"L'ispettore Coliandro" episodio per episodio

18 gennaio 2016

LA PAGINA DEGLI ESPERTI

In questa pagina sono raccolti i commenti pervenuti sui singoli episodi di "L'ispettore Coliandro". Chi volesse contribuire commentando un unico e preciso episodio non ha che da CLICCARE QUI e farlo, scrivendo nel forum il proprio commento e facendolo anticipare dal titolo dell'episodio e dal relativo pallinaggio (cercando di stare più o meno, a occhio, nei caratteri di un commento standard). Il commento verrà prelevato “automaticamente” (per via umana, cioè da me) dal forum e trasferito in questa pagina nel punto esatto.


PRIMA STAGIONE (2006)

[1.1] IL GIORNO DEL LUPO
*** Primo film de L'Ispettore Coliandro, fiction Rai tenuta congelata in magazzino per un paio di anni prima di essere trasmessa nell'estate del 2006. Davvero strano, perché se le tematiche sono seppur forti, tutto quanto è stato livellato per essere proposto al grande pubblico. Coliandro da gran bigotto, razzista e vigliacco che era sulla carta, diviene qui una specie di mix tra Clouseau e Achille Cotone Storiella simil pulp con troppi virtuosismi, comunque nel complesso funziona e Morelli è bravissimo. (G.Godardi)

*** I Manetti Bros confermano il loro straordinario talento. Imprimono ai quatro episodi per la TV un ritmo perfetto, un montaggio serratissimo ed una fotografia non comune per prodotti rivolti al piccolo schermo. Le storie sono simpatiche (la mano di Lucarelli è una garanzia) e i personaggi strepitosi. Bravissimo Coliandro-Morelli (che già aveva lavorato con i registi in Piano 17) ottimo anche Silvestrin. Ruolo inedito per la Grimaudo in questo primo episodio. In arrivo la seconda serie nell'arco di questa stagione televisiva! (Cif)

**** Coliandro è un ispettore simpatico e "sfigato" inforca i suoi Ray-Ban quando si sente sicuro di sè per poi sfilarli velocemente quando è in imbarazzo. In questa puntata abbiamo tutte le caratteristiche del poliziesco anni 70 (nello specifico un mafia-movie). Originale la scelta di far apparire brevemente personaggi famosi in scene ad hoc. Neffa è il "gancio" per conoscere un hacker, Nino Marazzita (avvocato dei vip) è il "paciere" tra i capomafia e Lucarelli un portantino dell'ospedale. Ottimo telefilm italiano, tra i migliori degli ultimi anni. (Anna)

*** Primo episodio di una bella serie noir ideata da Lucarelli. Il poliziotto protagonista si ritrova coinvolto casualmente in un grosso giro di spaccio di droga da parte di una ragazza pony express. Ottima l'ambientazione bolognese che dà il giusto sapore di mistero nella rassicurante quotidianità di una città conosciuta per la sua bonomia. Felicissima la combinazione di storia e sceneggiatura. Notevole l'interpretazione sottilmente autoironica data da Morelli, da pavido e indolente duro di provincia, ma in fondo buono e bravo. (Pigro)

***! Gradita sorpresa questo Coliandro che, nonostante abbia una forte matrice fascistoide più involontaria che altro, tuttavia, piace. Mi è piaciuto lo sviluppo della storia, complice anche l'accurata sceneggiatura di Lucarelli. È piacevole il continuo miscelare azione ad ironia. Molto bella la regia dei Manetti Bros. che si avvalgono di un'ottima fotografia. Bravo Morelli ed il cast in generale sul quale spicca una carinissima Grimaudo! Consiglio! (Redeyes)

* Non condivido l'entusiasmo per questa serie. Un ispettore velleitario che vuole emulare Callaghan e viene preso in giro da un barista bolognese (sic!), non solo non mi diverte per nulla, ma mi fa davvero un effetto deprimente. Gli anti-eroi che amo sono fatti di ben altra pasta; quelli comici e/o parodistici dovrebbero divertirti (e questo non è il caso); oppure, è molto meglio che siano "eroi" seri, dei veri "duri". Sopravvalutato, infine, lo stile dei Manetti Bros. (R.f.e.)

*** La consegna di una misteriosa busta mette in grossa crisi una giovane pony express, coinvolgendo successivamente anche il prode Coliandro in una corsa contro il tempo per arrestare i piani criminosi che sono all'origine del tutto. In questo esordio della "creatura" di Lucarelli tutto fila via che è un piacere, alternando momenti di exploitation pura (leggi sangue zampillante) a situazioni più vicine alla commedia (il rapporto tra il protagonista e la ragazza). Complessivamente, un buon modo per iniziare... (Mco)


[1.2] VENDETTA CINESE
*** Secondo episodio di Coliandro, dopo aver rodato e presentato i personaggi col primo film qui scorre tutto molto più liscio: meno virtuosismi inutili e più ironia (anzi, si può dire che questo episodio sia anche per bambini). Ovvi riferimenti, dopo il pulp del primo episodio, ai kung fu movie e di converso anche a Kill Bill, ma anche a Delitto al Ristorante Cinese. Morelli è sempre più bravo e la sua recitazione si fa più fisica, le sue espressioni facciali sono fantastiche (notare lo sguardo alla Cobra!). (G.Godardi)

*! La penna di Lucarelli, la regia dinamica dei Manetti Bros, lasciavano intendere un prodotto interessante; era addirittura stato speso un parallelo con Milian poliziotto, il che aumentava le aspettative. La visione lascia invece perplessi; la sceneggiatura è goffa e a tratti blanda rimanipolazione; del Milian eroe metropolitano non v'è traccia in un Morelli parodia del suo stesso personaggio. Le citazioni si sprecano: da Tarantino all'amatriciana a "semo i Cohen de Borgata"... decisamente deludente! (Mark)

*** Il poliziotto bolognese capita suo malgrado nella misteriosa Chinatown della sua città, fra traffico di uomini e di organi. Secondo episodio della bella serie ideata da Carlo Lucarelli, con l'efficace regia dei Manetti bros. e l'altrettanto ottima interpretazione di Giampaolo Morelli. La storia è avvincente, sembra incanalarsi nei soliti stereotipi sui cinesi, per riservare invece brillanti sorprese qua e là. Godibile. (Pigro)

