La cura dal benessere

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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: A Cure for Wellness
Anno: 2016
Genere: horror (colore)
Note: E non "La cura del benessere".
Numero commenti presenti: 26
Papiro: elettronico

LE LOCATION

I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Ed ecco riaffacciarsi al cinema la storia del cella casa di cura maledetta, di quelle che ci entri e non sai ma se ce ne uscirai; in cui tutti ti accolgono col massimo della gentilezza ma anche con quel modo di fare untuoso e ambiguo che non lascia presagire nulla di buono. A finirci dentro è questa volta un giovane manager d'una multinazionale, Lockhart (DeHaan), spedito in loco dai capi per recuperare il loro boss lì in vacanza, che dev'essere assolutamente fatto rientrare a New York per presenziare a un procedimento di fusione tra colossi del campo. Lockhart il suo uomo lo trova quasi subito, ma questi non sembra affatto intenzionato a lasciare il centro benessere (situato presso uno splendido castello ai piedi delle alpi svizzere). Cosa...Leggi tutto lo trattiene lì? Gore Verbinski recupera il suo miglior stile (quello di THE RING per intendersi) e confeziona un patinatissimo miscuglio di orrori e thriller, con il protagonista che precipita in un vortice di follia come era capitato a tanti suoi illustri colleghi in precedenza (si potrebbe citare facilmente, ad esempio, il corridoio di Fuller). Verbinski però ci aggiunge il carico di un mondo che, rubacchiando certe stupefazioni da COMA PROFONDO fino a raggiungere addirittura il Fantasma dell'opera, fa deflagrare il suo talento in riprese di qualità talvolta strabiliante, che giocano spesso con l'acqua e i suoi riflessi per comporre autentici quadri in movimento. La ragazzina che osserva in abito virginale dall'alto del castello che rimanda a SUSPENSE, il treno che passa specchiandosi nella galleria, l'auto che percorre le strade di montagna come nell'incipit di SHINING, l'incidente col cervo che riporta alla mente THE RING 2... Un profluvio di citazioni che non si placherà mai, piegate però all'estro di un talento visivo immenso, in cui è facile perdersi e anzi è consigliabile farlo; perché inseguire la logica in un film così è una partita persa: A CURE FOR WELLNESS, dopo una prima parte preparatoria del tutto coerente e di grande fascino, si limita a infilare una sequenza di scene confusamente assemblate che illustrano una situazione, più che inseguire una vera storia. E' l'avventura di Lockhart tra le sale e i corridoi della spa, l'avventura di chi scopre passo dopo passo una realtà distorta e mostruosa senza sapere come affrontarla. Ci s'infilano trovate bizzarre e torture agghiaccianti (viene in mente IL MARATONETA), con le parole suadenti e cariche di beffardo buon senso del direttore del centro che sembrano non lasciare scampo. DeHaan piace per la sua aria non arrendevole, per l'apparente scaltrezza da giovane decisionista che non è facile buggerare, ma è evidente che il film lo fanno le meraviglie in cui è immerso, come si sconfinasse quasi nel fantasy dopo un incipit rigoroso. Ammaliante, anche se due ore e mezza paiono eccessive...
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 25/03/17 DAL BENEMERITO DEEPRED89 POI DAVINOTTATO IL GIORNO 2/04/17
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Deepred89 25/03/17 23:06 - 3309 commenti

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Incipit bomba, con nenia + grattacieli alla Rosemary's baby e in un primo momento il livello sembra restare costante: regia raffinatissima, volti efficaci, splendide ambientazioni in un castello-clinica svizzero. Poi la prima cosa fuori posto (la guardia che si masturba), lo scivolone (la locanda) e in seguito il degenero totale: eccessi, ridicolo, filosofia astrusa, fanta-scienza ed effettacci di ogni sorta (anche ultraviolenti), con una mezz'ora finale di un delirio kitsch che nemmeno Joan Lui. In compenso 2 ore e mezzo che volano. * o *****?
MEMORABILE: La bellisima prima scena di dialogo tra il protagonista e la fanciulla, sul tetto; Il dolore "senza anestesia".

