The road

Media utenti
Titolo originale: The road
Anno: 2009
Genere: drammatico (colore)
Note: Basato sull'omonimo romanzo di Cormac McCarthy.
Numero commenti presenti: 36
Lo trovi su

LE LOCATION

I COMMENTI

TITOLO INSERITO IL GIORNO 30/01/10 DAL BENEMERITO BRAINIAC
Clicca sul nome dei commentatori per leggere la loro dissertazione
ORDINA COMMENTI PER: BENIAMINI GERARCHIA DATA

Vawe 19/06/10 17:53 - 61 commenti

I gusti di Vawe

"The Road" è film che sa di già visto, un melodramma che vorrebbe far riflettere sul valore della vita, sui suoi affetti, sull'importanza di alcuni gesti quotidiani che, in alcune circostanze, vengono a mancare. Lo scenario isolato, gelido, desolante, fa da contorno al dramma vissuto da padre e figlio, due delle poche persone rimaste al mondo. Un mondo privo di animali e di cibo. Il buonismo è banale, il dramma della situazione non riesce a trasmettere una forte angoscia nello spettatore che viene trascinato lentamente in questa inutile visione.
MEMORABILE: Il bambino si vede per la prima allo specchio e dice al padre: "Siamo così magri", il padre risponde: "Sì, perché stiamo morendo di fame".

Greymouser 28/05/10 16:02 - 1458 commenti

I gusti di Greymouser

Ho cercato invano di capire il senso di questo film. Plot noioso e piuttosto scontato, senza idee, con una regia monocorde, perfino deprimente nell'ambientazione e nel cromatismo desaturato e stanco. Si salva solo l'interpretazione di Viggo Mortensen, ormai attore con la A maiuscola, ma non basta a risollevare le sorti di un tale pretenzioso compitino, che avanza fra l'altro velleità autoriali del tutto fuori luogo.

Brainiac 30/01/10 13:59 - 1083 commenti

I gusti di Brainiac

Ed è di nuovo Apocalypse, now, ma preferisco quella cafonissima del domani, di fine del mondo. Perchè pur basandosi su un romanzo dell'eminente McCarthy, pur contando su un cast (il tridente Morthensen-Duvall-Theron) di sicuro richiamo (ma s'io fossi il mister sai la panchina), The road è cinema-spossato. Che fluttua nel grigiume di un mondo bruciato dal solito-non-so-cosa: nucleare o nature's revenge? Sapete cosa aspettarvi: fotografia gelida, dialoghi minimali più del teatro No. Come i giapponesi Hillcoat ricerca il bello nel formale, ma c'è poca intensità in quest'apatico (on)The road.
MEMORABILE: Gli alberi che implodono al passaggio dei due sopravvissuti.

Stubby 2/06/10 15:15 - 1147 commenti

I gusti di Stubby

Pellicola caratterizzata da un ritmo lento e blando ma che comunque riesce a catalizzare a mio avviso l'attenzione dello spettatore, risultando assolutamente non noiosa né banale. Film post atomico che non approfondisce molto sull'accaduto ma che si focalizza sulla relazione tra padre e figlio in un mondo che sta lentamente per spegnersi; non ci sono capelli a cresta, occhialini spaziali e macchine elaborate, ma solo la ricerca del cibo (soprattutto carne umana) per la sopravvivenza. Riflessivo.

Supercruel 9/02/10 11:28 - 498 commenti

I gusti di Supercruel

Melodrammone padre/figlio in salsa post-atomica/apocalittica indigesto, stancante e con ben pochi guizzi interessanti. Frutto di una retorica alquanto stucchevole, "The Road" colpisce solo per una certa qual maestosità della messa in scena (bella la fotografia); che non basta a risollevale le sorti di una pellicola narrativamente molto debole. Pessimo il finale, da latte alle ginocchia e pure ai gomiti.

