New York stories

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: New York stories
Anno: 1989
Genere: commedia (colore)
Note: Episodi: "Lezioni di vero" (Scorsese), "La vita senza Zoe" (Coppola), "Edipo ReLitto" (Allen).
Papiro: elettronico

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L'IMPRESSIONE DI MMJ

Tre diversi episodi (di eguale lunghezza, sulla quarantina di minuti ciascuno) ambientati nella città per eccellenza ma che a ben vedere non le appartengono necessariamente. Apre Martin Scorsese con LEZIONI DI VITA, breve descrizione del difficile rapporto tra il pittore di successo Lionel Dobie (Nick Nolte) e la giovane “assistente” (Rosanna Arquette) con cui convive in un appartamento/officina occupato da tele enormi, pennelli, centinaia di tubetti, vasetti, tavolozze e macchie di colore ovunque. Nolte è assolutamente straordinario nel ruolo dell'artista eccentrico e sanguigno, incapace di un rapporto che non sia inquieto, conflittuale. La Arquette (brava anche lei e ben diretta), oppressa dall'eccessivo amore di Lionel, cerca di liberarsene...Leggi tutto in ogni modo finendo però travolta, soggiogata e irretita dalla forte personalità di lui. Scorsese gestisce al meglio il suo spazio, contrappunta le furiose pennellate di Lionel con la dolcezza dell'immortale “A Whiter Shade of Pale” dei Procol Harum (ripresa infinite volte nel corso dell'episodio) accompagnandola con altri classici del rock; riesce insomma a trasformare una breve storia semplice in uno splendido ritratto d'artista elevando subito la qualità del film. Che invece cola a picco con il laccatissimo LA VITA SENZA ZOE di Francis Ford Coppola, inutile esercizio di stile costruito attorno alla figura della piccola Zoe (Gia Coppola, nipote del regista), figlia cieca di una copia di flautisti rinomati (Giancarlo Giannini e Talia Shire). Le sue uscite con le amiche benestanti, il ritrovamento di un gioiello che le cambierà la vita e altre frivolezze che la ridondante messa in scena di Coppola appesantisce ulteriormente. Per fortuna ci pensa Woody Allen, all’acclamato ritorno alla commedia dopo SETTEMBRE e UN’ALTRA DONNA, a chiudere in bellezza con lo spassoso EDIPO RE(LITTO), celebrazione grandiosa del famoso complesso (a confermare l’amore di Allen per la psicanalisi). Sheldon Mills (Allen) è un avvocato di grido ossessionato da una madre (Mae Questel) invadente e petulante, che anche di fronte alla fidanzata (Mia Farrow) del figlio non perde occasione per rimbeccarlo e metterne in luce i difetti. In seguito a un gioco di prestigio scomparirà per riapparire poco dopo nel cielo della città, enorme faccione piantato sopra il grattacielo Chrysler: davanti allo stupore degli abitanti continuerà a straparlare del figlio, che diventerà lo zimbello di tutti e mediterà il suicidio. Spiritoso, intelligente, a tratti esilarante (tutta la parentesi della veggente), è l'episodio che più si ricorda nonostante non possa competere con quello, più ficcante e sentito, di Scorsese. Allen torna a far ridere come sa senza trascurare le qualità meno superficiali del suo cinema e, anche con qualche momento di pausa, ci regala un buon episodio.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO DAVINOTTATO NEL PASSATO (PRE-2006)
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Il Gobbo 3/08/07 15:13 - 3013 commenti

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Il "perchè" di N. Y. stories poggia esclusivamente sulle spalle del buon Woody, che ricicla un suo vecchio spunto narrativo e un'idea folgorante, l'asfissiante mamma yiddish che diventa immane(nte): ben realizzato e divertentissimo, una salvifica boccata d'ossigeno dopo l'incompiuta scorsesiana e il pallosissimo episodio di Coppola, talmente vacuo da non tenere neppure come esercizio stilistico. Nel complesso insufficiente

Ford 5/08/08 18:10 - 582 commenti

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L'episodio di Coppola è inguardabile: prolisso, noioso, inutile. Quello di Scorsese non è male: la storia dell'artista follemente innamorato della segretaria regge e la regia movimentata supportata dalla reiterata colonna sonora fanno il resto. L'episodio di Allen vale il prezzo del biglietto: folle, divertente, la classica mamma invadente che diventa una presenza paranormale vista da tutta la città è un'idea assolutamente folle che sembra uscita da uno dei libri di Woody: solo lui poteva.

Galbo 7/10/08 05:44 - 11906 commenti

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Tre grandi registi dirigono brevi storie che hanno in comune l'ambientazione nella città in assoluto più cinematografica. Piuttosto sterile l'episodio di Coppola e semplice esercizio di stile quello di Scorsese (comunque piacevole), il momento migliore è quello diretto da Allen perfettamente in linea con la parte satirica della sua cinematografia, denso di umorismo tipicamente ebraico. Buono il cast di tutti gli episodi.

Harrys 8/03/11 14:52 - 685 commenti

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Operazione nata a tavolino per celebrare più che la Grande Mela, una determinata fauna che la popola: quella agiata. Se per Allen è facile immaginarsi il tipico, scattoso, frustrato che non riesce a liberarsi dell'ingombrante giudizio della madre e per Coppola (considerato il tandem con Sofia) una sterile rappresentazione di una ragazzina forzatamente precoce, è Scorsese che ci riserba la sorpresa più gradita. Il suo frammento (con un Nick Nolte sorprendente) è un diamante in costante compenetrazione tra la forma e il contenuto. Tirando le somme: **1/2.

