The place

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MMJ Davinotti jr
Anno: 2017
Genere: drammatico (colore)
Note: Adattamento della serie tv americana "The booth at the end" (2011).
Numero commenti presenti: 29
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

“The place” è un bar, il luogo dove un enigmatico personaggio senza nome (Mastandrea) fa sedere di fronte a sé le persone che da lui s'aspettano l'impossibile, di coronare cioè un loro sogno in cambio di contropartite apparentemente illogiche: vuoi riavere la vista? Devi violentare una donna. Vuoi riportare alla normalità tuo marito malato di Alzheimer? Devi mettere una bomba in un locale. Mai chiedersi il perché. Vuoi questo? Fai quello. E' molto semplice. Azione e reazione. Se fai quel che ti viene chiesto ottieni quel che volevi avere. Strano ma vero. Com'è possibile che ciò avvenga? Non chiedertelo, non ti riguarda. Mira al tuo obiettivo, nient'altro. Rielaborando senza grandi variazioni l'assunto della serie THE BOOTH AT THE END...Leggi tutto Paolo Genovese ottiene un film insolito (almeno per il nostro cinema), che spinge al limite la tendenza attuale a intrecciare storie che inizialmente sembrano del tutto indipendenti l'una dall'altra. Davanti a Mastandrea, fermo al suo tavolo con l'inseparabile agenda che non manca di aggiornare appena qualcuno dei suoi interlocutori spiega come stiano procedendo le cose, sfilano i protagonisti: ognuno con la sua storia, le sue richieste e il suo compito da svolgere per ottenerle. "Credi in Dio?" gli chiede la cameriera del bar (Ferilli), incuriosita da quell'uomo che passa intere giornate a parlare con chi gli siede di fronte come in uno studio psichiatrico. "Io credo nei dettagli", risponde lui: perfetta sintesi (botta e risposta preso di peso dalla serie però) di una ricercata cripticità che contribuisce a circondare di mistero il bizzarro protagonista. Mai un sorriso, una parola fuori posto, Mastandrea si rivela interprete assolutamente perfetto per il ruolo, da osservare gustosamente in ogni reazione. Vuoi recedere dal patto? Non c'è problema; se però lo fai non otterrai quanto avevi chiesto. Difficile combattere la staticità di un film girato in un unico ambiente, ma Genovese – magari solo parzialmente, il film non piacerà a tutti - ci riesce; e pure senza poter ricorrere a singole storie particolarmente interessanti o a flashback. Solo discorsi indiretti, racconti di come l'azione si sia svolta, di quanto sia effettivamente difficile a volte, per chi li riceve, seguire gli ordini di chi non fornisce mai un perché. La volontà di uscire dagli schemi proposta dalla serie viene metabolizzata da Genovese che abbandona ogni velleità comica (Mastandrea non sorride mai) per offrirci un film "diverso", fresco, pronto ad accendere il dibatitto dopo i titoli di coda. Gli attori offrono ottime prove (anche chi è più versato nella commedia come Giallini o Papaleo), ma è Mastandrea a giganteggiare, finalmente in un ruolo che ne valorizza la recitazione dimessa mentre il grande disegno che tutto sottende si forma lentamente incastrando, rimuovendo, riposizionando le tessere di un mosaico in perenne evoluzione: la vita.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 12/11/17 DAL BENEMERITO PUPPIGALLO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 18/11/17
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Daniela 25/03/18 22:54 - 9067 commenti

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Sempre seduto al tavolo di un bar, uno sconosciuto propone l'esaudimento di un desiderio in cambio dell'esecuzione di un compito, talvolta a fini criminali, altre a scopo almeno in apparenza benefico. La sua identità non è nota ma non è difficile capire il suo datore di lavoro, quando alla domanda su cosa lo interessi, risponde: "Mi interessano i dettagli". Da una serie tv USA, un film dalla forte impronta teatrale, più ambizioso che riuscito, in quanto sconta la ripetitività dei vari incontri ed una certa disomogeneità nelle prove del cast. Senza contare che si tratta di una fotocopia...

