LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Come già Comencini intuì quando girò il celebre sceneggiato dei Settanta, in una favola immaginata quasi completamente in esterni la scelta delle location e la resa fotografica diventano fondamentali. Passando dall’iperrealismo di allora alla reinvenzione personale di scenari comunque adeguatamente calati in un credibile spaziotempo, Garrone ci immerge nel suo mondo che si colora d’immaginazione come già era avvenuto per IL RACCONTO DEI RACCONTI. Una favola non può che prestarsi a un’operazione simile...Leggi tutto e forse l’unica vera stonatura si ravvisa nella figura del protagonista: le venature di legno che screziano il volto, il naso troppo grosso per un bimbo, l’evidente, eccessivo ricorso al digitale portano al centro della storia uno Ielapi che così truccato fatica a sposarsi al contesto rispetto a chi gli sta intorno. Soprattutto al confronto di un Benigni che insegue nella sua caratterizzazione profondamente umana di Geppetto l’indimenticabile Manfredi dello sceneggiato centrando sprazzi di assoluta eccellenza. E’ lui il personaggio meno artefatto, il più autentico, il motore primo della spinta sentimentale che anima il film (e ancor più l'opera originale), colui a cui innanzi a tutti viene affidato il compito di riportarci ciclicamente alla realtà, per quanto "lunare" come l'attore riesce da sempre ad essere nelle sue migliori interpretazioni. La fedeltà all’opera di Collodi è alta, quasi ogni parte del libro viene recuperata lasciando di conseguenza traccia di forti cesure dovute a un ovvio lavoro di sintesi che si maschera rallentando saltuariamente il ritmo. Nel non altissimo numero di star utilizzate spiccano il Gatto e la Volpe di Papaleo e Ceccherini (anche coautore con Garrone della sceneggiatura) che tuttavia non sembrano così centrati, più vicini come sono ai Fichi d’India della versione benignesca del 2002 che ai mai più avvicinati Franco e Ciccio dello sceneggiato. Le riprese cercano di deformarne i lineamenti con inquadrature ravvicinate e sghembe, di sottolinearne la grettezza mostrandoli mentre si abboffano al ristorante, ma l’effetto è poco vicino a quella stessa poetica che porta al creativo disegno dei numerosi animali antropomorfizzati. Davide Marotta, il bimbo della Kodak poi mostro di PHENOMENA, è in doppia parte: breve tra le marionette di Mangiafuoco/Proietti, più ingombrante come grillo parlante. L’universo collodiano rivive nella sua forza evocativa in più momenti, trova nelle immagini e nel make-up il contatto magico coi profondi conoscitori della favola mentre fallisce parzialmente nel dare il respiro necessario all’insieme (non potendo disporre della necessaria durata), un collage di scene cui dare omogeneità non era facile. Ielapi, pur bravo, non comunica sufficiente spontaneità e senso di ribellione; alterna comportamenti talvolta ai confini della schizofrenia, per chi non conosce le dinamiche della favola, semplicizzati come capita anche in altri casi (la figura di Mangiafuoco ad esempio, sotto i cui baffi Proietti poco può dare). Stupisce che l’allungamento del naso sia confinato a un’unica (pur potente) sequenza, che Melampo faccia fine anche peggiore, che il sogno di Pinocchio di diventare bambino traspaia di rado e quasi marginalmente e che l’apprezzabile insieme rischi di apparire in troppe parti solo come un immaginifico riassunto. D’altra parte rimangono impressi molti momenti, dalla comparsa del grosso pescecane (non una balena, come in molti erroneamente pensano) all’incipit quasi neorealista con Benigni, dalle meravigliose aperture paesaggistiche alla fotografia notturna fino alla fortemente metaforica parentesi al Paese dei Balocchi. Esteticamente inappuntabile, il lavoro di Garrone lascia semmai dei dubbi sulla validità della sceneggiatura e sulla gestione delle problematiche legate al ritmo narrativo, rivelando comunque, fortunatamente in più occasioni, l’impronta di un grande cinema d’autore.
Marcel M.J. Davinotti jr.
Chiudi
TITOLO INSERITO IL GIORNO 21/12/19 DAL BENEMERITO VON LEPPE POI DAVINOTTATO IL GIORNO 26/12/19
Clicca sul nome dei commentatori per leggere la loro dissertazione
ORDINA COMMENTI PER: BENIAMINI GERARCHIA DATA

Matalo! 3/01/20 21:15 - 1368 commenti

I gusti di Matalo!

