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L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Per il suo secondo film Truffaut sceglie come protagonista il quasi esordiente Charles Aznavour (ben più noto al tempo come cantautore) e gli fa recitare il ruolo di Charlie Kohler, pianista finito in disgrazia. Dopo aver assaporato la ribalta si ritrova a suonare sull' "organetto" di una bettola, ammirato da una giovane che lavora nello stesso locale e raggiunto dal fratello, criminale reduce da una rapina finita con qualcuno che s'è preso i soldi. E anzi, è probabile che se li sia tenuti proprio lui i soldi, perché due gangster in vena di ironie sulla vita e sulle donne sequestrano Charlie e la ragazza per farsi condurre alla casa del fratello convinti che la refurtiva stia lì. Ma la coppia riesce a fuggire e ci sarà il tempo per un...Leggi tutto lungo flashback chiarificatore, in cui conosceremo l'ex moglie del protagonista e capiremo finalmente cosa lo abbia portato ad abbandonare i grandi palcoscenici per rifugiarsi in una bettola, scegliendo oltretutto di vivere insieme a un giovanissimo fratellino ricevuto in affido e che si chiama... Fido! L'amicizia con una prostituta vicina di casa, il rapporto più profondo con la collega di lavoro che lo porterà a una rissa con accoltellamento... il tutto a riporto di una storia estremamente frammentata, che si fa una certa fatica a seguire e che non convince fino in fondo. Un po' per la modesta espressività di Aznavour, un po' per le eccessive dispersioni che tendono a sfilacciare il racconto, solo nell'ultima parte finalmente in grado di intercettare quella drammaticità che fin lì si era colta solo parzialmente. Sono più interessanti certe figure di contorno come i due gangster scherzosi, che fin da quando costringono Charlie a salire sulla loro auto dimostrano una non comune inclinazione alla battuta (per quanto spesso volutamente rozza) che lascia intuire, benché a sprazzi, la qualità della sceneggiatura. Più convenzionale il rapporto con la collega, perché è invece all'ex moglie che bisogna guardare se si vuole godere di qualche interessante scambio di opinioni sull'amore e i rapporti matrimoniali. Buona l'attenzione rivolta ai dialoghi nel suo complesso, ma non pare abbastanza per appassionare a una vicenda di spessore dubbio in cui anche il rapporto col fratellino viene scarsamente approfondito. Il protagonista ha un carattere sfuggente; proprio come il film stesso, poco deciso sulla direzione da intraprendere (noir? mélo? commedia? dramma?), un saliscendi tra generi diversi che non sa essere ficcante come dovrebbe né attrae per la fotografia (in bianco e nero) o per la regia. Ben recitato, discretamente scritto con acute punte sarcastiche, accompagnato da qualche ovvia esibizione al piano (anche al bar) di Aznavour.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 18/05/07 DAL BENEMERITO G.GODARDI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 20/05/20
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G.Godardi 18/05/07 17:09 - 950 commenti

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Nato un po' per scommessa (realizzare un buon film da un prodotto dozzinale come un romanzo noir) e un po' per discostarsi dal successo autobiografico d'esordio, è uno straordinario esercizio cinefilo per cinefili. Prendere un genere altamente codificato come il noir e contraddirlo continuamente spiazzando lo spettatore disattendendone le attese: invece di un inseguimento scatta un karaoke, i due killer sono comici, si passa dal dramma alla commedia alla tragedia. Truffaut palesemente influenzato da Godard, gioca col cinema e i suoi codici. Da riscoprire.
MEMORABILE: L'intrusione eversiva di un topless in una scena del film: siamo nel 1960!

Lovejoy 9/12/07 23:14 - 1824 commenti

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Splendido polar diretto da un Truffaut in forma smagliante. Miscelando abilmente dramma e commedia il regista rende partecipe il pubblico delle vicende pericolose in cui cade il povero protagonista fino ad arrivare ad un finale che nella sua drammaticità lascia sgomenti. Il tutto girato in un bianco e nero che colpisce al cuore. Eccellente il cast, capitanato da un Charles Aznavour grandissimo chansonnier prima di tutto, che al cinema non si ripeterà mai più a questi livelli. Splendido.

Supervigno 14/01/08 23:08 - 229 commenti

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Bel noir francese in salsa Truffaut: Charles Aznavour, maschera triste di pianista famoso ridottosi a suonare la pianola in una bettola, si mette nei guai per aiutare il fratello scapestrato, cerca il riscatto nell'amore di una ragazza, tira avanti dando l'impressione che la vita gli capiti per caso, quasi suo malgrado. Come in tutti i film di Truffaut, anche nei momenti più cupi e tristi - e ce ne sono - rimane la poesia, l'allegria, una vena comica che ci riempie di tenerezza per i personaggi e per il loro mondo.

