MYSTERE è il primo giallo dei fratelli Vanzina (soggetto di Enrico, sceneggiatura di entrambi, regia di Carlo) e inquadra subito le caratteristiche che diverranno poi le basi per il clamoroso successo di SOTTO IL VESTITO NIENTE: donne bellissime, ricche e “facili”, una fotografia patinata di grande effetto, un intrigo giallo semplice semplice e il gioco è fatto. MYSTERE comincia con un omicidio del tutto simile a quello che costò la vita a JFK e il nostro Zapruder (solo fotografo qui, non videoamatore) è un ciccione straricco a cui le foto preziosissime vengono rubate inconsapevolmente da due...Leggi tutto squillo d'altissimo borgo rimorchiate in via Veneto: la protagonista Mystère (Carole Bouquet) e Pamela (Janet Agren). Per ritrovare le foto si muoveranno i servizi segreti e Mystère dovrà chiedere la collaborazione di Colt (Philip Coccioletti), un ispettore di polizia superatletico e dai modi atipici. I Vanzina, nel loro tentativo di rilanciare un genere - il thriller all'italiana - ormai scomparso, si inventano una via personale nella quale, a differenza di quanto fatto quasi sempre da Argento e i suoi emuli, la storia non è complessa (e magari raffazzonata) ma, al contrario, semplice e spiegata in ogni sua parte, senza incongruenze. I Vanzina conoscono il cinema e preferiscono puntare sugli attori, ottenendo il massimo da ognuno: la Bouquet propone un personaggio nuovo e gli infonde un magnetismo notevole, Coccioletti le risponde in modo esemplare, Duilio del Prete è in forma smagliante, John Steiner è una garanzia per un ruolo che ha interpretato decine di volte. Ne esce un film godibile: le reazioni dei protagonisti sono a volte imprevedibili e mai forzate per esigenze di soggetto. Certo, manca una vera tensione, i delitti sono tirati via, però nel complesso l'esperimento vanziniano ha successo.
Troppo patinato per l'argomento che tratta e popolato da prestazioni attoriali assai disuguali. Funzionano, per fare un paio di doppi esempi, la Bouquet e l'obeso Peter Berling, mentre non convince per nulla la Agren, qui proprio uno stoccafisso, e non ispira troppa simpatia il Coccioletti. Tre colonne in cronaca è di un altro pianeta.
Scarso gialletto di Vanzina, che strizza l'occhio alle produzioni americane. La Bouquet è bellissima, ma la storia non coinvolge e si trascina stancamente fino al deludente finale. Lo stile è un po' troppo patinato, ma in fondo non è malaccio. C'è di peggio, ma il film è tranquillamente evitabile.
Prima incursione dei fratelli Vanzina nel thriller, ammorbidito da scenografie patinate e fascinosce presenze femminili, sovente di facili costumi. Anche se il risultato finale si discosta dall'ottimo traguardo conseguito con Sotto il Vestito Niente, va riconosciuto ai prolifici autori un certo gusto per la messa in scena ed un taglio personale, in grado di rendere, da subito, identificabile la cifra stilistica del giallo-erotico che contraddistingue una manciata di film di metà Anni Ottanta (non tutti diretti dai Vanzina, che han comunque fatto scuola). Piacevole.
Benché ampiamente riscattato da Sotto il vestito niente - anch'esso ambientato nel corrotto mondo dell'alta società - il primo approccio dei Vanzina al giallo italiano è un fallimento, sia per la malriuscita confusione tra generi diversi (il thriller e lo spionaggio), che per la leggerezza con cui sono trattati i generi stessi: scarsa la tensione, assente l'erotismo. La Bouquet è ombrosa e incomunicante, la Agren smorta, Coccioletti inconsistente e parodistico, Tinti troppo rapido. Ottimo invece il grande Del Prete e più che buono Berling.
Morbidissimo di Vanzina (che farà meglio in Sotto il vestito niente e decisamente peggio nelle successive produzioni). Bellissima la Bouquet, bravi gli interpreti maschili (escluso l'ispettore Colt, che somiglia più a un ballerino che a uno sbirro). Ambientazioni lussuose e patinate, tipiche dello stile Vanziniano. Pomposo, per niente sanguinario... ma non male.