Troppo compromesso tra autorialità e formato export, il Pinocchio di Garrone (nemmeno così filologico) asfittisce la fiaba. Non convince il ritmo degli avvenimenti, costruiti come siparietti che oltre alla cura formale e un sapore "garroniano" ormai maniera ben poco hanno del tono picaresco e da scorribanda del burattino. E si pensa a Comencini, eccome! E dato che lo si cita il confronto è impari, per assenza di commozione ed empatia. Ci volevano più bugie e più nasi lunghi e maggiore "infedeltà" per toccare il cuore.

Capannelle 6/01/20 23:47 - 3700 commenti

I gusti di Capannelle

Difficile rinverdire il mito di Pinocchio trovando qualcosa di appagante a livello visivo ed emozionale. Con una forte impronta personale Garrone sfrutta come pochi sarebbero stati in grado di fare attori, makeup e fotografia. Con primi piani notevoli sui personaggi che ne amplificano la bravura; un mix riuscito di atmosfere fiabesche e dark; trucchi e FX che stupiscono senza mai diventare eccessivi. Su tutti il piccolo Ielapi (meglio versione lignea però), Benigni e Ceccherini ma è bene non fare un torto all'intero cast e insieme di maestranze.

Puppigallo 30/12/19 10:41 - 4497 commenti

I gusti di Puppigallo

Garrone ha talento, ma Pinocchio è un soggetto difficile, nonostante l'apparente semplicità del messaggio, diretto ai bambini e agli adulti (la figura degli assassini, il premiare i delinquenti, applicando al contrario la giustizia). Era molto difficile lasciare un'impronta dopo il Pinocchio di Comencini; e non tutti i personaggi, camei e non, si dimostrano particolarmente riusciti nell'interpretazione (il grillo, il gatto e un po' la fatina). Eppure, il tutto scorre piuttosto piacevolmente, con la giusta ambientazione, alcune notevoli scenografie e una maggiore attinenza all'originale.
MEMORABILE: La "lumachina", che lasciando la scia di bava rende insidioso il pavimento; La notte, intesa come il momento di assassini e falsi benefattori.

Von Leppe 21/12/19 19:09 - 1018 commenti

I gusti di Von Leppe

Buon film, ma tutto pare un po' sottotono, sia la fotografia che la recitazione degli attori. La fata turchina rende meglio quando è bambina di quando è adulta. Altre caratterizzazioni sono più o meno riuscite. Buona l'idea di dare tratti spiccatamente animaleschi ai personaggi (e con gli effetti speciali odierni era lecito aspettarselo). Le location sono italiane e forse più originali del solito (il Paese dei Balocchi sembra stare in una masseria pugliese). Sicuramente meglio delle fiabe Disney di ultima generazione.

Bubobubo 23/12/19 21:57 - 1183 commenti

I gusti di Bubobubo

Sospeso in paesaggi di bellezza edenica che a buona ragione si possono definire fiabeschi, il Pinocchio di Garrone è l'omaggio estetico che il romanzo di Collodi non aveva ancora ricevuto: trucco e parrucco di impressionante realismo (si veda la rivoltante scena della cena a scrocco di Gatto-Papaleo e Volpe-Ceccherini), fotografia ineccepibile, sfx e sonoro di grandissimo impatto. Qualche scricchiolio a livello di gestione della storia (sequenza della balena un po' affrettata, Fata Turchina evanescente). Nel complesso, da vedere.
MEMORABILE: Cena a tre con Pinocchio, Volpe e Gatto; Uscita dalla bocca della balena (un quadro in movimento); I titoli di coda.

Il ferrini 22/12/19 18:30 - 1665 commenti

I gusti di Il ferrini

La migliore trasposizione dai tempi di Comencini. Apprezzabile l'utilizzo dei caratteristi toscani (Forconi e Barbara Enrichi, per dirne due), ma anche delle location (Valdichiana e Sinalunga su tutte) che gli conferiscono grande autenticità. Benigni mai così in parte negli ultimi vent'anni, sorprendente Ceccherini, anche sceneggiatore. Molte le idee visive di Garrone, come già nel suo Racconto, fra le più potenti la trasformazione in ciuchi e l'accelerazione della lumaca. Nei primi minuti c'è perfino un omaggio a Berlinguer ti voglio bene.
MEMORABILE: Il pasto del gatto e la volpe; Le bacchettate del maestro; L'impiccagione.