**! Dopo un ottimo primo episodio era inevitabile aspettarsi un secondo che ne fosse degno. Devo ammettere che non mi ha deluso affatto, vuoi per un Coliandro che ispira simpatia, vuoi per una sceneggiatura frizzante che ben si sposa con la macchina da presa dei Manetti. Piace l'ambientazione e la caratterizzazione dei personaggi così come il non prendersi mai troppo sul serio dell'episodio, che sì tratta di tremendi delitti ma riesce a farlo senza appesantire lo spettatore. (Redeyes)

**! Coinvolgimento quasi forzato del Nostro in un affare molto delicato. Anche se in ferie, Coliandro si trova a fronteggiare bande cinesi pericolosissime, tanto quanto le donne che incontra. I ritmi sono abbastanza sostenuti, le scene d'azione gradevoli ma si ricorda l'episodio per la vecchia conoscenza del genere di casa nostra, Hal Yamanouchi. Non male anche la bella Jacelyn Parry. (Mco)


[1.3] IN TRAPPOLA
***! Il terzo film della serie Coliandro è quello che ha più attinenza col poliziesco classico, specie di matrice americana (quello del poliziotto innocente incastrato da un manipolo di poliziotti corrotti). E' anche l'episodio più "serio" di tutti, quello con maggior aderenza al genere e con meno concessioni alle risate. Infatti Coliandro qui è meno goffo e maldestro del solito e arriva anche quasi a risolvere l'inghippo; ad ogni modo sarà lui a salvare l'amico collega. In assoluto l'episodio migliore. (G.Godardi)

**! Un Coliandro un po' più serio che per questo brilla meno. Siamo molto prossimi al poliziesco classico ed anche le goffe battute o situazioni in cui il nostro finisce di solito sono ridotte al minimo. Con il Trombo (Silvestrin) incastrato sarà Coliandro a doverlo scagionare in coppia con una bella e brava Dazzi. Il film scorre bene, per quanto si riesca ad individuare il poliziotto corrotto ben presto, ed ancora una volta è gradevole sia nel taglio registico sia nelle musiche e nella fotografia. Il livello resta ben altro. Un po' troppo serioso!. (Redeyes)

***
Un bell’episodio con una trama gialla solida e parte comica piuttosto ridotta. I ruoli sono quelli soliti: il procuratore donna tanto bonazza quanto antipatica, Gargiulo imbranato fortunato (qui quasi assente), simpatica presenza femminile “fatale”, Coliandro meno imbranato del solito. (Furetto60)
 
**! Il collega di Coliandro, Trombetti, è accusato di aver ucciso un uomo durante un agguato, senza che soccorresse la fattispecie della legittima difesa. L'intreccio è di quelli puramente giallo-polizieschi, con sparatorie, appostamenti, doppi giochi e tutta la restante casistica di parafernali. Si ride e ci si diverte grazie alla consueta loquacità dell'ispettore. In tal contesto non guasta di certo la presenza della formosa Cecilia Dazzi! (Mco)


[1.4] MAGIA NERA
**!
L'ultimo episodio di Coliandro è una rilettura della black explotation, con sconfinamenti in zone horror. E' l'episodio più debole della serie, soffre di una sceneggiatura un po' ingarbugliata e soprattutto del fatto di essere un prodotto tv (per forza di cose le scene splatter sono solo accennate). Discutibile anche il fatto di voler ambientare una storia black exploitation a Bologna: certe tematiche, se estrapolate dai contesti originari, non rendono. Citazioni da Venerdì 13 e Vestito per uccidere. (G.Godardi)

*! Il peggiore della serie soprattutto per la scelta delle attrici che fanno fatica a recitare anche la più semplice delle parti. Poco avvincente la storia che manca spesso di ritmo. Resta appeso tra il poliziesco, l'horror e il thriller con il risultato di essere alquanto noioso. (Anna)

** Dei quattro episodi della prima stagione questo è decisamente il più scadente. Coliandro, così come tutto il cast nonchè la storia, girano a vuoto. Sembra una forzatura o meglio una mera riproposizione, seppur condita di magia ed Africa, delle avventure precedenti. Bella come al solito la protagonista ma tutto qua. Ce lo potemmo anche perdere tutto sommato. Peccato! (Redeyes)

** Purtroppo ho faticato a seguire questo episodio, nonostante le premesse splatter con tanto di mano tagliata raccolta come reperto. Il problema è la trama, che non scorre come dovrebbe. In evidenza bellezze di colore (a contrastare l'annacquato razzismo di Coliandro), pin up da copertina purtroppo non parimenti valide come attrici. Battuta a vuoto. (Furetto60)

*** L'arrivo della sorella di una povera prostituta assassinata mette in crisi il già sbalestrato ispettore Coliandro, tra indagini e tentazioni. Ne viene fuori un mélange di situazioni che partecipano di vari mondi cinematografici, dal giallo al poliziesco, financo all'horror. La regia dei Manetti è brillante e i ritmi si assestano su livelli molto sostenuti. Una nota di merito va alla protagonista femminile, Youma Diakite, semplicemente disarmante nella sua esplosione di bellezza. Finalone al sangue. (Mco)


SECONDA STAGIONE (2009)

[2.1] LA PISTOLA
***
Ritorno dello scalcagnato poliziotto idetao da Lucarelli, questa volta alle prese con un inconsueto ticket camorra-malavita serba, e un problema con la pistola stile Madigan (insomma, non proprio... ). Consueto corredo di citazionismo ai limiti del plagio (specie nelle musiche), di topiche, di battute: divertente anche se ormai senza sorprese rispetto al primo ciclo. Grande apparizione di Bruno Corazzari, il "Klaus Kinski italiano", non più giovanissimo ma sempre truce! (Il Gobbo)

***! Ritorna (finalmente!) Coliandro e lo fa alla stragrande! Bell'inizio di nuova stagione con una storia tesa ed incalzante che è anche un'occasione per presentarci i nuovi compagni d'avventura del protagonista. Bologna filmata come non mai (finalmente!) e regia più calibrata del solito. Il motore dell'azione è simile a uno degli episodi di Gomorra. Come sempre bravissimo Morelli. C'è da divertirsi e molto. (G.Godardi)

