Il gioco di Gerald - Film (2017)

Il gioco di Gerald
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MMJ Davinotti jr
Titolo originale: Gerald's Game
Anno: 2017
Genere: thriller (colore)
Note: Tratto dal romanzo di Stephen King.
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Commenti L'IMPRESSIONE DI MMJImpressione Davinotti

Coppia in crisi cerca di ritrovare l'armonia e la passione andandosene nella casa al mare. Lei (Gugino) si prepara, lui (Greenwood) prende il Viagra e sfodera le manette. E' il suo gioco, il gioco di Gerald, e lei l'ha accettato. Si fa legare al letto e quando ci ripensa è già troppo tardi: lui è eccitato e finisce quasi in rissa, col risultato che nell'azione concitata batte la testa e ci resta secco ai piedi del letto. Bella fregatura: lei si ritrova ammanettata alla testiera e con la prospettiva di rimanerci chissà quanto, visto che nei pressi non c'è anima viva... Comincia ad avere delle visioni e qui sembra che il film, già partito col freno a mano tirato, s'incagli definitivamente. Gerald...Leggi tutto agli occhi della donna si sdoppia: quello vero è senza vita sul pavimento, con un cane randagio che entra in casa e comincia a sbranarselo (King è pur sempre King, e si autocita facendo scherzosamente ribattezzare il pastore tedesco Cujo), quello immaginario fa presenza in camera conversando con la donna e lasciando emergere un passato torbido in cui lei, da adolescente, viveva un rapporto controverso col padre. I flashback cominciano a confondersi con una realtà sempre più immaginata e distante dal reale e il film inizia a farsi interessante. Non tanto nei dialoghi, piuttosto standardizzati, quanto nella costruzione e nelle idee, che si fanno lentamente strada preparando il terreno a una seconda parte curiosa, in cui parte importante avrà un inquietante figuro immaginato dalla coppia come la morte in persona. Sempre supportato da una fotografia di qualità, che sa immergere la camera nella luce giusta e avvolge i flashback nello straniante tramonto artificiale di un'eclisse, il film mostra come la poetica di Stephen King abbia ancora qualcosa da dire; sappia essere personale riuscendo a inserire elementi prettamente horror con invidiabile naturalezza (oltre a CUJO il riferimento principe qui è naturalmente MISERY), senza mai involgarirsi. Con quell'ingenuità apparente tipica del suo autore ma che trova una sua ragion d'essere in una lunga ultima parte tutta volta al ricordo di quei giorni da rileggersi poi sotto una nuova ottica, meno condizionata dall'ansia di escogitare un sistema per liberarsi dalla tragica condizione di prigionia. E l'impressione è che la regia di Flanagan segua nei suoi pregi e difetti il romanzo di King, cedendo cioè soprattutto quando in scena ci sono le schermaglie tra moglie e marito (vivo o fantasma che sia). Buona la gestione dei temi più scabrosi riguardanti l'adolescenza della protagonista.

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TITOLO INSERITO IL GIORNO 30/09/17 DAL BENEMERITO GALBO POI DAVINOTTATO IL GIORNO 13/02/18
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Daniela 3/10/17 08:10 - 12699 commenti

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Per soddisfare una fantasia sessuale del marito, una donna si lascia ammanettare al letto della loro casa isolata in riva al lago... Trasposizione non facile: Flanagan la risolve dando fisicità alle voci del monologo interiore della protagonista che, in un situazione disperata, si dibatte fra ricordi di un passato rimosso ed allucinazioni, vere o presunte. Grazie alle prove convincenti dell'intensa Gugino e dell'insinuante Greenwood, il risultato, pur senza entusiasmare e con un epilogo in calando, si piazza onorevolmente nella lista dei film tratti dalle opere di King.

Galbo 30/09/17 06:37 - 12420 commenti

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Per un gioco erotico finito male, una donna si ritrova ammanettata al letto in una casa isolata. Un romanzo di Stephen King la cui trasposizione filmata sembrava problematica. Pur mancando alcune suggestioni letterarie, il film prodotto da Netflix è abbastanza godibile; merito di una regia che riesce a mantenere alta la tensione (specie nelle prima parte), di due bravi attori che riescono a “sdoppiarsi in modo credibile, e di una buona ambientazione. Forse l’impianto risulta un po’ televisivo ma nel complesso il lavoro si può definire riuscito.