Pigro 29/12/19 09:26 - 7730 commenti

I gusti di Pigro

Un Pinocchio come uscito da un cunto di Basile. Così non poteva non immaginarlo Garrone: popolare e raffinato, complesso e ombroso, in una storia non di marachelle ma di esplorazione delle relazioni del burattino con Geppetto e amici. Film straordinariamente curato nel dettaglio: ottime ambientazioni rurali, effetti speciali efficaci senza strafare, musica azzeccata (con omaggio iniziale a Comencini), attori quasi sempre perfetti (grande Benigni). Ma proprio il notevole livello tecnico da costante ammirazione mette in secondo piano l’emozione.

Rambo90 23/12/19 21:58 - 6317 commenti

I gusti di Rambo90

Questa versione di Garrone restituisce a Pinocchio quell'aspetto da fiaba nera e a tratti anche inquietante che mancava alla versione di Benigni. Tecnicamente ineccepibile, con uno straordinario lavoro su effetti e trucco, si segue con facilità, anche grazie a un cast in stato di grazia in cui lo stesso Benigni si trasforma in un Geppetto credibile e per niente sopra le righe. Bravissimi anche Proietti e un sorprendente Ceccherini, mentre risulta felice la scelta di Ielapi. Qualche cedimento verso la fine, dove forse viene a mancare in emozione-

Galbo 24/12/19 07:17 - 11343 commenti

I gusti di Galbo

Matteo Garrone realizza una versione convincente della vicenda del celebre burattino, puntando sul rispetto filologico per la storia. Efficaci le ambientazioni che rimandano ad un contesto povero e rurale, così come la fotografia e gli effetti speciali, di cui il regista giustamente non abusa. Felice la scelta degli interpreti, a partire da quella di Roberto Benigni, che finalmente abbandona l’estro eccessivo di alcune sue prove. Convincono anche il piccolo Ielapi e il duo Ceccherini Papaleo. Un buon film.

Gabrius79 27/12/19 07:31 - 1186 commenti

I gusti di Gabrius79

Matteo Garrone riesce a centrare il bersaglio per questa nuova trasposizione collodiana, grazie a una decorosa fotografia, a belle ambientazioni, al trucco e parrucco tenendosi a debita distanza dagli effetti speciali. Benigni trova nuova linfa dopo alcuni anni, il piccolo Ielapi è ben calato nella parte, lascia piacevolmente sorpresi il ruolo della volpe di Ceccherini. Il gatto di Papaleo e la fata turchina Vacht paiono invece un po' appannati mentre Proietti/Mangiafuoco imita se stesso. Pellicola talvolta lenta, ma che comunque fa sognare.

Deepred89 27/12/19 15:11 - 3268 commenti

I gusti di Deepred89

Piuttosto fedele a Collodi a livello di scrittura, ne prende invece le distanze come atmosfere: Garrone si muove tra i grigi di un'ennesima fotografia autorialmente desaturata stando in bilico tra un Guillermo Del Toro bucolico, un Jodorowski per famiglie e il neo(sur)realismo di Che cosa sono le nuvole. Discontinuo ma ricco di ottimi scorci, si avvale di un cast adulto magistrale, con riqualificazione di varie eccellenze da anni in attesa di rilancio. Notevole somiglianza tra Nino Scardina e il rispettivo personaggio nell'adattamento Disney.

Taxius 29/12/19 19:11 - 1643 commenti

I gusti di Taxius

Una fiaba dalle tinte dark in cui i colori sono prevalentemente spenti e scuri e in cui manca quella tipica atmosfera che si respira in questo genere di storie, solitamente ricche di emozioni e sentimenti. Certi personaggi sono freddi e distaccati (la fata dall'aspetto cadaverico), altri invece sono viscidi e meschini (il gatto e la volpe, molto lontani dal tipico cattivo semi buffo che si vede nei film tratti dalle favole). Bellissima la fotografia, bravo Benigni e applausi a Ceccherini. Notevole!