Hackett 30/03/17 08:03 - 1743 commenti

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Verbinski ci ricorda il suo straordinario talento per il thriller, già visto nel celebre The ring. Ancora una volta splendide immagini dalla fredda fotografia e vedute aeree che tolgono il fiato ci accompagnano in una vicenda che, per quanto a tratti prevedibile, riesce a far volare le due ore e mezza di durata tra colpi di scena e immagini che spaziano dal visionario all'efferato. Ancora una volta l'acqua è un elemento fondamentale. Coinvolgente, anche se la sceneggiatura avrebbe potuto stupire di più.

Digital 4/04/17 12:52 - 1122 commenti

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A un giovane manager di una multinazionale viene dato l'incarico di riportare a casa uno dei capi, finito in un centro di cura. Il nostro resterà suo malgrado all'interno della struttura. Thriller che non s'inventa niente di nuovo ma che risulta altamente coinvolgente e teso, con una fotografia abbacinante e un senso claustrofobico significativo. DeHaan è protagonista di assoluto valore, mentre Isaacs lascia il segno come luciferino dottore. Certo, spesso si ha la sensazione di non capirci più niente, ma ciò lo rende anche meno prevedibile.

Nancy 5/04/17 12:39 - 774 commenti

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Il film scorre molto bene ma lascia perplessi per quanto riguarda la trama, i cui sviluppi si riescono facilmente a intuire fin dal primo tempo. Quindi per quanto non stupefacente in quel senso, rimane comunque abbastanza sorprendente nei cambi repentini di registro, dal fine thriller psicologico all'horror più "casereccio". Interessante lo spunto iniziale, ma duole dire che oltre quello c'è poco e anche le interpretazioni non aggiungono granché. Regia e fotografia interessanti. Quando Youth incontra L'educazione fisica delle fanciulle e Shutter island.

Puppigallo 5/04/17 13:58 - 4525 commenti

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Il meccanismo è quello da sogno o son desto, con contorno di giusto ambiente (la clinica del “benessere”) e colori freddi, quasi cadaverici, come il protagonista. Su questo fronte, missione compiuta. Il problema però sorge per l’eccessiva lunghezza della pellicola, che dilata inevitabilmente le situazioni, annacquando un contenuto già non così ricco, se non proprio di acqua (il fulcro). Comunque, nel complesso non è male, soprattutto se si riesce ad apprezzare la malcelata ironia finale "A dire il vero, mi sento meglio".
MEMORABILE: "Abbiamo fatto tutti cose terribili...troppo terribili"; L'incidente; La vitamina che sa di "pesce sudato"; La vasca sensoriale con "intrusi".

Cotola 13/04/17 22:26 - 7613 commenti

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Parte molto bene: l'inizio è molto bello ed il prosieguo riesce a creare tensione, interesse e dimostra buone qualità registiche e stilistiche di livello notevole, soprattutto dal punto di vista visivo. Peccato che poi non mantenga tutto quello che prometta, calando col passare dei minuti, accumulando in una serie di svarioni e facilonerie per poi crollare nell'ultima mezz'ora dal sapore assolutamente trash che lo fa cadere nel ridicolo. Peccato!
MEMORABILE: Il trattamento al dente.

Ryo 3/05/17 01:54 - 2169 commenti

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Un pazzesco mind-movie in cui il regista sembra strizzare l'occhio allo stile di David Lynch. Un'esperienza folle sempre altalenante fra realtà e allucinazione, lucidità e follia. Un protagonista che vive un'involuzione che lo porterà sempre più in basso e sempre più devastato. Ottimi gli ambienti, curatissimi, che esprimono repressione e inquietudine. Potenti le scene "forti", riguardino esse la tortura o la scoperta del segreto principale.
MEMORABILE: I corpi galleggianti nel fluido; La cura con l'ingoio di anguille; Il dente trapanato; La rissa al bar; Il ballo infuocato.

