L'ultima missione

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 20/04/08 DAL BENEMERITO XAMINI
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Gianlux 21/04/08 10:40 - 20 commenti

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Contorni poco nitidi, abile gioco di contrasti chiaro/scuri che accompagnano una storia fatta a puzzle, i cui tasselli volutamente sparsi, si ricompongono negli ultimi dieci minuti di visione. Buona prova di Auteuil che incarna il poliziotto dannato, in caduta libera verso l'autodistruzione. Sceneggiatura un po' farraginosa ma storia godibile nelle sue atmosfere cupe e tragiche.

Xamini 21/04/08 03:01 - 1012 commenti

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Inchiostro su schermo, tanto la fotografia è contrastata (un po' come il fumettoso Sin City); inchiostro che macchia i lineamenti dell'ottimo Auteuil, poliziotto in libera discesa verso gli inferi. Costruzione macchinosa per una trama semplice e una sceneggiatura dimenticabile; un po' dura da digerire l'assenza di umorismo: ogni scena è gravida di sofferenza, ogni dettaglio (a iniziare dal volto del protagonista) emana dolore. Ed emerge tutta la disperazione delle vittime, categoria nella quale - come ricorda il regista - rientrano anche i poliziotti coinvolti nel caso. Lo spettatore, a sua volta, ne emerge solo nei minuti finali.
MEMORABILE: La scena finale, per costruzione. Tuttavia non toglie nulla alla prevedibilità del film, peccato di cui avremmo fatto a meno.

Galbo 21/04/08 06:01 - 11379 commenti

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Louis è un poliziotto alcolizzato e perseguitato dai fantasmi del suo passato a cui si rivolge una ragazza i cui genitori sono stati massacrati da un uomo che sta per tornare in libertà. Dopo 36 Quai des Orfèvres, Olivier Marchal torna con un poliziesco claustrofobico ambientato in una Marsiglia cupa e degradata in cui non conta tanto la vicenda ma i caratteri dei personaggi che si rivelano tutti a loro modo degli sconfitti senza possibilità di redenzione. Buon noir, girato con grande ritmo e e con un'ottima interpretazione di Daniel Auteil.

Mascherato 14/10/08 14:38 - 583 commenti

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Olivier Marchal ha talento. Ed un passato. Da poliziotto. Logico che l'erede naturale del polar (e del noir) sia lui, che nel milieu criminale ci ha sguazzato (dalla parte del bene, ma ne siamo sicuri?) un po' come José Giovanni (che scontò 11 anni di prigione). La sincerità dell'approccio, però, lo porta sempre a strafare (il suo lavoro più asciutto è l'esordio, Gangsters, peraltro il meno famoso) ed anche in questo L'ultima missione le tante sottotrame non sempre riescono ad amalgamarsi. Auteuil, comunque, è monumentale.

Bruce 12/01/09 11:23 - 1004 commenti

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Un’altra mazzata, un film durissimo, drammatico ed emozionante. Ispirato ad una storia vera vissuta in prima persona dal regista, ex poliziotto. Prosegue il discorso noir di 36 Quai Des Orfereves con una profondità introspettiva ancor maggiore, specie nell’analisi dei personaggi. Marchall concede poco allo spettacolo e dipinge un dramma umano (che non è solo quello del protagonista) che trova pace solo alla sua fine. Con interpreti giusti, la pellicola è impeccabile. Auteil è eccellente. Validissimo e commovente, al di là del bene e del male.

Soga 23/03/09 19:55 - 125 commenti

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Un noir di grande qualità che deve molto all'eccezionale carisma di Daniel Auteuil. La storia si sviluppa in un incrociarsi di eventi drammatici, crudeltà inumane, episodi di corruzione seguendo parallelamente le vicende di un poliziotto ormai distrutto da un passato infernale e di una ragazza sconvolta dal brutale massacro dei genitori da parte di un pazzo assassino. Nulla viene risparmiato allo spettatore, che è letteralmente travolto da una durezza sconvolgente ma mai autocompiaciuta, fino alla conclusione liberatoria e drammatica.
MEMORABILE: La scena in cui sembra che l'assassino abbia raggiunto la ragazza a casa.

Flazich 16/03/09 23:02 - 658 commenti

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Un buon film ma che lascia l'amaro in bocca. L'amaro in bocca per essere un mancato capolavoro. La scelta del regista di far correre su binari paralleli due storie tanto lontane ma accumunate da un medesimo elemento (la violenza) è arduo e riesce solo parzialmente. La sensazione di scollatura è viva per tutto il film e in certi momenti si ha l'impressione che si "esageri" nel mettere in mostra il comun denominatore.