Cotola 1/01/20 12:42 - 7456 commenti

I gusti di Cotola

Finalmente una versione veramente riuscita di Pinocchio. Il merito non è tanto, o non solo, del rispetto filologico dell'opera, ma perché Garrone ha saputo catturare l'anima tetra che si "nasconde" in tutte le fiabe, compresa quella di Collodi. E così ci si può gustare i notevoli squarci visivi dark, di cui il film è pieno, perfettamente corroborati da una forma impeccabile come al solito. Anche l'anima anarchica del burattino più famoso del mondo, viene perfettamente fuori. E non manca nemmeno qualche sprazzo ironico. Benigni a parte, il cast si fa preferire per i ruoli "minori". Notevole.

B. Legnani 5/01/20 21:19 - 4689 commenti

I gusti di B. Legnani

Garrone prende Collodi, sostanzialmente lo rispetta, inserisce parti che rafforzano le caratterizzazioni (come Benigni all'osteria, nell'incipit) e sforna un prodotto che ha un buon punto di partenza nell'esser diverso dalle opere di inevitabile raffronto, dalla celebre opera di Comencini al fondamentale (ma traditore) cartone disneiano. L'asso nella manica è Benigni, che disegna uno straordinario Geppetto, nei suoi tocchi amorosi e nelle senili debolezze. Bene i caratteristi di contorno, con cenno al laido Omino di Burro di Scardina e al maestro di Vetrano. Meno centrata la fata della Vacth.
MEMORABILE: Geppetto che insegue Pinocchio, alla prima fuga.

Magi94 15/01/20 21:04 - 656 commenti

I gusti di Magi94

Bellissimo e poetico film di Matteo Garrone, che rispetta in toto la trama letteraria di Pinocchio senza allo stesso tempo insistere sui punti meno convincenti della stessa (il "fare il bravo bambino", ecc.), ma regalandoci una magnifica ambientazione della fiaba e una caratterizzazione indimenticabile dei personaggi. Colpisce il racconto dell'Italia povera, rurale, incarnata da Geppetto e Giangio, così come la poetica delle voci e delle espressioni dei personaggi di contorno (la lumaca, il gatto e la volpe, l'omino di burro, il maestro).
MEMORABILE: La caratterizzazione del maestro, che certo getta un'ombra su quella scuola; Gli "Amorini!" dell'omino di burro; I paesaggi incantati e veri.

Ryo 12/02/20 10:47 - 2169 commenti

I gusti di Ryo

La favola di Pinocchio è sempre affascinante. Questa ennesima trasposizione è curata davvero in maniera sublime nel comparto tecnico: costumi, scenografie, location ma soprattutto make-up sono un qualcosa di straordinario. Vale la pena di guardarlo solo per ammirare quanto lavoro alla base ci sia stato. La sceneggiatura non aggiunge niente al libro originale, se non qualche gag a casa della fatina con i becchini e la lumaca. Poco approfondito, purtroppo, il rapporto con Lucignolo.

Daniela 8/04/20 00:35 - 9214 commenti

I gusti di Daniela

Ha senso riproporre una nuova trasposizione della più celebre fiaba italiana, ormai universalmente nota? La domanda è lecita perché Garrone, scegliendo la strada del recupero filologico del testo che ne mantiene i riflessi cupi, dirige un'opera visivamente appagante grazie alla bellezza dei paesaggi toscani e pugliesi, ai discreti effetti speciali ed ad alcuni passaggi che ricordano le atmosfere dark di Burton, ma anche troppo poco innovativa per coinvolgere ed appassionare, tanto da sembrare un ripasso scolastico che poco aggiunge a quanto mostrato dal fedele Comencini e l'infedele Disney.

Jdelarge 19/04/20 20:05 - 847 commenti

I gusti di Jdelarge

Film a due facce diretto da Garrone. Se, infatti, la bellissima fotografia contrastata immortala i personaggi in un mondo affascinante che ben poco ha a che vedere con la realtà, pur condividendone la semplicità, si ha l'impressione che a determinate situazioni non venga concessa la giusta attenzione, facendo risultare l'evoluzione psicologica del noto burattino poco giustificata e la presenza di alcuni importanti comprimari superflua. Ottimo Benigni. Trucco e costumi di livello altissimo.

