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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Pregi e difetti del regista greco non cambiano di una virgola, quindi a chi piaceva piacerà e viceversa. Siamo nel solito tempo senza tempo, nulla che possa agganciarsi a un contesto reale di oggi o futuro. In un albergo sul lago che potrebbe essere ovunque vengono accolti i “single”, i quali hanno 45 giorni di tempo per trovare la loro anima gemella: se non ce la fanno finiscono trasformati nell'animale che hanno indicato come preferito al loro arrivo. David (un ingrassato Farrell) sceglie l'aragosta e intanto il titolo va a posto. Le avventure in albergo proseguono stancamente, tra architetture gelide e dialoghi minimali, ospiti disgraziati spediti nella transformation room ad animalizzarsi e rapporti tutti da inventare. Dal momento che...Leggi tutto David qualcuna adatta a lui non la trova scappa nel bosco, dove vive una comunità di single ribelli (guidata da Léa Seydoux) che vive secondo regole diverse da quelle dell'albergo ma altrettanto rigide. Assurde quelle assurde queste, come si può immaginare. Perché in fondo il gioco di Lanthimos sta tutto nello stupire lambendo i territori del grottesco, nel colpire l'immaginazione attraverso azioni impensabili e reazioni conseguentemente ancor meno logiche. Viene però da dire troppo facile, perché all'origine non sembra esserci un disegno vero ma solo un paio di idee che contaminano tutto allargandosi in un oceano di bizzarrie fini a se stesse, in cui la presunta analisi della società si riduce a qualche idea presa dalla vecchia fantascienza e riadattata a uno stile che poi, stilisticamente, non trova certo una tecnica straordinaria a sorreggerlo. Un impianto filosofico allegorico ben poco ficcante, spalmato lungo un arco di quasi due ore in cui l'azione rallenta fin quasi a fermarsi, con tappe all'esterno nella seconda parte in cui la normalizzazione (si fa per dire) abbandona le ambizioni apocalittiche intuibili nell'albergo per provare ad umanizzare almeno un rapporto, quello tra David e la ragazza conosciuta nel bosco. Il sesso è come sempre in Lanthimos terribilmente asettico e freddo, semplicemente meccanico nonché programmaticamente insolito nella sua attuazione (qui ripetuti strusciamenti della donna che siede vestita sul pube dell'uomo). Il regista sa come incuriosire, certamente, ma poi se ne frega di portare a compimento le sue suggestioni piazzandoti d'emblée la schermata nera di fine corsa. Un cinema senza tempo né spazio, di poche parole, pochi sguardi (quei pochi vuoti) e contenuti stantii tirati a lucido per proseguire un discorso che - comunque venga declinato - qualcuno capace di apprezzarlo lo trova sempre. A volte basta allontanarsi dai canoni per trovare estimatori. Se però questa è la diversità, come minimo somiglia sempre a se stessa.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 16/10/15 DAL BENEMERITO COTOLA POI DAVINOTTATO IL GIORNO 30/11/17
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Cotola 16/10/15 23:32 - 7833 commenti

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Fortunatamente Lanthimos è rimasto fedele a se stesso e non si è americanizzato. Merito di uno script che, come nelle altre opere del greco, sa essere allo stesso tempo spiazzante, disturbante e profondamente angosciante. Qui dà vita ad una delle distopie più bizzarre del mondo in celluloide che nella prima parte è più originale, mentre nella seconda diventa leggermente più consueta, ma non troppo. Eppure le due parti sono, per certi versi, speculari ed utili a rappresentare un'umanità ormai quasi completamente gelida. Non mancano richiami ad altri sue opere. Notevole.

Xamini 23/10/15 00:31 - 1048 commenti

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Opera anaffettiva dal capo alla coda, questo The lobster attraverso una visione distopica mette in scena in un'analisi spietata il teatrino delle relazioni umane. Il focus è su quelle affettive, portate da un lato all'estremo della necessità quale mattonella fondamentale della società umana, dall'altro messe al bando per una vocazione alla ricerca della solitudine. Le due realtà si scontrano, ribaltano i propri predomini sino alla disperazione di un anelito di umanità finale che resta un punto di domanda. Freddo dai sentimenti ai colori, disturbante, malato. Da vedere.