*** I Manetti bros cambiano qualcosa rispetto alla prima serie. Meno virtuosismi e una caratterizzazione dei personaggi ancora più accentuata. Cresce il macchiettismo dei personaggi secondari e Coliandro stesso diviene più sfaccettato. Ormai siamo a livelli incredibili: il nostro ispettore è più imbecille che mai e non comprende più nemmeno ciò che gli succede attorno; prende solo botte da orbi (ogni tanto le dà), sfida la sorte e gli va pure bene. Bravo Sassaneli (non c'è più, invece, Silvestrin). Tre stelle luccicanti. (Cif)

*** Dopo gli ultimi due episodi della prima serie in calando, ritroviamo un Coliandro in gran spolvero. Ben fatta la regia, meno d'effetto della stagione precedente, ma asciutta e gustosa, così come la fotografia che appare più povera. Le battute e le gag al limite del ridicolo per il nostro si sprecano, ma senza annoiare. Al solito la storia in sè e per sè è semplice ma non per questo sciatta. Sicuramente un buon punto di partenza per la stagione. Al solito carinissima la co-protagonista femminile! (Redeyes)

*** Un episodio simpatico e tosto: le scene di violenza iniziano subito, il materiale umano rappresentato passa da ex membri della polizia serba (pulizia etnica) alla camorra e ai localetti porno della Bologna notturna. Coliandro ha subito uno scontro col cattivone di turno dal quale viene sfidato in una gara di vodka ("come benzina"). La narrazione è ben orchestrata, semplice ma con una circolarità che funziona. (Furetto60)

**! Questo episodio, che inaugura la seconda serie ideata da Lucarelli, ci immerge dalla testa ai piedi nella zona off limits della delinquenza: armi, prostituzione, loschi traffici con l'est europeo... il tutto sotto l'attenta egida organizzativa italiana. E il Nostro ci finisce in mezzo per colpa di una pistola rubata. Non mancano gli effetti truci e il consueto istrionismo registico, sebbene non sempre il ritmo si mantenga adeguatamente alto. Carina l'interprete femminile di turno, Xhilda Lapardhaja. (Mco)


[2.2] SESSO E SEGRETI
**
Per puro caso Coliandro individua la involontaria quasi testimone a un efferato delitto, e indaga nel giro delle squillo d'alto bordo. Ma sulle tracce della ragazza ci sono anche organizzazioni che intercettano e spiano nemmeno dovessero far vincere gli scudetti all'Inter... Passo falso della seconda serie, un episodio noiosissimo e del tutto privo di mordente, nonostante le bellezze muliebri (e una Logan sempre più fetish), un mexican standoff e una citazione dotta fra tante. Ma si sbadiglia parecchio, colpa grave. (Il Gobbo)

*** Secondo episodio nella nuova serie un po' sottotono rispetto alla sua partenza con l'episodio precedente. Storia coma sempre accattivante ma ritmo più blando del solito, il che comunque non impedisce di apprezzare anche questa avventura. Torna Comaschi nello stesso ruolo-cameo dell'episodio precedente. Il finale fa un po' il verso a John Woo. (G.Godardi)

*** Coliandro che, nonostante resti fondamentalmente uno stordito, sta abbandonando la deriva fascistoide, non senza, tuttavia, deliziarci con perle di saggezza. Ancora una volta, per puro caso, inciampa nella pista giusta ed arriverà a scioglierne i nodi. L'azione è poco presente salvo una plagiatissima scena finale. Divertenti le continue citazioni e le sue sortite. Ovviamente la protagonista di turno femminile è carinissima, ed ovviamente Gargiulo sprizza simpatia. Consiglio! (Redeyes)

*** Il nostro Forrest Gump sbirro continua a ritrovarsi - suo malgrado - in mezzo a situazioni grottesche, casi complicatissimi con tanto di servizi di spionaggio e controspionaggio e donne fantastiche dinanzi alle quali l'unico commento del nostro può essere "minchia!". Ritmo lento per due terzi del film, poi via via cresce. Il meglio di sè Coliandro lo offre quando incarna e dà vita a tutte quelle situazioni un po' così, tra l'imbranato e lo sfigato, che ciascuno di noi almeno una volta ha vissuto. Tre pallini meno meno. (Cif)

****! Il miglior episodio di tutta la serie: avvincente, pieno di suspence, con un Coliandro più in forma che mai, pazzia, follia e divertimento assicurati! Le bellezze femminili in questo episodio la fanno da padrone, con una Bellicchi sexy più che mai e una Logan che incuriosisce non poco. Storia molto ben scritta dai Manetti Bros, con una chiavetta usb (contenente dati scottanti) che interessa a più di una persona e un Coliandro che messo ai margini raggiunge l'obiettivo! (Ruber)

**! Nei primi quindici minuti sembra di essere ripiombati in piena era giallo-thriller di casa nostra, con un luogo chiuso ricco di bellezze da prima pagina, una patina morbosa e fatti criminosi ad alto effetto scenico. Senonché la pista successiva abbandona quelle tracce per consolidare terreni più battuti e inclini al regime poliziesco, vivaci ma ben più convenzionali. Le gambe della Bellicchi sono talmente abbacinanti da deviare spesso i nostri pensieri mentre Coliandro si conferma mattacchione dalla battuta felice. Discretamente rétro. (Mco)


[2.3] DOPPIA RAPINA
****
Rapina in banca, ma oltre ai rapinatori ci sono dentro un ex-mafioso con prove scottanti in fuga da dei sicari e ... Coliandro! Smaccato quanto riuscito calco di Die Hard in salsa coliandresca: negli ambienti chiusi, come noto, i Manetti danno il loro meglio, per ritmo, montaggio serrato e secchezza narrativa. Il resto lo fanno un Leroy gigionissimo e alcuni cammei divertenti (Lamberto Bava questore!). Uno dei migliori della serie. (Il Gobbo)

**** Coliandro come John McClane?! Quasi, a suo modo naturalmente. Anche lui rimane subito in canotta e senza scarpe e si diverte un modo a citarlo! E noi con lui! Episodio scoppiettantissimo, pieno di ritmo ed invenzioni, con un sapiente uso di tempi, spazi e illuminazioni. Ottima resa fotografica, con una Bologna quasi coprotagonista. La Dazzi torna con lo stesso personaggio della prima serie. Citazione iniziale da Hannibal. Anche il cast di contorno è meglio del solito (Leroy e Bava Jr). Cameo per Luca Carboni nei panni del meccanico. (G.Godardi)

