione già vista, che infatti è la stessa di quella dell'episodio di cui questo "Prigionieri" è il remake, e cioè "Bisogna avere fortuna". Lì dove c'era John Cassavetes ora c'è il nero Yaphet Kotto, sempre nel ruolo dell'evaso a cui la polizia sta sando la caccia. Si rifugerà nella casa di una donna (Cristina Raines) terrorizzata dal fare deciso dell'uomo. Come nel vecchio episodio la storia è quella del rapporto tra i due, che qui vive qualche momento di assoluta complicità (l'odio per la plastica che copre i divani del salotto, ad esempio, le partite a monopoli, la tv insieme...) ed è resa un po' meno tediosa dalla regia discreta di Chrisopher Crowe. Ovviamente tutto si regge, ora come al tempo, sullo spiazzante e inatteso colpo di scena finale (che è chiaramente lo stesso), e la drammatizzazione dell'epilogo rispetto all'originale non basta a far riguadagnare punti a un episodio che resta comunque poco interessante. Musiche di Miles Davis! (Zender)

279. GIGOLO (Arthur, or the Gigolo)
*! Hitchcock al cambio della guardia di Buckingham Palace con un amico (che finisce ammazzato dalla guardia!). L'introduzione è presa dal vecchio "Errore di persona", l'episodio è invece ovviamente inedito e ci mostra uno gigolo (Brad Davis) che bazzica un bar mentre in sottofondo si sente una versione rifatta della "Nowhere fast" di "Streets of fire". Arrivato a casa conosciamo la moglie dell'uomo (Sandy Dennis), una signora attempata con la quale lo gigolo (con baffetto d'ordinanza) è sposato solo per questioni di soldi e i cui gatti sopporta di malavoglia. Quando però viene a sapere che in casa son nascosti gioielli preziosissimi decide di rompere gli indugi e commettere il più classico degli omicidi. Ben poco da salvare in un episodio confezionato con stile chiaramente grottesco, vivacizzato da qualche hit del periodo ("Just a gigolo" di David Lee Roth) ma carente dal punto di vista registico. Il risultato quindi è altamente deludente, privo di ogni suspence e concluso in modo squallido, forzato e prevedibile. Da dimenticare. (Zender)

280. BUGIA (The Gloating Place)
**
Hitchcock vestito da Zorro incide le sue iniziali su un muro e ciancia di spadaccini analfabeti... L'episodio, remake di uno della vecchia serie, scritto da Robert Bloch, racconta invece di una ragazzina introversa che si guadagna i suoi pochi minuti di popolarità dicendo di essere stata aggredita da un maniaco. Il giornalista che si occupa del caso (Stephen Macht) la prende in simpatia e la ragazzina si sente finalmente al centro dell'attenzione. Remake inutile e piuttosto fiacco, evidenzia i limiti di una sceneggiatura poco convinta e la ripetitività della storia. Superfluo, con un colpo di scena debole e in fondo prevedibile. (Zender)

281. LA MEDICINA GIUSTA (The Right Kind of Medicine)
**! Hitchcock è in scena con un cavallo alle spalle. Ha deciso di fare il maniscalco, nonostante non corrisponda alla descrizione richiesta dall'annuncio... Introduzione ed episodio sono ripresi da "Il farmaco adatto", una vecchia puntata nota perché poteva contare sulla presenza di un giovanissimo Robert Redford, qui sostituito dal molto meno celebre Jack Thibeau. La storia è quindi la medesima, col protagonista (Thibeau, per l'appunto) cui va male una rapina in banca e che è costretto ad andarsi a far togliere una pallottola da un medico amico. Per lenire il dolore il medico gli prescrive un forte calmante, per il quale l'uomo va in farmacia, mentre la polizia lo bracca e l'ha già riconosciuto grazie a una telecamera della banca. Rispetto all'originale la regia è più dinamica, la sceneggiatura più ricca nelle caratterizzazioni (soprattutto in quella del medico, qui Robert Prosky) e con un finale che, benché sia lo stesso, viene ampliato e reso un minimo più interessante. Insomma, per quanto l'episodio resti piuttosto insignificante, qui viene migliorato nello script, e l'assenza di Redford non si sente poi troppo... (Zender)

282. LA BESTIA DENTRO DI NOI (Beast in view)
**
Hitchcock presenta un suo sistema per difendersi dai "pappagalli" che importunano le donne al parco: una cipria che contiene gas lacrimogeno. L'episodio racconta di una psichiatra (Janet Eilber) appena risposatasi e ossessionata dalle telefonate di un maniaco, delle quali però non vorrebbe informare la polizia. Il marito insiste e comincia a preoccuparsi seriamente, portando in scena un poliziotto (Tom Atkins) che viene a perlustrare la casa della coppia. Intanto, durante un'intervista alla radio, arriva un messaggio del maniaco che dice solo "Tonight". Al di là del sollazzo di ritrovare Tom Atkins nel suo ruolo più classico, c'è ben poco di interessante nel telefilm, soprattutto se si considera il finale. Diretto svogliatamente da Michael Toshiyuki Uno, interpretato senza brillare, non trova nella sceneggiatura nulla che possa coinvolgere davvero. Non che sia tra gli episodi peggiori, ma è troppo anonimo per lasciare un segno. Dimenticabile. (Zender)

283. DELITTO A LIETO FINE (A Very Happy Ending)
*** Hitchcock è al bar dietro al bancone: parla ma è coperto dal rumore. Quando i rumori cessano... "Volevo solo dire: buonasera". L'episodio può contare su ottimi interpreti: il bimbo sordo che assiste in aeroporto a un omicidio è Joaquin Phoenix (quando ancora si faceva chiamare Leaf Phoenix), e l'assassino è Robert Loggia. L'idea è che, hitchcockianamente (Delitto per delitto), il bimbo decide di ricattare biecamente il killer per farsi uccidere nientemeno che il padre. Loggia cerca di prendere sottogamba il ricatto del piccolo, ma questi è più risoluto di quanto sembra. Una trama interessante, con un finale per una volta davvero inatteso (per quanto non esattamente il massimo in termini di credibilità) e una regia che bene riesce a visulizzare il rapporto insolito tra bambino e killer. Un episodio raccontato con inconsueta attenzione ai risvolti psicologici. (Zender)

284. ANIME IN GABBIA (The Canary Sedan)
* Introduzione piuttosto lunga di Hitchcock, che pulendo il tubo catodico del televisore fa apparire un genio (che ha la sua stessa faccia, naturalmente) e chiede al nostro i tre desideri di prammatica. Scopriremo nel finale, divertente, quali saranno. L'episodio ha anch'esso poco a che fare col giallo, visto che si parla di una donna che comincia ad avere delle visioni e vedere l'ex moglie cinese del marito, con la quale comincerà a comunicare. Non si capisce bene lo scopo dell'episodio, visto che davvero nulla sembra avere a che vedere con le classiche trame hitchcockiane. Esperienze paranormali, personaggi insignificanti e un finale che più insulso non si potrebbe immaginare, per quanto coerente col resto. Davvero un episodio da dimenticare. (Zender)

285. UNA CORDA PER DUE (Enough Rope for Two)
*** La scenetta di Hitchcock che spara all'invadente traduttore simultaneo di fianco a lui, il quale pretendeva di tradurre in francese tutto ciò che Hitch diceva, viene da "Un tipo tranquillo". L'episodio (era introdotto diversamente) è il remake (con variazioni, soprattutto nella prima parte) dell'omonimo classico della terza serie e racconta di una coppia apparentemente innamorata. Lui (Tim Daly) deve però acconsentire di andare in camping col cugino (Jeff Fahey) di lei (Darlanne Fluegel) in quanto questi è in un momento di depressione. I tre partono in direzione di China Lake, nel deserto ("ma qui non c'è nessun lago, perché l'han chiamato così?" "Se è per questo non c'è neanche nessun cinese...") su una piccola jeep, ma già alla stazione di servizio accade il fattaccio: il cugino, non si capisce bene per quale motivo, fa fuori il gestore con due colpi di pistola. Panico. Il ragazzo vorrebbe chiamare la polizia, ma lei lo fa desistere e così la gita continua... Scritto e diretto da David Chase (a partire da una storia di Clark Howard), un episodio coinvolgente e teso, recitato dai tre giovani in modo convincente e con un'ultima parte che spiazza abbastanza. L'ambientazione insolita, la costruzione da piccolo road-movie ne fanno uno dei migliori esempi della nuova serie, che talvolta non è affatto così brutta come la si dipinge. Epilogo beffardo, come da copione... (Zender)

286. IL SERPE (The Creeper)
** Hitchcock lo si vede attraverso un enorme buco della serratura che scherma l'immagine: sta appendendo un pannello per ottici, con le lettere, e introduce l'episodio, che è un remake dell'originale "The creeper" della prima stagione (l'intro è identica). La protagonista è Jackie (Karen Allen), una ragazza terrorizzata come tutte quelle che abitano nel suo quartiere da un serial killer che la polizia chiama "Il serpe" (in inglese "the creeper"); l'uomo le uccide strangolandole e pare che le conosca quasi tutte, visto che non ci sono mai tracce di effrazione. Naturalmente ci saranno un bel po' di falsi allarmi per creare tensione in modo puerile, prima che il serpe salti fuori per davvero... Se si esclude un finale disperato, freddo e inatteso (per quanto poco coinvolgente), il resto dell'episodio è poca cosa: Karen Allen che fa la faccia spaventata per tutta la durata stanca già dopo cinque minuti, le telefonate all'aeroporto (è in partenza per Roma) o col suo ex isterico non aggiungono nulla di interessante e in definitiva c'è solo da aspettare che si scopra l'assassino. Non pessimo, ma decisamente debole e decisamente inferiore all'originale, nonostante un finale più prolungato e diverso. (Zender)

287. BUON COMPLEANNO (Happy Birthday)
** Hitchcock dice che qualcuno in redazione vuol fare un programma diverso, che si chiamerà "Su con la testa"; l'inquadratura sale e vediamo appeso al soffitto un bel gruppo di impiccati... L'episodio è impostato un po' come il processo kafkiano, con il protagonista (Lane Smith), direttore di un giornale, che il giorno del suo compleanno, dopo una giornata all'insegna della salute e del lavoro, si ritrova la polizia in casa che lo dichiara in arresto per omicidio compiuto ancora negli Anni Sessanta. Lui prova a giustificarsi, assicura che ci deve essere uno sbaglio, ma gli agenti non gli credono e se lo portan via. Il lungo viaggio comincia... Finale a sorpresa che più prevedibile non si può per un episodio che sembrava impostato bene ma che presto mostra la corda facendo capire che ben poco c'è da raccontare. Discreti gli attori, tensione accettabile, ma si dimentica in fretta. (Zender)