Undying 23/02/10 01:01 - 3826 commenti

I gusti di Undying

Si capisce, da alcuni oggetti abbandonati, che il dopo bomba (o meteora o cos'altro non ha importanza) è ipotizzato in un futuro poco lontano. Nel rapporto padre/figlio, destinato a lacrimevole conclusione, s'estromette quello di una madre pro-eutanasia. Pure il valore di oggetti banali, che si dan per scontati, come un divano, un sorso di bibita (stile pubblicità occulta) o un bagno caldo assume grande rilevanza. Struggente, drammatico, strappalacrime, sofferto, vigliacco, opportunista, borioso, pessimista, survivolista: ogni termine ben si addice a The road, film prolisso e senza trama.
MEMORABILE: Il povero cieco e le sua ostinazione alla vita senza futuro, cioè a dire senza speranza...

Capannelle 31/05/10 10:19 - 3884 commenti

I gusti di Capannelle

Avvertenze per l'uso: se siete sonnolenti o tendenti al depresso non guardate questo film, pena il rischio di amplificare l'effetto. In caso contrario potrete apprezzare la cura dei dettagli, la fotografia desaturata e un paio di trovate (la coca cola, i colori nel cielo) che rendono l'idea della desolazione postatomica. Ma la storia scorre piatta piatta e consiglierei allora di vedere, su questo tema ma con un taglio diverso, Threads, vecchia docufiction della BBC sugli effetti della guerra nucleare. Due pallini risicati.

Galbo 29/05/10 07:21 - 11646 commenti

I gusti di Galbo

In un mondo post-apocalittico, un padre e un figlio percorrono una strada che li porta verso sud. Tratto da un romanzo di Cormac McCarthy (autore anche di Non è un paese per vecchi), il racconto punta tutto sul contrasto stridente tra la desolazione ambientale e il fortissimo rapporto tra i due protagonisti sul quale aleggia sempre il ricordo della madre scomparsa. Molto intenso, ben girato e ottimamente interpretato, The road è un film che lascia il segno anche se non dà molto spazio alla speranza.

Puppigallo 30/05/10 00:35 - 4630 commenti

I gusti di Puppigallo

Se si riesce a mettersi nei panni del padre, che deve proteggere l'adorato figlio dai pericoli di un mondo morente (cannibali, assassini, mancanza di cibo e di un riparo), allora questo film avrà un senso. Altrimenti, potrà risultare solo piuttosto noioso e senza particolari guizzi. Io il senso l'ho trovato nel dramma del genitore che, oltre ai mille problemi che la tremenda situazione gli crea, ne ha anche di propri (e non di poco conto). La desolazione e lo sfascio del mondo sono ben rappresentati, ma il finale non è in linea con la pellicola (dall'inferno a Disneyland). Comunque, non male.
MEMORABILE: "Papà, noi saremo sempre i buoni?"; La riserva di carne...umana.

Onion1973 2/06/10 19:04 - 154 commenti

I gusti di Onion1973

Un cataclisma sconvolge la Terra facendo regredire l'umanità a tempi primordiali. Un inverno infinito e senza sole distrugge colture e cultura frammentando gli esseri umani in gruppuscoli di cacciatori e raccoglitori (quello che eravamo solo poche migliaia di anni fa). Uno dei tanti film post-apocalittici ma particolarmente sinistro e angoscioso nel suo realismo, senza roboanti effetti speciali e anzi tutto giocato sull'intimissimo rapporto padre-figlio, sempre in bilico tra istinto di sopravvivenza ed auto-soppressione. Perfetto Mortensen.

John Hillcoat HA DIRETTO ANCHE...

Cotola 26/06/10 22:13 - 7954 commenti

I gusti di Cotola

Deludente film dal plot apocalittico tratto da un romanzo (non dei migliori) dello scrittore McCarthy. Tutto risulta già visto in tante altre pellicole e forse proprio per questo motivo non avvince per nulla. Si va avanti lentamente e stancamente senza vere emozioni fino a giungere al terribile e tutto sommato abbastanza disonesto e ruffiano finale. Restano solo la grande prova di Mortensen (ormai una conferma) e la bella fotografia dai colori plumbei e desaturati che ben si confanno al tono della pellicola.

Otis 2/07/10 22:02 - 40 commenti

I gusti di Otis

Ambientazione apocalittica, probabilmente sprecata. Nei comportamenti dei due protagonisti, padre e figlio, non c'è nulla di apocalittico. Si muovono in un mondo devastato quasi come nulla fosse. In definitiva, rimane il dubbio che l'essere umano si comporterebbe in maniera molto diversa da quello rappresentato nel film. Vengono inoltre liquidate alla svelta alcune situazioni che meritavano più sviluppo. Il finale salvifico appare del tutto fuori posto, in un mondo senza alcuna speranza.