***! Coliandro, qui quasi scevro dalle sue coliandrate, si districa benissimo tra temibili mafiosi nel chiuso di una banca. Come dicevo, sembra quasi meno maldestro del solito, non ha la sua solita "sveltina", anzi resta a bocca asciutta, ma piace a molto. Leroy, un po' macchietta (ma nelle avventure del Nostro è difficile non trovarne), delizia con il suo accento e la Dazzi esegue alla perfezione il ruolo della Bullock di circostanza. G-Max nelle vesti di guardia giurata non dispiace. Il migliore di questi nuovi tre episodi della seconda serie. (Redeyes)

**** Non un episodio ma un vero e proprio film. I Manetti Bros capitalizzano quanto di buono già messo in scena con Piano 17: unità di tempo e di luogo, ritmo tarantiniano, caratterizzazione dei personaggi da italian comedy e gag quasi comiche. Coliandro sempre più Coliandro, perde la pistola (di nuovo!), le scarpe, resta in canottiera ma non si arrende mai! Tutti bravissimi. La storia della doppia rapina è geniale (obiettivamente non so se è stata ripresa da qualcos'altro) Divertimento allo stato puro. Abbondiamo: 4 pallini! (Cif)

**** Manetti a manetta: bravissimi, sono maturi per un film con grande budget, perché hanno idee da vendere e uno stile che piace a noi "ciovani". Coliandro, molto in palla fortuitamente (oramai ci siamo abituati) riesce a risolvere un caso molto ingarbugliato. Lucarelli, mai banale, descrive, imprime il suo sigillo, diverte senza volgarità. Leroy immarcescibile (mi si consenta un termine demodè adatto alla sua età). Ritmo serrato ma mai caotico, citazioni sempre azzeccate. (Enricotta)

**** Il miglior episodio di questa notevole fiction italiana. Morelli è magnifico e puntata dopo puntata affina la caratterizazione del personaggio. Qui funziona tutto: i tempi della narrazione, sempre in bilico tra comicità e azione, la sceneggiatura, la scelta delle location e l'omaggio al Bruce Willis di Trappola di cristallo con tanto di ispettore in canottiera. Uno spiraglio di luce nel panorama deprimente della tv nostrana. Davvero un gioiello. (Siregon)

***! Trama a incastri successivi dall'indubbio fascino, con strategie criminali che si sostituiscono a quelle precedenti in un crescendo di tensione e spregiudicatezza. Il tutto in un luogo chiuso, quale è la banca, ad accentuare quella sensazione di terrore claustrofobico che i Manetti trasformano in sublime iperbole. Ritorna come partner femminile episodica del protagonista la simpatica Dazzi ma il gradino più alto del podio femminile lo conquista Marita Nissen che mostra alla mdp un paio di chilometriche gambe, seducenti quanto prepotenti. (Mco)

**! Di solito i film dell'ispettore Coliandro non è che mi atttraggano molto; questo, però, è un'eccezione, per via della presenza di Philippe Leroy nei panni del cattivo di turno. L'ex-Yanez de Gomera è davvero invecchiato, quasi si stenta a riconoscere, però è convincente come antagonista di Giampalo Morelli, che qui si mette a "coliandrare" il Bruce Willis della serie Die Hard, con canotta lacera e sporca di sangue inclusa. Solite citazioni taratiniane di rito, una complice karateka per Leroy che non guasta e una Cecilia Dazzi di contorno. (124c)


[2.4] MAI RUBARE A CASA DEI LADRI
** Per chi sentiva la mancanza degli slanci politically correct della serie (correctness peraltro a targhe alterne: extracomunitari tutti buoni, ma la manovalanza criminale chissà come mai è sempre siciliana) ecco una puntata all'insegna del "rom è bello". Meno male che c'è Gigio Alberti cattivissimo carabiniere/criminale... Conclusione a fari spenti di una seconda serie che ormai mostra la corda. (Il Gobbo)

*** Nell'ultimo episodio della serie Coliandro praticamente risolve il caso, o meglio è pienamente consapevole di quello che succede, mostra un decisionismo da poliziotto vero... però va in bianco e lascia il merito di tutta la vicenda ad un carabiniere... Un parziale riscatto per tutti i coliandriani convinti. Finalmente una storia che non istiga all'odio razziale, sfatando il solito cliché televisivo. Conclusione degna per una serie fortunata. Anche se gli autori dovrebbero far succedere qualcosa nella vita dei personaggi, sempre identici. (Cif)

*** Divertente finale di stagione che ha, tuttavia, il difetto di esser un po' troppo "paraculo", tanto per parafrasare Coliandro! Va da sè che ci si diverte, che gli attori son, come sempre d'altronde, bravi e preparati. Fra tutti spicca un cattivo Alberti. Al contrario del solito, Coliandro prende pochi schiaffoni e poche ramanzine ma, specie dopo l'ottimo terzo episodio, questo, finale, suona bruttarello. Aspettiamo con ansia i prossimi sei. (Mco)

*** Si parte con una zingarella a casa del Nostro e si termina con una splendida Lodovini tra le braccia di un carabiniere, giusto per fare il quadro dell'ennesima vicenda non proprio fortunata per Coliandro. Qui si vivono i ritmi e le usanze dei rom contrapposte a quelli dei gaggé, si mostra il marcio della corruzione di casa nostra e si ride parecchio con gli sketch della premiata ditta Morelli-Sassanelli. Tutto funziona e i cento minuti canonici volano via che è un attimo, merito anche dei sorrisi della Lodovini e della giovane Hadzovic. Da ricordare la festa nel campo rom e il pugno in pieno volto finale.  (Mco)


TERZA STAGIONE (2009)

[3.1] SEMPRE AVANTI
***
Coliandro viene ferito a un dito durante una colluttazione avvenuta nel suo servizio allo stadio, proprio dopo aver parlato con tale Luchino, che dice di saper cose scottanti... Episodio avvincente, incentrato sul mondo delle palestre, della violenza di quartiere e, soprattutto sui giri malavitosi collegati alla droga colombiana. Morelli è simpatico come sempre e i Manetti dirigono alla loro maniera. Tanto sano umorismo ma anche bella atmosfera giallo-poliziesca sanguinolente. Bello! (Mco)

