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Caesars 19/02/07 08:53 - 3034 commenti

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Polanski con questo film ha omaggiato i grandi noir dell'epoca che fu, girando nel contempo uno dei suoi film più riusciti (grazie anche all'ottima sceneggiatura di Robert Towne). Al successo dell'impresa contribuiscono anche in maniera determinante uno stuolo di attori veramente eccezionali: Jack Nicholson (chi altri avrebbe retto la scena per quasi tutto il film con il naso deturpato dallo sfregio fattogli da Polanski stesso?), Faye Dunaway e John Huston. Bellissimo.

B. Legnani 11/07/07 18:23 - 4992 commenti

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Che strana sensazione. C'è una scena, quella che rivela l'atroce misfatto, che fa venire la pelle dell'oca, perché girata magistralmente, in modo tale di farci capire la morbosa verità con una frase quasi neutra, con le espressioni di sgomento di Nicholson e della Dunaway. Ma poi? Cosa dà questa pellicola se non un bell'esercizio di stile e attori che è un piacere guardare? Pare di bestemmiare, ma siamo un filino sotto quello che si dice un bel film.
MEMORABILE: Il citato dialogo rivelatore fra la Dunaway e Nicholson.

Galbo 8/08/07 05:53 - 11693 commenti

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Omaggio ai classici del cinema noir, Chinatown ha nell'ambientazione uno dei suoi punti di forza: la Los Angeles assolata e corrotta proposta dal film è estremamente efficace e realistica, così come appare ottimamente reso il personaggio principale, intrepretato da Nicholson. Dove il film mostra le sue pecche è forse in fase di sceneggiatura, non propriamente fluida: ne deriva un film che stenta a decollare in alcuni punti ed appare qua e là un po' lento e prolisso.

G.Godardi 30/12/07 16:53 - 950 commenti

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Prodotto da Robert Evans per creare evidentemente un emulo (soprattutto al box office) de Il Padrino. Anche questo film, infatti, è una riproposizione di vecchi modelli hollywoodiani (il noir) riadattati in un'ottica post moderna. Quindi lavoro su commissione per Polanski, il quale si diverte un mondo a ricreare un determinato genere e a interpretare un gustoso cameo. Richiede pazienza allo spettatore, di adattarsi a vecchi canoni ormai superati. Per questo fu poco apprezzato dalla masse e più dalla critica. Anche il cast è diviso tra old e new Hollywood.

Cotola 13/01/08 18:06 - 8040 commenti

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Grandissimo omaggio del regista polacco ad un genere ormai fuori moda, per quei tempi, come il noir. Splendide e raffinatissime le atmosfere e gli ambienti tipici del genere che vengono ricostruiti con certosina precisione. Peccato però che la sceneggiatura non sorregga del tutto a dovere un Polanski in grande spolvero. Cast ben assortito ed in ottima forma. Sarebbe potuto essere un capolavoro. In ogni caso è una grande film.

Tomslick 5/04/09 11:38 - 205 commenti

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Formidabile esempio di ripescaggio di un genere che oramai non si usa(va) più: il noir. La storia, come si conviene in questi casi, è complicata anzichenò, ma basta prestare un po' più d'attenzione del solito per riannodare tutti i fili senza problemi. Hard-boiled fino all'osso, con tutti i crismi tipici del genere (è persino raccontato praticamente "in soggettiva"), è vincente soprattutto per la grande interpretazione dei protagonisti Nicholson e Dunaway, la splendida messa in scena e la regia molto "d'atmosfera" di Polanski. Finale tragico.

Furetto60 29/10/15 12:07 - 1129 commenti

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Polanski propone una trama hammettiana e chandleriana con Nicholson mattatore. I dialoghi sono ottimi, la trama si dipana a volte lenta (e un paio di passaggi non sono ben spiegati) come certi romanzi anni ’30, difetto che comunque contribuisce a creare l’epoca narrata. Un lavoro ben fatto in cui l’atmosfera chiara e limpida della California viene oscurata, nell’incedere, da una vicenda sempre più torbida.
MEMORABILE: "E le fa male?" (riferito al taglio al naso) "Solo quando respiro".