288. IL VASO (The Jar)
***! Hitchcock apre imprigionato in una enorme bottiglia proprio come una nave (un tipico veliero di legno è infatti sul tavolo), ma ci introduce anche coerentemente a uno degli episodi più singolari e affascinanti della nuova serie, firmato non a caso dall'allora poco noto Tim Burton (musiche di Danny Elfman, si noti) a partire da un racconto di Ray Bradbury. Al centro della storia un grosso barattolo di vetro contenente una strana forma immersa nel blu (già allora il colore di Tim Burton), che sembra provenire dalla seconda guerra mondiale, a giudicare dal prologo in bianco e nero con Werner Pochath. Un'artista in disgrazia lo scopre nel cofano di una vecchia auto e lo mette al centro della sua mostra, attirando orde di spettatori entusiasti. Ma la moglie, che giudica il marito un fallito, non pare affatto contenta di tanto inatteso successo... Tutto ruota intorno al vaso con la sostanza blu, il cui contenuto (una sorta di polipo morto) è spesso ripreso in primo piano. L'artista (Griffin Dunne) ha trovato come risollevarsi dopo i feroci giudizi su di lui di un critico severo (il regista Paul Bartel), ma Burton sembra più interessato alla messa in scena che alla storia, e imposta il tutto quasi in chiave thriller, con un finale divertito e non del tutto comprensibile. Episodio di culto. (Zender)

289. LUNA DI MIELE COL MORTO (Deadly Honeymoon)
*!
Hitchcock si presenta affiancato da una scimmia astronauta. Cosa ci voglia fare (oltre ad ironizzare sul produttore) non è ben chiaro, ma dice che ha a che vedere con l'episodio... Non sembra proprio però, perché nel medesimo si parla di una donna (Victoria Tennant) neosposa di un chirurgo scommettitore, il quale pare abbia ucciso le due mogli precedenti (così dice alla donna un investigatore privato che la contatta). Sarà vero? Siamo dalle parti del "Sospetto" (il film di Hitchcock, per l'appunto), ma la sceneggiatura appare talmente forzata e tortuosa da indisporre: una vera presa in giro dello spettatore, che arriva al colpo di scena finale con le idee già ben chiare. Se ci si aggiunge la recitazione imbambolata della Tennant si capirà che non si tratta certo di uno dei migliori episodi della serie... (Zender)

290. ALLE QUATTRO IN PUNTO (Four O'Clock)
**
L'introduzione è presa da "Sopravvivenza per pochi", in cui Hitchcock è schiena a schiena per un duello e dopo appena  due passi si gira a tradimento e uccide lo sfidante quando questi è ancora di spalle! L'episodio racconta di un giudice (Kenneth McMillan) assai geloso della bella moglie (Ellen Tobie). Sospetta che lei lo tradisca e gli mette un investigatore privato alle calcagna, che infatti la fotografa mentre a casa si bacia con un misterioso individuo. Deciso a vendicarsi, il giudice studia bene un congegno che vede mettere in atto durante un processo a cui presiede e si prepara a far scoppiare una bomba in casa uccidendo così la moglie, ma mentre sta preparando il tutto gli entrano in casa dei ladri che derubano l'appartamento e legano lui in cantina, davanti alla sua bomba, destinata a scoppiare alle quattro... in punto. Da un racconto di Cornell Woolrich un episodio modesto, per quanto non del tutto disprezzabile. La tensione bene o male c'è, la trama è  discretamente articolata e Kenneth McMillan è un protagonista intenso al punto giusto. Purtroppo il finale a sorpresa è da una parte facilmente intuibile e dall'altra assai deludente e pedestre, privo di un briciolo d'inventiva. Peccato, perché la regia di Andrew Mirisch (unica in tutta la sua lunga carriera, è un produttore televisivo) non era poi così male. (Zender)

291. IL PIRATA DELLA STRADA (Road Hog)
**! Gli hanno detto di andare in palestra per dimagrire ma Hitchcock ha preferito comprarsela, la palestra; e adesso sta allenando un suo cliente che vediamo comparire a fianco: uno scheletro! Un dimagrimento clamoroso... L'episodio è il remake di "Divieto di sorpasso" (che curiosamente aveva un'introduzione diversa), uno dei più celebri delle prime stagioni. Nella parte del "road hog" (ovvero "colui che occupa la strada", traducendo correttamente) troviamo questa volta il bravo Burt Young, piazzista rozzo e volgare che solca i deserti con la sua Cadillac. Si ferma in una stazione di servizio sperduta dove gli avventori sono buona parte gente che lavora ai pozzi petroliferi nei dintorni, ed è da uno di questi che cade un povero ragazzo. Devono portarlo immediatamente in ospedale per salvarlo, ma il pick-up della famigliola (il padre è Ronny Cox) si trova davanti la Cadillac del pirata della strada, che si diverte a ostacolarli rallentando. Il giovane sta per morire... La forza dell'episodio resta immutata e Young è indubbiamente in parte, semplicemente perfetto, così come lo è anche Ronny Cox. A funzionare molto meno è tutta la parte finale, tirata via e priva della tensione e dell'ironia che aveva l'originale. Sappiamo bene cosa aspettarci e nessuna sorpresa arriva. Un ricalco a questo punto piuttosto inutile, nonostante il fascino del deserto... (Zender)

 
STAGIONE 2 (1987)

291. L'INIZIAZIONE (The Initiation)
**
Hitchcock è seduto alla scrivania a leggere la corrispondenza: c'è anche chi lo minaccia di morte, dice, e tra le altre compare una lettera non troppo amichevole dei famigerati "sponsor"... L'episodio è ambientato nella classica confraternita da college americano, in cui al nerd di turno (Peter Spence) tocca una terribile iniziazione: sparare (a salve) alla direttrice del convitto (Marion Ross, da noi più nota come la mamma di "Happy days"). Naturalmente la pistola non sembra caricata a salve, visto che sul corpo della donna si disegna un'orribile macchia di sangue... O è solo uno scherzo? Tra colpi di scena a ripetizione (che a bene vedere finiscono collo stuccare) una storia discreta, dall'epilogo imprevedibile ma in linea col resto. Ai fan di "Happy days" divertirà ritrovare mamma Marion qualche anno dopo il noto serial, e forse a bene vedere la vera protagonista potrebbe esser considerata proprio lei (truccata da zombi non è niente male)! Per il resto i soliti ragazzacci in vena di scherzi perfidi... Niente di nuovo sotto il sole. (Zender)

292. REQUIEM PER UN VIVO (Conversation Over a Corpse)
**
Hitchcock è in tenuta da chirurgo davanti a una donna che sembra vittima del classico trucco da prestigiatori, chiusa in una cassa che alcuni assistenti di sir Alfred son pronti a segare a metà... L'episodio comincia con due presunte sorelle che in cucina stanno preparando l'avvelenamento (mediante tazza di te) dello speculatore che ha comprato la loro casa, vuole cacciarle ed è stato appena invitato per parlare. Solo che la meno sveglia delle due ha già i rimorsi, destinati a concretizzarsi in un avvelenamento malriuscito: l'uomo infatti finisce solo immobilizzato davanti alle due, che devono scegliere come finirlo... Uno spunto simpatico, con vette da puro black humour mentre l'uomo è pronto ad assistere impotente alla sua esecuzione. Recitazione tuttavia poco convincente, sceneggiatura che segue il soggetto senza brillare preparando il tutto al colpo di scena che al solito non manca mai. Senza infamia e senza lode... (Zender)

293. SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO (Man on the Edge)
**! Per quale motivo il giovane Danny Carlyle si trova appollaiato sul cornicione di un grande albergo e minaccia di buttarsi di sotto? Alcuni flashback sulla sua vita ci fanno capire ben presto che si tratta di un serio candidato al titolo di campione mondiale di iella: ha perso il lavoro, è braccato dai creditori, è stato lasciato dalla moglie, rimasta vittima delle false promesse di un tizio appena conosciuto. La polizia accorre rapidamente sul posto e la situazione viene presa in mano dal tenente Muldon, uno psichiatra dai metodi umani e gentili che, pian piano, conquista la fiducia del ragazzo.  Episodio basato su un classico della suspance; sceneggiatura ed interpretazioni risultano però abbastanza modeste e prive di guizzi particolari (unica eccezione: il dialogo cinico e di vago sapore pre-tarantiniano di alcuni tizi in mezzo alla folla dei curiosi, assiepati sotto l'albergo in attesa del tuffo). Alla fine però il colpo di scena arriva, e ben piazzato, quando ormai si faceva fatica a capire quale carta avrebbe potuto far girare la partita, così che il risultato complessivo non è poi troppo male. (Mardukas)

**! Hitchcock apre disteso sui binari e legato: l'aggressore l'ha piazzato lì lasciandogli come compagnia l'orario dei treni. Un'idea per fare qualche battuta sarcastica sulla puntualità delle ferrovie, chiusa da un finale spettacolare (nei limiti di scene sempre girate in studio). L'episodio propone subito una trovata classica: l'uomo sul cornicione. Questa volta è un giovane (Mark Hammill, più noto al mondo come Luke Skywalker) a uscire dalla finestra in cima a un altissimo grattacielo. Inizialmente non sappiamo perché, poi i motivi ci vengono illustrati da ripetuti flashback, interrotti dall'arrivo in loco dello psichiatra della polizia (Michael Ironside). Il gioco a due è un po' penalizzato dalla scarsa espressività di Hammill; il buon Ironside (più adatto a ruoli da villain) se la cava, ma quello che è azzeccato è il colpo di scena: intuibile a cinque minuti dalla fine, riserva comunque una bella sorpresa. Cinici e simpatici i commenti di chi sta in strada. Discreto. (Zender)

294. NEI PANNI DELL'ASSASSINO (If the Shoe Fits)
**!
Hitchcock presenta la sua nuova trasmissione, "Lo specchio dei cretini", in cui mostra immagini di gente comune in atteggiamenti bizzarri, ma al momento di esibire pubblicamente la prima foto vi trova accanto dei soldi e capisce che c'è chi è disposto a pagare, pur di non vedersi in tv... L'episodio racconta di uno yuppie (Ted Shackelford) pronto a succedere al suo capo morto di fresco. Al ritorno dal funerale trova però a casa ad attenderlo suo fratello gemello, un attore spiantato che decide di ucciderlo e di prenderne il posto per godersi i suoi soldi e la sua fama. Seguiremo quindi le avventure del gemello che tenta di non far capire a nessuno la sostituzione di persona. Un'idea simpatica, che diverte mostrandoci gli espedienti usati dal gemello per nascondere la verità a mogli, amanti e colleghi invidiosi, i quali naturalmente si accorgono che qualcosa non va... Il giallo sta soprattutto nel colpo di scena finale, che arriva piuttosto inatteso. Per il resto una conduzione piatta che non rende merito a una sceneggiatura che aveva invece dei numeri. Ad ogni modo Shackelford è piuttosto convincente e non ci si annoia. (Zender)