Urraghe 30/04/20 18:53 - 66 commenti

I gusti di Urraghe

Il fascino del racconto di Collodi trasposto su celluloide da Garrone. Se da un lato la ricostruzione è affascinante e l’interpretazione di Benigni ottima (reggendo benissimo il confronto con Manfredi), la regia non convince e sorvola sul viaggio dell’eroe (Pinocchio) slegando le scene che semplicemente si susseguono. Peccato. Gigi Proietti è irriconoscibile, bravi tutti i comprimari. Bellissimo il trucco e straordinarie le ambientazioni. Da far vedere.
MEMORABILE: Tutte le maschere dei personaggi secondari.

Paulaster 11/05/20 10:48 - 2731 commenti

I gusti di Paulaster

Rilettura della storia di Collodi. Garrone segue le linee originali (la fatina che cresce, il pescecane al posto della balena) con piccole invenzioni (da cineteca Geppetto che cerca del lavoro da fare). Cura degli ambienti e ottime rappresentazioni dei vari ruoli; a livello recitativo Benigni è sopra tutti mentre qualche pecca si ravvisa tra le seconde linee (fatina in primis, ma anche Papaleo è spuntato). Ultima parte che emoziona meno rispetto al film di Comencini, anche per una certa sbrigatività nella chiusura. Effetti digitali non sempre a segno (l'asino in acqua).
MEMORABILE: Geppetto che cerca cibo e lavoro; L'albero degli zecchini; Il giudice che condanna gli innocenti; L'asino sott'acqua; La lumaca.

Gugly 14/07/20 18:09 - 1013 commenti

I gusti di Gugly

Bignami di lusso con venature dark (ottima CGI e trucchi eredità del Racconto dei racconti) in cui risalta l'umanità di un Benigni-Geppetto finalmente "cresciuto" ma non la monelleria di un burattino monocorde, senza allegria, ingessato dal trucco e le cui avventure si dipanano veloci col presupposto che chi guarda conosce già la storia e magari anche il capolavoro di Comencini (che almeno conservava l'ironia toscana, qui completamente assente). Come comprimari, guest stars che lasciano poco il segno completano un lavoro da cui ci si aspettava di più.
MEMORABILE: Il ciuchino "divorato" dai pesci.

Jandileida 16/07/20 08:56 - 1247 commenti

I gusti di Jandileida

Garrone si tuffa con coraggio nel calderone pinocchiano, in cui si rimesta ormai da lungo tempo. L'ardimento viene premiato: si recuperano infatti le sfumature più oscure della storia, quelle che permettono ai genitori di giustificare il proprio dominio familiare (vedi a non dar retta?), ma al tempo stesso non si perde il ritmo fanciullesco del racconto. Soprattutto, piace l'odore di antica artigianalità cinematografica che permea tutto il film, dalle centrate interpretazioni di tutto il cast giù fino alla fotografia e ai costumi. Benigni, finalmente posato, è un grande Geppetto.

Smoker85 24/07/20 23:36 - 390 commenti

I gusti di Smoker85

Nuova trasposizione cinematografica per l'immortale opera di Collodi, che recupera Benigni stavolta nei panni di Geppetto e affida al piccolo Ielapi il ruolo da protagonista. La pellicola punta molto sulla fedeltà alla controparte letteraria e sulla confezione, elementi che ne costituiscono il punto di forza. La rappresentazione resta fredda e poco coinvolgente, nota abbastanza dolente dato il tipo di storia narrata. Simpatica interpretazione di Proietti, positiva anche la prova della Vacht. Gradevole ma non del tutto riuscito.

Nando 26/07/20 00:46 - 3458 commenti

I gusti di Nando

Garrone offre un lavoro magniloquente in cui tutto appare perfetto, dal trucco alla scenografia fino ai dialoghi. Il problema, se si può definire tale, è che parliamo di un racconto arcinoto che ha avuto una realizzazione eccelsa con Comencini, quindi conoscendo la vicenda si possono apprezzare le interpretazioni di Benigni, talvolta commovente, del piccolo Ielapi e di Proietti ma il tutto, nonostante l'impegno, non raggiunge quel vetusto sceneggiato degli anni 70. Comunque apprezzabile e talvolta sorprendente.
Per inserire un commento devi loggarti. Se non hai accesso al sito è necessario prima effettuare la registrazione.