Daniela 22/01/10 15:50 - 10739 commenti

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L'indagine di un occhio privato losangelino: parte da un inganno, si imbatte in una verità troppo turpe per essere rivelata, termina tragicamente. Omaggio al noir classico di cui ricalca i personaggi tipici e la trama contorta, Chinatown poteva rivelarsi solo un esercizio di stile, per quanto elegante, invece è uno di quei film rari e preziosi di cui non vorresti cambiare neppure una parola, una nota, una inquadratura. Stupende interpretazioni di Nicholson e Dunaway, atmosfera perfetta, uno dei finali più belli mai visti al cinema. Un capolavoro.
MEMORABILE: "Lascia perdere Jake, è Chinatown… "

Stefania 20/03/10 04:11 - 1600 commenti

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Fedelissima rievocazione del classico noir anni quaranta, con tanto di cinico detective, giovane donna in pericolo, ricca famiglia coinvolta in affari loschi e con molti segreti da nascondere. Ma, dipanandosi, la storia si fa sempre più torbida e più amara, retroscena morbosi si svelano nella loro crudezza, mantenendo il film un'asciuttezza impressionante, laconica, implacabile: il noir incontra la tragedia greca. Il tutto lascia però un'impressione di freddezza, nonostante il finale mozzafiato.

Tarabas 23/10/10 00:01 - 1805 commenti

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Chinatown non è un luogo. È un altrove, la fine della corsa, la sanzione dell'impossibilità di un riscatto, di una rivincita. Filologicamente perfetto anche in questo, Polanski gira sottraendo alla messa in scena persino il quartiere del titolo, fedele alla lezione di rigore dei classici del genere. Ma non è citazionismo manierista o vezzo postmodernista, ma amore cinefilo corroborato da una spregiudicatezza che il codice Hays non avrebbe permesso: ritrarre il male da troppo vicino. A Chinatown, appunto.

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Macguffin 15/01/11 13:55 - 124 commenti

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Con Chinatown Polanski rivisita il noir/hard boiled, da un lato recuperandone fedelmente gli stilemi classici - il detective, la dark lady, l'atmosfera ambigua, gli intrighi ecc. - e dall'altro infondendogli nuova linfa (l'ambientazione diurna e solare invece che notturna e/o piovosa, i dialoghi brillanti, il ruolo del sesso, l'uso simbolico di una Chinatown metafisica, tre personaggi chiave fantastici). Seguiamo un grande Nicholson in una torbida vicenda dove l'acqua fornisce sia la vita che la morte, fino all'amarissimo e splendido finale.
MEMORABILE: "I politici, i monumenti e le puttane diventano tutti rispettabili se durano abbastanza"; "Lascia perdere Jake, è Chinatown".

Il Dandi 20/01/11 23:21 - 1917 commenti

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Chinatown è il quartiere in cui ci si sente stranieri nella propria città; per questo la si nomina sottovoce e non la si vede mai fino alla fine, quando diventa teatro di uno dei finali più torbidi e indigeribili di sempre. Chinatown è un luogo dell'anima, dove la cosa migliore che uno possa fare è "il meno possibile". La sceneggiatura non sbaglia una virgola, Nicholson è irresistibile: Marlowe era sgualcito e squattrinato ma cadeva sempre in piedi, lui invece è un damerino viziato e imborghesito ma, da ficcanaso, ci rimette il naso.
MEMORABILE: Il meno possibile...

Didda23 21/02/11 22:24 - 2324 commenti

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Buonissima la prova di Polanski, che con la sua sapiente regia dimostra di avere una qualità che in pochi possiedono: la classe. Il film purtroppo non riesce a decollare fino in fondo forse per colpa della poca fruibilità della sceneggiatura (però premiata con l'Oscar). Il cast degli attori è di prima classe: spiccano un sempre grande Nicholson e un espressivo Huston. Bellissimo ed intenso il finale. A un passo dal capolavoro.

