"Ellery Queen" episodio per episodio

19 giugno 2018

LA PAGINA DEGLI ESPERTI

In questa pagina sono raccolti i commenti pervenuti sui singoli episodi di "Ellery Queen". Chi volesse contribuire commentando un unico e preciso episodio non ha che da CLICCARE QUI  e farlo, scrivendo nel forum il proprio commento e facendolo anticipare dal titolo dell'episodio e dal relativo pallinaggio (cercando di stare più o meno, a occhio, nei caratteri di un commento standard). Il commento verrà prelevato “automaticamente” (per via umana, cioè da me) dal forum e trasferito in questa pagina nel punto esatto.


00. DELITTO NEI QUARTIERI ALTI (Too Many Suspects)
**! Il pilot della serie è lungo il doppio (1h30') delle puntate che verranno ed è diviso in due parti. Tratto dal romanzo di Ellery Queen "The Fourth Side of the Triangle", ci introduce ai personaggi che conosceremo meglio in seguito. A partire dall'Ellery Queen cui dà il volto un Tim Hutton indubbiamente azzeccato, sufficientemente frivolo e disinvolto. La vena ironica che innerva la serie è infatti già qui ben espressa, con il padre ispettore (David Wayne) che di fatto si affida completamente alle intuizioni del figlio scrittore per risolvere i casi. Creata dagli autori di "Colombo" Levinson e Link (qui sceneggiatori), la serie non pare poter rivaleggiare con quella - contemporanea - del tenente (altro budget, attori e maestranze di qualità inferiore), ma propone gialli rigorosamente "whodunit" che nel finale si interrompono per un attimo lanciando la sfida allo spettatore: riuscirai a scoprire il colpevole? Qui la vittima è una bella donna, enigmista e stilista, che prima di morire stacca la tv, forse per suggerire un indizio. Il primo sospettato, di fatto senza un vero alibi, è un vicino di casa (Ray Milland!) la cui relazione con la donna si fa scoperta (anche agli occhi di una moglie rassegnata). Subirà un processo, ma il vero colpevole par di doverlo cercare altrove. Non tanto distante però, perché anche la moglie e il figlio dell'uomo avrebbero dei moventi da non sottovalutare. A deludere è soprattutto un'ultima parte che perde d'interesse per favorire un po' di inutile action, ma fin lì la storia era riuscita a proporre qualche azzeccato colpo di scena fornendo del buon materiale per l'appassionato del genere. Soluzione bizzarra e non facile da capire, ad ogni modo. (Zender)

*** Nei quartieri alti d'oltreoceano si aprono le danze di una serie imperdibile, almeno per il giallista. La vittima è una bella donna, stilista di successo e appassionata di enigmistica; e un vero enigma è la traccia che lascia per individuare l'assassino - sarà difficile districarsi, la soluzione è tutt'altro che a portata di mano. La ricostruzione climatica degli anni '40 è affascinante (gli ambienti, la radio in pieno splendore mediatico, le primissime trasmissioni televisive, i costumi, gli oggetti, i colori), indiscutibile forza magnetica dell'insieme. Regia e fotografia strizzano l'occhio al manierismo noir; la brillantezza degli attori lascia segni lucenti e Ray Milland - in un ruolo cucitogli addosso - è da considerare come la ciliegina sulla torta. Lode al doppiaggio italiano. (Faggi)
 

01. LA NOTTE DI SAN SILVESTRO (The Adventure of Auld Lang Syne)
**! Siamo al veglione di Capodanno in un grande albergo, un paio d'ore dalla mezzanotte che aprirà l'anno 1947. Un ricco uomo d'affari annuncia di voler cambiare il proprio testamento di fronte ai suoi potenziali eredi, che ha fatto seguire scoprendone l'immoralità e le pessimi abitudini. Siedono tutti al suo tavolo, e quando l'uomo si alza per andare a telefonare capiamo che uno di loro sarà l'assassino. L'uomo infatti viene ucciso nella cabina dell'albergo e gli vengono tagliate le corde vocali prima di morire, in modo da impedirgli di parlare al telefono e bloccando con un coltello la porta della cabina stessa. L'ispettore Queen, lì a festeggiare col fido McCoy (Louis Guss) e la moglie di questi in attesa di Ellery e della sua fidanzata, dovrà chiamare a casa il figlio per svegliarlo (s'era addormentato) e avvertirlo di raggiungerli al più presto. Ellery arriverà dopo un bel pezzo, il che fa subito capire come gli indizi per arrivare alla soluzione non saranno poi molti. Si è convocato uno strano tizio che è quello a cui la vittima aveva telefonato senza conoscerla (!) e si sono riuniti i sospetti. La soluzione sarà fulminea e tutto si risolverà prima della mezzanotte, con una trovata simpatica che conferma come si tratti di uno dei casi in assoluto meno strutturati della serie. Si lascia infatti spazio a Ellery e alla sua fidanzata, a qualche guest-star come Joan Collins (la nuora della vittima) e a un paio di gag sulla pista da ballo che vedono protagonista l'ispettore. Poco sfizioso quindi dal punto di vista dell'intreccio giallo, è però un episodio che nella sua atipicità fa apprezzare la qualità di ciò che sta intorno alla storia, a partire dall'eleganza della confezione, la bravura degli attori e l'ironia mai banale. (Zender)