Mr.geko 19/10/10 20:55 - 34 commenti

I gusti di Mr.geko

Film tremendamente deprimente e realistico. In una America sconvolta da una non ben precisata catastrofe (ormai la bomba atomica è superata dall'immaginario) un padre e un figlio fuggono a sud per sopravvivere al freddo. L'umanità è quasi estinta come ogni altro essere vivente e mostra il suo lato peggiore nel cannibalismo. Il mondo è grigio e sgretolato se non per qualche spiraglio di innocenza del bambino, contaminato anche lui da quel mondo. Se cercate la versione Hollywood guardate Codice Genesi.
MEMORABILE: La scena nello scantinato adibito ad allevamento umano è davvero forte.

Aal 22/08/10 10:51 - 322 commenti

I gusti di Aal

Il migliore post-apocalittico degli ultimi anni. In un'America letteralmente ridotta in cenere assistiamo al viaggio di un padre e di un figlio lungo la strada di una salvezza del tutto ipotetica. Le macerie della nostra civiltà ci passano davanti in tutto il loro patetico malinconico squallore, mentre ciò che resta dell'umanità non è altro che una massa di derelitti senza speranza. Spietato, tristissimo e angosciante, con almeno un paio di scene di rara forza emotiva. Finale "incoraggiante".

Satyricon 6/09/10 18:52 - 147 commenti

I gusti di Satyricon

Coraggioso tentativo di dematerializzare dagli effetti speciali un mondo post-atomico nel quale il regista tenta di far emergere l'unico motivo di vita che è rimasto all'uomo che si materializza in un bambino; ma nonostante tenti di rimanere fuori dai facili paternalismi non ci riesce del tutto, trascinando un difficile argomento verso un finale che inesorabilmente cade nella banalità. Impressionante la scena dei rinchiusi nel sotterraneo, sketch da esemplare film horror.

Scarlett 23/10/10 21:22 - 307 commenti

I gusti di Scarlett

Lento polpettone indigesto, esasperatamente lungo, privo di un qualsiasi sprazzo di originalità. Piatto, il solito desolato paesaggio post-apocalittico dove la coppia di protagonisti lotta per la sopravvivenza in un contesto già di per se deprimente e concettualmente ai limiti del credibile (tutti gli animali e alberi morti. E come respirano?) con flashback ancora più penosi. Incomprensibile il finale.

Nando 10/11/10 10:32 - 3565 commenti

I gusti di Nando

Il viaggio intrapreso tra un padre ed un figlio in una landa desolata dopo l'avvento di un dirompente cataclisma. Il forte rapporto tra i due non viene intaccato dalle drammatiche e terribili situazioni in cui s'imbattono. Colori plumbei ed atmosfera funerea ma narrazione intensa ed efficace. Finale inverosimile nel contesto.

Pigro 18/11/10 10:40 - 8443 commenti

I gusti di Pigro

Bellissima (e fedelissima) trasposizione filmica del già sconvolgente romanzo di McCarthy. Hillcoat non offre appigli allo spettatore (se non qualche indulgenza verso il patetico con l'uso di una musica malinconica) rispetto alla livida trama ma soprattutto all'atmosfera nichilista e angosciante dello scritto originario. E ci regala la visione gelida di un mondo devastato nella natura ma soprattutto nell'anima: è infatti la vera umanità e, forse, Dio l'obiettivo del cammino che unisce padre e figlio e l'universo intero. Sofferto e profondo.

Lupoprezzo 8/03/11 21:49 - 635 commenti

I gusti di Lupoprezzo

Partendo dal bel racconto di Cormac McCarthy, John Hillcoat costruisce, con l'ausilio di convincenti scenografie, una discreta atmosfera, gestendola bene nei passaggi violenti e venati d'horror (da brividi la casa con la botola); meno in quelli drammatici tra padre e figlio (per non parlare dei flashback con Charlize Theron). Il finale è in linea con l'assunto del libro, ma in questa trasposizone perde consistenza. Discreto il cast.

