AI CONFINI DELLA REALTA' EPISODIO PER EPISODIO

15 luglio 2012

LA PAGINA DEGLI ESPERTI

In questa pagina sono raccolti i commenti pervenuti sui singoli episodi di "Ai confini della realtà". Per cercarne uno in particolare è sufficiente selezionare tutto il testo e cercare il titolo (italiano o inglese). Chi volesse contribuire commentando un'unica e precisa stagione o un preciso episodio non ha che da CLICCARE QUI e farlo, scrivendo nel forum il proprio commento e facendolo anticipare dal numero dell'episodio, dal titolo (es. 8. TEMPO DI LEGGERE) e dal relativo pallinaggio. Il commento verrà prelevato “automaticamente” (per via umana, cioè da me) dal forum e trasferito in questa pagina nel punto esatto.


SERIE CLASSICA

***** Quanto sia fondamentale questa serie lo dimostra il fatto che molti film di fantascienza (fin dai Bmovies anni 50, ma anche i più recenti) si sono ispirati a questi episodi: a volte spettacolari, altre forse un po' meno riusciti, ma mai brutti o di visione non piacevole. La cosa più impressionante è la genialità con cui i registi riescono a rendere convincenti le storie pur disponendo di budget non molto alti e strumenti piuttosto modesti (considerando l'epoca). Amo l'episodio "Tempo di Leggere". (Fabbiu)
**** Mitica serie televisiva americana prodotta negli anni '60, è stata un vero e proprio spartiacque del genere innovandolo e portandolo fuori dal limbo del b-movie e del prodotto minore nel quale era stato fino ad allora relegato. Costituita da episodi molto diversi traloro ma che hanno in comune l'elevata qualità di realizzazione con sceneggiature ben scritte, resa ambientale efficace e un cast in cui si solo alternati alcuni tra i migliori attori americani del secolo scorso. Bellissimo il tema musicale. (Galbo)
*! Tropppo strombazzata e solo apparentemente cult. La qualità di alcuni episodi è buona, ma solo pochi di questi meritano quattro o cinque pallini. Superata per le trame, per le ambientazioni, per il moralismo. Sicuramente per l'epoca fu un prodotto innovativo e di rottura, ma visto oggi fa sorridere, anzi ridere. Il mio voto è una media e si riferisce a tutta la stagione. (Lucius)
**** Essenziale serie tv anni sessanta, realizzata con pochi ma giusti mezzi e capace di sintetizzare in pochi minuti alcune delle migliori idee di fantascienza dei sixties. Alcuni episodi rimangono tutt'ora davvero piacevoli e memorabili ("Il sarcofago", "Mostri in Maple Street"...), mentre altri sono abbastanza dimenticabili. Tra gli alti e bassi della serie, la prima stagione è comunque piuttosto consistente come qualità e memorabile per l'introduzione di alcuni degli elementi che diventeranno iconici: la sigla, la sequenza d'apertura e la voce di Serling. (Mdmaster)

 
STAGIONE 1 (1959/1960)

1. LA BARRIERA DELLA SOLITUDINE (Where Is Everybody?)
**** Primo episodio, scritto benissimo; lo spettatore sente la necessità di capire cosa si nasconda dietro la tranquillità e l'ordine di una cittadina deserta; il finale (colpo di scena) anticipa una realtà conosciuta nel mondo scientifico; Episodio sorretto da un solo grande protagonista. Un inizio in grande stile. (Fabbiu)
**** Un uomo si risveglia in una città deserta e sembra che sia rimasto l’ultimo abitante sulla terra ma… Il colpo di scena finale potrebbe non convincere (però siamo appena nel 1959) ma il primo episodio della serie è un piccolo gioiellino. Basandosi su un tema classico della fantascienza, costruisce un racconto avvincente, con una tensione ben dosata e ben scritto anche nei particolari. Il tema della solitudine tornerà anche in altri episodi della serie. (Cotola)
***! Nulla è più spettrale e desolante di una cittadina disabitata. Il protagonista dell'episodio (il bravissimo attore Earl Holliman) attraversa le strade deserte con un crescente e palpabile senso di angoscia. Tramite un'efficente ambientazione e una regia accorta, lo spettatore viene a poco a poco coinvolto fino alla rivelazione finale. Episodio molto riuscito. (Galbo)
***! Un episodio con un fascino indubbio, dovuto soprattutto all'ottima interpretazione del protagonista, che comunica molto bene l'angoscia di un uomo che sembra essere rimasto solo sulla faccia della Terra. Peccato che il colpo di scena finale sia meno affascinante e un po' assurdo, ma bella la morale che vuole trasmettere. Notevole. (Rambo90)
*** Già da questo primo episodio si intuiscono le grandi potenzialità della serie e viene subito affrontato uno dei temi più cari a Rod Serling: la solitudine. Tensione e angoscia palpabili fino alla rivelazione finale, Holliman perfetto per il ruolo. (Il Ferrini)
**** 2 ottobre 1959: sul canale statunitense CBS debutta una nuova serie destinata ad entrare nella storia della tv e nel cuore di tutti gli appassionati. In questo primo episodio, incentrato su un tema ricorrente come quello delle sensazioni suscitate dal trovarsi in un luogo privo di altre presenze umane, già si profila quella che diventerà quasi una costante antologica, ossia l'epilogo a sorpresa che ribalta il senso di quanto visto in precedenza. Qui è forse un poco debole, ma conclude comunque degnamente un racconto angosciante ben diretto e bene interpretato. (Daniela)

2. UN DISCORSO PER GLI ANGELI (One for the Angels)
***
Basta arrivare al secondo episodio della serie per capire subito le potenzialità della serie: Twilight zone è mistero, ma non necessariamente in chiave fantascientifica; qui il tema principale è quello della morte, affrontato con un pizzico di umorismo. Insolito e poetico (Fabbiu)
**! Un uomo riceve la visita della Morte, ma si rifiuta di seguirla e la convince a rimandare il fatal momento fino a quando… Il tema, di bergmaniana memoria ma non solo, è antico come il mondo e l’epilogo stavolta non rovescia quanto visto sino ad allora. Tuttavia l’episodio si lascia guardare pur senza esaltare. Buona la prova del protagonista. (Cotola)
*** Due bravissimi attori (peraltro doppiati in modo eccellente) sono i protagonisti di questo episodio nei panni di un venditore ambulante e della morta venuta a prelevarlo. Nonostante l’argomento sia decisamente macabro, il tema della morte è trattato in modo insolitamente colloquiale e l’atmosfera generale è quasi di pacificazione, con il poetico inserimento della figura della bambina che il sig. Bookman tenterà di sottrarre al suo destino. (Galbo)
**** Un venditore ambulante cerca di rimandare il suo appuntamento con la morte con un'astuzia, ma il destino è dietro l'angolo. Un episodio che ho trovato particolarmente toccante e leggero, anche grazie all'interpretazione molto sentita di Ed Wynn, che tratteggia un personaggio davvero amabile. Il finale "beffardo" è, per una volta, comunque lieto e questo lo rende diverso dalla maggior parte degli episodi. Ottimo. (Rambo 90)
**** Una delle puntate più belle e invecchiata meglio, forse perché si allontana decisamente dal territorio fantascientifico per approdare a quello squisitamente fantastico. Si può beffare la Morte? Un final destination con dialoghi mai banali e una deliziosa atmosfera poetica. (Il Ferrini)
*** Il secondo episodio della serie inaugura il filone fantastico che si va ad affiancare a quello fantascientifico. Il tema è quello classico della morte che si palesa a chi sta per trapassare: qui è nella versione impiegatizia di un distinto signore in giacca e cravatta, alle prese con una "vittima" designata non solo riluttante ma anche astuta. Interpretato dal simpatico Ed Wynn, il venditore ambulante affabulatore conquista facilmente il nostro affetto con un epilogo tra i più dolci e consolanti di tutta la stagione. (Daniela)

3. AL DENTON NEL GIORNO DEL GIUDIZIO (Mr. Denton on Doomsday Al Denton nel giorno del giudizio)
***
Un povero alcolizzato ritrova la sua dignità e, con essa, anche la fama di abile pistolero che aveva un tempo. E questo è un guaio, per gli avventurieri o i giovani sbruffoni disposti a sfidare chiunque pur di dimostrare di essere i più veloci. Ma in città è arrivato un venditore di porzioni... Primo episodio di ambientazione western, con un protagonista che ricorda quello interpretato da Dean Martin in "Un dollaro d'onore", uscito sullo schermo nello stesso anno. Cast fitto di volti noti: accanto al bravo Dan Duryea, uno dei migliori mascalzoni di Hollywood, ci sono Martin Landau e Doug McClure. (Daniela)
**! Sconfitte ed umiliazioni non fanno certo piacere, ma in certi casi si può maledire anche l’invincibilità (e non solo in questo episodio della serie). L’elemento più insolito del narrato è l’ambientazione western (e anche qui come in altri episodi della serie, si guarda al cinema del passato) mentre il finale conciliante non soddisfa appieno lo spettatore e non può certo definirsi un vero colpo di scena. In ogni caso: non male. (Cotola)
** Insolita ambientazione western per un episodio che ha per protagonista un pistolero alcolizzato. Il destino è impersonato da un misterioso venditore. L’intreccio è abbastanza prevedibile e questo episodio non è tra i migliori della serie, in parte riscattato dall’ambientazione curata e dalla buona prova del cast, nel quale troviamo un giovane Martin Landau. (Galbo)
*** Un ex pistolero, ora ubriacone, trova una pistola e con questa il coraggio per ricominciare da capo. Un episodio interessante, soprattutto per il cast composto da facce note. In particolare Duryea tratteggia il protagonista con molta convinzione e riesce a coinvolgere. La storia della seconda possibilità è già vista ma giocata bene, e il finale è particolarmente inaspettato. Simpatico il personaggio di Henry Fate (Destino). Buono. (Rambo90)
** Non particolarmente riuscito il connubio fra western e fantasy, ma a non convincere è soprattutto la superficialità con cui viene trattato il tema dell'alcoolismo. A salvare la baracca un cast di prim'ordine, anche se Duryea che canta è piuttosto imbarazzante. Deludente anche il duello finale. (Il Ferrini)

4. IL SARCOFAGO (The Sixteen-Millimeter Shrine)
***
Un'attrice un tempo famosa, autoreclusasi nella propria villa, rivede continuamente i suoi film, persa nei ricordi. Lo shock di incontrare un suo partner dello schermo trasformato dagli anni in un uomo anziano e dimesso avrà un esito sorprendente... Il personaggio interpretato da Ida Lupino richiama quello di Norma Desmond in "Viale del tramonto", espressamente citato nella scena della scalinata. Nel cast anche Martin Balsam.
Già al quarto episodio, la serie affronta un filone che sarà fra i più battuti, almeno sul versante fantastico, tanto da essere ripreso anche nell'episodio immediatamente successivo: quello della fuga/ritorno in un passato idealizzato, si tratti di quello dell'infanzia (ep.5), degli anni del successo (come qui) oppure di una tranquilla cittadina in cui i ritmi della vita moderna sono sconosciuti (ep.30). (Daniela)
*** Non ci fosse stato il wilderiano “Viale del tramonto”, il giudizio finale sarebbe stato ben più lusinghiero. La storia è più o meno quella (seppure in piccolo), il senso di dejavu è molto forte ma l’episodio è molto ben fatto ed è un piacere vedere la straordinaria prestazione di una grandissima attrice come Ida Lupino. Dal finale prenderanno spunto diverse pellicole a venire. Temi e situazioni sono quelle tipiche della serie. (Cotola)
*** Il chiaro elemento ispiratore di questa puntata è il film Viale del tramonto. Essendo però Ai confini della realtà, il racconto prende una deriva fantastica e inaspettata, imponendo allo spettatore una riflessione sulla realtà e sull’apparenza. Bravissima Ida Lupino nei panni della vecchia attrice lontana dal palcoscenico. (Galbo)
** Un episodio su una diva dimenticata che vive ancora nel passato, appena pochi anni dopo Viale del tramonto, rende la storia già vista e poco interessante. La svolta fantastica inoltre è un po' prevedibile. Molto brava comunque Ida Lupino. (Rambo90)
***! In questo palese omaggio alla Norma Desmond di Billy Wilder, la protagonista (Lupino) recita magnificamente e la sua sola performance vale la visione. Molto suggestiva la fotografia, specialmente nella sala delle proiezioni. Il finale, sebbene intuibile già dopo pochi minuti, è sufficientemente inquietante. (Il Ferrini)

5. LA GIOSTRA (Walking Distance)
*** Un uomo d'affari in viaggio giunge casualmente nelle vicinanze della cittadina natia, da cui si era allontanato tanti anni prima in cerca di successo. Nel paese il tempo non sembra essere trascorso, anzi tutto è identico come era ai tempi della sua infanzia, tanto identico che... Episodio assai malinconico, all'insegna del ritorno ad un passato, quello dell'infanzia, che il protagonista scopre essere stato il più felice della sua vita. Nel cast un convincente Gig Young e, in una breve apparizione, un bambinello già riconoscibile come il futuro Ricky Cunningham, ossia Ron Howard. (Daniela)
**! Altro giro altra corsa in questo episodio che affronta un altro dei temi classici della fantascienza: il varco temporale tra due momenti diversi del tempo. Non avvince in modo particolare e non sorprende nemmeno nella parte finale, ma l’atmosfera è ben creata ed è tipica di quei tempi. Curata anche la confezione. Senza infamia e senza lode. Nella parte del bambino, c'è un piccolissimo Ron Howard. (Cotola)
***! Il disorientamento spazio temporale è un tema ricorrente nella serie, e questo è sicuramente uno degli episodi migliori della prima stagione. Un convincente Gig Young impersona Martin, che torna indietro nel tempo nella cittadina della sua infanzia ritrovando la sua famiglia. Particolarmente efficace è il clima di sospensione e di incredulità legato alla scoperta da parte del protagonista del sé stesso giovane. Buono il doppiaggio. (Galbo)
**! Un uomo torna nel paese dove è nato per rivedere i luoghi della sua infanzia, ma per uno strano caso si ritrova davvero nel passato. Una storia già vista, con le classiche implicazioni sui paradossi temporali (il protagonista incontra sè stesso ragazzino e i suoi genitori), ma ben girata, con un discreto ritmo e un'ottima interpretazione di Gig Young. Non male. (Rambo90)
**! Interessante ma non imperdibile episodio sul viaggio nel tempo; di particolare fascino l'incontro del protagonista col se stesso ragazzino, ma per il resto niente di particolarrmente sorprendente. Nostalgico. (Il Ferrini)

6. LA CLAUSOLA (Escape Clause)
**
David Wayne, futuro babbo televisivo di Ellery Queen, è un ipocontriaco egoista ossessionato dallo prospettiva che, nel migliore di casi, gli restano da vivere poche decine di anni. Il diavolo, sotto veste di un signore affabile e ben vestito, gli propone un contratto all'apparenza assai vantaggioso: l'invulnerabilità e con essa la possibilità dell'immortalità in cambio di una cosetta trascurabile come l'anima. Il tipo accetta, salvo accorgersi di quanto sia noiosa la vita senza rischi. Per sua fortuna (o disgrazia) il contratto prevede una clausola di salvaguardia... Episodio modesto, sia per la banalità della storia che per la scarsa verosimiglianza del comportamento del protagonista, assai stupido oltre che meschino. (Daniela)
** Ancora un episodio che tratta un tema vecchio come il mondo: il patto col diavolo. Peccato però che lo svolgimento non sia un granché, prevedibile anche nel finale ben poco sorprendente. Il registro narrativo punta sull’elemento comico e non su quello mistery. Risultato: poca tensione e altrettanto scarso interesse. Mediocre ma con un suo perché. (Cotola)
** Il tema della vendità dell’anima in cambio dell’immortalità è un classico. In questo episodio Walter Bedeker, inveterato ipocondriaco stringe un patto con il demonio. La sceneggiatura punta sull’elemento ironico ma il registro è abbastanza modesto e non sufficientemente incisivo nonostante la bravura del protagonista David Wayne. (Galbo)
*** Un episodio che ho apprezzato principalmente per l'interpretazione di Wayne, molto a suo agio nel ruolo dell'insopportabile e logorroico protagonista. La storia, pur con una base fantastica, punta sulla comicità e riesce a strappare vari sorrisi, senza nemmeno rinunciare al più classico dei finale beffardi. Buono. (Rambo90)
**! Walter Bedeker è terrorizzato dall'idea di morire. Un patto col Diavolo lo renderà immortale, ma ben presto si renderà conto che vivere senza "suspense" non è vivere. Tema classico, affrontato con mestiere ma con un finale piuttosto prevedibile. Bravo Wayne. (Il Ferrini)

7. SOLITUDINE (The Lonely)
***** Jack Warden interpreta un uomo condannato a trascorrere 50 anni di segregazione su un asteroide lontanissimo dalla Terra. I suoi unici contatti umani, della durata di pochi minuti, sono quelli con l'equipaggio di una nave spaziale che trimestralmente lo rifornisce di acqua e cibo. Ma il giorno il comandante della nave, avendo pietà di lui, gli consegna una cassa speciale... Una delle migliori variazioni sul rapporto uomo-androide, commovente nella rappresentazione della solitudine e dei primi momenti di "contatto" (le lacrime sul volto della donna-robot), con un epilogo amarissimo, indimenticabile. (Daniela) 
**** Un uomo condannato a vivere su un remoto asteroide, agogna una compagnia, che gli verrà fornita nel modo più insolito. Bellissimo episodio, interpretato dal bravo Jack Warden. Al di là della riuscita ambientazione quasi da deserto post-atomico, rappresenta l’occasione per una riflessione sul tema dei rapporti uomo/macchina e sul senso di estraniamento legato alla vita solitaria. (Galbo)
***! Dopo la grande apertura, ancora un episodio che tratta il tema della solitudine e lo fa nel modo migliore possibile. Il dramma del protagonista si colora di toni sempre più disperati, fino a raggiungere la vera e propria beffa, nel notevole (pur non essendo quel che si dice un colpo di scena) finale che ha un sapore triste e amaro. Tra i migliori della prima serie. (Cotola)
*** Un episodio che analizza i rapporti uomo-macchina decenni prima di film come Io e Caterina o Lei, con risultati buoni, soprattutto per la splendida interpretazione di Jack Warden. Il ritmo a volte è troppo lento, ma è riscattato dai contenuti e da un finale necessario ma ugualmente struggente. (Rambo90)
**** Bellissima storia, certo non scevra da qualche tenera ingenuità, che tuttavia non può che essere perdonata. La solitudine, la pazzia, il disperato bisogno di un contatto sublimato da una donna robot che paradossalmente diventa l'essere più umano della vicenda. Finale che non si dimentica. (Il Ferrini)

8. TEMPO DI LEGGERE (Time Enough at Last)
***** Un modesto impiegato, tiranneggiato da moglie e capoufficio, per leggere in santa pace ha l'abitudine di rifugiarsi nella camera blindata della banca dove lavora. Un giorno, uscendo, scopre di essere l'unico essere vivente nella città distrutta... Primo episodio trasmesso dalla tv italiana, da molti considerato anche il migliore in assoluto. Il finale a sorpresa, caratteristico della serie, qui non ha alcuna valenza ironica o paradossale, ma è disperato senza appello. Grandissimo Meredith. (Daniela)
****! A volte rimanere l’ultimo uomo sulla terra può avere i suoi vantaggi, a patto che… Uno degli episodi più giustamente famosi della serie ed anche uno dei più beffardi e crudeli come dimostra il finale che è uno dei più riusciti di sempre. Ciò non certo perché giochi sull’effetto sorpresa ma poiché dotato, come già detto, di rara cattiveria. Bella la prova di Burgess Meredith. (Cotola)
***! Uno degli episodi più beffardi e cattivi della serie originale. Ci si rallegra quando il protagonista (un ottimo Burgess Meredith) sopravvive alla distruzione, liberandosi di tutte le persone che lo angariavano e non gli permettevano di coltivare l'hobby della lettura. Si rimane poi di stucco di fronte al finale, che nega il lieto fine e getta nella disperazione quello che fino a quel momento era stato un episodio molto ironico. Notevole. (Rambo90)
**! Non mi ha convinto granché. Partendo da presupposti già piuttosto inverosimili (pare che tutti odino leggere eccetto il protagonista) la vicenda si snoda attraverso situazioni paradossali: la moglie che per dispetto scarabocchia le poesie, per esempio, è del tutto incomprensibile. Si salva solo in virtù di un finale particolarmente cattivo e spiazzante. (Il Ferrini)

9. UN SOGNO LUNGO UN ATTIMO (Perchance to Dream)
**
Un uomo malato di cuore deve evitare forti emozioni che potrebbero essergli fatali. Ma come fare se queste emozioni si presentano sotto forma di incubi? Non dormire più non può certo essere una soluzione... Nonostante l'impegno di Richard Conte nel ruolo del terrorizzato protagonista, un episodio fra lo psicanalitico ed il paranormale dal valore piuttosto modesto. (Daniela)
** Episodio fra i meno riusciti, molto noioso e poco accattivante, anche se guidato dall'interpretazione sentita di Richard Conte. Molto verboso, senza nessun guizzo o colpo di scena, soprattutto con un finale deludente e prevedibile. L'idea di partenza era interessante (un uomo malato di cuore ha paura di dormire, fare un incubo e quindi morire nel sonno), ma è stata sviluppata blandamente. (Rambo90)
** Protagonista l'uomo più stanco del mondo, non dorme da giorni perché è convinto che addormentandosi morirebbe. Si reca dallo psichiatra e qui inizia il suo viaggio a metà fra il sogno e la realtà. Il soggetto è assai esile e le "spaventose" scene al luna park non sollevano le sorti di un episodio poco riuscito. (Il Ferrini)

10. LA NOTTE DEL GIUDIZIO (Judgment Night)
***
A bordo di una nave commerciale inglese in viaggio verso gli Stati Uniti c'è uno strano passeggero, che non ricorda nulla del suo passato, neppure come e quando è salito a bordo. Conosce solo il suo nome, sa di essere tedesco ed è certo che stia per accadere qualcosa di terribile... Episodio di ambientazione bellica, come vari altri, che declina un tipo di inferno "su misura" piuttosto inquietante. Accanto al protagonista Nehemiah Persoff un paio di volti noti: il futuro agente segreto Patrick Macnee e un giovanissimo James Franciscus. (Daniela)
** Un episodio che vive solo della sua bizzarra conclusione, davvero inaspettata nel colpo di scena. Peccato che si fa fatica ad arrivarci, con i dialoghi lenti e noiosi che vengono proposti. Così come poco interessante è il protagonista, ripetitivo nella sua perenne ripetizione dell'aver perduto la memoria. Mediocre. (Rambo90)
**! L'idea non è affatto male e per tutta la puntata si mantiene un certo clima di tensione. Un militare si ritrova a bordo di una nave, non ricorda come ci sia finito né perché, sa solo di shiamarsi Lanser e di esser nato a Francoforte. La bizzarra e geniale spiegazione, che arriva nel finale, salva l'episodio dalla mediocrità. (Il Ferrini)
*! Come spesso accade la voce off, moralistica e pesantemente didascalica, toglie un po' di tensione all'episodio. Un episodio peraltro debole, lento nello svolgimento e che vanta, come unico pregio, il colpo di coda rivelatore. La dannazione dell'assassino a riandare sempre sul luogo del proprio delitto è, infatti, di buona efficacia. Anonimi i protagonisti. (Rufus68)
 
11. QUANDO IL CIELO FU APERTO (And When the Sky Was Opened)

***! Tre astronauti di ritorno da una missione spaziale "spariscono" uno dopo l'altro: non si tratta di un evento solo fisico, ma di una "non esistenza", in quanto nessuno conserva più alcuna memoria degli scomparsi. Bell'episodio che, con una encomiabile economia di mezzi, riesce a trasmettere lo sgomento di fronte all'inesplicabile, dato che non essere mai esistiti è sorte peggiore del morire. Nel cast Rod Taylor e James Hutton. (Daniela)
*** Tre astronauti tornano sulla terra, unici sopravvissuti di una spedizione andata male. Ma uno di essi scompare e tutto il mondo sembra aver dimenticato la sua esistenza. Intrigante e affascinante nella premessa, ben svolto nella ossessionante ricerca di Rod Taylor (molto bravo) di voler provare l'esistenza del compagno scomparso. In più occasioni il tutto diventa inquietante, soprattutto sapendo che la situazione sarà costretta a ripetersi, fino all'amaro finale. Buono. (Rambo90)

12. CHI TROPPO VUOLE (What You Need)
***
Un venditore ambulante, ometto gentile e schivo, ha il potere di poter prevedere di cosa realmente o suoi clienti avranno bisogno. Un uomo violento ed egoista cercherà di trarre vantaggio da questa sua dote ma... Episodio incentrato, come altri (ad esempio, l'ep.3), sulla figura di un venditore di tipo particolare, qui il dolce Ernes Truex. Nel cast, in un ruolo per lui abituale, Steve Cochran. (Daniela)
*** Episodio interessante e beffardo, ancora una volta incentrato su un venditore ambulante altruista che ha anche il dono di prevedere l'immediato futuro. Molto bravi i protagonisti a tratteggiare i loro personaggi, ed è curioso l'utilizzo che gli acquirenti faranno dei vari oggetti a loro venduti durante la puntata. (Rambo90)
***! Ottimo episodio, incentrato sulla figura di un venditore ambulante con doti particolari (prevede ciò che servirà ai propri clienti...). Come sempre l'episodio riserva una buona morale e fa riflettere su diversi aspetti del senso della vita. Ottimo l'attore protagonista che interpreta l'anziano venditore. Nella norma il cast di contorno. (Ultimo)

13. MORIRE IN QUATTRO (The Four of Us Are Dying)
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Un truffatore di mezza tacca ha lo straordinario capacità di alterare i tratti del proprio viso in modo tale da assumere le fattezze di chiunque voglia. Così, nel giro di poche ore, si trasforma in un musicista morto in un incidente, in un gangster fatto fuori dal complice ed in pugile con un brutto passato. Quest'ultima trasformazione gli sarà fatale... Episodio intrigante, anche se assai poco verosimile (nulla ci viene detto circa corporatura e voce). Fra i quattro attori che interpretano il protagonista, il volto più noto è quello di Ross Martin, esperto d'arte assassino incastrato da Colombo. (Daniela)
** Un delinquente ha l'abilità di poter cambiare faccia a suo piacimento. Così sfrutta questo dono per loschi scopi, trasformandosi a secondo della bisogna. Per quanto l'assunto di base sia interessante, lo svolgimento è lento e noioso e, cosa ancor più grave, non viene data nessuna spiegazione su altri aspetti della persona che dovrebbe alterare come voce, altezza, colore degli occhi. Non male il finale. (Rambo90)
*! Gradevoli, per la semplicità del trucco, le trasformazioni del protagonista: tale l'unico pregio. Assai deludente, infatti, risulta la sceneggiatura che assomma i vari eventi (le quattro mutazioni del volto e dei personaggi) con rozza meccanicità in modo da stupire blandamente lo spettatore. Le casualità (il pugile che ritrova il padre) sono troppo forzate per generare tensione. Curioso e nulla più. (Rufus68)

14. IL TERZO DAL SOLE (Third from the Sun)
***
Di fronte alla prospettiva di una imminente guerra nucleare, due famiglie si preparano segretamente a fuggire su una navicella spaziale, nella speranza di raggiungere un pianeta dove possano vivere in pace... Episodio scritto da Matheson che punta le sue carte soprattutto sul ribaltamento finale della prospettiva. Discreto ma non esaltante, causa un cast anomimo e un colpo di scena un pò scontato. (Daniela)
**! Due famiglie, a conoscenza di un disastro nucleare che distruggerà il pianeta, decidono di fuggire verso un altro mondo, che pare abitabile. Un episodio che vive, come già altri, in funzione del finale (a dire il vero inaspettato e riuscito). C'è qualche momento di stanca ma è ben recitato e verso la fine ha anche un pizzico di tensione. (Rambo90)

15. UNA FRECCIA VERSO IL SOLE (I Shot an Arrow Into the Air)
**! Dopo aver perso il contatto con la base spaziale, un'astronave precipita in una zona desertica. Convinti di essere finiti su un'asteroide, i membri superstiti dell'equipaggio si contendono la poca acqua disponibile... Episodio all'insegna dell'homo homini lupus, corretto nella svolgimento e con una bella ambientazione, ma che appare troppo ingenuo nell'assunto per colpire davvero. Il colpo di scena finale infatti questa volta non riesce a sorprendere lo spettatore, che ha mangiato subito la foglia. (Daniela)
**! Quattro astronauti sono precipitati in un pianeta sconosciuto e desertico. Affamati e assetati, vanno in cerca di qualcuno che possa aiutarli, mentre uno di loro inizia a dare di matto. Storia classica di uomini che tornano allo stato selvaggio in caso di sopravvivenza (come accadrà pure in un segmento de L'uomo illustrato), ben recitata ma con un colpo di scena telefonato che ne penalizza la conclusione. Curioso come proprio il finale sia il ribaltamento dell'episodio precedente. (Rambo90)
*! Il classico episodio che vive per la sorpresina finale. Peccato che questa sia ampiamente prevedibile (almeno oggi, in tempi più smaliziati). Rimane il fascino vintage generato dall'ottimismo per i viaggi interplanetari, ingenuo e simpatico, e la pallida anticipazione di Capricorn one (che aveva, ovviamente, altri intenti polemici). Mezzo pallino in meno per i datati moraleggiamenti della voce off. (Rufus68)