295. LA TALPA (The mole)
**
Hitchcock decide di spiegarci cosa sia una sinfonia: siede così al pianoforte ma al suono fesso della prima nota capisce che c'è qualcosa che non va. All'interno del piano, infatti, sta un cadavere... (introduzione che è la stessa di "Angelo triste"). L'episodio racconta del solito maniaco killer (la "talpa" del titolo, così chiamato perché vampirescamente non sopporta il sole), dimesso anzitempo dal manicomio dove era rinchiuso; almeno a detta dello psichiatra che lo curava (Edward Herrmann), il quale infatti va dalla polizia a denunciare il fatto avvertendo il sergente (Don Francks) di stare all'erta, perché l'uomo non è affatto guarito. E infatti il primo omicidio non tarda ad arrivare, con relativo cadavere fatto a pezzi coime da tipico modus operandi dell'assassino. Il clima sarebbe anche quello giusto, la regia di Ryszard Bugajski è discreta, ma si capisce troppo presto che tutto è costruito, come troppo spesso capita, in funzione del colpo di scena finale; che però chi conosce la serie ha già intuito fin quasi dall'inizio, rischiando così di rovinarsi l'effetto "shock". Restano sprazzi di veloce indagine e poco altro, anche se il rapporto tra lo psichiatra e il sergente cerca di uscire un minimo dai canoni attraverso la recitazione convinta dei due, pur percorrendo strade ovvie. Episodio nel complesso povero e, per quanto correttamente costruito, non certo tra quelli destinati ad esser ricordati. (Zender)

296. REGALO DI ANNIVERSARIO, aka REGALO DI COMPLEANNO (Anniversary gift)
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Remake del celebre episodio omonimo della vecchia serie (che in italiano era stato tradotto con "Buon anniversario"), comincia e finisce come allora, con Hitchcock alle prese con una pianta carnivora. La storia è più o meno la medesima dell'episodio originale, finale compreso, semplicemente vengono invertite le parti. Se un tempo era il marito a voler far fuori la ricca moglie, qui è la moglie fedifraga a pensare di risolvere tutto con un serpente avvelenato. L'ambiente è lo stesso, un appartamento abitato da decine di animali di specie diverse, ma la confezione è meno sobria, i colori squallidi, e la conclusione tirata via. Imparagonabile con l'originale, che era decisamente meglio. Resta l'ottima idea per il colpo di scena conclusivo. (Zender)

297. IL PAZIENTE IMPAZIENTE (The Impatient Patient)
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Hitchcock è in scena con un segugio, sulle tracce di un evaso da catturare di cui si vedono chiaramente le orme, in un ambiente tipicamente da "giallo". L'episodio invece è tutto girato in un ospedale, dove un malato terminale decisamente demoralizzato (E.G. Marshall) si ritrova come nuova infermiera una volontaria invadente che cerca di rivitalizzare la sua corsia in modo assai maldestro. Tanto che a un certo punto il nostro comincia a organizzare piani per farla fuori. Ma non sarà così facile. Al di là della corretta interpretazione di un dimesso E.G. Marshall niente da segnalare. Piuttosto patetici il rapporto col topino da nutrire per trovare un senso agli "ultimi giorni" e quello coll'anziana amica in procinto di operarsi al cervello. Tutto alla fine concorre a creare attesa per il finale, che non si capisce bene come potrà essere. L'idea principale, quella che riguarda appunto il colpo di scena conclusivo, non è però troppo soddisfacente, e l'epilogo successivo chiude in tono minore un episodio che si dimentica facilmente... (Zender)

298. QUANDO QUEST'UOMO MORIRA' (When This Man Dies)
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Hitchcock è in cielo (si fa per dire) su un tappeto volante (era l'intro dell'episodio Volo verso est). Ci spiega che le tarme volano per cui non c'è nulla di strano se lo fa anche il tappeto, che di tarme è pieno... L'episodio nulla c'entra, e racconta invece di un giovane meccanico col vizio del gioco (Adrian Zmed), scommettitore fallito perseguitato da uno strozzino a cui deve molti soldi (Frank Moore) e sposato a una donna che lo ama molto (Brenda Bazinet) e che poco sa dei suoi problemi finanziari. Un giorno, una misteriosa lettera anonima gli annuncia che "quando quest'uomo morirà" (in calce c'è il nome) lui riceverà mille dollari. La cosa avverrà ed ecco i mille dollari; la volta successiva 5000 e poi sempre di più; ma chi sono le vittime che regolarmente muoiono? Non c'è molto da scoprire in realtà, nell'episodio, e il finale è solo una logica conseguenza di quanto fin lì accaduto. Non è però niente male il modo in cui la storia (per molti versi convenzionale) viene narrata. Zmed è piuttosto convincente come giovane oppresso dai debiti di gioco e Moore un ottimo strozzino, un po' sulle tracce di Christopher Walken, come look e recitazione; un'ombra che accompagna costantemente il protagonista, che nella pace di casa fatica sempre più a trovare ciò che davvero gli serve. Curiosa la tecnica utilizzata invece dal misterioso mittente delle lettere, questa sì piuttosto originale. C'è la giusta tensione, e in definitiva non ci si annoia. (Zender)

299. LA SPECIALITA' DELLA CASA (The Specialty of the House)
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Hitchcock si risveglia nel suo letto: ha fatto un incubo. Intro breve (e diversa da quella originale) per il remake di uno dei più celebri episodi della vecchia serie, profondamente modificato e molto più vario. Il protagonista è Garth December (John Saxon), un perfido critico culinario che ama stroncare con cinismo e indifferenza piatti di ogni sorta sfruttando una straordinaria abilità nel riconoscere gli ingredienti che nessuno gli contesta. Tutto sembra andargli per il meglio, con un libro in uscita che già si sa venderà moltissimo, quando finisce con un amico in un ristorante gestito da una giovane donna (Jennifer Dale), dove dopo aver disprezzato un complesso antipasto si trova davanti la specialità della casa: agnello pasticciato. Delizioso! Garth decide di inserirne la ricetta nel suo nuovo libro, ma la donna gliela nega, dicendo che è un segreto di famiglia che vuole mantenere. Da qui comincerà una guerra senza esclusione di colpi molto coinvolgente, che Saxon, con la sua faccia di pietra, gestisce alla grande fino all'epilogo, unico vero momento in cui ci si riallaccia al vecchio episodio. Divertente, teso, costruito intelligentemente e davvero vario, uno dei migliori risultati della nuova serie, capace di staccare per complessità il forse sopravvalutato originale, che era in gran parte giocato sulla notevole atmosfera. La mistica del ristorante di Spirro viene sostituita da un botta e risposta gustoso e molto moderno, che trova in saxon l'interprete perfetto. (Zender)

300. EFFETTI SPECIALI (The Final Twist)
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Hitchcock è immerso in vasca da bagno tra le bolle. Gli hanno detto di andare a un party così come si trovava e lui si trovava per l'appunto... in vasca da bagno. Basta questo a originare qualche simpatica battuta prima dell'episodio, in cui tre giovani cineasti che lavorano per una piccola compagnia diretta da un perfido boss (Martin Landau) si trovano da questi tiranneggiati: la ragazza deve subire le sue sfacciate avance, gli altri vengono trattati poco più che come pezze da piedi. Naturale che desiderino vendicarsi in qualche modo, e dal momento che la ragazza è una superesperta di effetti speciali ecco l'idea (che però ci verrà fatta capire solo nel finale). Trama minimale poco importante, diventa un bel terreno di sfida per il promettente regista Atom Egoyan, che da come si muove con la cinepresa fa subito capire di che pasta è fatto. L'episodio procede benissimo, intriga, incuriosisce, sfrutta ottimamente quel grande attore che è Martin Landau (veramente spregevole il suo personaggio) e senza strafare utilizza al meglio il materiale a disposizione. Poco importa a questo punto che l'ultimo colpo di scena sia piuttosto pretestuoso, gusto una battuta buttata lì per chiudere con una piccola sorpresa. L'idea per realizzare la vendetta è ottima e divertente, senza essere a dire il vero molto studiata. La forza di una grande regia è quella di colpire senza che nemmeno si capisca bene perché, e questo è ciò che avviene. (Zender)

301. STASERA TRAGEDIA (Tragedy Tonight)
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Introdotto da un Hitchcock alle prese col golf (ha seguito un corso in televisone), in tenuta ideale e mazza pronta a colpire la testa di un amico disteso in terra, comincia un episodio che poco ha a che fare col giallo e più con la commedia. Protagoniste sono infatti due sorelle, una assennato architetto e l'altra ossessionata dal corso di recitazione che sta seguendo col suo ragazzo. Quella più "normale", giunta a casa, vede la sorella a terra che grida braccata da un uomo: romperà il plastico in testa all'aggressore prima di scoprire che era una semplice prova di recitazione e la vittima il suo partner. Le prove "a sorpresa" continueranno per l'intero episodio portando l'architetto all'esasperazione, peraltro costretta a giustificare in studio l'assenza di un plastico che non c'è verso di ricostruire in tempo per un importante appuntamento di lavoro. Finale tirato per i capelli, del tutto implausibile e ridicolo. Se inizialmente il gioco funziona e in qualche modo diverte, poi stanca e, nel finale, irrita. Il ritorno in scena di Hitchcock con la sua mazza da golf è un toccasana... (Zender)

*! Una insolita variazione del famoso tema "al lupo al lupo" per buona parte condita con i toni della commedia. Inzialmente il gioco è simpatico, poi si perde la percezione di dove si stia andando a parare. Il finale un po' cinico è simpatico, anche se a tratti prevedibile e ridicolo. Non male come storia, ma non ci sono momenti brillanti e lo stesso soggetto poteva essere sviluppato decisamente meglio. (Fabbiu)

302. IL MOVENTE PIU' VECCHIO DEL MONDO (World's Oldest Motive)
***!
Hitchcock si presenta in bicicletta reduce da un a corsa in cui dice di essersi ritirato per primo. Fuorviante, visto che l'episodio racconta di un giovane distrutto dall'atteggiamento della bisbetica moglie, che gli rinfaccia ogni cosa. In un locale, dove lo sposo è con l'amante che lo vorrebbe divorziato, un uomo che ha ascoltato le sue lamentele gli si avvicina e gli dice che, volendo, il suo problema può essere risolto con facilità. Indovinate un po' come... L'idea è di quelle già usatissime (anche in questa serie, basta pensare al "Metodo Blessington"), ma è sviluppata davvero bene. La storia, per quanto semplice, coinvolge, il protagonista (Dwight Schulze) è sufficientemente credibile, il colpo di scena non è necessariamente prevedibile e la curiosità di vedere come finirà la spinosa questione è tanta. Ben scritto, complesso e semplice nello stesso momento. Soddisfacente. (Zender)

303. TRAPPOLA PER DUE (Deathmate)
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Esce solo la testa di Hitchcock, da una macchina infernale che è una via di mezzo tra una sauna e una pentola a pressione; lui dice di esserci entrato per stirare i calzoni senza toglierseli, ma la macchina sbuffa come una vaporiera. L'episodio porta in scena la classica coppia in crisi: lui sessantenne ricco e vitale, lei ancora una bella donna (Samantha Eggar) che gli si nega per uscirsene col tipico playboy d'alto borgo, intenzionato come sempre a spillarle un bel po' di quattrini fingendo d'essere innamoratissimo. Un triangolo più visto nei gialli, insomma, destinato a confluire in un finale a sorpresa che chi conosce la serie non farà fatica a immaginare. Fortunatamente la sceneggiatura è ben scritta e i dialoghi sembran superiori alla media, la Eggar è un'ottima attrice e se non fosse per la regia anonima del solito Allan King l'episodio non sarebbe affatto male. Invece ci si fatica ad appassionare e si aspetta piuttosto annoiati il finale. Colpa anche di un soggetto decisamente povero... (Zender)
 