Pinhead80 30/03/11 16:24 - 4117 commenti

I gusti di Pinhead80

Film che ho fatto veramente fatica a digerire a causa della sua lentezza. Nonostante le interessantissime ambientazioni, il periglioso viaggio della coppia padre-figlio non mi ha convinto del tutto. La presenza della Theron è completamente inutile (e così tutti i flashback che non portano a nulla se non ad un'ulteriore pesantezza del film). Molte cose non sono spiegate o rimangono all'interpretazione e quindi alla fantasia dello spettatore (che deve essere ben fervida). Una delusione.

Michael Kenneth Williams HA RECITATO ANCHE IN...

Mickes2 15/05/11 17:58 - 1668 commenti

I gusti di Mickes2

Un intensissimo rapporto tra padre e figlio, tra continue paure, preoccupazioni e dilemmi su cos’è il bene o cos’è il male; un viaggio angosciante, intenso, spietato, struggente, in un mondo post-apocalittico. Il ritmo pacato è assolutamente congeniale e aiuta a donare quella forza espressiva nelle immagini, che tanto serve. La fotografia con colori che virano tutti al grigio cenere, aiuta a ritrarre perfettamente il clima di assoluta disillusione e smarrimento. L’aspetto peggiore che grava sul film sono i flashback: spezzano inutilmente l’atmosfera plumbea.
MEMORABILE: Il finale, da groppo in gola. Le interpretazioni di Mortensen e Smith-McPhee.

Saintgifts 10/07/11 15:58 - 4098 commenti

I gusti di Saintgifts

Non ricordo che nel romanzo di McCarthy ci fosse lo scarabeo, ma c'era comunque la speranza. Nel peregrinare di padre e figlio verso sud, in un mondo che per ricordare com'era ci abbiamo solo colorati flashback, emergono tutti gli aspetti dell'uomo e della "vita", dove sembra prevalere il lato peggiore dell'essere umano e dove la vita, dono di Dio, usa tutti i mezzi per "sopravvivere" fregandosene di ogni morale e di ogni etica. C'è di che riflettere. Grande cura nelle scenografie, interpretazioni eccellenti. Finale liberatorio e commovente.

Corinne 27/03/12 23:00 - 408 commenti

I gusti di Corinne

Ambientazione post-apocalittica ma non è un film d'azione come si potrebbe pensare, bensì una sorta di melodramma, padre e figlio in viaggio "verso sud, verso la costa", un viaggio di sopravvivenza e speranza. Tetro, deprimente e desolante a partire dagli scenari, pigia un po' sul pedale del sentimentalismo nell'ultima parte ma rimane un prodotto interessante, anche se a qualcuno potrà sembrare oltremodo lento. Ottimo Mortensen.

Cloack 77 12/05/12 12:07 - 547 commenti

I gusti di Cloack 77

Nessuna speranza nel mondo, nessuna speranza nella famiglia, nessuna speranza in se stessi. Un film nerissimo, cupo, che Hillcoat regge senza "compromessi d'effetto", lasciando al volto sofferto di Viggo Mortensen, al sonno mai sereno e agli occhi di suo figlio, il compito di terrorizzare. Unica macchia la figura di Charlize Theron, molto forzata e affrettata.

Rullo 8/09/12 16:30 - 388 commenti

I gusti di Rullo

Tratto dall'omonimo romanzo di McCarthy, il film ha il compito di trasportare su pellicola le atmosfere cupe, grigie e di assoluta desolazione descritte con tanta cura all'interno del libro. I due protagonisti (due ottimi Mortensen e Smit-McPhee) vagano alla ricerca di una salvezza, incontrando lungo il cammino vari personaggi tutti fini a se stessi. Ben girato, fotografia estremamente rappresentativa.

Maik271 31/01/13 08:17 - 436 commenti

I gusti di Maik271

Post apocalittico riuscito con Viggo Mortensen nei panni di un padre che con il figlioletto affronta un cammino della speranza tra paesaggi desolati. Bravo il regista, che riesce bene a rappresentare il cannibalismo ormai dilagante tra i sopravvissuti senza mai mostrarlo chiaramente. Finale annunciato con auspicio per una vita migliore.