**! Questa terza serie si apre un po' sottotono: Coliandro sembra virare verso una maggiore comicità involontaria del protagonista, persino fisica, ma nel complesso i fratelli Manetti sembrano accontentarsi di quanto hanno già fatto vedere con le prime due serie. C'è una minore cura delle inquadrature, la storia è un po' più "ordinaria", ovvero sui livelli, globalizzati, da fiction tv. Sembra perdersi qualcosa di quella miscela esplosiva di cinefilia, trash e grande capacità tecnico-visiva che sono la vera cifra stilistica dei Manetti. (Cif)

**! Nonostante una dipartita, Coliandro riparte con la sua solita comicità, seppur apparentemente involontaria. Certo, se si butta un occhio alle procedure o a certe situazioni piuttosto fumettistiche si potrebbe definirlo semplicistico, ma credo che prevalga l'atmosfera d'insieme. Si finisce per restar catturati dal buon bigottismo del nostro e dalla simpatia dell'inseparabile Gargiulo. Il sederino che campeggia sui cartelloni, poi, ha il suo bel perché. Bel film! (Redeyes)


[3.2] IL SOSPETTO
***
Decisamente divertente. La storia "acchiappa", con Gargiulo sempre più protagonista, insieme al nostro eroe. Ormai diamo per assodato che i Manetti Bros hanno deciso di spingere meno sui dettagli, inquadrature, citazionismo da film di genere, virando per un prodotto forse anche più fresco, di sicuro più commerciale. La storia però gira alla grande e l'operazione dà loro ragione. Bella e torbida storiaccia di provincia un po' all'americana e un po' all'amatriciana. Qualche lacrima di nostalgia per il primissimo Coliandro. 3 pallini pieni pieni. (Cif)

*** Finalmente un Gargiulo protagonista (senza nulla togliere a Coliandro sia chiaro) e finalmente una puntata sulla falsariga delle prime e cioè ben fatta. Mi duole dirlo ma non dispiace nemmeno Dj Francesco, anche se decisamente caricaturale, che ben recita il suo ruolo di schizzato. Al solito discreta la protagonista femminile, al solito Mitica mamma Gargiulo. La storia è ben scritta e scorre vie ben bene... Merita la visione. (Redeyes)

*** L'inseguimento iniziale tra viottoli angusti ci rituffa nelle atmosfere tipiche del giallo di qualche decennio fa, a testimonianza di quanto siano attenti e bravi i Manetti a tratteggiare il genere. Buono l'utilizzo di volti noti come personaggi secondari nella vicenda di sangue (Frassica, ma anche Facchinetti) e altrettanto soddisfacente il versante umoristico, caratteristico della serie (la zoppia per impietosire la Logan è il top). La Rea si mostra nella sua fisicità mentre Laura Gigante ottiene la palma di fetish girl (Tarantino docet). Da ricordare l'incipit, la Rea con le gambe sul cruscotto, Facchinetti e la sua parlata. (Mco)


[3.3] SANGUE IN FACOLTA'
**! Si scivola verso il soprannaturale o così pare... Anzi, così pare.. Coliandro al solito incappa in una delle sue sciocchezze e finisce per mettersi nei pasticci con la "cattiva" Logan. Di contorno una strana storia di omicidi in ateneo, meno accattivante del solito come storia, ma non per questo brutta. Il buon Gargiulo è abbastanza marginale, peccato e si giunge al finale senza patemi e in positivo e in negativo. Mediocre che qui sta proprio per Medio. (Redeyes)

***! Omaggio al giallo thriller anni '70 e al maestro Argento. Oltre alla presenza di Daria Nicolodi (e dello scrittore Evangelisti) tutta la storia vira verso il rosso (profondo). Omicidi seriali, killer incappucciato, trauma originario. Nonostante il citazionismo possa apparire come indice di scarsa originalità, I Manetti Bros ci mettono inventiva, mestiere e passione ed il risultato è eccellente. Magistrale costruzione (semiseria) della paura. Miglior episodio della terza serie. (Cif)

*** Girano i Manetti ma sembra un nuovo progetto argentiano, siamo nel 2009 ma ci si sente più vicini al 1970, non ci sono Hemmings o Lavia ma la scena la calca Morelli. L'ambiente universitario è perfetto per una storia di delitti efferati ed enigmatici (13 fori sui corpi delle vittime) e la patina di humour tipico della serie non ne disturba la riuscita. La pars finale, poi, è davvero avvincente, nel suo twist particolarmente morboso. Ruolo di contorno, ma sempre efficace, per la Nicolodi. Da ricordare l corsa in macchina per salvare Coliandro. (Mco)


[3.4] COUS COUS ALLA BOLOGNESE
**! Episodio simpatico, divertente, con una storia che parte bene con il consueto accavallarsi di equivoci clamorosi (Coliandro scambiato per un agente segreto del Mossad!) e di situazioni incresciose (le tipe che lo sequestrano in casa proprio quando Amina lo va a trovare) e poi scivola via, piano, senza particolari sussulti. Bravi tutti, ma i Manetti Bros danno l'impressione di offrirsi a piccole dosi, tenendosi qualche carta per il futuro. Senza acuti. (Cif)

** Un episodio che se fosse arrivato nella prima stagione magari sarebbe piaciuto di più, ma visto oggi suona stanco. Le gag sono le stesse, grosso modo, e quando se ne esce non si trova il colpo a sorpresa che altre volte si è visto. Le protagoniste sono come al solito bellissime. Dalla quarta stagione mi aspetto un qualcosa in più visto che questa terza non ha particolarmente brillato. L'episodio in sè e per sè direi che è mediocre. (Redeyes)

**! Un onesto muratore oramai cittadino italiano viene scambiato per un pericoloso terrorista e sequestrato da agenti dei servizi segreti. Ma la figlia si rivolge a Coliandro affinché lo ritrovi sano e salvo. L'episodio mette tanta (troppa) carne al fuoco, tra tentativi di integrazione razziale (il velo che c'è e non c'è) e lotta alla criminalità internazionale, le cui cellule sono sparse anche da noi. Volti noti come McVicar si scontrano coi soliti protagonisti e il gineceo in questa occasione è d'alta classe, Desirèe Noferini su tutte. Da ricordare Hanane Nassor e Elian Khan mezze nude che seviziano Morelli, la Logan a cena. (Mco)


QUARTA STAGIONE (2010)