Paulaster 16/03/18 09:54 - 2665 commenti

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Dentro un bar si fanno accordi per richieste private. La forza sta nell'intreccio e nella calma di un Mastandrea tra lo psicologo e lo strozzino. Manca il crescendo nelle soluzioni e il colpo di coda che resti nella memoria; qualche drammatizzazione non va a buon fine (i foglietti bruciati, le urla nel locale) e c'è un appiattimento causato dalla monolocation che funge da ufficio. Discreti la Lazzarini bombarola e Muccino che non ci crede, gli altri hanno storie potenti ma poca vena creativa.
MEMORABILE: La suora che deve restare incinta; Il cieco violentatore.

Il ferrini 11/03/18 17:17 - 1642 commenti

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Ottimo kammerspiel, che a differenza del precedente film di Genovese non si occupa di rapporti umani ma della natura umana. Inevitabile porsi molte domande, spesso immedesimarsi; merito anche di un comparto attoriale di buon livello che trova in Alba Rohrwacher e Rocco Papaleo le due punte di diamante, oltre chiaramente al sempre valido Mastandrea, qui protagonista eppure assai poco loquace. La parte finale forse addolcisce un po' troppo l'impasto, smorzando il fascinoso cinismo generale ma nel complesso è un buon prodotto. Avercene.
MEMORABILE: "Lei crede in Dio?" "Io credo nei dettagli".

Victorvega 12/11/17 14:41 - 289 commenti

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Pretenzioso. Tante belle cose si possono dire di questo film: si può elogiare il cast, evidenziare la buona prova di tutti, rimarcare la bella sceneggiatura, sottolinearne l'originalità. Eppure rimane un po' l'amaro in bocca perché ci si accorge dell'antico vizio di voler atteggiarsi un po', fare mero esercizio di stile con il non-detto, con l'allusione portata a forma artistica. Peccato, perché a tratti il film riesce anche a essere coinvolgente, pur nella staticità di un'unica location e con l'azione esclusivamente raccontata.

Puppigallo 12/11/17 00:42 - 4485 commenti

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Per giustificare una simile staticità ci voleva un copione in grado di far passare il tempo allo spettatore senza spazientirlo, o peggio. Missione quasi riuscita, perché se da una parte, attori come Mastandrea, Giallini, la Rohrwacher e un po' Papaleo (qua e là forzato) riescono a dare credibilità e un po' di spessore ai personaggi, dall'altra non tutti appunto risultano altrettanto convincenti. Bisogna comunque sottolineare una certa originalità e impegno nei vari intrecci e collegamenti atti a far più o meno quadrare il tutto (colpe, espiazione, premio, condanna, libero arbitrio). Non male.
MEMORABILE: Il protagonista, che prende appunti e domanda come ci si sente in particolari momenti.

Gugly 12/11/17 17:57 - 1009 commenti

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Indeciso tra apologo e film "realista", Genovese non fa un vero e proprio passo indietro rispetto al film precedente (il comparto attori se la cava più o meno bene) ma resta prigioniero dell'assunto di base ovvero, se parti con un certo desiderio non puoi deviare! Invece il finale vira verso un moralismo fastidioso e incoerente rispetto ai progetti di partenza dei personaggi; comunque sia sembra che saranno le donne a salvare tutti, anche i "daimonoi" costretti a un compito... dylandoghiano!
MEMORABILE: Il cieco: "Non hai alcuna pietà"; Uomo al tavolo con l'agenda: "Spesso nemmeno voi".

Gabrius79 16/11/17 23:43 - 1182 commenti

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Paolo Genovese si dimostra un bravo regista; questa volta tenta di alzare il tiro (non riuscendoci pienamente) con questo film che ha sicuramente un bel gruppo di attori (su tutti Giallini e Marchioni), ma alla fin fine va analizzato bene per riuscire a capirne il significato. Tanti dialoghi che talvolta abbassano l’attenzione dello spettatore e lo svolgimento dell’intera pellicola all’interno di un bar rischiano di diventare un’arma a doppio taglio. Va (a mio avviso) visto due volte per capirlo a fondo. Comunque da apprezzare.