MEMORABILE: Perchè ti fai chiamare Mystere? È un mistero.
Decisamente un bel film ambientato in una Roma più affascinante che mai. Squillo di alto bordo per una storia coinvolgente fatta di sesso e spionaggio. Una sceneggiatura non eclatante ma dignitosa e ben interpretata da tutti e principalmente da una splendida Carole Bouquet, mai bella come in questo film. Segno della naturale (e poco sfruttata) propensione dei Vanzina come giallisti. Da rivalutare.
Prima della "Milano da bere" (snocciolata in Sotto il vestito niente e Via Montenapoleone), i Vanzina indagano sulla "Roma da marciapiede.. deluxe" e dirigono questo interessantissimo thriller che si divide tra tentazioni argentiane e ironici sguardi sullo spy-movie d'annata. Cast femminile di una bellezza straordinaria: Vanzina sempre numeri uno in queste scelte e in queste situazioni a cavallo tra diversi generi cinematografici.
Prima incursione nel thriller per il regista romano, il quale dimostra di trovarsi perfettamente a suo agio con un'estetica leccatissima e leggera che prese soprattutto campo nella pubblicità anni 80. La storia si segue senza grossi problemi, ma non viene mai insaporita dagli ingredienti della tensione e del mistero, costringedo i protagonisti come marionette in scena, senza alcuna emozione o espressività (va detto che anche il cast ci ha messo del suo). La Bouquet conturba e affascina, ma sembra muoversi all'interno di uno spot pubblicitario.
I Vanzina virano sul giallo confezionando un film che oggi dimostra ben più degli anni che ha: démodé probabilmente già all'epoca, si prende decisamente troppo sul serio strizzando l'occhio a inarrivabili gialli del passato ma, ahinoi, fallisce miseramente. C'è tutto il repertorio dei Vanzina: immotivata ostentazione di lusso e benessere, una sceneggiatura all'acqua di rose per essere il più generalisti possibili e una coppia di protagonisti (Bouquet e Coccioletti) che starebbe bene giusto su un cartellone pubblicitario. Dimenticabile.
I Vanzina hanno il coraggio di buttarsi nel giallo proprio quando il cinema di genere, in Italia, stava esalando gli ultimi respiri e lo fanno inaugurando uno stile che diverrà un vero e proprio marchio di fabbrica, messo al servizio di una storia dai risvolti spionistici. Bellissima la Bouquet, un po' fumettistico Coccioletti, bravi Del Prete, Steiner e Berling, sprecato Tinti, la Agren sarà pure troppo compassata ma mi piace a prescindere. Discrete le musiche di Trovaioli. Disimpegnato finché si vuole, ma sfido chiunque ad annoiarsi.
MEMORABILE: Il prologo; La Bouqut sul tetto braccata dall'assassino; Il prefinale.
Il migliore tra i thriller vanziniani. La storia è godibile e avvincente per tutta la sua durata e regge bene, pur con qualche inverosimiglianza, almeno per una cinquantina di minuti. Poi sotto questo punto di vista il film "scade" un po' (la decisione di sbarazzarsi di un cadavere "importante" che poi...; una lotta che diventa praticamente un due contro tutti e altro ancora) ed esagera in più di un'occasione. Con maggiore attenzione e uno stile meno "leccato" e pubblicitario ne poteva venire fuori qualcosa di più incisivo.
Tutto sommato migliore della non smagliante reputazione, questa onesta divagazione dei Vanzina bros sulle piste del giallo contaminato con lo spionaggio e dalla patina molto ottantiana. Coi pregi e i difetti che ne conseguono. Della lunghezza giusta, però, ritmo non soporifero e quindi esito finale di intrattenimento easy, non privo di autoironia. Potabile.