Daniela 1/06/17 03:05 - 9636 commenti

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Che film migliore sarebbe stato se fosse durato mezz'ora di meno. E questa volta non si tratta di durata eccessiva, ma del fatto che tutte le cose visivamente belle e narrativamente intriganti si trovano nella prima parte, mentre da un certo punto in poi, imboccata la direzione gothic-horror, va tutto a ramengo e si sfiora il ridicolo involontario. Peccato per l'ambientazione assai suggestiva in un meraviglioso castello (svizzero nella finzione, tedesco nella realtà) avvolto in una atmosfera shutteristica in cui si fondono echi letterari manniani e kafkiani. Occasione mancata, peccato.
MEMORABILE: I primo incontro fra la ragazza e il protagonista, con le montagne riflesse dall'acqua; Le anguille nel water

Termalick 10/06/17 08:50 - 1 commenti

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Ho intravisto Sorrentino in quei sotterranei asettici e quasi irreali con scena rotta solo dalla figura in movimento. In alcuni tratti la poca realtà fa un po' abbassare il livello (bici schiantata e subito ripartente, boccaglio in bocca ma narici libere, sigaretta accesa in situazione non proprio ideale, nessuno da NY che dopo giorni si preoccupa e si allerta). Attori che han fatto il loro mestiere in un film troppo lungo; buona regia nell'insieme, anche se alcuni espedienti san di già visto.

Piero68 14/06/17 09:22 - 2780 commenti

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Magnifica la parte iniziale di preparazione, ovvero la prima ora e mezza, troppo banale e deludente la svolta conclusiva, sia per la scelta di sceneggiatura sia perché lascia comunque più domande che risposte. Molto apprezzabili comunque la fotografia e la location, che si uniscono a una magnifica prova sia di Isaacs che di DeHaan. Insomma, una confezione quasi perfetta con enorme cura del dettaglio. Avrebbe meritato miglior finale. Probabilmente è mancato il coraggio di fare una scelta più psicologica stile Shutter Island.
MEMORABILE: Dialoghi in CdA: "Signor Lockhart, le hanno mai infilato nel culo un c***o nero di 30 cm? Sa, la prigione!"

Kinodrop 19/06/17 18:36 - 1593 commenti

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La buona messa in scena e la fotografia, le suggestive location e un discreto inizio non riescono a sostenere una trama che più pasticciata non si può. L'opposizione alta finanza/modernità e torvo castello/clinica di gotica memoria non trova una sintesi, anzi il film resta pretestuosamente diviso in due tronconi. Le incongruenze sono tante e si rimane basiti, specie nel finale (quasi fantasy), tra il catastrofico e il consolatorio. Ben scelto il cast sia nei protagonisti che nei tenebrosi comprimari, ma nell'insieme fa "acqua" da tutte le parti.
MEMORABILE: La gastroscopia con murene annesse; Il "dentista" della clinica; Chi ha rimesso i denti a Lockhart nel finale?; Il ridicolo walzerone tra le fiamme.

Corinne 21/06/17 16:20 - 405 commenti

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Si può portare avanti per 130 minuti, senza annoiare, una storia banale, vista e rivista, dall'evoluzione scontata? Verbinski ci riesce, puntando su una messa in scena di tutto rispetto, a tratti quasi burtoniana, sempre raffinata e curata, creando un horror tra il gotico e l'onirico. Certo, vuoi per il genere non definito, vuoi per la recente tendenza al twist finale (vedere ad esempio The ward o Shutter island, film che vengono alla mente guardando questo) l'epilogo può deludere nella sua linearità, ma ci si arriva dopo due ore di buon cinema.

Didda23 3/08/17 11:01 - 2297 commenti

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Verbinski conferma di essere un regista talentuoso soprattutto a livello visivo con soluzioni registiche incantevoli dal punto di vista puramente tecnico (e non è da meno la fotografia del fido Bazelli). Un vero peccato che la vicenda parta alla grandissima per poi calare progressivamente, fino a un finale ai limiti del ridicolo. Ci si accontenta di una strepitosa prima ora, di qualche intuizione a livello narrativo (contrasti che ribaltano certezze consolidate) e di un cast all'altezza. Il classico film che non trova una soluzione degna della genialità del soggetto.
MEMORABILE: La casa di cura immersa in una location mozzafiato; L'incontro con il dottore-veterinario; I trattamenti "benefici".

Capannelle 22/11/17 19:54 - 3742 commenti

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La storia del trattamento rigenerante in mezzo alle alpi svizzere aveva risvolti interessanti, esplorati da Verbinski con un notevole gusto visivo, ma purtroppo il film non mantiene tutte le promesse. Certi primi piani dei protagonisti e le situazioni ambigue che si vengono a creare possono intrigare, ma non tutti gli esiti sono riusciti o particolarmente originali.

Pumpkh75 27/12/17 14:42 - 1336 commenti

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Un lungo tunnel nero nel quale si fa difficoltà a capire se la luce sia davanti o alle spalle, brancolando tra altissime cime di celluloide e trucchetti che neanche il più scalcinato film di serie B avrebbe osato. Dal galoppo sinusoidale si trae un apprezzamento parziale: se l’occhio ottiene la sua parte, il cervello poco comprende sebbene lo si spinga a credere di aver capito tutto. Dane DeHaan ricorda troppo Di Caprio per evitare qualsiasi parallelismo con Shutter island. Applausi tiepidi per Verbinski, The ring era un’altra cosa.

Ira72 6/04/18 22:44 - 970 commenti

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Se al ristorante mi servono quattro portate notevoli e sul finale un dessert stucchevole, non posso certo dire di aver mangiato male. Per cui un buon film, nel complesso. Verbinski, avvalendosi sapientemente di attori in parte, inquadrature ardite, scenografie spettrali e ambientazioni azzeccatissime, parte dal concetto del “tallone d’Achille” dell’uomo moderno per poi dipanare misteri, esperimenti, sadismo e torture. Un thriller avvincente e qualche similitudine con Shutter Island (persino i due protagonisti si assomigliano, esteticamente).

Taxius 10/05/18 16:41 - 1651 commenti

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Originalissimo horror ambientato tutto in un tetro e solo apparentemente tranquillo ospedale psichiatrico. La fotografia e l'ambientazione sono straordinarie, così come la prima parte del film; peccato solo che a un certo punto cominci a deragliare fino a un finale davvero deludente. Difetto principale della pellicola è l'eccessiva durata (quasi 150 minuti) e questo è il principale motivo per cui la seconda parte non regge il livello della prima. Resta comunque un buonissimo film che merita assolutamente di essere visto.

Bubobubo 14/09/18 10:51 - 1231 commenti

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Svariate cose positive, altrettante quelle negative. Partendo dalle prime: ineccepibile fotografia pittorica, efficace (per quanto risaputa) costruzione dell'intreccio narrativo, una figura femminile che sembra quasi rimandare al Suspense claytoniano. Le seconde, poi: l'inserzione di alcuni ricorrenti stereotipi del nuovo horror (il cervo travolto), una durata eccessiva e, soprattutto, gli ultimi orribili quaranta minuti, un twist gothic-horror kitsch fino al midollo e condotto nel peggior modo possibile. Conclusione: evitabile.
MEMORABILE: La figura di Hannah inquadrata in controluce: una visione pittorica.

Schramm 11/12/18 16:52 - 2450 commenti

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Verbinski firma la sua ipergotica sirenetta, gira il rovescio horror di Cocoon tra sorprendenti bagliori (l’incidente) e un’incontenibile grafomania non sempre disprezzabile. E’ se mai nel volerci esplicitare tutto a ogni costo mostrando quant’è bravo a riassemblare il puzzle scomposto che la sobrietà gli scivola di mano rivelandosi la vera anguilla letale di un film che rolla a vuoto senza mai decollare, iperdiluendo quasi andasse riassunta una miniserie. Ma tre buoni spunti non sono oche da ingrassare. E finiamola con l’usurato espediente del disegno che si rivela profetico: non attacca più.