Mark 31/05/11 02:03 - 264 commenti

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Da un banale espediente professionale un investigatore privato finisce per intraprendere una crociata contro un sistema corrotto. Una sorta di noir dentro il noir, sia per la tematica trattata tanto per i tempi cupi e lenti dei passaggi narrativi. Forse il noir odierno ci ha abituato a ritmi diversi e questo può penalizzare la visione a posteriori. Ciò non toglie che resta un caposaldo del cinema di Polanski, frutto di un dosaggio sapiente tra velata ironia e spietato realismo.

Buiomega71 19/09/11 18:39 - 2468 commenti

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Straordinario noir che, di primo impatto, ha ben poco di polanskiano. Niente di più errato: più lo vedo, più è pregno degli umori dell'immenso folletto polacco. Al di là della maestosa messa in scena hollywoodiana (cast, attori e ricostruzione d'epoca), rimane la parte oscura che muove gli esseri umani a compiere nefandezze e a frantumare il più sacro dei tabù e le menti devastate di rispettabilissime signore. Grandissimo e indimenticabile il finale, puro Polanski, che non si scorda più. L'anima nera polanskiana nel classico genere americano.
MEMORABILE: Polanski scagnozzo che taglia il naso a Nicholson: "Sai cosa succede ai ficcanaso?"; la dolorosa confessione della Dunaway; "Mia figlia, mia sorella".

Markvale 8/09/11 10:25 - 143 commenti

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Polanski infonde un linguaggio e uno stile classico ed elegante in questo noir chandleriano puntando il dito accusatore verso il selvaggio capitalismo americano che non si fa scrupolo di sfruttare, ferire e triturare uomini e risorse con la complicità di istituzioni corrotte. Formalmente impeccabile, fra le qualità sono da annoverare una sceneggiatura (premio Oscar a Towne) lucida e coerente, una fotografia ricca di sfumature e l'ottima resa del trio di attori principali (Nicholson, Dunaway e il regista Huston). Il finale lascia l'amaro in bocca.

Piero68 27/12/11 08:45 - 2848 commenti

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Considerato da quasi tutta la critica il vero capolavoro di Polanski, soprattutto per la precisa sceneggiatura (che si guadagna anche l'Oscar). In realtà, sarà un mio limite, l'ho trovato alquanto algido e noioso. Per carità! Le caratterizzazioni, la ricostruzione di un epoca (quella degli anni 30), la recitazione di tutto il cast è tutto di primissimo ordine. Ma messo insieme il materiale è semplicemente "a corpse without a soul". Come al solito Polanski bada più all'estetica e all'enfasi del clima piuttosto che alla sostanza vera e propria.

Homesick 27/12/11 17:33 - 5737 commenti

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Tributo al noir classico sotto la tutela di uno dei suoi patriarchi (Huston), ne richiama gli elementi distintivi nell’ambientazione anni Trenta/Quaranta, nel tipo di personaggi e nei toni realistici e sconsolati che si scuriscono in un epilogo shakespeariano. Tallone d’Achille è uno script intricato e lento, posto tuttavia dietro il baluardo di interpreti d’elevata caratura (Nicholson private-eye degno di Sam Spade o Mike Hammer, la Dunaway femme fatale emula di Brigid O'Shaughnessy, il sullodato Huston magnate ambiguo e diabolico). C’è anche John Hillerman, l’Higgins di Magnum P.I.
MEMORABILE: L'inseguimento nell'aranceto; «Lascia stare, Jake, è Chinatown.»