Carole Bouquet, allora nota per i film di Buñuel e James Bond, dopo Bingo Bongo continua la sua easperienza italiana facendosi coivolgere dai fratelli Vanzina, che la dirigono in un thriller poliziesco a tinte sexy (non a caso la protagonista è una prostituta d'alto bordo) che sa anche di fumetto adulto. Certe trovate funzionano fino a un certo punto (l'assassino con il bastone truccato e le scarpe con le ghette o l'insipido poliziotto che Carole si porta a letto perché le fa da angelo custode). Cameo della bella Janet Agren.
Dopo l'indiscusso successo di Sapore di mare è dimostrazione di grande coraggio cambiare registro e tentare la via del giallo patinato! I fratelli Vanzina l'hanno fatto con tanto coraggio e, forse, un po' d'incoscienza. Thriller sofisticato nelle ambientazioni, con escort di lusso e una Roma alla Tenebre che attanaglia lo spettatore con il gusto - forse anche un po' morboso – di assistere a quest’intrigo di sangue e bellezze mozzafiato. Film sfortunato al botteghino, ma anticipatore (anche se lì ci si sposterà a Milano) di Sotto il vestito niente.
Primo ingresso dei Vanzina nel genere thriller con risultato solo in parte positivo. Il tentativo è quello di creare un giallo alla Argento con tensione, omicidi e colpi di scena; se da un lato l'intrigo funziona e gode di qualche buona scena, per contro le prestazione attoriali sono da latte alle ginocchia (ad eccezione dell'esperto Del Prete). Bruttina l'ultima parte in Asia.
Il primo tentativo di thriller dei Vanzina non raggiunge i livelli del classico Sotto il vestito niente, collocandosi comunque leggermente sopra la sufficienza rispetto a tanti altri sottoprodotti nostrani del periodo; nulla da eccepire infatti sulla confezione patinata (che ricorda a tratti il contemporaneo Tenebre) e su un cast tutto sommato azzeccato ma la vicenda in sé, a cavallo tra noir e spionistico, si trascina in modo piuttosto blando e innocuo, riscattandosi solo nelle poche scene d'azione e nei lievi accenni ironici. Si fa vedere...
MEMORABILE: L'inseguimento in auto sul lungotevere.
Stride il contrasto tra le astmosfere patinate tipiche del periodo e le macchinazioni demodé prese in eredità da un giallo anni '70, o forse perfino anni '60 visto che il tasso di violenza ed erotismo è assai più moderato del previsto. Fino a due terzi il film regge abbastanza bene, poi la deriva spionistica finale cala di interesse oltre di (già scarsa) credibilità. Comunque meno peggio di quanto si dica e, a un livello elementare, funziona.
MEMORABILE: Il prologo a Piazza di Spagna; L'assassino con il rasoio elettrico dentro la vasca da bagno.
I Vanzina in versione spionaggio (perché di thriller vero e proprio non si può parlare): tutto sommato godibile, buon ritmo e una bella confezione tra la fotografia interessante e le piacevoli musiche di Trovajoli. Il plot è molto semplice e nessun twist arriva inaspettato ma si guarda senza fatica, senza dubbio anche per merito della bellissima Bouquet che trasmette un fascino non comune. Più insipido il suo partner maschile, oscurato dai ruoli di contorno di Del Prete e Steiner. Non male.
Ammetto candidamente che a me i Vanzina, nel genere, piacciono eccome. Anzi, hanno dato una boccata di ossigeno a una media decisamente bassa dei thriller Anni 80. In questo caso, purtroppo, la seconda parte (soprattutto quella ambientata in Asia) è decisamente mediocre, ma la prima parte funziona e Carol Bouquet non deve recitare: basta ammirarla nella sua bellezza che compensa assai. Il tutto svaga e scorre senza tedio, con uno stile riconoscibile.
Stupendi occhi neri incorniciati da un viso latteo di rara bellezza: questa è Mystere, la migliore prostituta d'alto bordo a Roma, negli anni "da bere" in Italia. E così Carlo Vanzina realizza un giallo di costume, seppure dalla trama fragile (l'assassino si annuncia da solo), di affascinante presa e girato con magistrale professionalità. La perfezione fisica qui è di casa, scolpita sui corpi di Carol Bouquet e Phil Coccioletti. Finale fiabesco.