 
STAGIONE 3 (1988)

304. VIOLENZA IN DIRETTA (Very Careful Rape)
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Hitchcock spiega che tipo di delitti sono quelli dei suoi telefilm: delitti "del caminetto", fatti da gente qualsiasi, dal vicino della porta accanto... Anche se a dire il vero l'episodio racconta di un vero e proprio stupro (come da titolo originale), compiuto sotto l'occhio di una telecamera accesa (come da titolo italiano, questa volta). Una giovane donna (Melissa Sue Anderson, quella della "Casa nella prateria"), aspirante attrice, riceve in casa un conoscente che se ne approfitta e la violenta. Lei pare rassegnata, e di certo quando va alla polizia il tenente non l'aiuta a rimettersi, quasi irritato che inconsciamente la donna abbia cancellato le prove dello stupro lavandosi e lavando i vestiti. Lei è scossa, denuncia l'uomo per nome e cognome ma questi, raggiunto a casa, nega ovviamente ogni addebito. Strano episodio che mescola lo spinoso tema degli stupri a una soluzione gialla in stile con la serie. Ma registicamente si vola davvero bassi, e tutto scorre piatto prima del finale, che arriva a sparigliare le carte in tavola quasi come atto dovuto. La Anderson non è nemmeno così male, a dire il vero, e la sua parte la fa discretamente, ma chi gli sta attorno delude ampiamente e la sceneggiatura dice poco o niente... (Zender)

305. AMANTI DEGLI ANIMALI (Animal Lovers)
**!
Hitchcock è in scan di fronte a tre cagnolini ammaestrati  che lo aspttano su tre sgabelli. Spiega che l'unica cosa che sa fare meglio di loro è rimanere in piedi su due zampe... L'introduzione è ripresa da "Il testamento", ma l'episodio è del tutto diverso e racconta di una giovane donna (la bella e biondissima Susan Anton) che nel menage col suo tipo (Ron White) vede di mezzo un simpatico cagnone peloso. Tutto sembra andare per il meglio, ma quando il suo lui le dice che il cagnone ha il naso caldo e quindi non sta bene, lei decide di portarlo dal veterinario (Cec Linder). Risultato? Questi il giorno dopo le dice che ha una malattia incurabile ed è il caso di sopprimerlo... Episodio scritto bene, discretamente interpretato e che si fa seguire fino al suo colpo di scena che coinvolge l'ultima parte e svela la diabolica macchinazione. Il "veleno nella coda" è invece un po' troppo gratuito. (Zender)

306. PRISMA (Prism)
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Hictchcock è seduto davanti allo specchio a provarsi parrucche: già davanti alla prima lo specchio s'incrina e si spezza... L'episodio propone l'ennesima indagine breve: a morire questa volta è un ricco imprenditore, la cui moglie (Lindsay Wagner) pare aver preso malissimo il decesso del marito, ucciso a colpi di pugnale si suppone da un rapinatore entrato in casa. Le indagini non sembrano inizialmente delle più facili, ma il tenente incaricato (Michael Sarrazin) pare aver presto in mano la soluzione, ovvero un killer dalla personalità multipla. Niente di nuovo (in tema si consiglia semmai il Doppia personalità di De Palma) sotto il sole; nonostante la corretta interpretazione di Sarrazin e la regia non disdicevole di Allan King, l'episodio ha un'unica chiave di lettura, semplice e senza troppe sorprese (a meno che non si voglia ritenere tale quella del finale, buttata lì giusto per non rinnegare i principi della serie). Piuttosto insignificante. (Zender)
 
307. CUORE RUBATO (A Stolen Heart)
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La giovane, fragile e dolcissima Katherine è una ragazza ricoverata in un letto di ospedale; solo un trapianto di cuore potrà salvarle la vita. Il dottor Burke, primo chirurgo del reparto cardiologia e precoce luminare (apparentemente poco più che trentenne), prende a cuore il caso della della tenera fanciulla. Su questa situazione di partenza si innesta un twist scoppiettante di eventi dove i vari personaggi (tutti caratterizzati piuttosto bene) danno, a turno, il peggio di sé, mostrando le debolezze dell'animo umano. Nell'episodio non mancano numerosi crimini e delitti, assortiti in soli 20 minuti, così che non si può pretendere che la verosimiglianza della vicenda ne sia il pregio principale. Tuttavia la sceneggiatura regge abbastanza bene fino alla cinica, crudele, sorprendente conclusione. Uno dei miei preferiti. (Mardukas)

*** Hitchcock spiega come nascono i telefilm della serie, completamente subordinati alla scelta delle musiche. A un certo punto si volta e dirige un'invisibile orchestra che mescola la musica alle grida e ad altri effetti tipici da thriller. L'episodio ci presenta una dolce storia d'amore tra un chirurgo (il futuro Ralph Supermaxieroe William Katt) e una paziente che per sopravvivere necessita di un trapianto di cuore. Quando però il cuore arriva subentra il classico riccastro che si "paga" l'organo e passa davanti in graduatoria, facendo irritare terribilmente il chirurgo, che entra in conflitto colla moglie del futuro beneficiario. Tuttavia ecco il primo vero colpo di scena: nel tragitto verso l'ospedale il cuore viene rubato e c'è da pagare un riscatto. Episodio ricco di colpi di scena fino all'epilogo, che ne aggiunge pure uno in chiusura (con battuta allegata, niente male). Katt è un giovane chirurgo piuttosto convincente, la sua "avversaria" è perfida al punto giusto e le sottigliezze della sceneggiatura permettono di sopperire a una regia decisamente anonima. Un bell'intreccio che appassiona e incuriosisce. (Zender)

308. LA STANZA DI HOUDINI (Houdini on Channel 4)
*!
Hitchcock che si regge ritto su una parete non l'avevamo ancora visto. Si parlerà di legge di gravità, immagina lo spettatore (e Hitchcock lo fa notare)... niente da fare. Comunque sempre di trucchi si tratta, visto che il protagonista è un illusionista fissato con Houdini. Tanto fissato che quando ha tempo si prende una tavola ouija e di fronte a un effigie del Maestro gli parla per avere consigli. Cosa fare quando sua nipote verrà rapita da ignoti e imprigionata nonsisadove protetta da lucchetti che se forzati possono esplodere? Al di là di una epidermica simpatia per il mago di turno poco si va. La storia questa volta è davvero poca cosa e ancor peggio si finisce quando c'è da escogitare l'immancabile colpo di scena (davvero insulso, qui). Deludenti le interpretazioni, regia piatta. Molto più gustoso l'intro hitchcockiano, a questo punto, dove almeno l'ironia del Maestro si associa a "effetti speciali" simpatici. (Zender)
 
309. PENSIONATO MODELLO (Killer Takes All)

*** Un ex poliziotto e un ex detective privato, ricoverati in un pensionato per anziani, nonostante l'età e gli acciacchi continuano ad ad alimentare la reciproca antipatia, mettendo a dura prova la pazienza della loro giovane e graziosa infermiera. L'inimicizia e la voglia di evadere da quel luogo per loro ingrato li porta a giocarsi la vita in una scommessa mortale... dall'esito naturalmente imprevisto. Simpatico episodio dal doppio colpo di scena finale che vede protagonisti nei panni dei due combattivi vecchietti due vecchie glorie del grande schermo come Rory Calhoun, attivo soprattutto nei generi peplum e western, e il rosso Val Johnson, dalla ricca e variegata filmografia. (Daniela)

**! Apertura su una scimmietta vestita di tutto punto che batte a macchina: Hitch dice che avevano studiato se usarla come sceneggiatore, ma ciò che produce non è... all'altezza. L'episodio è ambientato nel pensionato del titolo, dove un ex poliziotto (Van Johnson) e un ex investigatore privato (Rory Calhoun) ogni sera si ritrovano a sfidarsi a carte insultandosi bonariamente a vicenda. Uno schifo di vita, a loro parere, mentre potendo disporre dei soldi di tutti e due uno di loro potrebbe invece farsene una decisamente migliore. Per questo decidono di mettere in atto l'ultima sfida: il primo che riuscirà a far fuori l'altro prenderà tutto ("the winner takes all", come recita il titolo originale) e se ne andrà a godersi i soldi altrove. La macabra guerra comincia... Divertente l'idea, e i due vecchietti hanno le facce giuste per renderla sapida. Di mezzo ci si mette la visita di una facoltosa signora che il direttore  vorrebbe accogliere al pensionato ad ogni costo. Simpatico il clima, insolita l'ambientazione. Dove si scade è nell'ultima parte, con un colpo di scena forzato e un po' scorretto, che rovina la genuinità del tutto. (Zender)

310. LAUREA MILIONARIA (Hippocritic Oath)
**! Studente scansafatiche ed intrallazzatore deve superare l'ultimo esame di medicina in modo da conseguire la laurea, condizione posta per poter ereditare un milione di dollari. Il preside, che l'ha inquadrato da tempo, non intende però fargliela passare liscia e così lo studente, dopo essersi accordato con un tizio anch'esso con il dente avvelenato, pensa di far fuori il professore emerito... Episodio dal sapore didattico: meglio studiare che mettere in atto un delitto, soprattutto se si è stupidi come il protagonista. Oppure: se devi sbarazzarti di qualcuno, invece di farlo personalmente, trova una sciocco che lo faccia al posto tuo... (Daniela)

*! Hitchcock dipinge in terra teorizzando sul rischio di rimanere chiusi in un angolo, che in effetti qualcosa a che vedere con l'episodio ce l'ha. Si parla infatti di un giovane studente di medicina (Shaun Cassidy) abituato a passare gli esami con ogni sorta di trucco. All'ultimo passo però, di fronte al temibile "Anatomia chirurgica", trova un professore (che è anche preside di facoltà) che lo ha scoperto e che, per evitare i suoi trucchi, decide di fargli l'esame orale e non scritto minacciando chiaramente di bocciarlo ad ogni costo. Il giovane è terrorizzato, anche perché sa che se non prende la laurea non potrà ereditare il ricco lascito milionario di un parente defunto, che l'ha posta come condizione necessaria sufficiente. Come risolvere il problema? C'è di mezzo pure la bella fidanzata, che gli promette di aiutarlo negli studi... Un episodio canonico, con un finale piuttosto scontato e non certo geniale che conclude coerentemente senza gloria il tutto. Attori poco incisivi, uno script anonimo... Resta un po' di curiosità per capire come è architettato l'intrigo, ma è decisamente poa cosa... (Zender)