**! La vena ironica - o, a seconda dei punti di vista, umoristica - che attraversa la serie è ben marcata in questo episodio, tanto da farne una scanzonata commedia gialla. Ellery, atteso per il veglione di Capodanno, raggiungerà suo padre, sull'elegante luogo del delitto, l'Hotel Astor di New York, solo alla fine - prima perché dormiva, e poi perché due o tre piccoli fatti, anche divertenti, lo tratteranno altrove - e, in un battibaleno, scioglierà l'enigma, ovvero smaschererà l'assassino - enigma legato a una misteriosa telefonata della sgozzata vittima, che così agendo intendeva indicare il nome dell'assassino. Farà la sua apparizione la fidanzata di Ellery; e capiremo che il nostro scrittore - detective per ingiunzione paterna e per inguaribile curiosità - non manca di giusto intuito anche per quanto riguarda le donne... (Faggi)


02. OROLOGIO DA POLSO (The Adventure of the Lover's Leap)
**! Una ricca signora muore cadendo da un balcone (e dopo aver letto un romanzo di Ellery Queen in cui incredibilmente viene anticipato quello che lei realmente sente). Si pensa al suicidio ma ovviamente Ellery Queen non è d'accordo, causa qualche particolare che non torna. Tra i sospetti ci sono il marito squinternato che erediterà tutto, l'avvocato, lo psichiatra che aveva in cura la donna, l'infermiera che la assisteva e la figliastra, che era accorsa sul posto dopo la telefonata della matrigna preoccupata e ne aveva trovato il cadavere. Un caso come sempre piuttosto intricato sul quale ha messo gli occhi pure l'attore Simon Brimmer (John Hillerman), che già in altre puntate avevamo sentito recitare storie criminose in radio. Convinto anzi di aver capito come siano andate le cose, decide di registrare una puntata della sua trasmissione mentre, dopo aver convocato i sospetti, annuncerà il colpevole davanti al microfono. E' questa la variante più interessante dell'episodio, che prevede una sorta di "doppia soluzione". Nessuna delle due ha alcunché di geniale e non si può registrare l'avventura tra le migliori del detective, ma la simpatia della coppia investigativa e delle gag tra padre e figlio salva la baracca. Ascolteremo sedute di ipnosi registrate su disco e un colpevole che confessa togliendo le castagne dal fuoco a tutti e anticipando le conclusioni di Queen. Indizi difficili da cogliere, una volta di più, ma la soddisfazione del finale col disco "da gettar via" ci lascia con un ultimo sorriso. (Zender)

**! Brimmer ha capito tutto? Sembrerebbe, ma... Elegante la trovata della doppia soluzione: nella parte finale, quando la cottura degli indizi è pressoché ultimata, ci si chiede se realmente Ellery debba capitolare all'assedio del divo radiofonico, per una volta. Ovviamente non sarà così. Ellery segue - ostinato, attivato dal senso del dettaglio determinante - una sua idea che potrebbe sembrare fissa. Non è un diversivo, lo si capisce subito: siamo nel motivo ritmico con cui si invita alla congettura di colore giallo. La qualità figurativa dell'episodio è di buon livello, sensibile alle informazioni enigmistiche da trasmettere. Unica pecca, ma non deturpante, è la facilità impressionante con cui l'assassino/a fornirà la confessione. (Faggi)


03. IL CANE CINESE (The Adventure of the Chinese Dog)
**! L'ispettore Queen e suo figlio Ellery sono a pesca di trote su un torrente quando nel vicino paesino di Wrightsville viene ucciso l'anziano e ricco proprietario di una ditta di scarpe. L'arma del delitto è per l'appunto un cane cinese, prezioso gingillo che l'uomo si era fatto spedire dal museo di New York dov'era in esposizione per donarlo alla figlia, sul punto di sposarsi con un giovane dai non pochi precedenti penali. Lo sceriffo Eberhart (Eugene Roche), che aveva appena messo due uomini a sorvegliare la casa proprio per evitare che qualcuno potesse rubare il cane, si trova quindi a indagare su  un caso di omicidio. Il suo concorrente alle imminenti elezioni (Murray Hamilton) chiama Ellery per risolvere il caso, con l'ispettore suo padre che poco partecipa, interessato com'è solo alla pesca delle trote ("Qui siamo fuori dalla mia giurisdizione!"). Classico caso alla Christie, confinato tra le mura di una villa con un pugno di sospetti e indizi vaghi (un telegramma, una puntura su un polpastrello...). Ancora una volta non manca il colpo di genio alla Ellery Queen nella soluzione (legato soprattutto al movente), ma tutto quello che ci sta intorno pare fuorviante e poco interessante. Fortunatamente la buona recitazione viene in soccorso alla regia debole di Ernest Pintoff e l'ironia della sceneggiatura offre alcuni dialoghi spassosi tra padre e figlio, col primo ostinatamente dedito alla pesca con la mosca e imbestialito quando il coroner locale gli ruba il posto migliore per lanciare la lenza. (Zender)

** Ellery e suo padre lontani dalla metropoli, in vacanza, a pesca di trote. Ellery si direbbe svogliato, suo padre, invece, senz'altro appassionato. Un omicidio nei paraggi, e strani, anche buffi, personaggi: Ellery dispiega la sua curiosità e altre stranezze si accumulano. L'indagine è condotta come in una commedia: è il tono umoristico a permeare l'episodio; pur se l'andamento (o, meglio, la struttura) è da considerare da giallo, anche classico. Il gusto personale, ovvero ciò che individualmente affascina della serie, potrebbe giocare, nel giudizio, tutta la partita: per il sottoscritto il tono è diafano, si sente la mancanza di Brimmer, la soluzione non è bellissima. Assolutamente non malvagio ma poco accattivante. (Faggi)