Thedude94 4/04/19 23:52 - 612 commenti

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Buon film di genere, più un fantasy dark che un horror puro, che grazie all'ottima regia di Verbinski e a delle ottime interpretazioni attoriali riesce a lasciare un segno nella testa dello spettatore. Bravo DeHaan nel ruolo del protagonista, così come Isaacs e una stupefacente Goth, che riescono a rimanere bene nella parte e trasmettere quel senso di angoscia e patimento necessari per la suspense del film. Tecnicamente è impeccabile; la colonna sonora è giusta e la fotografia bella. Forse il finale un po' troppo lungo, ma nel complesso ci siamo.

Il ferrini 22/04/19 22:42 - 1729 commenti

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Nonostante sia un termine da usare con estrema parsimonia, non c'è altro modo per definirlo se non capolavoro. Tutto è perfetto: la messa in scena, la fotografia, la composizione dell'immagine, il montaggio. Fra geometrie da Overlook Hotel e claustrofobiche atmosfere da reparto carpenteriano si dipana una storia costantemente in bilico fra l'impero lynchiano della mente e la clinica di Forman. DeHaan e Isaacs sono antagonisti memorabili, la Goth è eterea, quasi impalpabile, si può cedere al dubbio che neanche esista. Opera totale, assoluta.
MEMORABILE: La trasfusione.

Rufus68 14/07/19 14:51 - 3149 commenti

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Le belle soluzioni formali, livide e distaccate, preludono, purtroppo, a un gioco di compiacimenti leccati e fini a sé stessi. Se nella prima parte il gioco regge bene poiché avvolto in un'aria di attesa e presagio, nella seconda cede progressivamente, mal sostenuto da una sceneggiatura più d'effetto che di vero contenuto. E pure le stoccate alla società del "benessere" cadono nel vuoto (banalissimo l'escapismo finale dei protagonisti: in bicicletta!). Cast corretto.

Minitina80 5/09/19 16:11 - 2396 commenti

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Verbinski dirige un’opera dalla forte impronta gotica, rielaborata nell’aspetto ma non nella sostanza. Gli elementi tipici per definirlo tale ci sono tutti e vengono fuori un passo alla volta, diluiti in quasi due ore e mezza di durata. Questo permette di dipanare anche il mistero che lo sostiene, lasciando che la curiosità cresca e venga soddisfatta. Non mancano sequenze capaci di colpire l’occhio, rese possibili da una buona produzione non comune al genere cui appartiene. Comunque destinato a spaccare la platea.

Lupus73 19/11/19 20:12 - 681 commenti

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Uno stressato giovane di Wall Street si reca in una clinica in Svizzera per risolvere un problema. Bel film, che unisce echi di Shutter island ad altre influenze del vecchio cinema gothic horror. Molto ben confezionato, con un'ottima fotografia e grande cura dell'immagine (forse molto digitalizzata, ma in questo caso l'effetto finale è riuscito). Eccellente l'ambientazione nel castello/clinica nei pressi del paesino svizzero (si entra anche nel pub). Buoni il montaggio, la sceneggiatura, la trama inconsueta e il finale (inaspettato) alla Poe.
MEMORABILE: Quando si svela il finale.

Pinhead80 29/12/19 14:55 - 4002 commenti

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Ci sono luoghi in cui è meglio non entrare e ci sono persone che è meglio lasciare lì dove sono. La ricerca del benessere psicofisico è una delle ragioni di vita dell'essere umano contemporaneo stressato dalla vita frenetica di tutti i giorni. Qui entriamo in contatto con un mondo degenerato dove la scienza crea una zona del crepuscolo per pochi eletti. La quantità di carne al fuoco è notevole, però tanta è la confusione che si viene a creare. Molti punti rimangono irrisolti e altri tasselli della storia non combaciano come dovrebbero.