Capannelle 2/10/17 00:00 - 4421 commenti

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Parte bene e la prima mezz'ora promette grazie all'ambiguità di fondo e all'affiatamento e capacità della Gugino e di Greenwood. Poi, considerando che siamo confinati in una stanza (anzi, in un letto) gli sviluppi diventano ripetitivi e complicati. Pur aggiungendo varie scappatoie mentali e flashback rivelatori il film non sembra trovare il giusto approdo. Non parlo di noia ma di una certa pesantezza che con l'epilogo finale si tramuta in qualcosa di ilare. Bella la musica dei titoli di coda.

Viccrowley 4/10/17 00:38 - 814 commenti

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Il romanzo di King è una delle opere più introspettive dell'autore, un opus intimista raccontato quasi tutto in prima persona, dove l'essere umano di sesso maschile fa una figura che definire pessima è poco. La trasposizione targata Netflix era una sfida, data la struttura del testo, ma riesce a rimanere fedele nelle sequenze chiave della vicenda. Merito di un'ottima Carla Gugino e di una regia asciutta e al servizio della storia. Quello che viene a mancare è purtroppo il potente messaggio anti maschilista, troppo annacquato e poco incisivo.

Herrkinski 5/10/17 04:19 - 8159 commenti

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Trasposizione kinghiana che mantiene i tratti salienti del libro (pur spostando la vicenda ai 2000); se la scelta dei due protagonisti forse non è azzeccata (nonostante l'ottima prova di Greenwood), la costruzione in stile kammerspiel tutto sommato funziona, essendo d'altronde anche l'unico modo per rendere filmicamente il racconto in modo adeguato. Un po' troppo lungo e con un finale "extra" non tanto convincente, ma nel complesso un buon lavoro che resta federe all'opera di King e che risolve le potenziali scene scabrose con una certa classe.

Rebis 8/10/17 12:40 - 2344 commenti

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Il flusso di coscienza che attraversa le pagine del romanzo viene decomposto in un dialogo serrato tra la protagonista e gli spettri che la abitano: per una produzione televisiva era, forse, l'unica soluzione percorribile. Il valore aggiunto è la perizia di Flanagan nel giocare, come in Oculus, con le stratificazioni temporali e coscienziali. Fedelissimo al romanzo, anche nel dettagliare la raccapricciante sequenza gore, funziona sul piano epidermico, ma il perturbante è sedato nella compostezza figurativa. Rimane il sogno di un film disperatamente claustrofobico, terrifico ed esiziale.

Didda23 12/10/17 16:04 - 2431 commenti

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L'inizio sembra promettere bene, peccato che con lo scorrere dei minuti la bella idea di partenza venga vanificata da scelte narrative impresentabili, culminanti in uno dei finali più brutti e insignificanti degli ultimi anni. Flanagan si conferma regista che sa il fatto suo, nonostante l'assenza di uno stile veramente personale. Nonostante ciò gioca discretamente con i tempi e con gli spazi. Coppia protagonista rivedibile, fotografia piatta e ritmo così così. Un film deludente, come tutta l'ultima produzione tratta da King.
MEMORABILE: L'inizio con il gioco erotico; Il cane.

Kinodrop 12/10/17 20:42 - 2981 commenti

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Gli stilemi tipici del romanzo e in particolare di Stephen King si insinuano nello svolgimento e nella sceneggiatura appesantendo l'aspetto (psicoanalitico) e introspettivo della vicenda. Il primo tratto appare promettente e incuriosisce, ma il seguito si dilunga e si fa ripetitivo in un ambiente angusto e "povero" che qualche flashback e l'intrusione di apparizioni e di figure misteriose non riesce ad alleggerire. Finale assolutamente discontinuo e non coerente dallo stile televisivo e di facile presa. Spicca la Gugino, per il resto buon mestiere.