16. L'AUTOSTOPPISTA (The Hitch-Hiker)
***!
Una giovane donna sta attraversando in macchina il paese da costa a costa. Dopo un incidente, in apparenza di poco conto, inizia ad incontrare continuamente sulla sua strada uno strano autostoppista, che solo lei sembra in grado di vedere.. Episodio classico, basato su un escamotage che poi sarà sfruttato fino allo sfinimento, soprattutto nel cinema degli ultimi decenni, tratto di una pièce radiofonica che originalmente era interpretata da (rullo di tamburi) Orson Welles. Qui la smarrita protagonista è la convincente Inger Stevens, interprete anche dell'ep.44. (Daniela)
*** Una donna viaggia in automobile verso Los Angeles e inizia ad essere perseguitata da un'autostoppista malandato. Episodio interessante, che anticipa in qualche modo un segmento di Creepshow 2. Ben interpretato da Inger Stevens, regala molta tensione e più di un interrogativo, non tutti in realtà soddisfatti dalla sorpresa finale. Buono. (Rambo90)

17. LA FEBBRE (The Fever)
**! Una donna vince un soggiorno gratuito a Las Vegas. Il marito, burbero e diffidente, l'accompagna molto mal volentieri, mettendola in guardia contro le lusinghe dei giochi d'azzardo. Eppure sarà proprio lui a finire vittima della coazione a ripetere indotta da una malefica slot-machine... L'episodio non è fra i migliori della serie, ma Everett Sloane è molto bravo nell'impersonale un uomo che, nel giro di brevissimo tempo, passa dalla diffidenza all'ossessione. (Daniela)
** In vacanza premio a Las Vegas, un uomo dice alla moglie di non cadere nella febbre del gioco, salvo poi cascarci lui stesso. Un episodio un po' lento e ripetitivo, dall'idea iniziale simpatica ma che poi si arena in una situazione che diventa troppo assurda anche per la serie. Molto buona comunque la performance di Everett Sloane, capace di tenere in piedi anche il finale bislacco. (Rambo90)

18. L’ULTIMO VOLO (The Last Flight)
** Ancora un varco nel tempo che stavolta però è più un buco nell’acqua ed anche di grandi proporzioni se si pensa che a scriverlo è stato un certo Matheson. L’interesse per ciò che accade è, infatti, troppo contenuto e la tensione non riesce a crescere più di tanto sgonfiandosi in un finale molto deludente, come d’altronde tutto il resto. Mediocre ma nulla più. (Cotola)
** Un pilota inglese a bordo di un biplano della prima guerra mondiale atterra in un aereoporto militare americano in terra di Francia, ma oltre 40 dopo... Salto temporale. motivato dalla necessità di salvaguardare il presente "aggiustando" il passato, come avverrà nel successivo episodio 58. Il tema intriga, ma lo svolgimento è poco coinvolgente e l'interesse assai modesto, come pure lo scialbo protagonista, al quale lo sbalzo nel futuro offre una occasione di riscatto. (Daniela)
** Un pilota della prima guerra mondiale si trova catapultato nel futuro, ma c'è un motivo ben preciso. Classico salto temporale, di cui la serie abbonda, con spaesamento e successiva convinzione che l'accaduto serva a uno scopo. Scorre su binari troppo prevedibili, senza coinvolgere troppo, e il finale non riserva nessuna sorpresa (semmai una stanca conferma). Bravi gli attori. (Rambo90)

19. lL TESTAMENTO PURPUREO  (The Purple Testament)
*** Un tenente scopre di avere la capacità di scorgere sul viso dei compagni una luce particolare, che ne annuncia la morte imminente, ma questo non gli dà la possibilità di salvare nessuno dal destino già segnato. Per il filone "doni sgraditi", declinata altrove in chiave umoristica (vedi I pensieri degli altri, sempre con Dick York), un episodio di ambientazione bellica tutto in chiave drammatica e fatalista. Breve ruolo per Warren Oats, in attesa d'incontrare zio Sam e l'immortalità cinematografica grazie ad una testa mozzata. (Daniela)
*** Un soldato è in grado di prevedere la morte dei compagni poco prima che accada, grazie a una luce che sfiora il volto dei predestinati. Episodio molto drammatico, giocato sulle turbe del giovane con il dono in questione, sulla sua psicologia e sull'impossibilità di poter evitare le morti. Il protagonista è bravo e il finale, sebbene prevedibile, molto riuscito. Buono. (Rambo90)

20. TRE UOMINI NELLO SPAZIO (Elegy)
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Tre astronauti finiti fuori rotta atterrano su un asteroide che, a parte il fatto di essere illuminato da due soli, sembra la Terra di qualche secolo prima, ma i cui abitanti, del tutto simili ai terrestri, sono statue di carne "congelate" in una posa eterna. In questa sorta di museo delle cere, l'unico in grado di muoversi e parlare è un affabile vecchietto che si presenta agli sbigottiti visitatori come il custode del cimitero... Bell'episodio, reso indimenticabile dalla presenza di Cecil Kellaway, grande caratterista di tante pellicole hollywoodiane, da "Ho sposato una strega" ad "Harvey". (Daniela)
**** Solito volo nello spazio finito male, con tre astronauti che finiscono su un pianeta che sembra essere la Terra, se non fosse che tutti gli abitanti sono immobili e muti. Uno degli episodi migliori, accattivante fin dai primi minuti e davvero macabro e inquietante dopo. Ottima l'interpretazione di Kellaway, finale prevedibile ma in linea con il resto e quindi necessario. (Rambo90)

21. IMMAGINI ALLO SPECCHIO (Mirror Image)
***! In una sera piovosa, una giovane donna attende l'autobus in una stazione semi-deserta. Quando chiede un'informazione al bigliettaio, questi indispettito sostiene di averle già dato una risposta pochi minuti prima. Anche la donna delle pulizie afferma di averla già vista... Il tema degli universi paralleli e dei nostri "doppioni" affrontato in modo minimalista ma molto efficace, con una chiusura d'effetto. La smarrita protagonista è la sensibile e delicata Vera Miles. (Daniela)
*** Una donna, che attende un autobus in una piccola stazione, rischia di arrivare alla follia quando tutti le dicono che i gesti che compie li ha già compiuti in passato. Episodio affascinante, fatto di paradossi e allucinazioni, ancora più intrigante visto che la spiegazione è lasciata quasi unicamente alla fantasia dello spettatore. Molto riuscita l'interpretazione di Vera Miles. (Rambo90)
***! Episodio notevole in cui viene affrontata nientemeno che la teoria delle stringhe, sebbene il tutto avvenga in un unica stanza: la sala d'attesa d'una stazione. Protagonista una bellissima Miles (la sorella di Janet Leigh in Psyco) molto brava nel restituirci il senso di smarrimento di fronte ai bizzarri eventi che si succedono. (Il Ferrini)


22. MOSTRI IN MAPLE STREET (The Monsters Are Due on Maple Street)
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Maple Street è una tranquilla strada residenziale in cui tutti vivono in rapporti di buon vicinato. Ma basta qualche evento inspiegabile, legato alla caduta di un meteorite, perché si scatenino paranoia, sospetti reciproci, violenza. Una mini "caccia alle streghe" che conforta l'opinione degli alieni sperimentatori: non c'è bisogno di usare armi contro gli uomini, basta creare le condizioni adatte e loro stessi si distruggeranno l'un con l'altro. Considerazione talmente sensata, purtroppo, che questa volta Ron Serling in chiusura, modificando la formula classica, osserva come i fatti rappresentati non avvengano solo ai confini della realtà. Episodio decisamente buono, anche se penalizzato dal metraggio ridotto che non consente una progressione più realistica degli eventi. Nel cast, il volto più noto è quello di Jack Weston, caratterista dalla nutrita filmografia. (Daniela)
***! Interessante e intelligente invasione aliena, dove non sono le armi a distruggere l'uomo ma la sua stessa natura diffidente e violenta. Il crescendo di follia collettiva che colpisce i protagonisti è intrigante e ben costruito, così come la recitazione di ognuno è adatta al ruolo. Finale ovviamente amarissimo. (Rambo90)

23. L'AVVENTURA DI ARTHUR CURTIS (A World of Difference)
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Arthur Curtis entra nel suo ufficio, prende accordi con la segretaria circa un imminente viaggio, si appresta a telefonare alla moglie. D'un tratto, sente gridare alle sue spalle "stop", si volta e scopre di essere su un set... Bell'episodio, che coniuga in maniera originale un tema assai caro alla serie come quello della "fuga", che sia in un passato idealizzato, nella follia o in un'altra dimensione, innestandolo con un altro tema ricorrente, il timore di perdere la propria identità. Il protagonista, sospeso fra sbigottimento e panico, è ben reso da Howard Duff. (Daniela)
***! Arthur Curtis è un dirigente che all'improvviso si trova su un set cinematografico, dove tutti gli dicono che lui è un attore e sta solo interpretando una parte. Un episodio davvero affascinante, piuttosto inquietante nel suo rovescio della realtà e molto ben interpretato dal protagonista, che fa suoi lo smarrimento e la disperazione del personaggio. Incalzante nel ritmo e con un dubbio nel finale che impreziosisce il tutto. (Rambo90)

24. LUNGA VITA A WALTER JAMESON (Long Live Walter Jameson)
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Il mitico Kevin Mc Carthy è l'ultracentenario protagonista di questo episodio; è alla ricerca di una nuova compagna, ostacolato però dal padre di questa che ha scoperto il suo segreto. Mc Carthy è molto bravo,e l'episodio a tinte horror si fa seguire con molto piacere.  (Ciavazzaro)
*** Il protagonista è un professore di storia, molto aprezzato da studenti e colleghi per la sua capacità di descrivere gli avvenimenti del passato come se vi avesse assistito personalmente. Il padre della sua fidanzata però nutre qualche sospetto nei suoi confronti... Kevin McCarthy, che pochi anni prima aveva dovuto affrontare baccelloni venuti dallo spazio, qui è alle prese col tema della (quasi) immortalità. Episodio non particolarmente esaltante, ma dal bel finale "polveroso". (Daniela)
**! L'ottimo Kevin McCarthy è un Highlander ante litteram, con i classici conflitti che può avere un uomo destinato a vivere per sempre vedendo morire di volta in volta i propri cari. Ma al di là di questa trama curiosa per l'epoca è il finale a sorprendere, con un giro di boa particolarmente inaspettato. Godibile. (Rambo90)
*** Spunto originale e interessante. "Si ama una rosa per la sua caducità" dice a un certo punto il protagonista "nessuno ha mai amato una pietra". Davvero l'immortalità renderebbe l'Uomo felice? Rod Serling evidentemente pensa di no e su quest'idea costruisce una delle migliori storie della serie. (Il Ferrini)

25. GENTE COME NOI (People Are Alike All Over)
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Due astronauti partono per il primo viaggio su Marte, con un atteggiamento molto diverso: il pilota è ottimista, convinto che, se incontreranno degli esseri senzienti, questi non potranno essere diversi dagli umani, mentre lo scienziato teme l'ignoto. Durante il catastrofico atterraggio, il primo resta ferito a morte, lasciando nel terrore il secondo. Ma i marziani, una volta mostratisi, non sono solo identici ai terrestri nell'aspetto ma sembrano pure molto cordiali e disponibili... A parte il curioso look greco-romano degli alieni, episodio con un finale a sorpresa fra i più riusciti della stagione. L'ansioso protagonista è interpretato da Roddy McDowall, ex bambino prodigio e futuro scimpanzé filo-umano nella saga del Pianeta delle scimmie. (Daniela)
*** Classici (per la serie) astronauti alla deriva, che naufragano su un pianeta, che all'apparenza sembra ospitato da gente cordiale e molto simile agli umani, forse anche troppo. Episodio ben costruito, dal finale amaro e, come già altri segmenti della serie, che permette di riflettere sull'uomo e sulla sua crudeltà. Bravo McDowall, che nel pianeta delle scimmie poi si troverà dall'altra parte della barricata. (Rambo90)

26. ESECUZIONE (Execution)
*** Proprio nell’attimo della sua impiccagione, uno spietato fuorilegge pluriomicida viene catturato dalla macchina del tempo di uno scienziato che lo catapulta nella New York del Ventesimo secolo, dove replicherà le sue malefatte: ma come la cattiveria, anche la giustizia non conosce il calendario… Il volto patibolare di Albert Salmi alimenta la suspense di un episodio la cui struttura narrativa - l’uomo del passato faccia a faccia con un frastornante futuro – verrà ripresa in versione comica in “C’era una volta” con Buster Keaton. (Homesick)
*** Un cowboy sta per essere giustiziato per aver ucciso un ragazzo: quando già il suo corpo penzola dal cappio, scompare in quanto "prelevato" da una macchina del tempo che lo trasporta nella New York del 1960. Ma l'uomo è un malvagio e anche nel futuro la sua natura lo spingerà al delitto... Ambientazione western più volte utilizzata nella serie coniugata col tema del viaggio nel tempo, di cui viene sottolineato l'aspetto spiazzante di ritrovarsi in un mondo tanto più rumoroso e caotico. Salmi ha il volto adatto per il ruolo dell'assassino, mentre lo scienziato è interpretato da Johnson, che viaggerà nel tempo in prima persona nell'episodio 49. (Daniela)
**! Un fuorilegge del vecchio west si ritrova nella New York anni sessanta, proprio mentre sta per essere impiccato per omicidio. Ma le cattive abitudini sono dure a morire e la giustizia deve comunque fare il suo corso. Episodio interessante, anche se piuttosto lento, ma che si riscatta con un finale giustizialista piuttosto beffardo, dove ognuno avrà quello che si merita, anche se non proprio come ce lo si può aspettare. Gradevole. (Rambo90)

27. IL DESIDERIO DEI DESIDERI (The Big Tall Wish)
** Ambientato in un povero quartiere nero, racconta la storia di un pugile in declino cui il desiderio di un bambino, figlio di una vicina di casa, dona una possibilità di riscatto sul ring. Uno dei pochissimi episodi deludenti della prima stagione, fiacco nella rappresentazione e troppo sentimentalmente ricattatorio. (Daniela)
** Episodio noioso, piuttosto scontato sia nell'idea di partenza che nel finale, dove lo spettatore arriva a capire cosa succederà molto prima che in effetti ci si arrivi. Anche la recitazione, tendente al melodrammatico, non è degna di nota. Tra i meno riusciti della serie originale. (Rambo90)

28. L'ALTRO POSTO (A Nice Place to Visit)
**** Un malavitoso di piccolo calibro muore durante un tentativo di furto e - con sua grande sorpresa - si ritrova in un aldilà in cui un servizievole Sig. Pip biancovestito è pronto ad esaudire ogni suo desiderio: lusso, fortuna al gioco, belle donne. Certo, per essere il Paradiso, il luogo è assai noioso... Celebre episodio con un colpo di scena finale particolarmente riuscito, affidato all'ineffabile Sebastion Cabot, maggiordomo televisivo per antonomasia. (Daniela)
***! Episodio molto simpatico, con un colpo di scena finale intuibile ma ugualmente riuscito, soprattutto perchè ribalta la concezione che tutti si fanno di posti come inferno e paradiso. Bravi i due protagonisti, che danno vita a divertenti duetti, giocati per lo più sulla contrapposizione tra l'esuberanza del ladruncolo defunto e la pacatezza del suo angelo guida. (Rambo90)

29. UN INCUBO DAL PASSATO (Nightmare as a Child)
** Una giovane maestra incontra sulle scale dell'edificio dove abita una bambina che, stranamente, sembra conoscere molte cose del suo passato, avvenimenti e persone che lei stessa, a causa di un terribile trauma infantile, ha rimosso in gran parte... Episodio fra il giallo ed il soprannaturale, corretto ma poco appassionante, anche perché lo spettatore ci mette poco a capire chi sia in realtà quella bimbetta saputella. (Daniela)
** Episodio piuttosto noioso, anche se girato discretamente e con una brava protagonista. Il problema sta nell'intreccio, perché lo spettatore arriva subito a capire quale sarà il colpo di scena e dove vuole andare a colpire. Così, tolta la sorpresa, resta ben poco. (Rambo90)
*! Episodio telefonatissimo: il trauma del passato che riemerge come secondo Io a liberare l'anima componendosi pian piano alla coscienza (dalle "tenebre alla luce", come ci rammenta la voce fuori campo). Il tocco (anzi: la carezza) del giallo - si allude a un omicidio - aggiunge poco o nulla. Non manca lo spieghino finale, casomai avessimo frainteso ... Anonimo. (Rufus68)

30. UNA SOSTA A WILLOUGHBY (A Stop at Willoughby)
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Un impiegato, stressato sul lavoro dal capoufficio che lo accusa di scarso impegno e pungolato a casa dalla moglie ambiziosa che vorrebbe fosse più ambizioso, un giorno si addormenta sul treno per risvegliarsi a Willoughby, un grazioso paesino in cui il tempo sembra essersi fermato... Episodio molto noto, che tratta uno dei temi - fantastici e non fantascientici - ricorrenti nella serie: quello della fuga dal mondo di tutti i giorni e dalle sue preoccupazioni. James Daly credibile come uomo sull'orlo di una crisi di nervi. (Daniela)
***! Uno degli episodi più interessanti, che coniuga abilmente fantasia e realtà. L'interpretazione di Daly rende perfettamente l'idea di un uomo al limite della sopportazione, che preferisce rifugiarsi in un mondo onirico piuttosto che continuare a vivere la sua stressante routine. Bel finale, anche se in parte amaro. (Rambo90)

31. MIELE AMARO (The Chaser)
*** Giovanotto acquista da uno strano dottore (John McIntyre, grande caratterista hollywoodiano) una porzione d'amore che dovrebbe far cadere ai suoi piedi la bella donna a cui da tempo fa la corte senza alcun successo... Purtroppo per lui, il filtro funziona anche troppo bene. Spiritosa illustrazione del detto "Attento a quel che desideri, potrebbe avverarsi". (Daniela)
*** Un episodio ironico, che gioca tutto sul binario della commedia piuttosto che sul fantastico. Nonostante una certa prevedibilità si guarda con piacere, per le situazioni certamente simpatiche e per le ottime interpretazioni di tutto il cast. Finale un po' sciapo, ma tutto sommato godibile. (Rambo90)

32. UNA TROMBA D'ORO (A Passage for Trumpet)
**! Il protagonista è un trombettista di talento che però l'alcolismo, la solitudine e la sensazione di essere un fallito hanno condotto sull'orlo del suicidio. Quando sembra arrivato al capolinea, un "collega" celeste gli offre una possibilità... Episodio sul tipo edificante, ben interpretato dal bravo Jack Klugman che, dopo essere stato uno dei giurati lumettiani (quello che sa come si usa un coltello), diventerà famoso sul piccolo schermo come Oscar ne "La strana coppia" e come patologo criminale in "Quincy". (Daniela)
**! Non male, anche se simile come concetto alla Vita è meravigliosa di Capra, e sorretto dall'ottima interpretazione del protagonista. Non è difficile capire come andrà a finire per il trombettista, ma si guarda con piacere. (Rambo90)

33. IL SIGNOR BEVIS (Mr. Bevis)
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Il Sig. Bevis: un ometto tranquillo, sempre sereno e amichevole verso gli altri, che affronta la vita armato di un inguaribile ottimismo. Ma un giorno gli capitano tante di quelle disgrazie che il suo angelo custode è costretto ad intervenire in prima persona... Episodio leggerino, simpatico ma piuttosto inconsistente, che potrebbe essere considerato l'illustrazione del detto "Cuor contento, il ciel l'aiuta". (Daniela)
**! Favoletta senza grosse sorprese ma tutto sommato piacevole grazie alle buone prove dei protagonisti e a qualche gag simpatica. Se ne sono visti molti di angeli custodi in questa serie e questo non aggiunge nulla di nuovo, ma non è tra gli episodi peggiori. Gradevole. (Rambo90)

34. ORE PERDUTE (The After Hours)
***** Una giovane donna, intrappolata dentro un grande magazzino dopo l'ora di chiusura, scopre che le "persone" con cui aveva avuto a che fare in precedenza sono in realtà manichini del negozio... Episodio giustamente fra i più celebrati, ed anche uno di quelli che riescono a creare un maggior senso di angoscia, anche se lo scioglimento va in senso opposto. La graziosa Anne Francis risulta molto adatta al ruolo della protagonista. (Daniela)
**! Episodio interessante, che riesce a creare una bella atmosfera fantastica e di terrore nella prima parte che si sgonfia però nel finale, davvero troppo semplicistico e da commediola. Le interpretazioni del cast sono buone e la regia sa dosare bene i tempi; peccato davvero per il colpo di scena, telefonato e che stride con il tono dato fino a quel momento alla storia. (Rambo90)

35. L'INVINCIBILE CASEY (The Mighty Casey)
**! L'allenatore di una squadra di baseball di scarso successo si fa convincere da uno strambo inventore ad inserire un nuovo giocatore che si rivela lanciatore formidabile... Nonostante la ruvida presenza del grande Jack Warden, burbero come d'abitudine, un episodio piuttosto moscio, finale compreso. E poi, spassionatamente, perché mai costruendo un androide lo si dovrebbe dotare, oltre che di muscoli d'acciaio, di un aspetto tanto a bischero? (Daniela)
*** Un episodio divertente, meno misterioso e più prevedibile della media, ma che si segue senza problemi grazie a una storia comunque fantasiosa e simpatica. Aiuta molto l'ottima performance di Jack Warden, molto naturale e disinvolto, così come il viso innocuo e buono del robot Casey. (Rambo90)

36. UN MONDO SU MISURA (A World of His Own)
****
Uno scrittore - il simpatico Keenan Wynn - ha il potere di rendere reali i suoi personaggi, incidendone la descrizione sul nastro di un registratore. Così si è creato una compagna dolce e remissiva, ma la moglie, donna sofistica ed elegante, ovviamente non apprezza... Episodio mathesoniano molto spiritoso, soprattutto nell'epilogo che vede coinvolto lo stesso Rod Serling, ideatore della serie, nonché presentatore di tutti gli episodi delle prime stagioni. (Daniela)
***! Simpatico episodio di chiusura per la prima stagione. A metà tra il fantastico e la commedia, la storia ha il pregio di essere veloce e di regalare più di un momento sinceramente divertente. Ottime le interpretazioni, su tutti ovviamente il protagonista Wynn, perfetto per la parte. Colpo di scena finale un po' telefonato, ma recupera subito con la comparsa di Rod Serling. Notevole. (Rambo90)
***! Palesemente pensato come chiusura della stagione, tant'è che prevede l'apparizione (ma soprattutto la sparizione) di Rod Serling, ideatore della serie. Interamente girato in una stanza ma non per questo meno sorprendente delle altre puntate (c'è perfino un elefante). Bellezza assai raffinata quella di Phyllis Kirk, perfetta moglie gelosa. (Il Ferrini)
** Gradevole metafora sulle potenzialità della creazione letteraria. In realtà, più che di un singolo segmento della serie, si tratta di un blando divertissement autobiografico degli autori (appare, a confermare il simbolismo del tutto, il Gran Capo Rod Serling) che indaga i poteri della scrittura in grado di evocare e annientare personaggi, situazioni e circostanze. In parte Wynn. (Rufus68)

 
STAGIONE 2 (1960/1961)

37. RE NOVE NON TORNERA' (King Nine will not return)
**! Nel 1943 il pilota del bombardiere “Re Nove” atterra nel deserto: il suo equipaggio è scomparso e nel cielo volano dei jet… La sceneggiatura di Rod Serling non fa mistero di rifarsi al celeberrimo “"Accadde al ponte di Owl Creek" “ di Ambrose Brice, salvo scompaginare le certezze con il colpo di scena finale; il ritmo è piuttosto lento, condotto più che altro dai soliloqui e dalle allucinazioni del disperato Bob Cummings. Discreto. (Homesick)
*** Un capitano si sveglia nel deserto, accanto alla carcassa del bombardiere che stava conducendo in missione. Che fine ha fatto il resto dell'equipaggio? Episodio bellico imperniato su due temi consueti della serie: la solitudine inspiegabile e il salto temporale che in questo caso, fino alla piccola sorpresa nel finale, potrebbe essere interpretato come un'allucinazione dovuta al rimorso. Robert Cummings se la cava con onore in un ruolo impegnativo, tutto basato sulle espressioni del volto. (Daniela)
**! Particolarmente lento e monotono come episodio, almeno fino al colpo di scena finale che appare però un po' telefonato. Unico vero motivo per vederlo rimane quindi l'ottima interpretazione del protagonista Cummings, solo per la maggior parte della storia e davvero convincente. Così così. (Rambo90)
** Non inizia benissimo questa seconda stagione. Robert Cummings regge sulle spalle l'intero episodio, altrimenti piuttosto soporifero, restituendoci una gamma variegata di espressioni e stati d'animo di impronta teatrale. La spiegazione finale, invero assai prevedibile, non aggiunge niente a un episodio poco riuscito. (Il ferrini)

38. LA VECCHIA BOTTIGLIA (The Man in the bottle)
***
Un'anziana coppia che gestisce un modesto emporio entra in possesso di una bottiglia, apparentemente di nessun valore. Ma dentro la bottiglia è imprigionato un genio che, una volta libero, offre loro l'opportunità di esprimere quattro desideri, con esiti però ben diversi da quelli che si aspettavano... All'insegna dell'avvertenza "Attento a quel che desideri, potrebbe avverarsi", già illustrata in altre occasioni, un episodio divertente, soprattutto nella variante "uomo politico europeo molto potente". I due coniugi sono interpretati da Luther Adler e Vivi Janiss. (Daniela)
**! Una coppia di coniugi antiquari acquistano una vecchia bottiglia dalla quale fuoriesce un genio in grado di esaudire quattro loro desideri; ma cosa chiedergli? La sceneggiatura di Rod Serling è una semplice variazione della fiaba del Genio della Lampada, che si risolve in un monito a rimanere sempre se stessi e rifuggire l’avidità e il potere. Ciò che resta scolpito nella mente è piuttosto il sorriso sardonico del Genio interpretato da Joseph Ruskin. (Homesick)
**! Episodio simpatico, sebbene alquanto prevedibile negli sviluppi e anche nel finale; ma recitato molto bene e con alcuni momenti davvero riusciti, come la trasformazione del protagonista in Hitler. Apprezzabile la morale di fondo e piuttosto amaro il frantumarsi (in tutti i sensi) anche del primissimo desiderio. Non male. (Rambo90)
*** Puntata divertente, non certo figlia d'un'idea innovativa ma ottimamente interpretata dai tre protagonisti: i due coniugi e il "genio", un diabolico Ruskin. La tassa governativa sulla vincita appare francamente esagerata ma è di certo funzionale al racconto, che ha una morale meno banale di quanto possa apparire: il punto difatti non è la (scontata) condanna all'avidità o alla brama di potere ma alla scarsa lungimiranza che spesso si ha quando si è accecati da un desiderio. (Il ferrini)

39. LA DECISIONE (Nervous Man in a four dollar room)
**!
Un uomo, chiuso nella stanza di un misero albergo, medita sulla sua vita e sulle circostanze che l'hanno portato alla situazione attuale: sottomesso ai ricatti di un gangster, in procinto di commettere un crimine, senza speranze di riscatto. Ma il suo riflesso nello specchio ritiene che non sia tutto perduto... Il titolo italiano banalizza quello originale, bellissimo, cui però non corrisponde una resa altrettanto felice. La personalità scissa del protagonista non è certo una novità, anche se l'esito positivo di tale scissione è meno scontato. Comunque buona l'interpretazione "nervosa" di Joe Mantell. (Daniela)
**! Un delinquentello viene ingaggiato dal suo capo per uccidere una persona; l’impresa non sarà facile, perché l’uomo è tormentato dal suo alter ego riflesso nello specchio che lo esorta a desistere e a cambiar vita. Episodio da camera – si svolge tutto in un’angusta stanza d’albergo - sul conflitto di coscienza, combattuto attraverso l’interpretazione nervosa di Joe Mantell nei dialoghi con il suo doppio. (Homesick)
** Un episodio piuttosto noioso, tutto incentrato sullo sdoppiamento di personalità del protagonista, che per lo più passa il tempo a parlare con il se stesso nello specchio. Questa monotonia, insieme all'ambientazione unica e angusta della stanza, lo rende piatto e molto poco coinvolgente. Peccato perché l'interpretazione di Mantell è molto convincente e il finale simpatico. (Rambo90)
*! Tutto l'episodio si basa essenzialmente sul dialogo interiore delle due anime del protagonista, quella intimorita da un gangster e che esegue in maniera remissiva i suoi ordini, e la seconda, raffigurata attraverso uno specchio, che invece cerca il riscatto e la riconquista della dignità. Noioso e onestamente infantile, soprattutto nell'ingenuo e lacunoso finale. (Il ferrini)