311. PROCURATORE DISTRETTUALE (Prosecutor)
*!
Hitchcock ci parla da una fotografia di un manifesto "Wanted", sotto la quale si legge una descrizione non esattamente corrispondente a lui: magro, di bell'aspetto, capelli scuri... L'episodio ha come protagonista un altezzosissimo giovane avvocato (Parker Stevenson), che ha appena ottenuto di far condannare a morte l'assassino di un importante esponente della polizia. Tutto sembrerebbe andare per il meglio, dal suo punto di vista: in ufficio tutti gli fanno i complimenti, la bella collega gli si concede e persino il capo è costretto (anche se non vorrebbe) a offrirgli il posto di procuratore. A un certo punto tuttavia dal nulla compare qualcuno (Robert Morelli) che gli confessa di essere il vero assassino del poliziotto, minacciando di avvertire tutti del grave errore commesso dalla giuria. Per il giovane avvocato è un dramma, e cerca di comprare il silenzio dell'uomo; ma non gli riuscirà così facile chiudere la questione... Storia di ovvi doppi giochi con un finale contorto e forzato, si regge in parte solo grazie all'arrivismo esasperato del protagonista, peraltro non esattamente attore eccelso. Un po' di tensione tra lui e Morelli, ma certo non basta a rendere granché interessante l'episodio, che si avvia alla conclusione senza che si senta troppo il bisogno di sapere com stiano davvero le cose. Trascurabile. (Zender)

312. COME DUE GOCCE D'ACQUA (If Looks Could Kill)
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Hitchcock è in scena con un coltello piantato nella schiena, parla di omicidi e poi glorifica gli sponsor, facendo apparire un'aureola sopra di sè (introduzione presa da "La signora Bixby e la pelliccia del colonnello"). L'episodio racconta di Katherine (Michelle Phillips), una bella donna decisa a un intervento estetico: il marito la tradisce sistematicamente con quelle più giovani e lei vuole rifarsi (in ogni senso). Nel frattempo conosce un uomo ricco e affascinante, venuto nel suo studio di arredatrice a chiederle di sistemargli la casa. Una sera i due vanno a cena e a casa concludono come prevedibile, ma lui dice che ama solo Anna, una sua giovane ex scomparsa nel nulla da tre anni. Lei deciderà di ricorrere allora pesantemente alla chirurgia plastica... Triplo colpo di scena (l'ultimo proprio buttato lì tanto per fare) per un episodio comunque condotto bene da William Fruet, regista di un certo nome. Lo sviluppo convince, i personaggi sono discretamente sbozzati e la storia sa farsi apprezzare, pur non proponendo niente di così originale. Non esaltante, ma sicuramente nemmeno tra i peggiori delle ultime serie. Michelle Phillips perfetta per la parte. (Zender)

313. MORIRAI RIDENDO (You'll Die Laughing)
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L'introduzione, con Hitchcock fermo di fronte a una ruota di pietra (rattoppata!) che nel finale si scoprirà essere un antichissimo long playing (!), è ripresa da "La volta buona", mentre l'episodio pone al centro della storia il classico stand-up comedian americano (Gary Blumsack), bravissimo nel'intrattenere il pubblico nei suoi show tra bar e locali. E' perseguitato da qualcuno che vuole ucciderlo rendendogli chiare le intenzioni attraverso lettere anonime; decide così di farsi un'assicurazione sulla vita, ma c'è sotto qualcosa... Molto spazio ai numeri "live" (le battute sono di dubbio gusto, speriamo sia colpa del doppiaggio), ai rapporti coi colleghi e via a una trama "gialla" che si concluderà ancora una volta (una vera fissazione di queste ultime serie) con una sequela eccessiva di colpi di scena, che rendono il tutto ben poco credibile. E dire che l'idea della malattia non era affatto male... E in fondo nemmeno Blumsack demerita, dimostrando comunque una certa verve che tiene desta l'attenzione. (Zender)

314. ARSENICO E VINI FRANCESI (Murder Party)
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Hitchcock se ne esce da una pendola a cucù raccontando di una sua disavventura durante l'acquisto di un monolocale. Niente a che vedere con l'episodio, tanto per cambiare, che invece comincia al party di un ricco uomo d'affari (David Hemblen). Questi riunisce coloro che definisce "amici di una vita" e la moglie in una sala della casa e festeggia privatamente bevendo un vino. Non l'avesse mai fatto: tempo un secondo e crolla a terra, apparentemente avvelenato. Entra subito in scena un poliziotto che interroga i quattro presenti facendo capire presto che ognuno di loro aveva un buon motivo per volere morto colui che sta ancora riverso sul pavimento. Episodio in puro stile Agatha Christie, con dialoghi veloci e risposte sempre pronte da parte di tutti. Sottile ironia beffarda e colpi di scena a ripetizione. Troppi, a dire il vero. Tanto che a un certo punto il meccanismo comincia a stancare e ci si accorge che è tutto un semplice giochino per ribaltare le cose quante più volte possibile. Ci si può anche divertire, ma l'impressione è quella di una storiella stucchevole di scarso interesse. (Zender)

315. VIAGGIO PRENOTATO (Twist)
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Hitchcock ci accoglie al concierge di quello che si presume sia un suo albergo (si vedono solo il bancone e il mobiletto per le chiavi dietro), spiegando che vi si verificano spesso omicidi... L'episodio racconta del solito belloccio (Art Hindle), uscito da poco dal manicomio, che sogna di uccidere la vecchia moglie che l'ha recuperato dopo la degenza (Stella Stevens) per scapparsene assieme all'amante (la sinuosa e splendida Roberta Weiss, vista nella serie Santa Barbara). Naturalmente, come fa ben intuire il titolo originale, il colpo di scena è dietro l'angolo, e mai come in questa puntata trasforma il finale in qualcosa di insopportabile. Innanzitutto per la slealtà con lo spettatore (nella scena del rendez vous tra Stella Stevens e Clive Revill, che ricordiamo indimenticabile irlandese nella puntata di Colombo "I cospiratori"), poi per la continua, inarrestabile, sequenza di ribaltamenti di situazione che caratterizza uno degli epiloghi più lunghi e vacui della serie, di quelli in cui la gente muore e si rialza come niente fosse. Detestabile! E dire che la prima parte non era neanche male (notevole la cipolla utilizzata per piangere e sgamata dalla vecchia)... (Zender)
 
316. MORTI PROGRAMMATE (User Deadly)
*!
Hitchcock spiega del rapporto tra i due lati dello schermo televisivo, cioè tra chi guarda e chi recita. L'episodio è una sorta di thriller classico e "ristretto", con l'ispettore di turno (Harry Guardino) che a una settimana dalla pensione si trova tra le mani il difficile caso del "killer dell'arcobaleno", che ammazza belle giovani e si esalta guardando i videogiochi. La particolarità sta nel fatto che il poliziotto ha a che vedere per la prima volta con un computer e non ci capisce niente. A un certo punto proprio sul suo pc riceve un enigmatico messaggio del killer... Una bella sfida racchiudere in venti minuti una trama classica da thriller. Si fa ricorso ai topoi del genere e si comincia a ragionare sull'importanza del computer nell'archiviazione di dati. Ci sono di mezzo la giovane figlia dell'ispettore, un collega zelante, colui che dovrà sostituire il protagonista una settimana dopo... Il problema è che per raccontare una storia così tipica in così poco tempo ci voleva un colpo di genio, che qui proprio non c'è. Il finale è infatti tirato via (ridicola la lotta col killer), il colpo di scena dell'epilogo fa alzare giusto un sopracciglio e diverte al massimo la citazione hitchcockiana più ovvia: omicidio sotto la doccia con la possibile vittima che quanso sente un rumore sospetto in casa prorompe in un "Non siamo mica al motel di Psycho"... (Zender)

317. UNA VITA PER LA MUSICA (Career Move)
*!
Hitchcock è ripreso mentre sta dietro le sbarre, da dove spiega quanto se la vita dello spettatore è dura, anche quella di chi sta dall'altra parte dello schermo non è delle migliori. L'episodio in realtà nulla c'entra e presenta la storia di Joey Mitchell (David Cassidy), star del rock dedita all'alcolismo che rovina il trionfale concerto del rientro con una zuffa sul palco. Pare finito, mendica al suo manager una seconda chance e questi, nonostante inizialmente sembri non volergliela concedere, lo richiama in studio per un nuovo album. Durante le registrazioni però si verifica un incidente e Joey stramazza a terra fulminato da una scossa mentre trafficava con un amplificatore danneggiato. Morto. O no? Appunto, la domanda sorge spontanea, in quest'ultima serie in cui le morti son quasi sempre apparenti e la vittima ricompare un minuto dopo per mostrare come furbescamente ha inscenato tutto assieme all'inatteso complice. Qui le cose non cambiano e i colpi di scena si sprecano dimenticando quanto invece fossero sobri e ben congegnati i vecchi episodi. Tutto sembra tirato via, abbozzato malamente, artificioso, sintentizzato per farci star dentro troppo in poco tempo, e se il buon Cassidy sembrava poter interpretare discretamente la parte della rockstar fallita, finisce con l'essere preso di mezzo dai soliti pretestuosissimi ribaltamenti di situazione, con tanto di finale che più ridicolo non si può. Accettabile la resa dei concerti. (Zender)

318. UN LIBRO ESPLOSIVO (Full Disclosure)
**! Hitchcock cerca lavoro: finge di esser stufo del suo e consulta gli annunci sul giornale, fino a che trova una richiesta per un posto da presentatore... simpatico... di bell'aspetto... per una trasmissione tv, che è poi... Alfred Hitchcock presenta (introduzione ripresa da ""Cercasi aiutante")! L'episodio racconta di un celebre giornalista politico la cui moglie ha da poco chiesto il divorzio e che, per disperazione, accetta di pubblicare un libro scandalistico che aveva sempre rifiutato di pubblicare. Molti senatori nel panico, e qualcuno gli fa capire che sarebbe proprio bene lasciar perdere l'idea. Come minaccia ci scappa il morto... Una discreta sceneggiatura, con inevitabile colpo di scena che però lascia qualche dubbio sul significato del finale stesso. Regia tuttavia poco incisiva, per cui l'episodio non lascia troppo il segno, nonostante una certa tensione che resta costante e una corretta interpretazione del cast. (Zender)

319. IL TESORO DI KANDINSKY (Kandinsky's Vault)
***
Hitchcock introduce l'episodio disteso all'interno di uno scaffale mentre sorseggia del te (l'introduzione è presa dall'episodio "Un sabato di pioggia"), ma nella storia si parla di una libreria il cui proprietario (Eli Wallach) è un buon vecchio dall'aria amabile. Vive molto agiatamente non si sa con che soldi, e si permette di rifiutare le enormi offerte pecuniarie di uno speculatore a cui il suo locale servirebbe... Vende la prima edizione di Alice nel Paese delle Meraviglie a una bambina per 25 cents e spinge un giovane cliente a farsi avanti con sua figlia. La storia porterà in scena il più classico dei tesori (in lingotti d'oro) ed è sostenuta soprattutto da un Wallach estremamente sornione, gigione come si conviene. Sommariamente ben recitato, diretto con un occhio ad atmosfere quasi fiabesche, è un episodio piacevole, come sempre ravvivato dal classico colpo di scena finale (qui un po' telefonato). Dolcissima la piccola cliente. (Zender)

