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I COMMENTI

L'IMPRESSIONE DI MARCEL M.J. DAVINOTTI JR. (cos'è?)

Ancora una tappa nel grande viaggio cinematografico puntato ad Estasi e Redenzione: la storia di una giovane infermiera (Clark) devota a Dio, sola, chiusa in se stessa, che assiste una malata terminale (Ehle) scorbutica ma nemmeno troppo. Cinica sì, certamente, che quando capisce l'attitudine pericolosamente vicina al fanatismo di Maud la guarda con compassione cercando di farla tornare sulla Terra. Ma non è questo che Maud vuole, non è ciò che sente. Chiede invece un segno, qualcosa che possa confortare il suo sentimento, che la guidi e le faccia sentire la presenza di Dio. L'amica della sua paziente che viene a trovarla è molto spiccia, volgare anche, e lo scontro (per quanto contenuto, represso)...Leggi tutto è dietro l'angolo, conduce Maud sempre più verso una solitudine che si confonde nell'indigenza di una vita vissuta ai margini, senza uno scopo, ogni giorno più distante dalla realtà. Il ritratto che la regista (nonché sceneggiatrice unica) Rose Glass fa della sua protagonista è livido, inquietante, a tratti agghiacciante, disegnato in un quadro d'insieme che una fotografia meravigliosa restituisce coi toni dell'opera d'arte, tra interni cupissimi che riverberano di verdenero ed esterni plumbei in un'Inghilterra racchiusa sulle coste dello Yorkshire. Un cammino lungo terre desolate quello di Maud, puntellato dalla scostante interazione col prossimo e il rifugio nell'unica dimensione che può apparire salvifica, agli occhi di chi altro non vede. Continuando così però non molto c'è da raccontare; e infatti si procede per sensazioni, per lunghi tratti intenti a osservare un primo piano, l'acqua che scorre nel lavandino, una porta che si apre sulla luce, i medicinali, particolari che si ergono a protagonisti dell'inquadratura. Nulla pare abbia a che vedere con l'horror, in questa semplice visualizzazione d'un dramma nel quale pure si rileva di tanto in tanto come qualcosa non torni; l'avvicinarsi impercettibile del film ai contenuti deliri di Maud, lo scandaglio di una personalità difficile da classificare perché in apparenza sempre educata, dissimulatrice astuta di ogni disturbo. Poi però, dopo un'ora trascorsa senza che nulla di veramente significativo accada, ci si chiede inevitabilmente dove il film voglia andare a parare, al di là dell'estetizzante cronaca di un progressivo disfacimento morale. E quando finalmente qualcosa accade non sembra che comunque sia la svolta capace di ridare vigoria a un film che col trascorrere dei minuti tende a spegnersi, a sfarinarsi nella grana di quel cinema di qualità che spesso fatica a trovare un vero senso, una spinta dal basso che abbatta la barriera del manierismo in cui si rifugia quando nulla di nuovo affronta. Resta la splendida confezione che tutto avvolge, resta la valida interpretazione di chi ottimamente ha studiato la parte, resta soprattutto un finale epslosivo montato per spararti un feroce colpo in fronte all'addio, fulmineo e mozzafiato, ma l'orrore è psicologico, con un rendez-vous stile ESORCISTA (e quella stretta, lunga scala buia a fianco della casa...) che sa di appiccicato a forza per suggerire l'appartenenza al genere, un aggancio al soprannaturale per saltabeccare furbescamente tra realtà e immaginazione sfruttando l'ambiguità propria della rappresentazione cinematografica.
Marcel M.J. Davinotti jr.
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TITOLO INSERITO IL GIORNO 4/02/21 DAL BENEMERITO HERRKINSKI POI DAVINOTTATO IL GIORNO 22/04/21
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Herrkinski 4/02/21 05:18 - 5693 commenti

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Intrigante mix tra dramma e psycho-thriller dalle tinte horror, si distingue per l'atmosfera assolutamente lugubre, nera come la pece, ben esaltata anche dalle grigie location dello Yorkshire e da interni deprimenti fotografati magnificamente; tra disturbi psicologici e deliri religiosi, la Clark offre una prova superlativa sotto ogni punto di vista e la regista non indietreggia nel mostrare degrado e scene impressionanti, in un crescendo di follia che fotografa le malattie mentali con rara efficacia. Livido, con una ost raggelante e una chiusa nichilista, non piacerà al clero...