Redeyes 3/12/17 11:39 - 2454 commenti

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Non si può negare una certa qualità in questo straight to video che riesce a rendere sufficientemente bene il malessere della sfortunata protagonista del gioco, una Gugino molto in parte. Non conosco il libro ma riconosco una buona ricostruzione psicologica del personaggio e sorvolo su gli abbozzi un po' superficiali dell'infanzia, che maggiormente approfonditi avrebbero dato spessore ma pure una maggior lentezza al film. Il finale mantiene questa atmosfera quasi onirica, con Joubert che assume i contorni di un boogeyman triste, solo e malato.

Hackett 18/02/18 15:37 - 1868 commenti

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Buona produzione Netflix che con grande ritardo (rispetto alla media) porta sullo schermo uno dei romanzi più particolari e meno horror del maestro King. La sceneggiatura ovviamente deve essere alla base di un film così "attoriale" e i due interpreti se la cavano più che dignitosamente dovendo tenere la scena per quasi tutto il tempo. Alcuni flashback aiutano a distendere la narrazione e il tutto scorre in maniera godibile.

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Il ferrini 7/06/18 11:45 - 2375 commenti

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Posto che chi scrive non è cultore delle trasposizioni di King (con doverosa eccezione kubrickiana), Gerald funziona. Flanagan, già apprezzato per Il terrore del silenzio, trasforma le voci interiori della Gugino (straordinariamente bella) in personaggi visibili, inclusa la stessa protagonista che dunque si sdoppia e mantiene la tensione altissima fino all'ultimo (accessorio) quarto d'ora. Ottime le interpretazioni, esteticamente non ci sono miracoli ma il disagio dell'immobilizzazione è reso molto bene. Non esente da difetti ma un buon film.
MEMORABILE: La cannuccia con il cartellino dell'abito.

Mentolom 24/07/18 10:09 - 59 commenti

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Un gioco erotico finito male si trasforma in una seduta di auto-analisi per una donna dagli oscuri segreti: già la trama è da Stephen King molto minore e difficile da rendere sullo schermo; poi il risultato finale è troppo lento, troppo lungo, troppo televisivo-teatrale, senza mai alcun guizzo registico né spunto originale. Si entra nel vivo solo gli ultimi dieci minuti e l'epilogo suona fasullo e ridicolo.

Anthonyvm 1/02/19 23:13 - 5759 commenti

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Se ne sono visti tanti di film in cui lo sventurato protagonista si ritrova suo malgrado isolato e impotente, senza aiuti e destinato a una lenta agonia. Ma troppo spesso lo svolgimento scade nel banale e le aspettative alla fine vengono deluse. Questo horror intimista, tuttavia, è diverso: i dialoghi che la protagonista ha con se stessa, i salti temporali, l'ambiguità che si cela dietro le sue visioni, nonché la realistica crudezza di certi dettagli fanno svettare il risultato complessivo ben oltre la sufficienza. A sorpresa, davvero ottimo.
MEMORABILE: La morte di Gerald e la presa di coscienza della moglie ammanettata; L'uomo del chiaro di luna; L'estrema, dolorosissima scelta della protagonista.

Pinhead80 30/09/19 20:27 - 4813 commenti

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Discreta trasposizione cinematografica di uno dei tanti romanzi di Stephen King. Il gioco di Gerald si distingue per un inizio alquanto insolito e per la lotta per la sopravvivenza della protagonista. Se si considera che tutto è girato all'interno di una camera da letto lo si può considerare addirittura avvincente. Non ci si annoia e inoltre il risvolto finale fa rabbrividire. In definitiva è un buon prodotto, che merita sicuramente un'occhiata.

Ryo 5/02/20 01:29 - 2169 commenti

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Strana scelta di romanzo da trasformare in un film. Gran parte della storia ruota attorno alla protagonista che trascorre ore da sola e legata. In un libro lo scrittore ha la libertà di giocare con i ricordi e di intrecciarli nel presente, ma il regista sarebbe stato in grado di farlo? Sì, lo è e lo fa molto bene. Effetti gore degli anni '80, recitazione encomiabile di mr. e mrs. Gerald, passaggio da scene quasi comiche ad altre sicuramente nauseabonde. Fotografia un po' datata ma comunque film piuttosto godibile.