320. TENTAZIONI (There Was a Little Girl...)
** Introduzione riciclata da "L'orologio a cucù"; Hitchcock è alle prese con scatole contenenti risate: aprendole si libera una risata preregistrata. Quelle però che hanno fornito a luie che ha alle spalle sono diverse, e contengono urla, brividi, gemiti, lamenti... L'episodio mette in scena un triangolo un po' particolare: lui (Michael Tucker) è un ricco singore sposato con una bella donna (Wanda Cannon) ma è attratto - e lo si può capire - dalla giovane figliastra (Kate Vernon), che alla vigilia dei suoi 21 anni si comporta ancora come una scapestrata (il padre deve continuamente pagare cauzioni per riprendersela). La ragazza è provocante e lo tenta, fino a promettergli un incontro in un capanno al riparo dagli occhi della madre. E qui comincia la solita insopportabile girandola di colpi di scena, che carratterizza buona parte degli episodi di queste ultime serie. Fortunatamente la regia è del premiatissimo Atom Egoyan, quando ancora dirigeva corti e prodotti televisivi, e almeno da quel punto di vista non si possono muovere troppe critiche all'episodio. Atmosfere sottilmente erotiche, un sax onnipresente in sottofondo... E' indubbiamente colpa del brutto soggetto se il tutto funziona a metà, fino a quando cioè la storia era ancora un gioco a tre fatto di sguardi e allusioni, con una buona interpretazione di Tucker. Egoyan aveva potuto fare decisamente meglio col precedente "Effetti speciali" (lì poi c'era anche Martin Landau...). (Zender)

321. NOTTE INFERNALE (Twisted Sisters)
*!
Hitch ha in mano una pagaia di forma insolita (sulla quale ironizza stimando le dimensioni della canoa) sopra la quale sono incise tre lettere greche: sono quelle della tipica confraternita universitaria, che nello specifico ospita le tre protagoniste dell'episodio. Due di loro han deciso di far passare una brutta notte (la notte infernale del titolo) alla nuova aspirante iscritta, la quale peraltro flirteggia col belloccio di turno. Verrà accompagnata al luna park in una casa delle streghe che si dice infestata dai fantasmi e dove una ragazza morì qualche tempo prima. Via ai giochi allora: la nuova verrà precipitata in uno scivolo che la condurrà di sotto, tra pupazzi terrificanti e scene di morte. Orrori veri (o almeno così pare) e finti s'intersecano secondo una formula già vista e stravista in campo horror. Qui dovremmo essere nel thriller, ma l'impressione è che la soluzione sia fin troppo facile. La brutta fotografia comune a quasi tutti i nuovi episodi non aiuta e il tutto risulta una baracconata di scarsissimo interesse. (Zender)

322. IL TREDICESIMO PIANO (The 13th Floor)
**!
Hitchcock incastrato tra un piano e l'altro dell'ascensore sembrerebbe in tema; in realtà è la solita intro ripresa questa volta da "La vendetta", con Hitch che qui spiega che il funzionamento dell'ascensore è in qualche modo assimilabile a quello dello yo-yo. L'episodio porta al centro dell'attenzione Conrad (Anthony Franciosa), uno speculatore senza scrupoli specializzato in demolizioni di vecchi palazzi. Quando tocca all'Hotel Sebastian sono in molti che vorrebbero conservarlo e che picchettano di fronte all'entrata... L'addetto dell'ascensore perderà il lavoro, come molti altri... Niente da fare: l'albergo verrà demolito ugualmente e lo stesso si farà con altri edifici. Conrad dimostra tutto il suo cinismo con più persone, ma il lavoro continuerà come sempre, finché... Impostato come un vero e proprio thriller, l'episodio sembra avere le carte in regola per avvincere e stupire: Franciosa è perfetto per il ruolo, la regia sa intrigare, non ci si perde in battute fuori luogo come spesso capita. Ciò che però distrugge le ottime premesse è il finale, tremendamente telefonato, che rende quasi superflui gli ultimi minuti, facendo ripensare alla scarsa utilità del tutto... (Zender)

323. IL BRACCATO - PRIMA PARTE (The Hunted: Part 1)
**
Hitchcock presenta la sua nuova filiale d'un'agenzia immobiliare che vende appartamenti... sulla Luna (il che dà modo al nostro di inventare qualche ironica battuta). L'episodio numero 1 del Braccato è in pratica solo una lunga preparazione di ciò che averrà nella seconda parte. Qui cominciamo a conoscere Drummond (Edward Woodward), uno strano tipo che sembra voglia affittare un ufficio e per questo entra in un'agenzia immobiliare, facendosi accompagnare dalla bella agente (Kate Trotter) in un immobile con vista sul parco di fronte (siamo a Toronto, come testimonia la torre sullo sfondo). La donna comincia a capire che c'è qualcosa che non va quando Drummond prende a raccontargli della sua vita e le spiega che non ha nessuna intenzione di affittare alcunché. Quello che vuole fare è semplicemente prendere il suo fucile e sparare all'impazzata su chi sta sotto.. Tutta basata sui dialoghi, questa prima parte è retta solo dalla bravura di Edward Woodward, ma per il resto è chiaramente d'introduzione al vero episodio, cioè la parte 2... (Zender)

324. IL BRACCATO - SECONDA PARTE (The Hunted: Part 2)
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Nessuna introduzione: si parte subito con la ripresa di quanto accaduto in precedenza: Drummond (Edward Woodward) è chiuso in un ufficio con vista sul parco sottostante assieme alla bella agente immobiliare (Kate Trotter) che lì l'ha portato. Ha deciso di sparare sulla gente col suo fucile e questo farà: sportosi alla finestra come un cecchino farà fuoco sulla gente dopo aver teorizzato il qualunquismo inutile della stessa. L'agente immobiliare è in lacrime... Aveva persino provato a spogliarsi per cedere se stessa piuttosto che veder morire altre persone, ma non era servito a niente. Eppure Drummond sembra lucido, pare avere un piano ben prestabilito in testa. Ci si aspetta che nel finale arrivi un grande colpo di scena che giustifichi la doppia puntata, ma ciò che vediamo non è davvero niente di che, e ci fa domandare perché mai si sia voluto diluire in due puntate un episodio che avrebbe potuto tranquillamente chiudersi in uno. Costruita ancora quasi esclusivamente sui dialoghi (sarebbe più corretto dire monologhi, visto che a parlare è quasi sempre Woodward), una parte 2 del tutto simile alla prima, e altrettanto deludente, recitazione del protagonista a parte... (Zender)

 
STAGIONE 4 (1988/1989)

325. NOTTI NELLA NEBBIA (Fogbound)
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Hichcock si presenta con in mano una tavola da surf (scopriremo poi che in realtà è un asse da stiro!), spiegando i vantaggi di uno sport più di "relax". L'episodio propone una situazione abbastanza classica: bella donna (Kathleen Quinlan) chiusa in casa isolata con serial killer in giro nei paraggi e fuori la nebbia. Qualcuno bussa alla porta: "Ho l'auto in panne, posso fare una telefonata?". Lei non apre e intanto la fidanzata che aspettava il poveruomo in auto viene accoppata dal killer. Cominciano i sensi di colpa, si fa vivo un amico sceneggiatore per consolare la donna (il marito è sempre via...) e intanto ritorna la notte. Episodio di scarso interesse, con uno spunto di base utilizzato già molte volte nella serie sul quale si innesta qualche variazione soprattutto per quanto riguarda il colpo di scena finale. In realtà il tutto poteva durare anche molto meno, rispetto a quanto accade. Sceneggiatura debolissima, regia anonima di Mark Sobel, una Quinlan che pare l'unica a credere un po' nella storia, che in sé non sarebbe nemmeno così peggio di tante altre. (Zender)
 
326. LETTERE D'AMORE (Pen Pal)
**!
Remake totale dell'omonimo vecchio episodio della serie, introduzione compresa (con Hitchcock che spiega il gioco del baseball quasi come fosse una guerra). Protagonista è Margaret Lowan (Jean Simmons), che dopo aver salutato la bella nipote omonima (April Banigan), che andrà a trovare un'amica in campagna, riceve la visita di un commissario di polizia (Géza Kovács): questi le spiega che la nipote scriveva via posta a un carcerato ora evaso, conosciuto in una rubrica di cuori solitari. Dal momento che l'uomo pare non conosca nessuno è probabile che provi a rintracciare Margie, con la quale appunto si scriveva lettere apassionate. Stia in allerta signora, le spiega, l'uomo potrebbe arrivarle in casa da un momento all'altro... E infatti l'uomo arriva. Un buon episodio (merito dell'originale, ovvio) che la Simmons interpreta con il giusto trasporto e il cui finale risulta efficace esattamente quanto quello d'un tempo. Un colpo di scena vero insomma; non come i troppi, forzati, che si vedono in queste nuove serie. La regia più spigliata, anzi, e gli interpreti giusti, permettono di renderlo anche più godibile a vedersi rispetto al modello. Promosso. (Zender)

327. VOCI NEL PASSATO (Ancient Voices)
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Davvero uno strano remake (del vecchio episodio "Oltre la soglia") che si rifà all'originale persino nell'introduzione di Hitchcock, che invita gli spettatori ad appoggiare le mani sul televisore per partecipare a una seduta spiritica. Le vicende sono decisamente diverse, ma uguale il tema (i medium, falsi o veri che siano e il loro potere ad evocare i morti). La cosa piu particolare è senza dubbio la presenza di uno strano personaggio: l'ispettore che si dovrà occupare del caso di omicidio. E' un ragazzino con un berretto da baseball e modi di fare che tutto sembra tranne un ispettore (quasi sembra ispirato a Colombo, pur con caratteristiche del tutto diverse). Il caso ovviamente si chiude, ma senza troppi alti e nemmeno troppo bassi e sono diverse le cose che non convincono, dalla fotografia alla mancanza di ritmo; ma è comunque un episodio simpatico. (Fabbiu)

*! L'introduzione, con Hitchcock che evoca lo spirito di Bell tenendo le mani su un grosso televisore, è presa da "Oltre la soglia", episodio che in comune ha anche lo spunto della seduta spiritica. Tutto il resto però è differente, ed è strutturato piuttosto come un quasi omaggio alla serie di Colombo. Vediamo infatti subito in faccia l'assassino di turno (Tom Northcliff), un ricco signore che ha dato un ricevimento nella sua villa: si è sposato con una bella e giovane attrice che si ostina a voler parlare col suo ex marito defunto in sedute spiritche organizzate da un medium semitruffaldino. Durante una di queste l'omicida si introduce non visto, narcotizza il medium (per incolparlo) e strangola la moglie dopo esser passato travestito da cameriere per corridoi poco frequentati (proprio come capitava in due episodi din Colombo). Si farà ritrovare al telefono in stanza al momento della scoperta del cadavere. Ad occuparsi delle indagini un tenente (appunto) ragazzino (J.C. MacKenzie), che gira col cappello in testa e si comporta da perfetto nerd. Sembra davvero di vedere un episodio povero di Colombo, ma il finale tirato via e davvero poco credibile, personaggi secondari di rara inefficacia e l'epilogo con colpo di scena forzatissimo rovina tanto per cambiare il poco che s'era fatto di buono fin lì. (Zender)