Coyote 30/10/12 15:29 - 185 commenti

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Polanski costruisce un’ottima ambientazione nell’arsura californiana, una location perfetta per un noir vecchio stile che si rispetti. Ottima idea, tra l’altro, sfruttare il tema dell’acqua come risorsa intorno a cui muovono ingenti interessi economici (viene in mente lo 007 di Quantum of Solace). Purtroppo il ritmo dell’intreccio fatica a decollare, nonostante la prova convincente di Jack Nicholson e l’impressione finale è quella di un’occasione parzialmente sprecata.

Fauno 21/12/12 10:35 - 2011 commenti

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Non solo un grandissimo film, ma pure molto interessante per il problema della scarsissima piovosità del Sud della California, per quanto il tentativo di speculazione sia una carezza definirlo criminale e folle. Il titolo non poteva essere più centrato: solo la scena finale si svolge in quel quartiere, ma è lì che ha luogo il misfatto più grave, ed è sempre lì che si segue la consuetudine negativa dei commissariati. Jack è eccellente, ma è troppo un talento naturale per meravigliarsene. Quel che ho adorato di più sono i lunghi silenzi paesaggistici...
MEMORABILE: La scena del ficcanaso: esordisce come comica e diviene terrificante...

Faye Dunaway HA RECITATO ANCHE IN...

Belfagor 28/12/12 13:46 - 2643 commenti

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Nonostante le magistrali interpretazioni di Nicholson e della Dunaway proprio non riesco a considerarlo un capolavoro. Lento e ponderoso, impomatato quanto i capelli del protagonista e, nonostante l'aura da tragedia shakespeariana, un po' macchinoso. Il pessimismo cosmico nel quale Polanski ama crogiolarsi finisce per inficiare la critica al capitalismo così ben incarnato dal mostruoso Noah Cross di Huston. Per carità, elegantissimo e contrassegnato da alcune splendide sequenze, ma questo non toglie l'impressione dell'esercizio di stile.

Mickes2 30/10/13 16:45 - 1668 commenti

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Buon tentativo nel riportare in alto uno stile. Chinatown si distingue per la ricercatezza formale e per come introduce un contesto luciferino corrotto dal male. Le figure che si muovono sullo schermo sono fedeli ai tratti distintivi che hanno reso grande il noir e le maschere (Huston, Nicholson e Dunaway) brillano di luce propria, ma un certo stallo narrativo (soprattutto la prima parte) e un intreccio arzigogolato non proprio fluido - nonostante richiami la tragedia – declassano l’opera. Senz’altro inferiore alla splendida elegia Altmaniana.
MEMORABILE: Il finale.

Nicola81 2/01/14 14:28 - 2201 commenti

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Polanski rende omaggio al noir hollywoodiano riprendendone tutte le componenti: il detective scafato ma idealista, l'ambigua coprotagonista femminile, i potenti intoccabili, la polizia corrotta, un intreccio dai risvolti chandleriani. Il gioco gli riesce benissimo grazie a una sceneggiatura premiata con l'Oscar (anche se meno perfetta di quanto si creda), tre grandi interpreti, una ricostruzione ineccepibile. Un film dall'incedere lento, ma che merita di essere seguito e gustato con attenzione. Nel suo genere, un classico.
MEMORABILE: "Il meno possibile"; Il tragico finale.

Rebis 4/06/14 19:42 - 2148 commenti

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Chinatown: un'urbe infetta, disidratata, riarsa dal sole e covo del maligno, in cui la criminalità governa i flussi delle acque... Aldilà dell'impeccabile riscrittura dell'hard-boiled chandleriano - che rivive in un ricercatissimo apparato visivo e in un ordigno narrativo dalla logica beffarda e raggelante - c'è una concezione tutta polanskiana dell'umano, vinto dalle maglie di una dimensione metafisica ghignante, stolida, ineludibile, che accompagna i sopravvissuti in una tragedia senza catarsi. Meravigliosi Nicholson e Dunaway. Tetragono Huston. Un classico.