Enzus79 15/03/20 22:41 - 2925 commenti

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Tratto dal bel romanzo di Stephen King. La trasposizione non era certamente facile, considerata la durezza della storia, ma alla fine il risultato si può dire nel complesso sufficiente. Tralasciando le differenze col libro, c'è comunque un certo coinvolgimento, specialmente nella parte finale (con scene crude). Da apprezzare l'interpretazione della Gugino.

Pumpkh75 15/07/20 13:55 - 1758 commenti

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Trasporre il libro di King non era impresa da poco. E’ per questo che, nonostante sembri sempre avvolto dal cellophane e gli ultimi minuti appaiano come una soluzione inutilmente rassicurante a una sciarada fasulla, ci si sente forzati a evitare la stroncatura e a plaudere con convinzione alle cose buone alle quali ci ammanettiamo senza costrizione: Carla Cugino, le apparizioni del Moonlight Man, il lupacchiotto affamato che fa spuntini. La noia (sulla carta una minaccia reale) è evitata, la frigidità meno. Discreto, ma per un pelo.

Minitina80 13/09/20 16:47 - 2990 commenti

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Ennesimo romanzo di King di non facile trasposizione per motivi intrinseci al racconto stesso. Il lavoro di Flanagan è comunque discreto e permette all’opera di avere un senso comprensibile senza momenti di stanca significativi. Ottima l’idea di utilizzare un linguaggio fatto di simboli e metafore intuitive come l’eclissi e le manette, riuscendo a contestualizzarle in maniera adeguata. Il ruolo della Gugino non era facile, ma riesce a cavarsela bene, essendo il film costruito interamente attorno al suo personaggio.

Rambo90 4/10/21 02:00 - 7707 commenti

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Da un romanzo altalenante di King, un adattamento che segue nel bene e nel male la stessa scia. L'incipit è folgorante, la situazione messa in piedi semplice eppure ansiogena al punto giusto. Ci si perde un po' nella parte centrale tra eccessive verbosità e momenti di introspezione troppo lenti, ma si recupera alla grande con i flashback e con il lungo finale a metà tra thriller ed orrore puro. Molto brava la Gugino, in gran spolvero, ma anche Greenwood si dimostra spalla efficace. Non male, nell'insieme.

Cotola 5/07/22 10:32 - 9088 commenti

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Già il romanzo di partenza non era certo uno dei migliori del re del brivido, causa idea principale un po' troppo stiracchiata. E anche il film paga lo stesso difetto, con in più la difficoltà di rendere - cosa non facile - i flussi di pensiero della protagonista, anche se ci prova senza crollare. Non ci annoia troppo; la protagonista principale fornisce una buona prova e Flanagan, pur facendo solo il compitino, realizza un film non disdicevole che tutto sommato non sfigura ma nemmeno resta nella memoria, tra quelli tratti da King.

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Schramm 2/06/23 14:16 - 3495 commenti

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Il cimento era impervio: dare organica linearità all'opera più narrativamente frastagliata e inespugnabile di King. Flanagan trionfa a metà: fa dell'allucinatorio flusso di coscienza una stanza degli specchi-doppi semi-aliceschi che è anche vestibolo di Dolores Claiborne. Ma se nel commutare la matrice letteraria in kammindspiel (leggi: cinema da camera delle torture mentali e non) riesce stilisticamente ad ammaliare il giusto, la spunta meno sul coinvolgimento emotivo: sporcizia e cattiveria troppo smerigliate, una raffigurazione sacrificata da sci-fi scalucco del moonlight killer.

Giùan 29/10/23 08:40 - 4591 commenti

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Tra le migliori, più personali versioni "kinghiane" degli ultimi anni, in cui Flanagan di nuovo si mette a "giocare" con originale intuizione - non sempre assecondata da un'adeguata capacità di visione cinematografic - con traumi del passato, fantasmi del presente e reificazioni per liberarsi dai quali è necessario far i conti con la mente e lo sguardo. Così la situazione-limite del libro è sfruttata pertinentemente, con bella accortezza registica, grazie pure a una Cugino in grado di riflettere le castranti angosce della protagonista. Davvero insistita e didascalica la parte finale.
MEMORABILE: Il cane che strappa la carne a Gerald.