40. ANTIPATIA PER LE MACCHINE (A Thing about machines)
***!
Il protagonista è un critico gastronomico dai gusti raffinati, snob e assai poco socievole, che nutre un vero e proprio odio nei confronti delle macchine, compresi apparecchi domestici, radio, tv, macchina da scrivere, automobile. Il problema è che questo odio ad un certo punto comincia ad essere ricambiato... Episodio curioso, soprattutto per certe trovate surreali (il rasoio elettrico che si comporta come un serpente), anche se l'eccessiva odiosità del protagonista, interpretato da uno stizzoso Richard Haydn, ne sminuisce l'impatto, rendendo impossibile ogni empatia nei suoi confronti. In altri termini, si fa il tifo per "loro", in particolare per una elegante vettura che sembra la mamma della Macchina nera e la nonna di Christine, la macchina infernale. (Daniela)
***! Un insopportabile snob ha in odio tutte le macchine (televisore, radio, orologi, rasoio, telefono, automobile) e si sente da queste perseguitato: realtà o allucinazione? Scritto da Rod Serling, è uno dei migliori episodi di questa seconda serie, che nel rielaborare un tema classico come il rapporto uomo-macchina propone l’interessante trovata degli oggetti che prendono vita, tòpos di molta cinematografia fanta-horror degli anni a venire. Non manca l’umorismo, con la suonatrice di nacchere in tv che comanda al protagonista di andarsene. (Homesick)
*** Anticipando il tema di Brivido di Stephen King, quest'episodio si inserisce tra i più riusciti della stagione, anche grazie ad una buona dose di umorismo. La rivolta delle macchine verso il protagonista è ben resa e si fa via via più coinvolgente, arrivando a un finale misterioso e intrigante, che si potrebbe leggere in un doppio modo. Buona la prova del protagonista. (Rambo90)

41. ULULATI NELLA NOTTE (The Howling Man)
*** In una notte di pioggia un uomo trova rifugio in un eremo, i cui frati tengono prigioniero un misterioso individuo ululante che sostengono essere il diavolo: sarà vero, oppure loro sono una setta di pericolosi fanatici? Abbastanza regolare nell’ambientazione gotica, l’episodio scritto da Charles Beaumont coniuga l’intrattenimento con un cenno conclusivo al problema del Male, potenza tremenda e spesso irresistibile. Persuasivi lo stravolto H.M. Wynant e il vecchio frate John Carradine. (Homesick)
***! Episodio davvero notevole, sia per le curiose scelte registiche, con inquadrature sghembe e oblique che aumentano lo straniamento del protagonista, sia per la trama che sa incuriosire lasciando lo spettatore piuttosto confuso su cosa sta accadendo fino alla fine. Bello il finale beffardo, con annesso filosofeggiamento sulla figura del diavolo. Ottimi i protagonisti, Carradine in particolare. (Rambo90)

42. È BELLO QUEL CHE PIACE (The Eye of the Beholder)
***! Una donna con il volto completamente fasciato da bende ha appena subìto un intervento di chirurgia facciale, dettato a quanto pare non solo da ragioni estetiche ma soprattutto da volontà politiche “superiori”. Scritto da Rod Serling, questo intelligente episodio rientra nella fantascienza orwelliana, prospettando un distopico regime totalitario che esige conformità assoluta segregando le minoranze e imponendo nuovi canoni di bellezza: azzeccatissimo in tal senso il titolo italiano con il celebre proverbio. Negli ultimi minuti si possono ammirare un make-up tanto artigianale quanto ancora oggi efficace (Homesick)
**** Una giovane donna dal volto bendato attende in un letto di ospedale di sapere se l'ultima operazione cui è stata sottoposta ha avuto successo. Come apprendiamo dai medici e dalle infermiere che la circondano, la donna ha infatti un volto deforme e, qualora non risulti possibile correggere i suoi lineamenti, dovrà essere segretata in una specie di confino, insieme ad altri esseri sfortunati come lei... Uno degli episodi più riusciti della serie, perfetta illustrazione del proverbio citato nel titolo italiano, ed anche uno dei più eleganti, per l'adozione di una tecnica di ripresa - dal basso, con forti angolazioni e accentuazione del contrasto fra luci ed ombre - che ricorda quella dell'espressionismo tedesco. (Daniela)
***!
Un episodio affascinante, tra i migliori della seconda stagione. Anche se il colpo di scena finale è ampiamente telefonato, la vicenda sa infondere una certa inquietudine nello spettatore e la morale di fondo è genuina. Bravi i protagonisti, bene ritmo e regia. (Rambo90)

43. APPENA IN TEMPO (Nick of Time)
***
Una giovane coppia in luna di miele si ferma in un bar dove una strana macchinetta sembra predire il futuro: per il marito ricorrere ai presunti vaticini sta per diventare una droga. L’episodio è una valida esortazione ad essere artefici del proprio destino per potersi dichiarare veramente liberi e felici, al di là come al di qua della “Twilight Zone”. Nel cast William Shatner, futuro capitano Kirk di “Star Trek” e sergente T.J. Hooker e, nel ruolo del meccanico, Stafford Repp, il comandante O’Hara della serie “Batman”. (Homesick)
*** Sposini in viaggio di nozze sono costretti a fermarsi in una piccola città per un guasto all'auto. Decidono quindi di approfittare della sosta forzata per pranzare in un locale del luogo, dove è installata una macchinetta sputa-foglietti in grado di predire il futuro. Quando l'apparecchio azzecca un paio di previsioni, il giovane ne resta affascinato fino all'ossessione, mentre la mogliettina, più saggiamente, cerca di convincerlo a riprendere il viaggio.... Scritto da Matheson, un episodio particolare in quanto in esso, come in pochissimi altri della serie, l'elemento soprannaturale e/o fantascientifico è praticamente assente. Lei è Patricia Breslin, che comparirà anche nell'ep.112. Lui è William Shatner pre-Star Trek, protagonista anche del bellissimo episodio 123 della V stagione come passeggero di un aereo che ha paura di volare! (Daniela)
*** Episodio divertente, in particolare nella prima parte riesce a creare una tensione non indifferente, con le risposte della macchinetta che cominciano a creare un'atmosfera abbastanza inquietante. Nel finale le cose si normalizzano, preferendo a una soluzione cattiva una più beffarda ma ugualmente simpatica. Bravo il giovanissimo Shatner non ancora Capitano Kirk. (Rambo90)

44. ORA TARDA (The Lateness of the hour)
****!
Il Dr.Loren vive con moglie e figlia in una casa-rifugio isolata dal mondo, nel confort assicurato da una piccola schiera di efficientissimi domestici-robot dalle fattezze umane, da lui stesso creati. Ma sua figlia è stanca di questa vita sotto vetro, circondata da macchine, vorrebbe conoscere altre persone, innamorarsi, avere figli... Come "Solitudine" (ep.7) un'altra pregevole variazione sul tema del rapporto uomo-androide, con un finale agghiacciante nella sua tranquilla "domesticità". (Daniela)
**** Padre, madre e figlia vivono isolati in una villa con gli automi (cameriera, cuoca, factotum…) che il capofamiglia ha fabbricato, ma la ragazza è stanca e vorrebbe andarsene e vivere come tutte le persone… Intenso episodio a carattere fantascientifico, che nell’esplorare il rapporto uomo-macchina tiene un più generale discorso sui sentimenti, l’amore e il ricordo: l’autore è Rod Serling, ma ci sono germi di “Blade Runner”. Ambientazione tutta in interni, simile a quella dei nostri sceneggiati Rai prossimi venturi. (Homesick)
**! Non uno dei miei preferiti. L'ambientazione tutta in interni riesce a non rallentare il ritmo (anche se dal punto di vista registico sembra di guardare uno sceneggiato Rai anni sessanta), ma l'idea di base è stata sfruttata troppo volte, in modo più o meno simile, in questa stessa serie. Rimane un colpo di scena riuscito, anche se telefonato, e un finale abbastanza inquietante nella sua pretesa normalità. Brava la Miles. (Rambo90)

45. PROBLEMI CON TEMPLETON (The Trouble with Templeton)
***! Triste e stanco, un anziano attore di teatro rimpiange la sua gioventù nell’America del 1927 e l’amore della defunta prima moglie. L’elemento fantastico scompare quasi del tutto in un intenso dramma sull’idealizzazione – e distorsione – del ricordo durante gli anni trascorsi e sulla sua necessità per vivere meglio il tempo presente. Grandissimo il signorile Brian Aherne, molto calibrato e perfetto per il ruolo assegnatogli. L’autoritario regista teatrale è Sydney Pollack. (Homesick)
*** Nonostante un inizio lento l'episodio è molto intrigante. La partenza serve solo da premessa per farci capire dove si andrà a parare, creando una scontata ma suggestiva morale sui ricordi che sembrano sempre più belli del presente. Ottime le interpretazioni e molto bella la parte ambientata negli Anni Venti. (Rambo90)

46. UN'INSOLITA MACCHINA FOTOGRAFICA (A most unusual camera)
***
Insieme al magro bottino, tre ladruncoli trovano una strana macchina fotografica, in grado di immortalare gli eventi cinque minuti prima che accadano; sembrerebbe un ottimo modo per arricchirsi ma... Piccola satira dell’avidità umana e del guadagno facile, resa frizzante dalle caratterizzazioni quasi fumettistiche dei quattro personaggi: il severo capobanda, la sua donna oca, il cognato tonto e uno scaltro cameriere francese. (Homesick)
**! Tre ladri di piccolo calibro si trovano fra le mani una macchina fotografica in grado di scattare foto ad eventi che si verificheranno solo pochi minuti dopo lo scatto. Cercheranno di approfittarne per far soldi con le corse, ma, come recita il noto proverbio, chi troppo vuole... Episodio leggerino ma simpatico, anche per l'intervento imprevisto di un quarto personaggio, un cameriere dal marcato accento francese. (Daniela)
** Episodio piuttosto insipido dove l'idea di partenza, che poteva essere sfruttata in qualsiasi altro modo, viene sprecata per in una trama banalotta e caricaturale, dove non c'è nessuna vera sorpresa e il comportamento dei personaggi è troppo stupido per divertire davvero. Bravi comunque gli attori e scorrevole il ritmo. (Rambo90)

47. LA NOTTE DEGLI UMILI (Night of the meek)
**! Un pover’uomo che racimola pochi spiccioli travestendosi da Babbo Natale e ha il vizio di alzare un po’ troppo il gomito, esprime il desiderio che Santa Claus possa esistere davvero in modo che tutti ricevano il loro regalo e trascorrano un Natale di gioia. Universale messaggio di bontà in un episodio dall’atmosfera tipicamente natalizia con molta malinconia: per famiglie riunite davanti al caminetto la sera della vigilia. Art Carney sublime. (Homesick)
*** Episodio molto per famiglie, ricco di buoni sentimenti ma non disprezzabile, anzi ben realizzato e dalla morale zuccherosa ma resa correttamente. Il protagonista è fantastico e supera di gran lunga il suo corrispettivo ottantiano (anche se il remake ha maggiore verve). Godibile. (Rambo90)

48. LA POLVERE (Dust)   
** Un uomo è ingiustamente condannato all’impiccagione; il padre, disperato, per cercare di salvarlo in extremis acquista una presunta polvere magica. Di ambientazione western – e con il ripugnante volto da canaglia dell’impostore Thomas Gomez - l’episodio è molto debole e la sua componente fantastica risucchiata dal melodramma. (Homesick)
** Un giovane messicano sta per essere impiccato quale responsabile della morte di una bambina investita dal suo carro. Un tipo losco, lo stesso che ha venduto allo sceriffo la nuova corda da utilizzare per la forca, convince il povero padre del condannato ad acquistare una polvere magica che avrà il potere di salvarlo dalla morte... Uno dei numerosi episodi di ambientazione western, dal tono edificante e conciliatorio, non particolarmente memorabile nonostante la presenza di noti caratteristi nel cast: Thomas Gomez è il venditore fetente, John Larch l'onesto sceriffo, il russo Vladimir Sokoloff interpreta il vecchio messicano. (Daniela)
***! Ho gradito molto questo episodio corale, dove la morale è più forte che in altre storie della serie. In particolare è bello notare come la disperazione di tutta la trama lasci spazio, in zona Cesarini, a un finale di speranza. Ottime le interpretazioni del cast, tutti piuttosto credibili e rappresentanti di sentimenti ed emozioni ben precisi. Notevole. (Rambo90)
 
49. VIAGGIO NEL TEMPO (Back There)
***!
Un uomo viene riportato indietro di cent’anni, proprio nel giorno dell’assassinio del presidente Lincoln; cerca di impedire il delitto, ma la polizia lo crede pazzo. .. Confrontandosi con uno dei temi prediletti della fantascienza, l’episodio aderisce ad una buona struttura thrilling, affidandosi alla concitata interpretazione di Russell Johnson, attore feticcio di moltissime serie televisive degli anni Sessanta e Settanta. Bel finale. (Homesick)
***! Dopo un'oziosa conversazione al club sulla possibilità di modificare il passato, un giovane uomo si trova trasportato nel 1865, alla vigilia dell'assassinio del presidente Lincoln. Cercherà di impedire l'evento ma... Fra i vari episodi della serie sui viaggi nel tempo, più o meno volontari, questo è uno dei più riusciti ed anche verosimili - per quanto possa essere azzardata qualsiasi ipotesi al riguardo. Il protagonista Russell Johnson si era già trovato alle prese con i viaggi nel tempo in un episodio della prima stagione (ep.26 "Esecuzione"). (Daniela)
*** Un episodio molto interessante, praticamente un precursore dei paradossi temporali alla Ritorno al futuro. Pur con qualche lungaggine (e alcune svolte prevedibili) la trama si dipana in modo coinvolgente e l'interpretazione del protagonista convince. Il finale poi, in particolare, riserva più di un simpatico colpo di scena. (Rambo90)

50. TUTTA LA VERITA' (The Whole Truth)
*** Un disonesto venditore di auto usate ne acquista una stregata: chiunque ne sia il proprietario, sarà costretto a dire sempre la verità. Con l’intelligente humour tipico della serie si bacchettano tanto la morale individuale quanto quella pubblica, in particolare la tendenza dei politici a mentire: cinquant’anni fa come oggi. (Homesick)
*** Una specie di "Bugiardo, bugiardo" ante litteram, dove l'avvocato impersonato da Carrey è sostituito con un venditore di auto usate. L'episodio non produce tensione e non riserva grosse sorprese, ma diverte, sia per lo svolgersi della vicenda che per l'ottima interpretazione del protagonista. Finale simpatico. (Rambo90)
*** Venditore d'auto usate, grazie alla parlantina sciolta riesce a rifilare bidoni agli ingenui acquirenti ma la nemesi è in arrivo... Episodio umoristico che anticipa "Bugiardo bugiardo" con Jim Carrey nel mostrare quanto possa essere imbarazzante in certi mestieri la costrizione a dire sempre e solo la verità. Un apologo morale reso simpatico dalla presenza dell'estroverso Jack Carson, mentre l'epilogo è spiritoso ma troppo forzato. (Daniela)

51. GLI INVASORI (The Invaders)
*****
Una donna anziana, che vive da sola, deve difendersi dall'attacco di minuscoli e malintenzionati alieni, atterrati con un disco volante sul tetto della sua fattoria, isolata nella campagna... Da un soggetto di Richard Matheson, un episodio quasi muto, a parte un'unica frase pronunciata nel sorprendente finale, con uno svolgimento avvincente e una morale all'insegna del "relativismo". Grandissima Agnes Moorehead, che "parla" con le sole espressioni del volto. (Daniela)
*** Incontro ravvicinato tra una donna sola e tre minuscoli extraterrestri atterrati in casa sua: sarà lotta all’ultimo sangue. Lo specialista Richard Matheson mette a durissima prova i nervi dello spettatore, scrivendo un’esercitazione thrilling sulla paura dell’ignoto con la straordinaria performance “muta” di Agnes Moorehead. Ansiogeno. (Homesick)
** Episodio molto noioso, nonostante la bravura della protagonista. Risulta infatti molto difficile poter affrontare venti minuti privi di battute (interrotti solo da una frase nel finale) e per di più ripetitivi e piuttosto obsoleti nella costruzione dei robottini che infestano la casa. Certo, il finale riserva un bel colpo di scena, ed è questa in fondo l'unica ragion d'essere dell'episodio. (Rambo90)

52. I PENSIERI DEGLI ALTRI (A Penny for your thoughts)
**! Un tranquillo impiegato acquisisce il "dono" di poter ascoltare i pensieri degli altri. "Dono" che tutti noi abbiamo sognato di possedere in certe occasioni ma, come letteratura e cinema ci hanno insegnato, non sempre costituisce un effettivo vantaggio... Episodio di scarsa consistenza, anche se piuttosto simpatico, grazie alla faccia gommosa del protagonista Dick York, futuro genero di Agnes Moorehead in "Vita da strega". (Daniela)
**! Per uno strano scherzo del destino – un penny da lui lanciato rimane miracolosamente in bilico tra le due facce – un umile impiegato di banca è in grado di ascoltare i pensieri degli altri: i vantaggi che questa facoltà gli procura sono però inferiori rispetto ai guai procuratigli… La morale della storia è della serie “L’apparenza inganna” veicolata da una sit-com leggera leggera condotta dalle smorfie dell’esterrefatto Dick York. (Homesick)
*** Un episodio simpatico, che pur avendo elementi fantastici si sposta sul versante commedia raccontando una storia semplice quanto efficace. La performance degli interpreti è buona, soprattutto del protagonista, e il ritmo veloce, così che si arriva alla fine soddisfatti, pur senza nessuna vera sorpresa. (Rambo90)
**! Episodio simpatico ma non irresistibile, si salva in buona parte per la bravura di Dick York ma le idee stavolta scarseggiano un po'. Impeccabile June Dayton, l'unica nella banca in cui lavorano a stimare il protagonista. Volto onnipresente nelle serie tv, da Ironside alla casa nella prateria, passando per l'uomo dai sei milioni di dollari fino a Febbre d'amore. Fra le tante letture del pensiero, interessante quella del vecchio impiegato che pensa di rubare dalla cassaforte. (Il ferrini)

53. VENTIDUE (Twenty-Two)
**!
Una ballerina, ricoverata in ospedale per esaurimento nervoso, ogni notte si risveglia improvvisamente per seguire una infermiera fino alla stanza 22, quella dell'obitorio in cui c'è un posto libero ancora disponibile. Il suo medico le spiega che si tratta solo di un incubo, ma la donna non ne è convinta... Episodio paranormale, con qualche pregio dovuto ad un paio di facce inquietanti e alla colonna sonora ansiogena, ma tutto sommato modesto. (Daniela)
*** Ricoverata all’ospedale per esaurimento nervoso, una ballerina è convinta che l’incubo che l’assilla – lei si ritrova nella stanza n. 22 della morgue dove invero non è mai stata – sia un’esperienza reale. Episodio di matrice metapsichica, ordinario ma diretto con sicurezza e giocando con il dubbio – sciolto solo nel finalissimo - tra verità ed immaginazione impresso sul volto sconvolto di Barbara Nichols. (Homesick)
**! Episodio piuttosto lento in cui il coinvolgimento risulta difficile vista la ripetitività della situazione, ma riscattato da un bel finale a sorpresa (abusato per oggi, ma non credo per l'epoca) e dall'interpretazione del cast, in particolare la protagonista, che in alcune inquadrature ricorda Marilyn Monroe. (Rambo90)
*** Il tema dei sogni premonitori è di certo abusato, tuttavia la messa in scena è affascinante e in particolare nel finale non si può non constatare che Final destination vi abbia pescato a piene mani. Bella la protagonista, sebbene l'abbigliamento che indossa non sia proprio quello tipico di una ricoverata; gli altri attori (il medico, il manager e l'infermiera) sono defilati ma perfettamente funzionali alla storia. Buono. (Il ferrini)

54. L'ODISSEA DEL VOLO 33 (The Odyssey of Flight 33)
***! Un aereo in rotta verso New York viaggia improvvisamente ad una velocità tale da superare non solo la barriera del suono, ma anche quella del tempo: riuscirà a tornare nell’epoca presente? Quest’episodio sulle deformazioni temporali – sembra una pagina del libro “Bermuda: il triangolo maledetto”, scritto più di una decade dopo da Charles Berlitz – si distingue per la regia asciutta e per il progressivo accumulo di particolari inquietanti (l’aumento della velocità, la cessazione dei segnali radio, il panico nell’equipaggio) e soprattutto per l’epilogo aperto, che nelle opere di genere fantastico sortisce sempre un buon effetto. (Homesick)
**! Per un evento inspiegabile, un aereo di linea in volo verso New York acquista una velocità tale di infrangere la barriera del tempo... Episodio in cui è resa assai bene la tensione crescente nell'ambiente claustrofobico della cabina di pilotaggio, mentre risulta un pò carente il lato "passeggeri (perché infilarvi nel mezzo un esperto di aeronautica se poi se ne sta con le mani in mano?) e molto approssimativa la rappresentazione del "passato remoto" come intravisto dal finestrino. Comunque suggestivo il messaggio finale, come sempre affidato alla voce dell'ideatore e presentatore della serie. (Daniela)
** Episodio fiacco che, nonostante una bella idea, non riesce mai a ingranare davvero, riservando qualche modesta sorpresa e annoiando per i suoi dialoghi scarni ed essenziali e per interpretazioni troppo controllate. Un paio di belle trovate ci sono, ma il finale inconcludente aggiunge un sentore di occasione mancata. (Rambo90)

55. L'ERCOLE (Mr. Dingle, the strong)
**! Un ometto mite e fisicamente poco dotato si trova improvvisamente trasformato in un vero Ercole, dotato di una forza prodigiosa. E' l'effetto di un esperimento effettuato da alieni che stanno studiando il comportamento dei terrestri... Anche se si tratta di poco più che una barzelletta illustrata, episodio simpatico per la presenza di Burgess Meredith, già protagonista del meraviglioso "Tempo di leggere". Bizzarro l'aspetto degli alieni: due teste umanoidi indipendenti sopra un corpo unico dalla forma squadrata. (Daniela)
**! Un extraterrestre bicefalo dota un omettino pusillanime e fallito di una prodigiosa forza fisica che tuttavia, da “buon” terrestre, non saprà utilizzare nel modo giusto. Favoletta dalla morale facile che si ridurrebbe a ben poca cosa se non fosse per il buffo aspetto degli alieni e per l’interpretazione “chapliniana” del sempre grande Burgess Meredith; a proposito, quando fuma il sigaro in quel modo sembra già pronto per il Penguin di “Batman”… (Homesick)
*** Episodio per lo più umoristico, che si guarda non tanto per la trovata, alla lunga anche ripetitiva, della forza donata improvvisamente dagli alieni, ma per la divertente interpretazione di Meredith. Le sue espressioni e i suoi movimenti quasi chapliniani sono la vera forza di questa puntata, che va incontro poi ad un finale prevedibile ma simpatico. (Rambo90)

56. UN VECCHIO APPARECCHIO RADIO (Static)
** Disgustato dai programmi televisivi della sua epoca, un uomo anziano recupera la sua vecchia radio e si sintonizza su un’emittente che trasmette le sue canzoni preferite; ma perché può sentirle soltanto lui e gli altri no? La nostalgia della gioventù, il rimpianto dell’occasione perduta e la controversia sul piccolo schermo sono stimolanti idee di base, inficiate purtroppo da uno svolgimento che indulge troppo al sentimentalismo. Mediocre. (Homesick)
** Episodio monotono, dall'idea sentimentale e che trasmette tenerezza, ma sviluppata in modo ripetitivo. La trama si snoda in maniera troppo ciclica, con quasi le stesse medesime scene che si ripetono con varianti piccole. L'interpretazione del cast comunque è molto buono ed è forse il maggior punto a favore di questo episodio un po' troppo melodrammatico. (Rambo90)

57 .TESTA O CROCE (The Prime Mover)
**! Un uomo è in possesso di poteri telecinetici, così il suo scellerato amico ne approfitta per arricchirsi con il gioco d’azzardo… “Chi troppo vuole nulla stringe” e “I soldi non fanno la felicità” sono la facile morale di un episodio non troppo interessante, reso tuttavia gradevole dal buon ritmo e dall’abile utilizzo di semplici trucchi per simulare lo spostamento degli oggetti. (Homesick)
**! Ace è un giocatore accanito quanto sfortunato. Quando scopre che il suo migliore amico, con il quale gestisce un piccolo bar, è in possesso di straordinari poteri telecinetici, cerca di approfittarne a Las Vegas... L'ammonimento "chi troppo vuole nulla stringe" è stato declinato altre volte nella serie, con maggior fantasia, però Dane Clark nella parte di Ace risulta convincente, come pure Buddy Ebsen che si fa scrupolo ad usare il suo dono per scopi truffaldini. (Daniela)
**! Episodio simpatico che, come tanti altri, sfrutta il paranormale in modalità commedia piuttosto che giocare sulla tensione. Il ritmo è veloce e, anche se il finale è ampiamente prevedibile, la storia si fa seguire con piacere; anche per merito del protagonista, che offre una performance vivace e godibile. (Rambo90)

58. CHIAMATA A LUNGA DISTANZA (Long Distance Call)
**!
L’amore di una nonna per il nipotino continua anche dopo la morte: comunicando attraverso il telefono giocattolo che lei gli ha regalato lo invita a seguirla nell’Aldilà… L’episodio investe di una luce sinistra e inquietante una figura emblematica di affetto e tenerezza (la nonna, appunto, che ritrovando nel nipote il figlio diventato ormai troppo adulto sviluppa un attaccamento morboso), sebbene i dialoghi, anche a causa dell’inadatto ridoppiaggio italiano, suonino languidi e melodrammatici. (Homesick)
** Episodio che ha nella sua trama qualcosa di inquietante, connesso con il dialogo tra il bambino e la nonna morta, ma che è appesantito dal ritmo lento e dai toni melodrammatici della prima parte. In particolare, la recitazione degli attori è troppo greve per suscitare qualcosa al di là della tristezza. Comunque l'idea di base non era male, peccato per lo sviluppo e anche per il finale, che - è proprio il caso di dirlo - è telefonato. (Rambo90)

59. OLTRE LA DUNA (A Hundred yards over the rim)
**
Verso la metà dell'Ottocento, una piccola carovana di pionieri diretta verso la California si trova sperduta nel deserto, senza cibo nè acqua. Mentre gli altri, stremati, vogliono tornare indietro, il personaggio interpretato da Cliff Robertson non intende rinunciare al proprio sogno e prosegue in avanscoperta, tanto da ritrovarsi nel futuro... Episodio sui salti temporali, dignitoso ma non molto originale nello svolgimento. Accanto al cinematografico Robertson troviamo due volti noti soprattutto in TV: Ed Platt, serioso capo dello scombinato agente segreto di "Get Smart", e John Astin, inconfondibile "pater familias" Addams. (Daniela)
*** Piacevolissimo episodio, che sfrutta la struttura comune a molti altri e mette in scena l'ennesimo paradosso sulla dimensione temporale; la cosa bella è quindi che in questo (come in diversi altri) salta subito all'occhio la ricetta che rendeva speciale questa serie tv: storielle semplici, che possono essere messe in scena senza incredibili dispendio di mezzi e riuscendo comunque a donare un certo effetto. Finale davvero azzeccato. (Fabbiu)
*** Episodio che presenta il classico sbalzo temporale ma che qui si arricchisce di sottotesti sul progresso e sulla tenacia dell'uomo di migliorare la propria condizione. Grazie all'interpretazione di Cliff Robertson e a un ritmo veloce, aiutato da una situazione che non si fa mai statica, ma anzi si arricchisce piano piano di personaggi e sfumature, l'episodio è tra i più gradevoli della seconda stagione. Bene anche il cast secondario, in cui spicca Astin della famiglia Addams. (Rambo90)

60. IL COLPO DELLA BELLA ADDORMENTATA (The Rip Van Winkle Caper)Alcuni malviventi, dopo aver messo a segno *** Un grosso furto di lingotti d'oro, si "ibernano" nella caverna in cui hanno nascosto il bottino. Il piano è di risvegliarsi cento anni dopo e godersi senza problemi la loro fortuna, ma...Colpo di scena finale facilmente intuibile, ma buon sviluppo drammatico grazie alle facce giuste (Oakland in primis) e alla suggestiva ambientazione desertica. Nell'episodio compare, con qualche modifica, una macchina futuribile già apparsa sul grande schermo ne "Il Pianeta proibito". (Daniela)
*** Episodio movimentato, con una situazione in continua evoluzione e che si fa seguire per vedere dove si andrà a parare con il finale. Il colpo di scena in chiusura è abbastanza telefonato fin dall'inizio ma gustoso, giusta punizione per la sgradevolezza dei personaggi protagonisti. Cast in parte, scenario desertico azzeccato. (Rambo90)