In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione B. Legnani • 5/01/20 22:19
    Consigliere - 13723 interventi
    Matalo, scrivi prima definisci il film "nemmeno così filologico", ma poi segnali che "ci voleva maggiore "infedeltà".
    Sono due concetti che mi paiono contrari l'uno all'altro. Puoi spiegare meglio?
    Grazie.
  • Discussione B. Legnani • 5/01/20 22:28
    Consigliere - 13723 interventi
    Raremirko ebbe a dire:
    B. Legnani ebbe a dire:
    Raremirko ebbe a dire:
    Comunque il primo vero film di Garrone per bambini.

    Non direi che sia proprio per bambini.
    ***
    Visto ora. E poi non dite che io sono scarso coi voti...



    Cos'ha di adulto?


    1) la difficoltà inevitabile del rapporto padre-figlio;
    2) la complessità della loro inversione di ruolo come soggetto che si sacrifica;
    3) la autovalutazione, indotta dalla trama, del proprio comportamento;
    4) la necessaria sofferenza dovuta all'inevitabile distacco;
    5) altri vari aspetti caratteristici del Romanzo di formazione, genere cui appartiene l'opera collodiana.
    Non credo che questi temi, palesati potentemente da Garrone, siano comprensibili per i bambini.
  • Discussione Raremirko • 5/01/20 22:29
    Addetto riparazione hardware - 3449 interventi
    B. Legnani ebbe a dire:
    Raremirko ebbe a dire:
    B. Legnani ebbe a dire:
    Raremirko ebbe a dire:
    Comunque il primo vero film di Garrone per bambini.

    Non direi che sia proprio per bambini.
    ***
    Visto ora. E poi non dite che io sono scarso coi voti...



    Cos'ha di adulto?


    1) la difficoltà inevitabile del rapporto padre-figlio;
    2) la complessità della loro inversione di ruolo come soggetto che si sacrifica;
    3) la autovalutazione, indotta dalla trama, del proprio comportamento;
    4) la necessaria sofferenza dovuta all'inevitabile distacco;
    5) altri vari aspetti caratteristici del Romanzo di formazione, genere cui appartiene l'opera collodiana.
    Non credo che questi temi, palesati potentemente da Garrone, siano comprensibili per i bambini.



    Certo, ok, io intendevo anche per l'assenza di temi controversi/violenza, spesso presenti in altri suoi film (come l'ultimo Dogman).
  • Discussione B. Legnani • 5/01/20 22:30
    Consigliere - 13723 interventi
    Raremirko ebbe a dire:
    B. Legnani ebbe a dire:
    Raremirko ebbe a dire:
    B. Legnani ebbe a dire:
    Raremirko ebbe a dire:
    Comunque il primo vero film di Garrone per bambini.

    Non direi che sia proprio per bambini.
    ***
    Visto ora. E poi non dite che io sono scarso coi voti...



    Cos'ha di adulto?


    1) la difficoltà inevitabile del rapporto padre-figlio;
    2) la complessità della loro inversione di ruolo come soggetto che si sacrifica;
    3) la autovalutazione, indotta dalla trama, del proprio comportamento;
    4) la necessaria sofferenza dovuta all'inevitabile distacco;
    5) altri vari aspetti caratteristici del Romanzo di formazione, genere cui appartiene l'opera collodiana.
    Non credo che questi temi, palesati potentemente da Garrone, siano comprensibili per i bambini.



    Certo, ok, io intendevo anche per l'assenza di temi controversi/violenza, spesso presenti in altri suoi film (come l'ultimo Dogman).