Buiomega71 13/04/24 00:54 - 2927 commenti

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Flanagan scandaglia i labirinti della mente (come già in Oculus), prende fedelmente il testo kinghiano e ritrae il il martirio della Cugino in smorfie di sofferenza quasi reganiane. Nel gioco erotico finito malissimo si stagliano un mostruoso serial killer lynchiano, abusi incestuosi, un cane "infernale" che strappa a morsi la carne dal cadavere di Gerald, un'eclissi solare di suggestiva bellezza, la mano che si scarnifica passando dalla manetta (al limite dell'insostenibile). Finale un po' da "Donne al bivio", ma la tensione claustrofobica e gli stati di allucinazione vanno a segno.
MEMORABILE: "Topina"; Il rapporto incestuoso, sulla panchina, durante l'eclisse: Le pantomime con il bicchiere d'acqua; Il taglio del polso; L'infarto improvviso.
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  • Discussione Schramm • 9/10/17 13:07
    Scrivano - 7689 interventi
    Galbo ebbe a dire:
    Digital ebbe a dire:
    Galbo ebbe a dire:
    Rimango della mia idea. Non credo che definire mediocre il doppiaggio sia un insulto. Altrimenti aboliamo il diritto di critica....

    Si, invece è un insulto, perché vai a criticare i professionisti che ci hanno lavorato, definendoli mediocri quando non lo sono mai stati e mai lo saranno. Comunque resta pure della tua, distorta, "idea".


    Dooo questa sentenza credo che si possano abolire serenamente tutti i pallinaggi sotto il 3....


    ...e cambiare la legenda anche alla voce "mediocre, ma con un suo perché"... :D
    Ultima modifica: 9/10/17 13:08 da Schramm
  • Discussione Rebis • 9/10/17 13:18
    Compilatore d’emergenza - 4423 interventi
    io l'ho visto a casa di amici che hanno Netflix... il doppiaggio non mi ha infastidito, mi è sembrato in linea con l'impianto televisivo generale. Poi non so se in lingua originale ci avrebbe guadagnato.
  • Discussione Zender • 9/10/17 15:01
    Capo scrivano - 47891 interventi
    La frase "Consiglio la versione originale in quanto a mio parere il doppiaggio italiano è mediocre..." direi che non ha proprio niente di male, Digital. Oltretutto Galbo ha pure scritto "a mio avviso". Se uno non può avere una propria idea, peraltro non offensiva, nei confronti dui un doppiaggio o di un film... Io posso anche trovare mediocre un doppiaggio anni 70 con Amendola o chi vogliamo alla fine, sono mie opinioni tanto quelle su di un film. Poi tu hai ovviamente tutto il diritto di ribattere spiegando che la Gugino la doppia una signora doppiatrice eccetera, va benissimo e non mi pare Galbo abbia nemmeno ribattuto... Io ho trovato i doppiaggi Netflix in linea con quelli buoni, oi ognuno la pensa come vuole.
    Ultima modifica: 9/10/17 15:02 da Zender
  • Discussione Daniela • 9/10/17 15:28
    Gran Burattinaio - 5929 interventi
    [b]Digital ebbe a dire:
    Allora, Alessandra Korompay sulla Gugino è ottima così come è ottimo Antonio Sanna su Bruce Greenwood. .

    Digital, nella mia chiosa nel forum non mi riferivo specificatamente a questo film, che al momento non avevo ancora visto, ma più in generale al fatto che ultimamente mi è capitato, soprattutto su Netflix, di imbattermi in doppiaggi inascoltabili - e in merito credo che sia nel giusto Galbo quando li addebita alla fretta di proporre la pellicola in palinsesto.
    Quella stessa fretta che, subito dopo la seconda guerra mondiale, portò all'arrivo sugli schermi italiani di un gran numero di pellicole statunitensi doppiate con accenti sballati e parole desuete (chi conosce la saga dell'Uomo ombra sa bene a cosa mi riferisco).

    Chi volesse avere un'idea di ciò che definisco come doppiaggio "inascoltabile" potrebbe cimentarsi nella visione di Barricade, horror sempre proposto da Netflix, se non fosse che si tratta di un prodotto tanto mediocre che non mi sento di consigliarlo a nessuno, neppure a scopo dimostrativo.

    Sul doppiaggio di questo non mi posso esprimere, avendolo visto in originale, però non comprendo come tu possa definire "distorta" l'opinione di Galbo che l'ha giudicato negativamente.

    Il giudizio di Galbo è certo opinabile, come lo sono tutte le opinioni di natura estetica, e si può benissimo non condividerlo ma bollarlo come "distorto", accusandolo addirittura di essere offensivo nei confronti di onesti lavoratori che fanno il loro mestiere... beh, questa mi pare sinceramente un'esagerazione.

    PS: per la sottoscritta, il discorso finisce qui, non voglio alimentare polemiche.
    Ultima modifica: 9/10/17 15:30 da Daniela
  • Discussione Digital • 9/10/17 18:54
    Portaborse - 4008 interventi
    Senza voler fare il falso modesto direi che un po' ci capisco di doppiaggio e so perfettamente quando ci sono voci imbarazzanti e quando, come nel caso di questo film, attori ancor prima di doppiatori i quali svolgono da decenni il proprio lavoro a livelli ragguardevoli. Poi può capitare che ci sia stata una volta in cui, per mille ragioni, si son presentati al leggio con meno mordete del solito, ma non è questo il caso (al limite si può ragionare di come la Korompay sia di qualche anno più anziana della Gugino e quindi, FORSE, non è proprio aderentissima, ma sono davvero inezie, tant'è che tale differenza non inficia sulla bontà del doppiaggio). Comunque, per curiosità, mi piacerebbe che lo riguardassi doppiato, Daniela, così, tanto per avere un giudizio in più.
    Detto questo lungi da me scatenare una polemica, anche per me si può chiudere amichevolmente qui. ;)
  • Discussione Brainiac • 19/10/17 22:14
    Call center Davinotti - 1464 interventi
    Sono un kinghiano-osservante ma da (non)splendido quarantenne di tutti i romanzi scandagliati intorno ai vent'anni ho ricordi non sempre completi (eufemismo!), anche perchè sono del partito di "quelli che non rileggono mai". Questa trasposizione è una bomba, mi ha fatto tornare alla mente tutto quello che avevo rimosso come mi succede raramentissimamente col buon Beppone ma soprattutto ha ricostruito l'immagine mentale che mi ero proiettato nella sala-proiezioni cerebrale alla grandissima, facendo riaffiorare tutta una serie di sensazioni che avevano accompagnato la lettura. Sono davvero sorpreso, se si passa sopra ad un finale un po' "cartonato" questo netflix-original va dritto-dritto nella mia top-five dei riadattamenti di SK.
    Ultima modifica: 19/10/17 22:19 da Brainiac
  • Discussione Galbo • 20/10/17 12:43
    Consigliere massimo - 3992 interventi
    Per gli estimatori di King segnalo che Netflix ha appena rilasciato 1922 tratto da un racconto dello scrittore
  • Discussione Buiomega71 • 13/04/24 10:22
    Consigliere - 26086 interventi
    Restava uno dei romanzi di King mai tradotti per lo schermo (rimangono, a ora, La lunga marcia, Rose Madder, La bambina che amava Tom Gordon e pochissimi altri) e si poteva capire il perchè (concentrato com'era nei dedali mentali di Jesse ammanettata ad un letto, in balia delle sue paure, delle sue visioni dovute alla disidratazione e di traumi rimossi).

    Flanagan riprende , in parte, la struttura di Oculus (la disgregazione familiare in primis,il/ la protagonista che scivola nella follia e nel decadimento fisico, la madre di famiglia incatenata, la realtà che si mescola alle allucinazioni) e lo amalgama perfettamente con il testo kinghiano.

    Ne esce un kammerspiel dall'altissima tensione claustrofobica, un teatro dell'assurdo, dell'orrore e della morte, in perenne stato di allucinazione (il fantasma di Gerald, il doppelganger di Jesse e un mostruoso serial killer necrofilo alla Ed Gein dalle fattezze lynchiane) dove il martirio della Gugino (in un tour de force sadico davvero degno di nota) assume i lineamenti, nel suo volto colmo di sofferenza, degrado fisico e disperazione, quasi reganiani.