Rebis 28/10/15 10:43 - 2115 commenti

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Fuori dal regime di austerità economica, il cinema di Lanthimos acquista smalto visivo, si concede il lusso di star internazionali, ma non perde un grammo del suo nichilismo caustico e misantropico. Dal monopolio esercitato dall'istituzione familiare sull'individuo alle coercizioni sociali sulla vita di coppia, l'apparato filosofico resta preponderante e il fiume carsico della violenza torna a riaffiorare con lancinante, inattesa forza epifanica. Distopia a misura di veridicità: si ghigna contemplando il male minore, mentre l'angoscia si stratifica alle nostre spalle senza trovare catarsi.

Lou 22/11/15 00:14 - 1033 commenti

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Lo spunto di partenza è curioso: la clinica dove i single devono trovare l'anima gemella, pena essere trasformati in animali. Da qui però discendono stranezze e deviazioni di vario tipo, con corollario di comportamenti violenti, psicotici o semplicemente assurdi, di cui si stenta a comprendere il significato ultimo. La miseria delle relazioni umane? L'impossibilità di trovare pace e felicità sia da soli che in coppia? L'articolata sceneggiatura si presta alle più varie interpretazioni, ma forse non vale la pena farsi troppe domande.

Saintgifts 3/12/15 00:25 - 4098 commenti

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Per metà del film (la migliore) Lanthimos ci propone un modello di società futura ma che fa riflettere su quella attuale, dove non è possibile rimanere single, o solitari, pena essere trasformati in un animale a scelta (evviva la libertà). Parte che si segue facilmente, interessante per la descrizione delle diverse regole imposte da un non meglio definito ente o governo (di destra, si presume). Non può mancare chi si ribella a tutto ciò, ma con altrettante regole punitive (come dire dalla padella alla brace). Guarda caso l'amore fa capolino.
MEMORABILE: Le false affinità, messe in atto dai maschi, per "catturare" l'anima gemella.

Kinodrop 4/12/15 21:14 - 1825 commenti

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Un ipotetico futuro in cui i single vengono ostracizzati; il soggetto poteva incuriosire, ma da subito si percepisce l’inadeguatezza dell'insieme; uno scenario che oscilla tra il raccapricciante e il risibile e che lascia molto perplessi. In più, infastidisce la forzata freddezza della recitazione (nonostante il livello del cast) e la scenografia che rimandano a una certa Nouvelle Vague, quella più ostica, dove il nesso tra le azioni resta spesso un mistero. Un’opera elitaria più interessata a esprimere l'ego del regista, che a comunicare col pubblico.
MEMORABILE: La pseudo clinica per single; Il gruppo dei "resistenti" tra foresta e shopping in città.

Deepred89 13/12/15 17:06 - 3378 commenti

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Fanta-grottesco pesante e indigesto formato indie coi soldi, ravvivato da qualche idea originale e da alcune godibili sterzate ciniche. Il classico film che si segue piacevolmente per la semplice curiosità di vedere dove voglia andare a parare (con inevitabile delusione), con qualche bel momento e una prima parte scenograficamente stuzzicante, ma dall'anima imbolsita almeno quanto lo sguardo di Farrell e dunque alla lunga stancante. Notevole il cast di contorno, mentre gli amoreggiamenti dai genitori della Seydoux sono un bel momento trash.

Capannelle 22/12/15 00:12 - 3857 commenti

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Gradevole e anche stimolante il primo tempo, fiacco e deludente il secondo. Va detto che il regista greco qualche sorpresa, bella o brutta, te la riserva sempre, ma qui il tutto si affastella su se stesso e diventa sempre più pesante e noioso lasciando il precedente lavoro Dogtooth come un lontano ricordo. Gustosi alcuni quadretti e usanze dell'hotel, come anche i solitari che si concedono all'ascolto della musica.