Matalo! 4/10/08 18:01 - 1368 commenti

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Mi associo all'alta considerazione che ha qui questo film, altrove apprezzato ma non troppo. Un noir davvero bello che per la prima volta mette in luce la singolare interpretazione che dà il regista degli autori gialli americani. Aznavour nel ruolo del protagonista è semplicemente magistrale. Siamo nel cinema e nel metacinema ma l'una cosa non va in conflitto con l'altra. Per capire quanto bella fosse Michele Mercier basta vedere la scena in cui si alza dal letto mostrando un seno perfetto.

Homesick 26/03/09 10:30 - 5737 commenti

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Atipico e sperimentale. Titolo di punta della Nouvelle Vague, è un mélange che accosta con disinvoltura generi differenti - commedia, dramma, love-story, tragedia, noir – guardando ai b-movies americani degli anni Trenta e influenzando il primo Fassbinder in atmosfere e dialoghi. Aznavour è spontaneo e riservato, fisicamente molto somigliante a Truffaut. Il simpatico cantante Boby Lapointe esegue “Avanie et Framboise”, mentre la splendida Mércier appare a seni nudi (e siamo nel 1960!).
MEMORABILE: Le battute dei due gangsters. I manuali per vincere la timidezza.

Pau 9/04/10 13:28 - 125 commenti

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Al suo secondo lungometraggio, Truffaut prende un romanzo di Goodis e lo piega alle esigenze della sua poetica: anche qui abbiamo un uomo introverso ed insicuro nelle sue relazioni con le donne e il rapporto più bello è quello instaurato con un adolescente (il fratello del protagonista). Squarci romantici, parentesi comiche e lampi tragici in un equilibrio che spiazza lo spettatore, merito di una sceneggiatura originale ed ingegnosa (autore Marcel Moussy, lo stesso de I quattrocento colpi).
MEMORABILE: La chiacchierata di Chico con lo sconosciuto sulle gioie del matrimonio; la folgorante apparizione senza veli di Michele Mercier.

Cotola 30/04/10 23:45 - 7529 commenti

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Prima incursione truffautiana nel noir ed è subito grande cinema. Il regista omaggia la letteratura nera (specie le serie della Gallimard) ed il cinema americano di serie b di cui era tanto amante e lo fa nel modo migliore confezionando una pellicola che regala tante emozioni allo spettatore (sia esso uomo o donna proprio come voleva Truffaut) e coinvolgendolo in una bella storia poliziesca piena di coloriture romantiche. Grande prova di Aznavour.

Saintgifts 13/08/10 16:43 - 4098 commenti

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Dopo I quattrocento colpi Truffaut firma questo film che è miglia avanti alla filmografia del momento, tanto è vero che fu un insuccesso. È come prendere un valzer e suonarlo al contrario (credo sia stato Bill Haley a definire così la musica rock). Un film che spiazza continuamente: ogni volta che si crea un'atmosfera, c'è l'improvviso cambio di registro. Gli attori sono diretti bene, oltre a metterci del loro, naturalmente. Aznavour incarna un tipo di uomo che non si lascia catalogare e la Mercier è una splendida e perfetta prostituta.

Ghostship 15/12/10 13:26 - 394 commenti

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Collage di generi cinematografici che testimoniano, qualora ve ne fosse stato bisogno, la cinefilia del regista. L'impianto noir è giusto, un prestesto per parlare d'amore e di uomini condendo il tutto con il pianoforte di Aznavour, cui il ruolo è cucito addosso. Lo stile registico è quello della Nouvelle Vague e non a caso il direttore della fotografia è lo stesso di Fino all'ultimo respiro.

Caesars 23/03/11 09:26 - 2697 commenti

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Secondo film di Truffaut, che si discosta totalmente dal folgorante esordio. Qui il regista francese si cimenta col noir, ma lo fa col suo stile inserendo momenti quasi comici (i dialoghi dei due criminali che tormentano il protagonista e la sua famiglia). Tecnicamente interessante il ricorso allo split-screen e al flashback. Un prodotto che a suo tempo deve aver ben spiazzato critica e pubblico che probabilmente si attendevano ben altro. Charles Aznavour ben si addice al ruolo e buoni sono i comprimari; splendida Michèle Mercier.
MEMORABILE: Le conseguenze del giuramento di uno dei due criminali "sulla testa di sua madre".

Tarabas 13/07/11 23:43 - 1703 commenti

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Il pianista di un bar di periferia viene coinvolto dal fratello in una vendetta tra ladri, mentre il suo passato triste riaffiora per colpa di una ragazza. Partendo da un racconto poliziesco, Truffaut gioca coi generi mettendo in mostra la sua cultura cinematografica, senza paura di spingere i paradossi fino all'estremo. Molte cose belle, annegate però in un contesto troppo "pensato" e calligrafato, senza autenticità. Nel genere, meglio la notte americana che questo noir parigino.
MEMORABILE: "Lo giuro sulla testa di mia madre", dissolvenza, mascherino ovale e un'anziana signora che stramazza al suolo...