Xamini 18/11/17 22:08 - 987 commenti

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Come lo Steven Knight di Locke si richiude in un'auto (ma con un solo attore!), Genovese sceglie un unico luogo fisico e vi gironzola attorno, osando tutte le inquadrature che riescano a tenerlo inchiodato lì. Al centro, un Mastandrea monumentario, in un ruolo demiurgico dai confini volutamente indefiniti, vero specchio al quale si riflettono le molteplici (dis)umanità del parco attore. Una sceneggiatura non imprevedibile, che incastra bene le sotto trame e mostra il meglio nei duetti, in particolare sulla bocca del nostro. Avrebbe beneficiato di qualche ulteriore gradazione di nero.

Nancy 16/11/17 15:12 - 771 commenti

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Genovese cerca di crearsi uno stile seguendo una linea di film girato solo in un interno, coi personaggi che si susseguono raccontandosi a Mastandrea, deus ex machina di tutta la trama. Ma gli attori non tengono tutti il gioco e Genovese dopo quindici minuti di film ha già esaurito tutte le inquadrature possibili, che si ripetono e basta. Se questa è un'idea di cinema, chi scrive non l'ha capita bene; anzi, consiglierebbe all'autore di scrivere piuttosto un libro, poiché sprecare una simile buona idea con un film così statico è un gran peccato.

Rambo90 16/11/17 23:23 - 6267 commenti

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Un buon film. Gioca sul filo di lana tra detto e non detto, riuscendo nel difficile compito di non annoiare pur stando sempre seduti allo stesso tavolino. La sceneggiatura poteva forse osare di più, regalare qualche twist più inaspettato (tutti gli intrecci sono facilmente ipotizzabili) ma riesce a dare all'ottimo cast materiale su cui poter costruire i personaggi. E infatti tutti risultano in parte, con una regia che tende a seguire le loro espressioni senza strafare. Con qualche pecca (o lacuna) ma sinceramente interessante.

Nando 18/11/17 23:19 - 3450 commenti

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Indubbiamente Genovese dopo Perfetti sconosciuti si è guadagnato fin troppo credito. Offre questa pellicola claustrofobica fatta di dialoghi non sempre veritieri e l'attesa è infine disattesa. Ottimo Mastandrea, vero deus ex machina della narrazione, ben coadiuvato, personalmente, da Papaleo, Marchioni e Rohrwacher; gli altri al minimo sindacale. Mi aspettavo molto di più.

Markus 18/11/17 10:31 - 3221 commenti

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C'è poco da girarci intorno: il mero copia-incolla di The booth at the end, benché ci sia la volontà di fare del cinema dotto, toglie smalto all'operazione. Resta la buona resa attoriale: per la recitazione in sottrazione di Mastandrea, il personaggio-chiave del film, pare calzargli a pennello; per l'altisonante resto del cast, che ha spazio per qualche estro. Unica location e quattro inquadrature per un intreccio di vicende umane poco avvincenti ma a cui ci si abitua. Si arriva così, tra un malcelato sbadiglio e un ghigno compassato, alla fine del film.

Macbeth55 20/11/17 14:39 - 34 commenti

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L’opera fa un palese omaggio al teatro attraverso l’ottima resa del cast, opportunamente istruito a non curarsi della macchina da presa al punto che sono in bella mostra nei, foruncoli e un pessimo trucco. Ma è tutto fatto con un alto senso drammaturgico, in modo coerente, asciutto. Il film scorre con apparente staticità, con un filo logico a volte disarmante ma allo stesso tempo sorprendente.

Lou 19/11/17 21:57 - 934 commenti

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Insolita e coraggiosa prova di Genovese, che mette in scena (mutuando l’idea da una serie) una sorta di metaforica psicanalisi collettiva dove un luciferino e impassibile Mastandrea, “deus ex machina” seduto a un tavolo del locale “the place”, offre la possibilità di ottenere ciò che più si desidera in cambio di un’azione estrema, che avrà conseguenze sulle vite di altri. Un gioco diabolico del tipo “mors tua vita mea”, troppo esile rispetto ai temi alti approcciati, ma che ha il pregio di far discutere e riflettere.