Buiomega71 5/10/13 00:48 - 2427 commenti

I gusti di Buiomega71

Struggente, pessimistico, plumbeo, feroce e disperato futuro prossimo venturo. Insieme al Tempo dei lupi il post apocalittico più raggelante mai girato. Hillcoat si dimostra narratore di razza, tra atmosfere tarkovskijane (viene in mente Stalker) e nichilismo romeriano (il cannibalismo, gli uomini allo stato brado), sottraendo i colori tra nature morte e dolorosi (quanto toccanti) flashback. Schegge di horror viscerale quasi fulciano (lo scantinato della villa) e un finale che è un tuffo al cuore, regalando una fioca luce di speranza e un briciolo di umanità.
MEMORABILE: Charlize Theron che scompare nel buio della notte; Pochi attimi di serenità nel bunker; Mortensen e il bambino nella villa degli orrori; La Coca Cola.

Hearty76 19/03/14 12:52 - 228 commenti

I gusti di Hearty76

Può piacere nella stessa misura in cui può tediare. In un non del tutto improbabile futuro post-atomico, o comunque catastrofico a livello planetario, s'assiste al legame tanto forte quanto esasperato tra un padre e suo figlio. La ragione cardine è ovviamente la sopravvivenza, pratica e simbolica e la seppur minima speranza che si possa ricrear vita normale su una Terra ormai azzerata da gelo e fame. Ottima la fotografia, rende l'atmosfera plumbea quasi un personaggio "vivo" in un mondo ucciso.
MEMORABILE: I ruoli quasi "invertiti" tra padre e figlio; L'elemento trascendentale, del concetto di "divinità", menzionato in modo fugace ma molto significativo.

Gestarsh99 1/06/14 17:14 - 1391 commenti

I gusti di Gestarsh99

Incoraggiante vedere come una volta tanto il cine-cataclisma definitivo non funga da abituale prassinoscopio con cui visualizzare i soliti processi antropologici involutivi o il sempiterno stillicidio (auto)dissanguante dell'umanità. L'irrituale scelta di Hillcoat è quella di sfrascare quanto più possibile il narrato da orpellature action e isterismi orrorifici, appianando una "fabula rasa" tutta immolata al liturgico percorso formativo di un padre e un figlio, ambedue attesi al bivio del loro destino. Un sentiero di silenzio che non sibila agonie funeree ma sussurra la speranza di rinascita.
MEMORABILE: L'abbandono dell'anello matrimoniale sulla balaustra del cavalcavia.

Schramm 24/09/14 12:21 - 2582 commenti

I gusti di Schramm

A volere la botte piena d'Apocalisse e la moglie imbriaca di patina e buonismo si varca la soglia del nulla di fatto e di detto: elegia da spot Plasmon, score (di un irriconoscibile Nick Cave) da spilloni roventi nei timpani, intercalare pietistico da eritema, retorica Harmony e la speranza sempre ultima a morire. Hillcoat riesce anche ad accattivare quando offre spizzichi di nequizia e dà colpi d'acceleratore, ma la voce del verbo osare non è mai contemplata e la Fine, quella Vera, quella Incontrovertibile e annichilente, sta cinematograficamente Altrove.

NELLO STESSO GENERE PUOI TROVARE ANCHE...

Modo 1/12/15 14:34 - 859 commenti

I gusti di Modo

La fine del mondo è arrivata, la terra è arida e cupa dopo una catasrofe apocalittica che ha decimato la popolazione. Padre e figlio camminano verso sud cercando di raggiungere la costa per avere un clima più clemente. Storia claustrofobica, nonostante si svolga in spazi aperti. Per sfuggire al cannibalismo e altre efferate situazioni il papà diventa sempre più cinico mentre il ragazzino mantiene vivi i buoni sentimenti. Dicotomie che si accentuano col proseguire dell'attraversata. Ben diretto (anche se lento) e troppi flasback abbastanza inutili.

Xamini 24/07/16 17:32 - 1057 commenti

I gusti di Xamini

Post apocalittico senza troppe spiegazioni (ma non servono) o speranze che racconta di tutto quel che resta nel mondo di domani: una strada infinita, senza veri punti di sosta, in cui l'unica possibilità è continuare (a lottare). L'umanità va e viene, aggredita continuamente dalla necessità. Cupo, vuoto, forse troppo, si lascia ricordare per l'intensità di Mortensen e del suo rapporto con il figlio.