Giacomovie 1/09/11 20:24 - 1348 commenti

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Prova sperimentale di un Truffaut dalla regia talentuosa, che condensa in 80 minuti una molteplicità di eventi, situazioni e registri narrativi, senza mantenere costante la giusta lucidità. Breve, veloce ed a volte birbante, sonda il rapporto uomo-donna con qualche frecciata nei confronti del maschio.

Nancy 28/10/11 21:31 - 774 commenti

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Il film scorre un po' lento nonostante la durata di 80 minuti e in più punti non coinvolge del tutto. Ciò detto, Truffaut nel suo omaggio al noir americano anni 30 inserisce altri generi unendo piacevolmente le sottotrame romantica e drammatica a quella gialla. Questo film respira tutta l'aria francese della Nouvelle Vague nei suoi raccordi spezzati e in alcune scene nelle quali la macchina da presa sembra avere vita propria (una su tutte, quella del latte versato sull'auto dei banditi). Buoni i momenti umoristici, più coinvolgenti dei drammatici.
MEMORABILE: Il seno della Mercier; Le battute dei banditi.

Mickes2 12/02/12 00:23 - 1668 commenti

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Meraviglioso pout-pourri di generi e alternanze narrative, in cui Truffaut si diverte come un matto (ai tempi, assieme al socio Godard) a interscambiare ruoli azioni e comportamenti, a scardinare le regole di un cinema caratterizzato da stilemi di ferro e indirizzato su binari solidissimi, ma forse troppo preimpostati. Qui è presente tutta la poetica sperimentale della Nouvelle vague e l'inventiva di un autore che all'esordio aveva già creato un nuovo ideale di cinema. Aznavour sublima il suo ruolo. Fascinoso.

Ryo 15/04/14 20:31 - 2169 commenti

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Film che sembrerebbe prendere spunto dal genere noir americano e dal neorealismo italiano, fondendo questi generi e rappresentando una rocambolesca situazione in cui il protagonista si trova invischiato. Ottime la recitazione e la sceneggiatura che, seppure con alti e bassi, risulta interessante e ben costruita.

Jdelarge 7/08/15 12:56 - 874 commenti

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Truffaut si serve del genere noir per realizzare un film d'autore, in cui la sua mano è riconoscibile in ogni singola scena. Noir e neorealismo si fondono in un film nel quale il protagonista è inesorabilmente travolto dal proprio destino che lo spinge a essere continuamente ciò che egli non vuole essere. Timidezza e paure vanno per forza di cose affrontate in quell'arena che è la vita. Il montaggio, l'utilizzo degli specchi, dell'illuminazione e delle ambientazioni sono straordinari.

Daniela 23/04/16 10:19 - 9408 commenti

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Dopo aver cambiato nome e e vita, passando dalla fama e dalle esibizioni in teatro alla tastiera di un piano in un locale di terz'ordine. il timido e riservato Charlie si trova coinvolto suo malgrado in una disputa banditesca... Trama noir ma svolgimento introspettivo, divagatorio, spiazzante, in cui è la parte sentimentale a risultare intensa e drammatica, mentre quella criminale è resa grottesca dalla goffaggine della coppia di ladri, logorroici e sbruffoni, che vogliono tornare in possesso del bottino trafugato dal fratello di Charlie, un Aznavour minuto, intimamente concentrato.
MEMORABILE: I due banditi in viaggio con il ragazzino rapito

Xabaras 22/09/16 21:06 - 189 commenti

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Il fato quale suprema incognita con cui i due opposti sessi dovranno trovarsi a lottare. Che si guardi al dramma del protagonista Aznavour (un tempo famoso pianista e ora mestierante in un bar di terza categoria) o ai modi in cui il caso e le situazioni vengono a distruggere le coordinate di un universo femminile attratto sì dall'amore ma mai conscio dei pericoli derivanti da questo, appare chiara la volontà del regista di specchiarsi con la cruda realtà del nostro mondo, che incessantemente schiaccia sotto i suoi piedi sentimenti, persone, affetti.

Myvincent 2/11/18 19:10 - 2556 commenti

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Truffaut cambia registro sterzando verso un genere "adulto", dove abbondano delinquenti senza scrupoli all'ombra della Tour Eiffel. In controtendenza un timido pianista che piace molto alle donne e che sarà, suo malgrado, invischiato in un malaffare. Mai film fu più francese per i tempi, lo stile, lo humor. Francamente l'andamento è altalenante con momenti di cinema ad alto livello e altri di ingenuo sottile spessore. L'unica è lasciarsi andare alle immagini.

