CACCIA AL LADRO D'AUTORE EPISODIO PER EPISODIO

29 novembre 2013

LA PAGINA DEGLI ESPERTI

In questa pagina sono raccolti i commenti pervenuti sui singoli episodi di "Caccia al ladro d'autore". Per cercarne uno in particolare è sufficiente selezionare tutto il testo e cercare il titolo (italiano o inglese). Chi volesse contribuire commentando un unico e preciso episodio non ha che da CLICCARE QUI e farlo, scrivendo nel forum il proprio commento e facendolo anticipare dal numero dell'episodio, dal titolo e dal relativo pallinaggio. Il commento verrà prelevato “automaticamente” (per via umana, cioè da me) dal forum e trasferito in questa pagina nel punto esatto.


1. IL RATTO DI PROSERPINA (Duccio Tessari)
*** Viene rubata a Roma la statua del titolo (con un elicottero) in modo abbastanza spettacolare (come simile sarà il finale). I rapitori chiedono 20 miliardi per il "riscatto" altrimenti minacciano di farla a pezzettini. Gemma e il suo fido Plenizio (Vanni Corbellini) iniziano le indagini e riusciranno non senza correre rischi (per Gemma) ad infiltrarsi nella banda che lo ha rubato e a ritrovarla. E' l'episodio pilota della serie (l'unico diretto da Tessari), girato intorno al 1982 quindi tre anni prima degli altri (probabilmente è stato poi accorciato per la messa in onda poichè sembra esserci qualche personaggio di cui si parla ma che non vediamo). Come praticamente tutti gli altri è dotato di un ottimo ritmo, belle musiche e scene d'azione veramente convincenti. E' anche l'unico dove conosciamo la sorella di Gemma (Lorraine De Selle) e la nipote (Fiorenza Tessari), che se la serie fosse andata in porto subito sarebbero diventate molto probabilemente presenze fisse nel cast. (Dusso)

***! Episodio pilota diretto da Duccio Tessari nell'anno 1982, ovverosia tre anni prima della messa in onda (e relativo completamento dello sceneggiato con altre sei puntate). Appaiono talvolta evidenti dei tagli (probabilmente è molto più lungo ma, della "long-version", se così si può dire, non se na ha traccia) per ridurre al minutaggio prefissato. Fatta questa precisazione di carattere storiografico, la puntata in questione ha lo scopo di presentarci il Capitano Maffei (interpretato dal baldo Giuliano Gemma) che, nel suo difficile quanto amato compito di sgominare loschi traffici di opere d'arte, s’imbatte con il furto - nella “Galleria Borghese” a Roma - della preziosa statua seicentesca del Bernini “Il ratto di Proserpina”, che sarà poi nascosta dai ladruncoli... in fondo al mare! Ritmo, scazzottate, carisma da vendere del compianto Gemma e una vicenda intrigante rendono più che convincente questa puntata (come tutta la serie d’altro canto). Si segnala la presenza dell’allora bambina Fiorenza Tessari. (Markus)

**! L'episodio pilota della serie è l'unico ad essere diretto da Tessari e a indugiare anche sulla vita privata del capitano Maffei. Conosciamo quindi la sorella, con figlia e marito avvocato, e apprendiamo l'esistenza di una fidanzata di nome Laura, di cui però si sente soltanto la voce. L'indagine riguarda il furto, nientemeno che da Galleria Borghese, della statua di Bernini del titolo. Episodio gradevole anche se un po' fumettistico (il colpo e il recupero della statua sembrano usciti da un albo di Diabolik) e probabilmente penalizzato da qualche piccola sforbiciata. (Nicola81)


2. LA FORESTA CHE VOLA (Tonino Valerii)
**! Episodio totalmente ambientato nella splendida cornice veneziana, dove Giuliano Gemma invitato lì per un convegno si ritroverà ad indagare sullo strano ritrovamento di sei preziosissimi ritratti in miniatura della pittrice Settecentesca Rosalba Carriera. L'energico Gemma tra inseguimenti sui tetti e con i motoscafi riuscirà ad intrappolare i colpevoli. Un taglio neanche troppo televisivo per questa puntata piuttosto riuscita, anche se la sceneggiatura tira in ballo un po' troppe cose e personaggi (volendo trovarne un difetto). (Dusso)