Lythops 25/06/14 09:03 - 980 commenti

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Un omaggio al genere hard boiled diventa poco a poco qualcosa di enorme, immenso; il film è cronaca, indagine che coinvolge fatti e personaggi con attori che s'incarnano perfettamente nei loro ruoli. Chinatown è il viaggio in un labirinto in un sistema che lascia un mare di indizi che alla fine verranno raccolti tutti, cosa che succede solo nei grandi film. Forse ogni dialogo e scena sono stati girati in funzione del finale, fra i più veri e malinconici del cinema.

Liv 5/03/16 12:18 - 237 commenti

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"Noir" a colori, ma con scene diurne esterne, che ricorda Gangster story con la stessa Faye Dunaway. Qui il protagonista è lo strepitoso Jack Nicholson, meno malinconico del grande Humphrey Bogart ma altrettanto forte. Il film è ambientato nell'epoca d'oro del "noir", ha una storia californiana complicata e segue il genere con puntiglio filologico, anche se i film con James Bond hanno lasciato il loro segno. Pure i personaggi sono ben delineati e vi sono accenni di commedia qua e là.
MEMORABILE: Si nota come all'epoca gli americani seguissero l'eleganza europea, in tutti i sensi. Dopo la guerra, gli europei diventano "casual" e volgarotti.

Hanon 15/02/16 21:09 - 27 commenti

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Ottimo omaggio al noir classico, del quale il film riprende tutti gli elementi tipici aggiungendo solo la pellicola a colori. Trama contorta, ma ciò che più conta sono l'ambientazione e i personaggi: l'investigatore Nicholson, la femme fatale Dunaway e il cattivo senza scrupoli Huston. Amaro e tragico, con un finale che è nella storia del cinema, è uno dei migliori film di Polanski.

Paulaster 10/11/16 10:06 - 3300 commenti

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In una confezione che riporta impeccabilmente agli anni 30, la vicenda pare una passeggiata solo in apparenza e i ruoli ben delineati lasciano spazio a sottili substrati che man mano salgono a galla. In una regìa attenta ai minimi particolari solo i momenti thriller hanno meno impatto (madre e figlia; lo sparo al padre). Conclusione potente che lascia impotenti a riflettere sulle ipotetiche conseguenze. Attori in parte con cameo dello stesso Polanski in una scena che lascia il segno (specie a Nicholson).
MEMORABILE: Lo sviluppo delle foto.

Thedude94 17/01/17 23:42 - 729 commenti

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Classico noir delicato e raffinato, ricco di colori definiti e di attenzione al dettaglio. Ottime le prove di Nicholson e della Dunaway, che gestiscono con semplicità personaggi per nulla facili da interpretare. Nota negativa a mio avviso è l'eccessiva ricerca della perfezione che, anche nelle situazioni migliori, fa perdere al film quella suspence e quel mistero che fa sì che non si abbandoni per strada il filo del discorso. Come giallo e come gangster movie risulta abbastanza atipico; non la figura classica del detective ex poliziotto di Chinatown.

Pigro 13/02/17 10:35 - 8511 commenti

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Per calarsi nelle vicende della Water War californiana degli Anni Trenta Polanski entra nei meccanismi del noir d’epoca imperniato sul detective chandleriano, trasformando tutto in una grande narrazione epica avvolta nel mito: epica della giustizia e dei suoi inganni, epica della famiglia e della sua disgregazione, epica dei delitti di affari e politica (in questo caso, del re dell’acqua di L.A.), fino a un titolo epico di per sé, anzi puramente mitico. Notevole l’incalzare di ipotesi, smentite e colpi di scena in un lento sprofondare nell’abisso.

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Nancy 16/02/17 16:46 - 774 commenti

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Il film sembra pensato per rinverdire un filone noir ormai pensionato e nonostante sia un ottimo esempio di rilettura di genere stile "New Hollywood", risente di qualche lungaggine e di una storia che tutto sommato rimane poco incisiva. Il personaggio del detective - sommariamente inutile - Nicholson è il pretesto per raccontare la malavita losangelina, le cui nefandezze sembrano stare più in fatti privati che in grandi fatti pubblici: tutto insomma si risolve in corso di sceneggiatura senza che Polanski ci abbia mostrato un granché. Un po' deludente.
MEMORABILE: Polanski stesso, che pure appare in un cameo ed è la parte decisamente migliore del film!