Ryo 21/11/17 17:24 - 2169 commenti

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Plot molto intrigante, attori bravissimi. Non era facile riuscire a gestire in una sola location tutta la durata del film. Ottima la trama che intreccia le microstorie dei vari personaggi, riuscendo perfettamente a rendere limpide le immagini delle loro vicende pur non mostrandole mai. Peccato solo per il finale, in cui si potrebbe avvertire la mancanza di certe spiegazioni.

Deepred89 23/11/17 10:17 - 3253 commenti

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Idea di base insolita e interessantissima (non farina del sacco di Genovese, ma chiudiamo un occhio) e svolgimento notevole, con un melanconico Lewis Cypher del bar accanto interpretato da un Mastandrea quasi sorprendente. Quanto basta per tenere viva l'attenzione nonostante la monolocation; ma il resto non è propriamente di prima categoria, con una resa visiva incolore, musicacce di bassa lega, struttura episodica rovinata da un montaggio a sketch e finale a cui manca quell'intuizione in grado di dare un senso al tutto. Cast mediamente buono.

Zardoz35 9/12/17 00:24 - 244 commenti

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Un'idea molto ambiziosa, non comune per il cinema italiano. Mastandrea offre un'ottima prova nel ruolo di "wishmaster" (chissà perchè ho pensato a quel lontano film), ma nel suo ruolo avrei visto meglio Giallini. Nonostante la pellicola sia ambientata in una stanza, il tutto non annoia e l'intreccio di alcune storie è azzeccato, anche se alla lunga diventa monotono. Piacevole presenza la Ferilli, perfetta nel ruolo di cameriera. Il finale? Deludente; eppure sarebbe bastato un botto, davvero a portata di mano.

Il Dandi 6/03/18 00:09 - 1724 commenti

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Dopo il gioco di società di Perfetti sconosciuti Genovese vuol rendere ancor più radicale il suo approccio a una situazione mono-tematica (e mono-location). Purtroppo non trova altra ispirazione che il remake di una serie cult Usa, il che appiattisce la narrazione in uno stile pur interessante ma televisivo. Il gioco riesce, ma solo per via di alcune azzeccate interpretazioni e di una sceneggiatura valida ma copincollata (definirla derivativa sarebbe poco). Efficace il Mastandrea minimale, che saggiamente rinuncia a istrionismi diabolici.
MEMORABILE: "L'hai fatto per te".

Galbo 9/04/18 05:56 - 11305 commenti

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Va dato atto al regista Genovese di non avere “cavalcato” il grande successo del suo film precedente ma di avere tentato una strada nuova, specie per il cinema italiano. Questo almeno sulla carta, considerato che si tratta del remake italiano di una serie televisiva straniera, il che sminuisce l’originalità dell’operazione facendo prevalere l’aspetto derivativo. Ciò nonostante il film è ben realizzato e interpretato da un cast di livello, che offre una prova corale nella quale spicca un Valerio Mastandrea raramente così convincente al cinema.

Capannelle 22/04/18 10:48 - 3687 commenti

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Probabilmente persa la scommessa di ridurre a film le complessità della serie tv (o forse non c'erano). Fatto sta che alcune trame non si delineano bene, sia per la poca credibilità (la nonna piazza bombe) che per gli interpreti (la ragazza che gioca alle rapine, il padre col figlio ammalato). Genovese mantiene comunque un buon ritmo, Mastandrea entra bene nel ruolo così come la Ferillona, a suo agio nelle parti più defilate. Monolocation, diario e fotografia accesa alla lunga non aiutano.

Rufus68 14/02/19 19:40 - 2994 commenti

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Americaneggiante a partire dall'ambientazione e dalla esile simbologia (e questo è male) per finire alla struttura da telefilm, abbastanza ingegnosa (e questo è bene). Purtroppo non tutti i personaggi convincono pienamente (la signora anziana, la suora) rivelando un'ansia di stupire troppo e di stipare una variopinta collezione psicologica in pochi minuti. Mastandrea fa il suo dovere con il peculiare eloquio bofonchiato; giallini, invece, fa Giallini. Nella mediocrità spicca Papaleo. Pleonastica la Ferilli, goffo il finale.