*** Una Venezia meno stereotipata del solito (in taluni momenti quasi si avverte l’esalazione acre d'urina di alcune calli, misto all'odore del mare!) si consuma questa vicenda criminologica di buona fattura, in cui azione e ritmo da poliziesco d'antan fanno da spina dorsale all'episodio. Filo conduttore della (bella) serie, oltre alle opere d'arti rubate, è il grandioso Giuliano Gemma: vederlo correre e saltare sul tetto della Torre dei Mori è una gioia per gli occhi e ci riporta per un attimo al cosiddetto “poliziottesco” anni Settanta. Buona la fotografia, affascinante la Marchegiani. (Markus)

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Maffei (Gemma) in trasferta veneziana acciuffa un ladro chiamato “El ratòn”, il quale dice di aver trafugato dal ricco Palazzo Memory (a Venezia un palazzo così chiamato non esiste) delle miniature che il proprietario dice di non aver mai posseduto. Da dove vengono? Il giro è lungo, e comprende anche la foresta che vola del titolo: nulla a che fare con gli alberi, però, perché il termine è veneziano e indica una hostess “forestiera”. Ritmi televisivi, un Gemma spento almeno quanto la fotografia, una storia che ha poco o nulla di interessante. Si segnala solo per alcune belle (per quanto abusate) location veneziane e per un inedito Fantastichini nel ruolo del capitano Marcolin. Accettabile solo se si considera la destinazione televisiva. (Zender)

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A Venezia una banda di ladri viene arrestata dopo aver alleggerito un palazzo nobiliare. Ma perché il proprietario nega l'appartenenza degli oggetti più preziosi, ovvero sei miniature della pittrice Rosalba Carriera? Sarà naturalmente Maffei, in visita nella città lagunare per un convegno, a sbrogliare l'intricata matassa. Il secondo episodio presenta una maggiore complessità rispetto al primo, ma anche la tenuta sul piano spettacolare è garantita da inseguimenti in motoscafo, scazzottate e sparatorie. Buono anche il cast di supporto, con Fantastichini capitano dell'Arma, la Marchegiani nobildonna col vizio del gioco, e Pietro Biondi fratello del ricco derubato. (Nicola81)


3. ADDIO RAFFAELLO (Sergio Martino)
*** Siamo a Firenze dove un pazzo spara al dipinto (su Papa Leone X) di Raffaello, ma questo atto di pazzia nasconde un altro piano... Tra agguati, ville e musei fiorentini un episodio di buon livello con qualche momento thrilling più del solito. Anche qui Gemma e la bellissima Isabel Russinova (sua partner per questa puntata) non mancano di assistere a una rievocazione storica (partita in costume). Colpevole volendo prevedibile dalla voce che viene fatta sentire in una scena precedente... (Dusso)

*** Firenze è la culla del Rinascimento, certo, ma anche della criminalità: la pellicola, infatti, ruota attorno alle opere d'arte fiorentine; così tra arazzi del Trecento, dipinti raffiguranti Madonne col bambino e trittici scampati dal lento ma inesorabile rosicchiamento dei tarli, si consuma un buon thriller in cui il baldo Gemma si divide tra i severi compiti del suo lavoro investigativo a quelli del… lumacone! Sì, infatti a sedurre il bel Giuliano c’è l’affascinate Isabel Russinova nei panni di una restauratrice rumena che seguita per tutto il film a subire avance ma anche ad essere lasciata sola quando meno se lo aspetta. Azione e una gradevole vicenda intrigante, che prevede scenette (un po' stucchevoli) d'amore e morti trucidati. (Markus)

**! Un pittore fallito spara ad un ritratto di Papa Leone X dipinto da Raffaello e custodito all'interno degli Uffizi a Firenze. Maffei scopre che dietro l'apparente gesto di un folle si nasconde un complesso piano per trafugare il quadro... Dal punto di vista della sceneggiatura non è un episodio brillantissimo: molti personaggi, qualche coincidenza di troppo e quella voce galeotta che ci fa intuire in anticipo l'identità del colpevole. Ci pensa però la regia di Valerii a vivacizzare il tutto, inserendo un paio di omicidi e persino una scazzottata degna di Bud Spencer e Terence Hill. Nei panni di una restauratrice romena, la Russinova è una presenza piacevole ma poco incisiva. (Nicola81)