04. TRE PER UNO (The Adventure of the Comic Book Crusader)
**! La vittima (Tom Bosley) è il feroce curatore del nuovo fumetto ispirato alle gesta di Ellery Queen, che Queen stesso ha cercato in tutti i modi di fermare per non sentirsi ridicolo! Al punto che il primo sospetto dell'omicidio (tre colpi di pistola di notte nello studio) è proprio lui, ancor prima degli altri quattro collaboratori o della segretaria che... nientemeno... ci faceva all'amore (non ce lo si vede, nel ruolo del padrone maialone, il buon padre di "Happy Days"!). Un giornalista ficcanaso fotografa la segretaria mentre punta il dito su Ellery (che aveva visto litigare col boss) e sbatte tutto in prima pagina, col risultato che lo scrittore si lascia accompagnare in gattabuia dove si abbufferà di fumetti. La soluzione non è poi così ingegnosa e più di quella, tra le meno interessanti della serie, contano i personaggi che amano la storia, dalla bella segretaria impacciatissima (Lynda Day George) al disegnatore che vuol lanciare una nuova serie per bambini fino al giornalista e all'ispettore Queen, qui particolarmente in angustia per il figlio in carcere. Il più in pace col mondo di tutti è come sempre Ellery, certo che con la calma tutto si risolverà. Lo si poteva dubitare? Divertente l'ambientazione nella redazione dei fumetti, con i quattro autori specializzati nelle diverse fasi della "messa in pagina". (Zender)

**! Il morto, un autocrate inventore di fumetti, è mal sopportato da tutti, Ellery compreso, che entra in vivace polemica con costui per via della rivisitazione disegnata della sua figura di detective. Tra i sospettabili c'è anche il nostro scrittore ma suo padre lo difende a spada tratta. Ovvio che l'assassino va ricercato tra i collaboratori dell'autocrate; anche la segretaria-amante, una bella donna, potrebbe aver avuto motivi per eliminarlo. Tutti hanno un alibi che si direbbe di ferro; tranne Ellery, che si muoverà con calma e abnegazione (chiede di essere imprigionato e intanto legge numerosi fumetti del morto; l'indizio decisivo si trova in una vignetta...). L'episodio è divertente ma non imprescindibile, anche improbabile (con moderazione); strutturato con precisione sequenziale dedicata soprattutto ai personaggi (tanto che la vicenda gialla passa - quasi ma non poco - in secondo piano). (Faggi)


05. IL MISTERO DEL 12° PIANO (The Adventure of the 12th Floor Express)
*** Il proprietario del Daily Examiner, un quotidiano newyorchese, viene ucciso mentre sale da solo nell'ascensore privato dell'edificio dal piano terra al dodicesimo. Al dodicesimo però le porte dell'ascensore si aprono e la segretaria non vede dentro nessuno. Com'è possibile che il cadavere dell'uomo, sceso poi fino al sesto piano e infine al quinto, vi ricompaia dentro in un secondo momento? Davvero un bell'enigma, che coinvolgerà (oltre alla solita "famiglia" Queen) molti tra coloro che al giornale lavorano nonché la sorella della vittima, destinata ad ereditare la proprietà del quotidiano. Un delitto apparentemente impossibile che reca con sé una doppia soluzione notevole, ma celato dietro a un numero eccesivo di indiziati e personaggi esterni che rendono arduo seguire il tutto. Peccato perché un soggetto simile, se ben sviluppato, avrebbe meritato ampiamente un lungometraggio. Invece così ci si rischia di perdere soprattutto tra i troppi nomi da mandare a mente e giochi di potere dietro le quinte non sempre chiari. L'ambientazione insolita all'interno del giornale è invece un bel punto a favore. Queen padre più attivo del consueto. (Zender)
 

06. RECITA D'ADDIO DI MISS AGGIE (The Adventure of Miss Aggie's Farewell Performance)
** Una diva della radio sta recitando nel suo programma con gli altri attori quando, mentre finge di tossire come da copione, sviene e si scopre essere stata avvelenata. Si salva però, e in ospedale media e amici convergono per starle vicini. Purtroppo per lei non basta, perché la notte qualcuno entra nella stanza dov'è ricoverata e le spara, uccidendola e, presubilimente, concludendo il lavoro. Ellery e suo padre, che già erano stati in ospedale dopo l'avvelenamento, avviano le indagini scoprendo come sempre che più d'uno desiderava la sua morte, anche se il colpevole sembra debba esser ricercato tra chi era presente in studio con lei durante la trasmissione interrotta. Un episodio che pare costruito bene, al solito ben recitato e ironico negli scambi tra padre e figlio (con l'acquisto da parte di Ellery di una pentola a pressione, allora rivoluzionaria, e col padre alle prese con una dieta a base di verdurine). Brimmer tanto per cambiare si dice certo di conoscere il colpevole e annuncia di svelarlo durante la sua trasmissione radiofonica, ma sappiamo tutti che sarà l'ennesima figuraccia. Purtroppo gl indizi utili si riducono a... uno e la soluzione è davvero tirata per i capelli, ai limiti del ridicolo; il che, per un giallo, è difetto non da poco... Ci sarà più spazio per spiegare il movente, ma la cosa non soddisfa proprio. Tracce argentiane: omicidio in soggettiva, il particolare che non torna... (Zender)
 