Bubobubo 25/12/18 21:43 - 1486 commenti

I gusti di Bubobubo

Sarebbe preferibile leggere prima il magistrale libro di McCarthy da cui è tratto, anche per poter operare un paragone oggettivo nel trattamento di alcune importanti situazioni narrative. Hillcoat sceglie di addolcire leggermente il livido nichilismo del romanzo con un tocco di umanità leggero ma ben percepibile, come nel finale reso più esplicitamente aperto. Si perde qualcosina nella potenza grafica (ma non poi molto), guadagnando nell'empatia: azzardo rischioso, ma portato a casa con dignità. Sempre all'altezza della situazione Mortensen.

Il ferrini 14/08/19 17:57 - 1858 commenti

I gusti di Il ferrini

Un film ben girato e ben interpretato da un convincente Mortensen che in un futuro post apocalittico cerca di proteggere con ogni mezzo suo figlio dagli altri uomini ridotti ormai al cannibalismo. La fotografia pesantemente desaturata e gli esterni completamente spogli rendono bene l'idea di un pianeta morente. Nel loro viaggio verso il mare (non più blu) si imbatteranno in vari personaggi, fra di essi un vecchio (l'ottimo Duvall) e un ladro (Williams). Molti gli spunti di riflessione.

Thedude94 30/01/20 00:38 - 715 commenti

I gusti di Thedude94

Buon film post-apocalittico diretto da Hillcoat, il quale gira in scenari desolanti e privi ormai di qualsiasi vegetazione o allevamento; già, perché di esseri umani sulla terra ne sono rimasti ben pochi: tra questi un padre e un figlio (Mortensen e Smit-McPhee), che si danno da fare per sopravvivere. Tutto sommato, nonostante la trama non goda di particolari spunti, ci fa riflettere un po' sul senso della nostra esistenza e sul rapporto che si ha con i figli. La fotografia è ottima, così come lo sono le ambientazioni sconfortanti.

Daniela 19/03/20 23:59 - 10495 commenti

I gusti di Daniela

In un paesaggio gelido e semi-deserto, un uomo si aggira con il figlioletto trascinando un carrello della spesa dove conserva il minimo necessario... Nel suo sopravvalutato romanzo, McCarthy si affidava ad un linguaggio scarno e ripetitivo per raccontare la lotta per la sopravvivenza e la forza dell'amore paterno. Il film punta soprattutto sulla suggestione delle ambientazioni, ben rese dalla fotografia, e sull'interpretazione intensa di Mortensen, ma convince meno dal punto di vista narrativo per una certa monotonia e la mancanza di quel quid che lo differenzi da pellicole di simile soggetto
Per inserire un commento devi loggarti. Se non hai accesso al sito è necessario prima effettuare la registrazione.

In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Undying • 7/05/10 17:36
    Scrivano - 7616 interventi
    The road approda nelle sale italiane a partire dal 28 maggio.

    Vedi il trailer
    Ultima modifica: 7/05/10 17:37 da Undying
  • Homevideo Gestarsh99 • 28/09/11 19:09
    Scrivano - 17332 interventi
    Disponibile in edizione Blu-Ray Disc per Eagle Pictures:



    DATI TECNICI

    * Formato video 2,35:1 Anamorfico 1080p
    * Formato audio 5.1 DTS HD: Italiano Inglese
    * Sottotitoli Italiano Italiano NU Inglese
    * Extra Scene tagliate
    Making of
    Commento audio del regista
  • Discussione Buiomega71 • 5/10/13 10:43
    Pianificazione e progetti - 22889 interventi
    Insieme al Tempo Dei Lupi di Haneke, il post-apocalittico più raggelante, plumbeo, mortifero e disperato mai girato. Con la sola differenza che in Haneke un piccolo, sparuto senso di umanità rimaneva, in Hillcoat tutto e allo stato brado, animalesco, bestiale, vero e proprio inferno sulla terra. Uomo mangia uomo, procacciare selvaggina umana per mangiare (gli animali non esistono più), se non adirittura come riserva di cibo.