61. IL SILENZIO (The Silence)
***
Episodio dalla bella sceneggiatura e dallo svolgimento originale, con una delle più curiose scommesse mai portate sul piccolo schermo: vivere per un anno in una piccola casa di vetro all'interno di un club senza poter mai parlare; il protagonista vi riuscirà o la spunterà l'altro scommettitore? Il finale schock presenta numerose sorprese che lo rendono uno degli episodi più particolari della serie. (Ciavazzaro)
*** Cinquecentomila dollari in palio se un chiacchierone riuscirà a starsene chiuso in una stanza per dodici mesi senza mai proferir parola. Da questa assurda scommessa si forma un clima da incubo chiuso da un terribile epilogo, dietro il quale si cela l’irriducibile debolezza umana. Buono. (Homesick)
*** Episodio molto intrigante, perché la premessa della scommessa suscita subito curiosità nello spettatore, che vorrà immediatamente conoscerne gli esiti. Non c'è paranormale e non c'è nulla di fantastico, semplicemente una specie di gioco al massacro tra due membri dello stesso club. La tensione c'è e i protagonisti offrono buone performance. Peccato per un finale leggermente telefonato. Buono. (Rambo90)

62. IL TEATRO DELLE OMBRE (Shadow Play)
***!  Prima di impegnarsi in duello con un TIR assassino, Dennis Weaver aveva dovuto affrontare un altro incubo, quello di un condannato a morte costretto a rivivere eternamente il tempo che trascorre fra la condanna e l'esecuzione sulla sedia elettrica. Lui cerca di convincere chi lo circonda che si tratta di un sogno, ma ovviamente nessuno gli crede... Buon episodio, reso particolarmente inquietante dall'interscambiabilità dei ruoli fra giudici, carcerieri, avvocati, compagni di prigione. (Daniela)
*** Un uomo è condannato alla sedia elettrica, ma lui è convinto si tratti solo di un sogno ripetuto notte per notte e che quindi anche i vari personaggi, dall’avvocato ai compagni di cella, siano un prodotto della sua attività onirica. Potrebbe essere una piacevole illustrazione dei principi del dubbio iperbolico cartesiano – la realtà è davvero tale o è frutto di un inganno? – che si concretizza in un episodio di presa immediata, sostenuto dall’allucinata prova di Dennis Weaver. (Homesick)
***! Episodio psicologico molto interessante, dal ritmo lento ma che cattura subito grazie alla buona interpretazione del protagonista e alla particolare spiegazione sul mondo dei sogni. Quello che più coinvolge è soprattutto il punto di vista dei "sogni" stessi. Finale telefonato ma questa volta non è un male, anzi era profondamente necessario. (Rambo90)

63. LA MENTE E LA MATERIA (The Mind and the Matter)
**! Acquisiti poteri psichici, un uomo che odia la gente ed il rumore riesce a far sparire tutte le persone che lo circondano; dapprima piacevole, la solitudine gli provocherà una noia insopportabile. Dopo “Testa o croce”, ancora un episodio sull’azione della mente sulla materia, sebbene il tema della misantropia – e il paio di occhiali come chiave di volta - lo ricolleghi a “Tempo di leggere”. Grande assolo di Shelley Berman, impareggiabile nei monologhi con il suo alter ego riflesso. (Homesick)
** Similare a "Tempo di leggere" ma più noioso, anche perchèé quasi da subito il protagonista rimane solo con se stesso e, nonostante questi offra un'ottima performance, è difficile rimanere coinvolti da una trama così minimale. In sostanza non c'è niente di nuovo, sono tanti gli episodi che parlano della solitudine e ancora di più del potere della mente. Ogni tanto si sorride per la mimica del protagonista, ma anche il finale è piuttosto prevedibile. (Rambo90)
**! Impiegato misantropo scopre di riuscire a cambiare la realtà grazie alla forza del pensiero ma, passati i primi momenti di euforia, la scomparsa di tutti i suoi simili si rivela non così piacevole come immaginava. Episodio in tono minore anche se incrocia due temi ricorrenti della serie come la paura della solitudine e i poteri della mente. Penalizzato da un'andamento ripetitivo e da un epilogo scontato, contiene però un momento impagabile: quello in cui Shelley Berman desidera che tutti siano fatti a sua immagine. (Daniela)

64. CHI E' IL VERO MARZIANO? (Will the Real Martian Please Stand Up)
**** Due poliziotti, allertati dall'avvistamento di uno strano veicolo volante, una volta giunti in un bar isolato lungo di strada interrogano l'autista ed i passeggeri di un autobus che era transitato nei pressi del presunto luogo di atterraggio: forse fra di loro si nasconde un alieno? Episodio ben fatto, avvincente per il senso di crescente paranoia e sospetto che circola fra i passeggeri una volta scoperta la presenza fra di loro di un "intruso". Ma a colpire è soprattutto il finale assai beffardo, che si chiude con una delle immagini-icona della serie. (Daniela)
*** Un alieno sceso sulla Terra si nasconde tra gli avventori di un bar. Chi sarà di loro? L’episodio ha la struttura di un giallo investigativo in cui si gioca a rimpiattino per trovare l’intruso, ma il finale cambia registro, proponendo il tipico umorismo d’avanguardia della serie. C’è il guercio Jack Elam, inconfondibile caratterista di molti western americani ed italici. (Homesick)
*** Episodio dalla buona tensione, quasi un giallo in salsa fantascientifica, con una spruzzata di umorismo che non guasta affatto. L'ambientazione al chiuso fa emergere bene i personaggi e lo spettatore si chiede fin da subito chi sia a mentire. Finale più sul comico, ma con un bel colpo di scena. Ottimo il cast, in cui appare il grande Jack Elam. (Rambo90)

65. UN UOMO OBSOLETO (The Obsolete Man)
**** In un futuro imprecisato, libri e religione sono banditi. Il protagonista - ancora una volta impersonato da Burgess Meredith - è doppiamente colpevole, come bibliotecario e come uomo di fede, e per questo viene condannato a morte dopo un processo/farsa. Gli viene però concesso il privilegio di poter scegliere la modalità della sua esecuzione, di cui il solo boia dovrà essere posto a conoscenza, e di questa possibilità intende avvalersi... Fra tutti gli episodi della serie classica, uno dei più cupi, certo il più orwelliano. Anche la messa in scena è particolare, richiamando nelle scenografie, nell'uso dell'illuminazione e nelle inquadrature, il cinema espressionista tedesco - ispirazione evidente soprattutto nella scena del processo, che, per la assurdità, suscita anche inevitabili echi kafkiani. (Daniela)
***! In un futuro prossimo retto da un totalitarismo che ha messo al bando libri e religione, un mite bibliotecario è condannato a morte perché ritenuto inutile e “obsoleto”. Fantascienza da distopia orwelliana (clima claustrofobico, potere poliziesco, propaganda mediatica, livellamento delle coscienze) che celebra l’umanesimo in tutte le sue forme attraverso il dialogo serrato tra Burgess Meredith - indiscusso attore feticcio della Twilight Zone - e l’imperioso giudice Fritz Weaver, nonché le parole dello stesso Rod Serling, ideatore della serie che interviene come al solito ad introdurre e chiudere l’episodio. (Homesick)
**! Chiusura di stagione in sordina, con un episodio non troppo riuscito, dallo spunto buono ma monocorde nello sviluppo, tra dialoghi troppo lunghi e a volte ripetitivi. A fare la differenza l'interpretazione di Burgess Meredith, davvero bravo, che tiene banco fino alla fine risollevando le sorti della trama. (Rambo90)

 
STAGIONE 3 (1961/1962)

66. SOLI (Two)   
**!
Ambientazione apocalittica ben realizzata; con la quasi totale assenza di dialoghi (salvo giusto qualche battuta) due avversari politici (lui sicuramente americano, lei sembrerebbe russa) lottano per la sopravvivenza alla solitudine; non riuscitissimo (confrontandolo con altri episodi) ma sicuramente ben realizzato tecnicamente e, a suo modo, interessante; comunque piacevole. (Fabbiu)
*** Una bellissima - e stranamente mora - Elizabeth Montgomery (protagonista della famosissima serie "Vita da Strega") e nientemeno che Charles Bronson aprono questa terza stagione con un episodio povero di dialoghi ma di sicuro impatto scenico. Dopo essersi studiati, come due animali, l'ultima coppia sopravvissuta della città (o forse della Terra, chissà) pone fine ad una guerra che ha devastato tutto. Molto poetico il finale con l'abbandono delle ormai inutili uniformi e il bel sorriso di lei. (Il ferrini)
*** Una storia d'amore sui generis, ambientata in un mondo post-apocalittico, lenta ma accattivante per il modo in cui i due protagonisti si attraggono lentamente, nonostante i vecchi retaggi della guerra stentino ad abbandonarli. Buone le performance dei protagonisti (tra cui Charles Bronson) e bella l'atmosfera nella città semi distrutta e desolata. (Rambo90)

67. L'ARRIVO (The Arrival) 
*** Un aereo di linea, una volta atterrato regolarmente in aereoporto, si rivela vuoto al suo interno: niente bagagli, passeggeri, equipaggio. Un ispettore federale, chiamato a indagare sul caso, elabora una teoria per spiegare il mistero... Buon episodio, che sfrutta efficacemente il tema dell'allucinazione collettiva come spiegazione di un evento apparentemente soprannaturale, salvo poi sfociare in una interpretazione diversa, più semplice ma anche più angosciosa. (Daniela)
**! Come sottolinea Rod Serling nell'introduzione, allo spettatore viene fornito il 90% delle informazioni utili a risolvere il rompicapo, sebbene appaia piuttosto evidente che la vera protagonista della storia sia la mente di Harold J. Stone, formidabile caratterista (diretto più volte da Hitchcock). Interessante l'evoluzione delle ipotesi nella prima parte, un po' meno la piega drammatica che assume dopo; nel complesso un buon episodio. (Il ferrini) 
***! Episodio sospeso tra giallo e fantascienza, intrigante all'inizio e poi davvero spiazzante dalla metà in poi, quando un twist cambierà tutte le carte in tavola. Molto bravo Stone, caratterista cinematografico qui promosso a protagonista. Ritmo riflessivo ma non ci si annoia. (Rambo90)

68. IL RIFUGIO (The shelter)
***
Aria da guerra fredda in questo bellissimo episodio della terza stagione. Un gruppo di vicini apparentemente irreprensibili mostrerà la sua vera faccia di fronte a un incombente attacco atomico e a un piccolo rifugio nella casa di uno di loro, capace di ospitare solo una parte del gruppo.  Ottima l'atmosfera, tensione palpabile e la rapprentazione negativa della natura umana di fronte alla possibile catastrofe. (Ciavazzaro)
**** Il buon dottor Stockton sta dando un piccolo ricevimento con alcuni vicini, quando la radio lancia l'allarme, annunciando un probabile attacco aereo. Il padrone di casa si appresta a barricarsi con moglie e figlio nel proprio rifugio antinucleare e consiglia gli altri di fare altrettanto. Ma i vicini non sono stati previdenti quanto lui... Uno dei migliori episodi della terza stagione, con una vicenda - resa credibile dal clima da guerra fredda - che mostra a quali egoismi e bassezze possano giungere uomini pur civili e cordiali in condizioni ordinarie. Finale assai amaro. (Daniela)
**! Molto prevedibile: la classica deriva "bestiale" del genere umano di fronte alla morte. Le reazioni dei protagonisti sono facilmente intuibili fin dall'annuncio degli oggetti volanti nel cielo e la moralina finale (nonostante Serling dica che non vuol fare la morale) è quanto di più vetusto possa esserci. Comunque le interpretazioni del cast sono buone e il ritmo regge, con un paio di momenti particolarmente riusciti. (Rambo90)

69. LA VIA DEL RITORNO (The Passersby)
*** Dopo la fine della guerra civile, una donna attende, seduta nella veranda della sua casa, il ritorno del marito, un ufficiale sudista pur dato per morto. Davanti a lei, passa per la strada polverosa una fila interminabile di reduci, tutti diretti in un'unica direzione... Ghost-story suggestiva, molto malinconica, con una apparizione a sorpresa nel finale, quella dell'"ultima vittima della guerra civile". (Daniela)
** Episodio dall'incedere piuttosto lento, intrigante all'inizio ma poi le carte si svelano quasi subito e l'interesse scema. Molto verboso, con le solite riflessioni sulla guerra civile americana già sentite mille volte e qualche filosofeggiamento sulla morte. Il finale è ampiamente prevedibile, il tutto in parte riscattato dalla buona performance del cast. (Rambo90)

70. UNA PARTITA A BIGLIARDO (A Game of Pool)
*** Jack Klugman impersona un abile giocatore di biliardo che sarebbe disposto a tutto pur di avere l'occasione di sfidare il migliore del campo, il leggendario Fats Brown. Ma c'è un problema: Fats è morto... Episodio che mette in campo due soli personaggi, tutto incentrato su una partita di cui conosciamo la posta nel caso in cui il protagonista venga sconfitto, ma non sappiano cosa potrebbe succedere in caso di sua vittoria. Ed è proprio qui che scatta la piccola ed originale sorpresa dell'epilogo. Accanto a Klugman - benemerito della serie - recita Jonathan Winters, il cui personaggio richiama quello di "Minnesota Fats" interpretato da Jackie Gleason nel contemporaneo "Lo spaccone" con Paul Newman (1961) (Daniela)
*** Sostenuto dall'incalzante ritmo della sfida a biliardo, quest'episodio può considerarsi riuscito, grazie anche all'ottima performance dei protagonisti. I dialoghi tra i due sono un po' ripetitivi ma l'aspettativa per un finale beffardo (che decisamente non delude) tiene in piedi l'attenzione. Qualche eco dello Spaccone. (Rambo90)

71. LO SPECCHIO (The Mirror)
**! Clemente è un contadino che, messosi alla testa di un esercito rivoluzionario, è riuscito a detronizzare il generale DeCruz, tiranno del paese. Questi, già condannato a morte, gli rivela che nella stanza presidenziale c'è uno specchio in grado di mostrare il volto del suo futuro assassino... Parabola sul potere e le sue insidie, messa in scena in un immaginario paese latinoamericano in cui tutti gli attori in scena assomigliano a Castro o Guevara. Nonostante la folta barba, Peter Falk resta però riconoscibilissimo. (Daniela)
**! Episodio altalenante, che manca un po' di tensione visto che tutto scorre verso un finale ampiamente prevedibile. A tenere desta l'attenzione l'interpretazione sentita di Peter Falk, a suo agio nella parte e particolarmente convincente quando sale leggermente sopra le righe. Avrebbe giovato un pochino di mistero in più. (Rambo90)

72. LA TOMBA (The Grave)
*** Il fuorilegge Pinto viene ucciso durante una sparatoria. A sparare il colpo mortale è stato uno dei suoi concittadini, stanchi di aspettare che il pistolero Miller da loro ingaggiato riuscisse finalmente a porre fine ai suoi crimini. Accusato di vigliaccheria, Miller accetta una scommessa: recarsi in piena notte sulla tomna di Pinto e piantare un coltello nella terra che ne ricopre la bara... Bell'episodio di ambientazione western che mette in scena una classica ghost-story, restando però sul terreno dell'ambiguità. Nel cast, oltre al protagonista Lee Marvin, un altro benemerito del genere western come Lee Van Cleef. (Daniela)
*** Una storia che può risultare già conosciuta agli appassionati di leggende, ma ben condotta sia come regia che come sceneggiatura, con un discreto senso della tensione e il beneficio del dubbio che si insinua nello spettatore. Cast eccellente con Marvin ottimo protagonista e il supporto di vecchie glorie come Strother Martin e Lee Van Cleef. (Rambo90)

73. UN PICCOLO MOSTRO (It's a Good Life)
***** In una minuscola cittadina rurale tutti gli abitanti sono assoggettati ai voleri di un "mostro" dotato di straordinari poteri mentali, in grado di eliminare tutti quelli che contrastano i suoi voleri... o i suoi capricci, considerato che il "mostro" ha sei anni. Uno degli episodi più belli ed originali della terza stagione, che verrà ripreso in stile optical-pop da Dante nel film antologico del 1983. Buona parte della riuscita si deve al piccolo Billy Mumy, credibile come tiranno in miniatura. (Daniela)
**** Uno degli episodi più inquietanti, complice la bravura del bambino Bill Mumy, già visto nella puntata 58 in cui comunicava con la nonna morta attraverso un telefono. Semplici ma efficaci gli effetti visivi (la trasformazione di un uomo in giocattolo raccontata attraverso le ombre) e comunque apprezzabile la scelta di criticare senza ipocrisie la "natura" dei bambini, il loro istinto. Puntata che lascia il segno. (Il ferrini)
**** Uno degli episodi più inquietanti e riusciti, rifatto anche da Dante per il film del 1983. Questa prima versione è molto più semplice ma non ha via d'uscita consolatoria; anzi, verso la fine getta lo spettatore nel terrore totale di una situazione senza soluzione e senza speranza. Molto bravo il bambino protagonista, funzionale l'ambientazione campagnola. (Rambo90)

74. LA VENDETTA DEL CAMPO (Deaths-Head Revisited)   
***! Alcuni anni dopo la fine della guerra, un certo Signor Schmidt si reca in vacanza in Baviera, a Dachau. Alla locandiera, cui il suo volto appare familiare, risponde di non essersi mai recato in quei luoghi, ma in realtà si tratta dell'ex ufficiale delle SS, comandante proprio del campo di concentramento, responsabile della morte di migliaia di persone... Episodio "didascalico" nel senso migliore del termine, in cui il discorso finale sulla necessità di preservare alcuni luoghi della memoria, come sempre affidato all'ideatore/narratore Steling, appare particolarmente sentito e condivisibile. (Daniela)
*** Episodio interessante non tanto per la trama, che si snoda in modo prevedibile, quanto per l'apologo che fa contro il nazismo e l'omicidio di massa. Un giusto modo per ricordare le atrocità dei campi di concentramento, attraverso una giustizia fantasma che purtroppo non è mai esistita nella realtà. Molto buone le performance del cast, bello il discorso finale della voce narrante. (Rambo90)

75. IL SOLE DI MEZZANOTTE (The Midnigh Sun)
***** La Terra è uscita della sua orbita e si sta avvicinando al Sole. Viviamo gli ultimi giorni dell'umanità attraverso gli occhi di una giovane donna che, a differenza di altri, ha deciso di attendere la fine nel suo appartamento in città, con la temperatura che diventa sempre più rovente...  Meno noto di altri delle serie, si tratta invece di uno degli episodi più impressionanti, sia per il realismo "domestico" con cui è descritta la catastrofe che per il finale, davvero sadico per come illude lo spettatore prima di ripiombarlo nell'angoscia. Comunque, anche se è difficile stilare una graduatoria, quello che mi ha maggiormente colpito dopo "Tempo di leggere". (Daniela)
*** Inquietante episodio sui cambiamenti climatici e i loro devastanti effetti sulle persone, non così distante da quello che un giorno potrebbe succedere; è in questo senso quindi che diventa automaticamente uno degli episodi più paurosi, perché potrebbe avverarsi. Peccato che il ritmo non sia proprio esaltante, al contrario delle interpretazioni, che risultano veramente naturali e coinvolgenti. Buono. (Rambo90)

76. LA VALLE DEL SILENZIO (Still Valley)
**! Un ufficiale sudista in avanscoperta giunge in una cittadina che, come sospettava, è stata occupata dai soldati confederati ma questi sono tutti immobili come statue di sale... Uno degli episodi, abbastanza rari, in cui entra in ballo il Diavolo, questa volta non in carne ed ossa ma solo evocato tramite magia nera. Non rara invece l'ambientazione bellica, con la guerra civile già evocata nell'ep.69, mentre lo stupore del protagonista di fronte alle statue viventi ricorda quello analogo provato dagli astronauti nell'ep.20. L'ufficiale è interpretato da Gary Merrill, partner di Bette davis nella vita e in "Eva contro Eva". (Daniela)
** Piuttosto noioso come episodio, se si eccettua l'iniziale scoperta della cittadina piena di nordisti immobilizzati. Il problema sta proprio nell'idea di base, poco accattivante e che procede a stento passando dalla magia nera e rifugiandosi poi in una morale cristiana poco entusiasmante e che sa troppo di fervore religioso americano. Buona comunque l'interpretazione del protagonista. (Rambo90)

77. LA GIUNGLA (The Jungle)
***
Simpatico episodio in stile EC comics. Protagonista è John Dehner, che da grande amante della caccia diverrà preda in una giungla molto particolare: una grande città americana ! Bravissimo Dehner  all'interno di questo episodio dallo stile fumettistico. Merita la visione. (Ciavazzaro)
*** Episodio divertente, più sbilanciato sull'aspetto umoristico (anche perché i suoni che sente il protagonista non sono molto minacciosi) e che tuttavia riesce a creare un'atmosfera particolare. Molto bravo il protagonista, soprattutto quando si trova solo a doversi guardare attorno come un matto. Finale beffardo che aiuta ad arrivare alla sufficienza. (Rambo90)

78. C'ERA UNA VOLTA (Once upon a time)
**** Nel 1890 il cameriere di uno scienziato usa un copricapo/macchina del tempo e si ritrova negli Anni Sessanta. Un episodio scatenato, che fa del viaggio nel tempo un pretesto per riesumare la comicità slapstick, imbastendo una trovata dietro l'altra, quasi tutte riuscite. Buster Keaton è in gran forma comica: grazie alla sua classe si ride moltissimo e non si risparmia davanti a corse e capitomboli, nonostante la già avanzata età. Indovinata l'idea di iniziare e chiudere col muto per poi trasformare l'episodio in sonoro una volta giunti nei Sessanta. Da non perdere. (Rambo90)

79. CINQUE PERSONAGGI IN CERCA DI UN'USCITA (Five characters in search of an exit)
*****
Un ufficiale dell'esercito, una ballerina, un clown, un mendicante ed un suonatore di cornamusa si ritrovano intrappolati in una stanza circolare dalle pareti altissime da cui si scorge il cielo. Non si conoscono l'un con l'altro e non sanno perché né chi li ha rinchiusi lì dentro, ma il militare è ben deciso a fuggire, con o senza l'aiuto dei suoi compagni... Bellissimo episodio, dal finale non inaspettato ma comunque sorprendente, con una delle ambientazioni più originali dell'intera serie. (Daniela)
**** Episodio affascinante, fin dall'inizio, misterioso e teso, che coinvolge per la curiosità di capire dove andrà a parare. Quasi anticipatore dei vari Saw per i personaggi che non sanno dove si trovano né perché, ma con un finale beffardo e allucinante, quasi terrificante per certi aspetti, che ribalta tutto e lo porta a vette impensabili di scrittura. Da vedere assolutamente. (Rambo90)

80. CHE TIPO DI PIETA'  (A quality of mercy)
***
Ultime battute di guerra nelle Filippine. Un tenentino di fresca nomina cerca di spronare i suoi uomini all'assalto di un gruppo di soldati giapponesi asserragliati in un grotta. Improvvisamente, si ritrova dall'altra parte della barricata, nei panni di un giovane ufficiale nipponico... Episodio, dal sapore fortemente didascalico, che veicola un messaggio di pace e fratellanza al di là di razze e divise diverse, ben interpretato da Dean Stockwell. In un piccolo ruolo, Leonard Nimoy mostra le sue orecchie al naturale. (Daniela)
*** Inizia in modo un po' noioso ma il twist a metà risveglia lo spettatore rendendo la storia molto più stimolante. Scontata la morale ma ben realizzata dalla sceneggiatura, che mette il protagonista in una situazione davvero bizzarra e umanamente interessante. Abbastanza buono il cast, forse il ritmo poteva essere più svelto. (Rambo90)

81. OLTRE IL BUIO (Nothing in the dark)
***! Una donna anziana e sola vive barricata nella propria casa sperando così che la Morte non possa trovarla. L'intero quartiere sta per essere demolito per fare spazio a nuovi edifici e la prospettiva di essere costretta ad uscire la getta nel panico. Poi, un giorno, un giovane poliziotto ferito bussa alla sua porta... Episodio fra i più concilianti dell'intera serie, reso pregevole dalla commovente interpretazione di Gladys Cooper. Nella parte del poliziotto, Robert Redford, angelo biondo. (Daniela)
***** La bravissima attrice Gladys Cooper è la superlativa interprete di questo episodio dal tema terribilmente coinvolgente. La scenografia, spoglia e dimessa, ci trascina emotivamente, insieme alle musiche suggestive, nel clima profondamente struggente fino all'apparizione del poco più che ventenne Robert Redford...  Commoventi le laconiche frasi di un'incredula Wanda: "Sono ancora viva..."; "Io non voglio morire...". Emozionante. (Lady)
***! Rilettura quasi poetica e che ispira tenerezza sul classico tema della morte. La storia si snoda prima in modo intrigante e poi coinvolge emotivamente grazie alla buona performance della protagonista, nella cui paura della morte è facile identificarsi. Meno incisivo il giovane Robert Redford, il cui volto però è ottimo per esemplificare qualcuno di cui ci si fida subito. Buona la regia, con vari piani sequenza. (Rambo90)

82. UMILIATO E OFFESO (One More Pallbearer)
*** Un uomo molto ricco e potente escogita un'elaborata messa in scena per vendicarsi di alcune persone da cui ritiene di aver subito torti in vari momenti della sua vita. Così, convoca nel suo bunker blindato una vecchia maestra, un prete e un ufficiale dell'esercito, facendolo loro credere che è appena scoppiata una guerra nucleare e che solo lui è in grado di salvarli... Anche se la trama risulta un pò troppo contorta, l'episodio funziona grazie soprattutto alla naturale antipatia che riesce ad ispirare Joseph Wiseman, nello stesso anno sul grande schermo come convincente Dr.No anti-007. (Daniela)
** Parte molto bene, in modo cinico con la vendetta psicologica del protagonista, ma si sgonfia progressivamente quando il rimpiattino dei dialoghi moralistici comincia a farla da padrone. Il twist verso la fine risolleva leggermente le cose, ma in sostanza è un episodio piuttosto noioso. (Rambo90)

83. LE SCARPE DEL MORTO (Dead Man's Shoes)
*** Un senzatetto ruba un paio di scarpe eleganti ad un morto, e subito dopo comincia a comportarsi come lui. Episodio gustoso, anche se è abbastanza prevedibile dove andrà a parare, riesce a mantenere viva l'attenzione anche grazie alla buona prova del protagonista. Anzi, l'appagamento dello spettatore deriva proprio dal vedere che il finale corrisponde alle aspettative. Buono. (Rambo90)
*** L'abito fa il monaco, anzi, in questo caso sono le scarpe di un morto a trasformare un poveraccio in un uomo scaltro, sicuro di sé e ben deciso a vendicarsi di chi l'ha fatto assassinare. Spunto molto sfruttato ma episodio gradevole: bravo il protagonista Warren Stevens, anche se più credibile nel ruolo da duro che come straccione, gustoso benché prevedibile l'epilogo. (Daniela)

84. CACCIA AL PROCIONE (The Hunt)
**! Durante una battuta di caccia un uomo muore assieme all'amatissimo cane. Tornato sulla Terra, assisterà prima al proprio funerale quindi, con l'aiuto del fido animale, gabberà addirittura il diavolo... Episodio garbato e leggiadramente favolistico che riposa unicamente sulla candida simpatia dei protagonisti. E ciò basta (grazie anche alla prova di Hunnicutt) a confezionare venti minuti di calorosa bonomia. (Rufus68)
**! Un episodio tranquillo. La componente drammatico/curiosa dovrebbe risiedere nella prima parte, ma uno spettatore odierno dopo film come "Il sesto senso" certe cose se le aspetta. La seconda è migliore, con un colpo di coda inaspettato gradevole e un finale adeguato. Hunnicutt recita molto bene in ogni caso e tiene alta l'attenzione per tutta la durata. Non male. (Rambo90)
*** Uno degli episodi più affabili di tutta la serie, una favola ultraterrena che tira in ballo Inferno e Paradiso ma esalta sopratutto i valori semplici della vita. Il protagonista, interpretato dal simpatico Hunnicutt, è un anziano campagnolo che non vuole separarsi dal suo cane neppure dopo essere affogato durante una caccia al procione per salvare il suo amico a quattro zampe. Giusta decisione, perché dimostrerà in tal modo di saperne una più del Diavolo. (Daniela)