Ira72 31/08/18 13:52 - 906 commenti

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Senza guardare ai lavori pregressi, la pellicola di Genovese colpisce, sia per originalità che per l’interpretazione di Mastandrea, che regge sulle sue spalle quasi due ore di film. Davanti alla sua impenetrabilità e al suo distacco sfilano tragedie umane, debolezze, rimpianti e speranze interpretati da un cast a singhiozzo (si poteva per esempio evitare quella parte per la Ferilli, ma de gustibus...). Il lavoro, nel complesso, risulta piuttosto teatrale, talvolta statico e con alcune forzature. Ma meritevole.

Pinhead80 13/09/18 14:38 - 3819 commenti

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Completamente girato all'interno di un locale, "The place" dimostra ancora una volta come Genovese riesca ad appassionare il pubblico attraverso storie di esseri umani che cercano qualcosa in più dalla loro vita. Pur non essendo un'opera originale (trattasi dell'adattamento di una serie tv), il film incanta e fa riflettere sul senso stesso dell'esistenza e dei dettagli, che a volte possono far cambiare la vita delle persone.

Muttl19741 29/09/18 17:51 - 100 commenti

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Secondo film claustrofobico di Paolo Genovese che dopo Perfetti sconosciuti si prende un altro rischio nel raccontare una storia di coscienze ambientata in un unico non-luogo, un bar italiano stile Manhattan: The place. Carismatico Mastandrea, padrone del mestiere come pochi. Adattamento per il cinema di una serie tv statunitense. Stuccante carrellata di attori stranoti per ragioni di botteghino: non se ne può più.

Piero68 23/10/18 08:30 - 2750 commenti

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Abbandonate le commedie Genovese si tuffa in questo strano viaggio nell'io più profondo delle persone. Una sorta di trattato antropologico dai risvolti a volte imprevedibili. Ambizioso nella sua strutturazione (è girato tutto all'interno di un bar, vicino a un tavolino) in realtà può dirsi riuscito grazie soprattutto al grandissimo cast che si alterna e grazie ai dialoghi, che in questo caso diventano l'interprete principale. Qualche ripetizione verso la fine, ma nulla che possa incrinare il risultato finale. Piccola perla nel panorama italiano.

Jandileida 26/05/19 21:58 - 1233 commenti

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Insipido polpettone pseudo-metafisico che Genovese ci serve come fosse una scatolina di caviale ma che al massimo è un onorevole vitello tonnato di rosticceria. La sfilata di storie che passano davanti al serafico Mastandrea risulta infatti confusa, priva di fascino, popolata di facce note che vanno qualcuna in automatico qualcuna fuori giri. La scelta di filmare in un solo luogo, ardita, poteva anche portare a buoni risultati ma si risolve invece in un paio di inquadrature ripetute all'infinito. La Ferilli da il colpo di grazia. Soporifero.

Pigro 2/01/20 09:21 - 7695 commenti

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Forse Dio o il Diavolo o più probabilmente il Demiurgo incaricato di stuzzicare gli uomini al di là del loro immaginabile e della morale in cambio della realizzazione di un desiderio. Non ho visto la serie di cui è remake che è la vera depositaria di un potente discorso filosofico sull’etica, sul libero arbitrio, sulla volontà. Questa versione esalta correttamente l’imperscrutabilità del senso, ma sembra non decollare mai, insistendo sul meccanismo e senza osare qualcosa di più. Comunque intrigante e da vedere.

Bruce 17/04/20 10:12 - 999 commenti

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Con coraggio Genovese, dopo il grande di successo di Perfetti sconosciuti, cambia direzione e sceglie di girare un film drammatico, tratto da una serie televisiva americana, tutto girato all'interno di un locale. L'interprete principale è Valerio Mastandrea che immobile, seduto a un tavolo, riceve richieste e attribuisce compiti, spesso tra loro intrecciati, a persone in difficoltà o che vorrebbero cambiare vita. La visione risulta sinceramente pesante, per non dire noiosa. Un esercizio di stile, pretenzioso e artificioso.