[4.1] ANOMALIA 21
***
Chissà se alla fine dell'ultimo episodio di quest'ultima (fino ad oggi?) serie finalmente Coliandro 'sto benedetto encomio lo prende (o quantomeno viene reintegrato nella squadra mobile). Anche qui l'ispettore si sbraccia, si prende colpi di pistola, randellate, rimedia pure qualche premio di "consolazione", insomma non fa mancare niente al suo pubblico sempre più affezionato. Citazioni da Sergio Leone e duelli finali alla Clint Eastwood. Cosa prendere di più dai Manetti Bros.? Tanto di cappello e 3 pallini. (Cif)

**! I Manetti conoscono il genere in ogni sua sfumatura e qui, se ancora ve ne fosse bisogno, ne danno dimostrazione. Palleggio tra poliziesco, carcerario e western, con un controllo della situazione sempre adeguato. Coliandro si concede meno umorismo del solito ma ritrova la sua amata Lapardhaja (carina ma perennemente in scarpe da ginnastica) e, soprattutto, il mitico Iuorio, "boss con i tubicini" in cerca di saporita vendetta. Costui è il vero motivo per gustarsi questo episodio che, sebbene non trascendentale, risulta più che discreto. (Mco)


[4.2] 666
**! Il solito Coliandro, ma non per questo meno gustoso. Ennesima incursione questa volta nel mondo dei satanisti. Solite coincidenze, talvolta fortunate, il più della volta sfigatissime per il nostro beneamato. Situazioni rocambolesche, a volte poco credibili, ma di certo mai banali. Nessun episodio dà mai l'impressione di essere stato già visto. (Cif)

**! Bologna metallara e satanista per Coliandro. Per un Medio-man come lui è, ovviamente, una Bologna che non capisce. Si gioca su un omicidio rituale e la setta abbraccia la Bologna bene, fatta di giudici, preti e pure qualche N.e.r.d. Si rivede la nipotina del nostro, che con la sua spocchia già evidenziata in precedenza, finirà per mettersi nei pasticci. In questo mondo di Satanic metal, l'unico capace, per assurdo che sembri, di muoversi a suo agio è il buon Gargiulo. Al solito gradevoli i giochi di telecamera e la fotografia. (Redeyes)

**! Si varcano i confini dell'horror con questa nuova avventura di Coliandro, sempre in vena di indagini non autorizzate, sebbene relegato all'unità cinofila. Ci sono di mezzo sacrifici virginali e preti in antitesi con il loro mandato divino, bande metal e notabili corrotti. Molte le battute divertenti, soprattutto nella prima parte, deciso il cambio di ritmo imposto nel finale. L'angelica (ed iperfetish) Myriam Catania ci mette davvero poco a far cadere ai suoi piedi (anche in senso non figurato) il prode poliziotto. Godibile. Da ricordare l'amaro della polizia, il dialogo con tanto di vanti sessuali (anche mimati) col collega Borromini. (Mco)


QUINTA STAGIONE (2016)


[5.1] BLACK MAMBA
**!
Dopo qualche anno Morelli ritorna a vestire i panni dell'ispettore più bizzarro del pianeta. La simpatia è sempre la stessa sebbene sia inevitabile quel senso di stanchezza generale, con una storiella che ripete l'ennesimo incontro con una femme fatale (una frizzante Ksiazkievicz) di cui il poliziotto di infatua all'istante e una risoluzione del caso che non lo gratifica agli occhi della tremenda Logan. Fughe, inseguimenti, botte e battute lungo un sentiero già calcato più volte dalla serie. Ma è sempre ottima la direzione dei Manetts. Da ricordare l'avvinghiamento fatale a un inseguitore da parte della Black Mamba. (Mco)

 
[5.2] TESTIMONE DA PROTEGGERE
*** Il prode Coliandro si trova a far da bodyguard ad un autistico che ha assistito, suo malgrado, ad un omicidio. Ma questi ha un'abilità geniale nel ricostruire le targhe. Il tema delle slot e della malavita che ci gira intorno viene affrontato con sapienza dai fratelli Manetti, senza eccedere né in violenza né in umorismo. Il ritmo è alto, sorretto da un cast funzionalissimo, con Un Vito super e una Serena Rossi dal sorriso devastante. Davvero godibile! (Mco)


[5.3] SALSA E MERENGUE
**!
Una barista sordomuta è legata inscindibilmente a un personaggio molto potente nel traffico mondiale di cocaina. Coliandro, durante una serata nel locale dove costei lavora, viene invischiato in questo turbine al di là della legalità. L'avventura ricalca le orme dei crime movie di respiro intenazionale, con azione, botte da orbi e soldoni in valigette all'ordine del giorno. Non manca la consueta pars umoristica (con classiche battute scorrette sulle "diversità") anche se la palma di icona sexy, in questa occasione, più che alla femme fatale di turno (la dolce Mariela Garriga), va alla Logan e al suo imperiale stacco di gambe sulla scrivania (Mco).


[5.4] DOPPIA IDENTITà
***!
Si parte a tutta birra in medias res, con il Nostro che sferra pugni, salta e scalcia come un supereroe dei fumetti. No, non è il solito Coliandro e la bravura di Morelli viene fuori (se ancora ve ne fosse necessità) proprio nella sua capacità di cambiare repentinamente registro e personalità. Meno umorismo, più ritmo, splendido intrigo (legato ad un virus molto pericoloso che fa gola agli africani) per una storia che avvince ed emoziona. I colleghi del distretto rimangono sullo sfondo, tutto ruota sul protagonista e l'amica di turno (una dolce Ilaria Giachi). Scelta azzeccata, tanto che a fine visione si prova quasi nostalgia di un alter ego così tosto... (Mco)
*** Buon episodio, tra i più azzeccati della quinta stagione, con un sempre bravo Morelli nei panni di Coliandro. Questa volta però assistiamo a un ispettore "diverso" (ha perso la memoria) e come sempre ne succederanno delle belle. La sceneggiatura è più che buona e la puntata non annoia, arrivando con tranquillità e senza intoppi al finale (pur abbastanza ovvio...). (Ultimo)


[5.5] TASSISTA NOTTURNO
***! Per scoprire chi imbratta regolarmente di letame un tassì bolognese, Coliandro viene incaricato di sostituirne l'autista alla guida. Ma gli incontri notturni, si sa, possono essere pericolosi. Un episodio che è una piccola gemma di azione e mistero, con una serie di tasselli che si incastrano a mano a mano che i minuti passano. Francesca Chillemi sciorina fiumi di parole stordenti ed il suo décolleté ruba la scena a più riprese. Eccellente Antonio Fiorillo "monsignore" che imbraccia il mitra nel cimitero.
Imperdibile per gli amanti dell'ispettore. (Mco)