07. LE MEMORIE DEL COLONNELLO NIVIN (The Adventure of Colonel Nivin's Memoirs)
**! Il colonnello Nivin non è il massimo della simpatia: alla presentazione del suo libro di memorie sullo spionaggio di guerra si mostra vanesio ai limiti del grottesco, fastidiosamente presuntuoso. Si capisce che sarà lui la vittima predestinata: verrà infatti presto ucciso nella stanza del suo albergo, poco prima che lì entri la sua giovane manager (Gretchen Corbett), subito accusata del delitto dall'ambiguo indiano in reception. Per pura fatalità, però, la donna è amica di Ellery Queen il quale capisce subito quanto lei non c'entri nulla. I sospetti in ogni caso non mancano e quindi non c'è che mettersi d'impegno e cominciare a far luce sull'accaduto. Altra puntata elegantissima nella messa in scena, dosata nell'ironia e nelle interpretazioni e di conseguenza godibile a prescindere come valido prodotto televisivo. Poi s'incappa però nei difetti più frequenti, a cominciare da una mole eccessiva di informazioni da memorizzare (nomi, precedenti, occasioni, alibi...). La soluzione per una volta è più scontata del previsto, così come il colpevole da individuare, ma prima di arrivarci ci si può intanto gustare la bella galleria di caratteri, a cominciare da Robert Loggia diplomatico russo con signora. (Zender)  


08. LA VILLA SULLA COLLINA (The Adventure of the Mad Tea Party)
** Ellery Queen viene chiamato in una grande villa nel verde da un impresario teatrale per seguire il casting e la resa di un suo romanzo dal quale verrà ricavata una pièce. Arrivato, Ellery trova tutti seduti a un tavolo a provare la scena del tè di "Alice nel Paese delle Meraviglie" (da cui il titolo dell'episodio). E' proprio l'impresario tuttavia a scomparire presto di scena. Si pensa inizialmente a un rapimento, poi a un omicidio, ma il corpo non si trova. Tutti in villa sono sospettati e perdipiù proprio bevendo un tè drogato verranno addormentati. Perché? Ce lo dirà Ellery per una volta orfano di suo padre, rimasto a New York da dove segue la vicenda senza grande interesse. Privo di un apparente omicidio l'episodio proprio non ingrana (al di là del divertimento nel vedere Larry Hagman vestito da coniglio) e si aspetta di capire dove voglia andare a parare. Lo si capirà alla fine, ma se anche un'idea buona c'è (richiama l'altro celebre romanzo di Carroll) il resto - e in particolare un certo espediente adottato da Queen - lascia l'amaro in bocca. Finale con la solita confessione anticipata che toglie il gusto. Dimenticabile così come tutti i personaggi, senza eccezioni. (Zender)

**! Segue benino il canone dei migliori gialli di Ellery Queen, vale a dire una serie di indizi che, una volta capiti, filano ben dritti nel solco che li unisce. A una prima parte un po' debole, ne segue una più gustosa, che accelera fino alla bella sorpresa finale, collegata - da un punto di vista letterario - al punto di partenza dell'episodio. Il punto debole è la confessione spontanea, che qui è però parzialmente giustificata dal coup de théâtre e dalla sua presenza nel testo d'origine. (B. Legnani)

**! Episodio gustoso e folle: c'è lo zampino dei giochi cervellotici carrolliani - sempre umoristici - della seconda avventura di Alice, quella dello specchio. Ellery dispiega qualità da direttore d'orchestra che possiede mezzo spartito e si adopera per completare il resto della musica, in attesa della conferma d'ordine nella consegna enigmistica. Non c'è Brimmer e, almeno qui, non se ne sente la mancanza; il padre di Harry è defilato, ma sarà necessaria la presenza del sergente Velie (si consideri il finale beffardo, nel senso di beffa condotta per incastrare l'assassino). Il clima è curioso, gli indizi sembrano legati a una forma di rebus bizzarro, nottivago, anche stralunato; tecnicamente c'è coerenza e fluidità d'insieme. (Faggi)


09. I VELI DI VERONICA (The Adventure of Veronica's Veils)
**! Quando Sam Packer (George Burns) muore, lascia un videomessaggio nel quale spiega che la sua scomparsa non deve considerarsi accidentale, visto il suo ottimo stato di salute. Dà i nomi di chi potrebbe averlo ucciso e incarica il "radiodivo" Simon Brimmer (Hillerman) di indagare. Ma naturalmente, appena si sa che l'uomo è stato avvelenato con l'arsenico, anche la polizia entra in gioco. E se l'ispettore Queen lo fa per lavoro, Ellery viene invece chiamato dalla moglie del defunto, sua vecchia amica e ora tra gli indiziati. Ci si muove in ambito teatrale (Packer era un produttore) tra guitti, divette scosciate (la seducente Barbara Rhoades) e un pappagallo che non si trova. Scompare pure una misteriosa lettera in cui Packer aveva illustrato i possibili moventi dei sospetti; Ellery infatti questa volta (nonostante qualche indizio intuibile esista) sembra indagare soprattutto nel loro passato, con dovizia di racconti particolareggiati non troppo esaltanti. Funziona meglio il (doppio) finale, ma non sembra questo uno degli episodi più riusciti della serie, per quanto sempre ben recitato e correttamente diretto, con qualche apprezzabile tocco ironico. (Zender)

**! I veli sono di una bella e vivace spogliarellista; veli che un pappagallo, durante lo spettacolo, le toglie uno alla volta. Il pappagallo è presente sulla scena del crimine (avvelenamento) ma poi, misteriosamente, risulterà scomparso. Attenzione a questo fatto, o indizio che sia... Attenzione anche al metodo dell'omicidio, tanto banale quanto oscuro (omicidio che doveva essere archiviato come crisi cardiaca). Ellery si muove con disinvoltura tra camerini di belle ragazze discinte e anfratti teatrali, interrogando, collaborando con suo padre, visionando il filmato dove la vittima, per premunirsi, ha lasciato importanti dichiarazioni e ingaggiato Brimmer, che dunque è coinvolto in prima persona. L'episodio è divertente, diversificato nei toni, calibrato nell'elaborazione del motore a benzina gialla. (Faggi)
 