Decimamusa 17/05/20 09:46 - 79 commenti

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Sceneggiare i conflitti interiori attraverso un film declinato sui dialoghi: impresa ardua, in gran parte riuscita, con Mastandrea al meglio. “The place” è un bar dove ci si incontra con un enigmatico personaggio, che contabilizza impegni e compensi di varie persone. Ma “place” è anche compito. La vita è fatta di compiti, obiettivi, in cui si viene costantemente a patti con la propria coscienza, in cui i confini fra il giusto e l’ingiusto spesso sfumano, in cui la scommessa decisiva è accettare la realtà, trovando il proprio "posto" nella vita.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Kaciaro • 14/11/17 20:50
    Galoppino - 485 interventi
    e' palesemente uguale alla serie cambiano solo gli attori.... l'ho scoperto dopo aver visto il film che mi e' calato un po'...
  • Discussione Didda23 • 15/11/17 10:24
    Comunicazione esterna - 5713 interventi
    Ho visto la serie, ora a tempo debito recupererò pure il film. Già sento dire che la serie è superiore (ed a me non ha particolarmente entusiasmato), cosa che non mi invoglia ad andare al cinema...
  • Discussione Kaciaro • 15/11/17 18:33
    Galoppino - 485 interventi
    Didda23 ebbe a dire: Ho visto la serie, ora a tempo debito recupererò pure il film. Già sento dire che la serie è superiore (ed a me non ha particolarmente entusiasmato), cosa che non mi invoglia ad andare al cinema... ma no e' comunque un film da vedere ottimi tutti gli attori pero'.... specie per te che hai visto la serie un po' delude...
  • Discussione Nancy • 16/11/17 15:11
    Fotocopista - 150 interventi
    La serie è citata come opera ispiratrice nei titoli di testa, tuttavia nei titoli di coda il soggetto rimane accreditato di Genovese. Non ho visto la serie, ma il film non mi è affatto piaciuto...quest'interno bar fotografato in controluce mi ha fatto venire la nausea dopo un po'.
  • Discussione Zender • 16/11/17 18:13
    Consigliere - 43776 interventi
    Beh, almeno la citazione è evidente dai.
  • Discussione Rebis • 16/11/17 18:22
    Comunicazione esterna - 4289 interventi
    L'ho visto con un amico che ha visto la serie... lui dice che è identico, a parte alcune varianti nella vita dei personaggi (tipo il cieco è un artista) ma nulla per cui poter parlare di soggetto originale.
    Ultima modifica: 16/11/17 18:23 da Rebis
  • Discussione Kaciaro • 16/11/17 19:43
    Galoppino - 485 interventi
    Rebis ebbe a dire: L'ho visto con un amico che ha visto la serie... lui dice che è identico, a parte alcune varianti nella vita dei personaggi (tipo il cieco è un artista) ma nulla per cui poter parlare di soggetto originale.si il problema e' che alcuni dialoghi sono presi di sana pianta uguali uguali identici mai vista una cosa cosi'.....
  • Discussione Schramm • 12/05/18 13:30
    Risorse umane - 6702 interventi
    Rebis ebbe a dire: L'ho visto con un amico che ha visto la serie... lui dice che è identico, a parte alcune varianti nella vita dei personaggi (tipo il cieco è un artista) ma nulla per cui poter parlare di soggetto originale. anche perché il costrutto/quesito di fondo "cosa sei disposto a fare pur di vedere realizzato il tuo desiderio" (che pure qui non ha per tramite il significante economico) è variato da 13beloved, 13tzameti e cheap thrills su fino a faust. al cinema è uno dei lazi narrativi che meglio mi cingono, per cui spero di recuperarne serie e suo succedaneo..
  • Discussione Didda23 • 12/05/18 15:26
    Comunicazione esterna - 5713 interventi
    Non aspettarti granché
  • Discussione Schramm • 12/05/18 15:32
    Risorse umane - 6702 interventi
    Didda23 ebbe a dire: Non aspettarti granché dalla serie, da genovese o da entrambi?