    Dietro terribili abusi incestuosi paterni (la bellissima e suggestiva eclisse di sole, seduti sulla panchina e sulle gambe di papà e lui che si struscia ansimando "Continua a guardare", per poi instaurare, con la figlia "prediletta", un subdolo e meschino gioco psicologico) con l'ex bambino prodigio di ET in un ruolo sgradevolissimo, un marito misogino (la sua volgarissima battuta sull'involucro femminile) che si rimpinza di viagra e si eccita con fantasie stupratorie, un cane randagio che strappa la carne a morsi dal cadavere di Gerald (quest'ultimo lo ribatezza scherzosamente Cujo, e le citazioni kinghiane arrivano anche da Cose preziose, detto sempre da Gerald nel bel mezzo di un discorso e, naturalmente l'eclissi) e le pantomime per prendere un semplice bicchiere d'acqua che diventano durissime prove di sopravvivenza.

    La deriva nella follia della donna, che vede sè stessa sia d'adulta che da bambina, vittima non solo della situazione da "trapped movie" ma corrosa dai suoi stessi demoni (la morte sotto forma di un uomo deforme e ghignante, che, con la rivelazione finale si scoprirà che...) e dai suoi traumi dell'adolescenza abusata mai rimossi.

    Un momento fa vacillare la visione, rendendo la scena quasi insostenibile (le anime candide sono avvisate), nello "sguantamento" scarnificante della mano che passa dalla manetta (di incredibile iperrealismo l'effetto ultragore del grande Robert Kurtzman), orchestrato da Flanagan con gran perizia registica.

    Peccato che il finale vada un pò in calando, con spiegoni su spiegoni, aule di tribunale con confronto faccia a faccia e il fastidioso sentore da "Donne al bivio" (in aiuto delle persone che hanno subito abusi nell'infanzia, la rinascita dopo il supplizio).

    Ma Flanagan si dimostra autore raffinato e intelligente, con una forte personalità, che lo distacca nettamente dall' essere solo un semplice metteur en scene.

    Ottimo il doppiaggio italiano, con notevoli punte di turpiloquio nei dialoghi tra Jesse e il "fantasma" di Gerald.

    Topina
    Ultima modifica: 6/05/24 21:21 da Buiomega71
  • Discussione Herrkinski • 18/04/24 18:37
    Consigliere avanzato - 2638 interventi
    Buiomega71 ebbe a dire:
    Restava uno dei romanzi di King mai tradotti per lo schermo (rimangono, a ora, La lunga marcia, La bambina che amava Tom Gordon e pochissimi altri)
    Tra l'altro La lunga marcia, uscito a nome Richard Bachman, era un bellissimo romanzo e ho sempre pensato che sarebbe diventato un thriller distopico eccellente se trasposto al cinema dal regista giusto. Idem per altri romanzi rimasti inediti, specialmente a nome Bachman, come Ossessione e Uscita per l'inferno, anche se probabilmente troppo nichilisti e scomodi oggigiorno per esser trasposti al cinema. Forse negli anni '80 e '90 sarebbe ancora stato possibile...

  • Discussione Rebis • 18/04/24 21:10
    Compilatore d’emergenza - 4423 interventi
    Herrkinski ebbe a dire:
    Buiomega71 ebbe a dire:
    Restava uno dei romanzi di King mai tradotti per lo schermo (rimangono, a ora, La lunga marcia, La bambina che amava Tom Gordon e pochissimi altri)
    Tra l'altro La lunga marcia, uscito a nome Richard Bachman, era un bellissimo romanzo e ho sempre pensato che sarebbe diventato un thriller distopico eccellente se trasposto al cinema dal regista giusto. Idem per altri romanzi rimasti inediti, specialmente a nome Bachman, come Ossessione e Uscita per l'inferno, anche se probabilmente troppo nichilisti e scomodi oggigiorno per esser trasposti al cinema. Forse negli anni '80 e '90 sarebbe ancora stato possibile...

    I romanzi firmati come Bachman in realtà sarebbero decisamente in linea con la cupezza dei tempi attuali, espressa anche da diversi registi, e molto adatti ad una trasposizione  cinematografica. Paradossalmente il meno interessante è proprio L'occhio del male che invece un adattamento l'ha avuto, essendo un horror di routine decisamente meno scomodo. 

    Ultima modifica: 18/04/24 21:12 da Rebis