Hackett 9/04/17 22:17 - 1807 commenti

I gusti di Hackett

Formalmente splendido, l'omaggio di Polanski al noir è un vivido affresco incorniciato in una fotografia perfetta, con una sceneggiatura intricata e caotica, interpretato da un cast stellare con Nicholson star incontrastata. Il detective protagonista è la summa di genere immortale. Ruvido ma onesto nel fondo, che viene trascinato in un gioco del quale finisce per essere un'inerte pedina. Struggente e disperato il finale, come nel Polanski migliore.

Gippal 23/04/17 21:03 - 89 commenti

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Una sceneggiatura strutturata, non scevra da punti morti, delinea un'azzeccata atmosfera noir, resa magnificamente da Roman. Ci tuffiamo immediatamente nel caso, un mistero dove ogni scoperta, ogni prova, finisce per essere confutata poco dopo; tra incertezze e dubbi, la vicenda acquista pian piano lucidità e chiarezza. Chinatown è un film che si gusta lentamente, fino al finale, spiazzante, forte e toccante; impossibile non notare l'influsso della tragedia che costò la vita a Sharon Tate, moglie di Polanski.

Magi94 11/07/17 18:50 - 768 commenti

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Ottime le atmosfere e le interpretazioni. Così così l'intreccio e il ritmo. Se da una parte Jack Nicholson guida una squadra di attori che dà vita a personaggi perfetti, dalla Dunaway fino alla comparsa di Polanski stesso, dall'altra la trama è arzigogolata e non sempre si riesce a seguire in ogni suo dettaglio. Le ambientazioni sono magiche, da vero noir, ma la storia è troppo dilatata e talvolta un po' noiosa. Grandioso il finale. Un film con grossi pregi e grossi difetti.
MEMORABILE: "Lo sai che succede ai ficcanaso? Che ci rimettono il naso!"

Rocchiola 5/02/18 15:20 - 918 commenti

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Splendido omaggio al noir classico di ascendenza chandleriana con tutti gli elementi tipici del genere dal detective cinico ma in fondo idealista alla dark lady ambigua e sensuale, passando per la polizia corrotta e i politici intrallazzatori e finendo con l'ambientazione nel quartiere cinese. L'acqua è un elemento ricorrente nelle opere del regista polacco e rappresenta qui l'elemento scatenante dell'intera vicenda. Splendidi Nicholson e la Dunaway, mentre tra i comprimari una menzione al mio preferito Burt "Maialotto" Young. Finale amaro.
MEMORABILE: "I politici, i monumenti e le puttane diventano tutti rispettabili se durano abbastanza"; Lo sfregio a opera di un Polanski sgherro maligno.

Samdalmas 24/11/19 17:47 - 302 commenti

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Polanski rende omaggio al noir di Chandler e Hammett con un film affascinante e complesso. Nicholson è il memorabile detective Gittes perso in una indagine che sembra un puzzle. Riesce a recitare anche con il naso rotto. La Dunaway gli tiene testa interpretando una donna enigmatica. Bisogna amare il genere altrimenti si resta un po' freddi. Indubbiamente è grande cinema, sottolineato dalle musiche di Jerry Goldsmith.
MEMORABILE: Il cameo di Polanski con il coltello; Il finale a Chinatown.