85. LA RESA DEI CONTI CON RANCE MCGREW (Showdown with Rance McGrew)
**! Rancy McGrew, fatua star del western, si trova alle prese con una scena che ridicolizza Jesse James. Ma il vero Jesse James si presenta davvero... Simpatica operazione metacinematografica (condotta sul genere americano per eccellenza) con gli eroi della Frontiera a protestare per il trattamento riservatogli da Hollywood e dalla televisione. Godibile il salto temporale con James che ricatta McGrew cambiandogli le sceneggiature. Adeguati i due interpreti. (Rufus68)
**! Un episodio umoristico, piuttosto chiaro nella direzione che prenderà fin dall'inizio, ma simpatico. In particolare funziona la parte iniziale sul set, con il protagonista che si dà delle arie e sembra incapace di recitare in qualsiasi scena più complicata. La svolta fantastica non è esaltante ma porta almeno ad un finale divertente. Non male. (Rambo90)

86. CALCIA IL BARATTOLO (Kick the Can)
** In un ospizio i vecchini si lasciano trascinare da uno di loro a inscenare una gara di calcio al barattolo. Il gioco di quand'erano bambini opererà la magia d'una nuova gioventù. Il classico episodio basato sul sentimento, con meno sorpresa e un maggior uso di toni delicati e fiabeschi. Simpatici i personaggi, esigua e poco coinvolgente la sceneggiatura. (Rufus68)
***! L'episodio da cui Spielberg ha tratto il suo segmento del film del 1983. Stesso principio, ma anche migliore di come farà il grande regista vent'anni dopo, perché qui il fascino evocativo ha la meglio sull'aspetto puramente fantasy e l'inizio con il protagonista che si comporta come un bambino è davvero impagabile. Amaro e lieve al tempo stesso il finale per un episodio che è sicuramente tra i più dolci di tutta la serie. (Rambo90)

87. UN PIANOFORTE NELLA CASA (A Piano in the House)

*** Un uomo cinico ed egoista regala alla moglie un pianoforte meccanico: la giovane donna aveva espresso il desiderio di imparare a suonare e così lui ritiene di essersi evitato il fastidio di dover ascoltare i suoi tentativi musicali. Ma il piano suona melodie che hanno il potere di indurre le persone presenti a disvelare i lati nascosti del loro carattere ed i loro veri pensieri.
Episodio originale, tutto giocato in chiave psicologica, ben recitato dal barbuto Barry Morse. Come sarebbe bello che uno strumento del genere esistesse davvero, fra l'altro segnerebbe la fine dei talk-show... (Daniela)
** Episodio nella media, di elegante fascino vintage, ma semplicistico nella visione psicologica (il doppio rivelatore che c'è in noi: un po' diverso dai poli morali del Jekyll stevensoniano). Finale troppo sbrigativo. Impeccabili, comunque, i protagonisti, a cominciare dal cinico Morse. (Rufus68)

88. L'ULTIMO RITO DI JEFF MYRTLEBANK (The Last Rites of Jeff Myrtlebank)
**! Jeff è in giovane uomo che si risveglia nella propria bara, proprio mentre i compaesani sono riuniti nella chiesetta della loro piccola comunità per commemorare la sua prematura scomparsa. Lui si sente in perfetta forma, ma gli altri sospettano che non sia più la stessa persona... Episodio che vuol essere una piccola parabola sull'intolleranza verso chi è avvertito come diverso, con una sorpresa finale nello stile della serie. Simpatico ma nulla più. (Daniela)

89. SERVIRE L'UOMO (To Serve Man)
****!
Ma come sono amichevoli questi alieni giunti sul nostro pianeta! Anche i più diffidenti devono ricredersi di fronte ai grandi benefici che la loro scienza, più avanzata della nostra, è in grado di apportare all'intera umanità. Tutto bene quindi? Macché, a caval donato si dovrebbe guardare bene in bocca... Da un fulminante racconto di Damon Knight, uno degli episodi che meglio sfruttano il ribaltamento finale di prospettiva tipico di tanti episodi della serie. Richard Kiel, futuro avversario di 007 come Jaws, qui è l'alieno capoccione che tratta con gli umani. (Daniela)
****! Benefattori dello spazio (si chiamano Calamiti, e nell'aspetto hanno ispirato sicuramente i primi storici nemici della serie classica di Star Trek) vengono sulla terra per "servire l'uomo". O forse no? il finale che capovolge l'esito della logica, con una tensione crescente alimentata dall'"inaspettato" (viene anche citata in un episodio di Halloween dei Simpson). L'episodio, pur essendo incredibilmente semplice, resta tra i più belli per come è scandito, in particolare quando rappresenta l'organizzazione delle Nazioni Unite accogliere fiduciosi la visita dell'alieno. Sarà un caso che il più diffidente e nervoso - che oltretutto mangia noccioline durante il colloquio - è il delegato nazionale dell'unione sovietica? (Fabbiu)

90. IL FUGGITIVO (The Fugitive)
*** Il vecchio Ben è adorato dai bambini del suo quartiere: inventa nuovi giochi e sa fare bellissime magie. Ad essere affezionata a lui è soprattutto la piccola Jenny, una bimbetta bionda orfana e zoppa che vive presso un'odiosa zia. Ben però non è un essere della Terra ma un fuggiasco proveniente da un lontano pianeta che sta per essere rintracciato da due misteriosi "agenti"... Episodio simpatico con un finale assai fiabesco e inaspettatamente romantico. O'Malley, presente in altri episodi della serie, è il nonno che tutti vorrebbero avere. (Daniela)

91. LA BAMBINA PERDUTA (Little Girl Lost)
*! Nella propria casa una bambina trova un portale che dà su un'altra dimensione: vi si perderà. Episodio senza sussulti (a parte la visione dell'Oltre, ingenua eppur godibile) che si trastulla con piagnistei genitoriali e spiegazioni parascientifiche datatissime. La mediocre presenza attoriale non risarcisce il basso livello della concezione. (Rufus68)

92. PERSONA O PERSONE SCONOSCIUTE (Person or Persons Unknown)

***!  Un uomo si sveglia nel proprio letto con i postumi di una sbornia. Nulla di strano che si senta un po' frastornato, strano è invece che nessuno, a cominciare dalla moglie, sembri sapere chi lui sia, tanto che il poveretto viene preso per pazzo... Buon svolgimento di un tema classico come quello incentrato sulla paura di perdere la propria identità, interpretato dal bravo Richard Long, il cui volto è noto soprattutto per la partecipazione alla serie La grande vallata. I suoi tentativi, sempre più disperati, per farsi riconoscere dalla moglie e dai colleghi non possono non ricordare quelli di Jimmy Stewart post incontro con Clarence nel capolavoro di Capra La vità è meravigliosa. (Daniela)

93. I PICCOLI UOMINI (The Little People)
**! Per un guasto, un'astronave con due uomini a bordo è costretta ad un atterraggio di fortuna su un pianeta sconosciuto. Alla scoperta di una città in miniatura, uno dei due è colto da deliri di grandezza, convinto di poter essere il Dio dei suoi minuscoli abitanti. Ma, come ben si sa, le dimensioni sono sempre relative...  Gradevole apologo gulliveriano, purtroppo compromesso da effetti "speciali" assai approssimativi e dalla recitazione esagitata del protagonista. (Daniela)

94. ALLE QUATTRO (Four O'Clock)
*** Uno straordinario Thedore Bikel in un buon episodio dove interpreta un moralista che vuol liberare il mondo dalla sozzura e dalle persone che lui considera rifiuti della società attraverso un metodo molto particolare. Molto claustrofobico, con un sottile senso di attesa che esplode in un bel colpo di scena finale crudele e "giusto" come solo queasta serie sapeva regalare. (Ciavazzaro)
**! Un bravissimo Bikel conduce un episodio di surreale cattiveria. Se il versante polemico appare datato (sin troppo evidente l'intento antimaccartista), lo sproloquio paranoide del protagonista (antesignano di sproloqui complottisti assai attuali nell'epoca del web), in attesa di un "miracolo" che si avvererà con un crudele contrappasso, vale il prezzo del biglietto. (Rufus68)

95. LE MENZOGNE E FRISBY (Hocus-Pocus and Frisby)
**** Benzinaio e gestore di un drugstore, il buon vecchio Frisby è uno sparaballe formidabile, che si vanta di ogni genere di impresa, sia essa scientifica, sportiva o militare. I suoi concittadini lo sanno e si divertono ad ascoltare le sue strampalate storielle, ma cosa succederebbe se arrivassero turisti da molto, molto lontano? Potrebbero credere di trovarsi di fronte ad un esemplare della specie umana di eccezionale valore... Episodio che si conquista le sue quattro stellette grazie alla simpatica improntitudine del protagonista, interpretato da Andy Devine, grande caratterista noto soprattutto per la partecipazione a capolavori del genere western. (Daniela)

96. GLI SCAMBI (The Trade-Ins)
**! Due anziani coniugi si rivolgono ad una agenzia che è in grado di trapiantare le loro personalità su corpi sintetici giovani e sani. L'operazione è veloce ed indolore, ma molto costosa, per cui non sono in grado di affrontare la spesa per entrambi. Allora la moglie insiste perchè sia il compagno, sofferente da tempo, ad avere l'opportunità di ricominciare una nuova vita, ma... Episodio poco plausibile e a tratti assai ingenuo, ma illuminato dalla commovente prestazione del vecchio protagonista. (Daniela)

97. IL DONO (The Gift)
*** Altro cupissimo episodio sulla stupidità umana e la paura per il diverso. L'arrivo di un alieno in un piccolo villaggio messicano provoca l'ostilità generale degli abitanti contro il visitatore dello spazio. Un episodio molto cupo, ben realizzato, che si conclude in maniera nerissima e senza speranza. Il finale è proprio un pugno nello stomaco... Consigliato.  (Ciavazzaro)
*** L'arrivo di uno "straniero" getta nel panico gli abitanti di un piccolo villaggio messicano, che lo accolgono a fucilate nonostante lui sia venuto in pace... Apologo sull'intolleranza che riprende nel suo piccolo il messaggio di Ultimatum alla Terra di Wise, ma con epilogo beffardo molto più pessimistico. Nel cast è presente in un piccolo ruolo Paul Mazursky che quello stesso anno avrebbe debuttato nella regia con un cortometraggio. (Daniela)

98. IL PUPAZZO (The Dummy)
** Un ventriloquo crede che il pupazzo cui presta la voce sia vivo: fantasia da schizofrenico o realtà? Giocando sull'ambiguità del tema del doppio si riescono a rinverdire, in parte, i fasti dell'episodio di Cavalcanti in "Incubi notturni". Lo svolgimento è, qui, assai più facile (e il finale inutilmente esagerato), ma si apprezzano certe inquadrature paraespressioniste a simulare lo sconvolgimento della mente del protagonista. (Rufus68)
*** L'irriverente Willie è dotato di una propria personalità oppure si tratta solo della creazione della mente annebbiata dall'alcool del ventriloquo che anima il pupazzo? L'episodio, con sequenze dal taglio impressionista, riprende un soggetto già sviluppato in precedenza che verrà poi riproposto nella quarta stagione in "Io e Caesar". Gustoso l'epilogo beffardo, convincente Cliff Robertson. (Daniela)

99. FANTASIA DI UN GIOVANE (Young Man's Fancy)

*** Episodio sottilmente inquietante, completamente ambientato in una casa. In questa il protagonista appena sposato tornerà a fare i conti con la sua infanzia, molto più di quanto avrebbe potuto prevedere. Come già detto per tutto l'episodio si respira un'atmosfera inquietante, che poi si conclude in un buon finale. (Ciavazzaro)
*** Un uomo ha promesso alla novella sposa di mettere in vendita la casa in cui ha vissuto con la madre, deceduta l'anno precedente, ma la presenza della morta è ancora chiaramente percepibile ed i ricordi d'infanzia cominciano a riaffiorare... Più che una banale infestazione da parte di uno spirito possessivo, ad emergere è il rifiuto di crescere da parte del protagonista, che trova una plastica rappresentazione nell'epilogo di questo buon episodio dal carattere psicanalitico. (Daniela)

100. IL CORPO ELETTRICO (I Sing the Body Electric)
*! Il premuroso papà di tre orfanelli provvede una tata robotica ai pargoli: tutti impareranno ad amarla. Assai povero sul versante fantastico e assai ingenuo nella rappresentazione del "diverso"(l'automa), l'episodio fallisce anche dal punto di vista drammaturgico: una tiepida colata di melassa e buoni sentimenti che lascia il tempo che trova. (Rufus68)
** Vedovo acquista per i suoi bimbi un robot dalle fattezze nonnesche che saprà conquistare il loro affetto. Dopo un inizio promettente (il negozio in cui i clienti possono scegliere i singoli componenti del robot), l'episodio si incanala in uno svolgimento melenso e banale per poi concludersi in modo deludente, con i bambini divenuti adolescenti che accettano senza obiezioni la "dismissione" e il probabile smembramento della loro dolce "nonna". Mediocre. (Daniela)

101. ARRIVA CAVENDER (Cavender Is Coming)

**! Per potersi guadagnare le ali, l'angelo Cavender deve rendere felice una giovane donna pasticciona, sempre in bolletta, ma a cui tutti vogliono bene per la sua bontà di cuore e la sua allegria. Cavender la copre di ricchezza e lusso, ma i soldi non fanno la felicità... Morale assai scontata per questo episodio assai leggerino che si ispira apertamente alla figura dell'angelo Clarence di La vita è meravigliosa. Simpatici i due protagonisti. (Daniela)

102. IL CAMBIO DELLA GUARDIA (The Changing of the Guard)  
**! Un professore, ormai in pensione, riguarda con sofferenza il proprio passato. I suoi ex allievi, morti in guerra, tornano per rendergli onore e convincerlo d'aver ben speso la vita d'insegnante. Un episodio forse risaputo, ma pur sempre toccante, con un bravo Donald Pleasance. La candida atmosfera natalizia, le citazioni poetiche, il senso di riscatto per una vita di abnegazione al servizio degli allievi dona all'episodio una patina d'irresistibile umanità, sobria e asciutta (migliore di certe colature di melassa de L'attimo fuggente). (Rufus68)
*** Mandato forzatamente in pensione, un professore che ha dedicato tutta la sua vita all'insegnamento medita il suicidio, ritenendo di aver fallito il suo compito, ma i fantasmi degli ex allievi, morti in guerra, lo convincono che i suoi insegnamenti non sono andati perduti. Un episodio che ricorda nello spirito il bel film di Asquith "Addio Mr.Harris", anche se il maestro interpretato da Donald Pleasance ha un carattere molto più bonario. L'atmosfera natalizia contribuisce ad ammorbidire ulteriormente i toni di questo racconto forse banale ma dolce, gratificante. (Daniela)


 
STAGIONE 4 (1963)

103. A SUA IMMAGINE (In His Image)
**! Primo episodio della quarta stagione, la più debole dell'intera serie classica. La durata quasi doppia degli episodi di questa stagione rispetto agli altri non giova, perché si traduce spesso - come in questo caso - in un allungamento del brodo, invece che nell'occasione per un maggior approfondimento dei temi trattati.  Mentre sta attendendo l'arrivo della metropolitana, un uomo in un momento di raptus getta sotto il treno una sconosciuta molesta. Poco dopo, dimenticato l'accaduto, si reca dalla fidanzata - conosciuta solo pochi giorni prima - per portarla a visitare la cittadina dove risiede e lavora abitualmente, ma nulla sembra corrispondere ai suoi ricordi. Smarrito e sgomento, allontana da sé la ragazza, temendo di farle del male. A seguito di un banale incidente, l'uomo ha modo di scoprire di... non essere un uomo. Colpo di scena piazzato a metà della vicenda, fino a quel momento piuttosto intrigante, cui però fa seguito uno svolgimento poco convincente, come pure l'epilogo frettoloso che costituisce in genere invece il piatto forte di ogni episodio. (Daniela)

104. UN'ECO IN FONDO AL MARE (The Thirty-Fathom Grave)
** Un sommergibilista veterano si comporta in maniera insolita. Quando la propria unità intercetterà la carcassa d'un altro sommergibile da cui provengono ritmici rintocchi, darà fuori di testa... Suggestiva la prima parte, soprattutto quando, nelle profondità, si odono i colpi funebri provenire dal relitto; meno la seconda allorché il regista cerca di delineare una storia di fantasmi sospesa fra senso di colpa e onore. Blandi e prevedibili gli effetti, mediocre l'evocatività. Ispirato alla lontana da un racconto di W. H. Hodgson. (Rufus68)

105. LA VALLE DELLA PACE (Valley of the Shadow)
** Un viaggiatore e il suo cane arrivano per caso nell'amena cittadina "Valle della Pace": nei comportamenti degli abitanti qualcosa non torna... Il pistolotto è di quelli soliti: bisogna divulgare una scoperta scientifica avanzatissima o la si deve nascondere per evitare degenerazioni da parte dei governi e dell'umanità tutta? I primi minuti sono apprezzabili per l'aria di mistero; il seguito cede per il didascalismo e la prolissità che deriva dal taglio "maggiore" dell'episodio. Discreto, invece, il finalino a sorpresa. (Rufus68)

106. LUI E' VIVO (He's Alive)

*** Inquietante episodio con protagonista un giovane neo-nazista che trova come mentore per la diffusione delle sue idee una persona molto particolare... Episodio a tinte fosche, spaventosamente attuale nonostante siano passati più di di sessantanni dai tragici avvenimenti della seconda guerra mondiale. Da citare un bravo e giovane Dennis Hopper. (Ciavazzaro)
**** Un giovane ambizioso, alla guida di un piccolo movimento politico di estrema destra, vuol far breccia sui suoi concittadini facendo leva su xenofobia e razzismo. Grazie ai consigli di un uomo misterioso, che resta sempre nell'ombra, inizia ad avere un crescente successo ma... Fra tutti gli episodi della serie, uno di quelli più dichiaratamente politici ed anche più attuali, considerato l'ammonimento finale. Assai convincente Dennis Hopper nel ruolo del tormentato protagonista. Curiosità: un seguace neonazista è interpretato dal regista/attore Paul Mazursky. (Daniela)

107. MUTA (Mute)   
** Alcune coppie tedesche sottoscrivono un patto in cui si impegnano a sperimentare la possibilità di comunicazione telepatica, in particolare allevando i propri figli in modo tale che non facciano uso della parola. Anni dopo, una di queste coppie, trasferitasi nel frattempo negli Stati Uniti, perisce in un incendio. La loro figlia dodicenna, scampata al fuoco. non è in grado di pronunciare neppure una parola, anche se riesce a percepire i pensieri di chi la circonda... Nonostante sia tratto da un racconto di Matheson, un episodio decisamente poco riuscito, se non insensato. Non si capisce perchè i genitori abbiano inibito il linguaggio verbale o la scrittura, né perché pronunciare poche sillabe possa comportare la perdita dei poteri telepatici già acquisiti. E cosa c'entra la telepatia con le fotografie in movimento? (Daniela)

108. L'ASTRONAVE FANTASMA (Death Ship)
***! Tre uomini a bordo di un'astronave in ricognizione scorgono sulla superficie di un pianeta ancora inesplorato uno strano bagliore metallico. Una volta atterrati, si trovano davanti al relitto di un'astronave identica alla loro, dentro la quale giacciono inerti i corpi dei membri dell'equipaggio, periti nell'impatto al suolo... Corto circuito spazio-temporale con riflessi angoscianti al centro di uno degli episodi migliori della quarta sragione - la più debole dell'intera serie - grazie soprattutto al bel soggetto scritto da Fredrick iatheson. Convincente il cast che comprende due vecchie conoscenze della serie, ossia Ross Martin e soprattutto Jack Klugman. (Daniela)

109. JESS-BELLE (Jess-Belle)
** Quando scopre che l'uomo amato sta per sposare un'altra, Jesse-Belle (Ann Francis in una inconsueta versione corvina) si reca dalla strega del paese per riconquistarlo, ma il prezzo da pagare sarà assai alto... Nell'introduzione Serling afferma che la storia si ispira ad una vecchia leggenda. In effetti, c'è qualche punto di contatto con il mito della donna-pantera, ma l'episodio è comunque piuttosto modesto, quasi noioso, e a restare impressa è soprattutto, più che la magia amorosa, la pettinatura del protagonista maschile, caratterizzata da una "banana" considerevole. (Daniela)

110. MINIATURA (Miniature)
***!
Un impiegato timido e schivo, oppresso da una madre troppo premurosa ed incapace di stringere rapporti con i colleghi, si "innamora" di minuscola donna di legno, inserita all'interno di una casa di bambole vittoriana esposta nel museo cittadino... Episodio che appartiene - come il celebre "Una sosta a Willoughby" (ep.30) - al filone "fuga dal presente": anche qui abbiamo un uomo inadatto a vivere nel mondo moderno, con i suoi ritmi troppo veloci, il carrierismo, l'ansia di essere ben accetti. Protagonista è il grande Robert Duvall, giovane ma già con l'aria da quarantenne che poi avrebbe mantenuto per quasi tutta la sua lunga carriera. Accanto a lui, nel ruolo del dottore, William Windom, che proprio come medico diventerà un tormentone con "La signora in giallo". (Daniela)

111. IL DIAVOLO E IL GIORNALISTA (Printer's Devil)
**!
Il direttore di un foglio di provincia sull'orlo del fallimento sarebbe disposto a qualsiasi cosa pur di salvare il suo giornale, anche a sottoscrivere un contratto col Diavolo, qui nelle vesti di un linotipista/redattore che non si limita ad "annusare" le notizie, ma le provoca... Nuova versione del patto faustiano, resa simpatica dall'interpretazione diabolica di Burgess Meredith, benemerito della serie: un omino dall'aria scaltra, gli occhi ammiccanti ed un sigaro torto che gli penzola dalla labbra. Bella anche la macchina da stampa, strumento satanico ma anche salvifico. (Daniela)

112. NESSUN TEMPO E' COME IL PASSATO (No Time Like the Past)
**
Dana Andrews interpreta uno scienziato che, dopo aver inventato una macchina del tempo, cerca di cambiarne il corso, senza alcun successo. Decide allora di rifugiarsi in un idiallico paesino ottocentesco dove ancora non è arrivata la modernità con i suoi guasti, ma anche qui... A parte la bizzarria della struttura della "macchina", episodio quasi insensato a mezza strada fra il viaggio nel tempo e la fuga in un passato idealizzato, temi entrambi già affrontati nella serie in altre occasioni con migliori risultati. L'amico dello scienziato lo mette in guardia dei pericoli di alterare il passato quando lui decide di andare nel paesello fuori dal mondo. Atteggiamento comprensibile, come ben sa ogni lettore di fantascienza, ma perché allora non ha avanzato in precedenza alcuna obiezione al progetto di assassinare Hitler prima che scateni la guerra? (Daniela)

113. DIMENSIONI PARALLELE (The Parallel)   
**!
Dopo aver perso il contatto con la base spaziale durante alcune ore di blackout mentre era in orbita, un astronauta (Steve Forrest) rientra sulla Terra, ma è una Terra che differisce in vari particolati da quella che conosceva. D'altra parte, anche sua moglie e sua figlia lo avvertono come un estraneo, anche se fisicamente è identico a prima... Un episodio fantascientifico al 100%, come di rado accade nella serie, dato che tratta di un tema classico come quello dei mondi paralleli. Fatta la tara ad alcune ingenuità, lo svolgimento è buono finché si resta sul filo della paranoia, ma l'epilogo - che di solito è la parte migliore dell'episodio - qui risulta troppo esplicativo e semplicistico. (Daniela)

114. SOGNANDO UN GENIO (I Dream of Genie)
**
Modesto impiegato si ritrova in possesso di una lampada magica, il cui genio gli consente di esprimere un solo desiderio, mettendolo però in guardia dal desiderare amore o denaro, perché raramente simili scelte portano alla felicità. Ed infatti... Episodio modesto ma abbastanza simpatico che ricorda molto il n.38 della seconda stagione, con la differenza che l'anziana coppia sprecava tutti i suoi desideri, mentre qui Howard Morris, dopo aver mentalmente esplorato un paio di opzioni, azzecca in maniera fantasiosa l'unico che aveva a disposizione. (Daniela)

115. LA NUOVA ESPOSIZIONE (The New Exhibit)
*! Un dipendente del museo delle cere non si rassegna alla sua chiusura e ne salva "la sezione omicidi" (Landru, Jack lo Squartatore) recandola presso il proprio seminterrato ... Ennesima variazione sul museo maledetto portata avanti con piglio borghese (i litigi fra moglie e marito) e senza l'aura ominosa dei classici sul tema. Balsam è bravo, ma sin troppo rassicurante; il guizzo fantastico nel finale appare risaputo e, quindi, assai prevedibile. (Rufus68)

116. ULTIMAMENTE PENSO A CLIFFORDVILLE (Of Late I Think of Cliffordville)
*** Uno spietato tycoon prega il diavolo di rispedirlo nel passato in modo da rivivere l'eccitazione della propria ascesa finanziaria. Non tutto andrà per il verso giusto. I primi quindici minuti sono davvero eccellenti: dialoghi taglienti e belle interpretazioni al servizio di una storia a mezzo tra Welles e Capra (di inconsueta profondità quando si citano le lacrime di Alessandro Magno davanti alla tomba di Dario: "Pianse perché non aveva più mondi da conquistare"). Il tutto poi vira verso l'apologo beffardo con un finale a sorpresa che ribalta destini e aspettative: meno convincente seppur assai godibile. Notevole Salmi in un ruolo bifronte, deliziosa la Newmar coi suoi cornetti diabolici. (Rufus68)

117. L'INCREDIBILE MONDO DI HORACE FORD (The Incredible World of Horace Ford)

*** Alle soglie della mezza età, un progettista di giocattoli è ossessionato dai ricordi dell'infanzia, mitizzati come il periodo più felice della sua vita, e questo gli impedisce di apprezzare ciò che gli offre il presente, compreso l'amore della moglie... Un episodio che riprende uno dei temi portanti della serie, presente già nella prima stagione, ossia la possibilità di ritornare fisicamente nel proprio passato. Il tono questa volta non è ironico o nostalgico, ma drammatico, nonostante lo scioglimento positivo. Nel ruolo del protagonista sull'orlo della follia, Pat Hingle, caratterista molto attivo al cinema e in TV, futuro Commissario Gordon nella saga dedicata a Batman diretta da Burton e Schumacher. (Daniela)

118. GIOVEDI' TORNIAMO A CASA (On Thursday We Leave for Home)
***!
Da oltre trentanni una piccola colonia umana sopravvive a stento su un pianeta arido ed inospitale. Finalmente arriva il messaggio tanto atteso: sta giungendo una astronave per una missione di salvataggio che riporterà tutti sulla Terra. Tutti sono entusiasti della prospettiva ma il capo della colonia nutre dubbi in proposito... Bell'episodio, anche grazie all'interpretazione del bravo James Whitmore nel ruolo di un uomo incapace di vedere oltre l'orizzonte della prigione, mentale più che fisica, che lui stesso ha costruito. Il finale questo volta non è beffardo, soltanto disperato. (Daniela)

119. PASSAGGIO SULLA LADY ANNE (Passage on the Lady Anne)
*! Una giovane coppia s'imbarca su una nave per l'Europa: gli altri passeggeri sono anziani che cercano di dissuaderli dal viaggio ... Il tutto si trascina un po' faticosamente, tra liti coniugali, chiacchiere (l'episodio dura cinquanta minuti), blandi ammicchi e l'attesa, da parte dello spettatore, del risolutivo colpo di scena che lo ecciti un poco. Un colpo di scena che mai arriva. Il finale, infatti, lascia a bocca asciutta facendo solo intravedere il tema del vascello fantasma. Poca roba. (Rufus68)

120. IL BARDO (The Bard)
** Uno sceneggiatore fallito evoca, grazie alla magia nera, lo spirito di William Shakespeare: giusto per fargli scrivere qualcosina... Tutto giocato su toni brillanti e con qualche personaggio azzeccato (la vecchia libraia esperta di baseball, la bambina); sulla distanza di un'ora, però, il giochetto fa un po' fatica a reggere. Ci si affida alla facondia del protagonista e alla sempreverde dicotomia fra materialismo americano e arte europea (simpatica la costernazione con cui Shakespeare accoglie i rimaneggiamenti dei propri scritti in funzione commerciale). C'è un giovane Burt Reynolds. (Rufus68)

 
STAGIONE 5 (1963/1964)

121. IN ONORE DI PIP (In praise of Pip)
**! Un allibratore alcolizzato, avendo ricevuto la notizia che il figlio è stato gravemente ferito in Vietnam, ha un'ultima occasione per potersi riscattare... Episodio che rientra in pieno nel filone "buonista" e consolatorio della serie, ben poco originale sia nell'escamotage dell'incrocio fra presente e passato che nell'ambientazione in un luna park deserto, anche se la sequenza nel labirinto degli specchi è di un certo effetto. Accanto al bravo Jack Klugman recita un ragazzino lentigginoso che già si era fatto conoscere come "piccolo mostro" nella stagione 3. (Daniela)