    Una terra alla deriva, tra cieli sempre più grigi, alberi che si sradicano da soli, devastazione ovunque:nelle case abbandonate, per le strade, nelle città, un accumolo di ossa umane, relitti, fuochi che divampano, sporcizia e carcasse d'auto

    In questo scenario davvero da depressione, Hillcoat stà tra il cinema pessimistico romeriano (il cannibalismo, gli uomini ridotti a belve sanguinarie, i soldi che svolazzano per strada e gli edifici corrosi come l'inizio del Giorno Degli Zombi) e la cupa e opprimente atmosfera tarkovskjiana (mi venivano alla mente le ambientazioni "fognarie" di Stalker), dimostrandosi (dopo il bellissimo La Proposta) narratore di razza e regista sopraffino.

    "Ci violenteranno e poi ci mangeranno", dice la Theron a Mortensen ormai votata al sucidio. La cappa opprimente di una civiltà che torna al medioevo o all'età della pietra, intiepidita da frammenti di amore coniugale che paiono dei sogni ormai lontani

    Sparuti predatori che viaggiano su camioncini da rottamare (che fan sembrare quelli di Mad Max degli scolaretti), schegge di horror viscerale quasi fulciano (la villa dei cannibali, con le sequenze dello scantinato-e del bagno mattatoio- che sono un pugno allo stomaco), dolorosi e toccanti flashback (la figura di Charlize Theron resta nella memoria a vita, sia quando perde le acque, sia nella bellissima e enigmatica sequenza in cui decide di abbandonare il marito e il figlio per perdersi nel buio della notte gelida: "La sua fredezza e l'ultima cosa che mi ha lasciato", dirà poi Mortensen. Diventerà poi una specie di fantasma nella mente dell'uomo-a questo proposito bellissima la scena in cui Mortensen getta la foto della donna dal ponte, o quando nel bunker Mortensen odora il fermacapelli della moglie-)

    Il pessimismo radicale e nichilista non da tregua (anche se attraversato da barlumi di serenità che durano un soffio di vento: la lattina di Coca Cola nel distributore, il conforto di un bunker zeppo di viveri), tra agguati con frecce, gruppi di uomini che braccano ragazze nei boschi, case in via di putrefazione che pare un Non Aprite Quella Porta dopo l'armageddon, ladri denudati, vecchi ciechi che ormai hanno perso ogni speranza

    Stride un pò il messaggio cristologico (il ragazzino che porta dentro "il fuoco", il suo preoccuparsi per tutti, quasi da evento messianico), ma e poca cosa, e il finale arriva come un tuffo al cuore, che emoziona e ti strugge. Una fioca luce di speranza in mezzo a tanto orrore (speranza non tanto di una (imp)possibile terra promessa, ma di un piccolo barlume di umanità, di una riconciliazione famigliare forse utopica, ma che scalda il cuore)

    Sottrazione dei colori ( per questo delicata la sequenza dell'arcobaleno alla cascata) dell'immensa fotografia di Javier Aguirresarobe, come e minimale e penetrante la musica di Nick Cave

    Cruda , ma al contempo da brividi, la scena in cui Mortensen spara in testa ad un cannibale nei boschi, per poi pulire il figlio piangente da pezzi di cervello rimastale addosso, nonchè il continuo pensare al suicidio (gli impiccati nel granaio), nei momenti più disperati

    Film che penetra nella pelle, nel cuore e nell'anima che resta dentro anche dopo i titoli di coda (emblematici i dialoghi appena percettibili e il cinguettare degli uccellini su questi ultimi, che pare la serenità prima dell'ecatombe)

    Doloroso e pessimista, ma necessario.

    Per riflettere sulle nostre certezze
    Ultima modifica: 17/10/18 22:55 da Buiomega71
  • Curiosità Buiomega71 • 5/10/13 11:27
    Pianificazione e progetti - 22889 interventi
    Ho letto il libro di McCarthy tutto d'un fiato e una volta finito sono corso ad abbracciare mio figlio Louie. Ed è a lui che ho voluto dedicare "The Road"
    John Hillcoat.

    Ciak, Maggio 2010, pg.68