328. SOPRAVVIVENZA PER POCHI (Survival of the Fittest)
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Hitchcock schiena a schiena per un duello: fa due passi e si gira prima del rivale sparandogli alle spalle con estrema calma (esilarante scena presa da "Un testimonio da salvare"). L'episodio racconta la vicenda di un celebre scrittore di gialli (Patrick MacNee) che torna al suo paese in Ontario, dove vive in una villa sperduta nel bosco. Lo accompagna uno strano tassista con una vettura londinese, che quando l'uomo se ne va si toglie occhiali e baffi finti. Lo scrittore entra in casa e presto capisce che qualcosa non va (a cominciare dal pappagallo, che recita l'Amleto!): nella notte qualcuno assedia l'edificio con le armi e prepara una guerra alla quale lo scrittore risponde congegnando astuti trucchi difensivi. Cosa si nasconde dietro a tutto? Un episodio che si regge in buon parte sulla recitazione pacata e molto inglese dell'ex Agente Speciale MacNee, credibile come scrittore e in fondo anche come geniaccio della difesa personale. Il finale cerca il doppio colpo di scena, ma ne esce male causa l'eccessiva forzatura dell'insieme. Chissà se ha in qualche modo ispirato "Mamma ho perso l'aereo", successivo di due anni... (Zender)

329. VINCITORE PERDENTE (The Big Spin)
**
In una ben ricostruita giungla urbana avvolta nel caos tra traffico e delinquenza, Vinnie Pacelli (Erik Estrada, il noto Ponch dei Chips) si barcamena come tassista, ma oltre a non aver voglia di lavorare ha il vizio del gioco e approfitta della ragazza di lui innamorata per rimediare dei soldi. Uccide una giovane modella, ma è proprio quando per un colpo di fortuna ha ottenuto la possibilità di scapparsene a Santa Fè, che la situazione si mette male. Lo stile sembra quello di Colombo: prima l'omicidio e poi la ricostruzione; peccato però che quest'ultima non sia affatto credibile e duri decisamente troppo poco, rispetto agli eventi iniziali, abbastanza diluiti. Episodio sottotono rispetto allo standard della serie, ma comunque piacevole. (Fabbiu)

**! Hitchcock presenta una bella invenzione: una grossa bara di cemento con maniglie ideale per metterci dentro un cadavere e spingerlo nel fiume... L'episodio vede come protagonista il buon Erik Estrada, che dalle moto dei Chips passa a condurre più prosaicamente un taxi. A modo suo, naturalmente, ovvero fregandosene dei clienti e trattando tutti a pesci in faccia. Compresa la ragazza che lo ama (Kathleen Laskey), prontamente tradita con una bella modella che clamorosamente ci sta al primo tentativo. Purtroppo anche per lui arriva il brutto momento: sul più bello a letto fa "cilecca" e s'innervosisce al punto che... Il titolo originale fa riferimento al nome di una lotteria i cui biglietti vengono lasciati sul taxi e di cui l'ex Poncharello s'impadronisce senza troppo pensarci. Il finale non sarebbe nemmeno male, ma viene svolto puerilmente con una spiegazione a flashback che lascia l'amaro in bocca. Ad ogni modo l'episodio si lascia vedere, Estrada è piuttosto credibile nel ruolo di bad guy (tranne nelle fasi di lotta, impacciatissime) e il colpo di scena è organizzato meno artificiosamente del solito (anche se poi la realizzazione delude). L'ambientazione newyorchese tra vie e negozi è piuttosto insolita e a suo modo funziona. S'è visto di molto peggio, nella serie... (Zender)

330. GIOCARE ALLO SCOPERTO (Don't Sell Yourself Short)
** Hitchcock è seduto a un tavolino con delle tazze di te sopra: un amico, stramazzato sotto il tavolo, ha bevuto dalla tazza che Hitch aveva destinato al suo produttore (introduzione presa da "Un giorno da poliziotto"). L'episodio racconta di una megaoperazione finanziaria messa in atto da Michael (David Soul, ovvero l'Hutch di Starski & Hutch), un broker di Wall street, assieme a un collega (Leon Pownall) e alla di lui moglie (con la quale Michael flirta). L'idea - suggerita da lei, scrittrice di gialli - è quella di uccidere il loro ricchissimo principale e sapendolo in anticipo di realizzare in borsa. L'omicidio avviene, ma il killer sarà chi non ci si aspetta, e ciò che vviene di conseguenza sarà soprattutto una turbinante serie di colpi di scena. Niente di nuovo sotto il sole, insomma: fa parte di quei telefilm (ma anche film, vedi "Sex crimes") in cui il divertimento massimo rappresenta scoprire che ogni successiva soluzione al caso è parziale; ma il troppo storpia, come noto, e ben presto il gioco mostra la corda (e la sua artificiosità). Oltretutto una versione ancor più esasperata della stessa idea s'era vista da poco nella serie in "Arsenico e vino francesi", con tanto di donna fedifraga acclusa; perché replicare a così breve distanza? Se non altro Soul è piuttosto credibile e il suo collega non demerita. (Zender)

331. UNA VITA PER L'ARTE (For Art's Sake)
**
Introduzione presa da "Ritratto di Jocelyn", con Hitchcock a dipingere e a mostrare le sue produzioni, quadri che in realtà sono più che altro cartelli, bianchi con una scritta al centro. L'episodio racconta di un celebrato pittore moderno (Simon Williams) alle prese con moglie/collaboratrice (Sheila McCarthy) e amante/gallerista (Michele Scarabelli). Non può privarsi dell'aiuto fondamentale di nessuna delle due, con la seconda stanca di vivere di nascosto la sua condizione e la prima vezzeggiata ipocritamente. Una situazione che va in qualche modo risolta, e così l'uomo architetterà un delitto apparentemente diabolico... L'episodio prepara piuttosto bene lo scenario in cui agire, ma verso la conclusione comincia a perdere di vista la precisione rendendo poco chiari gli sviluppi e sempre meno credibile il finale, colpo di scena compreso. Peccato, perché il cast non era male e il soggetto partiva da basi piuttosto interessanti. (Zender)
 
332. FANTASIA DI MORTE (Murder in Mind)
*
Hitchcock si presenta in scena con l'ombrello, chiedendo agli spettatori di riparare la vasca dei pesci rossi posta sopra al televisore. Una gag che già non è il massimo per introdurre il remake del "Segreto del signor Blanchard" (che aveva la medesima intro), vecchio episodio diretto al tempo da Hitchcock stesso. Qui l'ossessionante scrittrice di gialli che spia i vicini è Melissa Sue Anderson (che già avevamo visto nell'episodio "Violenza in diretta"): parla direttamente a noi spettatori senza smetterla un secondo (nell'originale la protagonista si limitava a pensare, almeno senza parlare in macchina), travolgendoci con pedanti monologhi che costringono il marito, il quale tenta inutilmente di dormire, a vivere col cuscino in testa per tapparsi le orecchie. Lei si diverte a immaginare i motivi per cui un vicino, il signor Blanchard (Noel Harrison), impedisce alla moglie di farsi vedere in pubblico. Pensa sia perché l'ha uccisa, e arriva persino a ipotizzare un delitto sotto la doccia in perfetto stile Psyco, ma ovviamente non tutto quel che si ritiene possibile è vero... Una Melissa Sue Anderson letteralmente insopportabile (si solidarizza con suo marito) per un episodio che già non aveva troppo senso diretto da Hitch; diretto poi dal solito mestierante Allan King diventa solo verboso e inutile. Un remake da dimenticare, in cui non si riesce a provare simpatia nemmeno per i vicini spiati. (Zender)

333. DOPPIA IMMAGINE (Mirror Mirror)
**
Hitchcock è davanti alla classica macchina da luna park per misurare la forza, e ha in braccio un panda di peluche. Dice di allenarsi ad alzare quello, per mantenersi in forma... L'episodio ci presenta la storia di una donna (Elizabeth Ashley) affetta da gravi disturbi di personalità, schiava delle pillole e di una sorella con la quale parla quotidianamente via telefono cercando conforto. E' nella casa di lei, dove si trova provvisoriamente come ospite in attesa che questa torni. Sotto alla casa un club disco di proprietà della sorella, collegato all'appartamento. Quando lì in strada si verifica l'omicidio di un barbone arriva la polizia e comincia l'interrogatorio, proprio mentre al club un tecnico degli impianti sta lavorando. Ci sarà un nuovo accoltellamento... L'episodio si diverte a mescolare gli indizi per arrivare all'immancabile colpo di scena finale, al quale è allegato uno spiegone con flashback per chiarire i punti oscuri della vicenda. Una storia poco interessante, forzata nel suo tentativo di depistare, anche se tutto sommato piuttosto intricata e studiata, nonostante la scarsa durata. Debole l'interpretazione della Ashley per un'ennesima variante sul tema della doppia personalità, così come la regia di Richard J. Lewis. Uno dei tanti episodi dimenticabili delle nuove serie. Non pessimo, ma anonimo. (Zender)

334. SCHELETRI NELL'ARMADIO (Skeleton in the Closet)
**
Hitchcock è davanti a un armadietto portaoggetti della stazione e chiede agli spettatori di indovinare il numero esatto dei cadaveri che contiene. L'episodio mette invece in scena la storia di una giovane coppia: lui (Jeff Wincott) è appena stato nominato capitano del suo golf club (pare carica di gran prestigio), lei (Mimi Kuzyk) è ricattata da un laido ometto che la minaccia di rendere pubblici i suoi trascorsi da studentessa prostituta. La tensione in qualche modo sale e l'episodio non sembra così male. Poi però si vira nell'horror, si tirano in ballo addirittura Lizzy Borden e la sua ascia e si precipita nel ridicolo, ignorando le indagini della polizia che potevano risultare interessanti e deviando completramente da quella che era stata la prima parte, come se si trattasse di un altro episodio o quasi. Peggio ancora il finale, coi soliti colpi di scena pretestuosi veramente insopportabili e beffa conclusiva patetica. Pretestuoso e insignificante pure il breve siparietto onirico. (Zender)

335. NESSUNO MI AMA (In the Driver's Seat)
*! Hitch si presenta in scena su una sedia a rotelle con un piede ingessato (scene prese dall'intro di "Il metodo Blessington"), spiegando i rischi degli incidenti domestici. In effetti anche il protagonista dell'episodio (Greg Evigan) è in sedia a rotelle, ma la causa per lui è un incidente in gare da corsa (roba di repertorio di Formula 1). Convinto che la bella moglie (Nadine Van der Velde) lo tradisca, decide di chiedere addirittura al suo "trainer" di testare la cosa chiedendogli di "provarci". Lui lo fa, lei nicchia, l'altro spia dietro alla finestra... In casa poi c'è anche la sorella, succube del fratello ex campione, che pare fare tutto quello che dice lui; e lui non è che dica e faccia cose del tutto sensate, come si vedrà. Ci si prepari ai soliti colpi di sorpresa multipli, patetici come di consueto. Regia e sceneggiatura più scadenti della già bassa media, interpretazioni modeste. Interamente girato nella lussuosa villa del protagonista, un episodio del tutto dimenticabile, con un finale che precipita nel ridicolo... (Zender)