Jandileida 31/01/21 00:33 - 1343 commenti

I gusti di Jandileida

Fuori da qualsiasi tempo massimo, Roman dirige la sua ode al noir americano. Lo fa filtrando tutti gli stilemi del genere attraverso la sua unicità filmica, fatta di una sensibilità registica che, oggi si può dire, appare essere fuori dal comune nel suo coniugare afflato epico a una nota tragica perennemente in agguato. E così l'intricata (forse troppo) storia si snoda tra il pubblico (la corruzione e gli aranceti) e il privato (Faye e Houston) con fare sinuoso, condotta da un brillante Nicholson che si barcamena, senza strafare, tra cinismo e voglia di giustizia. Indimenticabile.

Leandrino 7/05/21 07:59 - 268 commenti

I gusti di Leandrino

J.J. Gittes è un detective privato che viene cacciato in un intrigo al quale sembra legato il destino della città intera. Fantastica rivisitazione del noir classico del geniale Polanski. Nicholson addossa su di sé tutti i volti dei tanti detective passati sugli schermi, creando un personaggio ambiguo e forse eccessivo; la Los Angeles solarizzata che perde e reclama acqua è il campo da gioco di un intreccio dalla florida simbologia e dalla grande potenza visiva, con un finale memorabile frutto della coazione a ripetere.

Bullseye2 5/07/21 20:09 - 121 commenti

I gusti di Bullseye2

Il sole cocente di Los Angeles e le tenebre del Male convivono in questo felicissimo anti-noir di un Polanski in stato di grazia, aiutato da un cast eccelso in cui spicca un Jack Nicholson sublime che dà vita a un personaggio con pregi (onestà, ricerca della verità a tutti i costi) e difetti (il razzismo) immerso in una realtà calma in superficie ma che all'interno nasconde il fetore della corruzione, politica e umana. Tra musica, fotografia, regia, sceneggiatura e interpretazioni un capolavoro assoluto dell'era più felice di Hollywood.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Didda23 • 4/06/14 20:19
    Comunicazione esterna - 5754 interventi
    Pur considerandolo un "Polanski minore" ritengo il film un grandioso esempio di cinema. Questo dimostra il valore del regista, che come numero di film che sono o si avvicinano al capolavoro non è secondo a nessuno ( forse solo martin può competere)
  • Discussione Tarabas • 4/06/14 20:32
    Formatore stagisti - 2071 interventi
    Qui trovate un bel po' di informazioni storiche sulle vere vicende raccontate nel film. C'è anche un breve documentario intervista della BBC a Polanski.

    http://www.openculture.com/2013/11/everything-you-wanted-to-know-about-the-l-a-aqueduct-that-made-roman-polanskis-chinatown-famous-a-new-ucla-archive.html
  • Discussione Daniela • 5/06/14 11:29
    Gran Burattinaio - 5641 interventi
    grazie del link, Tarabas :o)
  • Curiosità Caesars • 5/06/14 14:05
    Scrivano - 13720 interventi
    Durante la lavorazione del film si registrò un marcato disaccordo tra lo sceneggiatore Robert Towne e il regista, perché il primo voleva dare al film un lieto fine, mentre il regista, ancora sotto shock per la morte della moglie Sharon Tate, sentiva nelle sue corde più un finale tragico. Alla fine la ebbe vinta il regista e lo sceneggiatore convenne che il finale mesto era risultato migliore.

    [fonte Wikipedia]
  • Discussione Fauno • 7/06/14 15:07
    Contratto a progetto - 2592 interventi
    Questo film è stato più che notevole. Purtroppo il Romano polacco ha fatto anche dei pastrocchi. Per me finora l'unico capolavoro assolutissimo è Carnage, per la brevità e l'intensità emotiva più unica che rara. Un pelo sotto L'inquilino (e Mosieur Zy!!!)...Nondimeno devo rivedere Luna di fiele, che per i ricordi che ho parte avvantaggiatissimo, vedere Tess e Venere in pelliccia. Dei primi a parte Repulsion non ne salverei...Di Rosemary ne ho abbondantemente parlato di cosa non mi è piaciuto. Il valore di Roman è indiscutibile, ma sul gusto personale ho bisogno di altro materiale...FAUNO
    Ultima modifica: 8/06/14 18:17 da Fauno
  • Discussione Buiomega71 • 7/06/14 15:26
    Pianificazione e progetti - 23158 interventi
    I capolavori polanskiani "buieschi"