10. LA MALEDIZIONE DEL FARAONE (The Adventure of the Pharaoh's Curse)
**! Ha comprato il prezioso sarcofago di Amon Ra e adesso non vede l'ora di poterlo mostrare, incurante del fatto che incomba su di lui l'ovvia maledizione (altri sei uomini legati alla scoperta della mummia sono morti, in precedenza). Mal gliene incoglie, perché la notte stessa l'uomo (non amato da nessuno, come si conviene a questo tipo di gialli) viene trovato morto, apparentemente colpito da un infarto. Sarà davvero così? Partendo da una caricatura di Tutankhamon, l'episodio si sviluppa in modo classico arrivando a una soluzione piuttosto sbrigativa e non particolarmente interssante. Quel che conta, una volta di più, è il contorno: la gustosa ironia di molti dialoghi (in special modo quelli tra Queen padre e figlio), la ricchezza della messa in scena, la bravura del cast. E così l'episodio, anche quando non fa faville dal punto di vista giallistico, sa coinvolgere, mentre incuriosce l'insolita partnership tra Ellery e Brimmer, che porta a buoni risultati ma induce per l'ennesima volta il secondo a incorrere nell'immancabile gaffe. Simpatico (e veritiero) l'indizio delle chiavi. (Zender)

**! L'antico Egitto e le eventuali maledizioni di qualche faraone hanno un fascino enigmistico tutto loro, che si presta bene agli incastri ambigui di una trama gialla; e qui la presenza della mummia dona un tocco macabro nel contesto ironico. Il morto sembra che sia andato al creatore per infarto (spaventato da qualche accadimento? Chissà) ma Ellery si ostina a seguire l'idea dell'omicidio, in vivace polemica con suo padre che vorrebbe archiviare il caso. Attenzione a due indizi (le pillole, le chiavi). Simpatica la presenza di una giovane donna che assiste Ellery nella scrittura di un racconto: aggiunge un non so che di erotico (leggero come una vaga brezza). Brimmer è come al solito fuori strada e tuttavia partecipa con impegno. Peccato per il finale frettoloso. (Faggi)
 

11. PREMIO LETTERARIO (The Adventure of the Blunt Instrument)
** Poco dopo aver vinto un premio letterario per il miglior romanzo giallo, l'autore viene ucciso nel silenzio di una stanza a quanto pare proprio con un colpo datogli in testa col pesante premio. E proprio mentre l'uomo era al telefono con l'amico Ellery Queen, testimone quindi "uditivo" del delitto. I sospettati sono i colleghi presenti all'evento (tra i quali pure un giovane Dean Stockwell), forse rancorosi o invidiosi, ai quali si aggiungono un paio di editori e un'attricetta con cui lo scrittore se la spassava. Tutti avevano naturalmente solidi motivi per ucciderlo, come da tradizione, e l'episodio si dipana seguendo la formula standard senza variazioni. Il fatto che Ellery sia qui afflitto da un forte raffreddore contribuisce a fornire qualche gag al padre, ma anche questo rientra nella norma; una soluzione che non convince proprio (nonostante una felice intuizione giallistica alla base, come spesso capita con Queen) lascia con l'amaro in bocca. Fortunatamente la valida recitazione del cast e la confezione di lusso salvano sempre dal tracollo... (Zender)


12. IL FALCO NERO (The Adventure of the Black Falcon)
***! Il primo dei due soci del “Nick & Eddie” di Broadway viene ucciso nella cantina del locale da qualcuno che gli somministra del vino avvelenato. Lasciato solo ad agonizzare, Nick prova a scrivere il nome del suo assassino con una matita, ma la punta è rotta. Non gli resta che far cadere una bottiglia dallo scaffale sperando che qualcuno riesca a decifrare l'indizio. Ci si metteranno di buzzo buono non solo Ellery e suo padre ma anche l'insopportabile Brimmer, spassosamente arrogante nell'introduzione, in cui presiede a uno spettacolo. La bottiglia in frantumi mostra sull'etichetta tedesca un falco nero, che è curiosamente lo stesso segno visibile sull'anello che la vittima portava. Coincidenza? Forse no, e le indagini portano in direzione della signora di chiare origini germaniche che si occupa della pulizia delle toilette. Un finale beffardo, da collegare facilmente a quello del "Tiranno di Pan Alley", che però mostra di dare comunque intelligentemente senso a certe false piste. La trama viene svolta con inusuale coerenza e senza accumulare troppi nomi e tracce, l'ironia tra padre e figlio investigatori funziona anche meglio del solito e l'episodio visibilmente ne guadagna. Tutto fila, i personaggi sono tratteggiati con gusto (si pensi all'uomo che legge nel pensiero) e già si pregusta il muro con cui andrà invariabilmente a sbattere Brimmel nel finale. (Zender)

*** Una bottiglia di buon vino (avvelenato) e una biforcuta (capiremo poi perché), indubbiamente misteriosa traccia lasciata dalla vittima, in cantina. Il clima iniziale ha la possibilità di giocare con certi manierismi noir; ovviamente prevarranno la struttura gialla e l'immancabile ironia della serie: l'intuizione risolutiva di Ellery, per esempio, farà capolino durante una prima colazione irrisolta, in un vivace scambio di battute con suo padre (può capitare che gli oggetti usualmente a portata di mano non sono dove dovrebbero trovarsi, col risultato di viepiù ingarbugliare la già ingarbugliata realtà). Brimmer è coinvolto e indaffarato e va detto che una scoperta interessante gli riesce; tuttavia è fuori strada per quanto riguarda la soluzione del rompicapo a sfondo enologico. Soluzione che il nostro Ellery dispiega con tocchi di razionalismo magico. (Faggi)