Mettiamo subito le cose in chiaro: mediocre con un unico perché, Carole Bouquet. Semplicemente fantastica, meravigliosamente fotografata, ancor meglio abbigliata e truccata (il taglio degli occhi poi gliel'ha dato mammà), con la voce della Di Meo che s'attaglia originalmente alla sua sensualità. Per il resto affatto propedeutico al notevolmente superiore Sotto il vestito, se non per il superficiale cotè e la agnizione del titolo nel dialogo tra la anziana coppia. Micidiale e mal condotto il mèlange tra giallo e spionistico, urtante a dir poco Coccioletti.
Nel loro anno di massimo fulgore i Vanzina ci provano pure col giallo e azzeccano la formula: patinano il genere ed eleggono una Venere d'inusitata raffinatezza a monumento di stile tale da declassare la sublime Janet a bellezza qualunque. Mystère è Carole ancor più del film: accentratrice per contratto, si divora gli avanzi di un intreccio giallo fast-food rigirandosi a piacere il poliziotto dal nunchaku facile. Il Vanzina touch opera sulle luci, gli ambienti, i colori della notte e sbozza la farfalla che due anni dopo ammalierà tutti moltiplicando il tributo al fascino femminile.
MEMORABILE: Piazza di Spagna in versione Dealey Plaza, con Steiner/Oswald a sparare dall'alto: prometteva intrighi ad alto livello purtroppo poi non sviluppati...
Prostituta d'alto bordo si trova coinvolta in un omicidio internazionale. Thriller ottantiano con tutti i crismi del genere: salvataggi, fotografia patinata e protagonisti da copertina. I tasselli sono ordinati senza grossi colpi di scena e tutto fila nei tempi giusti. La Bouquet sembra uscire dalla matita di Crepax ed è a suo agio in un ruolo da spaccona. Qualche forzatura è evidente, soprattutto nell'ambiente di chi investiga, ma è un buon intrattenimento. Anche il prologo kennediano è volutamente iperbolico.
MEMORABILE: Il triplice omicidio in un giorno; Il classico ritrovo in sauna; L'inseguimento a bordo Tevere.
Film incredibile nella capacità di non presentare una sola vicenda, azione, decisione che non sia totalmente illogica e insensata, nel contesto di uno sviluppo in generale inattendibile accompagnato costantemente da una recitazione ai limiti del comico. Il vero mistero è che si lasci comunque guardare e non solo grazie alla sfavillante confezione e a una Bouquet bella più che mai.
I Vanzina ci provano, ma il risultato finale non è dei più riusciti: mescolano lo spaghetti thriller, i canoni classici delle spy stories e i marciapiedi di Nico Giraldi ottenendo una Roma straniante e una Bouchet ammaliatrice, con qualcosa di innegabilmente buono ma anche con tante tremende inverosimiglianze (la fuga in metro è tristemente esemplificativa). La tara maggiore, però, è l’incapacità latente di coinvolgere lo spettatore nell’intrigo. In testa c’è speranza (l’omicidio Kennedy in piazza di Spagna), nella coda l’epitaffio (un finale, a Hong Kong, davvero brutto). Acerbo.
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Per Zender: come anche riportato su Wikipedia, al termine dell'inseguimento Mystere si ritrova sotto il parcheggio di Villa Borghese. Li sotto oltre al parcheggio ci sono una piscina olimpica e una discoteca. Non è perimetro esclusivo della metro. Siccome è una zona che frequento, di tanto in tanto, vorrei provare a scattare. Alcune uscite al parco sono chiuse da anni, ma potrei essere fortunato. Che dici?
L'inseguimento nel sottopasso che porta al parco di Villa Borghese e al relativo parcheggio sotterraneo, l'uscita dove lei si ferma a parlare col fratello della sua amica (ma tocca vedere se è ancora attiva) e scale mobili che portano al parco. Ho escluso la prima scala mobile che porta dalla metro Spagna al piano sopraelevato.
Ci sono due particolari nella scena dell'edicola che ci permettono d'inquadrare il periodo delle riprese del film: la prima è la rielaborazione de "Il messaggero" del 26 maggio 1983: