il Davinotti

il Davinotti: migliaia di recensioni e commenti cinematografici completi di giudizi arbitrari da correggere

SAXOFONE
le location esatte
ENTRA
364488 commenti | 69140 titoli | 27191 Location | 14383 Volti

Streaming: pagine dedicate

Location Zone

  • Film: I limoni d'inverno (2023)
  • Luogo del film: La stazione alla quale Eleonora (Saponangelo) scende quando si reca a Ostia per cercare Pietro (De S
  • Luogo reale: Stazione di Cristoforo Colombo, Piazzale AmerIgo Vespucci, Lido di Castel Fusano, Roma, Roma
VEDI
  • Film: I racconti della domenica (2022)
  • Luogo del film: La chiesa di appartenenza di Don Antonio (Briguglia)
  • Luogo reale: Chiesa della Madonna Addolorata, Piazza Maggiore Azaria Tedeschi, Serra San Bruno, Vibo Valentia
VEDI
  CINEPROSPETTIVE

ULTIMI VOLTI INSERITITUTTI I VOLTI

  • Nikolaus Moras

    Nikolaus Moras

  • Alessandro Sanguigni

    Alessandro Sanguigni

Nella pagina che si apre cliccando qui sono catalogati migliaia di volti di attori legati direttamente o marginalmente al cinema italiano, ognuno con nome e filmografia (davinottica e non). La pagina (e conseguentemente le schede dei film) sono costantemente aggiornate con nuove introduzioni.

ULTIMI COMMENTI

Commento di: Reeves
Il vigile tutto di un pezzo della provincia veneta ogni tanto si concede qualche trasgressione. Lo spunto di questo nuovo film del documentarista Comodin, che sarebbe forse stato sufficiente per un cortometraggio, qui diventa scialbo e ripetitivo, causando dopo pochi minuti un senso di noia e di indifferenza per il protagonista, un provinciale con manie di grandezza e ossessioni persecutorie.
Commento di: Pigro
Difficile capire di cosa si tratti: praticamente è una fotografia di donne giapponesi che si riparano dal sole con i ventagli, mentre qualcun’altra, dietro di loro, agita i ventagli o ciondola e un ragazzino guarda in macchina come per chiedersi cosa ci sia da riprendere se non sta succedendo nulla. Insomma, di danza – nonostante il titolo – neanche l’ombra. Probabilmente non si sono capiti, Girel ha cominciato la ripresa e quelle stavano ancora ad aspettare un cenno per iniziare... Risultato: la pellicola più inutile della storia.
Commento di: Ronax
Scrittore con tendenze maso-vouyeristiche e modella aperta a esperienze estreme convolano a nozze, viste come la soluzione ideale per sfogare liberamente le loro pulsioni, ma il gioco è bello fin che dura poco. La versione nativa del film di Dallamano, mai giunta nelle sale italiane per i dinieghi censori, è più che altro un inno alla bellezza dell'ancora sconosciuta Antonelli splendidamente fotografata sullo sfondo di smaglianti scenari naturali e di lussuosi interni altoborghesi. Visivamente affascinante, il film cade sulla pochezza del contenuto e sulla risibiltà dei dialoghi.
Commento di: Siska80
Due impiegati della radio svizzera finiscono invischiati nella Rivoluzione dei Garofani portoghese. Simpatica commedia che parte da uno spunto interessante e lo porta avanti con maestria sino alle ultime battute. Al di là della trama, ciò che colpisce maggiormente sono i dialoghi frizzanti, la caratterizzazione riuscita dei vari personaggi, il ritmo celere e, non ultima, l'interpretazione convincente dell'intero cast. Si fa satira su un certo tipo di sciacallaggio strizzando l'occhio a fatti realmente accaduti nel 1974. Buoni i costumi e la ricostruzione dell'epoca, finale azzeccato.
Commento di: Cerveza
Curiosa produzione affollata perlopiù da volti poco noti, nella quale Dada Gallotti spicca a livello di popolarità al pari di una Sophia Loren. Frammenti che propongono come filo conduttore i rapporti che legano le donne a cialtroneschi riti magici a sfondo erotico. Si passa dal boccaccesco ai riti satanici, dalla pochade a vicende più abiette. Storie che a turno appaiono scontate, insignificanti, oppure poco più che barzellette. Apprezzabile di contro una certa cura estetica della confezione, inversamente proporzionale alla fantasia espressa in fase di sceneggiatura.
Commento di: Reeves
Tutto quello che aveva messo in campo Stanley Kubrick adattando il noto romanzo viene gettato via da questo scialbo remake diretto da Adrian Lyne, più interessato a proporre immagini di erotismo patinato e da cartolina. Non vi è traccia della complessità dei personaggi e delle motivazioni che spingono i protagonisti a vivere la loro vita, si cerca solo la bella immagine con risultato disastroso.