Magnetti 16/03/09 10:29 - 1103 commenti

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Nella fattura è un clone di 36 Quai Des Orfèvres che sposta l'azione da Parigi a Marsiglia con accentuazione dei toni cupi che non lasciano neanche uno spiraglio di ottimismo. L'interpretazione sofferta di Daniel Auteil rapisce lo spettatore come un gorgo verso la autodistruzione. Comunque Louis Schneider è un personaggio positivo, che sacrifica se stesso in nome della Giustizia. Alla fine si ha l'impressione di aver visto un ottimo film ma con troppi eccessi, fin troppo duro, una sorta di autocompiacimento noir. Ribadisco: ottimo film.

Hackett 28/05/10 07:49 - 1725 commenti

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Noir contemporneo di grande impatto. Il cinema dell'ottimo Marchal ci sta abituando a storie dure, disperate e senza uscita. Questa ricerca della verità da parte del bravissimo Auteuil, poliziotto disperato e fuori controllo, porterà lo spettatore all'inferno, senza ritorno. Buona la fotografia ed intensa l'azione della macchina da presa. Buon cinema.

Harrys 3/02/10 00:46 - 682 commenti

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Olivier Marchal scandaglia nella psicologia dei personaggi, tralasciando per quasi tutta la durata del film quei topoi endemici che caratterizzano il genere: l'azione è portata al minimo, ma la violenza, simbiotica, delle immagini colpisce davvero duro. Rimpianti, scappatoie, rimorsi, ritorsioni, sotterfugi, si fondono in un deliriante crescendo letale che non salverà, in un modo o nell'altro, nessuno. Una discesa negli inferi cupa, torbida e maledetta, "interpretata" dall'eccellente Daniel Auteil. "Dio mi ha voltato le spalle". ****

Aal 16/09/10 10:49 - 322 commenti

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Ottimo noir con un grande Daniel Auteuil. Manieristico ma nel senso buono del termine. Niente di nuovo sotto il sole tra traumi infantili, famiglie distrutte, serial killer e poliziotti dalla dubbia moralità, ma tutto è realizzato con eleganza e senso della misura. Un bel viaggio nel dolore e nell'amarezza con un finale molto ben riuscito dove tutti i conti con il passato vengono chiusi drammaticamente lasciando negli occhi dello spettatore un'ultima immagine di speranza riposta in una nuova vita appena sbocciata.

Lupoprezzo 21/01/11 19:49 - 635 commenti

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Sicuramente Olivier Marchal è un bravo regista, così come Daniel Auteuil è un attore vero, ma questo film fa il pieno di simbolismi e pessimismo cosmico, sovraccaricando la struttura e appesantendo di conseguenza l'assunto. E la fiammella di speranza nel finale non riesce a mitigare la sfiancante apologia del dolore che pervade tutto il film. Deprimente. Sinceramente faccio fatica ad apprezzare questo regista.

Caesars 2/11/10 09:11 - 2690 commenti

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Buon noir francese, dal taglio assolutamente pessimistico, che pare trarre ispirazione da una storia vera. La trama non è proprio un mostro di originalità, ma il film è ben direttto ed ottimamente interpretato da un grandissimo Daniel Auteuil. Tutta la pellicola è intrisa di disperazione e solo la parola fine permette allo spettatore di tornare a respirare aria più salubre. Non tutto funziona al 100%, però la storia è interessante ed è raccontata con sagacia. Merita la visione.

Lythops 1/05/11 10:40 - 972 commenti

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Marchal colpisce ancora e con "L'ultima missione" ci va giù ancora più duro. Sarà perché a Marsiglia ci ha fatto servizio, sarà perché si rifà ad un episodio da lui vissuto in prima persona e che gli ha fatto lasciare la Police Française, ma il film trasuda pessimismo, angoscia, cattiveria, insomma realtà nascoste descritte con un realismo che lascia senza fiato a parte qualche compiacimento di troppo nel descrivere il tormento del protagonista. Ottimi interpreti, foto e scenografia.

Zaratozom 7/07/11 01:05 - 56 commenti

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La mitologia sola può soccorrere l'ineluttabilità di ciò che accade ai personaggi del film. Abisso, morte, disperazione, impossibilità di sfuggire al proprio destino già segnato da anni. Da spettatore non ho avuto nemmeno la forza di credere che i fili delle marionette si sarebbero potuti tagliare per far fuggire i personaggi dalla fine che li attende. Se noir dev'essere, che lo sia fino in fondo. Tutti memorabili gli interpreti. Una regia superba, una fotografia centratissima, un film che ha il pregio di farci scordare mille storie già viste.
MEMORABILE: L'epilogo. Cosa c'è di più drammatico di ciò che ti resta da fare?