Manrico 2/01/16 08:26 - 84 commenti

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Se lo spunto poteva essere interessante, l'esito complessivo di questo lavoro lascia piuttosto delusi. Tra geli recitativi nouvelle vague fuori tempo massimo e un cinismo complessivo che lascia presto posto a un'annoiata prevedibilità, il film di Yorgos Lanthimos funziona nella prima parte (grazie anche alle buone ambientazioni) per poi perdere aderenza - la scarsa credibilità era già stata concessa di default - nella seconda e lasciare le tante possibili domande sollevate dal plot con una sola risposta, la più banale.
MEMORABILE: Le dimostrazioni dei vantaggi dell'essere in coppia; Le visite ai genitori di Léa Seydoux.

Daniela 4/01/16 08:15 - 10213 commenti

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Distopie a confronto: nella prima, socialmente omologata, i single sono costretti a trovarsi in breve tempo un'anima gemella pena la trasformazione in un animale a loro scelta; nell'altra, quella dei ribelli alla macchia, sono punite severamente le relazioni sentimentali e sessuali. Lanthimos dirige un'allegoria in cui i rituali sociali, spogliati da ogni orpello e ridotti a nude regole, mostrano tutto il loro lato grottesco. Opera genialmente spiazzante nella prima parte, si incarta un poco nella seconda, ma il risultato complessivo è comunque molto originale, stimolante e di grande fascino.
MEMORABILE: Il tentativo di sintonizzarsi con la donna priva di sentimenti; il linguaggio muto

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Galbo 17/03/16 05:53 - 11590 commenti

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Un'acuta descrizione delle vita di coppia in un film che rappresenta due società distorte (una delle quali illecita) dove il significato della stessa condizione ha un significato opposto. Più incisivo nella prima parte, il film cede un po' alle logiche della love story (sia pure sui generis) nella seconda. Rimane tuttavia un buon esempio di analisi critica sociale che può contare su una riuscita ambientazione (che contribuisce a trasmettere un costante senso d'angoscia) e un'eccellente prova di un inedito Colin Farrell.

Homesick 30/03/16 11:10 - 5737 commenti

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Dopo la prima parte - potente e spiazzante - nell'hotel-prigione di un'abominevole società distopica che obbliga all'amore forzato e condanna singles e solitari, nella seconda il film allenta la presa accasciandosi sui terreni più regolari della love-story. Lanthimos si fa notare comunque per il taglio registico surreale e grottesco con cui progressivamente svela, dietro l'apparente realtà quotidiana, un raggelante scenario fantascientifico che si rispecchia a dovere nell'interpretazione umile e a tratti robotica di Colin Farrell. Echi del Tognazzi (prima) e del Truffaut distopici (dopo).
MEMORABILE: La tremenda punizione inflitta a chi si masturba; la robotica freddezza della "donna senza cuore".

Hackett 21/07/16 00:01 - 1800 commenti

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Originale e inconsueto. Film che parla d'amore facendolo passare attraverso un percorso tra opposti e rigidi sistemi sociali che cercano di imbrigliare il sentimento in regole e convenzioni. Folgorante la prima parte, con la descrizione delle regole dell'hotel e la vita dei residenti tra grigiore, freddezza e ipocrisie. Più convenzionale la seconda parte, che conta comunque dei momenti intensi e sfocia in un finale dove, forse, capiremo se l'amore cieco esiste.

Giùan 21/09/16 09:58 - 3270 commenti

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Lanthimos non fallisce il colpo nella insidiosa trasferta americana con un film complesso, irrisolto ma per questo positivamente meno programmatico dei lavori precedenti. Restan centrali la struttura coercitiva (che anzi si slarga dalla famigia al "mondo") come l'elemento della istituzionalizzazione dei sentimenti, ma il contesto fanta(stico)scientifico (che fa venir in mente Fahrenheit 451) e la concentrazionarietà del cotè (un sanatorio che "allude" a La montagna incantata) esasperano lo straniamento del film, pur diluendolo in una seconda parte scentrata.