122. ACCIAIO (Steel)
**! L'impresario di un datato pugile robot B2 (lo sport praticato da umani è vietato dalla legge) si sostituisce al simulacro per combattere contro un temibile modello B7. Più che di una distopia, si tratta di una riflessione crepuscolare sulla fedeltà empatica del maestro verso l'allievo (l'affetto del protagonista per l'androide in disarmo) in un mondo che, apparentemente, tutela l'umano, ma, in realtà, si mostra egualmente freddo e insensibile (la venalità degli organizzatori). Bravo Marvin. (Rufus68)
*** Episodio riuscito con il mitico Lee Marvin allenatore di pugilato ambientato in un futuro dove i pugili non sono più umani ma bensì robot!  Un ottimo Marvin per un episodio molto piacevole. (Ciavazzaro)

123. INCUBO A 20.000 PIEDI (Nightmare at 20.000 feet)
***** Un uomo, reduce da un esaurimento nervoso, durante un viaggio in aereo nel corso di un forte temporale vede dal finestrino un essere malefico che sta sbullonando l'apparecchio. Naturalmente nessuno gli crede... La fama dell'episodio è soprattutto legata alla presenza di William Shatner nel ruolo dell'aereofobico passeggero, dato che era già salpato a bordo dell'Enterprise. Si tratta comunque di un episodio avvincente e molto ben fatto, che verrà ripreso con ottimi risultati da George Miller nel film antologico dell'1983, con il bravo John Lithgow nel ruolo del paranoico protagonista. (Daniela)
**! Episodio che va ammirato soprattutto per la semplicità con cui gli sceneggiatori riescono a creare un'atmosfera di paranoia. Shatner si conferma un eccellente protagonista in grado di sostenere il torso drammaturgico della storia tutto da solo. Peccato per il Gremlin col pellicciotto (i mostri o si fanno bene o non si fanno affatto; al massimo si suggeriscono). Nonostante tale pecca è un piccolo classico della serie. (Rufus68)

124. UN CRONOMETRO PARTICOLARE (A kind of a stopwatch)
*** Il protagonista ha il discutibile dono di una parlantina inarrestabile, unita ad una auto-stima immotivata. Un giorno riceve da uno sconosciuto un cronometro particolare, destinato a cambiare per sempre la sua vita... Episodio modesto nella realizzazione, che però ha il pregio di mettere in scena uno dei desideri più comuni: quello di poter fermare il tempo a proprio piacimento. Spunto questo che verrà ripreso in varie altre occasioni, sia cinematografiche che televisive. (Daniela)

125. L'ULTIMA NOTTE DI UN FANTINO (The last night of a jockey)
*** Un fantino, nei guai per una faccenda di dopping che rischia di escluderlo per sempre dalle corse, sfoga rabbia e livore davanti allo specchio nella sua stanza. Il riflesso - presentandosi come il suo alter ego - lo sfida ad esprimere un desiderio ed allora l'uomo, che ha sempre sofferto del complesso della bassa statura, afferma di voler diventare il più "grande" del mondo... Episodio che richiama come tema "La decisione" della prima stagione(39), ma con un esito pessimistico, dato che ancora una volta, l'espressione di un desiderio, quando dettata da fini egoistici, non risolve ma aggrava la situazione di partenza. Unico personaggio in scena, il grande Mickey Rooney la cui interpretazione, ora disperata ora beffarda, rende prezioso un episodio altrimenti debole, per quanto curioso. (Daniela)

126. LA BAMBOLA VIVENTE (Living doll)
***
Episodio horror con protagonista un'inquietante bambola che sembra quasi anticipare il più famoso Chucky, di "Bambola assassina". Spicca un bravissimo e odioso Savalas nel ruolo di un padre-padrone che diventerà bersaglio e vittima della diabolica bambola. Inquietante! (Ciavazzaro)
***! Telly Savalas interpreta un uomo dal carattere piuttosto difficile, inaffettivo verso la moglie e la figliastra, di cui non sopporta la nuova bambola. "Talky Tina" non è però una bambola come le altre, dato che è in grado di interagire con lui, di resistere ai suoi tentativi di distruggerla e di minacciarlo di morte... Episodio decisamente buono, che con pochi mezzi riesce a creare tensione ed inquietudine. Anche se è difficile simpatizzare per Savalas, qui in uno dei suoi ruoli antipatici pre-Kojak, Talky Tina, con la sua vocina petulante, risulta veramente odiosa. (Daniela)

127. IL VECCHIO DELLA CAVERNA (The old man in the cave)
***! Apocalittico episodio ambientato in un'umanità post-atomica,c on gli abitanti di un piccolo paese isolato che per soppravvivere seguono i consigli che gli vengono dati da un misterioso vecchio in una caverna, il quale però non si fa mai vedere. L'arrivo di un gruppo di giovani scapestrati farà affiorare tutta la stupidità umana. Episodio molto cupo, con una bella quanto cattiva sorpresa finale ,che si prende beffe una volta ancora dell'umanità e della sua stupidità. (Ciavazzaro)
***! Dopo una guerra nucleare, in una cittadina semi-distrutta un piccolo gruppo di persone riesce a sopravvivere, sia pure fra gli stenti, grazie ai consigli di un misterioso vecchio che vive nascosto nell'anfratto di una montagna. L'arrivo di un gruppo di militari, venuto ad instaurare un nuovo ordine, sconvolgerà i fragili equilibri esistenti ed il "vecchio" dovrà venire alla scoperto... Episodio fortemente pessimista circa le capacità dell'uomo di imparare dai proprio errori, con un finale più tragico che beffardo. Il gruppo di militari, ottusi e violenti, è comandato da James Coburn, presente in altri episodi della serie. (Daniela)

128. ZIO SIMON (Uncle Simon)
****
Uno dei migliori episodi della serie. Una crudele storia con protagonista il mitico Robby il robot, che viene programmato da un vecchio per poter continuare a vivere e a comandare anche dopo la sua dipartita. Quasi un trasporto di cervelli per un episodio molto nero, che presenta un raggelante e terribile finale, davvero crudele. (Ciavazzaro)
**! Un vecchio ricco maltratta ed umilia la nipote che lo accudisce e sopporta le sue angherie in attesa di poterne ereditare la fortuna. Ma lo zio, scienziato, ha messo un atto una "invenzione" in grado di garantire che, anche dopo la sua morte, le cose continueranno come prima... La firma di Siegel alla regia fa ben sperare ed in effetti la prima parte è ben fatta, per merito soprattutto di Cedric Hardwicke, perfetto per il ruolo del rancoroso protagonista. Quello che doveva però essere l'asso nella manica, ossia l'entrata in scena di Robbie, si rivela controproducente in quanto i suoi trascorsi cinematografici non lo rendono credibile come tiranno metallico. Robbie comparirà brevemente anche in chiusura dell'episodio 153. (Daniela)

129. SONDA 7, PASSO E CHIUDO (Probe 7, over and out)
*** Il colonnello Cook, unico membro dell'equipaggio di una nave spaziale, precipita su un pianeta sconosciuto e, una volta contattato il comando centrale per richiedere soccorso, scopre che il tutto il suo mondo è alle soglie di una guerra nucleare destinata probabilmente a spazzare via ogni forma di vita. Il soccorso è pertanto impossibile, la riparazione dell'astronave pure. Tutto perduto, quindi? Forse è solo un nuovo inizio... Godibile episodio rebout, che ricorda nell'epilogo l'ep.14 della prima stagione. Protagonista Richard Basehart, indimenticabile bidonista e matto per Fellini, nonché teatrale assassino in Scacco matto a Scotland Yard del nostro amato Colombo. (Daniela)

130. IL SETTIMO E' FATTO DI FANTASMI (The 7th is Made Up of Phantoms)
*! Durante una esercitazione militare, tre carristi, una volta giunti nei pressi di Little Big Horne trovano tracce della battaglia che oltre 80 anni prima vide le truppe del generale Custer massacrate dai Sioux... Episodio assai deludente, nonostante la presenza di Warren Oates (!), e non solo per l'evidente mancanza di mezzi. Ciò che stona è soprattutto la visione manicheistica del conflitto, non giustificabile solo con l'aria del tempo, dato che nella serie c'era stato invece già spazio per riflessioni più equilibrate e mature, come nell'ep.80, sia pure in altro contesto. (Daniela)
*! Gli incroci temporali sono quelli che meno premono all'autore. Sembrerebbe, invece, una riflessione imperialista (bianca) tinta di nostalgia: se i soldati di Custer avessero avuto un carro armato forse avrebbero schiacciato i musi gialli: alla faccia dell'ucronia ... Al di là delle considerazioni morali e storiche, l'episodio si rivela debole e noioso mancando del tutto l'afflato fantastico. (Rufus68)

131. UNA PICCOLA BEVUTA A UNA CERTA FONTANA (A short drink from a certain fountain)
*** Simpatico episodio col mitico Patrick O' Neal sposato ad una donna più giovane di lui di molti anni che viene convinto ad iniettarsi un siero per ringiovanire. Ma come sempre ai confini della realtà il tutto presenterà amare sorprese. Ottimo O' Neal, deliziosa Ruta Lee giovane ragazza arrivista. Funziona molto bene poi nil consueto finale a sorpresa, cattivello. (Ciavazzaro)
*** Sposato ad un donna molto più giovane di lui, per giunta egoista e capricciosa, un uomo si fa iniettare dal fratello scienziato un siero, ancora in fase di sperimentazione, che dovrebbe consentire un ringiovanimento cellulare. Il siero funziona, eccome se funziona, ma... Finale a sorpresa particolarmente simpatico per questo episodio che vede protagonista Patrick O'Neal, molto attivo in TV, che i fans di Colombo ricorderanno nel ruolo dell'antipaticissimo architetto che ammazza il miliardario texano. (Daniela)

132. NOVANT'ANNI SENZA SONNO (Ninety years without slumbering)
***
Gradevole episodio con protagonista Ed Wynn nei panni di un uomo convinto che potrà vivere solo fin quando il suo orologio funzionerà. Da citare la bellissima interpretazione del protagonista in un episodio a tinte drammatiche ma non cupe, riflessione sulla vita e la morte. (Ciavazzaro)
**! Ed Wynn interpreta un uomo anziano, dolce e sereno, che però pare nutrire una vera e propria ossessione nei confronti di un orologio a pendolo, costruito il giorno della sua nascita. Allo psichiatra, cui si è rivolto per accontentare la nipote presso cui vive, il vecchietto confessa di essere certo che morirà il momento esatto in cui l'orologio cesserà di battere il tempo... Modesto episodio a carattere edificante, reso comunque gradevole dalla simpatia a Wynn, già protagonista dell'ep.2. Curiosamente, il titolo parla di 90 anni, ma Wynn, almeno nella versione doppiata, dichiara di averne solo 77. (Daniela)

133. LA RAGAZZA CON L'ANELLO (Ring-a ding girl)
*** Buon episodio con la "redenzione" della protagonista - una star del cinema - che torna a casa per un motivo ben preciso, naturalmente fantastico. Non male la protagonista, la storia è molto piacevole e nel finale drammatica; ottimo come sempre il colpo di scena  conclusivo. (Ciavazzaro)
***! Mentre sta recandosi in aereo verso Roma dove l'aspettano le riprese di un nuovo film, una famosa attrice hollywoodiana vede riflessi nella pietra incastonata nel suo anello i volti di vecchi conoscenti che la invitano a far ritorno nella sua città. Decide quindi di fare una breve sosta nel suo paese natale.... Episodio dolce e malinconico, in cui le ragioni del comportamento della protagonista, apparentemente dettate solo dai capricci di una diva egocentrica, troveranno una spiegazione nel finale. Maggie McNamara, dopo un paio di commedie di successo, sembrava destinata a diventare una star, ma quando interpretò questo episodio la sua breve carriera era già alla fine. L'anno seguente, dopo essere apparsa in alcuni episodi di serie tv, compreso un "Alfred Hitcocok presenta", il ritiro dagli schermi. (Daniela)

134. GUIDA TU (You drive)
*** Episodio con una tematica purtroppo molto attuale, ovvero quella degli incidenti stradali e degli automobilisti che, incapaci di prendersi le proprie responsabilità, preferiscono fuggire. Ma in questo caso una giustizia superiore a quella dell'uomo, nelle sembianze dell'auto del responsabile, renderà la vita del protagonista un inferno. Episodio molto cupo, con l'inquietante presenza dell'auto al tempo stesso prima carnefice e poi giudice. (Ciavazzaro)
***! Mentre guida distrattamente, un uomo investe un ragazzino e subito dopo se la svigna, lasciandolo esanime sulla strada. Una testimone crede di individuare il pirata, provocando l'arresto di un innocente. Ma esiste un'altra "testimone" che invece sa bene come sono andati i fatti e, non potendo parlare, ricorre a sistemi di diversa natura... Interessante variante del tema della macchina malefica, dato che questa volta la vettura, dotata di volontà propria, dimostra di avere una coscienza, al contrario del suo meschino ed egoista padrone. Lui è Edward Andrews, caratterista molto attivo sia sul grande che sul piccolo schermo. (Daniela)

135. IL LUNGO DOMANI (The long morrow)
** Alla vigilia della partenza verso un'altra galassia, un astronauta incontra un'impiegata del centro spaziale. Colpo di fulmine e drammatico addio: lui rientrerà sulla Terra dopo 40 anni, trascorsi in animazione sospesa e quindi senza invecchiare, mentre lei al suo ritorno sarà ormai una donna anziana. Ovviamente, le cose non andranno come previsto... Fra i vari episodi della serie, uno dei più romantici, ma purtroppo viziato da assurdità palesi (ad esempio: acqua? cibo?). Lui è Robert Lansing, volto noto soprattutto in tv, lei è Mariette Hartley, tanto dolce e bella da giustificare l'innamoramento istantaneo, per quanto inopportuno. (Daniela)

136. L'AUTOMIGLIORAMENTO DI SALVADOR ROSS (The self-improvement of Salvadore Ross)
*** Ross è un uomo di modeste condizioni sociali, scarsa cultura e soprattutto pessimo carattere. E' naturale pertanto che il padre della ragazza di cui si è invaghito non lo veda di buon occhio. Ma Ross ha anche un dono particolare; quello di poter scambiare con altri le proprie caratteristiche o condizioni, sia fisiche che mentali... Come il precedente "Lo zio Simon", anche questo episodio è diretto da Don Siegel, ma con risultati più convincenti. Don Gordon, con la sua faccia da duro ringhioso, risulta molto adatto al ruolo, ed il finale - pur non del tutto imprevedibile - è beffardo al punto giusto. (Daniela)

137. IL NUMERO 12 TI ASSOMIGLIA (Number 12 looks just like you)
***
Nel 2000 (sic!) tutti hanno la possibilità di sottoporsi ad un'operazione che li rende simili ad un modello scelto da un apposito catalogo, ossia belli, snelli, in salute. Possibilità o obbligo? In una società in cui all'omologazione fisica corrisponde quella mentale, la decisione di una ragazza, che vuole mantenere il proprio aspetto per quanto modesto, rischia di sembrare incomprensibile se non oltraggiosa... Episodio che declina in maniera originale il tema della perdita di identità e riesce a creare inquietudine con pochi mezzi, fra i quali il più efficace è quello di far interpretare ad uno stesso attore tutti i personaggi maschili, compreso quello del dottor "Sigmund Friend" (sic sic!) (Daniela)

138. GIACCHE DI PELLE NERA (Black leather jackets)
*!
Episodio molto debole, uno dei peggiori della serie a mio personale avviso, con protagonisti alcuni misteriosi ragazzi vestiti di giacche di pelle nera. Si critica abbondantemente la stupidità umana come accade sovente nella serie, ma l'episodio non decolla e risulta molto debole. Bocciato. (Ciavazzaro)
**! Tre bulli nerovestiti che girano sempre in sella alle loro potenti moto affittano una villetta in un tranquillo quartiere residenziale. Un loro vicino mette in guardia la figlia adolescente dal frequentarli e per una volta tanto sembra che i pregiudizi paterni non siano del tutto infondati... Episodio così così nello svolgimento, che però parte da un'osservazione di costume non peregrina: agli occhi dei benpensanti, giovani sul tipo de "Il selvaggio" dovevano davvero sembrare degli alieni. Non male anche l'idea del sistema - efficace, rapido e senza spargimento di sangue (loro) - con cui gli invasori pensano di disinfestare il nostro pianeta. (Daniela)

139. CHIAMATA NOTTURNA (Night call)
***
Una donna anziana ed inferma che vive da sola in una casa isolata inizia a ricevere strane telefonate... Tratto da un racconto di Matheson e interpretato dalla brava Gladys Cooper, un episodio non molto originale ma dall'andamento non scontato: per buona parte della sua durata sembra preludere ad uno sviluppo stile zio Tibia, poi vira verso il sentimentale ed il rimpianto per le occasioni perdute con uno spiraglio di speranza, per poi concludersi con una condanna senza appello alla solitudine. (Daniela)

140. DA AGNESE, CON AMORE (From Agnes with love)
**! Agnes è l'acronimo di un computer sofisticatissimo, in grado di interagire direttamente con il suo programmatore. Il problema è che ha un carattere decisamente femminile e, come si ritiene siano propense a fare quasi tutte le donne, tende ad impicciarsi delle faccende amorose altrui. Se poi subentra anche la gelosia, sono guai per il pover'uomo oggetto dei suoi desideri... Episodio leggerino leggerino, ma curioso e simpatico, soprattutto quando il programmatore, innamorato di una bella segretaria, prova a mettere in pratica i consigli dell'interessata Agnes, con esiti disastrosi. (Daniela)

141. L'IMPULSO DL MOMENTO (Spur of the moment)
** Durante una passeggiata a cavallo, una ragazza si imbatte in una misteriosa signora in nero che urla il suo nome e la insegue in sella ad un nero destriero. Terrorizzata, la giovane donna si rifugia in casa, fra le braccia dei genitori e del fidanzato. La signora in nero è lei stessa 25 anni dopo, tornata nel passato per impedire la scelta sbagliata che le ha rovinato la vita... Nonostante il soggetto porti la firma di Richard Matheson, un episodio modesto, compromesso da una scelta di casting incongrua (la protagonista dovrebbe avere 18 anni ma l'attrice ne dimostra 30), da una falla logica (se sposi chi ti pare, perché poi prendersela con i genitori?) e dal bizzarro look alla Zorro della signora in nero. (Daniela)

142. UN AVVENIMENTO SUL PONTE DI OWL CREEK (An Occurrence at Owl Creek Bridge)
Palma d'Oro a Cannes 1962. Premio Oscar 1963.
**** La corda si spezza e l'impiccato cade nel fiume sfuggendo al plotone e raggiungendo la propria casa e la moglie. A uno stupendo inizio di movimenti sinuosi della cinepresa nella boscaglia e con l'evidenza di un tempo dilatato, scandito dai primi piani e da un silenzio sospeso e doloroso (il corto è quasi senza parole), segue l'emozione della fuga, espressione di una riscoperta della vita che rinasce insieme a tutta la natura. Il colpo di scena finale mi ha fatto sussultare nonostante conoscessi la trama del racconto originario. Potente. (Pigro)

143. LA REGINA DEL NILO (Queen of the Nile)
**! Un giornalista, durante una intervista alla star hollywoodiana Pamela Morris, riesce a farle confessare l'età: 38 anni. Ma il giornalista, pur subendone il fascino, nutre qualche dubbio sulla via età effettiva... Episodio che per il tema ricorda quello del n.24, ma con un epilogo del tutto diverso. Ann Blyth, corvina dalla pelle marmorea e dai lineamente vagamente esotici, ha le fisique du role per impersonare la protagonista (semi)immortale. (Daniela)

144. CHE COSA C'E' NELLA SCATOLA (What's in the box)
** Fra un marito iroso e una moglie bisbetica le occasioni di litigio non mancano certo. L'ultima è fornita dal televisore di casa che si è guastato per l'ennesima volta. Il padrone di casa offende il tecnico che sta provvedendo alla riparazione questi lo pianta in asso, assicurandolo che non avrà più di che lamentarsi. La tv trasmette però ora un unico canale, una specie di reality avente per protagonista proprio la nostra malaccoppiata coppia di coniugi... Episodio non particolarmente riuscito, che sembra quasi la versione televisiva dell'ep.46, dove era invece una macchina fotografica ad anticipare il futuro prossimo. Anche l'epilogo è simile, a conferma della pessima qualità degli infissi americani. Nel cast, da ricorda il volto del tecnico tv: sembra la versione maligna di Harpo Marx. (Daniela)

145. LE MASCHERE (The masks)
***!
A New Orleans, alla vigilia della notte del Carnevale, un vecchio cui rimangono poche ore di vita impone ai parenti, accorsi al capezzale per spartirsi la ricca eredità, di indossare maschere mostruose che riflettono all'esterno la loro vera natura: egoismo, avidità, stupidità, meschineria... Episodio originale, tutto in chiave drammatico/grottesca, ben interpretato da Robert Keith, lo sceriffo di "Il selvaggio". La regia è di Ida Lupino, già splendida protagonista dell'ep.4. (Daniela)

146. IO SONO LA NOTTE: COLORAMI DI NERO (I am the night - color me black)
***! Cupissimo, nerissimo e apocalittico episodio, uno dei più pessimisti e "malsani" della serie, con una feroce critica all'umanità intera. Per tutto l'episodio si respira un'aria di morte incombente fino al cupissimo finale. Inquietante...(Ciavazzaro)
***! In un piccola città di provincia, un condannato a morte attende il momento dell'esecuzione. E' stato un uomo mosso da ideali nobili, ma ora il suo cuore è pieno solo di rabbia e disprezzo, come pure quelli di chi è accorso per assistere all'impiccagione. Ma il sole quella mattina non pare intenzionato a affacciarsi all'orizzonte, anzi l'oscurità sembra sempre più fitta... La serie lancia un altro appello alla ragione contro intolleranza, fanatismo, schiavitù dalla paura, ma questa volta sembra proprio un appello senza speranza. episodio forseun pò troppo schematico ma bello e disperato. (Daniela) 

147. SUONI E SILENZI (Sounds and silences)
** Il protagonista è un ricco industriale, appassionato di nautica, pieno di boria ed prepotente con i suoi impiegati, costretti a subite le sue continue sfuriate, i discorsi a gola spiegata, la musica a tutto volume. Ad un certo punto, anche la moglie si stufa di vivere in questo inferno sonoro e lo pianta in asso. Per il nostro borioso urlatore si avvicina la nemesi... Richard "Arma legale" Donner ha diretto ben sei episodi della quinta stagione, fra cui quel piccolo gioiello costituito da Incubo a 20.000 piedi, e quindi si può considerare un benemerito della serie. Tuttavia questo è un episodio davvero modesto, neppure riscattato dalla simpatia naturale dell'"antipatico" John McGiver, grande caratterista in tante commedie hollywoodiane. (Daniela)

148. IO E CAESAR (Caesar and me)
*** Benché sia uomo mite e gentile, un ventriloquo disoccupato e sull'orlo della miseria, uomo mite e gentile si fa convincere dal suo compagno Cesare a commettere una serie di furti, ma viene messo nei guai da una bambina spiona... Il lato sovrannaturale di questo buon episodio è legato al fatto che Cesare è un pupazzo di legno e che la sua voce imperiosa non si fa udire solo dal povero protagonista, interpretato dal bravo Jackie Cooper, ex bambino prodigio e guest star in un episodio del tenente Colombo. (Daniela)

149. LA STANZA DELL'AZZARDO (The jeopardy room)
*** Un bell'episodio di tensione con un bravissimo Martin Landau chiuso in una stanza con una bomba; riuscirà a salvarsi?
Un episodio tutto tensione che incolla lo spettatore allo schermo, con buone interpetazioni e una bella sorpresa finale. (Ciavazzaro)
***! Un ufficiale sovietico in fuga dal proprio paese viene rintracciato da un Commissario politico che ha il compito di eliminarlo. L'uomo, un sadico che gode del terrore altrui, intrappola la propria vittima in una squallida stanza d'albergo, imponendogli una caccia al tesoro mortale... Uno dei pochissimi episodi della serie in cui è totalmente assente ogni elemento alieno o soprannaturale, tanto che sembra di assistere ad un "hictcockino". Comunque la tensione costante e l'interpretazione convincente del bravo Landau rendono avvincente la visione, conclusa da un finale all'insegna del detto: "chi la fa l'aspetti". (Daniela)

150. SOSTA IN UNA CITTA' TRANQUILLA (Stopover in a quiet town)
*** Prima di guidare mai ubriacarsi: ecco la semplice morale dell'episodio, che vede una coppia pentirsi amaramente della sua scelta, ritrovandosi in una città completamente vuota. Bravi i due protagonisti, azzeccato il colpo di scena finale. (Ciavazzaro)
***! Dopo una serata in cui entrambi hanno bevuto troppo, marito e moglie si risvegliano in un letto non loro, all'interno di una casa sconosciuta, in una cittadina deserta dove tutto è finto, persino gli alberi e l'erba...
Nel finale l'enigma troverà una sua spiegazione, fra il beffardo e l'agghiacciante. Bell'episodio in cui sono coniugati due temi ricorrenti nella serie e che hanno spesso dato origine a piccoli capolavori: il primo è quello della solitudine, più precisamente del panico derivante dal ritrovarsi improvvisamente in una situazione in cui i propri simili sono scomparsi, come in questo caso, oppure non interagiscono perché paralizzati o trasformati in statue. L'altro tema è quello del relativismo, di qualunque natura esso sia (umano/non umano, bello/brutto, grande/piccolo), che mette in crisi le nostre certezze acquisite. (Daniela)
 
151. L'INCONTRO (The encounter)

**! Un veterano della guerra nel Pacifico sta mettendo in ordine la sua soffitta, ricolma di ricordi, fra cui una katana appartenuta ad un ufficiale giapponese da lui ucciso in battaglia, sulla quale si trova incisa una strana profezia.... Un episodio che sulla carta sembra interessante, per il confronto/scontro fra il veterano, incattivito dal fallimento (licenziato per alcolismo, piantato dalla moglie) ed il giovane di origini giapponesi, segnato da un segreto familiare. Oltretutto Neville Brand dà vita ad un personaggio sfaccettato, non un semplice "bastardo razzista" come si presenta all'inizio. Però l'episodio non funziona del tutto, forse anche per la presenza di George Takei nel ruolo dell'antagonista - per tutti gli appassionati della TOS lui è Sulu! (Daniela)

152. IL SIGNOR GARRITY E LE TOMBE (Mr. Garrity and the graves)
*** In un paesino del West, ora tranquillo ma assai turbolento fino a poco tempo prima, giunge uno straniero che offre un servizio particolare: è in grado di far tornare in vita i morti che riposano nell'affollato cimitero locale... Simpatico episodio che, per buona parte della sua durata, sembra situarsi più ai confini della bischeraggine che ai confini della realtà, ma ci pensa l'epilogo - particolarmente gustoso - a riportare la vicenda in carreggiata. Il ruolo del venditore di fumo è ricoperto da John Dehner, caratterista dalla nutrita filmografia, nonché rispettivamente commodoro ed esperto in aviazione in due episodio di Colombo. (Daniela)

153. IL CERVELLONE ELETTRONICO DELLA WHIPPLE (The brain center at Whipple's)   
** La Whipple è una grossa impresa con stabilimenti sparsi in tutto il paese e migliaia di dipendenti. Allo scopo di ridurre i costi ed aumentare la produttività, il direttore generale avvia un programma che prevede la totale automazione del processo produttivo, controllata da un computer centrale. Ma se le macchine possono sostituire gli uomini e tutti gli uomini possono essere sostituiti, le conseguenze possono essere imprevedibili... Un altro episodio diretto da Donner, anche questo poco riuscito, nonostante l'interesse del tema trattato. La star a sorpresa è, come accade in Lo zio Simon (ep.128), il glorioso Robbie, reduce dal Pianeta Proibito. (Daniela)

154. VIENI VIA CON ME (Come wander with me)
** Un cantante rock che batte le campagne alla ricerca di nuove canzoni da inserire in repertorio si imbatte in una ragazza che canta una ballata triste, in grado di modificarsi secondo gli eventi... Spunto interessante, ma svolgimento piuttosto modesto, anche a causa del cast anonimo: pensare che per il ruolo della ragazza era stata provinata Liza Minnelli, scartata perchè troppo nervosa (sic!). Comunque l'episodio si fa ricordare per la dolcezza della canzone "mutevole". (Daniela)

155. LA PAURA (The fear)
*** Un agente di polizia fa visita ad una donna che vive in una villetta isolata nei boschi per effettuare un controllo di routine. Il giorno prima la donna aveva riferito di aver visto delle strane luci nel cielo. E'inizio di una notte da incubo... Penultimo episodio della serie storica, con alcune trovate efficaci (le impronte sull'auto, l'orma) ed un finale in chiave paradossale, in cui la tensione si sgonfia in pochi secondi, letteralmente. L'agente è Peter Mark Richman, attivissimo soprattutto sul piccolo schermo. Il regista è Ted Post, cui si deve la regia di altre tre episodi, compreso il bellissimo L'avventura di Arthur Curtis (ep.23) (Daniela)

156. LA PISCINA STREGATA (The bewitchin' pool)
*! Due bambini, dopo aver ricevuto dai genitori la notizia dell'imminente divorzio (annuncio comunicato con la delicatezza di un panzer), trovano un rifugio in un paese immaginario, raggiungibile attraverso il fondo della loro piscina. Vi abita Zia T., una gentile vecchietta, che accoglie i bimbi trascurati dai loro genitori offrendo loro coccole e dolci... La gloriosa serie classica dei Confini si conclude con un episodio assai fiacco, che non convince soprattutto per le forzature nella rappresentazione di questi genitori ricchi ed insensibili ("andremo a vivere il più lontano possibile l'uno dall'altro e voi dovete scegliere se stare con me o con vostro padre!"). Una fine più adeguata sarebbe stata quella di suggerire che la gentile Zia T. stava ingrassando i bimbi con enormi fette di torta per poi poterseli gustare al forno, ma purtroppo non è così.
(Daniela)
*! Chiusura non degna della serie a mio avviso.  L'episodio finale non è altro che una insipida favoletta. Dimenticabile. (Ciavazzaro)
 
NUOVA SERIE

*** Buona serie. Quella originale rimane un cult, ma non è neanche disprezzabile questa, che vira molto spesso nell'horror (cosa che nell'originale non accadeva). Memorabili numerosi episodi come "Aqua vita", "Neve rossa", "Un po' di pace..." Dietro alla macchina da presa poi troviamo danche grandi cineasti come Craven (che fa pure una comparsata nell'episodio "Lo zoo dei bambini") e Wallace. Di tutto rispetto anche il cast di stelle. (Ciavazzaro)
**** Dimenticatevi le serie mitiche ma anche troppo strombazzate del passato, alcune delle quali con puntate valide, ma altre decisamente flop. Arriva il colore e l'orrore, in una rivistazione doc ad opera di registi cult che con la loro fantasia danno qui vita all'irrazionale più scioccante, con camei di attori internazionali. (Lucius)
* Ancora più brutta e insignificante della serie classica in bianco e nero - che, perlomeno, poteva avere dalla sua un certo coté, diciamo così, "nostalgico", che la avvicinava un pochino - naturalmente solo gli episodi di tema fantascientifici - al cinema di Science Fiction anni '50 e poteva vantare infine attori spesso molto noti. L'edizione italiana è inoltre peggiorata da un anonimo doppiaggio "milanese" (fra le voci utilizzate, ho riconosciuto Lella Costa!). Inadatta anche la voce narrante, di un tal Franco Sangermano. (R.f.e.)