13. IL PUGNO DELLA DOMENICA (The Adventure of the Sunday Punch)
*** Episodio ambientato nel mondo della boxe ma che in verità dalla palestra degli allenamenti esce solo per qualche puntatina negli uffici dell'ispettore Queen e poco altro. La vittima è un pugile apparentemente abbattuto mortalmente sul ring durante un allenamento con uno sparring partner (Otis Young) col quale aveva avuto a che ridire in precedenza. Si scoprirà però dopo poco che la morte è avvenuta per avvelenamento, tramite l'acqua fatta bere al poveretto dopo lo svenimento causato dal pugno che l'aveva mandato ko. Ma sotto ci sono anche un giro di scommesse clandestine, una fidanzata che la vittima malmenava e altro ancora. Un episodio particolarmente intricato in cui ha un ruolo importante anche il solito Flannigan, giornalista senza scrupoli che cerca sempre di superare l'ispettore Queen per piazzare in prima pagina i suoi scoop. Il colpevole è facilmente individuabile, a dire il vero, ma l'indagine sufficientemente sfiziosa e ben condotta, dal momento che il rischio di creare troppo caos era evidente, vista la quantità di nomi in ballo. Ci scappano anche qualche discreta battuta (notevole quella sul caffé riscaldato) e l'ennesima "falsa pista" sbugiardata all'ultimo da Ellery. (Zender)

**! Un pugile muore sul ring durante un allenamento per i colpi subiti? No, è stato avvelenato. Attenzione al metodo e alle circostanze dell'avvelenamento. Episodio con la presenza agile, ambiziosa ma soprattutto presuntuosa e cannibale del giornalista d'assalto Flannigan, in concorrenza con la polizia e in attesa di riscontro, affamato di grafomania da cronaca nera. L'ambiente della boxe è disegnato con tratti sommari; sufficienti, tuttavia, per distribuire dosi di colore locale. Ellery, dapprima disinteressato, si calerà poi nel vivo dell'indagine perseguendo, come sempre, l'incantesimo delle indicazioni-immagini, oltre che i meri indizi. Suo padre è indaffarato ma è anche fuori strada. L'assassino è individuabile, la caratura enigmatica non è altissima. (Faggi)


14. IL TRENINO ELETTRICO (The Adventure of the Eccentric Engineer)
**! Un ex inventore fanatico dei trenini viene ucciso proprio mentre è nella sua stanza preferita, alla quale non aveva in teoria accesso nessuno tranne lui. Mentre sta facendo andare i suoi giocattoli sul plastico qualcuno gli spara, scomparendo poi letteralmente nel nulla. Parrebbe una sorta di delitto in camera chiusa, ma presto si vedrà che le indagini non andranno nella direzione di una sfida complessa da risolvere. Pochi gli indizi a disposizione, un gruppo di sospetti non troppo interessanti, un ladruncolo che non si capisce se possa essere anche colpevole di omicidio (Dick Van Patten) e, di contorno, un'aspirante scrittrice di romanzi d'amore (Ann Reinking) che tampina Ellery per farsi dare suggerimenti utili. Quando si scoprirà che l'ex inventore non era affatto andato in pensione come si credeva, qualcosa cambierà nella percezione del caso e la trama si farà più complicata. Il finale è piuttosto ingegnoso e corretto, ma copre solo una parte delle suggestioni iniziali. Modestissimo l'apporto di papà Queen, in questo caso... (Zender)

**! La vittima è un geniale ingegnere di cinquantacinque anni che sembra essere regredito all'età dei giochi: si diletta con complicati trenini elettrici... In realtà è alle prese con un'invenzione rivoluzionaria. E tra vagoni e locomotive, in un gioco enigmistico da camera chiusa (apparentemente), si dovrà districare Ellery, ghiotto di indizi che elabora secondo un criterio da pasticcere impegnato nella messa a punto di una nuova leccornia. L'episodio è anche disponibile per un colloquio di erotici sensi, grazie alla presenza di un'aspirante scrittrice di romanzi rosa - "Ellery, lei è un bell'uomo", dirà; poi, nell'epilogo, il nostro scrittore-detective solleciterà suo padre a ritirarsi nelle sue stanze, per restare solo con la ragazza... (Faggi)


15. IL TESTIMONE DIFFIDENTE (The Adventure of the Wary Witness)
**! Il solito mafiosetto italoamericano viene fatto fuori nell'appartamento di un tizio che gli doveva dei soldi. Sembrerebbe quest'ultimo l'assassino, ma la difesa al processo dice altro; e precisamente che c'era una donna testimone presente nella stanza e che il killer è in realtà un uomo comparso alla finestra e che ha sparato da lì gettando la pistola poi impugnata dall'accusato. Un po' tortuoso? Effettivamente sì, ma la testimone parebbe esistere davvero, solo che qualcuno le spara (senza peraltro riuscire a ucciderla). Ellery indaga mentre si attende il verdetto della giuria, e a padre e figlio s'aggiunge pure il solito Flannigan, il giornalista. Un caso particolarmente intricato, denso di avvenimenti e personaggi ma con un finale che non soddisfa granché (la solita confessione che scatta troppo presto), scarsa ironia, e uno sfondo gangsteristico che poco si addice al giallo. Però, a voler seguire il tutto e ponendovi molta attenzione, ci si può anche incuriosire (l'autore è pur sempre Peter Fischer). (Zender)  