Rambo90 5/11/11 15:20 - 7140 commenti

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L'episodio di Coppola abbassa tremendamente la media del film, tanto è bambinesco e noioso, recitato male persino dal nostro Giancarlo Giannini. Scorsese azzecca invece il personaggio del pittore (interpretato magistralmente da Nolte) che usa le sue allieve e i battibecchi come ispirazione; ma è Allen a fare meglio di tutti: il suo episodio è originale, divertentissimo e perfettamente inserito nei temi a lui più cari. Nel complesso, buono.

Giùan 22/12/11 16:20 - 3808 commenti

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New York stories, ovvero tre diversi modi di interpretare e praticare il respingente genere "episodico". Coppola decide per l'oasi ricreativa, la pausa di distensione familiare e scivola sulla buccia di banana, lambendo solo i toni del fu Buttati Bernardo. Woody risolve di giocar in casa in tutto e per tutto (Farrow-Manatthan-Edipo: triangolo equilatero imperfetto). Martin accetta la sfida e con il furore dostojevskiano dei tempi belli delinea una folgorante parabola su Arte e vita, sul divorante vampirismo della creazione: conchiuso gioiello mitopoietico.
MEMORABILE: L'utilizzo reiterato di "Whiter shade of pale"; Gli occhiali sul naso di Nolte; L'apparizione della Arquette; Mae Questel che ammonisce Woody dal cielo.

Pinhead80 8/03/12 11:46 - 4327 commenti

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Tre storie ambientate a New York per tre grandi registi che compiono un'operazione riuscita solo in parte. Se le storie di Scorsese e Allen si lasciano apprezzare per intensità e originalità, quello di Coppola è di una bruttezza e di una banalità sconcertante, tanto da chiedersi che cosa abbia spinto il regista a compiere un simile abominio. Un film riuscito per 2/3, ma era lecito aspettarsi qualcosa di più.

Homesick 15/02/15 18:03 - 5737 commenti

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Tre storie newyorkesi tirate fin troppo per le lunghe, vista l'esiguità dei contenuti. L'umorismo surreale di Allen ha la meglio sui colleghi Scorsese, che tra pennellate di action painting in un loft e nastri a tutto volume si limita a narrare una litigiosa relazione nella subcultura degli artisti, e su Coppola, che con sorriso rassicurante, molti preziosismi e scarsa ispirazione riconcilia gli affetti familiari nell'alta società. Notevole la presenza scenica degli eccentrici Nolte e Arquette. **/**!
MEMORABILE: Il loft di Nolte; Il barbone che chiede cioccolatini; La madre di Allen in cielo.

Minitina80 26/02/17 07:58 - 2746 commenti

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In due ore non c’è molto di interessante in grado di smorzare una noia assillante che non ti abbandona quasi mai. Il meno riuscito è l’episodio di Coppola, di cui si farebbe volentieri a meno per la sorprendente e manifesta inutilità. Tuttavia, anche Scorsese non scherza poiché andando a stringere si ha l’impressione che quel poco di sostanza che c’è venga dilatata all’inverosimile. Si salva appena Allen che ha il pregio di essere frivolo scherzando sul complesso di Edipo, anche se nell’insieme il film delude le aspettative per i nomi in calce.

Bubobubo 12/01/20 15:52 - 1722 commenti

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Antologia certo imperfetta, ma interessante. Molto bello l'episodio diretto da Scorsese, che dirige con intelligenza una storia comune di odi et amo tra artista bizzoso e ninfetta (una splendida Arquette) illusa dai neon di NYC. L'episodio di Coppola, scritto interamente dall'allora sedicenne Sofia, non va da nessuna parte: bambinesco e incompiuto, con grandi attori (compreso il nostro Giannini) fuori parte. Allen chiude con una storiella delle sue, un grottesco complesso di Edipo venato di umorismo ebraico a tratti ripetitivo, ma efficace.
MEMORABILE: L'iterazione compulsiva di "A Whiter Shade Of Pale" dei Procol Harum nell'episodio di Scorsese.

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Ryo 17/05/20 20:12 - 2169 commenti

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Tre storie ambientate nella Grande Mela. Molto sentito e attuale "Le lezioni di vita" di Martin Scorsese, che mostra un artista (un grandioso Nick Nolte) alle prese con la valutazione dei suoi rapporti interpersonali che lo porta da un eccesso all'altro. Allen dimostra in maniera geniale quanto bizzarro sia il difficile rapporto dovuto ai condizionamenti della madre in un corto che è la ciliegina sulla torta del film. Piuttosto noioso il corto centrale di Coppola, benché l'argomento trattato rimanga di stimolo.

Daraen4 16/11/20 12:22 - 102 commenti

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Tre mediometraggi a definire un unico Corpus; impossibile darne un giudizio e farne un'analisi unica; il film di Scorsese è di altissimo livello, straordinario da diversi punti di vista, complemento fra la frenesia emozional-sentimentale e quella creativa del protagonista, laddove la forma registica si mescola perfettamente al contenuto; imbarazzante il secondo film, di Coppola, prodotto familiare alienante, melenso, privo di ogni focus, totalmente fuori luogo, inutile; simpaticoo il mediometraggio sovrannaturale-comico di Allen, in cui si ride sempre, grazie alla madre.

Medusa 10/01/22 17:44 - 17 commenti

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Tre storie su chi vive nella città di NY. In ordine crescente episodio di Coppola fantasioso ma un po' inconsistente, di Woody prevedibile e in linea con le tematiche a lui care anche se sapientemente costruito. L'episodio di Scorsese è un capolavoro. Immagini bellissime, costante ricorrere di particolari ingranditi che danno un senso alla psicologia di un Nolte grandioso, artista che trae il suo genio dal dolore proprio e altrui. Musiche struggenti e significative, finale inaspettato e geniale che trasforma completamente il senso di una storia che poteva sembrare banale.
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