    Repulsion

    Rosemary's Baby

    Macbeth

    Chinatown

    L'Inquilino del Terzo Piano

    La Morte e la Fanciulla


    ASSOLUTI (ma il podio spetta a Trelkovski)
  • Discussione Tarabas • 22/05/15 19:41
    Formatore stagisti - 2071 interventi
    Posto qui, in assenza di un thread apposito per segnalazioni di proiezioni, eventi speciali, rassegne (ci si potrebbe pensare, sarebbe utile).

    Per milanesi e dintorni:

    http://www.fondazioneprada.org/projects/roman-polanski-my-ispirations/
  • Homevideo Rocchiola • 5/02/18 15:27
    Call center Davinotti - 1214 interventi
    Versione Paramount uscita un po' ovunque ed in tutte le lingue, vista la fama e l'importanza del film. Nulla da eccepire sulla perfetta qualità video. Discreto l'audio italiano mono che risulta un po' basso.
  • Discussione Caesars • 26/11/19 11:37
    Scrivano - 13720 interventi
    Sentivo l'altro giorno alla radio che è previsto un prequel TV del film. Non so se si tratterà di un singolo film o addirittura di una serie.
  • Curiosità Buiomega71 • 10/03/20 06:56
    Pianificazione e progetti - 23158 interventi
    Polanski trovava la sceneggiatura di Robert Towne prolissa e troppo complessa, tanto che i due si ritirarono in una villetta (procuratagli dal produttore Robert Evans) riscrivendo il tutto per ben otto ore al giorno.

    Polanski voleva il massimo del realismo per la Los Angeles degli anni 40 che aveva in mente, si affidò così al direttore della fotografia Stanley Cortez, che Polanski ammirava per L'orgoglio degli Amberson. Ma il vecchio mago della luce, che non lavorava più da parecchio tempo, era lentissimo per ricercare i tagli di luce nelle inquadrature e venne sostituito da John Alonzo (il produttore Robert Evans avrebbe voluto Gordon Willis, volendo dare al film un taglio alla Padrino, con assoluto rifiuto di Polanski).

    Sul set, e durante la lavorazione, Polanski e Faye Dunaway ebbero feroci litigate, soprattutto per i capricci dell'attrice (Evans avrebbe voluto Jane Fonda, Polanski insistette per la Dunaway). L'attrice (dotata di certo temperamento e da una facile propensione agli scatti d'ira con contorno di scurrilità) si imbestialiva con Polanski quando quest'ultimo le faceva rifare determinare scene.

    Con Jack Nicholson andò quasi tutto liscio e nella sequenza del canale invaso dall'acqua l' attore, su consiglio azzardato di Polanski, non usò la controfigura.

    I dirigenti della Paramount giudicarono troppo violenta e grandguignolesca la sequenza in cui lo scagnozzo impersonato da Polanski stesso taglia la narice a Jack Nicholson con un coltello a serramanico, consigliando al regista di eliminarla dal montaggio. Polanski si oppose fermamente, giudicandola una delle sue preferite del film.

    Polanski riuscì a rispettare anche i tempi di lavorazione previsti e il film si rivelò il suo secondo successo commerciale dopo Rosemary's baby.

    Polanski rimase ferito dalle dichiarazioni di Robert Evans (che oltre a produttore era anche suo amico) che si prese, in gran parte, tutti i meriti per la riuscita del film.

    Amareggiato, Polanski lascia di nuovo Hollywood (dove era tornato malvolentieri, ma attratto dalla possibilità di realizzare un noir, genere che amava moltissimo, rispolverandolo alla luce degli anni 70), ritornando nella vecchia Europa.

    Da Roman by Polanski, autobiografia di Roman Polanski, Bompiani (1984).