16. L'ALBERO DI GIUDA (The Adventure of the Judas' Tree)
** Questa volta la vittima viene trovata impiccata a un albero del suo giardino, ma quasi subito Ellery capisce che innanzitutto quando è stata impiccata era già morta e che in aggiunta erano necessarie due persone per appenderla a quell'altezza. La vittima è un ricco uomo d'affari, già gravemente malato di leucemia. Anzi, gli avevano dato pochi mesi di vita, quindi probabilmente chi l'ha ucciso non doveva sapere della cosa. Tra i sospetti la moglie, che se la faceva col medico, il medico stesso, un prete che l'uomo conosceva ai tempi in cui vendeva armi in Cina, un pittore cinese, il socio... Un caso intricato come sempre, che la famiglia Queen dovrà risolvere mentre a casa i rubinetti del bagno fanno le bizze. La presentazione di moventi e personaggi è classica e nel complesso l'unica cosa che colpisce è in fondo la soluzione finale, che giunge effettivamente piuttosto inattesa. Il problema maggiore è dato, ancora una volta, dall'accavallarsi interminabile di nomi e vicende da non scordare, anche se poi come sappiamo è quasi tutto fumo negli occhi per depistare. Ellery stavolta si becca pure un bel colpo di karate sulla schiena da un presunto ladruncolo che lo fa volare in aria! (Zender)


17. GIALLO A HOLLYWOOD (The Adventure of the Sinister Scenario)
** Siamo a Hollywood, sul set di un film tratto da una storia scritta da Ellery Queen, invitato lì assieme a suo padre. Ad interpretare Queen c'è un attore bizzoso, antipatico a tutti, che scopriamo essere pure il produttore, mentre il regista è Miachael Raynor (Vincent Price), reduce da tre fiaschi di seguito e impegnato a recuperare un po' di credibilità. Quando il Queen cinematografico viene ucciso da tre colpi di pistola che avrebbero dovuto essere a salve, per il "vero" Queen e suo padre c'è subito materiale per un'indagine. Episodio interamente ambientato su di un set hollywoodiano ricostruito e nei suoi immediati dintorni, propone un caso non solo poco interessante ma risolto sostanzialmente attraverso un unico indizio. Sulla carta anzi la soluzione poteva essere buona, ma viene chiusa sbrigativamente e senza che si sia riusciti a coinvolgere lo spettatore nelle indagini. Ci si affida all'estro di Price, ma anche lui poco funziona nel ruolo di regista (non l'ha mai fatto, nella realtà) e le due figure femminili (moglie e amante della vittima) sono prive di ogni spessore. Manca l'ironia e più in generale una regia che sappia organizzare bene lo scarso materale a disposizione. (Zender)


18. LA DONNA IN BLU (The Adventure of the Two-Faced Woman)
*** Lillian (Joyce Brothers), una ricca signora, compra all'asta un quadro che la sera a casa comincia a scrostare rivelando una firma diversa da quella del presunto autore, ma viene uccisa durante l'operazione (in soggettiva, alla Dario Argento). Pare che la soluzione si nasconda proprio dietro il nome nel dipinto sopra il quale il pittore di pregio Vargo (Theodore Bikel, il killer della "Prova d'intelligenza" di Colombo) ha ridisegnato un suo personale ritratto. Bisogna tornare indietro fino agli anni in cui Lillian viveva in Europa forse proprio assieme al misterioso Lazar, che firmò il ritratto nascosto (il cui soggetto è infatti Lillian da giovane). Un episodio meno caotico del consueto, scritto da Robert E. Swanson, diretto nientemeno che da mister "Laguna Nera" Jack Arnold e valorizzato dalle presenze di Vera Miles (la cugina della vittima) e Victor Buono (lo psicologo della stessa che ha con Ellery sul lettino un simpatico faccia a faccia). Azzeccata la figura eccentrica del pittore, ma è sicuramente l'idagine nel passato di Lillian a riservare le maggiori sorprese. Purtroppo la durata contenuta non può andare troppo a fondo nel mistero anche perché un po' di spazio se lo prende il solito Brimmer, che immancabilmente dirà di avere in mano la soluzione (senza per fortuna piccarsi di doverla dire in diretta alla sua trasmissione). L'episodio scorre e l'indizio chiave è interessante. Nella media più alta della serie. (Zender)

***! In un appartamento lussuoso una donna è indaffarata a scrostare un dipinto: clima teso, una finestra si apre, tende svolazzanti, una porta sbatte; soggettiva dell'assassino, urlo hitchcockiano; stacco su una pistola che spara: ma siamo nella scena seguente, dove Brimmer sta registrando il suo programma per la radio; la donna, in realtà, è stata accoltellata. L'effetto calamita dell'episodio è immediato; e il maestro Arnold, in regia, non solo sa come aprire, ma anche come agire di conseguenza e chiudere, coadiuvato da una bella sceneggiatura, con la complicità di bravi attori. Enigmi legati alle opere d'arte, misteri del passato, ombre del presente e doppie verità: episodio imperdibile, che lusingherà il giallista. (Faggi)