Nicola81 26/03/20 13:20 - 2004 commenti

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Il classico film che sembra fatto apposta per dividere. Un fantahorror (se tale vogliamo definirlo) ricco di citazioni e simbolismi, splendido nelle ambientazioni, capace di creare un bel clima di mistero, neppure noioso nonostante una durata forse eccessiva. Ma la soluzione dell'enigma si intuisce con un certo anticipo e più in generale la seconda parte fa registrare qualche scivolone di troppo. DeHaan bravissimo, Isaacs antagonista di spessore, la Goth una rivelazione. In fondo merita la visione, ma è bene non fare le pulci alla sceneggiatura.
MEMORABILE: L'arrivo alla clinica; Il primo incontro tra DeHaan e la Goth; La fuga finale.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione Brainiac • 2/06/17 18:10
    Addetto riparazione hardware - 1469 interventi
    Più Polanski che Lynch ma sia L'isola del dottor Moreau che quella di Shutter. Molto Verb(os)inski e anche abbastanza Gore, ma con scivoloni nell'improbabilissimo (Mia "attraverso lo specchio" Goth che Balla da sola) e nella CGI che fanno male al cuore peggio che nell'incipit.
    Funziona malissimo e ha l'apparizione di anguille più telefonata della Storia del Cinema.
    La cura del sonno.
    Ultima modifica: 2/06/17 18:10 da Brainiac
  • Discussione Zender • 2/06/17 19:41
    Consigliere - 43729 interventi
    Mah son d'accordo che abbia grossi difetti destinati a esplodere in un finale delirante che - a parer mio - proprio non ci sta, però soporifero non mi parve proprio, e la forza di alcune immagini direi sia indubbia. Non mi sono accorto (almeno nelle parti migliori) dell'abuso di CGI di cui parli, a dire il vero...
  • Discussione Brainiac • 2/06/17 20:48
    Addetto riparazione hardware - 1469 interventi
    Sì, il ritmo è l'ultimo dei problemi di questo film, quindi "sonno" puó anche non calzare. Si guarda tutto, ma senza trasporto alcuno, e intuire dopo 12 secondi dove andrá a parare è davvero frustrante. Ho seguito il resto col pilota-automatico mentale. Le opere che si barcamenano fra surreale e grottesco a mio modesto avviso funzionano solo se partono in medias res, oppure con un tono completamente diverso da quello che poi intraprendono (Rosemary's docet). Qui gli indizi ci sono tutti dopo venti minuti, e per tutto il resto della pellicola non fanno che ripetersi again and again, come cantava qualcuno. Non c'é una disattesa che sia una al canovaccio della "discesa nella follia"-standard. Ho gradito solo il finale goticheggiante. Ma certi escamotage a la "Inquilino del terzo piano" come la gamba rotta-non-rotta sono francamente impolveratissimi. E quelle anguille cucinate in ogni salsa danno la botta finale ad ogni tensione. Davvero delle scelte visive da Bignami della messa in scena weirdeggiante. Circa la CGI mi riferivo alla scena del cervo, classico esempio di pezza superflua messa tanto per. Non so voi, ma pur fatta bene, ogni scena di computer graphic nel mio cinema ideale può essere evitata con un'asciugatura della sceneggiatura o chessò, una zoomatoma classica. Anche le pareti a "scomparsa" della Sauna volevano forse essere claustrofobiche ma a me sono sembrate prevedibilissime. Detto questo, non è un filmaccio, ma ha pochissima anima.
  • Discussione Zender • 3/06/17 09:49
    Consigliere - 43729 interventi
    Sono d'accordo che si capisca dove il film voglia andare a parare, ma proprio perché secondo me interesse primario se non unico di Verbinski era mettere in scena il tutto il meglio possibile dal punto di vista della suggestione visiva. Quello del "complotto esterno" in cui il protagonista diventa la vittima portandoci ad immedesimarci con lui è un vero e proprio sottogenere ormai, che ha di recente aggiunto alla lista quello Scappa che molto è piaciuto, a quanto pare. Però vedo che a te è piaciuto quello che a me più ha infastidito, cioè il finale goticheggiante che mi ha spezzato in parte quell'incanto che le immagini gelide avevano saputo creare con splendido esercizio stilistico.

    Quanto alle scene in CGI non saprei, se son realizzate con la dovuta attenzione non mi dispiacciono e fanno parte del linguaggio di oggi, che mostra dove prima si era costretti spesso a ricorrere a trucchi per nascondere l'impossibilità di mettere in scena effetti troppo complessi. E' anche un buon modo per staccarsi dal cinema di un tempo marcando il progresso della tecnologia applicata al cinema e offrendo qualcosa di diverso.