Cangaceiro 7/04/12 14:53 - 982 commenti

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Una lunga e dolorosa via crucis, un'afflizione che trova il suo lenimento nel catartico e perentorio regolamento di conti finale. Se l'intero film fosse stato asciutto e spiccio come l'epilogo saremmo di fronte a un mezzo capolavoro. Marchal, tutto preso nel vivisezionare il dolore e renderlo intimo, si perde in malinconici piagnistei e silenzi assordanti. Le scene d'adrenalina (crudeli i flashback bianconeri) sono dei break graditi ma troppo rari. Auteuil stampa una prova da Actor's Studio, praticamente sotto-recitando, confermandosi un grande interprete.

Rullo 15/04/12 21:56 - 388 commenti

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Una serie di intrighi e poliziotti corrotti, quanto di più classico ci possa essere. Purtroppo infatti la storia è abbastanza prevedibile, ma il regista ovvia al problema proponendo una confezione piuttosto pregiata, con un ottimo Auteuil e una fotografia che è un piacere per gli occhi.

Buiomega71 10/09/12 00:42 - 2260 commenti

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Quasi come il Ferrara del Cattivo tenente, duro come i polizieschi di Bill Friedkin, è il cinema impietoso di Marchal, che non risparmia niente e nessuno. Cominciando dai poliziotti corrotti e viscidi, quasi più schifosi dei criminali stessi, da serialkiller in odor di Max Cady, da flashback in b/n di rara violenza e ferocia, corpi devastati e umiliati sino a un finale furente da "revenge movie" montato come la scena del battesimo nel Padrino. Cupo, doloroso e spietato viaggio tra poliziesco nerissimo e psychothriller. Immensa la regia di Marchal!
MEMORABILE: La cattura al serial killer, tra pioggia e cani feroci e reminiscenze ai Guerrieri della palude silenziosa; I dolorosi flashback del massacro in b/n.

Kinodrop 6/04/14 18:29 - 1492 commenti

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Noir poliziesco ambientato a Marsiglia che colleziona tanti stereotipi del genere: il poliziotto demotivato, alcolizzato e che agisce al limite della legalità, la corruzione dilagante nella polizia, il serial killer liberato per buona condotta e la giustizia fai da te. Ottima la prova di Auteuil poliziotto off limit e scialbe invece le altre figure, quasi da serial tv. Trama composita e prolissa, troppa carne al fuoco con relativi tempi morti; risultato non proprio coinvolgente. Musica che non lascia traccia, frigida come il film.
MEMORABILE: L'inutile scena finale del parto; Le belle auto usate sul set.

Nicola81 5/09/14 23:23 - 1951 commenti

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Avvincente, esteticamente curato, ben diretto e ben interpretato, ma di un pessimismo a tratti intollerabile: abbiamo un serial killer in piena attività, un altro che sta per essere scarcerato, un poliziotto che meriterebbe l'Oscar della sfiga attorniato da colleghi non proprio raccomandabili... Francamente un po' troppo sebbene il finale, a suo modo, chiuda perfettamente il cerchio. Comunque un ottimo esempio di noir, che conferma Marchal come uno dei registi di punta del genere.

Saintgifts 20/08/16 16:26 - 4098 commenti

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Un nuovo modo di intendere il polar francese, ma senza il senso della misura. Un vero peccato perché il film ha molti meriti, specie nella cura dei particolari, nella fotografia; ma anche nella regia, se non fosse per gli eccessi di autocompiacimento che fanno perdere un ritmo ritrovato solo nel finale, discutibile per i particolari del parto. I dialoghi italiani ostentano un'asciuttezza che sa di fasullo, come altrettanto fasulla risulta la figura del pur bravo Auteuil, figura incoerente con il carattere dipinto e l'eccessivo bisogno della bottiglia.

Alex1988 29/08/18 18:34 - 650 commenti

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Cupo e senza speranza, se si esclude la straordinaria parte in cui morte e vita si intersecano. E' questa la migliore tradizione del polar francese qui esaltata da Oliver Marchal (ex poliziotto), che trova in Daniel Auteuil un ottimo interprete. Forse un po' forzate (volutamente) alcune parti, ma la confezione finale è di ottima qualità. Un noir non adatto a chi cerca le facili sparatorie.

Tarabas 16/08/19 14:43 - 1701 commenti

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Commissario in crisi dopo una tragedia familiare rimane invischiato in un brutto caso insieme a colleghi corrotti. Facile immaginare come andrà a finire. Una sottotrama di troppo rende il film meno compatto di quanto avrebbe potuto essere, il che nuoce all'atmosfera cupa e amara ben resa dalla fotografia e dall'interpretazione di Auteuil, il quale forse esagera un po' con le scene da ubriaco. Comunque sempre un film di gran gusto visivo, cui si perdonano un paio di sbavature (quei dettagli delle vittime, da filmaccio serie Z).