*** Episodio più che azzeccato, ove il nostro caro Coliandro si improvvisa tassista per un'indagine e finirà come sempre in un vortice di azione e tensione a più non posso. Parte in sordina e la prima parte risulta essere sottotono, ma con il passare dei minuti sale il ritmo e l'ultima parte al cimitero è davvero ben fatta. La co-protagonista dell'episodio è una spelndida Francesca Chillemi, "cliente" del finto tassista Coliandro. Bravo Fiorillo nei panni del cattivone di turno. (Ultimo)


[5.6] COP KILLER
*** Coliandro crede di aver fatto colpo sulla bella psicologa giunta da poco in questura a Bologna. Ma il suo invito a cena sarà (quasi) letale. Ritmi e cadenze sono tipiche del "man in prison", senza i tocchi eccessivi del gorno ma con una tensione sempre costante. Euridice Axen si sdoppia tra cosce inguainate e tacchi vertiginosi e remissiva ragazza impaurita, con evidenti echi normanbatesiani. Commovente Giuseppe Soleri, in lacrime per gli eventi accaduti all'amico. (Mco)

***! Grande episodio, tra i più tesi che io ricordi. Merito di una sceneggiatura solida e della bravura di Euridice Axen, attrice del piccolo schermo che non avevo mai particolarmente apprezzato, ma che qui dà il meglio di se stessa, interpretando un personaggio disturbato con evidenti problemi di sdoppiamento di personalità. Bravo come sempre Morelli (gliene capiteranno di tutti i colori...). Gli ultimi 20 minuti sono davvero intensi. Notevole! (Ultimo)


SESTA STAGIONE (2017)

[6.1] MORTAL CLUB
**! Il prode ispettore dalle frasi politicamente scorrette si trova coinvolto in una vicenda di lotte clandestine, con protagoniste soprattutto donne agguerrite. Il ritmo è basso nella prima parte, per poi salire dal momento in cui si dà più spazio al confronto con Iuorio (il malavitoso Scognamiglio). Parecchio il sangue sul volto di Morelli, dopo una parentesi di battaglia alquanto cruda. Carina l'attrice di turno, Simone Ashley, il cui corpo nudo chiude l'episodio... (Mco)
 
[6.2] PARTITA SPECIALE
***! Divertimento e azione allo stato puro in quest'avventura di Coliandro, tra biscazzieri e macchine sostitutive. Si rivede il grande Vito (e il suo refrain "sei mai stato a Tbilisi?") ma sono i momenti thriller a restare scolpiti, con la roulette russa giocata a cuor leggero dal Nostro dopo una delle sue intuizioni finite male. Bellissima e dalle forme imponenti Catrinel Marlon, escort di extralusso con voglia di redenzione. (Mco)

**! Coliandro è costretto a viaggiare per la città con un furgoncino anni 90 come auto sostitutiva e, chiaramente, tra equivoci a più non posso, si caccia in un mare di guai. Episodio niente male, con un intreccio riuscito (le bische clandestine; la roulette russa in stile "Cacciatore") grazie anche alla buona prova degli interpreti. Come sempre Morelli una spanna sopra tutti. (Ultimo)

[6.3] IL TEAM
*** Buon episodio della serie, con il solito Coliandro che si infila in un mare di guai, questa volta entrando a far parte di un "Nucleo speciale" di poliziotti super muscolosi ed esaltati. La puntata, pur non tra le migliori di sempre, attira e coinvolge sino alla fine grazie alla particolare ispirazione di Antonia Truppo, la protagonista femminile dell'epispodio. Riuscite le scene d'azione. (Ultimo)

**** Coliandro incontra Gomorra in uno dei migliori episodi di sempre. Pieno zeppo di situazioni al limite, scorrettezze (non solo verbali) e ritmi forsennati, non risparmia attimi di tensione esagerata (le spedizioni punitive), anche se la bontà del Nostro non viene mai meno. Eccellenti Raiz e Antonia Truppo. (Mco)


[6.4] CORRI, COLIANDRO, CORRI
*** In questa puntata Coliandro non smette di correre (nel vero senso della parola) un minuto: una voce femminile minaccia via telefono di far esplodere diverse aree della città! L'episodio scorre che è un piacere grazie all'incessante numero di scene d'azione che vedono Coliandro girovagare da un luogo all'altro (salirà anche in cima alla Torre degli Asinelli). Sceneggiatura prevedibile, ma costruita ad arte per catturare l'attenzione sino alla fine. Un episodio consigliato per chi voglia cimentarsi nella visione della serie. Bravo come sempre Morelli. (Ultimo)

**! Ansiogeno come da titolo, con il protagonista intento a liberare Bologna dalle bombe che un'anonima banda di delinquenti ha disseminato. La voce (della Caldonazzo) che intima al Morelli di correre è sensuale al punto giusto, rimandando la mente alla speaker de I Guerrieri della notte. Pecca di ripetitività ma non difetta in grinta, come i Manetti ci insegnano da tempo. (Mco)

[6.5] SMARTPHONE
*** Cult a prescindere. Ci si muove in un contesto di mafia russa, con esecuzioni sanguinose, saune maschili e dialoghi sottotitolati. Ma è Veronica Logan a catalizzare l'attenzione, con le sue lunghe gambe, le scarpe dal tacco vertiginoso e la nottata trasgressiva passata presso Coliandro. Battute e doppi sensi come se piovesse, il solito "machismo d'accatto" del Nostro e tensione garantita dalla consueta maestria del duo Manetti. In sintesi, divertentissimo. (Mco)

[6.6] LA FINE DEL MONDO
**! Episodio niente male, che vede Coliandro rinchiuso in una stazione dei Carabinieri del ferrarese presa d'assalto da un gruppo di malavitosi della zona (in pieno stile "Distretto 13", film tra l'altro citato dallo stesso Coliandro). La puntata scorre piacevolmente, con diverse sparatorie al limite del reale, ma paga l'assenza di originalità. Buona la prova della protagonista femminile dell'episodio. Divertente, seppur scontato. Consigliato ai fan, in ogni caso. (Ultimo)