336. GUIDA IN STATO DI EBBREZZA (Driving Under the Influence)
***
Nel constatare il livello dell'olio in un auto parcheggiata in studio e ripresa in primo piano dall'abitacolo, Hitchcock svela che sarà un'auto, la ptotagonista dell'episodio. In realtà al centro della storia c'è un uomo, il capace direttore di un'azienda con il vizio dell'alcol. Una sera, dopo una festa, tornando verso casa investe una donna e, credutala morta, se ne va senza prestarle alcun soccorso. Tutto sembra poter riprendere come prima, senonché la donna, salvatasi, lo chiama in azienda qualche giorno dopo dicendo di averlo riconosciuto e ricattandolo. L'uomo si confida con un suo impiegato, gli spiega la situazione... La forza dell'episodio sta nell'interpretazione sentita di xxx, bravo nel dare spessore umano al suo personaggio, costretto anche a combattere con l'ostilità della moglie che si sente trascurata. Un copione ben scritto aiuta poi a rendere interessante la storia stupenoci con un bel colpo di scena finale, inatteso e illuminante. Niente di particolarmente nuovo, ma un episodio piacevole da seguire. (Zender)

337. IN NOME DELLA SCIENZA (In the Name of Science)
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Simpatico Hitchcock, che nell'intro dice di aver inventato uno stetoscopio che è in realtà una radiolina, in modo che i medici possano fingere di auscultare i pazienti quando in realtà stanno solo sentendo della buona musica... L'episodio riguarda invece un caso classico di spionaggio: un ricercatore ha scoperto la formula di qualcosa che può essere usato per fare del bene ma anche sterminare una nazione intera. Il suo collega (Dirk Benedict), da tempo al suo fianco, è però più scaltro di lui: si prende la formula (su un floppy disc) e accoppa il poveruomo, che si faceva troppi scrupoli. Ha intenzione di farsi una nuova vita, ma troverà una serie di ostacoli, che comprendono addirittura un passaggio virtuale (in tutti i sensi) a Berlino est. Un bel caos, destinato a concludersi col classico ribaltamento dei ruoli per accumulare colpi di scena a ripetizione che finiscono solo con l'infastidire. Ad ogni modo comunque l'episodio è scritto discretamente, i personaggi hanno un loro minimo spessore e non ci si annoia troppo. Da ricordare l'amico un po' fesso che si diverte a fare il giocoliere con delle mele che mangia mentre se le palleggia tra le mani... (Zender)

338. LA MACCHINA DELL'AMORE (Romance Machine)
**
Il fratello di Hitchcock è sulle spalle di Alfred, in una figura degna di un circo (introduzione ripresa da "La tigre del ring"). L'episodio è ambientato nel futuro e vede protagonista un giovane scienziato (Rich Hall) afflitto da problemi sentimentali: si è innamorato della segretaria (Diane Franklin) del suo ufficio ma essendo del tutto imbranato con le donne ha deciso di inventare un robot programmato per corteggiare le donne al quale sostituirsi una volta arrivato il momento di concludere. Grande idea, gli dice il principale (Art Hindle), che già immagina le percentuali di profitto. Così il giovane si mette al lavoro e in un attimo il robot è pronto, ovviamente del tutto identico al suo creatore. La "vittima" dell'esperimento, ovvero la segretaria, parrebbe cascarci in pieno... Idea simpatica, in un futuro non molto diverso dal presente in cui l'unica vera "novità" sono questi cloni umani (in realtà, a parte la "macchina" del titolo, l'unico che vediamo è il preparatore atletico del boss). Lo sviluppo,  per quanto realizzato senza gran fantasia, è piuttosto intrigante, anche se poi alla fine si capisce come tutto tenda al solito finale con colpi di scena a ripetizione che stanca presto. In definitiva un episodio mediocre e decisamente trascurabile, poco in linea con lo spirito della serie (stava meglio in Ai confini della realtà)... (Zender)

339. IL MIO NOME E' JAMES B. (Diamonds Aren't Forever)
*!
Hitchcock fa la guardia alla dogana e spiega che il lavoro è come quello della commessa alla cassa di un supermarket, con la differenza che lui ogni tanto può fare qualche piccola modifica alle foto sui passaporti... L'episodio vede protagonista George Lazenby (il Bond notoriamente più sfortunato, cui fu permesso di interpretare solo "Al servizio segreto di Sua Maestà" prima del ritorno di Connery proprio per "Diamonds are forever") nei panni, per l'appunto di James B... Sarebbe intuitivamente Bond, ma quando Lazenby prova a dirlo succede sempre qualcosa che impedisce di capire il seguito del cognome. Un espediente simpatico come vorrebbe esserlo l'intero episodio, dove in un piccolo albergo convergono strani personaggi (un produttore cinematografico e una starlette, tra gli altri) e B(ond) è lì a cercare di rintracciare una statuetta scomparsa. Di giallo non c'è nulla; trattasi invece di una goffa commedia dagli intenti comico parodistici, vanificata da una sceneggiatura terribile che spreca anche qualche discreto spunto umoristico confluendo in un finale alla Agatha Christie davvero dimenticabile. E cosa dire degli ultimi colpi di scena, buttati lì giusto per contratto? Insulso come pochi. (Zender)

340. MIO CARO DR. WATSON (My Dear Watson)
*!
E anche Hitchcock paga il suo tributo all'asso di Baker Street (introducendo l'episodio in poltrona con cappello e una pipa che spara fuori bolle di sapone, introduzione tuttavia ripresa da "Delitto perfetto", che con Holmes nulla aveva a che fare). Nella Londra che fu, Sherlock deve liberare il suo fedele braccio destro, catturato da uno dei nemici giurati dell'investigatore. Ad aiutarlo, suo fratello Mycroft e un ispettore prostrato dai fallimenti. Il carattere del personaggio è ormai ampiamente rodato da decine di film che lo hanno visto protagonista e questa ennesima versione, con il nostro impersonato da Brian Bedford, aggiunge veramente poco. Se poi consideriamo che la fotografia dai contrasti cromatici violenti mal si addice alla cornice storica, capiremo che di sicuro l'episodio non è tra i più memorabili. Certo, le tipiche deduzioni holmesiane ancora colpiscono, ma la storia è misera e il finale del tutto deludente, con un Watson pacioccone che è meglio dimenticare. (Zender)

341. CREATURE DELLA NOTTE (Night Creatures)
*
Hitchcock è in una catacomba dove dice di aver sepolto il suo assistente. Ambiente che non pare il solito studio per un episodio decisamente fuori dai canoni della serie. Protragonista una giovane giornalista (Stevie Vallance) che si vede costretta per lavoro a seguire un concerto di un tale Adam, vampiro metal che prima dello show esce dalla bara e si dice chiuda trafitto da un paletto. La cosa assurda è che di vampiri davvero si parla, qui. Con la giornalista ossessionata da un incubo in cui un uomo nero a cavallo la porta via e il fantomatico Adam che prima la seduce e poi naturalmente vorrebbe berne il sangue. Difficile trovare un vero senso al tutto tra specchi che non riflettono, croci e canini affilati, anche perché il finale chiude come se ci attendesse una seconda parte. Non mancano un giovane Van Helsing improvvisato (anzi due!), atmosfere cupe tra luci soffuse, colori sparati e un po' di sana musica rock. Cosa tutto questo abbia a che fare con Alfred Hitchcock resta il mistero più grande... (Zender)

342. L'UOMO CHE SAPEVA TROPPO POCO (The Man Who Knew Too Little)
*
Hitchcock ci presenta, disposti su di un tavolo, una serie di possibili oggetti da regalo: una rivoltella, funghi velenosi, un'accetta... L'episodio si apre invece su di un uomo (Lewis Collins) che si risveglia nella sua stanza d'albergo privo di memoria (da cui il titolo, chiara parodia del "doppio" classico hitchcockiano). Scende nella hall e trova una bella bionda con cui ricorda vagamente di aver passato la notte, incontra il portiere che lo saluta, ma ben presto viene coinvolto in un complicato gioco di spie che poco ha a che fare con le tematiche tipiche della serie. L'idea fulminante, semplice, su cui viene costruita spesso la storia, qui manca; o meglio, c'è ma è risaputa e pure scorretta nei confronti dello spettatore (molte le cose che non tornano...). Se consideriamo che l'intreccio con fiale e ostaggi non riesce mai a risultare interessante si può ben capire perché l'insieme faccia parte di quei momenti della serie da dimenticare senza rimpianti. Il finale, inoltre, risulta ancor più scontato (e gratuito) del supposto colpo di scena, e finisce coll'irritare. (Zender)

343. LA RIUNIONE (Reunion)
*!
In scena non c'è Alfred ma suo fratello gemello Albert, con tanto di inconfondibili baffetti, che precisa quanto sia lui e non Alfred il più bravo in famiglia... L'episodio racconta di una riunione tra vecchi commilitoni a casa del loro colonnello. Hanno tutti combattuto insieme nella compagnia Bravo in Vietnam, e ora si ritrovano come ogni anno per una cena, ma dopo un po' di scherzi e piccole liti la decisione è quella di ricreare l'azione terribile che con risvolti drammatici ha portato la compagnia a "sfaldarsi". Spostano i divani, le piante e come per magia ci si ritrova in Vietnam a combattere. Discrete le sequenze di battaglia, nella giungla vietnamita, ma prima era toccato sorbirsi troppe scene superflue legate al ritrovarsi del gruppo. Con l'apparire del colonnello tutto comincia a farsi più chiaro, ed è evidente che si tratta di uno di quegli episodi nati esclusivamente in funzione del colpo di scena finale, non troppo soddisfacente (anzi, per nulla). Chiusura nella più completa indifferenza... (Zender)

344. GIOCATTOLI DIABOLICI (South by Southeast)
*
Hitchcock è in cordata, su una parete di roccia (introduzione presa da "La bara di ghiaccio") e a un certo punto decide di tagliare letterlamente la corda. Si sente un tonfo... Ops, era il suo socio in affari, ci dice Hitch. L'ultima puntata delle serie cita direttamente il suo uomo simbolo fin dal titolo, chiara storpiatura di "North by Norwest" (da noi "Intrigo internazionale"). E proprio al celeberrimo film è ispirata la storia, che si perde in una confusa serie di omaggi a cominciare dalla mitica scena dell'attacco aereo (qui un semplice modellino) al monte Rushmore (di nuovo una miniatura) e molto altro, il tutto per un intrigo spionistico legato a un traffico di film piratati. Continue forzature, una costruzione artificiosissima della storia che fa il paio con l'altrettanto scarsa prestazione del cast (a cominciare dal protagonista Patrick Wayne). Difficile pensare che Hitch avrebbe accettato un omaggio così caotico e rabberciato... Un brutto modo per chiudere. (Zender)

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commenti (2)

RISULTATI: DI 2
    Erreesse

    25 maggio 2012 19:23

    l'episodio 168 Man from the South è stato anche realizzato nella serie Tale of the Unexpected, in cui molti telefilm sono tratti appunto da racconti di Dahl. Non so con certezza se i Tale of the Unexpected fossero apparsi in Italia, ma mi sembra di sì
    Lodger

    13 agosto 2019 18:29

    grazie tremila per queste recensioni!