ULTIMI PAPIRI DIGITALI

Difficile far passare Robert Miller, squalo della finanza che si macchia di un doppio evidente crimine (tacendo del resto) per un personaggio quasi positivo, ma lo sforzo di Nicholas Jarecki (regista e sceneggiatore unico del film) va in questa direzione e l'interpretazione pacata (e centrata) di Richard Gere lo asseconda, contribuendo a dar corpo a un personaggio meno stereotipato di quanto appaia; prigioniero all'interno di un labirinto forse senza uscita, braccato da un detective (Roth) che sa il fatto suo e che non vede l'ora di farla pagare a chi pensa di poter parare ogni colpo...Leggi tutto con il denaro. Perché il denaro e la forza derivatane sono le basi su cui fonda il proprio successo Miller, il quale sta trattando la vendita della propria azienda pur sapendo che i conti non sono a posto come sembrano (la possibilità che i revisori al lavoro se ne accorgano esiste).

In più, dopo aver mostrato in famiglia grande amore per la moglie e i figli, mentre è in auto con l'amante (Casta) Miller fa un incidente in cui la poveretta resta secca. L'uomo prende in mano il cellulare, compone il 911 ma poi ci ripensa, e il dramma vero ha inizio. Chiama sul posto, per farsi portare a casa, un ragazzo (Parker) che gli doveva più di un favore sperando che la propria moglie (Sarandon) testimoni del fatto che erano nello stesso letto, quella sera, fin da molto prima di quando lui è davvero tornato lì. Ciononostante la sua difesa (e quella del giovane, immediatamente individuato come complice dalla polizia) traballa.

Entrano in scena gli avvocati e nel frattempo bisogna portare assolutamente in porto la vendita dell'azienda. La carne al fuoco non manca, il materiale per un buon dramma ad alta tensione nemmeno e quando il detective di Roth comincia ad avvicinarsi alla verità c'è da capire come riuscirà a dimostrarla. E' forse la fotografia un po' spenta a dare al film un'aria televisiva che non merita, perché al contrario le interpretazioni sono di livello e il lavoro di Jarecki in fase di sceneggiatura è sufficientemente incisivo.

Manca qualche tocco di brillantezza in regia, d'accordo, ma il film fila, la curiosità di capire come il tutto si concluderà non manca e la soluzione riserva pure qualche sorpresa (la scena in privato davanti al giudice), allontanandosi da quelle canoniche. Restano le riserva sulla figura – poco coraggiosa, nella sua delineazione - della moglie cui dà il bel volto Susan Sarandon, tuttavia lo svolgimento lineare, la capacità di approfondire anche le tematiche finanziarie senza scadere in tecnicismi (bella, anzi, tutta la scena della trattativa al ristorante, chiusa genialmente) parlano a favore di un film meno anonimo di quanto possa sembrare.

Chiudi
Avventura per ragazzi in una Venezia dai tratti che si vorrebbero magici ma che tali possono apparire al massimo in qualche allucinazione del piccolo Bo (Harris), la mascotte del gruppo. Il fantastico subentra insomma soprattutto nell'ultima parte, con l'attivazione della "giostra", perché prima si racconta più che altro la storia di un gruppo di ragazzini guidati dal "Re dei ladri" del titolo, uno di loro che indossa una maschera veneziana (di quelle col naso lungo) e si procura oggetti preziosi da vendere a una sorta di laido ricettatore, tale Barbarossa...Leggi tutto (Sayle).

Tutti orfani (o presunti tali), i ragazzi sono accampati al Cinema Stella (che sarebbe poi il Teatro Italia, a Venezia, un tempo realmente esistente), dove organizzano di giorno in giorno il da farsi. Gli ultimi arrivati sono i due dai quali la vicenda prende le mosse, una coppia di fratelli che hanno da poco perso la madre e si sono trovati in orfanotrofio – nel caso del maggiore, Prosper (Taylor-Johnson) - o a vivere con la zia e lo zio (insopportabili) nel caso del piccolo Boniface (Harris). Una notte Prosper passa a prelevare Bo e insieme i due partono per Venezia, la città che la madre aveva loro magnificato a lungo e descritto come luogo incantato, popolato di creature leggendarie. E infatti, una volta arrivatici dopo un viaggio da clandestini, Bo comincia subito a vedere statue di leoni che si muovono, sirene nei canali...

Poi l'incontro con i ragazzi di Scipio (Weeks), il sedicente “re dei ladri”, e l'inserimento nel gruppo, all'interno del quale si svilupperà una solidarietà tra ragazzi necessaria per creare complicità con lo spettatore, inevitabilmente di pari età considerato il tipo di confezione, studiata proprio in funzione di una partecipazione attiva da parte di chi deve sentirsi coinvolto nell'azione. Che non manca, infatti, con l'inserimento nella storia di un detective privato (Carter) ingaggiato dalla zia (Boyd) per ritrovare i due ragazzini a Venezia (dove pure lei si recherà col marito).