4. LA STATUA DI FIDIA (Sergio Martino)
***! Tra Roma e Pompei un avvincente episodio nel quale Gemma nella prima parte si sostituisce rischiando la pelle a un amico di un pregiudicato per recuperare una preziosissima statuetta proveniente da Pompei. Nella seconda parte, romana, la vicenda sarà caratterizzata da inseguimenti e pedinamenti per arrestare i vari colpevoli. Sergio Martino non manca di spettacolarizzare la vicenda con sparatorie e colluttazioni davvero ben girate. Gemma è perfetto nelle scene d'azione e naturalmente non manca in quasi tutti gli episodi di conquistare la donna di turno (qui Tiziana Pini). Rispetto ad altri episodi qui non si deve smascherare nessun colpevole (o un personaggio misterioso) ma solamente acciuffarlo. (Dusso)

***! Il capitano Maffei (Giuliano Gemma) è stavolta coinvolto nel tentativo di scongiurare il furto di una preziosa statua negli scavi di Pompei, dove nella prima parte del telefilm si reca affrontando una spietata banda di tombaroli. Nella seconda parte ci si sposta a Roma. Grande ritmo e vivacità per questa puntata, annoverabile tra le migliori del lotto e che palesa - qua come non mai - l'improbabilità del personaggio caratterizzato dal compianto Gemma (la stampa dell'epoca non mancò di farlo notare); ma bisogna affermare che certe situazioni enfatizzate ai fini dello spettacolo sono nel DNA del cinema (e quindi anche della tv), pensate per far attanagliare alla poltrona uno spettatore con ancora addosso l’odore (e anche l’umore) della giornata lavorativa. Ogni episodio è caratterizzato dalla presenza di una bella attrice; stavolta c’è la stupenda Tiziana Pini (era il suo periodo d'oro). (Markus)

*** Impegno assai gravoso per il capitano Maffei, costretto a fare la spola tra Roma e Pompei per recuperare la statua del titolo e sgominare una pericolosa banda di tombaroli, rischiando più volte la pelle. Una puntata tutto sommato nella media, senza colpi di scena o misteri da svelare, che la regia di Martino rende però accattivante e decisamente dinamica (vedi la sparatoria conclusiva). Daniele Dublino è un trafficante sulla sedia a rotelle che trama nell'ombra, Tiziana Pini l'immancabile (e qui a dire il vero un po' superflua) bellezza femminile di turno. (Nicola81)


5. UN GALEONE PIENO DI SUONI (Sergio Martino)
***! Uno dei migliori episodi in assoluto ambientato in quel di Verona dove durante un concerto nella splendida cornice dell'Arena viene rubato uno Stradivari del Settecento; ma a complicare le cose dei rapitori e di Gemma sarà anche un'altra persona che ha pensato bene di rubarlo pure lui sostituendolo con un falso... Inseguimenti davvero ben fatti per una puntata televisiva (ci tornano alla mente i polizieschi diretti dallo stesso regista il decennio precedente) e come al solito una bellissima ambientazione tra Verona e dintorni (Ponte di Borghetto e Villa Arvedi di Grezzana). Anche come storia è una delle migliori, con un doppio colpo di scena. Tra gli interpreti principali Umberto Raho e la povera Elvire Audray. (Dusso)

***! La puntata gira attorno al furto di un prezioso violino all'Arena di Verona, dove il nostro capitano Maffei (Giuliano Gemma) si reca e troverà i soliti brogliacci da risolvere a colpi di buone scene d'azione che caratterizzano questa bella serie tv. Grazioso episodio dotato di una vicenda particolarmente interessante. Questa volta nel ruolo di "bella" c'è Elvire Audray, francesina (ahimé scomparsa prematuramente nel 2000) che negli anni Ottanta ebbe un certo successo qui in Italia. (Markus)

***! Uno dei migliori episodi della serie, se non il migliore in assoluto. Si parte subito in quarta con un inseguimento a sirene spiegate che sembra uscito dai poliziotteschi del decennio precedente (non a caso il regista è Sergio Martino), e anche la storia dello Stradivari (il galeone del titolo) che in molti vogliono accaparrarsi è molto intrigante e coinvolgente. Nessuna scivolata sentimentale, stavolta, e finale con un paio di buoni colpi di scena a chiudere degnamente il cerchio. Peccato che il livello non sia stato sempre questo... (Nicola81)