****! Lucarelli e Rigosi trasportano lo spettatore in un mondo a sé stante, laddove l'acqua del fiume e quella del mare si confondono mandando in tilt mappe, navigatori e financo cellulari. Il tutto è avvolto in una cupa atmosfera postapocalittica, in giro girano bande che nemmeno nei Guerrieri della notte, le torture e i soprusi fanno sembrare agnellini anche gli sgherri della malavita organizzata. Poi viene lui, Coliandro, con quel suo viso (in)espressivo al punto giusto, sempre in equilibrio tra burla e poliziesco duro, che si fa forte delle citazioni callaghaniane ma in verità teme di lasciarci le piume. Lorena Cacciatore offre qualche scollatura di camicia, Andrea Roncato ci mette un po' della sua esperienza... Ma il capo "zombi" Gabriele Falsetta vale tutto il film. Chapeau! (Mco)
 
 
SETTIMA STAGIONE (2018)
 

[7.1] YAKUZA
***
La settima stagione si apre con una storia dagli umori orientali che rimanda a uno dei primissimi episodi, Vendetta cinese. L’inizio è esilarante, con Coliandro che scambia dei giovani artisti incaricati di affrescare una parete per teppisti imbratta-muri e spacca anche il naso a un assessore comunale. Tra i personaggi di contorno spicca la coppia di killer impersonata da Gigi Sammarchi e Stefano Abbati, che memori di Pulp Fiction uccidono dialogando tranquillamente di cibo e bevande. Esilarante il finale con il protagonista che si reca a un appuntamento di lavoro non accorgendosi di avere la faccia completamente pitturata. In mezzo ci sta la solita sbandata per la bella protagonista femminile condita con un po' di arti marziali e zen. Più che il romanticismo noir dell’omonimo film di Sidney Pollack evocato nel titolo, il riferimento più evidente è Black Rain di Ridley Scott. (Rocchiola)

**! Il titolo ammonisce sul tipo di avventura che Coliandro dovrà intraprendere, anche se la malavita presente nell'episodio non è soltanbto quella giapponese. Eugenia Tempesta è architetto dal topless facile e sorprende anche il Nostro per la sua disinvoltura. Ma i sassolini cult li lascia sul selciato Gigi Sammarchi, con la sua smania di tortellini e la freddezza assassina che lo contraddistingue. Talvolta troppo fumettistico, ma complessivamente discreto. (Mco)
 

[7.2] SERIAL KILLER
**! Ritorna nuovamente in scena Giacomino accompagnato dalla bella sorella Ilaria. Episodio confuso e appesantito da una sceneggiatura sovraccarica di personaggi ed eventi. Risulta infatti difficile credere che Giacomino possa essere scambiato per un assassino seriale, mentre le motivazioni che animano il vero killer restano immotivate, probabilmente per dar spazio ad un ulteriore una sotto trama che vede protagonista una Claudia Gerini appena passata dal chirurgo estetico. Alla fine trionfano gli intermezzi comici tra Morelli e Vito. Nella parte centrale tutta la squadra (compreso un De Zan momentaneamente sospeso) agisce unita in borghese contro l’arrogante vice questore Petrarca, permettendo alla fine a Coliandro di beccarsi pure un encomio solenne. Bello anche il finale. (Rocchiola)

***! Il ritorno dei "fratelli" Vito e Serena Rossi danno vigore ad una bellissima incursione nel thriller - horror, con un assassino che ama disegnare sei sfregi sulle vittime. Ma la vera regina è Claudia Gerini, ormai pronta per essere reclutata da Tarantino visti i suoi combattimenti a piedi nudi (sempre in primo piano) e la sua capacità di adattarsi a ruoli scomodi. Teso, divertente e con un finale... al sangue! (Mco).
 
 
[7.3] VAI COL LISCIO
***!
Forse la miglior puntata della settima stagione, dominata dalla presenza della cafona e diabolica Ersilia detta “Vagona” per via dell’ingombrante stazza fisica, interpretata da un'Iva Zanicchi che se la cava egregiamente in un ruolo lontano dalle sue corde usando la frusta come Indiana Jones. Clizia Fornasier nella parte della cantante di balera di origini russe Natascia resta forse la presenza femminile più sexy della serie, tanto che Coliandro non riuscirà a resistere a una palpatina del suo splendido lato B. Coliandro tappa un buco all’archivio e giustifica le sue troppo pause caffè definendole “sindacalizzate” ed è forse questo l’aspetto più valido della serie, l’inserimento dei personaggi nella routine quotidiana della gente comune. (Rocchiola)

*** Il prode Coliandro si ritrova, suo malgrado, invischiato in una storia di morte che coinvolge l'ambiente delle balere romagnole. Il plot regala perle di umorismo e fraintendimenti a iosa (la lasagna a sette strati), ma il quid pluris dell'episodio è una Iva Zanicchi spietata killer: colpisce, sevizia e mette fuori uso i suoi rivali, non ultimo anche quell'Alessandro Bianchi del duo comico Bianchi & Pulci. Nota di merito per la bellezza strabordante della Fornasier. Divertentissimo! (Mco)
 
 
[7.4] CACCIA GROSSA
***
La sceneggiatura sembra ricalcare "Senza tregua" di John Woo, anche se l’idea della caccia all’uomo ha origini ben più antiche (ne “La partita più pericolosa" un racconto del 1924 di Richard Connell che ha avuto un paio di dignitose trasposizioni cinematografiche). Il risultato non è però completamente all’altezza dello spunto iniziale e bisogna attendere il finale per assistere alla “caccia” dei due protagonisti, che si chiude con una degna citazione rambesca. Comunque come sempre non mancano momenti divertenti e riusciti come le scene nell’armeria di Gian Marco Tognazzi e i siparietti di Coliandro con il collega Borromini dell’ufficio stranieri. E ci scappa pure un bacio appassionato con Asmareth, giovane e bella mediatrice culturale eritrea che ha capito che Coliandro è un pasticcione ma non di certo un razzista. (Rocchiola)

*** In un'azienda agricola romagnola ci si lascia andare a strani tipi di divertimento, con caccia organizzata e programmata ad esseri umani. Il duetto di cerimonieri Calabresi-Tognazzi non scherza in quanto a cattiveria mentre la fuga per la sopravvivenza del Nostro (in coppia con una deliziosa Sammarco) è costruita con la solita maestria dai fratelli Manetti. Poco spazio agli altri personaggi della serie, eccezion fatta per Massimiliano Bruno, strepitoso allorché balla scatenato al ritmo della canzone africana. (Mco)

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