19. IL TIRANNO DI PAN ALLEY (The Adventure of the Tyrant of Tin Pan Alley)
**! Il grande compositore Alvin Winer è un ladro di musica: possibile? A quanto pare sì, perché mentre Ellery Queen è al bar con un suo giovane amico, quest'ultimo gli dice di aver proposto una propria canzone indirettamente a Winey ma di non aver avuto risposta. In quell'esatto momento però proprio Winey in radio accenna a una "sua" canzone al piano: la stessa! Il ragazzo scatta in piedi e si precipita in radio dove accusa di furto Winey. Lo cacciano, ma tempo qualche minuto e il compositore viene ucciso nell'archivio dei dischi. Chi l'ha ucciso? Davvero il ragazzo? Possibile, ma a quanto pare erano in molti a desiderare la morte dell'uomo. Ellery e suo padre (più svogliato del solito) indagano trovandosi tra i piedi il solito Brimmer (John Hillerman), che era presente in studio durante l'ultima intervista al compositore e pretenderà di anticipare tutti dando la soluzione in diretta. Lunghi interrogatori, ma gli indizi non abbondano e la soluzione è meno intricata del previsto, nonostante l'innesto della questione "bustarelle" (soldi pagati in segreto ai conduttori per fargli trasmettere alcuni pezzi invece di altri). Sempre buone recitazione e messa in scena, e anche l'idea di base questa volta. Solo che poi gli sviluppi non mantengono quanto promesso... (Zender)


20. IL SONNO DEL GANGSTER (The Adventure of Caesar's Last Sleep)
*** Il nuovo procuratore generale (Stuart Whitman) si presenta promettendo alla cittadinanza di combattere la criminalità con grande efficacia. Come prima cosa chiama l'ispettore Queen per fargli sorvegliare Caesar (Jan Murray), un prezioso testimone da portare in tribunale il giorno dopo e che ha appena rischiato la vita in un attentato. Trasferito in un grande albergo del centro, viene ucciso nella sua stanza durante la notte, mentre due uomini di Queen erano di guardia appena fuori della porta. Dalla finestra nessun segno di passaggio... ma allora com'è morto? Un delitto in camera chiusa? In parte sì, ma la soluzione questa volta è ancora più geniale di quanto non si possa immaginare, mentre il procuratore e Queen si scornano più volte. Al secondo peraltro viene rimproverato di essere un incapace e di appoggiarsi troppo a suo figlio Ellery per le soluzioni dei casi (come negarlo, in effetti?), ironia della sorte proprio una delle pochissime volte dove invece il guizzo ce l'ha lui... Episodio per certi versi inusuale (Ellery fa pure un amichevole colloquio con un gangster), diretto senza troppa grinta da Richard Michaels ma salvato soprattutto dal sorprendente finale. Umorismo quasi a zero, invece: troppa la tensione, con lo storico braccio destro di Queen accusato di connivenza! (Zender)


21. CUORE DI PIETRA (The Adventure of the Hardhearted Huckster)
*** Il boss di un'agenzia pubblicitaria viene ucciso poco dopo aver detto ai suoi sottoposti (con scarsa lungimiranza) che bisogna scegliere come canale privilegiato per i messaggi commerciali la radio e non la neonata televisione. Poco dopo però l'uomo viene trovato ucciso nel suo ufficio e l'arco di tempo concesso all'assassino per agire non era troppo ampio, visto che appena fuori della porta lavora la segretaria (Juliet Mills). Ellery Queen, lì col giornalista Flannigan (Ken Swofford) a cui viene offerto di condurre una trasmissione, comincia le indagini e scopre prevedibilmente che sono in molti a guadagnarci, dalla morte del boss. Episodio una volta di più scritto con acuratezza e un ottimo gusto nel disegno anche dei caratteri secondari (qui è piuttosto gustoso il rapporto tra il giornalista e l'ispettore Queen). Meno nomi del consueto da mandare a mente e si capisce facilmente quali saranno le basi a cui ci si aggancerà per la soluzione. Tuttavia per risolverla andranno tenuti da conto più fattori e la spiegazione finale (in diretta televisiva alla trasmissione di Flannigan che facilita divertenti siparietti) non è certo immediata. Però tutto sembra tornare, ragionandoci un po' sopra, e ci si possono gustare al meglio i punti di forza della serie. (Zender)


22. IL PUGNALE SCOMPARSO (The Adventure of the Disappearing Dagger)
** Ex capo della polizia di New York in pensione viene ucciso la notte dopo aver convocato i sospetti di un omicidio di cinque anni prima mai veramente chiarito, la cui vittima era l'amministratore delegato di un'azienda. Questi venne pugnalato in volo ma l'aereo, una volta atterrato e perquisito in ogni anfratto, non aveva portato alla luce l'arma del delitto, un pugnale. Venne accusato il pilota (Cox), che però al processo la fece franca venendo invece condannato per il furto dei disegni di un nuovo fucile rubati all'azienda. Poiché il detective era amico dell'ispettore Queen, suo figlio Ellery indaga sul delitto e di conseguenza pure su quello di cinque anni prima, convinto che l'omicida sia sempre la stessa persona. Ma chi? Intreccio particolarmente caotico che sviluppato nei canonici 50 minuti difetta in chiarezza. Di conseguenza anche la lunga spiegazione finale ha un'unica trovata interressante, quella suggerita dal titolo. Un cast ben diretto (c'è anche Mel Ferrer) non basta a coinvolgere e l'intreccio offre meno spunti ironici della media. Si aspetta la ricostruzione finale senza essere ovviamente in grado di immaginare come possa essere sparito il pugnale. L'attenzione si rivolge al vecchio omicidio e mai a quello del detective, fatto fuori la notte dopo l'annuncio di aver individuato il colpevole del vecchio delitto e aver annunciato che la mattina dopo avrebbe raccontato tutto alla polizia. (quando si dice che uno se le cerca...). Curioso che nonostante la vittima fosse grande amico ell'ispettore Queen, a risolvere, brigare, capire sia sempre e solo suo figlio Ellery. (Zender)

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commenti (1)

RISULTATI: DI 1
    B. Legnani

    21 aprile 2019 22:31

    Grande lavoro. Complimenti.