 
STAGIONE 1 (1985/1986)

157. DA OGGI SI CAMBIA  (Shatterday)
***
Un uomo si trova ad affrontare un suo doppio, staccatosi da lui stufo delle sue continue vigliaccherie e brutti comportamenti. Discreto esordio della serie "remake" di Ai confini della realtà. Willis, al primo ruolo da protagonista, è molto bravo nel suo doppio ruolo, ma la storia è un po' lenta e non mette mai molta inquietudine. Strano visto che alla regia c'era Craven. (Rambo90)

158. UN PO' DI PACE (A Little Peace and Quiet)
***
Una donna dalla famiglia particolarmente rumorosa (bambini che urlano in continuazione, marito inutile in casa e lamentoso almeno quanto i figli) trova un medaglione che le permette di zittire tutti a suo piacimento. Un po' commedia e un po' fantascienza (nel finale a sorpresa), gradevole soprattutto grazie alla buona interpretazione della protagonista, ma ancora lontano dagli standard a cui la vecchia serie aveva abituato. Buono. (Rambo 90)

159. PAROLE IN LIBERTA' (Wordplay)
*** Cosa succederebbe se all'improvviso tutti attorno a noi cambiassero il modo di parlare, riattribuendo il significato a tutte le parole? E' quello che succede in questo episodio, ancora una volta diretto da Craven. Più commedia che altro, possiede un buon ritmo e discrete interpretazioni. Gradevole. (Rambo 90)

160. SOGNO O INCUBO (Dreams for Sale)
**
Episodio molto breve (nemmeno dieci minuti), dalla partenza interessante, con una donna vittima di una serie di fastidiosi deja vù, ma una spiegazione particolarmente deludente e poco coinvolgente, se non fosse appunto per la brevità. Cast anonimo (Meg Foster è un'attrice insignificante), finale discreto. (Rambo 90)

161. IL MUTANTE (Chameleon)
** Un mutante s'intrufola in uno shuttle, e da lì fin sulla terra, dove gli scienziati non sanno che pesci prendere. L'inizio è intrigante, ma l'episodio diventa presto ripetitivo e il finale lascia la sensazione di incompiutezza. Nemmeno il cast è granchè. Peccato perchè all'inizio sembrava promettere bene. (Rambo90)

162. IL GUARITORE (Healer)
**!
Un ladruncolo ruba una pietra da un museo, in seguito scopre che ha potere di guarigione sulle persone e inizia a usarla per lucro. Un episodio non molto fantasioso, scontato soprattutto nella sua moralina finale, ma veloce e ben recitato, soprattutto da Vincent Gardenia. Guardabile. (Rambo90)

163. Lo zoo dei bambini (Children's Zoo)
** Una bambina porta i suoi genitori, litigiosi e insopportabili, a uno zoo speciale dove potrà rinchiuderli e sceglierne di nuovi. Un episodio abbastanza incolore, simpatico nell'idea ma che si dimentica abbastanza in fretta; un po' troppo bambinesco, appunto... (Rambo90)

164. IL KENTUCKY RYE (Kentucky Rye)
***
Un uomo capita in un bar dopo un incidente, convinto dalla particolare simpatia delle persone che vi incontra e dall'atmosfera lo compra. Un episodio riuscito, sia per la buona prova del protagonista, che per il colpo di scena inquietante (nonostante sia un po' telefonato). Buono. (Rambo90)

165. IL BAMBINO PERDUTO (Little Boy Lost)
*** Una fotografa preferisce accettare un lavoro lontano piuttosto che sposarsi con il suo fidanzato. Una volta effettuata questa scelta, inizia a ricevere "visite" da un bambino misterioso. Episodio molto intrigante, diretto da Tommy Lee Wallace con buon mestiere. Bravina la protagonista, bel finale. (Rambo90)

166. LA BANCA DEI DESIDERI (Wish Bank)
 **! Una donna trova una vecchia lampada in un mercatino, la strofina e si ritrova in una vera e propria banca dei desideri, con tanto di moduli, contratti e interessi sui desideri ottenuti. Un episodio ironico, ben diretto e soprattutto ben interpretato da Dee Wallace. Divertente. (Rambo90)

167. I SERPENTI DELLA NOTTE (Nighcrawlers)
***
Uno degli episodi anni Ottanta di “Ai confini della realtà” che meglio ha assimilato lezioni e canovacci della serie primigenia: un racconto di vita quotidiana che si cala via via in una dimensione fantastica per poi sublimarsi in metafore o stimoli a riflettere (qui, la guerra del Vietnam e il suo effetto devastante sulla psiche dei reduci americani). La nota abilità di Friedkin di creare un clima da incubo è corroborata dall’efficace utilizzo di suoni e colori e dal climax drammatico raggiunto dall’allucinato Whitmore jr. La cameriera del bar è Exene Cevenka, storica leader degli X. (Homesick)
***! Ottimo episodio della serie anni ottanta, molto semplice nel suo assunto (un reduce dal Vietnam è capace di materializzare ciò che pensa, ex commilitoni morti compresi) ma molto inquietante e ben reso all'atto pratico. La regia di Friedkin si nota, perché il segmento ha una marcia in più rispetto agli altri. Buono il cast. (Rambo90)

168. SE DOVESSE MORIRE (If She Dies)
**
Un padre, la cui figlia è in coma in seguito ad un incidente, comincia a ricevere le visite di una bambina fantasma morta molti anni prima. Lo sviluppo della storia è intrigante, però lo svolgimento è di una lentezza incredibile, tanto da annoiare pur durando appena venti minuti. Il protagonista è convincente, la regia fiacca. (Rambo90)

169. QUESTI DEI! (Ye Gods)
**!
Una storia in bilico fra commedia e sovrannaturale, non particolarmente divertente se non fosse per l'ottima prova di Robert Morse nei panni di un Cupido ubriacone e fallimentare. Particolarmente diverso dagli altri episodi, visto che non si parla né di mistero né di orrore. Godibile. (Rambo 90)

170. LA PROVA (Examination Day)
**
In un futuro molto fantascientifico, i bambini dopo i 12 anni sono obbligati a sottoporsi a un test per il quoziente intellettivo. Lo scopo del test si scoprirà solo alla fine. Episodio molto breve, ma anche molto prevedibile, il che toglie praticamente tutto il gusto per il colpo di scena. Bravo il ragazzino protagonista, anonimi gli altri. (Rambo 90)

171. IL MESSAGGIO DI CHARITY (A Message from Charity)
***
Una ragazza nel '700, in preda a una febbre alta per una malattia infettiva, entra in contatto mentale con un ragazzo del 900, in preda alla stessa infezione. I due diventano amici, ma a causa di ciò lei verrà accusata di stregoneria per quello che racconta in giro sul futuro. Un episodio interessante, sia per l'inusuale rapporto tra i due protagonisti sia per i buoni dialoghi. Non c'è mistero né orrore ma prende lo stesso lo spettatore, anche grazie alla discreta interpretazione della protagonista. (Rambo 90)

172. DEMONI (Teacher's Aide)
*!
Un episodio che mi ha deluso molto: sia perchè spreca la protagonista Adrienne Barbeau (comunque brava), sia per una storia troppo semplice e vista infinite volte. Non c'è molto da emozionarsi nella classica vicenda della donna posseduta da un demone, se non forse per l'uso inconsueto che fa dei suoi nuovi poteri. (Rambo 90)

173. IL PALADINO DELL'ORA PERDUTA (Paladin of the Lost Hour)
***! Un bell'episodio, supportato molto bene dall'interpretazione di Danny Kaye, per una volta lontano dal registro comico e più vicino a toni surreali e commoventi. La storia procede lentamente e regala un colpo di scena affascinante per idea e toccante per umanità. (Rambo 90)
 
174. UN SOLO DESIDERIO (Act Break)
***
Un commediografo fallito vuole diventare famoso e così esprime l'unico desiderio che gli è concesso formulare da un magico amuleto. Ma lo esprime male e si ritrova in una situazione paradossale. Episodio umoristico, tenuto in piedi dall'ottima verve di James Coco in una delle sue ultime apparizioni. Il suo personaggio esagitato diverte e le conclusioni del suo desiderio sono assurde quanto spassose. (Rambo90)

175. UN'ESTATE TORRIDA (The Burning Man)
*
Zia e nipote sono in macchina diretti a un lago per fare un bagno quando caricano a bordo un'autostoppista che inizia a vaneggiare su locuste e malvagità. Sembra uno scherzo più che un episodio compiuto: poco più di dieci minuti in cui non succede nulla, se non un colpo di scena finale vagamente paranormale. Dialoghi brutti, che non sono risollevati dalle performance degli attori né dal doppiaggio italiano. (Rambo90)

176. UN POKER COL DIAVOLO (Dealer's Choice)
*** Un episodio più umoristico che fantasy, nonostante in regia ci sia un maestro dell'orrore come Craven. La storia riguarda quattro amici che si giocano l'anima a carte col diavolo, in un'atmosfera piuttosto grottesca e divertente. C'è qualche battuta simpatica che va a segno e il cast di protagonisti è davvero notevole (c'è anche Morgan Freeman). Simpatico. (Rambo90)

177. LE SCARPE (Dead Woman's Shoes)
*** Una timida commessa si appropria di un paio di scarpe appartenute a una donna assassinata dal marito e dentro di lei la sua anima rivive con tanto di spirito di vendetta. Un episodio riuscito grazie all'idea simpatica e originale ma anche grazie all'ottima interpretazione di Helen Mirren, perfettamente a suo agio sia come donna timida che come autoritaria e vendicatrice padrona di casa. Il colpo di scena è scontato, ma chiude bene una storia che non poteva finire altrimenti. (Rambo90)

178. OGGETTI SMARRITI (Wong's Lost and Found Emporium)
*! Una particolare bottega di oggetti smarriti, dove si possono ritrovare sensazioni e occasioni perdute. Al di là dell'idea di partenza c'è davvero poco in questo episodio, lento e noioso, senza guizzi e con uno sviluppo piuttosto prevedibile (finale compreso). Non aiuta il cast mediocre né il fatto che l'aspetto paranormale sia confinato solo alla ragion d'essere della bottega. (Rambo90)

179. L'UOMO OMBRA (The Shadow Man)
**
Un ragazzino sfigato scopre in camera l'Uomo Nero, che però lo rassicura: non farò mai male a chi mi ospita. Agli altri però sì, e così il ragazzino può andare in giro di notte bullandosi del suo coraggio. Nonostante la regia sia firmata da Joe Dante, l'opera regala soluzioni registiche abbastanza anonime. La sceneggiatura che tende a ribaltare la reazione di fronte all'uomo ombra funziona solo fino al finale, purtroppo alquanto prevedibile e maldestro.Mediocre. (Didda23)
**! Un ragazzino ha l'uomo nero che vive sotto il suo letto e, ottenuta la promessa che non lo toccherà, va in giro a vantarsi di non averne paura per potersi riscattare. Dal nome di Joe Dante in regia mi aspettavo qualcosa in più, ma comunque è un episodio gradevole. Si cerca una commistione tra orrore e ironia con risultati altalenanti, riscattati da un finale a sorpresa simpatico e riuscito. (Rambo90)

180. LO SHOW DI ZIO DIAVOLO (The Uncle Devil Show)
** Un bambino replica i trucchi di uno show televisivo, ai danni dei suoi genitori. Un episodio lampo (poco più di sei minuti), per lo più umoristico e per nulla inquietante. Si capisce subito dove va a parare la storia e, anche se un paio di trucchi fanno sorridere, si dimentica facilmente. (Rambo90)

181. IL GIORNO DI CACCIA (Opening day)
** Due amanti progettano l'omicidio del marito di lei durante una battuta di caccia. Una volta compiuto il delitto però, la situazione torna a ripetersi a ruoli invertiti. Anche John Milius, regista dell'episodio, fallisce la sua prova. L'episodio infatti, per quanto intrigante all'inizio, si perde strada facendo in un ritmo soporifero e in un finale prevedibile e non spiegato. Anche gli attori sono mediocri, e non sono aiutati dai personaggi banali. (Rambo90)

182. IL FARO (The Beacon)
*** Un dottore finisce in panne con l'auto in mezzo al nulla, arriva in un paesino per chiedere aiuto, e si trova alle prese con persone piuttosto misteriose. Un episodio dalle atmosfere horror, piuttosto misterioso e vicino alla prima serie classica. Pur con una trama prevedibile riesce a creare inquietudine, anche grazie alle buone prove di Charles Martin Smith e di Martin Landau. (Rambo90)

183. SULLE TRACCE DEL DESTINO (One Life, Furnished in Early Poverty)
*** Con una premessa identica a quella del quinto episodio della serie originale, un uomo di successo ma insoddisfatto si ritrova a vivere gli anni della sua adolescenza avendo l'opportunità di parlare al se stesso ragazzino. Più intrigante del vecchio episodio, con sfumature malinconiche più riuscite e un paradosso temporale più accattivante di quello della giostra. Riegert regge il confronto con Gig Young, anzi forse regala una performance più complessa e apprezzabile. (Rambo90)

184. L'ANIMA PELLEGRINA (Her Pilgrim Soul)
*** Uno scienziato ha inventato un nuovo programma per rendere ancora più realistici gli ologrammi. Un giorno nella macchina trova però un feto virtuale... Pur diretto da Craven, non è una storia horror o di tensione, bensì un dramma rivestito da una patina fantastica. Nonostante la durata lunga (quasi quaranta minuti) l'episodio funziona bene, perchè la storia è abbastanza originale e gli attori protagonisti se la cavano. Il colpo di scena finale è buono e per i più deboli può scapparci anche la lacrimuccia. (Rambo90)

185. UN'EQUAZIONE DEL DIAVOLO (I of Newton)
** Un professore di matematica si trova a confrontarsi con il diavolo. Episodio molto breve, più che altro costituito da una scenetta allungata, un dialogo abbastanza noioso con battuta finale. La stessa voce narrante alla fine dichiara che si è trattato solo di un "suggerimento per il pubblico"... (Rambo90)

186. UN NATALE (Night of the Meek)
*** Favola natalizia dai buoni sentimenti, abbastanza scontata ma simpatica e ben recitata dai due protagonisti: un giulivo e gongolante Mulligan e il sempre antipatico Atherton. Colpo di scena modesto nel finale, ma in linea con il resto della narrazione. (Rambo90)

187. UNA SEGRETARIA (But Can She Type?)
** Una segretaria riesce, grazie ad una fotocopiatrice, a passare in un universo parallelo, dove per il suo lavoro è considerata una celebrità. Idea piuttosto scialba, portata avanti senza sorprese e senza ritmo, in un episodio che si salva grazia alla buona interpretazione di Pam Dawber. Il finale tra l'altro è già praticamente svelato dopo pochissimi minuti... (Rambo90)

188. LA STELLA (The Star)
* Episodio tremendo, dove una navetta esploratrice trova nello spazio i resti di una popolazione interamente estinta. Molto melodrammatico, poco avvincente e per nulla sorprendente nel finale, ma anzi anche lì piatto e grigio. I tormenti del protagonista non coinvolgono per niente, forse anche per colpa del brutto doppiaggio italiano. (Rambo90)

189. FOTO ANIMATE (Still Life)
*** Una coppia trova una macchina fotografica antica in un vecchio baule. Al suo interno ci sono le foto di un'esplorazione avvenuta molti anni prima, ma non è l'unica sorpresa. Episodio originale, abbastanza intrigante, con una buona regia (di Peter Medak) e una discreta interpretazione da parte di Robert Carradine. Il finale concitato funziona molto bene e il tono è molto più orrorifico di altri episodi. Breve apparizione del leggendario John Carradine. (Rambo90)

190. GLI GNOMI (The Little People of Killany Woods)
**! Una specie di rilettura in piccolo del film disneyano Darby O'Gill. Un ubriacone irlandese è infatti convinto di vedere gli gnomi della foresta, tutti lo deridono ma chissà chi ha ragione. Simpatico, soprattutto per la spiegazione data alla presenza degli gnomi, abbastanza originale e inconsueta. (Rambo90)

191. I DOLCETTI DELA SFORTUNA (The Misfortune Cookie)
**! Un antipatico recensore di ristoranti capita in un locale cinese dove le frasi contenute nei dolcetti della fortuna si avverano. Episodio simpatico, dal finale forse un po' troppo telefonato, che impedisce di godere appieno della macabra sorpresa riservata al protagonista. Molto buona la performance di Elliott Gould. (Rambo90)

192. I MOSTRI (Monsters!)
**! Un anziano vampiro va a vivere accanto ad una famigliola in un quartiere rispettabile. Si trova lì per chiudere un'esistenza durata 147 anni e il modo sarà piuttosto inaspettato. Episodio simpatico, con qualche reminiscenza di Ammazzavampiri, soprattutto nella figura del bambino appassionato di film e fumetti dell'orrore. Buona la prova del vecchio Bellamy. (Rambo90)

193. L'AMBASCIATORE (A Small Talent for War)
**! Un ambasciatore alieno si presenta alle nazioni unite e dà un ultimatum all'umanità: o l'uomo riesce a smetterla con le sue guerre o sarà annientato. Ma siamo sicuri che sia proprio così? Episodio simpatico, molto breve, interamente giocato sull'equivoco di partenza che porta tutti gli stati a firmare un trattato di pace. Umoristico più che teso ma abbastanza riuscito. (Rambo90)

194. UNA QUESTIONE DI MINUTI (A Matter of Minutes)   
*** Una coppia, per un disguido, si ritrova in uno strappo temporale, con spazzini e pulitori in giro per tutta la città. La spiegazione c'è, ma è ovviamente incredibile. Un episodio molto fantasioso, tra i migliori del ciclo anni 80, sia per originalità che per la messa in scena riuscita. Gli attori se la cavano e la regia contribuisce con un ritmo abbastanza elevato. Finale prevedibile ma simpatico. (Rambo90)

195. L'ASCENSORE (The Elevator)  
**! Due fratelli si recano nella fabbrica abbandonata dove il padre scienziato conduce esperimenti per trovare l'alimento perfetto. Qui però le cose non sono esattamente come loro se le aspettavano... Un episodio molto breve, con discreti effetti speciali e una sorpresa finale che funziona piuttosto bene. Il clima di tensione c'è e forse con un minutaggio superiore e qualche approfondimento in più poteva essere uno degli episodi migliori anni ottanta. (Rambo90)
 
196. L'UOMO INVISIBILE (To See the Invisible Man)

*** In un futuro non troppo lontano gli uomini freddi ed insensibili sono condannati a vivere un anno d'invisibilità, evitati da qualsiasi altra persona. L'episodio segue il difficile cammino di un uomo appena condannato. Episodio interessante, dalla trama molto originale e con più di un momento riuscito. L'interpretazione del protagonista è molto buona e sopperisce a una regia un po' troppo piatta e statica. Finale imprevedibile e quasi commovente. (Rambo90)

197. DENTI E CONSEGUENZE (Tooth and Consequences)
** Un dentista, frustrato dal suo lavoro, chiede al folletto dei denti di poter avere migliore fortuna sia con le donne che in campo professionale. Sarà realizzato ma, come è prevedibile, non tutto andrà come aveva previsto. Un episodio piuttosto noioso, sia perché troppo scontato sia per l'esagitata recitazione del protagonista, che alla lunga dà non poco fastidio. Il finale è azzeccato ma nel complesso l'episodio non è tra i migliori del revival anni ottanta. (Rambo90)

198. BENVENUTI A WINFIELD (Welcome to Winfield)
*** Un agente della morte è sulle tracce di un giovane che ha voluto sfuggirgli. Capiterà così in un paese rimasto al vecchio west, per colpa della negligenza di un vecchio agente. Episodio molto ironico, con una patina di suspense molto superficiale che lascia presto il campo alla caratterizzazioni divertenti e sopra le righe degli abitanti di Winfield. Buone le prestazioni del cast, che aiutano anche a superare qualche momento di ripetitività della storia. Gradevole. (Rambo90)

199. QUARANTENA (Quarantine)
** Un uomo si sveglia da un coma durato oltre tre secoli per scoprire che la Terra è stata quasi distrutta dalle armi da lui inventate e che le poche comunità rimaste vivono in modo pacifico e quasi rurale. Episodio piuttosto noioso, con un colpo di scena finale telefonato ma che almeno risveglia la storia dal torpore generale. I dialoghi sono ripetitivi e di storie così se ne sono già viste abbastanza sia nella vecchia serie che nella nuova. Regia piattissima, effetti bruttini. (Rambo90)

200. LA NONNA (Gramma)
** Un ragazzino è costretto a badare alla nonna morente durante l'assenza della madre. Purtroppo la nonna in passato è stata una strega... Il racconto di King alla base di quest'episodio era già piuttosto scialbo. La sua trasposizione non è da meno, con un finale prevedibile e un andamento soporifero. Appena meglio la seconda parte, rispetto alla prima in cui praticamente non succede nulla. Poca tensione. (Rambo90)

201. DEMONI PERSONALI (Personal Demons)
**! Uno sceneggiatore di serie televisive incomincia a vedere strane creature che cercano in tutti i modi di farsi ascoltare. Un episodio che parte molto bene, creando una forte curiosità nello spettatore e con una discreta dose di tensione. Peccato poi tutto si sgonfi nel finale, piuttosto affrettato e per nulla sorprendente. Comunque vedibile e con una bella interpretazione di Martin Balsam. (Rambo90)

202. EFFETTI SONORI (Cold Reading)
*** In uno studio radiofonico, durante la messa in onda di un serial a puntate, ogni rumore descritto nel copione comincia a materializzare la sua fonte. Episodio molto ironico, piuttosto telefonato nella premessa ma ugualmente simpatico per l'escalation di bizzarrie e imprevisti a cui sono sottoposti gli attori impiegati nel serial. Finale azzecato. Tra i protagonisti appare un invecchiato ma ancora piacevolmente sopra le righe Dick Shawn. (Rambo90)

203. ESPRIMI UN DESIDERIO (The Leprechaun Artist)
**! Tre ragazzi incontrano un folletto che sta andando in vacanza. Lo rapiscono per farsi esaudire un desiderio a testa, ma le cose non vanno come sperato. Classica storia dei desideri, con tipico risultato deludente per i protagonisti. Lo svolgimento ricorda l'episodio della seria originale "La vecchia bottiglia", ma essendo protagonisti dei ragazzini è tutto più veloce e i desideri orientati verso un pubblico adolescenziale. Simpatico, nel complesso. (Rambo90)

204. ALL'INFERNO E RITORNO (Dead Run)
** Un moderno Caronte trasporta i defunti all'inferno su di un grosso camion. Ha però dubbi sul fatto se sia giusto portare o no alcune anime e prova rimorsi di coscienza. Episodio dalla premessa curiosa, anche affascinante nel proporre il nuovo traghettatore di anime come camionista, ma mal sviluppato, con una regia piatta e nessuna sorpresa. Non male il cast, ma è davvero una delle occasioni più sprecate della nuova serie. (Rambo90)

205. DALLAS, NOVEMBRE 1963 (Profile in Silver)
*** Un professore di storia torna indietro nel tempo per filmare l'assassinio Kennedy. Finisce per salvarlo, ma come la serie insegna non si può cambiare il corso della storia. Episodio interessante, che ricorda un po' quello anni sessanta su Lincoln, seppure con sviluppi successivi del tutto nuovi e imprevedibili. Il cast è buono e il ritmo veloce, nonostante la durata sia superiore a tutti gli episodi precedenti. Da vedere. (Rambo90)

206. LA PULSANTIERA (Button, Button)
***! Devono aver visto questo episodio gli autori del film The Box, visto che si parla di una coppia che riceve da un misterioso individuo una pulsantiera: se premono il pulsante una persona a loro sconosciuta morirà ma riceveranno duecentomila dollari. Si tratta di uno degli episodi migliori della serie anni ottanta, con una bella idea di partenza, una discreta tensione e buone interpretazioni da parte del cast. Il finale beffardo, poi, aggiunge davvero molto e dà un motivo in più per guardarlo. Davvero notevole. (Rambo90)

207. IL BISOGNO DI SAPERE (Need to Know)
***! Un giovanissimo William Petersen viene chiamato in un piccolo paesino dove la gente impazzisce progressivamente, come in preda ad una contagiosa epidemia. Episodio affascinante, che ricorda gli horror ottantiani per atmosfera e tensione. Non ci sono effetti sanguinolenti ma la pazzia che colpisce gli abitanti del paese ha un che di macabro e colpisce, così come alcune sequenze a sorpresa (in particolare quella della vecchia). C'è anche la McDormand, già piuttosto brava. Notevole. (Rambo90)

208. NEVE ROSSA (Red Snow)   
**! Un ufficiale russo si reca in un paese della Siberia per indagare su alcune misteriose morti. Uno degli episodi più horror della serie anni ottanta, con un inizio interessante e abbastanza teso, che scema poi nel finale, piuttosto ingenuo ma comunque godibile. Dzundza è un protagonista carismatico e ben scelto per il ruolo, gli altri interpreti sono di routine. Alla regia c'è l'autore del secondo capitolo dello squalo, più a suo agio con i dialoghi che con le scene movimentate. (Rambo90)

209. PRENDIMI L'ANIMA... PER FAVORE! (Take My Life...Please!)
*** Un famoso comico americano muore in un incidente e, in uno spettacolo per l'aldilà, è costretto a rivivere tutte le malefatte compiute in vita. Episodio molto breve ma piuttosto incisivo, che ancora una volta si trova a descrivere una variante molto particolare dell'inferno e lo fa in modo semplice ma efficace. Il protagonista è Tim Thomerson, molto adatto alla parte e coinvolgente con la sua performance. Buono. (Rambo90)

210. L'ALFABETO DEL DEMONIO (Devil's Alphabet)
** Un gruppo di amici fonda un club con lo scopo di vedersi ogni anno per ridere e sghignazzare insieme. Dopo vent'anni uno di loro muore, ma il giuramento che lo lega al club persiste. Episodio incolore, piuttosto prevedibile nello svolgimento fin dalle premesse. L'ambientazione ottocentesca è piuttosto inutile, sebbene ben resa da scenografie e costumi. Non male il cast e qualche effetto. (Rambo90)

211. LA BIBLIOTECA (The Library)
*** Una donna trova lavoro in una strana biblioteca, dove ogni libro corrisponde alla vita di ogni singola persona sulla Terra. Ovviamente ne approfitterà per sistemare due o tre cose. Episodio niente male che presenta quei paradossi temporali per cui modificata una cosa tutto si trasforma (ormai all'epoca già classici), ma lo fa con un buon ritmo e discrete sorprese nella trama, così da non risultare ripetitivo. Non male il cast, buona la regia. (Rambo90)