Le riprese per la città evitano (salvo qualche ovvia scena a Piazza San Marco) di mostrare troppi scorci inflazionati andando in aggiunta a costruire, ad Amburgo, un particolare - e inesistente - angolo di Venezia (con due ponti affiancati) che verrà lungamente utilizzato soprattutto per le sequenze notturne. L'effetto è buono, mentre lascia un po' a desiderare la sceneggiatura, che nella caccia all'ala in legno di un leone individua il suo spunto alla GOONIES (da sempre, per il cinema dei giovanissimi, il modello di riferimento). La recitazione non è il punto di forza ma lo si poteva immaginare, con tanti ragazzini in scena; qualche adulto sopra le righe (Sayle in primis) e una certa difficoltà nell'esporre con chiarezza l'intreccio. Piacevolmente enfatica la colonna sonora, con stacchi epici che accompagnano alla Spielberg alcuni passaggi, ben studiate alcune riprese notturne che danno la misura di un lavoro comunque mai sciatto. L'ambientazione veneziana si presta a conferire una patina originale al tutto e, nei suoi chiari limiti, il film potrà anche appassionare il pubblico di riferimento.

Chiudi
Insopportabile, tediosa e presuntuosa commedia noir finto sofisticata che per tutto il tempo non fa che vivere di moine, scambi d'occhiate, look ricercati e di un Tim Roth attaccato alla bottiglia dalla prima all'ultima scena. Non è facile trovare un film in cui ogni tentativo di risultare simpatico s'infrange contro una barriera di leziosa artificiosità che rende ogni sequenza un concentrato di inutilità e di smancerie fini a se stesse.

La storia vorrebbe raccontare di due gangster in fuga da Londra, Harriet (Thurman) e Peter (Roth), che si rifugiano a Los...Leggi tutto Angeles nel tentativo di non farsi trovare, pur sapendo che presto o tardi la perfida Irina (Maggie Q) scoprirà dove sono. Intanto si ricongiungono a un loro vecchio sodale, Sydney (Fry), felicissimo di ritrovarli, il quale subito propone loro un affare intrallazzando nel contempo con Irina che, guarda un po', è segretamente innamorata di Harriet. Nel frattempo Peter ritrova a Los Angeles la sua vecchia fidanzata, Jackie (Eve), che ora sta insieme a Gabriel (Glover), regista di successo con cui vive in una lussuosissima villa. Invita lì Peter, il quale scopre che Jackie è in possesso di un preziosissimo anello che potrebbe proprio far caso a lui e Harriet, decisamente in bolletta.

Gabriel tuttavia non se la spassa solo con Jackie ma anche con la moglie Gina (Posey) e l'esuberante Vivien (Vergara), la quale non fa che ripetere di volerselo portare a letto... Un ménage a trois che dovrebbe movimentare l'azione ma genera invece ulteriore confusione in una trama pasticciatissima in cui le truffe non trovano spazio se non sullo sfondo di un caos indescrivibile. I minuti passano tra futilissimi dialoghi, un Gabriel che deve passare da una donna all'altra e una Harriet che è sempre in tiro, elegante e seducente, scambiata però da Jackie per una "sussurratrice di cani" (avrebbe cioè il compito di capire cosa vuol esprimere il cagnolino della giovane). Harriet - che pretende di farsi chiamare "comunicatrice di animali" - capisce che può divertirsi e finge di parlare a lungo con la bestiola, ma anche questo fa parte di un quadro generale desolante, che cerca di infilare battute senza disporre della competenza necessaria e si accontenta di descrivere un ambiente chic e pretenzioso nel tentativo di agganciare un genere che nemmeno si capisce quale voglia essere, a metà tra il pulp meno sguaiato e una sorta di parodia del noir del tutto velleitaria.

Osservare un cast di così grandi nomi finire alla deriva minuto dopo minuto non è gradevole, e lo è ancor meno sorbirsi in sequenza scene che non dicono assolutamente nulla, nelle quali Roth compare (pure spesso) giusto per farfugliare qualche parola e riattaccarsi alla bottiglia. Dura 95 minuti ma sembrano il doppio, con un lungo elenco di forzature e interpretazioni sopra le righe che contribuiscono a donare un'aria terribilmente fasulla all'insieme, sublimata nel momento in cui l'anello lanciato da molto lontano cade dall'alto giusto nel bicchiere della Thurman.

Chiudi

Il tenente Colombo

Da sempre una grande passione del Davinotti, il tenente Colombo ha storicamente avuto sul sito uno spazio fondamentale. Ogni puntata uscita ha un suo singolo commento da parte di Marcel MJ Davinotti jr. e di molti altri fan, ma per Colombo è stata creata fin dagli albori del Davinotti una homepage personale che raccoglie non solo i commenti ma anche informazioni e curiosità su uno dei più grandi personaggi televisivi mai apparsi. ENTRA

L'ISPETTORE DERRICK

L'unico altro telefilm che col tempo ha raggiunto un'importanza paragonabile a Colombo (con le dovute differenze) sul Davinotti è “L'ispettore Derrick”. Anche qui ogni singolo episodio della serie (e sono 281!) è stato commentato, da Zender prima e da molti altri fan poi, ma con un approccio più sdrammatizzante, in ricercato contrasto con la compostezza del telefilm. Il link porta a una pagina collegata anche agli approfondimenti in tema. ENTRA

SFOGLIA PER GENERE