Bubobubo 15/02/21 18:19 - 1434 commenti

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Se Katie non è stata capace di salvare il corpo, a salvare le anime ci penserà Maud... Ammesso e non concesso che esistano anime disposte a farsi salvare. È un intrico fittissimo e devastante di turbe psicologiche, deliri paranoici ed autolesionismo rituale quello che infesta la mente della giovane protagonista di questo cupissimo dramma dell'esordiente Glass, girato ai margini di una Scarborough squallida e grigiastra (quando si dice che il contesto fa il film): una discesa vorticosa a spirale in un catarismo ossessivo che conduce al disastro. Agghiaccianti i frame conclusivi.
MEMORABILE: Estasi religiosa o sessuale? Party a casa di Amanda (Ehle); Tomaia di scarpa con sorpresa; Lo spaventoso finale.

Capannelle 2/03/21 00:05 - 3857 commenti

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A tratti sfolgorante, a tratti con la sensazione di marciarci sopra ma ha il merito di rappresentare bene la desolazione interiore della protagonista, una traumatizzante Morfydd Clark e di contestualizzarla con ambienti e suoni appropriati. Facendo crescere un senso di forte disagio negli spazi angusti di una cameretta ma anche in una vita sociale costellata da punte di dilagante squallore. Il regista pare prenderci la mano, concedendosi anche dei lampi horror che richiamano pellicole più famose e un finale che non lascia indifferenti.

Daniela 29/03/21 11:40 - 10213 commenti

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Maud lavora come infermiera privata di pazienti allo stadio terminale o gravemente infermi. Fervente neo-convertita, crede che Dio le abbia affidato la missione di salvare l'anima peccatrice di Amanda, una ex coreografa semi paralitica... Horror incentrato su giovane donna depressa e dal passato tormentato che nelle sue manifestazioni estatiche e nelle sofferenze autoinflitte ricorda le grandi figure mistiche del passato come Santa Teresa d'Avila. Film originale e disturbante destinato a restare impresso per l'interpretazione intensa di Clark e l'epilogo "miracoloso" che agghiaccia.
MEMORABILE: Le estasi mistiche di Maud; L'epilogo sulla spiaggia. 

Kinodrop 9/04/21 19:12 - 1825 commenti

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Una sconvolgente commistione tra schizofrenia e missione religiosa che avvicina la giovane infermiera alle figure martirizzate/martirizzanti, frequenti nell'agiografia del passato. Maud si sente autorizzata da Dio a impersonificare l'angelo salvifico costi quel che costi e quando si accorgerà della vanità del suo proposito, la conseguenza sarà in linea con gli antefatti. Molto curato ed elegante nel rendere palpabile, anche negli ambienti e nei paesaggi, un'ossessione che sconfina in un allucinato finale non privo di qualche picco horror e risolto metafisicamente. Un buon esordio.
MEMORABILE: La finta accondiscendenza di Amanda; Il compleanno e la verità; La breve de-conversione; Il dolore autoinflitto; Il finale.

Rebis 29/04/21 10:25 - 2115 commenti

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Il paradigma della repressione sessuale come scaturigine di un disfacimento psichico dissociativo, è stato lungamente elaborato nel cinema horror: si pensa a Gli Invasati, Suspense, Repulsion, Carrie e vieppiù agli aggiornamenti dell'ultim'ora del Cigno nero e Von Trier. Cosa apporta l'esordio di uno sguardo (finalmente) femminile al tema? Nulla, se non la sua composizione all'interno del modello psicoanalitico di Persona, nel raffinato stile visivo cui le produzioni A24 ci hanno ormai abituato. Un film buono, che si limita però a confermare e omaggiare l'apporto dei suoi mentori.

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