Pinhead80 6/12/16 10:52 - 4070 commenti

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In un futuro imprecisato la libertà di amare o di stare soli non esiste. Tutto è vincolato da leggi ferree, bizzarre e disumanizzanti che rendono autistico ogni cosa. Lanthimos abbandona la Grecia ma non la sua poetica che si fa in un certo qual senso più raffinata ma sempre incisiva e disturbante. Chi lo conosceva già ritroverà in questo film molti dei suoi tratti tipici. Non c'è colore, non c'è calore che tenga, l'amore è sempre privato di ogni connotazione emotiva.

Thedude94 14/01/17 00:24 - 687 commenti

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Lanthimos fa il surrealista con il sentimento che governa il mondo, ovvero l'amore; in un mondo in cui non si può essere single e in un hotel nel quale se non ti innamori diventi un animale, vive un uomo strano, ben interpretato da Farrel, il quale non resiste al desiderio di unirsi con qualcuna. Quando entrano in scena la Seydoux, in questo caso una vera villain e la Weisz, che senza trucco mostra tutta la sua bellezza sincera e la sua bravura..
MEMORABILE: "È più difficile fingere di provare sentimenti che non si hanno che fingere di non provare sentimenti che si hanno".

Rambo90 5/02/17 22:53 - 6701 commenti

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Tra fantascienza distopica e love story sui generis, un film che intriga, che sa dire qualcosa di non banale sulle coppie e sulla solitudine (e sui rapporti umani in generale) supportato anche da una bella prova dei due protagonisti. La prima parte è la migliore, quella che regala più sorpresa e sa essere più originale, con la descrizione del futuro in cui ognuno dev'essere parte di una coppia. Nella seconda ci sono troppi tempi morti e la storia si fa più prevedibile, almeno fino al crudele twist verso la fine. Buono.

Piero68 5/06/17 09:45 - 2816 commenti

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A cavallo tra "1984" e "La fuga di Logan", il film presenta tutte le caratteristiche del futuro distopico immaginato nei suddetti romanzi. Per cui l'originalità si ferma solo ad alcune variabili sul tema. Grottesco e visionario. La sceneggiatura pone a confronto due tipi di società contrapposte che seppur agli antipodi e di cui una illegale, soffrono tutte e due delle stesse deviazioni e dello stesso carattere impositivo-vessatorio. Ottimamente confezionato; quella che manca è un vera critica sociale, inoltre la visionarietà rimarrà fine a se stessa.

Zardoz35 22/10/17 12:30 - 258 commenti

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Uno dei peggiori film mai visti. Peccato, perché la storia dei single da accoppiare a tutti i costi poteva essere svolta in altro modo. E invece abbiamo l'albergo-lager e dall'altra parte i cosiddetti ribelli che dormono in una foresta, pur esistendo un mondo apparentemente normale fatto di città e case. E poi i single trasformati in animali... sarebbe interessante conoscere il processo. Li accoppano e stop. Farrell baffetto inespressivo sia in albergo che fuori, sugli altri attori stendiamo un velo pietosoma gli altri sono peggio.
MEMORABILE: Il duetto al canto e chitarra dei genitori della Seydoux: grottesco quanto l'intero film.

Pigro 16/05/18 09:01 - 8358 commenti

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Lanthimos torna a colpire con un’altra algida e folgorante distopia, un apologo agghiacciante sulle relazioni (ma eccessivamente contorto rispetto ai precedenti): una società imperniata sulla vita di coppia tra persone simili e una contro-società di single massimalisti. In entrambe il sentimento è bandito, resta solo l’obbedienza alle regole, che è il vero tema: il controllo sociale che impone i nostri comportamenti. Ambientazioni curatissime, tra stanze, boschi e scorci metropolitani, in cui rimbalza un senso di angosciosa claustrofobia.