6. IL CALICE DI MURANO (Sergio Martino)
***! Delizioso episodio che gira tutt'attorno a un calice di Murano fatto rubare in un museo da una contessa (interpretata dalla straordinaria Caterina Boratto, peraltro non nuova a questo ruolo) dalla non chiarissima psicologia che solo in un finale al cardiopalma - ricco di grande poesia - saprà svelare. Se da una parte troviamo il Giuliano Gemma di sempre (ottimo, sia chiaro), qui in una piccola parte c'è la straordinaria caratterizzazione del personaggio un po' delinquente e un po' viziato data da Giovanni Lombardo Radice. Ogni episodio di questa serie è differenziato dalla presenza di una bella ragazza e qui il “compito” è assegnato alla starlette della tv di quel tempo Patrizia Pellegrino (nei panni di una divetta dei fotoromanzi un po' scabrosi). (Markus)

** Due ladri rubano dal museo romano di Porta San Pancrazio un calice di Murano del sedicesimo secolo; viene affidato a Gemma il caso e grazie a una mossa falsa ma anche abbastanza casuale del nipote (Giovanni Lombardo Radice) di una contessa (Caterina Boratto), Gemma si insospettisce e addocchia un certo quadro nella casa di lei. Probabilmente il peggior episodio della serie, appesantito soprattutto da una certa fiacchezza rispetto agli altri; mette però nostalgia tutta la vicenda della contessa (dove la Boratto dà il meglio di sé) anche in un ruolo che in qualche modo la riguarda da vicino, visto che come nella puntata anche nella realtà ebbe un fidanzato che morì durante la Seconda Guerra Mondiale. La partner di Gemma qui è la bella spagnola Assumpta Serna, nel ruolo di una giornalista, ma non incide sulla vicenda e non si vede molto. Infine da segnalare anche Patrizia Pellegrino (che in una scena ride quando non sarebbe il caso...). (Dusso)

*** Il furto di un calice di Murano dal museo di Porta San Pancrazio sembra destinato a passare in sordina. Però Maffei si mette d'impegno e segue una pista che lo porta ad un'anziana contessa che ha vissuto tempi migliori, il cui viziato nipote ha una relazione con una ragazza che si divide tra due mestieri non proprio irreprensibili: attrice di fotoromanzi erotici e spogliarellista... Martino mette a frutto la sua esperienza nel cinema di genere nella sequenza della fabbrica abbandonata, ma per il resto è un episodio dal sapore nostalgico, in cui accanto ad una trama criminale mossa dalla solita avidità, se ne innesca un'altra che ha le sue motivazioni nel rimpianto della giovinezza perduta. Eccellente la Boratto in un ruolo dai contorni quasi autobiografici, discreto Lombardo Radice, la Pellegrino ha più presenza scenica che talento, mentre la spagnola Assumpta Serna (partner femminile di puntata) resta piuttosto ai margini. (Nicola81)


7. CARTOGRAFIA SACRA (Tonino Valerii)
**! Una vicenda, in quel di Siena, di opere d'arte rubate in varie chiese, monasteri e rocche. Gemma riuscirà a sventare il furto di un Giotto in una chiesa abbandonata. Diciamo che la storia assume interesse solamente a tratti rispetto ad altre. Si nota come gli episodi diretti da Sergio Martino (questo è di Valerii) abbiano una marcia in più. (Dusso)

*** Questa volta il nostro Giuliano Gemma è messo alla prova dalla “banda delle chiese”: un gruppo di malfattori che rapina tesori conservati nelle basiliche toscane seguendo una mappa (l’episodio è girato a Siena e nel relativo senese). Vicenda intricata dotata di un buon ritmo ma soprattutto di una bellissima fotografia, esaltata, va detto, dalla solare bellezza di una Toscana estiva. Gemma rincontra la bella Carola Stagnaro (sua assistente investigativa nel 1982 in “Tenebre” di Dario Argento). Particolarità di questo episodio è la presenza di due nomi che nel giro di poco tempo avranno popolarità: Michele Mirabella e Fabrizio Bentivoglio (quest’ultimo nei panni di un giovane prete dall'aria gigiona). (Markus)

**! L'ultimo episodio della serie non inizia benissimo, ma poi diventa interessante sebbene grossi misteri da svelare non ce ne siano. Gemma stavolta si lancia addirittura con il paracadute e, siccome siamo nella campagne toscane, si concede anche una capatina al Palio di Siena. Gustose le presenze di Mirabella e di Bentivoglio, giovane monsignore dall'aria tormentata e un pò ambigua, mentre la Stagnaro è l'ennesimo personaggio femminile di scarso rilievo (evidentemente una partner femminile andava messa a tutti i costi). Finale leggermente più malinconico della media. (Nicola81)

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