Hackett 4/03/19 18:40 - 1725 commenti

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Dopo un inizio volutamente dai toni più leggeri, questo secondo lavoro di Truffaut si presenta per quello che è, un'ulteriore e amara analisi della precarietà di cose come l'amore, l'amicizia e l'arte, prese in un turbine di eventi che travolgono tutto e tutti. Ancora una volta si delinea lo stile asciutto, garbato e leggero di una regia che non cerca mai di diventare la protagonista, lasciando anzi più spazio possibile ai personaggi e ai loro affanni. Finale che ovviamente nulla concede al lieto fine.

Magi94 19/05/19 01:49 - 679 commenti

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Un Truffaut con tutti i pregi e difetti della Nouvelle Vague più pura. Abbiamo un uomo, solo, con un passato che vuole nascondere e un fratello poco di buono. E' difficile seguire il corso delle sue azioni, ma possiamo seguire il corso dei suoi pensieri, freddi e allo stesso tempo colmi di sentimenti, che nasconde sotto due occhi impassibili mentre suona al piano. Fuori c'è una donna, dei gangster, un rapito da salvare. Tutto scorre molto in fretta, la storia non è nulla di che, ma la freschezza registica e la fredda emozione non si scordano.

B. Legnani 20/05/20 18:49 - 4723 commenti

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Secondo film di Truffaut. Delusione somma. Non perché lo si veda nel 2020 attendendosi qualcosa di simile al suo splendido esordio, dato che si sa che si va incontro a qualcosa di diverso. La mescolanza di generi non funziona (la loro lode, a distanza di anni, sa molto di encomio ex post) e genera un secondo tempo in cui tutto è eccessivo, sforzato, non credibile, rendendo quasi grottesco il finale a pistolettate. Molto meglio il lungo flashback, i dialoghi fra sé e sé di un adeguato Aznavour, i frammenti dopo che è scoppiato l'amore. Cast femminile di raro fascino. Ben più di quello del film.
MEMORABILE: I dialoghi dei criminali, fra il surreale e il verosimile, assai prima di quelli cui ci abituerà, decenni dopo, Quentin Tarantino.

Fromell 4/08/20 09:07 - 66 commenti

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Truffaut sembra non avere le idee chiare sul genere da seguire in questo suo secondo lungometraggio che vira spesso dal noir al melò con spruzzate di commedia, eppure è proprio questa indecisione a rendere grande il film e ci si chiede se Truffaut non avesse voluto creare sin da subito un ibrido di più generi. Da notare l’utilizzo del flashback che, a metà film, spezza in due la storia con una brutalità oggi inammissibile per far emergere il passato del protagonista interpretato da uno statico e volutamente (?) inespressivo Aznavour.
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In questo spazio sono elencati gli ultimi 12 post scritti nei diversi forum appartenenti a questo stesso film.


  • Discussione R.f.e. • 3/05/10 09:38
    Call center Davinotti - 854 interventi
    Le tette della Mercier, che non si vedevano in L'indomabile Angelica (anche se noi ci speravamo all'epoca!) nonostante il nerboruto assistente del mercante di schiavi le aprisse a forza le braccia con le quali Angelica si copriva pudicamente, ebbene, si erano viste invece in questo precedente film di Truffaut. Peccato che qui Michèle sia bruna, quasi irriconoscibile e abbia ancora un fisicone troppo formosetto, "anni cinquanta" insomma. Nella versione italiana che circola, se non vado errato, è doppiata da Aurora Cancian.
    Ultima modifica: 7/05/10 19:17 da R.f.e.
  • Discussione Undying • 3/05/10 18:26
    Scrivano - 7630 interventi
    R.f.e. ebbe a dire:
    Le tette delle Mercier, che non si vedevano in L'indomabile Angelica (anche se noi ci speravamo all'epoca!) nonostante il nerboruto assistente del mercante di schiavi le aprisse a forza le braccia con le quali Angelica si copriva pudicamente, ebbene, si erano viste invece in questo precedente film di Truffaut. (...)

    Adesso ho capito perché è piaciuto tanto (anche alla critica più seriosa) il ciclo di Angelica...

    Devo rimediare, essendo poco preparato al genere di "avventura"...
    Ultima modifica: 3/05/10 18:26 da Undying
  • Homevideo Xtron • 19/04/15 12:43
    Servizio caffè - 1831 interventi
    Io ho il vecchio dvd BIM

    Audio italiano e francese
    Sottotitoli in italiano
    Formato video 2.35:1 anamorfico (c'è scritto "FILM RESTAURATO NUOVO TRASFERIMENTO DIGITALE, ma non sembra)
    Durata 1h18m06s
    Extra Trailer, Truffaut parla del film, provini di Marie Dubois, David Goodis, presentazione di Serge Toubiana, commento al film di Marie Dubois e Raoul Coutard

    Immagine a 50:08

    Ultima modifica: 19/04/15 16:53 da Zender