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Bubobubo 7/01/19 01:32 - 1434 commenti

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Pur nell'impegnativa transizione dalla piccola Grecia al mercato internazionale, Lanthimos si pregia di continuare ad approfondire la propria ricerca formale, attraverso l'applicazione destrutturata della sua tematica portante, un'incomunicabilità cronica che nei suoi esiti più alti raggiunge ancora una volta Ferreri (anche via esplicita manipolazione linguistica e/o più generalmente semiotica). Se la prima parte rimette in discussione i fondamenti grammaticali di Alps, la seconda ribalta tutto perché nulla venga ribaltato: solo il cieco vede.

Pesten 16/06/19 07:15 - 652 commenti

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Un filmettino non proprio da serata tranquilla. Il futuro distopico descritto come rappresentazione dei rapporti di coppia è qualcosa di decisamente pesante e mortale, ti lascia quasi senza fiato. Pur nella sua lentezza e nella sua sensazione soffocante, il film risulta intrigante per quasi tutta la sua durata grazie anche a un paio di twist tutto sommato inaspettati. Nella parte finale tende a trasformarsi fin troppo in una storia d'amore, virando più verso un drammatico qualunque. Nel complesso però molto interessante, Farrell compreso.

Mickes2 12/04/20 14:00 - 1668 commenti

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Immerso dentro un non-luogo, l’esordio di Lanthimos in terra statunitense è un meritevole sguardo gelido, surreale e distopico sulla società riconosciuta come omologata. Meno stratificato dell’opera precedente ma dotato di tematiche molto simili (la contemporaneità, la fragilità dell’essere umano, il diabolico cinismo), la pellicola spinge molto nella prima parte aggrovigliandosi tuttavia nella seconda, stranamente più canonica, finanche dispersiva. Chiaro, avercene nel cinema cosiddetto hollywoodiano.

Westonberg 5/04/20 15:05 - 30 commenti

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Un film che ha indubbiamente del potenziale, una sceneggiatura intrigante coadiuvata da una ricerca fotografica e scenografica molto accurata. D'altronde sembra non centrare mai il bersaglio, a un certo punto sembra perdersi e l'intento pare solo quello di ammutolire lo spettatore. Sia le "coppie forzate" che i "single per scelta", nella realtà distopica di Lanthimos presentano elementi contraddittori, qual è quindi la via da seguire? Il cuore, la ragione o adattarsi? Forse nessuna di queste.
MEMORABILE: L'hotel anonimo dalle tende neutre e dalla moquette variopinta.

Taxius 26/04/20 19:35 - 1651 commenti

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In un futuro distopico chi rifiuta l'amore viene trasformato in un animale a sua scelta e chi fugge a questa legge diventa un criminale a cui dare la caccia, ma anche questo mondo ha una regola che forse è pure più terribile. I ritmi sono molto lenti e le atmosfere cupe e apatiche, come del resto gli animi di tutti i vari protagonisti: tutte caratteristiche tipiche dei film del regista greco. La storia è particolare e affascinante soprattutto nella prima parte, mentre nella seconda perde un po' di mordente. Merita.

Schramm 14/01/21 13:42 - 2538 commenti

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La statale coercizione alla sovrasocializzazione; e l'obbligo a un irriducibile individualismo da parte della dissidenza organizzata. Pena mutilazione, morte o essere declassati al regno animale. L'overdubbing distopico sbaraglia per originalità, ma Lanthimos si adagia sull'autosufficienza di un iter assiomatico. Tutto scorre preciso nel nitore di forma e teorema, nella geometria tecnico-tematica, senza che una qualche sporcizia o ambiguità ammacchino mai l'anima o la psiche. Si procede in folle, e si pensa a che bomba al neutrone sarebbe stata un'idea simile in testa a Cronenberg.
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