212. IL TEATRO DELLE OMBRE (Shadow Play)
**! Remake dell'omonimo episodio (n° 62)  Anni Sessanta. Nel passaggio a tempi più moderni si perde gran parte dell'atmosfera, con un ritmo che diventa più fiacco a causa di una durata maggiore, con alcune piccole aggiunte che finiscono per far diventare ripetitiva la storia. Peter Coyote però è un buon protagonista, e in fondo il senso della trama funziona ugualmente, ma come tanti altri episodi degli anni ottanta, non cattura fino in fondo. (Rambo90)

213. DOLCE MELODIA (Grace Note)
** Una donna che aspira a diventare una grande cantante d'opera, non riesce a dedicare abbastanza tempo alle prove perché piena di cose da fare. Ma sua sorella, malata di cancro, le farà un grande dono. Episodio strappalacrime, piuttosto noioso, ma che tratta dei paradossi temporali tanto cari alla serie e quindi non del tutto disprezzabile, fosse anche solo per il twist verso la fine. Così così. (Rambo90)

214. UN GIORNO A BEAUMONT (A Day in Beaumont)
* Una coppia vede sbarcare gli extraterrestri nella propria cittadina, cercano di avvisare le autorità ma a quanto pare gli alieni si stanno sostituendo agli umani. Una specie di invasione degli ultracorpi, ma condotta in modo semi-umoristico con una regia fiacca e zero tensione. Gli effetti speciali sono forse i peggiori che la serie abbia partorito e il cast urla in continuazione senza incidere. Veramente brutto. (Rambo90)

215. L'ULTIMO DIFENSORE DI CAMELOT (The Last Defender of Camelot)
** Lancilotto, grazie a un sortilegio, è ancora vivo negli anni ottanta e scopre che Merlino giace addormentato in una caverna in Cornovaglia. Decide così, con un punk come scudiero, di partire per risvegliarlo e salvargli la vita. Chiusura fiacca di stagione, con un episodio che parte anche bene con una premessa simpatica, ma si perde a causa di dialoghi troppo lunghi e di una messa in scena non all'altezza delle intenzioni. Un colpo di scena telefonato non serve a risvegliare l'attenzione, meglio va con un duello tra Merlino e fata Morgana. (Rambo90)
 

STAGIONE 2 (1986/1987)

216. IL RE PASSATO E FUTURO (The Once and Future King)
** Un imitatore di Elvis, per uno strappo temporale, si ritrova in auto con l'originale. Prova a convincerlo che è destinato a diventare una star, ma non tutto va come previsto. Altra storia sui paradossi temporali, tiepida nelle atmosfere e noiosetta nel ritmo, ma con un buon twist nella parte centrale che ne risolleva parzialmente la sorte. Insignificante il cast, buona la regia. (Rambo90)

217. L'UFO DELLA SOLITUDINE (A Saucer of Loneliness)
** Una donna sola (per quale motivo specifico non ci verrà detto) e che si sente condannata alla solitudine, riceve un messaggio da un Ufo sceso fugacemente sulla Terra. Da questo momento tutti la perseguiteranno per sapere cosa le è stato detto. Drammone solo all'apparenza fantascientifico, sorretto dall'ottima performance di Shelley Duvall, che non decolla mai e passerebbe quasi del tutto inosservato se non fosse per la protagonista. Modesta sopresa nel finale, effetti speciali scadenti. (Rambo90)

218. A CHE SERVE UN AMICO? (What Are Friends for?)
** Un bambino, da poco trasferitosi col padre a vivere in una casa in mezzo ai boschi, incontra un amico immaginario con il quale vincere la solitudine. Trama piatta, prevedibilissima negli sviluppi, salvata da un ritmo discreto e dalle performance di Tom Skerritt e Lukas Haas. Il colpo di scena finale è molto telefonato (anzi, proprio annunciato da un paio di linee di dialogo) e l'episodio resta nella media anni ottanta della serie. (Rambo90)

219. ACQUA VITA (Acqua Vita)
*** Una giornalista televisiva, arrivata ai 40 e con la paura di essere rimpiazzata da una donna più giovane, comincia a comprare "Acqua vita", un'acqua miracolosa che fa apparire giovani. Ovviamente ci sono degli effetti collaterali. Tra i migliori episodi della serie anni 80, con una bella idea di fondo e una sua apprezzabile morale. Il ritmo c'è, la protagonista se la cava bene e verso la fine qualche momento di pura tensione non manca. Buono. (Rambo90)

220. RACCONTI DI LUNGA VITA (The Storyteller)
*** Un'anziana signora racconta di un episodio della sua gioventù: mentre faceva la supplente in una piccola scuola aveva conosciuto un bambino che raccontava al bis-bis-nonno storie a metà; la curiosità di sapere come andavano a finire lo tenevano in vita giorno dopo giorno. Un'idea molto simpatica, quasi poetica, sull'importanza della fantasia e sul bello dello scrivere e raccontare storie. L'episodio ha una sceneggiatura forse prevedibile ma il tutto è condotto con garbo e non si può fare a meno di non rimanere coinvolti in questa piccola vicenda dal sapore di fiaba. Finale quasi a sorpresa, bravi gli interpreti. (Rambo90)

221. NIGHTSONG (Nightsong)
*! Una disc jokey non ha mai più ascoltato i dischi del marito, dopo che lui si è improvvisamente volatilizzato cinque anni prima. Una sera ne ascolta uno e lui ritorna. Non è molto difficile capire fin dall'inizio dove andrà a parare questo episodio, che per di più sconta una lentezza micidale e dialoghi da soap opera. Non giovano nemmeno i brutti e lunghi momenti musicali. Uno dei peggiori. (Rambo90)
   
222. FUORI ORARIO (The After Hours)

*** Remake dell'episodio "Ore perdute" della serie originale. Rispetto al precedente l'atmosfera è molto più inquietante e quindi direi che si tratta di una delle rare occasioni in cui la serie ottantiana batte la precedente. Anche le interpretazioni spiritate del cast contribuiscono a creare una patina molto più horror, con la progressiva trasformazione in manichino davvero ben fatta. Anche il finale regge, con l'eliminazione totale di toni umoristici. Alla regia il Malmuth de "I falchi della notte". (Rambo90)

223. OGGETTI SMARRITI (Lost and Found)
**! Una ragazza vede sparire all'improvviso alcuni oggetti dalla propria stanza; la spiegazione è incredibile. Scritto da Martin, l'autore del Trono di spade (come anche di due pessimi episodi precedenti), non è altro che un brevissimo segmento che punta più sul comico che sul fantastico puro. Simpatico, ben interpretato e che ti lascia con un sorriso, giocando con i paradossi temporali, abusatissimi dopo Ritorno al futuro. (Rambo90)

224. IL MONDO DELLA PORTA ACCANTO (The World Next Door)
*** Un inventore di piccoli oggetti sogna di vivere nel secolo precedente e di essere un grande pionere con le sue idee. Un giorno trova una porta e si ritrova davvero a vivere un'altra vita passata. Episodio simpatico, interpretato bene da George Wendt. L'atmosfera che si respira è più da commedia (nonostante la chiara impostazione fantastica) ma non vuol dire che non coinvolga; anzi, fa sorridere e a tratti intenerisce per la spontaneità del protagonista. Buono. (Rambo90)

225. I GIOCATTOLI DI CALIBANO (The Toys of Caliban)   
**! Un'anziana coppia tiene segregato in casa il figlio autistico. Una dottoressa se ne accorge e cerca di capirne la ragione per aiutare il ragazzo. Piuttosto inquietante come episodio, perché è fin da subito chiaro che il ragazzo nasconde qualche potere nefasto. La rivelazione funziona, anche se la regia è piuttosto piatta e la sceneggiatura verso la fine allunga un po' troppo il brodo. (Rambo90)

226. IL PIANOFORTE DEL CARCERATO (The Convict's Piano)
** Un detenuto riesce a viaggiare nel tempo grazie alle melodie suonate su un vecchio pianoforte ... Il tema dell'arte come mezzo per ottenere la libertà è assai risalente: qui viene modulato con una certa grazia (gradevoli le ricostruzioni degli anni Venti) ancorché con punte di notevole ingenuità. Penny è un po' statico, ma se la cava discretamente. (Rufus68)
**! Episodio intrigante. L'oggetto che trasporta in un altro tempo non è una novità, ma è simpatico l'uso che ne fa il protagonista per sfuggire al suo destino di carcerato. Nel complesso la storia fila liscia e rispetto ad altri episodi della serie anni ottanta (per lo più mediocri) fa una bella figura. Discreto il cast. (Rambo90)

227. L'ALTRA STRADA (The Road Less Traveled)
*! Un insegnante che ha disertato il Vietnam incontra l'altro sé stesso: quello che nella guerra ha perduto tutto. Uniranno i loro destini. Dirige Wes Craven, sceneggia George Martin, ma il risultato è piccolo piccolo. Il veterano (una sorta di Ron Kovic) che viene risarcito con i ricordi felici di chi ha evitato i massacri e il borghese che è condannato a provare gli orrori della battaglia sono personaggi fiacchi e il tono precipuo è quello d'una favoletta consolatoria. (Rufus68)
*! Episodio noiosissimo, che sembra anche partire in maniera intrigante, con un paio di apparizioni discretamente ad affetto, ma che si perde quasi subito andando a parare in una storia drammatica poco interessante. Non giovano inoltre le interpretazioni poco convincenti del cast. Uno dei peggiori. (Rambo90)

228. LA CARTA DI CREDITO (The Card)
**! Una cattiva pagatrice si dota di una nuova carta di credito. Le condizioni sono, però, terribili... Sebbene dal punto di vista formale l'episodio sia mediocre (il taglio televisivo anni Ottanta è di una meschinità irredimibile), la riedizione del patto col diavolo (finanziario, stavolta) assume una cupezza tutta propria. I soldi sono equiparati agli affetti più cari e venir meno al contratto significa vederli svanire (letteralmente) per sempre. Anticipatore. (Rufus68)

229. LA MINIERA (The Junction)
** Un minatore di colore rimane intrappolato, nel 1986, con un collega sconosciuto che afferma d'essere nel 1912... Nulla di eccezionale, ma l'episodio rimane gradevole per la carica empatica (la solidarietà fra i due uomini) e gli intrecci temporali, sempre d'effetto per le vorticose implicazioni concettuali (l'uomo del passato salva quello del futuro in base a una lettera recapitata il giorno della sciagura, con settantaquattro anni di ritardo...). (Rufus68)

230. UNA CORSA FOLLE (Joy Ride)
* Quattro ragazzotti rubano una vecchia auto. Lo spirito del proprietario, un rapinatore, si impossesserà d'uno di loro catapultandoli indietro nel tempo... Episodio fulmineo (una decina di minuti) e risaputissimo: sembra più un veloce tappabuchi che parte della serie. L'oggetto quotidiano che s'impregna dell'aura criminale di chi l'ha usato è un luogo comune sfruttato qui assai sciattamente. Attori trascurabili. (Rufus68)

231. IL RIFUGIO ANTIATOMICO (Shelter Skelter)
** Il signor Dobbs ha costruito il proprio rifugio antiatomico: quando scoppierà la guerra nucleare vi si nasconderà, lontano dalla famiglia, deciso a resistere. Non tutto, però, è come sembra... Episodio che prende di mira, con una certa precisione, le ansie paranoico-aggressive dell'Americano medio, spaventato dal futuro e dall'Altro e, perciò, pronto ad armarsi oltre il lecito e la logica (c'è un ammicco satirico anche per Rambo). Il finale beffardo aggiunge poco. Mantegna in parte. (Rufus68)

232. CANALE PRIVATO (Private Channel)
* Un ragazzetto vede trasformarsi la propria radiolina in un aggeggio in grado di captare i pensieri: sventerà un attentato aereo. Insulso episodio su telepatia e dintorni. Poveri i personaggi e la sceneggiatura a lieto fine; la sensazione è che l'intera serie stia raschiando il fondo del barile creativo. (Rufus68)

233. IL TEMPO E TERESA GOLOWITZ (Time and Theresa Golowitz)
** Un musicista appena morto d'infarto riceve la visita del diavolo, che gli propone una sorta di ultimo desiderio. Partenza accattivante ma sviluppo fiacco per un episodio poco incisivo e che segue il tipo di narrazione di molti altri di questo revival anni Ottanta. Buoni sentimenti e zuccherosità varie piuttosto che vera fantascienza/horror. Il cast se la cava benino ma non ci sono vere sorprese né impennate. Mediocre. (Rambo90)

234. VOCI DAL PIANETA TERRA (Voices in the Earth)
*! I discendenti della Terra, distrutta da un'apocalisse, tornano sul pianeta natio per distruggerlo: troveranno dei sopravvissuti. Noiosa favoletta ecologista (con miracolo finale incorporato) avvolta da un fastidioso vapore new age. L'ottimo cast (Balsam e Jenny Agutter) non opera, invece, il miracolo di salvare la mediocre baracca. (Rufus68)

235. IL CANTO DEL MONDO PIU' GIOVANE (Song of the Younger World)
* Due ragazzi vedono il loro amore contrastato dal padre di lei. Episodio assolutamente insignificante (al pari degli attori) che cita blandamente Shakespeare ("Giulietta e Romeo") e si affida a una soluzione new age-spiritualista di grana spessa. Solita tiritera contro l'oscurantismo della morale e bla bla bla. (Rufus68)

236. LA RAGAZZA CHE HO SPOSATO (The Girl I Married)
** Un po' stanco del menage matrimoniale il maturo Ira se la intende con una ragazzetta hippie: quando scoprirà che non è nient'altro che una replica ventenne della moglie, si renderà conto che questa lo tradisce con un lui altrettanto giovanetto... Gradevole variante dei viaggi nel tempo con i protagonisti a mettersi vicendevolmente le corna con loro stessi (una contraddizione assai interessante). La morale finale è, certo, poca cosa. Simpatici i protagonisti. (Rufus68)

 
STAGIONE 3 (1988/1989)

237. LO STRANO CASO DI EDGAR WITHERSPOON (The Curious Case of Edgar Witherspoon)
** Il vecchino Edgar Witherspoon colleziona freneticamente del ciarpame: serve, a suo dire, per consentire alla Terra di sopravvivere. Simpatica bizzarria: il Demiurgo (o chi per lui) che incarica un mortale di provvedere a un macchinario che consente l'equilibrio e la vita del pianeta. Vi sono echi fantastici della serie classica anche se la resa è sempre quella (abbastanza sciatta) degli anni recenti. Mancano, inoltre, l'ingenua fiducia nella concezione e l'ottimo mestiere attoriale dei Sessanta. Senza infamia e senza lode. (Rufus68)

238. UN'ALTRA PARTITA (Extra Innings)   
** Grazie a una figurina, un giocatore di baseball in disarmo torna indietro nel tempo: una piccola ammiratrice gli farà avere una seconda carriera. La svolta finale (il passato che modella il presente) rende l'intero episodio vagamente interessante: la figurina che pian piano si ricopre di statistiche (a simulare la folgorante carriera) diviene il simbolo d'un sogno americano che concede una seconda chance ai puri di cuore (il protagonista è un eccentrico collezionista). (Rufus68)

239. LA SCELTA (The Crossing)
** Un prete, apprezzato da tutti poiché noto filantropo, ha una macchia nel suo passato: quella d'aver lasciato morire una ragazza in un incidente stradale. Dio, tuttavia, gli permetterà di riparare il male... Toni intimisti per una storiella esile su sensi di colpa ed espiazioni. Colpetto di scena finale, ampiamente prevedibile. L'accettazione, da parte del protagonista, del destino riservatogli da Dio in risposta alle sue preghiere vanta, però, un retrogusto stoico assai apprezzabile. In parte Shackelford. (Rufus68)

240. I CACCIATORI (The Hunters)
* Un moccioso scopre delle pitture rupestri antiche di 12.000 anni. I suoi disegnatori sono nei paraggi... Ancora un episodio di desolante mediocrità. La pittura che prende vita deriva da Poe e M.R. James: viene riadattata, però, a una storiella lineare e poverissima. Per fortuna si mostra poco (i cacciatori neolitici in questione) evitando almeno il ridicolo. (Rufus68)

241. UNA VITA IN SOGNO (Dream Me a Life)
** In un ospizio un vecchio misantropo ha un incubo ricorrente; e quando la donna del sogno verrà a stare nella stanza accanto i sensi di colpa torneranno a galla... Si regge egregiamente grazie al trio dei protagonisti (Albert, Hyland e Morse) e a tratti convince per la cupezza (le scene oniriche). Purtroppo tali pregi vengono diluiti da una soluzione della vicenda vagamente zuccherosa e non in linea con le premesse. (Rufus68)

242. RICORDI (Memories)
*! Una "professionista della regressione" (aiuta i pazienti a comprendere le esistenze vissute in passato) è catapultata in un mondo in cui la consapevolezza del passato è una dannazione: diverrà guaritrice ovvero agente della dimenticanza. Un episodio potenzialmente interessantissimo; la breve durata rende, però, impossibile lo sviluppo di una tematica assai complessa. Il tutto rimane, perciò, a livello di blanda narrazione distopica. (Rufus68)

243. IL METODO HELLGRAMITE (The Hellgramite Method)
** Per guarire dall'alcolismo un uomo ricorre alla rivoluzionaria cura Hellgramite: drastica, ma efficace. Una variazione del classico di Stephen King "Quitters Inc.": sconfiggere la dipendenza con un aut aut decisivo... L'originalità dell'episodio consiste proprio nel metodo, anzi in "ciò" che costringe inevitabilmente il malato a rinunciare al vizio. Il resto appare mediocre e già visto. (Rufus68)

244. LA NOSTRA SELENA STA MORENDO (Our Selena is Dying)
*! L'anziana Selena è in agonia sul letto di morte. Improvvisamente migliora; la giovane figlia, intanto, sfiorisce rapidamente... Il travaso di vitalità (dovuto a una forza di volontà non comune) è un antico topos della letteratura fantastica; qui viene declinato con sciatta frettolosità anche se il tema principale emerge con una certa forza perturbante nel finale. (Rufus68)

245. LA CHIAMATA (The Call)
* Un uomo insignificante chiama un numero per sbaglio; dall'altra parte del filo una voce di donna: nascerà l'amore. Un amore ai confini della realtà, ovviamente, ma poco coinvolgente per lo spettatore. La storiella, infatti, è prosaica e il finale - l'unione eterna degli amanti - talmente trito da lasciare assolutamente indifferenti. (Rufus68)

246. IN TRANCE (The Trance)
*! Un medium televisivo si spaccia come intermediario d'una presenza ultraterrena. Finché tale presenza non si manifesta davvero... A metà strada tra la fantascienza (l'entità viene dalle stelle) e l'apologo morale, non convince mai. Diverte a tratti: quando il protagonista, invasato suo malgrado, confessa la propria malizia e mette in guardia contro la stupidità. L'esito finale è, tuttavia, ben magro. Attori trascurabili. (Rufus68)

247. ATTI DI TERRORE (Acts of Terror)
*! Una donna angariata dal marito riceve in regalo la statuetta d'un cane: essa prenderà vita per difenderla. Labile venatura fantastica per un episodio, l'ennesimo, perfettamente trascurabile. Il simulacro a cui il risentimento infonde uno spirito vendicativo è un antico topos (il Golem), ma qui è sfruttato in maniera assolutamente trita. Convincente, invece, la protagonista. (Rufus68)

248. UNA VISTA PERFETTA (20/20 Vision)
** Un timido contabile bancario è messo a pignorare le proprietà degli insolventi: l'incrinatura d'una lente degli occhiali lo doterà di una vista perfetta, assai più umana. Fa parte del versante più intimista della serie, sbilanciato verso il fantastico a sfondo morale. Nulla di particolare anche se il personaggio interpretato da Moriarty, nella sua conversione da anonimo travet a fautore di giustizia, muove la nostra simpatia. Facile quanto gradevole. (Rufus68)

249. C'ERA UNA VECCHIA DONNA (There Was an Old Woman)   
** Una scrittrice di libri per l'infanzia ormai dimenticata decide di metter in vendita la casa: un bambino, cui lei aveva letto una storia appassionante, torna dall'aldilà coi suoi compagni per farla desistere... Un episodio dalle tinte delicate che convince quasi unicamente per l'interpretazione della Dewhurst. Mieloso, ma sopportabile il personaggio del moccioso ultraterreno; peccato per il brutto doppiaggio. Effetti troppo sempliciotti. (Rufus68)

250. IL BAULE (The Trunk)
* Un imbranato trova un baule che esaudisce tutti i desideri. Una delle tante scartine della nuova serie che pare costruita sulla minuscola morale finale, assolutamente banalotta: non confondete il possesso con la ricchezza... L'unica cosa rilevante per i cinefili è la presenza di Bud Cort, icona controculturale dei Settanta. (Rufus68)

251. LE RAGIONI DEL CUORE (Appointment on Route 17)
**! Un ruvido uomo d'affari s'innamora d'una cameriera (in lutto per la morte del compagno) appena dopo il trapianto di cuore: vuoi vedere che... Sì, è proprio così. Prevedibile oltre misura, grondante anni Ottanta a ogni fotogramma, ma inaspettatamente gradevole. Una storia d'amore che non spiega tutto (la ragazza non sa il motivo dell'irresistibile attrazione del tycoon) e che si accontenta del tono agrodolce senza strafare. (Rufus68)

252. FREDDE EQUAZIONI (The Cold Equations)
*! Una ragazza si introduce clandestinamente in un'astronave. Dovrà essere sacrificata per permettere la missione interplanetaria. Non un'opera di fantascienza, ma un semplice dilemma morale: è giusto ottemperare al dovere o cedere ai sentimenti? Tale scelta non viene, tuttavia, sviluppata con coerenza e rimane allo stato superficiale. Troppo piangina la protagonista femminile. (Rufus68)

253. LO STRANIERO DI POSSUM MEADOWS (Stranger in Possum Meadows)   
* Un bambino si fa amico uno strano personaggio: si rivelerà una presenza ultraterrena... Ancora un episodio d'una pochezza disarmante. Non si sa davvero dove si voglia andare a parare: non un guizzo, un'atmosfera, nemmeno una esagerazione kitsch: nulla. Insopportabile, come di consueto, il commento off. Effetti speciali inferiori a quelli d'un flipper anni Ottanta. (Rufus68)
  
254. LA STRADA DELLE OMBRE (Street of Shadows)
*! Un disoccupato si introduce nella casa d'un riccone: in una collutazione si scambieranno la personalità. Una sorta di breve apologo a lieto fine col protagonista buono nei panni del cattivo a operare il bene: sino a tornare alla base... Discreti gli interpreti, solita sciatteria nella messinscena. (Rufus68)

255. QUALCOSA NELLE MURA (Something in the Walls)
** Una paziente psichiatrica crede di vedere alcune sinistre figure sotto la carta da parati. Improvvisamente guarirà... Un tema svolto assai poveramente, ma ricco di ascendenze perturbanti di stampo classico (un po' di Lovecraft, un po' di Charlotte Gilman). Le mura, un usuale panorama domestico, divengono il tramite per una rottura dell'equilibrio tra realtà e un inquietante altrove. Nulla di rilevante, comunque. Finalino gradevolmente prevedibile. (Rufus68)

256. UNA PARTITA A BILIARDO (A Game of Pool)
*! Rifacimento dell'episodio della serie classica. Nulla da segnalare di nuovo, anzi c'è una netta regressione a causa della sterilità attoriale del protagonista (discreto, invece, il suo contraltare Chaykin che interpreta Fats Brown). Eliminati il fascino vintage e le atmosfere d'antan residua la breve morale alla base della storia: la quale, purtroppo, risulta di bassa prammatica. (Rufus68)

257. IL MURO (The Wall)
* Un esperimento militare scopre un portale che dà su un'altra dimensione. Un esploratore vi si addentra: troverà un pianeta idilliaco. Robetta fantascientifica che reca un messaggino pacifista e antimilitarista da quattro soldi. La povertà della confezione ben si adatta alla meschina faciloneria del contenuto. (Rufus68)

258. STANZA 2426 (Room 2426)
*** Uno scienziato, prigioniero politico, viene torturato affinché riveli una formula segreta. Bell'apologo contro il totalitarismo (è una distopia senza tempo). Ben congegnato (il tradimento, la svolta finale, l'atmosfera cluastrofobica) pur nell'angustia della durata e capace di sollecitare le maggiori opposizioni metafisiche che hanno innervato la letteratura fantastica (libertà-prigionia, illusione-realtà, materia e psiche profonda). Le spiegazioni parascientifiche, in tal modo, sublimano in simboli evadendo dalla stretta significazione spicciola. Ottimo Stockwell. (Rufus68)

259. LA MENTE DI SIMON FOSTER (The Mind of Simon Foster)
**! Un uomo in ristrettezze economiche vende il proprio passato a un "ricettatore" di ricordi. Una storia finalmente convincente avvolta in una patina distopica di discreto spessore (l'ambientazione è situata in un futuro imprecisato ove regna una tecnologia impersonale e opprimente e un'alta disoccupazione). Il tema della compravendita del ricordo (per compiacere una mancanza di passioni altrui), tema caro a Philip Dick, è qui svolto superficialmente eppure funziona (anche grazie alla buona prova dei due protagonisti). Il finale, poi, al di là della sorpresa per lo spettatore, si svela con forza tragica. (Rufus68)

260. IL GATTO E IL TOPO (Cat and Mouse)
*! Una ragazza imbranata si mette in casa un gatto: ma questi non è nient'altro che un rubacuori condannato a vagare in tale forma... Trascurabile episodio che si fa notare solo nel finale (la vendetta della bruttina) per una svolta, in verità, più degna di una freddura di Alvaro Vitali che di una famigerata serie fantastica. (Rufus68)

261. TANTE, TANTISSIME SCIMMIE (Many, Many Monkeys)
*! Un'epidemia di cecità colpisce gli Stati Uniti. Le cause sono tutt'altro che materiali. Si abbandona, finalmente, la crassa narratività dell'intreccio a favore di un apologo morale (l'indifferenza nei confronti del prossimo). Esso è svolto, purtroppo, con poco estro e incisività (la complessità dispiace molto agli sceneggiatori), ma, se non altro, si intravedono pallide luci delle atmosfere perturbanti che affioravano nella prima serie. Attori al risparmio, come sempre. (Rufus68)

262. RENDEZVOUS IN UN LUOGO OSCURO (Rendezvous in a Dark Place)
*! Una donna è affascinata dalla Morte; la incontra, ne viene respinta. Episodio dallo sfondo filosofico, molto parlato e con poco sugo. Azzeccati i protagonisti: McHattie, che vanta il fisico del ruolo, e Janet Leigh con la sua nobile e augusta presenza. (Rufus68)

263. SERVIZIO SPECIALE (Special Service)
**! John Selig scopre una serie di telecamere in casa: a sua insaputa egli è al centro d'una soap opera di successo. Divertente Truman show, ben prima di Truman (entrambi, però, dopo "L'uomo dei giochi a premio" di Philip Dick). Simpatici tutti i personaggi, dallo sbalordito Naughton al tecnico ciarliero, con accenti grotteschi ben centrati (ci si parla in un armadio, l'unico luogo al riparo dai visori-spia). Il tono leggero ben s'addice alla satira (Naughton prima si indigna, poi rimpiange la sua bella vita posticcia). (Rufus68)

264. L'AMORE E' CIECO (Love Is Blind)
* Un uomo, sospettando l'infedeltà della moglie, si prepara a ucciderla. Un cantante cieco, però, lo dissuaderà... Un altro nadir della serie (non di quelli infimi, ma di quelli insulsi) con niente da dire. La figura del cantante non vedente, una sorta di entità spirituale, potrebbe essere interessante se non fosse trattata con superficialità vagamente new age. (Rufus68)

265. MATTO COME UNA ZUPPA DI SANDWICH (Crazy as a Soup Sandwich)
** Un demone esige l'anima di un piccolo imbroglione: questi, disperato, si rivolgerà al proprio boss. Poverello e quasi divertente a causa del tono svagato e degli effetti speciali démodé (tanto più spassosi quanto più rozzi). Finalino a sorpresa, ovviamente, e azzeccati i due interpreti principali (un diabolico Franciosa). (Rufus68)

266. PADRE E FIGLIO (Father & Son Game)
**! Il quasi ottantenne magnate Darius Stephens si fa trapiantare il cervello in un corpo altamente meccanizzato e dall'aspetto giovanile. Il figlio sostiene, però, che il padre è morto e il nuovo Darius è solo una macchina da impostura. L'ultimo episodio della serie è assai interessante sia per le riflessioni sull'umano e l'inorganico che per le implicazioni giuridiche (un uomo composto per metà da componenti non umani è umano? Può vantare diritti?). Anche il finale vanta un guizzo di apprezzabile cupezza. (Rufus68)

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