    Capito. Ciao.
  • Discussione Rebis • 5/01/20 22:54
    Comunicazione esterna - 4289 interventi
    È un Garrone per famiglie, che può essere apprezzato da adulti e bambini, a diversi livelli di profondità. Mi sembra sia riuscito a restare fedele alla propria poetica rispettando Collodi, che già di suo proponeva un romanzo di formazione controverso, naif e terrifico insieme, come vuole la tradizione fiabesca. Probabilmente, fuori da una grossa produzione il regista avrebbe osato di più nelle incursioni orrorifiche (ad esempio, mostra solo la trasmutazione in somaro nel corpo ligneo di Pinocchio, non in quello carnale di Lucignolo, per non spaventare i più piccoli), ma nel complesso credo abbia trovato un buon compromesso. Il difetto principale, mutuato dalla matrice letteraria, è che manca un crescendo drammaturgico coeso e il film si scompagina in una serie di episodi, pur sostenuto da una potente resa atmosferica.
    Ultima modifica: 6/01/20 10:57 da Rebis
  • Discussione Raremirko • 5/01/20 22:56
    Addetto riparazione hardware - 3449 interventi
    Rebis ebbe a dire:
    È un Garrone per famiglie, che può essere apprezzato da adulti e bambini, a diversi livelli di profondità. Mi sembra sia riuscito a restare fedele alla propria poetica rispettando Collodi, che già di suo proponeva un romanzo di formazione controverso, naif e terrifico insieme, come vuole la tradizione fiabesca. Probabilmente, fuori da una grossa produzione il regista avrebbe osato di più nelle incursioni orrorifiche (ad esempio, mostra solo la trasmutazione in somaro nel corpo ligneo di Pinocchio, non in quello carnale di Lucignolo, che avrebbe potuto spaventare i più piccoli), ma nel complesso credo abbia trovato un buon compromesso. Il difetto principale, mutuato dalla matrice letteraria, è che manca un crescendo drammaturgico coeso e il film si scompagina in una serie di episodi, pur sostenuto da una potente resa atmosferica.


    Si, si, quello di Benigni era proprio per bambini, insomma.
  • Discussione Rebis • 5/01/20 22:58
    Comunicazione esterna - 4289 interventi
    Non l'ho visto, non amo Benigni, anche se in questo film l'ho trovato eccellente.
  • Discussione Matalo! • 27/01/20 13:16
    Call center Davinotti - 620 interventi
    B. Legnani ebbe a dire:
    Matalo, scrivi prima definisci il film "nemmeno così filologico", ma poi segnali che "ci voleva maggiore "infedeltà".
    Sono due concetti che mi paiono contrari l'uno all'altro. Puoi spiegare meglio?
    Grazie.

    Nemeno così filologico per come spesso è presentato;ci volevano più infedeltà perché le trasgressioni alla trama sono deboli e inefficaci
  • Discussione B. Legnani • 27/01/20 14:51
    Consigliere - 13723 interventi
    Matalo! ebbe a dire:
    B. Legnani ebbe a dire:
    Matalo, scrivi prima definisci il film "nemmeno così filologico", ma poi segnali che "ci voleva maggiore "infedeltà".
    Sono due concetti che mi paiono contrari l'uno all'altro. Puoi spiegare meglio?
    Grazie.

    Nemeno così filologico per come spesso è presentato;ci volevano più infedeltà perché le trasgressioni alla trama sono deboli e inefficaci


    Scusa, ma continuo a non capire.
    Se "le trasgressioni alla trama sono deboli e inefficaci", come fai a dire che non è "filologico" e a contestare chi dice che lo è?
  • Discussione Matalo! • 27/01/20 15:44
    Call center Davinotti - 620 interventi
    B. Legnani ebbe a dire:
    Matalo! ebbe a dire:
    B. Legnani ebbe a dire:
    Matalo, scrivi prima definisci il film "nemmeno così filologico", ma poi segnali che "ci voleva maggiore "infedeltà".
    Sono due concetti che mi paiono contrari l'uno all'altro. Puoi spiegare meglio?
    Grazie.

    Nemeno così filologico per come spesso è presentato;ci volevano più infedeltà perché le trasgressioni alla trama sono deboli e inefficaci


    Scusa, ma continuo a non capire.
    Se "le trasgressioni alla trama sono deboli e inefficaci", come fai a dire che non è "filologico" e a contestare chi dice che lo è?



    Allora:
    si dice che il film segue fedelmente la fiaba di Collodi. Io dico: non è vero

    Nei fatti: ci sono delle interpretazioni: Io dico che sono poca cosa

    Chi pensa che il film sia fedele per me è in errore

    Io ritengo ci siano delle interpretazioni (io, non la maggioranza) e però per me sono poco rilevanti