Beffardo57 18/08/19 12:24 - 262 commenti

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Nulla da obiettare, il film è avvincente sino alla fine. Bella la fotografia, con una Marsiglia livida e gli aspri dintorni. Però è tutto molto eccessivo, specialmente il protagonista, attaccato perennemente alla bottiglia come un salvifico biberon. E il finale apocalittico, con il parto come contrappeso per "dare una speranza"... Nei polar classici (Melville, per fare un nome) l'amarezza e il pessimismo esistenziali erano impliciti, suggeriti sottotraccia, con discrezione, non programmaticamente esibiti come fa il tardo epigono Oliver Marchal.

Minitina80 7/12/19 09:08 - 2336 commenti

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Non è il solito thriller lineare che dalla scoperta di un omicidio arriva alla risoluzione passando per un'indagine fatta di indizi. La scoperta dell'assassino, infatti, assume quasi un ruolo secondario, solo perché dovuto allo spettatore. Il focus è spostato sul lato umano più che sulla vicenda in sé, riuscendo a staccarsi dalla media. L'interesse, infatti, non scema e la visione d'insieme ne esce rafforzata. L'epilogo poteva rovinare tutto, ma così non è poiché chiude nel migliore dei modi, con gli ultimi fotogrammi dal valore simbolico.

Rufus68 30/08/20 18:15 - 3076 commenti

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Ben vengano i luoghi comuni: il poliziotto depresso, i fantasmi di un passato terribile, l'alcolismo come fuga dalla realtà. A patto, tuttavia, di non replicarli nello stesso film (i "fantasmi di un passato terribile" della protagonista); in tal modo Marchal dà la netta impressione di voler giocare le carte più facili: L'autocompiacimento autorial-depressivo reca, perciò, il tutto dalle parti del grossolano e del già visto. Restano, alla fine, i pregi d'una buona confezione formale e del mestiere di Auteuil, sin troppo a suo agio nelle vesti di un personaggio ruvido e alla deriva.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Curiosità Xamini • 21/04/08 03:09
    Call center Davinotti - 169 interventi
    Dichiarazione di intenti iniziale: "tratto da una storia vera"; non è chiaro il limite al quale si spinga la realtà rappresentata sullo schermo.
    Il regista parla di un amico poliziotto, precipitato nell'abisso dell'alcool e dedica la pellicola alle vittime. Suo intento è comunque quello di mettere in scena il dolore degli uomini che vestono l'uniforme e fronteggiano casi di simile ferocia.
  • Discussione Buiomega71 • 10/09/12 09:49
    Pianificazione e progetti - 21883 interventi
    Nero, nerissimo, disperato, viscerale, un vero e proprio pugno nello stomaco.

    Marchal, dopo anni passati ha dirigere la sezione notturna della criminale parigina, racconta senza peli sullo stomaco la corruzione dilagante nella polizia (e chi meglio di lui), dove non c'è un poliziotto che non abbia la merda fino al collo, forse peggiori dei criminali stessi.

    Come Abel Ferrara nel Cattivo tenente o i polizieschi poco concilianti di William Friedkin, Marchal ci dà giù di brutto in un atmosfera cupa, tetragona, senza speranza dove le cervella imbrattano crocefissi (come nel miglior Ferrara, appunto), schegge di feroce violenza scorsesiana (il corrotto e viscido ispettore Kowalski, massacrato mentre fà sesso con una prostituta), lividi e feroci finali da "revenge movie" con straordinario montaggio alternato che rimanda a quello del battesimo nel Padrino, obitori con corpi carbonizzati, i corpi delle vittime del serial killer esposti oscenamente, villipesi e umiliati, il bellissimo inizio notturno sull'autobus.

    Marchal accosta il poliziesco più nero allo psycho-thriller più intenso (il serial killer di Chris Nahon mette i brividi, una via di mezzo tra il Max Cady di Cape Fear e il Buffalo Bill del Silenzio degli innocenti). E del Silenzio degli innocenti, Marchal, cita anche la dolorosa sequenza di Auteuil che "visita" la cameretta di una vittima del serial killer.

    Di rara ferocia e violenza i flashback virati in b/n del massacro della famiglia Maxence, da parte del serial killer di Chris Nahon, con le sevizie alla donna realmente disturbanti.

    Cinema viscerale, disperato, dove Marchal adotta una regia possente, quasi epica, rifacendosi non solo al suo passato da poliziotto, ma anche a certo cinema americano pessimistico e zozzo.

    Da antologia registica l'inseguimento sotto la pioggia del serial killer delle donne sole, con cani feroci che attaccano, fango e sangue in puro stile I guerrieri della palude silenziosa.

    Il finale con Auteuil armato di pistola (la MR 73 del titolo originale) al capezzale della moglie in coma strazia l'anima e il cuore.

    Gran cinema che credevo esistesse solo nelle mani di Abel Ferrara, Sidney Lumet, Bill Friedkin o Martin Scorsese...Noi, in Italia, film così c'è li sogniamo...
    Ultima modifica: 10/09/12 10:37 da Buiomega71